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FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 119  -   Giugno 2004

SOMMARIO:

1) Ancora sui crimini di guerra e sulle torture         

2) Festa di nozze o covo della guerriglia ?

3) Il premier iracheno, ex ‘terrorista’, vuole la morte di Saddam

4) Frustrata la sete di vendetta dell’Oklahoma contro Nichols 

5) Metodi per uccidere: un’altra esecuzione sulla sedia elettrica

6) Ancora in carcere a due mesi dall’annullamento della condanna

7) Condizioni di vita inumane nella Polunsky unit

8) Quando lo stato aiuta a suicidarsi

9) E’ morto James Grigson, dottore della morte    

10) Kenneth ci scrive dal braccio della morte del Texas    

11) Verbale dell’Assemblea ordinaria dei soci di Firenze del 23/5/2004     

12) Grazie a Loredana e auguri di buon lavoro alla nuova presidente 

13) Richieste di corrispondenza    

14) Notiziario: Iran, Repubblica serba di Bosnia       

 

 

1) ANCORA SUI CRIMINI DI GUERRA E SULLE TORTURE

 

Nei media statunitensi continuano ad uscire quotidianamente informazioni che dimostrano come trattamenti crudeli, inumani e degradanti e torture – nonché crimini di guerra e violazioni delle libertà fondamentali – oltre ad essere una pratica diffusa tra le forze armate e i servizi segreti americani nell’ambito della cosiddetta “guerra al terrore”, siano anche una deliberata scelta dell’attuale Amministrazione, scelta che ha basi teoriche e il supporto dei pareri legali degli avvocati governativi.

La discreta libertà di stampa ancora vigente e il (sia pur limitato) potere di controllo del Congresso sull’Amministrazione, hanno fatto progressivamente emergere, sull’onda delle emozioni suscitate dalle immagini di Abu Ghraib, ipocrisie e complicità ad ogni livello che mettono in cattiva luce i principali responsabili della politica planetaria americana (mai così in basso nel gradimento popolare perfino in Patria).

Il Ministro della Giustizia John Ashcroft si è trovato in difficoltà l’8 giugno durante un’audizione davanti alla Commissione Giustizia del Senato. Ashcroft si era preparato per tempo a rassicurare tutti che il suo Presidente non aveva mai dato ordini in violazione delle leggi americane o dei trattati internazionali in materia di tortura. Purtroppo per lui erano pronti degli ‘scoop’ giornalistici esplosi a ridosso dell’audizione. Alcuni memorandum scritti dei consulenti legali del Governo negli ultimi anni – rivelati al momento giusto dal  New York Times, da Newsweek, dal Washington Post e dal Wall Street Journal - lo hanno reso ben poco credibile. Infatti gli esperti legali assicurano che Bush – e gli eventuali esecutori di atrocità – possono essere messi facilmente al riparo di ogni incriminazione di tortura. Secondo loro il Presidente degli Stati Uniti – in qualità di Comandante supremo in tempo di guerra – non è legato da nessuna legge federale e da alcun trattato internazionale dovendo proteggere la sicurezza della nazione.

In particolare, il Wall Sreet Journal ha pubblicato integralmente il 7 giugno un memorandum che risale al 6 marzo del 2003 in cui si fanno disquisizioni del tipo:  “Per chi è consapevole che dalle proprie azioni consegue una grave sofferenza, se tale sofferenza non costituisce l’obiettivo che intende perseguire, non si configura uno specifico intento criminoso anche se non agisce in buona fede.” Mentre “un accusato è reo di tortura solo se agisce con il proposito espresso di causare grave dolore o sofferenza ad una persona di cui ha il pieno controllo.”   Il memorandum, preparato per il Ministro della Difesa Rumsfeld, dice anche che il personale governativo, inclusi i militari, possono essere immuni dalle leggi nazionali e internazionali sulla tortura per molte ragioni. Una delle quali è la consapevolezza dei militari di eseguire gli ordini dei superiori “eccettuato il caso in cui un comportamento si spinga tanto in là da essere patentemente illegale.”

Lo stesso giorno dell’audizione di Ashcroft, il Washington Post ha rivelato un altro memorandum, dell’agosto del 2002, che poneva i presupposti per la tortura nei riguardi dei dirigenti di Al Qaeda - detenuti in incommunicado in luoghi sconosciuti – sotto interrogatorio da parte della C.I.A.

Durante tre ore tormentate di audizione Ashcroft ha continuato a ripetere che i consigli legali erano irrilevanti ai fini pratici e che in ogni caso gli ordini effettivamente dati dall’Amministrazione ai militari e agli agenti segreti prevedevano un trattamento umano dei prigionieri. Il Ministro della Giustizia si è anche seccato obiettando insistentemente che i critici dell’Amministrazione non si rendono conto che gli Stati Uniti d’America sono in guerra.

Una guerra, quella dichiarata a tempo indeterminato dagli USA, costellata di crimini si guerra. Ad esempio il 13 giugno è stato rivelato dal New York Times che durante il primo mese di ostilità in Iraq gli Americani hanno bombardato con ordigni ‘intelligenti’ di enorme potenza distruttiva 50 luoghi in cui si presumeva si trovassero dirigenti del regime di Saddam Hussein. Tutte le esecuzioni extragiudiziali dei capi del regime iracheno fallirono, ma non sfuggirono agli attacchi un gran numero di civili. Le vittime ‘collaterali’ di tali attacchi potrebbero essere molte centinaia, se in soli quattro di tali episodi indagati nel dicembre scorso da Human Rights Watch si ebbero 42 vittime. Per ognuno dei 50 attacchi, suscettibile di fare più di 30 vittime collaterali, era prescritta una specifica autorizzazione di Donald Rumsfeld. Rumsfeld l’ha sempre concessa.

 

 

2) FESTA DI NOZZE O COVO DELLA GUERRIGLIA ?

 

Il 19 maggio una incursione aerea americana su Makr al-Deeb, un piccolo villaggio iracheno in una zona desertica ai confini con la Siria, ha fatto tra i 42 e i 45 morti e un numero imprecisato di feriti. Il villaggio sarebbe stato completamente distrutto.

Gli Americani dicono di aver risposto al fuoco indirizzato contro truppe di terra impegnate in una missione militare. Avrebbero attaccato un covo della guerriglia, come documenterebbe il ritrovamento di ‘numerose armi’. Secondo sopravvissuti intervistati da Al Arabiya si sarebbe trattato invece di un massiccio attacco, con un centinaio di bombe, contro una festa di nozze. Forse i militari a terra hanno scambiato per ‘fuoco ostile’ alcune salve di fucile sparate in aria per festeggiare gli sposi e hanno richiesto l’intervento dell’aviazione. Secondo la polizia di Ramadi, capitale della provincia in cui si trova il villaggio di Makr al-Deeb, tra gli uccisi vi sarebbero 15 bambini e 10 donne. Tutti guerriglieri?

Ci domandiamo se si saprà mai tutta la verità su questo sanguinoso episodio, se una inchiesta imparziale potrà mai far luce su un fatto che ha tutte le apparenze di un crimine di guerra. Crimine probabilmente compiuto per stupidità e disprezzo della vita umana. Radere al suolo ‘un villaggio ostile’ sembra essere considerato una comportamento normale nella guerra condotta dagli Americani per liberare l’Iraq da Saddam Hussein. Per noi si tratta come minimo di esecuzioni extragiudiziali di massa.

Riportando la notizia, il New York Times ricorda un ‘incidente’ analogo accaduto in Afghanistan nella provincia di Oruzgan a luglio del 2002, anche in quel caso un attacco aereo americano contro una festa di nozze fece almeno 48 morti e 117 feriti.

 

 

3) IL PREMIER IRACHENO, EX ‘TERRORISTA’, VUOLE LA MORTE DI SADDAM

 

Gli Americani contano sulla fedeltà del nuovo Primo ministro iracheno Iyad Allawi, un ex appartenente al partito Baath di Saddam Hussein che negli anni ottanta passò all’opposizione guidando dall’estero, a partire dal 1990, il gruppo clandestino “Iraqi National Accord”. Questo signore cosmopolita vestito all’occidentale, che parla un inglese fluente, ha idee autoritarie e una fede particolare nella pena di morte, che vuole comminare al più presto a coloro che furono i suoi avversari politici durante i 22 anni di esilio. 

Sui giornali americani si discute del passato di Allawi che è sospettato di aver organizzato, per conto della C.I.A., attentati dinamitardi in Iraq tra il 1992 e il 1995 allo scopo di destabilizzare il regime di Saddam Hussein. Nel New York Times del 9 giugno si riportano testimonianze secondo cui gli attentati promossi da Allawi – pronto a lamentarsi della scarsità dei compensi che riceveva di volta in volta dalla C.I.A - non abbiano nemmeno scalfito il regime ma probabilmente causato molte vittime tra la popolazione.

Ora il principale obiettivo di Allawi è sconfiggere i responsabili degli attuali disastrosi attentati dinamitardi e di ‘assicurare alla giustizia’ i responsabili di crimini contro l’umanità del vecchio regime, a cominciare da Saddam Hussein.

Allawi crede nelle leggi speciali e nella pena di morte. L’esecutivo da lui guidato vuole che venga ripristinata la pena capitale immediatamente dopo il passaggio dei poteri che avverrà a fine giugno. La pena di morte è stata infatti sospesa in Iraq dal Comandante delle forze della Coalizione Tommy Franks nell’aprile del 2003.

Sappiamo che la pena di morte - che non costituisce un particolare deterrente per i crimini ordinari - è molto efficace nei regimi autoritari per scoraggiare ogni tipo di opposizione ed eliminare fisicamente gli oppositori. Così era durante il regime di Saddam, speriamo che non sia così durante il regime di Allawi.

Iyad Allawi chiede che venga al più presto consegnato dagli Americani agli Iracheni il deposto dittatore in modo che il tribunale ad hoc istituito nell’aprile scorso – abilitato a perseguire i crimini di guerra e i genocidi - lo possa sottoporre ad un ‘giusto processo’ e condannare a morte.

Il Ministro della Giustizia Malik Dohan al-Hassan, respingendo una richiesta della Coalizione di non reintrodurre la pena di morte, ha dichiarato il 6 giugno che per il suo popolo ci vogliono dure sentenze in grado di scoraggiare la criminalità ed ha citato come esempio l’introduzione della pena di morte per i ladri di automobili che, sotto il regime di Saddam, avrebbe azzerato il fenomeno. “Ci sono molti paesi nel mondo che ricorrono ancora alla pena di morte, come gli Stati Uniti. Perché l’Iraq non avrebbe il diritto di far ciò?” Ha concluso.

Il Regno Unito, in contrasto con Bush, nel dicembre scorso all’indomani della cattura di Saddam, manifestò la sua contrarietà alla pena di morte per l’ex dittatore. Il 22 maggio il Foreign Office ha ribadito tale posizione. Anche se non contesta la probabile autonoma decisione irachena di istituire un processo capitale contro Saddam, l’Inghilterra non vi collaborerà formando prove in suo possesso di crimini compiuti dall’ex dittatore. Amnesty ha giustamente protestato per l’atteggiamento pilatesco dell’Inghilterra. Tuttavia, in confronto, il silenzio che ha mantenuto finora l’Europa nel suo complesso è assordante.

Certo, un Saddam Hussein integro, in un processo giusto ed aperto orientato alla giustizia e non semplicemente alla vendetta, potrebbe fornire informazioni di grande rilevanza (alcune scomode anche per coloro che l’hanno sconfitto), contribuendo a far luce su avvenimenti tra i più inquietanti di quelli verificatisi negli ultimi decenni. Non si vede come il tribunale iracheno ad hoc presieduto da Salem Chalabi possa consentire ciò.

 

 

4) FRUSTRATA LA SETE DI VENDETTA DELL’OKLAHOMA CONTRO NICHOLS

 

L’obiettivo non è stato raggiunto: l’11 giugno scorso Terry Nichols ha ricevuto di nuovo una condanna a vita. Nichols, che aveva avuto un ruolo nella preparazione dell’attentato dinamitardo di Oklahoma City del 19 aprile 1995, in conseguenza del quale perirono 168 persone, era stato condannato all’ergastolo al termine di un processo federale nel gennaio 1998, per cospirazione nell’attentato e omicidio involontario di 8 agenti soccorritori.

Una delle prime imprese di George W. Bush eletto presidente fu di perseguire enfaticamente l’esecuzione del principale responsabile dell’attentato, Timothy McVeigh. Costui fu ucciso l’11 giugno 2001 nel penitenziario federale di Terre Haute nell’Indiana dopo un processo spetta­co­lare costato 100 milioni di dollari (v. n. 87).

McVeigh aveva piazzato l’esplosivo ai piedi dell’edifico federale Alfred P. Murrah a Oklahoma City per vendicare lo sterminio della setta separatista dei Davidiani da parte dei federali a Waco nel Texas avvenuto esattamente due anni prima (furono uccisi tutti, uomini, donne e bambini per un totale di oltre 80 persone).

Bush, a sua volta, aveva perseguito l’esecuzione di McVeigh per vendicare l’attentato di Oklahoma City. Tuttavia al piccolo e feroce stato dell’Oklahoma (in testa per numero di condanne a morte pro capite tra gli stati nordamericani) non era bastata la vita di McVeigh e – con un grande sforzo organizzativo e finanziario – era riuscito a riprocessare Nichols per far uccidere anche lui (v. n. 107).

Il processo, apertosi il 5 maggio 2003 con una interminabile fase preliminare, dopo tre mesi di dibattimento e l’esborso di una cifra dell’ordine di 10 milioni di dollari (3,9 milioni sono andati ai difensori d’ufficio), non ha portato ad una sentenza di morte.

Nichols è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio di 160 persone e di un feto ma la giuria, in circa 20 ore di camera di consiglio nell’arco di tre giornate, non ha raggiunto l’accordo sulla pena di morte.     

Una parte dei giurati è stata influenzata dal comportamento esemplare di Nichols in carcere e dalla sua conversione religiosa (che per l’accusa è una pura simulazione). Il giudice rimane pertanto obbligato ad infliggere a Terry Nichols una condanna a vita, con o senza possibilità di uscita sulla parola. La sentenza ufficiale sarà emessa il 9 agosto.

L’esito del processo è stato accolto con pianti e proteste da parte dei parenti delle vittime dell’attentato del 1995 e con grave disappunto dall’apparato statale che ha visto andare in fumo un grosso investimento.

 

 

5) METODI PER UCCIDERE: UN’ALTRA ESECUZIONE SULLA SEDIA ELETTRICA

 

Il 28 maggio è stato ucciso sulla sedia elettrica in South Carolina James Neil Tucker che si era rifiutato di scegliere il metodo di esecuzione per non cooperare in alcun modo alla propria eliminazione. Tucker è stato dichiarato morto dopo aver ricevuto due scariche di elettricità nell’arco di 7 minuti primi.

In South Carolina dall’8 giugno 1995 alla sedia elettrica è stata affiancata l’iniezione letale. Tuttavia, coloro che sono stati condannati a morte prima di tale data, per ‘giovarsi’ dell’iniezione di veleno, devono fare un’esplicita scelta. Viceversa coloro che sono stati condannati alla pena capitale dopo l’8 giugno 1995 saranno sottoposti all’iniezione letale a meno che non scelgano la sedia elettrica.

In 37 dei 38 stati nordamericani che conservano la pena di morte è ormai disponibile il metodo dell’iniezione letale.

L’elettrocuzione è disponibile in 10 stati ed è l’unico metodo previsto in Nebraska (stato in cui attualmente non vi sono esecuzioni in programma).

La camera a gas è prevista in 5 stati, l’impiccagione in 2 e la fucilazione in 2 (sempre con l’alternativa dell’iniezione letale).

Nelle giurisdizioni federali civile e militare è prevista soltanto l’iniezione letale.

A parte quella di James Tucker, tutte le altre 29 esecuzioni porte a termine quest’anno negli USA sono state effettuate per mezzo dell’iniezione letale.

Dal 2001 facciamo la previsione, puntualmente smentita dai fatti, che negli Stati Uniti l’iniezione letale rimanga l’unico metodo di esecuzione della condanne a morte. Gli altri metodi – in particolare la sedia elettrica - sono stati infatti ripetutamente attaccati dagli avvocati difensori dei condannati a morte quali metodi crudeli ed inusuali e in quanto tali contrari alla Costituzione. Gli stati hanno preferito passare spontaneamente all’iniezione letale per evitare il ‘rischio’ che la proibizione del metodo tradizionalmente in uso da parte delle corti di giustizia mettesse in cattiva luce l’istituzione stessa della pena di morte.

Per volere di singoli detenuti – in genere affetti da gravi disturbi mentali – negli USA continuano ad esserci sporadiche esecuzioni con la sedia elettrica. Nel 2001 tutte le 66 esecuzioni furono fatte tramite iniezione letale, ma nel 2002 una su 71 avvenne sulla sedia elettrica e nel 2003 vi è stata una esecuzione con la sedia elettrica su un totale di 65.

In verità da due anni a questa parte anche l’iniezione letale è oggetto di ricorsi (v. ad es. nn. 112, “Peccato che i condannati…”, 113, 114) e non è escluso che si arrivi a qualche sentenza che la dichiari incostituzionale. Ciò è abbastanza probabile almeno per i casi in cui l’indisponibilità di vene superficiali costringerebbe i boia ad incisioni profonde alla ricerca di una vaso adatto all’inserzione della cannula che porta i veleni: la Corte suprema federale il 24 maggio ha deciso all’unanimità di esaminare il ricorso di David Larry Nelson, condannato a morte in Alabama - le cui vene superficiali sono state tutte gravemente danneggiate dalla pregressa autosomministrazione di eroina – il quale contesta la liceità costituzionale del metodo dell’iniezione letale.

 

 

6) ANCORA IN CARCERE A DUE MESI DALL’ANNULLAMENTO DELLA CONDANNA

 

Nei numeri di maggio 2003 (n.107, “Testimonianze…”) e aprile 2004 avevamo parlato del caso allucinante di Ryan Matthews, condannato a morte nel 1999 in Louisiana per l’omicidio di un negoziante durante una rapina verificatasi il 7 aprile 1997, e successivamente scagionato dopo la scoperta del vero colpevole. Il probabile autore del crimine è un certo Rondell Love, già in carcere per un altro omicidio, commesso otto mesi dopo l’uccisione del negoziante.

Sul passamontagna usato per la rapina furono infatti trovati frammenti di pelle e capelli appartenenti a Love, come dimostrato dal test del DNA effettuato oltre un anno fa su richiesta della difesa di Matthews. Lo stesso Love si era vantato di essere l’autore del crimine. Lo scorso aprile, a seguito delle nuove prove di innocenza presentate, il giudice annullò la condanna di Matthews e ordinò la sua liberazione a meno che l’accusa non avesse voluto processarlo di nuovo.

Ebbene, nonostante tutto questo, Matthews è ancora in carcere! Dopo sette anni dal suo arresto, non è stata infatti accettata la libertà dietro cauzione in attesa del nuovo processo, perché l’accusa, arrampicandosi sugli specchi, ha chiesto di trattenerlo ancora in attesa di effettuare ulteriori test del DNA su altri reperti biologici trovati “successivamente” (a sua detta) sul passamontagna. Incredibile come questo indumento sia fonte di sempre nuove sorprese! Ancor più incredibile però è l’ostinazione degli accusatori, che stanno accanendosi su un giovane, pressoché ritardato mentale e minorenne all’epoca dei fatti, la cui innocenza è ormai certa al di là di ogni  dubbio, pur di non ammettere la loro sconfitta! (Grazia)

 

 

7) CONDIZIONI DI VITA INUMANE NELLA POLUNSKY UNIT

 

Steven Woods, detenuto nel braccio della morte del Texas, ha scritto una coraggiosa lettera di denuncia delle terribili condizioni di detenzione cui sono sottoposti lui e altri 450 prigionieri. Il testo completo della lettera e la sua traduzione in italiano, fatta dal socio Paolo Scanabucci, si trovano nelle “Ultimissime notizie” del sito del Comitato (www.paulrougeau.org). Ne riportiamo qui i brani più importanti che sottolineano la gravità della situazione. Steven ci invita a protestare nei riguardi delle autorità carcerarie e ci fornisce i relativi indirizzi.

 

“Salve, mi chiamo Steven Woods, e sono attualmente detenuto nell'unità Alan B. Polunsky, a Livingston, nel Texas, in attesa dell’iniezione letale. Scrivo per supplicare aiuto per me stesso e per più di 400 detenuti che vivono nel braccio della morte. Scrivo affinché vi impegnate a rendere le nostre condizioni più vivibili e umane. Per aiutarci ad avere un po' di conforto per quel poco che ci rimane ancora da vivere.  […]

Il braccio della morte, in Texas, e’ situato in un complesso edilizio di massima sicurezza e di super segregazione. Un complesso progettato per tenere i prigionieri in un ambiente di totale isolamento a tempo indeterminato. Siamo rinchiusi per 23 ore al giorno, in una cella per una sola persona di 180 cm x 270 cm in acciaio e cemento armato.

Ci permettono rarissimi ‘privilegi’ e soltanto un’ora al giorno per uscire fuori dalle nostre celle per la ricreazione. Ogni volta che lasciamo le celle veniamo perquisiti nudi, poi ammanettati e accompagnati da due guardie che ci tengono per le braccia.

Se chiedeste all’ del Dipartimento di Giustizia Criminale del Texas il perché di questo trattamento, vi direbbero che siamo un rischio per la sicurezza. Ciò è assurdo.

Ammetto che siamo stati incarcerati per crimini veramente odiosi, ma vorrei far notare che ci sono due punizioni per il delitto capitale, morte o ergastolo. Quelli che sono detenuti e condannati al carcere a vita (il mio coimputato per esempio) sono, nella maggior parte dei casi, rinchiusi per gli stessi nostri crimini. Essi godono di una certa libertà essendo rinchiusi con i detenuti comuni e la sopravvivenza, per costoro, è una ricompensa della testimonianza a suo tempo prestata contro di noi, oppure del fatto che loro si sono dichiarati colpevoli oppure che la giuria ha deciso di mostrare clemenza (come nel caso del cecchino terrorista Lee Malvo).

Rispondete a questa domanda: chi è più pericoloso, un condannato a morte che ha una possibilità di salvare la sua vita provando di non essere un pericolo per nessuno, oppure il detenuto che sconta una condanna a vita e che non ha niente da perdere?  […]

Noi, nel braccio della morte, siamo privati di tante cose che mantengono un essere umano psicologicamente a posto. Gli ufficiali del Dipartimento se ne fregano di noi, ci disprezzano e ci danno addosso quando e come possono. Ci denigrano, ci insultano, provando a toglierci quel poco di dignità che ci rimane. Spesso ci negano il sonno, il cibo, la doccia e la ricreazione. Diventano persino violenti e ci colpiscono quando sono sicuri di potersela cavare senza conseguenze.

Ci fanno rapporto per cose insignificanti e talvolta per qualcosa che loro stessi hanno costruito ad arte contro di noi. Ci ignorano persino quando abbiamo bisogno di cure mediche, poi ci deridono e ci scherzano sopra. […]

Per ciò che riguarda il vitto nel braccio della morte, il regolamento prescrive tre pasti caldi al giorno, serviti nelle nostre celle, della stessa qualità e quantità ricevuta dalle guardie. Dobbiamo avere 2400 calorie al giorno, almeno in teoria. In realtà, il cibo è servito il più delle volte freddo e su vassoi rotti e sporchi. Le guardie che servono i pasti non indossano guanti e neanche si lavano le mani. Di solito il cibo non è neppure ben cotto e non ci danno razioni sufficienti. Può sembrare banale, ma per noi è molto importante conservare la salute.

Per un’ora al giorno ci consentono di lasciare le nostre celle per la ricreazione, trascorsa in una stanza chiusa o ‘all’aperto’. La stanza chiusa consiste in una gabbia di 5 metri per 7 metri. Qui passiamo la maggior parte del tempo girandoci intorno, poiché non ci è consentito portare nulla fuori dalle nostre celle. Se lo facciamo siamo puniti per ‘contrabbando’. ‘All’aperto’ la sola differenza è che al posto del tetto abbiamo delle sbarre di ferro. […]

Le visite sono uno dei nostri problemi più grossi. Abbiamo due ore alla settimana e certe visite speciali possono essere anche due, della durata di quattro ore ciascuna se il visitatore proviene da oltre 300 miglia, da un altro stato o da oltreoceano. Solo quelli inclusi nella nostra lista possono visitarci e devono avere l’approvazione del Dipartimento. La lista non deve comprendere più di 10 persone e possiamo cambiarla solo ogni 6 mesi. […]

Vediamo i nostri cari attraverso un solido e spesso strato di vetro. Per comunicare  dobbiamo usare dei telefoni che distorcono le  voci dei nostri visitatori. Molti di noi moriranno senza essere stati in grado di toccare o abbracciare le proprie famiglie e i propri amici, né udire il suono reale delle loro voci.

Il regolamento del braccio della morte […]prevede più privilegi, cioè un programma di lavoro, gruppi di ricreazione, televisione e programmi di arti e mestieri in cella. Sfortunatamente, questi privilegi sono stati sospesi a tempo indeterminato, a causa di un  tentativo di evasione di 5 anni fa  – che fallì – quando poi le indagini provarono la colpevolezza, di mera negligenza, delle guardie. Cinque anni fa avevamo davvero questi privilegi, eccetto le visite che già si svolgevano nel modo attuale. Che cosa è successo?  Quando ci ridaranno questi privilegi? […]

Non possiamo cambiare niente da dentro, da soli.

Possiamo solo levare la nostra voce, non accettando il modo in cui veniamo trattati. Ho compiuto questo primo passo, scrivendovi e protestando per le nostre condizioni e non collaborando con gli agenti e i funzionari del Dipartimento. Chiediamo il vostro sostegno, per quel poco o tanto che potete fare.

Abbiamo bisogno che combattiate con noi, telefonando o scrivendo al Governo e all’Amministrazione dicendo che non avete intenzione di accettare il modo in cui il braccio della morte viene diretto.

Protestate, se potete, o passate soltanto parola sulla disumanità del trattamento da noi subito e incoraggiando altri ad impegnarsi.

Sarà un cammino lungo e duro quello che faremo.

Richiederà tanta forza.

E’ nostra speranza che vorrete camminare insieme a noi.

Per far sentire la vostra voce riguardo le nostre condizioni, per favore telefonate o scrivete alle seguenti persone e dite loro che non sopportate l’attuale situazione.

Apprezzeremo il vostro aiuto.

1) Rep. Terri Hodge - P. O. Box 13084 - Austin, TX 78711. (Deputato)

2) Chairman and Members of the Texas Board of Criminal Justice - P. O. Box 13084 - Austin, TX 78711  (Consiglio di Amministrazione delle carceri).

3) Warden Chuck Biscoe - Polunsky Unit, 3872 FM 350 South -  Livingston, TX 77351. (Direttore del Braccio della morte)

Se volete saperne di più scrivetemi liberamente indirizzando a:

Steven Woods # 999427 - TDCJ Polunsky Unit - 3872 FM 350 South - Livingston, TX 77351 USA

8) QUANDO LO STATO AIUTA A SUICIDARSI

 

L’ultima esecuzione avvenuta in Florida, il 26 maggio scorso, è stata di fatto un suicidio consentito e portato a termine dai boia del carcere di Starke: John Blackwelder aveva infatti ucciso un compagno di prigione, mentre stava scontando l’ergastolo per un crimine di cui si dichiarava innocente, con l’intento di ottenere la condanna a morte. Egli aveva più volte dichiarato di non avere alcuna intenzione di restare in carcere per tutta la vita e aveva pertanto progettato questo delitto con lo scopo di farsi uccidere poi “legalmente” per porre fine alla sua detenzione.

Ha ottenuto ciò che voleva. Egli è stato infatti condannato a morte e, dopo aver perso il ricorso in appello (il primo appello, quello “automatico”, è di fatto obbligatorio in tutti i casi capitali), ha chiesto di rinunciare a tutti gli appelli successivi per accelerare la sua morte.

Possiamo forse sforzarci di capire i distorti ragionamenti di un uomo che, pur non avendo il folle “coraggio” di togliersi la vita, tenta di raggiungere lo stesso scopo per abiette vie traverse, al prezzo della vita di un altro essere umano. Più difficile è comprendere la distorta interpretazione della giustizia da parte di persone sane di mente e istruite, di assecondare un simile gesto, concedendo al colpevole la condanna che lui stesso desiderava ricevere.

Come giustamente ha fatto notare Abe Bonowitz, noto abolizionista della Florida e presidente dell’associazione “Floridians for Alternatives to the Death Penalty”, questa esecuzione ha costituito un pericoloso esempio per un nuovo genere di suicidio. Infatti, a questo punto sono a rischio tutti coloro che lavorano nelle carceri ed i detenuti stessi, perché è stato trasmesso il messaggio che, “se l’ergastolo non ti è gradito, tutto ciò che ti occorre fare è commettere un omicidio e lo stato ti aiuterà a suicidarti.”

Paradossalmente John Blackwelder era comunque contrario alla pena di morte in generale, anche se ne ha “approfittato” per se stesso. Infatti, in un’ultima lettera ai suoi amici, scritta la vigilia dell’esecuzione, egli dichiara:

“…Io prego che [la pena di morte] venga abolita molto presto. Spero e prego di essere l’ultima persona giustiziata in Florida, lo stato ha già ucciso abbastanza”.

Forse, tutto sommato, John Blackwelder aveva un po’ più di buon senso del sistema giudiziario della Florida. (Grazia)

 

 

9) E’ MORTO JAMES GRIGSON, DOTTORE DELLA MORTE

 

Il dott. James Graigson è morto in Texas il 3 giugno all’età di 72 anni. Abbiamo parlato nel n.114 del dottor Grigson, richiestissimo testimone d’accusa, che tra gli anni ottanta e novanta aveva attestato in oltre 150 casi capitali la ‘futura pericolosità’ degli imputati per consentire alle giurie di emettere sentenze di morte. Sostanzialmente incompetente ed infine espulso dall’Ordine degli psichiatri, egli dava una parvenza di scientificità – con una brillante parlantina infiorata di termini tecnici - alla sua preconcetta avversione nei riguardi degli imputati. Era un alleato prezioso degli accusatori che volevano accelerare la loro carriera giudiziaria e politica con un nutrito record di condanne a morte.

Prima di Natale, al momento di andare in pensione, nel corso di una sontuosa festa di commiato, Grigson aveva dichiarato di essere affetto da un tumore polmonare ma di confidare nella professionalità dei medici che lo avevano in cura. Ci eravamo augurati che tali medici fossero professionalmente più validi di quanto non lo fosse stato il loro cliente, forse lo erano ma non sono riusciti a far sopravvivere James Grigson per più di sei mesi.

 

 

10) KENNETH CI SCRIVE DAL BRACCIO DELLA MORTE DEL TEXAS

 

Cari amici Italiani, recentemente vi sono stati sviluppi molto importanti in due casi capitali. Uno di questi casi è stato trattato nel bollettino del Comitato Paul Rougeau due mesi fa. Sto scrivendo articoli per il bollettino del Comitato da quasi due anni. Nei miei primi articoli avevo parlato del mio caso, della mia innocenza e del mio sforzo di evidenziare l’iniquità della Legge sulla Complicità che gli avvocati dell’accusa applicano in modo particolarmente ingiusto qui in Texas. Mentre io non ho ancora ottenuto le vittorie che avrei desiderato, la Giustizia ha vinto nella lotta riguardante la Legge sulla Complicità.

Un detenuto rinchiuso qui ha ricevuto l’annullamento della sua condanna mentre per un altro la cosa è ancora in fase di esame. Joe Lee Guy era stato incriminato come complice di un crimine. Mentre lui ammise di essere stato l’autista per favorire la fuga dopo una rapina, egli personalmente non aveva alcuna intenzione di uccidere né favorì un omicidio. Guy stava seduto nell’auto parcheggiata fuori aspettando che i suoi complici ritornassero. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato che persone nella posizione di Guy sono colpevoli di complicità nella rapina, ma non sono meritevoli di morte.

In una decisione che fa giurisprudenza (Edmund vs. Florida) la Corte Suprema ha dichiarato che:

  1. per una persona che aiuta e favorisce un crimine nel corso del quale viene commesso da altri un omicidio, ma che non ha ucciso personalmente, né ha tentato di uccidere, né ha avuto intenzione di uccidere, … non vi può essere condanna a morte o esecuzione, perché la pena sarebbe eccessiva rispetto al crimine, quindi rappresenterebbe una punizione crudele ed inusuale.

  2. La sola eccezione a questa regola è se una persona, che può anche non aver ucciso o inteso uccidere, dimostra:

    1. grandissimo coinvolgimento personale nel crimine e

    2. profonda indifferenza nei confronti della vita umana…

         allora una condanna a morte può essere comminata.

   Mentre Guy non ha dimostrato di appartenere alle categorie a. o b., il Texas lo aveva condannato a morte ugualmente e aveva riconfermato la condanna. E’ stata presentata una petizione alla Commissione per le Grazie e, riesaminando le prove a carico di Guy, tutti i 15 membri della Commissione si sono resi conto che, se la drammatica infanzia di Guy fosse stata citata al suo processo, egli sarebbe stato risparmiato. Presero anche in considerazione il ruolo limitato che egli aveva avuto nel crimine. Al momento si aspetta per vedere se il Governatore firmerà e approverà la raccomandazione di grazia della Commissione [v. n. 117]. Questo rappresenta un grande balzo in avanti verso la Giustizia, perché non solo dimostra l’esistenza di compassione (cosa che non avviene quasi mai in Texas), ma anche la comprensione del fatto che alcune persone commettono errori e si uniscono a compagnie sbagliate, cosa per la quale devono essere ritenute responsabili, ma non è giusto togliere loro la vita per azioni compiute da altri. Il Texas non è d’accordo con questo, come dimostrato nella descrizione del prossimo caso.

Il 21 aprile 2004 la Corte d’Appello Criminale ha annullato la condanna di Kenneth Vodochodsky, incriminato in conseguenza di questa stessa assurda Legge sulla Complicità. Nel caso Vodochodsky, un suo amico soffriva di una malattia mentale e gli vennero manie suicide. Dopo che ebbe problemi con la moglie, l’amico di Vodochodsky provocò uno scontro con la polizia locale. Prima di fare questo, egli disse a Vodochodsky: “ Se non vuoi essere coinvolto, farai meglio ad andartene”. Vodochodsky, ignaro della gravità delle intenzioni del suo amico, se ne andò. Poco dopo la polizia arrivò a casa dell’amico e ne conseguì una sparatoria durante la quale due poliziotti furono uccisi, altri feriti e alla fine l’omicida si suicidò sparandosi. Più tardi, Kenneth fu arrestato perché sospettato di aver aiutato il suo amico. Il procuratore distrettuale manipolò abilmente la Legge sulla Complicità e ottenne un’incriminazione, dicendo alla giuria che Vodochodsky non fece nulla per impedire il crimine e andandosene non fece nulla per fermarlo (come, per esempio, avvertire la polizia). Egli, con la sua passività, “agì con l’intenzione di favorire ed incoraggiare il crimine” (questo è un requisito per dimostrare la complicità richiesto dalla Legge sulla Complicità). Kenneth Vodochodsky è stato condannato a morte per questo. La Corte Suprema ha dichiarato, rivedendo le prove, che mancava la dimostrazione che  egli abbia partecipato a questo crimine e che la decisione della giuria era discutibile. Perciò la sentenza nei confronti di Kenneth è stata annullata ed egli dovrà subire un nuovo processo.

Parlo da anni della Legge sulla Complicità e di come il Texas la sta applicando in modo arbitrario. Il Texas ha abbassato gli standard della Corte Suprema semplicemente dichiarando che se un uomo è d’accordo di commettere un reato (come una rapina), non ha importanza se questo è tutto ciò che vuole realizzare; se durante l’evento si ha la morte di qualcuno, egli avrebbe dovuto “prevederla”. Quindi le persone sono tenute ad avere poteri divinatori, e non vengono giudicate solo per le loro azioni. Questo atteggiamento dovrebbe suonare offensivo per coloro che credono nella Giustizia.

Oggi la mia lotta per denunciare la Legge sulla Complicità continua con maggiore forza. I miei sostenitori hanno costituito l’organizzazione senza scopo di lucro “Visions for L.I.F.E.” (VFL) non solo per aiutare me, ma anche altri. Ci occorrono sempre volontari. Non ci sono spese per entrare a far parte della VFL, ma è richiesto solo il tempo delle persone. Dal momento che tutti e tre gli altri imputati coinvolti nel mio caso mi hanno discolpato, prego di essere il prossimo nel percorso della Giustizia.   

Coloro che vogliono saperne di più sul mio caso o sulla VFL possono collegarsi al sito www.kennethfoster.de oppure a www.visionsforlife.net . Nel sito della VFL c’è una pagina dedicata alla Legge sulla Complicità, in cui le persone possono capire cosa dice questa legge e vedere come è sbagliata. I miei amici italiani hanno creato un sito in italiano per me (www.kennethfoster.it) in cui inseriremo notizie sul mio caso un po’ alla volta. Guy e Vodoshodsky sono stati i primi a entrare nel “regno” della Giustizia, ma speriamo che non siano gli ultimi. Ci sono altre persone qui, come me, che soffrono a causa delle ingiustizie. Sostenere le azioni politiche della VFL significa sostenere il movimento che si batte contro la Legge sulla Complicità. Ci piacerebbe vedere alcuni di voi raggiungere il traguardo insieme a noi. Vi terrò debitamente informati per quanto riguarda la Legge sulla Complicità. Ciao!

 

 

11) VERBALE DELL’ASSEMBLEA ORDINARIA DEI SOCI DI FIRENZE DEL 23/5/2004

 

[…] L'ordine del giorno è il seguente: 1) Relazione sulle attività svolte dopo l'Assemblea dell'8 giugno 2003; 2) relazione sulla mostra tenuta a Torino dei lavori di Kenneth Foster e Tony Ford nel dicem­bre 2003; 3) situazione iscritti al Comitato; 4) illustrazione ed approvazione del bilancio per il 2003; 5) eventuali dimissioni dalle cariche sociali ed eventuale rinnovo del Consiglio Direttivo; 6) pubblicazione del libro su Gary Graham, questioni editoriali e lancio del libro; 7) rapporti con le altre associazioni/gruppi ed eventuali interventi di Ospiti dell'Assemblea esterni al Comitato Paul Rougeau; 8) iniziative e proposte per il prosieguo delle attività (rapporti con i detenuti, attività editoriali, te­lematiche, interventi nelle scuole, campagne abolizioniste...); 9) progetto "Non uccidere"; 10) varie ed eventuali. Si comincia dal punto 2) all’o. d. g. Grazia Guaschino relaziona sulla Mostra delle poesie di Kenneth Foster e dei disegni di Tony Ford organizzata dal Gruppo di Torino presso il Sermig nei giorni 13 e 14 dicembre 2003. Secondo Mosso ha realizzato su eleganti pannelli di plastica nera oltre 20 grandi cartelloni con la riproduzione dei lavori da esporre […] Nelle due giornate i visitatori sono stati accolti da Grazia Guaschino, Gabriella Giuliari, Giuseppe Lodoli, Irene d’Amico ed Emanuele Fumagalli. Almeno 500 persone hanno visitato la mostra prelevando volantini informativi. 180 visitatori hanno lasciato messaggi di saluto per Kenneth e Tony in un Guest Book […] In seguito Kenneth e Tony hanno manifestato grande contentezza e soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa. Si affronta il punto 1). Sulle attività svolte relazionano Giuseppe Lodoli e Grazia Guaschino. Sono proseguiti gli interventi di membri del Comitato nel corso di manifestazioni ed incontri sui temi della pena di morte e dei diritti umani, specie nelle scuole. Membri del Comitato hanno partecipato, a Firenze, Novara, Roma e Torino, ad un totale di 10 iniziative. Il Foglio di Collegamento del Comitato è uscito regolarmente con 11 numeri di 14 pagine ciascuno. L’indirizzario per l’invio del bollettino in forma cartacea si è ulteriormente ridimensionato nell’ultimo anno (passando da 135 indirizzi a 90). E’ invece nettamente cresciuto il numero di aderenti alla lista per la ricezione del bollettino via e-mail (passando da 152 a 178). 18 persone ricevono entrambe le versioni. In tutto i destinatari del F. d. C. sono quindi 268. […]. Il Comitato ha continuato a smistare informazioni sul tema della pena di morte (ricevuti 12 mila e-mail, spediti 1.500 e-mail). E’ proseguito il sostegno a detenuti condannati a morte, in particolare una fitta corrispondenza è stata portata avanti con Kenneth Foster del quale sono stati pubblicati articoli in tutti i numeri del bollettino. A Kenneth Foster è stato dato un modesto sostegno finanziario per complessivi 839 dollari. Il Comitato ha proseguito nella sua opera di assistenza ad alcuni corrispondenti di detenuti nel braccio della morte. Secondo Mosso ha curato un rapporto particolare con l’associazione pacifista “Sermig” di Torino scrivendo anche degli articoli sul tema della pena capitale per la rivista “Nuovo progetto” pubblicata da tale associazione. Il sito Web è stato completamente rinnovato […] Tutti i soci sono invitati a visitare il sito all’indirizzo www.paulrougeau.org e a fare le loro osservazioni in merito. […] Punto 4): Il Tesoriere Paolo Cifariello illustra il rendiconto economico per il 2003. Tra le entrate è rimasto pressoché invariato rispetto all’anno precedente l’importo delle rimesse delle quote associative, le altre voci – come le offerte per i detenuti – sono sensibilmente diminuite. […]. Il bilancio viene approvato all’unanimità esprimendo gratitudine al Tesoriere Paolo Cifariello, per la disponibilità con cui continua a svolgere un lavoro difficile e insostituibile. Un grande ringraziamento va a Paolo Cortelli che è stato nel 2003 il socio di gran lunga più generoso nelle offerte pro detenuti. Punto 3) all’o. d. g. Loredana Giannini e Giuseppe Lodoli relazionano sui solleciti ai soci per il rinnovo delle adesioni. […] I soci in regola con il pagamento delle quote associative attualmente sono circa 120. Punto 5): l’Assemblea riconferma all’unanimità i sei membri del Consiglio direttivo uscenti. […] Pertanto dal 1° luglio 2004 il Consiglio direttivo risulta composto da: Maria Grazia Guaschino (Presidente), Giuseppe Lodoli (Vice presidente), Paolo Cifariello (Tesoriere), Loredana Giannini, Anna Maria Esposito e Stefano Zanini. [...]. Si passa al punto 6) all’o. d. g. e Grazia illustra lo stato di avanzamento del progetto per realizzare l’edizione italiana del libro sulla vita e sul caso giudiziario di Gary Graham intitolato “Muoio assassinato questa notte.” […] si è arrivati, tramite Marco Cinque, a Olivier Turquet direttore delle edizioni Multimage di Firenze. Olivier ha accettato di buon grado di pubblicare il libro su Gary Graham. […] La copertina è stata costruita da Daniela Annetta su un inquietante disegno di sfondo. Tale disegno è stato reperito da Stefano Zanini tra le opere realizzate dall’Istituto d’Arte di Udine in occasione del Tour di Dale Recinella in Friuli nel 2002. […]. Il guadagno netto della vendita delle copie da noi acquistate con lo sconto del 50% sarà interamente devoluto in beneficenza per gli scopi del Comitato Paul Rougeau così come i diritti d’autore (pari al 10% del prezzo di copertina) che spetteranno al Comitato sulle copie vendute dall’Editore. […]. Si propone di organizzare eventi di presentazione del libro almeno nelle città di Firenze, Torino, Roma e Udine. Si fa l’inventario dei possibili contatti per ottenere recensioni del libro da parte di giornali e riviste […]. Passando al punto 7) si illustrano i buoni e molteplici rapporti di collaborazione del Comitato con la Sezione italiana di Amnesty International. Da notare in particolare è la partecipazione alla Campagna biennale di Amnesty per l’abolizione della pena di morte per i minorenni. Nella fase iniziale della Campagna, il Comitato ha raccolto oltre 1300 sottoscrizioni in calce a due petizioni dirette agli Stati Uniti e al Pakistan. Il prossimo ‘target’ sarà la Cina. Grazia e Secondo proseguiranno la collaborazione con il Sermig per sensibilizzare il pubblico sul problema della pena di morte. Punto 9), programmazione delle attività future: Grazia, con il gruppo di Torino, e l’Università di Udine organizzeranno un tour in Italia di Dale Recinella e della moglie tra febbraio e marzo del prossimo anno[…] Oltre alla pubblicizzazione e alla vendita del libro su Gary Graham in Italia, si deve mettere a punto con una certa urgenza la versione del libro in lingua originale […] Su proposta di Christian de Dampierre Raimondi e di Grazia Guaschino ci si propone ancora una volta di lanciare il progetto “Non uccidere” di coordinamento tra enti e associazioni religiose e laiche per iniziative abolizioniste. Continueranno le attività ordinarie di aiuto ai detenuti, a cominciare da Kenneth Foster, di supporto ai corrispondenti dei condannati a morte, di presenza agli incontri, specie nelle scuole, di aggiornamento del sito Web, di smistamento di informazioni e di pubblicazione del Foglio di Collegamento[…]

 

 

12) GRAZIE A LOREDANA E AUGURI DI BUON LAVORO ALLA NUOVA PRESIDENTE

 

Maria Grazia Guaschino è la nuova presidente del Comitato Paul Rougeau. Entrata tra i soci attivi all’inizio del 2000, Grazia si è buttata a capofitto in ogni settore di attività svolgendo un lavoro ‘mostruoso’ per quantità ed eccezionale per qualità.  Possiamo dire che il suo arrivo provvidenziale ha risollevato le sorti del Comitato stanco, scosso e svuotato dall’esecuzione del nostro amico Shaka Sankofa. La ringraziamo di essersi assunto ora anche il carico della presidenza che, se non aggiunge niente al prestigio del ruolo che lei ricopre nella nostra associazione, comporta del lavoro e delle responsabilità in più. In bocca al lupo, Grazia!

Loredana Giannini ha passato il testimone a Grazia dopo un decennio di presidenza svolta con estrema disponibilità, dedizione ed efficacia. Possiamo dire che il suo equilibrio e la sua capacità di dare e ricevere amicizia ha tenuto meravigliosamente unito lo staff del Comitato e ha assicurato lunga vita all’associazione, attraverso molte fasi e alterne vicende, dopo che era venuto meno lo scopo iniziale con l’uccisione di Paul. Loredana per un senso del dovere encomiabile è rimasta presidente negli ultimi anni, pur volendo dimettersi, aspettando che arrivasse il momento opportuno. Ora che Grazia ha acquistato sufficiente esperienza e ha meritato i galloni sul campo, Loredana lascia la presidenza ma continua a fare il lavoro di sempre rimanendo nel Consiglio direttivo. Va a parlare ai giovani, organizza le riunioni dello staff e dell’Assemblea dei soci, con i suoi saggi consigli aiuta ad indirizzare le attività del Comitato e ad armonizzare le spinte all’interno del Consiglio direttivo. Rimane responsabile dei rapporti con i soci. Continua a gestire l’archivio delle iscrizioni sobbarcandosi un lavoro pesante e a volte noioso ma vitale per la sopravvivenza dell’associazione. Grazie infinite Loredana!

 

 

13) RICHIESTE DI CORRISPONDENZA

 

Paolo Cifariello invita i lettori a pubblicizzare le seguenti richieste di corrispondenza nella speranza che qualcuno voglia scrivere a questi detenuti.

 

Mr. LEDATHA ROSS  # 66-69-32

Polunsky Unit

3872 F.M. 350 South No. 19-Z-41

LIVINGSTON, TX 77351      USA

Afro-americano di 37 anni non condannato a morte, è in prigione da parecchi anni. Scrive in modo molto semplice dicendo che cerca qualcuno con cui ‘conversare’.

 

Mr. PETE RUSSELL # 999443

Polunsky Unit

3872 F.M. 350 South

LIVINGSTON, TX 77351      USA

E’ un afro-americano di 30 anni rinchiuso nel braccio della morte dal 26 febbraio 2003. Non ha una sua famiglia e non gli è rimasto nessuno della famiglia di origine. Anche lui cerca ‘conversatori’.

 

Mr. KENNETH MAYBERRY # 299187

Lynaugh Unit

1098 South Hwy 2037

FORT STOCKTON, TX 79737      USA

Non è un condannato a morte. Non dice la sua età ma si descrive come un tipo “riflessivo, rispettoso ed anche umoristico”. Ha fatto studi universitari. Cerca qualcuno con cui parlare di tutto.

 

 

14) NOTIZIARIO

 

Iran. Annullata per la seconda volta la condanna a morte per Aghajari. Il 31 maggio l’agenzia ufficiale IRNA ha preannunciato l’annullamento della sentenza di morte per blasfemia decretata per la seconda volta (v. n.118, Notiziario) contro il professor Hashem Aghajari dalla Corte islamica della città di Hamedan (il noto oppositore aveva criticato, in un discorso tenuto in quella città nel 2002, l’ala più conservatrice del regime teocratico che governa il Paese). Sul caso Aghajari si confrontano i progressisti vicini al presidente Mohammad Kathami e i conservatori capeggiati dall’ayatollah Khamenei, che detiene saldamente il potere (v. ad es. nn. 102, 104). Lo stesso Khamenei si sarebbe infine convinto dell’opportunità di rimuovere la condanna capitale contro Aghajari, che per ora resta in carcere.

 

Repubblica serba di Bosnia. Un rapporto ufficiale ammette il massacro di Srebrenica. Per la prima volta la dirigenza serba di Bosnia ha ammesso la partecipazione di unità della polizia e dell’esercito alla strage di Srebrenica in cui furono passati per le armi, tra il 10 e il 19 luglio del 1995, migliaia di uomini e ragazzi sotto gli occhi del piccolo contingente delle Nazioni Unite che doveva proteggere la città garantita da accordi internazionali. La sanguinosa conquista di Srebrenica costituiva la spallata finale alla resistenza musulmana contro la ‘pulizia etnica’ portata avanti dai Serbi. Un rapporto di 42 pagine pubblicato l’11 giugno ammette non solo l’esecuzione extragiudiziale di migliaia di maschi “in un modo che costituisce una pesante violazione dei diritti umani” ma anche che i boia cercarono successivamente di nascondere o minimizzare in tutti i modi il massacro. Ricordiamo che dopo questa carneficina le Nazioni Unite e l’Europa si decisero finalmente ad impegnarsi per porre fine alla guerra civile in Bosnia. Nessuno degli ex dirigenti criminali della Repubblica serba di Bosnia, a cominciare da Radovan Karazic, è mai stato processato per i crimini di guerra e contro l’umanità compiuti nella prima metà degli anni novanta. Finora le autorità del piccolo stato iugoslavo hanno sistematicamente intralciato la giustizia internazionale. In aprile però il Presidente Dragan Caric, che sembra aver voltato pagina, ha dichiarato: “Dopo anni di prevaricazioni, dobbiamo infine confrontarci con noi stessi e con il lato oscuro del nostro passato. Dobbiamo avere il coraggio di far ciò” 

 

 

Questo numero è stato chiuso il 18 giugno 2004

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