FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU / ELLIS(ONE) UNIT


Numero 102 - Dicembre 2002

 

 

 

 

 

 

 

SOMMARIO:

 

 

1) Grazie amici della vostra solidarietà!

2) Perdente la causa abolizionista nelle elezioni americane

3) La nostra corrispondenza con Kenneth Foster

4) Inserita la pena di morte nella costituzione della Florida

5) Minori: la Corte Suprema si rifiuta ancora di intervenire

6) Salviamo Ronald Foster minorenne all'epoca del crimine

7) Continuano gli appelli per salvare Kevin Stanford

8) La cyber-guerra è già cominciata, in Cina

9) Uccidendo Kasi la giustizia 'regola i conti' in nove anni

10) Gli Stati Uniti risparmiano per il momento un malato mentale

11) Suicida in carcere Williams che fu 'salvato' dai nostri appelli

12) Sei ciniche esecuzioni extragiudiziarie portate a termine dalla CIA

13) Sentenza di morte per Aghajari: paradigma di uno scontro politico

14) Assurda catena di eventi tra due condanne a morte in Nigeria

15) Il nuovo museo del carcere orgoglio della città di Huntsville

16) In favore di San José Maria Escrivá de Balaguer

17) Notiziario: Illinois, Louisiana, Oklahoma, Nebraska, Tennessee, Texas

 

 

 

1) GRAZIE AMICI DELLA VOSTRA SOLIDARIETA'!

 

 

 

La nostra cara Loredana è di nuovo impegnata accanto a noi, sostenuta da tante attestazioni di affetto pervenutele da amici e conoscenti e dai lettori del bollettino. Pubblichiamo volentieri una sua risposta all'articolo con cui abbiamo aperto il numero precedente.

 

Cari amici, prima di tutto voglio rassicurarvi: sto molto meglio e, anche se per un periodo piuttosto lungo mi dovrò considerare soprattutto una "paziente", i miei interessi sono già proiettati nel futuro per un recupero a 360 gradi! Dovete credermi se vi dico che il gran numero di attestazioni di amicizia che mi sono arrivate, direttamente o indirettamente, con ogni mezzo, mi hanno sorpreso e commosso. Questa sarebbe una frase banale, se non fosse autentica e vera! La vicinanza degli amici è stata, insieme alla dedizione incredibile dei miei figli e dei miei fratelli, un importante punto d'appoggio per superare il momento più brutto. Appena potrò organizzarmi, risponderò materialmente alle lettere che mi avete mandato ma vi assicuro che ho vi ho già risposto con la mente e col cuore! Grazie anche delle belle e immeritate parole di stima che avete scritto nel numero precedente di questo bollettino e della promessa di continuare a starmi vicino! (Loredana)

 

 

 

 

2) PERDENTE LA CAUSA ABOLIZIONISTA NELLE ELEZIONI AMERICANE

 

 

 

Nella consultazione elettorale per la ripartizione del potere nelle classi che già lo detengono, ha votato meno del 40% degli aventi diritto, cioè 77 milioni di cittadini americani (su una popolazione di 278 milioni di persone). Le elezioni di medio termine, tenutesi negli Stati Uniti il 5 novembre scorso, sono andate bene per i più ricchi, male per la pace e per la democrazia come pure per la salvaguardia dei diritti umani e per la causa abolizionista. La vittoria dei repubblicani - e dei più conservatori tra i repubblicani - ha galvanizzato il Presidente Bush nella sua corsa verso la guerra ed ha subito fatto presagire un regresso della causa abolizionista in diversi stati e a livello federale.
I commentatori si sono sforzati di motivare i risultati delle elezioni americane con gli errori del partito democratico al quale sono sicuramente mancate determinazione e compattezza. Tuttavia la spiegazione di una vittoria scontata in partenza si può trovare soprattutto negli ingentissimi fondi che i ricchi repubblicani hanno potuto mettere insieme e buttare sul tappeto in campagna elettorale.
Il partito del Presidente ha rafforzato la maggioranza alla Camera dei rappresentanti (con 226 seggi su 435) e l'ha conquistata al Senato (con 51 seggi su 100). Era da cinquant'anni che un presidente non raggiungeva l'obiettivo di avere il Congresso interamente dalla propria parte, obiettivo a cui Bush teneva moltissimo e per il quale si è battuto personalmente (vedi n. 95, pag. 4).
Si è subito detto che il verdetto elettorale costituisce la legittimazione per una conquista armata dell'Iraq da parte di George W. Bush. Anche l'uso della pena di morte a livello federale promosso pervicacemente dal Ministro della Giustizia Ashcroft ne esce rafforzato.
La conferma di Jeb Bush, fratello di George, quale Governatore in Florida, il successo del referendum che modifica la Costituzione della Florida inserendovi la pena di morte, la vittoria in Maryland del candidato repubblicano al governatorato, favoriscono la ripresa delle esecuzioni in due stati in cui si era instaurata una moratoria.
La fragile moratoria "di fatto" della Florida, interrotta in campagna elettorale da Jeb Bush con l'uccisione di due malati mentali che avevano rinunciato agli appelli (v. n. 101), ha subìto il colpo di grazia il 10 dicembre con l'esecuzione del 63-enne Linroy Bottoson, un ritardato che diceva di sentire la voce di Dio e di avere la facoltà di resuscitare la sua vittima.
Puntualmente, nella sua prima conferenza stampa tenuta il 17 novembre, il neo governatore repubblicano del Maryland, Robert Ehrlich, ha annunciato che appena entrerà in carica il 13 gennaio porrà fine alla moratoria delle esecuzioni in atto nel suo stato, moratoria giustamente istituita dall'attuale Governatore Parris N. Glendening che ha promosso uno studio sul sistema della pena capitale (lo studio verrà presentato entro la fine dell'anno). Glendening è preoccupato dal fatto che tutti i condannati a morte del Maryland lo siano per aver ucciso bianchi, anche se bianchi e neri sono in egual percentuale vittime del crimine. Ehrlich porrà fine alla moratoria e firmerà gli ordini di esecuzione al più presto indipendentemente dall'esito dello studio commissionato dal suo predecessore.
Il nuovo leader repubblicano del Senato degli Stati Uniti, Trent Lott, ha già dichiarato che poterà avanti le riforme più conservatrici che i democratici osteggiavano: l'istituzione di un Ministero per la protezione della Patria, il consolidamento dei maxi-sconti fiscali alle aziende, l'avvio delle trivellazioni petrolifere in Alaska, la ratifica delle nomine dei giudici federali più conservatori, paladini della pena di morte, in grado di porre con le loro decisioni un grosso freno al movimento abolizionista.

 

 

 

 

3) LA NOSTRA CORRISPONDENZA CON KENNETH FOSTER

 

 

 

Kenneth Eugene Foster Jr. è un giovane di colore condannato a morte detenuto nella Polunsky Unit in Texas. Il Comitato è venuto a conoscenza del caso di Kenneth tramite Paolo Scanabucci, un socio che corrisponde da alcuni anni con lui. Più di una volta sono comparsi articoli riguardanti questo prigioniero sul presente bollettino ed una pagina a lui dedicata si può trovare anche nel nostro Opuscolo giallo. Nel mese di ottobre il Comitato ha deciso di stringere una particolare amicizia con Kenneth Foster Jr. Pubblichiamo una parte della corrispondenza intercorsa con Kenneth al quale facciamo i più cari auguri per il nuovo anno.

 

 

Caro Kenneth,
mi chiamo Grazia e ti scrivo a nome del Comitato Paul Rougeau, un'organizzazione senza scopo di lucro che si oppone alla pena di morte, in particolare negli Stati Uniti d'America.
Il nostro Comitato fu fondato circa 10 anni fa da un gruppo di cittadini italiani che avevano iniziato una corrispondenza con Paul Rougeau, rinchiuso, come probabilmente sai, nel braccio della morte nella Ellis (One) Unit. Dopo la sua ingiusta esecuzione nel 1994, il Comitato decise di proseguire a battersi nel suo nome contro la pena capitale.
Scopo della nostra associazione è di fornire aiuto morale ai condannati a morte e di divulgare la lotta contro la pena capitale, tenendo discorsi nelle scuole, nei gruppi, nelle parrocchie... e giovandoci della pubblicazione di un bollettino mensile.
Abbiamo letto le tue poesie, tradotte anche in italiano dai tuoi amici Tiziana Riva e Paolo Scanabucci, e le abbiamo trovate ricche di significato. Esse rivelano la tua anima e la tua sensibilità.
Abbiamo perciò deciso di offrirti una forma di aiuto molto particolare: vogliamo diventare la tua voce qui in Italia. Il tuo amico Paolo ci ha detto che accetti questa proposta e noi te ne siamo molto grati.
Dovrai solo scriverci ogni tanto, ogni volta che sentirai il desiderio di farlo, delle lettere nelle quali potrai raccontarci tutto ciò che vuoi, sia riguardo al tuo caso personale che sulle condizioni di vita nel braccio della morte. Potrai anche ogni tanto mandarci alcune delle tue poesie. Noi pubblicheremo i tuoi scritti, tradotti in italiano, sul nostro bollettino, che al momento viene letto da oltre 200 persone.
Non possiamo offrirti un forte sostegno finanziario e non possiamo, naturalmente, prometterti che la nostra amicizia ti procurerà vantaggi diretti, ma ciò che invece possiamo prometterti è che la tua voce e le notizie che ci invierai verranno divulgate il più possibile: molti Italiani verranno a conoscere, attraverso di noi, le tristi condizioni di vita che conducete nel braccio della morte.
Possiamo inoltre pubblicare il tuo indirizzo, cosa che potrà aiutarti a trovare nuovi amici italiani. Gli Italiani hanno spesso levato la loro voce contro la pena di morte in America, e hanno anche conseguito qualche vittoria, quando molte molte persone hanno firmato petizioni o scritto appelli alle autorità statunitensi per protestare contro i trattamenti inumani nel braccio della morte.
Ti auguriamo di cuore che le tue condizioni di vita possano migliorare e che tu e gli altri condannati a morte possiate condurre una vita più serena, nella speranza che la pratica barbarica della pena capitale possa essere abolita in America e in tutto il mondo.
Carissimi saluti. Per il Comitato Paul Rougeau - Grazia Guaschino

 

A stretto giro di posta è arrivata una lettera di Kenneth! Anzi, due lettere. Nella prima ci ringrazia della nostra offerta che accetta con entusiasmo, ci chiede di fornirgli alcuni dettagli sul tipo di informazioni che desideriamo ricevere da lui e ci chiede il favore di inviargli copia dei bollettini sui quali figureranno i suoi scritti. La seconda lettera è indirizzata a tutti i soci e più in generale agli Italiani. Ne riportiamo qui di seguito i brani più salienti.

 

Cari Italiani,
il giorno di oggi ci è stato donato dal Signore per avere una nuova opportunità di crescere, imparare e condividere. Utilizziamo con saggezza le nostre giornate per creare un mondo migliore per l'umanità.
Buongiorno a tutti voi. Mi chiamo Kenneth E. Foster e sono un prigioniero politico innocente nel braccio della morte del Texas (USA). Mi è stata offerta dal Comitato Paul Rougeau la grande opportunità di diventare una voce dalle viscere di questo posto orrendo. Non credo ci sia onore più grande di quello di poter essere un oratore che illumina la gente, perché è proprio la gente che permette al mondo di andare avanti. Sono le persone comuni e normali, come voi, che hanno costruito questo mondo e spesso voi venite trascurati o dimenticati, ma per me voi siete quelli da tenere in massima considerazione (...).
Mi considero prigioniero politico non perché le mie idee politiche siano state la causa della mia incarcerazione, ma perché è la politica ingiusta che mi ha portato qui e che mi tiene ingiustamente confinato qui dentro.
Gli Italiani conoscono già le azioni mostruose che avvengono nei bracci della morte in America, ma io porterò un nuovo messaggio e nuova energia rispetto alle voci che avete udito da noi.
Non mi oppongo a questo sistema solo come un prigioniero esacerbato e non mi rivolgo al mondo esterno unicamente come persona bisognosa di aiuto, bensì mi avvicino alla società come un uomo timorato di Dio, ma nel contempo come un rivoluzionario che chiede giustizia. Non sono un predicatore, né un vero attivista, ma ho fede, intuito e coraggio.
Mi sento legato a voi Italiani perché avete dimostrato coerenza nel corso degli anni. Sono qui per incoraggiarvi a non smettere di battervi per la causa umanitaria che avete abbracciato: benché non siano più con voi alcuni di coloro che avete sostenuto, la battaglia non è persa.
Anni fa avevo solo sentito parlare delle persone che il Comitato Paul Rougeau stava aiutando, poi ho letto notizie sul Comitato, e adesso ne faccio improvvisamente parte, sono un combattente al vostro fianco e voi siete una voce che parla per me. Dio benedica il nostro impegno.
Spero di poter inviare messaggi regolari agli Italiani riguardo alla mia lotta per la giustizia e riguardo alle realtà del braccio della morte. Devo avvertirvi: le notizie dal braccio della morte non sono piacevoli da ascoltare. E' un luogo che è molto peggiorato negli ultimi 3 anni. I tentativi di opprimerci si sono intensificati e il sistema vorrebbe che noi restassimo chiusi nelle nostre celle a marcire o a impazzire nell'attesa dell'esecuzione. Purtroppo per molti è così e ci sono persone che sono malridotte mentalmente, spiritualmente e persino fisicamente. Solo alcuni di noi, come me, si rifiutano di rassegnarsi e lasciarsi brutalizzare da questo sistema. Comunque, anche se non sono disposto a sottomettermi a queste atrocità, sarò rispettoso e riguardoso verso di voi. La verità è che gli attacchi che ci vengono inflitti offendono tutta l'umanità. Noi qui siamo esseri umani, con una nostra vita, con dei figli. Tutti gli esseri umani commettono degli errori, persino quelli citati nella Bibbia o in altri testi sacri. Poi ci sono qui rinchiusi degli innocenti, come me, che devono sopportare ingiustamente questa tortura. Ma ci sono uomini che dovrebbero sopportarla "giustamente"?
Ci si potrebbe chiedere perché all'Italia dovrebbe importare tanto questa domanda. La risposta è che il mondo ha bisogno di nuovi capi, perché l'America non ha fatto un buon lavoro. L'America "parla" di grandi ideologie, ma dietro alle porte chiuse, nel sistema e nelle comunità povere, nelle leggi (...), l'America pratica qualcosa di completamente diverso. Tenete questo a mente e capite perché l'Italia e le altre nazioni dovrebbero essere molto interessate a quanto succede. (...) Siate fieri di voi. Io sono fiero di poter dire: "Gli Italiani ci sostengono. Hanno senso morale e sono un popolo di Dio. Vogliono la Giustizia".
L'America deve capire che l'ira appartiene solo a Dio. Non è degli Americani e se vogliamo un mondo migliore dobbiamo trattare meglio la gente.
Sono qui per darvi consapevolezza e per rafforzarvi come voi rafforzate me. Voglio inoltre dirvi che il vostro lavoro sta producendo buoni risultati e aiuta le persone come me a continuare a lottare per ciò che è giusto. Vi chiedo di continuare a sostenere il Comitato nel suo sforzo di migliorare la società. Mi piacerebbe che mi poneste delle domande (...) sul braccio della morte, sul sistema o sul governo americano (o anche domande personali se volete). Risponderò a queste personalmente o attraverso il bollettino se lo spazio lo consente.
E' vero che a volte la verità fa male, ma a volte il dolore è il mezzo con cui la natura ci insegna a crescere nella vita. Dobbiamo imparare dalla sofferenza e dalle avversità. (...)
Il mio motto ogni volta che vi scriverò sarà: Isaia 41:1.
Adesso devo lasciarvi, ma la mia ammirazione e gratitudine non si fermano qui, e soprattutto non finisce mai il mio spirito combattivo. Siamo uniti nello spirito e attraverso lo spirito vinceremo la battaglia. Ciao
Kenneth

 

Bene! A questa prima lettera, già ricca di notizie, certo altre seguiranno. Vi esortiamo ad accogliere l'invito di Kenneth a scrivergli. Per fare questo, potete indirizzare direttamente a lui:

 

Kenneth Foster Jr. (#999232) - Polunsky Unit - 3872 FM 350 South - Livingston, TX 77351 - USA

o passare tramite la casella email mailto:KennethFoster@todesstrafe-usa.de

o attraverso di noi - specie quando la vostra corrispondenza riguarda argomenti che possono essere opportunamente divulgati tra i soci - (mailto:prougeau@tin.it )

 

Kenneth comunica che è stato realizzato un sito web per lui, che potete visitare all'indirizzo: www.todesstrafe-usa.de/death_penalty/alive_foster.htm

 

 

 

 

4) INSERITA LA PENA DI MORTE NELLA COSTITUZIONE DELLA FLORIDA

 

 

 

All'avvento del Governatore Jeb Bush nel 1998, le leggi della Florida contemplavano la pena di morte ma per il nuovo governatore erano eccessive le restrizioni imposte nel suo uso e troppo lungo l'iter degli appelli concesso ai condannati. Occorreva sveltire le esecuzioni per rendere più credibile il sistema della pena capitale. Imitando per molti aspetti quello che aveva fatto due anni prima in Texas suo fratello George, Jeb si scelse collaboratori appropriati e mise mano alle leggi per ottenere il suo obiettivo. Grossi ostacoli, che George non aveva incontrato in Texas, bloccarono tuttavia sul nascere i propositi del nuovo governatore della Florida. Uno degli ostacoli fu la diatriba sulla crudeltà dell'uso della sedia elettrica previsto in Florida, l'altro fu l'atteggiamento di grande prudenza della Corte Suprema dello stato - a maggioranza democratica - in materia di esecuzioni capitali.
Poteva accelerare le esecuzioni una modifica della Costituzione della Florida: in quegli anni si era studiato un emendamento che vi inserisse esplicitamente la previsione della pena di morte e cambiasse la proibizione delle "pene crudeli O inusuali" nella proibizione delle pene "crudeli E inusuali", ricollegandosi così ai criteri più larghi in materia penale stabiliti dalla Corte Suprema federale (*).
Bush, candidandosi alle elezioni del 1998, aveva supportato un referendum costituzionale in tal senso. Secondo le previsioni, i cambiamenti costituzionali furono approvati, e approvati con il 73% dei voti espressi. Tuttavia la Corte Suprema della Florida bloccò la modifica costituzionale e, dopo un dibattito durato due anni, annullò a stretta maggioranza il referendum sostenendo che la domanda agli elettori era stata formulata in modo ambiguo.
Ora il referendum è stato riproposto in occasione delle elezioni di medio termine del 5 novembre scorso, pressoché identico nella sostanza, su un testo opportunamente riformulato. Ancora una volta quello che è noto come Emendamento n. 1 della Costituzione della Florida è stato approvato a larghissima maggioranza: oltre il 70 % dei voti espressi. Ora ci si domanda quali effetti pratici avrà. In particolare si discute se verranno ripristinate le esecuzioni dei criminali sedicenni al momento del delitto, fino ad ora proibite dalla Corte Suprema dello stato. Con l'Emendamento n. 1, che rimanda alla giurisprudenza federale, ciò è infatti possibile, anche se è improbabile che i cittadini della Florida lo vogliano. Certamente, sottraendo una parte dei ricorsi dei condannati a morte alla giurisdizione della Corte Suprema della Florida, è possibile che l'iter giudiziario si abbrevi, con aumento del rischio di uccidere persone innocenti.
-------------------------
(*) La Corte Suprema federale si riferisce alla Costituzione degli Stati Uniti che proibisce le pene crudeli E inusuali.

 

 

 

 

5) MINORI: LA CORTE SUPREMA SI RIFIUTA ANCORA DI INTERVENIRE

 

 

 

Dopo essersi profondamente divisa al suo interno sul caso di Kevin Stanford (v. n. 101), si presumeva che la Corte Suprema degli Stati Uniti si sarebbe presto riunita per discutere della costituzionalità della pena di morte inflitta ai minorenni all'epoca del crimine. Si pensava che ciò potesse avvenire in occasione del successivo ricorso che riproponesse la questione.
Invece, il 2 dicembre, la massima corte ha fatto sapere che non avrebbe discusso il caso di Ronald Chris Foster condannato a morte in Mississippi per un omicidio compiuto nel 1989 a 17 anni di età.
E' stata subito sollecitata una data di esecuzione per Foster che potrebbe essere uno degli ultimi minorenni all'epoca del crimine ad essere ucciso negli USA. L'esecuzione è stata chiesta per l'8 gennaio.

 

 

 

 

6) SALVIAMO RONALD FOSTER MINORENNE ALL'EPOCA DEL CRIMINE

 

 

 

Invitiamo tutti i lettori e soprattutto quelli muniti di fax o collegati ad Internet, ad inviare subito una richiesta di clemenza per Ronald Foster al Governatore del Mississippi. Se volete usare il seguente testo in inglese, riproducetelo e inserite i vostri dati con l'indirizzo postale completo.

<

Traduzione: Caro Governatore, la preghiamo rispettosamente di intervenire per fermare l'esecuzione in Mississippi del sig. Ronald Foster che aveva 17 anni nel momento in cui commise un crimine che non vogliamo giustificare e che suscita la nostra riprovazione. Ormai in tutto il mondo si è stabilito un consenso sul fatto che la giovane età deve essere considerata un fattore attenuante di grande rilevanza che impedisce l'inflizione della pena di morte ad un delinquente. Questo consenso è codificato dai più importanti trattati internazionali riguardanti i diritti umani. Per di più, a mitigare la colpevolezza di Ronald Foster vi sono diversi fatti che dimostrano che egli visse la sua infanzia tra rimarchevoli difficoltà e sofferenze. Per queste ragioni osiamo insistere per un suo intervento in favore del Sig Foster. Rispettosamente

 

Email, tramite il sito web (scegliete come stato il Mississippi; ZIP=CAP; alla città aggiungete Italy): www.governor.state.ms.us/aboutthegov/writetoindex.htm

 

 

Governor Ronnie Musgrove
P. O. Box 139
Jackson, MS 39205 (USA)
Fax: 001 601 359 3741

 

 

Dear Governor,
We respectfully beg you to stop Mr. Ronald Foster's execution, who was 17 years old at the time of the crime. This does not mean we want to justify the murder he committed, which we heartily blame.
All over the world there is nowadays general agreement on the fact that young age must be considered a highly mitigating factor, which prevents from the enforcement of death penalty to a juvenile criminal. This agreement has been ratified by the major international treaties about human rights.
To further mitigate Ronald Foster's guilt, there are moreover several facts showing that he spent his childhood among remarkable difficulties and sufferings.
For these reasons we dare insist on your intervention in Mr. Foster's behalf.
Respectfully.

 

 

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

 

 

 

 

7) CONTINUANO GLI APPELLI PER SALVARE KEVIN STANFORD

 

 

 

La petizione da noi lanciata in favore di Kevin Stanford (v. n. 101), condannato a morte in Kentucky per un delitto commesso nella minore età, ha prodotto un nutrito invio di lettere al Governatore Paul Patton con svariate centinaia di firme di cittadini italiani (un particolare riconoscimento per aver promosso la petizione va all'amico Piero Sammartino).
Alle richieste di clemenza inviate da tutto il mondo, il 6 novembre si sono aggiunte quelle di nove parlamentari dello stato, che deplorano fortemente l'inflizione della pena di morte ai minorenni, e della Chiesa cattolica del Kentucky.
Nella richiesta di grazia redatta dagli avvocati che difendono Stanford, si ricorda la disgraziata infanzia del condannato che non conobbe il padre e fu rifiutato dalla madre. Vi è allegato un video in cui la madre si riconosce responsabile nei riguardi del figlio. Secondo la difesa, la personalità di Kevin fu devastata dagli abusi sessuali che egli subì fin dai primi anni di vita, cui si aggiunsero l'alcolismo e l'assunzione di droghe diventata sistematica dall'età di 12 anni, quando egli iniziò a prostituirsi. Il 22 novembre la pubblica accusa per mano del Procuratore Generale Ben Chandler ha presentato un documento di 33 pagine al Governatore nel quale si chiede di negare la clemenza a Stanford e di fissare una data di esecuzione. Il documento attacca in tutti i particolari la domanda di grazia - attribuendo la disastrata infanzia di Kevin ad una sua libera scelta - e rivisita nei dettagli l'orrendo omicidio compiuto dal condannato. Osserva infine che 20 corti e 101 giudici hanno riveduto il caso ed è ora giunto il momento di rendere giustizia alla famiglia della vittima. Chandler propone come data di esecuzione il 7 gennaio, ventiduesimo anniversario del delitto commesso da Kevin Stanford. Si tratta di una richiesta ad effetto che non ha avuto una risposta dal Governatore. Patton vuole esaminare a fondo la domanda di grazia e il documento presentato dall'accusa prima di decidere. Nel frattempo continuano ad affluire le richieste di clemenza da tutti coloro che - negli Stati Uniti e al di fuori di essi - si oppongono alla pena di morte per i minorenni.

8) LA CYBER-GUERRA E' GIA' COMINCIATA, IN CINA

 

 

 

Una degli obiettivi della guerra infinita, dichiarata dopo l'11 settembre 2001 ma preparata da alcuni anni, è il dominio del cosiddetto Cyber-spazio, costituito dalle comunicazioni telematiche nella società 'globale'. Anche se sembra che gli USA abbiano programmato la guerra per la conquista del cyber-spazio per un prossimo futuro, gli osservatori più attenti già rilevano le avvisaglie degli attacchi che potrebbero essere portati alle libertà di parola e di comunicazione di ciascun cittadino del mondo.
Alcune scaramucce si sono verificate in Internet negli ultimi anni soprattutto in concomitanza di momenti di crisi o di guerra. Si è trattato di azioni di controllo e di disturbo nei riguardi di server, di siti e di indirizzi e-mail potenzialmente contrari alla propaganda politico-militare delle grandi potenze.
Qui vogliamo soltanto parlare di alcuni avvenimenti, di ordinaria amministrazione, verificatisi in Cina da alcuni mesi a questa parte. Tali fatti sono stati resi noti da Amnesty International la quale il 1° dicembre osservava: "Il numero di utilizzatori domestici di Internet raddoppia ogni sei mesi e migliaia di siti sono stati creati. Nel giugno 2002 gli utilizzatori di Internet erano almeno 46 milioni e gli esperti ritengono che la Cina diventi nel giro di quattro anni il più grande mercato di Internet. Dal 1995, 60 leggi e regolamenti sono stati emanati riguardo all'uso di Internet"
Amnesty denuncia che, dopo un incendio in un 'café Internet' di Pechino verificatosi nel giugno scorso, le autorità hanno imposto la chiusura di migliaia di punti pubblici di accesso a Internet e costretto coloro che volevano riaprire gli esercizi a munirsi di programmi filtro che bloccassero l'accesso ai siti ritenuti "politicamente sensitivi" o "reazionari". Tale software impediva l'accesso a ben 500 mila siti stranieri.
Coloro che violano le disposizioni riguardanti Internet sono esposti in Cina a pene detentive e anche alla pena di morte. Amnesty elenca 33 'prigionieri di coscienza' incarcerati con l'accusa di aver utilizzato Internet per far circolare o 'scaricare' informazioni. Essi sono attivisti politici, scrittori, membri di organizzazioni non governative e del movimento spirituale Falun Gong bandito, quale 'organizzazione eretica', nel 1999. Due sono morti in prigione probabilmente in seguito a torture o a maltrattamenti. Una delle più lunghe pene detentive è quella inflitta a Li Dawei, un ex poliziotto condannato ad 11 anni di reclusione per aver 'scaricato' articoli da siti cinesi democratici esteri. In casi estremi, gli utilizzatori di Internet che diffondano informazioni considerate 'segreto di stato' possono essere condannati a morte.
Alla fine di agosto la Cina ha bloccato per un breve periodo l'accesso al famoso motore di ricerca Google, dirottando automaticamente chi tentava di accedervi a motori di ricerca cinesi. Nelle ultime settimane il Governo, pur consentendo di collegarsi ad alcuni siti che precedentemente erano stati bloccati, impedisce di scaricare da quei siti le informazioni che riguardano la Cina. Il Ministro per la Sicurezza dello Stato, secondo alcune fonti, avrebbe inserito, nei server, programmi in grado di tracciare il flusso delle informazioni e di spiare le caselle e-mail individuali. E' stato istituito un corpo di polizia specializzato in tecnologie Internet. Tutti i cafè Internet sono tenuti a compilare e a comunicare alla polizia la lista dei loro clienti.
Nel mese di agosto gli ISP (Provider di Servizi Internet) sono stati costretti ad adottare un "Patto pubblico di auto-disciplina" i cui sottoscrittori si impegnano a non trasmettere informazioni 'perniciose' che possono 'compromettere la sicurezza dello stato, minare la stabilità sociale, contravvenire alle leggi o diffondere superstizioni e oscenità". Il patto è stato adottato da più di 300 compagnie. Tra di esse compare anche la statunitense Yahoo! che ha assunto l'impegno limitatamente ai servizi diretti alla Cina.
Amnesty International ha stigmatizzato la vendita alle autorità cinesi, da parte di aziende estere, di tecnologie informatiche che vengono usate per censurare Internet e violare i diritti individuali.

 

 

 

9) UCCIDENDO KASI LA GIUSTIZIA 'REGOLA I CONTI' IN NOVE ANNI

 

 

 

In Virginia, nei pressi del quartier generale della CIA, il cittadino pakistano Aimal Khan Kasi, il 25 gennaio 1993, aprì il fuoco contro un'automobile in cui si trovavano cinque addetti della CIA, uccidendone due e ferendo gli altri tre. Riuscì a fuggire. Gli agenti americani cominciarono una caccia all'uomo su scala mondiale che durò quattro anni e mezzo. L' FBI catturò Kasi in Pakistan vicino alla frontiera dell'Afghanistan nel 1997.
Il prigioniero fu estradato e processato in violazione alle norme internazionali e condannato a morte nel 1998. Non c'erano prove fisiche per accusarlo ma l'FBI sostenne di aver ricevuto una confessione di Kasi: egli si assumeva la responsabilità della sparatoria considerata una risposta al bombardamento dell'Iraq e ad altri misfatti compiuti dagli Americani contro il popolo islamico. Durante il processo di Kasi vi furono violente proteste in Pakistan che costarono la vita a quattro cittadini americani.
Kasi, in carcere, si è mostrato persona raffinata e cortese, ha stretto una fraterna amicizia con lo scrittore Frank W. McCullough, ha continuato a denunciare i torti degli Stati Uniti e alla fine ha esortato i suoi concittadini a non reagire con la violenza alla sua esecuzione.
La Virginia ha somministrato l'iniezione letale ad Aimal Khan Kasi il 14 novembre, ignorando le richieste di clemenza delle autorità pakistane. Il condannato, descritto come persona profondamente religiosa ed introspettiva, è morto in pace con Allah, cantando. Gli Stati Uniti avevano messo in allerta gli Americani in tutto il mondo contro possibili rappresaglie.

 

 

 

10) GLI STATI UNITI RISPARMIANO PER IL MOMENTO UN MALATO MENTALE

 

 

 

Durante il processo capitale subito nel 1995 James Colburn era stato imbottito di farmaci e, secondo quanto argomentato dai suoi attuali difensori, egli non fu in grado di collaborare col proprio avvocato.
Colburn, che soffre di una grave forma di schizofrenia paranoide ed ha ora 42 anni, doveva essere messo a morte in Texas alle 18 del 6 novembre. Il giorno precedente la Corte Suprema federale si era rifiutata di sospendere la sentenza di Colburn che aveva dormito nel corso del proprio processo. Infatti, pur avendo decretato in giugno che non possono essere giustiziati criminali affetti da ritardo mentale, la massima corte non ha ancora preso decisioni contro le esecuzioni dei minorenni e dei malati mentali.
Gli avvocati di Colburn non si sono però arresi e hanno presentato un secondo ricorso alla Corte Suprema federale basato sull'irregolarità del procedimento preliminare che doveva a suo tempo stabilire se l'imputato fosse in grado di partecipare ad un processo. Questa volta la Corte ha deciso di sospendere l'esecuzione riservandosi di esaminare il ricorso. La notifica della sospensione è arrivata con due ore di ritardo sull'ora fissata per l'iniezione letale: per fortuna le autorità del Texas avevano temporeggiato nell'attesa di un eventuale pronunciamento della Corte Suprema.
La stampa ha opposto un compatto fuoco di sbarramento contro l'esecuzione di Colburn. Ad esempio il quotidiano Houston Chronicle si è domandato "che giustizia è questa che consente di eseguire la condanna a morte di persone che soffrono di allucinazioni auditive e visive causate da una grave forma di malattia mentale? Adeguate forme di servizi sanitari avrebbero potuto risparmiare a Colburn anni di sofferenze e avrebbero potuto risparmiare la vita della sua vittima." Newsday ha definito l'esecuzione 'inconcepibile' e il San Antonio Express News ha affermato che "se c'è un caso in cui la Corte Suprema dovrebbe intervenire per fermare un'esecuzione, questo è il caso di James Colburn". James Colburn ha ora davanti a sé almeno un mese di vita. Poi si vedrà se gli Stati Uniti avranno il coraggio di ucciderlo, nonostante tutto.

 

 

 

 

11) SUICIDA IN CARCERE WILLIAMS CHE FU 'SALVATO' DAI NOSTRI APPELLI

 

 

 

Alexander Williams, minorenne all'epoca del delitto e gravemente malato mentale, doveva essere ucciso il 20 febbraio in Georgia ma avrebbe dovuto essere sottoposto a terapia forzata per raggiungere la consapevolezza prevista dalla legge per essere messo a morte. William credeva che l'attrice Sigourney Weawer fosse Dio e 'discorreva' con lei.
Gli appelli che si rovesciarono sulle autorità della Georgia dagli Stati Uniti e da tutto il mondo, ai quali anche noi abbiamo partecipato, indussero la Commissione per le Grazie della Georgia a proporre al Governatore, pochi giorni prima dell'esecuzione, la commutazione della condanna a morte di Williams in carcere a vita senza possibilità di uscita sulla parola (v. n. 94). Contro qualsiasi provvedimento di clemenza si era battuta con tutte le forze la madre della sua vittima.
Insieme con Amnesty deplorammo che fosse stata comunque inflitta ad un minorenne all'epoca del delitto una pena senza speranza di recupero vietata dai trattati internazionali.
Il 7 dicembre scorso Alexander Williams è stato trovato impiccato nella sua cella con una camicia. Lo stato che ha sepolto in carcere Williams invece di curarlo in una struttura specializzata, vuole ora accertarsi che si tratti di suicidio. E' stata aperta un'inchiesta.

 

 

 

 

12) SEI CINICHE ESECUZIONI EXTRAGIUDIZIARIE PORTATE A TERMINE DALLA CIA

 

 

 

Amnesty International l'8 novembre ha scritto al Presidente americano Bush per esprimere la sua profonda preoccupazione per l'uccisione di sei persone da parte della CIA nello Yemen. Un missile lanciato da un aereo senza pilota il 3 novembre avrebbe centrato un'auto sulla quale viaggiavano sei uomini tra i quali Qael Salim Sinan al-Harethi, esponente di Al Qaeda. Amnesty ha anche chiesto al Presidente yemenita di perseguire gli attentatori e di chiarire se il suo Governo è al corrente delle operazioni della CIA nello Yemen.
"Se si tratta dell'uccisione di sospetti in luogo del loro arresto, in un momento in cui non stavano ponendo una immediata minaccia, le uccisioni devono essere considerate esecuzioni extragiudiziarie in violazione delle leggi internazionali sui diritti umani - ha affermato Amnesty - Gli Stati Uniti devono chiaramente ed inequivocabilmente dichiarare che non ammettono esecuzioni extragiudiziarie in nessuna circostanza e che qualsiasi agente USA coinvolto in azioni di questo tipo venga portato davanti alla giustizia."
Siamo pienamente d'accordo con Amnesty, la cui richiesta suona però sorprendentemente ingenua, essendo arcinoto fin dal 28 ottobre 2001 che, nell'ambito della "guerra la terrorismo", Bush ha firmato, senza suscitare adeguate proteste, degli "ordini" che autorizzano azioni coperte di agenti della CIA con licenza di uccidere (v. n. 90).

 

 

 

 

13) SENTENZA DI MORTE PER AGHAJARI: PARADIGMA DI UNO SCONTRO POLITICO

 

 

 

Al ritardo della Cina e degli Stati Uniti d'America nel cammino verso l'abolizione universale della pena di morte si aggiunge l'ostacolo opposto da alcuni stati islamici che utilizzano la pena capitale, in apparenza per motivi puramente religiosi, in realtà quale strumento di pressione politica. Il caso dello scrittore iraniano Hashem Aghajari, condannato a morte per blasfemia, è un chiaro esempio dell'uso politico della pena di morte.
La condanna all'impiccagione di Aghajari consegue ad un discorso da lui tenuto il 19 giugno nella città di Hamedan cui è seguita l'incarcerazione dell'imputato l'8 agosto. Decretata in una seduta a porte chiuse da una corte islamica, la condanna è stata resa nota all'interessato e al suo legale il 6 novembre, data dalla quale ha cominciato a decorrere il termine di 21 giorni per presentare appello alla Corte Suprema.
Alla condanna a morte sono state aggiunte le pene accessorie di 74 frustate, 10 anni di interdizione dall'insegnamento e 8 anni di esilio in tre città sperdute dell'Iran.
Hashem Aghajari ha 45 anni. Giornalista, scrittore e docente universitario di storia a Teheran, è un leader dell'Organizzazione dei Mujaidin della Rivoluzione Islamica, partito vicino alle posizioni moderate del Presidente Mohammad Kathami. E' un veterano della sanguinosa guerra degli anni 1980-88 contro l'Iraq, nel corso della quale ha perso una gamba e in cui è morto uno dei suoi fratelli. Mettendolo sotto accusa, gli esponenti più conservatori del regime clericale iraniano tentano di bloccare le riforme volute dal Parlamento e promosse dal Presidente Kathami.
In Iran, un paese con 65 milioni di abitanti, sono detenute decine di attivisti politici e 80 testate 'liberali' sono state chiuse. Arresti di oppositori si sono avuti anche in ottobre.
Aghajari è stato condannato a morte per aver offeso il profeta Maometto, in realtà egli aveva attaccato frontalmente la dottrina professata dagli Ayatollah più conservatori che fornisce una base dogmatica inattaccabile al perpetuarsi del potere clericale. "Siamo un popolo di scimmie che deve imitarli ? - si è domandato Aghajari - Secondo i religiosi gli studenti che leggono ed approfondiscono personalmente il Corano commettono un crimine perché non si rivolgono al clero per essere guidati." La dottrina attaccata dallo scrittore progressista va sotto il nome di 'principio di emulazione' (Taqlid), per cui le decisioni prese man mano dal clero devono essere considerate sacre e perciò vincolanti per le generazioni future.
Il caso Aghajari è scoppiato proprio mentre in Parlamento prendeva l'avvio la discussione di due proposte di legge che renderebbero nulli gli ordini contrari alla Costituzione emessi dagli organismi clericali non elettivi - ad esempio gli organi giudiziari e il Consiglio dei Guardiani - che controllano lo stato iraniano. Il Consiglio dei Guardiani, formato da 12 membri, ha attualmente il potere di veto sulle candidature alle elezioni e sulla promulgazione delle leggi approvate dal Parlamento.
Nel mese di giugno, al discorso di Hashem Aghajari ad Hamedan, aveva fatto seguito in varie città una serie di manifestazioni di protesta promosse dai gruppi conservatori culminate con l'arresto dello scrittore in agosto.
Il 6 novembre, subito dopo la divulgazione della notizia della condanna a morte di Aghajari si è avuto un crescendo di dimostrazioni e di scioperi da parte degli studenti iraniani che costituisce la più grande protesta antigovernativa nella storia recente dell'Iran. Alla protesta studentesca si sono aggiunti molti intellettuali e la grande maggioranza del Parlamento (Assemblea Consultiva Islamica). Sei membri del Parlamento hanno rassegnato le dimissioni.
Il Presidente del Parlamento Mehedi Karrubi ha dichiarato durante una seduta: "Come appartenente al clero e come portavoce di dignitari del clero con cui mi sono consultato, esprimo la mia avversione e il mio disgusto per questa vergognosa sentenza." La sua dichiarazione è stata fatta propria da 181 parlamentari, su 290, che hanno chiesto l'immediato annullamento della sentenza: "Noi, rappresentanti dell'Assemblea Consultiva Islamica, eleviamo la nostra voce in forte sostegno alla dichiarazione dell'onorevole Presidente contro la sentenza pronunciata nei riguardi del dott. Hashem Aghajari, e come lui annunciamo il nostro risentimento per il sinistro verdetto."
Rendendosi conto che la situazione può diventare esplosiva, sia il leader dei conservatori, l'Ayatollah Khamenei, massimo depositario del potere costituito, sia il Presidente Khatami per il momento hanno assunto posizioni prudenti, sia pure di segno opposto.
Khatami si è espresso dopo una settimana, precisamente il 13 novembre, dicendo che a suo parere "tale sentenza non avrebbe mai dovuto essere emessa" e auspicando che il caso venga "risolto in modo positivo onde evitare qualsiasi problema al paese." Per conto loro gli ambienti vicini a Khamenei lasciano trasparire la probabilità di una commutazione della sentenza da parte della Corte Suprema e suggeriscono un rapido rientro delle proteste per favorire una corretta trattazione del caso nell'ambito giudiziario.
Hamid-Reza Hasefi, portavoce del Ministro degli Esteri iraniano, ha protestato nei riguardi del Canada che ha preso posizione contro la condanna di Hashem Aghajari. Asefi ha sottolineato il proposito dell'avvocato di Aghajari di appellarsi alla Corte Suprema, ha detto che la sentenza riguarda gli affari interni dell'Iran e ha esortato gli stranieri a non interferire nell'indipendenza del potere giudiziario col rischio di complicare il caso.
Prevedibile e puntuale è stata la secca e indignata condanna dell'Amministrazione Bush per la sentenza di morte emessa in Iran. Il Portavoce del Dipartimento di Stato Lynn Cassel ha dichiarato: "Il procedimento e la durissima sentenza emessa contro Aghajari, solo per aver aver esercitato il suo diritto di libera espressione, rappresentano una violazione degli standard internazionali sul giusto processo. Siamo gravemente preoccupati per questo caso che indica il deterioramento della situazione dei diritti umani in Iran." Successivamente Philip Reeker, un altro portavoce americano, ha aggiunto: "Noi riteniamo che il governo debba cominciare ad ascoltare il popolo. Crediamo che il popolo stia mandando un messaggio che suona come una richiesta di cambiamento del modo di essere governati per godere una vita diversa e migliore."
Hashem Aghajari, supportato dagli studenti in agitazione, ha fatto sapere dal carcere di non volersi appellare contro la condanna capitale, sfidando il potere islamico a portarla a termine. Khamenei, che il 17 novembre aveva chiesto ai giudici di riesaminare la sentenza, ha avvertito chiaramente di non essere disposto ad accettare una aperta sfida. In mancanza di un appello il 3 dicembre la sentenza sarebbe diventata definitiva e contro qualsiasi disordine avrebbero reagito le "forze popolari." Pertanto, con una specie di compromesso tra le parti in causa, l'avvocato di Aghajari ha presentato appello in extremis il 30 novembre e l'interessato, pur rimanendo contrario, si è astenuto dal delegittimarlo. Khatami dal canto suo ha auspicato "che la Corte Suprema tenga conto degli errori manifesti che hanno portato alla sentenza e della posizione del leader supremo (Khamenei) e voglia rovesciare il verdetto."
Si è raggiunto un ben precario equilibrio, vedremo come andrà a finire. Probabilmente l'emissione della sentenza capitale contro Hashem Aghajari e una successiva marcia indietro costeranno di più ai conservatori di quanto sarebbe costata una maggiore tolleranza nei riguardi dello scrittore.

 

 

 

 

14) ASSURDA CATENA DI EVENTI TRA DUE CONDANNE A MORTE IN NIGERIA

 

 

 

Per parecchi mesi, dopo la condanna alla lapidazione per adulterio di Amina Lawal, pronunciata in marzo da una corte islamica dello stato di Katsina in Nigeria (v. nn. 99 e 100), si erano susseguite le dichiarazioni delle ragazze candidate al titolo di Miss Mondo, nel Concorso che si doveva svolgere il 30 novembre nella capitale della Nigeria, Abuja. Molte candidate avevano "minacciato" di disertare la manifestazione se non fosse stata annullata la condanna a morte per Amina, altre si riproponevano di partecipare alla gara ma di sfruttare l'occasione per lanciare un appello in favore dalla condannata. Delicatissimo era diventato il ruolo del Presidente Obasanjo e di sua moglie Stella, promotrice del Concorso. Obasanjo ha infatti il difficile ruolo di mediatore nello scontro tra i 12 stati musulmani della federazione nigeriana e gli altri stati a maggioranza cristiana o animista.
Pur rimanendo stabilmente in vigore la sentenza di morte per Amina, confermata in appello il 19 agosto, il Concorso al titolo di Miss Mondo era già entrato 'felicemente' nelle fasi preliminari quando l'articolo di una giornalista niente affatto spiritosa e molto imprudente ha fatto precipitare la situazione. Isioma Daniel si è permessa di scrivere sul giornale nigeriano The Day che il Profeta Maometto avrebbe volentieri scelto come moglie una delle bellezze partecipanti al Concorso di Miss Mondo (l'evento era già stato aspramente criticato dai musulmani più rigidi quale pericolosa occasione di rilassamento e di occidentalizzazione dei costumi.)
L'articolo ha innescato una rivolta e originato scontri tra musulmani e cristiani. I disordini, con un bilancio di 200 morti, oltre 1000 feriti ed enormi danni materiali, cominciati intorno al 20 novembre nello stato islamico di Kaduna si sono estesi sino alla capitale Abuja. Gli organizzatori sono stati costretti ad imbarcare le miss in tutta fretta su un aereo, a rimandare il concorso e a spostarlo a Londra. La signora Isioma Daniel è stata licenziata dal giornale e si è rifugiata all'estero. Ma per lei le conseguenze potrebbero essere più pesanti perché Mamuda Aliyu Shinkafi, vice governatore dello stato nigeriano dello Zamfara, ha annunciato il 26 novembre che contro di lei è stata emessa una fatwa, cioè una condanna a morte in contumacia, per aver offeso il Profeta Maometto. La fatwa diverrà operativa dopo la ratifica del Supremo consiglio islamico dello stato.
Il Presidente Obasanjo si è affrettato a dichiarare che la condanna a morte nei riguardi della Daniel è contraria alla costituzione nigeriana e non avrà alcun effetto. Di questo possiamo essere quasi certi, per il fatto che la giornalista è al sicuro all'estero. Non dimentichiamo però che la fatwa pronunciata il 14 febbraio 1989 dall'Ayatollah Ruhollah Khomeini contro lo scrittore Salman Rushdie, autore del libro "Versetti satanici", anche se non è stata portata a termine per la protezione offerta a Rushdie dal Governo britannico, è costata il ferimento di diverse persone e almeno un omicidio.

 

 

 

 

15) IL NUOVO MUSEO DEL CARCERE ORGOGLIO DELLA CITTA' DI HUNTSVILLE

 

 

 

Il carcere ottocentesco "The Walls" fatto di mattoni rossi, circondato da torrette di guardia, è stato riprodotto all'esterno del nuovo Museo del Carcere del Texas inaugurato a metà novembre ad Huntsville. Sulle torri di avvistamento manichini di agenti con le mani alzate sembrano invitare i passanti a fermarsi ed entrare.
Il nuovo museo occupa un'area cinque volte più estesa del vecchio museo che, insieme agli stabilimenti di pena disseminati in un'area vastissima, già costituiva la principale attrazione turistica della città di Huntsville.
Il Texas fa notare con orgoglio che dalle poche centinaia di detenuti inizialmente ospitati dalla prima e unica prigione dello stato nel 1848, si è passati all'imponente sistema attuale con 150.000 carcerati ed un budget annuo di 2,5 miliardi di dollari.
I festeggiamenti e le manifestazioni per l'inaugurazione del museo sono durati cinque giorni, a partire dal 13 novembre quando il Sindaco della città ha tagliato il fatidico nastro rosso, tra gli applausi dei presenti, mentre il coro delle guardie cantava "Dio benedica l'America". E' stato anche letto un messaggio del Governatore che onora il Museo. Gli invitati potevano gustare una torta decorata con la riproduzione di una catena nera collegata ad una palla di ferro. Il programma è proseguito con incontri con gli autori di libri sul sistema carcerario, con i racconti di storie famose della criminalità nel passato, con la recita dell'incursione di Bonnie e Clyde, armati di mitra, in una fattoria annessa al carcere in cui una guardia fu uccisa e cinque criminali evasero (l'impresa dei due amanti, che poi finirono sulla sedia elettrica, avvenne nel 1934.). Non è mancata la musica. Nei giorni dell'inaugurazione giravano per il Museo, a disposizione del pubblico, personaggi famosi dell'Amministrazione carceraria come Allan B. Polunsky (cui è dedicato l'attuale braccio della morte) e il "Warden" Jim Willet che ha diretto 89 esecuzioni con l'iniezione letale. Costui dice che spesso i ragazzini chiedono di farsi fotografare l'un l'altro mentre siedono sulla vecchia sedia elettrica. Ciò non è consentito, ma lui si aspetta che qualcuno primo poi infranga il divieto. Si conta su 50 mila visitatori l'anno. Il Museo è aperto dal lunedì al sabato dalle 10 alle 16, la domenica da mezzogiorno alle 17. Il biglietto ordinario ha il prezzo di 4$, gli anziani e gli impiegati dell'Amministrazione carceraria pagano 3$. Il biglietto per i ragazzi da 7 a 17 anni costa solo 2$. I bambini al disotto dei sette anni entrano gratis.
Attrazioni particolari sono la sedia elettrica su cui morirono 361 condannati, l'apparecchiatura usata per eseguire la prima iniezione letale nel 1982, crudeli mezzi di contenzione del passato, la replica in scala 1:1 di una moderna cella di detenzione, strumenti artigianali d'offesa costruiti dai detenuti, come lame affilate che potevano essere nascoste nelle scarpe, punteruoli e garrote.
Il Sindaco di Huntsville William Green ha osservato: "Non è assolutamente macabro. Mostra la storia di un'istituzione che è parte della nostra comunità da 150 anni." Il Direttore del Museo, Weldon Svoboda, sottolinea il fascino che emana da "Old Sparky": "E' il cimelio numero uno. Per qualche ragione la sedia elettrica dà alla gente una specie di nostalgia. Esercita un fascino particolare." Il sito web del Museo del Carcere del Texas si trova all'indirizzo: http://www.txprisonmuseum.org/

 

 

 

 

16) IN FAVORE DI SAN JOSE' MARIA ESCRIVA' DE BALAGUER

 

 

 

Una lettrice, socia attiva 'da sempre', insieme alla sua famiglia, del nostro Comitato, ci ha scritto allarmata per la pubblicazione, nello scorso numero 101, dell'articolo di Christian sulla discussa canonizzazione di José Maria Escrivá de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei. La nostra amica lamenta che le fonti citate nell'articolo siano tutte critiche nei riguardi del nuovo santo e della sua opera. Ella non approva inoltre lo sconfinamento dai temi che rientrano nello scopo della nostra associazione. In effetti, anche se l'azione secolarizzata dell'Opus Dei può avere influito sui diritti civili ed umani di alcuni popoli, soprattutto di lingua ispanica, San José Maria - per quanto ne sappiamo - non si è particolarmente occupato di pena di morte.
Abbiamo suggerito alla nostra socia di scrivere un articolo che integri quello di Christian e ci permetta di farci un'idea il più possibile equilibrata dell'Opus Dei. Anche, ma non solo, a beneficio dei molti lettori cattolici del nostro bollettino. Gliene saremmo sinceramente grati.

 

 

 

 

17) NOTIZIARIO

 

 

Illinois. Ryan ha ancora un mese per decidere sulle commutazioni.

Il Governatore dell'Illinois sta attraversando l'ultimo e più sofferto periodo di riflessione sulla commutazione delle sentenze capitali nel proprio stato. A poco più di un mese dal termine del suo mandato George Ryan ha voluto ricevere le famiglie delle vittime del crimine, ascoltare i loro racconti raccapriccianti, le lacrime, le richieste esacerbate di negare clemenza ai condannati a morte e di procedere con le esecuzioni. Non si possono fare attendibili previsioni sulla decisione finale di Ryan. Non è impossibile che egli commuti in carcere a vita tutte le sentenze capitali prese nel suo stato a motivo dei gravissimi difetti mostrati dal sistema della pena di morte. Se non riterrà di adottare un provvedimento così esteso, sarà per lui difficile stabilire criteri oggettivi, giusti e indiscutibili per escludere alcuni ed includere altri nel provvedimento di clemenza.

 

 

Louisiana. Processo capitale per un sedicenne.

Un altro caso che potrebbe entrare nella storia della pena di morte è quello del minorenne Jesse Aaron Swartz, accusato di aver ucciso il 5 marzo scorso un poliziotto in Louisiana. Jesse, che ora ha 17 anni e ne aveva 16 al momento del delitto, si riconosce colpevole in una dichiarazione e in una confessione registrata in possesso della polizia. Nelle fasi preliminari del processo che comincerà il 6 gennaio, i legali di Swartz hanno chiesto alla Giudice Cynthia Woodard di non ammettere tra le prove la confessione dell'accusato resa senza l'assistenza di un legale. Il 5 novembre la Giudice ha respinto la richiesta affermando che la confessione è stata fatta liberamente e volontariamente.

 

 

Oklahoma. Proposta di legge contro la pena di morte ai minorenni.

Il deputato Opio Ture all'inizio di dicembre ha proposto al Parlamento dell'Oklahoma una legge che vieta la pena di morte per crimini commessi nella minore età. Nello stato governato da Frank Keating, cattolico ma ferreo sostenitore delle pena capitale, questa proposta di legge non avrà vita facile ma non è escluso che possa essere approvata anche perché è appoggiata da numerosi leader religiosi e da organizzazioni per i diritti civili. Ture, nella passata sessione legislativa, ha ottenuto l'approvazione di una legge che proibiva la pena di morte per i ritardati mentali, subito cancellata dal veto di Keating.

 

 

Nebraska. La rimozione della sedia elettrica può attendere.

Una sessione straordianaria del Parlamento del Nebraska si è aperta il 7 novembre per risolvere due problemi urgenti e non rischiare la messa in mora del sitema della pena di morte: la dismissione della sedia elettrica, essendo rimasto il Nebraska l'unico stato a conservare tale metodo di esecuzione, il cambiamento della procedura per determinare le sentenze di morte, adeguandola a quanto prescritto dalla Corte Suprema federale che nel giugno scorso ha sentenziato che spetta alle giurie e non ai giudici determinare le condanne capitali. La sessione si è rivelata subito arroventata perché una minoranza di senatori voleva sfruttarla anche per introdurre alcune norme che restringessero l'uso della pena di morte. I risultati della sessione strordinaria sono stati minimali: la sedia elettrica è rimasta la suo posto ed è stata soltanto approvata una legge proposta dal Governatore Mike Johanns che affida alle giurie, in luogo dei giudici, il compito di determinare l'esistenza delle circostanze aggravanti che comportano una sentenza di morte.

 

 

Tennessee. Discusso l'appello di Workman.

Il 3 dicembre si è svolta una vivace udienza davanti ad una commissione di tre giudici facenti parte della Corte Criminale d'Appello del Tennessee. Gli avvocati di Philip Workman e l'accusa si sono scontrate sulla validità delle nuove prove a discarico portate in luce dalle investigazioni fatte fare dalla difesa. Workman è accusato di aver ucciso un poliziotto durante una rapina nel 1981 ed è giunto a meno di un'ora dall'esecuzione il 30 marzo del 2001 (v. n. 85). Non è stata fino ad ora resa nota la decisione della commissione di tre giudici.

 

 

Texas. Nominati due avvocati per Burdine ma non quello da lui voluto.

Il 19 novembre la Giudice distrettuale Joan Huffman ha nominato due difensori d'ufficio per Calvin Burdine che deve affrontare il suo secondo processo capitale a partire dal 17 marzo prossimo. Burdine, che è già assistito da Danalynn Recer, un'avvocatessa volontaria, non ha chiesto la nomina degli avvocati. Burdine vorrebbe essere difeso da Robert McGlasson che lo ha assistito fino ad ora riuscendo a far annullare il primo processo in cui il suo legale si addormentò più volte. Gli avvocati nominati dalla Huffman, con l'approvazione dell'accusa, sono Anthony J. Osso e Dick Wheelan.

 

 

Texas. Negata la nomina dell'avvocato Wright che ha difeso Johnny Penry per 22 anni.

Ricordiamo che a John Paul Penry nel mese di luglio è stata inflitta per la terza volta una condanna capitale negando che egli sia un ritardato mentale. Tuttavia la Giudice distrettuale Elizabeth Cocker l'11 novembre si è rifiutata di nominare come difensore di Penry in appello l'avvocato John Wright che lo assiste dal 1980. Wright avrebbe fatto il suo lavoro anche gratuitamente. La Giudice ha obiettato che Penry non è in grado di rinunciare - consapevolmente, intelligentemente e volontariamente - al diritto di giovarsi dell'opera di Stephen Taylor, un avvocato da lei nominato, che potrebbe mettere in questione la qualità della difesa di cui ha fruito Penry durante il processo.

 

 

 

 

Dalla redazione: il Foglio di Collegamento di norma viene preparato nella prima quindicina di ogni mese. Pertanto chi vuole far pubblicare articoli, appelli, notizie, comunicati, iniziative, lettere o riflessioni personali deve far pervenire i testi in tempo utile a un membro del Consiglio Direttivo o, preferibilmente, inviare un mail a mailto:prougeau@tin.it

 

Questo numero è stato chiuso il 10 dicembre 2002