FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 239  -  Giugno 2017

Il Governatore della Florida Rick Scott 

SOMMARIO:

1) Dibattuta la causa intentata dalla Ayala contro il Governatore   

2) Bryant Melson ucciso in Alabama con quattro ore di ritardo    

3) Tolto dal braccio dalla legge per la giustizia razziale, vi rientra

4) La civile California ha un enorme braccio della morte 

5) ll Mississippi ha aggiunto la fucilazione all’iniezione letale 

6) La pena di morte verso un minimo storico in Texas e in tutti gli USA

7) Amnesty sul primo anno di presidenza Duterte nelle Filippine 

8) Condanna a morte in Pakistan per un post blasfemo su Facebook 

9) Esorcista omicida condannato a morte in Myanmar 

10) Dal verbale dell’assemblea del Comitato Paul Rougeau del 18/6/2107

11) Notiziario: Cina, Colorado, Corea del Nord, Florida, Giappone, Nebraska,        Texas  

APPELLO AD ARAMIS AYALA PRO WILLIAM “TOMMY” ZEIGLER JR.

Alcune decine di lettori ci hanno notificato la loro partecipazione all’appello all’accusatrice Aramis Ayala, suggerito da Dale Recinella, in favore di Tommy Zeigler innocente sul punto di essere messo a morte in Florida. È necessario incrementare il nostro impegno in favore di Tommy. Pertanto riceverete presto un messaggio a parte, in cui verrà di nuovo riportato il testo dell’appello pubblicato nel numero scorso e verranno ripetute le istruzioni per inviarlo.

 

 

 

1) DIBATTUTA LA CAUSA INTENTATA DALLA AYALA CONTRO IL GOVERNATORE

Si è tenuto in Florida il dibattito nella causa che l’accusatrice Aramis Ayala ha intentato contro il Governatore Rick Scott, il quale le ha tolto 24 casi capitali perché lei non intende perseguire la pena di morte. Non si sa quando arriverà della Corte Suprema della Florida la decisione in merito.

 

Il 28 giugno scorso, davanti ai giudici della Corte Suprema della Florida, di sono confrontati gli avvocati dell’accusatrice Aramis Ayala con quelli del Governatore della Florida, Rick Scott, nella  causa intentata dalla Ayala contro Scott. 

Come abbiamo detto nel precedente numero di questo Foglio di Collegamanto, la Ayala contesta al Governatore di averle tolto 24 casi capitali per affidarli ad un altro magistrato incline a infliggere la pena di morte, cosa che lei ha dichiarato apertamante di non voler fare.

Nel dibattito del 28 giugno si è sostenuta da una parte la discrezionalità degli accusatori di chiedere la pena da loro ritenuta più giusta e, dall’altra, il potere del Governatore di intervenire per assicurare una corretta amministrazione della giustizia (1). 

L’avvocato Roy L. Austin Jr., che rappresenta Aramis Ayala, ha detto, fra le altre cose: “Come questa onorevole corte ha ripetutamente affermato in precedenza, è lasciata all’accusa l’assoluta discrezione di stabilire se e come perseguire i casi giudiziari”. Ed ha aggiunto: “Non c’è nessuna disposizione legale che ordini il perseguimento della pena di morte da parte dell’accusarice Ayala, o di qualsiasi altro rappresentante dello stato”. Austin ha aggiunto che una vittoria di Scott sarebbe senza precedenti, perché riconoscerebbe al potere esecutivo la facoltà di interferire senza limiti nell’ambito del potere giudiziario.

L’avvocato Amit Agarwal, che rappresenta Rick Scott, ha sostenuto che Aramis Ayala non ha il potere di imporre un approccio generalizzato contro la pena di morte. Ha dichiarato: “Non stiamo dicendo che le leggi dello stato obbligano gli accusatori a chiedere la pena di morte. Le persone intelligenti di buona volontà possono essere contrarie alla pena di morte. Ma nessuno nella nostra società ha il diritto di dire ‘Io’ prendo una decisione assoluta contro la pena di morte”. Ed ha aggiunto: “Qui non è in questione la possibilità o meno di perseguire una condanna a morte. La questione è di osservare le regole della legge sulla pena di morte. Si può poi arrivare ad una condanna a morte in qualche caso e in altri no”.

Consci del desiderio di Scott di dare lavoro ai boia della Florida, noi ovviamente ci auguriamo che la Corte Suprema della Florida deliberi di limitare il potere del Governatore in questa particolare occasione, ciò anche per scoraggiare future violazioni dell’indipendenza del potere giudiziario. Non si sa qundo la massima corte si esprimerà in merito alla causa intentata da Aramis Ayala. (Grazia)

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(1) L’interessante dibattito è riportato integralmente nell’ultimo link che appare nella pagina: http://www.wftv.com/news/local/rick-scotts-aramis-ayalas-arguments-over-death-penalty-heard-in-supreme-court-/543321752

 

 

 

2) BRYANT MELSON UCCISO IN ALABAMA CON QUATTRO ORE DI RITARDO

 

 

 

L’esecuzione di Bryant Melson programmata in Alabama per le ore 18 dell’8 giugno è stata sospesa il giorno 2. Il giorno 6 la data di esecuzione è stata di nuovo fissata per le 18 dell’8 giugno. Una serie di ricorsi presentati in extremis dagli avvocati di Melson ha fatto iniziare l’iniezione letale alle 21:59’.

 

L'Alabama aveva programmato l'iniezione letale per il nero Bryant Melson per le ore 18 dell'8 giugno. Una serie di appelli inoltrati spasmodicamente dai suoi avvocati alle varie corti aveva prodotto una sospensione dell'esecuzione il 2 giugno. La sospensione era stata annullata il giorno 6 (1). 

Il giorno 8 l'iniezione letale è stata praticata a Bryant Melson con quattro ore di ritardo, dopo il fallimento di una serie di ricorsi in extremis.

Quando gli è stato domandato se avesse ultime dichiarazioni da fare, Bryant Melson ha risposto sommessamente: "No". Le sue mani tremavano. L'infusione delle sostanze letali è cominciata alle 21: 59'. 

Per circa 7 minuti si è visto che il condannato si sforzava per respirare.

Melson è stato dichiarato morto alle 22:27'.

L'uccisione di Bryant Melson consegue alla condanna capitale ricevuta per l'uccisione di 3 commessi nel corso di una rapina in un fast food  nella città di Gadsden nel 1994 della quale fu giudicato responsabile insieme ad un complice, tale Cuhuatemoc Peraita (costui ricevette l'ergastolo ma poi fu condannato a morte per aver ucciso un compagno di prigionia). L'impresa fruttò a Melson e Peraita 2.100 dollari.

Rick Halperin ci informa che si è trattato della seconda esecuzione dell'anno in Alabama e della sessantesima da quando ripartì la pena di morte in tale stato nel 1983.

Bryant Melson è stato il 13-esimo condannato messo a morte nel 2017 negli USA e il 1455-esimo dal 1977, anno in cui riprese la pena capitale negli USA. 

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(1) Negli appelli si è contestato essenzialmente il metodo dell'iniezione letale vigente in Alabama - comprendente l'uso del sedativo midazolam - sospettato di essere un metodo crudele e quindi proibito dalla Costituzione degli Stati Uniti.

3) TOLTO DAL BRACCIO DALLA LEGGE PER LA GIUSTIZIA RAZZIALE, VI RIENTRA

 

 

 

Un pasticcio legislativo e giudiziario ha fatto ritornare nel braccio della morte della North Carolina il nero Marcus Robinson e altri 3 detenuti la cui pena capitale era stata commutata in ergastolo nel 2012 da un giudice che li aveva reputati vittime di una chiara discriminazione razziale.

 

È assodato che negli Stati Uniti i Neri, e in genere gli appartenenti alle minoranze razziali, vengano più facilmente condannati a morte rispetto ai Bianchi. 

Per diminuire l'ingiustizia derivante da tale discriminazione, la Corte Suprema USA nel 1986 ha stabilito che nel corso della formazione delle giurie nei casi capitali non possano essere esclusi potenziali giurati sulla base della razza. 

Inoltre nella North Carolina nel 2009 fu approvata la legge Racial Justice Act (Atto per la Giustizia Razziale) secondo la quale i giudici potevano commutare una condanna capitale se ritenevano che la discriminazione razziale avesse pesato nel processo. 

Il nero Marcus Robinson fu condannato a morte in North Carolina nel 1994, a 21 anni di età, per l'omicidio di un giovanissimo bianco, Erik Tornblom, avvenuto nel 1991. Dopo aver passato 20 anni nel braccio della morte, nel 2012 Robinson ebbe la commutazione della condanna capitale in

ergastolo - in base al Racial Justice Act - da parte del giudice Gregory Weeks il quale ritenne che la discriminazione razziale avesse molto pesato nei procedimenti giudiziari da lui subiti.

Quando fu approvato, il Racial Justice Act, concedeva ai condannati a morte un anno di tempo per avvalersene. Quasi tutti i condannati ci provarono ma solo di quattro di essi - Marcus Robinson, Quintel Augustine, Tilmon Golphin, e Christina Walters - furono ascoltate le ragioni.

Robinson fu il primo ad essere ascoltato e tolto dal braccio della morte. Ma contro la commutazione della sua condanna insorsero immediatamente i settori più forcaioli dello stato, tra cui l'Associazione degli Accusatori della North Carolina. 

L'avvocatessa dell'ACLU, Cassandra Stubbs, una tra i difensori di Robinson, ha denunciato la pressione sul Parlamento della North Carolina da parte di chi riteneva che il Racial Justice Act "facesse apparire gli accusatori razzisti e i condannati vittime."

Il Parlamento si è infatti attivato ed ha annullato il Racial Justice Act nel 2013.

"La North Carolina aveva dato una considerazione senza precedenti al fattore razziale nei casi capitali" - ha dichiarato Cassandra Stubbs - ma ora "il Parlamento ha desistito dal suo impegno in tal senso ed ha annullato la legge."

Nel 2015, circa due anni dopo, la Corte Suprema della North Carolina ha riaperto i casi di Robinson, Augustine, Golphin, e Walters asserendo che il giudice Gregory Weeks non aveva dato all'accusa abbastanza tempo per opporsi efficacemente alla commutazione.

Nel gennaio scorso, il giudice della Corte Superiore (1) Erwin Spainhour ha rispedito i quattro nel braccio della morte e ha precisato che siccome il Racial Justice Act è stato annullato, non lo si può utilizzare per ottenere la commutazione delle loro sentenze. 

Il 30 maggio scorso gli avvocati di Robinson e degli altri 3 detenuti ritornati nel braccio della morte della North Carolina hanno avanzato un ricorso basato sulla famosa norma costituzionale statunitense che vieta la double jeopardy - cioè di mettere sotto processo due volte, in una stessa giurisdizione, una persona per lo stesso crimine - dal momento che nel 2012 l’iter processuale dei quattro finì con l'esclusione della pena capitale.

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(1) La North Carolina ha 4 livelli di corti: Corti Distrettuali, Corti Superiori, Corti di Appello, Corte Suprema

4) LA CIVILE CALIFORNIA  HA  UN ENORME BRACCIO DELLA MORTE

In California vi sono 747 condannati a morte ma non si compiono esecuzioni. Si poteva risolvere questa situazione anomala abolendo la pena capitale. Ma l’8 novembre scorso ha vinto per poco un referendum che apporta una serie di cambiamenti nel sistema giudiziario tesi a rimettere in moto la macchina della morte. L’avvio del nuovo sistema però è bloccato da un ricorso inoltrato alla Corte Suprema dello stato da illustri giuristi, tra cui un ex Ministro della Giustizia nel frattempo deceduto.

 

Negli Stati Uniti, nella giornata elettorale dell’8 novembre scorso il movimento per i diritti umani dovette incassare una serie di sconfitte, a cominciare dall’elezione di Donald Trump alla Presidenza della nazione.

I referendum tenutisi in quel giorno rafforzarono la legislazione riguardante la pena di morte in California e in Oklahoma e ripristinarono la pena capitale in Nebraska (1)

In California avrebbe anche potuto verificarsi l’abolizione della pena di morte, ma l’apposito referendum (sulla Proposition 62), perse per poco. Mentre il referendum sulla Proposition 66, inteso

a mettere in moto la macchina della morte in uno stato che ha ben 747 detenuti nel braccio della morte ed ha ‘giustiziato’ solo 13 condannati a partire dal 1972, vinse per poco.

La Proposition 66 intende accelerare casi capitali, tra l’altro ponendo un termine di 5 anni per la durata dell’iter degli appelli.

La Proposition 66, una legge mal fatta per molti versi (2), non è ancora andata in vigore dopo 7 mesi dalla sua approvazione ed è anzi oggetto di forti contestazioni. Un ricorso contro di essa, immediatamente avanzato da John Van de Kamp (3), ex Ministro delle Giustizia della California, e da altri notevoli personaggi, pende davanti alla Corte Suprema della California. 

Il 6 giugno vi sono stati gli interventi pro e contro il ricorso, che dovrebbe essere deciso nel giro di 90 giorni. Nel ricorso si afferma soprattutto che la Proposition 66 contravviene alla Costituzione californiana in quanto con essa il potere legislativo viola l’indipendenza del potere giudiziario ordinando la conclusione degli appelli entro 5 anni.

A parte tutto, lo stato della California è uno dei più avanzati e civili di tutti gli USA, ed è logico che in esso la pena di morte abbia difficoltà a funzionare. In un editoriale del 10 giugno il Los Angeles Times scrive che “la pena di morte è una macchia sugli Stati Uniti, uno dei pochi paesi del mondo sviluppato che ancora la permette. […] Oltre alla sua intrinseca immoralità, la pena di morte colpisce in modo sproporzionato i poveri e le minoranze etniche in un processo in cui le miserie umane – inclusi le menzogne, gli errori fatti in buona fede nelle testimonianze, gli errori nelle prove, i riconoscimenti sbagliati e il comportamento doloso degli accusatori e della polizia – possono determinare la vita o la morte. Dal 1973 almeno 159 condannati a morte sono stati esonerati e, secondo l’Accademia Nazionale di Scienze, è da ritenere che almeno il 4% degli ospiti dei bracci della morte siano innocenti.”

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(1) V. n. 232

(2) V. n. 234

(3) Van de Kamp è nel frattempo deceduto.

5) IL MISSISSIPPI HA AGGIUNTO LA FUCILAZIONE ALL’INIEZIONE LETALE

 

L’introduzione della fucilazione tra i metodi per mettere a morte i condannati del Mississippi sembra abbia regalato una grande soddisfazione agli adoratori delle armi personali.

 

“Il Governatore Bryant persegue l’efficienza nell’esecuzione della pena capitale nel Mississippi”, ha scritto il portavoce di Phil Bryant, Clay Chandler, in una mail a “Guns.com” il 6 giugno. “Egli crede che la House Bill 638 aiuterà nelle esecuzioni, pertanto si è affrettato a firmare tale legge”.

L’introduzione del metodo di esecuzione per fucilazione in Mississippi risale ad aprile ma ora, dopo il ricevimento della precedente mail, il noto sito di armaioli Guns.com (1), ne dà con soddisfazione ampia notizia.  

La legge House Bill 638 autorizza l’impiego del plotone d’esecuzione come ultima risorsa, dopo l’iniezione letale, la camera a gas e la sedia elettrica. I condannati affronteranno il plotone di esecuzione nel caso in cui i primi tre metodi vengano dichiarati incostituzionali o “risultino impraticabili”. 

Il Mississippi si è unito così allo Utah e all’Oklahoma nel novero degli stati che contemplano il plotone di esecuzione.

Il mese scorso un condannato della Georgia ha chiesto invano di essere giustiziato da un plotone d’esecuzione.  Gli avvocati di J.W. Ledford Jr. hanno chiarito che tale richiesta è stata fatta dopo che il condannato aveva appreso che con l’iniezione letale c’era un margine di rischio piuttosto elevato di affogare nella propria saliva.

“Andate a fare in culo!” ha esclamato sorridendo il morituro Ledford dopo l’iniezione del farmaco pentobarbital. 

L’ultima esecuzione con il plotone d’esecuzione negli Stati Uniti avvenne 7 anni fa, il 18 giugno 2010, nello Utah, quando il condannato Ron Lee Gardner scelse tale metodo per morire.

Nel braccio della morte del Mississippi ci sono 47 persone. L’ultima esecuzione vi è stata portata a termine mediante iniezione letale a giugno del 2012.  (Pupa)

_________________ (1)  Vedi: http://www.guns.com

6) LA PENA DI MORTE VERSO  UN MINIMO STORICO IN TEXAS E IN TUTTI GLI USA

 

La pena di morte continua ad essere in calo, non solo in Texas, ma in tutti gli Stati Uniti d’America.

 

Un'indagine effettuata dal Death Penalty Information Center rivela che l’uso della pena capitale  tende ad avvicinarsi ai minimi storici nel 2017, con solo 13 esecuzioni portate a termine entro il 30 giugno e 12 programmate nel resto dell'anno (1).

Nel 2016  furono 14 le esecuzioni effettuate nella prima metà dell'anno.

Anche nello stato del Texas, un forte utilizzatore della pena capitale, si assiste ad notevole calo: nel 2016 il Texas ha messo a morte il minor numero di detenuti nelle ultime due decadi.

“E’ chiaramente in atto un cambiamento del clima politico negli Stati Uniti riguardo alla pena di morte.” ha affermato già l’anno scorso Robert Dunham, Direttore esecutivo del Death Penalty Information Center. “Ci sono molte e diverse ragioni, non si può attribuire questa tendenza a una singola causa: vi è una combinazione di fattori che producono un sostanziale cambiamento nel modo di vedere la pena di morte”.

Secondo il Washington Post tra i fattori del cambiamento vi possono essere le incertezze legali, le moratorie e le carenze dei farmaci letali.

Ma oltre a tali problemi pratici, vi è il fatto che l’opinione pubblica sta lentamante allontanandosi dalla pena di morte. Una ricerca del Pew Research Center ha rilevato che nel 2016  il sostegno alla pena di morte è sceso sotto il 50% per la prima volta dopo quasi mezzo secolo. Benché un anno prima un sondaggio Gallup abbia rilevato un livello di supporto leggermente più alto, con il 60% di favorevoli alla pena di morte, tutti i dati rilevati di recente indicano un declino.

“La gente si sente più a proprio agio con con le pene alternative alla pena capitale, perché è possibile correggere nel tempo eventuali errori  giudiziari”, ha affermato Brian Stella, un avvocato dell’ACLU - Unione Americana per le Libertà Civili - . “Questo certamente aleggia sullo sfondo.”

La recente flessione potrebbe non determinare un record negli USA; allo stato attuale i dati sulle esecuzioni nel 2017 sembrano essere leggermente superiori al minimo in un arco di 26 anni raggiunto nel 2016. Ma ciò potrebbe cambiare se l'Ohio non riuscirà a portare a termine le 5 esecuzioni programmate fino a dicembre.

E’ anche possibile che il 2017 possa vedere un nuovo minimo nelle sentenze capitali emesse negli USA. Fino al 30 giugno gli stati hanno comminato solo 16 condanne a morte. Nel 2016 si ebbero 31 condanne capitali negli USA.

Il Texas, anche se ha visto di recente un marcato decremento nell’uso della pena capitale potrebbe ancora rimanere in testa al gruppo degli stati forcaioli con le 5 esecuzioni programmate per la seconda metà del 2017. (Pupa)

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 (1) V. https://deathpenaltyinfo.org/node/6806

7) AMNESTY SUL PRIMO ANNO DI PRESIDENZA DUTERTE NELLE FILIPPINE

 

Il primo anno di presidenza delle Filippine da parte di Rodrigo Duterte è fallimentare per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani. L'unica cosa che Duterte non è riuscito a fare è il ripristino della pena capitale nel suo paese, anche se ha colmato abbondantemente tale lacuna con le esecuzioni extragiudiziali. Riportiamo qui di seguito il comunicato sulla presidenza di Rodrigo Duterte - entrato in carica il 30 giugno 2016 - rilasciato da Amnesty International il 29 giugno u. s. (Vedi anche i nostri articoli su Rodrigo Roa Duterte nei nn. 229; 230; 231, due articoli; 233; 236).

 

Amnesty International ha dichiarato oggi [29 giugno] che in un anno di presidenza delle Filippine Rodrigo Duterte e la sua amministrazione sono stati responsabili di una vasta gamma di violazioni dei diritti umani, intimidazioni e arresti di personalità critiche, e hanno instaurato un clima privo di legge.

Dalla più alta carica del paese, Duterte ha esplicitamente approvato la violenta campagna governativa contro la droga che ha causato migliaia di esecuzioni extragiudiziali, persino più di quante se ne contarono durante il regime omicida di Ferdinando Marcos dal 1972 al 1981.

"Duterte è salito al potere con la promessa di porre fine alla criminalità. Invece, migliaia di persone sono state uccise da, o per conto di, una polizia che agisce al di fuori della legge, su ordine di un presidente che non ha mostrato altro che disprezzo per i diritti umani e per coloro che li difendono", ha dichiarato James Gomez, direttore di Amnesty International per il Sudest Asiatico e il Pacifico.

"La violenta campagna di Duterte non solo non ha posto fine alla criminalità o ai problemi legati alla droga ma ha anche trasformato il paese in un luogo ancora più pericoloso, compromesso ulteriormente lo stato di diritto e consegnato al suo ideatore la fama di leader colpevole della morte di migliaia di suoi cittadini", ha aggiunto Gomez.

A febbraio, Amnesty International aveva pubblicato un drammatico rapporto in cui denunciava come la polizia si fosse trasformata in un'impresa criminale, uccidendo persone per lo più povere sospettate di consumare o vendere droga, assoldando sicari, impossessandosi dei beni delle persone uccise, collocando false prove sui loro cadaveri e rimanendo del tutto impunita.

Amnesty International aveva sottolineato con preoccupazione l'assenza di qualsiasi credibile indagine su quelle esecuzioni extragiudiziali di massa, equiparabili persino a crimini contro l'umanità. La risposta al rapporto di Amnesty International del segretario alla Giustizia era stata agghiacciante: "Quelli non erano esseri umani".

A maggio, quando la situazione dei diritti umani delle Filippine è stata sottoposta all'Esame periodico universale del Consiglio Onu dei diritti umani, oltre 40 stati hanno espresso preoccupazione per l'ondata di esecuzioni extragiudiziali e il progetto di ripristino della pena di morte per i reati di droga, in violazione degli obblighi assunti dal paese nei confronti del diritto internazionale.

Amnesty International ha chiesto al governo filippino di invitare ufficialmente a visitare il paese il Relatore speciale Onu sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie e arbitrarie e ha sollecitato il Consiglio Onu dei diritti umani ad avviare un'indagine sulla "guerra alla droga".

 

Una guerra contro i poveri

La cosiddetta "guerra alla droga" di Duterte ha pressoché completamente preso di mira le persone delle zone più povere delle città. I corpi pieni di sangue vengono lasciati nelle strade, a volte marchiati col segno dello spacciatore, come a suggerire che siano state le loro azioni a condurre inevitabilmente alla morte.

La polizia prende soldi in nero per eseguire gli omicidi, o paga sicari per farlo, sulla base di liste di nominativi preparate dalle autorità locali.

Invece di chiamarla a rispondere del suo operato, Duterte si è impegnato a proteggere la polizia, affermando recentemente che non permetterà che alcun soldato o poliziotto vada in carcere per aver "distrutto l'industria della droga".

In un caso assai noto, riguardante la morte del sindaco di Albuera e del suo compagno di cella, l'accusa nei confronti degli agenti di polizia sospettati di aver sparato è stata ridotta da omicidio premeditato a omicidio preterintenzionale.

"Il governo di Duterte evita a ogni livello di assumersi le responsabilità. Non ci sono indagini credibili a livello nazionale e non c'è collaborazione col Relatore speciale Onu. La procuratrice del Tribunale penale internazionale potrebbe avviare un'indagine preliminare sugli omicidi di massa e, data la totale impunità in atto, questa è l’opzione migliore", ha sottolineato Gomez.

 

La pena di morte

Il disprezzo del governo di Duterte per il diritto internazionale si è manifestato in tutta evidenza col tentativo di reintrodurre la pena di morte per i reati di droga. Poiché le Filippine sono vincolate al rispetto del Secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici, si tratterebbe di un atto illegale. Mettere a morte persone per reati di droga è essa stessa una violazione del diritto internazionale.

"Nell'anno in cui le Filippine hanno la presidenza dell'Associazione delle nazioni del sudest asiatico e dovrebbero di conseguenza incoraggiare gli altri stati ancora mantenitori ad abolire questa pena crudele e irreversibile, Duterte sta guidando la regione nella direzione sbagliata con gravi conseguenze per le vite umane. Il Senato delle Filippine deve respingere questo tentativo di riportare il paese nel passato e lasciar cadere la proposta di legge sulla pena di morte una volta per tutte", ha dichiarato Gomez.

 

Minacce ai difensori dei diritti umani

In questi 12 mesi, il presidente Duterte ha anche minacciato di "uccidere" gli attivisti per i diritti umani e, in un discorso fatto nel palazzo presidenziale nel maggio 2017, di "decapitare" i difensori dei diritti umani che criticano la situazione del paese. La principale voce critica del paese, la senatrice Leila de Lima, è in stato di detenzione.

"C'è il pericolo che l'assenza di legge si diffonda ancora di più. Quando i diritti umani e lo stato di diritto vengono messi da parte, la polizia si dà al crimine e la povera gente ne paga le conseguenze. Le forze di sicurezza hanno il dovere di attenersi alle norme e agli standard internazionali sui diritti umani. Se non lo fanno, si comportano esattamente allo stesso modo di coloro che dovrebbero contrastare", ha commentato Gomez.

 

La legge marziale

La mortale campagna antidroga del governo ha distratto l'attenzione da altre questioni di grande importanza. Il 23 maggio Duterte ha dichiarato due mesi di legge marziale nell'isola meridionale di Mindanao, dopo che le forze di sicurezza erano state colte di sorpresa dall'attacco di gruppi armati che avevano preso possesso della città di Marawi. Sulla base del diritto internazionale, le misure d'emergenza devono essere limitate nella durata e nella portata e non possono essere usate come scusa per ignorare i diritti umani.

8) CONDANNA A MORTE IN PAKISTAN PER UN POST BLASFEMO SU FACEBOOK

In un Comunicato di Amnesty International del 12 giugno leggiamo quanto segue. Il Comunicato fa seguito ad un ampio Rapporto in inglese di Amnesty del 20 dicembre scorso, di cui al seguente link: https://www.amnesty.it/pakistan-le-leggi-sulla-blasfemia-spesso-usate-le-minoranze-religiose/

Amnesty International ha chiesto il proscioglimento e l’annullamento della condanna a morte di un uomo giudicato colpevole di aver pubblicato un post “blasfemo” su Facebook.

La condanna, emessa da un tribunale anti-terrorismo, si è basata sull’articolo 295.C del codice penale (uso di termini offensivi nei confronti del Sacro Profeta) e sugli articoli 9 e 11.W della Legge anti-terrorismo, che puniscono l’istigazione all’odio settario.

Si tratta della prima condanna a morte per un reato informatico. Finora in Pakistan non sono ancora state eseguite condanne a morte per blasfemia. 

“Processare e condannare a morte una persona per aver pubblicato on-line materiale giudicato blasfemo è una violazione del diritto internazionale che stabilisce un pericoloso precedente in Pakistan. Le autorità locali stanno usando leggi generiche e dai contenuti vaghi per criminalizzare la libertà d’espressione. Tutte le persone accusate di ‘blasfemia’ devono essere rilasciate immediatamente”, ha dichiarato Nadia Rahman, ricercatrice sul Pakistan di Amnesty International. 

“Anziché indagare sulle violenze di massa che nei mesi scorsi hanno causato tre morti e numerosi feriti, le autorità stanno diventando esse stesse parte del problema applicando leggi prive di garanzie e che si prestano all’abuso”, ha aggiunto Rahman. 

“Nessuno dovrebbe essere portato di fronte a un tribunale, soprattutto un tribunale anti-terrorismo, per aver esercitato pacificamente i suoi diritti alla libertà d’espressione e alla libertà di pensiero, opinione, religione o credo. È terribile pensare che, in casi del genere, si sia pronti a usare la pena di morte, una punizione crudele e irreversibile di cui la maggior parte del mondo ha deciso di fare a meno”, ha commentato Rahman. 

9) ESORCISTA OMICIDA CONDANNATO A MORTE IN MYANMAR (*)

 

Tun Naing, che si definisce un esorcista, ha ucciso tre bimbi lo scorso anno affermando che erano posseduti da spiriti maligni. Ora è stato condannato a morte ma speriamo che non venga ucciso.

 

Dichiaratosi colpevole dell’omicidio di tre bimbi nel novembre scorso, il birmano Tun Naing, è stato processato per lesioni personali gravi e per omicidio. Il 20 giugno La Corte del Distretto Meridionale della città di Yangon (ex capitale del Myanmar) lo ha condannato a 7 anni di carcere per le  lesioni e a morte per gli omicidi.

Tun Niang fu arrestato nello scorso ottobre per aver picchiato a morte nel suo villaggio 3 bambini – rispettivamente di 3 anni, di 2 anni e di 8 mesi – nel tentativo di liberare i loro corpi da spiriti maligni. Naing distribuì alle famiglie dei bambini e ad altri abitanti del villaggio “acqua benedetta” e li indusse in uno stato di trance, poi uccise i bambini sotto i loro occhi.  Nei referti della polizia è scritto che i corpi dei bimbi mostravano segni di calci, pugni e pestaggi.

Benché la pena di morte viga ancora in Myanmar, viene eseguita raramente. L’ultima esecuzione ivi portata a termine risale al 1988. Nel gennaio 2014 il Presidente Thein Sein commutò in ergastolo tutte le condanne a morte allora in essere.

Prima del caso di Tun Naing, il caso più recente di condanna a morte in Nyanmar è quello di tale Uruma, colpevole di aver comandato nello scorso ottobre attacchi terroristici nelle aree di confine prossime alla città di Maungdaw. Gli attacchi terroristici verificatisi in quei luoghi dall’ottobre 2016 hanno causato 38 morti. (Pupa).

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(*) Il Myanmar viene denominato anche Birmania, la sua capitale fino al 2005 era Yangon  (Rangoon).

10) DAL VERBALE DELL’ASSEMBLEA DEL COMITATO PAUL ROUGEAU del 18/6/2107

 

L’Assemblea ordinaria dei Soci del Comitato Paul Rougeau/Ellis One Unit si è riunita il 18/6/2017 alle ore 10:30 a Torino [...] Presiede il presidente del Consiglio Direttivo Giuseppe Lodoli, funge da segretaria Maria Grazia Guaschino per incarico del presidente. L'ordine del giorno è il seguente: 1. Relazioni sulle attività svolte dal Comitato Paul Rougeau dopo l'Assemblea del 19 giugno 2016. 2. Situazione iscritti al Comitato Paul Rougeau, gestione dei soci. 3. Illustrazione ed approvazione del bilancio per il 2016. 4. Ratifica di eventuali dimissioni dal Consiglio direttivo; elezione di membri del Consiglio direttivo. Breve sospensione dei lavori dell'Assemblea per consentire una riunione del

nuovo Consiglio direttivo con il rinnovo delle cariche sociali. 5. Discussione, programmazione e approvazione del prosieguo delle attività in corso, inclusi: il sostegno ai detenuti Larry Swearingen, Gerald Marshall e William "Tommy" Zeigler e la pubblicizzazione e la vendita dei libri editi a cura del Comitato ancora in giacenza. 6. Relazione sull'acquisizione del nuovo Presidente Onorario del Comitato nella persona di Ernesto Olivero. 7. Commemorazione di Fernando Eros Caro, nostro corrispondente dal braccio della morte della California, deceduto il 28 gennaio 2017.  8. Proposte di nuove attività nell'ambito del mandato del Comitato Paul Rougeau e approvazione delle stesse. 9. Varie ed eventuali. In apertura di seduta si affronta il punto 1. all’o. d. g., illustrando le principali attività svolte dal Comitato dopo l’Assemblea del 19 giugno 2016. Prende la parola Giuseppe Lodoli che parla della preparazione e della diffusione del Foglio di Collegamento del Comitato. Il F. d. C. oltre ad informare sulle attività della nostra associazione e a promuoverle, diffonde informazioni sulla pena di morte negli Stati Uniti e nel mondo. Il periodico che è uscito con una cadenza pressoché mensile è stato molto apprezzato dai lettori. [...] Del F. d. C. sono usciti nell’ultimo anno 9 numeri, di cui 3 numeri doppi, per complessive 145 pagine. Nell’anno precedente erano usciti 7 numeri per 106 pagine complessive [...] Per la preparazione del F. d. C. sono state raccolte e indicizzate 1.020 pagine di documentazione (1.200 pagine nell’anno precedente). La maggior parte delle informazioni utilizzate provengono dal professore texano Rick Halperin, da molti decenni il maggiore e più attivo esperto di pena di morte del mondo. Il nostro periodico mensile è attualmente ricevuto per email da 516 persone (un numero vicino a 541, numero record raggiunto lo scorso anno). Il F. d. C. su carta viene ormai spedito solo a 7 persone [...] Grazia ha continuato a corrispondere con una cadenza mensile con Fernando Eros Caro, detenuto nel braccio della morte della California, fino al decesso di quest’ultimo avvenuto il 28 gennaio u. s., e a tradurre gli articoli di Fernando per il bollettino del Comitato. Grazia ha continuato a corrispondere anche con Tom, un condannato a morte della Florida.  La pagina Facebook del Comitato, Amici e sostenitori del Comitato Paul Rougeau, è risorta ed è implementata [...] per merito di Guido Grenni. Vi compaiono pressoché tutte le notizie di attualità di nostro interesse, sia pure prevalentemente in inglese. Guido sente la necessità di stimolare i contributi attivi di chi accede alla pagina Facebook. [...] Giuseppe riferisce che i messaggi email spediti nell’anno dalla casella del Comitato prougeau@tiscali.it sono stati 520, un numero di poco inferiore a quelli degli anni precedenti. Giuseppe riferisce che è in preparazione una edizione aggiornata dell’Opuscolo del Comitato – essendo l’ultima edizione uscita dell’ottobre 2015. La pubblicazione dell’Opuscolo di una sessantina di pagine è molto utile per far conoscere il Comitato, la sua storia e le sue attività, e le principali informazioni sulla pena di morte negli Stati Uniti. Ci si propone di affrettare l’uscita della nuova edizione. Giuseppe e Grazia riferiscono della vendita dei libri distribuiti dal Comitato. Del libro di Fernando Eros Caro Non smettete mai di sognare, pubblicato a cura di Grazia e di Giuseppe a settembre del 2015, acquistammo 150 copie. L’anno scorso ne abbiamo rivendute 49 copie (con un guadagno di 4 euro a copia), quest’anno ne abbiamo distribuite 18 copie [...] Del libro di Gary Graham Muoio assassinato questa notte, pubblicato a cura del Comitato nel 2004, sono state distribuite 470 copie, 1 sola venduta nell’ultimo anno. Ne rimangono da vendere 130 copie. Grazia propone di regalare tale libro a chi acquisterà altri libri da noi distribuiti. Del libro di Dale Recinella Nel braccio della morte sono state restituite alle Edizioni San Paolo le copie dateci in conto vendita ad eccezione di una decina che ci proponiamo di vendere. Grazia riferisce di un articolo, da lei scritto, pubblicato sul giornalino religioso Piccole luci per merito di tale suor Grazia e sulla corrispondenza di suor Grazia con Fernando Eros Caro. Grazia ha ottenuto di far pubblicare a luglio scorso una lunga intervista a Dale Recinella su "La Pazienza", la rivista dell'Ordine degli Avvocati di Torino, nonché una lunga intervista a Dale in inglese sul The Messanger of Saint Anthony, versione inglese del Messaggero di Sant'Antonio. Sono proseguiti contatti di routine del Comitato con la Sezione Italiana di Amnesty International e sono state date consulenze a persone inviateci da Amnesty intenzionate a cominciare una corrispondenza con condannati a morte. Punto 2. all’o. d. g.: Grazia relaziona sulla situazione dei soci del Comitato: vi sono attualmente 37 persone in regola con il pagamento della quota sociale e un’altra ventina di persone recuperabili con inviti individuali che Grazia si propone di fare a settembre.  [...] Punto 3. all’o. d. g.: data l’assenza giustificata del Tesoriere Paolo Cifariello, Grazia illustra brevemente il bilancio per il 2016 preparato dallo stesso Cifariello. Grazia fa notare che la tenuta del sito del Comitato è a pagamento, dal momento che da un anno se ne occupa molto bene Fabio Andreozzi un informatico che ha chiesto una remunerazione di 15 euro al mese. Il fondo cassa alla fine del 2016 è quasi nullo. Perdura la grave carenza di fondi che frena le attività del Comitato. Il bilancio viene approvato all’unanimità e allegato al presente verbale.  [...]  Punto 4. all’o. d. g. Tutti i membri del Consiglio Direttivo dichiarano di essere dimissionari – Paolo Cifariello e Andrea De Paoli tramite Giuseppe Lodoli - e quindi si rende necessario eleggere un nuovo Consiglio Direttivo. Tenuto conto dell’indisponibilità del socio Andrea de Paoli ad essere rieletto, l’Assemblea elegge all’unanimità nel Consiglio Direttivo del Comitato Paul Rougeau i soci Paolo Cifariello, Annamaria Esposito, Guido Grenni, Grazia Guaschino, Giuseppe Lodoli, Maria Antonietta Lodoli. Alle ore 12:10’ i lavori dell’Assemblea vengono brevemente interrotti per consentire al Consiglio Direttivo appena eletto di nominare le cariche sociali. [...] Si eleggono all’unanimità dei presenti: Giuseppe Lodoli a Presidente, Maria Grazia Guaschino a Vice Presidente, mentre Paolo Cifariello viene eletto Tesoriere. Pertanto il Consiglio Direttivo risulta composto da: Giuseppe Lodoli (Presidente), Maria Grazia Guaschino (Vice presidente), Paolo Cifariello (Tesoriere), Anna Maria Esposito, Guido Grenni e Maria Antonietta Lodoli (Consiglieri). La riunione del Consiglio Direttivo si conclude alle ore 12:20’.  Punto 5. all’o. d. g. Dei due condannati del Texas seguiti con continuità dal Comitato, Larry Swearingen è messo molto male: è stato respinto il suo ultimo appello e non viene fissata per lui la data di esecuzione solo perché i suoi bravissimi avvocati hanno escogitato e messo in atto un’azione del tutto inusuale: hanno citato in una causa civile le massime autorità dello stato, tra cui i 9 giudici della Corte Criminale d'Appello del Texas, accusandoli di aver violato i diritti costituzionali di Larry Swearingen. Finché non si concluderà tale causa non potrà essere fissata la data di esecuzione. Non potendo in questo momento mandare fondi integrativi per la sua difesa, ci affidiamo all’associazione Innocence Project che lo ha adottato e segue benissimo il suo caso. Il caso dell’altro condannato a morte del Texas seguito dal Comitato Paul Rougeau, Gerald Marshall, è fermo da anni. Gerald che ha fatto la scelta assai discutibile di incaricarsi in prima persona della propria difesa legale, chiede fondi al Comitato ma non si sa come tali fondi dovrebbero essere usati. Un anno fa è uscito in italiano, per merito di Alfonso Santamaria dell’associazione Pier Giorgio Frassati di Cerignola, il suo libro autobiografico intitolato “999489 Dall’affido al braccio della morte”, un libro ineffabile che merita veramente di essere letto. Si decide di proseguire il sostegno a Larry e a Gerald e di mantenere i contatti con l’avvocato difensore di Larry, James Rytting. Il condannato a morte segnalatosi fin dal 2001 dall’amico floridiano Dale Recinella, William “Tommy” Zeigler, è giunto alla soglia dell’esecuzione. Per salvare Zeigler della cui innocenza Dale è convinto, non rimane che chiedere all’accusatrice Aramis Ayala, notoriamente contraria alla pena di morte, di intervenire in suo favore. Il Comitato promuoverà il più possibile una petizione all’Ayala concordata con Dale. [...] Punto 6. all’o.d.g. Grazia parla dell’acquisizione del nuovo Presidente Onorario del Comitato Paul Rougeau nella persona di Ernesto Olivero e legge la bellissima lettera con cui Olivero ci ha comunicato l’accettazione della nostra richiesta. Giuseppe sottolinea che Ernesto Olivero ha un curriculum veramente impressionante per quanto riguarda l’impegno umanitario. Punto 7. all’o. d. g. La commemorazione di Fernando Eros Caro, personaggio assolutamente eccezionale, divenuto amico del Comitato per merito di Grazia che ha saputo avviare e mantenere un rapporto epistolare con lui, si fa parlando di lui, delle sue lettere, dei suoi articoli, dei suoi quadri, delle attenzioni, degli squisiti delicati gesti di amicizia che tanti hanno ricevuto da lui. Si penserà a trovare un eventuale corrispondete privilegiato dal braccio della morte degli Stati Uniti che gli succeda. Punto 8. all’o. d. g. Ci si propone di cercare dei personaggi noti che condividano i nostri ideali e che fungono da testimonial, diventino soci onorari e/o sostengano comunque la nostra associazione. [...] Grazia sta cercando un editore che pubblichi in italiano l’ultimo voluminoso libro scritto da Dale Recinella intitolato When We visit Jesus in prison. [...]. Tra le attività da programmare vi sono quelle che permettano di raccogliere 6.000 euro per finanziare un prossimo ciclo di conferenze in Italia di due

settimane di Dale Recinella e della moglie Susan. Non essendoci altri argomenti da discutere l’Assemblea termina alle 15:00.

11) NOTIZIARIO

 

Cina. Condannati in pubblico e immediatamente messi a morte. L’agenzia ufficiale Xinhua ha reso noto che il 24 giugno a Shanwei nella provincia cinese del Guandong sono stati processati 18 detenuti imputati di reati di droga e ne sono stati condannati a morte 13. Il processo si è svolto in pubblico in uno stadio della città di Shanwei gremito da circa 10.000 persone. Dei 13 condannati alla pena capitale, 8 sono stati subito uccisi. La città di Shanwei si trova in un’area nota per la produzione e il traffico di stupefacenti. Nel 2014 oltre 3.000 tra poliziotti, militari e paramilitari, vi fecero una massiccia irruzione, sequestrando tre tonnellate di meta-anfetamine e arrestando quasi 200 persone tra i 14.000 abitanti. Un processo, come quello svoltosi il 24 giugno scorso, ebbe luogo anche nel 2015. All’epoca 5 persone furono condannate a morte e immediatamente uccise, 8 persone ebbero la pena capitale con la sospensione condizionale della pena e altre 25 persone furono condannate a pene detentive non inferiori ai dieci anni.

 

Colorado. Vige ancora la pena di morte ma probabilmente non verrà più usata. Il Colorado è uno dei 32 stati USA che hanno ancora la pena di morte nei loro codici. Ma ha compiuto una sola esecuzione negli ultimi 50 anni e il noto sociologo Michael Radelet nel suo nuovo libro “The History of the Death Penalty in Colorado” opina che probabilmente non vi saranno più esecuzioni in quello stato che ha solo 3 condannati a morte.  Nel suo libro Radelet racconta della prima condanna a morte, eseguita in Colorado nel 1859, e cita i casi più notevoli verificatisi da allora. Tra di essi quello di Joe Arridy, un disabile mentale con un Q. I. di 46, ucciso nel 1939 e perdonato post mortem nel 2011 dal Governatore Bill Ritter.

Corea del Nord. Condanna a morte in contumacia dell’ex presidente sud-coreana Park Geun-hye.

 

 

La pericolosa paranoica attitudine del giovane dittatore dalla Corea del Nord Kim Jong Un a vedere nemici dappertutto ha come conseguenza la condanna a morte e l’esecuzione sommaria e con modalità assude di molti suoi concittadini (v. ad es. nn.: 210; 211; 226, Notiziario; 235, Notiziario; 237, notiziario). Però ultimente il presidente  Kim Jong Un se l’è presa con le autorità della Corea del Sud che, d’accordo con gli Americani, avrebbero messo a punto un piano per ucciderlo con armi chimiche il 15 aprile scorso. Il  28 giugno si è appreso dall’agenzia ufficiale nord-coreana KCNA che il Ministero per la Pubblica Sicurezza e l’Ufficio Centrale della  Pubblica Accusa della Corea del Nord hanno chiesto formalmente alla Corea del Sud l’estradizione della ex presidente Park Geun-hye e dell’ex capo dei Servizi Segreti Lee Byung-ho, affermando che questi due sono stati condannati a morte nel paese di Kim Jong Un quali ideatori del piano assassino. Ovviamente la Corea del Sud non può dare ascolto a tali richieste anche se accompagnate da oscure minacce in caso di inadempienza.

 

Florida. Votata la pena di morte in uno dei casi tolti ad Aramis Ayala. Il 2 giugno una giuria ha votato all'unanimità dei 12 membri la pena capitale per il 30-enne ladro omicida Juan Rosario. Si è trattato di uno dei 24 casi capitali che il governatore Rick Scott ha tolto all'accusatrice Aramis Ayala  - dichiaratamente non disposta ad infliggere la pena di morte - assegnandoli all'accusatore forcaiolo Brad King (v.http://www.orlandosentinel.com/news/breaking-news/os-juan-rosario-death-penalty-closing-arguments-20170602-story.html e i nostri articoli sull' Hon. Aramis Ayala in questo numero e nei due numeri precedenti).

 

Giappone. Muore di morte naturale un novantenne condannato a morte. Da un comunicato del governo giapponese si apprende che il 26 giugno il più anziano condannato a morte nel paese del Sol levante, il 90-enne Takeshige Hamada, è morto di morte naturale, soffocato dal suo stesso vomito. Inutili sono risultati i tentativi di rianimarlo compiuti in un ospedale vicino al carcere del distretto di Fukuoka in cui era detenuto. Hamada aveva ucciso tre persone alla fine degli anni settanta per riscuotere premi assicurativi.

 

 

Nebraska. Nella lettera al giornale il lettore approva la pena di morte inflitta ad un folle.

 

 

In una lettera inviata al quotidiano del Nebraska Omaha World-Herald, il lettore Leonard White scrive: “Gli assassini come Nikko Jenkins sono la ragione della pena di morte. Subito dopo che fu scarcerato egli uccise; se sarà messo insieme agli altri carcerati, ritengo che ammazzerà ancora. Il personale del carcere non sa che cosa fare di lui anche se è rinchiuso nel braccio della morte, dal momento che ha minacciato di aggradire un altro condannato a morte. Quando qualcuno vien messo in prigione il pubblico è debitore della sicurezza prodotta dalla di lui detenzione. Coloro che pensano che Jenkins non debba essere messo a morte dovrebbero passare un po’ di tempo insieme a lui. Il mio cuore è con le guardie che hanno il compito di sorvegliarlo. Ogni volta che vengono in contatto con lui sono in pericolo. Sono così contento che il Nebraska abbia la pena di morte, non come lo Iowa.” Da notare che il 30-enne Nikko Jenkins è uno psicopatico che si è inciso il numero 666 sulla fronte e che si è affettato la lingua e il pene per apparire come un serpente. È stato condannato a morte a fine maggio per aver ucciso 4 persone subito dopo essere uscito dal carcere nel 2013.

 

Texas. La scelta dei giurati comincia quattro mesi prima dell’inizio del processo capitale. Antonio Cochran verrà sottoposto a processo capitale a fine ottobre per aver ucciso la 18-enne Zoe Hastings nel 2015. Prima di allora verranno somministrati dei questionari a circa 3000 cittadini texani della contea di Dallas le cui risposte permettano all’accusa e alla difesa di Cochran di scegliere i 12 componenti della giuria che dovrà giudicarlo. La mentalità dei potenziali giurati emergerà dalle risposte date ad oltre 200 domande contenute in 19 pagine. Un quarto delle domande riguarderà la posizione nei riguardi della pena di morte dei potenziali giurati. I giurati scelti dovranno essere tutte persone favorevoli alla pena di morte, ma l’accusa tenderà a scegliere persone più forcaiole e la difesa persone meno forcaiole.

 

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 3 luglio 2017