FOGLIO DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero  202 -  Dicembre 2012

Larry Swearingen

SOMMARIO:

 

1) Fissata con un breve preavviso l’esecuzione di Larry Swearingen      

2) È continuato nel 2012 il declino della pena di morte negli USA          

3) Elevato e arbitrario ma in calo l’uso della pena di morte in Texas

4) Probabile l’abolizione della pena di morte in Maryland            

5) Il valore ‘retributivo’ dell’esecuzione di Stokley in Arizona   

6) Approvata per la quarta volta la risoluzione sulla moratoria    

7) Per la prima volta condannato uno stato per una rendition       

8) Breve gioia per Anthony Porter “esonerato” dalla pena di morte      

9) La ragione del contendere non sarà più la barba dell’imputato?         

10) Fernando ci ha scritto all’approssimarsi del Natale                 

11) Notiziario: Federazione Russa, Iraq, Texas, Yemen               

 

 

1) FISSATA CON UN BREVE PREAVVISO L’ESECUZIONE DI LARRY SWEARINGEN

 

Il 20 dicembre ci ha gelato una notizia arrivata dal Texas: è stata fissata la data di esecuzione per il nostro amico Larry Swearingen, con un preavviso brevissimo, per il 27 febbraio.

Si è trattato della diretta conseguenza delle conclusioni che il giudice Fred Edwards ha ricavato dalla complessa ‘udienza sulle prove’ protrattasi per due settimane, tra febbraio e marzo, presso la Corte distrettuale statale di Montgomery. (1)

Edwards, lo stesso giudice che condannò a morte Swearingen nel 2000 e che si è sempre mostrato ostile e prevenuto nel suoi riguardi, aveva preannunciato, in modo ufficioso e per bocca dell’accusa, il suo diniego all’annullamento del processo originario di Larry. Il 20  agosto, ancor prima che Edwards scrivesse le proprie conclusioni sull’udienza svoltasi 5 mesi prima, l’accusatore Warren Diepraam aveva dichiarato alla stampa che il giudice concordava con lui, suscitando le giuste proteste di James Rytting, avvocato difensore di Swearingen. (2)

Ricordiamo che Melissa Trotter, texana di 19 anni di Conroe in Texas, sparì l’8 dicembre 1998 dal college in cui studiava e il suo corpo fu rinvenuto nella Foresta Nazionale Sam Houston il 2 gennaio dell’anno successivo. Larry Swearingen, l’ultima persona ad incontrare la ragazza, era stato arrestato il giorno 11, tre giorni dopo la sua scomparsa, ed era rimasto sempre in carcere.

La polizia partì dall’ipotesi più ovvia: ad uccidere Melissa era stato Larry Swearingen, che fu visto con lei il giorno della sua scomparsa.

Dopo la condanna a morte, nel corso degli appelli hanno testimoniato in favore di Larry Swearingen alcuni dei più noti medici ed antropologi forensi del Texas (da Stephen Pustilnik, perito medico capo presso la contea Galveston, a Lloyd White, vice perito medico capo della contea di Tarrant, ad Arturo Sanchez, della contea di Harris, ad Harrell Gill-King, direttore dell’Istituto di Antropologia Forense nell’Università del Texas) concordi nell’affermare che lo stato dei campioni istologici prelevati dal corpo della vittima, non è compatibile con un periodo post mortem di 25 giorni, ma solo di qualche giorno: dunque Sweringen era già in carcere quando la ragazza fu uccisa.

Le testimonianze dei periti Stephen Pustilnik, Arturo Sancez e Lloyd Withes sono state ripetute durante l’udienza sulle prove. Da parte sua l’accusa è riuscita a mettere insieme e a chiamare a testimoniare alcuni esperti un po’ folkloristici, tra cui un’entomologa, che hanno affermato - in modo apodittico, retorico e tutt’altro che convincente - che il corpo di Melissa Trotter poteva essere benissimo rimasto all’addiaccio per tre settimane, evitando tuttavia di entrare in merito alle autorevoli perizie a favore di Larry. Ciò è bastato all’accusa per affermare – e ad  Edwards per accettare - la tesi che le prove scientifiche prodotte dagli eminenti medici e antropologi forensi sul periodo in cui era morta la presunta vittima di Swearingen … non hanno valore scientifico! 

Anzi l’accusatore Warren Diepraam ha anche avuto il coraggio di mettere in dubbio che i reperti istologici esaminati dai periti provenissero dal corpo di Melissa Trotter!

Nell’arco di cinque mesi le conclusioni di Edwards riguardo all’udienza sulle prove sono state formalizzate e trasmesse alla Corte Criminale d’Appello del Texas e da questa ratificate. Subito dopo la conferma delle conclusioni di Edwards da parte della TCCA, è stata fissata dal medesimo Edwards la data di esecuzione per Larry. Ed è stata fissata con un preavviso brevissimo come si fa nei casi in cui tutti gli argomenti e gli appelli della difesa sono stati completamente esauriti (3)

L’avvocato Rytting da noi interpellato su quali fossero le residue opzioni difensive per Larry, ci ha riposto che le opzioni sono molto limitate, una di queste è una richiesta di writ of certiorari alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Sappiamo che la Corte Suprema esamina solo una piccola parte dei ricorsi che le vengono presentati e che non ha neanche l’obbligo di giustificare il diniego di esaminarli. Dato però che il caso di Larry Sewaringen è estremamente complesso e controverso, riteniamo che ci siano apprezzabili probabilità che la Corte Suprema voglia entrare in merito ad uno suo ricorso (sospendendo l’esecuzione). Ma non vi è la stessa probabilità, ovviamente, che il ricorso venga accolto.

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(1) Un’udienza ‘sulle prove’ è un evento molto raro in cui vengono presentate le prove a carico e a discarico e in cui si decide se ci siano sostanziali dubbi sulla colpevolezza del condannato e, di conseguenza, debba annullarsi il processo originario.

(2) V. n. 199.

(3) le date di esecuzione vengono fissate in Texas anche con sei o più mesi di anticipo.

 

 

2) E' CONTINUATO NEL 2012 IL DECLINO DELLA PENA DI MORTE NEGLI USA (1)

 

Continua a declinare l’uso della pena di morte negli USA, che va concentrandosi in determinati stati. Anche il favore dell’opinione pubblica per la pena capitale, lentamente, diminuisce.

 

Con l’abolizione della pena di morte in Connecticut, 17 stati USA su 50 non hanno più la pena capitale. Nel 2012 sono diventati così 5 gli stati che hanno compiuto tale passo nell’arco di cinque anni, (l’Illinois l’ha abolita nel 2011, seguendo New York, New Jersey e New Mexico).

“La pena di morte sta diventando una questione marginale e priva di senso nella maggior parte del paese,” ha dichiarato Richard Dieter direttore dell’autorevole DPIC (Centro di Informazione sulla Pena Capitale) (2). “Nel 2012 meno stati hanno avuto la pena di morte, meno hanno compiuto esecuzioni. Le sentenze capitali e le esecuzioni sono state relegate in un piccolo numero di stati.” (3)

In effetti nell’anno appena concluso soltanto 77 persone sono state condannate a morte negli Stati Uniti d’America, a fronte delle oltre 200 condanne capitali annue che si avevano anni fa (nel 1996 ve ne furono 315), mentre il numero delle esecuzioni portate a termine è stato di 43, uguale a quello dell’anno scorso e pari al 44% del massimo che si ebbe nel 1999 (98).

Solo 9 stati hanno compiuto esecuzioni, eguagliando il numero minimo di stati che si è registrato negli ultimi 20 anni. Il 77% delle esecuzioni si sono concentrate in 4 stati: Texas, Oklahoma, Mississippi e Arizona (2). Molti stati del sud tradizionalmente forcaioli non hanno compiuto esecuzioni o non hanno emesso sentenze capitali. North Carolina, South Carolina e Virginia (la Virginia è seconda solo al Texas per numero di esecuzioni a partire dal 1976) non hanno avuto né sentenze capitali, né esecuzioni. Alabama, Georgia, Louisiana, e Missouri non hanno compiuto esecuzioni.

Il favore degli Statunitensi per la pena capitale continua a diminuire, pur essendoci mediamente ancora un 60% di favorevoli. Dovendo scegliere tra pena di morte ed ergastolo senza possibilità di liberazione però ormai le percentuali si eguagliano.

La California è andata vicino all’abolizione con il referendum tenutosi il 6 novembre (v. n. 201), con il 48% di contrari alla pena di morte, a fronte del 29% di contrari che si ebbe in un referendum del 1978.

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(1) V. n. 194

(2) V. http://deathpenaltyinfo.org/YearEnd2012

(3)   Il Texas ha compiuto 15 esecuzioni nel 2012, seguito da Arizona, Oklahoma e Mississippi, che ne hanno compiute 6, poi ci sono la Florida e l’Ohio con 3 esecuzioni e il South Dakota con 2. Altri 2 stati (Delaware e Idaho) ne hanno compiuta 1.

 

 

3) ELEVATO E ARBITRARIO MA IN CALO L’USO DELLA PENA DI MORTE IN TEXAS

 

Il Texas continua a dare il maggior contributo alla pena capitale negli Stati Uniti, ma l’uso della pena di morte in Texas va diminuendo significativamente di anno in anno.

 

Anche se il Texas continua a dare il maggiore contributo alla pena capitale negli Stati Uniti, l’uso della pena di morte in Texas è andato diminuendo significativamente nell’ultimo decennio.

Il totale degli ospiti del braccio della morte del Texas, che aveva raggiunto le 400 unità negli anni scorsi, è attualmente il più basso mai registratosi dopo il 1989: 281 uomini e 10 donne, ben al disotto della capienza della sola sezione maschile situata nella Polunsky Unit: 504 posti.

Il dato più incoraggiante è quello delle le nuove sentenze capitali emesse di anno in anno, diminuite del 75% dal 1972:

“Il 2012 ha esemplificato l’arbitrarietà che pervade la pena di morte in Texas. Non solo essa rimane isolata geograficamente in poche giurisdizioni dello stato, ma continua ad essere applicata in modo casuale ed ingiusto, particolarmente quando tocca a individui con disabilità intellettuali o gravi malattie mentali o persone appartenenti a minoranze razziali,” ha dichiarato Kristin Houle, Direttore Esecutivo della Coalizione del Texas per l’Abolizione della Pena di Morte (TCADP).

In effetti - delle 9 sentenze capitali pronunciate nel 2012 - 7 riguardano afro-americani, 1 riguarda in ispanico ed 1 un bianco. Negli ultimi cinque anni circa il 75% delle sentenze capitali sono state inflitte ad afro-americani o ispanici. Dei 15 uomini messi a morte nel 2012, 7 erano afro-americani, 4 ispanici e 4 bianchi.

Come esempi di arbitrarietà nell’uso della pena di morte, in primo luogo la TCADP cita alcuni malati mentali la cui esecuzione è stata fissata nel 2012. Le esecuzioni di Steven Staley e Marcus Druery sono state fermate per questioni riguardanti la loro sanità mentale, mentre l’esecuzione di Jonathan Green, schizofrenico, è stata portata a termine il 10 ottobre 2012 dopo alcune schermaglie legali.

Si è rilevata inoltre l’evidente arbitrarietà rispetto al ritardo mentale. Due condannati con disabilità mentali hanno fruito della commutazione delle sentenze e sono usciti dal braccio della morte, mentre Marvin Wilson è stato messo a morte il 7 agosto 2012 nonostante il fatto che avesse un quoziente intellettuale di 61, ben al di sotto del 70 che viene considerato il limite della deficienza mentale (1).

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(1) V. n. 199, “Uccidere un ritardato mentale: non si può ma il Texas lo fa”.

 

4) PROBABILE L’ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE IN MARYLAND

 

Il coraggioso e deciso appoggio del Governatore del Maryland, Martin O'Malley, alle iniziative abolizioniste, potrebbe portate all’abolizione della pena capitale in Maryland nel giro di tre mesi.

 

L’abolizione del pena di morte nello stato del Maryland - già tentata nel 2009 con l’appoggio del governatore Martin O'Malley (1), verrà riproposta nell’attuale sessione del parlamento dello stato, di durata trimestrale, programmata a partire dal 9 gennaio.

Benjamin T. Jealous, presidente dell’Associazione Nazionale per l’Avanzamento della Gente di Colore (NAACP), una delle più importanti organizzazioni per i diritti civili degli USA, ha incontrato il 13 dicembre il governatore O’Malley al quale ha chiesto una sponsorizzazione personale della legge abolizionista. O’Malley - pur se non ha deciso immediatamente in proposito -  ha assicurato la sua convinta partecipazione allo sforzo per l’abolizione della pena capitale. 

Il 7 dicembre anche i vescovi cattolici del Maryland, con una lettera firmata dall’arcivescovo di Baltimora, William E. Lori, avevano chiesto al Governatore di considerare la Chiesa cattolica alleata nell’impegno di “por termine alle esecuzioni in Maryland una volta per tutte”.

“La prego di nuovo di rendere l’abolizione della pena di morte una priorità nelle sue scelte legislative di quest’anno [2013], e le assicuro il nostro continuo impegno per coinvolgere l’intera comunità dei cattolici nell’azione per raggiungere tale scopo”, aveva scritto Lori ad O’ Malley.

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(1) V. nn. 195, Notiziario; 196, Notiziario; 169.

 

 

5) IL VALORE ‘RETRIBUTIVO’ DELL’ESECUZIONE DI STOKLEY IN ARIZONA

 

La pena di morte viene ormai applicata negli Stati Uniti con lo scopo predominante di restituire sofferenza e morte a coloro che hanno inflitte, dal momento che essa non ha un particolare valore dissuasivo nei riguardi del crimine. Abbiamo una conferma del valore ‘retributivo’ della pena di morte nella storia di Richard Stokley e nella dichiarazione del Ministro della Giustizia dell’Arizona dopo la sua esecuzione.

 

La vicenda di  Richard Dale Stokley  rafforza la nostra convinzione che la pena di morte in un paese come gli Stati Uniti abbia ormai un solo scopo predominante, lo scopo retributivo: infliggere sofferenza e morte a chi le ha inflitte. Infatti gli esperti - e ora anche il pubblico – credono sempre meno che la pena capitale abbia un particolare effetto ‘deterrente’ nei riguardi del crimine. (1)

Due balordi compirono, con ruolo paritetico, un orribile delitto in Arizona 21 anni fa: lo stupro e l’uccisione di due ragazze tredicenni. Uno dei due criminali, Randy Brazeal, patteggiò una pena detentiva di 20 anni ed è libero da quasi un anno e mezzo in Arkansas, dove dicono si sia sposato. L’altro, Richard Dale Stokley, profondamente pentito e diventato un’altra persona, è stato ucciso con un’iniezione letale nel braccio della morte dell’Arizona il 5 dicembre.

Delle 34 esecuzioni portate a termine in Arizona dal 1992, quella di Stokley è stata la terza avvenuta alla presenza di testimoni. (2)

Ora in Arizona un pubblico selezionato vede ed ascolta tutta la procedura, a partire dal momento in cui il condannato viene legato al lettino, fino a quando viene dichiarato morto. I media possono riportare ciò che vedono e sentono.

Nel caso di Richard Dale Stokley, i media hanno scritto semplicemente che la squadra incaricata dell’esecuzione “ebbe difficoltà a trovare il secondo punto di iniezione” e che il condannato era calmo, aveva voglia di parlare, era gentile e ogni tanto scherzò con la squadra.

Ma quello che in realtà è successo non è stato così idilliaco.

Riassumiamo qui di seguito una testimonianza di Dale A. Baich, un avvocato difensore che ha assistito all’esecuzione di Stokley fin dall’inizio (3).

 

L’esecuzione comincia alle 9:54’ del mattino, quando il personale addetto all’endovenosa ispeziona le vene di Stokley. In un minuto trova una buona vena nel braccio destro: depilano l’area, la disinfettano e inseriscono l’ago.

Provano a fare la stessa cosa nel braccio sinistro per tre volte, ma inutilmente. Una volta anche vicino alla spalla. Alla fine ci sono mucchietti di garze intrise di sangue. Dopo dieci minuti si arrendono.

A quel punto decidono di lavorare sull’inguine, cercando di raggiungere la vena femorale chirurgicamente, incidendo. Dicono al condannato: “Useremo gli ultrasuoni… un’anestesia locale… sentirai solo una pressione…” Dopo aver rasato la zona, la squadra si impegna a cercare la vena per 21 minuti. Tagliano, anestetizzano localmente, cercano la vena, inseriscono un catetere, suturano la ferita fissando il catetere nella vena e asciugano il sangue.

Stokley si lamenta: “sento dolore… punge”.

La squadra collega sia il catetere venoso del braccio (inserito 41 minuti prima) che quello femorale, al tubicino che proviene dalla siringa di pentobarbitale (la droga letale). Nel frattempo una guardia asciuga il sangue che si trova per terra a lato del lettino dell’esecuzione.

Uno dei direttori chiede a Stokley se ha un’ultima dichiarazione da fare. Lui risponde di no. Dopo un minuto e mezzo dall’inizio dell’iniezione, Stokley gira la testa di lato, mentre il petto si sollevava e lui cerca di deglutire disperatamente. Ha il pugno destro serrato. Tre minuti dopo l’iniezione di pentobarbitale, un elemento della squadra di esecuzione entra – come prescritto - controlla lo stato di incoscienza del condannato e annuncia che Stokley è “sedato”.

Sei minuti dopo il corpo di Stokley sobbalza violentemente. Non cade dal lettino solo perché le cinghie lo trattengono.

Perché? Forse sono gli spasmi che precedono la morte, ma forse è il cuore che cerca di rimettersi a battere, stimolato dai un defibrillatore impiantato nel torace di Stokley. I malati di cuore che hanno provato questo scossone riferiscono che è come ricevere un calcio in pieno petto.

Alle 11:13’ appare sulla scena un uomo in giacca e cravatta. Si presenta come il Direttore Ryan e dichiara che l’esecuzione e stata portata a termine.

 

Il Ministro della Giustizia dell’Arizona, Tom Horne, ha rilasciato la seguente dichiarazione, che il sito di una radio locale assicura di riportare esattamente (4):

“È stata finalmente somministrata giustizia a Richard Dale Stokely (sic: Stokely), oggi per gli orribili crimini da lui commessi contro due ragazzine più di 20 anni fa.”

“Nel 1991 Stokely ed un complice si trovavano nel sud dell’Arizona vicino alla città di Elfrida, in un campeggio, per festeggiare l’Independence Day, quando incontrarono e in seguito assalirono sessualmente le 13-enni Mandy Meyers e Mary Snyder. Entrambe le ragazze furono strangolate a morte e gettate nel pozzo di una miniera abbandonata.

“Subito dopo il suo arresto, Stokely confessò il suo ruolo nell’aggressione sessuale e l’omicidio e fu condannato a morire mediante iniezione letale. Oggi tale sentenza è stata eseguita e Stokely è stato dichiarato morto alle 11 e 12’.

“Ci si può solo immaginare la terribile sofferenza che le famiglie di quelle vittime hanno dovuto sopportare per 21 anni da quando i brutali crimini furono commessi: la mia speranza è che, ora che la sentenza è stata eseguita, esse possano trovare un po’ di pace.

“Questo ufficio continuerà a lottare per ridurre l’insensato ritardo che le corti federali hanno introdotto tra la sentenza e la possibilità per le famiglie delle vittime di vedere eseguita giustizia.”

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(1) V. ad es. nn. 134, “Il ragionamento…”; 170; 197

(2) Si tratta della sesta esecuzione del 2012 che porta l’Arizona al secondo posto tra gli stati USA che hanno compiuto più esecuzioni nell’anno, insieme a Oklahoma e Mississippi, dopo il Texas che ne ha compiute 15.

(3) V. http://fpdaz.org/assets/CHU/Stokley/witness_fpd.org.pdf

(4) V. http://ktar.com/?sid=1593127&nid=22

 

 

6) APPROVATA PER LA QUARTA VOLTA LA RISOLUZIONE SULLA MORATORIA

 

Il 20 dicembre la risoluzione che invita tutti gli stati del mondo a “stabilire una moratoria delle esecuzioni in vista dall'abolizione della pena di morte”, è stata approvata per la quarta volta in seduta plenaria dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con un numero record di voti a favore.

 

Come previsto, dopo aver riscosso l’approvazione in seno al Terzo Comitato il 19 novembre (v. n. 201, Notiziario), la risoluzione che per la quarta volta a partire dal 2007 invita gli Stati del mondo a “stabilire una moratoria delle esecuzioni in vista dall'abolizione della pena di morte” è stata approvata in seduta plenaria dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 dicembre.

A favore della risoluzione ha votato il numero record di paesi, 111, mentre 41 paesi hanno votato contro e 34 si sono astenuti (1).

Per la prima volta hanno votato a favore: Ciad, Repubblica Centrafricana, Seychelles, Sierra Leone, Sud Sudan e Tunisia.

Sono passati dal voto contrario all'astensione: Indonesia e Papua Nuova Guinea.

Bahrein, Dominica e Oman - che nel 2010 si erano astenuti - hanno votato contro.

Maldive, Namibia e Sri Lanka si sono astenuti invece di confermare il voto a favore del 2010.

Confrontando i dati attuali con i precedenti si osserva un indubbio miglioramento rispetto alle votazioni degli anni passati (anche se il miglioramento registratosi nelle votazioni di volta in volta non è così ampio da evitare la riflessione sull’opportunità di ripetere l’iniziativa a breve scadenza: ogni due anni, come programmato).

 

Data votazione     A favore    Contro    Astenuti    Assenti           Totale paesi

18/12/2007              104              54           29             5              192 paesi

18/12/2008              106              46           34             6                    “

21/12/2010              109              41           35             7                    “

20/12/2012              111              41           34             7              193 paesi

N. B. Il totale dei paesi rappresentati in Assemblea Generale è aumentato di 1 rispetto al 2010.

 

Il testo ufficiale della risoluzione approvata in seduta plenaria non è ancora disponibile al momento della chiusura di questo numero ma possiamo prevedere che le aggiunte migliorative al testo quasi uguale approvato nel 2010 (v. n. 186) saranno le seguenti:

a)  … l’Assemblea Generale… “Esprime una profonda preoccupazione riguardo alla continua applicazione della pena di morte.”

b)  … l’Assemblea Generale… “Invita altresì gli Stati che non l’hanno ancora fatto a considerare la firma o la ratifica del Secondo Protocollo Opzionale della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici che mira all’abolizione della pena di morte.”

Il successo dell’iniziativa portata avanti da decine di paesi e dalle organizzazioni non  governative per i diritti umani è stato salutato così da José Luis Díaz, rappresentante di Amnesty International presso le Nazioni Unite a New York: “Questo voto conferma che c’è una chiara tendenza globale ad allontanarsi dalla pena di morte. Sono 140 i paesi abolizionisti per legge o di fatto. Sebbene non vincolante, il voto dell'Assemblea Generale esprime la volontà della comunità internazionale e costituisce un forte messaggio proveniente dal mondo intero. La pena di morte è la massima forma di punizione crudele ed inumana – ci opponiamo ad essa in tutte le circostanze”. (2)

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(1) Risultato della votazione del 20 dicembre 2012:

 

A favore: Albania, Algeria, Andorra, Angola, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Azerbagian, Belgio, Benin, Bhutan, Bolivia, Bosnia ed Erzegovina, Brasile, Bulgaria, Burkina Faso, Burundi, Cambogia, Canada, Capo Verde, Ciad, Cile, Cipro, Colombia, Congo, Costa d’avorio, Costa Rica, 28Croazia, Danimarca, Ecuador, El Salvador, Estonia, Ex repubblica di Macedonia, Filippine, Finlandia, Francia, Gabon, Georgia, Germania, Grecia, Guatemala, Guinea-Bissau, Haiti, Honduras, Irlanda, Islanda, Isole Marshall, Israele, Italia, Kazakstan, Kyrgyzstan, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Madagascar, Mali, Malta, Messico, Micronesia (Stati federati della), Moldavia , 61Monaco, Mongolia, Montenegro, Mozambico, Nauru, Nepal, Nicaragua, Norvegia, Nuova Zelanda, Olanda, Palau, Panama, Paraguay, Perù, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Centrafricana, Repubblica Dominicana, Romania, Ruanda, Russia, Samoa, San Marino, Serbia, Seychelles, Sierra Leone, Slovacchia, Slovenia, Somalia, Sud Africa, Sud Sudan, Spagna, Svezia, Svizzera, Tagikistan, Timor Est, Togo, Tunisia, Turchia, Turkmenistan, Tuvalu, Ucraina, Ungheria, Uruguay, Uzbekistan, Vanuatu, Venezuela.

 

Contro:  Afghanistan, Arabia Saudita, Bahamas, Bahrain, Bangladesh, Barbados, Belize, Botswana, Brunei Darussalam, Cina, Dominica, Egitto, Etiopia, Grenada, Guyana, India, Iran, Iraq, Giamaica, Giappone, Kuwait, Libia, Malaysia, Myanmar, Oman, Pakistan, Qatar, Repubblica Democratica di Corea, San Kitts e Nevis, Santa Lucia, San Vincent e Grenadine, Singapore, Siria, Stati Uniti, Sudan, Swaziland, Tonga, Trinidad e Tobago, Uganda, Yemen, Zimbabwe.

 

Astenuti:  Bielorussia, Camerun, Comore, Cuba, Emirati Arabi Uniti, Eritrea, Figi, Gibuti, Giordania, Guinea, Indonesia, Kenia, Laos, Isole Solomon, Lesoto, Libano, Liberia, Malawi, Maldive, Marocco, Mauritania, Namibia, Niger, Nigeria, Papua Nuova Guinea, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica di Corea, Senegal, Sri Lanka, Suriname, Tailandia, Tanzania, Viet Nam, Zambia.

 

Assenti: Antigua e Barbuda, Gambia, Gana, Guinea Equatoriale, Kiribati, Maurizius, San Tomé e Principe.

 

 

7) PER LA PRIMA VOLTA CONDANNATO UNO STATO  PER UNA RENDITION (1)

Non era mai accaduto che un organismo nazionale o sovranazionale condannasse uno stato per la pratica intrinsecamente illegale della rendition, inaugurata dagli USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Ora lo ha fatto la Corte Europea dei Diritti Umani sanzionando la Macedonia.

 

L’allucinante vicenda Khaled el-Masri, cittadino tedesco di Ulm (2), cominciò il 31 dicembre 2003 quando il meschino decise di recarsi in pullman in Macedonia. Sospettato di appartenere ad al-Qaeda, fu arrestato alla frontiera macedone e portato nella capitale Skopje.

Passato dai Macedoni alla CIA, dopo 23 giorni el-Masri fu tradotto in Afghanistan. Lì venne torturato fisicamente e mentalmente, in incommunicado, per alcuni mesi, prima che i suoi aguzzini si rendessero conto che lui con il terrorismo non aveva niente a che fare. Probabilmente era stato arrestato solo per una questione di omonimia: aveva un nome arabo perché era di discendenza libanese. ‘Scaricato’ malconcio in Albania il 28 maggio 2004, poté infine ricongiungersi con la moglie e i cinque figli.

La Germania non aveva certamente la coscienza pulita per quello che era accaduto ad un suo cittadino (come l’Italia non l’ebbe per la rendition di Abu Omar, v. n. 200 e nn. ivi citati) ma tutto sarebbe finito lì se la magistratura tedesca non avesse deciso di processare 13 Americani, tra cui 8 membri della CIA, coinvolti nel rapimento di el-Masri (v. n. 147). L’ordine di arresto dei sospettati venne firmato da August Stern, procuratore di Monaco di Baviera, il 31 gennaio 2007.

Come era prevedibile, l’iniziativa giudiziaria non ebbe seguito per il muro di gomma opposto dai paesi interessati. La CIA ha perfino smentito il suo coinvolgimento nel caso Masri.

Però, cinque anni dopo,  il 13 dicembre scorso, la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato la Macedonia per la rendition di el-Masri.

Amnesty International ha definito ‘storica’ la sentenza che ha “giudicato responsabile l’Ex repubblica jugoslava di Macedonia (Macedonia) dell’arresto illegale, della sparizione forzata, della tortura e di altri maltrattamenti nei confronti del cittadino tedesco Khaled El-Masri, nonché del suo trasferimento in un luogo dove l’uomo subì ulteriori gravi violazioni dei suoi diritti umani. La Macedonia, inoltre, è venuta meno al suo obbligo di svolgere un’indagine efficace”.

“Per la prima volta,” sottolinea Amnesty,  “la Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito la responsabilità di uno stato europeo per il coinvolgimento nei programmi segreti della Cia.”

“La sentenza conferma il ruolo avuto dalla Macedonia nei programmi di detenzione segreta e di rendition della Cia e costituisce un gran passo in avanti per chiamare i governi europei a rispondere della loro complicità nelle rendition e nella tortura” – ha dichiarato Julia Hall di Amnesty International.

“La Macedonia non è da sola. Molti altri governi europei hanno colluso con gli USA nel rapimento, nel trasferimento, nella sparizione e nella tortura di persone sottoposte alle operazioni di rendition” – ha aggiunto la Hall. “Governi, come quelli di Polonia, Lituania e Romania,” che ora sono sotto esame da parte della Corte Europea dei Diritti Umani.

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(1) La pratica dell’extraordinary rendition, messa in atto dagli Stati Uniti in risposta agli attacchi dell’11 settembre 2001, consiste nel rapimento di ‘sospetti terroristi’ in ogni parte del mondo e nel loro trasferimento in paesi terzi in cui vengono detenuti in incommunicado, interrogati ed anche torturati.

(2) V. nn. 134, 147

 

 

8) BREVE GIOIA PER ANTHONY PORTER “ESONERATO” DALLA PENA DI MORTE

 

La grande gioia provata da Anthony Porter, innocente condannato a morte in Illinois, nel momento della sua liberazione, è subito svanita.  Poi lo hanno sommerso  una serie di disgrazie e l’oblio.

 

George Ryan, governatore dell’Illinois, nel febbraio 1999 seguì in diretta televisiva la scarcerazione di Anthony Porter, un afro-americano liberato dal braccio della morte. Porter aveva avuto la fortuna di essere riconosciuto innocente a seguito di un’indagine portata aventi dal professore di legge David Protess e dai suoi studenti della Northwestern University.

Fortemente turbato dalla vicenda di Porter, Ryan decise di avviare un’attenta analisi delle problematiche riguardanti la pena di morte e istituì nel 2000 una moratoria delle esecuzioni. La riflessione di Ryan si concluse alla fine del suo mandato, nel gennaio 2003, quando fece liberare 4 condannati a morte da lui giudicati innocenti e, con un’iniziativa spettacolare, commutò tutte le altre 167 condanne a morte pendenti nel suo stato (innescando così un processo che portò infine all’abolizione della pena capitale in Illinois nel 2011) (1).

La grande felicità provata da Anthony Porter nel giorno della scarcerazione, dopo i 16 terribili anni trascorsi nel braccio della morte (era anche arrivato a 48 ore dall’esecuzione, prima che questa venisse sospesa), fu purtroppo di breve durata.

Nei dieci anni successivi, anche a causa delle sue limitate capacità intellettive, Porter non riuscì a trovare lavoro.  Svolgeva attività di pulizia come volontario alla Inner City Youth Foundation, dove esortava i ragazzi a ‘tenersi lontano dai guai’. Veniva spesso chiamato a testimoniare durante le manifestazioni abolizioniste, ma parlare dei suoi anni in carcere gli procurava emicranie e depressione.

Nel 2005 un giudice federale negò a Porter un risarcimento di 24 milioni di dollari, oggetto in una causa civile intentata contro la polizia di Chicago che l’aveva incastrato e fatto finire ingiustamente nel braccio della morte. Porter rimase senza un soldo.

Cinque anni dopo, un incendio provocato da una fuga di gas causò la morte dei figli più piccoli di Anthony Porter, di 7 e 5 anni. Egli ne fu sconvolto.

Ma le sofferenze per lui non erano finite. Due avvocati della Contea di DuPage in cerca di pubblicità affermarono che in realtà Porter era colpevole dei delitti per i quali era stato condannato a morte. Questa assurda dichiarazione fu riportata da qualche giornalista senza scrupoli, nonostante le cause dell’esonerazione di Porter fossero chiarissime e inconfutabili: tra l’altro un uomo aveva confessato apertamente di essere l’autore dei crimini attribuiti a Porter e chiesto perdono piangendo.

A causa di questa tragica pubblicità negativa, per Porter divenne quasi impossibile rispondere a domande ironiche che mettevano in questione la sua innocenza, durante le conferenze e i dibattiti aperti al pubblico. Si chiuse sempre più in se stesso.

Al fondo della sua depressione, Porter rubò quattro deodoranti (per un valore complessivo di 12 dollari) in un grande magazzino. Naturalmente fu scoperto e subito arrestato. L’accusatrice della contea di Cook, Anita Alvarez, una strenua sostenitrice della pena di morte, ottenne per lui la massima pena possibile: un anno di reclusione. 

All’inizio di dicembre Anthony Porter è stato liberato dal carcere per la seconda volta, dopo tre mesi di prigionia, per buona condotta. Questa volta non ci sono stati giornalisti e sostenitori ad accoglierlo. Che ne sarà ora di lui, 57-enne, di colore, con precedenti penali e in miseria? è tristissimo pensare che l’unico momento di gioia per quest’uomo sia stato quello in cui gli fu tolta un’ingiusta condanna a morte e in cui, per un istante, il resto del mondo sembrò accorgersi di lui.

Ora il professor David Protess – che insieme ai suoi studenti fece ‘esonerare’ Porter nel 1999 - ha sentito il bisogno di ricordare in un brillante articolo pubblicato sull’Huffington Post il 7 dicembre, la vicenda di Anthony Porter, una volta famoso ed ora completamente dimenticato dal grande pubblico (2).   (Grazia)

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(1) V. n. 103

(2) Protess ha precisato che i casi come quello di Porter sono abbastanza rari: dei 110 uomini innocenti liberati in Illinois dal 1989, solo 6 (tra cui Porter) sono finiti nuovamente in carcere e solo uno di questi per un crimine violento. Pochissimi se si pensa che invece, nell’arco di tre anni, quattro su dieci detenuti che terminano di scontare la loro pena tornano in carcere.

 

 

9) LA RAGIONE DEL CONTENDERE NON SARA' PIU' LA BARBA DELL'IMPUTATO?

 

Il processo contro il maggiore Nidal Hasan, autore di una folle strage in una base texana, si è bloccato su questioni secondarie come il diritto dell’imputato a comparire in aula con la barba e ad avere accesso ad una latrina pulita. Per tale ragione il giudice presidente del processo è stato rimosso.

 

La competente Corte d’Appello ha rimosso il giudice Gregory Gross designato a presiedere il processo contro il maggiore Nidal Hasan, reo di aver aperto il fuoco nella base di Fort Hood  in Texas, uccidendo 13 persone e ferendone una trentina il 5 novembre del 2009. (v. n. 174)

Il colonnello Gross  - secondo la Corte - invece di entrare in merito ai delitti contestati si è impegnato in una lunga contesa personale con l’imputato riguardo a questioni complementari: le richieste di Hasan di comparire in aula con la barba e di avere accesso ad una latrina pulita (v. n. 199).

Contro la rimozione del giudice potrebbe ricorrere l’accusa, ma è improbabile che lo faccia.

Ricordiamo che il maggiore Hasan, medico psichiatra di fede islamica, è paralizzato dalla vita in giù dopo essere stato ferito nella folle sparatoria da lui innescata ‘per motivi religiosi’. Sia lui che l’accusa hanno dichiarato di propendere per un processo capitale.

Il 4 dicembre, un giorno dopo la rimozione di Gross, è stato nominata al suo posto il colonnello Tara Osborn, che ha percorso una lunga carriera giudiziaria anche come accusatrice e ricopre ruoli importanti nell’organizzazione della giustizia militare.

 

 

10) FERNANDO CI HA SCRITTO ALL’APPROSSIMARSI DEL NATALE

 

14 dicembre 2012.  Come state? Grazie del magnifico biglietto natalizio, e dei calorosi auguri. Ho già attaccato il biglietto al muro della mia cella, dove ho molti altri biglietti di cari amici. Forse quest’anno coprirò una superficie maggiore del mio muro, con tantissimi biglietti! J […]

Non avete capito bene una parte del mio articolo. Quando ho scritto che “sono stanco” intendevo dire che sono stanco di essere “qui”! Non che sono stanco fisicamente! J

Già, la California ha ancora la pena di morte. Gli uomini qui nella mia unità hanno accettato la cosa senza problemi. Abbiamo tutti ripreso la nostra routine giornaliera. Naturalmente, la sparatoria alla scuola del Connecticut non aiuta. E’ terribile che tantissimi bambini siano stati uccisi e non cresceranno per poter vivere la loro vita!! Ho pianto!! Pensate, un omone come me ha pianto! L

Qui siamo in piena stagione natalizia. Ho già guardato molti programmi alla televisione, e ho ascoltato canti natalizi per ore! Inoltre ho mangiato molti dolci e torte!!! J Lo so, metterò su qualche chilo di troppo… ma lo perderò a gennaio!

Il nostro Paese è ancora in piena crisi finanziaria. Come l’Italia e altre nazioni. Il Natale farà aumentare le spese un pochino. Ma subito dopo le persone riprenderanno ad essere parsimoniose.

Nel mondo continuano anche le guerre e i conflitti. Dobbiamo tutti crescere e maturare!!!

Chiudo per adesso. Vi saluto tutti. Vi farò sapere quando arriverà il vostro “regalo”.

Un abbraccio affettuoso  Fernando

 

 

11) NOTIZIARIO

 

Federazione Russa. Dopo 6 anni una prima condanna per l’omicidio di Anna Politkovskaya. A distanza di sei anni dall’omicidio della giornalista Anna Politkovskaya, il 14 dicembre scorso l’ex poliziotto Dmitry Pavliutchenkov e’ stato giudicato colpevole di complicità nel suo assassinio e condannato a scontare 11 anni di detenzione in una colonia penale di massima sicurezza. Per l’occasione, John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l’Europa e l’Asia centrale, ha dichiarato in un comunicato stampa: “Sebbene accogliamo con favore il verdetto di oggi e i procedimenti giudiziari nei confronti degli assassini di Anna Politkovskaya lungamente attesi, questo caso non potrà mai veramente ritenersi chiuso finché a coloro che hanno ordinato il suo omicidio non sarà dato un nome e non saranno consegnati alla giustizia”. E ha aggiunto: “Esortiamo i pubblici ministeri a continuare a portare alla luce la verità, indipendentemente da quanto possa essere politicamente scomodo”. In marzo inizierà il processo ad altri cinque uomini sospettati di aver pedinato e assassinato la Politkovskaya insieme a Pavliutchenkov. Si tratta di un passo avanti nel lento procedimento della giustizia, ma le repressioni e le minacce verso i dissidenti e i giornalisti che criticano il regime russo non sono diminuite. John Dalhuisen ha dichiarato: “L’abitudine deleteria del governo russo di ridurre al silenzio coloro che dissentono o hanno opinioni critiche deve finire,” notando che in questo periodo in Russia si tende ad introdurre norme fortemente restrittive della libertà di stampa. Ricordiamo che Anna Politkovskaya fu cinicamente uccisa a freddo a Mosca il 7 ottobre 2006 nell’ascensore di casa, dopo che la giornalista russa, pur sapendo di rischiare, si era scontrata frontalmente con il potere denunciando le gravissime violazioni dei diritti umani in Cecenia (v. nn. 144;153;167; 193, Notiziario). (Grazia)

 

Iraq. Continua l’uso massiccio e brutale della pena di morte. Continua l’ondata di esecuzioni in Iraq, specie nei riguardi di ‘sospetti terroristi’, e cresce la brutalità e l’ingiustizia della loro detenzione e dei loro processi (v. n. 201). Da un’azione urgente di Amnesty International apprendiamo che il 3 dicembre Nabhan 'Adel Hamdi, Mu'ad Muhammad 'Abed, 'Amer Ahmad Kassar e Shakir Mahmoud 'Anad, 4 Iracheni di età compresa tra i 20 e i 30 anni, sono stati condannati a morte, con l’accusa di terrorismo, a seguito di confessioni loro estorte con la tortura, ottenute mentre erano segregati in incommunicado. Al processo svoltosi nella provincia di Anbar nell’Iraq occidentale nello scorso aprile, i quattro dichiararono di essere stati torturati ripetutamente durante la prigionia. Presentano ustioni e altre cicatrici che confermano le loro dichiarazioni, ma nessuna indagine è stata portata avanti per verificare quanto affermano. Le loro confessioni videoregistrate sono state trasmesse dalla televisione locale poco prima del processo. Il 5 dicembre scorso sono stati poi arrestati il padre e due zii di Nabhan 'Adel Hamdi. Si teme che anche loro vengano torturati durante la detenzione. (Grazia)

 

Texas. Fissata per il 29 gennaio l’esecuzione di una donna. Kimberly McCarthy, una donna di colore che si guadagnava onestamente la vita, sprofondò nell’uso della droga e nel mondo della droga fece pericolose conoscenze che la portarono alla rovina. Fortemente intossicata dal crack, uccise nel 1990 una donna mentre stava cercando di rubarle in casa. Si è profondamente pentita e riabilitata in prigione ed è diventata molto religiosa. A meno di un improbabile intervento di una corte in extremis e di un ancor meno probabile provvedimento di clemenza, Kimberly McCarthy sarà la prima ospite del 2013 della camera della morte di Huntsville: riceverà l’iniezione letale il 29 gennaio. Solo tre donne sono state messe a morte prime di lei in Texas dal ripristino della pena di morte: Karla Faye Tucker nel 1998, Betty Lou Beets nel 2000 and Frances Newton nel 2005.

 

Yemen. Esecuzioni di minorenni. Lo Yemen è praticamente l’ultimo paese, oltre l’Iran, in cui si mettono a morte minorenni all’epoca del delitto loro contestato. Il 12 dicembre Jean Zermatten, presidente del Comitato ONU per i Diritti del Fanciullo, ha emesso un duro comunicato appellandosi al Governo dello Yemen perché “ponga termine immediatamente alle esecuzioni di criminali giovanili e prenda efficaci misure per rimuovere i prigionieri giovanili dal braccio della morte.” Secondo le informazioni a disposizione del Comitato ONU, Hind Al-Barti, una ragazza che aveva circa 15 anni nel momento in cui uccise una bambina 7 anni fa, è stata fucilata nella prigione della capitale Sana il 3 dicembre. L’esecuzione di Hind Al-Barti, segue quella di un altro minorenne all’epoca del crimine avvenuta il 18 gennaio 2012. Risulta che altri 14 detenuti ‘giovanili’ siano stati messi a morte nello Yemen tra il 2006 e il 2010, mentre 21, di cui uno di 13 anni all’epoca del crimine, sono stati condannati alla pena capitale. Tre di tali condannati, le cui sentenze sono state ratificate, sono a rischio di imminente esecuzione.

 

Yemen. Orrori nella guerriglia con un gruppo di al-Qaeda. In un rapporto di 55 pagine Amnesty International denuncia le gravi violazioni dei diritti umani da parte di Ansar al-Sharia, un gruppo affiliato al-Qaeda che si è impossessato della zona di Abyan nel sud dello Yemen per 16 mesi a partire dal febbraio del 2011 imponendo la legge islamica più radicale. Amnesty afferma che sono state documentate almeno una volta: la decapitazione di un sospetto stregone, l’amputazione della mano di un sospetto ladro, la crocefissione del corpo di un detenuto giustiziato. Da parte sua il governo yemenita, nel corso dell’offensiva ‘sconsiderata’ per riprendere il controllo della zona, ha fatto decine di vittime tra la popolazione civile.

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 31 dicembre 2012