FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 232  -  Novembre 2016

Dylann Roof, 21 anni

 

SOMMARIO:

1) Elezioni USA: sconfitta totale per i diritti umani    

     Sembra che Donald Trump non sappia che cosa siano i diritti umani 

     Si teme che Donald Trump dia un forte impulso alla pena di morte 

     In California ha vinto il referendum forcaiolo   

     Ripristinata la pena di morte in Nebraska   

     La pena di morte trova posto nella Costituzione dello stato                               dell'Oklahoma

2) Fernando, deluso dal referendum californiano, ci scrive   

3) Pena di morte: con le elezioni cessato allarme in New Mexico?  

4) Estrema battaglia dei difensori in favore di Larry Swearingen 

5) Processo federale contro lo stragista razzista Dylann Roof    

6) Riuscirà il futuro capo della CIA ad uccidere Edward Snowden?  

7) Ritardati mentali: la Corte Suprema andrà contro il Texas?  

8) Accusato di istigazione al linciaggio, il giudice texano si scusa 

9) Il presidente indonesiano cede riguardo alla pena di morte? 

10) Di nuovo un'esecuzione in Giappone     

11) Notiziario: Iran, Iraq, Kuwait, Turchia

 

    

1)  ELEZIONI USA: SCONFITTA TOTALE PER I DIRITTI UMANI

 

L'8 novembre, election day, negli Stati Uniti il movimento per i diritti umani ha dovuto incassare solo sconfitte. In particolare per quanto riguarda la pena di morte. A livello federale, vi è stata l'elezione del nuovo Presidente: Donald Trump, che ha vinto a sorpresa su Hillary Clinton, non promette nulla di buono, anzi... In tutti e tre gli stati in cui si sono tenuti importanti referendum rigurdanti la pena capitale - California, Nebraska e Oklahoma - ha perso il movimento abolizionista. 

 

 

 Sembra che Donald Trump non sappia che cosa siano i diritti umani

 

Condividiamo in pieno le preoccupazioni di Amnesty International, espresse in un comunicato diffuso il 9 novembre, subito dopo la pubblicazione dei risultati elettorali:

"Alla notizia dell’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Usa, il Segretario generale di Amnesty International Salil Shetty ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Durante la sua campagna elettorale, il presidente eletto Trump ha più volte procurato grave costernazione e ha fatto maturare seri dubbi sulla forza dell’impegno verso i diritti umani che potremo aspettarci dagli Usa nel futuro. Ora deve lasciare tutto questo alle spalle e riaffermare e rispettare gli obblighi degli Usa sui diritti umani, sia all’interno del paese che all’estero”. “Nella corsa alla Casa Bianca, gli Usa hanno ascoltato una preoccupante e a volte velenosa retorica da parte del presidente Trump e di altri: una retorica che non può e non deve diventare politica di governo. Le parole xenofobe, sessiste e di odio di Trump non devono trovare posto nel governo” – ha aggiunto Margaret Huang, direttrice generale di Amnesty International Usa. “Il presidente Trump deve impegnarsi pubblicamente a rispettare i diritti umani di tutti, senza alcuna discriminazione. Dai campi d’internamento all’uso della tortura (1), abbiamo visto i risultati disastrosi ottenuti da coloro che abbiamo eletto quando hanno tradito gli impegni degli Usa sui diritti umani. Tutti coloro che sono stati eletti oggi, dall’esecutivo ai consigli comunali, devono tenere in mente quella lezione” – ha concluso Huang. " 

____________

(1) Trump si è dichiarato favorevole all'uso della tortura (ndr)

 

 

Si teme che Donald Trump dia un forte impulso alla pena di morte.

 

Negli anni e nei decenni Donald Trump ha cambiato parere su diverse questioni: sulla guerra in Iraq, sull'aborto, sul diritto coniugale... ma nel sostegno alla pena di morte è stato sempre coerente. Si teme che lo sarà anche dopo essere entrato in carica il 20 gennaio p. v.

Nel 1989, Trump pagò per la pubblicazione a tutta pagina di un appello per il ripristino della pena capitale a New York in modo che fosse comminata a cinque ragazzi neri che si riteneva fossero gli autori di uno stupro avvenuto nel Central Park. Anche dopo che i neri furono scagionati, Donald Trump continuò a dire di ritenerli colpevoli. Da allora in poi ha sempre invocato la pena di morte.

Chris McDaniel - giornalista newyorchese esperto di pena di morte - in un articolo dell'11 novembre spiega in dettaglio il contributo che il nuovo presidente potrebbe dare al rinvigorimento della pena di morte negli USA, pena che fino ad ora è apparsa in costante declino.

Intanto Trump potrebbe spostare l'asse della Corte Suprema, che ora, dopo la morte di Antonin Scalia è composta da soli 8 giudici sui 9 previsti (1). Anche se non ci si può comunque attendere che tale corte dichiari in tempi brevi che la pena di morte è contraria alla Costituzione, la situazione di stallo attuale, con 4 giudici progressisti e 4 conservatori, non è delle peggiori (2). 

La nomina del nono giudice da parte di Trump potrebbe però sbilanciare fortemente la Corte a favore del patibolo.  E altri giudici forcaioli potrebbero entrare nella massima Corte durante al presidenza Trump.

Il Presidente Trump, e l'Attorney General (Ministro della Giustizia) da lui eletto, potrebbero inoltre rivitalizzare la pena di morte a livello federale, praticamente bloccata da decenni: vi sono solo 67 ospiti nel braccio della morte federale di Terre Haute nell'Indiana, vi sono state solo 3 esecuzioni federali dopo il ripristino della pena capitale negli USA.

Barack Obama ha affermato che la pena capitale "è profondamente sconvolgente". Sia lui che i suoi Attorney General non si sono impegnati granché per far funzionare la macchina della morte. È presumibile che l'amministrazione Trump avrà tutt'altro atteggiamento. 

Una delle cause del rallentamento della pena di morte in questi decenni è stata la carenza dei farmaci utilizzati per l'iniezione letale.

La carenza è conseguita dal contrasto tra gli stati con la pena di morte e il governo federale: la FDA (agenzia federale per il cibo e per i farmaci) ha proibito l'importazione del sodio tiopentale dopo che le case farmaceutiche americane si sono rifiutate di vendere il farmaco per le iniezioni letali (3). 

Gli stati sono ricorsi a forniture illegali od hanno cambiato i farmaci sollevando innumerevoli contestazioni con il conseguente rallentamento delle esecuzioni.

Con un nuovo capo della FDA, nominato da Trump, la situazione potrebbe cambiare in peggio. Anche se le grandi case farmaceutiche americane ed europee continueranno a negare i farmaci per le iniezioni letali per salvaguardare la propria immagine, le fabbriche minori non faranno altrettanto.

________________

(1) v. nn. 226, 227, 229

(2) V. n. 229 e articolo qui sotto: "Ritardati mentali: la Corte Suprema andrà contro il Texas?"

(3) v. n.  229, "La casa farmaceutica..."

 

 

In California ha vinto il referendum forcaiolo

 

In California si sono tenuti due referendum di segno opposto: uno per l'abolizione della pena di morte (1), l'altro per accelerare le esecuzioni (2). Era stabilito che sarebbe stato considerato solo il referendum più votato. 

Con un piccolo margine ha prevalso il referendum forcaiolo. 

Di conseguenza verranno stanziate adeguate risorse per far funzionare la macchina della morte, anche se è assai probabile che le contestazioni delle nuove procedure si prolungheranno diradando o sospendendo le esecuzioni almeno in un primo periodo.

Nel referendum abolizionista si sono avuti il 46% di SÌ e il 54% di NO, mentre il referendum forcaiolo è passato con il 51% di SÌ e il 49% di NO.

Il referendum abolizionista avrebbe cancellato la pena di morte nello stato rimpiazzandola con l'ergastolo senza possibilità di uscita sulla parola. Ciò retroattivamente anche per coloro che sono già stati condannati a morte. (3)

Da ora in poi le sentenze capitali verranno subito appellate presso un giudice di una corte superiore, e il numero degli appelli successivi verrà limitato. I sostenitori della nuova legge sostengono che le esecuzioni subiranno un'accelerazione portando sollievo alle famiglie delle vittime del crimine. Costoro dicono - addirittura - che lo stato risparmierà per il diminuire dei costi di incarcerazione.

Ricordiamo che in California l'ultima esecuzione si verificò nel 2006 e che dal 1973 sono stati 'giustiziati' soltanto 13 condannati e che quasi 750 persone sono rinchiuse attualmente nel braccio della morte di San Quentin.

Attualmente in California è allo studio una nuova iniezione letale con un solo farmaco per sostituire il metodo corrente, contestato e sostanzialmente bloccato. 

________________

(1) Nel 2012 un precedente referendum abolizionista in California fallì per poco (v. nn. 197, 201)

(2) V. n. 224.

(3) Il passaggio per l'ergastolo senza possibilità di liberazione sembra essere obbligatorio per tutti gli stati che aboliscono la pena di morte, anche se, giustamente, può essere considerato una condanna a morte al rallentatore. 

 

Ripristinata la pena di morte in Nebraska

 

In un referendum tenutosi l'8 novembre gli abitanti del Nebraska hanno votato in massa per ripristinare la pena di morte, annullando il voto storico del Parlamento che nel 2015 aveva abolito la pena capitale (1). 

In diverse contee la percentuale dei favorevoli alla pena di morte è arrivata addirittura all'80%.

Bob Evnen, cofondatore dell’associazione Nebraskans for the Death Penalty (Abitanti del Nebraska a favore della pena di morte), ha dichiarato trionfante: “Il Parlamento fece un grosso errore su una questione molto importante.” 

Al contrario, il senatore Colby Coash, leader di un gruppo contrario alla pena di morte, ha detto di essere deluso del risultato elettorale ma non dello sforzo che sono riusciti a fare gli abolizionisti. Egli ha attribuito almeno in parte la sconfitta ad alcuni recenti gravissimi crimini avvenuti in Nebraska. “E molto difficile pensare a tali crimini senza avere una risposta emotiva”. 

Il senatore Ernie Chamber - sponsor della legge che aveva abolito la pena di morte ora annullata dal referendum – ha detto che il voto gli ha fatto capire che il Nebraska rimane “uno stato retrogrado che va indietro invece che andare avanti.”

Noi aggiungiamo che hanno certamente pesato gli sforzi incessanti a favore delle pena di morte, fatti dal governatore Pete Ricketts e da eminenti conservatori.

Occorre ricordare che Ricketts tentò senza riuscirci di apporre il suo veto alla legge abolizionista del 2015 sostenuta dal quasi il 70% dei parlamentari (2). 

Forse Pete Ricketts non ha ancora vinto del tutto: gli abolizionisti del Nebraska sperano che trascorra molto tempo prima che ricomincino le esecuzioni nello stato, se mai ricominceranno. 

Nel braccio della morte vi sono 10 uomini, 7 dei quali hanno ancora diversi appelli da presentare.

L'ultima esecuzione in Nebraska risale al 1997. Poi la sedia elettrica è stata dismessa - perchè la Corte Suprema dello stato l'ha ritenuta uno strumento crudele proibito dalla Costituzione USA - ed è stata sostituita dall'iniezione letale, mai usata finora. Lo stato incontra serie difficoltà a procurarsi i farmaci letali.

_______________

(1) v. n. 222. 

(2) Per la cronaca: in precedenza, nel 1979, un altro governatore del Nebraska, Charlie Thone, pose il veto ad una legge abolizionista ma il Parlamento non ebbe i numeri per annullare il veto.

 

 

La pena di morte trova posto nella Costituzione dello stato dell'Oklahoma

 

Nel referendum tenutosi l'8 novembre gli elettori dell'Oklahoma hanno approvato a grande maggioranza (942,504 voti contro 447,717) l'emendamento con cui la pena di morte è entrata nella Costituzione dello stato. 

Con la Question 776 approvata nel referendum è stato inoltre conferito al Parlamento il potere di autorizzare qualsiasi metodo di esecuzione. 

La Question 776 per di più proibisce di commutare le sentenze capitali qualora il metodo di esecuzione venga cambiato. E infine stabilisce che la Corte Suprema dell'Oklahoma non ha la facoltà di proibire un metodo di esecuzione definendolo 'crudele e inusuale'.

Il referendum è stato proposto in ottobre per sbloccare l'empasse in cui si trova la pena capitale da quasi due anni. Infatti in Oklahoma, uno degli stati più forcaioli, le esecuzioni sono state sospese in seguito a 2 esecuzioni 'mal riuscite' . In un caso il condannato Clayton Lockett ebbe una straziante

agonia di 43 minuti (1), nell'altro fu somministrato a Charles Warner un farmaco non contemplato nel protocollo di esecuzione (2).

______________

(1) V. n. 214

(2) V. n. 224, "La Governatrice dribbla il Papa ..."

 

 

2) FERNANDO, DELUSO DAL REFERENDUM CALIFORNIANO, CI SCRIVE

 

San Quentin, 9 novembre 2016

Cari amici,  questa mattina mi sono sentito come se qualcuno mi avesse colpito nel ventre con una mazza. I risultati del voto non davano certo motivo di rallegrarsi. La California non ha votato per abolire la pena di morte. Anzi, la California ha votato per accelerare gli appelli e procedere più rapidamente con le esecuzioni.

Appena due settimane fa, prima che ci fossero queste votazioni, avevo notato un cambiamento nel comportamento di alcuni detenuti qui dentro. Sembravano ottimisti, parlavano persino delle prigioni nelle quali avrebbero voluto essere trasferiti. Prigioni più vicine ai loro cari, perché potessero far loro visita. Alcuni detenuti “rinati” (convertiti alla fede, ndr) hanno persino effettuato veglie di preghiera.

Vedere questi uomini con il volto speranzoso mi preoccupava perché, se il voto fosse stato con esito negativo, avrebbero sofferto per molto tempo. Quanto a me, non potevo permettermi di essere entusiasta, per provare meno dolore in caso di fallimento. Come per molte altre cose da quando sono in carcere, non ho nessun potere decisionale sui risultati, e ho pensato fosse meglio non tormentarmi senza motivo.

Adesso le persone hanno votato e la pena di morte resta in vigore. Sono stati scelti, come punizione, la sofferenza e il dolore che si ritiene un condannato provi durante l’esecuzione! Le esecuzioni fallite e tormentose che hanno già avuto luogo nel nostro Paese lo dimostrano. Aver demonizzato i criminali convince le persone che l’omicidio di stato è una cosa giusta! Il termine giusto per definire il modo in cui le scelte delle masse vengono fatte oscillare da una parte piuttosto che dall’altra è manipolazione. Dopo tutto le masse sono ingenue e credono a ciò che viene detto loro. Le loro priorità nella vita non sono fare indagini approfondite e confrontare le cose vere. Preferiscono adagiarsi sulle argomentazioni dello stato, che dice che la legge è la legge, e che tanto saranno altri ad effettuare le esecuzioni!

Compassione? Ammesso che esista, nessuno vuole dimostrare compassione nei nostri confronti! Poi c’è anche la tattica del “e se…”. E se la pena di morte fosse abolita, cosa accadrebbe dopo? Il sospetto nasce semplicemente dall’ignoranza delle persone! Quindi la manipolazione si limiterà a far credere falsamente che questi uomini un giorno verranno liberati. Fino a quando verrà utilizzata la tattica di instillare la paura nelle masse, si otterranno le risposte volute!

A quanto pare avrò altri ieri e altri domani. Mi arrendo a questa realtà e nella resa la accetto così com’è.

Vi voglio bene     Fernando (Nendy)

 

 

3) PENA DI MORTE: CON LE ELEZIONI CESSATO ALLARME IN NEW MEXICO?

 

Speriamo che il consistente aumento del numero dei parlamentari del Partito Democratico in New Mexico, conseguente alle votazioni dell'8 novembre, rimandi alle calende greche il ripristino della pena di morte nello stato, caldeggiato dai Repubblicani e dalla Governatrice Susana Martinez.

 

L'iniziativa per ripristinare la pena di morte nel New Mexico (1) finirà probabilmente nel nulla a causa del capovolgimento politico verificatosi in seguito alle elezioni dell'8 novembre. 

La deputata Gail Chasey, che aveva promosso la legge abolizionista nel 2009, ha detto di ritenere che la proposta di reintrodurre la pena capitale riceverà una fredda accoglienza tra i parlamentari democratici - che ora sono in netta maggioranza - dopo che alcuni candidati repubblicani l'hanno cavalcata nella loro campagna elettorale.

I democratici nuovi eletti sono per lo più contrari alla reintroduzione della pena di morte.

Con tutto ciò la deputata repubblicana Monica Youngblood, co-sponsorizzatrice della proposta di legge forcaiola, non si è data per vinta (pur con l'insuccesso dell'altro co-sponsor) e ha dichiarato: "Intendo ancora portare avanti questa legge. Ritengo che il popolo del New Mexico - e specialmente i miei elettori - lo vogliano".  La Youngblood vuole perfezionare la proposta di legge studiando anche ciò che avviene in altri stati.

Anche la Governatrice repubblicana Susana Martinez, che in agosto aveva chiesto la reintroduzione della pena di morte dopo il verificarsi di alcuni orrendi crimini - come lo stupro e l'uccisione di una bimba di 10 anni da parte di 3 adulti (tra cui la madre della vittima) - sembra non voglia mollare la presa.

In ogni caso la proposta di ripristinare la pena di morte è scivolata in fondo all'agenda parlamentare. Ora sembra che abbiano la precedenza i problemi riguardanti l'economia e il lavoro.

In effetti la pena di morte non è stata mai un'icona del New Mexico, che ha compiuto una sola esecuzione dopo il 1960, nel 2001 quando fu somministrata l'iniezione letale a Terry Clark che aveva violentato ed ucciso una bambina di 9 anni.

__________________

(1) V. n. 231

 

 

4) ESTREMA BATTAGLIA DEI DIFENSORI IN FAVORE DI LARRY SWEARINGEN

 

È ammirevole l'impegno in extremis dei legali dell'Innocence Project per strappare alla morte Larry Swearingen che il Texas vuole assolutamente 'giustiziare'. Larry è arrivato già quattro volte alle soglie dell'esecuzione nonostante vi siano credibili prove delle sua innocenza.

 

I legali di Larry Swearingen, in un estremo tentativo di salvare la vita del loro assistito (1), hanno addirittura messo sotto accusa numerose autorità del Texas. Ivi compresi i 9 giudici della Corte Criminale d'Appello del Texas. Tale corte si è battuta per ottenere l'esecuzione di Larry pur essendoci per lui credibili prove di innocenza.

Il 3 ottobre il diniego della Corte Suprema degli Stati Uniti di entrare nel suo caso, sembrava aver chiuso definitivamente la porta alla difesa di Larry.

Ma gli avvocati dell'Innocence Project non si sono dati per vinti: hanno intentato una causa civile contro le autorità texane.

Nel ricorso di 28 pagine acquisito il 31 ottobre dalla competente Corte Federale Distrettuale i difensori accusano le autorità e i giudici di aver privato Swearingen del diritto di provare la sua innocenza per mezzo di ulteriori test del DNA sui reperti prelevati nel bosco in cui fu violentata ed uccisa nel 1998 la studentessa diciannovenne Melissa Trotter (2). 

Nel ricorso si chiede al Giudice Distrettuale Lee Yeakel di affermare che il Texas ha violato i suoi diritti costituzionali impedendo senza motivo gli ulteriori test, e di autorizzare test sul collant con cui fu strangolata Melissa, sui suoi vestiti, sul prelievo vaginale e su quattro mozziconi di sigaretta. Test che non erano ancora in uso nel 2000 al momento del processo.

Le tracce sui vestiti, in particolare, secondo l'avvocato difensore Bryce Benjet dell'Innocence Project (3), possono portare all'identificazione del colpevole: "I test possono sia determinare se un innocente è in prigione, sia portare all'identificazione del vero colpevole."

(1) Ordini di esecuzione per Larry furono firmati il 17 ottobre 2006, poi nuovamente il 19 dicembre 2008 e il 6 giugno 2011. L’ultimo il 19 dicembre 2012, con data di esecuzione fissata per il 27 febbraio 2013. Potrebbe essere imminente un ulteriore evento del genere.

(2) V. nn. ...; 196; 199; 202; 203; 209, Notiziario, 212; 214; 215; 224; 225; 231, Notiziario

(3) Oltre all'avvocato Benjet, si occupa di Larry l'avvocato James Rytting, sempre dell'Innocence Project. Con quest'ultimo abbiamo una regolare corrispondenza.

 

 

5) PROCESSO FEDERALE CONTRO LO STRAGISTA RAZZISTA DYLANN ROOF

 

Dylann Roof, un ragazzo bianco di 21 anni, l'anno scorso ha compiuto una strage in una chiesa della Carolina del Sud frequentata da neri, per odio razziale. E' stato giudicato sano di mente. Ora la lenta e, speriamo, inconcludente macchina della pena capitale federale si accinge a processarlo.

 

La chiesa metodista episcopale di Charleston nella Carolina del Sud, costruita nel 1816, è la più antica chiesa degli Stati Uniti per afroamericani (1). Fu ripetutamente al centro di violenti scontri razziali ed oggi è considerata il simbolo del riscatto dei Neri. In quanto tale è stata scelta dal giovanissimo 'suprematista' bianco Dylann Roof per compiere una strage di stampo razzista. 

Il 17 giugno 2015 il 21-enne Dylann Roof aprì il fuoco nella chiesa uccidendo 9 persone con l'intento di scatenare un conflitto razziale. Tra le vittime vi fu il pastore nero Clementa Pinckney, senatore della South Carolina.

Catturato in North Carolina il giorno successivo alla strage, Dylann Roof ha confessato il crimine da lui commesso.

Il processo capitale intentato contro di lui nella giurisdizione federale è cominciato il 28 novembre con l'estenuante procedura della scelta dei 12  giurati e delle 6 riserve tra 512 persone selezionate in  precedenza.

Durante tale procedimento Dylann Roof sedeva nel banco riservato all'avvocato difensore. Infatti Roof ha scelto di difendersi da solo, i legali saranno soltanto suoi consulenti.

Siccome il diritto di difendersi in proprio è riconosciuto solo alle persone sane di mente, un complesso procedimento in gran parte segreto durato due giorni, comprendente l'esame di Roof da parte di un noto psichiatra, è stato necessario prima di convalidare la scelta dell'imputato.

I familiari delle vittime e la stampa hanno stigmatizzato la segretezza del procedimento.

Il processo si prolungherà nel 2017. Data l'impasse in cui si trova il sistema della pena di morte federale, è difficile che Dylann Roof venga messo a morte... a meno che Donald Trump non riformi radicalmente il sistema penale federale (2).

___________________

(1) Per la precisione, si tratta della Emanuel African Methodist Episcopal Church

(2) V. qui sopra: "Si teme che Donald Trump..."

 

 

6) RIUSCIRÀ IL FUTURO CAPO DELLA CIA AD UCCIDERE EDWARD SNOWDEN?

Edward J. Snowden rivelò segreti di stato che mettevano in cattiva luce gli Stati Uniti e il Regno Unito. Poi si rifugiò in Russia. Ora potrebbe essere consegnato da Vladimir Putin e messo a morte.

 

Mike Pompeo, ex parlamentare repubblicano del Kansas, ha da sempre dichiarato che Edward Snowden, il creatore di Wikileaks, dovrebbe essere condannato a morte. Ci sono forti probabilità che tra pochi mesi Pompeo diventi il numero uno della CIA, l’agenzia che, come tutti sappiamo, non bada molto ai metodi che usa, per ottenere i risultati a cui ambisce, in qualsiasi parte del mondo: droni, assassinii extragiudiziali, sparizioni e spie sono notoriamente utilizzati per i suoi scopi. 

Lo scorso febbraio Pompeo aveva dichiarato che il “traditore” Snowden “dovrebbe essere portato indietro dalla Russia, dovrebbe subire un meritato processo, e il giusto risultato sarebbe una condanna a morte”. 

Ricordiamo che il 33-enne Edward J. Snowden, un ex contractor che lavorava per NSA (la grande Agenzia per la Sicurezza Nazionale americana) e per la CIA, è diventato famoso nell'estate del 2013 dopo aver rivelato informazioni riservate, cui aveva avuto accesso in qualità di analista, che mettevano in cattiva luce gli Stati Uniti e il Regno Unito. Le informazioni erano diventate di dominio pubblico dopo essere state pubblicate, anonime, a partire da maggio sul quotidiano inglese The Guardian. (1)

La nomina di Pompeo, proposta dal neo presidente Trump, deve ancora essere approvata dal Senato, che però, essendo costituito per la maggioranza da Repubblicani, probabilmente l'approverà. Considerato che Snowden ora è in Russia e che Putin ha già mostrato molta simpatia per il neo eletto presidente USA, ci sono purtroppo discrete possibilità che lo “zar” Vladimir Putin voglia accontentare Trump consegnando Snowden. La consegna e la condanna a morte di Edward Snowden potrebbero anche avvenire tramite la CIA per vie traverse… (Grazia)

_________________

(1) V. n. 207, "Dopo Manning è Snowden..."; n. 209, "Datagate..." e " Privacy,..."; n.  225, "L’attentato di Parigi..."

 

 

7) RITARDATI MENTALI: LA CORTE SUPREMA ANDRÀ CONTRO IL TEXAS?

 

Un'importante sentenza potrebbe uscire nei prossimi mesi dalla Corte Suprema USA. Ci si aspetta la condanna del modo in cui il Texas si rifiuta di riconoscere il ritardo mentale degli omicidi.  

 

Nell'udienza tenutasi il 29 novembre, la Corte Suprema degli Stati Uniti è apparsa favorevole alla commutazione della condanna capitale inflitta in Texas a Bobby James Moore, condannato a morte per un omicidio da lui commesso nel lontano 1980, quando aveva 20 anni.

E' indubbio che Moore sia un ritardato mentale (la sua disabilità mentale risale all'infanzia) ma, per la Corte Criminale d'Appello del Texas (TCCA), non lo è abbastanza per comprenderlo nella categoria dei ritardati mentali (1) per la quale, nel 2002, la Corte Suprema USA stabilì l'esenzione dalla pena di morte (2).

La difesa di Bobby Moore ha contestato i criteri adottati dal Texas fin dal 2004 per accertare la disabilità mentale, detti criteri Briseno (2) Ricordiamo che allora la TCCA - trattando il caso di tale José Briseno - enunciò sette requisiti che devono essere tutti presenti. Tra questi vi sono fattori aggiuntivi alle valutazioni scientifiche del ritardo mentale. Si tratta di criteri collegati al crimine commesso, che permettono l’esecuzione della sentenza se, per esempio, la corte determina che il crimine richiedeva premeditazione, pianificazione ed esecuzione articolata. 

Nel corso dell'udienza del 29 novembre, gli otto giudici che attualmente compongono la massima corte si sono espressi abbastanza chiaramente lasciando capire che, con una maggioranza di 5 a 3, sono favorevoli a Bobby Moore.

Il giudice Anthony Kennedy - un conservatore che qualche volta si unisce ai quattro giudici 'liberali' - è apparso disposto ad esprimere il voto chiave a favore di Moore. Egli ha infatti affermato che le decisioni precedenti della TCCA "limitano realmente" la definizione di disabilità mentale.

La giudice 'liberale' Elena Kagan ha aggiunto che gli standard del Texas appaiono respingere i criteri scientifici perché "essi non riflettono la mentalità dei Texani". 

Anche se il dibattito ha fatto emergere chiaramente l'orientamento dei giudici, bisognerà attendere parecchio - forse fino alla fine di giugno - per conoscere la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti sul caso di Bobby J. More.

(1) Per ritardati mentali si intendono coloro che presentano carenze intellettive fin dall'infanzia. La loro categoria non deve essere confusa con quella dei malati mentali (per i quali negli USA non vige alcuna norma generale che ne vieti la condanna a morte).

(2) V. n. 98. L'esenzione dalla pena di morte per i minorenni, la cui categoria è facilmente identificabile, fu stabilita negli USA solo nel 2005.

(3) V. n. 199

 

 

8) ACCUSATO DI ISTIGAZIONE AL LINCIAGGIO, IL GIUDICE TEXANO SI SCUSA 

 

James Oakley, noto giudice texano, ha usato un'epressione che poteva essere intesa come un'istigazione al linciaggio del nero Otis Tyron McKane, assassino di un agente di polizia. Oakley si è scusato ma ha chiarito che non cambia opinione riguardo al trattamento da riservare a McKane.

 

Il 23 novembre scorso James Oakley, noto giudice della contea di Burnet in Texas, ha espresso pubbliche scuse per aver pubblicato sulla pagina Facebook del Dipartimento di Polizia il seguente commento: “E’ giunto il momento di usare un albero e una corda” riferendosi all’afroamericano Oakley che ha ucciso un poliziotto di San Antonio. La sua osservazione era stata aspramente criticata in quanto razzista.

Il Dipartimento di Polizia di San Antonio aveva pubblicato il 21 novembre sulla sua pagina Facebook la notizia dell’arresto del 31enne Otis Tyron McKane, per l’omicidio dell'agente Benjamin Marconi, che da vent’anni operava nel dipartimento.  

Oakley ha ritrattato, dichiarando che in effetti si era trattato di un’osservazione “deavvero rude e dura”. Ma ha aggiunto in una email al quotidiano Austin American-Statesman: “Ciò che in effetti avrei dovuto scrivere, è un commento che rifletta più chiaramente il mio parere sul vile omicidio insensato di un difensore della legge”, precisando che la sua opinione su McKane "rimane la stessa indipendentemente dall’etnia”, e ha dichiarato il suo sostegno alla pena di morte per tutti i reati di omicidio per i quali vi siano prove chiare e complete e siano stati rispettati tutti i dettami della procedura giudiziaria. Ha concluso ricordando di essere un giudice amministrativo e di non avere l’incarico di presiedere nei processi penali. (Grazia)

 

 

9) IL PRESIDENTE INDONESIANO CEDE RIGUARDO ALLA PENA DI MORTE?

 

Messo alle strette da Samantha Hawley, una giornalista australiana, il presidente dell'Indonesia Joko Widodo ha detto che sì, prima o poi la pena di morte verrà abolita anche nel suo paese.

 

Il 4 novembre, alla vigilia di una visita in Australia (poi cancellata per problemi interni) il presidente dell'Indonesia Joko Widodo ha rilasciato un'intervista ad una rete televisiva australiana parlando di varie questioni riguardanti i due paesi.

Dal momento che una delle differenze principali tra Indonesia e Australia è la posizione sulla pena di morte, si è discusso dell'esecuzione di due australiani nel 2015 durante la presidenza Widodo. La giornalista Samantha Hawley ha ricordato che "l'Australia aveva scongiurato" di risparmiare i due concittadini accusati di reati di droga, e ha domandato a Joko Widodo se non gli fosse venuto qualche dubbio in merito alle due esecuzioni.

Il Presidente indonesiano ha risposto nel modo consueto: aveva soltanto rispettato la legge dell'Indonesia. La Hawley lo ha allora incalzato dicendo che la fucilazione è un metodo barbaro e chiedendogli se avesse almeno intenzione di cambiare tale metodo. Widodo ha risposto ancora una volta di voler rispettare il volere del popolo e dei legislatori e poi ha cominciato a cedere dicendo: "Penso ai paesi europei e ad altri paesi nei quali nel passato c'era la pena di morte.

Dal momento in cui i cittadini hanno chiesto di cambiare, loro hanno cambiato. Noi siamo del tutto aperti ad ogni opzione."

Samantha Hawley infine gli ha chiesto se pensasse che gli Indonesiani cambieranno il loro modo di pensare, ricevendo questa risposta: "Sì, non so quando ma vogliamo muoverci in questa direzione".

Che stiano venendo dei dubbi a Widodo sulla pena capitale è confermato anche dal fatto che a luglio scorso su 14 esecuzioni programmate ne furono eseguite soltanto  4  (1).

________________

(1) V. n. 230

 

 

10) DI NUOVO UN'ESECUZIONE IN GIAPPONE

 

L'11 novembre il Giappone ha compiuto la prima esecuzione capitale dopo il pronunciamento degli avvocati del Paese del Sol Levante che si sono detti esplicitamente contrari alla pena di morte.

 

Kenichi Tajiri, di 45 anni, condannato a morte nel 2012 per l’uccisione di due donne durante altrettante rapine, è stato impiccato l'11 novembre in una prigione della Prefettura di Fukuoka.

Questa esecuzione, avvenuta un mese dopo la storica presa di posizione degli avvocati giapponesi contro la pena di morte (1), segue le due condanne eseguite in marzo.

In Giappone l’esecuzione è segreta; il condannato viene avvertito dell’esecuzione solo poche ore prima che avvenga e alcune volte per niente; i parenti vengono informati solo ad esecuzione avvenuta. Amnesty denuncia che nei casi capitali spesso manca una difesa adeguata e che sono stati giustiziati o lasciati nel braccio della morte ritardati e malati mentali. 

Il Ministro della Giustizia, Katsutoshi Kaneda, parlamentare del partito liberal democratico, che ha firmato l'ordine di esecuzione per Kenichi Tajiri, ha dichiarato che in Giappone la condanna a morte viene comminata, dopo un giusto processo, a chi ha perpetrato crimini particolarmente efferati. Questa è stata la prima condanna eseguita da quando Kaneda ha assunto l’incarico di Ministro della Giustizia ad agosto. 17 prigionieri sono stati impiccati da quando Shinzo Abe è diventato Primo Ministro per la seconda volta nel 2012 (2).

Pur riconoscendo la presa di posizione abolizionista degli avvocati giapponesi, Kaneda ha affermato che l’abolizione della pena capitale non gli sembra praticabile visto che nel suo paese moltissime persone sono a favore della pena di morte per i delitti più efferati.

All’annuncio dell’esecuzione Amnesty International ha condannato il Governo giapponese perché va contro il trend globale verso l’abolizione della pena capitale.

Tra i 7 paesi più industrializzati, solo il Giappone e gli Strati  Uniti continuano ad utilizzare la pena di morte. (Pupa)

 

______________

(1) V. n. 231

(2) V. n. 227 e nn. ivi citati

 

 

11) NOTIZIARIO

 

Iran. Macabra propaganda delle esecuzioni. In un comunicato del 17 novembre Amnesty International scrive tra l'altro: [...] Il 2 agosto 2016 sono stati messi a morte 25 uomini accusati di appartenenza a un gruppo armato. Subito dopo, le autorità iraniane hanno avviato una massiccia campagna di comunicazione facendo trasmettere dai mezzi d’informazione sotto il loro controllo tutta una serie di video contenenti “confessioni” forzate degli imputati, allo scopo di giustificarne l’esecuzione. I 25 uomini, tutti sunniti, messi a morte il 2 agosto 2016 facevano parte di un più ampio gruppo di prigionieri arrestati tra il 2009 e il 2011 nella provincia del Kurdistan, all’epoca teatro di scontri armati e di omicidi. Molti di loro, tra cui Barzan Nasrollahzadeh - minorenne al momento

dell’arresto – si trovano ancora nel braccio della morte in attesa dell’esecuzione. [...] Le confessioni erano precedute da titoli sensazionalistici come “Nelle mani del diavolo” o “Nel profondo dell’oscurità”, accompagnate da colonne sonore melodrammatiche e in alcuni casi precedute o intervallate da scritte cinematografiche come “prossimamente” o “continua”. [...] In conversazioni fatte con un telefono cellulare entrato in carcere di nascosto e poi pubblicate online, molti dei 25 prigionieri dicono di essere stati costretti a rilasciare “confessioni” di fronte alle telecamere dopo aver subito mesi di tortura nelle celle d’isolamento dei centri di detenzione del ministero dell’Intelligence. Nelle conversazioni, i prigionieri parlano di calci, pugni, bastonate, frustate, privazione del sonno e diniego di cibo e cure mediche. “Non avevo alternativa, non ce la facevo più a sopportare altre torture. [I funzionari dell’intelligence] mi hanno messo davanti a una telecamera promettendomi che, se avessi detto quello che loro volevano, il caso sarebbe stato chiuso e sarei stato rilasciato” – sono le parole di Mokhtar Rahimi, uno dei 25 prigionieri poi messi a morte, le cui dichiarazioni sono state usate contro di lui durante il processo. Un altro prigioniero, Kaveh Sharifi, racconta che ha dovuto imparare a memoria un testo di sei pagine preparato dal ministero dell’Intelligence: “Ho ripetuto quasi due ore al giorno fino a quando non ho imparato tutto a memoria. Mi hanno persino indicato come muovere le mani e mi hanno detto di mostrare un aspetto sorridente, per non far capire che mi avevano tenuto in isolamento e trattato male”. [...] Nelle immagini, i condannati si descrivono in modo denigratorio come “terroristi” che meritano di essere puniti; “confessano” di far parte di un gruppo denominato Towhid va Jahad, che ha compiuto attentati e pianificato l’uccisione di “infedeli”. In alcuni video, si paragonano allo Stato Islamico e affermano che avrebbero commesso “atrocità peggiori dello Stato Islamico” se non li avessero fermati in tempo. Le loro “confessioni” sono intervallate da immagini di azioni atroci dello Stato Islamico in Iraq e in Siria, per sfruttare la paura dei cittadini iraniani e giustificare in questo modo le esecuzioni. I video contengono alcune incongruenze, come se i condannati a morte stessero recitando un copione: in alcuni casi, gli uomini fanno riferimento a fatti accaduti mesi dopo il loro arresto o, da un video all’altro, la descrizione del loro coinvolgimento cambia completamente. [...] A oltre tre mesi di distanza dalle esecuzioni, le autorità iraniane ancora non sono in grado di fornire informazioni sui reati specifici per i quali ciascuna delle 25 persone è stata messa a morte. [...] Dal 1° gennaio al 26 ottobre 2016 in Iran sono state eseguite almeno 457 condanne a morte ma il numero effettivo è probabilmente assai più alto. V. https://www.amnesty.org/en/documents/mde13/5079/2016/en/

 

Iraq. Un membro dell'ISIS si pente. Hassan Hamza, un militante dell’ISIS catturato dalle milizie curde Peshmerga lo scorso ottobre, ha confessato di essere uno dei boia dell’organizzazione e di aver decapitato sei ostaggi sciiti il primo giorno del suo addestramento. Il militante ha dichiarato che, dopo alcuni mesi di adesione all’ISIS, fu scelto con altri cinque per effettuare le decapitazioni. “Dopo averci fatto vedere dei video di decapitazioni, ci fu spiegata l’importanza di queste punizioni. Poi gli addestratori decapitarono alcune persone davanti a noi”. Quando arrivò il suo turno di mettere in pratica ‘le lezioni’, portarono a Hamza un certo numero di ostaggi sciiti e gli dissero di “decapitarne qualcuno per allenarsi, così io ne decapitai sei”. Adesso che è in carcere, Hamza afferma di essere stato ingannato dai suoi superiori dell’ISIS ed è pentito del suo operato. “Ciò che l’ISIS diceva dei Peshmerga non era vero, perché essi mi hanno trattato bene. Sono Musulmani e pregano”. Pur non essendo sicuro di essere ascoltato dai suoi compagni militanti, Hamza ha inviato loro un messaggio, invitandoli a deporre le armi e a smettere di combattere, perché altrimenti il loro destino sarà soltanto la morte.

 

Iraq. Torture in pubblico nei riguardi di sospetti appartenenti all'ISIS. Nella dura battaglia per strappare il settore Sud Est sella città di Mosul alle forze dell'Isis, i miliziani irregolari delle tribù Sab’awi, che affiancano le forze irachene, hanno compiuto rappresaglie nei riguardi di uomini e ragazzi sospettati di avere militato con lo Stato Islamico. In un comunicato del 2 novembre Lynn Maalouf, vicedirettrice per le ricerche dell’ufficio regionale di Amnesty International di Beirut, afferma: “Abbiamo chiare prove che la milizia della tribù Sab’awi abbia commesso crimini di diritto

internazionale tra cui maltrattamenti e torture ai danni degli abitanti dei villaggi della zona del Qati’ al Sab’awiin, per vendicare crimini commessi dallo Stato islamico”. Un testimone oculare ha riferito che sei miliziani hanno trascinato “Ahmed” (la cui vera identità è protetta per motivi di sicurezza) fuori dalla sua abitazione, hanno accusato suo fratello di far parte di Daesh (acronimo arabo dello Stato Islamico) e lo hanno picchiato brutalmente di fronte alla moglie e ai figli. “L’hanno preso a calci e pugni, colpito tre volte con un congegno elettrico e col calcio dei Kalashnikov, con cavi metallici e con un tubo di gomma per innaffiare”– ha detto il testimone, aggiungendo che dopo il pestaggio “Ahmed” non riusciva a stare in piedi. Una donna ha visto un presunto membro dello Stato Islamico, sospettato di aver preso parte a un attentato contro l’abitazione di un funzionario del governo, legato al cofano di un’autovettura: 'Chiedevano a tutti di uscire fuori e di vedere quel daeshi. Aveva la faccia piena di sangue, avevo paura a guardarlo'.  Tutti i testimoni intervistati hanno confermato un episodio riprovevole: sette uomini e ragazzi tra i 16 e i 25 anni, chiusi in gabbie per i polli posizionate al centro di un incrocio stradale. A uno a uno, venivano fatti uscire dalle gabbie e insultati con frasi quali 'Chi sei tu? Dì che sei un animale, dì che sei un somaro!' prima di essere picchiati e fatti entrare a forza nelle automobili.  “Da tempo le autorità irachene non fermano le azioni di rappresaglia né indagano sui crimini commessi dalle milizie, che stanno prendendo parte anche all’offensiva su Mosul. In questo modo, le autorità hanno alimentato una pericolosa cultura dell’impunità in cui i responsabili sentono di aver le mani libere per compiere altri crimini” – ha commentato Lynn Maalouf.

 

Iraq. Uccisioni e altre torture di sospetti appartenenti all'ISIS nella battaglia di Mosul. In un comincato del 10 novembre Amnesty International ha chiesto alle autorità irachene a indagare in seguito alle denunce secondo le quali uomini con le uniformi della Polizia hanno torturato e ucciso a sangue freddo abitanti dei villaggi a sud di Mosul. Nel comunicato si legge fra l'altro: "I ricercatori di Amnesty International attualmente presenti nel nord dell’Iraq hanno visitato diversi villaggi nelle aree di al-Shura e al-Qayyarah, situati nella provincia di Ninive, a sud e a sud-ovest di Mosul. Hanno raccolto informazioni su almeno sei persone vittime di esecuzioni extragiudiziali in quanto sospettate di avere legami col gruppo armato auto-denominato Stato Islamico".“Uomini che indossavano uniformi della Polizia federale [cioè nazionale e non locale] hanno compiuto uccisioni illegali, arrestando e poi uccidendo a sangue freddo residenti dei villaggi a sud di Mosul. In alcuni casi, le vittime sono state torturate prima di essere passate per le armi” – ha dichiarato Lynn Maalouf, vicedirettrice per le ricerche presso l’Ufficio regionale di Amnesty International di Beirut. “Uccidere volutamente prigionieri e altre persone inermi è vietato dal diritto internazionale umanitario e costituisce un crimine di guerra. È fondamentale che le autorità irachene svolgano indagini immediate, approfondite, imparziali e indipendenti su questi crimini di diritto internazionale e portino i responsabili di fronte alla giustizia. In assenza di punizioni, vi è il forte rischio di assistere ad altri crimini di guerra nei villaggi e nelle città dell’Iraq durante l’offensiva per riprendere Mosul” – ha aggiunto Maalouf.

 

Kuwait. Pena di morte per i giovanissimi che delinquono perché sobillati da Internet. In Kuwait, a partire dal prossimo anno, chiunque abbia 16 o più anni se arrestato sarà processato in una corte per adulti e potrà ricevere la pena di morte per determinati crimini (1). Il 10 novembre Bader Al Ghadhoori, responsabile della protezione dei minorenni presso il Ministero degli Interni del Kuwait, parlando in un forum sui rischi derivanti da un cattivo uso dei mezzi di comunicazione, ha avvertito: "Tutti, ma specialmente gli studenti e i loro genitori devono porre particolare attenzione al cambiamento della legge." Al Ghadhoori ha sottolineato l'importanza della consultazione dei siti in Internet ma ha messo in guardia sui pericoli che ne possono derivare. "I siti online sono a doppio taglio: possono offrire grandi opportunità ma parimenti rischi nefasti. Il problema non è tanto quello dell'esistenza dei siti ma di come si naviga in essi," ha affermato Al Ghadhoori. Il medesimo Bader Al Ghadhoori ha detto che i rischi maggiori derivanti dai siti sono il disturbo della pubblica quiete, gli scioperi, le dimostrazioni, le assenze in massa degli studenti, i sit-in, le organizzazioni sotterranee,

i gruppi terroristici, il traffico di droga, l'alcool, il turismo sessuale, la prostituzione e il crimine organizzato. "Alcuni siti lavorano per compromettere le relazioni tra paesi amici, fomentare attacchi contro i leader politici, i presidenti, figure e simboli religiosi, provocano lotte tribali e settarie, mettono in ridicolo e deridono gli altri e diffondono pettegolezzi", ha detto Al Ghadhoori. "La gente deve temere Dio e osservare le leggi e i regolamenti dal momento che molte famiglie soffrono per il cattivo impatto di siti distruttivi", ha aggiunto. 

______________________

(1) V. www.zawya.com/mena/en/story/Kuwait_reduces_juvenile_age_warning_students-GN_13112016_141105/ 

 

Turchia. Erdogan insiste sulla pena di morte. Il 12 novembre - recatosi al funerale di Muhammet Fatih Safiturk, governatore della provincia di Mardin's Derik, ucciso in un attacco del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) - il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha di nuovo ammonito i paesi occidentali affinché non si immischino nelle faccende interne della Turchia: "La questione della reintroduzione della pena di morte è nell'agenda del governo. Ho già detto: 'sarò io quale presidente ad approvare la decisione in merito del Parlamento '. L'Occidente non può decidere in merito, ma noi lo possiamo". "Il perdono di un crimine contro la persona non spetta allo stato ma agli eredi. Non si tratta di un crimine commesso contro lo stato. Lo stato può perdonare un crimine commesso contro di esso, ma è un'altra questione. Siccome il perdono spetta agli eredi, ciò che dicono George o Hans non ci riguarda," ha aggiunto Erdogan. L'uscita di Erdogan sulla pena di morte è incompatibile con l'aspirazione della Turchia ad entrare nell'Unione Europea (v. n. 231).

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 30 novembre 2016