FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 263  -  Settembre 2019

James Dailey

SOMMARIO:

 

1) Urgente! Aiutiamo Dale a fermare un’altra esecuzione in Florida!

2) Paul Browning liberato dal braccio della morte del Nevada

3) Ucciso in Texas Crutsinger stolto omicida con una vita infelice

4) Sesta esecuzione in Texas nel 2019: ucciso Mark Soliz

5) Settima esecuzione in Texas nel 2019: ucciso Robert Sparks

6) Assurde richieste di ripristino della pena di morte in Sudafrica

7) Asia, libera all’estero, si batte contro la legge sulla blasfemia

8) La storia delle esecuzioni capitali in Inghilterra

9) Evento a Torino contro la pena di morte

10) Notiziario: Arizona, Iran, US

1) URGENTE! AIUTIAMO DALE A FERMARE UN’ALTRA ESECUZIONE IN FLORIDA!

 

Il nostro amico floridiano Dale Recinella, impegnato per sventare l’esecuzione capitale di James Dailey, della cui innocenza è assolutamente sicuro, chiede ad ognuno di noi di collaborare con lui scrivendo una semplice lettera, da affrancare con 2,40 euro, al governatore cattolico Ron DeSantis.

 

Il 25 settembre Ron DeSantis ha firmato il terzo mandato di esecuzione da quando è diventato governatore della Florida: il 7 novembre prossimo, se nulla interverrà a interrompere la procedura, sarà infatti messo a morte il 73-enne James Dailey, accusato di un omicidio che ebbe luogo nel 1985. Dailey è cattolico, e ha chiesto al nostro amico Dale Recinella di assisterlo spiritualmente.

Ricordiamo che quest’anno Dale ha già assistito il pluriomicida Gary Ray Bowles, accompagnandolo fino all’esecuzione avvenuta il 22 agosto scorso. Fu un evento molto triste e Dale ci inviò subito dopo un messaggio di affettuosa partecipazione ( Vedi n. 262). Questa volta però sarà molto peggio perché - come hanno dimostrato gli avvocati difensori di Dailey - il condannato è totalmente innocente dell’orrendo crimine attribuitogli.

Nel maggio del 1985 la polizia rinvenne il corpo nudo della 14-enne Shelly Boggio che galleggiava nelle acque di un canale in una zona di pesca. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, Shelly e la sua sorella gemella facevano l’autostop e ricevettero un passaggio da Dailey e da un suo amico, Jack Percey.

L’accusa sostiene che la sorella di Shelly andò a casa dopo essersi fermata a bere con i due uomini, mentre Shelly fu poi da loro portata in un’area di pesca, dove il suo corpo fu successivamente ritrovato, con segni di pugnalate e tracce di stupro.

Percey, ora 64enne, fu condannato all’ergastolo per l’omicidio, mentre Dailey fu condannato a morte.

Il giudice al processo dichiarò che la vittima era stata “pugnalata brutalmente mentre lottava con tutte le sue forze per salvarsi” e che fu trascinata nel canale e tenuta sott’acqua fino a farla affogare. La sua biancheria intima fu trovata sulla riva vicino a macchie di sangue.

Un crimine atroce, dunque, che suscita orrore. Il problema però è che, secondo quanto dichiarato dalla difesa di Dailey, l’unico responsabile dell’omicidio fu Jack Percey. Dale Recinella ci ha scritto una mail e ha allegato il riassunto del caso legale di Dailey, chiedendoci se possibile di aiutarlo a salvare una vita innocente. Riportiamo qui di seguito la traduzione dei due testi:

 

Traduzione dell’email e dell’allegato che abbiamo ricevuto il 28 settembre da Dale Recinella:

 

Cari amici,

mi sto preparando ad assistere spiritualmente James Dailey nella casa della morte. Sento però anche il dovere di condividere con voi le informazioni sul suo caso che non sono state divulgate dai media. Allego alla presente una copia del riassunto del caso di James M. Dailey fornita dai suoi avvocati difensori, con il nome del legale disposto a rispondere a qualsiasi domanda vogliate fargli.

Sono certo che il nostro nuovo governatore Ron DeSantis, cattolico, veterano e a favore della vita, non avrebbe firmato il mandato di esecuzione del Sig. Dailey se avesse avuto queste informazioni.[…]

Per favore pregate per James, per sua moglie, i suoi figli e i suoi cari, e per i cari della ragazzina quattordicenne che fu la vittima del crimine. E per tutti gli agenti e il personale che saranno coinvolti in questo omicidio di stato.

 

Cordiali saluti

Fratello Dale Recinella

 

Riassunto del caso di James M. Dailey fornito dai suoi avvocati difensori

James Dailey ha trascorso oltre 30 anni nel braccio della morte per un delitto che non ha commesso. La Corte Suprema della Florida deve ancora deliberare sulle sue prove di innocenza. Il Governatore deve intervenire per impedire l’esecuzione di un uomo innocente.

Il caso contro il Sig. Dailey è interamente circostanziale:

  •  Nessuna prova fisica ha collegato il Sig. Dailey al delitto. Anche l’accusa ammise, nell’arringa conclusiva, che non c’erano “prove fisiche”, “impronte digitali”, e neppure “capelli o altre fibre”.

  • Nessun testimone collocò il Sig. Dailey sul luogo del delitto.

  • Lo Stato sostenne il caso circostanziale per condannare Dailey, utilizzando testimonianze, inaffidabili e non avvalorate, da parte di spie all’interno del carcere, sebbene vi fossero prove che la polizia aveva istigato i testimoni a farsi avanti mostrando loro articoli di giornale che descrivevano i dettagli del crimine, nel tentativo di indurli a testimoniare, e che agli informatori all’interno del carcere fu garantita una considerevole riduzione della pena che stavano scontando.

  • Gli investigatori si abbassarono fino a usare un noto truffatore pedofilo che aveva in corso un processo per abuso su minore. Il suo caso fu cancellato dall’accusa durante la sua collaborazione ed egli fu liberato senza cauzione per aver testimoniato contro il Sig. Dailey. Questa persona continuò poi a commettere reati sessuali su minorenni.

  • Il pubblico ministero che perseguì il Sig. Dailey al processo, ha successivamente dichiarato di ritenere che la spia all’interno del carcere non aveva fornito una testimonianza veritiera.

  • Lo Stato mancò persino di correggere la sua palesemente falsa testimonianza al processo originale del Sig. Dailey.

  • L’accusa ha rifiutato di concedere un nuovo processo al Sig. Dailey nonostante alla giuria del processo originario non fosse stata rivelata la grande maggioranza di prove sulla sua innocenza.

 

Le prove fisiche esistenti escludono già il Sig. Dailey dai possibili colpevoli:

  •  Gli esperti forensi dell’FBI hanno stabilito che i capelli trovati nella mano della vittima non appartenevano al Sig. Dailey.

 

Il vero omicida ha ripetutamente confessato di essere l’unico responsabile del crimine.

  •  Prima del processo [il coimputato di Dailey] Jack Pearcy non superò il test della macchina della verità e chiese alla polizia di poter vedere un prete.

  • Jack Pearcy confessò, in una deposizione firmata, di aver ucciso la vittima.

  • Mentre era nel carcere di contea in attesa del processo, Jack Pearcy disse, al suo compagno di cella Travis Smith, di essere il coimputato di Dailey, ma che lui “commise il crimine, … che era colpa sua e soltanto sua.”

  • Successivamente, nel carcere Union Correctional Institution, tra il 1992 e il 1996, Pearcy disse al suo compagno di cella Juan Banda che “il Sig. Dailey era innocente del crimine per il quale era stato condannato a morte”. Pearcy dichiarò ancora a Banda la sua colpa e l’innocenza di Dailey in una terza confessione nel carcere Jackson Correctional Institution nel 2007.

  • Il rapporto della polizia del 1985 rivela che Pearcy lasciò la sua casa con la vittima poco prima del crimine e che il Dailey non era con loro; Pearcy poi rientrò a casa da solo. Questo rapporto della polizia fu tenuto illegalmente nascosto agli avvocati difensori di Dailey.

  • Una testimonianza depositata nel giugno 1986 dimostra che il Sig. Pearcy fu visto da solo con la vittima vicino al luogo del delitto, circa all’ora in cui la vittima fu uccisa.

  • Jack Pearcy ha una lunga storia di violenza, in particolare contro le donne. La corte criminale del Kansas ha un dossier che lo riguarda, in cui sono registrati numerosi arresti per atti violenti, minacce terroristiche, stupri e aggressioni. Pearcy era stato anche accusato in un altro caso capitale, un omicidio su commissione nel Missouri.

 

James Dailey è un cattolico da tutta la vita, nonché un veterano che ha servito con orgoglio il suo Paese per tre missioni in Vietnam e una missione in Korea.

  • Il Sig. Dailey non ha precedenti di comportamento violento contro le donne. Anzi, ci sono molti eventi documentati in cui lui ha difeso giovani donne vulnerabili da atti di violenza, incluso un caso in cui Dailey ricevette undici coltellate e rischiò di morire per essere intervenuto a difendere una giovane donna dal suo fidanzato violento e arrabbiato.

 

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Purtroppo il governatore della Florida, pur avendo nel suo sito web una pagina dedicata a ricevere email, non tiene conto di questo tipo di comunicazioni e si sa che prende in considerazione solo lettere autografe inviategli per posta.

Occorre quindi che tutti quelli che hanno a cuore questa tristissima situazione si armino di carta e penna e scrivano con la massima urgenza (va bene anche in italiano) una breve lettera al Governatore, citando i seguenti punti:

  • Orrore per la terribile fine della vittima e compassione per i suoi cari (the crime was horrendous and our sympathy goes to the victim’s family).

  • L’innocenza di James Dailey come segnalata dai suoi avvocati e la colpevolezza con la confessione da parte di Jack Pearcy (James Dailey is innocent, only Jack Pearcy committed the crime, as he many times confessed and stated)

  • Nessuna prova fisica lega James Dailey al delitto, egli è anzi un’ottima persona, veterano di guerra del Vietnam e della Corea e più volte intervenuto ad aiutare persone in difficoltà (there is no physical evidence linking James Dailey to the crime. He has always been on the contrary a very good person, a Vietnam and Korea veteran, and he has often defended persons in difficulty)

  • Il governatore è cattolico, anche lui un veterano e a favore della vita, eviti quindi assolutamente la morte di un innocente (we know you are of solid Catholic faith, that you too are a veteran, and that you have a strong pro-life stance: please do not allow an innocent to be put to death! Spare his life and grant him clemency)

 

Usate le frasi sopra indicate ma esprimetevi il più possibile con parole vostre, firmate la lettera (aggiungendo il vostro nome, cognome e indirizzo per esteso), chiudete in una busta affrancata per gli USA (2,40 Euro) e inviate a:

 

Office of Governor Ron DeSantis State of Florida The Capitol 400 S. Monroe St. Tallahassee, FL 32399-0001 USA

 

Chi invia la lettera ci faccia sapere di averlo fatto, con una mail a prougeau@tiscali.it

Grazie per quanto farete, da parte nostra, di Dale, di James e dei suoi cari (la moglie e i due figli).

2) PAUL BROWNING LIBERATO DAL BRACCIO DELLA MORTE DEL NEVADA

 

Condannato a morte in Nevada nel 1986 e di nuovo nel 2007, Paul Browning è stato ora dichiarato innocente e messo in libertà. Uscendo dal carcere ha dichiarato: “Voglio solo trovare un po’ di pace dopo tutta questa follia". Da notare: l’accusa ha presentato ricorso contro la sua liberazione.

 

Paul Browning è tornato in libertà 33 anni dopo il processo in cui fu condannato a morte in Nevada.

Il 21 agosto scorso, il giudice distrettuale della Contea di Clark, Douglas Herndon - che a marzo aveva annullato l’accusa di omicidio contro di lui – ha ordinato di liberare Browning (1).

Ciò è avvenuto dopo che l’attuale l’avvocato di Browning, Tim Ford, aveva contestato il prolungarsi della detenzione del suo assistito: "Come può il signor Browning essere ancora detenuto nel braccio della morte, quando questa corte ha dichiarato che tutte le accuse contro di lui sono cadute? Non è nemmeno un detenuto in attesa di giudizio, ed è nel braccio della morte. Non può essere."

Paul Browning era stato condannato a morte nel 1986 per rapina e omicidio ai danni del gioielliere di Las Vegas Hugo Elsen. Fu difeso al processo da un avvocato che praticava da meno di un anno, che non intervistò gli agenti di polizia recatisi sulla scena del delitto, non investigò sul crimine e non esaminò le prove a carico.

La Corte Suprema del Nevada annullò la condanna a morte di Browning nel 2004 per l’assistenza legale inefficace. Tuttavia in un secondo processo tenutosi nel 2007 la giuria – basandosi sulle stesse fallaci prove a carico - reiterò la condanna a morte.

Nel 2017, la Corte Federale d’Appello del Nono Circuito annullò nuovamente la condanna di Browning per l’"estremo malfunzionamento" del processo a suo carico. Essendo nel frattempo morti i testimoni d'accusa che l'avvocato di Browning non aveva adeguatamente contro-interrogato durante il processo, il giudice Herndon annullò le accuse contro Browning, affermando che "un processo coerente con il principio del giusto procedimento non è più possibile".

Browning ha costantemente affermato la propria innocenza. Nell’appello presentato dopo la condanna la sua difesa ha fatto presente che la polizia e gli accusatori avevano occultato prove a discarico a cominciare da un'impronta insanguinata trovata sulla scena del delitto che non corrispondeva alle scarpe o alle dimensioni del piede di Browning. L’accusa aveva inoltre manipolato dichiarazioni dei testimoni oculari e non aveva reso noti i favori offerti ad un testimone chiave – un tizio che avrebbe potuto essere addirittura il vero autore dell’omicidio - montando invece l’accusa contro Browning. La difesa per di più ha fatto presente che le ferite da taglio subite dalla vittima non corrispondevano al coltello che secondo l’accusa Browning avrebbe utilizzato per commettere l'omicidio.

L’impianto accusatorio si è disgregato dopo la condanna. L’accusa aveva detto alla giuria che il sangue del gioielliere Hugo Elsen era stato trovato su una giacca marrone chiaro di proprietà di Browning. Tuttavia, Elsen - che è stato in grado di descrivere il suo aggressore prima di morire - ha detto alla polizia che l'assassino indossava una giacca blu e in seguito i test del DNA hanno mostrato che il sangue sulla giacca di Browning non era di Elsen. Elsen disse anche che il suo aggressore aveva “riccioli Jheri” lunghi fino alle spalle, il che era completamente in contrasto con i capelli in stile afro di Browning. La moglie di Elsen non è riuscita a riconoscere Browning in un confronto all’americana, anche se in seguito durante il processo ha testimoniato che era lui l’assassino. Un testimone bianco che lavorava vicino alla scena del delitto ha detto alla polizia di aver visto un uomo correre dopo l'omicidio e ha pensato che avrebbe potuto essere Browning, ma quando la polizia ha chiesto se poteva essere "più sicuro" su chi avesse visto, ha detto, “No, non la penso così. No ... Sembrano tutti uguali, ed è proprio quello che penso quando vedo un nero, che sembrano tutti uguali. "Al processo, tuttavia, il testimone bianco affermò senza esitazione che Browning era l'uomo che aveva visto.

Dopo il suo rilascio, Browning ha dichiarato al Las Vegas Review-Journal: "Voglio solo trovare un po’ di pace dopo tutta questa follia". Parlando del tempo passato nel braccio della morte, ha affermato: "Essendo lì da così tanto tempo, vedi molte cose che ti emozionano. Impari a conoscere le persone, non importa quanto siano orribili i loro crimini. Assisti ad un sacco di morti per cause naturali o per suicidio. Ciò ti sconvolge". Ha anche parlato della cattiva conduzione del suo processo: “Ero lì seduto in tribunale, a partire dall'udienza preliminare, e vedevo i testimoni che parlavano contro di me - tutta la cattiva conduzione del processo. È proprio ingiusto. E ti colpisce proprio qui nelle viscere. Ed è quello che mi ha fatto stare sempre male. "

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(1) Da notare: l’accusa ha presentato ricorso contro la liberazione di Paul Browning. (Pupa)

3) UCCISO IN TEXAS CRUTSINGER STOLTO OMICIDA CON UNA VITA INFELICE

 

Billy Jack Crutsinger si sarebbe potuto salvare dall’iniezione letale subìta il 4 settembre in Texas se avesse potuto giovarsi di un’adeguata difesa legale.

 

Il 4 settembre è stato messo a morte a Huntsville in Texas il 64-enne Billy Jack Crutsinger, accusato di aver ucciso a coltellate il 6 aprile 2003 l’89-enne Pearl Magourik e la figlia di lei, la 71-enne Patricia Syren.

Crutsinger era andato a casa delle due anziane donne per effettuare dei lavori, ma quando capì che esse non avevano abbastanza incarichi da dargli, che gli garantissero un guadagno sufficiente, si ubriacò e in un eccesso di rabbia le uccise. Subito dopo, egli saccheggiò la loro casa, rubando anche la carta di credito e la Cadillac di Patricia.

L’auto macchiata di sangue e i vestiti, pure macchiati di sangue, che Crutsinger indossava quando pugnalò le due donne, furono trovati 3 giorni dopo davanti ad un bar di Fort Worth.

La polizia fermò l’omicida, il giorno successivo al ritrovamento dei cadaveri e dell’auto, in un bar di Galveston, a centinaia di chilometri di distanza: Crutsinger era stato trovato seguendo le “tracce” lasciate dalle spese che fece usando la carta di credito della sua vittima. Pur non avendo un mandato in tal senso, la polizia lo arrestò.

Nei sedici anni trascorsi da allora, la difesa di Crutsinger ha cercato di far annullare la sua condanna a morte soprattutto basandosi sulla condotta illegale della polizia. Solo recentemente l’ultima avvocatessa, Lydia Brandt, ha sostenuto che gli avvocati di Crutsinger “mancarono di difenderlo in modo adeguato” e dimostrarono “una serie di lacune professionali nella difesa sia a livello statale che federale”. Secondo la Brandt, gli avvocati non investigarono sulle attenuanti che avrebbero potuto indurre la giuria a condannare Crutsinger all’ergastolo anziché a morte. In particolare la difesa nel processo capitale trascurò di provare la ridotta capacità mentale dell’imputato, derivante dall’alcolismo, da un trauma alla testa, dalla depressione e dalla scarsa intelligenza.

Secondo quanto dichiarato dalla sua ex moglie e dalla moglie che aveva al momento del processo, Crutsinger ebbe un gran numero di lutti tra i familiari: un suo bimbo era morto appena nato, un altro figlio era morto affogato da piccolo, un terzo figlio adolescente morì di linfoma, suo padre morì travolto da un’auto e anche sua sorella morì in un incidente automobilistico provocato dallo stesso Crutsinger che era alla guida. L’accusa però ha liquidato questi argomenti, sostenendo al processo che il comportamento di Crutsinger non aveva nulla a che vedere con i lutti, ma era solo conseguenza della sua malvagità.

Sebbene le corti si siano rifiutate di riaprire il suo caso, un giudice dissentì dal verdetto della maggioranza: il giudice James Graves della Corte d’Appello del 5° Circuito dichiarò che egli avrebbe voluto sospendere l’esecuzione, in quanto sarebbe stato giusto stanziare altri fondi per investigare in base alle richieste dell’avvocatessa Brandt. L’avvocatessa Brandt aveva infatti dichiarato: “La giuria non udì da parte della difesa alcuna spiegazione sul disturbo mentale provocato dall’alcolismo in relazione al comportamento violento, inclusa una storia di violenza e abusi domestici, e la perdita di molti parenti stretti”. Crutsinger ebbe tre matrimoni falliti e sviluppò la propensione a diventare violento quando beveva.

La Brandt ha descritto l’avvocato precedente di Crutsinger, Richard Alley, come un incompetente che tagliava e incollava frasi insignificanti tratte da verbali di appelli di altri casi, al quale era stato tolto un altro caso capitale e che nel 2006 fu sospeso dalla possibilità di difendere i condannati a morte nei loro appelli (Alley morì nel 2017).

Tutte queste giuste argomentazioni non sono servite purtroppo a salvare la vita del condannato. La Corte Suprema ha respinto anche l’ultimo appello pochi minuti prima dell’esecuzione, che ha così potuto aver luogo. Nessun parente delle due vittime era presente tra i testimoni.

Il condannato, legato al lettino e con gli aghi in vena, ha detto: “Il sistema non è del tutto giusto”, ma ha anche detto di essere in pace perché a breve sarebbe stato con Gesù e con i suoi cari. Ed ha aggiunto: “Mi mancheranno le frittelle dolci e tutti i vecchi film in bianco e nero. Dove sto andando tutto sarà a colori”.

Alle 18,27 Crutsinger è stato dichiarato morto. La sua è stata la 5° esecuzione in Texas di quest’anno con altre 10 in programma entro dicembre. (Grazia)

4) SESTA ESECUZIONE IN TEXAS NEL 2019: UCCISO MARK SOLIZ

 

Cresciuto in un ambiente sociale degradato e con un limitato quoziente intellettuale, Mark Anthony Soliz, compì una serie incredibile di rapine a mano armata nel corso di una settimana nel 2010, uccidendo due persone. È stato condannato a morte e giustiziato per uno dei due omicidi.

 

Il 37-enne Mark Anthony Soliz è stato ucciso il 10 settembre con un’iniezione letale nel vecchio carcere di Huntsville in Texas. Soliz è stato dichiarato morto alle 18:32’ di quel giorno.

È stata così eseguita la sentenza da lui ricevuta nel 2012 per aver ucciso la 61-enne Nancy Weatherly il 29 giugno 2010, nel corso di una rapina compiuta a Godley nei pressi di Fort Worth.

Sua madre era una prostituta che si ubriacava e sniffava solventi durante la gravidanza ed egli soffrì di “sindrome alcolica fetale”, una patologia che avrebbe dovuto risparmiargli la condanna a morte. Egli inoltre aveva un’altra attenuante: un quoziente intellettivo pari a 75, un valore al limite della deficienza.

Ma il Texas negandogli la grazia ha sottolineato la gravità del suo comportamento criminale durante la terribile settimana del 2010 in cui, insieme al complice Jose Ramos (poi condannato all’ergastolo), compì un serie di rapine a mano armata (1).

Nel corso della dichiarazione finale durata 5 minuti Mark Anthony Soliz ha detto - rivolgendosi al figlio e alla nuora di Nancy Weatherly che assistevano all’esecuzione – “Non so se la mia morte lenirà il dolore che vi ho dato… Sono in pace, capisco il dolore che ho inferto a tutti voi.” Dopo aver ringraziato i suoi sostenitori si è rivolto al direttore del carcere dicendogli di essere pronto dando così il via alla somministrazione del farmaco letale, il pentobarbitale.

Si è poi rivolto ancora ai parenti della sua vittima: “Spero che mi perdoniate”.

Soliz è stato il sesto condannato ad essere messo a morte in Texas nel 2019, con altre 9 esecuzioni programmate entro l’anno.

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(1) Risulta che nella fatidica settimana Mark Soliz uccise una seconda persona oltre a Nancy Weatherly, tale Ruben Martinez.

5) SETTIMA ESECUZIONE IN TEXAS NEL 2019: UCCISO ROBERT SPARKS

 

Numerosi testimoni hanno assistito all’esecuzione del pluriomicida stupratore Robert Sparks

 

Il 25 settembre è stato ‘giustiziato’ con un’iniezione letale il nero 45-enne Robert Sparks condannato a morte in Texas per aver ucciso a coltellate nel 2007 nella sua casa a Dallas due ragazzini suoi figliastri, Harold Sublet di 9 anni e Raekwon Agnew di 10. Sparks in quell’occasione uccise a coltellate anche sua moglie, la 30-enne Chare Agnew, e stuprò le due figliastre adolescenti di 12 e 14 anni.

Hanno assistito all’esecuzione di Robert Sparks sia i parenti del condannato che i parenti delle sue vittime, fatti sedere in due diversi locali separati da vetri dalla camera della morte.

Le cronache riportano che quando è cominciata l’iniezione letale il condannato ha detto: “Vi amo tutti”, e poi: “La sento”.

Subito dopo Sparks ha fatto due profondi respiri, ha russato tre volte e poi non si è più mosso. È stato dichiarato morto 23 minuti dopo, alle 18:39’.

Robert Sparks è stato il settimo condannato ad essere messo a morte in Texas nel 2019. Al momento vi sono altre 8 esecuzioni programmate in tale stato entro l’anno.

6) ASSURDE RICHIESTE DI RIPRISTINO DELLA PENA DI MORTE IN SUDAFRICA

 

Nel grande paese che abolì la pena di morte nel 1996 dopo la fine dell'apartheid e l’avvento della democrazia, una petizione per il ripristino della pena capitale va a gonfie vele.

 

Durante tutto il mese di settembre si è parlato del ripristino della pena di morte in Sudafrica, un paese che negli anni novanta l’ha seppellita nel passato dopo la fine dell'apartheid e l’avvento della democrazia. Ciò anche se le autorità e gli intellettuali del paese hanno subito rigettato le richieste forcaiole.

Il Dipartimento di Giustizia e l’amministrazione carceraria hanno emesso un lungo comunicato il 5 settembre respingendo le richieste di indire un referendum per la reintroduzione della pena di morte. Le autorità si sono sentite in dovere di pronunciarsi dopo che una petizione on line per il ripristino della pena capitale per i rei di crimini violenti in particolare ai danni delle donne e dei bambini ha raccolto rapidamente oltre 500.000 firme (1)

La petizione è stata lanciata dopo che a fine agosto la studentessa universitaria 19-enne Uyinene Mrwetyana è stata violentata e uccisa in un ufficio postale a Claremont vicino a Città del Capo. Per l’impiegato postale omicida reo confesso il popolo invoca la pena di morte.

In quella occasione sono stati diffusi dati sulla violenza nei riguardi delle donne in Sudafrica, un paese che ha una popolazione di quasi 60 milioni di abitanti: sarebbero 3.000 le donne uccise in un anno e altre 50.000 le donne vittime di violenza sessuale.

Ricordiamo che la pena capitale fu abolita in Sudafrica nel 1995 - al termine di una moratoria di 5 anni seguita all’impiccagione di Solomon Ngobeni il 14 novembre del 1989 - con una decisione all’unanimità della Corte Costituzionale presieduta da Arthur Chaskalson (2).

Al momento dell’abolizione la popolazione era in netta maggioranza a favore della pena di morte tuttavia Chaskalson dichiarò che non si trattava del volere del pubblico ma dello spirito della Costituzione.

In precedenza la pena di morte era stata usata largamente in Sudafrica. Tra il 1959 e il 1989 il Sudafrica impiccò 3000 persone, di cui oltre 1.200 negli anni ottanta.

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(1) Nel mese di settembre la petizione ha superato le 600.000 firme.

(2) La massima corte emise la storica sentenza affrontando il caso di due omicidi: T. Makwanyane e M. Mchunu

7) ASIA, LIBERA ALL’ESTERO, SI BATTE CONTRO LA LEGGE SULLA BLASFEMIA

 

La pakistana Asia Bibi che dopo l’annullamento della sua condanna a morte per blasfemia ha dovuto lasciare il proprio paese, ora si trova in Canada e, protetta dall’Unione Europea, conta di trasferirsi in Europa nei prossimi mesi.

 

Nella prima intervista rilasciata dopo la conclusione positiva del suo caso, Asia Bibi (1) ha dichiarato al giornale britannico The Sunday Telegraph di essere grata alla Corte Suprema del Pakistan che ha disposto la sua liberazione ma ha ricordato che “ci sono molti altri casi di persone sepolte in carcere per anni per cui occorre decidere. Il mondo deve ascoltarle”.

“Chiedo al mondo intero di farsi carico di questo problema”, ha aggiunto Asia Bibi. “Il modo in cui una qualsiasi persona può essere accusata di blasfemia senza un’equa investigazione, senza una prova adeguata deve essere reso noto. La stessa legge sulla blasfemia deve essere rivista e deve essere previsto un adeguato processo investigativo quando si applica tale legge. Nessuno deve essere dichiarato colpevole di tale atto senza prove”.

Ricordiamo che il calvario di Asia Bibi, una madre di cinque figli (due maschi e tre femmine) che ora ha 54 anni, cominciò il 14 giugno 2009 in seguito ad un dissidio con due contadine musulmane che l’accusarono di aver bevuto dallo stesso recipiente dal quale avevano bevuto loro e che si rifiutarono di bere dopo di lei dal momento che lei si dichiarava cristiana. Successivamente Asia Bibi fu accusata di aver insultato il Profeta Maometto in quell’occasione e nel 2010 fu condannata a morte.

In Pakistan, la cui popolazione è al 97% musulmana, si può essere infatti condannati a morte o all’ergastolo per atti di blasfemia nei riguardi dell’Islam (2).

Dopo 8 anni di detenzione nel braccio della morte, Asia Bibi fu scagionata dalla Corte Suprema del Pakistan la quale sentenziò che c’erano molte incongruenze nelle testimonianze a suo carico. Ma rimase detenuta per altri 7 mesi mentre il governo cercava il modo di liberarla senza suscitare la reazione dei gruppi islamici fondamentalisti.

Parlando del periodo in cui rimase carcerata, Asia Bibi ha dichiarato al Sunday Telegraph che la sua fede cristiana non è venuta mai meno e che non ha mai pianto di fronte alle sue figlie quando venivano a visitarla: “Piangevo quando ero sola, con il cuore colmo di dolore e di angoscia”.

Asia Bibi dice di temere ancora per il futuro. “A volte sono talmente delusa e scoraggiata da domandarmi se sono uscita dal carcere o no, che cosa mi sta succedendo e se devo rimanere in carcere per tutta la vita. Tutta la mia vita ha sofferto, i miei figli hanno sofferto e ciò ha avuto un forte impatto su di me.”

Nel maggio scorso Asia Bibi partì finalmente per il Canada ma, per ragioni di sicurezza, non poté neanche salutare suo padre.

“Fu una sofferenza lasciare la mia patria senza salutare i miei familiari. Il Pakistan è il mio paese, è la mia patria. Amo il mio paese, amo la mia terra.”

Asia Bibi è protetta dall’Unione Europea e conta di trasferirsi presto dal Canada in Europa.

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(1) Il caso di Asia Bibi - chiamata anche Aasia Bibi o Asya Noureen - si è intrecciato con quelli del Governatore del Punjab, Salman Taseer, che fu ucciso nel 2011 dopo aver preso le sue difese, e dell'assassino di Taseer, Mumtaz Qadri, messo a morte nonostante le proteste popolari il 29 febbraio 2016. Ed anche con quello del cattolico Shahbaz Bhatti, Ministro per le minoranze, assassinato poco dopo Taseer per essersi espresso contro la condanna di Asia. V. nn.: 185; 187; 188; 208; 214; 217; 220; 223; 224; 226; 230; 238; 241(condanne per blasfemia) ; 242, Notiziario; 247; 253; 255; 259, Notiziario.

(2) Secondo Shaan Taseer, figlio del governatore del Punjab Salman Taseer (v. nota precedente) ci sarebbero attualmente oltre 200 detenuti accusati di blasfemia in Pakistan.

8) LA STORIA DELLE ESECUZIONI CAPITALI IN INGHILTERRA

 

Per secoli, la pena di morte ha fatto parte del quotidiano in Inghilterra. Ce lo ricorda lo storico Gavin Mortimer nell’articolo comparso nel numero di maggio del mensile BBC History Rever. L’articolo, che riportiamo qui tradotto in italiano (da Anna Maria), è diviso in tanti paragrafi quante sono le lettere dell’alfabeto.

Ci pare utile una volta tanto riflettere sulla radici di ciò contro cui ci battiamo. La pena di morte odierna è figlia di queste atrocità.

 

A … sta per ASPHYXIATION (asfissia)

 

L'impiccagione era il metodo di esecuzione preferito in Inghilterra sin dal primo periodo anglo-sassone, ma non era né efficiente né indolore. Le morti erano inflitte sospendendo i condannati fino a quando non soffocavano. Nel corso del tempo, il metodo si è evoluto e nel 1783 furono utilizzate per la prima volta, nella prigione Newgate di Londra, le forche “new drop”, in cui i condannati - spesso tanti in una volta - cadevano attraverso una botola. Circa un secolo dopo arrivò la "long drop": si teneva conto dell’altezza e del peso del prigioniero per determinare l’altezza di caduta in modo da assicurare una rapida morte in seguito alla rottura del collo piuttosto che per asfissia [evitando il distacco della testa].

 

B … sta per BODY SNATCHERS (esumatori di corpi)

 

Una professione redditizia per i criminali nell’Inghilterra del 17 ° e 18 ° secolo era l’esumazione dei cadaveri. I cadaveri appena sepolti erano esumati, portati via dai cimiteri e venduti, nella maggior parte dei casi, alle scuole di medicina per lo studio anatomico. Stranamente, l’esumazione in sé non era illegale, ma la dissezione di un corpo lo era. Tutto ciò cambiò con l'Anatomy Act del 1832, conseguito al processo a William Burke e alla sua esecuzione nel 1829. Burke e il suo partner, William Hare, passarono dalla ricerca dei cadaveri all'omicidio in modo da avere un “prodotto fresco” da vendere al medico di Edimburgo Robert Knox. Burke fu impiccato davanti a 25.000 persone. Il suo cadavere, ovviamente, fu sezionato.

 

C … sta per for CODE (codice)

 

Nel diciannovesimo secolo, circa 222 crimini costituivano reati capitali, tra di essi l’omicidio, la rapina e lo spacciarsi per un ricoverato dell’Ospedale Reale. Persino mutilare una mucca o uscire di notte con la faccia annerita erano punibili con la morte. Erano considerati irrilevanti l'età, il sesso e la salute mentale dei criminali. Tale codice penale era così severo che venne chiamato "Codice sanguinario". Solo nel 1861 il Parlamento approvò una legge che escludeva dalla pena capitale i reati minori. Da allora in poi, soltanto quattro reati portavano alla pena di morte: l’omicidio, l’incendio doloso in un cantiere navale reale, l’alto tradimento e la pirateria esercitata con violenza.

 

D… sta per la DORCHESTER

 

La città inglese di Dorchester ha un ruolo importante nella storia delle esecuzioni. Fu lì che Elizabeth Martha Brown nel 18 l'aveva colpita e lei si era vendicata conficcandogli un’ascia nella testa. La Brown fu impiccata il 9 agosto di fronte ad alcune migliaia di curiosi. Tra la folla c'era il sedicenne Thomas Hardy, che, partendo da quella esperienza in seguito scrisse il suo romanzo Tess of the D'Urbervilles. Hardy ha ricordato: “Ho visto che le avevano messo un panno sul viso; quando il tessuto si è bagnato di sangue si sono delineati i suoi lineamenti. È stato stupefacente". Si ritiene che i resti della Brown siano tra quelli di 50 giustiziati trovati sotto l'ex carcere di Dorchester, tali resti furono reinterrati nel cimitero di Poundbury.

 

E… sta per EXECUTIONER (carnefice)

 

Il pioniere della "long drop" nel 1870 fu William Marwood, un carnefice che fu molto più umano del suo predecessore, il famigerato William Calcraft che aveva giustiziato più di 450 persone nel corso di 45 anni di lavoro ed era famoso per il piacere di vedere soffrire i condannati, prolungando a volte la morte per eccitare la folla. Il boia britannico più prolifico del XX secolo fu Albert Pierrepoint (Vedi il Foglio di Collegamento n. 249), il cui padre e il cui zio erano anch’essi boia. Circa 600 furono giustiziate da lui, tra cui centinaia di condannati per crimini di guerra. Considerava il suo lavoro come "sacro" e come "suprema misericordia".

 

F… sta per FINAL WORDS (parole finali)

 

La morte imminente veniva affrontata dai condannati in modi diversi. Alcuni confessavano i loro peccati e chiedevano perdono; altri dichiaravano la loro innocenza. James MacLaine, il "bandito gentiluomo", mormorò soltanto "Oh, Gesù" mentre si trovava sul patibolo nel 1750. Altri desideravano che la fine fosse più rapida possibile, come il famoso esploratore elisabettiano Sir Walter Raleigh, che esortò il carnefice che brandiva l'ascia (gridando) "Colpisci, amico, colpisci!". Il bandito Isaac Atkinson, impiccato nel 1640, si rivolse alla folla: "Signori, non c'è niente di meglio di una vita allegra e breve."

 

G … sta per GIBBETING (METTERE ALLA GOGNA)

 

Il mettere alla gogna era l'atto raccapricciante di mostrare pubblicamente il morto in gabbie di forma umana a mo’ di avvertimento. Ancora più raccapricciante: i prigionieri venivano rinchiusi vivi in una gabbia di ferro e sospesi ad una trave perché morissero di fame e /o per assideramento. La "sospensione in catene", esisteva fin dal medioevo, ma raggiunse il culmine a metà del XVIII secolo. Fu il destino del capitano pirata William Kidd, il cui corpo fu esposto sul Tamigi a Tilbury Point nel 1701 per indurre i marinai a pensarci due volte prima di diventare pirati.

 

H … sta per HEART THROB (palpito cardiaco)

 

Originario della Normandia, Claude Du Vall arrivò in Inghilterra nel 1660 per godersi il periodo della Restaurazione. Diventò un bandito per finanziare il suo alto livello di vita, derubando senza scrupolo, ma sempre con un sorriso affascinante per le sue vittime femminili. Le sue "conquiste tra le donne" erano leggendarie e divenne una specie di celebrità. Quando fu catturato e imprigionato, Du Vall continuò a intrattenere gli ammiratori nella sua cella. La sua esecuzione avvenne davanti a una grande folla 1670. “Ha lasciato in piedi gli uomini e ha fatto cadere le donne – Il secondo Conquistatore di razza normanna”, si legge sulla sua lapide nel Covent Garden di Londra.

 

I … sta per IMPALEMENT (impalamento)

 

Cominciando con quella di William Wallace nel 1305, le teste dei traditori messi a morte venivano impalate su punte di ferro sopra gli ingressi principali del London Bridge. Nel 1661 un turista tedesco contò ben 20 teste in mostra, un numero eccezionalmente alto conseguenza delle Guerre Civili Britanniche. Nel 18-esimo secolo, le teste impalate furono messe in mostra al Temple Bar, vicino al Lungofiume di Londra. Si noleggiavano "occhiali da spia a mezzo penny all’occhiata" in modo che i turisti potessero osservare le teste nei dettagli.

 

J … sta per JOHN LEE

 

John "Babbacombe" Lee divenne noto come "l’uomo che non riuscirono ad impiccare". Il ventenne Lee fu condannato a morte nel Devon nonostante la mancanza di prove concrete che dimostrassero la sua colpa. Ma quando salì sulla forca il 23 febbraio 1885, il carnefice tirò la leva della botola e non accadde nulla. Provò di nuovo, e poi una terza volta, e la botola si bloccò ancora, sebbene funzionasse perfettamente quando Lee non ci stava sopra. Dopo il ritorno di Lee nella sua cella, il suo caso divenne così noto che la sua condanna fu commutata in ergastolo. Fu rilasciato nel 1907 e si ritiene che sia emigrato negli Stati Uniti, dove morì nel 1945.

 

K … sta per KNAVESMIRE

 

Le gesta di pochi criminali sono state tanto romanzate quanto quelle di Dick Turpin, un brigate di strada tutt’altro che galante, ladro di cavalli, scassinatore e contrabbandiere, che aggrediva chiunque incontrasse. Passò alla rapina di strada quando la sua banda si sciolse e fu catturato nel 1739, con l'aggiunta dell’omicidio alle accuse a suo carico. Turpin affrontò la morte impavidamente inchinandosi alla folla mentre saliva sul patibolo a Knavesmire, sede dell'odierno Ippodromo di York.

 

L … sta per LADIES (signore)

 

Sebbene sia vero che sono stati giustiziati molti più uomini che donne, ci sono stati alcuni casi notevoli di donne messe a morte. Alice Arden fu bruciata nel 1551 per aver ordinato la morte di suo marito, mentre il crimine di Mary Carleton del 1673 fu di diventare amica di ricchi signori per poi derubarli. Nel 1809, Margaret Barrington fu impiccata per aver falsificato un documento nella speranza di ricevere la paga di un soldato. L'ultima donna giustiziata in Gran Bretagna fu Ruth Ellis. Condannata per aver sparato al suo amante violento, l’hostess 28-enne fu impiccata nel 1955. Le richieste di risparmiarla arrivate da ogni dove, la crescente ripugnanza per la pena di morte, misero in discussione la pena capitale nel Regno Unito, che fu finalmente abolita nel 1969.

 

M … sta per MARTYRS (martiri)

 

Nel 1563, il predicatore John Foxe pubblicò il suo Libro dei Martiri, descrivendo in dettaglio le centinaia di protestanti bruciati sul rogo per il loro credo. Probabilmente il più famoso fu Thomas Cranmer, arcivescovo di Canterbury e leader della Riforma, che fu martirizzato nel 1556 a Oxford. Fu uno dei circa 300 eretici bruciati per ordine della regina Maria I. La subentrante Elisabetta I, fece giustiziare numerosi cattolici per aver trasgredito i decreti anti-Cattolico-Romani e per aver complottato contro di lei.

 

N … sta per NEWGATE

 

Uno degli edifici più famosi di Londra per 700 anni, la prigione di Newgate, rimase vicino ai tribunali di Old Bailey fino alla sua demolizione nel 1904. Sostituì Tyburn come luogo della forca nel 1783 e le esecuzioni pubbliche attirarono grandi folle finché la pratica della decapitazione finì nel 1868. In seguito i condannati furono impiccati all'interno delle mura inaccessibili di Newgate e sepolti sotto il pavimento. L'ultimo dei 1.169 prigionieri impiccati lì fu George Woolfe, condannato nel 1902 per aver ucciso la sua ragazza.

 

O … sta per OLIVER CROMWELL

 

Carlo I non avrebbe mai immaginato che sarebbe stato giustiziato, a causa della sua irremovibile convinzione che solo Dio potesse decidere il destino di un re. Ma i suoi nemici chiesero con insistenza che fosse processato per tradimento dopo la fine della Guerra Civile. Oliver Cromwell, un politico che era diventato un brillante ufficiale nell'esercito dei Roundhead (sostenitori del parlamento), fu uno dei più determinati a chiedere che Carlo pagasse il costo finale e la sua fu una delle 59 firme in calce all’ordine di esecuzione. Carlo I, l’ultimo monarca inglese ad essere giustiziato, fu decapitato il 30 gennaio 1649 fuori della Casa dei banchetti di Whitehall.

 

P … sta per PIECEMEAL (a pezzi)

 

Nel medioevo, i furfanti più diabolici erano fatti a pezzi. Questo fu il destino del famigerato fuorilegge Thomas Dun a Bedford nel 1100. Un racconto contemporaneo descrive come Dun fosse vivo quando il carnefice per cominciare "gli tagliò le mani ai polsi, poi le braccia ai gomiti ... in seguito i suoi piedi furono tagliati sotto le caviglie, le gambe tagliate alle ginocchia e le cosce a circa cinque pollici dal tronco ”. La sua testa fu quindi recisa e i pezzi del suo corpo furono appesi qua e là come avvertimento per gli altri fuorilegge.

 

Q … sta per QUART OF ALE (un litro di birra)

 

Dal periodo Elisabettiano al XVIII secolo le forche sulle rive del Tamigi videro la morte di centinaia di marinai scellerati, molti dei quali erano stati condannati per ammutinamento o pirateria. Nel giorno fatidico i prigionieri venivano trasportati su un carrello, attraverso il London Bridge, dalla loro cella nella prigione di Marshalsea al luogo dell’esecuzione. La tradizione dell'ammiragliato voleva che ai condannati fosse concesso un litro di birra in una taverna sul fiume prima che arrivassero al patibolo di Wapping. L'impiccagione dei pirati attirava una buona folla, con gli spettatori più ricchi che noleggiavano barche nel Tamigi per una vista in prima fila. A causa della natura dei loro crimini, i pirati erano impiccati con una corda accorciata per provocare una morte lenta per strangolamento.

 

R … sta per ROBERT PEEL

 

Due volte Primo Ministro, Robert Peel fu, negli anni venti del XIX secolo, un riformatore di leggi nell'esercizio della sua carica di Segretario di Stato, e fu famoso soprattutto per aver creato la Polizia Metropolitana. Ma Peel si batté anche per abolire la pena di morte per alcune tipologie di reato, come il taccheggio, il furto di lettere, la falsificazione e il furto con scasso. Inoltre, fu abolita la pratica di lasciare i cadaveri a decomporsi dentro gabbie di ferro, con la Legge del 1834 sull'Impiccagione in Catene. Spesso descritto come un politico umano, in realtà Peel fu stimolato soprattutto dalla necessità di ridurre la burocrazia della pena capitale.

 

S … sta per SAWNEY BEAN

 

Il peggior serial killer scozzese o un mito come quello del mostro di Loch Ness? La leggenda narra che Bean nacque nel 1530 a Galloway e divenne un malvagio psicopatico che, aiutato dai suoi figli, derubò, uccise e mangiò decine di viaggiatori. Arrestati, Bean e i suoi figli furono giustiziati attraverso il taglio delle mani e dei piedi e furono lasciati sanguinare fino alla morte; sua moglie e le sue figlie furono bruciate sul rogo. Le gesta di Bean non furono pubblicizzate per 150 anni dopo la sua morte e alcuni credono che la sua storia sia più un mito che realtà.

 

T … sta per TYBURN

 

Situato in quello che oggi è l'angolo di Connaught Square, proprio a nord di Marble Arch, Tyburn è stato per secoli il luogo delle impiccagioni. La prima esecuzione fu quella di William Longbeard nel 1196, l'ultima quella di John Austen nel 1783. I condannati erano di solito giustiziati il lunedì, trasportati per due miglia e mezzo dalla prigione di Newgate a Tyburn su di un carro. Una volta che il prigioniero era sotto la forca, gli veniva messo il cappio attorno al collo mentre i cavalli scalciavano per poi schizzare in avanti. Non era insolito che gli amici del prigioniero gli tirassero le gambe, mentre si dibatteva, per accelerare la morte.

 

U … sta per UNDER PRESSURE (sotto pressione)

 

Quando le esecuzioni furono trasferite da Tyburn a Newgate venivano portate a termine nel "cortile del condannato", precedentemente noto come "cortile della pressa". Tale nome derivava da una pena inflitta ai prigionieri che si rifiutavano di ammettere la loro colpa. Veniva posta una tavola sul loro corpo orizzontale e venivano collocati dei pesi su di essa per metterli "sotto pressione". Di solito ciò li induceva a confessare, ma a volte si rifiutavano di farlo e venivano schiacciati a morte.

 

V… sta per VOCABULARY (vocabolario)

 

Le esecuzioni in pubblico erano considerate occasioni per un’uscita famigliare e per queste uscite veniva usato un vocabolario tutto proprio: la gente parlava di "giorno del collare" o della "fiera dell’impiccagione", in cui si poteva guardare il condannato "ballare il colpo di coda di Paddington" o fare la “danza di Newgate” all’estremità della fune. I venditori arrivavano con carrelli di souvenir e rinfreschi, mentre l'intrattenimento era tenuto da menestrelli e giocolieri. Il romanziere William Thackeray fu tra le 40.000 persone presenti all'esecuzione di un famigerato assassino nel 1840, e scrisse di "tranquille, grasse feste familiari di semplici onesti commercianti e delle loro mogli".

 

W … sta per WITCHCRAFT (stregoneria)

 

L’Inghilterra cominciò a mettere a morte le streghe nel 1563. Continuò a farlo fino a quando il parlamento lo vietò nel 1736. Durante quel periodo, centinaia, forse migliaia, di “streghe” furono bruciate o impiccate. La maggior parte di esse erano donne anziane condannate con prove assurdamente deboli. Avere un gatto, o anche un labbro peloso, poteva portarne una sul rogo, dopo una confessione estorta sotto tortura. I Puritani furono in gran parte responsabili del massacro, che in seguito esportarono nel Nord America, in particolare a Salem negli anni 1690.

 

X … sta per X–RATED (somma pattuita)

 

Ogni detenuto condannato sperava in una rapida esecuzione, ma non andava sempre secondo i piani. Il politico Lord William Russell, condannato per aver complottato contro il re Carlo II nel 1683, pagò il suo carnefice per assicurarsi una morte rapida, ma il boia ebbe bisogno di quattro colpi per fare il lavoro. Dopo il primo, Russell avrebbe gridato: "Cane, ti ho dato 10 ghinee per usarmi in modo così disumano?". Due anni dopo, la testa del Duca di Monmouth non si staccò dopo cinque colpi d'ascia, quindi la decapitazione fu terminata con un coltello. Il carnefice in entrambe le occasioni fu Jack Ketch.

 

Y … sta per YOUNGEST (il più giovane)

 

Si ritiene che il più giovane criminale impiccato fosse John Dean, condannato per aver incendiato due case a Windsor nel febbraio del 1629. Si diceva che avesse otto o nove anni quando andò alla forca. La ragazza più giovane ad essere giustiziata fu la 11-enne Alice Glaston, il crimine che commise nello Shropshire nel 1546 non ci è noto. Un piccolo numero di giovani adolescenti fu impiccato nel 18-esimo secolo, ma gradualmente l'opinione pubblica si oppose a tale pratica. Non ci sono testimonianze di bambini sotto i 14 anni giustiziati nel diciannovesimo secolo, anche se il 14-enne John Bell fu impiccato a Maidstone nel 1831 per aver ucciso due ragazzi. Il Children’s Act del 1908 stabilì i 16 anni come età minima per l'esecuzione, ma nessuno sotto i 18 anni fu impiccato in Inghilterra nel XX secolo.

 

Z … sta per ZACHARY HOWARD

 

Zachary Howard, ricco proprietario terriero che combatté per l'esercito monarchico durante la Guerra Civile, fu lasciato senza un soldo con la vittoria dei Parlamentari sui Monarchici. Così divenne un bandito, con una particolarità: prendeva di mira solo i noti sostenitori di Oliver Cromwell. Quando Howard fu, alla fine, catturato e condannato a morte nel 1652, Cromwell insistette per assistere alla sua esecuzione nella speranza di vedere Howard implorare per la sua vita. Invece ricevette un sorriso e una maledizione.

9) EVENTO A TORINO CONTRO LA PENA DI MORTE

 

Cari amici, vi segnalo che, in occasione della Giornata Mondiale contro la Pena di Morte, si terrà, sabato 12 ottobre, alle ore 17:30’, nella Casa del Quartiere di San Salvario, in Via Morgari 14 a Torino, un evento organizzato dal gruppo 009 di Amnesty International in collaborazione con il Comitato Paul Rougeau.

I residenti a Torino e dintorni sono caldamente invitati a partecipare. Come riportato nella locandina qui riprodotta, tema dell’incontro sarà la situazione della pena di morte in Cina e negli USA. Al termine ci sarà la possibilità di restare per un’apericena con servizio a buffet, al costo di 12 Euro, i cui proventi andranno in parte ad Amnesty International. Il Comitato invece potrà ricavare qualche guadagno dalla vendita dei nostri libri (“Quando visitiamo Gesù in prigione”, “Muoio assassinato questa notte” e “Non smettete mai di sognare”), che saranno disponibili sul posto.

Spero di vedervi numerosi!

Con amicizia Maria Grazia Guaschino

10) NOTIZIARIO

 

Arizona. I giornalisti devono essere messi in grado di udire e non soltanto vedere le esecuzioni. Un panel di tre giudici della Corte Federale d’Appello del Nono Circuito il 17 settembre ha sentenziato che i rappresentanti dei media che assistono alle esecuzioni capitali in Arizona devono essere messi in grado di udire e non soltanto di vedere attraverso un vetro quello che accade nella camera della morte. La decisione di tale Corte consegue ad un ricorso presentato da sette condannati a morte e dalla First Amendment Coalition che hanno contestato la disposizione emessa dallo stato cinque anni fa dopo l’ultima esecuzione, quella di Joseph Wood il quale rantolò per quasi due ore, in una terribile agonia. (Vedi n. 215). Dopo l’esecuzione di Wood lo stato aveva stabilito che ai giornalisti si impedisse di sentire quello che avviene nella camera dell’esecuzione dopo l’inserimenti degli aghi, spegnendo i microfoni.

Iran. Messe a morte almeno 38 persone nel mese di agosto e almeno 185 dall’inizio dell’anno. Nel mese di agosto si sono verificate in Iran 2 impiccagioni in pubblico e almeno 36 all’interno delle carceri. Dall’inizio dell’anno le esecuzioni capitali in Iran sono state almeno 185. Tali dati sono stati diffusi da Iran Human Rights che ha notato un incremento delle esecuzioni nel 2019 rispetto al 2018. La maggior parte dei ‘giustiziati’ (30), sono stati condannati per omicidio. Altri 6 per reati di droga e 2 per moharebeh (delitto contro la religione o contro lo stato).

Iran. Mehdi Khazaeian, sedicenne al momento del reato, a rischio di imminente esecuzione. Il 13 marzo 2016 in uno scontro tra bande nella città di Gorgan rimase ucciso un diciannovenne, tale Amir Hossein B. Dell’omicidio fu accusato Mehdi Khazaeian che all’epoca aveva 16 anni essendo nato il 20 novembre del 1999. La famiglia del condannato ha saputo che la sentenza capitale, confermata dalla Corte Suprema dell’Iran, può essere eseguita da un momento all’altro. La vita del giovane condannato potrebbe essere risparmiata solo in seguito al pagamento di una somma di denaro (detta ‘prezzo del sangue’, v. ad es. n. 214) alla famiglia della sua asserita vittima.

Iran. L’ONU chiede la moratoria sulla pena di morte. Nel suo rapporto sulla situazione dei diritti umani in Iran, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres esorta il governo iraniano a introdurre una moratoria sull'uso della pena di morte. Il Segretario Generale chiede di abolire la pena di morte inflitta automaticamente per alcuni delitti e ad introdurre una moratoria sul suo uso, di vietare l'esecuzione di minorenni in qualsiasi circostanza. Secondo il rapporto, la pena di morte in Iran continua a essere inflitta anche per i crimini diversi dall’omicidio intenzionale, nonché per crimini la cui definizione è vaga.

Usa. Trump intende infliggere rapidamente la pena di morte ai rei di omicidi di massa. Un funzionario della Casa Bianca il 2 settembre ha riferito che il Procuratore Generale degli Stati Uniti, William Barr, ha preparato un disegno di legge tendente ad accelerare il processo per infliggere la pena di morte alle persone che hanno commesso omicidi di massa. Marc Short, capo dello staff del vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence, ha detto ai giornalisti che viaggiavano con lui in aereo che la misura fa e parte di un pacchetto di leggi sulle armi che la Casa Bianca vuole proporre al Congresso.

 

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 30 settembre 2019