FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

Numero  151  -  Luglio 2007

SOMMARIO:

1) Una lettera di Kenneth con le ultime novità   

2) Grande mobilitazione: sospesa l'esecuzione di Troy Davis in Georgia         

3) Innocenti giustiziati? Il potere non vuole ammetterlo                     

4) Una conferma: l'esecuzione di Gary Graham fu un omicidio politico

5) George W. Bush concede clemenza, ad un uomo del suo governo   

6) Si apre in Arabia Saudita un processo capitale senza precedenti     

7) Una vittoria contro il razzismo in Texas                      

8) Comprate gli eleganti biglietti augurali disegnati da José     

9) Notiziario: Cina, Florida, Iran, Libia, Ruanda, South Dakota, Texas 

 

 

1) UNA LETTERA DA KENNETH CON LE ULTIME NOVITA'

 

Pubblichiamo alcuni brani della lettera inviata da Kenneth Foster a Grazia, che tiene i contatti con lui a nome di tutto il Comitato. Nonostante il fatto che non si sappia ancora nulla riguardo ad una sospensione della sua esecuzione fissata per il 30 agosto, il nostro amico e corrispondente dal braccio della morte del Texas si dimostra lucido e pieno di coraggio.  Per lui in questo momento, oltre alla mobilitazione in suo favore, contano molti gli affetti a cominciare da quelli di sua figlia Nydesha e della neo-sposa Tasha.

 

9 luglio 2007

 

Cara Grazia,

ciao carissima amica. Prego che tu stia bene in spirito e salute al momento di aprire questa mia. Io continuo ad essere il soldato che sai :). Ho ricevuto la tua ultima lettera e il tuo biglietto di felicitazioni per il matrimonio con Tasha (che ho inviato a Tasha). Grazie mille! Adesso ti aggiorno sulla situazione.

[...] La [ex] giudice [avvocatessa] Murphy ha ricevuto i fondi che le avete inviato. Sono stato MOLTO colpito dalla quantità di denaro che siete riusciti a raccogliere! Questo mi aiuterà moltissimo.

[...] La Corte Criminale d'Appello del Texas è in ferie in questo periodo. Non hanno ancora deciso in merito alla mia richieste per una sospensione dell'esecuzione.

Credo che tu sappia che dal 30 maggio ci sono state manifestazioni settimanali per me ad Austin. La CEDP (Campagna per Porre termine alla Pena di Morte) mi sta aiutando ad organizzarle e ci sarà un GROSSO evento il 21 luglio. [...]

Come sapete il mese appena trascorso è stato per me MOLTO impegnativo. So che il mio matrimonio ha colto tutti di sorpresa. Ha sorpreso anche me :) Ero di fronte ad una donna che non avrebbe accetto il 'no' come una risposta. E' stato travolgente. Come se tutto si fosse messo in moto da solo. Tutto il tempo che abbiamo trascorso separati, tutti i guai svanirono quando ci trovammo gli occhi negli occhi.      

E' stata un'impresa avere delle foto perché Tasha non aveva una macchina fotografica. Credo che lei ne abbia ottenute alcune dalla troupe televisiva italiana. Io ne ho avuta solo qualcuna. Spero però che Tasha ne possa far avere a voi tutti.

Così ora sono un uomo sposato e mi devo comportare come tale :). E' stato tutto così bello dal quel momento. Ne sto ancora parlando a ruota libera. 

Tasha ritornerà qui il 20, si esibirà il 21 e resterà il 23 e il 24.

E... Nydesha è qui, e così Tasha potrà trascorrere del tempo con lei.

Il 21 e 22 giugno ho ricevuto una visita di Nydesha e di sua madre. Non vedevo Nicole dal 2001, la nostra visita è stata bella e profonda. Ho visto ancora Nydesha e mio nonno il 6 luglio. Sono state scattate delle foto, ve le manderò così tutti si potranno rendere conto di come la mia bambina sia diventata paffutella.

In occasione della prima visita, Nydesha non sapeva ancora che mi avevano fissato una data di esecuzione e ci arrovellammo per trovare il modo di dirglielo. Stabilimmo di aspettare qualche settimana per vedere se mi venisse concessa una sospensione. Ma avevamo sottovalutato Nydesha perché lei usa molto bene il computer e così ha visitato il mio sito Internet e l'ha scoperto da sola. Mio padre me l'ha scritto. Mi ha detto che l'ha presa bene e quando l'ho rivista il 6 luglio mi sono reso conto che era così. Era solo seccata che nessuno glielo avesse detto, ma le ho spiegato che aspettavamo notizie prima di dirglielo. Ha capito e, come pensavo, è pronta a battersi al nostro fianco. Agli incontri settimanali ad Austin ha un compito da svolgere: distribuisce volantini. Va in giro tra il vicinato a raccogliere firme. Non mi sarei aspettato di meno da lei. E' la mia anima gemella e so che condividiamo la stessa forza e gli stessi punti di vista. Forse tutti gli altri si stupiscono, ma non io. Quando è venuta a farmi visita la volta precedente, sua madre mi ha detto: "Tu e Nydesha avete una comunicazione telepatica". Ho sorriso e le ho chiesto se davvero se ne era accorta. Mi ha risposto di sì, che se ne rende conto quando Nydesha riceve le mie lettere. Non parla molto di queste lettere - le legge e ha questa comunione privata con me. Canterà una canzone e ballerà alla manifestazione del 21 luglio.

Cose meravigliose si stanno realizzando, Grazia. Stiamo facendo la storia.

So anche delle vostre attività. So che è stato pubblicato un articolo su di me su un giornale importante, "Il Corriere della Sera". So che MOLTISSIMI italiani hanno vistato il mio sito "Free Kenneth" e lasciato messaggi. Ciò è meraviglioso e so che la mia amica Teresa Osta di Vercelli sta facendo altre cose per me. Mi ha scritto di essersi messa in contatto con te. E' davvero molto simpatica. Ha contattato Secondo per aiutare a sistemare il mio sito italiano. E' una pittrice [...] Sono circondato da tante persone dotate di talento. [...] So che gli Italiani [venuti in Texas alcune settimane fa con la troupe televisiva] hanno incontrato Tasha e torneranno a vedere Nicole e la mia famiglia. Ho detto loro di te e di come mi avete aiutato. Ti aspettavi qualcosa di meno da me? :) Ci sosterremo a  vicenda sempre.

Ci sono così tante cose che avvengono in questo momento che potrei scrivere pagine e pagine. Oggi ci  hanno messo in "lockdown" (*) e hanno iniziato velocemente la perquisizione dalla mia cella, perciò sono un po' stanco. Ma volevo scriverti comunque. Sembra che adesso mi scrivano più persone rispetto a prima. Sto facendo del mio meglio. [...]

Avvicinandosi la data può darsi che le mie lettere personali diminuiranno, a causa dei vari preparativi da fare, ma le persone come Tasha e Mary Felps saranno sempre in contatto con voi. Ascoltate ciò che loro dicono. Fatemi sapere qualsiasi progresso ottenuto da parte vostra. Chiudo per ora ma non siamo mai divisi! Datevi da fare per me. La vittoria è ancora a portata di mano.

Sinceramente 

                        Kenneth

 

N. B. Abbiamo risposto a Kenneth incoraggiandolo e pregandolo di fare il massimo affidamento sul suo avvocato difensore Keith Hampton, l'unica persona in grado di ottenere risultati concreti nella lotta per salvare la sua vita, nonostante il fatto che numerose persone più o meno competenti - non tutte in accordo tra loro - si stiano occupando del suo caso legale.

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(*) Chiusura dei detenuti in cella per 24 ore al giorno per parecchi giorni di seguito, con stressanti perquisizioni.

 

 

2) GRANDE MOBILITAZIONE: SOSPESA L'ESECUZIONE DI TROY DAVIS IN GEORGIA

 

Troy Davis, un Afro-americano condannato a morte per l'omicidio di un poliziotto bianco nel 1989, è giunto alla vigilia dell'esecuzione prevista per il 17 luglio in Georgia, nonostante il fatto che le accuse contro di lui si fossero disfatte nel tempo. E' stato salvato in extremis - dopo una forte mobilitazione internazionale - da uno "stay" di 90 giorni ordinato dalla Commissione per le Grazie.

 

L'Afro-americano Troy Anthony Davis il 16 luglio è giunto a 24 ore dall'esecuzione prima di ricevere uno stay, nonostante sia ormai chiaro che è innocente dell'omicidio del poliziotto bianco Mark MacPhail avvenuto nel 1989 o, quanto meno, che le testimonianze che permisero di condannarlo a morte in Georgia nel 1991 sono completamente squalificate. In questi anni, infatti, quasi tutti i testimoni chiave hanno ritrattato, in alcuni casi dichiarando che mentirono sotto le pressioni della polizia.

Gli accusatori insistono nel contestare le ritrattazioni ed affermano che in ogni caso è ormai troppo tardi per presentare prove di innocenza.

In effetti, il sistema legale della pena di morte negli USA - in tutte le sue molteplici articolazioni sia a livello statale che federale, fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti - si è dimostrato del tutto impotente a fermare la macchina della morte messasi in moto 15 anni fa nei riguardi di Troy Davis. Ciò in conseguenza delle decisioni della Corte Suprema federale che limitano le possibilità di ricorso dei condannati a morte per far valere prove a discarico e della recente legislazione che agisce nel medesimo senso (*). In una situazione simile si trovò Gary Graham che fu  messo a morte nel 2000 dopo aver chiesto invano, per anni, che venissero prese in considerazione le prove di innocenza emerse dopo il processo.

Tre dei quattro testimoni che, al processo del 1991, affermarono che Davis sparò all'agente Mark MacPhail hanno firmato dichiarazioni giurate che smentiscono il riconoscimento dell'omicida. Due altri testimoni, un detenuto e un vicino di casa, che dissero alla polizia che Davis confessò loro il delitto, hanno affermato di esserselo inventato. Altri testimoni indicano il vero assassino in un uomo diverso da Davis. Nessuno di tutti questi testimoni ha potuto essere ascoltato da una corte dopo il processo, a causa degli impedimenti procedurali cui abbiamo accennato.

In favore di Troy Davis è sorta una imponente campagna sia all'interno che all'esterno degli USA - con una forte partecipazione di Amnesty International (**). Hanno firmato appelli in favore di Troy Davis diverse miglia di persone; è intervenuto anche il Consiglio d'Europa e lo ha fatto perfino l'attuale Papa, che pure sembra essere molto più 'prudente' di Giovanni Paolo II nelle questioni riguardanti la pena di morte.

"L'esecuzione di Troy Davis, programmata per il 17 luglio, può diventare famosa come un tragico e irreversibile errore giudiziario," ha dichiarato il giorno 14 il Segretario generale del Consiglio d'Europa, Terry Davis, chiedendo, con un forte appello alla Commissione per le Grazie della Georgia, una commutazione della sentenza.

La mobilitazione cresciuta esponenzialmente in suo favore, non ha impedito a Troy Davis di patire buona parte del suo calvario, fino alla sera del giorno 16, precedente a quello dell'esecuzione; giorno  in cui è stata resa nota la decisione dalla Commissione per le Grazie di sospendere l'esecuzione di 90 giorni in modo da poter esaminare a fondo la documentazione sul caso. Tale decisione è giunta al termine di un'estenuante seduta durata 9 ore in cui sono state ascoltate anche 5 persone che testimoniarono al processo di Davis nel 1991.

Grande è stato il sollievo dei numerosissimi sostenitori di Troy (mentre la vedova del poliziotto ucciso ha definito la sospensione "un altro pugno nello stomaco".)  L'obiettivo non è però acquisito e la mobilitazione non cesserà fino alla cancellazione della sentenza di morte. (E' perfino iniziata una azione di lobbying nei riguardi del candidato democratico alla presidenza degli USA, Barack Obama, perché si pronunci a favore del condannato.)

"Si faccia in modo che oggi inizi un nuovo giorno per la verità e la giustizia in Georgia," ha dichiarato il 16 luglio Larry Cox, direttore esecutivo di Amnesty International USA. "Noi chiediamo alla Commissione delle Grazie della Georgia di riconoscere che negli Stati Uniti si è innocenti a meno che non si sia provato che si è colpevoli e - in essenza di tale prova - non ci sia altra scelta accettabile al di fuori della clemenza. La Commissione deve riconoscere che è errata la logica di mettere a morte un uomo che può essere innocente."

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(*) Pensiamo soprattutto all'AEDPA (Atto antiterrorismo e per il rafforzamento dell'efficacia della pena di morte) approvato dal Congresso sotto la presidenza di Bill Clinton nel 1996 (v. il libro a cura del Comitato Paul Rougeau: "Muoio assassinato questa notte", pag. 64 e segg.)

 

(**) v. http://www.amnestyusa.org/abolish/AMR5102307.pdf

 

 

3) INNOCENTI GIUSTIZIATI? IL POTERE NON VUOLE AMMETTERLO

 

Si sono appena concluse - in Texas e in Missouri -  le inchieste ufficiali su Ruben Cantu e su Larry Griffin, che furono 'giustiziati' rispettivamente nel 1993 e nel 1995, per i quali erano state messe in luce prove di innocenza dopo l'esecuzione. Come era prevedibile, in tutti e due i casi è stata confermata la colpevolezza degli uccisi. I sostenitori della pena di morte hanno potuto ribadire: negli Usa non è stato mai giustiziato qualcuno di cui si sia poi provata l'innocenza. Nondimeno tutti gli interrogativi sulla colpevolezza di Griffin e Cantu rimangono, insieme a gravi perplessità sulla conduzione delle inchieste.

 

1. L'inchiesta sul caso di Ruben Cantu

 

Ruben Cantu fu condannato a morte in Texas nel 1981, e "giustiziato" nel 1993, per l'omicidio di un uomo e per il tentato omicidio di un altro, a scopo di rapina. La condanna di Cantu fu ottenuta grazie alla testimonianza di un partecipante alla rapina, David Garza, (ottenuta dall'accusa in cambio di una riduzione della pena) e del riconoscimento da parte della mancata vittima, Juan Moreno, che sopravvisse nonostante le gravissime ferite ricevute. Il riconoscimento avvenne però alla terza presentazione della fotografia di Cantu e dopo forti pressioni da parte dell'investigatore della polizia su Moreno. Entrambe le prove a carico furono poi ritrattate dai due testimoni chiave, ma troppo tardi per evitare a Cantu l'iniezione letale.

Salla vicenda di Cantu rimanevano comunque molte perplessità e da indagini giornalistiche compiute nel 2005 dall'Houston Chronicle e dal San Antonio Express-News venne fuori un risultato agghiacciante: Ruben Cantu doveva essere considerato, con tutta probabilità, innocente (v. nn. 133, 134).

Il 'sistema', punto sul vivo dal clamoroso diffondersi delle conclusioni raggiunte dall'indagine, fu costretto ad aprire un'inchiesta.  Ovviamente fece in modo che l'inchiesta fosse estremamente rispettosa del lavoro fatto a suo tempo dall'accusa contro Cantu. Che cosa di meglio che affidare l'inchiesta alla signora Susan Reed, ora Procuratore distrettuale, che in precedenza, in qualità di giudice, aveva contribuito all'uccisione di Cantu, fissando tra l'altro la data della sua esecuzione?

La Reed per prima cosa si scagliò violentemente contro Moreno. Essendo caduto in prescrizione il reato di falsa testimonianza, ha ventilato contro di lui un'accusa di omicidio: se fosse vero che ha mentito al processo, disse, è reo dell'uccisione di Cantu. Probabilmente con queste minacce voleva indurre Moreno a desistere, cosa che non accadde. Quindi obtorto collo Susan Reed ha dovuto svolgere la sua inchiesta. Ha detto subito che sarebbe stata una cosa lunga, prendendosi alcuni mesi. La relazione finale è arrivata solo il 26 giugno scorso, dopo quasi due anni. (*).

"Le affermazioni sull'innocenza di Cantu, fatte dopo 12 anni dalla sua esecuzione mancano del supporto di qualsiasi testimone credibile o di fatti accertabili", ha concluso la Reed, sintetizzando le 200 pagine del suo rapporto.

Le conclusioni di Susan Reed sono giunte al termine di un lavoro a senso unico - svolto per mezzo di detective aggressivi e prevenuti (**). L'avvocato di David Garza, uno dei testimoni messi sotto pressione, il 16 agosto 2006 aveva chiesto alla Corte Criminale d'Appello del Texas di togliere l'indagine alla Reed palesemente al centro di un conflitto di interessi. Purtroppo nel giro di due settimane la massima corte penale, che è parte integrante del sistema della pena di morte in Texas, rigettò il ricorso e dette di nuovo luce verde alla Reed.

La Reed ha usato tutto il suo potere non per esaminare obiettivamente i fatti nuovi emersi nel 2005 ma per confermare la colpevolezza di Ruben Cantu. Per far ciò ha dovuto screditare i numerosi testimoni che sostenevano l'innocenza di Cantu. A suo avviso, la maggior parte di essi sono da ritenersi inattendibili perché delinquenti abituali (i peggiori delinquenti vanno benissimo invece se usati come testimoni d'accusa). Ha infine attaccato frontalmente il detective Richard Reyna che, per conto del Fondo per la Difesa Legale e l'Educazione della NAACP  (***),  aveva raccolto la ritrattazione di Juan Moreno.

Richard Reyna è stato discreditato dalla Reed che lo ha descritto come un 'attivista' con una tesi precostituita, che avrebbe impiantato nella mente di Moreno una 'storia' per fargliela poi ripetere. Susan Reed dice che Moreno è inattendibile anche perché ha ricevuto da Reyna la somma di 1.700 dollari come rimborso spese (per pasti, albergo e mancati guadagni) in occasione delle sedute in cui ha reso la sua dichiarazione giurata sull'innocenza di Cantu. (E' sorprendente come un rilievo di questo genere venga da un Procuratore Distrettuale: in Texas l'accusa, non solo è solita corrispondere somme a vario titolo ai propri testimoni, ma spesso fa loro dei regali ben più grandi, che vano fino alla cancellazione di una lunga pena detentiva e al patto di non chiedere una condanna a morte.)

Reyna lo conosciamo bene fin da quando lavorava sul caso di Gary Graham alla fine degli anni Novanta. E' una persona seria, realista e onesta. Fu il primo ad opporsi ad un tentativo degli amici di Gary di presentare un falso testimone a favore. E' un ex vice sceriffo, il cui lavoro in casi di innocenza ha contribuito al rilascio di 7 condannati a morte.

Reyna, che ha sofferto molto per questa storia, ha dichiarato di non aver mai subito un simile attacco in vita sua.  Ha definito la Reed 'una faccia tosta' sottolineando come il suo rapporto abbia "vilipeso, disprezzato e insultato Moreno". "Nessuna persona con una mente limpida può dubitare dell'affermazione [di Moreno] che la polizia lo pose sotto pressione ripetutamente perché identificasse falsamente Cantu," ha aggiunto Reyna, che ha anche osservato: "E' profondamente offensivo nei riguardi del sig. Moreno insinuare, come ha fatto il rapporto del Procuratore Distrettuale, che egli sia uscito fuori strada per esonerare un uomo che uccise il suo amico, che tentò di uccidere anche lui e che per poco non ci riuscì."

 

2. L'inchiesta sul caso di Larry Griffin

 

Nel 1995, il giorno prima di essere ucciso dallo stato del Missouri, Larry Griffin ribadì la sua estraneità all'omicidio per cui era stato condannato a morte, pur ammettendo di non avere la coscienza immacolata: "Non l'ho fatto, - disse - se mi dovete uccidere, fatelo per qualcosa  che ho commesso!"

Jennifer Joyce, pubblico accusatore del Circuito di Saint Louis in Missouri, ha reso noto il 12 luglio l'esito della sua inchiesta sul caso di Larry Griffin. Secondo la Joyce, Griffin fu "giustamente e regolarmente" condannato a morte per aver ucciso tale Quintin Moss nel 1980.

La Rojce era stata costretta a riaprire il caso nel 2005 quando una ricerca del Fondo per la Difesa Legale e l'Educazione della NAACP (***) mise in luce le solide fondamenta delle reiterate e costanti proteste di innocenza di Larry Griffin.   

Il rapporto della NAACP afferma che il principale testimone a carico mentì, oltre al fatto che sia la difesa che l'accusa omisero di contattare un'altra vittima, sopravvissuta, che avrebbe potuto confermare che Griffin non fu uno degli assalitori.

Moss, spacciatore di droga e sospetto killer, fu ucciso nel 1980 da numerosi colpi sparati da un automobile in movimento. Al processo tale Robert Fitzgerald  dichiarò di aver riconosciuto in Griffin l'uomo che era nell'auto da cui furono esplosi i colpi.

Ma ci sono molti elementi che inficiano la testimonianza di Fitzgerald. Egli nel 1993 affermò in un'udienza davanti ad una corte federale che fu indotto dalla polizia, che gli mostrò una foto di Griffin, ad operare il 'riconoscimento'.

Inoltre, intervistato per conto della NAACP, il primo poliziotto ad arrivare sul luogo del delitto, Michael Ruggeri, ha smentito un'affermazione da lui fatta al processo, che rafforzava l'impianto accusatorio, in quanto poneva Fitzgerald sulla scena del crimine.

Samuel Gross, professore di legge dell'Università del Michigan, responsabile del rapporto della NAACP del 2005, ha definito il verdetto della Joyce deludente ed ha osservato che casi del genere dovrebbero essere esaminati da un'autorità imparziale. Era stato infatti proprio l'ufficio di Jennifer  Joyce a sostenere a suo tempo l'accusa contro Griffin.

"Se sono sorpreso delle conclusioni raggiunte sulle prove che avevano in mano? Sì, assolutamente" ha dichiarato il prof. Gross.

La Joyce ha scritto che le informazioni presentate dalla NAACP, per quanto stringenti non erano nuove ed erano state già esaminate dal Ministro della giustizia e dai giudici delle corti statali e federali.

Non potendosela prendere con il testimone principale che aveva inficiato la propria deposizione, perché Robert Fitzgerald era deceduto un anno prima, Jennifer Joyce ha messo sotto pressione Ruggeri che alla fine ha ritirato la sua ritrattazione. Sappiamo che negli Stati Uniti è molto comune - se non generalizzata - la pratica dell'accusa di strigliare i testimoni a carico che osano ritrattare, fino a neutralizzarli psichicamente. La Joyce ha così potuto affermare: "[Ruggeri] ci ha inequivocabilmente dichiarato che egli rimane fermo sulla sua primitiva deposizione di 25 anni fa."

"La mia squadra ed io stessa confidiamo che la persona giusta fu condannata da una giuria di suoi pari per l'omicidio di Quintin Moss," ha concluso Jennifer Joyce.  

Oltre ai casi di Ruben Cantu in Texas e di Larry Griffin in Missouri, vi sono attualmente altri due casi in cui inchieste private hanno dimostrato l'innocenza di condannati a morte già giustiziati. Si tratta dei casi, entrambi verificatisi in Texas, di Cameron Todd Willingham, accusato di aver appiccato un incendio che fu con tutta evidenza spontaneo (v. n. 124) e di Carlos De Luna, che fu 'giustiziato' nonostante il fatto che un altro sospetto si fosse vantato de aver compiuto il crimine a lui attribuito.   

Non è escluso che anche su questi casi vengano svolte in futuro aggressive contro-inchieste da parte dello stato, dall'esito scontato, affinché rimanga valida, il più a lungo possibile, l'affermazione di Antonin Scalia, giudice ultra conservatore della Corte Suprema degli Stati Uniti, che non c'è stato "un solo caso, non uno in cui sia chiaro che una persona fu giustiziata per un crimine che non commise."

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(*)  Il rapporto che si intitola, significativamente, "A proposito di Juan Moreno", può essere consultato nel sito della signora Susan Reed, District Attorney della contea di Bexar, sito in cui si può anche ammirare un espressivo ritratto della medesima. Vedi:  http://www.bexarcountydistrictattorney.org

 

(**)  Nel 2006 è stata resa pubblica la registrazione di un paio di telefonate effettuate, nel corso delle indagini, da due degli investigatori incaricati dalla Reed. Uno di essi ha definito i tre testimoni "bugiardi" e "bastardi pentiti affamati di soldi". L'altro investigatore ha dichiarato al telefono che l'investigazione "andrà avanti con la consapevolezza che quanto fu fatto allora era giustificato e che tutto era corretto, e questo è quanto". Entrambe le telefonate sono state fatte a Bill Ewell, un sergente ora in pensione che svolse un ruolo determinante nell'ottenere la testimonianza di Moreno.

 

(***) NAACP  (Associazione Nazionale per l'Avanzamento della Gente di Colore)

 

 

4) UNA CONFERMA: L'ESECUZIONE DI GARY GRAHAM FU UN OMICIDIO POLITICO

 

George W. Bush, allora governatore del Texas, nel giugno del 2000, in un momento estremamente delicato della sua carriera politica, face pressioni perché fosse negata la grazia a Gary Graham, che era da ritenersi con tutta evidenza estraneo all'omicidio per cui fu condannato a morte. Graham, per ragioni procedurali, non era riuscito a far ascoltare da nessuna corte di giustizia le prove della propria innocenza e contava sulla clemenza esecutiva.

 

Il libro che il Comitato Paul Rougeau ha scritto sulla tragica vicenda di Gary Graham si chiude con una considerazione, fatta dal suo ultimo valoroso avvocato, Richard Burr: "In breve, la risposta alla domanda sul perché Gary Graham sia morto è che si è trattato di convenienza politica. Il sig. Graham è morto perché il largo utilizzo della pena di morte da parte di George Bush potesse continuare a favorire, anziché minare, i suoi interessi politici."

Il New York Times, in un lungo articolo sul caso Libby (v. art. seguente) dell'8 luglio scorso, riporta una testimonianza che ci dà un'ulteriore conferma del fatto che il rifiuto di concedere la grazia a Gary Graham, ucciso il 22 giugno del 2000, fu un atto di opportunità politica concepito a freddo dal governatore George W. Bush in corsa verso la Casa Bianca.

Graham, per ragioni procedurali non era riuscito - nonostante numerosissimi ricorsi, sempre respinti a stretta maggioranza - a far ascoltare da nessuna corte di giustizia le prove della propria innocenza e contava in extremis sulla clemenza esecutiva.

La Commissione per le Grazie del Texas (per la precisione: Texas Board of Pardons and Paroles), che respinge sistematicamente le domande di grazia dei condannati a morte dopo averle lette di sfuggita, di fronte al fatto - enfatizzato dai media - che il condannato Graham era da ritenersi con tutta evidenza innocente, si trovò divisa e combattuta al suo interno sulla necessità di proporre la commutazione della sentenza capitale, ma fu negativamente influenzata dalla volontà di Bush.

Nonostante il volere di Bush, che si era orientato per la negazione della grazia, 5 su 18 membri della Commissione votarono comunque per concedere clemenza a Gary Graham.

Il New York Times scrive che un ex membro della Commissione per le Grazie, Paddy Lann Burwell, il 6 luglio scorso ha dichiarato che la Commissione, in teoria indipendente, penò per isolarsi da Bush al momento di prendere la decisione.   

"Facemmo una votazione preliminare - ha affermato Burwell  - e mi fu detto che se la decisione [finale di respingere la richiesta di grazia] fosse stata presa a stretta maggioranza ciò avrebbe avuto un effetto [politico] negativo."

Il sig. Burwell, nominato nella Commissione, come gli altri membri, da Bush, è tra coloro che votò per la clemenza. "Non ha commesso il crimine per il quale fu messo a morte," ha detto perentoriamente Burwell di Gary Graham.

 

 

5) GEORGE W. BUSH CONCEDE CLEMENZA, AD UN UOMO DEL SUO GOVERNO

 

Esercitando le prerogative inerenti alla sua carica, il presidente George Bush ha annullato la pena di 30 mesi di reclusione inflitta a Lewis "Scooter" Libby, l'ex braccio destro del vice presidente Dick Cheney, reo di gravi irregolarità nella preparazione del casus belli per l'invasione dell'Iraq. Giustamente i media americani hanno messo in relazione questo provvedimento con l'estrema riluttanza di George W. Bush a usare il potere di grazia e con il costante suo diniego di commutare le condanne a morte.

 

Il ricchissimo Lewis "Scooter" Libby, ex braccio destro del vice presidente Dick Cheney, dopo un lungo processo durante il quale è stato difeso dal fior fiore degli avvocati, è stato condannato a 30 mesi di carcere per ostruzione alla giustizia, spergiuro e rilascio di dichiarazioni false che hanno concorso a costruire la giustificazione dell'invasione statunitense dell'Iraq.

Esercitando il suo diritto di concedere clemenza, il presidente Bush ha commutato la condanna di Libby - che non dovrà pertanto scontare neppure un giorno in prigione - definendola una punizione eccessiva per un imputato incensurato "con anni di eccezionale servizio pubblico." Bush ha dichiarato che il suo provvedimento "lascia in piedi una dura punizione per il sig. Libby" che include la probabile perdita della licenza di avvocato. Libby inoltre rischia una multa di 250 mila dollari e due anni di libertà  'in prova'.

L'episodio ha ovviamente suscitato rabbia e deprecazione a vari livelli, per la sua palese ingiustizia, soprattutto perché emesso da un uomo che - prima come governatore del Texas poi come presidente degli Stai Uniti - si è distinto per un uso avarissimo del potere di grazia e per il costante diniego di intervenire nei casi capitali.

Noi vogliamo qui commentare solo l'aspetto di questo gesto che più ci colpisce, come abolizionisti e come sostenitori dei diritti umani in generale.

Durante il suo governatorato del Texas, in 6 anni George Bush ha presieduto a 152 esecuzioni, tra le quali val la pena ricordare quelle del nostro amico Gary Graham e di Carla Faye Tucker. Per 57 di questi casi, era stato chiesto esplicitamente a Bush di concedere clemenza e di commutare le condanne a morte. Si trattava di casi in cui gli avvocati difensori avevano dormito durante i processi, casi di minorati e malati mentali gravi, casi di minorenni all'epoca del crimine loro contestato, casi di probabile innocenza. A NESSUNO di questi 57 condannati Bush ha concesso clemenza, affermando che tutti erano colpevoli ed avevano avuto pieno accesso agli appelli presso la corti ai vari livelli.

La sua filosofia riguardo alla clemenza, Bush l'aveva messa per iscritto in un documento del 1999 intitolato 'Una responsabilità da mantenere ferma.' "In ogni caso - egli scrisse - mi domando: c'è qualche dubbio riguardo alla sua individuale colpevolezza o innocenza? E poi: le corti hanno avuto un'ampia opportunità di esaminare tutte le questioni legali del caso?"

Nel caso di Libby, Bush non ha espresso alcun dubbio sulla sua colpevolezza, ha affermato di rispettare il verdetto della giuria, e di non aver perdonato Libby, lasciandolo nello stato di colpevole condannato. Bush inoltre ha agito prima che le corti avessero completato l'esame degli appelli.

Si potrebbe obiettare che Bush ha rifiutato la clemenza in casi gravissimi, a individui rei di omicidio, mentre Libby di fatto non ha ucciso nessuno. L'obiezione però, ovviamente, non regge, perché Libby, favorendo la guerra in Iraq, è corresponsabile in realtà di centinaia di migliaia di uccisioni di innocenti, sia fra gli Iracheni che fra i suoi connazionali.

In questo stesso bollettino, nel Notiziario, si parla dell'esecuzione in Cina di Zheng Xiaoyu, che fu per otto anni il direttore dell'Agenzia governativa di controllo sugli alimenti e sulle medicine. L'accusa nel suo caso è stata di corruzione: accettando varie "bustarelle", egli ha permesso di mettere in commercio prodotti non sufficientemente controllati e pericolosi per la salute. L'esito spietato della misera vicenda di Zheng è stato accolto, in Cina e non solo, da un coro di approvazioni.

Non avremmo certamente voluto una condanna a morte per Libby, ma riteniamo che la pena inflittagli fosse già di per sé il minimo rispetto ad un crimine che avrebbe prevedibilmente causato la morte di molti innocenti. La cancellazione di tale mite condanna è addirittura scandalosa, anche perché viola lo standard adottato da Bush e da lui ripetuto fino alla nausea. Ma Bush doveva pur qualcosa ad una  persona che lo ha aiutato a portare avanti la sua politica nefasta. (Grazia)

 

 

6) SI APRE IN ARABIA SAUDITA UN PROCESSO CAPITALE SENZA PRECEDENTI

 

Tre appartenenti alla polizia religiosa dell'Arabia Saudita sono sotto processo con l'accusa di aver provocato la morte di una persona da loro arrestata. I tre, insieme ad un quarto uomo, rischiano la pena capitale. E' la prima volta nella storia di questo paese islamico che avviene un fatto simile, perché finora la polizia religiosa ha goduto di piena libertà d'azione nell'esercizio del suo potere intimidatorio.

 

In Arabia Saudita è stato avviato un processo a 4 uomini, di cui tre appartenenti alla polizia religiosa, per la loro presunta responsabilità nella morte di un arrestato.

La polizia religiosa costringe la popolazione ad applicare la legge islamica in modo rigorosissimo: le donne devono avere sempre il volto velato e uscire in compagnia maschile solo con il marito, il fratello, il figlio o il padre; gli appartenenti a sessi diversi non devono mai stare insieme; i negozianti devono chiudere il loro esercizio cinque volte al giorno per la preghiera; gli uomini devono recarsi alla moschea per l'adorazione.

Adesso però sono quattro poliziotti (il quarto pare appartenga alla polizia ordinaria) a rischiare persino la pena di morte in base alle leggi islamiche, se riconosciuti colpevoli. Pare che la loro vittima, un certo Ahmed al-Bulaiwi,  fosse reo di essere stato in compagnia di una donna, non sua parente, che era salita sulla sua auto. Si è poi accertato che Ahmed, pensionato, svolgeva un servizio di autista, per integrare un po' i suoi introiti, e gli era stato chiesto dai familiari della donna di accompagnarla a casa.

La morte di al-Bulaiwi, che un referto medico ha attribuito a cause naturali, probabilmente per non creare problemi ai poliziotti coinvolti, non è il primo caso del genere occorso di recente. Un altro uomo, di 28 anni, era morto il mese scorso in custodia della polizia religiosa. Era stato arrestato con l'accusa di possedere alcolici (l'alcol è proibito in Arabia Saudita). Per lui il referto medico è stato certamente più onesto: ha riferito la presenza di esiti di percosse violente che hanno provocato la frattura del cranio e il distacco dell'occhio destro. Non è stata invece trovata alcuna traccia di alcol nel sangue dell'arrestato. Anche il responsabile di questa morte verrà processato, come altri poliziotti che sono stati accusati da una donna di averle inflitto maltrattamenti durante un arresto per essere vestita in modo inappropriato alle leggi islamiche.

Questi processi contro gli appartenenti alla polizia religiosa sono certamente uno smacco per il "Comitato per l'Incoraggiamento alla Virtù e la Prevenzione del Vizio", che utilizza la polizia religiosa per raggiungere i suoi obiettivi. La maggior parte della popolazione vede in modo favorevole l'esistenza di questa organizzazione e chiede l'applicazione delle leggi coraniche approvate da tutti i musulmani, ma il potere sfrenato esercitato dalla polizia religiosa ha raggiunto eccessi che molto probabilmente verranno d'ora innanzi moderati e controllati.  (Grazia)

 

 

7) UNA VITTORIA CONTRO IL RAZZISMO IN TEXAS

 

Questo articolo non parla esplicitamente della pena di morte, ma aiuta a capire il clima in cui la pena capitale sopravvive in Texas, ancora marcato dal razzismo. Una ragazzina afro-americana di 14 anni ha infatti avuto una condanna a 7 anni di reclusione per aver spintonato un'insegnante bianca, senza farle del male, mentre giovani bianchi che hanno commesso azioni ben più gravi sono stati subito posti in libertà. Una forte mobilitazione degli attivisti per i diritti dei Neri ha ottenuto la scarcerazione della ragazzina che aveva già scontato più di un anno del suo 'calvario'.

 

La cittadina di Paris in Texas si è distinta già nel passato per il feroce razzismo che animava la sua popolazione. Vi si celebrò un linciaggio di grande risonanza. Oltre un secolo fa, un nero fuggitivo, che per ironia della sorte si chiamava Henry White, fu catturato in Arkansas e condotto a Paris, dove fu torturato e arso vivo di fronte a migliaia di 'cittadini onesti' giunti con viaggi organizzati anche dai paesi vicini per godersi lo spettacolo (v. n. 79).

Le cose da allora sono cambiate, ma solo in parte: linciaggi avvengono nei bracci della morte dopo processi ingiusti e i fenomeni di discriminazione non si calcolano. Uno dei più evidenti e assurdi riguarda il caso di una giovanissima afro-americana, certa Shaquanda Cotton.

Nel 2005 la ragazzina, allora quattordicenne, diede uno spintone ad un'assistente scolastica bianca del liceo da lei frequentato, durante l'ora di ricreazione, facendola cadere, ma senza che la "vittima" riportasse lesioni. Shaquanda dice che il gesto fu in un certo senso di 'legittima difesa' perché lei reagì istintivamente per evitare un ceffone in arrivo.

Per questo episodio la ragazza fu condannata a trascorrere un periodo di reclusione di durata indeterminata. Successivamente la condanna fu stabilita in sette anni di reclusione perché Shaquanda non ha ammesso la sua colpevolezza e perché nella sua cella sono stati trovati oggetti non autorizzati (ad esempio un paio di calze in più oltre al numero consentito).

Mentre i quotidiani italiani riportano casi di violenza commessi da adolescenti e dai loro familiari sul personale scolastico, forse a qualcuno verrà in mente che la punizione possa essere, seppure esagerata, almeno esemplare e che il Texas sia un luogo dove gli adolescenti ricevono rapidamente lezioni di vita che li avviano ad un comportamento rispettoso per tutti. Peccato che le cose non stiano così. E' accaduto, infatti, l'anno scorso che una ragazza di 14 anni abbia incendiato la casa dei genitori. La sua punizione, impartita, guarda caso, dal giudice della Contea di Lamar, Chuck Superville, lo stesso giudice che ha condannato la Cotton a sette anni, è stata la libertà 'in prova'. Da notare: la ragazza incendiaria è di razza bianca. Sempre a Paris, un ragazzo di 19 anni, pure lui bianco, reo di omicidio colposo per aver investito e ucciso con il suo furgone una donna nera di 54 anni e il suo nipotino di tre anni, è stato rilasciato sulla parola e "condannato" ad inviare alla famiglia delle sue vittime un biglietto di auguri ogni anno a Natale.

Il caso di Shaquanda Cotton è venuto alla luce quest'anno ed ha avuto una svolta positiva perché se ne sono occupati i gruppi per i diritti civili dei Neri. La madre della ragazzina afferma che sua figlia è stata condannata perché aveva più volte accusato il distretto scolastico di atti di razzismo.

Una petizione lanciata dalla testata on line www.BET.com il 28 marzo ha avuto una immediata eco nell'intera nazione ed ha costretto Jay Kimbrough, arcigno capo della Commissione per la Gioventù del Texas, un conservatore nominato direttamente dal governatore Rick Perry, ad ordinare nel giro di pochi giorni la scarcerazione della ragazza. Il caso non è chiuso, perché le accuse non sono state ritirate, ma si spera che - data la risonanza che ha avuto suo caso - in appello Shaquanda Cotton possa essere prosciolta.

La madre di Shaquanda, Creola Cotton, spera di poter rimanere a Paris ma non è del tutto sicura che la famiglia non debba trasferirsi altrove dopo quello che è successo.

Il messaggio che la cittadina di Paris ha tentato di trasmettere con la sentenza 'esemplare' emessa dal giudice Superville potrebbe essere letto così: i Neri devono dimostrasi continuamente sottomessi se non vogliono grane con la "giustizia".

Shaquanda Cotton, uscendo dal carcere in cui ha molto sofferto, affatto inasprita dalla brutta avventura, ha dichiarato: "Ero una brava persona. Ma voglio diventare una persona ancora migliore di prima."

Niente male per una ragazzina che oltre un anno fa è stata catalogata tra i 4.700 giovani texani 'più pericolosi, incorreggibili e delinquenti cronici' dalla Commissione per la Gioventù del Texas. (Grazia)

 

 

8) COMPRATE GLI ELEGANTI BIGLIETTI AUGURALI DISEGNATI DA JOSÉ

 

La nostra amica Elena Gaita ci chiede di comprare le cartoline e i biglietti augurali disegnati da José Medellìn, che fu condannato a morte in Texas per stupro ed omicidio. Ci siamo più volte sorpresi ad aiutare persone responsabili dei peggiori delitti e ci siamo interrogati sul gesto che stavamo compiendo. Lo facciamo perché la solidarietà tra esseri umani non può mai venir meno, tenendo ben presenti le ingiustizie e le sofferenze causate dai criminali, per rimediare all'ingiustizia costituita dall'inflizione della pena di morte. I biglietti costano due euro l'uno, ordinateli all'indirizzo: elenagaita@hotmail.com

 

Peter Cantu e José Medellìn, appena maggiorenni, nel 1993 presero parte ad un delitto di 'branco'. Insieme ad altri quattro giovanissimi, stuprarono, torturarono ed uccisero due ragazzine di 14 e 16 anni, Jennifer Ertman e Elizabeth Peña. Insieme a Peter e Josè, vi erano Derrick Sean O'Brien, Efrain Perez, Raul Villareal e Venancio Medellìn, fratello di José.

Furono tutti condannati a morte, tranne Venancio che aveva 14 anni al momento del crimine.

Il loro orrendo crimine, che suscitò un enorme scalpore, ha avuto cupe conseguenze sul sentire collettivo e sul sistema della pena di morte in Texas (v. n. 141, "Sete di vendetta...")

Derrick O'Brien è stato 'giustiziato' esattamente un anno fa, l'11 luglio 2006.

La condanna a morte di Perez e Villarreal, fu commutata in pena detentiva nel 2005 quando la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò incostituzionale la pena capitale per i minorenni.

Il caso di José Medellìn, dopo l'esaurimento degli appelli è stato riportato davanti alle corti per ordine del Presidente Bush, perché a Medellìn, di origine messicana, fu negata assistenza da parte del consolato messicano durante il processo (v. n. 127, "Gli Stati Uniti in fuga dal Trattato di Vienna...")

Peter e Josè dopo 14 anni di detenzione nel braccio della morte sono ancora legatissimi fra loro, e amici come lo erano nell'adolescenza. Lo stesso valeva per O'Brien prima che lo uccidessero.

Come molti detenuti nel braccio della morte, anche Peter e Josè cercano di impiegare il loro tempo nel miglior modo possibile con le poche cose che sono loro permesse di avere e nel tentativo di migliorare la loro situazione legale. José esegue disegni con pastelli colorati su cartoncini, principalmente di animali, fiori e nature morte, che poi spedisce ad alcune sue corrispondenti europee, le quali hanno il compito di venderli per raccogliere fondi per la sua difesa legale. Recentemente da questi disegni sono stati ricavati biglietti di auguri e cartoline, i cui proventi Josè ha deciso di spartire con il suo amico Peter per aiutare anche lui negli appelli.

Certamente in Texas - dove viene alimentato e tenuto sempre vivo un forte desiderio di vendetta nei riguardi degli assassini di Jennifer ed Elizabeth - comprare le opere di Medellìn sembrerebbe un gesto folle e sacrilego. Noi dobbiamo interrogarci sui motivi che ci spingono a farlo.

Crediamo che il legame di solidarietà tra esseri umani non possa mai essere reciso e che aiutare i condannati a morte costituisca il tentativo di rimediare alla grande ingiustizia della pena capitale. Ovviamente ciò deve essere fatto senza dimenticare le ingiustizie e le terribili sofferenze causate dai criminali.

Il costo delle cartoline e dei biglietti augurali di José Medellìn  è di due euro ciascuno. Per noi non è nulla, ma per persone come Peter e Josè, che vivono nella povertà estrema e con pochissimi aiuti provenienti dal mondo esterno al carcere, pochi dollari sono preziosi, e rappresentano una speranza in più per la vita.

Potete richiedere i biglietti di José Medellìn, che sono veramente belli, scrivendo ad Elena Gaita all'indirizzo elenagaita@hotmail.com  o al Comitato Paul Rougeau - Casella Postale 11035 - 00141 Roma Montesacro.

 

 

9) NOTIZIARIO

 

Cina. Alto funzionario giustiziato per corruzione. Arrestato in marzo, è stato rapidamente processato e messo a morte a Pechino, Zheng Xiaoyu, che ha diretto per otto anni l'Agenzia governativa di controllo sugli alimenti e sulle medicine. L'alto burocrate è stato ucciso il 10 luglio, probabilmente con un colpo di fucile alla nuca. In passato acquisì grandi meriti nella creazione dell'Agenzia che ha funzioni simili all'omonima agenzia statunitense. Fattosi travolgere da un costume tradizionalmente diffuso in Cina, era reo confesso. La sua famiglia aveva accettato regali e bustarelle per un valore di circa 850.000 dollari. In cambio dei favori, Zheng aveva consentito la commercializzazione regolare di prodotti non sufficientemente controllati e sicuri (pur avendo cercato di arginare una situazione di diffusa illegalità in cui enormi quantità di farmaci scadenti vengono venduti per vie clandestine). In particolare, un antibiotico da lui autorizzato avrebbe causato la morte di 10 pazienti. Un funzionario di grado inferiore, Cao Wenzhuang, che era direttore del dipartimento per la registrazione dei farmaci, è stato invece condannato a morte e messo in prova per due anni (se dimostrerà di essersi ravveduto non verrà ucciso). "Pochi corrotti dirigenti dell'Agenzia per gli Alimenti e le Medicine sono la vergogna dell'intero sistema e i loro scandali hanno portato alla luce alcuni problemi reali," ha dichiarato il portavoce della medesima Agenzia, Yan Jiangying, nel corso di una conferenza stampa in cui sono stati sottolineati gli sforzi per migliorare il livello di sicurezza di alimenti e farmaci prodotti in Cina.  Il pubblico, scrivendo lettere ai giornali e commenti nei blog, ha plaudito all'esecuzione di Zheng Xiaoyu. Si è detto che con il suo comportamento può aver causato la morte di molte persone. La pena capitale in Cina è notoriamente prevista per reati economici, come la corruzione. Fino ad ora però è stata usata in questi casi con parsimonia e quasi sempre nei riguardi di funzionari di livello non elevato. E' evidente il significato politico ed economico dell'esecuzione dell'alto burocrate. I prodotti cinesi che invadono attualmente il mondo hanno un prezzo stracciato ma non offrono le stesse garanzie, riguardo ai metodi di produzione, conservazione e  distribuzione, dei beni fabbricati nei paesi di più antica industrializzazione. Il pubblico dei paesi occidentali presi d'assalto dai prodotti cinesi, ormai reagisce in maniera esasperata ogni volta che si diffonde - qualche volta a torto ma spesso a ragione - una notizia sulla scarsa qualità di tali prodotti. Ora in Cina ci si rende conto che occorre recuperare credibilità nella sicurezza dei prodotti cinesi. L'esecuzione dello sventurato Zheng Xiaoyu è stata dunque prima di tutto un'operazione di politica economica.

 

Florida. Il governatore dà via libera alla ripresa delle esecuzioni. Il nuovo governatore della Florida, Charlie Crist, il 18 luglio ha firmato un ordine di esecuzione ponendo così termine alla moratoria imposta in dicembre dal precedente governatore Jeb Bush dopo l'esecuzione 'mal riuscita' di Angel Nieves Diaz. Costui sopravvisse a lungo facendo smorfie durante il procedimento dell'iniezione letale.  Morì solo dopo 34 minuti e dopo la somministrazione di una seconda  dose di farmaci. Il medico che fece l'autopsia di Diaz scoprì che gli aghi avevano trapassato le vene del condannato in entrambe le braccia facendo diffondere le sostanze letali nei tessuti sottostanti (v. n. 145). Charlie Crist ha ordinato che Mark Dean Schwab, un pedofilo assassino, venga ucciso il 15 novembre. In occasione della firma dell'ordine di esecuzione, il governatore ha detto di confidare che d'ora in poi le iniezioni letali potranno procedere rispettando il divieto costituzionale delle pene crudeli ed inusuali. Ricordiamo che un'apposita commissione ha esaminato a fondo il procedimento dell'iniezione letale usato in Florida, stigmatizzando il modo in cui veniva applicato e dando una serie di macabre istruzioni per fare un 'lavoro professionale' (v. n. 147). Dal momento che in sostanza il metodo rimane lo stesso, i nuovi accorgimenti non eliminano la preoccupazione che i condannati possano soffrire grandi pene senza poter muover un solo muscolo perchè paralizzati dalla seconda delle tre sostanze iniettate.

 

Florida. Dale Recinella riammesso al servizio nel braccio della morte. Oggetto di accuse del tutto infondate, il nostro amico Dale Recinella era stato allontanato dal braccio della morte della Florida dopo l'esecuzione 'mal riuscita' di Angel Nieves Diaz cui egli aveva assistito perché assistente spirituale del condannato (v. art. precedente). Dale aveva molto sofferto per l'allontanamento da quel luogo orribile in cui portava un po' di luce andando di cella in cella in qualità di cappellano laico cattolico. Ecco le parole con cui Dale ha annunciato agli amici il suo rientro: "Grazie per le vostre preghiere per le quali ieri ho finalmente potuto fare il passo definitivo per riprendere il servizio di assistenza spirituale nel braccio della morte. La potenza delle vostre preghiere è stata del tutto evidente. Ieri alle 3 del pomeriggio mi sono incontrato col direttore Luther Polhill e con il supervisore dei cappellani "Lucky" Durand, presso l'Union Correctional Institution, per discutere sulla ripresa del mio servizio nel braccio della morte. Ci si aspettava un incontro molto contrastato, invece tutto è andato veramente bene. E' stato cordiale, professionale e diretto. Scagionato, ho potuto riassumere il mio servizio di prima. Dopo cinque mesi di esilio, ricomincerò ad andare al lavoro la mattina di martedì 24 luglio. [...] E' una vera gioia ritornare al lavoro."

 

Iran. Impiccagioni e lapidazioni anche di minorenni. L'uso della pena di morte è largo ed in crescendo in Iran che è uno dei paesi in cui si registrano più esecuzioni; secondo Amnesty International nel 2006 se ne sono avute almeno 177. Oltre a ciò i metodi di esecuzione ivi praticati sono particolarmente crudeli: l'impiccagione preceduta da fustigazione per pene accessorie, l'impiccagione lenta e - in qualche caso - la lapidazione. Diverse fonti, tra cui Amnesty International, hanno riportato la notizia che un uomo accusato di adulterio, tale Ja'far Kiani , è stato messo a morte tramite lapidazione nella provincia di Qazvin in Iran il 5 luglio. La donna che fu arrestata con lui 11 anni fa, Mokarrameh Ebrahimi, e condannata alla stessa pena per lo stesso reato, rischia anche lei di essere  lapidata da un momento all'altro. Amnesty ha fatto i nomi di altre otto persone che sarebbero attualmente a rischio di lapidazione in Iran. Tutto ciò nonostante il fatto che nel 2002 l'Ayatollah Shahroudi, capo del potere giudiziario, avesse posto una moratoria sulla lapidazione in attesa che tale metodo di esecuzione venisse depennato dal codice penale. Una legge del 2003 ha tuttavia interrotto di fatto la moratoria introducendo la lapidazione per determinate fattispecie di reato. In Iran opera un coraggioso gruppo di attivisti denominato "Fermare le lapidazioni per sempre" che è riuscito in alcuni casi ad evitare o far rimandare alcune lapidazioni. Sono in crescendo in Iran anche le esecuzioni di minorenni al momento del crimine loro contestato (quattro nel 2006). Rimane praticamente insabbiato dal dicembre 2003 l'iter di una legge che metterebbe fine a questa pratica che viola le norme dettate dai trattati internazionali sui diritti umani. Dopo il 2005 - anno in cui gli Stati Uniti bandirono la pena di morte minorile - praticamente solo l'Iran continua a violare apertamente tali norme. In giugno Amnesty ha pubblicato i nomi di 71 condannati a morte in Iran che erano minorenni all'epoca del reato. Dei 24 condannati a morte appartenenti a questa categoria di cui si è appresa l'esecuzione in Iran a partire dal 1990, 11 erano ancora minorenni al momento dell'esecuzione. Spesso i condannati a morte vengono imprigionati fino al 18-esimo anno per poi essere 'giustiziati'.

 

Libia. Infine commutate le condanne a morte delle infermiere bulgare. E' arrivata il 17 luglio la tanto attesa commutazione delle condanne a morte inflitte a cinque infermiere bulgare: Valya Georgieva Chervenyashka, Snezhana Ivanova Dimitrova, Nasya Stoycheva Nenova, Valentina Manolova Siropulo e Kristiana Venelinova Valcheva, e al medico palestinese Ashraf Ahmad Jum'a Al-Hajouj, tutti arrestati nel 1999. I sei furono accusati di aver infettato intenzionalmente con il virus HIV, 426 bambini ricoverati nell'ospedale pediatrico di Bengasi. Condannati a morte nel 2004 - dopo l'annullamento della sentenza in appello - ricevettero di nuovo una condanna capitale il 19 dicembre scorso. Ora le sentenze sono state definitivamente commutate in ergastolo dal Consiglio delle Autorità di Giustizia, il massimo organo giudiziario della Repubblica islamica libica. Per i sei si avvia così a conclusione la terribile ed ingiusta esperienza nelle carceri di Geddafi, nelle quali sono stati anche torturati. Investigazioni indipendenti di esperti internazionali avevano accertato che il gran numero di infezioni da virus HIV verificatesi negli anni Novanta sono da attribuirsi alle scadenti condizioni igieniche in cui versava l'ospedale di Bengasi già prima dell'arrivo dei sei accusati. Ora ci si attende che la Bulgaria chieda ed ottenga l'estradizione per i sei (al dottore palestinese è stata data la cittadinanza bulgara). Una volta in Bulgaria i sanitari, che sono ormai considerati degli eroi nazionali, verrebbero subito liberati. La svolta favorevole della vicenda è da attribuirsi alle concordi pressioni diplomatiche internazionali (soprattutto  europee ed americane) sulle autorità libiche, e alla decisione di indennizzare le piccole vittime o le loro famiglie (56 bambini sono nel frattempo deceduti) con una somma complessiva di oltre 400 milioni di dollari, pagata soprattutto dai governi della Bulgaria e dalla Libia. Appena sei giorni prima, l'11 luglio, le condanne capitali erano state confermate dalla Corte Suprema libica. Successivamente le famiglie danneggiate hanno deciso di accettare l'indennizzo proposto e di perdonare i detenuti, condizione preliminare per la revoca delle sentenze di morte secondo per il codice penale islamico. Il figlio del presidente Geddafi, Seif al-Islam, ha svolto un compito meritorio ed essenziale di mediazione per raggiungere questo accordo.

 

Ruanda. Anche il Senato approva la legge che abolisce la pena capitale. Il Senato del Ruanda ha approvato all'unanimità, l'11 luglio, la legge che abolisce la pena capitale nel paese. Tale legge, già approvata alla Camera l'8 giugno, aspetta solo la firma del presidente Paul Kagame per essere promulgata. Si prevede che ciò avverrà entro luglio. Circa 800 condannati a morte si gioveranno della commutazione della loro sentenza in ergastolo. Il relativo progetto di legge, presentato dal Fronte patriottico ruandese del presidente Kagame, era stato approvato dal Consiglio dei Ministri all'inizio del 2007. Ha avuto così successo la pressione delle agenzie sopranazionali sul Ruanda, in cui è in corso una serie di processi per l'orrendo genocidio interetnico del 1994 che potrebbe aver fatto 800 mila vittime. Il Tribunale Penale Internazionale ad hoc per il Ruanda (che non prevedeva la pena capitale) non è riuscito a processare una consistente percentuale dei responsabili del genocidio. Si pensa che con l'abolizione della pena di morte, in Ruanda la giustizia potrà essere amministra in modo più ampio, favorendo le estradizioni da paesi che non hanno la pena capitale. Secondo il presidente Paul Kagame, molti dei criminali coinvolti nel genocidio sono latitanti in Africa occidentale, in Europa, e in America.

 

South Dakota. Prima esecuzione dopo 60 anni: ucciso un 'volontario'. La prima esecuzione portata a termine nel piccolo e tranquillo stato del South Dakota dopo il 1947, si è conclusa poco dopo le 22 dell'11 luglio. Elijah Page, che aveva interrotto appelli per affrettare la propria morte, è stato ucciso a 25 anni di età apparentemente senza problemi con un'iniezione letale nel penitenziario statale di Sioux Falls. Doveva morire il 29 agosto del 2006 ma il governatore Michael Rounds aveva sospeso in extremis l'esecuzione per una incongruenza normativa: la legge della pena di morte approvata nel suo stato nel 1984 prescriveva la somministrazione di due sostanze letali mentre il metodo che si stava effettivamente implementando era basato sulle tre sostanze comunemente impiegate in altri stati. Per risolvere il problema è stata approvata una legge che lascia agli 'operatori' libera scelta sulle sostanze da iniettare. Elijah  Page il 13 marzo 2000 insieme a tre complici aveva torturato a lungo ed ucciso il 19-enne Chester Poage; al padre che lo ha visitato ogni giorno nell'ultima settimana di vita ha detto di provare rimorso ma ha declinato di fare la tradizionale dichiarazione finale. Fuori del penitenziario manifestavano 60 oppositori della pena di morte mentre 10 persone manifestavano a favore dell'esecuzione di Page. Dottie Poage, madre della vittima, dopo aver assistito all'esecuzione di Page ha dichiarato: "Non avrei mai pensato di passare tutto quello che ho passato negli ultimi sette anni [...]. Sono fiera di questo stato, del ministro della giustizia, del governatore, del penitenziario di stato, che hanno eseguito bene il loro compito. Sono orgogliosa di essere un'Americana." Avendo il South Dakota interrotto così la moratoria di fatto, rimangono solo quattro gli stati nordamericani che pur prevedendo la pena di morte non hanno compiuto esecuzioni dopo il 1976: New York, New Jersey, Kansas e New Hampshire.

 

Texas. Dopo una lunga gestazione va in vigore la 'legge di protezione dei bambini'. Il 16 luglio si è tenuta una cerimonia nel Campidoglio di Austin in occasione della firma, da parte del governatore Rick Perry, della legge che prevede la pena di morte per i recidivi in abusi sessuali nei riguardi di bambini (v. nn. 144, Notiziario, 147, "Molti stati..."  ). "Lo scopo della legge - ha affermato l'onorevole Debbie Ridde che l'ha attivamente promossa -  è quello di rendere il Texas più sicuro per i nostri bambini e più pernicioso per i loro predatori". Tra le previsioni di tale legge, in discussione fin dallo scorso anno, vi è il tracciamento perpetuo mediante GPS, oltre all'inflizione di una pena che va da un minimo di 25 anni di carcere senza possibilità di liberazione anticipata fino all'ergastolo, per i responsabili anche di un solo abuso nei riguardi di un minore di 6 anni o di atti sessuali ripetuti nei riguardi di minori di 14 anni. I recidivi potranno essere condannati a morte. "Ci sono persone che non vengono scoraggiate da nessun livello di pena - ha dichiarato John English, portavoce della Riddle - per questa gente è riservata la pena di morte. Potete non essere dissuasi, ma se se la pena non vi impedisce di commettere il crimine la prima volta, allora vi rimuoveremo dalla società definitivamente, o con l'ergastolo senza possibilità di uscita sulla parola o con l'esecuzione." La legge, che andrà in vigore dal 1° settembre e riguarderà i crimini commessi dopo tale data, è chiamata "Legge Jessica" da Jessica Lunsford, una bambina di 9 anni che fu violentata ed uccisa in Florida nel 2005. Mark, il padre di Jessica, ha presenziato alla cerimonia nel Campidoglio di Austin facendo varie dichiarazioni del tipo: "E giunto il momento di rovesciare la situazione; invece di consentirgli di cacciare i nostri bimbi, saremo noi a cacciare loro." "Loro non saranno più il nostro incubo, saremo noi il loro incubo". Come abbiamo rilevato in precedenza, i problemi generati da questa legge - che sconfina nella fantascienza - potranno peggiorare la situazione dei bambini invece che migliorarla. Per esempio, la previsione di pene iperboliche che vanno fino alla della pena di morte può indurre alla soppressione del piccole vittime; può funzionare inoltre da deterrente per la denuncia degli abusi ai servizi sociali da parte di familiari delle vittime. Gli abusi sessuali nei riguardi dei bambini avvengono infatti, nella grande maggioranza dei casi, all'interno delle famiglie.

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 20 luglio 2007