ANY CERRETO di Giuseppe Lodoli

Febbraio 2005

 

Scusa, Any, se ti parlo in prima persona per esprimermi meglio. Non lo farò con la retorica tipica dei funerali.

Non so esattamente in quale giorno moristi un anno fa, nella prima settimana di febbraio. Tre righe con qualche errore di battuta, composte con la tua vecchia macchina da scrivere, comunicarono al Comitato che 'Ida Cerreto, in arte Any, è deceduta' pregando di interrompere ogni corrispondenza. Una voce al telefono mi disse poi che ti avevano "trovata riversa in cucina dopo tre giorni". Sapevo bene che, nella tua casa troppo grande senza riscaldamento, ti rifugiavi imbacuccata in cucina col forno acceso. Se sei morta per mancanza di ossigeno è stata per te una morte pietosa, ma può darsi che tu sia caduta ed abbia sofferto a lungo senza soccorso.

Mi chiedo che fine ha fatto la tua ultima sopravvissuta 'micina', la vecchia gatta nera che ti scaldava il grembo...  in cambio di costosissime cure veterinarie.

Quando passo sotto casa tua mi si stringe il cuore pensando che il nuovo proprietario (avevi venduto la nuda proprietà) subito dopo il rilascio inaspettato dell'appartamento si sarà sbrigato a gettare nel cassonetto dell'immondezza quei meravigliosi complicati lavori di cattivo gusto, realizzati per te con gli stuzzicadenti nel braccio della morte del Texas dal tuo amato James.

James era morto anche lui da solo 'riverso sul pavimento della sua cella', dopo una penosa agonia, il 9 settembre 1999. Fu difficile per Roberta e per me comunicarti la notizia, appresa via Internet. Gli sei sopravvissuta quattro lunghi anni. Allora chiudesti in tutta fretta il Comitato James Session e decidesti di non occuparti più della pena di morte. Ma sei rimasta una socia affezionata del nostro Comitato e le amicizie che avevi fatto per aiutare James - penso soprattutto a Roberta e a Giovanni - sono state per te un non trascurabile sostegno per continuare a vivere un po'. Non importa se la 'nostra cara amichetta napoletana' ti telefonava, secondo te, troppo di rado e se Giovanni non riusciva a farsi vivo nonostante la promessa fatta al telefono il giorno della morte di James.

Per me sei stata una grande amica ed io sarò sempre un tuo ammiratore. Ti assolvo di buon grado per essere diventata un'affezionata lettrice di Vittorio Feltri, che ammette la pena di morte. Ti perdono - per il tuo candore - anche di essere stata tanto fascista da lasciare Roma per diventare 'ausiliaria' nella Repubblica di Salò. Raccontavi di quando, dopo la rotta, fosti circondata dalla folla inferocita insieme ad una compagnetta, anch'essa con gli scarponi chiodati e in divisa.... Raccontavi gli eventi eccezionali della tua vita, esaltandoli, mitizzandoli. Era un piacere ascoltare la tua voce armoniosa e ondulata, demodé, la tua dizione perfetta, professionale. Quella volta, sul punto di essere linciate, arrivò un giovane partigiano a salvarvi. Lo descrivevi come un angelo biondo...

James era tutt'altro che un angelo biondo. Era nero che più nero non si può. La sua foto sulla copertina dell'Opuscolo del Comitato James Session: ancora più nera. Ma tu te ne eri innamorata nel 1993 quando, per lettera, irruppe nella tua vita, una vita che sembrava avviata a dissolversi silenziosamente in una casa piena di vecchi gatti. E lui ti scriveva che, una volta libero, sarebbe venuto a passeggiare con te sulla riva del mare, mano nella mano... In qualche modo ti usava, come fanno tanti disperati del braccio della morte. Non lo volevi ammettere razionalmente e col cuore glielo perdonavi, come una madre indulgente più che come un'amante irragionevole.