FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 152  -  Agosto / Settembre 2007

SOMMARIO:

         

1) E' troppo bello, ed è anche vero: Kenneth è definitivamente salvo  

2) Dal diario di Kenneth Foster                                   

3) Ucciso Lonnie Johnson dopo una resistenza durata 17 anni   

4) In Texas ucciso anche Tony Roach, Lave per ora si salva      

5) Orrore in Tennessee, tra iniezione letale e sedia elettrica     

6) Annullata la sentenza capitale di Bill Coble                                      

7) In arrivo la 'direttissima per il braccio della morte' ?                

8) Scrivete a Charles Warner condannato a morte in Oklahoma               

9) Chiedo il vostro aiuto, ora!                                                                        

10) Webby ha salva la vita ma ha ancora bisogno del nostro aiuto            

11) Notiziario: Georgia, Libia, Ohio, Polonia, Ruanda, Zambia                      

 

 

1) E' TROPPO BELLO, ED E' ANCHE VERO: KENNETH E' DEFINITIVAMENTE SALVO

 

Il Governatore del Texas Rick Perry il 30 agosto, prendendo un'iniziativa più unica che rara, ha commutato la sentenza di morte di Kenneth Eugene Foster Jr. in pena detentiva. La splendida notizia ha raggiunto Kenneth a meno di sei ore dal momento fissato per l'iniezione letale. Immensa e incontenibile è stata la gioia del condannato e di tutti quelli che gli vogliono bene e che si sono impegnati intensamente per salvarlo. Kenneth Foster, quarto condannato a morte del Texas a stringere un rapporto speciale con il Comitato Paul Rougeau, è stato il primo a scampare dall'iniezione letale.

 

1. L'annuncio della grazia a meno di sei ore dalla fine annunciata

 

Come scriveva nella lettera che abbiamo pubblicato nel numero scorso, Kenneth, razionalmente, si rendeva conto di avere pochissime probabilità di sopravvivere oltre il 30 agosto. Nonostante ciò sperava in cuor suo di ottenere uno stay (ordine di sospensione) dalla Corte Criminale d'Appello del Texas e di ottenerlo con largo anticipo sulla data di esecuzione fissata per il 30 agosto. Tale corte si è mantenuta invece a lungo silente, respingendo infine l'ultimo ricorso del condannato il 7 agosto.

Dopo di ciò non rimaneva che sperare nella commutazione della sentenza da parte del governatore Rick Perry. Tuttavia questi, fino ad allora, aveva commutato solo alcune condanne a morte per prevenire sentenze favorevoli nei riguardi di determinate categorie di condannati (i minorenni all'epoca del reato e i ritardati mentali non possono essere più giustiziati negli USA) ma non aveva mai concesso la clemenza esecutiva in un caso per così dire ordinario come quello di Kenneth Foster. Perry aveva lasciato uccidere senza intervenire oltre 160 detenuti (battendo il record di 152 esecuzioni avvenute sotto il governatorato di George W. Bush).

Kenneth racconta nel suo diario che la mattina del 30 agosto (giorno dell'esecuzione) è rimasto quattr'ore in parlatorio per ricevere le ultime visite degli amici più cari e dei parenti.

Alla fine, usciti i nonni, con Kenneth rimane solo la moglie Tasha per un'ultima intensa ora di conversazione, mani contro mani attraverso il vetro, occhi negli occhi.

Nonostante tutto, la conversazione tra i coniugi è ottimistica, orientata sul futuro. Verso al fine del tempo concesso, alle 12 circa, il padre di Kenneth irrompe nella sala visite gridando, col pugno alzato:  annuncia a Kenneth che la Commissione per le Grazie ha votato 6 contro 1 in suo favore. Di fronte agli urli di gioia di Tasha, Kenneth non sa fare di meglio che rimanere a bocca aperta; un sorriso gli va da un orecchio all'altro.

Anche se il padre lo invita alla prudenza, perché  ora tocca al Governatore accettare o rifiutare la proposta di grazia della Commissione, Kenneth è ormai sicuro di farcela. Ricondotto poco dopo nella cella di osservazione, quasi subito vede entrare il Warden (direttore) con il cellulare in mano, che annuncia: "Commutano la tua sentenza". Davanti alla sorpresa di Kenneth per un annuncio siffatto, aggiunge più chiaramente: "Sì la tua sentenza è stata appena commutata. Ti porteremo fuori da qui al più presto ". Kenneth non perde tempo e cade in ginocchio per ringraziare Dio.

Alcuni minuti dopo, mentre viaggia in auto per tornare, dalla casa della morte di Huntsville, nella Polunsky Unit, tutto il mondo gli appare 'nuovo di zecca'.

Le guardie gli avevano detto che gli era stata data una nuova possibilità di vita e lui lo sperimenta intensamente. "Il cielo era più brillante e il mio cuore più leggero." Sono queste le parole con cui Kenneth conclude la narrazione. 

Kenneth ha subito mandato un messaggio di ringraziamento collettivo a coloro che lo hanno sostenuto - prima di tutti i suoi nonni paterni, che gli sono stati vicini 'fin dal giorno numero uno', sua figlia Nydesha e la giovane sposa Tasha - nominando decine di individui e di gruppi e assegnando a ciascuno quelli che, a suo avviso, sono i relativi meriti. Ha infine riconosciuto le qualità del suo valoroso avvocato Keith Hampton, pur ribadendo che con lui vi sono stati aspri conflitti in moltissime occasioni.

Ecco come comincia la lunga lettera di Kenneth: "Voglio sedermi per scrivere con calma, rivolgendomi ad alcune persone direttamente. Ritengo infatti importante ringraziare coloro che hanno reso possibile questa vittoria. Se non fosse stato per l'impegno di determinate persone so per certo che ora non sarei vivo. Ma prima di tutto do atto all'Altissimo e lo ringrazio di avermi donato la forza di andare avanti per tutti questi anni, cosa che non avrei potuto fare con le mie sole risorse. Ho visto troppi uomini disperarsi ed arrendersi, condannarsi, mutilarsi, cercare di uccidersi e talvolta riuscirci. Quando dico che viviamo in un inferno la descrizione è realistica. Non è che io abbia cominciato a pregare solo nel momento in cui mi è stata fissata la data di esecuzione. Mi sforzo di raggiungere un traguardo di spiritualità da TANTO tempo. La preghiera richiede costanza e alla fine ha il suo effetto."

Dopo aver ringraziato tante persone, Kenneth ringrazia anche Hampton per gli innumerevoli appelli che ha presentato in suo favore nel corso degli anni; lo avvisa però di non aver concluso la propria battaglia, e così finisce la sua lettera: "Ho già detto che lotterò fino all'ultimo respiro per guadagnare la libertà. Credo fermamente che il mio destino non sia di finire i miei anni in prigione, anche se so che stare qui dentro per un po' mi è richiesto. Il mio posto è fuori di qui per lottare insieme a tutti voi per la nostra Causa. Per ora lo farò da qui. Ma, credetemi, i miei motori non sono stati spenti e mi spingono verso la libertà (dovreste vedere il sorriso sul mio volto ora). Spedisco questo messaggio senza aggiungervi altro se non amore proveniente dalla mie labbra, ma mi farò sentirete di nuovo presto. Devo adattarmi ad un nuovo ambiente, ma non voglio addormentarmi nemmeno per un minuto. Ho molte cose da fare e da conseguire. E lo farò! Pace, Amore e Rispetto a tutti voi. Qualcuno ha mandato a mio nome al governatore Rick Perry un omaggio costituito da una t-shirt del gruppo DRIVE quale segno della mia profonda gratitudine.

Il sempre vostro soldato sul campo di battaglia  Kenneth."

Il fatto che la condanna a morte sia stata cancellata dal potere esecutivo, rende definitiva l'uscita di Kenneth dal braccio della morte. La decisione del Governatore è infatti inappellabile da parta dell'accusa. La volta precedente, quando a marzo del 2005 annunciammo che il giudice federale Royal Furgeson aveva annullato la sentenza di morte di Kenneth (v. n. 127), avvertimmo i lettori che non era "ancora arrivato il momento di festeggiare e abbassare al guardia" perché l'accusa si era appellata ad una corte superiore (*).

Siccome all'epoca in cui Kenneth fu condannato a morte la massima pena detentiva consisteva nell'ergastolo con possibilità di liberazione sulla parola dopo 40 anni di detenzione, in teoria egli potrebbe conseguire un provvedimento di uscita dal carcere nel 2036. La speranza di Kenneth di uscire presto di prigione coincide con quella di ribaltare completamente il suo caso, in un caso non capitale. Tale eventualità ci sembra francamente impensabile (ma dato che un miracolo si e già compiuto ...).

A prescindere da quello che avverrà nel futuro, ora per noi è il momento di gioire con Kenneth, senza riserve, per la riconquista del dono della vita. E' troppo bello per sembrare vero. Eppure è vero: Kenneth Foster, quarto condannato a morte del Texas a stringere un rapporto speciale con il Comitato Paul Rougeau, è scampato definitivamente all'iniezione letale.

Kenneth è stato il primo a salvarsi e in questo momento non possiamo fare a meno di pensare agli altri tre condannati adottati dal nostro Comitato che, purtroppo, non ce l'hanno fatta.

Ricordiamo che il nostro Comitato si formò nell'ottobre del 1992 per aiutare Paul Rougeau, rinchiuso nel braccio della morte del Texas, che nel mese di giugno era riuscito a far pubblicare sulla prima pagina del Manifesto una sua richiesta d'aiuto (**).

Da quel momento in poi il Comitato assunse un avvocato di fiducia e finanziò per intero la difesa legale dell'amico Paul spendendo circa 30 mila dollari. Si mobilitò infine strenuamente per salvarlo, a partire dal 17 febbraio 1994, quando fu fissata per lui la data di esecuzione.

Nel giro di due mesi il Comitato intensificò la raccolta fondi, sollecitò passi presso la Corte Suprema Usa e la Commissione delle Grazie del Texas, inviò due persone a controllare la situazione sul posto, commissionò ulteriori investigazioni, pubblicò un libro con le lettere di Paul, informò l'opinione pubblica nel modo più largo possibile, coinvolse altissime autorità.

Migliaia di messaggi sommersero la Governatrice del Texas Ann Richards e la Commissione per le Grazie. Negli ultimi giorni di aprile una petizione corredata da almeno 50 mila firme venne inoltrata alle autorità texane, provocando il costante intasamento dei fax riceventi e un serio dilemma nella governatrice (che poi confessò di essere stata sul punto di intervenire).

Nonostante tutti gli sforzi, l'uccisione di Paul ad opera dello stato del Texas avvenne puntualmente nei primi minuti del 3 maggio successivo, come programmato.

Addolorati e delusi ma molto determinati, per esplicita richiesta dello stesso Paul abbiamo continuato ad operare in favore di altri condannati a morte del Texas e a batterci contro la pena di morte. Dopo l'esecuzione di Paul, i nostri sforzi si concentrarono nell'aiuto a Joe Cannon, minorenne al momento del reato, con una allucinate storia di abusi alle spalle. Cannon ricevette per la sua difesa legale almeno 40 mila dollari. Purtroppo anche il dolce amico Joe fu ucciso. Era il 22 aprile del 1998.

Fu poi adottato dal Comitato Paul Rougeau un altro minorenne all'epoca dell'arresto: Gary Graham. Gary si protestava innocente e fu condannato a morte senza uno straccio di prova a carico degna di questo nome. Graham fu ucciso il 22 giugno del 2000 nonostante la grande mobilitazione internazionale in suo favore, cui partecipò anche il nostro Comitato che si caricò ancora una volta di spese legali per decine di migliaia di dollari. Fu l'ultima volta che la nostra organizzazione si sforzò di partecipare in modo significativo al finanziamento della difesa legale di un condannato a morte, perché, mentre diminuivano le nostre disponibilità economiche, ci siamo resi conto che la resa di tali titanici sforzi è, se non nulla, molto scarsa.

Nel 2002 - nel vuoto lasciato da Gary Graham -  un rapporto speciale si è infine creato tra il Comitato Paul Rougeau e Kenneth Foster, diventato il nostro 'inviato' nel braccio della morte del Texas. Una corrispondenza regolare con Kenneth si è svolta tramite la nostra presidente Grazia Guaschino, la quale ha ricevuto e tradotto gli interessanti articoli scritti da Kenneth per il Foglio di Collegamento.

Pur senza inviare fondi per la sua difesa legale, affidata al noto e valoroso avvocato texano Keith Hampton, non abbiamo mai cessato di dare piccoli aiuti finanziari a Kenneth per le necessità personali e per iniziative abolizioniste da lui promosse. Un momento di particolare impegno in favore di Kenneth Foster (e del suo compagno di sventura Tony Ford) è stato l'organizzazione di una mostra di poesie (di Kenneth) e di opere pittoriche (di Tony) presso il Sermig di Torino nel dicembre del 2003.   La mostra - brillantemente curata sotto l'aspetto grafico da Secondo Mosso - fu visitata da oltre 500 persone e contribuì significativamente a far conoscere al pubblico i casi dei due condannati.

 

2. Mobilitazione in extremis

 

Dal mese di maggio, dopo la fissazione dell'esecuzione di Kenneth per il 30 agosto, la nostra associazione in quanto tale e molti soci e simpatizzanti del Comitato Paul Rougeau a titolo personale, hanno partecipato all'eccezionale mobilitazione dei numerosissimi amici che Kenneth si è fatto in questi anni negli Stati Uniti e in Europa.

Da questo Foglio di Collegamento, abbiamo subito lanciato una raccolta fondi straordinaria in suo favore. L'iniziativa ha avuto un buon successo soprattutto grazie all'aiuto di Secondo Mosso che ha fatto stampare a sue spese e messo a disposizione per la vendita un volumetto con le poesie di Kenneth.

Una lettera del Comitato, sottoscritta, in nome dei soci, dai membri del Consiglio Direttivo, attestante le grandi doti umane di Kenneth Foster, pienamente ravvedutosi e ormai in grado di dare un contributo positivo alla società, è stata inviata all'avvocato Hampton in tempo perché potesse essere allegata alla domanda ufficiale di clemenza indirizzata alla Commissione per la Grazie del Texas.   

Intensissima da parte di diversi soci è stata la pressione sull'opinione pubblica, tramite contatti personali e il coinvolgimento dei media, affinché il pubblico partecipasse alle numerose petizioni inviate alle autorità del Texas per chiedere la clemenza esecutiva per Kenneth. Questa pressione ha prodotto in Italia numerosi articoli di stampa, alcuni usciti su giornali importanti.

Dal 27 luglio è stato trasmesso tutti i giorni dalla rete nazionale La7 (e da MTV) un efficace spot televisivo sul caso di Kenneth che invitava gli ascoltatori a sottoscrivere una pregnante petizione in suo favore, concordata con il suo avvocato, riportata nel sito web de La7. I messaggi arrivati nel relativo blog dimostrano il grande impatto che ha avuto questa iniziativa. Il merito va ascritto alla troupe che ha conosciuto Kenneth nel corso della realizzazione del programma "Il Miglio Verde" (che ora va in onda in quattro puntate la domenica alle 23:30' circa), all'autrice Chiara Salvo e indirettamente ad alcuni nostri amici che hanno partecipato al programma (Stefania Silva, Elena Gaita, Marco Cinque...)

Un lavoro particolarmente intenso per perorare la grazia per Kenneth è stato svolto da Stefania Silva, sia a titolo personale che in qualità di membro del Consiglio direttivo del Comitato. Stefania è andata avanti con estrema determinazione agendo da sola o collaborando di volta in volta con le persone resesi disponibili: Elena, Carlo Hintermann, Laura Silva ed altri.

Stefania ha rilasciato interviste a Radio Popolare e a Radio 24, ha largamente informato sul caso di Kenneth i media e un numero impressionante di membri sia del Parlamento italiano che di quello Europeo. Stefania è riuscita anche a ottenere che un giornalista ponesse una domanda sul caso di Kenneth Foster al giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti Samuel Alito, invitato in Italia da Comunione e Liberazione durante il Meeting di Rimini. Stefania, Elena e Carlo erano a Castel Gandolfo all'Angelus del Papa del 26 agosto con uno striscione che deve essere stato necessariamente notato dall'entourage del pontefice. Promuovendo una petizione in extremis al Sindaco di Roma, Stefania è riuscita ad ottenere che il Colosseo si illuminasse il 30 agosto anche in favore di Kenneth; ciò è stato anticipato in un comunicato di Walter Veltroni, arrivato in Texas proprio mentre la Commissione per le Grazie discuteva il caso di Kenneth.

Anche Maria Teresa Osta, una giovane amica di Kenneth che risiede a Vercelli, si è battuta energicamente per salvare il condannato, agendo sui media e perorando un intervento del Papa presso il governatore del Texas; le pressioni sulla Santa Sede sono state rinforzate da Margherita De Rossi.

Da molti indizi, possiamo ricavare la quasi la certezza che Benedetto XVI abbia chiesto a Rick Perry, per via diplomatica e riservata, di concedere la clemenza esecutiva a Kenneth Foster. Per certo lo ha fatto l'arcivescovo della diocesi di Galveston-Houston Daniel N. Di Nardo, come lo hanno fatto l'ex presidente USA Jimmy Carter e l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu.  

L'Unione Europea ha fatto un energico appello contro la pena di morte in Texas il 21 agosto chiedendo una moratoria delle esecuzioni.

Si sono spesi in favore di Kenneth anche decine di parlamentari del Texas e del resto degli Stati Uniti.   

Secondo l'Austin Chronicle, l'ufficio del Governatore ha ricevuto circa 11 mila messaggi a favore di Kenneth e solo 11 che chiedevano la sua esecuzione.

Sondaggi informali di opinione in Texas hanno rilavato che il pubblico era largamente a favore di Kenneth. I numerosi articoli ed editoriali di giornali locali e nazionali che annunciavano l'imminente esecuzione del 30 agosto, erano quasi tutti a favore di Kenneth, al limite neutri ma non schierati contro di lui.

Insomma la mobilitazione per Kenneth Foster ha avuto eccezionali effetti positivi in America e li ha avuti perché, diversamente da quanto è accaduto in altri casi famosi - ad esempio di condannati probabilmente innocenti, sulla cui innocenza però il pubblico americano nutriva una persistente diffidenza - il caso Foster era chiaro, visto nello stesso modo dall'accusa e dalla difesa. Nessuno negava una responsabilità di Foster, ma la sua condanna a morte appariva spropositata perché lui non aveva ucciso nessuno, aveva solo guidato l'auto con cui il suo compagno Mauriceo Brown era scappato dopo aver commesso un insensato omicidio.

I rilevanti effetti della grande mobilitazione a livello statale, nazionale e internazionale, che si sono avuti in Texas e la ridotta colpevolezza di Kenneth Foster, combinandosi, hanno creato ad abundantiam per il governatore Rick Perry l'opportunità politica di concedere la clemenza esecutiva.

Il Governatore, nel comunicato con cui ha reso nota la sua decisione di commutare la sentenza di Kenneth, non ha voluto però riconoscere pienamente ed esclusivamente gli argomenti contenuti nelle petizioni a lui indirizzate, motivando la grazia anche con l'ingiustizia che puo' conseguire da processi capitali come quello di Kenneth, nei quali vengano processate insieme più persone che ebbero diversi ruoli e diversa responsabilità criminale. "Dopo aver accuratamente considerato i fatti in questo caso, insieme alla raccomandazione del Board of Pardons and Paroles [Commissione per le Grazie], credo che la giusta e corretta decisione da prendere è di commutare la sentenza di morte di Foster in ergastolo." Ha dichiarato Perry, che ha aggiunto: "Mi preoccupa che la legge del Texas permetta che più imputati di omicidio capitale siano processati simultaneamente, questo è un problema di cui dovrebbe occuparsi il Parlamento".

 

3. Riflessi sulle strategie abolizioniste 

 

Kenneth Foster si è dunque salvato. Sembra pertanto che abbiano funzionato gli strumenti tradizionali di pressione degli abolizionisti messi in atto anche in questa occasione. Ci riferiamo essenzialmente alle richieste di grazia rivolte da semplici cittadini, da personalità e da istituzioni internazionali alle autorità del Texas.

Tuttavia lo stesso successo non si è verificato in innumerevoli altri casi conclusisi con l'esecuzione dei condannati. L'eccezione della grazia a Kenneth Foster non deve farci dunque deviare dalla ricerca di nuove e più incisive strategie abolizioniste. Osserva Claudio Giusti, esperto di pena di morte negli USA, che gli sforzi degli abolizionisti italiani nel caso di Kenneth anziché concentrarsi nelle petizioni al Governatore del Texas avrebbero potuto più efficacemente esercitarsi sui giornali texani, sui parlamentari del Texas e federali, nonché su interlocutori all'interno delle strutture di governo texane. Noi aggiungiamo che le pressioni degli abolizionisti europei potrebbero e dovrebbero essere fatte anche sull'opinione pubblica del Texas, con iniziative del tipo della Campagna Rimbalzo (v. n. 135).

La pena di morte negli Stati Uniti scricchiola e noi dobbiamo prima di tutto convincere gli Americani ad attaccarla per farla crollare.

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(*)  In effetti, la sentenza di morte per Kenneth Foster fu ripristinata dalla Corte federale d'Appello del Quinto Circuito, che accolse il ricorso dell'accusa, il 2 febbraio 2006.

(**) La lettera di Paul Rougeau, arrivata alla Sezione Italiana di Amnesty International, era stata girata alla stampa; il Manifesto l'aveva pubblicata il 12 giugno in prima pagina su 4 colonne.

 

 

2) DAL DIARIO DI KENNETH FOSTER

 

Nel preparare il precedente articolo abbiamo attinto dal diario di Kenneth per dare ai lettori un resoconto immediato ed autentico del momento straordinario in cui egli ha ricevuto la notizia della commutazione della condanna a morte. Riteniamo sia di grande interesse leggere anche le parti del diario che riguardano due momenti speculari ma di segno opposto: la vigilia dell'esecuzione e il 'dopo' la commutazione.

 

29 agosto, vigilia dell'esecuzione

 

Come ladri nella notte mi ghermirono. Era la vigilia del giorno in cui dovevo essere assassinato per mano dello Stato (*). Alle 20 e 20' stavo ascoltando i messaggi che mi arrivavano a frotte dalla radio 96.1 KDOL. Inaspettatamente, bussarono alla porta della mia cella. C'era un ufficiale del braccio della morte e due guardie (Simmons e Hirch). "Spogliati!" fu l'ordine impartitomi dall'ufficiale. "Perché?", risposi. "Perché ti diciamo di farlo" fu tutto ciò che ottenni come risposta. Non avendo idea di quale fosse la situazione, obbedii. Sebbene provocato, non volevo reagire prima di sapere come stavano le cose. Mi spogliai e uscii dalla cella. Sentivo nelle ossa che qualcosa non andava. E uscendo dal corridoio i miei presentimenti si rivelarono esatti, perché lì ad aspettarmi c'era una squadra di estrazione composta da 5 uomini, tutti i supervisori (numerosi sergenti) e alcuni uomini in borghese (prima pensai che fossero sceriffi, ma poi scoprii che si trattava del direttore regionale del TDC (Texas Department of Correction) e del direttore del carcere The Walls [di Huntsville, dove avvengono le esecuzioni]. Appena vidi questo circo allestito per me mi lasciai cadere al suolo e annunciai che non sarei andato da nessuna parte fino a quando non mi avessero spiegato dove mi portavano e perché. Con la sua tipica rabbia tirannica, la guardia Hirch disse: "Te lo diremo quando saremo nell'atrio". Gli risposi che se voleva che cooperassi con lui doveva darmi qualche indicazione di cosa stesse capitando e lui mi disse che mi stavano portando al carcere The Walls. [...]

Rimasi incatenato per tutto il tempo, messo su una barella, portato verso un furgone scuro e caricato dal retro. Vidi altri detenuti del braccio della morte guardarmi dai vetri delle celle. [...]

Fui accompagnato da una squadra di massima sicurezza (SWAT) composta da 4 uomini. C'erano altre macchine che ci accompagnavano, e in ognuna c'erano guardie armate fino ai denti con rivoltelle, pistole e fucili d'assalto. Era un arsenale sufficiente per una piccola guerra. Pur essendo nauseato da questa procedura, non posso negare che mi rendevo conto che per le esecuzioni abitualmente non si riteneva necessaria un simile sicurezza. In nessun caso le persone dovrebbero dimostrarsi amichevoli e cooperative, mentre vengono scortate al luogo in cui verranno assassinate. Fu un viaggio di circa 45 minuti verso Huntsville. Osservai in silenzio i cartelli stradali mentre viaggiavamo. Arrivammo a The Walls, una struttura che sembra più un college che una prigione. Fui condotto nel cuore del carcere passando attraverso un labirinto di stradine ed edifici. Potevo solo pensare che mi stavano portando alla Casa della morte, il luogo in cui erano stati portati tanti uomini che conoscevo. Quando il furgone si fermò e aprirono la porta per farmi scendere, mi rifiutai di camminare e così mi trascinarono allegramente nella casa della morte. Mi fecero cadere a terra, i miei polsi mi facevano un male terribile. Mi dissero di alzarmi, ma non lo feci. Mi afferrai solo i polsi che erano escoriati e dolenti. Mi guardai attorno e vidi che ero circondato da 10 guardie. Ero determinato ad opporre resistenza ma notai che non stavano riprendendo la scena con la telecamera (come dovrebbero in questi casi). Capii che non valeva la pena di dar loro soddisfazione e così permisi loro di prendermi le impronte digitali e poi di chiudermi nella cella di osservazione in attesa della morte. Dopo essermi ricomposto esaminai la stanza. Era uno dei luoghi più tetri e gelidi che abbia mai visto. Era una stanza stretta accanto ad altre 4 celle. Io ero nella prima, la più vicina al locale nel quale sarei stato ucciso. Davanti alla mia cella c'era un lungo tavolo con recipienti di bibite e alcune Bibbie. Ecco - era come una sala funeraria. Non potei evitare di guardare ancora verso la stanza della morte. Aveva una grossa porta d'acciaio con una finestra quadrata in alto, chiusa da un vetro a specchio attraverso il quale non si poteva vedere. La fissai. Non potevo evitare di pensare al mio caro amico John Amador che era stato giustiziato solo poche ore prima. Sentii la sua presenza vicino a me. Pensai alle sue ultime parole così profonde. Mi trovavo nella catacomba del Texas e nonostante fossi lì non sentivo la morte che mi chiamava. [...]

Mi addormentai verso le 3 e mezza. Ma non potei dormire a lungo. Alle 6 e mezza mi svegliai e provai una sensazione di amore. Fu una sensazione così sbalorditiva, perché, sebbene mi trovassi a poche ore dalla mia programmata uccisione, non provavo alcuna paura. Avvertii solo amore che pervadeva il mio corpo e mi alzai determinato come lo ero stato fino ad allora.

 

30 agosto, dopo la commutazione

 

Dopo 10 anni durante i quali ho lottato contro la pena di morte, posso finalmente sedermi e respirare un po'. Posso finalmente sospirare con sollievo. L'avevo dichiarato dall'inizio, che fino a che la battaglia era in atto non potevo permettermi di fermarmi e respirare. E sebbene la guerra non sia finita, una grande battaglia è stata vinta e posso respirare lasciando persino che alcune lacrime di gioia mi scendano dagli occhi. Esse assicurano che continuerò ad avere la carica necessaria a fare cose grandi e positive. Devo vivere per molte persone che non hanno avuto la possibilità di continuare le grandi imprese che avevano iniziato nel braccio della morte. [...]

Tante persone sono state al mio fianco, mi hanno sostenuto e hanno creduto in me e io devo loro qualcosa. Devo loro il 100% di sforzo e di dedizione alla lotta che abbiamo intrapreso. Non posso evitare di pensare a coloro che mi sono lasciato alle spalle - a quelli che adesso stanno per essere giustiziati. Il mio è stato un viaggio molto traumatizzante e ha lasciato molto dolore e cicatrici. Spero che la mia lotta abbia dato speranza agli altri dimostrando che si può ottenere l'impossibile. E se è successo una volta può succedere ancora - deve succedere! [...]

Oggi è un giorno nuovo. Stiamo afferrando il Texas per le corna e non molleremo la presa. [...]

HO APPENA LASCIATO IL BRACCIO DELLA MORTE!

 

Ecco il mio nuovo indirizzo:

Kenneth Foster Jr. #1451768

McConnell Unit

3001 South Emily Drive

Beeville, TX 78102      USA

__________________

(*)  Kenneth, per asserite ragioni di sicurezza, è stato trasferito, dalla Polunsky Unit dove era detenuto, nella Casa della morte situata nel carcere The Walls di Huntsville la sera precedente il giorno dell'esecuzione, anziché con circa cinque ore di anticipo come avviene per gli altri condannati.

3) UCCISO LONNIE JOHNSON DOPO UNA RESISTENZA DURATA 17 ANNI

 

Il 24 luglio è stato ucciso dallo stato del Texas Lonnie Earl Johnson, un afro-americano condannato a morte nel 1994. Lonnie, imprigionato nel 1990 dopo l'uccisione di due minorenni bianchi, non ha mai cessato di battersi contro la sentenza capitale sostenendo di aver agito per legittima difesa in seguito ad un'aggressione razzista. Il lavoro egregio fatto dai suoi avvocati che hanno evidenziato le numerose carenze del processo che fu celebrato contro di lui non è riuscito a fermare la macchina della morte del Texas. Tra i soci e i simpatizzanti del Comitato Paul Rougeau che nel corso degli anni hanno sostenuto Lonnie Johnson, vogliamo ricordare con particolare simpatia Tito, un amico di Roma, che ha inviato regolarmente, per anni, ingenti aiuti economici a Lonnie tramite il nostro c. c. postale.

 

Lonnie Earl Johnson è stato ucciso dallo stato del Texas il 24 luglio. Aveva lottato con tutte le sue forze, sperando di salvarsi, nei lunghissimi anni passati nel braccio della morte.

I suoi avvocati difensori, che hanno avanzato fino alla fine ricorsi presso le corti statali e federali, hanno fatto nell'ultimo decennio un lavoro pregevole mettendo il luce le gravi carenze del processo in cui Johnson fu condannato a morte nel 1994.

L'avvocatessa Jodi Callaway Cole, aveva chiesto in extremis alle corti federali di sospendere l'esecuzione per permettere l'esame di numerose prove conservate nell'ufficio del Procuratore distrettuale della contea di Harris, venute a conoscenza della difesa solo all'inizio di giugno; la Cole sosteneva che l'accusa aveva nascosto prove favorevoli all'imputato e si era basata su testimonianze false per farlo condannare a morte. Tutti i ricorsi dell'ultimo momento sono stati respinti: hanno ritardato l'esecuzione soltanto di una mezz'ora.

Ha assistito all'esecuzione in favore del condannato solo un suo caro amico, tale Carrie Christensen. A lui si è rivolto Lonnie nella sua breve dichiarazione finale: "Carrie, è stata una gioia ed una benedizione [la nostra amicizia]. Abbi cura di te e porta a tutti [gli amici] i miei saluti. Ti voglio bene, ti rivedrò nell'eternità. Padre portami a casa. Sono andato, baby, sono pronto ad andare".

Meno di una decina di manifestanti dimostravano con la loro muta presenza fuori della Casa della morte la loro opposizione alla 398-esima esecuzione compiuta in Texas a partire dal 1982.

Il livello minimale di presenze a favore di Lonnie sul luogo dell'esecuzione, contrasta con il largo sostegno che questo condannato ha avuto negli anni.

Tra le centinaia di disgraziati richiusi nel braccio della morte del Texas, Lonnie era uno di quelli dotati di qualità umane ed intellettive al disopra della media e, come tali, capaci di acquistarsi corrispondenti in diversi paesi del mondo. Costoro lo hanno sostenuto, nel corso degli anni, in modo più o meno intenso e determinato, a seconda dei periodi e delle rispettive vicende personali. Abbiamo conosciuto diversi corrispondenti di Lonnie Johnson in Italia, abbiamo di quando in quando collaborato con loro, alcuni sono diventati soci del Comitato Paul Rougeau. Tra tutti i corrispondenti di Lonnie, vogliamo ricordare, con particolare affetto e partecipazione al suo dolore, Tito, un amico che da parecchi anni a questa parte ha inviato mensilmente da Roma a Lonnie, tramite il nostro c. c. postale, con una costanza ed una puntualità ammirevoli, una ragguardevole somma di denaro per la sua difesa legale.

Come ulteriore doverosa denuncia del sanguinario sistema della pena di morte vigente in Texas, e in particolare nella contea di Harris che, con quella di Lonnie, ha portato a termine 100 esecuzioni a partire dal 1982, vogliamo accennare un poco in dettaglio al caso di Lonnie Johnson.

Johnson, nero, sosteneva di aver accettato un passaggio da parte dei due giovanissimi Bianchi, Leroy McCaffrey, di 16 anni, e Gunar Fulk, di 17, (non lo avrebbe fatto se si fosse trattato di uomini adulti) perché, nella notte del 15 agosto 1990, era rimasto in panne con la propria auto. Dopo poche miglia Leroy McCaffrey gli avrebbe puntato una pistola nel fianco dicendo una frase del tipo: "negro, per te è la fine del viaggio", mentre il guidatore Fulk fermava l'auto al bordo della strada. Lonnie sarebbe stato costretto a uscire fuori dall'auto, a giacere faccia a terra, preso a calci, fatto segno di insulti razzisti dai giovani che avrebbero infine urinato su di lui. Gli fu poi ordinato di alzarsi. A quel punto Johnson riuscì a strappare la pistola a Fulk, a colpirlo nel corso della lotta e a finirlo con altri tre colpi. McCaffey avrebbe tentato di fuggire ma fu ucciso da un solo proiettile sparato da Johnson mentre stava scavalcando una rete (lì fu trovato la mattina dopo mentre stringeva ancora spasmodicamente un coltello).

Saltato sull'auto di Fulk, Johnson ritornò precipitosamente ad Austin per rifugiarsi presso la sua ragazza, una ballerina in topless (la stessa che lo avrebbe denunciato due settimane dopo alla polizia).

Per far condannare a morte Lonnie Johnson, l'accusa produsse la testimonianza di Tammy Wynette Durham, una donna che lavorava in un locale nell'area di servizio a partire dalla quale, all'1 e 30' di notte del 15 agosto 1990, cominciò il tragico viaggio in auto di Lonnie con i due giovani bianchi. La Durham ha asserito di aver chiamato i due, suoi amici, perché insospettita da un Nero, mal vestito, che si aggirava 'con un giornale arrotolato' nei pressi del locale. In seguito i due giovani dopo aver acquistato della benzina, si allontanarono in auto insieme ad un Nero che stava usando un telefono a monete posto all'esterno del locale. L'accusa ha sostenuto che il Nero che insospettì la Durham fosse Johnson e che nel giornale fosse incartata l'arma del delitto.

In realtà il caso non è stato mai ben chiarito. Al processo l'accusa non è stata in grado di dimostrare l'esistenza di un preciso movente dell'uccisione di due giovani contrastante con la tesi dell'imputato. Ha affermato che forse Johnson non conosceva i due giovani bianchi o forse li conosceva nel contesto dello spaccio di droga. Secondo l'accusa forse Johnson aveva finto un guasto alla sua macchina per farsi dare un passaggio e poi rapinare i giovani dell'auto, oppure li aveva uccisi per un debito di droga. Sta di fatto che nulla fu rubato ai due uccisi e che l'auto di Fulk fu abbandonata da Johnson una volta rientrato in città.

Ad avvalorare la tesi di Lonnie Johnson vi sono diversi episodi di violenza tra razze scoppiati precedentemente nella regione. In particolare, un incidente che, se conosciuto al processo, avrebbe potuto influire sulla decisone della giuria, coinvolse la principale testimone a carico: un Nero aveva sparato contro un'auto occupata dalla Durham, dal fratello di McCaffrey ed altri giovani bianchi.

Dopo l'affermazione della colpevolezza di Lonnie, nella seconda fase del processo, quella in cui fu inflitta la pena di morte, furono presentati dall'accusa vari testimoni che affermarono che Lonnie Earl Johnson - per quanto incensurato - era una persona violenta e pericolosa per la società. Si sospetta che le loro affermazioni, almeno in parte, conseguissero dalle pressioni della Procuratrice distrettuale, ben intenzionata a perseguire, per un Nero protagonista di un caso confuso, la morte piuttosto che il carcere a vita. Uno di tali testimoni, dopo il processo ha attestato sotto giuramento: "Le dichiarazioni che resi al processo sul fatto che Lonnie tirasse fuori una pistola e che minacciasse di uccidere un automobilista sono tutte false. Le dichiarazioni le feci per rendere felice la Procuratrice distrettuale in modo che lei mi assicurasse una pronta uscita dal carcere."

 

 

4) IN TEXAS UCCISO ANCHE TONY ROACH,  LAVE PER ORA SI SALVA

 

La mancata esecuzione di Kennth Foster ha prodotto un atipico arresto dell'efficientissima macchina della morte del Texas. Un secondo anomalo arresto si è registrato il 13 settembre quando è stata sospesa l'esecuzione di Joseph Lave per richiesta dell'accusa. Nonostante ciò il Texas quest'anno ha già superato le 24 esecuzioni effettuate nel 2006 ed entro il 31 dicembre potrebbe essere eseguita la 34-esima sentenza

 

Il 29 agosto, giorno precedente a quello in cui doveva essere messo a morte Kenneth Foster, era stato ucciso John Amador. Il 5 settembre Tony Roach lo ha seguito nella camera della morte. E' stato il 24-esimo condannato ad essere ucciso quest'anno dallo stato del Texas.

Profondamente pentito dell'orribile crimine commesso nel 1998, arrestato e riconosciuto colpevole soprattutto sulla base della propria confessione, Tony Roach si era moralmente evoluto nel braccio della morte e aveva stretto una profonda e sincera amicizia con alcuni corrispondenti sparsi nel mondo tra cui i nostri soci Paolo e Gigliola Cortelli che lo definivano "una persona fantastica".

Tony Roach, che non si è battuto più di tanto per ritardare l'esecuzione, ha fatto una dichiarazione finale molto significativa. Con la voce a tratti incrinata e gli occhi lucidi, ha parlato per diversi minuti chiedendo perdono al fidanzato e alla figlia della sua vittima che presenziavano all'esecuzione. Ha  affermato di non approvare il modo scelto dallo stato per fare 'giustizia' ma ha concluso: "Non ce l'ho con nessuno di quelli che attuano questo tipo di giustizia.  Vi lascio affidandovi tutti a Dio."

All'ultimo momento è stata invece sospesa l'esecuzione di Joseph Roland Lave prevista per il 13 settembre, in conseguenza della richiesta del Procuratore distrettuale Craig Watkins. Richiesta che i giornali hanno definito "sbalorditiva". E' noto infatti che gli accusatori perseguono sempre e insistentemente la morte dei condannati, perfino nei casi in cui ne viene dimostrata in modo inoppugnabile l'innocenza. Il giorno prima, Watkins era riuscito ad ottenere dal giudice distrettuale  Andy Chatham l'ordine di sospendere l'esecuzione. Il motivo dell'iniziativa di Watkins è il fatto che fu nascosta alla difesa una prova che potrebbe dimostrare che il condannato, pur avendo partecipato ad una rapina che avvenne nel 1992, non fu l'autore materiale dei due omicidi compiuti nel corso della rapina.

Joseph Lave, almeno per il momento, si è dunque salvato ma la macchina della morte del Texas si è presto rimessa in moto e Cliffor Kimmel è stato ucciso il 20 settembre. Altre 7 esecuzioni rimangono fissate in Texas entro il 2007 e alla fine dell'anno le esecuzioni in questo stato potrebbero arrivare a 34, un numero spaventoso se confrontato con quello del 2006 (24) e con quello delle esecuzioni previste per il complesso degli Stati Uniti nel 2007 (circa 55).

 

 

5) ORRORE IN TENNESSEE, TRA INIEZIONE LETALE E SEDIA ELETTRICA

 

Daryl Keith Holton è morto il 12 settembre sulla sedia elettrica del Tennessee. Si è conclusa così, con un macabro supplizio, la tragedia dell'uomo che, in preda ad una grave depressione, aveva ucciso i suoi quattro figli. Coerente nel suo percorso di  sofferenza e di disperazione, egli aveva interrotto gli appelli per essere ucciso al più presto. Come avevamo osservato nel caso di Andrea Pia Yates in Texas, condannare chi ha ucciso i propri figli dopo essere caduto nel baratro della depressione, rappresenta la massima atrocità del sistema giudiziario basato sulla pena capitale. Dopo l'esecuzione di Holton, la quarta dal ripristino della pena di morte, nel piccolo stato del Tennessee sembrano presentarsi seri ostacoli alla paventata massiccia ripresa delle esecuzioni capitali, soprattutto per la sospetta incostituzionalità dell'iniezione letale che potrebbe provocare "terribili e lancinanti sofferenze".

 

Amnesty International riporta che: "Daryl Holton (...) fu condannato a morte nel 1999 per l'uccisione dei sui tre figli e della figliastra avvenuta nel 1997. (...)

"Il 30 novembre 1997, l'ex soldato Daryl Holton entrò nella stazione di polizia. (...) Disse  di aver sparato ai suoi figli nell'officina di suo zio. La polizia andò nell'officina e trovò i corpi di Stephen Edward Holton di 12 anni, Brent Holton (10 anni), Eric Holton (6 anni) e Kayla Marie Holton (4 anni).

"Al processo tre esperti di malattie mentali - due per la difesa e uno per l'accusa - furono tutti d'accordo sul fatto che Holton soffriva di un grave stato depressivo al momento dell'uccisione dei bambini. Uno degli esperti della difesa, psichiatra, attestò che l'uccisione dei propri figli è un'eventualità fortemente associata con la depressione grave, e in tali casi il genitore si trova "nel punto più profondo della malattia mentale. Soffre della forma più acuta della depressione grave. Spesso vi sono alterazioni psicotiche che compromettono fortemente il contatto con la realtà." Lo psichiatra testimoniò che Holton aveva avuto una storia familiare di suicidi ed aveva egli stesso attraversato precedenti episodi di depressione grave, fin dal tempo della scuola e durante la carriera militare. L'esperto dell'accusa concordò sul fatto che "il sig. Holton al tempo del crimine soffriva di depressione grave". Egli inoltre concordò "assolutamente" che la depressione grave "può compromettere la capacità di giudizio e il ragionamento" e causare allucinazioni. Tuttavia concluse che Daryl Holton era in grado di distinguere tra bene e male al momento del crimine.

"Dopo 50 minuti di discussione la giuria rigettò l'argomento della difesa di non colpevolezza per ragione di insanità mentale e dichiarò Holton colpevole di quattro capi di imputazione di omicidio di primo grado. Contro il parere dei suoi avvocati, Holton decise di non presentare attenuanti nella fase processuale di inflizione della pena, eccetto il fatto che era un detenuto disciplinato e che riceveva visite dai sui familiari. La giuria votò che doveva essere messo a morte."

Holton, a suo dire, aveva ucciso i figli 'per il loro bene'. L'accusa durante il processo aveva sostenuto la tesi che lo avesse fatto per puro e semplice odio nei riguardi della ex-moglie Crystle che non glieli faceva vedere tanto quanto egli desiderava. Il veterano della prima guerra del Golfo, che forse  soffriva anche di sindrome da stress post traumatico, dichiarò alla polizia che la sua intenzione era di uccidere anche Crystel e sé stesso ma, dopo aver infierito con un fucile d'assalto sui bambini, aveva preferito andare a denunciarsi perchè rimanesse un testimone del vero movente del delitto.

Dopo che la Corte Suprema del Tennessee ha confermato la sua condanna a morte nel 2004, si è dibattuto nelle corti sulla capacità mentale di Daryl Keith Holton di rinunciare agli appelli. Sta di fatto che egli ha effettivamente rinunciato agli appelli, che è stato giudicato in grado di farlo e di scegliere la sedia elettrica e che infine è stato ucciso.

Trincerandosi dietro il segreto professionale, l'avvocato di Daryl Holton non ha voluto rivelare il motivo per il quale egli abbia fatto esplicita domanda di essere ucciso per elettocuzione, rifiutando l'iniezione letale. Forse ha scelto di essere ucciso nel modo più violento possibile al termine di un percorso di violenza; violenza usata in primo luogo nei riguardi dei propri figli.

O forse - al contrario -  temeva di soffrire troppo con l'iniezione letale.

In effetti negli ultimi anni in Tennessee il dibattito sull'iniezione letale è stato molto acceso. Tanto che il governatore Phil Bredesen ha ordinato in febbraio una moratoria delle esecuzioni, moratoria terminata il 2 maggio dopo una revisione del metodo (che però è rimasto sostanzialmente lo stesso) in tempo per uccidere Philip Workman (v. n. 150). L'attuale procedura, prevista in 37 stati e nelle due giurisdizioni federali, consiste nella somministrazione di tre farmaci: secondo gli esperti può procurare sofferenze terribili ma inesprimibili (v. ad es. nn. 145, 147). Sofferenze forse intollerabili anche per una persona come Holton che pure andava volontariamente verso la morte.

L'orrore, palese, dell'uccisione con la sedia elettrica è stato comunque innegabile. Crediamo sia importante riportare alcuni agghiaccianti particolari di cronaca.

La sedia elettrica, che in Tennessee non era stata mai usata dopo il 1960, veniva 'provata a vuoto' ogni 3 mesi. Era stata messa a punto per uccidere Holton. Il ciclo delle scariche elettriche era stato perfezionato (non senza infuocate polemiche tra gli 'esperti' di diverse 'scuole').

L'avvocato difensore David Raybin ha dichiarato che Holton ha camminato "con dignità", all'1 di notte, verso la camera della morte. Quando le tende della finestra che dava sulla stanza dei testimoni sono state aperte, il condannato appariva già strettamente legato alla sedia elettrica. Le sue mani erano bloccate ai braccioli della sedia, due cinghie passavano in diagonale sopra le sue spalle e il torace, come quelle che assicurano un pilota al seggiolino dell'aereo. Pure le anche del condannato erano bloccate da una cinghia. 

Sembrava che Holton fosse stato sedato e che sbadigliasse più volte. La portavoce del Dipartimento carcerario Dorinda Carter ha smentito che gli fossero stati somministrati dei sedativi: "Stava iperventilando quando è stato condotto nella camera dell'esecuzione, quindi il warden gli ha concesso circa un minuto perché potesse mettere sotto controllo il respiro - ha precisato la Carter. Così quello che si è visto era l'effetto combinato dell'iperventilazione e dei tentativi di calmarla."

Gli addetti hanno immerso una grossa spugna in una soluzione salina e l'hanno inserita in quello che appariva un elmetto da football di foggia antiquata, che è stato piazzato sulla testa di Holton. Un cavo è stato agganciato all'elmetto.

L'acqua è colata sulla maglietta di Holton. Due guardie si sono subito avvicinate per asciugarla con dei fazzoletti; è sembrato che il condannato dicesse di non preoccuparsi per questo.

Il warden, Ricky Bell, ha chiesto a Daryl Holton se avesse delle ultime parole da dire. Il condannato ha replicato a bassa voce: "Eh sì, due parole: ecco qui."

E' stata stretta una maschera di cuoio sulla bocca del prigioniero per evitare fenomeni antiestetici durante l'esecuzione (*) poi il boia ha premuto un pulsante in un quadro di comando. All'1 e 16' una scarica elettrica a 1750 volt si è abbattuta sul condannato per 20 secondi.

Una scossa prepotente ha sbalzato verso l'alto il corpo di Holton mentre le sue dita si sono serrate ai braccioli. Per tutto il tempo. Se non fossero stati legati nella posizione descritta, gli arti del condannato si sarebbero disposti parallelamente al corpo disteso. Le sue giunture sono state perciò sottoposte ad uno sforzo violento.

Se i dati forniti alla stampa sono esatti, è passata una corrente di 7 ampere attraverso il corpo di Holton, quindi la spaventosa potenza di 12 chilowatt si è riversata su di lui per tutto quel tempo. Dopo 15 secondi di pausa, una seconda scarica a 1750 volt è stata somministrata per 15 secondi. Altro spasmo terribile del condannato.

Al dottore sono stati concessi cinque minuti perché il corpo del detenuto si raffreddasse, prima di procedere alla constatazione della morte. Daryl Holton è stato dichiarato morto all'1 e 25' del 12 settembre. La portavoce Carter ha confermato che 'l'esecuzione è stata portata a termine secondo la legge del Tennessee'.

"Penso che nessuno di noi potesse dire se egli soffrisse o meno", ha affermato il giornalista Scott Couch che ha fatto la cronaca dell'esecuzione. 

La camera stagna ha risparmiato in questa circostanza ai testimoni l'odore di carne bruciata che si sprigiona durante un'elettrocuzione, ma il rapporto dell'autopsia sul corpo di Daryl Holton rileva ustioni di secondo grado sulla testa e nelle zone di pelle attraverso le quali è uscita la corrente. Il fenomeno è da considerarsi del tutto 'normale' secondo il dottor  Bruce Levy che ha effettuato l'autopsia.

All'esecuzione di Holton non ha assistito nessuno della sua famiglia. Tuttavia un rappresentante delle vittime del crimine presso l'Ufficio della pubblica accusa ha letto una dichiarazione preparata per l'occasione dalla ex-moglie del condannato, signora Crystle Holton: "Oggi, tutta la rabbia, l'odio e un lungo periodo di incubi possono finalmente lasciarmi. Saranno rimpiazzati da tutto il dolce, innocente, mirabile amore che solo un bambino può dare. Io sono fortunata di avere ora e sempre, questo amore moltiplicato per quattro." La signora ha espresso anche compassione nei riguardi della sua ex suocera: "Maria, non solo hai dovuto affrontare la morte di quattro nipoti, ma ora devi fronteggiare la morte di tuo figlio. Tu sei nei miei pensieri e nelle mie preghiere. Sarai sempre una figura materna per me. Ti voglio ancora bene e mi manchi molto."

Questo è il massimo di umanità che il Tennessee ha saputo manifestare davanti al cadavere ancora bollente di Daryl Holton.

"Se la storia dell'Uomo avrà un futuro e se la civiltà umana andrà nella direzione da noi auspicata, il caso di Andrea Pia Yates sarà tra quelli che serviranno ai posteri per descrivere l'efferatezza di questi primi anni del terzo millennio" avevamo scritto, indignati, nel 2002, stigmatizzando la 'giustizia' del Texas che aveva messo in piedi un processo capitale contro la sventurata signora Yates. Costei, in un profondo stato di depressione, aveva annegato i suoi cinque figlioletti (v. n. 95). Solo che la Yates, giudicata in un primo tempo colpevole di omicidio capitale, è stata infine prosciolta (per la pietà che ha suscitato nel marito, per la solidarietà delle organizzazioni femministe, per la bravura dei suoi avvocati, v. n. 125). Nessuna pietà invece per Daryl Keith Holton che è stato mantenuto sul fondo del suo baratro e lì è stato ucciso.

Prima di Daryl Holton, Philip Workman era stato eliminato in Tennessee con l'iniezione letale il 9 maggio. Al contrario di Holton egli non riteneva giusta la sua condanna capitale, voleva vivere ed ha lottato strenuamente, sia pure inutilmente, per evitare l'esecuzione (v. n. 150).

Dopo l'esecuzione di Holton doveva esservi quella di Edward Jerome Harbison, fissata in Tennessee per il 26 settembre, ma, con una settimana di anticipo, la giudice federale Aleta Trauger, davanti alla quale pendeva il relativo caso, ha ordinato una sospensione a tempo indeterminato. La Trauger ha ritenuto che il metodo dell'iniezione letale fosse contrario alla Costituzione perché può causare "terrificanti e lancinanti sofferenze."  Il giorno 14 il governatore Phil Bredesen aveva commutato la sentenza di morte di  Michael  Joe Boyd  che doveva essere ucciso il prossimo 24 ottobre. Sembra proprio che la prospettata massiccia ripresa delle esecuzioni in Tennessee trovi enormi ostacoli nel decollare.

Non osiamo sperare che l'orribile uccisione di Daryl Holton, quarto omicidio di stato a partire dal ripristino della pena capitale nel 1977, rimanga a lungo o per sempre l'ultima esecuzione nel Tennessee.

Quasi sicuramente, sarà l'ultima esecuzione con la sedia elettrica.

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(*) A sua volta la maschera di cuoio può provocare effetti orribili, si vedano ad es. nel seguente documento, dopo pag. 67, le tre foto del corpo di  Allen "Tiny" Davis che hanno posto fine all'uso della sedia elettrica in Florida: http://www.floridasupremecourt.org/decisions/pre2004/ops/95973a.pdf

 

 

6) ANNULLATA LA SENTENZA CAPITALE DI BILL COBLE

 

L'anno scorso fu fissata la data di esecuzione di Bill Coble per il 30 agosto ma i suoi avvocati ottennero uno stay. Ora è stata annullata la condanna a morte di Coble perché le regole processuali in vigore in Texas nel 1990 quando egli fu processato non consentivano alla giuria di valutare adeguatamente le attenuanti che potevano evitare una sentenza di morte. Probabilmente il detenuto subirà un nuovo processo, limitato alla fase in cui viene scelta la pena (tra ergastolo e pena di morte).

 

Un anno fa il gruppo delle 'sistas' che afferisce al Comitato (*) si adoperò per scongiurare l'esecuzione di Billie Wayne Coble fissata in Texas per il 30 agosto. Coble fu risparmiato da un ordine di sospendere la procedura emesso senza commento, con due mesi di anticipo, da un 'panel' di tre giudici dalla Corte federale d'Appello del Quinto Circuito (che votarono 2 contro 1). Probabilmente il motivo della sospensione risiedeva in un contrasto tra le giurisdizioni delle corti davanti alle quali pendeva il caso di Coble. In ogni caso egli si salvò per il lavoro egregio fatto dai suoi avvocati.

Il 14 agosto di quest'anno la medesima corte del Quinto Circuito con una sentenza di 28 pagine ha annullato la condanna a morte di Coble. Ora sta all'accusa decidere se appellarsi alla Corte Suprema degli Stati Uniti, ovvero chiedere la ripetizione della fase processuale in cui viene irrogata la pena o, infine, lasciare che il condannato sconti alla pena dell'ergastolo (con possibilità di liberazione dopo 40 anni di carcere).

Essendo trascurabile la probabilità di un successo presso la Corte Suprema, riteniamo che l'accusa chiederà di riprocessare Coble per ottenere di nuovo una condanna a morte. E difficile che l'accusa molli la presa, con la stampa che ripete che Bill Coble, che ora ha 58 anni, nel 1989 si sarebbe vantato di aver ucciso tre persone, tra cui un poliziotto: i suoi ex suoceri e il fratello della ex-suocera che era, appunto, un poliziotto.

Il motivo dell'annullamento della condanna di Coble è il fatto che - all'epoca in cui egli fu giudicato -  nella fase processuale in cui la giuria decide la pena (scegliendo tra sentenza di morte e massima pena detentiva) le domande che venivano poste dal giudice alla giuria non consentivano ai giurati di valutare appieno le attenuanti che avrebbero potuto evitare la pena capitale.

In un certo senso Bill Coble finora è stato molto fortunato, infatti l'annullamento della sua condanna a morte ha trovato una base molto solida in una sentenza emessa Corte Suprema federale il 25 aprile scorso, otto mesi dopo la data fissata per la sua esecuzione (**).

Ralph Strother, che fu uno dei due accusatori di Coble (l'altro è morto nel frattempo) ha reagito rabbiosamente alla sentenza. "Sono letteralmente sgomento e scioccato e nauseato dal fatto che si mandi a picco un caso capitale in base a questo tipo di cavilli tecnici." Ha dichiarato Strother. "Sfido chiunque a capire che cosa hanno voluto dire i giudici. Non ha senso legale. Non ha senso morale."

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(*) Si tratta di una decina di persone, soprattutto donne, che aiutano numerosi condannati a morte in modo coordinato e che hanno stretto un bellissimo legame di amicizia tra di loro ('sistas' sta per 'sorelle').

(**) Rimandiamo il lettore al n. 149 ("Sentenze cassate per mancata valutazione delle attenuanti") in cui abbiamo discusso la sentenza della Corte Suprema del 25 aprile che ha annullato le condanne a morte di tre detenuti del Texas per inadeguata considerazione delle attenuanti, sentenza che si inserisce in un'annosa polemica fra le corti.

 

 

7) IN ARRIVO LA 'DIRETTISSIMA PER IL BRACCIO DELLA MORTE' ?

 

Potrebbe presto essere applicata la norma, contenuta nel rinnovato Atto patriottico, che conferisce all'Attorney General degli Stati Uniti il potere di decidere se un determinato stato può applicare la 'via direttissima per il braccio della morte' tagliando drasticamente i tempi e le opportunità per presentare i ricorsi federali attualmente previsti per rimediare agli errori giudiziari commessi a livello statale nei processi capitali. Una tale evenienza, in stati quali la California o il Texas potrebbe portare ad un drastico incremento delle esecuzioni capitali e ad un aumento delle esecuzioni di detenuti innocenti.

 

Il pacchetto legislativo federale noto come Atto Antiterrorismo e per il rafforzamento dell'Efficacia della Pena di Morte (AEDPA), approvato dal Congresso degli Stati Uniti nel 1996, ha accelerato l'iter giudizio a livello federale per i condannati a morte, con disastrosi effetti nei casi di effettiva innocenza. Come abbiamo narrato nel libro "Muoio assassinato questa notte", un'illustre vittima di questo Atto fu Gary Graham i cui tentativi di far esaminare le nuove prove di innocenza emerse dopo il processo furono 'proceduralmente sbarrati', in modo inesorabile, proprio dall'AEDPA.

Una norma perniciosa, ancora mai applicata, contenuta nell'AEDPA, prevede addirittura che negli stati in cui si siano raggiunti determinati livelli di qualità nella difesa legale, l'iter giudiziario che porta un imputato nel braccio della morte possa essere ulteriormente semplificato ed abbreviato.

Tra le previsioni di tale procedura abbreviata (detta 'fast track' = direttissima ) ci sarebbe la riduzione a sei mesi dopo la chiusura dell'iter statale del periodo utile per presentare appelli a livello federale, periodo che ora è di un anno. Verrebbero inoltre imposti limiti di tempo alle corti federali per decidere sugli appelli: 450 giorni per le corti distrettuali, 120 giorni per le corti d'appello. Le corti federali, inoltre, non potrebbero più ordinare sospensioni delle esecuzioni in previsione di appelli, ma solo ad appelli presentati.

Attualmente la certificazione delle condizioni per applicare il 'fast track' spetta alle Corti federali d'Appello.  Come abbiamo riferito nel n. 137, il 9 marzo 2006, per l'impegno dell'Attorney General (Ministro della Giustizia) uscente Alberto Gonzales, è stata approvata, all'interno del nuovo Patriot Act (Atto patriottico anti-terrorismo), una norma che conferisce proprio all'Attorney General - cioè al potere esecutivo - la prerogativa di stabilire se i singoli stati che prevedono la pena di morte possano adottare il 'fast track'.

Per la sua applicazione, la norma del 'fast track' prevede un regolamento attuativo che è in corso di elaborazione e aperto alla pubblica discussione fino alla fine di settembre.

Costretto alle dimissioni per il suo comportamento fortemente censurabile in qualità di ministro, Gonzales è stato sostituito da Bush a metà settembre con una altro personaggio ultra conservatore, l'ex giudice federale Michael Mukasey (che ha però il vantaggio di non essere un amico personale del Presidente). Dopo la probabile conferma di Mukasey da parte del Senato e dopo l'approvazione della versione definitiva del regolamento di attuazione del 'fast track', potrebbe per davvero essere attivata la via direttissima per il braccio della morte in alcuni stati che vedrebbero aumentare drasticamente il numero delle esecuzioni, con un maggior numero di innocenti messi a morte. Pensiamo ad esempio a quello che potrebbe avvenire in Texas, che ha quasi 400 detenuti nel braccio della morte ancora vivi grazie agli appelli, o peggio in California, stato in cui vi sono oltre 600 condannati morte che ha 'giustiziato' solo 13 persone dopo il ripristino della pena capitale.

 

 

8) SCRIVETE A CHARLES WARNER CONDANNATO A MORTE IN OKLAHOMA

 

L'amico Alessandro Mancuso di Torino, che è un attivista di Amnesty, ci ha inviato la seguente richiesta di corrispondenza con Charles Warner rinchiuso nel braccio della morte dell'Oklahoma. Pubblichiamo volentieri il testo inviatoci da Alessandro pregando i lettori di prenderlo in attenta considerazione. Per ulteriori informazioni e chiarimenti contattate Alessandro,  ale.mancuso@tiscali.it

 

Charles Warner è stato condannato alla pena capitale in Oklahoma nel 1997 e imprigionato nel braccio della morte di McAlester. E' in corso il processo d´appello contro la condanna a morte.

Charles è originario della California, dove vivono quasi tutti i suoi familiari. Ha tre figli: la figlia più giovane vive in Oklahoma, gli altri due in California. La distanza che li separa dal braccio della morte dell'Oklahoma, non permette ai suoi parenti di andare a visitarlo frequentemente, pertanto passa lunghi periodi senza alcun contatto con le persone a lui care.

Negli ultimi anni Charles ha scoperto la scrittura come mezzo di comunicazione con il mondo esterno. Le lettere sono diventate lo strumento che più lo aiuta a "sopravvivere". Purtroppo, non può vantare molti "amici di penna" e i suoi contatti epistolari sono ristretti a pochissime persone. A lui piace ricevere foto dei luoghi di residenza dei suoi corrispondenti e conoscere gli usi e costumi locali. È il suo modo di far "evadere" la mente sia di giorno che durante le notti insonni.

Da circa due anni corrispondo con Charles e ad ogni lettera mi ribadisce quanto sia importante per lui questo mezzo di comunicazione. Ho chiesto agli amici del comitato Paul Rougeau ospitalità nel loro bollettino per invitare, chi volesse, a corrispondere con Charles. Trovare altri "amici di penna" è una richiesta che più volte mi ha ripetuto. Recentemente mi ha confidato che non ricevere lettere gli crea uno stato di ansia difficile da descrivere.

Charles a volte attraversa momenti di sconforto, nei quali le sue lettere si riducono o cessano. In questi casi, non si deve pensare che non sia più interessato a corrispondere ed è bene continuare a scrivergli.

Non conosco il motivo della sua condanna a morte, non gliel'ho mai chiesto, come è consuetudine fare. Se lo vorrà, sarà lui a parlarvene. Le lettere, con ogni probabilità, sono lette dal personale della prigione. Pertanto, non è conveniente avviare discussioni sul sistema giudiziario statunitense, questo per evitargli eventuali seccature.

È possibile trovare un invito a corrispondere con Charles Warner nel sito della Coalizione Canadese Contro la Pena di morte: http://www.ccadp.org/OK2.htm

Chi volesse maggiori informazioni o chiarimenti, può scrivermi all´indirizzo: ale.mancuso@tiscali.it

Un caro saluto da Alessandro Mancuso

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Scrivi dunque a Charles Warner al seguente indirizzo!

 

Mr. CHARLES WARNER

273669

P.O. BOX 97

McAlester, Oklahoma 74502   -   USA

 

 

9) CHIEDO IL VOSTRO AIUTO, ORA!  di Tony Medina

 

Pubblichiamo una richiesta di sostegno finanziario per la propria difesa legale avanzata da Tony Medina, condannato a morte in Texas. Ovviamente non siamo in grado di confermare o smentire l'asserita innocenza di Tony né di controllare il corretto ed efficace uso delle offerte che - come speriamo - i lettori vorranno generosamente inviargli, dopo averlo conosciuto scrivendogli all'indirizzo sotto riportato. (Trad. di Elena Gaita)

 

Salve a tutti, fra poche settimane saranno 12 anni che mi trovo nel braccio della morte. DODICI ANNI! Neanche immaginavo che sarei rimasto vivo così a lungo. Non credevo che sarei vissuto oltre i 21 anni...e in un certo senso è stato così.

Sono nato e cresciuto a Houston, in Texas, nella zona sud della città, dove all'età di 12 anni ho commesso l'errore di entrare in una gang. Nel posto in cui vivevo non era una cosa eccezionale.

Quando compii 21 anni nel novembre del 1995 ero ormai consapevole della necessità di cambiar vita, definitivamente. Mentre stavo scontando una condanna a 11 mesi di carcere, ero divenuto genitore di due bellissimi bambini, un maschio e una femmina, che avevano bisogno di un padre, che avevano bisogno di me. Così seguii il mio cuore e decisi di lasciarmi la vita della gang alle spalle. 

Quella del 31 dicembre 1995 doveva essere una bella notte per me. Ero pronto a seppellire la mia vecchia vita con l'anno che finiva e ad iniziane una nuova ed onesta. Avevo speranze e sogni, qualcosa che da anni non mi concedevo.

La mia auto era in riparazione ed anche quella di mia sorella ci aveva lasciato a piedi, così decisi di trascorrere il Capodanno con mio cugino e alcuni vecchi amici della gang. Non credevo che una sola notte in più trascorsa con loro potesse nuocermi. E' stata una decisione che ho rimpianto per 12 anni.

Ricordo, come fosse ieri, le parole che pronunciò il giudice il 1° agosto 1996: ero stato condannato a morte. Il giudice disse CHE ERO STATO CONDANNATO A MORIRE TRAMITE INIEZIONE LETALE. Com'era possibile che fossi stato giudicato colpevole e condannato a morte per un crimine che non avevo commesso? La verità è molto semplice. I miei avvocati d'ufficio non fecero NULLA per provare la mia innocenza. Questa NON è solo la mia opinione. OGNI avvocato o studente di legge che ha conosciuto il mio caso dice la stessa cosa.

Per evitare di divenire un'altra vittima della macchina della morte del Texas HO BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO.

Il sistema di "giustizia" del Texas odia ammettere di aver commesso un errore. Una volta che siamo nel braccio della morte, è molto difficile per noi provare di essere innocenti.

Nel 2001 i miei avvocati d'appello scoprirono diverse prove chiave che non erano state presentate al mio processo. Non solo provarono che era stato qualcun altro a commettere il crimine, ma anche che la polizia e il procuratore distrettuale nascosero le prove che conducevano al colpevole.    

In quasi 12 anni nel braccio della morte ho visto centinaia di uomini che hanno combattuto invano per trovare qualcuno che li aiutasse. Alcuni di loro, dopo anni, sono riusciti a trovare un solido aiuto, ma sfortunatamente era ormai troppo tardi.

Nel mio caso, invece, è vero il contrario. Adesso sono a un punto della mia lotta per cui, se trovo l'aiuto di cui ho bisogno, ho delle BUONISSIME possibilità di salvarmi la vita.

Ho ancora tempo, MA HO BISOGNO DI AIUTO ORA! Ho bisogno di volontari che mi aiutino a non essere assassinato dallo stato del Texas per un crimine commesso da qualcun altro.

Tutto ciò che voglio è una seconda possibilità. Una possibilità di essere il padre dei miei bambini. Una possibilità di condividere la mia storia con i giovani per aiutarli ad evitare i miei stessi errori.

Voi potete darmi questa possibilità. La possibilità di un nuovo processo. Spero e prego che vorrete darmi il vostro sostegno. Ho cercato delle parole magiche per convincervi ad aiutarmi, ma tutto ciò che mi viene in mente è la semplice verità: NON HO COMMESSO IL CRIMINE che mi ha condotto nel braccio della morte e ho bisogno del VOSTRO aiuto per tornare dalla mia famiglia.

Grazie di avermi dato la possibilità di parlarvi, spero che le mie parole convinceranno almeno uno di voi a scrivermi e ad aiutarmi. Tony Medina

 

Mr. Anthony Medina #999204 - Polunsky Unit - 3872 F.M.350 South - Livingston,TX 77351  USA

10) WEBBY HA SALVA LA VITA MA HA ANCORA BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO

 

Nei primi giorni di agosto il presidente dello Zambia, Levy Mwanawasa, ha commutato in ergastolo le condanne a morte di 97 detenuti. Tra questi c'è Webster Chisanga, un corrispondente di Secondo Mosso dal 2003. Secondo ci scrive che il suo amico Webby in questo momento non è felice come potremmo immaginare, date le terribili condizioni di detenzione e i problemi di salute che deve fronteggiare. Webby ha ancora tremendamente bisogno del nostro aiuto. Mettevi dunque in contatto con Secondo se intendete fare qualcosa per Webby, scrivendogli all'indirizzo: m_secondo@iol.it

 

Webster "Webby" Chisanga (v. n. 137) è salvo, lo rende noto un comunicato presidenziale, secondo cui sono state commutate in ergastolo 97 sentenze capitali in Zambia e inoltre sono stati liberati 823 detenuti con l'obiettivo di sfoltire le carceri che versano in una condizione pietosa. Mwanawasa - al potere dal 2001 - si è sempre rifiutato di firmare la convalida delle esecuzioni capitali, che in base alla Costituzione necessitano l'approvazione del capo di Stato per essere eseguite.

A giugno 2007 Mr. Mulenga, responsabile della locale sezione Amnesty International (non so come spiegarvi l'immenso aiuto che mi ha dato), presentò il caso di Webby al Commissioner for Prisons in sostegno alla richiesta di Pardon, questa era supportata sia dalle firme inviate dall'Italia, sia da una documentazione delle Nazioni Unite a cui Webby si era appellato (*).

Mr. Mulenga mi scrisse che la situazione di Webby, per quanto riguarda la sua possibile libertà, si è complicata perché il caso ora deve essere deciso tra il Governo e le Nazioni Unite." E' tuttavia possibile pensare ad una prossima liberazione di Webby.

Difatti anche secondo le fonti Ansa, Darlington Mwape, consigliere del Presidente, ha detto che il provvedimento di commutazione "non impedisce comunque ai prigionieri di presentare un'ulteriore domanda di grazia".

Le possibilità di rilascio dipendono anche dalla buona condotta o da gravi ragioni di salute.

Purtroppo Webby l'anno scorso è stato trasferito per un certo periodo dal carcere di Kabwe dov'era detenuto in quello di Lusaka, e vi è tornato da pochi giorni, per problemi di salute.

La reazione di Webby alla notizia delle clemenza non è così aperta alla speranza come ci si potrebbe aspettare; i molti anni passati in carcere hanno lasciato un segno anche nel suo fisico e le speranze disilluse, create dalla visita di funzionari del Governo di qualche mese fa che parlavano di liberazione vicina, lo hanno demoralizzato.

Nel frattempo tramite l'associazione Rainbow Project stiamo sostenendo la famiglia di Webby a Ndola.

E' difficile elencare le molte occasioni in cui, preso dallo sconforto, ho avuto aiuti in termini di comunicazioni, informazioni, sprone da persone che come per caso, realmente posso dire così, sono ad un certo punto comparse nella mia posta elettronica.

Sarebbe necessario ora continuare il supporto e costruire le basi per poter presentare altre petizioni in favore di Webby.

E' innanzitutto indispensabile recuperare l'apporto di un avvocato fidato che già si è occupato di lui, che ora è irreperibile. Vi farò avere altre informazioni appena l'avrò rintracciato.

Come mi riferì anni fa il missionario Padre Kizito: la cosa più semplice, in Zambia si trasforma in una difficoltà quasi insormontabile...

Grazie a tutti coloro che mi vorranno contattare.

Secondo Mosso - Torino  -  m_secondo@iol.it

___________________

(*) Si può leggere in Internet la comunicazione delle Nazioni Unite sul caso di Webby; in Inglese:

http://www.unhchr.ch/tbs/doc.nsf/(Symbol)/CCPR.C.85.D.1132.2002.En?Opendocument

o in Francese:

http://www.unhchr.ch/tbs/doc.nsf/(Symbol)/CCPR.C.85.D.1132.2002.Fr?Opendocument

 

 

11) NOTIZIARIO

 

Georgia. La Corte Suprema accetta di esaminare l'appello di Troy Davis. Il 3 agosto la Corte suprema della Georgia con una votazione 4 a 3 ha deciso di esaminare un appello straordinario di Troy Anthony Davis condannato a morte probabilmente innocente (v. n. 151). Ricordiamo che l'esecuzione di Davis, programmata per il 17 luglio, fu sospesa per 90 giorni, per intervento della Commissione per le Grazie (Board of Pardons and Paroles), con circa 23 ore di anticipo sull'ora fissata. Ora la sospensione vige a tempo indeterminato. Ci auguriamo che la Corte Suprema prenda atto della completa dissoluzione delle prove a carico di Troy Davis ed ordini il suo rilascio a meno della ripetizione del processo. Si profila così la libertà per un condannato che, come ultima istanza, aveva soltanto chiesto alla Commissione per le Grazie la commutazione della sentenza di morte nel carcere a vita.

 

Libia. Estradate e tornate in libertà in Bulgaria le infermiere che erano state condannate a morte. Secondo le previsioni, le cinque infermiere bulgare Valya Georgieva Chervenyashka, Snezhana Ivanova Dimitrova, Nasya Stoycheva Nenova, Valentina Manolova Siropulo e Kristiana Venelinova Valcheva, e il medico palestinese Ashraf Ahmad Jum'a Al-Hajouj, le cui condanne a morte erano state commutate in ergastolo il 17 luglio (v. v. 151), sono stati estradati in Bulgaria il 24 luglio e qui subito liberati. I sei sono stati festeggiati come eroi nazionali. In tale contesto si sono tenute trattative allo scopo di arrivare ad una completa normalizzazione dei rapporti tra la Libia e i 27 paesi dell'Unione Europea.

 

Ohio. Annullata per la seconda volta la condanna di Kenny Richey. Dotato di doppia nazionalità, statunitense e scozzese, probabilmente innocente, Kenny Richey, è ancora vivo per la grande mobilitazione suscitata in Europa dalla sua (ex) fidanzata Karen Torley che ha fatto intervenire perfino Tony Blair ed ha ottenuto l'assistenza di ottimi avvocati. Condannato a morte in Ohio nel 1987 per incendio doloso nel tentativo di uccidere la sua ex girlfriend e il suo nuovo ragazzo, provocando la morte della piccola Cynthia Collins di 2 anni, la sua condanna per omicidio era stata annullata nel gennaio del 2005 dalla competente corte federale d'appello. Tuttavia l'accusa si era appellata e aveva ottenuto dalla Corte Suprema la revoca della sentenza di proscioglimento e un nuovo esame da parte della Corte federale d'Appello del Sesto Circuito che, il 10 agosto scorso, ha ordinato per la seconda volta di liberare Kenny Richey entro 90 giorni o di riprocessarlo. L'accusa questa volta non è ricorsa contro la sentenza ma ha già chiesto un nuovo processo.

 

Polonia. Irremovibile contrarietà all'istituzione delle Giornata Europea contro la pena di morte. Dopo un braccio di ferro durato settimane, l'Unione Europea ha preso atto il 18 settembre della mancanza di un consenso unanime tra gli stati membri affinché si istituisse per il 10 ottobre di ogni anno la Giornata europea contro la pena di morte. "Sfortunatamente, non è stato possibile trovare un consenso tra tutti i 27 stati" ha dichiarato il Ministro della Giustizia portoghese Alberto Costa alla stampa, dopo la riunione dei ministri della giustizia e degli interni europei. "Essi [i Polacchi] accusano l'Unione Europea di promuovere l'aborto, stili di vita distruttivi e l'eutanasia."  L'ostacolo posto dalla Polonia al movimento abolizionista, dovrebbe suonare come una protesta per il fatto che l'Unione non promuovere integralmente il diritto alla vita nei suoi vari aspetti. Sono però note le simpatie personali dei gemelli Kaczynski (l'uno Presidente e l'altro Capo del governo della Polonia) per la pena di morte.

 

Ruanda. Abolita la pena di morte. Il Ministro della Giustizia del Ruanda Tharcisse Karugarama ha annunciato che la legge di abolizione della pena di morte (che aveva concluso il suo iter parlamentare l'11 luglio, v. n. 151) è entrata in vigore il 25 luglio. La signora Louise Arbor, Alto Commissario per i Diritti umani delle Nazioni Unite, ha dichiarato in questa occasione: "Un paese che ha patito il peggiore dei crimini e in cui la sete di giustizia del popolo è lungi dall'essere soddisfatta ha deciso di rinunziare alla sanzione che non può sussistere in una società che proclama i valori dei diritti umani e dell'inviolabilità della persona." L'Unione Europea si è subito congratulata "con il governo e il popolo del Ruanda per aver preso questa importante decisione." Ora nel mondo i paesi abolizionisti per tutti i reati sono 90, di cui 14 africani.

 

Zambia. Commutate 97 condanne a morte. Il presidente dello Zambia Levy Mwanawasa è un sincero e coraggioso oppositore della pena di morte: finché rimarrà in carica non firmerà nessun ordine di esecuzione. Dopo la fine dell'attuale mandato nel 2011 non potrà più essere rieletto. Falliti i tentativi di inserire nella costituzione l’abolizione delle pena di morte, egli ha pensato bene di commutare in ergastolo 97 condanne a morte, circa un terzo di quelle pendenti nel suo stato. Si sono potuti giovare del provvedimento reso noto dalla stampa il 13 agosto diversi detenuti seguiti da soci e simpatizzanti del Comitato. Mwanawasa, che in passato aveva già commutato una cinquantina di sentenze capitali, è disposto ad esaminare ulteriori domande di grazia.

 

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 24 settembre 2007