FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 262  -  Agosto 2019

Larry Swearingen, nato il 21 maggio 1971, ucciso il 21 agosto 2019

SOMMARIO:

1) Persa la battaglia ventennale per salvare Larry Swearingen

2) In extremis Larry scrive in sua difesa

3) Gary Ray Bowles muore in Florida assistito da Dale Recinella

4) Messaggio inviatoci da Dale dopo l’esecuzione di Bowles

5) Finalmente perseguibili: fecero condannare due innocenti nel 1983

6) Non ha ucciso nessuno nel 1986, ora è morto sulla sedia elettrica

7) La prima esecuzione sulla sedia elettrica avvenne nel 1890

8) Più di 3800 esecuzioni in Iran sotto la presidenza Rouhani

9) Notiziario: Iran, Texas

1) PERSA LA BATTAGLIA VENTENNALE PER SALVARE LARRY SWEARINGEN

 

Il Comitato Paul Rougeau ha detto addio ad un amico seguito, sostenuto ed aiutato fin dal 2008.

 

Il 21 agosto il nostro amico Larry Ray Swearingen è stato ucciso dallo stato del Texas, come programmato. È stato dichiarato morto alle 18 e 47’. Nel sito http://larry-swearingen.com a lui dedicato, leggiamo, con viva sorpresa, un commento colpevolista:

L’esecuzione di questa sera conclude tragicamente un’odissea straziante. Tragica e triste perché non riporterà in vita Melissa Trotter, ma darà una penosa chiusura alle sofferenze delle molte persone la cui vita egli ha mandato in pezzi, e darà la sicurezza che egli non potrà più fare del male a nessuno”.

Ricordiamo che Larry Swearingen, accusato di aver ucciso la studentessa 19-enne Melissa Trotter in un giorno compreso tra l’8 dicembre del 1998 e il 2 gennaio del 1999, condannato a morte nel dicembre del 2000, era giunto alla soglia dell’esecuzione per ben cinque volte nel corso degli anni. Larry si era sempre salvato in extremis soprattutto per merito dell’avvocato difensore James Rytting.

Anche questa volta Rytting e gli altri legali dell’Innocence project si sono battuti valorosamente in favore di Larry. Ma non ce l’hanno fatta. (1)

All’approssimarsi delle 18, fuori dalla Walls Unit, la vecchia prigione di Huntsville in cui avveniva l’esecuzione di Larry Swearingen, si sono radunati una trentina di dimostranti contro la pena capitale recanti dei cartelli.

Si aspettava la decisione sull’ultimo appello del condannato, quello avanzato alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Alle 17:50’ tale Corte ha respinto l’appello dando via libera all’esecuzione.

Alle 18:21’ Larry è stato portato nella camera della morte e legato alla barella. Quindi gli sono stati inseriti gli aghi per la somministrazione dei famaci letali in entrambe le braccia.

Simultaneamente i familiari di Melissa Trotter e i giornalisti sono stati fatti entrare nella camera dei testimoni. Nel frattempo i dimostranti si facevano sentire dall’esterno del carcere attraverso i megafoni.

Durante l’esecuzione nella camera dei testimoni erano presenti i parenti stretti di Melissa Trotter: i genitori, il fratello, il nonno e lo zio. A favore del condannato, in una saletta attigua, era presente solo il suo consigliere spirituale.

Il condannato ha rilasciato la sua ultima dichiarazione: “Signore perdonali, essi non sanno quello che fanno”

L’iniezione letale è stata somministrata alle 18:24’. Larry Ray Swearingen non ha manifestato evidenti segni di sofferenza. È stato dichiarato morto alle 18:47’.

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(1) Il Comitato Paul Rougeau ha seguito il caso di Larry Swearingen fin dal 2008 quotandosi anche per contribuire al pagamento delle sue spese legali. L’ultimo invio di 2.500 dollari ai suoi avvocati lo abbiamo fatto il 31 luglio scorso. Gli articoli pubblicati su Larry nel nostro Foglio di Collegamento si trovano nei numeri: 165; 166; 168; 169; 174; 177; 183; 190; 191; 195, Notiziario; 196; 199; 202; 203; 204, Notiziario; 209, Notiziario; 212; 214; 215; 224; 225; 231, Notiziario; 232; 235; 240; 242; 256, 257, 261.

 

N. B. Qui, in una registrazione audio, si possono ascoltare gli argomenti di Larry dalla sua viva voce:

https://www.washingtonpost.com/crime-law/2019/08/22/larry-swearingen-claimed-science-excluded-him-killer-is-executed-by-texas/

2) IN EXTREMIS LARRY SCRIVE IN SUA DIFESA

 

Ci domandiamo se è mai possibile che una persona che ha scritto così fosse colpevole.

Oggi lo stato del Texas uccide un uomo innocente. Molte persone hanno contribuito alla mia condanna a morte, a cominciare dalla polizia della contea di Montgomery che mi ha arrestato illegalmente senza un mandato e in particolare l'agente Leo Mock che ha messo in casa mia il collant che è stato usato per condannarmi. Il perito medico della contea di Harris, Joye Carter, ha poi mentito sul periodo di tempo in cui il cadavere di Melissa Trotter è rimasto nel bosco. Il giudice Fred Edwards e l'ufficio del procuratore distrettuale della contea di Montgomery si sono rifiutati di assicurarmi un trattamento equo nei procedimenti giudiziari, mentre il giornale Houston Chronicle ha condiviso con altri media locali la stessa mancanza di fair play quando il mio caso è stato presentato al giudizio dell'opinione pubblica. La Corte penale d’Appello del Texas ha respinto i miei ricorsi senza nemmeno guardarli, e infine il governatore Greg Abbott ha premuto il grilletto.

Devo anche includere me stesso in questo conto. Non perché io abbia avuto a che fare con l'omicidio di Melissa. Lei era mia amica. Ma perché in gioventù ho commesso molti errori stupidi. Quando fui preso dalla polizia della contea di Montgomery nel dicembre 1998, guidavo un veicolo rubato e cercavo di commettere frodi assicurative. Me la spassavo con Melissa e altre donne invece di prendermi cura di mia moglie e dei miei figli. Sono stato violento con uomini e donne. Mi sono messo in una posizione perfetta per essere incastrato per omicidio.

Purtroppo, tante persone hanno sofferto di tutto questo. Alla famiglia e agli amici di Melissa è stata negata la possibilità di mettere fine al proprio dolore. La mia famiglia è stata fatta a pezzi. Mia madre è stata messa al bando e molestata al punto da dover andarsene di casa. Mio figlio è attualmente in prigione

Ho trascorso gli ultimi 19 anni in isolamento, in una situazione in cui non si dovrebbe mettere neanche un cane randagio. E questo mi ha costretto a crescere. Ho scoperto di avere molto più potenziale di quanto avessi mai immaginato. Ho imparato le leggi del Texas al punto di poter dimostrare la mia innocenza al di là di ogni ombra di dubbio - anche se, purtroppo per me, l'innocenza non è motivo legale sufficiente per fermare un'esecuzione.

Mi sono fatto tanti amici cari in tutto il mondo, so che mi amano e si sono presi cura di me, così come ho fatto io per loro. Questo probabilmente non sarebbe accaduto se fossi stato lasciato a me stesso. Voglio ringraziare loro e i miei eccellenti avvocati che hanno lavorato in tutti questi anni senza remunerazione solo per salvarmi.

In conclusione, voglio che tutti sappiano che non sono arrabbiato per la mia esecuzione. Certo mi sarebbe piaciuto vivere ed essere libero. Ma sono certo che la mia morte potrà essere un catalizzatore per cambiare il folle sistema giudiziario del Texas che permette che tutto che ciò accada. Ora sono uno degli agnelli sacrificali di Dio e spero che il mio caso verrà usato per aiutare gli altri a evitare questa terribile e ingiusta persecuzione.

Con l'amore nel mio cuore e la pace nella mia mente, mi dico sinceramente vostro

 

Larry Swearingen, 21 agosto 2019

(traduzione di Pupa)

3) GARY RAY BOWLES MUORE IN FLORIDA ASSISTITO DA DALE RECINELLA

 

Il caso di Gary Bowles messo a morte in Florida il 22 agosto è particolarmente penoso e contorto.

 

Il 12 giugno scorso, proprio quando stava lasciando l’Italia dopo la sua ultima lunga visita (1), a Dale Recinella fu notificato che il governatore della Florida, Ron DeSantis, aveva firmato il mandato di esecuzione del 57-enne Gary Ray Bowles per il 22 agosto, e che quest’ultimo aveva chiesto che Dale fosse il suo assistente spirituale.

Il caso di Bowles è penoso e contorto. Quest’uomo ebbe un’infanzia atroce: perse il padre, minatore, quando era ancora piccolissimo e sua madre si risposò otto volte, spesso con uomini violenti e dediti all’alcol. Gary visse in uno stato di grande povertà (abitava in un’auto abbandonata), fu picchiato e stuprato più volte dai suoi vari patrigni, fino a quando, a 13 anni, riuscì a lasciare la madre e il patrigno di turno.

Da quel momento in poi la sua vita trascorse dentro e fuori dal carcere, dove finiva con accuse varie, principalmente di comportamento violento. Viveva per la strada e si manteneva prostituendosi con uomini conosciuti qua e là.

Nel 1994 la psiche di Gary Bowles subì il tracollo definitivo. Nell’arco di 8 mesi egli commise, in Florida, Georgia e Maryland, sei omicidi, prendendo di mira soprattutto uomini gay. Bowles si era creato una serie di identità false e riuscì in questo modo a eludere le ricerche della polizia fino all’ultimo crimine, per il quale fu scoperto e arrestato. La sua tecnica era sempre la stessa: avvicinava uomini incontrandoli in bar frequentati dai gay, e chiedeva loro di offrirgli ospitalità, in cambio di lavori manuali e prestazioni sessuali. Una volta installatosi nelle loro abitazioni, li uccideva strangolandoli e poi riempiva la loro bocca di carta igienica e stracci. Rubava le loro carte di credito e le utilizzava per un po’ prima di spostarsi per sfuggire alla polizia e trovare una nuova vittima. Era diventato uno dei criminali più ricercati d’America.

L’ultima vittima di Gary, Walter Hinton, fu trovata morta all’interno della roulotte in cui viveva. Incrociando le dichiarazioni della sorella di Hinton con i dati a mani delle forze dell’ordine, i poliziotti riuscirono ad arrestare Bowles, anche se in un primo tempo ritennero di aver catturato un certo Timothy Whitfield (uno dei nomi falsi utilizzati da Bowles). Durante l’interrogatorio Gary Bowles rivelò la sua vera identità e ammise di aver commesso altri delitti. Quando fu scortato in carcere, dichiarò, allo stuolo di giornalisti presenti, di essere addolorato e pentito.

Una giuria, votando per 10 a 2, lo condannò a morte nel 1996 per l’ultimo omicidio e a due ergastoli per gli altri delitti. La Corte Suprema della Florida annullò però nel 1998 la condanna a morte e ordinò che in un nuovo processo venisse nuovamente decisa la punizione per Bowles, affermando che l’accusa non avrebbe dovuto evidenziare l’omofobia di Bowles. Il processo fu nuovamente celebrato nel 1999 e Gary fu nuovamente condannato a morte con voto unanime della giuria. L’accusa e il giudice furono gli stessi del primo processo. Tutti gli appelli successivi furono poi respinti dalle varie corti, incluso quello più recente, del 13 agosto scorso, rivolto alla Corte Suprema USA, in cui i giudici hanno dichiarato all’unanimità che la richiesta della difesa, di considerare Bowles malato di mente, era arrivata troppo tardi rispetto alla condanna iniziale, in quanto tale problematica fu sollevata solo nel 2017.

Quindi, dopo 20 anni di detenzione, il 22 agosto scorso Gary Ray Bowles è stato messo a morte. L’esecuzione ha subito un ritardo di cinque ore e Bowles fu dichiarato morto alle 22,58. Il ritardo è stato determinato da un appello in extremis presentato dal difensore di Bowles, che asseriva che il condannato era troppo malato di mente per essere messo a morte. La Corte Suprema ha respinto anche quest’ultimo appello.

All’esecuzione ha assistito l’avvocato accusatore di Bowles, Bernie de la Rionda, che fin dal primo processo aveva seguito il suo caso ed era riuscito per due volte a far condannare a morte Gary. Dell’ultima vittima di Bowles, Walter Hinton, non era rimasto alcun familiare ancora in vita e l’avvocato de la Rionda ha dichiarato: “In questo caso, la madre e la sorella della vittima sono morte, ed è parte della tragedia il fatto che ci sia voluto tanto tempo ad arrivare al momento attuale. Perciò io sarò lì in loro rappresentanza e in rappresentanza del Sig. Hinton. Sarò lì a rappresentare la vittima”.

Per Gary ha invece assistito all’esecuzione il nostro amico Dale Recinella, che ha poi fornito una testimonianza di quanto accaduto negli ultimi giorni di vita di Gary. Molti oppositori della pena di morte hanno sperato fino all’ultimo che il governatore avrebbe fermato l’esecuzione. Ingrid Delgado, una loro rappresentante, ha dichiarato: “Gay Bowles fu vittima di crimini e poi divenne a sua volta autore di crimini, ma noi non siamo obbligati a perpetuare questo ciclo di violenza. La società può continuare a restare sicura grazie alla sua detenzione a vita”.

Anche il direttore esecutivo della Conferenza Episcopale Cattolica della Florida, Michael B. Sheedy, aveva scritto una lettera al governatore esortandolo a fermare l’esecuzione. Nella lettera egli ricordava che Gary era sopravvissuto a molti anni di abusi durante l’infanzia, ad anni di vagabondaggio e di prostituzione minorile.

Michael Sheedy ha scritto: “Porre fine intenzionalmente alla vita del signor Bowles è inutile. La società può restare al sicuro da qualsiasi sua possibile azione violenta, tenendolo in carcere a vita senza possibilità di uscita sulla parola.”

Gary, dopo aver mangiato dei cheeseburger come ultimo pasto, è morto serenamente, come dichiarato da Dale, e il giorno precedente l’esecuzione ha anche ricevuto i Sacramenti. (Grazia)

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(1) Vedi n. 260.

(2) Date e vittime degli omicidi di Gary Ray Bowles: 14 marzo 1994 - John Hardy Roberts; 4 aprile 1994 - David Jarman; 5 maggio 1994 - Milton Bradley; maggio 1994 - Alverson Carter Jr.; 18 maggio 1994 - Albert Morris; 16 novembre 1994 - Walter Hinton

4) MESSAGGIO INVIATOCI DA DALE RECINELLA DOPO L’ESECUZIONE DI              BOWLES

 

23 agosto 2019

Cari amici,

desidero fornirvi qualche veloce notizia riguardo all’esecuzione di Gary Ray Bowles avvenuta ieri sera. Sono rientrato dal carcere nel mio motel di Jacksonville ben oltre la mezzanotte. Ci fu un ritardo di cinque ore e mezza durante il quale la Corte Suprema USA esaminò 4 petizioni e due richieste non ufficiali che principalmente chiedevano di considerare la malattia mentale di Bowles. La Corte le respinse sostenendo che l’affermazione che Bowles era malato di mente era stata fatta troppo in ritardo rispetto al processo originario.

Le procedure dell’esecuzione iniziarono alle 22:40’ e Gary fu dichiarato morto alle 23 circa. Io sono rimasto all’interno del carcere quasi tutto il giorno e tutta la sera senza accesso al telefono. Arrivai alla mia auto alle 23:30’ circa.

Gary è morto in modo tranquillo, senza segni apparenti di sofferenza. Aveva ricevuto i sacramenti cattolici e l’unzione degli infermi mercoledì da Padre Richard. Gary rimase molto lucido e impegnato durante quei 60 minuti e avvertì davvero la compassione e l’autentico calore del Padre. Io ero accanto a lui e ricevemmo la Comunione insieme come fratelli.

Non ci fu permesso di portare un crocifisso nel carcere, così il sacerdote portò un’immagine raffigurante Gesù sulla croce, e Gary la tenne in mano durante tutto il rito. Le guardie gli permisero poi di portarla nella sua cella. Padre Richard e i Diaconi Ken e Corky sono stati disponibili e di grande sostegno durante questa settimana. Io arrivai qui domenica scorsa per stare con Gary tutta la settimana. Sono stati giorni intensi e faticosissimi.

Il trasferimento nella casa della morte iniziò con la firma del mandato di esecuzione di Gary l’11 giugno scorso. Ricevetti sul mio cellulare il messaggio dal carcere in cui si diceva che Gary voleva me come suo assistente spirituale, quando ero all’aeroporto di New York di ritorno dall’Italia. Si è trattato del periodo di attesa della morte più lungo di tutta la storia della pena di morte moderna in Florida.

Rientrerò a casa stamattina. Mia moglie mi ha ordinato di spegnere il cellulare, il computer e la testa per 72 ore. Sarò di nuovo disponibile da lunedì prossimo.

Con le sue ultime parole Gary ha espresso gratitudine al personale e agli amici e rimorso per le sue vittime e i loro familiari, per aver causato dolore e sofferenza. Ha anche detto: “Non ho mai voluto una vita come questa. Non ci si sveglia una mattina decidendo di diventare un serial killer.”

Che Dio abbia pietà della sua anima. E di noi per averlo ucciso senza motivo. La società era già al sicuro da 20 anni con lui in carcere.

Grazie a tutti voi per il vostro amore e per le preghiere.

Fratello Dale

 

Dale S. Recinella

Cappellano Cattolico dei Detenuti

Braccio della Morte e Carceri Regionali 1 e 2 della Florida

5) FINALMENTE PERSEGUIBILI: FECERO CONDANNARE DUE INNOCENTI NEL 1983

 

In North Carolina è stata definitivamente autorizzata una causa civile contro gli agenti e i detective che fecero condannare a morte il nero Henry Lee McCollum nel 1983 pur sapendo che era innocente.

 

Come abbiamo scritto a suo tempo, il 2 settembre 2014 in North Carolina sono stati riconosciuti ufficialmente innocenti e messi in libertà Henry Lee McCollum e Leon Brown, due fratellastri di colore, deboli di mente, che avevano passato 30 anni in carcere pur essendo del tutto innocenti. McCollum, che al momento dell'arresto, nel 1983, aveva 19 anni, era stato condannato a morte. Brown, quindicenne al momento dell'arresto, era stato condannato all'ergastolo (1).

Ora (ben cinque anni dopo!) viene data via libera all’azione civile contro coloro che avevano fatto condannare i due innocenti.

Il 31 luglio scorso la Corte federale d’Appello del Quinto Circuito ha confermato la sentenza emessa da una corte della North Carolina che ha consentito a Henry McCollum e Leon Brown di perseguire gli agenti Leroy Allen e Kenneth Snead e i detective Joel Garth Locklear e Kenneth Sealey, per l’arresto, la messa sotto accusa, la privazione del giusto processo nei loro riguardi.

L’azione legale contro gli agenti e i detective fu avviata nel 2015, un anno dopo la liberazione dei due sfortunati neri. Nell’azione legale si affermava che i tutori della legge “forzarono e inventarono le confessioni dei neri e poi, per nascondere il proprio operato scorretto, nascosero in mala fede le prove che dimostravano l’innocenza di McCollum e Brown e nascosero prove specifiche che indicavano che un’altra persona, tale Roscoe Artis, aveva commesso il crimine loro ascritto: lo stupro e l’uccisione dell’undicenne Sabrina Buie.” Tra le altre cose i ‘tutori dell’ordine’ fecero firmare ai due neri la confessione di aver commesso il crimine dicendo loro che si trattava di un documento che avrebbe consentito la loro liberazione. Tutto ciò dopo aver urlato e minacciato McCollum di mandarlo nella camera a gas se non avesse confessato, insultandolo con epiteti razzisti.

Ricordiamo il triste record battuto da Henry Lee McCollum: quello della più lunga permanenza nel braccio della morte della North Carolina.

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(1) Vedi n. 216

6) NON HA UCCISO NESSUNO NEL 1986, ORA È MORTO SULLA SEDIA                ELETTRICA

 

Messo sulla sedia elettrica piangente ed ucciso in Tennessee il complice di un duplice omicidio avvento nel 1986. Colui che uccise due donne ricevette l’ergastolo con possibilità di liberazione.

 

Il 15 agosto Stephen Micheal West è stato ucciso sulla sedia elettrica 33 anni dopo essere stato condannato a morte per complicità nell’uccisione di Wanda Romines, di 51 anni, e della figlia quindicenne di lei, Sheila, nei pressi di Knoxville in Tennessee nel 1986.

Nella petizione per la grazia a Stephen West, i suoi avvocati hanno scritto che il suo amico 17-enne Ronnie Martin aveva provato ad avere un rapporto con Sheila Romines ed era rimasto mortificato quando era stato respinto. Hanno scritto che Martin, prima di pugnalare a morte le due donne, aveva costretto West, che all'epoca aveva 23 anni, a violentare Sheila.

Gli avvocati hanno anche fatto notare che West fu processato per primo e che la giuria non ascoltò una registrazione audio in cui Martin, nel corso del proprio processo (1), ammetteva di essere stato lui a uccidere le due donne. Hanno scritto che Martin minacciò di morte West e la di lui moglie, allora incinta, se West l’avesse accusato dei crimini.

Due dei giurati del processo a West, che nel 1986 avevano votato per la condanna a morte, hanno detto ai suoi avvocati di essere a favore della clemenza. Nonostante ciò il governatore Bill Lee ha dichiarato nel pomeriggio del 14 agosto che non avrebbe fermato l'esecuzione.

West ha scelto di essere ucciso sulla sedia elettrica ritenendo che l’iniezione letale fosse più dolorosa dell’elettrocuzione (2).

Le tende della stanza dell’esecuzione si sono aperte alle 19:15’ del 15 agosto, mostrando West, in pianto, legato alla sedia elettrica.

Il direttore del carcere Tony Mays ha chiesto a West se avesse qualcosa da dire. West ha risposto facendo riferimento alle Scritture. "All'inizio, Dio creò l'uomo", ha detto, fermandosi mentre continuava a piangere. “E Gesù pianse. È tutto."

Dopo la dichiarazione finale, i membri della squadra di esecuzione hanno legato un elmetto in testa al condannato e gli hanno messo un sudario sul viso. Alle 19:19’ il corpo di West ha sobbalzato verso l'alto mentre veniva somministrata la prima scossa elettrica. Il suo corpo è tornato sulla sedia per pochi secondi, prima di alzarsi di nuovo per una seconda scossa elettrica.

West è stato dichiarato morto alle 19:27’. Si è sciolta così la manifestazione contro la pena di morte tenuta da una ventina di persone nei pressi della prigione di Nashville in cui veniva ucciso West.

West è nato in un istituto psichiatrico, dove sua madre era stata mandata dopo aver tentato il suicidio mentre era incinta di lui. Da ragazzo fu abusato.

Il personale della prigione ha curato West per gravi disturbi mentali per anni, dandogli potenti farmaci antipsicotici che uno psichiatra ha descritto in un tribunale come "camicia di forza chimica". In un’ampia valutazione psichiatrica del 2002, il dott. Richard Dudley ha scritto che, secondo la sua opinione, West "soffriva di un disturbo mentale" al momento delle uccisioni che lo hanno mandato nel braccio della morte. Dudley afferma anche che "il disturbo mentale di West era del tipo che sarebbe stato rilevante sia per la sua difesa durante la fase del suo processo volta ad accertarne la colpevolezza sia per la mitigazione della pena”. La salute mentale di West non è stata discussa durante il suo processo.

Il team legale di West ha rilasciato questa dichiarazione dopo l'esecuzione:

“Siamo profondamente delusi dal fatto che lo Stato del Tennessee sia andato avanti con l'esecuzione di un uomo a cui lo Stato ha diagnosticato una grave malattia mentale; un uomo di profonda fede che ha avuto un impatto positivo su coloro che lo circondano da decenni; e un uomo che secondo prove schiaccianti non ha commesso questi omicidi ma si è comunque assunto la responsabilità personale per il proprio coinvolgimento in questi crimini. Non crediamo che le decisioni dei tribunali e, da ultimo, del Governatore riflettano l’atteggiamento orientato al perdono e alla misericordia dei cittadini di questo stato”.

West è il quinto prigioniero del Tennessee ad essere giustiziato dall'agosto 2018. Un'altra esecuzione è prevista per quest'anno – quella di Lee Hall il 5 dicembre - e due sono attualmente in programma per il 2020. Lo stato del Tennessee non ha messo a morte con questo ritmo così tanti prigionieri dagli anni '40.

Rick Halperin precisa che West è l'undicesimo detenuto giustiziato quest'anno negli Stati Uniti e il 1501-esimo da quando la nazione ha ripreso le esecuzioni capitali il 17 gennaio 1977. (Pupa)

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(1) Ronnie Martin, minorenne all’epoca del crimine, fu condannato all’ergastolo con possibilità di liberazione sulla parola dopo 30 anni di detenzione.

(2) Prima di Stephen West sulla sedia elettrica del Tennessee sono stati uccisi l’anno scorso David Miller ed Edmund Zagorski (v. nn. 253, 254)

7) LA PRIMA ESECUZIONE SULLA SEDIA ELETTRICA AVVENNE NEL 1890

 

L’uso della sedia elettrica, oggi in declino, esplose negli Stati Uniti d’America nel 1890.

 

La prima esecuzione con la sedia elettrica fu portata a termine il 6 agosto del 1890 a New York, quando fu ucciso William Kemmler, un venditore ambulante di frutta e verdura che aveva ucciso la moglie con un’accetta per gelosia il 29 marzo 1899.

Kemmler si aspettava di essere impiccato. E invece fu il primo condannato a morte a salire sulla sedia elettrica.

Quella di William Kemmler fu un’esecuzione ‘mal riuscita’ con il corpo del condannato sanguinante che prese fuoco.

Il New York Times scrisse che gli spettatori rimasero terrorizzati dall’orrendo spettacolo e che il corpo bruciato emanava un odore tremendo.

L’orribile esecuzione di Kemmler non impedì il moltiplicarsi delle esecuzioni sulla sedia elettrica da allora in poi in molti stati. Negli ultimi anni l’uso dell’elettrocuzione si è però molto ristretto. Oggi la sedia elettrica può essere usata solo in Alabama, Florida, South Carolina, Kentucky, Tennessee e Virginia. L’Arkansas e l’Oklahoma potrebbero ricorrere alla sedia elettrica solo qualora non potessero usare l’iniezione letale.

8) PIÙ DI 3800 ESECUZIONI IN IRAN SOTTO LA PRESIDENZA ROUHANI

 

L’Iran è il paese in cui si eseguono più esecuzioni capitali in relazione al numero di abitanti. Non è spaventoso solo il numero delle esecuzioni: dal 2013 sotto la presidenza Rouhani sono stati messi a morte 38 minorenni, 93 donne e 91 prigionieri politici. 219 persone sono state impiccate in pubblico.

 

Iran Human Rights Monitor, in un impegnativo articolo del 9 agosto, denuncia lo spregiudicato uso della pena di morte e le diffusissime violazioni dei diritti umani da parte dell’Iran.

Nell’articolo si afferma che il presidente Hassan Rouhani, in carica dal 2013, nonostante avesse assicurato di possedere la “soluzione” ai problemi dell'Iran, non è riuscito a fornire nemmeno una briciola della libertà che il popolo iraniano merita.

Un numero atroce di esecuzioni, continue punizioni pubbliche e una crescente tendenza all'oppressione sono nella “pagella” di Hassan Rouhani durante il suo mandato.

Il codice penale iraniano consente esecuzioni con metodi diversi: impiccagione, lapidazione e fucilazione.

Almeno 3.800 persone sono state messe a morte durante il mandato di Hassan Rouhani. Tuttavia il numero delle esecuzioni è sicuramente più elevato poiché la maggior parte delle esecuzioni vengono compiute di nascosto senza darne notizia.

L’Iran è la seconda nazione al mondo per numero di esecuzioni in assoluto (dopo la Cina), e la prima per numero di esecuzioni pro capite.

Non è spaventoso solo il numero delle esecuzioni. Sono stati messi a morte 38 minorenni, 93 donne, 91 prigionieri politici e 219 persone sono state impiccate in pubblico. Sono stati uccisi appartenenti a minoranze etniche e religiose, come Ahyazi, Arabi, Curdi e Sunniti.

Sebbene l'Iran abbia ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, il governo di Hassan Rouhani non ha fatto alcuno sforzo per modificare il codice penale del Paese, che consente l'esecuzione di ragazze di appena 9 anni e di ragazzi di 15 anni.

Il regime nega l'uso della tortura nonostante le migliaia di segnalazioni che, già dagli anni '80, dimostrano l'uso routinario della tortura per estorcere ai prigionieri confessioni forzate o per spezzare la forza morale dei prigionieri politici. La fustigazione è applicata per oltre 100 reati in Iran, ed è stata inserita dal regime nel suo Codice Penale Islamico. Almeno 14 persone arrestate durante le proteste di dicembre 2017 e gennaio 2018 sono morte in conseguenza delle torture subite in carcere. Le autorità hanno cercato di minimizzare il numero di tali morti insistendo che si trattava di suicidi. Nessuna guardia è stata indagata o ritenuta responsabile dei decessi.

L'Iran trattiene in carcere numerosi prigionieri politici mentre i funzionari iraniani ne negano ripetutamente l'esistenza. A causa del rifiuto della magistratura di considerare i detenuti come prigionieri politici, di solito questi vengono processati nei tribunali rivoluzionari, dove le norme, i regolamenti e le sanzioni sono persino più severi che presso le ordinarie corti di giustizia.

Tra i prigionieri politici in Iran vi sono dissidenti politici pacifici, giornalisti, operatori dei media online, studenti, cineasti, musicisti e scrittori, nonché difensori dei diritti umani, tra cui avvocati, attivisti per i diritti delle donne, attivisti per i diritti delle minoranze, sindacalisti, ambientalisti, abolizionisti e in generale chi è alla ricerca della verità, della giustizia e della riparazione alle esecuzioni di massa e alle sparizioni forzate degli anni ’80. Molti di loro sono tenuti in isolamento e sottoposti a terribili trattamenti da parte delle autorità.

Il regime iraniano ritarda deliberatamente o rifiuta cure mediche specialistiche urgenti per i prigionieri politici. Le autorità penitenziarie hanno regolarmente minimizzato o liquidato la gravità dei loro problemi di salute, hanno “curato” gravi disturbi con semplici antidolorifici e negato farmaci essenziali.

I prigionieri politici Arash Sadeghi, Atena Daemi, Soheil Arabi, Majid Assadi, Zeynab Jalalian, Arzhang Davoudi, Mohammad Bannazadeh Amirkhizi, Mohammad Habibi, Abolghasem Fouladvand, e Saeed Shirzad… sono tra quelli a cui è stato deliberatamente negato accesso alle cure mediche.

Un esempio scioccante dell’incremento di violenza contro i prigionieri politici iraniani è l’assassinio del 21enne Alireza Shir Mohammad Ali. Egli fu pugnalato a morte da altri due prigionieri il 10 giugno nel carcere di Fashafuyeh. Sua madre e il suo compagno di cella ritengono che egli sia stato ucciso per ordine delle guardie carcerarie. Egli era stato condannato a 8 anni di detenzione con l’accusa di “blasfemia”, “offesa al fondatore della Repubblica Islamica”, “offesa al leader” e “diffusione di propaganda diffamatoria” contro il regime. Tutte accuse che il regime considera violazioni della “sicurezza”.

Attacchi diffusi e sistematici hanno continuato a essere perpetrati contro le minoranze religiose. La persecuzione sistematica da parte del regime iraniano nei confronti delle minoranze religiose ha causato molti crimini dettati dall’odio a sfondo religioso.

Tra i gruppi religiosi, i bahais e i cristiani convertiti dall'Islam sono stati gravemente discriminati anche nell'ambito dell'istruzione e del lavoro, e sono stati perseguitati per aver praticato la loro fede.

Il primo luglio otto Cristiani iraniani di recente conversione furono arrestati in casa loro nella città di Busheher; alcuni erano membri della stessa famiglia. Le forze di sicurezza perquisirono le loro case, confiscarono le Bibbie, statuette cristiane, simboli, croci di legno, quadri, computer, cellulari, documenti di identità e carte di credito. I bambini assistettero a questi fatti e alla crudeltà con cui le forze di sicurezza arrestarono i loro genitori.

Tale comportamento crudele nei confronti delle minoranze religiose in Iran si verifica anche se, ai sensi dell'articolo 18 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, tutti hanno diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione.

Il regime iraniano incita anche all'odio e alla violenza contro le minoranze etniche, violando i loro diritti politici, sociali, religiosi, economici, culturali, linguistici ed educativi. Tra gli altri abusi, centinaia di persone sono state arrestate nella sona di Ahvaz l’anno scorso durante le proteste contro la politica discriminatoria del regime, i tagli di acqua ed elettricità e la povertà. Le minoranze etniche più perseguitate sono gli Azerbaijani Turkic, Baluchis, Curdi e Turkmen, i quali continuano a subire discriminazioni costanti, impedimenti allo studio, al lavoro e ad avere abitazioni decenti. Membri di minoranze sono stati incarcerati con accuse pretestuose, come “diffusione della corruzione sul pianeta”.

Negli ultimi 4 decenni e in particolare negli ultimi 6 anni, Hassan Rouhani ha svolto un ruolo chiave in tutte le violazioni dei diritti umani del regime in quanto presidente dell’Iran e presidente del Consiglio supremo di sicurezza.

L’articolo di Iran Human Rights Monitor si conclude ricordando che spetta alla comunità internazionale, in particolare alle Nazioni Unite, ritenere responsabile il regime iraniano e il suo presidente per aver consentito violazioni così gravi dei diritti umani. (Anna Maria)

9) NOTIZIARIO

 

Iran. Il dottor Djalali spostato in un carcere sconosciuto. Il noto ricercatore medico iraniano residente in Svezia Ahmad Reza Djalali, che nel 2016 fu accusato di spionaggio e arresto in Iran quando venne dalla Svezia per prendere parte ad una conferenza scientifica organizzata dall’Università di Teheran, e successivamente condannato a morte, è stato spostato in un carcere sconosciuto sorvegliato giorno e notte tramite una televisione a circuito chiuso. Lo ha reso noto la moglie Vida Mehran Nia il 1° agosto dopo aver ricevuto una telefonata dal detenuto. Ricordiamo che Ahmad Reza Djalali sostiene di essere stato condannato a morte per aver rifiutato di spiare gli scienziati iraniani operanti all’estero per conto del governo di Teheran. Egli ha seri problemi di salute ed Amnesty International ha chiesto, fino ad ora invano, che riceva cure specialistiche. Settantacinque premi Nobel hanno inoltrato una petizione alle autorità iraniane per far rilasciare Djalali, il quale ha anche ricevuto la cittadinanza onoraria svedese. Anche il governo italiano si è attivato in favore del condannato. (Vedi nn. 235, 244, 246, 260).

Chi non ha ancora firmato l’appello di Amnesty in favore del dottor Djalali può farlo qui:

https://www.amnesty.it/appelli/iran-ricercatore-universitario-rischia-la-pena-morte/

 

Iran. Almeno 38 persone giustiziate a luglio e altre 7 nei primi giorni di agosto. Iran Human Rights denuncia che almeno 38 prigionieri sono stati giustiziati in Iran a luglio 2019. È il numero più alto di esecuzioni effettuate in un mese in questa nazione dal dicembre 2017. 34 delle persone giustiziate erano accusate di omicidio, 3 di crimini legati alla droga e una di stupro. 4 delle persone giustiziate erano donne. Uno dei condannati è stato impiccato in pubblico. Dall'inizio del 2019, almeno 147 persone sono state impiccate in Iran. Ciò mostra un aumento dell'8% rispetto allo stesso periodo del 2018. Dopo le esecuzioni di luglio, nei primi giorni di agosto il regime dei mullah ha impiccato altri 7 prigionieri. La resistenza iraniana invita l’Alto Commissario per i Diritti Umani e il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, nonché altre organizzazioni umanitarie e l’Unione Europea, a condannare la nuova ondata di esecuzioni in Iran. Chiede anche decisioni vincolanti per fermare le ‘barbare e sistematiche esecuzioni’ da parte del regime iraniano.

 

Iran. Impiccato in pubblico sul luogo del delitto il 28 agosto. Hamid Reza Derakhshandeh il 29 maggio scorso uccise a coltellate l’imam Mohammad Khorsand nella città di Kazeroun nel sud dell’Iran. Il 28 agosto l’omicida è stato impiccato in pubblico nel luogo in cui compì il delitto. Il 47-enne Derakhshandeh intese punire l’imam per i furti compiuti ai danni dei poveri. Non aveva alcun precedente penale e ha detto di aver sacrificato la propria vita per il benessere di “coloro che non hanno pane” e di “coloro che non ce la fanno a pagare i propri debiti”. Hamid Reza Derakhshandeh è stato processato il 3 luglio nella città di Shiraz e il giudice ha emesso la sentenza capitale immediatamente dopo l’udienza tenutasi quel giorno. L’esecuzione è avvenuta dopo che la famiglia dell’ucciso ha rifiutato di perdonare l’attentatore (salvandogli in tal modo la vita) in quanto costui non si è pentito del suo gesto.

 

Texas. Murphy scampò l’iniezione letale a maggio, lo uccideranno il 13 novembre. Ricordiamo che il 28 marzo la Corte Suprema degli Stati Uniti sospese in extremis l’esecuzione di Patrick Murphy in Texas (v. n 257). Il motivo della sospensione fu la richiesta di Murphy della presenza durante l’esecuzione di un assistente spirituale buddista non consentita dallo stato (lo stato consentiva solo la presenza di assistenti spirituali cristiani e musulmani appartenenti al personale carcerario). Poi il Texas ha cambiato il regolamento delle esecuzioni eliminando la discriminazione: nessun assistente spirituale verrà ammesso nella camera della morte. Dopo di ciò ha potuto fissare la data di esecuzione: Patrick Murphy morirà il 13 novembre, guadagnando sette mesi di vita.

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 31 agosto 2019