FOGLIO DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 191 -   Luglio / Agosto 2011

Da governatore a presidente?

SOMMARIO:

1) Nel giuoco delle parti, il Texas uccide il messicano Leal                          

2) Sospesa per la terza volta l’esecuzione di Larry Swearingen

3) Incombe sugli Stati Uniti la candidatura presidenziale di Perry

4) Difficile proteggere Perry dal fantasma di Willingham

5) Nella Federazione Russa nessuna giustizia per Natalia

6) Richiesta di corrispondenza dal braccio della morte del Texas

7) Notiziario: Benin, Egitto, Gaza, Georgia, Italia, Texas, Usa

 

 

1) NEL GIUOCO DELLE PARTI, IL TEXAS UCCIDE IL MESSICANO LEAL

 

Gli Stati Uniti e il Texas mettendo a morte il messicano Humberto Leal, cui non era stato consentito di giovarsi dell’assistenza del proprio consolato al momento dell’arresto e del processo, hanno violato la legalità internazionale e in particolare una sentenza della Corte Internazionale di Giustizia

 

Il Texas ha messo a morte il 7 luglio, come programmato, il messicano Humberto Garcia Leal, in violazione alla legalità internazionale.

Sorde agli interventi di personalità statunitensi e straniere, di organismi sovranazionali, del governo messicano, della stessa amministrazione Obama, che chiedevano di sospendere la sua esecuzione, le corti statunitensi e le autorità del Texas si sono rifiutate di far sopravvivere Leal e porre rimedio alla violazione dei suoi diritti consolari. A Humberto Leal, infatti, al momento dell’arresto e del processo capitale conclusosi nel 1995 non fu consentito di giovarsi dell’assistenza del proprio consolato a cui aveva diritto in base al Trattato di Vienna sulle Relazioni Consolari.

Nel numero 190 abbiamo riferito degli appelli di note personalità, tra cui due ex presidenti USA, della petizione con 25 mila firme al Governatore e alla Commissione per le Grazie del Texas, dell’intervento del governo messicano che ha inoltrato un documento legale alla Corte Suprema federale, nonché della presentazione al Congresso da parte del senatore Patrick Leahy di una proposta di legge federale per la riparazione delle violazioni del Trattato di Vienna nei confronti dei condannati a morte stranieri.

A queste ed ad altre iniziative ha fatto seguito l’appello dell’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Navi Pillay. La signora Pillay ha scritto direttamente al governatore del Texas chiedendo la commutazione della sentenza di morte di Leal. L’Alto Commissario ha anche citato la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del 2004 che ha messo in mora gli Stati Uniti per aver violato i diritti consolari di 51 messicani condannati a morte (tra cui Humberto Leal). (1)

Intanto Christof  Heyn, Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziarie, sommarie e arbitrarie, dichiarava: “Se l’esecuzione del sig. Leal verrà portata a termine, il governo degli Stati Uniti avrà utilizzato la pena di morte dopo un giudizio non rispettoso delle regole del giusto processo. Si tratterà in sostanza di una privazione arbitraria della vita.”

“Le condizioni nel braccio della morte in questi 17 anni sono state tali da equivalere ad un trattamento crudele, inumano o degradante secondo gli standard consolidati nella legislazione internazionale”, ha osservato dal canto suo Juan Méndez, Relatore Speciale della Nazioni Unite sulla Tortura e gli altri trattamenti e punizioni crudeli, inumani o degradanti.

Il Solicitor General Donald B. Verrilli Jr. (colui che rappresenta gli interessi del governo federale presso la Corte Suprema), in un documento inviato quale amicus curiae alla massima corte ha avvertito che l’esecuzione di Humberto Leal avrebbe prodotto un irreparabile strappo degli obblighi internazionali degli Stati Uniti.

Anche il Dipartimento di Stato - che il 12 luglio del 2010 era riuscito ad ottenere che non si fissasse la data dell’iniezione letale a Humberto Leal (2) -  ha chiesto alle autorità del Texas di sospendere l’esecuzione.

Nella prima settimana di luglio si sono moltiplicati gli sforzi degli avvocati di Leal che hanno chiesto alla Corte Suprema di sospendere l’esecuzione del condannato almeno fino alla conclusione dell’iter della legge presentata al Congresso dal senatore Leahy.

Negli ultimi giorni e nelle ultime ore le speranze di Humberto Leal e dei suoi avvocati sono state via via vanificate. Prima dalla Commissione per le Grazie del Texas, che il 5 luglio ha notificato il diniego di proporre qualsiasi forma di clemenza o di rinvio. Poi il giorno 7, quello dell’esecuzione, dalla Corte Suprema federale, che ha deciso a stretta maggioranza di non intervenire. E infine dal prevedibile rifiuto del governatore Rick Perry di sospendere l’esecuzione.

La maggioranza di cinque giudici della Corte Suprema ha scritto: “Evidentemente il Congresso non ha giudicato le conseguenze [… della violazione del Trattato di Vienna] abbastanza gravi da stimolare la sua propensione ad approvare la relativa legge. Noi osserviamo le leggi così come vengono scritte dal Congresso. Non abbiamo l’autorità di sospendere un’esecuzione in seguito ad un appello del Presidente che contiene libere affermazioni su conseguenze a livello di politica estera, quando tali affermazioni non sono accompagnate da un persuasivo argomento legale.”

Secondo la minoranza di quattro giudici la Corte Suprema aveva invece l’autorità di accordare la sospensione; la minoranza ha osservato che se la proposta di legge presentata dal senatore Leahy fosse stata approvata alla fine di settembre la Corte avrebbe accolto quasi sicuramente la petizione [di Leal], avrebbe annullato la sentenza e avrebbe rinviato il caso alle corti inferiori per ulteriori procedimenti in accordo con la nuova legge.

In precedenza, il 27 giungo, anche la Corte Criminale d’Appello del Texas, a maggioranza, aveva negato che gli obblighi internazionali degli Stati Uniti riguardassero il Texas, ma la minoranza di tre giudici aveva scritto che proprio nei casi come quello di Leal la clemenza esecutiva si configura come il rimedio più appropriato per tenere conto dei diritti derivanti da obbligazioni internazionali.

Esauritesi tutte le opzioni legali, nell’ultima ora poteva intervenire per salvare la vita di Humberto Leal solo il governatore Rick Perry che peraltro fin dal mese di giugno aveva preannunciato pollice verso e che il giorno precedente aveva dichiarato tramite la sua portavoce Katherine Cesinger: “Se commetti il più odioso dei crimini in Texas, ti aspetti di affrontare la pena ultimativa secondo le nostre leggi.”

Come hanno osservato diversi commentatori, nel momento in cui Perry si lancia alla scalata del massimo potere negli Stati Uniti - quale alfiere della politica più conservatrice e retrograda - un rinvio dell’esecuzione da parte sua avrebbe causato sconcerto e forse un danno politico. “La Corte Internazionale di Giustizia è indubbiamente meno popolare, in Texas e di certo al centro dell’elettorato repubblicano, di quanto lo sia la pena di morte,” ha scritto il londinese Guardian.

Humberto Leal è stato ucciso ‘regolarmente’ alle 6 del pomeriggio del 7 luglio (3), come programmato fin dall’inizio di novembre, subito dopo aver rilasciato una dichiarazione che appare ben concordata con i cappellani del carcere (i quali come è noto sostengono la pena di morte):

“Sono dispiaciuto di tutto ciò che ho commesso. Ho fatto del male a tante persone. Per anni non ho mai pensato di meritare alcun perdono. So che il Signore Gesù Cristo mi ha perdonato, ho accettato il Suo perdono. Ho accettato tutto. Che quello che sta per succedere sia l’ultima cosa e venga portata a termine. Mi assumo tutta la colpa di ciò che sta accadendo. Mi dispiace e perdonatemi. Mi dispiace davvero. La vita prosegue, deve essere così. Mi dispiace per i familiari della vittima, spero possano perdonarmi. Non so se mi credete, ma la vita continua. Sono sicuro che sia così. Per colui che sta alla mia destra: chiedo perdono per te. La vita prosegue, sicuramente. Chiedo perdono. Mi dispiace sinceramente. E’ tutto. Che lo spettacolo vada avanti. Ancora una cosa: Viva il Messico! Viva il Messico!”

Il succo di tale dichiarazione è stato ampiamente riportato dalla stampa. Anche a dimostrazione del fatto che Humberto Leal era effettivamente colpevole. Ciò non toglie che una buona difesa legale assicurata dal consolato del Messico avrebbe potuto evitare la pena di morte contestando le prove e carico e facendo valere le attenuanti costituite dalle sevizie a cui Leal fu sottoposto nell’infanzia.

In risposta alle aspre critiche che gli sono state rivolte dopo l’esecuzione, a cominciare da quelle del Segretario di Stato Hillary Clinton e dell’Alto Commissario ONU Navi Pillay, l’8 luglio il governatore Rick Perry ha ribadito che il Texas è assolutamente schermato dal resto del mondo.

“Il Texas non è vincolato dalla decisione di una corte straniera [la Corte Internazionale di Giustizia]” ha detto la portavoce del governatore Katherine Cesinger. “La Corte Suprema USA ha sentenziato nel 2008 che il trattato [di Vienna] non è vincolante per gli stati e che il Presidente non ha l’autorità di ordinare agli stati di riesaminare i casi di 51 stranieri nel braccio della morte negli Stati Uniti.”

Suggellando la questione senza intervenire direttamente, Perry ha fatto dichiarare a posteriori dalla sua portavoce: “Dopo aver riveduto al totalità delle questioni che hanno portato alla condanna di Leal, così come le numerose decisioni delle corti sul suo caso, inclusa quella più recente della Corte Suprema di giovedì, il governatore Perry concorda che Leal fu colpevole dello stupro e del massacro di una sedicenne.”

A ben riflettere, Rick Perry è solo uno dei partecipanti ad un grande ‘giuoco delle parti’ - svoltosi in Texas, negli Stati Uniti e nel mondo - in cui i vari personaggi si sono sforzati di recitare diligentemente la loro parte, sentendosi alla fine sufficientemente soddisfatti. Tutti, forse ad eccezione di Humberto Leal.

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(1) V. n. 117

(2) Si tratta in pratica del ministero degli esteri USA, presieduto dal Segretario di Stato Hillary Clinton. V. n. 181, Notiziario.

(3) Humberto Leal segue il connazionale José Medellin ‘giustiziato’ in Texas il 5 agosto del 2008 senza che si fosse riparato in alcun modo alla violazione del Trattato di Vienna nei suoi riguardi (v. n. 162)

 

 

2) SOSPESA PER LA TERZA VOLTA L’ESECUZIONE DI LARRY SWEARINGEN

 

Solide prove scientifiche dimostrano che il texano Larry Swearingen non può aver ucciso la sua presunta vittima nel dicembre del 1998. Tali prove sono servite a salvarlo per la terza volta dall’iniezione letale che era stata programmata per il 18 agosto. All’avvocato James Rytting rimane il difficile compito di far prevalere l’obiettività della scienza su una plausibile ma indimostrata ricostruzione dei fatti operata dall’accusa e fino ad ora accettata dalle corti statali e federali.

 

Il 28 luglio la Corte Criminale d'Appello del Texas (Texas Court of Criminal Appeals, TCCA) ha sospeso a tempo indeterminato l’esecuzione di Larry Swearingen prevista per il 18 agosto (1).

Si tratta della terza volta che l’esecuzione del nostro amico condannato a morte viene sospesa. Questa volta lo stay (sospensione) è stato disposto con un discreto anticipo: le volte precedenti, il 23 gennaio 2007 e il 26 gennaio 2009, con un solo giorno di anticipo.

Lo stay consegue dall’ennesimo tentativo di riaprire il caso di Larry Swearingen a livello statale, fatto subito dopo la grave sconfitta giudiziaria a livello federale della primavera scorsa. Come abbiamo accennato nel n. 190 (al quale rimandiamo per un’esauriente esposizione dei recenti sviluppi dell’iter giudiziario di Larry) il 22 giugno e l’11 luglio l’avvocato difensore James Rytting ha inoltrato due ricorsi alle corti statali. Il primo ricorso è basato su perizie di autorevoli esperti, quella del dottor Harrell Gill-King, direttore dell’Istituto di Antropologia Forense nell’Università del Texas, e quella dei dottori White e Sisler, patologi presso la contea di Tarrant, che confermano come la morte della presunta vittima di Larry avvenne mentre lui si trovava in carcere. Il secondo ricorso contesta irregolarità procedurali.

La TCCA, sospendendo l’esecuzione, ha rinviato il caso alla corte distrettuale presso cui Larry Swearingen fu processato e condannato a morte nel 2000. Gli argomenti che dovrà valutare la Corte del Nono Distretto della Contea di Montgomery riguardano l'effettiva innocenza di Larry e violazioni procedurali commesse durante il processo del 2000 (2).

Anche se la corte distrettuale che dovrà riesaminare il caso non induce all’ottimismo perché ha dimostrato in passato un atteggiamento ostile e prevenuto nei riguardi di Larry, la sospensione accordata se non altro lascia in vita il condannato e dà all'avvocato James Rytting il tempo di mettere a punto varie possibili opzioni difensive.

Un mese dopo lo stay la corte distrettuale ha programmato un’udienza sulle prove di innocenza per il 9 gennaio 2012. Questo significa che nella peggiore delle ipotesi  una nuova data di esecuzione per Larry non potrà essere fissata prima di diversi mesi, se non anni. Nella migliore delle ipotesi il processo e la condanna a morte di Larry potrebbero essere annullati. In tale evenienza al Texas non rimarrà che chiedere un nuovo processo ovvero lasciarle libero Larry con tante scuse.

Ricordiamo che la difesa di Larry Swearingen si basa su prove scientifiche che dimostrano che Melissa Trotter, presunta vittima di Larry, fu uccisa mentre Larry si trovava in carcere.

Sappiamo infatti che Larry si trovava già in carcere da tre settimane quando fu ritrovato il corpo della povera Melissa. L’ultima sospensione dell’esecuzione di Larry deriva soprattutto dalla presentazione di nuove prove forensi che restringono ulteriormente il periodo massimo in cui può essere stato abbandonato il corpo della ragazza uccisa: da un periodo di due settimane prima del ritrovamento a un periodo di tre giorni.

Il dottor Lloyd White, vice patologo nella Contea di Tarrant, ha relazionato nel mese di giugno sulle più recenti indagini fatte da lui stesso e dal dottor Gary Sisler con un potente microscopio sui campioni di tessuto prelevati dal corpo di Melissa Trotter. (I campioni posti sotto paraffina al momento dell’autopsia furono scoperti dalla difesa solo nel 2009). White ha scritto che “è categoricamente  impossibile, oltre ogni ragionevole dubbio, che la Trotter sia stata uccisa e che il suo corpo sia stato lasciato in quella località da […] Swearingen, che è stato incarcerato […] 23 giorni prima del ritrovamento del corpo.”

Anche il dottor Stephen Pustilnik, medico legale capo della contea di Galveston, dopo aver esaminato i campioni al microscopio concorda fermamente con le conclusioni di White.

D’altra parte le prove a carico di Larry sono deboli anche se lo stato del Texas si ostina a mostrare una sicurezza assoluta nella propria tesi. “Le circostanze indiziarie [a carico] sono tra le più forti che io abbia mai visto” dice William Delmore III, accusatore nella contea di Montgomery.

In effetti non esistono prove ma solo indizi a carico di Larry, il più forte dei quali è un mezzo collant trovato attorno al collo di Melissa Trotter che combacerebbe con un altro mezzo collant recuperato, dopo settimane dalla scomparsa della Trotter, tra i rifiuti vicino alla roulotte in cui abitava Larry.

Purtroppo Larry è stato il peggiore accusatore di se stesso. Ignorando la richiesta dei suoi legali di astenersi dal testimoniare, al processo fece un racconto confuso e contraddittorio, saltando di palo in frasca, per sostenere che Melissa Trotter era per lui una semplice conoscenza. Così facendo si espose ad un serrato contro-interrogatorio da parte dell’accusatore Michael Tiffin che ebbe buon gioco nel metterlo in difficoltà facendo emergere il fatto che egli aveva mentito più volte alla polizia sulle sue relazioni con la Trotter. Inoltre al di fuori del processo Larry ha tentato più volte di accreditare maldestramente false piste che porterebbero al vero colpevole.

Dopo il ritrovamento e l’esame del corpo di Melissa Trotter, si affermò che la ragazza fu forse sequestrata, forse violentata, certamente uccisa. Ma quando? E da chi? Per cominciare a rispondere a queste inquietanti domande sotto la pressione dell’opinione pubblica, la polizia partì dall’ipotesi più ovvia: ad uccidere Melissa era stato Larry Swearingen, che fu visto con lei il giorno della sua scomparsa e immediatamente sospettato. Per età, sesso, status sociale e precedenti, Larry era di gran lunga la persona più sospettabile tra tutte quelle che avevano incontrato ultimamente la Trotter. Un certo numero di indizi – non tutti - sembravano confermare l’ipotesi della colpevolezza di Swearingen, che fu condannato a morte senza che fosse adeguatamente provato l’omicidio contestatogli e senza alcuna prova dell’esistenza di circostanze aggravanti necessarie per infliggere una sentenza di morte, come lo stupro e il sequestro. Poi arrivarono le prove scientifiche ad escludere anche la possibilità che Larry potesse essere l’assassino di Melissa Trotter.

In sostanza, nel caso di Larry, da una parte vi è un racconto plausibile di come potrebbero essere andate le cose, fatto dall’accusa (e rinforzato dalla pessima autodifesa di Larry), dall’altra solidissime prove scientifiche che mettono radicalmente in crisi tale ricostruzione dei fatti senza però suggerirne una alternativa.

Per venire a capo del caso di Larry Swearingen occorrerà risolvere forti contraddizioni e spiegare diversi avvenimenti. Alcuni li abbiamo riferiti in articoli precedenti, ora vogliamo accennare a quando fu ritrovato il corpo di Melissa Trotter. Secondo la testimonianza resa da tale Daniel Raglind al processo di Larry, Daniel e suo figlio Todd stavano battendo un tratto della  Foresta Nazionale Sam Houston il 2 gennaio 1999 per recuperare una pistola e un fucile che Todd aveva smarrito da quelle parti diversi giorni prima. Todd, mentre era a caccia, aveva perso sia l’orientamento che le armi e aveva trascorso una notte all’addiaccio. Era la seconda volta che padre e figlio erano andati nel bosco in cerca delle armi quando scoprirono il corpo di Melissa Trotter in una radura. Da notare che anche la polizia aveva più volte ispezionato quella parte del bosco – frequentemente percorsa dai cacciatori - dopo la scomparsa della ragazza avvenuta l’8 dicembre 1998, senza trovare nulla.

Il corpo di Melissa Trotter fu dunque abbandonato nel bosco poco prima del suo ritrovamento?

In ogni caso, come sottolinea Jordan Steiker, professore di legge presso l’Università del Texas, che si occupa di pena di morte, si è creata una forte “tensione” tra la scienza e la ricostruzione degli eventi fatta dall’accusa ed accettata dalle corti (3).

Non se ne può uscire dicendo che la scienza non è valida e che non dice la verità sul momento della morte di Melissa Trotter. D’altra parte c’è il problema che le corti hanno difficoltà ad accettare le prove scientifiche che non siano coerenti con un’ovvia ricostruzione dei fatti, se si fa eccezione per le prove del DNA. Solo nei casi basati su test del DNA la scienza è ormai così ben accetta da superare tutti gli altri tipi di prove, come gli indizi e le testimonianze oculari. “La rivoluzione scientifica del DNA ha messo in questione condanne già inflitte”, dice Steiker. “Quale altra scienza ha raggiunto questo standard?”

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(1) V. nn. 190, 165, 166, 168, 169, 174, 177, 183.

(2) V. http://static.texastribune.org/media/documents/CCA_Stay_7.28.pdf

(3) V. l’ottimo impegnativo articolo “The Science of Injustice” di Jordan Smith sull’Austin Chronicle del 16/8/2011: http://www.austinchronicle.com/news/2011-08-19/the-science-of-injustice/

 

 

3) INCOMBE SUGLI STATI UNITI LA CANDIDATURA PRESIDENZIALE DI PERRY

 

Fondamentalismo religioso, favore per la detenzione e lo schieramento delle armi piccole e grandi e incondizionato sostegno alla pena di morte caratterizzano il governatore del Texas Rick Perry che ora preoccupa il mondo candidandosi ufficialmente alla presidenza degli Stati Uniti d’America.

 

Il Governatore del Texas, Rick Perry, confermando le ‘voci’ messe in giro a ragion veduta da diversi mesi, il 13 agosto si è candidato ufficialmente alle elezioni presidenziali che avranno luogo nel prossimo anno, al termine dell’attuale mandato di Barack Obama. Se Perry riuscisse a prevalere nelle primarie tra i candidati repubblicani (1) e vincesse poi le elezioni di novembre 2012 battendo l’avversario del partito democratico, quale Presidente degli Stati Uniti potrebbe costituire un’autentica iattura per il suo paese, nonché un pericolo per i diritti umani e per la pace nel mondo.

Perry, nato a cresciuto in una zona rurale del Texas, ha dimostrato in questi anni di essere il prodotto tipico di questo stato, e di incarnare in sé i tradizionali difetti che lo contraddistinguono:  fondamentalismo religioso, razzismo, favore per la produzione e la detenzione delle armi e incondizionato sostegno alla pena di morte.

Come molti altri americani fondamentalisti della Cintura della Bibbia, Rick Perry usa la religione quale strumento di lotta politica, dove e come gli fa comodo, ignorando platealmente essenziali aspetti del messaggio cristiano, come la predilezione per i poveri, la compassione e la misericordia.

Perry, fervente Metodista e assiduo praticante, invoca pubblicamente Gesù e il potere divino a sostegno delle proprie idee e per risolvere i problemi nazionali. Ha indetto per il 6 agosto un convegno di preghiera, che ha visto la partecipazione di trentamila persone, per chiedere a Dio la soluzione della grave crisi economica che affligge la nazione.

Nell’aprile scorso aveva indetto un’analoga adunanza, della durata di tre giorni, per invocare da Dio la pioggia sul suo stato, colpito dalla siccità. Tutto ciò evitando accuratamente di considerare il problema del surriscaldamento globale come una possibile conseguenza dei comportamenti umani, e liquidando le relative teorie (invise ai grandi petrolieri) come assolutamente indimostrabili e, soprattutto, costose. La sua preghiera è rimasta inascoltata e il Texas, insieme ad altri stati del Sud, quest’estate è stato letteralmente bruciato dal sole.

Come è noto, Perry è un incallito sostenitore della pena di morte. Durante i dieci anni del suo mandato governatoriale, ha presieduto ad oltre 230 esecuzioni, la metà di tutte quelle che hanno avuto luogo in Texas dal 1974, e ha commutato la condanna capitale di 31 persone. Quest’ultimo dato potrebbe sembrare relativamente alto, se non fosse che 30 di tali commutazioni sono state per lui inevitabili perché conseguenti alle decisioni delle corti di giustizia, come quella che vieta l’esecuzione di minorenni all’epoca del crimine. L’unico caso di commutazione per così dire volontario è stato quello del nostro amico Kenneth Foster, nel 2007. Foster, come sappiamo, era seduto in auto mentre un suo amico commetteva un omicidio per rapina ad oltre 20 metri di distanza, e fu condannato a morte sulla base della “legge sulla complicità”, legge tuttora in vigore in Texas nonostante vari tentativi di abolirla.

All’inizio di luglio Perry ha rifiutato di fermare l’esecuzione di Humberto Leal, sollevando critiche da parte degli organismi sovranazionali e dell’amministrazione Obama (vedi art. nel n. 190 e art. qui sopra). A Leal, cittadino messicano, era stata negata l’assistenza legale del proprio paese, in occasione del suo arresto, del processo e della condanna a morte, assistenza a cui aveva diritto in base al trattato di Vienna sulle Relazioni Consolari. Perry si è trovato ad essere l’ultima istanza che avrebbe consentito agli Stati Uniti di riparare alla violazione del trattato. Invece egli si è rifiutato di sospendere l’esecuzione di Humberto Leal mentre la sua portavoce Katherine Cesinger si è limitata a dichiarare: “Se commetti il peggiore dei crimini in Texas, devi aspettarti di subire la massima pena secondo le nostre leggi”.

Rick Perry, la cui cultura scientifica si ferma a prima di Darwin essendo un esplicito sostenitore del creazionismo, è stato definito “uomo di robusta ignoranza”. È addirittura fautore della secessione del Texas dagli stati dell’Unione. Ovviamente non pubblicizzerà questa sua posizione durante la corsa presidenziale, ma resta il fatto che la sua mentalità ottusa è una potenziale minaccia per il progresso degli Stati Uniti sul cammino della civiltà.

Perry adora le armi, piccole e grandi. Dalle armi individuali, detenute liberamente da chiunque, agli immensi missili balistici intercontinentali. Gli Stati Uniti spendono per la difesa più o meno quanto spendono per lo stesso scopo tutti gli altri paesi messi assieme. Ma – come osserva il Los Angeles Times del 28 agosto – per Rick Perry non è abbastanza. Egli critica il progetto del presidente Obama teso alla riduzione delle armi nucleari nel pianeta, convinto che i despoti di cui è pieno il mondo rispettino gli Stati Uniti “non per i loro ideali ma per la loro forza”. Vuole rifinanziare il pazzesco programma dello ‘scudo stellare’ nell’Europa orientale, costosissimo, carico di incognite tecniche e fortemente inviso alla Russia. Progetto amatissimo dal suo predecessore e maestro George W. Bush.

Molti, sia tra i suoi avversari politici che tra i suoi sostenitori, giudicano Perry del tutto simile a Bush, ma con un’ulteriore accentuazione delle sue caratteristiche fondamentali. Nell’evenienza che egli riesca nella difficile impresa di conquistare la Casa Bianca, c’è di che temere, davvero. (Grazia)

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(1) A fine agosto Perry è in testa ai sondaggi tra i repubblicani (29% di preferenze), seguito da Mitt Romney, attuale governatore del Michigan (17%).

4) DIFFICILE PROTEGGERE PERRY DAL FANTASMA DI WILLINGHAM

 

Il governatore Rick Perry ha rifiutato di concedere clemenza ad oltre 230 condannati a morte, ‘giustiziati’ in Texas negli ultimi dieci anni. Ma il fantasma di uno di essi, Cameron Todd Willingham, che egli lasciò uccidere nel 2004 pur sapendo che era stato condannato morte in base a prove ‘scientifiche’ ampiamente screditate, sembra voglia perseguitarlo a lungo intralciando la sua corsa verso la presidenza degli Stati Uniti.

 

In Texas, una decisione di Greg Abbott, Attorney General (Ministro della Giustizia), del 29 luglio mette, praticamente, la parola fine alla revisione postuma del caso di Cameron Todd Willingham che fu accusato di aver appiccato il fuoco alla propria casa per far morire le sue tre figliolette (1).

Concludendo una riflessione cominciata ben sei mesi fa, Abbott ha delimitato i poteri della Commissione per le Scienze Forensi del Texas, l’organo statale ‘indipendente’ che si sta occupando del caso Willingham dal 2006. Secondo lui:  “anche se la Commissione per le Scienze Forensi può investigare su casi anteriori al 1° settembre 2005, la legge che ha creato la Commissione proibisce di considerare prove che furono valutate e messe agli atti prima di questa data.”

La decisione inappellabile di Abbott impedisce dunque alla Commissione di entrare in merito alla validità delle prove ‘scientifiche’ ampiamente screditate in base alle quali Willingham fu giudicato colpevole di incendio doloso nel 1992 e ‘giustiziato’ nel 2004.

Siamo pressoché sicuri che da ora in poi dalla Commissione non potrà venir fuori niente che possa nuocere all’establishment del Texas anche se l’Innocence Project (2), l’organizzazione newyorkese che si batte per il riconoscimento dell’innocenza di Willingham,non si dà per vinta. Il senatore progressista del Texas Rodney Ellis – padre putativo della Commissione - osserva che “nulla nell’opinione dell’Attorney General impedisce alla Commissione per le Scienze Forensi del Texas di completare il suo rapporto e di affermare che il Capo dei Vigili del Fuoco fu negligente quando mancò al suo dovere di correggere gli erronei criteri scientifici usati in numerosi casi di incendio.”

La Commissione si riunirà ancora, almeno per prendere atto della decisione dell’Attorney General, ma non ci saranno ulteriori sviluppi dell’inchiesta sul caso Willingham e la relazione pubblicata dalla Commissione il 15 aprile scorso dovrà essere considerata l’unico risultato di un travagliato lavoro cominciato cinque anni fa (3). Ricordiamo che la relazione evita accuratamente di esprimesi sia sulla questione fondamentale per cui l’Innocence Project la interpellò nel 2006: l’asserita innocenza di Cameron Todd Willingham, sia sulla questione collaterale della pessima condotta dei periti dei vigili del fuoco che investigarono sull’incendio della casa di Willingham e contribuirono in modo determinante alla sua condanna a morte. Pur senza concludere alcunché sui due casi esaminati dalla Commissione (quello di Willingham e quello di Ernest Ray Willis) la relazione cerca di trovare una propria giustificazione fornendo una miscellanea di criteri scientifici aggiornati da seguire in futuro nelle indagini sugli incendi.

Ci sentiamo in dovere di aggiungere, a onore dello stato del Texas, che il Senato texano si è rifiutato di ratificare la nomina governatoriale di John Bradley a presidente della Commissione per le Scienze Forensi dopo che questi si era pronunciato pubblicamente per la colpevolezza di Willingham in luogo di curare l’imparzialità del lavoro della Commissione. In giugno a Bradley, un pubblico ministero smaccatamente asservito agli interessi politici del suo governatore, è succeduto il dottor Nizam Peerwani, perito medico della Contea di Tarrant.

La ingloriosa fine dell’indagine sul caso Willingham giunge a proposito per il governatore del Texas Rick Perry messosi ufficialmente in corsa per la presidenza degli Stati Uniti. Perry, che negò in extremis la grazia a Willingham quando già le prove con cui era stato condannato a morte erano state squalificate da un autorevole esperto, si è infatti impegnato allo spasimo per ostacolare la Commissione, mettendola profondamente in crisi con la sostituzione di quattro suoi membri a partire dal 30 settembre 2009, nel momento esatto in cui sembrava stesse per pronunciarsi per l’innocenza di Willingham (v. n. 172, 173).

Rick Perry, pur essendo riuscito a bloccare l’indagine della Commissione per le Scienze Forensi, dovrà pagare comunque un pesante prezzo per aver negato la grazia a Cameron Todd Willingham nel 2004. 

Il fantasma di Willingham perseguiterà Perry durante tutta la sua campagna elettorale per le presidenziali. La maggior parte dei numerosi articoli usciti in agosto dedicati alla ‘scesa in campo’ di Perry ricordano il suo attaccamento alla pena di morte e il suo comportamento omissivo ed arrogante nel caso di Cameron Todd Willingham.

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(1) V. ad es. nn. 124, 166, 171, 172, 173, 179, 182, 184, 187, 189.

(2) V.  http://www.innocenceproject.org/

(3) V. http://www.fsc.state.tx.us/documents/FINAL.pdf

 

 

5) NELLA FEDERAZIONE RUSSA NESSUNA GIUSTIZIA PER NATALIA

 

Le autorità della Federazione Russa e della Cecenia non hanno ancora fatto nulla per perseguire gli assassini dell’attivista per i diritti umani Natalia Estemirova. La Estemirova fu rapita e uccisa due anni fa dopo che era entrata in rotta di collisione con l’establishment ceceno - guidato dal presidente Ramzan Kadyrov, pupillo di Valdimir Putin - denunciando intimidazioni, torture e spari­zioni.

 

Sono passati due anni dal vile assassinio dell’attivista cecena Natalia K. Estemirova senza che sia compiuto da parte delle autorità russe e cecene alcun significativo passo in avanti per assicurare alla giustizia i suoi assassini. Natalia, rapita a Grozny la mattina del 15 luglio 2009, fu ritrovata morta poche ore dopo, crivellata i colpi, nella vicina repubblica dell’Inguscezia (v. n. 171, 181, 186).

La Estemirova negli ultimi anni e negli ultimi giorni di vita aveva ricevuto minacce di morte - estese alla sua figlia adolescente - da parte dell’establishment ceceno che tentò di indurla a desistere dalla denuncia delle estese e gravissime violazioni dei diritti umani - quali intimidazioni, torture, sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziarie - che avvengono in Cecenia, la regione caucasica islamica tendenzialmente secessionista riportata nell’orbita russa dall’ex presidente Vadimir Putin con la sanguinosa guerra del 2000.

Il presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov, piccolo despota pupillo di Putin, in questi due anni si è impegnato seriamente, invece, per perseguitare Oleg P. Orlov, presidente dell’organizzazione Memorial che difende i diritti civili e umani nell’area ex sovietica, presso cui la Estemirova lavorava come ricercatrice. Orlov, esasperato, in un’intervista a caldo aveva attribuito allo stesso Kadyrov la responsabilità dell’uccisione della Estemirova.

Oleg Orlov ha perso una causa civile per diffamazione intentata da Kadyrov nel 2009 è ha dovuto sborsare un indennizzo pari a 2300 dollari. Il successivo processo penale avrebbe potuto costargli tre anni di carcere e la chiusura di Memorial, ma i suoi avvocati, dopo aver fatto ascoltare in aula agghiaccianti testimonianze sulle minacce di Kadyrov alla Estemirova, sono riusciti a farlo assolvere il 14 giugno scorso. Secondo il giudice, Orlov ha unicamente espresso le sue opinioni e non ha consapevolmente rivolto false accuse al presidente ceceno. In ogni caso Memorial ha dovuto chiudere la sua sede cecena.

Mentre ci rallegriamo dell’insperato proscioglimento di Orlov, che segnala un progresso sulla strada dei diritti civili nella Federazione Russa presieduta da Dmitriy Medvedev, insieme con Amnesty International continuiamo a chiedere al presidente russo di porre fine all’impunità degli assassini di Natalia Estemirova.

Invitiamo tutti  i lettori a partecipare alla petizione cui si può accedere dal link:

http://www.amnesty.it/Russia_giustizia_Natalia_Estemirova

 

 

5) RICHIESTA DI CORRISPONDENZA DAL BRACCIO DELLA MORTE DEL TEXAS

 

Corrispondo da cinque anni con un condannato a morte in Texas, si chiama Guy Allen. Il mio amico Guy, che è una bravissima persona, vorrebbe trovare qualche altro amico di penna in Italia, disposto a scrivergli in Inglese. Da parte mia garantisco che è una persona veramente corretta e attenta, che dà moltissimo, ha molti interessi. Le sue lettere sono veramente belle. Posso testimoniare che c'è molto da imparare da lui. Sono a disposizione per qualunque chiarimento e garanzia, ormai lo conosco veramente bene. Scrivere e ricevere lettere riempie la sua giornata e preserva, per quanto possibile, il suo equilibrio. Ricopio qui sotto la lettera che ha scritto lui stesso.           

Daniela Fontana   fontanita@libero.it

Salve!

sono Guy, un uomo di colore del Texas. Cerco un amico o un’amica in Italia. Ma devo confessare che, ormai da più di sette anni, sono rinchiuso nel braccio della morte del Texas, sede della più attiva camera della morte del paese. Ogni giorno mi sveglio nelle durissime condizioni dell’isolamento con l’ansia per quello che mi aspetta in futuro. Disperare non è possibile per me, dal momento che ho ancora una sacco di cose da offrire agli altri. Così, per mantenere la mente acuta, tutti i giorni leggo, scrivo e disegno. Amo la gente. I miei hobbies sono giocare a scacchi, tutti gli sport, le attività all’aperto, danzare e ascoltare musica. Se sei una persona indulgente e compassionevole e mi vuoi aiutare nelle mie lotte spero che tu mi dia la tua amicizia. Aspetto di sentirti. Sinceramente,

Mr. Guy Allen # 999473

Polunsky Unit

3872 S. Fm 350

LIVINGSTON, TX  77351 U. S. A.

 

 

6) NOTIZIARIO

 

Benin. In corso l’abolizione della pena di morte. Il Benin è entrato a far parte del Consiglio delle Nazione Unite per i Diritti Umani il 20 maggio e il 18 agosto l’Assemblea Nazionale del paese africano ha votato la ratifica dell’adesione al Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici che obbliga i paesi aderenti ad abolire la pena di morte. Si aspetta a breve  - e comunque prima della visita di novembre di papa Benedetto XVI in Benin - la firma della legge abolizionista. In Benin, dove non si compiono esecuzioni dal 1987, vi sono almeno 14 condannati alla pena capitale. Il Benin si candida ad essere il 17-esimo paese africano abolizionista, seguendo il Burundi, il Togo e il Gabon che hanno abolito la pena di morte negli ultimi due anni. L’abolizione in Benin porterebbe ora il numero dei paesi abolizionisti per tutti i reati a 97.

 

Egitto. Cominciato sotto l’occhio delle telecamere il processo capitale a Mubarak. E’ cominciato al Cairo il 3 settembre il processo contro l’ex presidente egiziano Hosni Mubarak, i suoi figli Alaa e Gamal, l’ex Ministro degli Interni Habib el-Adly e altri 6 ex dirigenti (v. n. 189). Mubarak è accusato di complicità in omicidio e strage di manifestanti tra gennaio e febbraio, durante la rivolta popolare contro il regime in carica da oltre 30 anni, e di aver commissionato omicidi di oppositori tra il 2000 e il 2010, reati che comportano la pena di morte. E’ accusato inoltre di corruzione, abuso d’ufficio e peculato. L’83-enne ex presidente, in pessime condizioni di salute, è stato portato in aula in barella ed esposto alle telecamere. Nella successiva udienza del 15 agosto il giudice Ahmed Rifaat ha ordinato di por termine alla ripresa televisiva del processo prima di aggiornare le udienze al 5 settembre. Secondo un sondaggio operato on-line dall’organizzazione inglese “YouGov”, il 67% degli Egiziani sono per la pena di morte a Mubarak, solo il 22% vi si oppone. Tra i giovani di età compresa tra 18 e 24 anni l’opzione per il capestro sale al 77%.

 

Gaza. Altre due esecuzioni di ‘collaborazionisti’. Dopo l’esecuzione del 4 maggio del 37-enne Abdel-Karim Shrair (v. n. 190), il governo scissionista di Hamas ha messo a morte a Gaza il 26 luglio altri due uomini accusati di ‘collaborazionismo con il nemico’. Si tratta di due fratelli, Muhammad e Rami Abu Ganas, che avrebbero fornito ad Israele informazioni utilizzate nel 2004 per portare a termine l’esecuzione extragiudiziaria del noto esponente di Hamas Abdel Aziz Rantisi. Le esecuzioni nella striscia di Gaza avvengono in aperta sfida al presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas cui spetta la ratifica di ogni condanna capitale. Ricordiamo che Hamas ha messo a morte 5 persone lo scorso anno, 2 delle quali accusate di collaborazionismo con Israele.

 

Georgia. Lo stato si prepara a mettere morte Troy Davis entro settembre. Un comunicato di Amnesty International USA del 25 agosto preannuncia la rapida esecuzione della sentenza capitale nei riguardi di Troy Davis, probabile innocente. La data dell’esecuzione dovrebbe essere fissata a breve per la seconda metà di settembre. Ricordiamo che gli avvocati difensori hanno tentato invano di far riconoscere l’innocenza di Davis dopo che 7 dei 9 testimoni d’accusa hanno ritrattato le testimonianze a carico rese al processo del 1991 (e uno dei due testimoni che non hanno ritrattato è apparso come il vero colpevole). Contatteremo al più presto soci e simpatizzanti del Comitato per invitarli a partecipare alla mobilitazione per chiedere la grazia per Troy Davis.

 

Italia. Asfissiati alla frontiera della Fortezza Europa. Non sono morti annegati come migliaia di ‘clandestini’ che in questi anni hanno tentato di entrare in Europa attraversando dall’Africa il Mediterraneo. La sera del 31 luglio un barcone di 15 metri con quasi 300 migranti a bordo è stato scortato dalle motovedette italiane verso Lampedusa impiegando tutta la nottata per fare 35 miglia. L’agenzia Ansa riferisce che “il barcone, che procedeva molto lentamente, […] ha però avuto un guasto, quando si trovava a circa un miglio da Lampedusa. I migranti sono stati quindi trasbordati sulle motovedette della Guardia costiera, ma a bordo il personale delle Capitanerie di porto ha fatto la macabra scoperta: 25 i cadaveri trovati durante l'ispezione del barcone. I migranti tratti in salvo, […] erano 271 […] tra cui 36 donne e 21 bambini. Erano stipati come sardine nella stiva che funge anche da sala macchine i 25 migranti morti nel viaggio della speranza dal Nord Africa verso Lampedusa. […]. Il viaggio […] sarebbe durato oltre tre giorni e i cadaveri sono stati ritrovati in stato di parziale decomposizione dai vigili del fuoco di Lampedusa che li hanno recuperati.”

 

Texas. Fissata per la quarta volta la data dell’esecuzione per Hank Skinner. Lo stato del Texas ha chiesto ed ottenuto la fissazione della data di esecuzione per Henry “Hank” Skinner nonostante il fatto che una corte federale si debba ancora pronunciare a proposito del diritto del condannato ad accedere ad ulteriori test del DNA che potrebbero scagionarlo (v. n. 188). L’ultima sospensione dell’esecuzione di Skinner arrivò nel 2010 a meno di un’ora dal momento fissato per l’iniezione letale.  Intervenne in extremis la Corte Suprema degli Stati Uniti che, dopo un’udienza, rimandò il suo caso alla Corte federale distrettuale competente che dovrà decidere sul diritto di Skinner ad ottenere gli ulteriori test del DNA richiesti. Secondo l’avvocato difensore Rob Owen, la fissazione della data di esecuzione al 6 novembre pone sia la corte distrettuale che la difesa del condannato sotto un’indebita pressione.

 

Usa. Guerra robotica ed uccisioni mirate. Il grande impulso dato dagli Stati Uniti negli ultimi tre anni alle azioni degli aerei senza pilota (droni) per attaccare con missili teleguidati i ‘militanti islamici’ in Afghanistan e in Pakistan, ma anche in Yemen e in Somalia, crea problemi etici e accese polemiche. I problemi etici riguardano la liceità delle uccisioni mirate: sentenze di morte decise a tavolino da un esecutivo senza neanche un processo. Vi è poi il problema dell’uccisione di terzi che vengono falciati dai missili insieme agli ‘obiettivi’ designati. Secondo il governo americano nell’ultimo anno le ‘esecuzioni mirate’ portate a termine dalla CIA con i droni avrebbero portato all’eliminazione di oltre 600 ‘militanti’ senza causare alcuna ‘vittima collaterale’. Questo risultato sarebbe la conseguenza della ricognizione dettagliatissima e prolungata degli obiettivi fatta, attraverso le telecamere montate sui droni, dagli operatori comodamente seduti in poltrona negli USA, a oltre 10 mila chilometri di distanza. Invece secondo fonti giornalistiche e associazioni no profit il numero di ‘vittime collaterali’ degli attacchi con i droni sarebbe tutt’altro che trascurabile. Il British Bureau of Investigative Journalism attraverso inchieste nelle zone tribali del Pakistan avrebbe rilevato almeno 45 ‘vittime collaterali’ in 10 attacchi indagati nell’ultimo anno.

 

Usa. Contestata a Guantanamo la liceità di processare l’ex torturato al-Nashiri. Un processo capitale a carico di Abd al Rahim Hussayn Muhammad Al-Nashiri, accusato  di aver progettato e diretto l’attacco suicida contro la nave da guerra statunitense “Cole” ancorata nel Golfo di Aden che nel 2000 causò 17 morti e 40 feriti tra gli Americani (v. nn. 175, 187, Notiziario, 189, Notiziario) potrebbe cominciare presso una Commissione Militare di Guantanamo nel giro di uno o due mesi. Gli avvocati difensori hanno presentato a metà luglio un documento alla Commissione, nella persona del vice ammiraglio Bruce MacDonald, autorità nominata dal Segretario alla Difesa, chiedendo l’interruzione del procedimento. “Torturando il sig. al-Nashiri e sottoponendolo a trattamento crudele, inumano e degradante, gli Stati Uniti hanno perso il diritto di processarlo e certamente di metterlo a morte,” sostengono i legali. “Attraverso l’inflizione di abusi fisici e psicologici, il governo ha praticamente già ammazzato l’uomo che catturò circa 10 anni fa”  (e fece sparire per quattro anni). MacDonald ha, almeno in teoria, la facoltà di decidere se il caso andrà o meno a giudizio a Guantanamo. I legali ricordano che al-Nashiri fu sottoposto alla tortura del ‘sottomarino’. In Polonia durante gli interrogatori, nudo e incappucciato, Abd al-Rahim al-Nashiri fu minacciato di morte anche con un trapano elettrico e con una pistola caricata con un solo colpo come nella roulette russa, costretto in posizioni dolorose e sottoposto a varie ‘tecniche di interrogazione’, vere e proprie sevizie che gli procurarono ferite. Alle minacce di morte nei suoi riguardi si aggiunsero minacce nei riguardi dei suoi familiari. Gli avvocati difensori contestano anche il fatto che le prove a carico di al-Nashiri siano state distrutte – come le registrazioni delle confessioni rese alla CIA - o celate alla difesa.

 

Usa. Costante declino del numero di condannati a morte: ora sono 3251. Secondo l’ultimo ampio rapporto della NAACP (Associazione Nazionale per il Progresso della Gente di Colore), che fornisce i dati sulla pena capitale relativi al 1° gennaio 2011, il numero dei condannati a morte negli Stati Uniti continua il suo lento declino cominciato dieci anni fa. Nel 2000 i condannati a morte erano 3682, ora sono 3251. La composizione razziale della popolazione dei bracci della morte è la seguente: 44% Bianchi, 42% Neri, 12% Latino americani, 1% Nativi americani e 1% Asiatici. Oltre il 98% dei condannati a morte sono maschi. La California ha il maggior numero di condannati a morte (721), seguita da: Florida (398), Texas (321), Pennsylvania (219) e Alabama (206). La California e la Pennsylvania, nonostante l’alto numero di condannati a morte, non compiono esecuzioni da oltre 5 anni.

V. http://naacpldf.org/files/publications/DRUSA_Winter_2011.pdf

 

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 31 agosto 2011