FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 272  -  Giugno 2020 (*)

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Ruben Gutierrez, ancora vivo in Texas

SOMMARIO:

 

1) Trump ha vinto: riprenderanno a breve le esecuzioni federali

2) Ad un’ora dall’esecuzione Ruben Gutierrez si salva in Texas

3) In Florida negato un nuovo processo a James Dailey

4) Arkansas: l’uso del midazolam per uccidere non è anticostituzionale

5) Nuova condanna capitale per Osgood che vuole essere ucciso in Alabama

6) Florida: indennizzi milionari a due condannati innocenti

7) Dopo 40 anni Bobby Moore torna in libertà in Texas!

8) Non riuscirono ad ammazzare Romell Broom in Ohio: possono riprovarci

9) Sette stati USA hanno compiuto esecuzioni nel 2019

10) Notiziario: Iran, Pennsylvania, Somalia

1) TRUMP HA VINTO: RIPRENDERANNO A BREVE LE ESECUZIONI FEDERALI      (1)

 

Sembrava impossibile, eppure le esecuzioni capitali nella giurisdizione federale degli Stati Uniti sospese dal 2003 riprenderanno tra pochi giorni. Il 13 luglio verrà somministrata l’iniezione letale a Daniel Lee.

 

Il boia federale torna in azione negli Stati Uniti dopo 17 anni di inattività. Il via libera all'iniziativa dell'amministrazione Trump è scattato il 29 giugno dopo il rifiuto Corte Suprema USA di occuparsi della pena di morte federale.

Ricordiamo che alcuni detenuti nel braccio della morte federale si erano opposti alla ripresa delle esecuzioni con le nuove procedure messe a punto dal Dipartimento di Giustizia. Procedure, presentate dal ministro William Barr la scorsa estate, che prevedono la somministrazione ai condannati dell’iniezione di un solo farmaco letale: il pentobarbital.

Si tratta di una grave sconfitta per le associazioni abolizioniste, e di una svolta in controtendenza negli USA dove un numero crescente di stati ha ormai accantonato il ricorso alla pena di morte.

Si comincerà col mettere a morte condannati per reati molto gravi: tradimento, spionaggio, omicidi plurimi e particolarmente efferati, come l'assassinio di bambini. È proprio quest'ultimo il caso dei primi quattro carcerati che saranno affidati al boia nelle prossime settimane. Si tratta di Daniel Lee, Wesley Purkey, Alfred Bourgeois e Dustin Honken. Le loro esecuzioni sono state fissate da Barr per il 13, 15 e 17 luglio e per il 28 agosto. Da notare: Wesley Purkey, affetto dal morbo di Alzheimer, è ora del tutto demente.

Lee, un suprematista bianco, sarà il primo ad essere messo a morte, il 13 luglio. Era stato condannato alla pena capitale in Arkansas per aver ucciso, nel 1996, con l’aiuto di un complice, un trafficante di armi, la moglie di lui e la loro figlia di 8 anni. Ruth Friedman, una tra gli avvocati difensori di Daniel Lee, ha inveito contro la Corte Suprema che ha rifiutato di occuparsi della pena di morte federale. La Friedman dichiarato: “La pena di morte federale è arbitraria, razzista e intrisa di gravi lacune legali e di scienza forense scadente. A causa dell’ingiustizia presente nel sistema giudiziario della pena capitale federale e delle molte domande ancora senza risposta riguardanti sia i casi degli uomini la cui esecuzione è stata fissata, sia il nuovo protocollo di esecuzione del governo, ci deve essere un’adeguata revisione da parte della Corte prima che il governo possa procedere con qualsiasi esecuzione.

Decisiva per il via libera al boia federale la posizione dei giudici conservatori della Corte Suprema, mentre le due giudici liberal - Ruth Ginsburg e Sonia Sotomayor - sarebbero state favorevoli a prendere in considerazione il caso.

Dopo che la Corte Suprema ha dato via libera all'amministrazione Trump per il ripristino delle esecuzioni a livello federale, i vescovi cattolici statunitensi hanno pubblicato una nota contro la pena di morte, considerata un inaccettabile affronto al Vangelo e al rispetto della vita umana. La nota è firmata da monsignor Paul Coakley, arcivescovo di Oklahoma City.

Attualmente sono 62 gli uomini detenuti nei bracci della morte delle prigioni federali, la maggior parte nel Federal Correction Complex di Terre Haute, in Indiana. Tra loro i nomi più illustri sono quello di Dzhokhar Tsarnaev, l'attentatore della maratona di Boston, e quello di Dylann Roof il suprematista bianco autore della strage di Charleston.

 

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(1) Sulla ripresa delle esecuzioni in ambito federale vedi numeri: 261; 264; 264, Notiziario; 265; 270; 271.

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2) AD UN’ORA DALL’ESECUZIONE RUBEN GUTIERREZ SI SALVA IN TEXAS

 

 

Nonostante l’attuale pandemia, l’esecuzione capitale di Ruben Gutierrez era stata fissata in Texas per il 16 giugno u. s. Il condannato è ancora in vita, per miracolo. Ma il motivo per cui è stata infine sospesa la sua esecuzione non ha nulla a che fare con le sue proteste di innocenza: le nuove diposizioni riguardanti le esecuzioni capitali in Texas vietano l’accesso nella camera della morte di un cappellano.

 

Nonostante la vasta rapida diffusione del coronavirus, che secondo alcuni esperti è stata determinata soprattutto dai contagi nelle carceri e nelle industrie di conservazione della carne, il Texas aveva deciso di interrompere la sospensione di tutte le esecuzioni, mettendo a morte il 16 giugno il 42-enne Ruben Gutierrez.

Gutierrez era stato condannato a morte nel 1999 con l’accusa di aver brutalmente assassinato l’85-enne Escolastica Harrison, che gestiva un parcheggio di roulotte, per rubarle, insieme ad altri due complici, un’ingente somma di denaro (circa 600.000 dollari) che l’anziana aveva nascosto in casa sua.

L’autopsia dimostrò che Escolastica Harrison fu picchiata e pugnalata 13 volte con 2 diversi cacciaviti.

La polizia prelevò materiale organico sotto le unghie della donna e un capello, ma nessun test del DNA fu mai condotto su questi reperti. Gutierrez ammise di aver contribuito a organizzare la rapina, ma affermò di non aver preso parte all'omicidio e che il test del DNA lo avrebbe dimostrato. A febbraio, la TCCA (Corte penale d’Appello del Texas) aveva sentenziato che egli non aveva il diritto di ottenere un test del DNA post-condanna.

"In isolamento da oltre 2 decenni nel braccio della morte del Texas, il signor Gutierrez ha sempre sostenuto di non aver commesso questo crimine. Non ci sono prove che colleghino Gutierrez al crimine", dichiara ora l'avvocato difensore Shawn Nolan, che aggiunge: "La sua ingiusta condanna si basa esclusivamente su 2 elementi deboli: una falsa confessione estorta quando la polizia minacciò di portare via i figli di Gutierrez e minacciò sua moglie, e un testimone inaffidabile. Tale testimone affermò di aver visto Ruben Gutierrez nella zona del crimine al momento in cui fu commesso, ma l'affidabilità di questa identificazione è stata seriamente messa in discussione dal parere degli esperti".

Gli avvocati di Gutierrez il 2 giugno avevano presentato una mozione alla TCCA affermando che il loro staff non sarebbe stato in grado di condurre le indagini necessarie nelle settimane precedenti l’esecuzione.

Gli avvocati avevano anche presentato una richiesta di clemenza alla Commissione delle Grazie del Texas esprimendo preoccupazione per la salute e la sicurezza della squadra di esecuzione e della popolazione carceraria durante la pandemia.

Martedì 9 giugno una giudice federale ha disposto la sospensione dell'esecuzione. "La Corte conclude che Gutierrez ha mostrato una probabilità di successo sulla base di almeno una delle sue affermazioni sul DNA o sulla camera di esecuzione", ha affermato la giudice della Corte federale distrettuale Hilda Tagle.

Ma due giorni dopo il Procuratore Generale del Texas, Ken Paxton, ha chiesto di revocare la sospensione dell’esecuzione, e il giorno successivo la competente Corte federale d’appello l’ha in effetti revocata. In un'opinione scritta, i giudici di tale corte hanno dichiarato che la giudice della Corte distrettuale "aveva abusato della sua discrezione" perché le sue affermazioni sul DNA erano "prescritte e non meritevoli". I giudici hanno scritto che Gutierrez non è riuscito a dimostrare come il test del DNA richiesto avrebbe dimostrato la sua innocenza "in tale data tardiva".

L’avvocato Nolan ha subito inoltrato un altro ricorso: il 15 giugno ha contestato il divieto di accesso alla camera della morte di un cappellano, secondo le regole adottate lo scorso anno dal Dipartimento di giustizia penale del Texas, affermando che questo divieto viola i diritti religiosi del condannato. Nell'aprile 2019 il Texas ha infatti vietato a tutti i cappellani di qualsiasi religione di entrare nelle camere di esecuzione dello stato, dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva sospeso l'esecuzione del condannato a cui era stato impedito di avere un consigliere spirituale buddista presente (1).

Secondo i nuovi protocolli texani, i cappellani del carcere sono disponibili per i detenuti fino a quando non vengono trasferiti nella camera di esecuzione. Ministri e consiglieri spirituali possono solo osservare le esecuzioni dalle stanze dei testimoni. La negazione di un cappellano ha indotto i leader cattolici del Texas ad intervenire contro l'esecuzione di Gutierrez. In un messaggio depositato presso la Corte d'Appello del Quinto Circuito degli Stati Uniti, la Conferenza episcopale cattolica del Texas ha chiesto che Gutierrez possa avere accesso a un sacerdote durante la sua esecuzione. "Negare a un prigioniero di fronte a un'esecuzione imminente l'accesso alla guida e all'accompagnamento spirituale e religioso è crudele e disumano", ha affermato il vescovo di Brownsville Daniel Flores.

La CMN (Catholic Mobilizing Network), organizzazione cattolica statunitense che lavora per porre fine alla pena di morte e promuovere la giustizia riparativa, si è unita alla Conferenza dei vescovi cattolici del Texas per opporsi al cambiamento nei protocolli di esecuzione attuati lo scorso aprile. "I cattolici e le persone di tutte le fedi dovrebbero essere profondamente turbati dalla volontà del Texas non solo di giustiziare Ruben Gutierrez, ma anche di negargli la presenza di un consigliere spirituale", ha commentato Krisanne Vaillancourt Murphy, direttrice esecutiva della CMN. "La nostra fede insegna che la pena di morte è sempre inammissibile perché è un attacco all'inviolabilità della persona. Questa ulteriore infamia di vietare un accompagnamento spirituale ignora palesemente la sacra dignità della persona umana".

Gutierrez ha una sostenitrice molto agguerrita: la star Kim Kardashian West, che ha chiamato il governatore del Texas, esortandolo a intervenire per salvare la vita al prigioniero. La Kardashian, protagonista di un reality show televisivo in America negli ultimi anni è diventata uno dei capisaldi della lotta per la riforma legale negli Stati Uniti. Sta anche studiando per diventare avvocato. Kim ha dichiarato che la situazione di Ruben Gutierrez deve essere riesaminata. Il governatore del Texas non ha risposto alla sua richiesta.

Comunque, un’ora prima del momento fissato, il 16 giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sospeso l'esecuzione di Ruben Gutierrez. La sospensione è conseguita dalla battaglia legale per ottenere l'accesso dei consiglieri religiosi alla camera della morte; la Corte ha detto al giudice distrettuale di ordinare rapidamente una sentenza in appello. "Il tribunale distrettuale dovrebbe determinare prontamente, sulla base di qualsiasi prova fornita dalle parti, se si verificherebbero seri problemi di sicurezza se un prigioniero, che stia per essere giustiziato, fosse autorizzato a scegliere il consigliere spirituale che desidera avere durante l'esecuzione", si legge nella sentenza.

Ovviamente il procuratore distrettuale della contea di Cameron, Luis Saenz, ha dichiarato di essere rimasto deluso dalla Corte Suprema che ha ritardato l'esecuzione di Gutierrez, poiché alla famiglia della vittima "è stata nuovamente negata la giustizia". "Come procuratore, questo non cambia nulla. Ritarda solo il suo destino finale", ha detto Saenz in una nota. Secondo lui, la richiesta di test del DNA è uno "stratagemma" e Gutierrez è stato condannato sulla base di varie prove, tra cui una confessione.

Invece Kim Kardashian West (nella foto) ha salutato con entusiasmo la decisione e tramite i social media ha ringraziato la Corte Suprema.

Quindi Gutierrez è salvo per il momento e speriamo che, mentre verrà dibattuta la questione degli assistenti spirituali, egli possa ottenere il test del DNA che potrebbe scagionarlo. (Grazia)

 

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(1) Vedi numeri: 257; 258, Notiziario; 262, Notiziario; 265

3) IN FLORIDA NEGATO UN NUOVO PROCESSO A JAMES DAILEY

 

Riteniamo, insieme al nostro amico floridiano Dale Recinella, che James Dailey, condannato a morte in Florida, sia innocente. Eppure a Dailey il 29 maggio scorso è stato negato un nuovo processo ed egli è a rischio di imminente esecuzione. Rimane pendente un suo ultimo ricorso presso la Corte Suprema degli Stati Uniti.

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James Dailey

Jack Pearcy

A partire dal mese di settembre dello scorso anno abbiamo scritto parecchi articoli, che coprono una decina di pagine, sulla vicenda di James Dailey, il condannato a morte della Florida seguito dall’assistente spirituale Dale Recinella (1).

Il nostro amico Dale Recinella si è battuto e si batte con tutte le sue forze per salvare Dailey che ritiene del tutto innocente dell’uccisione della 14-enne Shelly Boggio avvenuta nel lontano 1985.

Purtroppo il 29 maggio u. s. il giudice Pat Siracusa del Sesto Circuito Giudiziario della Florida ha vanificato gli ultimi sforzi della difesa la James Dailey per far riconoscere la sua innocenza.

Ricordiamo che la vicenda di James Dailey si è intrecciata con quella di Jack Pearcy. Quest’ultimo, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Shelly Boggio, aveva affermato di essere stato lui e soltanto lui ad uccidere la ragazza.

Lo scorso dicembre Jack Pearcy aveva firmato una dichiarazione giurata in cui si assumeva l’intera responsabilità del delitto. In tale documento è scritto: “James Dailey non ebbe nulla a che fare con l’omicidio di Shelly Boggio. Io ho commesso il crimine da solo.

Tutti si aspettavano quindi che Pearcy, nel corso dell’udienza fissata per il 5 marzo, avrebbe confermato la sua dichiarazione giurata.

Invece in una lettera scritta una settimana prima dell’udienza, Jack Pearcy ha ritrattato la sua confessione ed ha affermato che fu Dailey e soltanto Dailey ad uccidere la ragazza!

Poi nel corso dell’udienza del 5 marzo si è rifiutato di rispondere alle domande che gli sono state fatte.

Ora il giudice Siracusa ha sentenziato che non vi sono prove sufficienti per indire un nuovo processo e che la condanna a morte per Dailey rimane valida.

L’avvocato difensore Josh Dubin ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Sfortunatamente la corte processuale ha deciso oggi di non poter considerare le sovrabbondanti prove dell’innocenza di Dailey, tra le quali le ripetute confessioni di Jack Pearcy che egli commise l’omicidio da solo… Noi dissentiamo rispettosamente con la decisione della corte e continueremo a lottare perché sia resa giustizia a James Dailey. Egli non uccise Shelly Boggio”.

Il nostro amico Dale Recinella ci ha detto che l’attuale sconfitta legale avvicina paurosamente James Dailey all’iniezione letale. A separarlo dalla morte rimane un appello pendente davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

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(1) Vedi nn. 263, 264, 267, 268, 269

4) ARKANSAS: L’USO DEL MIDAZOLAM PER UCCIDERE NON È                              ANTICOSTITUZIONALE

 

L’iniezione di una dose letale di midazolam può causare terribili sofferenze ai condannati a morte, eppure l’uso di tale farmaco in Arkansas è stato dichiarato lecito dalla giudice federale Kristine Baker.

 

La giudice federale distrettuale Kristine Baker il 1° giugno u. s. ha sentenziato che l'uso del farmaco midazolam da parte dell'Arkansas nelle esecuzioni capitali è costituzionale, respingendo il ricorso dei condannati a morte contro la somministrazione di tale farmaco.

La sentenza è stata preceduta da un'udienza di 2 settimane sulla questione dell’uso del midazolam tenutasi a maggio del 2019. Gli avvocati dei detenuti nel corso di tale udienza avevano presentato argomentazioni secondo cui il midazolam non anestetizza adeguatamente il condannato durante l'esecuzione, prima della somministrazione del secondo e del terzo farmaco, un farmaco paralizzante e un farmaco che ferma il cuore. Il terzo farmaco, il cloruro di potassio, somministrato dopo un’anestesia insufficiente, avrebbe dato la sensazione di "avere della benzina versata su di sé e di essere messo a fuoco”.

"La Corte non può concludere che i querelanti abbiano dimostrato che il Protocollo dell'Arkansas sul midazolam comporti un rischio sostanziale di dolore grave a causa dell'uso di una dose di 500 mg di midazolam come primo di tre farmaci", ha scritto la Baker. Pur tenendo presente la sentenza Glossip V. Gross della Corte Suprema degli Stati Uniti (1), i detenuti avevano proposto metodi alternativi di esecuzione ritenuti più accettabili, tra cui il plotone d'esecuzione e l’iniezione letale di pentobarbital. La Baker ha respinto le alternative proposte dai detenuti.

Il midazolam è stato usato in 4 esecuzioni portate a termine in Arkansas nell'aprile 2017. Lo Stato prima della scadenza della partita di midazolam in suo possesso aveva programmato 8 esecuzioni in un periodo di 11 giorni. Un numero senza precedenti. Poi 4 esecuzioni sono state fermate dalle corti.

Le testimonianze nell'udienza del maggio 2019 si sono concentrate sui problemi che si verificarono nel corso delle esecuzioni di Kenneth Williams e di Marcel Williams. Kelly Kissel, un ex giornalista dell'Associated Press che ha assistito a 10 esecuzioni, ha fornito una cronologia dettagliata dell'esecuzione di Kenneth Williams. "Dopo 3 o 4 minuti durante l'esecuzione c’è stato il momento in cui il suo corpo ha sobbalzato in avanti 15 volte in rapida successione e poi altre 5 volte ad un ritmo più lento", ha testimoniato la Kissell. "Era sbandato, sobbalzava, aveva le convulsioni".

Sebbene si sia pronunciata contro i detenuti sull'uso del midazolam, la Baker ha accolto le loro richieste di avere un ulteriore avvocato presente all’esecuzione e di concedere agli avvocati l’uso di un telefono in caso di bisogno. (Pupa)

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(1) Nella sentenza Glossip V. Gross, emessa il 29 giugno 2015, la Corte Suprema, con una decisione presa a stretta maggioranza (5 voti contro 4), affermò che il metodo dell’iniezione letale con l’uso del farmaco midazolam non costituisce una ‘punizione inumana e degradante’ proibita dalla Costituzione USA.

5) NUOVA CONDANNA CAPITALE PER OSGOOD CHE VUOLE ESSERE UCCISO       IN ALABAMA

 

James Osgood, condannato a morte in Alabama, si dichiara colpevole ed insiste per ricevere l’iniezione letale.

 

James Osgood fu condannato a morte nel 2014 in Alabama (1) per aver violentato, torturato per quasi un’ora ed ucciso nel 2010 la 46-enne Tracy Brown in complicità con la propria donna, Tonya van Dyke (2).

All’inizio di giugno la Corte Penale d’Appello dell'Alabama ha confermato la condanna a morte per Osgood.

L'aspetto insolito del caso è che Osgood stesso vuole essere messo a morte.

Osgood, che ora ha 50 anni, fu condannato alla pena capitale nel 2014, ma per un dettaglio tecnico fu poi annullata la fase del processo nella quale si decide tra la condanna a morte o l’ergastolo.

Nell'agosto del 2018, mentre gli avvocati si preparavano a rifare tale la fase del processo, Osgood è intervenuto dicendo: "Quando ho sentito che la corte d'appello ha annullato la sentenza di morte, mi sono preoccupato.”

Ha detto di essere preoccupato perché se una nuova giuria si fosse accordata per una condanna all’ergastolo, la legge dell'Alabama avrebbe impedito al giudice di annullarla.

Osgood ha dichiarato di essere "un tipo da occhio per occhio".

"Credo fermamente che se non vuoi scontare la pena, non devi commettere il crimine", ha detto alla corte. "Un po’ di anni fa ho fatto un gran casino. Sono colpevole e merito la morte. Questo è ciò che voglio".

La sentenza emessa all’inizio di giugno implica che può essere fissata in qualsiasi momento la data di esecuzione per Osgood (Pupa)

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(1) Del caso di James Osgood abbiamo già scritto nel n. 248

(2) Tonya van Dyke, che si dichiarò colpevole per evitare la pena di morte, fu condannata all'ergastolo in seguito ad un patteggiamento.

6) FLORIDA: INDENNIZZI MILIONARI A DUE CONDANNATI INNOCENTI

 

Clifford Williams e suo nipote Nathan Myers, accusati ingiustamente di aver ucciso una donna in Florida nel 1976, hanno ricevuto un indennizzo in denaro per aver passato 43 anni in carcere.

 

Clifford Williams, Jr. che fu condannato a morte in Florida e poi riconosciuto innocente dopo 43 anni è stato indennizzato con 2.150.000 dollari. Ciò in base ad un’apposita legge firmata dal Governatore Ron DeSantis il 9 giugno. La legge ha consentito di risarcire Williams nonostante il fatto che lui avesse due precedenti penali.

Nel preambolo della legge è scritto: “Il Parlamento riconosce che il sistema di giustizia dello stato ha prodotto un risultato erroneo che ha avuto tragiche conseguenze… Il Parlamento provvede ad indennizzare Clifford Williams riconoscendo il fatto che egli ha sofferto grandi danni per essere stato erroneamente detenuto”.

La senatrice Audrey Gibson, che ha sponsorizzato la legge, ha dichiarato: “Williams è rimasto fermo nel suo convincimento che la giustizia avrebbe infine prevalso. Oggi il Governatore ha onorato la sua fede protrattasi nel tempo”.

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Clifford Williams, Jr. (senza mascherina)

Clifford Williams e suo nipote Nathan Myers, accusati di aver ucciso Jeanette Williams (omonima ma non parente di Clifford) e di aver ferito la sua amante, Nina Marshall, furono processati nel 1976. Nathan Myers, che allora aveva 18 anni, fu condannato all’ergastolo. Non avendo precedenti penali, è stato ora indennizzato, con 2.000.000 di dollari, in base alla legge ordinaria.

La positiva conclusione della vicenda consegue al fatto che nel 2018 l’accusatrice nuova eletta Melissa Nelson creò il Conviction Integrity Unit, un nuovo organo giudiziario che indagasse sui casi giudiziari che presentavano dubbi.

Shelley Thibodeau, la direttrice di tale organo giudiziario, pubblicò il suo rapporto sul caso di Clifford Williams e Nathan Myers a febbraio del 2019.

Dal rapporto risultò che nessuna prova fisica connetteva Williams o Myers alla sparatoria ed anzi risultò che un altro uomo, tale Nathaniel Lawson, aveva riferito a diverse persone di aver commesso lui il crimine (da solo). Risultò inoltre che la polizia, in un fascicolo del 1976, aveva scritto di aver appreso della presenza di Nathaniel Lawson sulla scena del delitto nel momento in cui il delitto fu commesso.

La Thibodeau ha concluso che: "l’insieme di tutte le prove, la maggior parte delle quali non vennero viste né sentite dalla giuria, toglie ogni credibilità alle condanne e alla colpevolezza degli accusati.

7) DOPO 40 ANNI BOBBY MOORE TORNA IN LIBERTÀ IN TEXAS!

 

Bobby Moore, un nero disabile mentale che fu condannato a morte in Texas nel 1980, lunedì 8 giugno è tornato in libertà dopo che lo stato del Texas è stato costretto a riconoscere la sua disabilità mentale.

 

Dopo 40 anni di detenzione, quasi tutti passati nel braccio della morte del Texas, il nero Bobby Moore è stato liberato sulla parola. Si conclude così positivamente, anche se con un ritardo di decenni, la complessa vicenda giudiziaria di costui (1).

Bobby Moore, disabile mentale, fu condannato a morte nel 1980 per aver ucciso il 73-enne James McCarble, dipendente di un supermercato, durante una rapina finita male.

Dopo 22 anni si discusse se applicare al suo caso la sentenza Atkins v. Virginia del 2002 con cui la Corte Suprema affermò che mettere a morte disabili mentali è contrario alla Costituzione degli Stati Uniti.

Siccome la Corte Suprema aveva lasciato ai singoli stati la facoltà di scegliere i criteri per determinare chi è effettivamente un disabile mentale, la Corte Penale d’Appello del Texas (TCCA) aveva scelto 7 criteri ascientifici, chiamati “fattori Briseño”, per determinare la disabilità mentale, quali il fatto che il crimine richiedesse premeditazione, che il criminale fosse o no capace di mentire, che il criminale fosse più un leader che un semplice esecutore…

La Corte Suprema USA a marzo del 2017 definì i criteri Briseño un’ “invenzione” della TCCA che mancava del supporto di qualsiasi autorità, scientifica o giudiziaria.

La Corte Suprema rimandò il caso di Bobby Moore alla TCCA invitando tale corte ad adottare i criteri scientifici standard per determinare la disabilità mentale. Nonostante l’accordo tra gli accusatori della Contea di Harris, gli avvocati difensori e le associazioni professionali dei medici sul fatto che Moore fosse un disabile mentale, la TCCA ribadì la sentenza di morte. La difesa di Moore si appellò di nuovo alla Corte Suprema nel 2019 e tale corte rimandò di nuovo il caso alla TCCA. Questa volta la TCCA, il 6 novembre 2019, ridusse la pena di morte all’ergastolo scrivendo: “Non abbiamo altra scelta, dobbiamo accettare la decisione della Corte Suprema”. (2)

Nel 1980, quando Moore fu processato, l’ergastolo consentiva la liberazione del prigioniero sulla parola dopo 20 anni di detenzione. Quindi la sentenza del 6 novembre 2019 rendeva Moore candidato a un’immediata liberazione sulla parola.

A marzo di quest’anno 23 membri della Texas House Criminal Justice Reform Caucus, una commissione composta da parlamentari di ogni orientamento politico, ha inviato alla Commissione per la Liberazione sulla Parola una lettera sollecitando la liberazione di Bobby Moore.

Lunedì 8 giugno Bobby Moore è stato finalmente messo in libertà.

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(1) Vedi nn.: 236; 265, Notiziario

(2) Vedi n. 265, Notiziario

8) NON RIUSCIRONO AD AMMAZZARE ROMELL BROOM IN OHIO: POSSONO        RIPROVARCI

 

Romell Broom sopravvisse ad un tentativo di esecuzione mediante iniezione letale nel 2009. Presto o tardi (probabilmente tra qualche anno) potrebbe ritornare nella camera della morte dell’Ohio.

La Corte Federale d’Appello del Sesto Circuito degli Stati Uniti il 23 giugno ha respinto la richiesta di Romell Broom condannato a morte in Ohio di non essere sottoposto una seconda volta alla tortura dell’iniezione letale.

Tale Corte ha sentenziato che un secondo tentativo di esecuzione non costituisce una ‘punizione crudele e inusuale’ proibita dall’Ottavo Emendamento della Costituzione USA.

Ricordiamo che l’esecuzione di Romell Broom cominciò alle 14 del 15 settembre 2009 ma fu sospesa alle 16 dopo 18 inutili cruenti tentativi di trovare una vena adatta alla somministrazione dei farmaci letali. (1)

Inizialmente l’esecuzione fu rinviata solo di una settimana. Poi seguirono altri rinvii e Romell Broom è ancora vivo dieci anni dopo.

In questi 10 anni i difensori di Broom hanno avanzato vari ricorsi. In primo luogo hanno contestato che un secondo tentativo di infliggere la pena capitale costituirebbe una punizione ‘crudele ed inusuale’ proibita dall’Ottavo emendamento della Costituzione e che costituirebbe una violazione della proibizione della double jeopardy (essere perseguiti due volte per lo stesso reato) di cui al Quinto e al Quattordicesimo Emendamento della Costituzione.

Nel 2016 però la Corte Suprema dell’Ohio a stretta maggioranza (4 voti a favore e 3 contro) si espresse a sfavore di Broom scrivendo: “Un’esecuzione non comincia finché l’ago non è stato inserito propriamente per mandare i farmaci letali nel corpo di un detenuto, anche se l’ago è stato inserito molte volte. Né la costituzione degli Stati Uniti né quella dell’Ohio impediscono allo stato di portare a temine l’esecuzione.

Il 16 giugno, come abbiamo detto, la Corte Federale d’Appello del Sesto Circuito degli Stati Uniti ha respinto il successivo ricorso di Broom.

Per Romell Broom rimane ora solo la speranza di un intervento della Corte Suprema degli Stati Uniti, alla quale si è appellato. (2)

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(1) Vedi n. 172.

(2) Dal momento che il nuovo Governatore dell’Ohio, Mike DeWine, rinvia ripetutamente le esecuzioni capitali, potrebbero comunque passare anni prima Romell Broom venga messo a morte (vedi n. 257).

9) SETTE STATI USA HANNO COMPIUTO ESECUZIONI NEL 2019 (1)

 

Nel corso del 2019 sette stati USA hanno portato a termine un totale di 22 esecuzioni, nel 1999 le esecuzioni furono 98. Questi dati confermano il declino della pena di morte negli Stati Uniti d’America in atto da decenni. In questo articolo si parla del progressivo forte ridimensionamento dell’uso della pena di morte, non solo negli USA ma nei vari paesi del mondo, negli anni e nei secoli.

 

Ora che c'è un movimento globale contro la pena di morte, diamo uno sguardo ai sette stati USA che permettono la pena di morte e che hanno portato a termine esecuzioni nel 2019.

Sette stati ci sembrano, e sono, troppi. Ma se torniamo indietro di cento anni vediamo che la pena di morte era applicata da quasi tutti i paesi del mondo. Andiamo ancora più indietro e vediamo che la pena di morte non solo era presente, ma era la forma di punizione preferita anche per i reati minori.

La prima legge sulla pena di morte risale al XVIII secolo a.C. a Babilonia; la morte era il tipo di punizione preferito per 25 crimini!

I metodi utilizzati nel XVI secolo in Inghilterra includono la decapitazione, l'impiccagione, il rogo e persino l'ebollizione!

Nel 1700 si poteva essere condannati a morte per aver semplicemente abbattuto un albero, uno dei 222 crimini per i quali si poteva essere uccisi, a dimostrazione dello scarso rispetto per la vita umana.

Con il passare del tempo, gli stati hanno cominciato a comprendere che uccidere qualcuno per i crimini commessi è meno importante di lasciare la possibilità di cambiare e di riabilitarsi.

Tuttavia, questa mentalità è generalmente prevalsa solo nelle nazioni avanzate, comprese le nazioni occidentali più sviluppate. Gli Stati Uniti sono l'unico paese occidentale sviluppato che pratica ancora la pena di morte. Anche la patria della ghigliottina, la Francia, ha vietato la pena di morte nel 1981.

In totale, dei 195 membri delle Nazioni Unite, solo 55 paesi hanno ancora la pena di morte. Questi sono generalmente paesi dell’Asia; infatti, degli 11 stati che ancora praticano la pena di morte, 9 sono asiatici. Mentre alcuni di questi paesi praticano la pena di morte perché fa parte della loro tradizione, ad esempio il Giappone, altri come l'Arabia Saudita, l'Iran e il Pakistan hanno mantenuto questa pratica per motivi religiosi.

Negli Stati Uniti, le esecuzioni sono oggi ai minimi storici, soprattutto se confrontate con quelle portate a termine nel 1999, anno in cui sono state eseguite 98 esecuzioni. Mentre la legislazione federale prevede ancora

la pena di morte, molti stati tendono ad abolirla. Nel 2020 prevedono ancora la pena di morte solo 28 Stati e, di questi, 7 hanno ancora effettuato un totale di 22 esecuzioni nel 2019.

 

Ecco gli stati USA che hanno portato a temine esecuzioni nel 2019:

 

7. Missouri

 

Il Missouri ha effettuato un'unica esecuzione nel 2019: il 51-enne Russel Bucklew è stato giustiziato tramite iniezione letale. Bucklew era stato condannato per omicidio di primo grado, rapimento e furto con scasso nel 1997. Sono passati 12 anni dalla condanna all'esecuzione, un tempo che molti considererebbero una punizione crudele e disumana di per sé.

 

6. Sud Dakota

 

L'unica esecuzione in Sud Dakota nel 2019 è stata anche una delle più controverse, con la condanna a morte di Charles Rhine per aver pugnalato a morte un testimone del furto con scasso da lui commesso. Tuttavia, dopo la sua condanna, sono stati sollevati molti dubbi, forse legittimi, sul fatto che la sua condanna a morte piuttosto che all'ergastolo sia conseguita, non solo al suo crimine, ma al suo orientamento sessuale, e al fatto che i giurati abbiano ritenuto che per lui fosse un beneficio rimanere in vita in prigione con altri uomini.

 

5. Florida

 

La Florida trova un posto nella lista degli stati che permettono la pena di morte con le esecuzioni nel 2019 di due serial killer. Gary Bowles era un serial killer che ha ucciso 6 uomini ed è stato conosciuto come il “killer dell’autostrada I-95”. Nello stesso periodo, Bobbly Joe Long è stato messo a morte per l'omicidio di una donna, anche se ha ucciso almeno altre 10 persone in un periodo di otto mesi. Questo è il tipo di comportamenti criminali che rinforzano il mantenimento della pena di morte.

 

4. Tennessee

 

Il Tennessee ha visto tre detenuti giustiziati nel 2019, con Donnie Johnson condannato per l'omicidio della moglie, Stephen West che si è guadagnato due condanne a morte per aver ucciso una donna di 51 anni e la figlia di 15 anni, e Lee Hall, giustiziato per aver ucciso la sua ex fidanzata nel 1991. Il Tennessee è l'unico stato in cui è stata usata l'elettrocuzione; tutti gli altri stati hanno usato l'iniezione letale.

 

3. Alabama

 

Altro stato con tre esecuzioni nel 2019. L’Alabama ha il più alto tasso di condanne pro capite di tutto il paese, tasso più alto di quello del Texas. Ci sono 175 detenuti nel braccio della morte dell’Alabama, il che significa che il numero delle persone giustiziate potrebbe aumentare significativamente nei prossimi anni.

 

2. Georgia

 

Anche in Georgia sono state effettuate 3 esecuzioni nel 2019. La Georgia è al quinto posto tra gli stati USA che hanno portato a termine il più alto numero di esecuzioni. Come tutti gli altri Stati, ad eccezione del Tennessee, la Georgia ha usato l'iniezione letale per uccidere i suoi detenuti.

 

1. Texas

 

Non sorprende che il Texas, con 9 esecuzioni (quasi la metà del totale delle esecuzioni negli USA del 2019) sia in cima alla lista degli Stati che permettono la pena di morte e che hanno portato a termine esecuzioni nel 2019. Dei 9 giustiziati, tutti uomini, cinque erano bianchi, tre neri e uno latino. Billie Coble era probabilmente il più noto di tutti i giustiziati, poiché all'età di 70 anni era l'uomo più anziano nella storia del Texas ad essere messo a morte. Aveva ucciso tre parenti della moglie più di 30 anni fa.                                                                                                                                  (Pupa)

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(1) Articolo pubblicato da insidermonkey.com , da noi tradotto, verificato ed adattato.

10) NOTIZIARIO

 

Iran. Prima esecuzione in pubblico nel 2020. L’11 giugno un uomo è stato impiccato in pubblico nella città di Firuraq nel nord-ovest dell’Iran. Era stato condannato a morte per aver ucciso la suocera e un cognato. Si è trattato della prima esecuzione in pubblico del 2020. Nel 2019 si è saputo di almeno 13 esecuzioni portate a termine in pubblico nel paese degli ayatollah. Nel 2019 furono messe a morte in Iran almeno 280 persone.

 

Iran. Tre sentenze capitali emesse contro i manifestanti antigovernativi deplorate dagli Stati Uniti. La portavoce del Dipartimento di Stato USA, Morgan Ortagus, il 25 giugno u. s. ha deplorato le condanne capitali emesse in Iran nei riguardi di tre giovani amici che presero parte alle sommosse antigovernative scoppiate nello scorso novembre in risposta all'impennata del costo della vita e al drammatico aumento dei prezzi dei carburanti. Il giorno prima si era appreso che le sentenze capitali emesse nei riguardi di Amir-Hossein Moradi, Saeed Tamjidi e Mohammad Rajabi erano state confermate dalla Corte Suprema dell’Iran. I tre amici sono stati tutti condannati alla fustigazione, al carcere e alla pena di morte. Sono stati torturati e costretti a ‘confessare’ in televisione. Si sa che migliaia di persone che presero parte alle proteste antigovernative vennero arrestate e che centinaia di persone furono uccise dalle forze di sicurezza iraniane. Secondo un rapporto dell’agenzia Reuters i morti potrebbero essere stati circa 1.500. Le autorità iraniane hanno contestato questi numeri ma non hanno mai fornito dati ufficiali sull’ecatombe. “Gli Stati Uniti condannano con forza la decisione di condannare a morte Amir-Hossein Moradi, Saeed Tamjidi e Mohammad Rajabi.” Ha dichiarato Morgan Ortagus che ha aggiunto: “A proposto di questi tre contestatori è stato riportato che sono stati percossi, che è stato loro negato di avere avvocati difensori e che sono stati costretti a rilasciare false confessioni. L’Iran deve rispettare i diritti umani e fermare le esecuzioni dei tre”.

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Saeid Tamjidi

Mohammad Rajabi

Amirhossein Moradi

Iran. Quest’anno sono stati già ‘giustiziati’ più di 100 detenuti. I media iraniani hanno reso note da gennaio a metà giugno una trentina di esecuzioni, altre 79 esecuzioni sono state portate a termine in segreto. Lo abbiamo appreso da Human Rights Monitor il 14 giugno. Almeno 2 donne sono state impiccate a gennaio. Una di queste è stata identificata come Maliheh Haj Hassani, impiccata nella prigione di Adelabad a Shiraz, capitale della provincia di Fars, nel sud dell'Iran. La stampa statale ha identificato l'altra donna con il solo nome Sara. La donna, 32 anni, è stata impiccata nella prigione centrale di Mashhad nell'Iran nord-orientale. L’esecuzione di un minore il 21 aprile 2020 ha suscitato l’indignazione per la violazione dei diritti fondamentali: Shayan Saeedpour è stato impiccato nella prigione centrale di Saqqez, nel Kurdistan iraniano, per aver commesso un omicidio quando aveva meno di 18 anni. Sono state eseguite anche sentenze capitali di attivisti politici. Il 10 giugno, il padre del prigioniero politico Hedayat Abdollahpour ha saputo che suo figlio era stato giustiziato 20 giorni prima nella prigione di Urmia. Le autorità iraniane non hanno preavvisato l'avvocato di Abdollahpour, né hanno concesso un'ultima visita alla sua famiglia. Il prigioniero politico 53-enne Mostafa Salimi è stato impiccato nella Prigione Centrale di Saqqez la mattina dell'11 aprile 2020 dopo 17 anni di detenzione. L'esecuzione di Salimi è stata ampiamente coperta dalla stampa ufficiale iraniana. Human Rights Monitor esorta il Relatore Speciale dell’ONU per i diritti umani in Iran, il Relatore Speciale per le esecuzioni extragiudiziali, sommarie e arbitrarie e le altre organizzazioni internazionali per i diritti umani ad attivarsi per fermare la pena di morte in Iran. (Anna Maria)

 

Pennsylvania. Liberato dopo 28 anni innocente condannato a morte. Walter Ogrod fu accusato di aver ucciso Barbara Jean Horn, una bimba di 4 anni, nel 1988. Ha passato 28 anni in carcere, di cui 25 nel braccio della morte. Ogrod, affetto da autismo, pressato dalla polizia ‘confessò’ a suo tempo l’omicidio. Ma in tutti questi anni ha dichiarato la sua innocenza. Ora è stato riconosciuto estraneo all’uccisione della bambina ed è stato liberato. Sul suo caso sono stati fatti documentari. La stessa madre della bambina uccisa si espresse in suo favore: “Non ho dubbi che non sia lui l’assassino e debba essere rilasciato. Mia figlia non tornerà mai a casa, ma volevo giustizia per lei, non semplicemente un caso chiuso”.

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Walter Ogrod ieri ed oggi

Somalia. Messo a morte un militare accusato di omicidio. Il 28 Maggio la Corte Marziale del Puntland (una regione della Somalia) ha fatto eseguire la condanna capitale inflitta ad Ahmed Adan Mohammed, colpevole di aver ucciso intenzionalmente Hassan Shire Amaan, ex comandante responsabile della sicurezza dell'aeroporto di Bosaso. Il soldato condannato è stato in prigione per quasi un anno. Ahmed Adan Mohammed uccise Hassan Shire Amaan il 7 dicembre 2015 e sparì. Era latitante da tre anni quando le forze di sicurezza del Puntland lo hanno arrestato lo scorso anno. La famiglia di Hassan Shire Amaan ha assistito all'esecuzione. La Corte Marziale ha incaricato il Governo dello Stato del Puntland di indennizzare con 66 teste di cammello la famiglia del soldato giustiziato che aveva riportato ferite mentre veniva inseguito e catturato (sic).

 

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 30 giugno 2020