In memoria di Richie Rossi  - di  Brian Crowther e Trish Bracey

Un incontro commemorativo avrà luogo oggi a Tucson, durante il quale si raduneranno alcuni tra coloro che amavano e rispettavano Richie Rossi. Mia moglie ed io siamo tra coloro che non potranno mettersi in viaggio per Tucson, ma saremo lì in spirito, a ricordare un essere umano che è riuscito a trascendere il braccio della morte per più di 20 anni, divenendo un uomo di valore. Non ci fu mai possibile, caro amico, bere insieme un ottimo scotch whisky di malto; ne gustiamo ora nel ricordo di una lunga e stupenda amicizia vissuta in circostanze assai difficili….

 

[Messaggi inviati all’incontro commemorativo]:

 

Richie Rossi, un amico molto amato

 

Nell’aprile del 1993 ricevetti una breve lettera da Richard Rossi. Scriveva di sé: ‘Sono un bianco, compirò 46 anni il 30 giugno… Mi trovo in prigione ormai da 10 anni. Sto ancora lavorando ai miei appelli. Sembrano andare avanti all’infinito.’ Continuava dicendo: ‘Ho molti interessi, ma sono limitato qui dentro. Mi piace leggere, scrivere, corrispondere, amo la musica, la gente, l’arte, la fotografia. E molto di più, anche se non conta niente qui dentro.’

 

Fu l’inizio di una corrispondenza durata tredici anni. Durante quegli anni Richie m’inviò 286 lettere ed io gliene mandai 365.

In più ci furono cinque visite mie e di Trish nella sua ‘residenza di lusso’ in Arizona, tra il 1994 e il 1999. Si instaurò una profonda amicizia tra noi tre, che conferì un grande spessore a quel genere di rapporti asimmetrici con i detenuti che vengono spesso ridicolizzati.

 

Sebbene Trish ed io sapessimo che Richie era malato, apprendere della sua morte è stato un duro colpo per entrambi. Soltanto successivamente abbiamo provato un senso di sollievo per il fatto che il nostro caro amico si è sottratto allo stato dell’Arizona, che aveva tentato di compiere su di lui un ‘omicidio legale.’ In una delle sue ultime lettere indirizzate a me, datata 22 febbraio, scriveva: ‘Ti ripeto ciò che ti dissi tanti anni fa, e cioè che non mi uccideranno mai: mai.’

 

Richie non solo resistette 20 anni nel braccio della morte, ma gli fu possibile per buona parte del tempo, trascendere le sue spaventose condizioni ambientali. Fu uno scrittore prolifico – di articoli, lettere, poesie – nonché un artista.

Il suo libro “La vita nel braccio della morte” [Waiting To Die - Life On Death Row] è una attestazione delle sue innate abilità e della capacità di fronteggiare uno stress inimmaginabile.

 

Trish ed io finimmo per voler sempre più bene a Richie. Sebbene abbiamo conservato i diari dei nostri viaggi negli Stati Uniti, non è necessario cercare quei resoconti per ricordare quando, voltandoci mentre lasciavamo l’area dei visitatori, dopo la nostra prima visita nel 1994, lo vedemmo chinato, col capo tra le mani dietro lo schermo di vetro, visibilmente affranto. In ogni caso, il forte senso dell’umorismo fu uno dei sui mezzi di sopravvivenza, di cui egli fece buon uso quando descrisse una visita del suo amico intimo Jack di Tucson, subito dopo che il braccio della morte era stato trasferito ancor più profondamente nel deserto, lontano dalla ‘civiltà.’

Jack – un visitatore regolare – sapeva che dopo il trasferimento del braccio, la divisa della prigione era stata cambiata da denim blu a tuta arancione. Per cui, essendo un individuo  intelligente, aveva pensato che non ci sarebbero stati problemi ad indossare pantaloni denim blu. Rimase sorpreso quando una guardia gli impedì l’accesso, dopo aver consultato le regole. Ahimè, sebbene fosse ovvio che le persone dietro le sbarre indossassero tute arancione, e non denim blu, le regole non erano state ancora cambiate. Nelle prigioni degli Stati Uniti ci si scontra con una burocrazia che raggiunge livelli altissimi! Jack ci pensò su rapidamente, e chiese se poteva visitare Richie indossando una gonna scozzese; dopo aver consultato le regole ed essersi grattato il capo, l’agente non trovò alcuna obiezione da fare in proposito. Quindi Jack tornò alla sua auto, sbrogliò una tovaglia scozzese usata per i picnic, se la legò intorno alla vita, utilizzando la cintura dei pantaloni e tornò indietro per essere ammesso nell’area delle visite. Richie scrisse un delizioso resoconto di quest’incidente, che causò molta ilarità tra i detenuti di allora e di cui si parlò a lungo. Intitolò il suo racconto “Aggirare le regole.”

 

Richie è il secondo amico nel braccio della morte che abbiamo perso. Nove anni fa lo stato del Texas uccise Dave Herman, ricucito dopo il tentativo di suicidio compiuto il giorno prima della sua programmata esecuzione.

Richie ha negato allo stato dell’Arizona il barbarico e davvero primitivo rituale che è l’esecuzione, e – nonostante il trauma della perdita di un caro amico – la cosa ci ha dato sollievo. Quanto prima la nazione più potente della terra abbandonerà questo residuo dei tempi medievali e si unirà alle nazioni più civili che ne fanno a meno, meglio sarà.

 

Brian Crowther [Leeds, UK, 8 maggio 2006]

 

 

Le riflessioni di Trish

 

Cercando tra i miei documenti, scopro che ho iniziato a scrivere a Richie all’inizio del 1995. Dopodiché abbiamo corrisposto almeno una volta al mese. Ho ancora le sue lettere e i biglietti, gli uccelli di origami e i gioielli macramè realizzati a disprezzo delle regole della prigione che proibivano attività artistiche e artigianali. Era bravo a disegnare ed abbiamo un suo bel disegno di un falco, realizzato con matita, pastelli e acquerelli. Un altro quadro di un luogo innevato con la capanna di legno realizzato in acrilico, ebbe meno successo, e divenne una barzelletta, tanto che lo mettemmo in bagno, dove si trova tuttora. Richie ed io avevamo la stessa età e simili gusti musicali (rock, blues, country, folk, ecc. insieme ad alcuni tipi di musica classica). Se andavo ad un concerto di Bob Dylan, gliene fornivo un resoconto dettagliato.

Ci ha regalato molte cassette ed anche alcuni CD di Mozart, di cui facciamo tesoro. Sapeva cose di noi che gli altri amici e nemmeno le nostre famiglie conoscono. Era l’unico che si ricordasse del nostro anniversario di matrimonio. Siamo stati sposati per soli 5 anni e il nostro matrimonio era stato un evento modesto. Anche se non poteva parteciparvi, gli mandammo un invito, e gli dedicammo un brindisi. Lo sostenemmo nel corso della sua piuttosto tempestosa vita sentimentale, così come fecero i suoi amici di Tucson. Trasse il meglio da una vita vissuta nell’inferno del bracco della morte. Manifestò rimorso per il suo crimine e fu grato di ricevere una lettera di perdono da una delle sue vittime. Dimostrò chiaramente che ogni vita umana ha un valore.

 

Trish Bracey [Leeds, UK, 8 maggio 2006]

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(*) Il 23 aprile 2006, nell’ospedale di Florence in Arizona, si è spento Richard “Richie” Michael Rossi, detenuto nel braccio della morte per oltre venti anni, autore di un famoso libro: “La mia vita nel braccio della morte” pubblicato in Italia nel 2006 per le Edizioni TEA

 

(trad. di Rosie Trenta)