FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

Numero 161   -  Giugno 2008

SOMMARIO:

 

1) Una "sicurezza" che viola sicuramente i diritti umani                      

2) "Salviamo la legge Gozzini"                                                                        

3) Proibita la pena di morte per le violenze sessuali ai bambini                      4) "Nemici combattenti", di nuovo bocciate le tesi presidenziali                      5) Mozione d'emergenza della Corte Internazionale per Medellin?          

6) 'Rifiutata' dalla Cina olimpica la petizione per la moratoria                     

7) American gulag                                                                                    

8) Dal verbale dell'Assemblea di Firenze del 15 giugno                     

9) Messaggi in occasione del cambio di presidenza del comitato

10) Notiziario: Georgia, South Carolina, Texas                              

 

 

1) UNA 'SICUREZZA' CHE VIOLA SICURAMENTE I DIRITTI UMANI

 

'Razzismo' e 'xenofobia' sono i termini più usati per descrivere il clima di intolleranza e le aggressioni, a livello concettuale, legislativo, operativo, da parte dei pubblici poteri e dei privati, nei riguardi dei Rom e degli stranieri, ma anche delle fasce più deboli ed emarginate della popolazione italiana. Queste parole non bastano per inquadrare un fenomeno ampio, indeterminato, gravemente lesivo dei diritti umani, in atto da tempo in Italia ma esploso negli ultimi mesi e suscettibile di ulteriori tragici sviluppi.

 

Anche se lo scopo principale del Comitato Paul Rougeau è quello di sostenere i condannati a morte nel contesto del movimento abolizionista, in una situazione di vera emergenza per i diritti umani non possiamo fare a meno  di prendere una chiara ed esplicita posizione sull'aberrante 'fenomeno sicuritario'.

La paura, il senso di insicurezza, come le altre emozioni che emergono della parte più interna (e più antica dal punto di vista evolutivo) del nostro cervello, ha una sua funzione positiva perché contribuisce ad assicurare la sopravvivenza degli individui e del genere umano. Ma la paura non regolata dalla ragione, può diventare distruttiva, rendendo le persone aggressive e violente. E la società nel suo complesso rischia di regredire verso la barbarie.

Da anni consiglieri senza scrupoli suggeriscono ai politici di incrementare il senso di paura e di insicurezza della gente. Da un lato. E dall'altro di promettere in grandi dosi 'sicurezza' e repressione del crimine al fine di conquistare i voti e il sostegno dal pubblico. Si innesca così un meccanismo perverso in cui il tam tam dei media ha un ruolo sostanziale. I fatti di cronaca vengono selezionati e presentati nel modo più idoneo per suscitare allarme e confermare la fondatezza dei pregiudizi e degli atteggiamenti ostili nei riguardi non solo e non tanto dei singoli delinquenti, ma di determinate componenti della società. Vengono così di fatto giustificati, scatenati, e tollerati nelle loro conseguenze, gli istinti peggiori della gente.

Negli Stati Uniti d'America negli anni Ottanta un forte aumento del crimine, dovuto a cause sociologiche complesse, fu esasperatamente sfruttato dai politici che, in cambio di voti, promettevano di combattere la criminalità e di inasprire le pene. Oltre ad avviare una spaventosa crescita del tasso di incarcerazione, l'America in quel periodo riportò in auge la pena di morte (negli Stati Uniti  tra gli anni Sessanta e Settanta la pena capitale sembrava avviata ad una definitiva abolizione).

In Italia l'attuale 'allarme sicurezza' non ha un riscontro nei dati (anzi continua la tendenza verso una drastica diminuzione dei reati più gravi: mai gli omicidi sono stai così pochi nel nostro paese) ma giova molto agli interessi immediati dei politici che lo riecheggiano.

La parte politica più credibile per quando riguarda la promessa di usare metodi drastici per ripristinare la 'sicurezza' dei cittadini 'onesti' ha vinto molto agevolmente le ultime elezioni (invano inseguita sullo stesso terreno dal Partito Democratico).

La politica della 'sicurezza' messa in atto dal nuovo governo, ci sgomenta e ci sorprende. Ancor prima che sia emanata una miriade di norme aberranti, aggressioni da parte dei privati e dei pubblici poteri si moltiplicano sotto i nostri occhi nei riguardi dei Rom (1), degli immigrati, dei poveri e degli emarginati.

Le aggressioni alle componenti più deboli della società sembrano incontrare fin troppi consensi sia nella popolazione che tra i politici. D'altro canto sono pigramente ignorate dalla maggioranza degli intellettuali, degli 'opinion leader', delle autorità ecclesiastiche.

A ragione, si sono sottolineate le analogie tra il momento attuale e il periodo che preparò in Germania lo sterminio degli Zingari insieme a quello degli Ebrei.  

Si parla di 'razzismo' (cioè di ostilità istintiva verso razze minoritarie) o di xenofobia (ostilità contro gli stranieri) come cause delle attuali violazioni. Ma c'è altro da tener presente. Non bisogna dimenticare che tutto ciò accade sullo sfondo di un ingiusto 'ordine globale' con i suoi enormi squilibri economici: l'insipienza nel governo del Pianeta si salda all'egoismo con cui la minoranza dei ricchi difende i propri privilegi.

Quel che è certo è che nell'immediato e nel contingente siamo in presenza di gravissime violazioni dei diritti elementari, suscettibili di ulteriori tragici sviluppi, che richiedono una pronta ed esplicita risposta da parte di tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani.

 

 

Aggressioni dei Rom

 

A ben riflettere, quel che accade oggi in Italia non è che la conseguenza e l'aggravamento di un fenomeno che da diversi anni a questa parte produce terribili ingiustizie e sofferenze nelle componenti più deboli della popolazione.

Tuttavia alcuni degli accadimenti recenti hanno una tale portata da palesare un salto di qualità del fenomeno.

L'asserito tentativo di rapimento di un lattante a Ponticelli vicino Napoli il 13 maggio è stato preso a pretesto per gli attacchi incendiari contro diverse strutture abitate dai Rom, attacchi peraltro preparati in precedenza dagli 'attivisti' locali. Il fatto è stato presentato in maniera completamente distorta dalla stampa e dalle autorità, come ha accertato l'associazione internazionale EveryOne che si batte per i diritti umani delle minoranze. Le vittime semmai sono Angelica, una ragazza slava di 16 anni (non rom) presunta rapitrice che non voleva rapire nessuno, aggredita, malmenata e traumatizzata da cittadini 'onesti' prima di essere consegnata alla Polizia. E ovviamente i Rom.

Il più grande dei campi Rom di Ponticelli è stato attaccato in più punti da privati con bottiglie incendiarie all'imbrunire del 13 maggio 2008, nonostante il fatto che fosse fortemente presidiato dalla Polizia che teneva anche un elicottero in volo (vedi i relativi filmati su Youtube, a cominciare da:

http://www.youtube.com/watch?v=yfevEh9e5bo&feature=related )

Allo 'sgombero' dei Rom di Ponticelli ha fatto seguito un'intensificazione degli 'sgomberi' dei cosiddetti 'campi nomadi' in tutto il territorio italiano da parte dei poteri locali e delle 'forze dell'ordine'. Sono stati creati 'commissari ad hoc per i Rom" nelle grandi città. E' cominciata un'incessante persecuzione della gente zingara - in realtà in gran parte 'stanziale' e non 'nomade'- che viene sottoposta a continui 'controlli' traumatizzanti ed umilianti, schedata, cacciata da una parte all'altra, respinta come accade per l'immondezza. EveryOne  prevede un'emergenza umanitaria per 70 mila Rom nel prossimo inverno e teme un vero e proprio genocidio.

Non abbiamo dati quantitativi su questa persecuzione ma le notizie frammentate che trapelano in continuazione fanno pensare che sia molto estesa.

I Rom e Sinti in Italia sono 150 mila, non si tratta di criminali ma piuttosto di famiglie che sopravvivono con grandissima difficoltà. Di questi, 90 mila sono minorenni, 70 mila sono cittadini italiani. L'aspettativa di vita in Italia per i Rom è di 35 anni contro gli 80 anni della media della popolazione.

Il tasso di criminalità dei Rom, secondo il Ministero dell'Interno, non è particolarmente alto. Le aggressioni dei Rom ai danni dei cittadini italiani sono praticamente INESISTENTI.

L'uccisione di Giovanna Reggiani avvenuto alla periferia di Roma il 1° novembre ha aumento il pregiudizio e l'odio nei riguardi dei Rom. Ma Romulus Nicolae Mailat, il pregiudicato romeno assassino di Giovanna Reggiani, non è un Rom.

Vi è stata una reazione in puro stile nazista al delitto Reggiani da parte dell'amministrazione capitolina, in un momento in cui il sindaco Veltroni si accingeva a passare alla politica nazionale. Ruspe scortate dalla polizia hanno raso al suolo a più riprese in pieno inverno i rifugi dei Romeni, dei Rom e dei barboni lungo le rive del Tevere e dell'Aniene.

Questo crimine, etichettato eufemisticamente per i media come 'messa in sicurezza del territorio',  si inserisce in una annosa storia di persecuzione dei poveri da parte di sindaci di destra non meno che di sinistra, a cominciare da Cofferati a Bologna e di Domenici a Firenze (per non parlare delle 'pulizie' delle rive dei fiumi che bagnano Torino). Ed è anche una storia costellata da incendi (molti dei quali appiccati, con tutta probabilità, da 'giustizieri' privati ai campi degli Zingari e ai rifugi dei barboni) che hanno fatto spesso delle vittime e che non sono mai stati adeguatamente indagati.

L'ostilità e i pregiudizi nei confronti degli Zingari sono estesissimi tra la popolazione italiana. Un sondaggio dell'Ipr Marketing fatto all'indomani dei primi attacchi di Ponticelli, rivela che il 68% degli Italiani vorrebbe che venissero espulsi dal territorio nazionale tutti (sic!) i 'Rom' (3). L'81% dei nostri concittadini giudica i Rom 'poco o per niente simpatici' (peraltro il 64% dice che la stessa antipatia si estende ugualmente ai Romeni non 'zingari'.)

Scrive il giornale inglese Guardian: I giovani che hanno lanciato bombe Molotov contro un campo di Zingari a Napoli questa settimana, dopo che una ragazza è stata accusata di aver tentato di rapire un bambino, si sono vantati di aver compiuto 'una pulizia etnica'. Una portavoce delle Nazioni Unite ha comparato il fatto alle migrazioni forzate degli Zingari dai Balcani [nei primi anni Novanta]. "Non avrei mai immaginato di vedere una cosa del genere in Italia" ha dichiarato Laura Boldrini [dell'ACNUR].

Il razzismo e la xenofobia, comuni alla popolazione e alle 'forze dell'ordine', si traducono in  numerosissimi (2) episodi di intimidazione, aggressione, accanimento contro Zingari e stranieri nelle strade delle nostre città. Queste lampanti violazioni dei diritti umani essenziali vengono a volte segnalate da persone coraggiose impegnate nel sociale che vi assistono casualmente. Le denunce, dopo aver girato in Internet, ottengono, raramente, non più di un trafiletto sui giornali. Riportiamo, a titolo di esempio, il seguente comunicato dell'Associazione Almaterra:

Torino, 04 giugno 2008

Vogliamo denunciare un grave episodio, accaduto questa mattina, di cui è stata testimone una Mediatrice interculturale di Moncalieri.  Alle 08:30 circa, sul bus 67 (capolinea di Moncalieri), pieno di gente che a quell'ora è diretta a scuola o al lavoro,  è salita una pattuglia della polizia, ha intimato a tutti gli stranieri di scendere, ha diviso maschi e femmine con bambini, ha chiesto il permesso di soggiorno.

Molte persone avevano con sé solo la carta di identità italiana, altri il permesso di soggiorno, altri ancora né l'uno né l'altro.

Tutto l'episodio si svolto accompagnato da frasi quali : non ce ne frega niente della vostra carta di identità italiana, è finita la pacchia, l'Italia non è più il Paese delle meraviglie.

Gli agenti hanno fatto salire tutti  gli uomini su un cellulare, solo un uomo marocchino, mostrando la carta di identità italiana, si è rifiutato di salire, chiedendo di che cosa veniva  accusato e che avrebbe fatto riferimento al suo avvocato.  Gli agenti l'hanno lasciato andare.

Nessuno dei passeggeri rimasti sull'autobus è intervenuto, anzi, molte delle persone presenti, anche sui balconi delle case intorno e sui marciapiedi, hanno applaudito. [...]

 

 

Il 'pacchetto sicurezza' e la Legge Berselli

 

L'accozzaglia di norme, in buona parte bipartisan, nota come 'pacchetto sicurezza', approvata dal Consiglio dei Ministri a Napoli il 21 maggio, dovrebbe trasformarsi entro il mese di luglio in una moltitudine di leggi disparate (4) tra cui spiccano quelle persecutorie nei riguardi degli stranieri e delle fasce più deboli della popolazione. Citiamo qui di seguito alcuni esempi.

E' previsto il carcere e la confisca per chi dà in affitto un appartamento a stranieri irregolari.

Le nuove norme ampliano i casi di espulsione degli immigrati clandestini su ordine del giudice e prevedendo un analogo provvedimento per i cittadini comunitari, attraverso la misura dell'allontanamento di chi non ha reddito o delinque. Chi trasgredisce l'ordine di espulsione o di allontanamento sarà punito con la reclusione da uno a quattro anni. Nasce il reato di ingresso illegale nel territorio dello Stato. E' previsto il prolungamento della detenzione degli immigrati nei Centri di Permanenza Temporanea (CPT), veri e propri lager che si chiameranno Centri di Identificazione e di Espulsione (CIO). La detenzione amministrativa potrà essere disposta in casi particolari anche per i minori non accompagnati e arrivare fino ai 18 mesi (5).

Per chi delinque il limite della pena per applicare l'espulsione o l'allontanamento verrà drasticamente ridotto a 2 anni di carcere (dagli attuali 10).

Si vuole disciplinare in maniera più restrittiva l'ottenimento della cittadinanza italiana in seguito a matrimonio. Vengono introdotte limitazioni al ricongiungimento familiare dei cittadini stranieri.  

Diventa un reato l'impiego dei minori nell'accattonaggio.

Vengono poste restrizioni al trasferimento di denaro all'estero da parte degli immigrati.

Tremila soldati potranno essere impiegati nelle grandi città, in via eccezionale, per la prevenzione della criminalità, in compiti di vigilanza a siti e obiettivi sensibili, nonché di perlustrazione e pattugliamento in concorso e congiuntamente alle forze di polizia

I sindaci segnaleranno alle competenti autorità gli stranieri irregolari da espellere (o i cittadini comunitari da allontanare).

Tra le modifiche alla legislazione vigente figura l'abolizione dell'effetto sospensivo del ricorso avanzato da uno straniero che richiede asilo politico a cui in prima istanza sia stata respinta la domanda di protezione. Un richiedente asilo la cui domanda non sia stata accolta dalla Commissione Territoriale competente potrebbe quindi essere espulso - con grave pericolo di essere perseguitato, torturato, ucciso - prima che il tribunale si sia pronunciato su un suo eventuale ricorso. In tal modo, il ricorso perderebbe completamente la sua efficacia. In Italia vengono presentate ogni anno circa 15.000 domande d'asilo. Delle domande presentate, oltre il 50% viene accolto in prima istanza e circa 1/3 di quelle rigettate viene accolto dopo un ricorso in sede giudiziaria.

E' caratteristico del 'fenomeno sicuritario' un approccio esclusivamente repressivo e violento dei fenomeni sociali di marginalità e di devianza: all'impiego dell'esercito per il controllo del territorio si aggiunge la dotazione di armi letali e non letali delle polizie locali ecc. ecc.

Scrive Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone, attivista per i diritti umani e nostro compagno di strada in diverse occasioni (6): "Oggi, chi sta dalla parte dei diritti umani è contro la direttiva UE sui rimpatri, contro il pacchetto sicurezza, contro il reato di immigrazione clandestina, contro l'aggravante della clandestinità, contro la criminalizzazione di chi affitta un appartamento agli immigrati, contro i commissari ad hoc per i Rom, contro le ronde militari e contro le ronde democratiche, contro gli spray orticanti a disposizione dei vigili urbani o l'uso facile delle pistole."

Sintomo, ed effetto, del presente clima 'sicuritario' è anche il Disegno di legge Berselli che propone di cambiare in senso esclusivamente repressivo il sistema carcerario con lo stravolgimento della Legge Gozzini (v. articolo seguente) ai danni della 'popolazione ristretta' che costituisce oggettivamente una delle componenti più deboli ed emarginate della società.

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(1) L'etnia Rom, definibile in base a specifiche caratteristiche razziali e culturali, ha origine indiana. L'etimologia della parola 'rom' non ha niente a che fare con 'romeno'. Con la parola 'rom' vengono spesso designate altre etnie (quella dei Sinti ad es.) e ogni tipo di Zingari.

(2) Per la loro natura tali fatti vergognosi non potranno dar luogo a valutazioni quantitative attendibili. Soltanto lo scrivente ha assistito negli ultimi otto mesi a diversi episodi del genere.

(3) V. ad es. http://www.iprmarketing.it/IT/news_faq/dettaglio_news.asp?ID=126

(4) "Sono stati approvati un decreto legge, un disegno di legge, dei decreti legislativi e un altro disegno di legge grazie al quale l'Italia aderisce al Trattato di Prüm che istituisce la banca dati nazionale del DNA", ha riferito il ministro Maroni nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri di Napoli.

(5) Si tratta del limite massimo fissato in Europa dalla direttiva UE sui rimpatri approvata del Parlamento Europeo il 17 giugno, con una votazione aspramente criticata da Amnesty International.

(6) V. "il manifesto" del 18 giugno, pag. 7.

 

 

2) "SALVIAMO LA LEGGE GOZZINI"

 

Il Disegno di legge Berselli, ripresentato al Senato in maggio, mira a ridurre drasticamente i "benefici penitenziari" previsti dalla famosa legge Gozzini del 1975, abolendo la liberazione anticipata, vietando la semilibertà per gli ergastolani e, in generale, rendendo molto più difficile l'ammissione alle misure alternative al carcere. Con un linguaggio retorico e irrazionale i senatori Berselli e Balboni, proprio in nome della sicurezza sferrano un attacco frontale ad una legge di grande civiltà che ha contribuito negli anni ad aumentare la sicurezza pubblica in Italia (un paese  peraltro tra i più sicuri del mondo). Il Comitato Paul Rougeau aderisce all'appello "Salviamo la Legge Gozzini" lanciato da "Ristretti orizzonti", vedi http://www.ristretti.it (cliccare al centro della pagina su "Salviamo la Legge Gozzini")

 

I delitti dei ricchi e dei potenti non figurano nel codice penale e quelli che vi figurano permettono molto spesso di evitare la prigione a chi ha i soldi per una efficace difesa legale e può giovarsi di mille escamotage.

Tuttavia per le fasce più deboli ed emarginate della società, spinte facilmente nell'area del crimine di strada, si vogliono aggravare le pene enfatizzandone soltanto le funzioni repressiva ed afflittiva in violazione dell'articolo 27 dalla nostra Costituzione ("...Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato...")

Costruire nuove carceri per tenerci un numero sempre più alto di persone, potrebbe portare nell'immediato ad una diminuzione della criminalità spicciola ma peggiorare progressivamente la società,  riimmettendovi dopo un certo numero di anni persone incattivite, cresciute soltanto alla scuola del crimine, spaesate, senza arte né parte, senza la possibilità di svolgere un ruolo positivo. Certamente con meno remore dal commettere i peggiori crimini. Quale potrebbe essere allora l'ulteriore risposta dello stato: forse la pena di morte?

Il Disegno di legge Berselli (n. 623), ripresentato al Senato il 21 maggio, smantella o riduce ai minimi termini ciascuna delle previsioni riabilitative della Legge Gozzini  (semilibertà, affidamento in prova ai servizi sociali, liberazione anticipata, permesso premio, detenzione domiciliare) ma anche del Codice di procedura penale (sanzione sostitutiva, sospensione della pena). Il documento redatto dai senatori Filippo Berselli e Alberto Balboni con un linguaggio retorico, violento e irrazionale, intende fare scempio di una legge di grande civiltà di cui l'Italia può essere fiera.  I due parlamentari di destra giustificano la propria proposta - anziché con l'esposizione di dati obiettivi - con l'osservazione generica: "Ormai quotidianamente si susseguono casi di cronaca che vedono delinquenti incalliti, ammessi a fruire degli innumerevoli benefici previsti dal vigente ordinamento penitenziario, commettere nuovi ed efferati delitti."

Il Comitato Paul Rougeau condivide pienamente l'appello "Salviamo la Legge Gozzini" lanciato dal giornale carcerario "Ristretti orizzonti".

Riportiamo qui di seguito i passi essenziali dell'appello, invitando i lettori che hanno un computer collegato ad Internet a sottoscriverlo nel sito http://www.ristretti.it (cliccare al centro della pagina su "Salviamo la Legge Gozzini" ):

"Si respira, nella società libera, sempre più paura e ansia per la sicurezza e per la qualità della propria vita, e in carcere intanto, tra le persone detenute cresce l'ansia che nessuno 'fuori', abbia più voglia di riaccogliere chi ha commesso reati, ma ha anche iniziato un faticoso percorso di reinserimento. C'è una legge, così importante, che permette a chi sta in galera di avviare un lento rientro nella società fatto di piccoli passi, che vanno dai permessi premio alle misure alternative alla detenzione, e di coltivare in ogni caso la speranza che ci sia sempre un'altra possibilità nella vita, ed è la legge Gozzini. Una legge che vogliamo difendere con forza, perché in questi anni ha permesso a migliaia di persone di ricostruirsi un futuro decente dopo il carcere.

Dicono che tenere le persone più tempo in galera garantisca a chi sta fuori in libertà, una vita meno esposta a rischi. Non è così, non è affatto così. Ci sono i numeri a dire il contrario, a dire che, tra chi si fa la galera fino alla fine, il 69% torna a commettere reati, e tra chi invece esce prima, ma gradualmente con le misure alternative, la recidiva è del 19%.

E comunque, al di là delle statistiche, dovrebbe essere il buon senso a far capire, se raffreddiamo i toni e torniamo a ragionare, che una persona che cominci un percorso di rientro nella società, controllato e con tappe chiare, sarà meno incattivita, spaesata, priva di riferimenti, di una scaraventata fuori dalla galera a fine pena, a fare indigestione di libertà e di solitudine.

Il recupero a una convivenza civile di chi ha commesso reati rappresenta senza ombra di dubbio il miglior strumento di tutela della società, mentre tenere in carcere una persona fino alla fine della condanna produce un apparente ed illusorio senso di sicurezza, quando in realtà il problema è soltanto rimandato: un giro di vite alla legge Gozzini non comporterebbe quindi la diminuzione dei reati, ma semmai un quasi sicuro aumento.

Il problema è che si fa sempre un gran rumore quando un detenuto in semilibertà commette dei reati, e sono davvero eventi rari (lo 0,24 %), mentre non si parla quasi mai delle centinaia di persone che proprio grazie alle misure alternative al carcere, come la semilibertà, sono riuscite a lavorare, a formarsi una famiglia e a costruirsi una vita dignitosa nella legalità."

 

 

3) PROIBITA LA PENA DI MORTE PER LE VIOLENZE SESSUALI AI BAMBINI

 

Con una sentenza storica, presa a stretta maggioranza, la Corte Suprema degli Stati Uniti fa avanzare la civiltà negli Usa e fa arretrare la pena di morte. La massima corte, decidendo sul ricorso Kennedy v. Louisiana, il 25 giugno ha affermato che la pena capitale nei riguardi di violentatori (non omicidi) di bambini - prevista in sei stati - è da considerarsi una pena crudele e inusuale e quindi contraria all'Ottavo Emendamento della Costituzione. La sentenza, duramente criticata dai conservatori ed anche dai candidati alla presidenza John McCain e Barak Obama, si aggiunge alle sentenze storiche che proibiscono la pena di morte per i ritardati mentali (2002) e per i minorenni (2005).

 

La sentenza molto attesa sul ricorso Kennedy v. Louisiana (v. n. 156, "Estendere...", ) è arrivata il 25 giugno, è stata favorevole al ricorrente (1) e costituisce un successo di grande rilevanza per il fronte abolizionista negli Stati Uniti.

Come succede nei casi più importanti e controversi, la Corte Suprema ha deciso a stretta maggioranza dividendosi quasi a metà: 5 contro 4. I 4 giudici ultraconservatori hanno votato per respingere il ricorso, i 4 giudici meno conservatori hanno votato per accoglierlo insieme al giudice Anthony Kennedy che ha funzionato da ago della bilancia.

Il giudice Kennedy - famoso per prendere posizioni ora conservatrici ora progressiste - questa volta ha assunto una posizione estremamente chiara ed ha scritto l'opinione della maggioranza richiamandosi in primo luogo al fenomeno dell' "evoluzione degli standard di decenza", da anni recepito dalla Corte Suprema nonostante l'opposizione dei giudici più conservatori. 

Il fatto che alcuni stati abbiano di recente reintrodotto la pena di morte per gli stupratori di bambini (v. nn. 144, Notiziario, 147, "Molti stati...", 151, Notiziario), secondo la maggioranza della Corte non può intendersi con un'evoluzione degli standard di decenza perchè "l'evolversi degli standard di decenza deve abbracciare ed esprimere il rispetto per la dignità della persona, e la punizione dei criminali deve conformarsi a questa regola." Ha scritto Kennedy, che ha aggiunto: "Quando la legge punisce con la morte, rischia di scivolare improvvisamente nella brutalità, trasgredendo il dovere costituzionale della decenza e della moderazione."

Come era avvenuto per le sentenze che proibiscono la pena di morte per i ritardati mentali (Atkins v. Virginia del 2002) e per i minorenni ( Roper v. Simmons del 2005) la Corte ha argomentato che ormai c'è un 'consenso nazionale' nell'opposizione alla pena di morte per i violentatori di bambini. In effetti oltre al fatto che la grande maggioranza delle giurisdizioni statali (45 su 51) e le 2 federali non prevedono più la pena di morte per i delitti sessuali senza uccisione della vittima (2), la storia della pena di morte per lo stupro e per gli altri reati che non comportino l'omicidio, le leggi in vigore e l'attività legislativa, il basso numero di sentenze capitali per lo stupro di bambini (solo due condannati a morte con tale accusa su oltre 3000) e l'assenza di esecuzioni dimostrano l'esistenza di tale consenso.

A tali considerazioni sulla situazione di fatto, i giudici della maggioranza hanno aggiunto il loro personale parere: l'evoluzione degli standard di decenza induce a non allargare le fattispecie di reato capitale, inoltre permettere la pena di morte per un crimine molto più diffuso dell'omicidio farebbe aumentare le esecuzioni ed anche questo fenomeno sarebbe in contrasto con l'evoluzione degli standard di decenza.

Inoltre, secondo la maggioranza della Corte vi sono problemi sistematici nel perseguire l'accusa in casi di violenza nei riguardi di bambini, a cominciare dal problema di "un'inaffidabile, indotta, o anche immaginaria testimonianza resa da un bambino". Tali testimonianze erronee di bambini possono portare all'esecuzione di persone innocenti.

Vi sono anche considerazioni utilitaristiche: l'esistenza della pena di morte sarebbe una remora a denunciare i colpevoli di un crimine che si consuma per lo più in famiglia e favorirebbe anziché scoraggiare l'uccisione di una vittima che è anche il solo testimone; il coinvolgimento delle vittime quali testimoni in processi capitali, più lunghi e complessi dei processi ordinari, aumenterebbe la loro sofferenza.

I quatto giudici ultraconservatori si sono opposti frontalmente alle argomentazioni della maggioranza.

Il giudice Samuel Alito ha scritto per la minoranza che i giudici hanno usurpato il ruolo del potere legislativo: "Il danno causato alle vittime e alla società nel suo complesso dai peggiori violentatori di bambini è grave. E' a giudizio dei parlamentari della Louisiana e di quelli di un crescente numero di altri stati che tale danno giustifichi la pena di morte." Nell'opinione scritta da Alito si legge anche: "Né il Congresso né le giurie hanno fatto alcunché che possa essere plausibilmente interpretato come evidenza che esista il 'consenso nazionale' asserito dalla [maggioranza della] Corte." E prosegue: "Io non voglio dire che le nuove leggi approvate in sei stati stabiliscano necessariamente un 'consenso nazionale' o addirittura che siano la prova sicura di una tendenza inarrestabile. Nei termini della metafora dell'evoluzione morale adottata dalla Corte, l'approvazione di queste leggi potrebbe finire in un vicolo cieco. Ma esse avrebbero anche potuto costituire l'inizio di una forte linea evolutiva. Non lo sapremo mai, dal momento che la Corte oggi spegne sul nascere la nuova linea evolutiva."

Agli immediati entusiastici commenti degli abolizionisti, hanno fatto eco le aspre critiche dei conservatori nei riguardi di una sentenza della Corte Suprema che essi non solo non si auguravano ma, in maggioranza, neanche si aspettavano. Le autorità di almeno due stati hanno dichiarato di voler attaccare la sentenza della Corte Suprema del 25 giugno, anche se tale impresa è oggi impossibile (e lo sarà anche in futuro dal momento che proibisce la pena di morte per gli stupratori - non omicidi - di bambini  in modo categorico e non se ne potranno fare 'interpretazioni' diverse). (3)

Bobby Jindal, governatore della Louisiana ha definito la sentenza "un chiaro abuso del potere giudiziario" e ha promesso che i suoi esperti "studieranno come emendare le leggi della Louisiana per mantenere la pena di morte per tale orrendo crimine."

In Oklahoma il senatore Jay Paul Gumm ha fatto una promessa simile. "Certamente studieremo le opzioni che abbiamo," ha detto Gumm. "Penso che il popolo dell'Oklahoma abbia detto forte che questo è uno dei crimini più odiosi."

"Chiunque nel paese abbia a cuore i bambini deve sentirsi offeso dal fatto che abbiamo una Corte Suprema che ha potuto partorire una decisione come questa," ha detto Troy King, Attorney General (Ministro della Giustizia) dell'Arizona, uno dei nove stati che aveva presentato alla Corte Suprema un documento legale a sostegno della Louisiana, basato sul concetto che lo stupro dei bambini rappresenta "un male manifesto". "I giudici hanno creato una situazione per cui il paese è diventato un posto meno sicuro per crescere," ha aggiunto King.

In South Carolina, l'Attorney General Henry McMaster, che si era dato molto da fare nel 2006 per far approvare la nuova legge che prevede la pena di morte per i violentatori di bambini, sostiene che gli stati potranno alla fine spuntarla sulla sentenza della Corte Suprema, aspettando che cambi la composizione di tale corte e facendo approvare di nuovo leggi del genere dai rispettivi parlamenti.

Stupisce ma non preoccupa il fatto che autorità esperte del sistema giudiziario statunitense dicano tali sciocchezze. Preoccupano invece le dichiarazioni due candidati alla presidenza degli Stati Uniti.

La critica del candidato repubblicano John McCain nei riguardi della Corte Suprema è stata, come ci si poteva aspettare, netta e senza alcun distinguo: "Che ci sia un giudice da qualche parte in America che non creda che lo stupro di un bambino rappresenti il più odioso dei crimini, che meriti la più grave delle punizioni, è profondamente inquietante." McCain ha definito la decisione del 25 giugno un attacco "agli sforzi delle autorità per punire i più odiosi delinquenti per il più spregevole dei crimini." 

Ci sorprende, e ci addolora, invece la reazione di Barak Obama, che sarà certamente il candidato alla presidenza del Partito democratico, il quale come senatore dell'Illinois aveva lavorato intensamente per limitare la pena di morte nel proprio stato (v. n. 155).

Obama poteva evitare di commentare la sentenza ma, con un occhio agli umori della gente, non ha perso l'occasione per lanciare un segnale di dissenso: "Penso che lo stupro di un bambino piccolo, di 6 od 8 anni, sia un crimine odioso, e che se uno stato ritiene applicabile la pena di morte almeno in linea di principio, in particolari, limitate e ben definite circostanze, ciò non violi la nostra Costituzione." Ha aggiunto che la Corte Suprema avrebbe dovuto fissare alcune limitazioni all'applicazione della pena di morte nel caso dello stupro di minori e invece ha "imposto una proibizione indiscriminata, ed io non concordo con tale decisione."

 

 

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(1) Ricordiamo che Patrick Kennedy fu condannato a morte in Louisiana per aver stuprato in maniera particolarmente violenta la figliastra di 8 anni nel 1998. E' una delle due persone condannate a morte negli Usa, tutte e due in Louisiana, per uno stupro non seguito da omicidio.

(2) Per la verità il giudice Kennedy non ha tenuto conto che di recente è stata introdotta la pena di morte per gli stupratori di bambini nel codice penale militare. Non solo il Congresso ha inserito questa fattispecie di reato capitale nel codice militare nel 2006 ma il Presidente Bush, con un ordine esecutivo dello scorso settembre, ha introdotto la fattispecie nel Manuale per la Corte Marziale.

(3) Forse un pretesto per contestare la sentenza potrebbe essere trovato nel fatto che il giudice Anthony Kennedy nello scriverla ha assunto erroneamente che la pena capitale per lo stupro dei bambini non è prevista nei codici federali (v. nota precedente).

 

 

4) ‘NEMICI COMBATTENTI’, DI NUOVO BOCCIATE LE TESI PRESIDENZIALI

 

La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 12 giugno sul ricorso Boumediene v. Bush sconfessa ancora una volta la posizione del governo americano sulla detenzione arbitraria senza accusa e senza processo di 'nemici combattenti' nel quadro della 'guerra al terrore'. La sentenza, che si applica solo alla minoranza di prigionieri detenuti a Guantanamo, cui viene riconosciuto il diritto di contestare con  ricorsi di habeas corpus la loro detenzione, avrà probabilmente conseguenze pratiche limitate.

 

Per la terza volta una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti sconfessa la politica del presidente Bush nei riguardi dei cosiddetti 'nemici combattenti' detenuti a tempo indeterminato senza accusa e senza processo a Guantanamo Bay nell'ambito della cosiddetta 'guerra al terrore'. Il 12 giugno è stata infatti pubblicata la sentenza Boumediene v. Bush che ribadisce anche per i 'nemici combattenti' detenuti nella base di Guantanamo Bay, un'area di esclusiva giurisdizione statunitense, il diritto di contestare la propria detenzione. All'uopo i detenuti devono avere accesso a ricorsi di habeas corpus davanti ad una normale corte civile.

Amnesty International plaude alla sentenza, peraltro di non chiara attuazione e presa a stretta maggioranza, dopo averlo fatto, forse con troppo ottimismo, per le analoghe sentenze del 2004 e del 2006. Tali sentenze nella pratica sono state vanificate dall'abbondante normativa promossa dall'Esecutivo, come il Detainee Treatment Act del 2005 e il Military Commissions Act del 2006 (v. ad es. nn. 120, "Confuso...", "Una farsa...", 142, "Consentite...", 143, 144, Notiziario, 146, Notiziario).

La decisone del 12 giugno lascia molte questioni in sospeso, come l'estensione delle prove che devono essere mostrate dal governo nelle udienze per gli habeas corpus per giustificare la detenzione, l'uso di prove segrete e il tipo di 'giusto processo'  che deve essere garantito ai ricorrenti.

La decisione è stata subito criticata dal presidente Bush, che si trovava in visita da Berlusconi, oltre che naturalmente dai quattro giudici di minoranza. Il giudice ultra conservatore Antonin Scalia ha addirittura previsto 'devastanti' e 'disastrose conseguenze' della sentenza che "quasi certamente farà morire più Americani." Secondo lui "la Nazione vivrà col rimpianto per quanto la corte ha fatto oggi."

Noi non siamo così pessimisti. Tuttavia, pur giudicando positiva in linea di principio la sentenza del 12 giugno, non possiamo essere un granché ottimisti sulla sua incidenza nei casi dei disgraziati 'nemici combattenti'. Tra l'altro la sentenza Boumediene v. Bush si applica soltanto ai detenuti di Guantanamo che si sono ridotti a circa 270, una ristretta minoranza dei 'nemici combattenti': solo nella base aerea di Bagram in Afghanistan ve ne sono oltre 600.

5) MOZIONE D'EMERGENZA DELLA CORTE INTERNAZIONALE PER MEDELLIN?

 

Si avvicina paurosamente il 5 agosto, data di esecuzione di José Medellin, un Messicano che fu condannato a morte in Texas in violazione al Trattato di Vienna sulle Relazioni Consolari. Gli Stati Uniti non hanno ancora trovato il modo di adeguarsi alla sentenza della Corte Internazionale di Giustizia che ha ordinato la riconsiderazione dei casi di Medellin e di altri 50 condannati a morte messicani. Il Messico si è pertanto rivolto di nuovo alla Corte Internazionale chiedendole di intervenire per bloccare le esecuzioni di Medellin e di altri quattro detenuti in attesa che si definisca la questione.

 

Il 5 giugno il Messico ha chiesto alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia (CIG) di fermare l'esecuzione di cinque Messicani condannati a morte in Texas di cui furono violati i diritti consolari: la data di esecuzione per Josè Medellin è già stata fissata in Texas per il 5 agosto (v. n. 160), per gli altri quattro potrebbe essere fissata da un momento all'altro.

Il Messico ha chiesto alla CIG di precisare il senso della propria decisione del 2004 in favore di Medellin e di altri 50 Messicani, in cui si ordinava agli Stati Uniti di "rivedere e riconsiderare" i casi dei condannati a morte.  Il Messico vuole che fino al momento in cui non si sarà conclusa tale 'revisione e riconsiderazione' gli Stati Uniti adottino "ogni e qualsiasi misura necessaria" ad assicurare che nessuno dei Messicani condannati a morte venga giustiziato.

Il 19 giugno un panel di giudici della Corte Internazionale di Giustizia ha ascoltato le parti. Il rappresentante del Messico Juan Manuel Gomez-Robledo ha detto che gli Stati Uniti si trovano in flagrante violazione dei loro obblighi internazionali ed ha chiesto alla Corte di ordinare una sospensione dell'esecuzione dei condannati: "Cinque Messicani... possono essere messi a morte senza che le loro condanne e sentenze abbiano subito la revisione e la riconsiderazione delle quali hanno diritto."  Donald Donovan, uno degli avvocati del Messico, ha fatto presente che "la situazione ha senza dubbio carattere di urgenza... è impossibile trovare un atto più irreparabile dell'esecuzione di un essere umano."

L'avvocatessa del Messico Sandra Babcock ha ricordato che su 33 Messicani condannati a morte negli Usa che hanno richiesto la revisione dei rispettivi casi, soltanto uno l'ha ottenuta mentre un altro ha accettato l'ergastolo in cambio della rinuncia a chiedere una revisione del proprio caso. La Babcock ha avvertito la Corte che è trascurabile la probabilità che il governatore del Texas conceda una sospensione dell'esecuzione.

Lo stesso giorno 19 il Segretario di Stato Condoleezza Rice e l'Attorney General degli Usa Michael Mukasey avevano reso noto di aver scritto una lettera congiunta al governatore del Texas Rick Perry chiedendogli una revisione del caso di Medellin.

L'avvocato degli Stati Uniti John Bellinger, dal canto suo, ha detto che gli USA hanno fatto una serie di passi per dare effetto alla sentenza della CIG del 2004, ed ha citato il famoso memorandum presidenziale in cui si chiedeva ai singoli stati di rispettare la sentenza (peccato che, come sappiamo, tale memorandum sia rimasto inascoltato finendo nel dimenticatoio con la sentenza della Corte Suprema del 25 marzo, v. n. 158).

Interessante, e sconfortante, è l'affermazione di Bellinger che non è possibile che il Congresso legiferi nel prossimo futuro per risolvere il problema. Bellinger ha inoltre sostenuto che la CIG non ha la giurisdizione per trattare questi argomenti ed ha accusato il Messico di tentare di strumentalizzare la Corte allo scopo di mettere sotto pressione gli Stati Uniti.

Purtroppo nei mesi scorsi nessuna autorità a qualsiasi livello si è mossa per risolvere il problema posto dalla sentenza della CIG del 2004 nonostante fosse già stata fissata la data di esecuzione di José Medellin. Se aggiungiamo le dichiarazioni di Bellinger, dobbiamo arguire che le uniche concrete speranze per Medellin e compagni di scampare l'esecuzione nell'immediato risiedono nella probabile mozione di emergenza della CIG che chiederà agli Stati Uniti di bloccare le esecuzioni.

E' vero che le decisioni della Corte Internazionale di Giustizia sono inappellabili e vincolanti ma purtroppo non comportano serie sanzioni per i paesi che le violano. E' già accaduto nel 1999 che una mozione d'emergenza della CIG che ordinava la sospensione dell'esecuzione di un condannato a morte tedesco di cui erano stati violati i diritti consolari fu bellamente ignorata dal governo federale (che si limitò a inviare una raccomandazione allo stato dell'Arizona) e dal medesimo stato dell'Arizona che non sì sentì vincolato da obblighi internazionali e procedette tranquillamente all'esecuzione di Walter LaGrand (un mese dopo aver messo a morte il fratello Karl).

E' indubbio che rispetto al 1999 le cose sono abbastanza cambiate negli Stati Uniti per quanto riguarda la considerazione delle decisioni della Corte Internazionale di Giustizia (lo dimostra il memorandum di Bush) ma certo Medellin e compagni non possono dormire sonni tranquilli.

 

 

6) 'RIFIUTATA' DALLA CINA OLIMPICA LA PETIZIONE PER LA MORATORIA

 

La petizione per la moratoria delle esecuzioni e per l'abolizione della pena di morte, rivolta alla Cina in occasione delle Olimpiadi di Pechino e sottoscritta da oltre 250 mila persone, è stata formalmente rifiutata il 16 giugno con la scusa che si tratta di una "questione politica". Ovviante rimane tutto intero il valore di pressione morale e politica della petizione come quello della Campagna "Cina, certi record non sono da perseguire", cui partecipa anche il nostro Comitato.

 

Una delegazione della Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte, come programmato da tempo, si è recata il 16 giugno alla rappresentanza diplomatica cinese di Hong Kong per consegnare la petizione, sottoscritta da 256.457 persone di una ventina di paesi, che chiede la moratoria delle esecuzioni, la rimozione del segreto di stato e altri cambiamenti nel sistema della pena di morte in Cina nella prospettiva dell'abolizione totale.

Gli impiegati all'ingresso della rappresentanza hanno sbarrato il paso alla delegazione alla quale è stato negato il permesso di incontrare un qualsiasi rappresentante dell'ufficio con la scusa che si trattava di "una questione politica". Evidentemente la politica per i Cinesi ha un significato molto negativo. Ovviamente rimane tutto intero il valore di pressione morale e politica della petizione, sicuramente monitorata dalle autorità cinesi, e di tutta la campagna "Cina, certi record non sono da perseguire" in cui si inserisce la petizione. Ricordiamo che tale Campagna, lanciata in occasione delle Olimpiadi di Pechino, ha partecipato anche il nostro Comitato (v. n. 157).

Nella mattinata dello stesso giorno la Coalizione Mondiale aveva tenuto una conferenza stampa ad Hong Kong per illustrare le sue istanze al governo cinese ed inquadrare il gravissimo fenomeno della pena di morte in Cina nella tendenza abolizionista che si verifica in Asia e nel resto del mondo. Durante la conferenza stampa vi sono stati numerosi significativi interventi tra cui la testimonianza della madre di un innocente condannato a morte e giustiziato in Cina in base ad una falsa confessione estratta sotto tortura.

Mark Allison, ricercatrice per la Cina di Amnesty International, ha ricordato che importanti riforme sono necessarie per migliorare il sistema penale in Cina e prevenire errori giudiziari. In tale contesto è importante la recente riforma che prevede che tutte le sentenze di morte siano riviste dalla Corte Suprema del Popolo con l'asserita - ma non verificabile - diminuzione del numero delle esecuzioni. "Chiediamo alla Cina di far in modo che la trasparenza diventi parte del suo sistema della pena di morte," ha detto Speedy Rice, professore di legge americano che ha parlato in nome della Coalizione Mondiale. 

Emily Lau, parlamentare di Hong Kong, territorio che fa parte della Cina e che ha abolito la pena di morte nel 1993, ha affermato che la pena di morte può essere abolita in Cina come nel resto del mondo.   

La conferenza stampa era stata aperta da un messaggio video di Robert Badinter, senatore francese famoso per la sua nobile battaglia contro la pena di morte, che è stato membro della Commissione Etica del Comitato Olimpico Internazionale. Egli ha dichiarato che tutte le esecuzioni che dovessero essere fatte in Cina e nel resto del mondo durante le Olimpiadi offenderebbero l'integrità dell'essere umano che è l'essenza dello spirito olimpico.

Ringraziamo i soci e i simpatizzanti del Comitato Paul Rougeau,  che hanno partecipato alla petizione  alla Cina per un totale di 459 adesioni, e in particolare Anna, Antonella,  Antonio, Christian, Massimo, Mila, Rosanna e Stefania per il loro impegno.

 

 

7) AMERICAN GULAG  di Claudio Giusti

 

Il sistema carcerario degli Stati Uniti d'America nelle sue dimensioni e caratteristiche uniche e incredibili. Questo denso e brillante saggio di Claudio Giusti fa il pendant con uno precedente dello stesso autore sulla giustizia americana, pubblicato nel n. 150 con il titolo "Efficienza americana".

 

La crescita dell'universo concentrazionario americano prosegue inarrestabile.

Ogni settimana 1.000 detenuti si aggiungono al più grande esperimento di imprigionamento di massa dai tempi di Stalin.

Un milione e seicentomila carcerati riempiono le prigioni statali e federali (trent'anni fa erano duecentomila), ottocentomila quelle locali (cinquecentomila sono in attesa di giudizio), con in più centoventimila minorenni nei riformatori (20-30.000 sono i minori nelle carceri per adulti)

Gli Stati Uniti d'America detengono il record mondiale di un carcerato ogni 120 abitanti, con un tasso di detenzione di 833 per 100.000, ma, se ai 2,5 milioni in prigione aggiungiamo i 5 milioni e passa che sono in libertà vigilata (probation e parole), arriviamo a un condannato ogni 40 abitanti e a un tasso di 2.500 per centomila.

Un adulto americano ogni cento è dietro le sbarre e per i neri si arriva a uno ogni nove.

Metà dei carcerati sono neri, ma i neri sono il 13% della popolazione.

Un terzo dei ventenni di colore è in prigione o in libertà vigilata e per i giovani neri passare un periodo di tempo in prigione è un "rito di passaggio" come lo era per noi fare il servizio militare. Il loro tasso d'incarcerazione è di 13.000 per centomila, mentre per i loro coetanei bianchi è di 1.700.

Ci sono più ragazzi neri in prigione che all'università.

Le donne detenute sono 200.000 e spesso si ha notizia di una di loro costretta a partorire ammanettata mani e piedi.

100.000 detenuti sono in isolamento nei supermax.

3.300 sono nel braccio della morte.

Gli ergastolani sono 130.000. Un quarto non ha la possibilità di rilascio sulla parola (LWOP) e di questi 2.200 sono minorenni (fra cui ragazzini di 13 e 14 anni)

Il prezzo del mantenimento del gulag americano è di 60 miliardi di dollari annui e l'intero sistema giudiziario-penale ne costa 200.

In California ogni detenuto costa 40.000 dollari all'anno (come tenerlo a studiare ad Harvard), ma se i matti fossero in manicomio e i drogati in comunità la spesa diventerebbe di 20 e 10 mila rispettivamente.

Il Governatore Schwarzenegger sta tentando di salvare il bilancio rilasciando 22.000 dei 160.000 carcerati californiani.

A tenere gremito il sistema concentrazionario Usa ci pensano le diciottomila polizie americane che, anche se metà dei crimini gravi non è denunciata, arrestano ogni anno 15 milioni di persone: 5.000 arresti ogni 100.000 abitanti. 1 milione e 500.000 sono arresti per guida in stato di ebbrezza (DUI). 2,5 milioni sono arresti di minorenni e almeno 500.000 di bambini sotto i 14 anni.

Questa enorme massa di persone schiaccerebbe qualsiasi sistema giudiziario, ma quello americano è salvato dalle infinite possibilità di ricatto e contrattazione che offre il patteggiamento. Così i processi con giuria sono, nel 2004, appena 155.000 su di un totale di 45 milioni e duecentomila casi giudiziari civili e penali, mentre gli appelli sono solo 273.000.

La famosa efficienza giudiziaria americana si basa esclusivamente sulla frettolosa sommarietà del giudizio, senza certezza del diritto e della pena.

Il 6% degli americani è afflitto da gravi problemi mentali, ma per i detenuti si passa al 20% e le carceri, con i loro 500.000 malati mentali gravi, sostituiscono gli ospedali psichiatrici. 

Il sovraffollamento di jails e prisons non produce solo gente che dorme per terra o nei corridoi, ma condizioni igienico sanitarie atroci, con altissimi tassi di violenza, stupro e suicidio, tanto che una prigione in Georgia è stata definita da un giudice federale "una nave di schiavi".

Se, ai due milioni e mezzo in prigione e ai cinque in libertà vigilata, aggiungiamo i cinque milioni che hanno perso il diritto di voto (con gravi conseguenze sia per loro che per il sistema elettorale) e i bambini che hanno almeno un genitore in prigione vediamo che l'Incarceration Nation, ha creato una sottoclasse di 15 milioni di persone, un ventesimo della popolazione americana.

 

Bibliografia

 

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http://webb.senate.gov/pdf/prisonfactsheet4.html

8) DAL VERBALE DELL'ASSEMBLEA DI FIRENZE DEL 15 GIUGNO

 

L'Assemblea ordinaria dei Soci del Comitato Paul Rougeau/Ellis One Unit si è riunita il 15 giugno 2008 alle ore 10:30' a Firenze [...] L'ordine del giorno è il seguente: 1) Relazione sulle attività svolte dopo l'Assemblea del 20 maggio 2007; 2) situazione iscritti al Comitato Paul Rougeau, gestione dei soci; 3) illustrazione ed approvazione del bilancio per il 2007; 4) revisione delle quote associative; 5) eventuali dimissioni dal Consiglio direttivo ed elezione di nuovi membri del Consiglio direttivo per ricoprire i posti vacanti. Eventuale breve sospensione dei lavori per consentire una riunione del nuovo Consiglio direttivo e il rinnovo delle cariche sociali. 6) rilancio delle vendite del libro di Marco Cinque "Poeti da morire" e del libro "Muoio assassinato questa notte" a cura del Comitato Paul Rougeau; 7) eventuale prosieguo dell'impegno del Comitato Paul Rougeau a supporto del caso legale di Gerald Marshall condannato a morte in Texas; 8) scelta di un nuovo corrispondente dal braccio della morte, dato che Kenneth Foster Jr. ha ottenuto la commutazione della sentenza e si trova in un carcere 'normale'; 9) redazione e impaginazione del Foglio di collegamento; 10) rapporti con Amnesty International, collaborazione con la Coalizione Mondiale Contro la pena di Morte e con altre organizzazioni abolizioniste; in particolare con la Coalizione Italiana Contro la Pena di Morte (Coalit) per un eventuale viaggio negli Stati Uniti; 11) discussione delle strategie abolizioniste anche alla luce della risoluzione per la moratoria approvata dall'ONU e della ripresa delle esecuzioni dopo la sentenza della Corte Suprema in merito alla costituzionalità dell'iniezione letale; 12) gestione del sito del Comitato; 13) discussione, programmazione e approvazione del prosieguo delle attività in corso; proposte di nuove attività da parte dei soci, programmazione ed approvazione delle stesse; 14) proposte rivolte ai nuovi iscritti di collaborare attivamente in iniziative consone alle loro rispettive possibilità ed esperienze; 15) raccolta fondi e allargamento della base associativa; 16) varie ed eventuali. In apertura di seduta si affronta il punto 1. all'o. d. g., [...] Del  Foglio di Collegamento sono usciti 10 numeri, in luogo degli 11 programmati.  Infatti i numeri doppi sono stati due (maggio-giugno e agosto-settembre) invece di uno. Tuttavia la quantità di pagine è stata largamente superiore al minimo programmato [...] Per la preparazione del Foglio di collegamento sono state raccolte ed esaminate oltre 1.000 pagine di documentazione. E' uscita in aprile, dopo due anni dalla precedente, la nuova edizione dell'Opuscolo del Comitato Paul Rougeau [...] Si è collaborato alle attività della Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte, in particolare aderendo alla Campagna per la moratoria della pena di morte in Cina ("Cina; certi record non sono da perseguire"), lanciata in occasione delle Olimpiadi di Pechino. Il Comitato Paul Rougeau ha promosso la petizione prevista nell'ambito della campagna. Ci sono state notificate 459 adesioni alla petizione da parte di soci e simpatizzanti del Comitato. Partecipazione [...] a un totale di circa 12  eventi abolizionisti/ culturali/ formativi (20 nell'anno precedente); come al solito si è trattato per lo più di incontri nelle scuole sul tema della pena di morte e sui diritti umani. Rapporti con Amnesty International: assistenza a nuovi corrispondenti con i detenuti del braccio della morte che avevano chiesto aiuto ad Amnesty; partecipazione ad incontri nelle scuole e in altri luoghi, partecipazione alla preparazione di materiali didattici "Liberarsi dalla paura" sui diritti umani dopo l'11 settembre 2001: il lavoro già cominciato in precedenza è finito a settembre 2007. [...] Dopo un anno di interruzione, sono ripresi i contatti con l'associazione abolizionista del Togo - Federazione Africana Contro la Pena di Morte (FACPM) - alla quale è stata prestata assistenza. [...] Giuseppe Lodoli ha partecipato all'Assemblea della Coalit svoltasi il a Pozzuoli il 23 febbraio, avviando una collaborazione per la partecipazione del Comitato ad un viaggio in Texas organizzato dalla Coalit nel prossimo autunno e per il rilancio, in collaborazione tra varie associazioni, delle campagne abolizioniste "Digiuno a Catena" e "Campagna Rimbalzo". Assistenza a corrispondenti e a gruppi che sostengono condannati a morte: [...] qualche consulenza su procedimenti giudiziari/ avvocati ecc. è stata data ad una decina di persone che corrispondono con detenuti nel braccio della morte del Texas. Il flusso di informazioni in Internet sulla pena di morte e sui diritti umani ha registrato oltre 15 mila e-mail in arrivo (11 mila l'anno precedente) ed oltre 2.500 in partenza (2.000 l'anno precedente). I destinatari del Foglio di Collegamento su carta in un anno sono scesi da 53 a 43 mentre gli iscritti alla nostra mailing list che lo ricevono in formato elettronico sono saliti da 253 a 274. Grazia relaziona sul tour in Italia di Dale e Susan Recinella, da lei organizzato e finanziato dai Padri Gesuiti, che ha toccato, tra 12 e il 26 aprile, Milano, Torino, Palermo, Messina, Napoli e Roma. Vi sono stati diversi incontri e otto conferenze. Le conferenze si sono svolte per lo più nelle scuole dei Gesuiti; due delle conferenze, a Palermo e a Roma, sono state aperte al pubblico; la conferenza di Roma si è svolta in una sede periferica della Comunità di Sant'Egidio. Dale, cappellano laico cattolico, assiste i detenuti in isolamento e i condannati a morte della Florida, e sua moglie Susan, psicologa, sostiene i familiari dei condanti a morte [...] I due coniugi hanno potuto rendere la loro appassionante testimonianza a quasi 1800 giovani e 200 adulti lasciando sicuramente una traccia profonda negli ascoltatori molto coinvolti[...] Non vi è stata quest'anno la tradizionale conferenza di Grazia a Novara nella scuola in cui insegna Anna Maria Esposito, [...] tuttavia Anna Maria ha svolto come negli anni precedenti il lavoro didattico per sensibilizzare gli alunni sul problema della pena di morte. Stefania relaziona sul lavoro fatto per salvare Kenneth Foster dall'iniezione letale fissata per il 30 agosto scorso. Grazia e Giuseppe la ringraziano per lo strenuo impegno dell'estate scorsa. Stefania - tra l'altro - ha fatto una manifestazione a Castel Gandolfo in occasione di un'udienza papale, ha scritto a tutti i membri italiani del Parlamento Europeo ed è riuscita a far illuminare il Colosseo anche in favore di Kenneth. La partecipazione di Stefania alla serie di trasmissioni: "Il miglio verde" dell'emittente televisiva La7 le ha permesso di andare in Texas a visitare i condannati a morte e di contribuire alla mobilitazione pro-Kenneth. Nel caso di Kenneth Foster la mobilitazione in suo favore, che ha avuto un'eco favorevole nei media americani ed ha portato l'opinione pubblica dalla parte del condannato, è stata una condizione preliminare essenziale per la concessione della grazia [...] Grazia riferisce della mobilitazione dell'associazione "C'entra la Solidarietà" di Cologno al Serio nei riguardi della propria amministrazione comunale che aveva approvato una mozione per dissociarsi dalla risoluzione per la moratoria della pena di morte alle Nazioni Unite. [...] Si passa al punto 2 all'o. d. g. Loredana riferisce che su 130 iscritti al Comito circa 70 sono in regola con la quota associativa ovvero la loro iscrizione è scaduta da poco tempo e quindi sono facilmente recuperabili. [...] Si passa al punto 3. Giuseppe Lodoli, per delega del Tesoriere Paolo Cifariello assente per motivi di salute, illustra in dettaglio il rendiconto del 2007 [...] Il bilancio risulta nettamente inferiore a quello dell'anno precedente da un lato per il calo degli introiti per quote associative e per il calo delle offerte e dall'altro lato per una diminuzione delle spese per il bollettino cartaceo e per iniziative particolari (l'anno precedente il Comitato aveva finanziato un viaggio di Dale e Susan Recinella in Italia). Le offerte in favore di Kenneth Foster rappresentano una partita di giro, con 1366 euro in entrata e in uscita. [...] I trasferimenti diretti di offerte di singoli soci e simpatizzanti ai detenuti ammontano a circa 4.700 euro contro i 5.800 euro dell'anno precedente. [...] Il rendiconto viene approvato all'unanimità. Punto 4.: [...] si decide all'unanimità di portare le quote associative annuali, a partire dal 1° luglio 2008 ai seguenti importi: socio ordinario, 30 euro; socio sostenitore, 60 euro; socio giovanile (di età inferiore a 18 anni o a 26 anni se studente), 18 euro. Non sarà più data ai lettori del Foglio di Collegamento la possibilità di abbonarsi alla ricezione del bollettino su carta senza essere soci in regola. [...] Alle 14:40' del 15 giugno 2008 si riunisce il Consiglio direttivo del Comitato Paul Rougeau per nominare la cariche sociali. [...] il Consiglio direttivo risulta composto da: Giuseppe Lodoli (Presidente), Stefania Silva (Vice presidente), Paolo Cifariello (Tesoriere), Anna Maria Esposito, Loredana Giannini, Maria Grazia Guaschino (Consiglieri). [...] si affronta il Punto 8 all'o. d. g.: Giuseppe e Stefania riferiscono che il Comitato non è ancora in possesso di elementi sufficienti per poter scegliere un detenuto come 'corrispondente' privilegiato dal braccio della morte.  Punto 7. Si lascia in sospeso e alla responsabilità del Consiglio Direttivo l'eventuale decisione di aiutare Gerald Marshall, anche nel quadro dell'adozione di un corrispondete privilegiato dal braccio della morte. Punto 9. Dopo ampia discussione si decide di: 1) togliere la consueta immagine della nave greca dalla prima pagina del Foglio di Collegamento in versione cartacea e di scegliere di volta in volta un'immagine di attualità o, in mancanza, di inserire il logo del Comitato; 2) approfondire con una adeguata istruttoria[...] l'utilità dell'abstract (riassunto) che [...] viene premesso in un riquadro ad ogni articolo [...]; 3) inserire, quando possibile, qualche articolo più leggero e brillante rispetto alla media degli articoli per rendere più piacevole la lettura del bollettino; [...] Punto 10.: [...] come rappresentante del Comitato Paul Rougeau si rende disponibile a partire la vice presidente Stefania Silva, dopo una verifica sul periodo scelto e sui costi del viaggio; il Comitato Paul Rougeau finanzierà l'eventuale viaggio in Texas di Stefania Silva [...] Punto 12.: Il sito del Comitato ha bisogno di urgente manutenzione [...] Giuseppe chiederà un aiuto di emergenza a Andy De Paoli [...]; punto 16 [...] Grazia propone al Comitato di prendere una posizione esplicita e decisa contro il razzismo e la xenofobia, in crescita esponenziale nel nostro paese, che causano gravissime violazioni dei diritti umani; l'assemblea accoglie all'unanimità la proposta. [...].

N. B. Nella presente sintesi, sono stati omessi i punti meno rilevanti per tutti i lettori che compaiono comunque nella versione integrale del verbale della seduta.

 

 

9) MESSAGGI IN OCCASIONE DEL CAMBIO DI PRESIDENZA DEL COMITATO

 

Grazia, presidente uscente, con il suo piglio energico ha inviato il seguente pezzo per la pubblicazione nel Foglio di Collegamento, rivolgendo a Giuseppe, nuovo presidente e redattore del bollettino, una richiesta esplicita: "Nel prossimo bollettino, dopo la relazione sull'assemblea, voglio che tu inserisca questo messaggino che ti ho scritto. Non è da cambiare, né da tagliare." Giuseppe, come sempre in casi del genere, ha ubbidito anche se non ritiene di meritare le parole di Grazia. Ed ha risposto.

 

Caro Giuseppe,

dopo quattro anni  di presidenza, è per me un onore cederti il timone della nostra piccola (ma solida!) imbarcazione.

Appena entrai a far parte del Comitato, nel 2000, capii che sei una persona ricca di preziose qualità morali, capace di un impegno e di una dedizione davvero non comuni. La mia opinione su di te non è mutata in questi anni e anzi si è rafforzata la mia consapevolezza delle tue doti.

Il tuo lavoro per la difesa e il sostegno di tutti i più deboli e i più vulnerabili è di fondamentale importanza e utilità. Sei stato, sei tuttora, e certamente sarai per molto tempo ancora in futuro, la colonna portante del comitato. Hai saputo aiutare tutti noi, con i consigli, con il sostegno diretto e con l'esempio, a lavorare al meglio per questa attività che sembra ancora aver molto da fare.

Ti auguro con tutto il cuore di riuscire a proseguire il cammino con la stessa energia, certa che il tuo impegno non demorderà mai. Purtroppo del tuo lavoro e di quello di tutti noi nel campo della difesa dei  diritti umani c'è ancora tanto, troppo bisogno.

So con certezza che queste parole sono condivise da tutti i soci e amici del Comitato, nonché da tutte le persone che ti conoscono e che non possono che apprezzarti, per non parlare degli altri membri del Direttivo.

E' quindi a nome del Comitato e in particolare di tutto il Direttivo che ti auguro buon lavoro, Giuseppe carissimo, con tutta la nostra grande amicizia e stima!

Grazia

 

Cara Grazia,

ti ringrazio per quanto hai fatto per il Comitato. Forse ci siamo tutti approfittati un po' troppo di te, confidando nella tua grande forza, accorgendoci solo raramente che al disotto del tuo piglio 'tedesco' c'era in effetti una persona umana. Ne abbiamo dovuto prendere atto quando ci hai pregato insistentemente di esonerarti almeno della carica e delle incombenze di Presidente, assunte nel 2004.

Il Comitato ha ricevuto in dono una nuova vita nel 2000, con il tuo arrivo, casuale e provvidenziale. Credo che il Comitato non esisterebbe più senza di te, senza la tua idealità, senza il tuo slancio, senza le tue doti sfaccettate e non comuni. Ma sono altrettanto importanti la tua tenuta, il tuo senso del dovere, la tua capacità di andare, comunque, avanti.

Sembra che la tua presenza fra noi duri da una vita e ci rifiutiamo di pensare che qualcosa possa cambiare. Speriamo tutti vivamente che tu possa continuare a camminare al nostro fianco non soltanto per senso del dovere ma anche attingendo alla riserva di entusiasmo con cui sei arrivata tra noi all'inizio del nuovo millennio.

Quindi anche a te, con tutto il cuore: auguri di buon lavoro!

Giuseppe

 

 

 

10) NOTIZIARIO

 

 

Georgia. Trentacinque minuti per trovare la vena. Gli addetti all'esecuzione hanno armeggiato per 35 minuti per trovare una vena adatta all'iniezione letale in tutte e due le braccia di Curtis Osbone, prima che costui potesse essere messo a morte il 4 giugno. Il decesso di Osbone è stato dichiarato alle 9 e 5' di sera nella Prigione Diagnostica e di Classificazione di Jackson in Georgia, 14 minuti dopo l'inizio della somministrazione dei farmaci letali. Si è trattato del secondo detenuto messo a morte nello stato nel periodo di un mese e del quarto 'giustiziato' negli USA quest'anno, dalla fine della moratoria di fatto (v. n. 160). Dopo un rinvio di 55', per l'inoltro di un ultimo appello alla Corte Suprema federale, l'esecuzione, che doveva avvenire alle 7 di sera, è ulteriormente slittata per la difficoltà incontrata dallo staff medico di trovare una vena adatta all'iniezione letale nelle braccia del condannato. Osbone non ha proferito parola durante questo periodo di ulteriore tortura. Una volta entrati i testimoni dell'esecuzione,  Curtis Osbone ha risposto: "No" al direttore della prigione che gli domandava se avesse delle ultime parole da dire. Ha poi annuito alla recita di una preghiera da parte del cappellano del carcere seguendo l'orazione con un lieve movimento delle labbra.

 

South Carolina. Esecuzione con la sedia elettrica. James Earl Reed, condannato a morte, in un processo in cui si difese da solo, per aver ucciso nel 1994 i genitori della sua ragazza, è stato 'giustiziato' in South Carolina il 20 giugno con il metodo della sedia elettrica da lui scelto. Si è trattato di una delle pochissime esecuzioni con la sedia elettrica che avvengono in questi anni. L'ottava esecuzione in tutti gli Stati Uniti nel 2008 è stata rimandata di 5 ore mentre gli avvocati di Reed inoltravano gli ultimi appelli e ottenevano una sospensione dell'esecuzione da un giudice federale, poi annullata dalla competente corte d'appello. Le cronache descrivono in superficie l'orrendo supplizio della sedia elettrica, contenuto e nascosto anche da una quantità di cinghie, da maschera ed elmetto. L'Associated Press riferisce che quando le tende della camera della morte si sono alzate, James Reed è apparso strettamente legato con cinghie di cuoio ad una sedia al centro della stanza: polsi, bicipiti, torace, cintola e caviglie. Un addetto ha messo un cappuccio marrone sulla testa del condannato sulla quale è stato posto anche un elmo connesso al soffitto da un grosso cavo nero. Immediatamente dopo si sono uditi una serie di scoppi mentre il corpo del condannato si appiattiva sulla sedia in uno spasmo e i suoi pugni si serravano. Alcuni minuti dopo il corpo di Reed si è rilasciato cadendo un poco in avanti. Un tecnico è entrato nella camera della morte ed ha disconnesso il cavo dalla testa del condannato. Un medico ha controllato le pupille e l'assenza di pulsazioni prima che le autorità annunciassero il momento della morte: le 11 e 27 di sera. Parecchi congiunti delle due vittime di James Reed hanno assistito all'esecuzione.

 

Texas. Dopo una giornata al cardiopalma Hood risparmiato perché si è fatto tardi. Charles Dean Hood doveva morire il 17 giugno. Il giorno prima la Corte Criminale d'Appello del Texas (TCCA) aveva respinto il ricorso del condannato che chiedeva una sospensione per l'esame di una bizzarra situazione creatasi nel corso del processo capitale cui fu sottoposto nel 1990, venuta pienamente alla luce per un'inchiesta giornalistica nel 2005: la giudice presidente Sue Holland e l'accusatore nel processo, il procuratore distrettuale Tom O'Connell, erano segretamente ma impetuosamente impegnati in una relazione sentimentale, di qui un oggettivo conflitto di interessi. L'esecuzione doveva dunque compiersi regolarmente alle 6 del pomeriggio del 17 ma alle 4 e 30' il giudice di contea Curt Henderson ordinava una sospensione senza fornire un motivo, ricusandosi subito dopo. Chales Hodd è scoppiato in pianto all'annuncio della sospensione, ringraziando Dio. L'accusa ha immediatamente, ripetutamente e spasmodicamente chiesto l'intervento della TCCA per far annullare la sospensione. Ma tale corte non poteva più agire sul giudice  Henderson ricusatosi. Alle 9 e 15' la TCCA ha ordinato ad un altro giudice statale, John Ovard, di ripristinare l'ordine di esecuzione. L'ordine di esecuzione è stato ripristinato da Ovard dopo le 11. La procedura per la somministrazione dell'iniezione letale è stata però sospesa poco prima della mezzanotte dal personale del carcere che ha dichiarato di non avere più tempo sufficiente per fare le cose per bene e contemporaneamente per assicurare che Hodd morisse entro le ore 24, come previsto nell'ordine di esecuzione. Il 25 giugno è stata di nuovo fissata la data di esecuzione per Charles Dean Hood: il 10 settembre p. v.

 

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 30 giugno 2008