FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU / ELLIS(ONE) UNIT


Numero 100 - Settembre 2002

 

 

 

 

 

 

 

 

SOMMARIO:

 

 

1) Ucciso James "Rex" Powell

2) I miseri prigionieri di Guantanamo rischiano la morte

3) Grave cedimento dell'Europa sul Tribunale internazionale

4) George Ryan vuole concedere la grazia a 160 condannati a morte

5) Avaro il Texas nel concedere i test del DNA, ucciso Jesse Patrick

6) In Florida ordine di esecuzione per i due condannati piu' deboli

7) Altre notizie di atrocità in Iran

8) Fortissima tensione sulle lapidazioni in Nigeria

9) Delazione e ritrattazione nel caso di Anthony Graves

10) Delitto e castigo, ordinaria amministrazione in Texas

11) America letale: un libro eccezionale di Bianca Cerri

12) Aiutiamo Kenneth acquistando il suo libro di poesie !

13) Firmate la petizione di Anthony

14) Avete letto "Il Tritacarne"?

15) Quanti stracci bianchi per ottenere almeno uno straccio di pace?

16) Notiziario: Arabia Saudita, California, Cina, Filippine, Giappone,                        Kentucky, Myanmar, New York, Texas, Us

 

 

 

1) UCCISO JAMES "REX" POWELL

 

 

 

L'amicizia di Rex ci era stata lasciata in eredità da Paul Rougeau. Con lui ci sono stati intensi scambi di corrispondenza e lunghi silenzi. Era uno dei detenuti più decisi a lottare contro la propria condanna a morte. Negli ultimi tre anni Secondo Mosso di Torino e sua figlia Silvia avevano allacciato con lui un affettuoso rapporto epistolare proprio mentre il suo caso giudiziario scivolava verso la tragica conclusione e il morale del prigioniero veniva fiaccato da fratture negli affetti più cari, fino alla dolorosa agonia e alla morte per cancro della sua unica figlia.

Nonostante le richieste in extremis - cui ha partecipato anche il nostro Comitato - di sospendere l'esecuzione per consentire a Powell di sottoporsi ad un test del DNA che poteva scagionarlo, nonostante il forte impegno - profuso fino all'ultimo minuto - del suo avvocato Nick Trenticosta, le autorità del Texas hanno provveduto, come programmato, ad uccidere Rex la sera del primo giorno di ottobre. I giornali locali, con articoli di routine, hanno dipinto a fosche tinte il suo caso riportando dichiarazioni spietate dei parenti della vittima. Hanno raccontato l'esecuzione senza mostrare un barlume di compassione nei riguardi di colui che veniva ucciso, a freddo, dallo stato.

Con quella di James Powell, sono 29 le esecuzioni portata a termine in Texas e 54 negli Stati Uniti d'America nel corso del 2002. Dalla reintroduzione della pena di morte (1977) vi sono state 803 esecuzioni negli USA. Il macabro traguardo delle 800 esecuzioni è stato raggiunto il 24 settembre con l'uccisione di Rex Mays in Texas.

Un affettuoso abbraccio a Secondo e a Silvia dagli amici del Comitato Paul Rougeau.

 

 

 

 

2) I MISERI PRIGIONIERI DI GUANTANAMO RISCHIANO LA MORTE

 

 

 

Un quotidiano di Ottawa il 9 settembre ha ricordato che un cittadino canadese quindicenne, catturato dagli Americani in Afghanistan il 27 luglio, rischia la pena di morte. Omar al-Khadr è detenuto dai militari statunitensi in base all'Ordine emanato il 13 Novembre 2001 da George W. Bush per "la detenzione, il trattamento e il giudizio di determinati cittadini stranieri nella guerra al terrorismo."

Come ha sottolineato Francis Boyle, professore di legge dell'Università dell'Illinois, l'Ordine presidenziale consente di mandare il ragazzo davanti ad un 'tribunale canguro' e condannarlo a morte, senza garanzie di una seria difesa legale, senza l'assistenza consolare del Canada ed eventualmente in segreto. "Qualsiasi cosa può accadere" ha affermato Boyle ricordando che le 'commissioni militari' istituite da Bush violano le leggi americane così come le leggi internazionali, a cominciare dalla Terza Convenzione di Ginevra sui Prigionieri di guerra. Per ora il Governo canadese rimane inattivo in attesa che l'Autorità militare americana notifichi le prove raccolte contro Omar al-Khadr. Tuttavia tale notifica potrebbe non arrivare mai mentre il ragazzo può essere tradotto in qualsiasi momento e lasciato languire nella base di Guantanamo o condannato a morte.

Le preoccupazioni manifestate per Omar al-Khadr sono valide per tutti i prigionieri di guerra in Afghanistan e in particolare per quelli detenuti nel Campo Delta di Guantanamo nell'isola di Cuba. Peraltro l'opinione pubblica sembra essersi dimenticata della vergogna di Guantanamo (così come delle condizioni di detenzione dei talebani in mano all'Alleanza del Nord in Afghanistan, del tutto simili a quelle tristemente famose di Auschwitz). Un articolo scritto il 16 settembre dal giornalista inglese Richard Wallace, inviato del Daily Mirror, costituisce il primo ed unico sguardo su questo disonorevole campo di concentramento che le autorità americane cercano di tenere il più possibile isolato dalla stampa e da qualsiasi controllo internazionale (*).

Wallace - che ha visitato il campo sempre sotto pesante scorta - ha avuto una estrema difficoltà a raccogliere informazioni dal personale, al di là di quelle fornite ufficialmente dal Comando. E' stato colpito dal silenzio irreale e dal volo circolare degli avvoltoi. Il giornalista riferisce che nel Campo Delta sono oggi detenuti "598 sospetti di appartenere a Al-Qaeda o ai Talebani, di 38 nazionalità, inclusi 6 britannici, senza accuse, senza diritti legali e, alcuni, senza speranza." Costretti in celle di poco più di 4 metri quadrati (più piccole delle famose gabbie del Campo X-Ray) per 167 delle 168 ore che formano una settimana, molti compiono atti di autolesionismo o manifestano gravi disturbi mentali (depressione, stress post traumatico, disordini della personalità, delirio e tendenza suicida). Almeno 30 prigionieri hanno tentato il suicidio. Il Comando del campo sostiene però che i disturbi mentali dei detenuti erano precedenti alla cattura e derivanti dalla loro vita disgraziata. Per nessuno si sarebbero aggravati durante la permanenza a Guantanamo.

Nei contenitori metallici il caldo è insopportabile e si sono verificati casi di grave disidratazione. Il Comando tuttavia asserisce che ciò è colpa dei detenuti che non bevono acqua a sufficienza.

In cella il detenuto non ha quasi nulla da fare, legge il Corano, prega cinque volte al giorno e può scrivere un massimo di quattro lettere e due cartoline al mese. Può usare un cesso aperto nel pavimento e stendersi su un bassissimo lettino metallico coperto da uno stuoino spesso un pollice. Quando esce dalla cella è sempre incatenato alle braccia, alla vita e alle gambe e scortato da almeno due guardie che gli serrano le braccia. Sono previsti, nella settimana, due volte un esercizio fisico di un quarto d'ora e una volta una doccia di 15 minuti, quando viene consegnato il cambio dell'uniforme arancione.

I prigionieri subiscono a turno interrogatori più o meno lunghi durante i quali devono restare incatenati. Nel corso di questi interrogatori, senza l'assistenza di un avvocato, essi forniscono informazioni che potrebbero costituire le uniche prove per la loro condanna a morte.

Vige l'assoluta proibizione di parlare ad alta voce facendosi sentire dagli altri detenuti. La violazione di questa regola comporta punizioni pesantissime. La peggiore delle quali è la chiusura in un loculo sempre illuminato (dotato di aria condizionata) nel quale l'individuo può appena rigirarsi. I detenuti 'collaborativi' vengono premiati con qualche razione proveniente dal McDonald che serve gli Americani.

Un prigioniero era già cristiano all'arrivo, altri 5 si sono convertiti al cristianesimo con l'aiuto di un cappellano che è lì più che altro in qualità di assistente spirituale del personale americano. A loro è stata fornita una Bibbia tradotta in arabo.

Il Campo Delta, designato ad essere una prigione permanente, al momento risulta pressoché saturo ma è già stato approvato il progetto preliminare per portare la sua capienza a 2000 posti. E' costituito da 10 blocchi di contenitori metallici, circondati da fittissime reti verdi che li proteggono dagli sguardi indiscreti e sorvegliati da sette torrette d'avvistamento su cui si alternano tiratori scelti. E' illuminato giorno e notte da una luce accecante prodotta da lampade ad arco.

I prigionieri - sradicati dal loro contesto familiare, sociale e culturale - chiedono continuamente che cosa sarà di loro, chiedono un avvocato, un filo di speranza. I guardiani non rispondono. Noi ci domandiamo se e quanti di essi verranno condannati a morte, quanti moriranno negli anni in conseguenza delle pessime condizioni di detenzione.

 

 

 

 

________________

(*) La forma giuridica del Campo di Guantanamo è pressoché identica a quella dei campi di concentramento istituiti dalla Germania nazista all'indomani della presa del potere da parte di Hitler. Tali "Campi ('Lager' in tedesco) di custodia protettiva" furono normati dal Decreto del 28 febbraio 1933 con cui - vincendo l'opposizione della Magistratura - si autorizzava la detenzione illimitata senza accuse di persone semplicemente "sospette" di ostilità contro lo stato. I lager furono progressivamente isolati da ogni controllo esterno fino ad essere affidati alla responsabilità esclusiva delle SS nel 1936.

 

 

 

3) GRAVE CEDIMENTO DELL'EUROPA SUL TRIBUNALE INTERNAZIONALE

 

 

 

Dopo molti ondeggiamenti l'Unione Europea ha completamente fallito il compito di sostenere il neonato Tribunale Penale Internazionale (TPI) che, ancora prima di aver cominciato a lavorare, si sta sgretolando sotto gli attacchi degli Stati Uniti. Infatti l'U.E. non si è opposta, come auspicato dalle organizzazioni per i diritti umani, alla stipulazione di accordi bilaterali proposti dagli Stati Uniti agli stati dell'Unione, accordi che sottraggano al TPI eventuali Americani responsabili di crimini contro l'umanità (v. n. 99). Le linee guida proposte ai Membri dell'Unione Europea il 30 settembre consentono infatti ai paesi dell'U. E. di stipulare gli accordi bilaterali, concedendo l'immunità agli Americani che vengano catturati in paesi che hanno adottato il TPI, a condizione che gli Stati Uniti si impegnino a perseguire in patria "ove appropriato" gli imputati che verranno loro consegnati, senza l'obbligo di restituire al TPI o ai paesi di provenienza i criminali che non venissero adeguatamente processati negli USA.

 

 

 

4) GEORGE RYAN VUOLE CONCEDERE LA GRAZIA A 160 CONDANNATI A MORTE

 

 

 

L'attuale Governatore dell'Illinois, George Ryan, che concluderà il suo mandato nel prossimo mese di gennaio, rimarrà nella storia per aver dato un enorme aiuto al movimento abolizionista pur non avendo mai dichiarato apertamente di essere contrario alla pena capitale.

Egli ha sospeso tutte le sentenze capitali all'inizio dell'anno 2000 dopo che 13 liberazioni di condannati a morte, a fronte di 12 esecuzioni effettuate nello stato, avevano fatto sorgere in lui il fondato sospetto che vi fossero degli innocenti nel braccio della morte. Contemporaneamente ha insediato una commissione di esperti che sottoponesse ad uno scrupoloso esame il sistema della pena di morte in Illinois. La Commissione ha concluso quest'anno il suo lavoro suggerendo di introdurre 85 modifiche nelle norme vigenti per assicurare che non vengano condannati a morte degli innocenti. Alcune di queste modifiche sono molto incisive e una volta approvate costituirebbero un robusto freno all'emissione di sentenze capitali. I più convinti sostenitori della pena di morte si sono scagliati contro tali modifiche, in particolare contro la proposta di videoregistrare gli interrogatori della polizia e dei pubblici accusatori e contro la proposta di non considerare più come delitti capitali tutti i gli omicidi di "fellonia", cioè gli omicidi compiuti congiuntamente ad un altro reato. Queste resistenze pongono un serio ostacolo all'iter parlamentare di una riforma organica del sistema della pena capitale: una commissione senatoriale ha già espresso un parere contrario sulla revisione degli omicidi di fellonia.

Nel marzo scorso George Ryan ha anche manifestato l'intenzione di commutare in carcere a vita tutte le sentenze capitali ancora pendenti in Illinois prima di lasciare il suo incarico. All'inizio di settembre il Governatore ha dato il via all'operazione disponendo un rapido riesame da parte della Commissione delle Grazie di tutte le 160 sentenze capitali pendenti. La revisione è programmata nei giorni che vanno dal 15 al 18 ottobre nelle città di Chicago e Springfield e per ciascun detenuto è prevista una udienza di soli 15 minuti. Ricevute le proposte della Commissione delle Grazie, George Ryan comincerà il suo studio personale dei casi intenzionato a concedere la grazia a tutti i condannati a morte o a nessuno.

Contro la revisione delle sentenze, è insorto il Pubblico accusatore della Contea di Cook, Richard Devine, che da solo ha perseguito la metà dei casi capitali, e il Ministro della Giustizia Jim Ryan, candidato alla carica di Governatore. Il Ministro ha avviato due procedimenti legali per bloccare la mossa del Governatore suo omonimo. Jim Ryan è un pericoloso inflessibile sostenitore della pena di morte. E' noto per aver fatto condannare a morte due ispanici che poi risultarono innocenti (Rolando Cruz e Alejandro Hernandez sono stati liberati grazie ad un test del DNA dopo aver passato sette anni nel braccio della morte) e per la pervicacia con cui ancor oggi difende il suo procedimento d'accusa e la sua opposizione al rilascio dei condannati allorquando erano emerse molte prove a loro favore.

Si è parlato della possibilità che George Ryan receda dalla commutazione delle condanne a morte in cambio di un via libera del Parlamento alla riforma completa del sistema della pena capitale. Ma questa offerta potrebbe essere solo una mossa tattica del Governatore per portare dalla propria parte un certo numero di parlamentari.

Della commutazione delle sentenze capitali e della riforma del sistema penale discutono i due candidati alla carica di Ministro della Giustizia, la democratica Lisa Madigan e il repubblicano Joseph Birkett. Anche se entrambi riconoscono che il sistema deve essere emendato, Birkett si mostra più duro e dice che la moratoria imposta da Ryan deve essere subito rimossa.

E' indubbio che George Ryan abbia inferto un duro colpo alla pena di morte nello stato dell'Illinois. Di questo sono costretti a prendere atto tutti i candidati alla nuova Amministrazione che si insedierà a gennaio. Dipenderà da chi verrà eletto se lo stato proseguirà un rapido cammino verso l'abolizione della pena capitale.

 

 

 

 

5) AVARO IL TEXAS NEL CONCEDERE I TEST DEL DNA, UCCISO JESSE PATRICK

 

 

 

Il 17 settembre alle ore 18 e 10, quando Jesse ha cominciato a respirare a fatica e a sbavare, sua moglie Hester ha ululato: "Bastadi!". Poi per qualche minuto, prima che il dottore dichiarasse morto il prigioniero, ha denunciato amaramente la pena di morte e la giustizia del Texas: "Sarete soddisfatti ora - ha concluso - dovreste vergognarvi di voi stessi."

Hester, una inglese, era una pen pal di Jesse Joe Patrick, condannato a morte in Texas, un uomo accusato di un delitto brutale e probabilmente di intelligenza inferiore alla media. Ma Hester si innamorò, ricambiata, di Jesse. Lo sposò nel 1997 di là da un vetro nel vecchio braccio della morte di Huntsville.

Da quel momento Hester ha lottato con tutte le sue forze per strappare suo marito alla morte. L'ultima sua speranza risiedeva in un test del DNA che provasse che non era lui il violentatore di una anziana signora barbaramente uccisa nel 1989. C'erano molte prove contro Patrick ma un risultato favorevole del test del DNA avrebbe scombussolato l'impianto accusatorio.

L'anno scorso è stata approvata in Texas una legge che prevede test del DNA a carico dello stato nei casi capitali in cui vi sia un problema di identificazione e in cui un test - mai eseguito in precedenza - sia suscettibile di provare l'innocenza di un condannato a morte. Nel 2001 la Giudice distrettuale competente, Karen Greene, rifiutò di concedere a Patrick un test del DNA pagato dallo stato in quanto il test non poteva dimostrare la sua innocenza. Permise però l'esecuzione del test con fondi privati. Hester raccolse i soldi per pagare il test. La pubblica accusa si oppose ed ottenne la sospensione del test da parte della Corte Criminale d'Appello del Texas (TCCA). A febbraio di quest'anno l'accusa e la difesa sono state ascoltate dalla TCCA che si è riservata di pronunciarsi in merito al test.

Approssimandosi la data dell'esecuzione di Patrick, molte sollecitazioni sono state rivolte alla TCCA perché si pronunciasse riguardo ai test del DNA, fornendo una chiara interprestazione della legge del 2001, anche perché, nel frattempo, erano stati 'giustiziati' tre detenuti che avevano chiesto e non ottenuto il test del DNA. L'11 settembre la TCCA ha deciso con una maggioranza di 5 conto 3 che un Giudice distrettuale non ha la facoltà di concedere il test del DNA ad un condannato che non abbia diritto, in base alla legge del 2001, ad un test pagato dallo stato.

Dopo l'esecuzione, Hester Patrick ha scritto una lettera al quotidiano Houston Chronicle protestando per il fatto che i giornali si fossero riferiti a suo marito chiamandolo uno "stupratore condannato". "Non c'è giustizia neanche nella morte, per coloro che finiscono nel braccio della morte del Texas" - ha concluso. In effetti Jesse Joe Patrick non era stato riconosciuto colpevole di violenza carnale.

 

 

 

 

6) IN FLORIDA ORDINE DI ESECUZIONE PER I DUE CONDANNATI PIU' DEBOLI

 

 

 

Il Governatore Jeb Bush all'inizio del suo mandato cercò, senza riuscirci, di dare un impulso alle esecuzioni capitali in Florida, in seguito il suo atteggiamento nei riguardi della pena di morte è divenuto più moderato. Ora, avvicinandosi le elezioni di novembre nelle quali egli cerca la rielezione, ha ritenuto opportuno riaffermare il suo sostegno alla 'massima punizione' e, per essere più credibile, ha firmato due ordini di esecuzione, interrompendo una moratoria di fatto.

La sentenza della Corte Suprema federale del 24 giugno scorso, che attribuisce alle giurie popolari anziché ai giudici la facoltà di determinare le sentenze capitali, ha posto in discussione lo 'statuto' della pena capitale in nove stati (v. n. 98) ed ha determinato in Florida una moratoria di fatto delle esecuzioni. Infatti, fino al momento in cui non verrà chiarito se, e in che modo, si debba modificare lo statuto della pena di morte della Florida per adeguarlo alla sentenza della Corte Suprema federale, la Corte Suprema dello stato si è dimostrata incline ad accettare tutte le richieste di sospensione delle esecuzioni. Per tale motivo Jeb Bush, ritenendo inutile chiedere le esecuzioni delle sentenze dei condannati forniti di un avvocato, ha pensato bene di mandare a morte due detenuti che, desiderando l'esecuzione della sentenza, avevano interrotto gli appelli e licenziato i rispettivi avvocati.

Pertanto è estremamente probabile che il 2 ottobre riceverà l'iniezione letale Rigoberto Sancez Velasco mentre il 9 ottobre sarà uccisa Aileen Wournos. Entrambi pluriomicidi, hanno affermato di sentirsi inclini al delitto e di desiderare la morte.

Gli altri due candidati alla carica di Governatore non hanno voluto commentare il comportamento di Jeb Bush. Si tratta dei democratici Bill McBride, che sostiene al pena di morte ma è favorevole ad una legge che imponga la moratoria di tutte le esecuzioni, e di Janet Reno, ex Ministro della Giustizia federale, che è contraria alla pena capitale ma disposta ad applicarla se verrà eletta.

 

 

 

 

7) ALTRE NOTIZIE DI ATROCITA' IN IRAN

 

 

 

Negli ultimi anni in Iran si sono verificati episodi di particolare efferatezza e sembra che le Autorità giudiziarie islamiche di quel paese non manchino di fantasia nel decretare supplizi raccapriccianti.

Si ha notizia di almeno due lapidazioni e una decapitazione compiute nel 2001, anno in cui si sono verificate come minimo 139 esecuzioni capitali. Nello scorso numero abbiamo parlato di una condanna a morte da eseguire mediante precipitazione in un sacco, seguita eventualmente da impiccagione.

Al levar del sole del 29 settembre cinque giovani, appartenenti ad una banda accusata di aver compiuto oltre una decina di stupri e rapine, sono stati 'giustiziati' in pubblico a Tehran davanti a migliaia di persone in due separati eventi. Allo spettacolo sono stati invitati i corrispondenti della stampa sia nazionale che estera. I cronisti riferiscono che l'atmosfera era festosa come in un carnevale con i venditori di biscotti che facevano i migliori affari.

Tre condannati sono stati uccisi nella piazza Lavizan e due nella piazza Azari. In ciascuna piazza si accalcavano oltre 5000 persone, comprendenti migliaia di donne e parecchi bambini. Gli spettatori erano arrivati per prendere i posti migliori fin dalla notte precedente. I più intraprendenti potevano godersi lo spettacolo arrampicati sui lampioni. La folla, che istericamente eccitata urlava "Allah è grande!," è stata contenuta da centinaia di poliziotti che in piazza Lavizan hanno fatto uso di gas lacrimogeni.

I disgraziati, sollevati lentamente da corde sostenute da piccole gru sistemate su autocarri, hanno impiegato oltre cinque minuti per morire asfissiati. Due di essi avevano dichiarato alla stampa la propria innocenza.

 

 

 

 

8) FORTISSIMA TENSIONE SULLE LAPIDAZIONI IN NIGERIA

 

 

 

Safiya Hussaini, divenuta quasi una star dopo l'annullamento della sua condanna a morte per lapidazione, al centro di festeggiamenti a Roma, cullando muta e beata sua figlia ha ricevuto il 9 settembre da Walter Veltroni la cittadinanza onoraria della Città eterna. Il Colosseo si è illuminato per lei. In una successiva conferenza stampa, Safiya ha parlato brevemente. La sua dichiarazione, tradotta prima in inglese e poi in italiano, è stata riportata così dalla stampa: "Ora che sono libera vorrei pregare con tutte le forze che Amina venga risparmiata e chiedo al Sindaco di Roma e alle altre autorità che si sono interessate al mio caso di aiutare anche lei." L'Ambasciatore della Nigeria, Etim Jack Okpoyo, per la verità, è apparso piuttosto spaventato dalla prospettiva che le pressioni fatte per Safiya si ripetano per Amina Lawal. "Abbiamo un processo in corso - ha ricordato - che deve essere fatto in Nigeria per mantenere la pace. Amina deve passare attraverso questo processo, ma speriamo che alla fine ella sarà libera come Safiya." Ed ha aggiunto: "Vi prego, non scrivete così tante lettere, non chiamate al telefono come avete fatto per Safiya. Apprezziamo la vostra preoccupazione e vi diciamo che anche Amina sarà libera un giorno o l'altro per grazia di Dio."

Il caso di Amina Lawal condannata alla lapidazione per adulterio, di cui abbiamo parlato nel numero 99, è perfettamente analogo a quello di Safiya Hussaini ma la sorte di quest'ultima è sempre più incerta. Il caso Lawal si affianca ad altri 3 casi di persone condannate a morte in Nigeria negli ultimi mesi in base al codice islamico della Sharia. Una coppia di amanti, Ahmadu Ibrahim e Fatima Usman, sono stati condannati alla lapidazione per adulterio nello stato centrale del Niger alla fine di agosto dopo che il padre di lei, che è incinta, aveva presentato ricorso per motivi di interesse contro una pena di cinque anni di reclusione. Sempre in base al codice della Sharia, in maggio era stato condannato alla lapidazione tale Sanusi Mohammed Baranda - che la difesa asserisce essere un minorato mentale - per violenza carnale nei riguardi di una bambina di 9 anni. L'appello per Baranda si è tenuto il 5 settembre ma la sentenza non è stata annullata.

Ormai tutti i commentatori guardano alle condanne alla lapidazione in Nigeria come ad una aperta prova di forza degli stati poveri a maggioranza musulmana -che lamentano lo scarso sostegno economico ricevuto da parte del Governo centrale nigeriano - contro il presidente Obasanjo.

Il caso di Amina, come quello di Safiya, ha suscitato grande scalpore: per lei il 27 agosto Amnesty International ha presentato una petizione sottoscritta da un milione di persone, vi sono stati energici interventi di governanti - tra cui il Presidente del Messico e il Primo Ministro Norvegese - e dell'Unione Europea. Vi è stata perfino la minaccia di boicottaggio - fortemente pubblicizzata dai media - dell'Elezione di Miss Mondo in programma per il 30 Novembre ad Abuja, capitale della Nigeria.

Contro le orrende condanne a morte per lapidazione ha giocato anche la particolare diffidenza con cui è visto il mondo islamico nel contesto della "guerra al terrorismo." Le sentenze dei tribunali islamici non sono state deplorate soltanto dagli attivisti per i diritti umani ma anche dai neoconservatori e perfino da alcuni accaniti sostenitori della pena capitale.

Il presidente Olosegun Obasanjo, i suoi ministri e sua moglie Stella, assai imbarazzati, sono stati costretti a rilasciare alla stampa numerose dichiarazioni per rassicurare l'opinione pubblica mondiale sul fatto che Amina non verrà mai lapidata. Tuttavia la condanna di Amina e quelle degli altri tre individui sotto minaccia di lapidazione, rimangono in piedi.

A sei mesi dalle elezioni il Presidente Obasanjo si guarda bene dal preannunciare un intervento federale che vada al di là della concessione di una buona difesa legale ad Amina (per altro a due settimane dalla presentazione del nuovo appello nessun difensore si era ancora fatto vivo dalla capitale). Anzi Obasanjo, in una intervista rilasciata nella seconda metà di settembre, ha assicurato che: "Abbiamo la legge della Sharia nella nostra Costituzione. La Sharia è sempre stata parte della nostra vita in Nigeria."

Speriamo che in futuro Obasanjo, una volta ottenuta la rielezione, si dimostri più deciso nell'interpretare il ruolo che gli compete.

 

 

 

 

9) DELAZIONE E RITRATTAZIONE NEL CASO DI ANTHONY GRAVES

 

 

 

Nell'articolo "L'assassino della porta accanto", pubblicato sul numero 98, Bianca Cerri ci ha fatto un dettagliato resoconto del caso giudiziario di Anthony Graves, condannato a morte per un orrendo omicidio plurimo, sulla base della testimonianza fornita da un altro imputato per lo stesso crimine, Robert Earl Carter. Quest'ultimo, a qualche settimana dalla propria esecuzione, aveva poi ritrattato in una dichiarazione giurata la sua deposizione contro Graves.

Purtroppo, mentre tanto valore era stato dato alla sua testimonianza iniziale, la ritrattazione di Carter non è stata neanche discussa.

Pare assurdo che il sistema giudiziario americano non consideri con estremo sospetto, e anzi sfrutti subito senza riserve, le testimonianze contro presunti altri colpevoli fornite da criminali detenuti.

Per fortuna ogni tanto i media attirano l'attenzione del pubblico su questo problema. Proprio sul caso di Anthony Graves, si è tenuto il 4 settembre un dibattito televisivo in Texas (organizzato dalla NPR News, nel corso della trasmissione All Things Considered). In questo dibattito sono intervenuti lo stesso Graves (con una intervista registrata), l'avvocato dell'accusa Charles Sebesta, una componente della giuria che condannò a morte Graves, un esponente del Centro per le condanne ingiuste presso Scuola di Legge dell'Università di Chicago, il Consigliere generale dell'Associazione degli Accusatori del Texas e un compagno di carcere di Carter.

La reporter Janet Heimlich ha brevemente ricordato il crimine che nel 1992 provocò la morte di 6 persone, fra cui 4 bambini, che furono prima accoltellate e poi bruciate. Il padre di una delle vittime, Carter, che aveva riportato delle ustioni durante la strage, confessò la sua colpevolezza e fece un patto con i suoi accusatori: egli coinvolse Graves nell'omicidio e testimoniò contro di lui, ottenendo in cambio di non essere interrogato sul possibile coinvolgimento nel crimine di sua moglie.

Vickie Hansen, che fece parte della giuria, durante la trasmissione ha dichiarato che Carter fu molto convincente nella sua testimonianza: sembrava che egli si sentisse in dovere di rilasciare questa accusa contro Graves per sistemare le cose con la sua coscienza, visto che, tra l'altro, egli aveva partecipato all'uccisione di una sua figlia.

Rob Warden, l'esponente del Centro che esamina le Condanne Ingiuste, ha asserito che nessun giornale del Texas, nonostante tutte le possibili pecche, prenderebbe per buona e pubblicherebbe una notizia basata sul genere di informazione che i delinquenti usano per ottenere dei vantaggi nelle aule dei tribunali. Il Centro a cui appartiene, esaminando i casi degli oltre 100 condannati a morte negli Stati Uniti che sono stati successivamente scagionati, ha scoperto che nel 40 per cento di questi l'accusa aveva ottenuto la condanna capitale utilizzando testimonianze di altri criminali.

Warden ha detto ancora che l'Assemblea Generale dell'Illinois che si riunirà in novembre, vuole presentare una proposta di legge per ridurre l'utilizzo di testimonianze provenienti da altri criminali nei casi capitali. Si chiederebbe ai giudici di tenere udienze antecedenti al processo vero e proprio per verificare la credibilità dei delinquenti prima che testimonino.

Negativa e fulminea è stata la reazione di Rob Kepple membro dell'Associazione degli Accusatori del Texas: "Non penso che questa sia una buona idea", ha affermato. "In qualità di accusatore io raccolgo le prove ovunque riesco ad ottenerne. Se qualcuno mi chiama dalla prigione e dice: 'Ehi, il mio compagno di cella mi ha appena detto di aver davvero stuprato questa donna e di aver poi fatto finta di essere malato di mente per cavarsela' - un caso, questo, che fra l'altro è reale - potete scommettere che io userò quella testimonianza se posso verificarla e lascerò che sia poi la giuria a valutarne la credibilità."

La reporter Heimlich ha ribadito che però nel caso di Graves la testimonianza di Carter è stata messa in forte dubbio, perché un paio d'anni dopo il processo a Graves, Carter disse ai suoi compagni di prigione che aveva mentito sul banco dei testimoni. Uno di coloro che sentì questa ammissione fu il detenuto Kerry Cook, in seguito scagionato e liberato. Cook è stato intervistato durante la trasmissione è ha confermato che la dichiarazione di Carter coincideva con quanto Graves aveva sempre sostenuto.

Successivamente Carter firmò una dichiarazione giurata, rilasciò delle registrazioni video e diede varie disposizioni nel tentativo di scagionare Graves. Nella dichiarazione finale che fece al momento dell'esecuzione, Carter disse: "Sono stato io e io soltanto. Anthony Graves non ha avuto nulla a che fare con il crimine. Ho mentito sul suo conto al processo".

Vickie Hansen, la componente della giuria presente all'intervista ha detto che, mentre a suo tempo era sicura al 100% della colpevolezza di Graves, a questo punto si chiede se la giuria fece la scelta giusta.

Tuttavia l'avvocato dell'accusa Sebesta ha lottato per impedire a Graves di ottenere un nuovo processo, affermando, anche se non può provarlo, di ritenere che la moglie di Carter, Cookie, fosse stata un terzo complice e che Carter con la sua dichiarazione in extremis abbia tentato di evitare che lei venisse perseguita.

Anthony Graves sostiene che non si tratta più di innocenza o di colpevolezza, ma soltanto di politica. "... Il sistema", sostiene Graves, "si è ridotto a questo. Andare in aula e vincere le cause a tutti i costi, ottenendo una condanna. Non è più una questione di innocenza." E Graves sembra proprio avere ragione: i suoi sforzi per ottenere un appello sono stati vani. La Corte d'Appello Criminale del Texas ha respinto la ritrattazione di Carter dicendo che questa dichiarazione era in conflitto con altre risultanze presentate al processo. Il caso è adesso in esame presso la Corte Federale distrettuale. (Grazia)

10) DELITTO E CASTIGO, ORDINARIA AMMINISTRAZIONE IN TEXAS

 

 

 

Nella seguente nota di agenzia (A.P. - 10/9/2002) viene riportata una esecuzione 'qualsiasi' in Texas.

Noi non vogliamo rassegnarci al fatto che orrendi delitti e orribili castighi diventino fatti di ordinaria amministrazione, liquidati dalla cronaca con un commento di routine, quasi che la ferita inferta dal criminale sia riparata dalla sua esecuzione e in tal modo venga ripristinata la normalità. Chi in Italia, in occasione di crimini di particolare gravità - compiuti anche da minorenni - invoca l'inasprimento delle pene e perfino la pena di morte, invece di cercare nel nostro modo di vivere le radici della violenza, e di rimuoverle dalla società, non si accorge di tendere verso il modello americano, cioè verso un futuro squallido in cui crimini oggi rari potrebbero diventare usuali.

"Giustiziato un uomo che uccise una anziana coppia. Con una lacrima che attraversava la sua faccia, un uomo del nord est del Texas condannato per aver violentato e ucciso a botte una donna di 66 anni, in una aggressione in cui anche suo marito fu ammazzato, è stato giustiziato martedì sera. In una breve dichiarazione finale, Tony Lee Walker ha detto addio ad un amico in Svizzera, che ha chiamato Diego, e ad una persona in Inghilterra che ha chiamato Fiore Selvaggio: "Vi amo e non vi dimenticherò mai." "E alla mia famiglia - ha aggiunto trattenendo il pianto - nulla." Quando i veleni hanno cominciato a fluire, Walker ha recitato il Padre Nostro. Arrivato alle parole "Venga il tuo regno" si è fermato. Ha guardato il cappellano che stava ai piedi del lettino e ha detto: "Cappellano, aiutami." Il cappellano ha continuato a dire la preghiera mentre Walker ha ansimato e sputato diverse volte. Quando il prigioniero ha smesso di respirare, una lacrima è rotolata dal suo occhio destro ed ha attraversato la faccia.

E' stato dichiarato morto alle 18 e 16', 8 minuti dopo l'inizio dell'infusione dei farmaci. In una dichiarazione scritta, Walker si è detto addolorato per il crimine e ha chiesto alla famiglia delle vittime se loro potevano 'trovare nel cuore il perdono per me, se non possono, comprendo' (...)."

 

 

 

 

11) AMERICA LETALE: UN LIBRO ECCEZIONALE DI BIANCA CERRI

 

 

 

E' uscito a fine settembre il libro: "America letale" scritto appassionatamente in solo otto mesi da Bianca Cerri. Bianca è riuscita a fissare per iscritto una grande quantità di storie, di sentimenti, di passioni di cui si è fatta carico - a prezzo di un notevole stress - in questi anni in cui è stata in contatto con tanti condannati a morte negli Stati Uniti. L'opera di Bianca ci parla della vita e della morte di uomini e di donne che solo in pochi casi sono riusciti a sfuggire dal "sofisticato sistema di produzione di morte che ha trasformato in un gesto banale l'uccisione di un essere umano." Ma dalle sue storie, da un'infinità di fatti, di date, di nomi, emerge una denuncia politica e sociale chiara e tagliente. Bianca entra in particolare risonanza con i detenuti 'irriducibili' che, ribellandosi in continuazione, non hanno concesso mai nulla al 'sistema', neanche la facoltà di ammazzarli in modo ordinato, silenzioso e tranquillo. Qualcuno potrà giudicare "America letale" un libro esasperato, di 'estrema sinistra'. Qualcuno potrà contestare delle inesattezze conseguenti alla stesura velocissima del libro, al difficile riordino del materiale, alla traduzione di una grande quantità di documenti autentici, di lettere spesso scritte in un americano scorretto e con una grafia incerta. Riteniamo tuttavia necessario che tutti coloro che sono impegnati sul fronte abolizionista prendano atto di questa opera, ricevano questa testimonianza. Lo stile è vivace, il libro è coinvolgente: si fa leggere con progressivo interesse.

In libreria:
Bianca Cerri: "America letale" - Derive Approdi, settembre 2002, pagg. 215 - € 13.

 

 

 

 

12) AIUTIAMO KENNETH ACQUISTANDO IL SUO LIBRO DI POESIE !

 

 

 

Kenneth Eugene Foster Jr. è un giovane afro-americano ora venticinquenne, rinchiuso dal 1997 nel braccio della morte. Si stava specializzando in Psicologia e stava cercando di aiutare alcuni giovani, recuperandoli dalle strade, quando fu coinvolto in un omicidio compiuto da un ragazzo nero che Kenneth aveva accompagnato in macchina. Ci fu un diverbio, una colluttazione e uno sparo. Il bianco ucciso era figlio di un noto avvocato di Austin ed anche Kenneth finì condannato a morte, benché si trovasse a bordo della sua auto ad oltre 25 metri dal luogo dell'incidente.

In carcere Kenneth è riuscito a superare la frustrazione iniziale e il desiderio di reagire con violenza ed ha intrapreso un cammino spirituale che lo ha portato ad analizzare con umiltà se stesso e la sua vita.

Ora egli spera di riuscire ad ottenere un nuovo processo, grazie all'aiuto di una brava avvocatessa.

Occorrono però mezzi finanziari per nuove indagini.

Kenneth ha scritto numerose poesie, che sono state raccolte in un libro, dalle quali traspare la sua anima e la sua personalità ricca di sentimento. Ha dedicato queste poesie ai suoi nonni, che definisce i migliori genitori del mondo, alla sua figlioletta di 7 anni, che egli ama appassionatamente, ad alcuni suoi amici più cari e, sorprendentemente, ai sostenitori della pena di morte. Infatti costoro gli hanno permesso di combattere nella tribolazione contro la rabbia che voleva sopraffarlo, di ritrovare il suo io e la sua anima. Queste le sue parole: "Vi ringrazio di essere stati la mia avversità, che io ho vinto."

Paolo Scanabucci, socio del Comitato, è da anni corrispondente di Kenneth. Insieme a Tiziana Riva ha pubblicato in italiano le sue poesie che ora sono disponibili in una raccolta intitolata "Gli occhi della tribolazione". L'offerta per questo piccolo libro è libera, bastano anche 5 Euro a copia. Tutti i proventi derivanti dalla vendita andranno interamente a Kenneth per aiutarlo nella sua difesa legale. (Grazia)

 

 

 

 

Vi invitiamo a chiedere il libretto a:

Paolo Scanabucci - Via Esino 145/C
- 60020 Torrette Di Ancona oppure,
via e-mail, al suo indirizzo:
www.anthonynealy.com/petition.htm

 

 

Il mio nome è Charles Anthony Nealy, e ho bisogno del tuo aiuto. Sono stato condannato per un crimine che non ho commesso e sono nel Braccio della Morte nello stato del Texas. Provengo dalla Contea di Dallas, dove si è tenuto il mio processo; questo processo fu notato dal quotidiano Dallas Morning News come "il più rapido processo di condanna a morte nella storia del Texas".

Sfortunatamente, ho incontrato avvocati d'ufficio che semplicemente mi hanno consegnato all'accusa. Sono un Afro-Americano, e questi avvocati di fatto aiutano l'accusa a sbarazzarsi dei potenziali giurati Afro-Americani. Il mio avvocato ha aiutato l'accusa a scegliere una giuria di soli bianchi. Mi ero dichiarato "non colpevole", e anche se le prove mostravano chiaramente che io non fossi colpevole, sono stato accusato e condannato a morte.

Il testimone dello Stato diede la stessa descrizione parecchie volte; e questa descrizione venne trasmessa in tutti i notiziari locali. Questi non mi scelse da alcuna lista dopo parecchi tentativi, mentre al banco descrisse una persona che non mi somigliava affatto, quando fu interrogato su come facesse a sapere che fossi io la persona indagata per aver commesso il crimine, affermò che "mentre erano all'aeroporto l'investigatore dell'accusa aveva detto che il tipo che aveva sparato sarebbe stato nell'aula giudiziaria". Infatti il testimone in aula mi indicò come una delle persone coinvolte nel crimine.

Le implicazioni qui sono serie. Io ero l'unica persona nera nell'aula giudiziaria. Gli avvocati nominati dalla Corte non hanno seguito nessuna delle informazioni che avrebbero potuto provare la mia innocenza senza alcun dubbio. In questo momento sono senza un avvocato e non mi è permesso di presentare ricorso alla Giurisdizione Federale [...]

Lo stato ha giustiziato i ritardati mentali, i minorenni e sì, anche alcuni che sono stati dichiarati innocenti dopo l'esecuzione. Contrariamente alla credenza popolare, molti dei gruppi o delle organizzazioni che avrebbero potuto aiutarmi si sono semplicemente sviluppate in entità politiche. Quelle che vedete sono organizzazioni come la NAACP e la Urban League che individuano e scelgono particolari casi nazionali e li usano solo per dar maggior valore al loro nome. [... Con] i milioni di dollari che queste organizzazioni raccolgono, un'assistenza legale potrebbe facilmente essere fornita alla gente povera che loro sostengono di rappresentare. Ma loro non lo fanno e, come ho constatato, non rispondono mai alle lettere che chiedono loro aiuto.

Io non ho il supporto di attori famosi. Io non conosco alcuna persona ricca, e ovviamente non posso dipendere dal sistema giudiziario americano perché è formato da politici che basano le loro decisioni sull'ideologia dei partiti, invece che su ciò che è giusto secondo la Costituzione.

Se non riuscirò a trovare un avvocato propenso a volersi occupare del mio riesame di legittimità, io sarò legalmente ucciso dallo stato del Texas. E così io ti chiedo di aiutarmi in qualunque modo possibile. Un sito web è stato creato per me da alcuni splendidi amici in Inghilterra e in questo sito ci sono molte informazioni riguardo la mia situazione, e ancor più importante, c'è una petizione che può essere firmata on-line. Ti chiedo per favore di entrare nel mio sito Web e di firmare la petizione e di divulgare il più possibile questa informazione. So che molte persone non hanno un computer, e così ti chiedo di mandarmi una lettera in cui si chieda di approfondire il mio caso in modo che io possa presentarla al Membro del Congresso al quale ho chiesto di incontrarmi. Mi piacerebbe ricevere delle lettere di sostegno da tante persone - e se me ne darete il permesso - inoltrerò alcune di queste lettere alle persone in Gran Bretagna che si occupano del mio sito web. [...]

Per favore se c'è una qualunque cosa che tu possa fare per aiutarmi, i tuoi sforzi saranno enormemente apprezzati.

Ti ringrazio per il tempo che mi dedichi e che Dio possa benedirti.

 

 

Charles Anthony Nealy #999289
-Polunsky Unit-3872 FM 350
South- Livingston-Texas, 77351 (USA)

 

 

Indirizzo Web:http://www.anthonynealy.com/

 

 

 

14) AVETE LETTO "IL TRITACARNE" ?

 

 

 

Karl Louis Guillen ha 35anni e da 13 è in prigione in Arizona. Conseguito l'annullamento della sua condanna a morte, ha avuto una pesante pena detentiva. Ora cerca di dimostrare la sua innocenza. Karl è uno dei due milioni di cittadini americani attualmente detenuti, e come tanti altri, non avendo potuto pagarsi un avvocato e non avendo conoscenza dei propri diritti civili e legali, è stato condannato ad una pena ingiusta o ingiustamente severa. Tra gli abolizionisti è noto un libro autobiografico scritto da Karl tre anni fa nel braccio della morte: "Il Tritacarne". E' un libro forte, pieno di vita, di sofferenza e di sentimenti, ma anche di riflessioni sulla società, in cui l'autore ha voluto riversare con crudezza gli estremi esasperati della sua vita caotica e sfortunata, il turpiloquio, il sesso, l'amore, l'amicizia e la violenza.

Elisabetta Menini ci ha inviato la seguente recensione del Tritacarne, che volentieri pubblichiamo.

 

 

 

Il libro inizia con la descrizione dell'arresto dell'autore, continua con una vivida e dettagliata cronaca della vita in carcere e spiega i motivi economici e politici della massiccia incarcerazione dei cittadini americani nelle "fabbriche della prigione", la ricchissima e redditizia industria carceraria, dove i diritti umani e civili sono totalmente ignorati, per non parlare dei sentimenti, dell'umanità, dell'integrità degli individui, che vengono regolarmente e metodicamente distrutti. L'autore fa continui flashback, passando dalla sua adolescenza in collegio agli abusi dei secondini del carcere, dalla naja in Corea ai suicidi in carcere, ripercorrendo tutta la storia della sua vita, scritta in un momento in cui sembrava che l'unico epilogo potesse essere il lettino per l'iniezione letale. In cui il fatto stesso di scrivere era l'unica via d'uscita dal continuo rumore di scarponi dei secondini sul metallo, dai miseri pasti, sempre più magri, passati dall'amministrazione carceraria, dallo sconforto di sapere che l'avvocato d'ufficio è, potenzialmente, il proprio peggior nemico, di non potersi permettere niente di meglio e di dover assistere impotente alla valanga di menzogne che si sono abbattute, e si abbatteranno come un terremoto sulla propria vita.

Eppure il libro di Karl non è un libro di disperazione, non è un urlo angoscioso, sembra piuttosto un ottimo racconto poliziesco, si visualizza come un film d'azione, i personaggi si delineano vividi sia nelle buie e puzzolenti celle che nelle assolate highway, intrecciano i propri dialoghi e azioni con un ritmo trascinante; spesso ci si dimentica che la storia è una storia vera, ancora in attesa di un finale e che Karl l'ha scritta oltre che per se stesso - anzi soprattutto - per farci conoscere quella che è la terribile realtà nascosta sotto la patina scintillante di buonismo del cosiddetto paese della libertà.

Il Tritacarne è un libro scritto con l'anima, col cuore, coi denti, con un naturale e avvincente istinto letterario e si conclude con una struggente poesia di addio e un invito ad "agire contro il sistema e contro quei politici la cui ipocrisia minaccia gli ideali fondamentali della giustizia stessa" e con l'immagine di Bill Clinton che passeggia in piazza Tien An Men dieci anni dopo il massacro.

 

 

 

Il Tritacarne è uno strumento prezioso di testimonianza e di denuncia per tutti coloro che lottano contro la pena di morte, è preceduto da una presentazione del vice presidente di Amnesty International Marco De Ponte e da una prefazione di Massimo Carlotto; è edito dalla Multimage e per averlo si può telefonare allo 055 580422, inviare un e-mail a turquet@dada.it o richiederlo a:
www.umanisti.it/karl

 

La traduzione in italiano e la pubblicazione del libro, curata dal Comitato per la Difesa di Karl Louis Guillen e i cui proventi vanno totalmente all'Autore affinché possa pagarsi un avvocato decente, ha già prodotto un grande risultato: la commutazione della condanna a morte in una pena di 20 anni (Karl dovrebbe uscire il 15 agosto 2013). Per ulteriori informazioni sul caso:
www.umanisti.it/karl

 

 

 

15) QUANTI STRACCI BIANCHI PER OTTENERE ALMENO UNO STRACCIO DI PACE?

 

 

 

In un momento come questo non possiamo disinteressarci del tema della pace. Infatti, come abbiamo osservato più volte, tra guerra e pena di morte ci sono forti legami. Sia perché la logica e la pratica della guerra costituiscono un ostacolo formidabile per il rispetto e per il progresso dei diritti dell'uomo, sia perché l'abolizione della pena di morte acquista un significato preciso se vista come il primo passo per ottenere l'eliminazione a tutti i livelli della violenza nei rapporti fra gli esseri umani.

Pertanto ci fa piacere rilevare che l'appello contro la guerra dell'associazione umanitaria Emergency ha avuto un insperato successo: nel giro di qualche settimana ha raccolto circa 200 mila adesioni. Da molti soci ci è arrivato il semplice ed incisivo testo intitolato "Fuori l'Italia dalla guerra" (vedi http://www.emergency.it/) con l'invito a pubblicizzarlo, cosa che abbiamo fatto nei limiti del possibile a titolo personale.

Ora, con l'ovvia precisazione che non si tratta di un'iniziativa ufficiale del Comitato Paul Rougeau ma dell'inoltro di una proposta che ciascun socio può valutare autonomamente, vi informiamo della campagna "Uno straccio di pace" che è il prolungamento visibile dell'appello di Emergency. Scrive dunque Gino Strada:

"Siamo convinti - e ne abbiamo ogni giorno nuove conferme - che la grande maggioranza dei nostri concittadini sia contraria alla guerra, in particolare alla nuova guerra contro l'Iraq che è ormai all'orizzonte.

Per rendere visibile questa "opinione pubblica" che crediamo trascurata e oscurata da molti giornali e televisioni, chiediamo un gesto, una testimonianza: appendere stracci bianchi, bandiere di pace, alle finestre e ai balconi delle nostre case e dei luoghi di lavoro ma anche annodare un piccolo straccetto bianco al polso, alla borsetta, allo zaino, alla bicicletta, al guinzaglio del cane: ovunque sia visibile.

Uno straccio di pace è un modo semplice per far sapere che vogliamo trovare nuove forme di stare insieme, nuovi modi per risolvere i problemi che non siano la violenza, il terrorismo, la guerra.

O riusciamo a tenere "Fuori l'Italia dalla guerra" o non sarà possibile neppure tenere la guerra fuori dall'Italia.

E' un impegno che vi chiediamo, è la prima di tante iniziative che, insieme con altre organizzazioni, vi proporremo per i prossimi mesi.

Tenere l'Italia fuori dalla guerra è davvero nelle nostre mani."

 

 

 

Invitiamo i soci che esporranno straccetti bianchi sulle loro auto, biciclette, porte, finestre, borse, zainetti... a COMUNICARCI il NUMERO di straccetti esposti (via e-mail o al nostro indirizzo postale). Per quanto ci riguarda ci impegniamo a comunicare tra un mese ad Emergency il TOTALE raggiunto. Crediamo infatti che se si renderanno noti al pubblico, tramite Emergency e altre organizzazioni, risultati QUANTITATIVI anche parziali dell'iniziativa, le persone si sentiranno più incoraggiate ad aderirvi. Forse è un sogno, ma pensate a intere città invase da stracci bianchi, in barba ai giornali che tacciono!!! (Grazia)

 

 

 

 

16) NOTIZIARIO

 

 

Arabia Saudita

Furono torturati due occidentali sospetti dinamitardi. Il canadese William Sampson e l'inglese Alexander Mitchell furono condannati a morte in Arabia Saudita nell'ottobre 2001 per aver partecipato ad un attentato con un'auto bomba che uccise un uomo il 17 novembre 2000. Sostengono di essere innocenti, hanno confessato ma poi ritrattato. Due loro appelli sono stati respinti. E' atteso in queste settimane il responso della Corte Suprema Reale sull'ultimo ricorso presentato in luglio. L'avvocato difensore ha fatto trapelare il contenuto del ricorso in cui si dice cha la loro confessione seguì un periodo di 10 giorni di veglia forzata, le mani e i piedi legati, con pugni in faccia e nel corpo, con sospensioni a testa in giù e bastonature nelle piante dei piedi, con minacce di rappresaglia nei riguardi dei familiari se non avessero confessato.

 

 

California

Sentenza contro il divieto di accesso dei detenuti ad Internet tramite i pen pal. La Corte federale distrettuale di San Francisco, accogliendo un ricorso dell'Unione Americana per le Libertà Civili (ACLU), ha ordinato all'Amministrazione carceraria di ritirare un'ingiunzione che proibiva ai detenuti di usare indirettamente Internet per corrispondere con persone al di fuori del carcere. La Corte ha sentenziato che l'Amministrazione carceraria non ha fornito convincenti prove che vi fossero ragioni di sicurezza per vietare ai detenuti l'esercizio del diritto costituzionale alla libera espressione. All'inizio di settembre, dopo la lettera ultimativa dell'ACLU alle autorità carcerarie dell'Arizona (v. n. 98), al stessa ACLU e tre associazioni che sostengono i detenuti (CCADP, CUADP, SPR) hanno avviato formali procedimenti legali contro lo Stato dell'Arizona chiedendo che la legge HB2376 del 2000, che impedisce di riportare i casi dei condannati a morte in Internet, venga dichiarata incostituzionale.

 

 

Cina

Esentati dalla pena di morte due minorenni. All'inizio di settembre si è appreso che il 27 agosto due giovanissimi, Liu e Song, appartenenti a una banda che ha dato fuoco ad un café Internet provocando la morte di 25 persone, sono stati condannati al carcere a vita. Per loro non è stata chiesta la pena di morte in quanto sono minorenni. Una ragazza complice ha avuto una pena di 12 anni e un tredicenne è stato mandato in un carcere minorile.

 

 

Filippine

Sospese tutte le esecuzioni. Anche in settembre nelle Filippine è proseguita l'alternanza di decisioni pro e contro la pena di morte (v. n. 99). Il 30 settembre il Ministro degli Esteri Blas Ople ha comunicato agli ambasciatori dell'Unione Europea che la Presidente ha sospeso tutte le esecuzioni capitali dal momento che il Congresso sta esaminando la possibilità di abolire la pena di morte.

 

 

Giappone

Eseguite due impiccagioni in segreto. Il 18 settembre sono state eseguite in segreto in Giappone le impiccagioni di Yoshiteru Hamada e Tatsuya Tomoto suscitando la viva indignazione del Consiglio d'Europa nel quale il Giappone ha lo status di Osservatore. Il presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, Peter Schieder, ha dichiarato tra l'altro: "...I 44 stati membri del Consiglio d'Europa si oppongono inequivocabilmente alla pena di morte. Quale Osservatore dell'Organizzazione il Giappone è chiamato a condividerne i valori e i principi fondamentali. A giugno l'Assemblea ha chiesto al Giappone di istituire una moratoria delle esecuzioni [...] pena la messa in discussione dello status di Osservatore. Queste esecuzioni dimostrano che il Giappone è determinato ad ignorare tale richiesta."

 

 

Kentucky

Minorenne all'epoca del delitto potrebbe essere salvato dalla Corte Suprema. Essendo giunto al termine di un lungo e complesso iter giudiziario, Kevin Nigel Stanford, che ora ha 40 anni, rischia l'esecuzione a breve per un omicidio con stupro e rapina commesso all'età di 17 anni. Sul suo caso vi è anche una storica sentenza della Corte suprema federale del 1989 che giudicava non incostituzionale l'esecuzione di persone che avevano 16 o 17 anni all'epoca del delitto. Un robusto movimento che si batte per la salvezza di Stanford spera che 'l'evoluzione degli standard di decenza' recepita in una nuova sentenza della Corte Suprema federale lo possa salvare.

 

 

Myanmar

Condanne a morte per tentativo di golpe. Nei paesi dittatoriali la pena di morte ha una precisa funzione: serve per scoraggiare e possibilmente eliminare gli avversari politici. Il 26 settembre un tribunale speciale ha condannato a morte in Myanmar (Birmania) il genero e tre nipoti dell'ex dittatore Ne Win, accusarti di un tentato golpe. Ne Win che ha ora 91 anni ed è agli arresti domiciliari, andato al potere con un colpo di stato nel 1962, aveva governato con pugno di ferro il paese fino al 1988 quando le dimostrazioni del movimento per la democrazia lo indussero a dimettersi, poco prima che un gruppo di militari occupasse a sua volta il potere con un colpo di stato.

 

 

New York

Giuliani si offre come boia. In un suo libro uscito il primo ottobre, Rudolph Giuliani, personaggio politico assai discusso, decretato dall'opinione pubblica eroe nazionale per l'impegno profuso come Sindaco di New York in occasione degli attentati dell'11 settembre 2001, scrive che sarebbe felice di fungere da boia nell'eventuale esecuzione di Osama Bin Laden. Ha raccontato che Bush il 14 settembre 2001 gli aveva chiesto che cosa potesse fare per lui. In quella occasione, Rudoph Giuliani chiese di essere nominato boia.

 

 

Texas

Si cerca di rimuovere alcuni ostacoli per un equo processo a Calvin Burdine. Il 19 settembre la Giudice Joan Huffman ha ceduto alle pressioni dei colleghi ed ha spostato al 3 marzo l'inizio del secondo processo contro Calvin Burdine. La data precedentemente fissata dalla Huffman, con soli tre mesi di anticipo, era il 7 ottobre cosicché la nuova avvocatessa di Burdine, Danalynn Racer, non avrebbe fatto in tempo a consultare gli atti (v. n. 99). Ricordiamo che Danalynn Racer difende gratuitamente Calvin Burdine dopo che la Giudice Huffman si è rifiutata di nominare come difensore d'ufficio l'avvocato Rober McGlasson che ha patrocinato il condannato negli ultimi anni. Contro i rifiuti di posporre il processo e di nominare McGlasson, l'ACLU ha intentato un'azione legale a metà settembre. In conseguenza dell'azione dell'ACLU il Giudice federale David Hittner ha ordinato alla Huffman di spiegare i motivi per i quali non intende nominare McGlasson. Se non lo farà, Hittner chiederà un intervento della Corte federale distrettuale.

 

 

Usa

Ashcroft vuole controllare anche gli uffici statistici giudiziari. Gli enti istituiti dal Congresso per monitorare la criminalità, il Bureau of Justice Statistics e il National Institute of Justice - che in precedenza svolgevano in modo del tutto indipendente le loro ricerche - dopo l'emanazione della legge antiterrorismo detta Atto Patriottico USA nell'ottobre 2001, vengono controllati in modo sempre più pressante dal Ministro della Giustizia Ashcroft e da personaggi da lui nominati creando il malcontento dei ricercatori e fondate preoccupazioni per l'indipendenza e la validità scientifica dei dati sulla criminalità raccolti, elaborati e diffusi dagli uffici.

 

 

Usa

Bocciate dal Senato le nomine di due giudici federali ultraconservatori. La Commissione Giustizia del Senato si è rifiutata di ratificare le nomine, decise da George W. Bush di due giudici ultraconservatori nelle corti federali. Tali giudici, Charles Pickering, ricusato in marzo e Priscilla Owen bocciata in settembre, pur essendo stati protagonisti di uscite discutibili nel corso della loro carriera, promettevano di essere fedeli interpreti dell'ideologia della Casa Bianca. George W. Bush, che si è detto "veramente deluso" dalle ricusazioni, raccogliendo enormi fondi per la prossima campagna elettorale, vuole assicurarsi una maggioranza repubblicana al Senato e soprattutto la nomina di senatori 'leali' nei suoi riguardi.

 

Questo numero è stato chiuso l' 1 ottobre 2002