FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 249  -  Maggio 2018

Il boia britannico Albert Pierrepoint

SOMMARIO:

 

1) Forse Khalid Sheik Mohammed non verrà condannato a morte

2) Due correi condannati a morte in Georgia: uno ucciso il 4 maggio

3) Dopo tre rinvii, il Texas riesce ad uccidere Juan Castillo

4) Proposta in Texas la commutazione della pena di morte di Storey

5) Fratta e uno dei suoi complici vicini all’esecuzione

6) Il Nevada riuscirà ad uccidere Dozier volontario per l'esecuzione?

7) Oltre che in Nevada anche in Nebraska c'è chi vuole morire

8) Michelle Lyons ha assistito a 280 esecuzioni in Texas

9) La pena di morte americana é figlia dei linciaggi razzisti

10) Linciaggi nella Carolina del Sud

11) Donna somala lapidata dagli integralisti islamici

12) Sposa bambina violentata uccide il marito: condannata a morte

13) Abolita la pena di morte per i reati ordinari in Burkina Faso

14) Il più famoso boia britannico non credeva più nella pena di morte

15) Notiziario: Bielorussia, Cuba, Indiana, Iran, Mauritania, Missouri

1) FORSE KHALID SHEIK MOHAMMED NON VERRÀ CONDANNATO A MORTE

 

Khalid Sheik Mohammed, il famoso terrorista pakistano che fu crudelmente torturato dalla CIA, ha riportato danni fisici permanenti e pertanto potrebbe scampare alla pena di morte.

 

Secondo quando riportato il 1° maggio scorso dal giornale floridiano Miami Herald, il presunto “cervello” degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 potrebbe salvarsi dall’esecuzione, perché ha riportato danni cerebrali durante la detenzione nelle mani della CIA.

Khalid Sheik Mohammed, ora 53-enne, fu catturato in Pakistan nel 2003. Poi fu detenuto in carceri segrete della CIA, in incommunicado, prima di essere trasferito a Guantanamo nel 2006.

Del suo caso e dei suoi presunti complici abbiamo diffusamente trattato quando un processo a loro carico ebbe un inizio nel 2012. (1) Come già riferito nei nostri articoli di quell’epoca, Mohammed ha intentato una causa civile contro gli Stati Uniti per i maltrattamenti ricevuti.

Dai risultati di una risonanza magnetica, resi noti nel gennaio scorso, sembra in effetti che Mohammed abbia subito danni cerebrali provocati dalle torture subite durante la prigionia nelle mani dell’intelligence americana. Gli avvocati di Mohammed affermano che se verrà confermata tale diagnosi, egli quasi certamente non verrà condannato a morte.

Una relazione del Comitato del Senato USA che indagò sulle torture praticate dalla CIA (e le condannò), pubblicata nel 2014, ha reso noto che agenti segreti sottoposero Mohammed per 183 volte alla tortura del waterboarding (che consiste nel tenere il prigioniero su un piano inclinato con il capo verso il basso, tenendogli la bocca e il naso immersi in acqua fin quasi a farlo asfissiare) e inoltre gli sbatterono ripetutamente la testa contro il muro tra un interrogatorio e l’altro. Ciò può avergli procurato un danno cerebrale permanente.

Mohammed, che risultava essere un membro di Al-Qaeda molto vicino a Osama Bin-Laden, fu a capo di una cellula di propaganda terroristica dal 1999 al 2001. Confessò all’FBI e alla CIA di aver avuto un ruolo importante in molti dei principali progetti terroristici degli ultimi 20 anni. Durante gli interrogatori violenti della CIA, confessò di essere la mente dell’attacco dell’11 settembre, dell’attentato dinamitardo del 2003 al World Trade Center e di quello del 2002 al nightclub di Bali. Confessò tutto, anche ciò che probabilmente non aveva commesso.

Nel 2008 fu accusato di crimini di guerra ed è passibile di pena di morte. L’attuale svolta del suo caso potrebbe però risparmiargli la vita. (Grazia)

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(1) V. nn. 197, Notiziario; 198; 201. Sul caso di Khalid Sheik Mohammed v. anche nn. 157; 160; 162, Notiziario.

2) DUE CORREI CONDANNATI A MORTE IN GEORGIA: UNO UCCISO IL 4 MAGGIO

 

Due giovanissimi gangster si macchiarono dello stesso delitto in Georgia nel 1996. Uno di loro è stato messo a morte il 4 maggio scorso, non si sa quando e se verrà ucciso l'altro omicida.

 

I giovani gangster Robert Earl Butts e Marion "Murdock" Wilson uccisero il 28 marzo 1996 la guardia carceraria fuori servizio Donovan Corey Parks che aveva dato loro un passaggio. Volevano smontare e vendere a pezzi la sua auto ma poi cosparsero la macchina di benzina e le dettero fuoco. Allora avevano entrambi 18 anni, la loro vittima aveva 25 anni. Furono arrestati quattro giorni dopo.

I due furono condannati a morte con le stesse accuse (omicidio, rapina a mano armata, possesso di un’arma da fuoco nel commettere un crimine, possesso di armi particolarmente pericolose e furto d’auto).

Dopo febbrili schermaglie legali, che hanno fatto sospendere per 90 giorni e poi spostare l’esecuzione di un solo giorno, il 4 maggio Robert Butts è stato ucciso con un’iniezione letale. Aveva compiuto i 40 anni nel braccio della morte.

Per il complice Marion Wilson non si profila per il momento l’esecuzione (in certi casi negli USA passano parecchi anni, anche decenni, fra le esecuzioni di due complici).

Il padre di Donovan Park ha aspettato per 22 anni, con pazienza e determinazione, per assistere all’esecuzione degli assassini del proprio figlio. Freddie Park è stato accontentato per metà. Ha ora 75 anni e non sa se potrà assistere all’uccisione dell’altro assassino. Nel 1996, passando, aveva visto il cadavere del figlio vicino ad un’auto bruciata ma non lo riconobbe tanto la sua testa era stata fracassata da un’arma da fuoco di grosso calibro.

Robert Earl Butts è stato dichiarato morto alle 21:58’. Gli era stato domandato se avesse un’ultima dichiarazione da fare e aveva risposto: “Sono stato tutto il giorno a bere caffè”. Aveva poi rifiutato di dire una preghiera. Ha tenuto gli occhi chiusi dal momento in cui è stato messo sul lettino dell’esecuzione. Non ha guardato il padre e il fratello della sua vittima che assistevano attraverso un vetro. Due minuti dopo che il pentobarbital ha cominciato ad entrare nelle sue vene ha detto: “Brucio”. Poi ha sbadigliato e ha fatto una serie di respiri profondi rimanendo immobile per un minuto prima di esser dichiarato morto.

In Georgia sono stati giustiziati 70 uomini e una donna dopo il ripristino della pena di morte nel 1976. Butts è stato il 49-esimo detenuto a subire l’iniezione letale. E il secondo ad essere ucciso in tale stato nel 2018.

3) DOPO TRE RINVII, IL TEXAS RIESCE AD UCCIDERE JUAN CASTILLO

 

L’esecuzione del 37-enne Juan Castillo, condannato a morte in Texas nel 2005 per l’omicidio del giovane cantante rap Tommy Garcia Jr, è stata fissata e rinviata tre volte nel corso del 2017. Il 16 maggio scorso Juan Castillo ha ricevuto l’iniezione letale nel vecchio carcere di Huntsville.

 

Del caso di Juan Castillo, giunto alle soglie dell’esecuzione l’anno scorso, abbiamo parlato più volte (1). L’esecuzione di Castillo, che doveva avvenire a maggio del 2017, fu sospesa per un errore procedurale (non fu notificata con almeno 90 giorni di anticipo). La seconda data di esecuzione, del 7 settembre 2017, fu vanificata dall’arrivo dell’uragano Harvey e la terza, quella del 14 dicembre, dalla ritrattazione di un testimone a carico. La data successiva, fissata per il 16 maggio scorso, è stata quella fatale.

Riassumiamo il caso di Juan Castillo, condannato a morte per l’uccisione del rapper Tommy Garcia Jr., come risulta dagli atti: il 3 dicembre 2003 l’allora fidanzata di Castillo, Debra Espinosa (in precedenza donna del rapper) aveva attirato la vittima designata in un luogo frequentato dalle coppiette, promettendo sesso e droga. Mentre i due erano appartati, Castillo e un altro uomo tentarono di rapinare il rapper. Indossando passamontagna e armati, trascinarono Garcia fuori dall’auto e, al tentativo di fuga del malcapitato, Castillo gli sparò sette colpi.

Nel processo quattro persone furono condannate per il crimine, però Castillo fu l’unico che ricevette una sentenza capitale sulla base delle testimonianze di due correi e di un “informatore carcerario”, tale Gerardo Gutierrez, (che poi ritrattò).

La sorte di Juan Castillo fu segnata sin dalla sua infelice infanzia: egli fu infatti abbandonato dalla famiglia e lasciato crescere per strada da quando aveva sette anni.

L’ultimo tentativo di salvare Juan è stato fatto dai suoi nuovi avvocati, che hanno presentato due appelli: uno alla Corte Suprema degli Stati Uniti, in cui si affermava che la testimonianza ritrattata doveva valere l’annullamento della condanna a morte; il secondo alla Corte criminale d’Appello del Texas, in cui si sosteneva che, non essendoci nessuna prova oggettiva che ponesse Castillo sul luogo del crimine, occorrevano dei test del DNA.

In effetti sembrano scarse le prove a carico costituite dalla testimonianza di due correi (che ebbero in cambio una riduzione della loro pena) e del compagno di carcere Gutierrez (che poi ritrattò).

Secondo uno dei nuovi avvocati difensori, Greg Zlotnick, la difesa di Juan al processo originario non investigò sul caso, non parlò con altri testimoni o con la polizia e infine trascurò di presentare attenuanti durante la fase di punishment del processo, quella cioè in cui la giuria deve decidere il tipo di condanna per l’imputato, scegliendo tra carcere a vita o pena di morte.

Lunedì 14 maggio la Commissione per le Grazie del Texas si è rifiutata all’unanimità di proporre al Governatore Greg Abbott un atto di clemenza o un rinvio dell’esecuzione.

Mercoledì 16 Castillo ha ricevuto l’iniezione letale nella camera della morte situata nel vecchio carcere di Huntsville alle 18:21’. È stato dichiarato morto 23 minuti più tardi.

“Sono innocente”, aveva dichiarato Juan una settimana prima dell’esecuzione all’Associated Press. “Ero così sicuro che sarei stato assolto che mi rifiutai di dichiararmi colpevole [patteggiando una pena detentiva]. Aveva aggiunto: “Mi fu offerto un patteggiamento tre volte… Non voglio morire, mi odierei per tutta la vita se avessi commesso quel crimine”.

Nella tradizionale ultima dichiarazione prima di morire, Juan ha pronunciato solo poche parole: “A tutti quelli che mi sono stati vicini, sapete a chi mi riferisco: vi voglio bene. Ci rivedremo dall’altra parte. Ecco tutto.”

La madre e la matrigna di Tommy Garcia erano presenti tra i testimoni. Dopo che un medico ha accertato la morte di Castillo, uno dei parenti di Garcia ha esclamato: “Abbiamo ottenuto giustizia. Grazie”.

Giustizia? Mah... (Grazia)

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(1) V. nn. 240, 243, 246.

4) PROPOSTA IN TEXAS LA COMMUTAZIONE DELLA PENA DI MORTE DI STOREY

 

Speriamo che la sentenza di morte inflitta al nero Paul David Storey possa essere commutata in ergastolo, come vogliono i genitori della sua vittima.

 

Il 9 maggio il giudice Everitt Young ha proposto la commutazione in ergastolo della pena capitale inflitta a Paul David Storey, un nero di 33 anni che il 16 ottobre 2006 uccise a Fort Worth in Texas il bianco Jonas Cherry nel corso di una rapina.

La proposta del giudice Young deve ora essere accettata o respinta dalla Corte criminale d’Appello del Texas, il massimo organo giudiziario di quello stato.

Paul Storey era giunto alle soglie dell’esecuzione fissata per il 12 aprile 2017. Cinque giorni prima, la Corte criminale d’Appello del Texas aveva sospeso l’esecuzione perché l’accusa mentì durante il processo affermando che i genitori della vittima di Storey, Jonas Cherry, volevano la pena di morte (1).

Nella documentazione relativa al processo a carico di Paul Storey tenutosi nel 2008 leggiamo che l’accusatore disse alla giuria: “Naturalmente tutta la famiglia di Jonas Cherry e tutti coloro che lo amavano ritengono che la pena di morte sia appropriata.”

La madre e il padre di Jonas, nella petizione inviata in febbraio al Governatore Greg Abbott e alla Commissione per le Grazie del Texas, avevano scritto di non aver mai voluto la pena di morte per l’uccisore del figlio, bensì l’ergastolo, e di aver detto ciò chiaramente all’accusa.

“Noi non vogliamo che un’altra famiglia debba soffrire per la perdita di un figlio o di un congiunto”, hanno scritto i Cherry. “Per i nostri valori etici e spirituali ci opponiamo alla pena di morte”.

L’intervento del giudice Everitt Young è stato accolto con sollievo dal difensore di Storey, il noto penalista Keith Hampton, e dalla madre single del condannato che lotta instancabilmente per salvare la vita del figlio (2).

Aspettiamo dunque il pronunciamento della Corte criminale d’Appello del Texas. Speriamo che sia un pronunciamento per la vita di Paul Storey (3)

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(1) V. n. 237, Notiziario.

(2) V. l’appassionato articolo scritto dalla madre di Paul Storey da noi riportato nel n. 236.

(3) In teoria l’accusa in tal caso si potrebbe appellare alla Corte Suprema degli Stati Uniti, ma con probabilità vicine a zero di essere ascoltata.

5) FRATTA E UNO DEI SUOI COMPLICI VICINI ALL’ESECUZIONE

 

Secondo l'accusa, il texano Robert Fratta nel 1994 commissionò l'assassinio di sua moglie ad un killer, il quale, a sua volta, pagò un terza persona che premette il grilletto. Fratta, che sostiene di es-sere innocente, il 1° maggio ha perso un ricorso e potrebbe ricevere presto l'iniezione letale.

 

Robert Alan Fratta, un agente di pubblica sicurezza, fu condannato a morte in Texas nel 1996 (1) per aver commissionato nel 1994 l’omicidio della moglie 34-enne Farah a tale Joseph Prystash (2) che a sua volta ingaggiò tale Howard Guidry. Allora era in corso una causa di divorzio tra i coniugi Fratta con un contenzioso sull’affidamento dei figli.

Varie sconfitte legali per Fratta e per sui complici, anch’essi condannati a morte, si sono susseguite nel corso degli anni. (3)

Ora, il 1 maggio scorso, è stato respinto un articolato appello a livello federale a sostegno dell’innocenza di Fratta, basato soprattutto su una perizia balistica, avanzato dall’avvocato James Rytting (4)

Rytting si è detto profondamente deluso dal funzionamento della giustizia del Texas e certamente non si darà per vinto anche se una data di esecuzione potrebbe essere fissata per il suo assistito.

Mentre Guidry sta ancora contestando la sua condanna a morte a livello statale, un appello di Prystash alla Corte Suprema degli Stati Uniti è stato respinto quest’anno e potrebbe essere fissata anche per lui una data di esecuzione.

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(1) Il processo originario a carico di Robert Fratta fu annullato, il processo fu ripetuto nel 2009 con il medesimo esito.

(2) Secondo l’accusa, Prystash fu compensato da Fratta con una Jeep, e Prystash compensò Guidry con 3.000 dollari.

(3) V. n. 148, Notiziario; n. 193, Notiziario.

(4) Conosciamo bene il bravissimo avvocato James Rytting che difende Larry Swearingen, il condannato a morte del Texas da noi particolarmente seguito

6) IL NEVADA RIUSCIRÀ AD UCCIDERE DOZIER VOLONTARIO PER L'ESECUZIONE?

 

Nel Nevada che non compie esecuzioni da 12 anni, Scott Dozier insiste per essere messo a morte.

 

Il Nevada, che non compie esecuzioni capitali da 12 anni, nel 2016 si è dotato di una nuova costosa camera della morte approntata nella prigione di Ely situata 400 chilometri a nord della capitale Las Vegas. C'è anche una condannato che vuole essere ammazzato: il 47-enne Scott Raymond Dozier che fu ricevette una sentenza capitale nel 2002 per l'omicidio del 22-enne Jeremiah Miller compiuto nel mondo della droga. Ma la caparbietà dei suoi difensori e le complesse schermaglie legali riguardo alla composizione dell'iniezione letale che deve essergli somministrata hanno fino ad ora vanificato la conclusione della sua vita e del suo caso.

L'esecuzione di Dozier era stata fissata per il 14 novembre scorso ma la giudice Jennifer Togliatti la sospese affermando che la somministrazione della terza sostanza letale, nel caso non funzionino bene le prime due, può causare un penoso soffocamento del morituro incapace di comunicare.

L'accusa ha insistito e infine la Corte Suprema del Nevada 10 maggio scorso ha dato il via libera per la fissazione di una nuova data di esecuzione per Scott Dozier. I 7 giudici della Corte non hanno potuto fare ameno di rilevare che la difesa agisce contro la volontà del condannato il quale non vuole che la sua esecuzione sia procrastinata.

Si rimette quindi in moto la macchina della morte del Nevada ma nel frattempo, il 1° maggio, il diazepam uno dei 3 farmaci letali in possesso dell'amministrazione carceraria ha superato la data di scadenza.

7) OLTRE CHE IN NEVADA ANCHE IN NEBRASKA C'È CHI VUOLE MORIRE

 

In Nebraska non si compiono esecuzioni capitali da 21 anni ma ora Carey Moore ha chiesto alla Corte Suprema di quello stato di essere liberato dai sui avvocati che si battono affinché lui non sia messo a morte.

 

La pena di morte in Nebraska, abolita dal Parlamento nel 2015, è stata ripristinata con un referendum popolare voluto caparbiamente dai conservatori dello stato, a cominciare dal Governatore Pete Ricketts (1)

In Nebraska non si compiono esecuzioni capitali da 21 anni ed ora si prospetta il caso di Carey Dean Moore che ha chiesto alla Corte Suprema di quello stato di essere liberato dai sui avvocati che si battono affinché lui non sia messo a morte.

"Non voglio nessuna ulteriore difesa legale e non voglio che si facciano ricorsi nel mio interesse", ha dichiarato.

In un documento inoltrato il 24 maggio Moore scrive di essersi consultato con due avvocati che gli hanno spiegato quali opzioni gli rimangono. Moore dichiara di aver specificato agli avvocati di non volere alcuna assistenza legale e li ha licenziati. "Non voglio che si compia alcuna azione nel mio interesse"

Il condannato non ha alcun appello pendente, non ha partecipato ai ricorsi collettivi di questi anni contro il protocollo di esecuzione.

Carey Dean Moore che ha ora 60 anni è rinchiuso nel braccio dalla morte del Nebraska da 38 anni dopo essere stato condannato alla pena capitale per aver ucciso due tassisti ad Omaha nel 1979.

Se e quando verrà giustiziato sarà il primo condannato a morte del Nebraska a ricevere l'iniezione letale. In precedenza in tale stato si usava la sedia elettrica.

Vogliamo qui notare che i 'volontari per l'esecuzione' negli Stati Uniti sono molti di più di quanto si potrebbe pensare: si valuta che siano centinaia.

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(1) V. nn. 222, 223, 224, 232

8) MICHELLE LYONS HA ASSISTITO A 280 ESECUZIONI IN TEXAS

 

Michelle Lyons, addetta alle pubbliche relazioni per conto Dipartimento di Giustizia Criminale del Texas, ha assistito alle esecuzioni avvenute in Texas negli ultimi 12 anni. Ne ha viste oltre 280. Ora ha scritto in un libro sulla sua esperienza ammettendo di averne avuto abbastanza.

 

Il nostro amico floridiano Dale Recinella non trascura mai, nelle sue conferenze sulla pena capitale, di descrivere i traumi subìti da coloro che fanno parte degli ingranaggi della macchina della morte: le guardie, i funzionari e i testimoni che sono in qualche modo parte attiva o passiva alle esecuzioni.

Michelle Lyons, ex giornalista e successivamente addetta alle pubbliche relazioni per conto del TDCJ (Dipartimento di Giustizia Criminale del Texas) ha assistito alle esecuzioni avvenute in Texas negli ultimi 12 anni. Ne ha viste oltre 280. Ora la Lyons ha scritto un libro, “Il Braccio della Morte”, pubblicato in Inghilterra e messo in vendita il 3 maggio scorso. In esso l’autrice descrive che cosa significhi essere circondata dalla morte per tutta la vita, cosa significhi riempire i giorni di umorismo irriverente, di barzellette sulle esecuzioni, mentre si guardano i condannati messi a morte uno dopo l’altro.

In un’intervista al Daily Beast, la Lyons dichiara: “All’inizio mi preoccupavo che qualcosa non funzionasse in me, perché non provavo nulla…. È un ambiente così sterile. È un’esperienza di tipo ospedaliero. Nello stato del Texas funziona come un meccanismo di precisione”. E aggiunge: “Ma col passare del tempo, c’è un effetto cumulativo. Dopo un po’, senti i familiari dei condannati piangere o vedi l’ansia dei familiari delle loro vittime. Ho finito col sentirmi strattonata in direzioni opposte”.

All’inizio la Lyons tenne un diario. Poi non ce la fece più. Quando cominciò a lavorare per il carcere, era decisamente a favore della pena di morte, ma questo atteggiamento non durò a lungo. “Non è tutto bianco o nero. Queste sono persone vere che vengono uccise”.

Nel corso degli anni la Lyons ha visto tantissime madri dei condannati supplicare, e gridare, e pregare, e svenire. Ha guardato uomini morire, accusati dell’omicidio di bambini, di vicini di casa, di estranei. Ha visto le loro ultime reazioni: alcuni chiesero scusa, altri furono stoici, altri erano arrabbiati. Tra tutti questi morti, ci sono anche i nostri amici uccisi dallo stato del Texas: Gary Graham e Napoleon Beazley, entrambi minorenni all’epoca del crimine loro contestato. La Lyons ricorda l’esecuzione di Napoleon, 25-enne, che le disse, pochi giorni prima di morire, che il braccio della morte “è come un cancro. Ti mangia un pezzo alla volta, e poi arrivi a un punto in cui non te ne importa più di vivere o di morire.”

La Lyons dice che il crimine commesso da Napoleon era orribile, ma che nel corso degli anni lui era molto cambiato. Dichiara: “Non solo ebbi la sensazione che non si sarebbe più cacciato in nessun guaio, ma pensavo proprio che sarebbe stato un membro utile della società, se gli fosse stata data una seconda possibilità. Avrebbe potuto fare grandi cose.” Dopo aver visto morire Beazley, la Lyons pianse durante tutto il percorso verso casa.

Cercava comunque di essere dura, perché, afferma, altrimenti non avrebbe potuto resistere. Ma confida: “Nel segreto, piango molto più di quanto possiate immaginare. Ho un angolo di oscurità interiore che a volte mi consuma e mi fa desiderare di chiudere fuori il resto del mondo. Non voglio che nessuno sia dispiaciuto per me, non ho neppure detto a mio marito quando piangevo tornando a casa dopo un’esecuzione.”

Michelle Lyons aveva 22 anni quando assistette alla sua prima esecuzione, perché dovette sostituire un collega malato.

Adesso che ha lasciato l’incarico, la Lyons credeva che si sarebbe sentita meglio, invece “è l’esatto contrario”. “Ci penso continuamente”, scrive nel suo libro. “Adesso che ho lasciato, è come se avessi scoperchiato il vaso di Pandora e non potessi più richiuderlo”.

La sua nevrosi si manifesta in varie forme: “Non ho paura di andare da nessuna parte, ma guardo tutto il tempo alle mie spalle e chiudo a chiave le porte. Quando vado a prendere l’auto in un parcheggio, non mi vedrete mai cercare affannosamente nella borsa le chiavi, perché le ho sempre già pronte in mano.”

Non rimpiange ciò che ha fatto, e dice: “Alle persone che mi chiedono: ‘Perché scegli sempre il percorso più faticoso?’ io rispondo: ‘Perché, siete convinti che ci sia più di un percorso?’ ” (Grazia)

9) LA PENA DI MORTE AMERICANA É FIGLIA DEI LINCIAGGI RAZZISTI

 

Negli USA si combatte al pena di morte facendo vedere che essa è figlia della pratica del linciaggio.

 

Il 26 aprile scorso è stato inaugurato a Montgomery in Alabama il Memoriale Nazionale per la Pace e la Giustizia, un grande monumento i cui vengono commemorati 4.400 linciaggi avvenuti negli Stati Uniti tra il 1877 e il 1950 e viene dimostrato che il linciaggio fu una forma di terrorismo atto a mantenere la supremazia bianca nell'era delle leggi Jim Crow (1).

Bryan Stevenson, direttore esecutivo di Equal Justice Initiative che ha costruito il Memoriale, ha dichiarato che lo scopo del Memoriale è di incoraggiare gli americani a lottare contro un'eredità che ha effetti persistenti nell'attuale sistema di giustizia criminale. Secondo Stevenson, "il nostro obiettivo non è quello di creare contrapposizioni", ma di "incoraggiare le persone a guardare la verità del nostro passato con più coraggio".

La costruzione del Memoriale cominciò nel 2010 mentre EJI (Equal Justice Initiative) studiava le migliaia di linciaggi avvenuti nel sud degli Stati Uniti, molti dei quali non erano mai stati indagati. EJI era interessato non solo ai singoli episodi di linciaggio, ma voleva comprendere il clima di terrore cha la pratica dei linciaggi creò nella comunità nera quando sei milioni di profughi neri fuggirono dal sud per il terrore creato dai linciaggi.

EJI mentre costruiva il Memoriale ha condotto un ampio e documentato studio sui linciaggi in America ed ha prodotto un affascinate terribile rapporto in merito (2).

La prima edizione del rapporto intitolato "Linciaggi in America: confrontarsi con l'eredità del terrore razziale" risale 2015. Il rapporto documentava migliaia di linciaggi avvenuti in dodici stati del profondo Sud. in seguito EJI ha ampliato lo spettro della ricerca interessandosi anche dei linciaggi avvenuti al di fuori dei dodici stati del Sud.

Lo staff di EJI si è recato in centinaia di siti in cui avvennero i linciaggi allo scopo di ricostruire al meglio l'atmosfera in cui si produsse il fenomeno.

Il Memoriale Nazionale per la Pace e la Giustizia vuole ora essere un posto sobrio dove la gente si possa raccogliere per riflettere. EJI ha collaborato con artisti quali Kwame Akoto-Bamfo la cui impressionante scultura si presenta ai visitatori all'entrata del Memoriale. EJI poi conduce i visitatori in un viaggio nella storia della schiavitù, attraverso il terrore di linciaggio razzista, con testi, narrativa e monumenti alle vittime di linciaggio in America.

Al centro del Memoriale i visitatori trovano una piazza creata con la collaborazione del Mass Design Group. L'era dei diritti civili è rievocata da una scultura di Dana King dedicata alle donne che hanno sostenuto il boicottaggio degli autobus di Montgomery. Il viaggio nel Memoriale termina con l'illustrazione dei problemi creati oggi della violenza della polizia e dalla giustizia razzista espressa, con un'opera di Hank Willis Thomas. Il Memoriale mostra scritti di Toni Morrison, le parole Martin Luther King e uno spazio di riflessione in onore di Ida B. Wells.

Il Memoriale comprende oltre 800 steli, una per ogni contea negli Stati Uniti dove si è svolto almeno un linciaggio. Sulle colonne sono incisi i nomi delle vittime dei linciaggi. Il Memoriale non è un monumento ma una realtà in divenire che si estende su una superficie di 2 ettari e mezzo ed accoglie in continuazione nuovi contributi.

Nel grande Memoriale Nazionale per la Pace e la Giustizia di Montgomery sono già passate molte migliaia di visitatori.

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(1) Vengono chiamate 'leggi Jim Crow' le leggi che furono emanate tra il 1876 e il 1965 in molti stati USA per mantenere la segregazione razziale in tutti i servizi pubblici, istituendo uno status definito di "separati ma uguali" per i neri americani e per i membri di altri gruppi razziali diversi dai bianchi. Jim Crow è un personaggio nero caricaturale immaginario. (2) V. https://lynchinginamerica.eji.org/report/

10) LINCIAGGI NELLA CAROLINA DEL SUD

 

I linciaggi razzisti commessi nel passato sono ormai condannati da tutti ma la pena di morte attuale è ancora affetta da innegabili discriminazioni razziali.

 

Gli Stati Uniti d'America riconoscono l'orrore dei linciaggi razzisti commessi nel passato ma la pena di morte attuale è ancora affetta da innegabili discriminazioni razziali.

Lo sostiene un'analisi effettuata il 14 maggio in South Carolina da John Blume di Justice 360 e dall'avvocatessa Lindsey Vann che si occupa di casi capitali sull'onda dello scalpore suscitato dall'inaugurazione del grande Memoriale Nazionale per la Pace e la Giustizia di Montgomery in Alabama (1) In tale Memoriale ci sono 800 steli in acciaio rossastro, uno per ogni contea in cui ha avuto luogo almeno un linciaggio. La Carolina del Sud è ben rappresentata con 35 monumenti, alcuni dei quali elencano più di una dozzina di vittime del linciaggio.

Blume e Vann (2) rilevano che la grande maggioranza di coloro che hanno perso la vita per un linciaggio sono stati uomini e ragazzi neri, alcuni adolescenti, accusati di stupro, tentato stupro o "offese" contro le donne bianche. Prima del 1899, nessuna persona di colore fu messa a morte regolarmente in Suoth Carolina dopo essere stata processata per stupro o tentata violenza carnale: ogni persona accusata di tali reati è morta in seguito ad un linciaggio.

Anche dopo il 1899, i linciaggi erano comuni per le offese alla "femminilità bianca meridionale", che il pubblico riteneva meritasse una giustizia immediata, o quando il sistema di giustizia criminale non emetteva sentenze gradite dal pubblico. Ad esempio, dopo che un giudice ha emesso un verdetto di non colpevolezza in un processo per omicidio della contea di Aiken del 1926 la folla ha sopraffatto il carceriere ed ha linciato i tre imputati.

Il linciaggio si verificava anche per reati minori (la ricerca condotta da John Blume e da Lindsey

Vann ha identificato un linciaggio di un uomo accusato di aver rubato una Bibbia e di una donna anziana che presumibilmente lo copriva) o per nessun crimine (ad esempio, i neri non "sanno stare al loro posto" nel sociale / nell'ordine economico).

L'ultimo linciaggio in Suoth Carolina si è verificato circa una settantina di anni fa quando tale Willie Earle fu arrestato perché sospetto di aver ucciso un tassista di Greenville. Il 17 febbraio 1947 una folla bianca si impadonì dell'arrestato che venne ucciso, pugnalato e colpito da armi da fuoco. Dopo che molti degli uomini coinvolti si vantarono del loro ruolo nel linciaggio, 31 uomini bianchi furono processati per aver ucciso Earle. Una giuria di soli bianchi dichiarò gli imputati non colpevoli. L'aula scoppiò in un applauso, e il giudice, disgustato dal verdetto e dalla reazione del pubblico, lasciò il suo scranno senza ringraziare la giuria per il suo servizio, come era di prammatica.

Blume e Vann affermano che è sbagliato dire che il linciaggio è un fenomeno del passato. A loro avviso il linciaggio è stato sostituito da un sistema legale che continua a infliggere la pena di morte in maniera sproporzionata agli imputati neri accusati di crimini che coinvolgono vittime bianche: la razza della vittima continua a essere un fattore determinante per essere condannati a morte.

John Blume e Lindsey Vann hanno esaminato i casi capitali in South Carolina dal 1977 ad oggi ed hanno trovato che l'81% di tutte le condanne a morte sono state imposte a imputati accusati di aver ucciso una vittima bianca.

Il braccio della morte della South Carolina contiene attualmente il 56% di afroamericani, sebbene gli afroamericani rappresentino meno del 30% della popolazione dello stato.

Blume e Vann hanno anche messo in rilievo diversi casi in cui uomini di colore sono stati condannati a morte da giurie tutte bianche (con giudici, accusatori e avvocati difensori bianchi), facendo apparire l'aula (almeno apparentemente) più simile a un linciaggio che a un tribunale.

Le radici razziste della pena capitale sono vive e vegete? George Santayana ha detto che "coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo". A meno che non si affronti e non si riconosca la brutta storia linciaggio, non c'è speranza di ridurre gli effetti perniciosi della razza che continuano ad infettare la pena di morte della Carolina del Sud. (Pupa)

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(1) V. art. precedente. (2) v. http://theitem.com/stories/how-southern-lynching-gave-birth-to-south-carolinas-death-penalty,308233

11) DONNA SOMALA LAPIDATA DAGLI INTEGRALISTI ISLAMICI

 

La lapidazione degli adulteri, praticata all’epoca di Gesù Cristo, è ancora in vigore qua e là soprattutto nei regimi teocratici islamici come quello instaurato dai militanti di al-Shabaab in Somalia.

 

I militanti islamisti al-Shabaab legati ad al-Qaeda che ancora dominano in varie parte della Somalia (1), hanno lapidato una donna dopo che una corte islamica l'ha condannata a morte per aver sposato 11 uomini.

Secondo alcuni testimoni, la donna è stata giustiziata pubblicamente il 9 maggio nel distretto di Sablaale, nella regione meridionale dello Shabelle, a circa 250 chilometri da Mogadiscio.

In una dichiarazione riportata in un sito web pro-Shabaab si legge: "Il giudice ... ha dichiarato che la donna ha confessato di aver sposato 11 mariti allo stesso tempo."

I testimoni hanno riferito che una dozzina di combattenti Shabaab incappucciati hanno eseguito la lapidazione.

Secondo gli Shabaab, la trentenne madre di 8 figli è stata arrestata dopo che due uomini litigavano per lei, ognuno dei quali sostenendo di essere il marito legale. Dopo il suo arresto, il numero di uomini che affermavano di averla sposata è aumentato.

Nella dichiarazione di al-Shabaab si precisa che: "Uno dei mariti è morto e un altro ha divorziato, ma altri 9 erano ancora sposati con lei.”

Testimoni hanno detto che la donna ha sposato gli uomini segretamente e che nessuno di loro era a conoscenza dei suoi precedenti matrimoni.

Mentre un uomo somalo - che può avere fino a quattro mogli - a volte si sposa segretamente per nascondere la nuova unione ad una delle sue altre consorti, ciò è molto meno comune tra le donne. (Pupa)

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(1) I militari della Missione dell'Unione Africana in Somalia (AMISOM) istituita nel 2007 hanno cacciato gli Shabaab dalla capitale Mogadiscio nel 2011, per poi estrometterli da altre città e cittadine. Ma gli islamisti sono ancora dominanti in gran parte delle campagne dove spesso eseguono lapidazioni per adulterio.

Noura Hussein Hamad Daoud

12) SPOSA BAMBINA VIOLENTATA UCCIDE IL MARITO: CONDANNATA A MORTE

 

Il 10 maggio la 19-enne Noura Hussein è stata condannata a morte in Sudan per l’uccisione del marito che l’aveva brutalmente violentata.

 

Nuora Hussein era stata fidanzata ad un cugino ricco tre anni fa, quando aveva ancora 15 anni, contro la sua volontà. Dopo la stipula del contratto di nozze da parte di suo padre si era rifugiata da un parente rimanendo presso di lui per tre anni.

Noura è ritornata a casa sua nella periferia della capitale Khartoum nell’aprile scorso quando il padre le ha assicurato che il contratto di matrimonio era stato annullato. Ma, arrivata a casa, si è accolta con grande stupore di essere stata ingannata: i preparativi per le nozze erano in corso.

Dopo il matrimonio, per 6 giorni Noura ha rifiutato di fare sesso col marito. Il sesto giorno il marito l’ha violentata mentre il fratello di lei e due cugini la bloccavano. Il letto su cui si è svolta la tragedia si è sfasciato. (1)

Il giorno seguente il marito si apprestava di nuovo a violentarla al ché Noura lo ha colpito con un coltello uccidendolo.

Il padre di Noura - anche per timore di una rappresaglia da parte dei parenti del marito ucciso - si è rifiutato di proteggere la figlia e l’ha consegnata alla polizia.

Noura Hussein è stata incarcerata, vestita di un lungo abito tradizionale e incatenata. Il 10 maggio è stata giudicata colpevole di omicidio premeditato e condannata a morte per impiccagione.

In favore di Noura Hussein Hamad Daoud si sono mobilitate le organizzazioni per i diritti umani, a cominciare da Amnesty International, ed è partita, anzi esplosa, in tutto il mondo una campagna per la sua salvezza, con molte centinaia di migliaia di firme in suo favore inviate al Presidente del Sudan Omar Hassan al-Bashir. Hanno firmato anche personaggi dello spettacolo come Naomi Campbell, Mira Sorvino and Emma Watson.

Si è attivato anche UN Women (Ente delle Nazioni Unite per l'uguaglianza di genere e l'empowerment femminile) il quale afferma che la violenza contro le donne e le bambine è comune in Sudan, che in quel paese islamico circa 1/3 delle donne viene maritata prima del 18-esimo anno di età e che in quel paese la violenza da parte dei mariti non è considerata reato.

Le autorità del Sudan sono impegnate al massimo per contrastare la mobilitazione in favore di Noura Hussein almeno all’interno del paese e il 16 maggio le forze di sicurezza hanno fatto

irruzione nello studio dell’avvocato difensore Adil Mohamed Al-Imam per impedirgli di tenere una conferenza stampa sugli sviluppi della vicenda della condannata.

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(1) Il 24 maggio ad un appello in favore di Noura Hussein i suoi legali hanno allegato un certificato medico stilato al momento dell’arresto un cui si parla di tagli alle mani e di segni di morsi su una spalla riportati dalla ragazza durante la violenza subìta.

13) ABOLITA LA PENA DI MORTE PER I REATI ORDINARI IN BURKINA FASO

 

Il Burkina Faso ha abolito la pena di morte per i reati ordinari, ora deve farlo anche per i reati previsti nel codice penale militare.

 

Il 31 maggio l'Assemblea Nazionale del Burkina Faso ha votato l'abolizione della pena di morte per i crimini ordinari, con 83 voti a favore e 43 contro. Questo passo storico è il risultato di un intenso lavoro compiuto dagli abolizionisti locali sostenuti dalla Coalizione Europea per l'Abolizione della Pena di Morte (ECPM).

Nel 2016, un Seminario parlamentare regionale sull'abolizione della pena capitale nell'Africa francofona si tenne nella capitale Ouagadougou, con la partecipazione di molti parlamentari del Burkina Faso.

Il Burkina Faso partecipò al Congresso Mondiale contro la pena di morte a Madrid nel 2013, come pure al Congresso regionale contro la pena di morte ad Abidjan in Costa d'Avorio nell'aprile scorso. In tale occasione, il Ministro della Giustizia del Burkina Faso, René Bagoro, ribadì il suo impegno per l'abolizione.

Aggiungendosi alle recenti abolizioni in Congo, Gabon, Madagascar, Togo e Guinea, il superamento della pena capitale in Burkina Faso rafforza la tendenza abolizionista nel continente africano.

Il Burkina Faso deve ora completare il processo abolizionista togliendo la pena di morte dal codice penale militare e adottando una nuova Costituzione che proibisca la pena capitale. L'ECPM continuerà a sostenere gli abolizionisti del Burkina Faso in tali avanzamenti e attende con interesse la loro presenza al VII Congresso Mondiale Contro la Pena di morte che si terrà a Bruxelles dal 27 febbraio al 1° marzo 2019.

14) IL PIÙ FAMOSO BOIA BRITANNICO NON CREDEVA PIÙ NELLA PENA DI MORTE

 

Il boia britannico Albert Pierrepoint, che impiccò 433 uomini e 7 donne tra il 1932 e il 1956, nella sua biografia uscita nel 1974 affermò di non credere nel potere deterrente della pena di morte.

 

È stata recentemente scoperta una macabra collezione di oggetti appartenuti ad Albert Pierrepoint, il più famoso tra i boia britannici e forse il più famoso boia in assoluto (1).

La raccolta include le annotazioni che lui faceva scrupolosamente ad ogni impiccagione che gli fu richiesta, con note sulla dimensione del collo della persona condannata e l'altezza da cui questa doveva essere fatta cadere.

Una parte dei suoi beni sarà messa in vendita all’asta per circa 40.000 sterline il 12 giugno.

Oltre a 2 libri con le note sulle esecuzioni, la raccolta comprende i calchi in gesso del viso dello stesso Pierrepoint e delle sue mani presi dopo la sua morte avvenuta nel 1992 quando lui aveva 87 anni.

Il cinturino dell'orologio e una serie di fotografie completano la collezione.

Pierrepoint proveniva da una famiglia di boia con il padre Henry e lo zio Thomas che avevano svolto part time la triste professione nei primi decenni del Novecento.

Un registro che ora viene messo in vendita è stato usato anche dal padre Henry ed elenca freddamente gli esatti dettagli di ogni esecuzione. In ogni pagina c'è una tabella tracciata a mano composta da 8 colonne: data, nome, età, altezza, peso, altezza di caduta, osservazioni e città.

I commenti scritti nella sezione osservazioni si riferiscono generalmente al collo della vittima e includono annotazioni come "collo forte", "collo forte un poco flaccido" e "corpo molto pesante, collo ordinario".

La collezione è venduta dalla ditta di vendite all’asta Summers Place Auctions di Billingshurst, nel West Sussex.

Nonostante la sua carriera di boia, Pierrepoint ammise di non credere nella pena capitale.

La pena di morte fu eliminata in Gran Bretagna nel 1965 e nella sua autobiografia del 1974, Pierrepoint scrisse di non pensare che essa fosse un deterrente: "Si dice che sia un deterrente, non posso essere d'accordo, ci sono stati omicidi dall'inizio dei tempi e continueremo a cercare deterrenti fino alla fine dei tempi.

"Se la morte fosse un deterrente, lo saprei, sono io che li ho visti nella loro ultima ora, giovani uomini e ragazze, lavoratori, nonne”.

"Sono stato stupito nel vedere il coraggio e il portamento con cui i condannati sono andati verso l'ignoto.

"La pena di morte non li ha terrorizzati e la sua prospettiva non li ha scoraggiati quando hanno commesso ciò per cui sono stati condannati.

"Tutti gli uomini e le donne che ho affrontato in quel momento finale mi hanno convinto che con tutto ciò che ho fatto non ho impedito un solo omicidio". (2)

(Pupa)

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(1) Albert Pierrepoint mise a morte 433 uomini e 17 donne tra il 1932 e il 1956. Pierrepoint impiccò oltre 200 criminali di guerra nazisti dopo la seconda guerra mondiale e, una volta che ciò divenne noto, fu considerato da molti un eroe.

(2) Non possiamo non notare le differenze tra il britannico Pierrepoint e il boia militare statunitense John Clarence Woods che impiccò sadicamente, facendoli soffrire a lungo, criminali nazisti nell’immediato dopo-guerra (v. n. 245).

15) NOTIZIARIO

 

Bielorussia. Esecuzioni denunciate dell'Unione Europea. Due esecuzioni capitali portate a temine in Bielorussia a metà maggio e altre due approvate dalla Corte Suprema di quel paese il 30 maggio sono venute a conoscenza dell'Unione Europea nonostante il tentativo di mantenere il segreto su di esse. L'organo diplomatico dell'UE (EEAS) ha rilasciato una dichiarazione in cui si condanna recisamente il persistente uso della pena di morte nell'unico paese europeo che non l'ha

abolita: "Il persistere dell'applicazione della pena di morte va contro il proposito espresso dalla Bielorussia di uniformarsi in materia con la comunità internazionale a cominciare dall'Unione Europea e di considerare l'introduzione di una moratoria. Passi tangibili fatti dalla Bielorussia verso il rispetto dei diritti umani, anche riguardo alla pena di morte, sono la premessa indispensabile per dar forma alla futura politica dell'Unione Europea nei riguardi della Bielorussia." La Bielorussia e l'Unione Europea hanno concluso i negoziati per l'istituzione di un accordo di cooperazione già nel 1995 ma l'UE non ha ancora ratificato tale accordo in mancanza di un serio impegno della Bielorussia per l'affermazione della democrazia e dei diritti civili e politici.

 

Cuba. Senza condannati a morte, verso l’abolizione? Cuba ha espresso in sede ONU la sua contrarietà alla pena di morte e la sua intenzione di eliminare dal codice penale tale sanzione che non è stata applicata dal 2003. Il 16 maggio, intervenendo nell'ambito della Revisione Periodica dei Diritti Umani (UPR), una delle principali articolazioni del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, il vicepresidente della Corte Suprema di Cuba, Oscar Silvera, ha anche sottolineato che non vi è alcuna condanna alla pena capitale in essere, pena che non è mai stata imposta a donne o a minori. Silvera ha ricordato che il codice penale prevede la pena capitale per reati eccezionalmente gravi ed ha manifestato l’intenzione di eliminarla. Ha sottolineato che Cuba è stata costretta ad adottare la pena di morte “nel rigoroso rispetto della legalità, delle garanzie giudiziarie e del diritto alla difesa, per prevenire e affrontare le attività terroristiche e i crimini contro la vita dei propri cittadini.” Secondo il governo cubano, il terrorismo messo in atto a Cuba ha fatto oltre 5.000 vittime, tra cui quasi 3.500 morti, in azioni contro il regime castrista promosse e finanziate dagli Stati Uniti. Nell’ambito dell'UPR, diverse nazioni hanno dato atto a Cuba della moratoria e alcune hanno chiesto l’eliminazione totale della pena di morte.

 

Indiana. Omicida seriale con un patteggiamento evita la pena di morte. Darren D. Vann, un nero ora 47-enne, fu arrestato a Gary nell'Indiana nel 2014 e accusato di aver ucciso stangolandole sette donne: Afrikka Hardy, di 19 anni, di Hammond; Anith Jones, di 35 anni, di Merrillville, e cinque donne di Gary: Teaira Batey, di 28 anni; Tracy Martin, di 41anni; Kristine Williams, di 36 anni; Sonya Billingsley, di 53 anni Tanya Gatlin, di 27 anni. Le sue vittime erano per lo più prostitute dedite alla droga. Il precedenza Vann era stato carcerato per diversi anni in Texas dove fu condannato per violenza sessuale. Liberato nel 2013 era tornato nell'Indiana. Le cronache precisano che Darren D. Vann, un ex marine, fu congedato nel 1993 'con disonore'. Darren D. Vann ha evitato il processo capitale in cui sarebbe stato pressoché sicuramente condannato morte patteggiando con l'accusa: il 25 maggio si è dichiarato colpevole degli omicidi e in cambio ha ricevuto 'solo' una condanna a sette ergastoli senza possibilità di liberazione sulla parola.

 

Iran. Condannati a morte 8 membri dell’ISIS per una strage a avvenuta a Tehran un anno fa.

A Teheran il 7 giugno 2017 cinque membri dello Stato Islamico compirono una strage aprendo il fuoco nel Parlamento e presso la tomba dell’ayatollah Khomeini: rimasero uccise 18 persone e ferite più di 50. I cinque attaccanti furono uccisi dalle forze di sicurezza. Il 13 maggio scorso Mousa Ghazanfarabadi, Presidente della Corte Rivoluzionaria Iraniana, ha annunciato in TV che sono state condannate a morte 8 persone che furono in qualche modo complici dell’attacco del 2017 e che altre 18 devono essere processate in merito. Ghazanfarabadi ha anche dichiarato che verranno presi in esame i ricorsi avanzati dalle famiglie delle vittime contro gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita per aver favorito la creazione dell’ISIS. Entrambi questi paesi però respingono tale accusa.

 

Mauritania. Pena di morte per blasfemia obbligatoria anche per i pentiti. L' International Humanist and Ethical Union - un’associazione che si batte per la libertà di pensiero con sede a Londra - rende noto che Assemblea Nazionale della Mauritania il 27 aprile 2018 ha approvato una legge che rende la pena di morte obbligatoria per i rei di "linguaggio blasfemo" e di atti giudicati "sacrileghi". La nuova legge elimina la preesistente possibilità di commutare in pena detentiva la

pena capitale inflitta ai blasfemi che si pentano prontamente. La stessa legge estende inoltre il campo di applicazione della pena di morte agli "atti di apostasia". La legge prevede inoltre una condanna fino a 2 anni di prigione e una multa fino a 600.000 Ouguiya (circa 14.000 euro) per chi offende la decenza pubblica e i “valori islamici".

 

Missouri. Il governatore in disgrazia si dimette lasciando in sospeso un condannato a morte. Eric Greitens ha rimesso l'incarico di governatore del Missouri il 1° giugno, a seguito di uno scandalo scoppiato quattro mesi fa (ebbe rapporti sessuali con una sua parrucchiera). Prima di dimettersi Greitens ha concesso la grazia a 9 persone. "Ognuno di questi individui ha una storia da raccontare ed io ho pensato che si dovesse permettere loro di raccontarla," si legge in una dichiarazione del governatore uscente. "Ognuno di loro ha dovuto subire ingiustizie, e molti hanno subito maltrattamenti. Ognuno di loro ha qualcosa da dare a questo stato e al mondo." Ma Eric Greitens ha lasciato aperto il caso del 49-enne Marcellus Williams, un nero condannato a morte che lui stesso salvò l'anno scorso sospendendo in extremis la procedura dell'iniezione letale. Per Williams, Eric Greitens istituì poi una commissione di 5 membri che vagliasse la fondatezza delle sue proteste di innocenza. Marcellus Williams fu condannato alla pena capitale nel 2001 sulla base della testimonianza di un compagno di cella, Henry Cole, e della propria ex amante, Laura Asaro. Costoro deposero per l'accusa affermando che William aveva confidato loro di aver ucciso la reporter 42-enne Felicia Gayle la quale ricevette 43 coltellate nella propria abitazione nel 1998. La causa di Williams è perorata dalla NAACP (Associazione Nazionale per l'Avanzamento della Gente di Colore) che chiede l'effettuazione di test del DNA non disponibili nel 2001 quando Marcellus Williams fu processato e condannato a morte.

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 3 giugno u. s.