FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU / ELLIS(ONE) UNIT


Numero 108 - Giugno 2003

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SOMMARIO:

 

1) Riflessioni di Kenneth sull'immortalità

2) Dall'assemblea di Firenze un forte impulso alle nostre iniziative

3) Trasformare Guantanamo in un campo di morte

4) Legge Miranda: ancora maltrattata la costituzione americana

5) Il boia di Ashcroft incombe sul Minnesota

6) Una cronaca trascurabile: agghiacciante

7) Incostituzionale la legge dell'Arizona contro i siti dei detenuti

8) Il favore per la pena di morte in netta ripresa dopo l'11 settembre

9) Pena di morte razzista: come orientarsi tra i dati

10) La carcerazione di massa rende la società peggiore e più insicura

11) Così scrive della pena di morte la vice governatrice della Florida

12) Tempo di raccolti

13) Notiziario: Illinois, Nigeria, Usa

 

 

 

 

1) RIFLESSIONI DI KENNETH SULL'IMMORTALITA'

 

 

 

Kenneth Foster, amico di penna del Comitato, ci invia dal braccio della morte del Texas alcune profonde riflessioni che ben volentieri pubblichiamo. (Grazia)
Mi sono trovato alla sprovvista quando mi sono chiesto: "Perché lottare per uscire dal bracco della morte quando la morte è inevitabile?". Si trattava di una domanda difficile.
La morte - un soggetto controverso per gli esseri umani. Siamo diventati così attaccati al nostro mondo e ai piaceri materiali che esso procura, che il pensiero della morte fa sì che le persone si sentano come derubate di qualcosa. Questa dove essere considerata una sensazione naturale o innaturale?
Il braccio della morte costituisce una partita di boxe con la morte. Siamo faccia a faccia, letteralmente chiusi su un ring (la nostra cella), lottando per sopravvivere contro questo "avversario". Ma ciò è più di una boxe contro la propria ombra, in cui l"altra metà" condiziona la nostra vita da ora in avanti ?
Ho riflettuto sul problema di affrontare la morte e ho concluso che esso ha soluzioni diverse per ogni individuo, ma forse possiamo avventurarci nel mio mondo interiore, dove io affronto la valle e le ombre della morte, e possiamo uscirne con risposte di pace, comprensione e rassicurazione.
Possiamo considerare tre argomenti per chiarirci le idee: 1. antiche civiltà; 2. religione; 3. scienza.
Mi vengono in mente due antiche civiltà, entrambe fermamente radicate sulla terra prima dell'avvento delle forme attuali della religione e della tecnologia. Entrambe concepivano la morte in modi analoghi: gli abitanti dell'Egitto e le tribù Native dell'Occidente (America del Nord e del Sud). Entrambe queste culture consideravano la morte in un modo arcano. Prima di tutto, la morte era vista solo come una transizione e poiché questi popoli conoscevano l'essenza della vita, si preparavano alla morte con molto impegno, si costruivano persino tombe lussuose e praticavano cerimonie meravigliose in occasione della dipartita. Questi popoli avevano forse una conoscenza che a noi è sfuggita? Quando analizziamo con attenzione queste due culture vediamo che le somiglianze del loro comportamento esoterico non si limitavano ai rituali relativi alla morte: erano entrambe maestre nell'arte della medicina, sapevano fare mappe stellari in modo scientifico e con l'uso di edifici (soprattutto le piramidi) e questi edifici erano così eccezionali e senza difetti che ancora oggi l'uomo non riesce a immaginare come siano stati creati in quell'epoca. Quindi apparentemente vi era una conoscenza arcana di vastità incredibile dalla quale ci siamo davvero separati moltissimo.
La maggior parte delle religioni ci hanno confermato che dobbiamo vivere la nostra vita oggi in modo giusto per trovare la pace e la vita oltre la morte. Se molte religioni variano sul concetto di cosa c'è dopo la morte, l'uomo crede comunque fermamente che qualcosa ci sia.
Prima che le religioni si affermassero con i loro nomi attuali e con le loro attuali credenze, vi erano molti profeti che percorrevano questa terra manifestando le stesse caratteristiche. Scopriamo in questi profeti il progresso spirituale più sublime. Da Abramo a Mosè, a Gesù, a Maometto troviamo che essi non erano attaccati alle cose del mondo. Si consideravano come dei servi, avevano relazioni con i malati e i poveri e mettevano la loro vita a disposizione di Dio. Tutti esortavano a cercare la conoscenza al di là delle ricchezze e insegnavano che questo mondo finirà. Questa era una conoscenza divina e l'uomo ha perso il contatto con questa comprensione suprema.
Infine, la scienza nei suoi termini più semplici insegna che i nostri corpi sono fatti di particelle impercettibili. C'è solo una particella nell'universo che si trova in tutte le forme della materia (solide, liquide o gassose) e questa particella è l'atomo (naturalmente gli atomi sono formati da particelle sub-atomiche: protoni, elettroni, e neutroni; nel nucleo dell'atomo si trovano i protoni e i neutroni e al di fuori del nucleo ruotano gli elettroni). Questo ci dice che possediamo quantità di energia che non sono distruttibili. Se adesso vi dicessi - chiudete gli occhi e pensate ad un fiore, all'oceano o al colore verde - potreste farlo. Ma come? I vostri occhi sono chiusi. E' innegabile che possediamo una forza dentro di noi. Un cervello è composto solo da tessuti, per cui ci devono essere strutture più grandi che danno questo fenomenale potere al cervello. Potremmo ragionare su questo dicendo che il Creatore ha composto questo "sé" (forse in altre parole - spirito) con un intricato disegno di atomi che creano la nostra mente e l'intelligenza? Sembra logico e dal momento che l'atomo si trova in tutte le cose ed è indistruttibile, questo lo renderebbe fondamentalmente eterno, e se l'atomo è eterno e costituisce la nostra vera essenza questo non renderebbe eterna la nostra composizione? Sembra che scientificamente le cose stiano in questo modo e questo dovrebbe far sì che noi pensassimo molto alla nostra vita e a nutrire questa energia che è in noi.
Riflettere, anche in breve, su questi tre argomenti, dovrebbe aprirci la mente a qualcosa di molto profondo. Nel braccio della morte non abbiamo potuto evitare questa lezione. Qui, la morte ci guarda in faccia e ci sfida ad interrogarci, a cercare di capire e dovrei dire... a fare amicizia con lei. Così la domanda resta "perché lottare contro la morte se è inevitabile?" Sono giunto ad affermare che per un uomo è facile morire ma è molto difficile vivere. Non importa in che modo viene discussa la propria situazione nel braccio della morte; la conclusione è sempre la stessa: la vita è preziosa. Perché? Perché il creatore ha dedicato tempo particolare per la sua creazione e potrebbe esserci qualcosa di ciò che ha fatto che non abbia uno scopo? Scopriamo che tutti gli organismi viventi servono ad uno scopo, anche solo di essere parte della catena alimentare, e da quando all'uomo è stata data la vita sulla terra il suo scopo non sarà stato 100 volte più grande?
Nel braccio della morte ho trovato la rosa fra le spine - anche nelle condizioni più dure la bellezza è riuscita a fiorire. Attraverso questa lotta abbiamo dovuto temprarci: l'ego, l'immaturità, la rabbia, l'ignoranza e la mancanza di nutrimento spirituale. Abbiamo dovuto cercare di conoscerci, poi di amarci in modo tale da permettere agli altri di amarci. L'amore che gli altri ci hanno dato è stata l'acqua necessaria alla nostra crescita. Ci ha avvolti come una polla di calore che ci ha sommersi dalla testa ai piedi. Attraverso questo processo di tempra abbiamo visto il valore dell'uomo e abbiamo capito che abbiamo ancora valore e scopo.
Molti qui sono scoraggiati dalle afflizioni che dobbiamo affrontare, ma queste sono necessarie perché la vita possa dispiegarsi. A volte il dolore e i momenti duri non devono essere rimossi. Non puoi migliorare i piani di Dio. Piuttosto che pregare perché se ne vadano (il dolore, i momenti duri, ecc.) è spesso più saggio pregare di poter imparare da questi il più possibile. Per molti di noi posso assicurare che non è il pensiero della morte che ci frustra ma la consapevolezza che abbiamo raggiunto e che ci mostra che ruoli avremmo potuto avere nella società. Filosofi, insegnanti, consulenti e molto altro sono stati forgiati qui e il pensiero che queste vite potrebbero non essere mai vissute ci delude. Non si tratta di rigettare la morte ma di rigettare questa morte forzata. Quando la mente va a quelli di noi che hanno commesso atti contro l'umanità dobbiamo convincerci che la morte forzata moltiplicata da altra morte forzata può solo produrre distruzione. Non possiamo perdere la fiducia nell'abilità dell'uomo di cambiare in meglio. Quando pensiamo a come l'uomo ha preso sovranità come giudice, giuria e Dio, chiediamoci se l'uomo è abbastanza puro da poter togliere la vita così facilmente e consapevolmente. Solo quando un uomo potrà creare la vita, e non intendo con azioni strane o duplicando il DNA, intendo creando il DNA medesimo, facendo gli atomi e l'universo, allora forse potrà avere il potere di togliere la vita. Tutte le società hanno bisogno di disciplina, di regole e di giuste punizioni, ma l'omicidio in qualsiasi forma non può essere una soluzione per ottenere la pace o la crescita della vita.
Così la risposta è: dobbiamo lasciare che la vita continui a nutrire la vita. Alla vita dovrebbe essere permesso prendere il suo corso naturale in modo che effetti avversi non si moltiplichino a causa di atti malvagi. Se un uomo può imparare a vivere e a nutrire la vita è abominevole interrompere questo. Quindi non si tratta di aver paura di affrontare la morte, ma di abbracciare ogni particella di vita.
Mentre sto nel braccio della morte per un crimine che non ho commesso mi chiedo: perché? Perché io? Perché dovrei lottare? Poi penso a tutti i combattenti e ai martiri che hanno continuato a battersi nonostante situazioni inimmaginabili. Sapevano che stavano servendo ad uno scopo e arrendersi e rinunciare alla loro vita sarebbe stato un insulto al loro essere. Quando lessi una frase molto semplice e tuttavia straordinaria del Ministro Louis Farrakhan diedi davvero pace al mio cuore riguardo al mio difficile viaggio. Mi rassicurava di tutti i miei sforzi per vivere e per lottare per uno scopo. Egli disse:
"Ciò che stiamo vivendo ora è il disordine cronico del crollo di un mondo che darà nascita all'ordine di un nuovo mondo. Così questo caos è assolutamente vitale e necessario per creare il movimento verso l'ordine. Dalla morte viene la vita, dall'oscurità venne la luce, dal nulla venne tutto quindi da ciò che sembra solo caos viene l'ordine".
Questa frase mi ha rassicurato (anche se in questi termini universali) che tutto ciò che facciamo è vitale per quello che verrà. Sono fortunato ad aver potuto parlare alle persone e condividere con loro i miei pensieri e le mie amicizie sono fiorite come un grande giardino. Non possiamo temere la morte e non possiamo neppure correre e nasconderci dalla vita. Entrambe sono nostre compagne, entrambe ci chiameranno ed entrambe ci chiederanno ogni oncia del nostro essere. Impariamo ad accogliere in pace e comprensione ciò che è naturale per noi. Questo è il motivo per cui combatto e continuerò a combattere per avere ogni respiro che mi spetta perché so che fino a che vivrò avrò uno scopo da servire.

 

 

 

2) DALL'ASSEMBLEA DI FIRENZE UN FORTE IMPULSO ALLE NOSTRE INIZIATIVE

 

 

 

La nostra assemblea si è svolta in un'atmosfera di grande amicizia ed ha avuto ottimi risultati. Ringraziamo Loredana per la sua perfetta organizzazione e per la sua ospitalità. Purtroppo mancava il Tesoriere Paolo Cifariello, ricoverato in ospedale. Auguriamo al nostro amico di completare la convalescenza nel modo più rapido e soddisfacente e di... riaprire una florida cassa. Pubblichiamo qui di seguito un'ampia sintesi del verbale dell'assemblea. In uno dei prossimi numeri pubblicheremo il bilancio del 2002.

 

Il giorno 8 giugno 2003 si è riunita [...] l'Assemblea ordinaria dei Soci [...] L'ordine del giorno è il seguente: 1) Relazione sulle attività svolte dopo l'Assemblea del 5 maggio 2002; 2) relazione sulla permanenza di Dale Recinella in Italia nel mese di aprile 2003 e sulle iniziative tenutesi in Friuli e in Piemonte durante tale permanenza; 3) situazione iscritti al Comitato; 4) illustrazione ed approvazione del bilancio per il 2002; 5) rinnovo del Consiglio direttivo; 6) iniziative e proposte per il prosieguo delle attività (editoriali, telematiche, interventi nelle scuole, rapporti con i detenuti, campagne abolizioniste ...) 7) progetto "Non uccidere" di coordinamento tra enti e associazioni per iniziative abolizioniste; 8) rapporti con le altre associazioni/gruppi ed eventuali interventi di Ospiti dell'Assemblea esterni al Comitato Paul Rougeau; 9) varie ed eventuali. Si comincia dal punto 2) all'o. d. g. Stefano Zanini relaziona sul tour di Dale Recinella in Friuli dal 31/3/2003 al 12/4/2003 [...]. Il merito della perfetta riuscita dell'iniziativa va in gran parte a Francesca Giorgetti che ha profuso grandi energie sia in fase preparatoria che in fase realizzativa [...]. La presenza di Dale ha fatto la differenza per quanto riguarda la qualità delle iniziative abolizioniste. E' stato molto importante per gli italiani sentire un americano descrivere, analizzare e criticare la società in cui vive. Gli interventi di Dale hanno colpito molto sia gli adulti che i ragazzi delle scuole e dell'università. Il rettore dell'Università di Udine ha incontrato Dale e si è detto interessato ad una iniziativa abolizionista da tenersi nel prossimo anno. Grazia Guaschino relaziona sulla visita di Dale in Piemonte dal 13 al 21 aprile 2003 da lei organizzata con la collaborazione del gruppo di Torino del C. P. R., di Amnesty International e della Comunità di Sant'Egidio. [...] Tutti gli incontri - che hanno avuto alcuni riscontri nella stampa locale - hanno avuto grande successo e i partecipanti ne sono stati profondamente toccati. Anna Maria Esposito relaziona sulle due conferenze consecutive - con la presenza complessiva di 500 studenti - tenute da Dale Recinella nell'Istituto professionale per Corrispondenti esteri "Bermani" di Novara. Non solo gli studenti ma anche gli insegnanti presenti agli incontri sono stati sorpresi e scossi da un'esperienza unica e assolutamente al di fuori della norma. Grazia racconta della partecipazione di Dale alla Via Crucis del Venerdì santo e della sua visita all'Arsenale della Pace del Sermig [...] Si passa al punto 1). Relazionano Giuseppe Lodoli e Grazia Guaschino. Nell'Assemblea del 2002 si era deciso di avviare una corrispondenza tra il Comitato Paul Rougeau e un detenuto del braccio della morte del Texas [...] Dal mese di novembre scorso è cominciato un intenso e proficuo scambio di lettere con Kenneth Foster Jr. il quale invia regolarmente suoi contributi per il nostro Foglio di Collegamento. La bozza del libro sulla vita e la vicenda giudiziaria di Gary Graham è stata sottoposta a revisione linguistica da parte di John Gilbert, docente di inglese presso l'Università di Firenze [...] Grazia Guaschino ha completato la traduzione in italiano del libro in vista di una pubblicazione contemporanea dell'opera in Italia. Il sito Web del Comitato è stato collocato nel dominio www.paulrougeau.com [...]. Il sito è stato regolarmente implementato da Grazia Guaschino e curato da Francesco Spiga. Il Foglio di Collegamento del Comitato è uscito regolarmente con dieci numeri di 14 pagine ciascuno, attualmente viene inviato a 152 persone via email e a 135 persone in versione cartacea. [...] Il Comitato ha continuato a inoltrare informazioni sul tema della pena di morte (ricevuti 19 mila email, spediti 2.200 email). Il Comitato ha proseguito nella sua opera di assistenza a numerosi corrispondenti di detenuti nel braccio della morte. Sono proseguiti gli interventi di membri del Comitato nel corso di manifestazioni ed incontri [...], gli interventi sono stati una quindicina. [...] Secondo Mosso ha curato un rapporto particolare con l'associazione pacifista "Sermig" di Torino. Secondo, nell'estate scorsa, ha partecipato ad una mobilitazione in Internet del Sermig per tentare di scongiurare l'esecuzione di "Rex" Powell e poi ha fornito due articoli del Comitato pubblicati nella rivista del Sermig Nuovo Progetto. E' stata prodotta in marzo una nuova edizione dell'Opuscolo del Comitato, aggiornata fino al 28/2/2003. Sono state distribuite nel corso dell'anno circa 120 copie dell'Opuscolo. Passando al punto 3) all'o. d. g. Loredana Giannini ricorda che nell'Assemblea precedente si erano stabiliti due periodi nel corso dell'anno per il versamento delle quote sociali (aprile e ottobre) e relaziona sui solleciti per il rinnovo delle iscrizioni da lei inviati nell'estate scorsa: i solleciti hanno avuto un buon riscontro e attualmente dei 220 soci registrati nello schedario del Comitato, 133 risultano in pari con il versamento delle quote. Punto 4) : Per incarico del Tesoriere [...] Giuseppe Lodoli illustra il bilancio per il 2002 chiedendone l'approvazione. Nel 2002 vi sono state entrate ed uscite che riguardavano anni precedenti [...]. Alcune voci risultano pertanto assai più elevate del solito. [...] vi sono state offerte per il funzionamento del Comitato per oltre 3700 euro mentre il socio Paolo Cortelli ha dato ancora una volta un grosso aiuto tramite la vendita dei programmi informatici da lui prodotti (1.626 euro). I fondi versati da Paolo Cortelli sono stati in gran parte accantonati per futuri aiuti ai condannati a morte. [...] Le partite di giro - per 101 accrediti fatti nel 2002 dal Tesoriere Paolo Cifariello a detenuti condannati a morte - assommano a ben 20.340 euro. Si tratta di un grosso lavoro di cui tutti sono estremamente grati al Tesoriere ma che difficilmente potrà proseguire con la stessa intensità. [...] Christian de Dampierre Raimondi propone di trovare negli Stati Uniti dei referenti che si occupino degli accrediti ai condannati a morte alleggerendo in parte il Comitato. L'Assemblea approva all'unanimità il bilancio per il 2002 tributando un particolare ringraziamento al Tesoriere Paolo Cifariello. [...] Punto 5) : l'Assemblea riconferma all'unanimità i sei membri del Consiglio direttivo in carica [...] Il Consiglio direttivo risulta pertanto composto da: Loredana Giannini (Presidente), Grazia Guaschino (Vice presidente), Paolo Cifariello (Tesoriere), Anna Maria Esposito, Giuseppe Lodoli e Stefano Zanini. Si passa al punto 6) all'o. d. g. riguardante la programmazione delle attività future. Grazia Guaschino propone di proseguire i tentativi di avviare una corrispondenza con i detenuti di Guantanamo Bay, tentativi già fatti nell'ultimo anno. [...] Grazia Guaschino ed Anna Maria Esposito espongono il metodo da loro usato per condurre incontri sul tema della pena di morte nelle scuole: visione anticipata di un film, costruzione della cella virtuale, descrizione della giornata nel braccio della morte, lettura del messaggio di un detenuto, dibattito, riflessione e relazioni a posteriori. Si propone di proseguire ed incrementare questa attività di grande portata educativa. Si decide di continuare la corrispondenza con Kenneth Foster il quale fornirà altri contributi per il F. d. C. Possibilmente si organizzeranno iniziative a sostegno di Kenneth, di Tony Ford e di altri detenuti, con mostre di disegni, volantinaggio ed altro. Proseguirà la ricerca di una casa editrice americana e di una italiana per il libro su Gary Graham. [...]. Proposte di Mauro Dispenza: Egli stesso si offre di inviare alla propria mailing list la prossima lettera di invito all'iscrizione al Comitato e al rinnovo delle adesioni. Tenuto conto che i casi di Tony Ford e di altri detenuti appaiono nel sito di "Internazionale", così come i link a 'S. O. S. dal braccio della morte', alla Coalit e a 'Nessuno Tocchi Caino', sarebbe opportuno che il Comitato Paul Rougeau fosse presente in tale sito. Essendo prossima la visita dell'avv. texano Jim Marcus in Italia, il Comitato potrebbe programmare di incontrarlo. La Casa editrice che sta pubblicando il secondo libro sul caso di Karl Guillen probabilmente potrebbe essere interessata a pubblicare il libro su Gary Graham. Mauro relaziona sulla grossa attività svolta da 'S. O. S. dal braccio della morte', gruppo da lui animato. Sono stati raccolti sostanziosi fondi da destinare alle necessità più urgenti dei condannati a morte, anche per il costante apporto di un Gruppo di preghiera di Padre Pio. Il finanziamento di investigazioni in extremis in favore di Henry Dunn ha permesso di nutrire qualche speranza ma purtroppo non ha evitato l'esecuzione del condannato. A fine agosto Mauro organizzerà a Levanto una settimana abolizionista con una mostra di pittura in cui verranno esposte in prevalenza opere di David Moore condannato a morte in Oklahoma: viene richiesta una presenza del Comitato Paul Rougeau. Punto 7) all'o. d. g. Giuseppe Lodoli espone per sommi capi la storia e la funzione del "Coordinamento 'Non uccidere' tra enti ed associazioni religiose e laiche per l'abolizione della pena di morte" [...] 'Non uccidere' si appresta a sciogliersi [...] Dopo la chiusura di 'Non uccidere' [...] ci si propone di varare all'interno del Comitato Paul Rougeau un progetto denominato "Coordinamento 'Non uccidere' tra enti ed associazioni religiose e laiche per l'abolizione della pena di morte". Il responsabile di tale progetto sarà Giuseppe Lodoli. Proposte di Christian de Dampierre Raimondi: per favorire l'apporto di forze di ispirazione religiosa o etica alle iniziative del Comitato, sarebbe opportuno cambiare il nome della nostra associazione in 'Comitato Paul Rougeau - Non uccidere'. Un sostegno ed un apporto culturale al Comitato potrebbero venire dai professori Chiara Saraceno Rusconi e Gian Enrico Rusconi, docenti nell'Università di Torino, che il Comitato dovrebbe auspicabilmente contattare al più presto. Può anche darsi che i suddetti docenti - per i loro numerosi contatti internazionali - possano suggerire una casa editrice americana per il libro su Gary Graham [...]

 

 

 

3) TRASFORMARE GUANTANAMO IN UN CAMPO DI MORTE

 

 

 

Dopo il 20 maggio l'Amministrazione americana - per saggiare le reazioni dell'opinione pubblica - ha fatto filtrare numerose voci sui progetti di ristrutturazione del campo di concentramento di Guantanamo Bay. Secondo una tecnica di comunicazione ben collaudata negli ultimi tre anni, i provvedimenti gravemente lesivi dei diritti civili ed umani che caratterizzano la cosiddetta 'guerra al terrore' vengono preannunciati in modo approssimativo e del tutto ufficioso. Si aspetta che le immancabili proteste si affievoliscano. Si varano infine i provvedimenti, magari con qualche correttivo più di apparenza che di sostanza per tranquillizzare gli americani più scrupolosi.
Il Maggiore Generale Geoffrey Miller, che ha in carico circa 680 prigionieri di 43 nazionalità nel Campo Delta di Guantanamo Bay, ha fatto capire che presto dovrebbero cominciare i lavori per rinnovare i locali che ospiteranno i tribunali militari, un carcere per la detenzione di lungo periodo, un braccio della morte e una camera di esecuzione. Tutto a Guantanamo: per processare, condannare e mettere a morte i prigionieri senza spostarli in altri luoghi. Si fanno ipotesi su quando cominceranno i processi capitali (non prima dell'autunno) e su quante persone si intendono mettere a morte (forse solo una decina). Alcuni commentatori sottolineano che le norme decise da Bush nel novembre 2001 per trattare e processare i cosiddetti 'combattenti illegali' consentirebbero di ottenere un gran numero di condanne in breve tempo, condanne che potrebbero essere eseguite immediatamente dato che non è prevista alcuna possibilità di appello ma solo una ratifica delle sentenze da parte dello stesso Bush e di Rumsfeld. Possiamo immaginarci con quale velocità l'attuale presidente degli Stati Uniti - per sei anni spietato governatore del Texas - confermerebbe le sentenze capitali.
Bush e il Pentagono si riservano di designare le persone che saranno processate, secondo le norme da essi stessi stabilite, da dipendenti del Pentagono: giudici, cancellieri, accusatori e difensori (v. ad es. n. 107). In verità è prevista un'eccezione: un detenuto potrebbe rifiutare il difensore militare e scegliersi un avvocato civile, pagandolo di tasca propria, purché questi sia un americano approvato dal Pentagono e accetti di sottoporsi a vincoli disonorevoli posti dal Pentagono il quale si riserva perfino di registrare le conversazioni tra avvocato e cliente.
Anche se si sa che il Pentagono ha preparato l'elenco dei reati perseguibili davanti alle commissioni militari (18 crimini di guerra ed altri 8 delitti), non si sa quali reati comporteranno la pena di morte. Secondo il maggiore John Smith, portavoce degli avvocati d'accusa, la pena di morte sarebbe prevista per l'omicidio, per la cospirazione con lo scopo di commettere un omicidio e per altri tipi di reato. "E' potenzialmente sul tappeto per ciascuno dei reati previsti" ha detto Smith.
In pratica, un accusato potrà essere condannato a morte, per una qualunque delle accuse mosse contro di lui dal Pentagono, in un procedimento segreto, magari senza aver avuto cognizione delle prove 'segrete' portate contro di lui. Non sono previsti appelli ad una corte regolare.
Il colonnello dell'aeronautica Will A. Gunn, incaricato di organizzare la difesa legale degli imputati davanti alle commissioni militari, ha dichiarato che il suo team lavorerà vigorosamente in favore degli accusati e sceglierà come difensori persone integre e politicamente 'isolate' dalle pressioni del Pentagono.
I progetti relativi a Guantanamo hanno avuto una grande risonanza nei giornali, sono stati criticati dalla stampa e attaccati da una minoranza di esperti e dalle organizzazioni per i diritti umani. Don Rehkops, un ex avvocato militare, ora co-presidente del ramo militare dell'Associazione degli avvocati penali americani, ha dichiarato che di tratta del "più ingiusto sistema in uso negli Stati Uniti dopo i processi agli Indiani per i crimini di guerra".
Soprattutto per quanto riguarda le possibili condanne a morte, è stata resa nota una certa opposizione da parte di paesi esteri i quali sono preoccupati per la sorte dei loro connazionali in mano degli americani. Il portavoce del Primo Ministro inglese ha ammesso che l'Inghilterra viene tenuta all'oscuro di questi progetti ma che "il Governo americano è ben consapevole della posizione del Governo inglese riguardo alla pena di morte." Parlamentari del Regno Unito hanno avvertito che si opporranno in tutti i modi ad un'eventuale condanna a morte di Shafiq Rasool, Asif Iqbal, Ruhal Ahmed, Moazzam Begg e altri cinque uomini di nazionalità britannica detenuti a Guantanamo. Il Canada intende opporsi alla preannunciata condanna a morte di Omar Khadr, accusato di aver ucciso in battaglia un medico americano nel corso della guerra afgana. (Khadr ha ora 17 anni, ne aveva 15 al momento della sua cattura). Ci si aspetta che l'Australia si attivi per gli australiani David Hicks e Mamdouh Habib.

 

 

 

4) LEGGE MIRANDA: ANCORA MALTRATTATA LA COSTITUZIONE AMERICANA

 

 

"Hai il diritto di tacere. Qualunque cosa dirai potrà essere usata contro di te in tribunale. Hai diritto a consultare un avvocato, che sarà presente quando verrai interrogato. Se non puoi permetterti un avvocato, te ne verrà assegnato uno d'ufficio". Quante volte abbiamo sentito ripetere queste parole nell'ambito delle scene di arresti, spesso spettacolari, nei film americani! Questa dichiarazione, ripetuta nelle più svariate situazioni in cui si compie un arresto, fa intendere che la giustizia americana rispetta i diritti di ogni individuo, anche del più spietato delinquente. Essa consegue ad una famosa sentenza emessa dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nel 1966, a seguito di un appello inoltrato dai difensori di un certo Ernesto Miranda, condannato (per rapina, sequestro e violenza sessuale ai danni di una minorata diciottenne) sulla base di una confessione estortagli appena arrestato. Tale sentenza, nota come 'legge Miranda', afferma tra l'altro che, a norma del Quinto Emendamento della Costituzione, "Non si deve tener conto di una confessione ottenuta con coercizione, qualsiasi sia il tipo di coercizione usato, sia che la coercizione sia stata applicata nell'ambito di un procedimento giudiziario che in altro modo".
La legge Miranda è rimasta sostanzialmente intatta fino ad oggi nonostante il malcontento delle agenzie investigative e della polizia, che si sono viste in questo modo limitare notevolmente la possibilità di ottenere confessioni già al momento dell'arresto. Nel ricorso si contestava il fatto che Miranda fu interrogato senza sapere di avere il diritto di non rispondere e di giovarsi dell'assistenza di un avvocato. Vi fu un tentativo di renderla inefficace quando nel 1968 il Governo federale indusse il Congresso a promulgare una legge, il cui testo diceva: "Gli avvocati dell'accusa nei casi federali possono utilizzare dichiarazioni ottenute senza aver preventivamente informato il sospettato dei suoi diritti in base alla legge Miranda, a condizione che queste dichiarazioni siano state rilasciate spontaneamente". Questa nuova legge fu fortemente criticata perché indeboliva i diritti degli imputati e nel 2000 la Corte Suprema sentenziò che "la sentenza Miranda del 1966 ha la precedenza rispetto alla legge federale del 1968 perché è basata sui diritti costituzionali".
Bene, questo fino ad oggi. In questi ultimi anni, per non parlare di questi ultimi mesi, la Costituzione americana sta purtroppo subendo, come ben sanno coloro che seguono le vicende politiche e giudiziarie degli Stati Uniti, gravi maltrattamenti su diversi fronti. L'ennesima violazione arriva proprio in questi giorni e riguarda appunto la legge Miranda. Per esporre la questione occorre narrare l'antefatto. Nel 1997 un certo Oliverio Martinez venne a trovarsi, sembra casualmente, sulla scena di un agguato teso dalla polizia a spacciatori di droga nella città di Oxnard in California. Ne seguì uno scontro durante il quale Martinez ricevette cinque ferite da arma da fuoco, una delle quali lo rese cieco, mentre un'altra lo colpì alla spina dorsale paralizzandogli gli arti inferiori. Martinez fu messo su un'ambulanza ammanettato. Durante il trasporto in ospedale e la somministrazione dei primi soccorsi d'urgenza, egli fu ininterrottamente interrogato da un poliziotto, che si rivelò incurante delle sue sofferenze e anzi sembrò deridere il fatto che egli si dichiarasse in punto di morte. Un simile abuso di potere e di forza per giunta applicato in modo alquanto gratuito, fu evidenziato dagli avvocati di Martinez, i quali denunciarono la Città di Oxnard per violazione dei diritti previsti dagli Emendamenti Quarto, Quinto, Ottavo e Quattordicesimo della Costituzione.
L'amministrazione Bush si è schierata immediatamente a fianco della città di Oxnard sostenendo che: "La polizia può tenere le persone in custodia e può costringerle a parlare, a condizione che le loro dichiarazioni incriminanti non vengono usate per le successive imputazioni di reato". Questa desolante affermazione riconosce uno spaventoso arbitrio ai poliziotti. Ci si sarebbe dovuti aspettare che, come per la legge federale del 1968, simili interpretazioni sarebbero state annullate dalla Corte Suprema. Purtroppo invece il 27 maggio scorso la Corte Suprema presieduta dal giudice Clarence Thomas (con 6 voti a favore e 3 contrari) ha emesso una sentenza sul caso di Oliverio Martinez che di fatto calpesta la legge Miranda. Per effetto di tale sentenza dovremmo da ora in poi ascoltare nei telefilm la seguente contorta e paradossale dichiarazione: "Tu NON hai il diritto di tacere. Qualunque cosa dirai potrà essere usta contro di te, A MENO CHE tu non possa dimostrare che è stata usata la forza per estorcerla. Hai il diritto di consultare un avvocato, che sarà presente quando verrai interrogato, SE sarai abbastanza in gamba da esigerlo. Se non potrai permetterti un avvocato, te ne verrà assegnato uno d'ufficio, MA SOLTANTO DOPO CHE decideremo di incriminarti formalmente di un reato". In sostanza la Corte Suprema ha affermato che non sono stati violati i diritti di Oliverio Martinez in quanto quest'ultimo non è stato incriminato di nessun reato.
In alcuni stati - per esempio in Missouri - la polizia già adottava la procedura dei 'due momenti'. Un primo momento in cui interroga i sospetti a suo piacimento senza avvertirli dei loro diritti. Un secondo momento - che comincia dopo aver conseguito una prima confessione - in cui applica la 'legge Miranda' e ottiene, con facilità a questo punto, che il sospetto rinunci 'spontaneamente' ai suoi diritti e finisca di inguaiarsi con le proprie mani.
E' evidente, dopo la sentenza riguardante il caso Martinez, che adesso in America chiunque può essere arrestato e interrogato con durezza senza avere diritto all'assistenza legale. (Grazia)

 

 

 

5) IL BOIA DI ASHCROFT INCOMBE SUL MINNESOTA

 

 

 

"E' un giorno difficile per un avvocato quello in cui il tuo cliente ti guarda e ti domanda: 'Qual è il peggio che può capitami ?' - dice Jerry Strauss, difensore di Richard Oslund in Minnesota - e tu gli devi rispondere 'Stare due metri sotto terra' "
Lo stato del Minnesota non uccide più detenuti dal 1906, anno in cui fu impiccato l'ultimo condannato a morte. E' uno dei 12 stati nordamericani che non prevede la pena capitale.
Il fatto che alcuni stati non abbiano la pena di morte disturba notoriamente John Ashcroft, Ministro della Giustizia degli Stati Uniti che, in perfetta sintonia col 'suo' presidente George Bush, cerca in ogni modo di ottenere esecuzioni 'federali' soprattutto in questi stati (vedi n.102). Sembra che in Minnesota il tentativo stia per riuscirgli. In quello stato si trova un uomo accusato di un crimine che verrebbe normalmente perseguito a livello statale ma per il quale - stiracchiando le norme - si può anche trovare un'incriminazione federale (delitto relativo al commercio tra stati). Si tratta di Richard Oslund, accusato di aver ucciso nel 1998, durante una rapina, la guardia di un'auto blindata portavalori fuori da un supermercato. Oslund sostiene di essere estraneo al fatto, ma ha molti precedenti criminali che non depongono a suo favore.
Alle autorità del Minnesota è stato notificato che la competente Corte federale intende giudicare il caso come reato federale, rendendo così applicabile la pena capitale. In tal modo il processo verrebbe tenuto in Minnesota con la possibilità eccezionale di comminare la pena di morte. Si tratta di una forzatura della prassi locale (il delitto di Oslund esula dalle usuali circostanze per cui un crimine è classificato reato federale) che, anche secondo gli stessi accusatori federali, non avrebbe avuto luogo se Ashcroft non stesse personalmente esercitando pressioni nei riguardi degli stati in cui non si verificano condanne a morte.
Ovviamente il suo potere prevale su quello delle leggi locali e questo gli conferisce la facoltà di importare la pena di morte in uno stato che non la usa (anche se poi l'esecuzione di Oslund verrebbe portata a termine in un carcere lontano dal Minnesota, il penitenziario di Terre Haute nell'Indiana). Purtroppo il gesto di Ashcroft può incontrare il favore della maggioranza della popolazione del Minnesota che è favorevole alla pena capitale, specie in questo periodo in cui si è verificato un sensibile aumento dei crimini.
"E' un'esigenza politica di Ashcroft - dice l'avvocato Strauss - non credo sia condivisa da Tom Heffelfinger, Procuratore federale per il Minnesota, che non è una persona vendicativa e non ha ambizioni politiche. Ma non è possibile separare costui da Ashcroft. Ashcroft è il suo capo." (Grazia)

 

 

 

6) UNA CRONACA TRASCURABILE: AGGHIACCIANTE

 

 

 

L'Associated Press scrive puntualmente un breve freddo articolo contenente le informazioni essenziali su ciascuna esecuzione capitale che avviene negli Stati Uniti: descrizione del caso giudiziario, ultimo pasto e dichiarazioni finali del condannato, esito degli ultimi ricorsi, descrizione 'tecnica' delle varie fasi dell'iniezione letale (o dell'elettrocuzione) e di eventuali 'incidenti', dichiarazioni dei parenti delle vittime del criminale 'giustiziato'...
Al momento di scrivere il Foglio di Collegamento il più delle volte dobbiamo saltare, per ragioni di spazio, il resoconto delle singole esecuzioni (ve ne sono un'ottantina in un anno). Tuttavia questa volta vogliamo riportare alcuni cenni di cronaca su una esecuzione per denunciare una routine agghiacciante e come segno di compassione nei riguardi dei tanti che se ne vanno anonimamente da questa terra per mano dello stato.
Newton Calton Slawson, condannato a morte per aver ucciso quattro membri di una famiglia di Tampa in Florida, è stato giustiziato il 16 maggio, a 14 anni dal delitto e a 6 anni dal momento in cui aveva cominciato a chiedere di sospendere gli appelli per essere ucciso.
Slawson è stato dichiarato morto alle 7 e 10' di mattina, dopo una sospensione di 13 ore della procedura di esecuzione.
Alle 18 del giorno precedente, esattamente un'ora prima che Slawson venisse portato nella camera della morte, il governatore Jeb Bush aveva disposto una sospensione temporanea della procedura in modo che tre psichiatri di sua fiducia potessero esaminare il condannato e decidere se fosse sufficientemente in sé per essere ucciso. Gli psichiatri dovevano accertare se Slawson comprendeva di essere messo a morte e per quale motivo. I suoi avvocati difensori hanno sempre sostenuto che egli era un malato mentale già al momento del crimine ed hanno denunciato lo sforzo dello stato di "aiutare un malato mentale a suicidarsi'. I dottori hanno visitato il 'paziente' alle 10 di sera e a mezzanotte hanno riferito a Bush. Nel frattempo Slawson era andato a dormire.
Slawson alle 12 del giorno prima aveva consumato l'ultimo pasto, nel pomeriggio aveva passato il tempo leggendo brani di Star Trek. Aveva salutato in una visita a contatto di un'ora i suoi familiari. Poi ha appreso della sospensione. E' rimasto visibilmente contrariato.
Dal 1990, 6 dei 34 condannati messi a morte in Florida hanno chiesto di sospendere i loro appelli. Degli 11 giustiziati dal 2002, 4 sono andati incontro volontariamente all'esecuzione (tra cui la folle ex prostituta Aileen Wuornos, v. n. 101 ).

 

 

 

7) INCOSTITUZIONALE LA LEGGE DELL'ARIZONA CONTRO I SITI DEI DETENUTI

 

 

Dall'inizio del 2000 in vari stati USA è in atto un attacco contro i pen pal dei condannati a morte. Non si ammette che costoro restituiscano un volto umano ai detenuti che vengono posti la bando della società civile in attesa dell'esecuzione. Ora una legge dell'Arizona che vietava ai detenuti di consentire ai pen pal di pubblicare in Internet informazioni che li riguardavano è stata dichiarata incostituzionale.
Abbiamo parlato più volte della legge 2376 del 2000 tendente ad isolare i detenuti dell'Arizona da qualsiasi contatto diretto od indiretto con Internet (v. n. 75). La legge puniva i detenuti anche per iniziative prese in modo del tutto autonomo dai rispettivi pen pal che costruivano per loro dei siti web. La legge dell'Arizona - di difficile applicazione e palesemente incostituzionale - rimase lettera morta per più di due anni finché, nel giugno del 2002, l'Amministrazione carceraria di quello stato non cominciò a inviare lettere minacciose ai condannati a morte richiedendo a costoro - proprio in virtù della legge 2376 - di attivarsi affinché i siti web a loro dedicati venissero cancellati immediatamente (v. n. 98). A questo punto intervenne l'Associazione Americana per le Libertà Civili (ACLU) chiedendo la revoca delle lettere applicative della legge 2376 e preannunciando di ricorrere, in caso contrario, alla competente corte federale per far dichiarare incostituzionale la legge. Poiché l'Amministrazione carceraria dell'Arizona ha fatto orecchie da mercante l'ACLU ha promosso un'azione legale nell'interesse della Coalizione canadese contro la pena di morte che ospita nel proprio sito web una grande quantità di informazioni riguardanti i condannati a morte.
Nello scorso dicembre il giudice distrettuale federale Earl Carroll ha ordinato all'Amministrazione carceraria dell'Arizona di sospendere temporaneamente l'applicazione della legge 2376. Questo provvedimento fu salutato come una grande vittoria del movimento per i diritti civili. Ma una vittoria ancora più grande è giunta il 15 maggio quando il medesimo giudice Carroll ha sentenziato che la legge 2376 dell'Arizona é palesemente incostituzionale "in quanto non razionalmente collegata con alcun obiettivo penale."
In teoria l'Arizona potrebbe ricorrere alla Corte di Appello federale contro la sentenza del giudice Carroll. Speriamo che abbia il buon gusto di astenersene.

8) IL FAVORE PER LA PENA DI MORTE IN NETTA RIPRESA DOPO L'11 SETTEMBRE

 

 

 

Nei mesi seguenti l'11 settembre 2001 le statistiche indicavano un aumento del favore per la pena di morte negli USA, favore che era invece costantemente sceso per quasi un decennio raggiungendo un minimo (pari a circa il 65% di persone favorevoli) prima dell'attacco alle Torri gemelle.
L'aumento registrato subito dopo i fatti dell'11 settembre però era reso incerto dagli errori statistici, pari a 2-3 punti percentuali, di cui sono affetti i normali sondaggi di opinione. Purtroppo tale tendenza è continuata da allora in poi. Oggi possiamo dire che dall'11 settembre 2001 c'è stata una crescita del 5-8 % del favore per la pena di morte. Il sondaggio Gallup effettuato tra il 5 e il 7 maggio ha trovato il 74% degli americani favorevoli alla pena di morte per gli omicidi e il 24% di contrari. Un sondaggio della FOX News del 3-4 giugno ha dato il 69% di favorevoli alla pena di morte e il 23% di contrari.
Secondo l'inchiesta Gallup, il 73% degli americani ritiene che venga giustiziato qualche innocente. Tuttavia il 60% di essi ritiene che la pena di morte sia applicata in maniera equa (il 37% non è d'accordo). Nel 2001 solo il 51% riteneva che la pena capitale fosse applicata in modo equo (e il 41% non era d'accordo).

 

 

 

9) PENA DI MORTE RAZZISTA: COME ORIENTARSI TRA I DATI

 

 

 

Il razzismo negli USA si manifesta nella segregazione dei neri in aree socialmente degradate ed abbandonate al crimine e nella spietata persecuzione giudiziaria dei neri che compiono reati ai danni dei bianchi, dei poveri che compiono reati ai danni dei ricchi.
In neri costituiscono il 12,6 % della popolazione totale degli Stati Uniti ma il 42 % della popolazione del braccio della morte e il 47% della popolazione carceraria. Il 13% dei giovani neri si trova in prigione. Un bianco che nasce ha il 4,4 % di probabilità di finire in prigione nel corso della vita, un nero il 28,5 %. Questi dati vengono spesso citati come una dimostrazione dell'uso razzista della giustizia.
Tuttavia ai neri, che costituiscono solo il 12,6 % della popolazione USA, è attribuito il 51,5 % degli omicidi commessi negli ultimi 25 anni. Ai bianchi, che costituiscono il 70 % della popolazione, è attribuito solo del 46,6 % di tutti gli omicidi. I neri sono accusati del 48,1 % di tutti i crimini violenti, i bianchi solo del 25%. Dato che i neri compiono una quantità di delitti, sembra che non vi sia una sproporzionata persecuzione giudiziaria dei neri.
Occorre piuttosto tener presente che l'alto tasso di criminalità tra i neri ha ampie spiegazioni nella gravissima condizione sociale in cui vivono le persone di colore, che crescono in povertà, senza trovare esempi positivi, tra gravi sofferenze ed abusi. La risposta ai disagi e alla criminalità dei neri è ormai quasi esclusivamente repressiva (vedi articolo seguente).
Osserviamo inoltre che i neri vengono puniti soprattutto per i crimini che compiono contro i bianchi e le persone di elevato status sociale. Per esempio solo il 12 % degli ospiti del braccio della morte sono lì per aver ucciso neri mentre le vittime di omicidio sono in egual numero bianche e nere. In genere i neri uccidono neri e i bianchi uccidono bianchi. E' raro che neri uccidano bianchi. Il fatto che il 65 % dei neri sia stata condannata a morte per aver ucciso bianchi dimostra il modo razzista in cui vengono inflitte le condanne a morte.
Nella storia degli USA le esecuzioni di bianchi che hanno ucciso neri sono solo 37 su oltre 16.000 (v. n. 106, "Niente pena capitale per i bianchi che uccidono persone di colore").
Se i neri venissero condannati a morte per l'uccisione di neri come vengono condannati a morte per l'uccisione di bianchi, il numero dei neri condannati a morte sarebbe molto più alto.

 

 

 

10) LA CARCERAZIONE DI MASSA RENDE LA SOCIETA' PEGGIORE E PIU' INSICURA

 

 

 

Il nuovo "Dipartimento per la sicurezza interna" è stato istituito all'inizio dell'anno per difendere gli Americani dalle minacce esterne del terrorismo. Ma - come osserva in These Times Salim Muwakkil esperto di questioni criminali - mentre ci si concentra sulle minacce che vengono dall'esterno si dimenticano le dinamiche interne che preparano un pericolo molto maggiore degli attacchi suicidi degli integralisti islamici. Queste dinamiche sono generate dalla carcerazione generalizzata che ha fatto guadagnare agli Usa il titolo poco onorevole di massimo carceriere mondiale.
Ricordiamo che gli Stati Uniti, con oltre 2 milioni di detenuti, sono al primo posto nel mondo per il tasso di incarcerazione della popolazione e imprigionano il 25% di tutti i detenuti pur avendo una popolazione che rappresenta solo il 5% di quella mondiale. Tra i detenuti è enorme la disparità razziale: sono in carcere il 12,9% dei neri di età compresa tra 25 e 29 anni, solo l'1,6% dei bianchi della stessa fascia di età sta in carcere. In prigione ci sono cinque volte più donne nere che bianche. Secondo le stime dell'ACLU almeno il 29% dei neri conosce il carcere nel corso della vita.
Molti studi in questi anni hanno illustrato come funziona la macchina disumanizzante delle carceri che contribuisce a marginalizzare i neri (e in parte i latino americani) dalla vita sociale ed economica della nazione respingendoli in una fascia in cui la criminalità recidiva è la regola. La popolazione nera cresce tre volte più rapidamente di quanto crescono i neri inseriti nel sistema scolastico. Negli ultimi 20 anni la spesa per le carceri è aumentata sei volte di più della spesa per l'educazione superiore. Il sistema delle carceri si è trasformato in un "complesso industriale-penale" in cui le condizioni di detenzione peggiorano, aumenta il sovraffollamento e i programmi rieducativi diventano trascurabili.
Se l'aumento vertiginoso del tasso di incarcerazione è uno dei fattori che ha contribuito alla netta riduzione dei crimini violenti registratasi dal 1993 al 2000, il rientro nella società di un gran numero di persone inasprite da pessime condizioni di detenzione, istruite alla scuola del crimine e diventate incapaci di inserirsi produttivamente nella società che le rifiuta, sta producendo una inversione di tendenza: da tre anni la criminalità violenta tende ad aumentare di nuovo, specie nelle grandi città. Sappiamo che nel 2001 sono state scarcerate 630 mila persone, oltre 1600 al giorno, quattro volte di più di quante ne venivano liberate 20 anni prima. Più del 40% di esse è destinata a ritornare in prigione entro il primo anno di libertà. Abbiamo già dato notizia dell'aumento dei crimini violenti negli USA nel 2000 (2,1% rispetto al 1999) e nel 2001 (2,5% in più dell'anno precedente), aggiungiamo un dato di recente acquisizione: nel 2002 nelle grandi città californiane gli omicidi sono aumentati dell'11% rispetto 2001. Un probabile ulteriore sostanzioso aumento della criminalità produrrà una forte richiesta della pena di morte come è avvenuto alla fine degli anni ottanta.

 

 

 

11) COSI' SCRIVE DELLA PENA DI MORTE LA VICE GOVERNATRICE DELLA FLORIDA

 

 

 

A metà maggio vi è stato un interessante scambio di opinioni tra Toni Jennings, Vice governatrice della Florida e la signora Kay Lee, un'abolizionista residente nel Wisconsin.
Trattandosi di due messaggi relativamente brevi e soprattutto auto-esplicativi, li riportiamo testualmente, ritenendo che il lettore a possa trovare ulteriori argomenti per confutare le affermazioni dell'attuale Amministrazione della Florida.
Per quanto ci riguarda ci limitiamo a ricordare - contro l'opinione che il crescendo di esecuzioni capitali tra il 1984 e il 1999 possa spiegare la forte diminuzione della criminalità verificatasi negli USA dal 1993 al 2000 - il confronto, fatto dall'FBI, del tasso di omicidi negli stati che hanno la pena di morte con quello degli stati che non l'hanno, nonché le ricerche eseguite dal New York Times sulle variazioni che si sono registrate per questi tassi nell'ultimo ventennio del secolo scorso (vedi n. 80). "I dati non consentono di attribuire alcun potere deterrente alla pena di morte - ha dichiarato il prof. Steven Messner docente di criminologia presso l'Università statale di New York - quali che siano i fattori che producano le variazioni del tasso di omicidi, non appare che essi operino differentemente in relazione alla presenza o meno delle pena capitale."
Invece l'aumento spaventoso del numero di persone tenute in carcere negli USA (si è arrivati ad oltre 2 milioni di adulti detenuti) è uno tra diversi fattori che possono spiegare il momentaneo calo della criminalità (vedi: "Perché è diminuita la criminalità negli Stati Uniti ?" a cura di Maurizio Barbagli - Il Mulino, settembre 2000). Purtroppo i dati più recenti denunciano di nuovo una crescita dei peggiori delitti nelle metropoli nordamericane (nonostante l'imperversare della pena di morte).
Dunque, la Vice governatrice, evidentemente in risposta ad un messaggio di opposizione alla pena di morte, ha scritto quanto segue:
"Grazie per la sua lettera sulla pena di morte e per aver dedicato tempo ad esprimere le sue preoccupazioni.
Molte persone ritengono sinceramente e in modo convinto che la pena di morte dovrebbe essere abolita. Tuttavia, né il governatore Jeb Bush né io crediamo che una tale iniziativa promuoverebbe la giustizia o salverebbe vite innocenti.
In appena 30 mesi, dal 1998 fino a giugno 2001, sono state assassinate in Florida 2.236 persone. Molte vittime hanno sofferto atrocemente, e il dolore dei loro familiari continua per anni.
Durante questi stessi 30 mesi, sono stati giustiziati 10 assassini condannati a morte. Queste persone giustiziate erano colpevoli dei delitti più brutali e spietati. Molti altri prigionieri sono condannati all'ergastolo per omicidi meno orripilanti, per omicidi di secondo grado e per rapine a mano armata. Da quando è aumentato l'uso della pena capitale negli Stati Uniti, è diminuito il tasso degli omicidi. Dopo il 1963, quando le esecuzioni cessarono di fatto, il tasso degli omicidi si alzò a livelli mai raggiunti prima.
Il tasso di omicidi nel 1973 arrivò al massimo livello, batté il suo record nel 1974, lo batté nuovamente nel 1980, e raggiunse un picco per la terza volta nel 1990-92.
All'incirca in quell'epoca il numero di esecuzioni iniziò a salire in modo significativo. Entro il 1999, il tasso degli omicidi è sceso ai livelli del 1966.
Questa è una prova schiacciante del fatto che la pena capitale salva vite umane innocenti.
La legge della Florida prevede rigide limitazioni all'uso della pena capitale. Ad una persona accusata di un reato capitale viene fornita assistenza legale gratuita se non è in grado di assumere a sue spese un avvocato. A differenza di altri stati, la legge della Florida chiede all'accusa di condividere le prove con l'avvocato dell'imputato. All'imputato è concesso di effettuare i test del DNA e altre prove che possano dimostrare la sua innocenza.
Quando una persona è incriminata di reato capitale, la pena di morte può essere comminata solo se viene provata l'esistenza di circostanze aggravanti. Così solo omicidi di primo grado che implichino indescrivibile crudeltà e sofferenza, vittime multiple, una motivazione di lucro, il desiderio di eliminare un testimone, ed altri fatti eccezionalmente brutali, si qualificano per la pena di morte.
Le legge della Florida prevede anche molti livelli di appello per i condannati prima che la sentenza venga messa in atto. Quando in Florida una persona viene incriminata di un omicidio di primo grado con circostanze aggravanti, e viene condannata a morte, lo stato fornisce una difesa legale gratuita al condannato fino a quando la sentenza non viene eseguita o commutata in sede di appello.
La Florida ha speso più di 55 milioni di dollari per la difesa legale in appello di persone condannate a morte. Nessun altro stato ha investito le risorse pubbliche nella difesa legale degli appelli per i casi capitali come sta facendo la Florida da più di un decennio.
La pena di morte amministrata secondo la legge della Florida è riservata solo ai casi più mostruosi. Il Governatore Bush ha molte volte dichiarato che la firma di un mandato di esecuzione costituisce una delle responsabilità più solenni che egli deve assumersi, ed egli svolge questo compito con umile deliberazione.
Grazie ancora per aver dedicato tempo a scrivere su questa problematica così seria.
Lt.Governatore Toni Jennings"

 

Questo messaggio, pubblicato nelle liste abolizioniste, ha ricevuto certo molte risposte. Noi riportiamo quella di Kay Lee, una cittadina del Wisconsin:
"Signora Jennings, ho letto le statistiche interessanti che ha allegato alla sua lettera. Ho tre domande da porle, altre persone che leggeranno questi messaggi potranno averne altre.
La mia prima domanda è, qual è la fonte delle sue cifre? Mi piacerebbe verificarle a mia volta raffrontandole alle mie fonti.
Inoltre, lei ha detto: "All'imputato è concesso di effettuare i test del DNA e altre prove che possano dimostrare la sua innocenza". Perché, se il test del DNA è così accessibile ai prigionieri condannati a morte, io ho dovuto contribuire a sostenere le strenue battaglie legali di molti di loro per ottenere un apparentemente del tutto inaccessibile test del DNA? Un esempio che mi viene in mente è quello Paul Hildwin, un uomo la cui innocenza è stata provata dal test del DNA, ma che tuttora si trova nel braccio della morte.
Ultima domanda, se il sistema della Florida di liberare gli innocenti prima di uccidere i colpevoli è così ben funzionante, come mai il numero delle persone che sono state scagionate all'ultimo momento è così alto in questo stato?
La mia opinione personale è che la pena di morte abbia poco a che fare con quelle cifre. Mi infastidisce il pensiero che lo stato basi la sua politica sulle tremende emozioni delle persone in crisi: aborrisco l'onnipotenza che lo stato si arroga quando i suoi rappresentanti affermano che le persone continuano a soffrire fino a quando lo stato riesce a porre fine alle sofferenze.
Ma la parte più triste della pena di morte è l'illusione che l'assassinio del colpevole porrà fine alle sofferenze delle vittime. Ho visto brave persone, "vittime" come le definisce lo stato, dibattersi nella depressione, nell'ossessione, nella rabbia, nell'odio e nella vendetta, aspettando così a lungo la morte di un altro essere umano, che quando lo stato finalmente "abbassa la leva", le "vittime" sono diventate vere vittime di emozioni auto-distruttive, divenute forti abitudini, parte della loro stessa natura, e la morte del loro "oppressore" non riesce in alcun modo a riportare la pace. Sa perché? Perché il vero oppressore, che impedisce la loro guarigione, non è il prigioniero, ma il sistema che perpetua la pena di morte.
Signora Jennings, le dico questo con molta gentilezza... lei discredita se stessa cercando di difendere una politica moralmente indifendibile.
Kay Lee (segue indirizzo)"

Bella risposta, non vi sembra? Un commento personale: il fatto che la vicegovernatrice abbia dedicato tempo ed energia a scrivere il suo messaggio in difesa della causa "forcaiola", cercando di addurre motivazioni a suo parere valide e convincenti, dimostra che la lotta abolizionista comincia davvero ad essere avvertita come una seria minaccia all'istituzione della pena capitale, una minaccia da tenere in considerazione e da cui difendersi. Una forza che sta minando le basi della "fortezza" della pena di morte, insomma! (Grazia)

 

 

 

12) TEMPO DI RACCOLTI

 

 

 

Nell'articolo intitolato "Un pubblico giovanissimo discute sulla pena di morte" (v. n.105) conclusi la mia relazione sull'intervento nelle scuole con la frase: "Spero che nasca qualche germoglio tra questi giovanissimi che rappresentano il futuro della nostra società". Bene, sul giornalino scolastico "Lo Scarabocchio" edito dalla scuola Madre Cabrini tre alunni di terza media hanno scritto una paginetta intitolata "Nel 2003 si parla ancora di pena di morte", relativa alla nostra conferenza tenuta nella loro scuola. Ecco le parti più interessanti dell'articolo:
"La pena di morte è una realtà ancora tragicamente presente in molti stati del mondo; quello che fa più rumore è che ancora sussista nel paese simbolo della democrazia: gli USA.
A chiarirci un po' le idee su questo argomento spinoso il 9 aprile scorso sono venute nella nostra classe due gentili signore, la signora Guaschino e la dott.ssa D'Amico, entrambe volontarie del gruppo Paul Rougeau, un'associazione che da anni si batte per l'abolizione della pena di morte. Per introdurci nel cuore del problema abbiamo assistito alla proiezione del film, interpretato magistralmente dall'attrice americana Sharon Stone, "Difesa ad oltranza", in cui si descrivono le drammatiche vicende di una donna, condannata alla pena capitale per un duplice omicidio compiuto quando aveva diciotto anni appena ed era vittima della droga e di una infanzia infelice, fatta di violenze, di prostituzione, di dolore. ...(Segue un dettagliato riassunto del contenuto del film)...
Rifacendosi al film le signore ci hanno illustrato la situazione attuale della pena capitale nel mondo, ci hanno spiegato qual è la legislazione americana in merito e addirittura hanno ricreato in un angolino della nostra classe una "cella della morte" di un carcere americano; ci hanno spiegato le varie forme di esecuzione possibili e ci hanno mostrato alcune lettere di detenuti giunti al momento terminale. L'incontro è stato molto apprezzato da tutti i ragazzi, anche se ci ha coinvolto emotivamente, più di quanto pensassimo: c'è anche stato un tentativo di dibattito, però le ragioni dei "contro la pena di morte" sono apparse subito prevalenti e inconfutabili, rispetto ai pallidi tentativi dei favorevoli"

Devo ammettere che leggere questo scritto mi ha fatto molto piacere, perché i suoi autori, nonostante la loro giovanissima età, hanno dimostrato di aver colto i messaggi che abbiamo voluto trasmettere loro, di averli rielaborati e di averli fatti propri. Sappiamo che anche nella scuola di Novara i ragazzi hanno prodotto temi interessanti in cui si dimostra la loro viva partecipazione e comprensione della problematica e credo che Anna Maria Esposito ci farà avere qualche testo tra i più significativi da pubblicare in un prossimo bollettino. La nostra fatica è ampiamente ricompensata da questi risultati, che spero spronino anche altri soci della nostra organizzazione ad attivarsi per andare a tenere conferenze nelle scuole. (Grazia)

 

 

 

13) NOTIZIARIO

 

 

Illinois. Approvata un'incisiva riforma della pena di morte.

Una riforma che adotta alcuni dei più importanti correttivi del sistema della pena di morte suggeriti dalla commissione che fu istituita nel 2000 dal Governatore George Ryan è stata approvata dal Parlamento il 29 maggio praticamente all'unanimità. Sarà ora molto più facile per gli imputati difendersi nei casi capitali e le corti avranno poteri straordinari per rimuovere le sentenze di morte. Le nuove norme proibiscono la pena di morte per i ritardati mentali, danno agli accusati un miglior accesso alle prove in possesso della polizia e ai test del DNA, adottano accorgimenti contro le identificazioni errate da parte dei testimoni oculari, consentono ai giudici di opporsi alle sentenze emesse dalle giurie, conferiscono alla Corte Suprema la facoltà di cancellare le sentenze capitali ritenute ingiuste. L'attuale Governatore Blagojevich ha detto che si riterrà soddisfatto solo quando sarà varata una più ampia riforma che preveda anche la registrazione degli interrogatori della polizia. Il senatore repubblicano Ed Petka ha votato contro la riforma paventando che essa costituisca un passo verso l'abolizione della pena capitale: "Se il messaggio che vogliamo lanciare è che si possono sparare bordate che rendono praticamente impossibile la punizione capitale, me ne tiro fuori."

 

 

 

Nigeria. Ancora rinviato l'appello per Amina.

Il secondo appello per Amina Lawal, condannata alla lapidazione per adulterio, che doveva tenersi in marzo davanti alla Corte d'Appello islamica dello stato di Katsina in Nigeria, era stato rinviato al 3 giugno. Il 3 giugno l'appello è stato ancora rinviato perché non si sono presentati due giudici su quattro. Una nuova data è stata fissata per il 27 agosto. Amina, dedita alla sua creatura che ormai ha due anni di età, non è stata mai arrestata. "Sono ansiosa - ha dichiarato - solo Dio sa quando tutto questo sarà finito."

 

 

 

Usa. Ashcroft chiede al Congresso di espandere l'Atto Patriottico.

Il pacchetto di leggi detto Atto Patriottico, approvato dopo l'11 settembre 2001 per 'combattere il terrorismo', che costituisce un gravissimo attacco alle libertà civili soprattutto dei cittadini stranieri, ha pienamente soddisfatto il Ministro della Giustizia John Ashcroft. Ashcroft il 5 giugno ha proposto al Congresso di espanderne la portata e ha chiesto maggiori poteri per la detenzione senza accuse dei sospetti terroristi e per il perseguimento di sentenze capitali ed ergastoli per ogni atto terroristico ( v. n. 107, "Verso la fine delle libertà civili?").

 

Questo numero è stato chiuso il 15 Giugno 2003