FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 295  -  Giugno 2022

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Frank Atwood

SOMMARIO:

1) Dietro la tenda: la penosa esecuzione di Frank Atwood in Arizona

2) In Oklahoma si parla di nuovo dell’esecuzione di Richard Glossip

3) Hank Skinner ottimistico dopo 27 anni nel braccio della Morte

4) Un pastore dice che la “soluzione” per i gay è l’esecuzione

5) 50 anni dopo la sentenza Furman la pena di morte continua a vivere

6) Boris Johnson promette di “fare tutto il possibile” in favore dei

britannici condannati a morte da una corte filorussa

7) In Arabia Saudita confermata la condanna a morte di un minorenne

1) DIETRO LA TENDA: LA PENOSA ESECUZIONE DI FRANK ATWOOD IN ARIZONA

 

Il percorso complesso e surreale verso la morte dei condannati alla pena capitale negli Stati Uniti è descritto con efficacia ed immediatezza in questo articolo sull’esecuzione di Frank Atwood

 

L’8 giugno lo stato dell’Arizona ha messo a morte il 66-enne Frank Atwood, effettuando così la seconda esecuzione dopo quella ‘fallita’ di Joseph Rudolph Wood nel 2014 che morì solo dopo due ore di tentativi per ucciderlo con i farmaci letali.

La prima esecuzione è stata quella di Clarence Dixon, di cui abbiamo parlato nel numero precedente.

Il giornalista Jimmy Jenkins, del quotidiano “The Arizona Republic”, ha assistito alla morte di Atwood, anche se non in veste ufficiale di rappresentante dei media. Qui di seguito un resoconto di ciò che ha visto.

“Nulla avrebbe potuto prepararmi allo spettacolo surreale dell’esecuzione di Frank Atwood, accusato di aver rapito e ucciso nel 1984 la bimba di 8 anni Vicki Lynne Hoskinson. La morte di Frank Atwood non solo mi ha scioccato, ma mi ha cambiato sostanzialmente come essere umano.

Mercoledì mattina (8 giugno) poche ore prima dell’esecuzione, superai i controlli insieme a molte altre persone, controlli simili a quelli cui ci si sottopone negli aeroporti. Fummo poi separati in vari gruppi. Il mio giornale non era stato autorizzato ad inviare un testimone ufficiale; quindi avevo chiesto all’avvocato di Atwood se avrei potuto essere inserito nella lista dei suoi testimoni dell’esecuzione. Non potei pertanto portare carta e penna, ma i dettagli di quella giornata sono vividi nella mia memoria.

La moglie di Atwood, Rachel, era presente, in lacrime, insieme a due assistenti spirituali del marito (di religione greca ortodossa), che seguivano Frank da molti anni, e dai suoi avvocati. I testimoni presenti per Atwood erano stati separati dagli altri testimoni. Ci fecero accomodare in una stanzetta in attesa di essere trasferiti nel locale antistante la camera dell’esecuzione. Rachel raccontò di aver fatto visita a Frank per 35 anni. Lo aveva conosciuto al processo, poi si erano sposati 5 anni dopo e avevano sempre continuato a scriversi. “Non è stata una relazione di tipo fisico, ma profondamente spirituale.”, ci disse.

Quando arrivò il momento di lasciare la stanza, alcune guardie cercarono di impedire agli avvocati di Atwood di portare carta e penna con loro. Essi rifiutarono e alla fine furono autorizzati. Il percorso fino alla stanza dell’esecuzione durò 10 minuti. All’esterno c’erano quasi 40° e il sole dell’Arizona ci arrostiva. Quando raggiungemmo l’edificio nr. 9, dove si trova la stanza dell’esecuzione, una guardia aprì la porta e ci fece entrare nella saletta dei testimoni. Mi misi in un punto da cui potevo vedere la camera dell’esecuzione attraverso il vetro. Ci fu ripetutamente detto di non parlare e di non manifestare forti reazioni emotive.

La finestra della camera era coperta da una tenda nera, che fu aperta quando la squadra dell’esecuzione sollevò il corpo fragile di Atwood, presumibilmente da una carrozzina, per sdraiarlo sul lettino. Lo vidi circondato da quattro persone, che indossavano camicie nere, berretti neri, guanti neri, maschere nere che nascondevano il volto, e occhiali da sole neri.

Atwood aveva un copricapo nero sulla testa, lo skoufo della fede ortodossa, con una croce rossa ricamata sopra. Quando la squadra dell’esecuzione gli sbottonò la casacca carceraria arancione per applicargli un monitor cardiaco sul torace, vidi che aveva una croce nera appesa al collo. Mentre mi preparavo psicologicamente a ciò che stavo per vedere, mi appoggiai alla parete d’acciaio accanto a me, e mi resi conto che si trattava della parete della camera a gas, rimessa a nuovo. Ero letteralmente circondato da strumenti di morte.

Come Clarence Dixon, Atwood aveva avuto la possibilità di scegliere se morire con l’iniezione letale o nella camera a gas. Lui chiese di essere gassato con l’azoto, ma il protocollo del Dipartimento Correzionale prevedeva l’uso del cianuro, così la sua richiesta fu classificata dal punto di vista legale come una mancata scelta e fu pertanto usato il metodo di default dello stato, ossia l’iniezione letale [n.d.r.: questo spianò la via allo Stato, che poté così fissargli una rapida data di esecuzione, proprio come accadde per Clarence Dixon].

Due uomini con l’uniforme blu da infermieri e un copricapo di garza entrarono nella stanza spingendo un carrello carico di attrezzature necessarie a inserire le endovene nel corpo di Atwood.

Dopo alcuni minuti e numerosi tentativi, la squadra inserì un ago nel braccio sinistro del condannato, poi il carrello fu spostato dall’altro lato del lettino e uno gli disse che avrebbe inserito un’endovena anche nella sua vena femorale.

“Perché?”, chiese Atwood, che, avendo grossi problemi alla spina dorsale, già dimostrava di soffrire per la posizione costretta legato al lettino. “Riescono continuamente a farmi i prelievi di sangue dal braccio destro”. I membri della squadra non gli spiegarono il motivo della loro scelta, però gli dissero che avrebbero cercato di inserire l’ago nel braccio destro, come da lui suggerito.

“Mio Dio”, ho pensato, “la squadra dell’esecuzione prende le direttive dall’uomo che sta cercando di mettere a morte”.

Così tentarono, invano, di infilargli l’ago nella vena del braccio destro. Uno dei membri scosse il capo in segno di frustrazione. “Non capisco”, disse Atwood, “non c’era mai stato questo problema prima.”. Di nuovo i membri suggerirono di cercare la vena femorale attraverso l’inguine di Atwood. “Potreste provare ancora nella mano?”, chiese il condannato, guardando la sua mano destra e agitando le dita. “Anche lì sono riusciti a trovarmi la vena in passato”.

A questo punto mi sono ricordato dell’ex boia del Dipartimento di Correzione dell’Arizona, Jim Klein, il quale aveva raccontato che i membri della squadra di esecuzione erano stati informati che il personale medico non avrebbe mai partecipato a un’esecuzione a causa del Giuramento di Ippocrate. Ciò significa che l’arduo compito di portare a termine le esecuzioni è lasciato nelle mani di personale del carcere che non ha alcun tipo di preparazione medica.

Comunque il suggerimento di Atwood di trovare una vena nella sua mano destra si dimostrò valido. Inserirono nella mano il secondo ago e collegarono dei cateteri venosi, fissando il tutto con cerotti, e lasciarono la stanza. Calcolai che tutta la procedura era durata circa 30 minuti.

A quel punto, fu permesso all’assistente spirituale ortodosso di Atwood, Padre Paisios, di entrare nella stanza dell’esecuzione. Questa fu la prima volta in Arizona che un assistente spirituale fu ammesso nella stanza della morte. Anche Paisios aveva in testa uno skoufo. Pose un pezzo di stoffa rituale sul capo di Atwood, e lo tenne fermo con la mano. Si avvicinò al viso di Atwood e gli parlò sottovoce. Atwood sorrise e apparve confortato dalla presenza di Paisios.

Un funzionario del Dipartimento carcerario entrò nella stanza e lesse ad Atwood il mandato di esecuzione, poi invitò il condannato a pronunciare le sue ultime parole. Atwood guardò verso la stanza dove eravamo. Ringraziò sua moglie, i suoi avvocati e i suoi assistenti spirituali, che, disse, lo avevano portato “qui, fino alla soglia del paradiso”.

“Grazie, Padre prezioso, per essere venuto qui oggi e per avermi guidato alla fede” disse Atwood. “Desidero ringraziare la mia meravigliosa moglie che mi ha amato con tutta sé stessa. Voglio ringraziare i miei amici e i miei avvocati e, soprattutto, Gesù Cristo, che attraverso questo processo giudiziario ingiusto mi ha portato alla salvezza. Prego il Signore che abbia misericordia di tutti noi e che abbia pietà dime.”

Il funzionario del Dipartimento lasciò la stanza e vidi, su un monitor situato sopra la vetrata, un membro della squadra di esecuzione che inseriva una siringa di pentobarbital nei tubi collegati al corpo di Atwood. Quasi subito Atwood girò il viso verso di noi, chiuse gli occhi e iniziò ad espirare rumorosamente, come se russasse. Il suo respiro si fece più debole, poi non fu più udibile.

Paisios tenne la mano sulla testa di Atwood per tutto il tempo. A un certo punto sembrò scuotere il capo con tristezza, mentre guardava le sostanze letali scorrere dai tubi fin nel corpo di Atwood.

“Il detenuto è sedato”, disse un funzionario del Dipartimento dopo essere entrato nella stanza pochi minuti più tardi. Trascorse altro tempo, e Atwood divenne completamente immobile. Il funzionario entrò nuovamente, e dichiarò: “L’esecuzione è stata completata”.

La tenda si chiuse. I testimoni furono scortati fuori dalle stanze, lasciando noi per ultimi, a cercare di smaltire ciò che avevamo appena visto. Molti singhiozzavano, altri sembravano sotto shock.

“È morto l’amore della mia vita”, disse Rachel Atwood. (Grazia)

2) IN OKLAHOMA SI PARLA DI NUOVO DELL’ESECUZIONE DI RICHARD GLOSSIP

 

Richard Glossip, probabilmente innocente, è stato più volte sul punto di essere ‘giustiziato’ negli ultimi anni. Riuscirà ancora a scampare all’iniezione letale?

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Richard Glossip

Il procuratore generale dell'Oklahoma John O'Connor ha chiesto allo stato di programmare le esecuzioni di 25 prigionieri nel braccio della morte, tra cui Richard Glossip.

Le esecuzioni in Oklahoma erano state temporaneamente sospese in seguito alla contestazione del metodo di esecuzione previsto nello stato: un'iniezione letale di tre farmaci. Uno dei farmaci, il midazolam, dovrebbe rendere il prigioniero incapace di sentire il dolore mentre il cloruro di potassio ferma il cuore. I detenuti nel braccio della morte hanno sostenuto che il midazolam è insufficiente per attenuare il dolore e l'esecuzione di prigionieri con questi farmaci equivale a una punizione crudele e insolita e quindi proibita dalla costituzione degli Stati Uniti.

Ma nella prima decina di giugno un giudice federale si è pronunciato contro i detenuti e ha stabilito che il cocktail di 3 farmaci è un metodo di esecuzione non contrario alla costituzione. Quindi O'Connor ha presentato 25 documenti alla Corte d'appello dell'Oklahoma per fissare 25 date di esecuzioni. L'Oklahoma ha attualmente 43 persone nel braccio della morte.

Secondo l'Associated Press, O'Connor sta chiedendo di fissare la prima esecuzione dopo il 25 agosto e poi un intervallo di quattro settimane tra un’esecuzione e la successiva per tenere conto del processo di clemenza dello stato, quindi queste esecuzioni dovrebbero aver luogo nei prossimi 2 anni. Il primo ad essere ucciso sarebbe James Coddington.

Il secondo della lista dovrebbe essere Richard Glossip, il principale querelante.

Glossip fu sul punto di essere giustiziato nel 2015 (1), ma allora i funzionari della prigione si resero conto di aver ricevuto la droga sbagliata e tutte le esecuzioni sono state sospese fino all'anno scorso.

Glossip è stato il detenuto del braccio della morte di più alto profilo dell'Oklahoma perché è plausibilmente innocente e i dettagli del suo caso hanno portato celebrità ed attivisti ad avanzare richieste bipartisan di clemenza.

Glossip fu condannato a morte nel 1997 per l'omicidio di Barry Van Treese.

Richard Glossip in realtà non fu condannato per aver ucciso direttamente Van Treese, ma fu condannato per aver convinto Justin Sneed a uccidere in cambio di denaro e della prospettiva di gestire un motel. Sneed ha collaborato con la polizia e ha confessato per evitare il braccio della morte. Ai giurati non sono stati mostrati filmati della polizia che interroga Sneed e lo incoraggia a coinvolgere Glossip per salvarsi.

Il team di Glossip ha prove e testimonianze di esperti che si sono fatti avanti per dire che Glossip non è stato coinvolto in quell’omicidio. Dicono invece che si è trattato di una rapina finita male compiuta da Sneed. Ma nonostante tutte le prove, Glossip ha esaurito i suoi appelli.

Le prove a favore di Glossip sono state sufficienti per convincere 28 parlamentari repubblicani e 6 democratici dell'Oklahoma a inviare una lettera bipartisan al governatore Kevin Stitt per chiedere una revisione del caso. L'avvocato di Glossip, Don Knight, ha rilasciato una dichiarazione esortando lo stato a non giustiziarlo mentre il caso è ancora in fase di revisione.

“Questi risultati potrebbero rivelare informazioni a discarico precedentemente sconosciute”, ha scritto Knight. “Fino a quando tutti non avranno l'opportunità di esaminare il rapporto finale, il procuratore generale ha il dovere morale di ritardare l'esecuzione di Richard Glossip. Non importa che cosa pensino le persone sulla pena di morte, nessuno dovrebbe voler uccidere un uomo innocente. La posta in gioco è troppo alta. La vita di un uomo è in gioco”.

L'Oklahoma ha portato a termine 4 esecuzioni da quando le ha riavviate nel 2021; il governatore Kevin Stitt ha concesso clemenza ad un detenuto nel braccio della morte per il quale c'erano domande sull’effettiva colpevolezza. A novembre, Stitt ha commutato la condanna a morte di Julius Jones poche ore prima che fosse giustiziato per l'omicidio di un uomo ucciso in un furto d'auto nel 1999. Come nel caso di Glossip, diversi parlamentari repubblicani hanno espresso preoccupazioni sulla colpevolezza di Jones, e l'Oklahoma Pardon and Parole Board ha concordato e votato 3-1 che c'erano abbastanza dubbi sulla sua colpevolezza per commutare la sua pena.

È già assodato che Glossip in realtà non ha ucciso nessuno. Ci sono anche prove che Sneed indicò Glossip per salvare la propria pelle. Potremo vedere entro i prossimi due mesi se queste informazioni saranno sufficienti per salvare Glossip dall'iniezione letale.

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(1) Vedi n. 225

3) HANK SKINNER OTTIMISTICO DOPO 27 ANNI NEL BRACCIO DELLA MORTE

 

Condannato a morte in Texas nel 1995 per l'omicidio della sua donna e dei 2 figli adulti di costei, Hank Skinner si è sempre dichiarato innocente ed è fiducioso di scampare l’iniezione letale.

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Henry Watkins “Hank” Skinner

“Sono ottimista sul fatto che non morirò qui. Non avrei mai dovuto essere qui, tanto per cominciare. Ed è stato un lungo viaggio”, ha detto Henry Watkins Skinner, detto "Hank", all'AFP (Agence France-Presse) durante un'intervista (1).

Detenuto a Livingston, una città a 130 chilometri a nord di Houston, Skinner ha sempre sostenuto la propria innocenza. Ha parlato con l’AFP via telefono dietro una finestra di vetro nella prigione Allan B. Polunsky, indossando un'uniforme bianca da prigioniero.

Skinner fu condannato a morte nel 1995 per l'omicidio della sua donna e dei 2 figli adulti di costei a Pampa, una piccola città nel Panhandle del Texas.

Non ha negato di essere stato nella casa in cui i tre sono morti, ma ha detto di essere svenuto per una combinazione di droghe e liquori. Skinner è stato trovato in una casa vicina con il sangue sui vestiti, ma insiste sul fatto che il test del DNA dimostrerebbe la sua innocenza.

Skinner, padre di 3 figli, ha recentemente compiuto 60 anni ed ha atteso per più di 3 anni una decisione dalla più alta corte penale dello stato.

La Corte d'Appello del Texas valuterà se ritiene che la giuria che lo ha condannato avrebbe fatto una scelta diversa se avesse avuto accesso ai test del DNA che sono disponibili oggi.

Il Texas ha 197 detenuti nel braccio della morte. Nel 2020 e nel 2021, 6 sono stati giustiziati, ma per 11 le condanne sono state riviste. Alcuni di questi sono ancora dietro le sbarre. Uno di loro è Raymond Riles, che ha avuto la sua condanna a morte commutata in ergastolo a causa di una storia di malattia mentale. Altri sono liberi; Cesar Fierro è tornato in Messico dopo 40 anni nel braccio della morte.

Se la corte accoglierà il ricorso di Skinner, questi rimarrà in prigione ma potrà fare appello per dimostrare la propria innocenza.

 

In 5 diverse occasioni è stata fissata la data di esecuzione di Skinner.

 

Nel marzo 2010, la Corte Suprema degli Stati Uniti lo ha risparmiato 23 minuti prima dell'iniezione letale, subito dopo quello che avrebbe dovuto essere il suo ultimo pasto. Fu il suo avvocato a dargli la buona notizia.

"Ho lasciato cadere il telefono e sono scivolato giù dal muro. E non me ne rendevo conto, ma avevo le lacrime che uscivano da entrambi gli occhi", ha detto.

"Mi sentivo come se qualcuno avesse tolto un peso di 1.000 libbre dal mio petto. Mi sentivo così leggero. Pensavo che avrei galleggiato via".

Una volta che l'euforia e lo shock sono svaniti, ha sofferto un terribile tracollo mentre veniva a patti con il fatto che avrebbe dovuto tornare nel braccio della morte e con "tutte le sofferenze qui".

Vedere i compagni di prigionia morire, ha detto, è più difficile che essere rinchiusi in una piccola cella da 22 a 23 ore al giorno, senza televisione o contatto fisico con gli altri, tranne quando le guardie lo ammanettano.

Un totale di 127 detenuti è stato messo a morte dal 2010 in Texas, lo stato USA che giustizia il maggior numero di persone.

Vivere nel centro di detenzione significa che le giornate di Skinner sono piene di rumore, dalla mattina alla sera.

"Ci sono alcune persone qui che sono mentalmente disturbate. Battono sui muri, prendono a calci le porte, e urlano a squarciagola", ha detto.

Altri gridano conversazioni con persone immaginarie. Altri ancora si impegnano in un vero dialogo, ma rumorosamente.

"È sempre cacofonico. Ma impari a sintonizzarti", ha detto Skinner.

Poiché non c'è luce diurna, e anche perché la colazione viene servita alle 3:00 circa del mattino, dice che è difficile mantenere qualsiasi tipo di ritmo di vita.

Dorme quando crolla dalla stanchezza e approfitta dei periodi notturni più tranquilli per leggere, spesso sfogliando i casi giudiziari di altri detenuti.

Avendo lavorato in uno studio legale prima della sua condanna, è felice di condividere la sua esperienza con loro.

 

Moglie francese

 

"Aiuto chiunque con i suoi appelli tranne gli stupratori di bambini, le persone che uccidono e mutilano i bambini. Questo, non posso farlo ", ha detto al telefono cellulare.

"Ho una reputazione: ho portato via 11 persone da qui. Questo è meglio di quanto praticamente qualsiasi avvocato per la pena di morte possa dire, tranne il mio avvocato".

Nel 2008, Skinner ha sposato una nota attivista francese anti-pena di morte, anche lei è convinta che lui sia stato vittima di un errore giudiziario.

Se verrà rilasciato "troveremo una casetta in una foresta dove entrambi possiamo trascorrere del tempo insieme", ha detto sua moglie Sandrine Ageorges-Skinner in francese.

Per quanto riguarda i miei restanti anni di vita, "mi piacerebbe passare ogni minuto con mia moglie", ha detto Skinner.

Ha anche un altro progetto in mente: "Metterò fine alla pena di morte in tutto il mondo, Penso che se le persone sapessero com'è veramente, non voterebbero per la pena di morte. L’ho sempre creduto", _________________________

(1) Sulle vicende di Hank Skinner vedi articoli nei numeri 198; 206; 207; 211, Notiziario; 212; 215.

4) UN PASTORE DICE CHE LA “SOLUZIONE” PER I GAY È L’ESECUZIONE

 

Ha avuto una notevole risonanza la presa di posizione del pastore texano Dillon Awes della Chiesa Battista Stedfast che ha chiesto con veemenza la pena di morte per punire tutti coloro che compiono sesso in modo non conforme al classico rapporto uomo donna. La presa di posizione di Awes è stata diffusa nel momento in cui il pastore Johnathan Shelley era fuori città. Purtroppo Shelley, anche se usa termini più smorzati, è dello stesso parere di Awes.

 

Il pastore Dillon Awes ha affermato che la “soluzione” per i gay è contenuta nella Bibbia: “Dovrebbero essere allineati contro il muro e colpiti alla nuca”.

Il 5 giugno in un sermone domenicale intitolato “Perché non taceremo”, Awes della Chiesa Battista Stedfast ha affermato che “Ogni singola persona gay in America dovrebbe essere giustiziata dal governo”.

“Che cosa dice Dio essere la risposta, la soluzione per gli omosessuali nel 2022, nel Nuovo Testamento, nel Libro dei Romani?” si è chiesto Awes. “Che essi sono degni di morte! Queste persone dovrebbero essere messe a morte!”

“Tutti gli omosessuali nel nostro paese dovrebbero essere accusati del crimine, dell'abominio dell'omosessualità”, ha continuato. “Dovrebbero essere condannati in un processo legale. Dovrebbero essere giustiziati”.

La Stedfast Baptist Church di Hurst, in Texas, è stata designata come comunità di odio anti LGBT (*) dal Southern Poverty Law Center

Awes ha detto che la Bibbia insegna che le persone gay “sono degne di morte”. E che coloro che non condividevano il suo sermone non erano veri cristiani perché l'uccisione di persone gay “è ciò che Dio dice”.

“Dovrebbero essere allineati contro il muro e colpiti alla nuca! Questo è ciò che insegna Dio. Questo è ciò che dice la Bibbia”, ha affermato il pastore. Non vi piace? A voi non piace la parola di Dio, perché questo è ciò che Dio dice.”

In una dichiarazione inviata al Newsweek, il Pastore capo della chiesa Johnathan Shelley ha chiarito che Awes, che predica quando lui è fuori città, si riferiva al Levitico 20:13, che recita: “Se un uomo giace con un altro uomo, come giace con una donna, entrambi hanno commesso un abominio: saranno certamente messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro”.

Shelley ha detto che anche se l'omosessualità non è più illegale nello stato del Texas, “La Bibbia insegna che le leggi di Dio non sono cambiate su questo argomento”.

“La Bibbia insegna anche che i Cristiani non dovrebbero uccidere, assassinare o impossessarsi della legge”, ha detto. “Pertanto, spetta all’autorità del governo civile punire i criminali. Questo non è omicidio ma pena capitale”.

“Lo stato del Texas ha ancora la pena di morte per molti crimini, e questo non si chiama omicidio”, ha aggiunto.

Nel suo Sermone domenicale, pronunciato durante la prima settimana del mese del Gay Pride [orgoglio omosessuale], Awes ha affermato che tutti i gay sono pedofili e che tutti i molestatori di bambini sono gay. Ha sostenuto che è per questo motivo che dovrebbero essere tutti uccisi.

“Non sto dicendo che ogni singolo omosessuale vivente abbia già commesso quell'atto con un bambino”, ha detto Awes. “Perché potrebbe essere che non ne abbia ancora avuto l'opportunità, e lo farà più avanti nella sua vita. Questo è il motivo per cui dobbiamo mettere a morte queste persone”.

“Forse non tutti gli omosessuali sono stati ancora con un bambino, ma che dire di domani […]? E tra una settimana? E tra 20 anni da adesso? Come saranno?” Ha aggiunto.

“La Bibbia insegna anche che gli omosessuali e tutti quelli del LGBT sono pedofili che molesterebbero i bambini se ne avessero la possibilità”, ha detto Shelley difendendo il suo collega. “Pertanto è nostro dovere mettere in guardia le famiglie da una minaccia reale che esiste nella nostra società”.

Col Sermone di domenica non è la prima volta che i membri della Stedfast Baptist Church predicano messaggi anti-LGBT. L'anno scorso, Shelley, che ha ripetutamente invocato la morte dei gay, ha festeggiato la morte di un gay durante una parata del Pride. E proprio il mese scorso, ha definito il mese del Pride un “abominio”. (Anna Maria)

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(*) LGBT, acronimo di: Lesbica, Gay, Bisessuale e Transgender

5) 50 ANNI DOPO LA SENTENZA FURMAN LA PENA DI MORTE CONTINUA A VIVERE

 

Cinquant’anni fa sembrava che la pena di morte fosse finita nelgi Stati Uniti d’America, invece…

 

50 anni fa, la Corte Suprema USA, con la sentenza Furman v. Georgia, ha fermato la pena di morte in tutto il paese. La decisione ha costretto i governi federali e statali a rivedere i loro statuti per garantire che l'amministrazione della pena di morte non discriminasse e fosse applicata in linea con l'Ottavo emendamento, che vieta punizioni crudeli e insolite.

Durante un periodo successivo alla sentenza Furman v. Georgia, agli stati è stato ordinato di commutare le condanne a morte esistenti in ergastolo.

La sentenza Furman è stata di fatto un divieto di imporre la pena di morte per 4 anni, fino alla decisione dei giudici di ripristinarla con la sentenza Gregg v. Georgia del 1976.

Ciò significa che dopo Furman, gli Stati hanno perfezionato la pena di morte, rendendo il processo coerente e non discriminatorio come ordinato dalla Corte? Il paese non lo ha ancora capito, secondo un nuovo rapporto del Death Penalty Information Center.

Un database costruito dall'organizzazione con sede a Washington, DC, contiene ognuna delle 9.737 condanne a morte emesse tra la prima esecuzione dopo la sentenza Gregg v. Georgia e il 1 ° gennaio 2021.

"Dopo 50 anni, i dati mostrano che si tratta di una punizione dispendiosa, applicata in modo incompetente e influenzata da fattori arbitrari come razza, luogo e tempo", ha osservato Robert Dunham direttore del Death Penalty Information Center.

Almeno 189 persone condannate alla pena di morte dal 1973 sono state successivamente scagionate. Il sistema giudiziario ha fallito, nella migliore delle ipotesi, oltre il 10% delle volte. Inoltre, il 34% delle esecuzioni negli ultimi 50 anni sono state di persone di colore, mentre poco più del 13% degli americani sono neri, mostrando lo stesso eccesso di condanne a morte per i neri americani che la Corte condannò nel 1972.

"La Corte Supreema ha detto che l'America non era in grado di amministrare la pena di morte in modo equo o affidabile mezzo secolo fa. I dati mostrano che non può farlo neanche oggi", ha concluso Dunham.

6) BORIS JOHNSON PROMETTE DI “FARE TUTTO IL POSSIBILE”

IN FAVORE DEI BRITANNICI CONDANNATI A MORTE DA UNA CORTE FILORUSSA

 

L’orrore della pena di morte nell’orrore della guerra in Ucraina: due combattenti inglesi ed uno marocchino fatti prigionieri dai filorussi rischiano di essere messi a morte. In favore dei britannici è intervenuto il premier inglese Boris Johnson.

Il 10 giugno il premier britannico Boris Johnson ha ordinato al suo gabinetto di usare tutto il potere che ha per liberare due cittadini britannici condannati alla pena di morte dalla Corte Suprema della autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DPR) di matrice filorussa, per aver combattuto a favore dell'Ucraina. Un portavoce di Boris Johnson ha affermato che Johnson è “sconvolto” dalla sentenza. Il premier britannico ha seguito da vicino il caso e “ha chiesto ai suoi ministri di fare tutto il possibile per ricongiungere” i cittadini britannici alle loro famiglie.

L'appello di Johnson è arrivato dopo che la donna di uno dei detenuti, Aiden Aslin, ha raggiunto Londra appellandosi al governo per ottenere il rilascio del suo compagno. Aiden Aslin ha poi pubblicato un video sui suoi social media, assicurando che Aslin non è stato “abbandonato”.

Aslin e un altro cittadino britannico, Shaun Pinner, sono stati arrestati e processati per due giorni prima di essere condannati a morte da un tribunale filorusso della DPR. I due cittadini britannici e uno studente marocchino, Saaudun Brahim, sono stati dichiarati colpevoli di aver partecipato alla guerra contro la Russia come “mercenari e di aver commesso azioni volte a prendere il potere e a rovesciare l'ordine costituzionale”.

Secondo Sky News, al momento il numero 10 di Downing Street non ha preso in considerazione la possibilità di dialogare direttamente con i russi. Nel frattempo, l'ambasciatore ucraino nel Regno Unito, Vadym Prystaiko, ha dichiarato a BBC news che la Russia è stata informata che ai cittadini stranieri condannati dal tribunale della DPR non può essere inflitta la pena di morte poiché la legge ucraina non consente la pena capitale. “Quello che abbiamo già fatto è ricordare a tutti che queste persone sono nostri militari, hanno contratti con le forze armate ucraine. Hanno combattuto legittimamente a fianco dell'Ucraina, hanno vissuto in Ucraina prima della guerra. Sono prigionieri di guerra e devono essere trattati come tali”, ha detto Prystaiko, citato dalla BBC.

Le agenzie per i diritti umani condannano la scelta del tribunale russo di infliggere la pena capitale.

Le Nazioni Unite il 10 giugno hanno espresso “profonda preoccupazione” dopo che tre uomini stranieri sono stati condannati a morte da un tribunale filorusso nella autoproclamata Repubblica Democratica Popolare di Donetak. Definendo i processi “ingiusti”, l'ufficio del capo delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, ha affermato che il tribunale non ha rispettato gli standard internazionali per un processo equo. In una dichiarazione, la portavoce della Bachelet, Ravina Shamdasni, ha affermato che in tali circostanze i processi contro i prigionieri di guerra “equivalgono a crimini di guerra”.

“L'Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani è preoccupato per la condanna a morte di tre militari da parte della cosiddetta Corte suprema dell'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk”, ha dichiarato la portavoce Ravina Shamdasani ai giornalisti a Ginevra.

Secondo il comando principale dell'Ucraina, tutti gli uomini facevano parte delle forze armate ucraine. “Se è così, non devono essere considerati mercenari”, ha dichiarato la Shamdasani.

Anche Amnesty International ha definito la sentenza una “palese violazione del diritto umanitario internazionale sotto molti aspetti”. Il vicedirettore dell'organizzazione per l'Ucraina orientale e l'Asia centrale, Denis Krivosheyev, ha dichiarato che “l'unica eccezione è rappresentata dai procedimenti giudiziari per presunti crimini di guerra, nel qual caso devono esserci sufficienti prove ammissibili e devono essere garantiti gli standard di un processo equo”. (Pupa)

7) IN ARABIA SAUDITA CONFERMATA LA CONDANNA A MORTE DI UN MINORENNE

 

Arrestato all’età di 14 anni e accusato di omicidio, Abdullah al-Huwaiti fu condannato a morte in Arabia Saudita quando aveva 17 anni. Subì torture durante l’interrogatorio, tra le quali frustate con filo elettrico e percosse così forti da impedirgli di camminare per giorni.

 

Abdullah al-Huwaiti fu arrestato in Arabia Saudita quando aveva 14 anni e condannato a morte a 17 con l’accusa di omicidio e rapina a mano armata.

La ONG inglese Reprieve ha dichiarato, riguardo alla condanna di Huwaiti, ora diciannovenne: “Condannare a morte un giovanissimo è un atto di insopportabile crudeltà. Abdullah ha trascorso la sua adolescenza temendo di essere giustiziato e ogni sentenza del tribunale lo sottopose ad un trauma emotivo più grave. Deve essere rilasciato immediatamente”.

La madre di Huwaiti ha scritto su Twitter che suo figlio è innocente dell’accusa di aver ucciso un militare e che non aveva precedenti penali. Ha risposto alle persone su Twitter che difendevano suo figlio dall’ingiustizia e ha chiesto alle autorità saudite di arrestare il vero autore del crimine. Ha anche invitato il re Salman e al principe ereditario Mohammed bin Salman a intervenire per salvare Huwaiti.

A maggio esperti legali delle Nazioni Unite avevano esortato l’Arabia Saudita a revocare la condanna a morte del ragazzo, chiedendo anche al Paese di “abolire l’imposizione della pena di morte ai minorenni per tutti i reati, senza eccezioni” perché è “intrinsecamente crudele giustiziare i bambini”. Nonostante tutto questo, la Corte d’Appello dell’Arabia Saudita ha respinto le richieste e ha deliberato in questi giorni di far eseguire la condanna.

Il processo originale di Huwaiti fu segnato da polemiche, perché le prove utilizzate contro di lui e il modo in cui furono ottenute vennero contestate dalle organizzazioni per i diritti umani. Innanzi tutto il ragazzo aveva un alibi che lo collocava a 200 Km dalla scena del crimine, secondo Human Rights Watch. Inoltre, dopo il suo arresto nel maggio del 2017, Huwaiti fu tenuto in isolamento per 4 mesi e gli fu negato l’accesso ad un avvocato. Subì delle torture durante l’interrogatorio, tra le quali frustate con filo elettrico e percosse così forti da impedirgli di camminare per giorni, secondo Reprieve.

Oltre a Huwaiti ci sono almeno altri 5 imputati minorenni a rischio di esecuzione per crimini commessi da giovanissimi in Arabia Saudita, riferisce Reprieve.

Lo scorso aprile il re Salman ha emesso un decreto che pone fine alle condanne a morte per reati commessi da minorenni, stabilendo invece la pena massima di 10 anni in un carcere minorile. Tuttavia, le organizzazioni per i diritti umani hanno sollevato dubbi sull’attuazione di tale decreto, e in precedenza avevano avvertito che diversi giovani rischiano ancora l’esecuzione. (Grazia)

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 30 giugno 2022