FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU / ELLIS(ONE) UNIT


Numero 107 - Maggio 2003

 

 

 

 

 

 

 

 

SOMMARIO:

 

1) Kenneth intervista due compagni sulla guerra

2) Grande successo di Dale Recinella in Friuli

3) Dale in Piemonte: diario di una Settimana santa indimenticabile

4) Verso la fine delle libertà civili?

5) Quante le esecuzioni capitali sotto il regime di Saddam Hussein?

6) Dopo Saddam giustizia americana in Iraq

7) Il limbo di Guantanamo e i 'tribunali canguro'

8) Continua la diatriba sulla segretezza nel processo a Moussaoui

9) L'Oklahoma riapre il caso di Nichols chiedendo la morte

10) Pena di morte spettacolare: il caso di Boyd Malvo

11) Testimonianze oculari e pena di morte

12) Quanti altri Scott Hain produrrà l'Oklahoma?

13) Esonerazioni 'inutili' ed esecuzioni volontarie

14) Notiziario: Georgia, Illinois, Oklahoma, Texas

 

 

 

1) KENNETH INTERVISTA DUE COMPAGNI SULLA GUERRA

 

 

 

Cari amici italiani, le azioni del governo americano lo stanno sempre più mettendo contro il resto del mondo. Scommetto che la maggioranza della gente non crederebbe che l'argomento della guerra è vivacemente discusso qui tra noi prigionieri. Dal momento che il braccio della morte è popolato da persone molto diverse provenienti da ambienti diversi, sentiamo spesso le opinioni più sorprendenti riguardo a questa guerra. Una cosa che ho sempre voluto evidenziare è lo sforzo che moltissimi uomini qui dentro compiono per migliorarsi e per rieducarsi. Mentre le regole qui nella Unit sono sempre più oppressive noi consultiamo riviste politiche, giornali e libri che trattano le problematiche del mondo. Ci rendiamo conto che il modo in cui agisce l'America determina una serie di effetti che arriva lontano e distrugge la vita delle persone. Desideravo intervistare molti uomini su questo argomento, ma alla fine ne ho scelti due non solo perché hanno una mente consapevole, ma anche perché sanno che cosa sono le ingiustizie a causa dei loro casi controversi. Il mio intento è di correlare il travisamento delle notizie date dai politici su questa guerra con ciò che avviene per la pena di morte.
Randy Arroyo #999261 è un giovanotto di 23 anni di fede musulmana da dodici anni. Il suo nome musulmano è Abdullah Rahim Muhammad. E' di origine portoricana; mentre si trovava in Portorico un cugino lo introdusse ai precetti dell'Islam quando aveva circa undici anni. Da allora egli è un devoto musulmano. Ho scelto Abdullah perché anche lui è stato condannato a morte ingiustamente in base alla 'Legge della complicità oggettiva' (come è successo a me) e adesso sta cercando di provare la sua innocenza. Abdullah era minorenne (aveva 17 anni) quando fu condannato a morte. Sappiamo che questo problema è in cima al dibattito politico mentre l'America continua a giustiziare minorenni ignorando persino il Patto Internazionale dei Diritti civili e politici.
Chris Coleman #999239 è un Africano di 31 anni che ha preso posto tra gli uomini che lottano per dimostrare la loro innocenza. Condannato ingiustamente per un'identificazione errata e una grande quantità di imbrogli della polizia.
Mentre esploro la mente di questi uomini cerco anche di essere un veicolo per le loro cause. Poiché il Texas continua ad ammassare nel suo braccio della morte detenuti (447 in tutto al primo di aprile), aumentano le possibilità di finire qui dentro per uomini come Chris e Abdullah. Ma adesso limitiamoci ad analizzare il problema della guerra e a vedere come i nostri leader politici stanno influenzando la vita quotidiana di tutti voi nella società e di tutti noi nel braccio della morte.
Kenneth: Prima di tutto, immagino che, essendo Musulmano, questa situazione ti tocchi di persona. Anche se hai vissuto la maggior parte della tua vita in America, cosa provi per ciò che sta accadendo contro le popolazioni islamiche all'estero?
Abdullah: Mi ricorda il mio paese Puerto Rico, quando fu invaso con la forza dal potere militare dell'imperialismo americano nel 1898. Decenni dopo stiamo ancora lottando per il nostro destino politico, cercando di preservare e di onorare la nostra cultura mentre cerchiamo ancora la libertà dal dominio straniero. Io soffro con i miei fratelli e sorelle musulmani d'oltreoceano e posso solo sperare che la gente si renda conto della verità nascosta dietro questa guerra (una razza che cerca di guadagnare per sé le risorse e i mercati del mondo).
Kenneth: Chris, qual è la tua posizione religiosa/spirituale?
Chris: Cerco di non limitare la mia mente pensando che questa guerra sia contro la gente "Islamica", anche se quelli che combattono da una delle due parti lo sono, ma dico piuttosto che si tratta di due forze opposte. Per quanto riguarda le tattiche usate, non ha alcuna importanza per l'America contro di chi stanno combattendo.
Kenneth: Quindi tu pensi che l'America agisca secondo una mentalità di "supremazia"?
Chris: Sì! La storia fornisce molti esempi di ciò (dai giorni della schiavitù alla Seconda Guerra Mondiale e a ciò che abbiamo visto proprio oggi con questa guerra).
Kenneth: L'Inghilterra è uno dei principali sostenitori della lotta contro la pena di morte e fornisce ai detenuti americani nel braccio della morte incredibile sostegno. Allora, come mai pensi che l'Inghilterra si sia decisa a sostenere questa guerra? Direi che è una contraddizione essere in favore della guerra e contro la pena di morte.
Abdullah: Bene, questo accade quando un governo vende la sua moralità e il suo credo per guadagno politico. Dopo tutto ciò che vediamo che l'America sta progettando contro la Francia, la Germania ecc., che si sono opposte a questa guerra. Se alcuni osano esprimersi, devono preoccuparsi della loro posizione finanziaria nel mondo e degli attacchi che dovranno subire solo per dire la verità.
Kenneth: Masse di cittadini statunitensi hanno marciato contro questa guerra. Perché pensi che la gente si batta con tanta forza contro la guerra ma non lo faccia per l'abolizione della pena di morte? Saddam è visto da alcuni come un odioso criminale, tuttavia la gente ha detto NO alla guerra.
C'erano vite in gioco lì come ve ne sono qui, tuttavia le persone si sono sollevate con maggiore forza contro quelle uccisioni che contro queste. Perché pensi che questo avvenga e che cosa possiamo fare noi?
Abdullah: Penso perché i media americani dipingono i prigionieri come nulla più di cittadini di secondo ordine, persone non degne di vivere e penso che la gente provi più compassione verso tutte le persone che vengono coinvolte dalla guerra (...)
Kenneth: Cosa si può fare per cambiare la struttura del governo americano?
Chris: Una buona partenza sarebbe rappresentata dalla creazione di consapevolezza, ma colui che controlla le immagini controlla le menti delle masse perché la maggior parte delle persone crede in ciò che vede alla TV o che legge sui giornali.
Kenneth: Quando vediamo i miliardi di dollari spesi o presi in prestito per finanziare questa guerra sono sicuro che la tua mente pensa subito a tutta la povertà esistente in questo ricco paese. (...)
Chris: Perché il capitalismo possa prosperare, questo paese ha bisogno che il livello di povertà resti come è adesso. Così, l'oppressione deve essenzialmente esistere in America, altrimenti il capitalismo muore. Così, il vero motivo per il quale vengono combattute queste guerre deve venire alla luce, in particolare si deve venire a sapere di come solo l'elite della società ne tragga vantaggio. (...)
Kenneth: Nel Corano si dice che "La persecuzione è peggiore del massacro" (sura 2, verso 161) e Imami Ali ha detto "L'oppressore e l'oppresso bruceranno entrambi, l'oppressore per la sua tirannia e l'oppresso per averla accettata". Cosa pensi di queste due frasi, in particolare alla luce di come sono oppressi qui tutti i condannati a morte?
Abdullah: Se non c'è niente nella tua vita per cui valga la pena di lottare, allora che vale la vita? Penso che questa sia un'affermazione che dovrebbe indurre tutti a lottare per ciò che è giusto, non per conquistare, convertire, soggiogare o perseguitare e giustiziare. Dobbiamo opporci all'assassinio sponsorizzato dal governo, e non permettere al governo di dire che è moralmente giusto, perché l'unica differenza che rende diverso un boia da un condannato è la decisione "morale" di togliere la vita.
Kenneth: Potrei approfondire ancora moltissimo questo dibattito sulla guerra e sulla pena di morte, ma dobbiamo concludere per motivi di spazio. In chiusura mi piacerebbe sapere come entrambi voi vedete il futuro della pena di morte.
Chris: Riguardo al Texas è difficile dirlo con tutto ciò che sta succedendo, ma mi piacerebbe pensare e pregare che la pena di morte venga abolita a livello nazionale. Sento che dobbiamo fare ancora molta strada nonostante le nuove consapevolezze delle ingiustizie che hanno luogo quotidianamente.
Abdullah: Il futuro è incerto, ma credo che un giorno - proprio come adesso guardiamo nel passato alla schiavitù, alle decapitazioni, alle elettrocuzioni - guarderemo anche alla pena di morte con disgusto. Sia riguardo alla guerra che alla pena di morte, se vogliamo un mondo di pace e di giustizia.... Dobbiamo essere più pacifici e più giusti noi.

Per commentare le cose dette da Abdullah in questo articolo, potete scrivergli direttamente qui o inviargli una e-mail a joenelz@yahoo.com oppure a ntdrades@satx.rr.com Allo stesso modo potete fare per Chris, e la sua e-mail è mailto:myownceo@yahoo.com

 

 

 

2) GRANDE SUCCESSO DI DALE RECINELLA IN FRIULI

 

 

 

Dale Recinella, cappellano laico che assiste in Florida i condannati a morte e i detenuti in isolamento a lungo termine, è tornato in Italia in aprile (v. n. 106). E' stato accolto calorosamente in Friuli dal nostro socio e membro del Direttivo Stefano Zanini e dalla sua amica Francesca Giorgetti, ricercatrice nell'Università di Udine che, per conto dell'Università (sponsor del viaggio di Dale), ha mirabilmente organizzato un primo grandioso ciclo di conferenze. Francesca, che è docente ed interprete di inglese, ha tradotto in contemporanea le conferenze di Dale.
Le attività programmate erano già moltissime ma ad esse si sono aggiunti degli extra: alcuni incontri, interviste con i media e un colloquio con il Rettore dell'Università di Udine che è rimasto così entusiasta di Dale Recinella da proporre la ripetizione dell'esperienza l'anno prossimo, eventualmente anche con altri esponenti del mondo abolizionista americano.
Il 2 aprile Dale ha parlato al mattino nella scuola di lingue Uccellis a circa una cinquantina di studenti diciottenni, e, alla sera, ad un'altra cinquantina di persone adulte, nella parrocchia di San Cristoforo. Le mattine del 3 e del 4 aprile sono state occupate da due interventi di Dale rispettivamente nel Liceo Scientifico Copernico e nel Liceo Scientifico Bertoni, dove complessivamente un altro centinaio di studenti lo ha ascoltato con commossa concentrazione. Alla sera del 4 aprile Dale ha poi ancora parlato ad un pubblico adulto composto da un'ottantina di persone nella sala Ajace del Municipio di Udine. Qui è stato presentato al pubblico da don Pierluigi Di Piazza, un parroco molto impegnato nel sociale che si occupa dell'accoglienza di profughi. Il 5 aprile, ospite del Gruppo di Amnesty di Osoppo, Dale ha parlato in una scuola superiore al mattino e al Centro Sociale Salcons di Gemona alla sera. Le mattinate del 7 e 8 aprile sono state dedicate a due conferenze in scuole superiori di Osoppo. Alla sera dell'8 Dale ha parlato nell'istituto religioso Tomadini. L'incontro era stato organizzato dal Gruppo di Udine di Amnesty International. L'11 aprile Dale ha parlato al mattino ad una cinquantina di studenti della scuola di Belle Arti Sello. Il Professor Corrado Albicocco, insegnante di grafica pubblicitaria in quella scuola, aveva collaborato al progetto della visita di Dale, preparando il poster e i volantini ufficiali. Alla sera dello stesso giorno Dale, a conclusione del suo soggiorno friulano, ha parlato nella Chiesa Battista di Pordenone, partecipando ad una conferenza sul Diritto alla Vita e alla Pace, alla quale hanno preso parte anche un teologo e un pastore battista.

 

 

 

3) DALE IN PIEMONTE: DIARIO DI UNA SETTIMANA SANTA INDIMENTICABILE

 

 

 

Alle 20,30 del 12 aprile, carico di bagagli, a Malpensa emerge dalla calca dei viaggiatori il nostro carissimo amico Dale Recinella, che sarà ospite del Comitato a Torino per una settimana. Durante questi sette giorni testimonierà la sua drammatica esperienza con i detenuti della Florida. Dale arriva dal Friuli, dove è stato ascoltato da oltre tremila persone.

13 aprile (Domenica delle Palme) - Parrocchia di S.Giulio d'Orta (TO), ore 9:30, processione con i rami d'ulivo. Vi prende parte anche Dale: gli viene offerto di portare, per un tratto di strada, la croce. Dale è così commosso e colpito dall'amore dimostratogli e dalla grande quantità di bandiere di pace che sembrano salutarlo dai balconi del quartiere, che scrive un articolo per una rivista cattolica americana, dedicandolo proprio a questo evento.

13 aprile - Chiesa di Santa Teresa (TO) - Organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio, ha luogo un intervento molto particolare di Dale: egli si riallaccia ad alcuni brani della Passione di Gesù secondo Marco, traendone riferimenti alla situazione attuale dei condannati a morte. I membri della Comunità, che riprendono con una telecamera l'intero intervento, sono felici di avere tutta per loro questa conferenza così speciale di Dale.

14 aprile - Alle 21 nella parrocchia di San Giulio d'Orta, Giuseppe Lodoli e Dale Recinella tengono la loro prima conferenza, ascoltata da una settantina di persone: Giuseppe ripercorre rapidamente le tappe dell'abolizionismo nella storia, poi passa alla situazione attuale. Cerca, pur fornendo molti dati, di alleggerire la trattazione con la descrizione di alcuni casi e qualche aneddoto. Prende poi la parola Dale. Ormai ci conosciamo molto bene e formiamo una coppia affiatata: riesco a tradurre agevolmente ogni sua frase. La testimonianza di Dale provoca profondo turbamento e commozione: ci sembra di essere inginocchiati con lui davanti alle celle dei detenuti e di recepire con lui la loro indicibile necessità di contatti umani, di non sentirsi abbandonati. Ci sembra di essere anche noi stretti dall'abbraccio di una famiglia che sta dicendo addio al proprio caro poche ore prima che questi venga ucciso dalla stato della Florida. Ci sembra di essere seduti accanto a Dale nella stanza dei testimoni dell'esecuzione, quando il condannato lo guarda dritto negli occhi attraverso un vetro, e sentiamo anche noi le sue ultime parole di perdono e di amore. Ci sembra di sentire il senso di oppressione del condannato quando il veleno gli paralizza i muscoli e non gli permette di respirare. Al termine della conferenza ci sono molte domande, molti dubbi: ma chi trae vantaggio da tutto questo? I familiari delle vittime sono davvero consolati da questa atroce agonia dei condannati? Perché i governatori e i politici non cercano almeno di alleviare le sofferenze di questi detenuti con condizioni di detenzione più umane e dignitose? Perché i malati mentali gravi sono trattati alla stregua dei peggiori criminali?

15 aprile - Sala dei Popoli, Collegno (TO) - Organizzato da varie parrocchie e dal Comune di Collegno, ha luogo un incontro simile a quello tenuto il giorno prima nella parrocchia di San Giulio d'Orta. Viene ad ascoltarci anche una ragazza che attualmente vive in Svizzera e che si è fidanzata con un condannato a morte della Florida, parla a lungo con Dale dopo la conferenza e gli dice che presto attiverà le pratiche per sposare quest'uomo.

16 aprile - Istituto Bermani per Corrispondenti Esteri di Novara - Veniamo accompagnati da Anna Maria Esposito, membro del Direttivo, alla scuola dove Dale terrà due interventi consecutivi: il primo dalle 9 alle 11 e il secondo dalle 11 alle 13. In tutto ci ascoltano circa 500 studenti, di età compresa tra i 17 e i 19 anni, nonché numerose loro insegnanti. I ragazzi sono subito attratti dalle parole di Dale, anche quelli che avevano cercato di rendersi invisibili, in fondo al grande salone, hanno ora gli occhi calamitati su di lui. Le domande alla fine sono molte, la maggior parte formulate in inglese.

17 aprile Ore 20,30. - Centro Servizi Volontariato presso l'Università statale di Torino. Incontro organizzato da Amnesty International. Giuseppe e Dale tengono una lunga conferenza/dibattito: assistono una quarantina di persone molto motivate e una giornalista che intervista Dale. Alla fine fioccano le domande e il personale deve quasi cacciarci a forza perché il centro doveva chiudere alle 23.

18 aprile - Sermig - Ore 16,30. Il socio Secondo Mosso ha organizzato con grande impegno questo incontro di Dale con alcuni membri del Sermig, all'Arsenale della Pace. Un giovane racconta la storia della struttura che un tempo era servita per fabbricare strumenti di morte (era un arsenale militare). E' stata trasformata da migliaia di volontari in un luogo di costruzione della Pace, dove vengono accolti i senza tetto e dove ogni giorno decine di persone si alternano per aiutare i più poveri. Dale, commosso, dice: "La mia storia riflette quella dell'arsenale: anch'io, grazie all'intervento di Dio e di amici meravigliosi, sono stato trasformato da un essere ricco ed egoista in uno che cerca di dare e fare qualcosa per i meno fortunati". La sua storia personale è avvincente e verrà pubblicarla sulla rivista del Sermig.

20 aprile (Pasqua) - Parrocchia di S. Giulio d'Orta - Ore 10. Dale fa un ultimo intervento pubblico, durante la preghiera dei fedeli: prega per le madri di tutte le vittime, della guerra, della pena di morte, della fame, della violenza e dell'egoismo; prega per tutti coloro che stanno per morire, giustiziati, malati di AIDS o di cancro, abortiti, bombardati, affamati; prega per i portatori di morte, i governanti, i boia, gli egoisti. Al termine della Messa saluta la folla in chiesa. Tutti applaudono e il parroco lo abbraccia. Ci sono anche alcune lacrime.
Alla sera fervono i preparativi per la partenza di Dale che scopre di aver dimenticato in fondo ad una valigia 60 cartoline ancora da scrivere. Ogni volta che va all'estero per tenere i suoi discorsi, manda a tutti i suoi amici nel braccio della morte e nelle celle di isolamento una cartolina, con un messaggio personalizzato. Sta alzato fino alle tre del mattino per scrivere tutte le cartoline che aveva dimenticato. Ammiro il suo lavoro e lui mi dice che molto spesso, incollate al coperchio delle scatole che contengono gli effetti personali dei suoi amici detenuti, ci sono solo le sue cartoline.

22 aprile - Ore 14 (ora italiana) Dale mi telefona e dice che è arrivato a casa. In aereo ha dormito, ma è molto stanco per il cambio di fuso orario. Gli ci vorrà qualche giorno per riprendersi eppure sta già lavorando a tutti i progetti che ha messo in cantiere durante il suo viaggio in Italia. Anche noi dobbiamo riprendere la lotta, ma adesso sappiamo di avere in Dale, come in moltissimi altri Americani impegnati sul fronte abolizionista, un alleato laggiù, vicino ai nostri amici condannati a morte.

(Grazia)

 

 

 

4) VERSO LA FINE DELLE LIBERTA' CIVILI ?

 

 

 

Si intitola drammaticamente: "L'altra guerra. L'Amministrazione Bush e la fine delle Libertà civili" un lungo articolo di Elaine Cassel, docente di diritto e di psicologia a Washington e in Virginia.
L'articolo è apparso a fine aprile nella famosa NewsLetter quindicinale californiana di informazione alternativa CounterPunch. E' preciso e documentato, non indulge alle esagerazioni e alla critica fine a se stessa. Ci è impossibile dare un resoconto esauriente di questo notevole saggio (in inglese) che è a disposizione dei lettori che ne facciano richiesta alla nostra casella email. Ci limitiamo a farne un'ampia recensione.
La tesi della Cassel: "Se i piloti suicidi che ci hanno attaccato l'11 settembre 2001 ci odiavano per le nostre libertà - come dice anche Bush - oggi ci sono meno motivi per odiarci" viene dimostrata usando in primo luogo citazioni dei massimi dirigenti USA, a cominciare da quella del presidente Bush del 20 settembre 2001: "La nostra guerra al terrore comincia con Al Qaida, ma non finirà qui. Non finirà fino a che, sullo scenario globale, ogni gruppo terroristico non verrà individuato, fermato e sbaragliato."
La 'guerra al terrore' secondo Bush non si limita alle operazioni militari ma si basa su un arsenale di nuove leggi e regolamenti. Ashcroft, Bush e numerose corti federali hanno decretato che le libertà fondamentali devono essere limitate in nome della 'lotta al terrore'. Questa asserzione lascerebbe sottintendere che le limitazioni siano temporanee, tuttavia la dilatazione indefinita della lotta al terrorismo ('può durare quanto una vita' ha detto Bush) rischia di renderle permanenti.
Per combattere il terrorismo, la reale efficacia delle limitazioni poste alle libertà civili in America e nel mondo non è facile da valutare, certi ed evidenti sono gli effetti disastrosi che già pesano sulla vita quotidiana di un gran numero di persone innocenti.
Oltre che dai crimini di guerra, dalle operazioni illegali e 'coperte', l'attacco ai diritti civili deriva dunque da recenti leggi, ordini presidenziali e regolamenti governativi.
Il pacchetto legislativo denominato "Atto Patriottico" che consta di oltre 275 pagine, redatto dall'Esecutivo ed approvato dal Congresso dopo l'11 settembre 2001, smantella in gran parte le garanzie previste dagli emendamenti 1, 4, 5 e 6 della Costituzione americana. E' ben evidente il colpo ai diritti civili dei cittadini americani e stranieri ma la sua reale portata si renderà pienamente manifesta nel corso degli anni.
Bush ha avuto buon gioco nel cavalcare la paura generata dagli attacchi alle Torri gemelle. Il 25 ottobre 2001, contro l'Atto Patriottico - che aumenta grandemente il potere e la libertà d'azione dell'Esecutivo - vi è stato solo il voto del senatore Russell Feingold (lo stesso che si distingue in epiche battaglie contro la pena di morte).
Prendendo come esempi fatti già accaduti, la Cassel illustra alcuni aspetti liberticidi dell'Atto Patriottico.
La stessa definizione data al concetto di "terrorismo" è tanto larga da permettere al governo di perseguire, senza intervento del potere giudiziario, persino coloro che compiano atti che intralcino o interferiscano con la politica americana. Anche il 'netstrike', cioè l'invio di un gran numero di messaggi di protesta che intasano le caselle e-mail delle autorità, può essere considerato atto di terrorismo?
Oggi diventa terrorista anche chi ha legami labili con organizzazioni, che professano particolari opinioni o credenze religiose, definite terroristiche - magari erroneamente ma in modo insindacabile - dal governo.
L'Atto Patriottico compromette le libertà e, per di più, consente pericolosamente ad enti ed agenzie governative di produrre ordini e regolamenti che le limitano e le limiteranno sempre più.
Già possono essere intercettate dal governo comunicazioni di ogni tipo, senza che il potere giudiziario abbia certificato il sospetto di un reato. I provider Internet non possono sottrarsi alla richiesta del governo di spiare i loro clienti. L'F. B. I. può registrare le conversazioni che avvengono tra un detenuto federale (imprigionato anche per essere semplicemente un testimone!) e il proprio avvocato difensore. L'F. B.I. ha poteri di censura nei riguardi dei librai e di Internet.
Cittadini stranieri, accusati magari erroneamente di terrorismo, possono essere detenuti in segreto e a tempo indeterminato senza aver accesso ad avvocati difensori, senza poter interrogare i testimoni a carico e prendere visione delle prove. I residenti stranieri originari del Medio Oriente e dei paesi musulmani devono registrarsi e possono essere arrestati anche per infrazioni minime. Gli stranieri in entrata possono essere fotografati e schedati, obbligati a fornire le impronte digitali e a sottoporsi a interrogatori periodici; è consentito imprigionarli in incommunicado senza accuse 'per un periodo ragionevole di tempo'. Le università devono spiare, se richiesto, gli studenti stranieri. Questi ultimi sono soggetti ad espulsione anche per piccoli errori nelle formalità burocratiche. Possono essere perquisiti veicoli e aeromobili senza fornire alcun motivo. I viaggiatori aerei possono essere schedati sotto ogni aspetto, perfino nelle loro abitudini personali. Possono essere compilate liste di persone non autorizzate a volare senza comunicare a costoro il motivo del divieto. L'F. B. I. può condurre sorveglianze aeree di persone e abitazioni senza mandato e può installare telecamere nascoste in luoghi in cui si tengono manifestazioni autorizzate.
Uno straniero che venga definito dal Pentagono 'combattente illegale' può essere giudicato e condannato dalle autorità militari senza aver accesso alle normali garanzie processuali.
L'Atto Patriottico non segna il repentino inizio di una storia. Esso in realtà aggravava i danni già causati da un precedente pacchetto 'antiterrorismo' fatto approvare dal Presidente Clinton nel 1996 sull'onda dell'emozione suscitata dagli attentati dinamitardi contro edifici governativi degli anni precedenti, da un incidente aereo sospetto e dagli attentati avvenuti in quell'anno durante le Olimpiadi di Atlanta. L' "Atto antiterrorismo e per il Rafforzamento dell'efficacia della pena di morte" rendeva più difficile ricorrere contro condanne capitali ingiuste e già prevedeva la sorveglianza di persone dedite ad attività perfettamente legali, già consentiva l'espulsione di stranieri senza fornire un motivo e senza possibilità di ricorso.
Si profila infine quello che le organizzazioni per i diritti civili definiscono negativamente "Atto Patriottico II" e che Ashcroft ha battezzato "Atto per l'aumento della sicurezza interna del 2003 ". Da indiscrezioni trapelate negli ultimi due mesi si apprende che tale pacchetto, ora all'esame del Vice presidente Cheney e del Presidente della Camera dei Rappresentanti Dennis Hastert, tende ad allargare ulteriormente il potere insindacabile del governo, anche molto ad di fuori della sfera della lotta al terrorismo, e a rendere permanenti alcune limitazioni provvisorie. Si prevede che ogni tipo di sorveglianza dei cittadini possa essere fatto anche da terzi per conto delle autorità federali (per esempio dalla polizie locali). Si prevede di esercitare la sorveglianza anche tramite banche, personal computer, telefoni, carte di credito... obbligando allo spionaggio i gestori dei servizi in base ad un semplice ordine del Ministero della Giustizia. Alcuni comportamenti non violenti diventeranno passibili di pena di morte. Il governo federale potrà condurre in proprio le autopsie giudiziarie. Potranno essere privati della cittadinanza americana, incarcerati, espulsi o anche detenuti all'estero in qualsiasi luogo, Americani dediti ad attività, perfettamente lecite, in organizzazioni accusate di avere qualche collegamento con il terrorismo. Verranno incrementate le sanzioni, fino all'espulsione, per gli immigranti che compiano lievi irregolarità, per esempio studenti stranieri che dimentichino di comunicare di essersi ritirati da un corso di studi.

Tutto ciò dovrà essere promulgato entro quest'anno o, al più tardi, entro il 2005.

Nel corso del 2002 sono stati emessi più di 1.200 ordini segreti di sorveglianza dal Ministro Ashcroft, dall'F.B.I. e dall'Ente per la sorveglianza segreta degli stranieri. In conseguenza molte persone sono state arrestate. Ora tali persone hanno appreso che l'Atto Patriottico impedisce esplicitamente ogni revisione giudiziaria delle prove segrete e degli ordini segreti di cattura. Dunque: detenzioni segrete e prove segrete cui potranno seguire processi segreti. Che cosa avverrà dopo? Forse esecuzioni segrete?
"Noi vogliamo...difendere la libertà e la giustizia, costi quel che costi". Ha detto Ashcroft un anno fa.

 

 

 

5) QUANTE LE ESECUZIONI CAPITALI SOTTO IL REGIME DI SADDAM HUSSEIN?

 

 

 

Nel caos del dopoguerra, in mancanza di organi ufficiali che svolgano, sotto il controllo di osservatori internazionali, indagini relative ai crimini compiuti dal regime di Saddam Hussein, attivisti 'volontari', rovistando indisturbati negli edifici governativi abbandonati e distrutti, si sono impossessati di documenti riguardanti esecuzioni di oppositori, per lo più dati per 'scomparsi' da anni o decenni.
Da questi documenti emergono alcuni dati sulle esecuzioni capitali portate a termine nell'arco di trent'anni ma, almeno per ora, è assolutamente impossibile fare valutazioni sensate del numero di esecuzioni effettuate, dei reati contestati, delle modalità secondo cui venivano formulate le accuse e condotti eventuali processi. L'Iraq continua ad essere il paese in cui si sa meno riguardo all'applicazione della pena di morte.
Vengono da più parti citati dati numerici ma questi sono del tutto inattendibili. Impressionanti testimonianze raccolte in questi giorni dai giornalisti rimangono frammentarie ed episodiche.
Particolarmente toccante è la dettagliata testimonianza resa il 6 maggio al Times di Londra dallo sciita Hussein Rabia, sopravvissuto sia pure ferito ad una delle fucilazioni extragiudiziali di massa eseguite nel 1991 per reprimere la rivolta sciita innescata dagli Americani dopo la Guerra del Golfo. Con Rabia il 26 marzo 1991 vennero fucilate una cinquantina di persone, un'altra esecuzione seguì nello stesso luogo poco dopo.
Sembra siano state trovate liste con centinaia di nomi di persone 'giustiziate'. Si parla di migliaia, o di centinaia di migliaia, di 'morti fatti dal regime'. Si scavano in modo caotico e senza alcun controllo alcune fosse comuni. In mancanza di indagini sistematiche con una supervisione internazionale, ciò che viene scoperto non può rispondere alle aspettative angosciose delle famiglie degli scomparsi, non può servire all'amministrazione di una giustizia degna di questo nome, non può servire a scrivere la storia, serve soltanto ad una grossolana condanna politica del passato regime, accumula terreno fertile per vendette private indiscriminate, per il perpetuarsi del caos, dell'insicurezza e delle sofferenze della popolazione irachena.

6) DOPO SADDAM GIUSTIZIA AMERICANA IN IRAQ

 

 

 

L'Iraq ha estremo bisogno di un serio sistema giudiziario per trattare le cause correnti e soprattutto per giudicare le persone che hanno compiuto delitti contro l'umanità nei trent'anni del passato regime. Come minimo occorre accertare la verità dei fatti e assicurare che i peggiori criminali non vengano di nuovo a far parte della classe dirigente del paese.
La dottrina giuridica applicabile per perseguire i crimini contro l'umanità si è sviluppata a partire dal 1945 con l'istituzione dei Tribunali Militari di Norimberga e di Tokio, per passare alla giurisprudenza dei tribunali 'ad hoc' per la ex Iugoslavia e per il Ruanda e per finire col Tribunale Penale Internazionale permanente istituito con lo statuto di Roma nel luglio del 1998, tribunale che è divenuto operativo quattro anni dopo. I tribunali di Norimberga e di Tokio furono accusati di applicare la 'giustizia dei vincitori' ai perdenti della seconda guerra mondiale. La struttura equilibrata e garantista dei tribunali internazionali moderni - esenti dalla pena di morte, composti da giuristi altamente competenti, non politicizzati, opportunamente differenziati per provenienza geografica - è assai più rispondente all'esigenza di rispettare i diritti umani e di giudicare equamente.
Purtroppo - come osserva Kathleen Peratis, esperta giurista membro del Direttivo di Human Rights Watch - l'approccio giudiziario 'avvolto nella bandiera americana' che si profila in Iraq non sembra essere efficace e credibile. In aprile l'amministrazione statunitense ha annunciato - in una conferenza stampa e in una audizione al Congresso - che intende costituire delle corti di giustizia, scegliendo tra i giuristi iracheni, onde perseguire gli esponenti del regime di Saddam Hussein per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Un gruppo di giuristi iracheni in esilio era stato preventivamente riunito a Washington per ricevere le prime istruzioni su tale lavoro.
Washington si oppone allo svolgimento di indagini su larga scala da parte di inquirenti internazionali e alla creazione di un efficiente tribunale internazionale, dotato delle più ampie garanzie, che si occupi almeno dei delitti più gravi. Perché ? Secondo la Peratis i motivi sono almeno tre. Innanzitutto gli Stati Uniti non vogliono rischiare di finire sotto esame. Per esempio per l'uso delle bombe a frammentazione o il per deliberato attacco al morale delle popolazioni civili. In secondo luogo gli USA aborriscono ogni sistema penale privo della pena di morte. In terzo luogo l'amministrazione Bush nutre un'assoluta avversione contro ogni forma di giustizia internazionale. Essa, per esempio, ha cercato di impedire l'avvio del Tribunale Penale Internazionale (TPI) e, non riuscendovi, ha lanciato una crociata a livello mondiale per intimidire gli stati che sostengono il TPI e limitare il più possibile il mandato di tale organismo (v. n. 99). E' noto che gli Stati Uniti hanno stipulato numerosi accordi bilaterali tesi ad impedire che qualsiasi persona che lavori per conto degli USA possa essere tradotta davanti al TPI senza una specifica autorizzazione americana. L'ultimo di tali accordi è stato firmato il 3 maggio da Colin Powell e dal capo del governo albanese Fatos Nano.

 

 

 

7) IL LIMBO DI GUANTANAMO E I 'TRIBUNALI CANGURO'

 

 

 

Il 2 maggio il Pentagono ha cominciato a far trapelare alcune notizie sulle decisioni prese riguardo alla costituzione delle Commissioni militari, definite 'tribunali canguro' dai giuristi più critici (v. n. 106). Ricordiamo che tali commissioni furono istituite, con Ordine del Presidente Bush del 13 novembre 2001, per giudicare gli stranieri sospetti di reati di terrorismo catturati in tutto il mondo dagli USA.
Il colonnello dell'esercito Frederic Borch III sarebbe stato designato capo degli accusatori e supervisore dei processi, mentre il colonnello dell'aeronautica Willie Gunn dovrebbe sovrintendere all'ufficio degli avvocati difensori. I due avrebbero anche il compito di reperire gli avvocati accusatori e i difensori d'ufficio nell'ambito del personale militare.
Diciotto crimini di guerra ed altri otto delitti, che vanno dal terrorismo alla resa simulata, potranno essere perseguiti dalle Commissioni militari.
Come già si sapeva, per infliggere una pena detentiva saranno sufficienti i due terzi dei voti a favore; in tal caso i giudici potranno essere solo tre (nei processi normali per affermare la colpevolezza occorre l'unanimità di 12 giurati). Per comminare una condanna a morte sarà richiesta l'unanimità di una commissione di sei giudici. In ogni commissione vi sarà almeno un legale con il compito di decidere quali saranno le prove ammissibili e di risolvere le questioni procedurali. La qualità del materiale probatorio verrà decisa da Rumsfeld e da Bush, pertanto la colpevolezza potrà essere provata al di fuori delle regole vigenti nelle normali corti di giustizia. Si è affermato che potranno essere ammesse testimonianze anonime e prove di origine segreta, prove per sentito dire. Le udienze potranno essere secretate 'per ragioni di sicurezza' e condotte da giudici e accusatori anonimi e incappucciati.
Tali commissioni, secondo l'ufficio del Consigliere generale del Ministero della difesa William Haynes, sarebbero pronte a processare un piccolo gruppo di persone ancora da scegliere tra i circa 660 prigionieri appartenenti a 42 nazioni detenuti nella base di Guantanamo Bay a Cuba. La maggior parte di essi sono stati catturati in Afghanistan o in Pakistan. Ma coloro che sono considerati i capi delle organizzazioni terroristiche sono detenuti in segreto in altri luoghi sparsi nel mondo, probabilmente sottoposti a trattamenti crudeli, inumani e degradanti se non a tortura. Alcuni di questi potrebbero diventare collaborazionisti del governo americano pur di non essere deferiti alle Commissioni militari. Il Ministro della Difesa Rumsfeld ha definito i prigionieri degli USA 'nemici detenuti' o 'combattenti illegali' con lo scopo di sottrarli alle garanzie previste dalle convenzioni internazionali per i prigionieri di guerra.
Non è detto che i processi comincino nel giro di settimane o di mesi.
I margini del limbo di Guantanamo sono lasciati volutamente indefiniti in modo tale da "far sorgere lo spettro di un Gulag americano" come ha dichiarato il prof. Jonathan Turley dell'Università di legge George Washington.
Dopo lunghissimi interrogatori molti dei detenuti di Guantanamo sono risultati combattenti talebani di 'basso livello' difficilmente processabili davanti alle Commissioni militari. Parecchi sono minorenni, non mancano i ragazzi tra i 13 e i 16 anni di età. Una dozzina di essi sarebbe pronta per essere rimandata a casa mentre è prevista una trentina di nuovi arrivi.
Quando fu inaugurato il campo di Guantanamo nel gennaio del 2002 il Vice presidente Dick Cheney chiamò i meschini detenuti lì dentro e in Afghanistan "i peggiori di un pessimo gruppo", mentre Donald Rumsfeld li definì "tra i più pericolosi, ben addestrati, perfidi assassini che si trovino sulla faccia della terra". Ora il governo è propenso a rilasciarne alcuni, totalmente spremuti e trovati privi di informazioni interessanti, a condizione che non abbiano minacciato di vendicarsi nei riguardi degli Americani.
Nel giuoco delle parti, Colin Powell il 'buono' ha inviato il 3 maggio a Rumsfeld, il 'falco', una lettera vibrante in cui si chiede al Pentagono di decidere al più presto quali dei prigionieri di Guantanamo possano essere liberati. Il Segretario di Stato è infatti sotto la pressione di molti governi stranieri, inclusi quelli 'alleati', che protestano per il limbo legale in cui sono tenuti i rispettivi cittadini. In tutto, da Guantanamo sarebbero stati fino ad ora liberati solo 22 detenuti, tra cui un pazzo e un ultrasettantenne.
Il dati esatti riguardo ai prigionieri di Guantanamo sono tenuti segreti così come i particolari delle condizioni di detenzione.
Da tutto il mondo si sono levate proteste per questa vergogna che rimarrà nella storia. E' certo però che quello che avviene in altri siti sperduti e dimenticati, soprattutto nei campi di detenzione gestiti dagli 'alleati' degli Stati Uniti in Afghanistan - giustamente paragonati ai lager nazisti - è una vergogna di portata qualitativa e quantitativa assai più rilevante.

 

 

 

8) CONTINUA LA DIATRIBA SULLA SEGRETEZZA NEL PROCESSO A MOUSSAOUI

 

 

 

Nel numero precedente abbiamo parlato dell'aspra conflittualità a proposito del manto di segretezza steso dal governo americano su vari aspetti del processo per terrorismo a carico di Zacarias Moussaoui. La disputa coinvolge l'imputato, la giudice Leonie Brinkema, presidente della Corte federale distrettuale che lo dovrà giudicare, il Governo degli Stati Uniti e i più importanti media americani. In merito vi sono stati alcuni sviluppi nell'ultimo mese di cui diamo brevemente conto.
Il 22 aprile il governo si è detto disposto ad accogliere in parte la richiesta dei media di rendere noti i documenti relativi al caso ma si è riservato di decidere insindacabilmente quali carte mantenere riservate, anche nell'interesse dei governi stranieri che le hanno fornite. Il 27 aprile i media hanno contestato le limitazioni poste dal governo alla pubblicizzazione delle carte relative all'appello previsto per il 3 giugno davanti alla Corte federale d'Appello del Quarto Circuito (v. n. 106). I media contestano che solo i documenti ufficialmente secretati possono essere mantenuti riservati. Essi osservano tra l'altro che è ridicola la richiesta di rimuovere il nome di Ramzi Binalshibh dalle carte da rendere pubbliche quando tutti i media e lo stesso presidente Bush hanno parlato della cattura di costui.
Il 6 maggio si è appreso che è in corso anche una disputa sulla possibilità della difesa di Moussaoui di accedere alle informazioni in possesso della CIA relative ad Al Qaida.
Il 13 maggio la Corte federale d'Appello del Quarto Circuito, in risposta al ricorso dei media, ritornando su una sua precedente decisione, ha disposto che l'udienza del 3 giugno sull'ammissibilità dell'accesso a Ramzi Binalshibh sia, almeno in parte, pubblica. L'udienza sarà divisa in due fasi, una pubblica ed una a porte chiuse sul materiale tenuto segreto. Di questa seconda fase verrà comunque resa pubblica una sintesi.
Il 15 maggio la giudice Brinkema, rigettando l'offerta del governo di lasciar passare per via indiretta informazioni tra l'imputato e Ramzi Binalshibh, ha definitivamente sentenziato che Moussaoui ha titolo di intervistare in un collegamento video il testimone. La questione sarà dunque decisa il 3 giugno.

 

 

 

9) L'OKLAHOMA RIAPRE IL CASO DI NICHOLS CHIEDENDO LA MORTE

 

 

 

Per l'attentato dinamitardo del 1995 contro un edificio federale di Oklahoma City, Bush e Ashcroft avevano chiesto una giustizia con tutte le caratteristiche della vendetta. 'Giustizia' fu fatta con l'esecuzione spettacolare di Timothy Mc Veigh, avvenuta l'11 giugno 2001 dopo un processo spettacolare costato 100 milioni di dollari (v. n. 87).
Un'altra persona accusata di aver tramato contro il governo federale fu Terry Nichols, un amico di Mc Veigh. Per lui sotto l'amministrazione Clinton in un processo federale si era arrivati ad una condanna a vita senza possibilità di uscita sulla parola. L'accusa era di aver causato involontariamente la morte di otto agenti, periti nell'attentato con altre 160 persone.
Tuttavia lo stato forcaiolo dell'Oklahoma non ha mollato la presa ed è infine riuscito a riaprire il caso di Terry Nichols ben deciso ad ottenere per lui la pena di morte accusandolo di essere stato un diretto collaboratore di Mc Veigh nell'attentato del 1995.
Pur di ottenere la vita di Nichols e di venire alla ribalta nazionale, il piccolo e povero stato dell'Oklahoma si è sforzato di imitare il gigante federale nel processo a Mc Veigh, dispiegando al massimo le sue potenzialità di investigazione e di accusa e stanziando all'uopo ingenti fondi (solo l'inizio della difesa d'ufficio di Nichols è costata all'Oklahoma 2 milioni mezzo di dollari).
L'accanimento con cui l'Oklahoma chiede la vita di Nichols contrasta con la ben nota consuetudine del diritto anglosassone di non processare due volte una persona per lo stesso reato.
L'udienza preliminare per Nichols è cominciata il 5 maggio. L'accusa ha fatto sfilare numerosi testimoni - compresi la moglie e la ex moglie dell'accusato e un complice, Michael Fortier - per dimostrare che Nichols nutriva sentimenti ostili contro il governo degli Stati Uniti ed aiutò Mc Veigh a progettare e confezionare una bomba di quasi due tonnellate. Secondo l'accusa Nichols insieme a Mc Veigh caricò l'ordigno su un furgone che quest'ultimo portò a ridosso dell'edificio federale Alfred P. Murrah. La bomba esplose il 19 aprile 1995, secondo anniversario dello sterminio della setta separatista dei Davidiani compiuta dagli agenti federali a Waco nel Texas.
La regia dell'accusa è stata perfetta e alla fine dell'udienza preliminare, il 13 maggio, è arrivata puntuale la sentenza del giudice distrettuale Allen McCall che ha autorizzato il processo per l'omicidio di 160 persone contro Terry Nichols.

 

 

 

10) PENA DI MORTE SPETTACOLARE: IL CASO DI BOYD MALVO

 

 

 

E' innegabile che la pena di morte negli Stati Uniti abbia un significato emblematico: è uno dei tratti attraverso i quali si vuole mostrare chiaramente al mondo e alla nazione il possesso di un potere illimitato e privo di remore nel rispondere con la violenza ad ogni tipo di minaccia. Per questo scopo 'servono' in modo particolare i casi 'di alto profilo' quei casi cioè che presentano aspetti tali da suscitare grande scalpore nei media e nell'opinione pubblica. Ad esempio i casi di Mc Veigh, di Nichols, di Moussaoui citati più sopra. Ed anche il caso dei due cecchini, Malvo e Muhammad, che terrorizzarono diversi stati nordamericani nello scorso mese di ottobre uccidendo 20 persone (v. n.101). Nei casi di alto profilo le autorità sono disposte ad impiegare notevoli risorse umane e finanziarie, nella convinzione di elevato ritorno 'politico' di tali investimenti. In questi casi perfino gli avvocati difensori d'ufficio vengono pagati lautamente. Il meccanismo che viene messo in moto deve essere però tale da lasciare soltanto minime possibilità di scampo a coloro che vengono perseguiti. Le sentenze di morte, per così dire, sono scritte in partenza.
Veniamo al caso del cecchino minorenne Leed Boyd Malvo. In attesa che venga celebrato il processo, fin dalle schermaglie preliminari, gli avvocati difensori si stanno impegnando al massimo, comportandosi in modo del tutto differente da quello usuale dei malpagati difensori nei casi capitali. La difesa ha fatto di tutto per eliminare dal processo la confessione altamente compromettente resa dall'accusato il 7 novembre scorso dopo sei ore di interrogatorio senza l'assistenza degli avvocati difensori. Rifiutatosi in un primo tempo di fare dichiarazioni in assenza degli avvocati, dopo il trasferimento in Virginia, Malvo è stato poi interrogato da due specialisti, la detective June Boyle e l'agente dell'F. B. I. Brad Garrett. All'inizio dell'interrogatorio il ragazzo ha ancora domandato se aveva diritto alla presenza di un avvocato difensore ma poi, abilmente condotto dai due inquisitori, ha finito per segnare una croce su un pezzo di carta, croce che valeva come firma di una dichiarazione di rinuncia volontaria all'assistenza legale. Poi il giovane sconsiderato ha anche sorriso e riso durante l'interrogatorio commentando gli effetti dei colpi mortali sparati a bersagli umani.
Lo scontro tra accusa e difesa sull'ammissibilità di tale confessione è stato molto teso ma alla fine, il 6 maggio, Jane Marum Roush, giudice della Corte conservatrice di Fairfax che giudicherà Malvo, ha sentenziato che la confessione è ammissibile tra gli atti processuali, escludendo le dichiarazioni (poco rilevanti) fatte nelle due ore precedenti l'apposizione della fatidica X sul modulo fornito dagli inquirenti. Con ciò aumentano enormemente le probabilità di una condanna a morte per Malvo. I difensori hanno dichiarato che questa decisione costituisce un cattivo precedente per i processi nei riguardi dei minorenni.

 

 

 

11) TESTIMONIANZE OCULARI E PENA DI MORTE

 

 

 

Un episodio di "ordinaria follia" giuridica, commentato dal New York Times alla fine del mese scorso, mostra ancora una volta il pregiudizio e l'accanimento - non meno che la scarsa preoccupazione per i diritti degli imputati - con cui si ottengono le condanne a morte in America.
Il 7 aprile del 1997 un individuo con il volto coperto da un passamontagna compie una rapina in un negozio di Bridge City nell'area di New Orleans nella Louisiana e spara al proprietario uccidendolo. Più tardi, quella stessa notte, la polizia ferma un'auto e arresta due ragazzi, Ryan Matthews e Travis Hayes, entrambi diciassettenni, entrambi noti per essere ritardati mentali 'borderline'.
Otto mesi dopo, a pochi chilometri dal luogo della rapina di cui sopra, un uomo taglia la gola di una donna, che viene trovata morta in una pozza di sangue dal suo figlioletto di cinque anni. Di questo crimine viene riconosciuto colpevole tale Rondell Love, condannato a 20 anni di carcere.
Ed ecco l'assurdo svolgimento del caso di Matthews: questi nega di aver commesso qualsiasi reato, mentre il suo amico Hayes, che era al volante dell'auto, 'confessa', dopo ore di 'interrogatorio', di aver guidato la macchina fino al negozio ma di non sapere se il suo amico, che è sceso, intendeva compiere una rapina.
Al processo le testimonianze contro Metthews sono alterate e inaffidabili. Un testimone afferma di aver visto il rapinatore rientrare precipitosamente nell'auto, buttandosi attraverso il finestrino aperto. Ma l'auto su cui si trovavano i due giovani ha il finestrino chiuso e bloccato. Un altro testimone sostiene che mentre ostacolava la fuga dei malviventi in una gymkhana automobilistica, schivando le pallottole del rapinatore, aveva visto chiaramente nello specchietto retrovisore il viso di Matthews (!). Una terza testimone sostiene che Matthews è il colpevole: lo può affermare perché quest'ultimo ha sollevato per un attimo il passamontagna durante la rapina.
Oltre a questo bel campionario di testimonianze oculari, non esiste alcuna prova fisica che leghi Matthews alla scena del crimine. Anche un test del DNA fatto su reperti trovati nel passamontagna usato per la rapina ha avuto esito negativo.
Il terzo giorno del processo, alle 10 di sera, il Giudice presidente ordina che vengano pronunciate le arringhe conclusive dagli avvocati delle due parti. Poi, incurante delle proteste, manda la giuria in camera di consiglio a mezzanotte. Alle 4 e 20' di notte i giurati fanno pervenire al giudice una comunicazione in cui affermano di non essere ancora addivenuti ad un verdetto, ma il giudice ordina loro di proseguire la discussione ad oltranza. Dopo 40 minuti, alle 5 del mattino, esausti, i giurati 'riconoscono Matthews colpevole di omicidio'. Matthews viene condannato a morte e il giudice, dopo aver letto la sentenza, gli dice che non deve auto-commiserarsi per la condanna, che lui è il solo responsabile dei suoi problemi.
Tutto questo accade nel 1999. Matthews ha la rarissima fortuna di avere ottenuto recentemente un nuovo avvocato d'ufficio bravo e motivato. Gli è stato assegnato per tentare di far valere l'attenuante del ritardo mentale dopo la sentenza in merito della Corte Suprema federale del giungo 2002. Tuttavia l'avvocato Billy Sothern è andato al di là del suo incarico: ha fatto ricerche sul DNA di un frammento di pelle e un po' di saliva prelevati dal passamontagna indossato dal rapinatore. E' finito anche a scartabellare le carte del processo cui fu sottoposto Rondell Love. Come abbiamo detto, al processo di Ryan Matthews, nel 1999, già si sapeva che il DNA rilevato non ha nulla a che fare con quello di Matthews (né con quello del suo 'complice' Travis Hayes che aveva ricevuto in un precedente separato giudizio una condanna a vita). Il risultato delle investigazioni di Billy Sothern è sorprendente: il DNA del materiale trovato nel passamontagna coincide con quello di Rondell Love!
Sembra tra l'altro che in carcere Love abbia cominciato a vantarsi di avere commesso anche il crimine per il quale è stato invece condannato a morte il diciassettenne ritardato mentale Matthews.
A questo punto, il 21 aprile scorso, l'avvocato Sothern ha presentato formale richiesta alla Corte Suprema della Louisiana di riaprire il caso sulla base di prove irrefutabili (altro che le notoriamente inaffidabili testimonianze oculari!), che non solo scagionano il suo cliente, ma provano la colpevolezza del vero autore del crimine. Come lo stesso Sothern afferma, la seconda vittima di Love (quella per il cui omicidio egli è stato condannato a venti anni di carcere) sarebbe ancora viva se le indagini della polizia e degli investigatori, in occasione del primo omicidio, fossero state più accurate e se non ci si fosse limitati a inchiodare il primo capro espiatorio che passava da quelle parti.
L'avvocato dell'accusa sembra non voler difendere ad oltranza la propria posizione come di norma accade in questi casi (forse per non rischiare una brutta figura alla fine della storia), e ha dichiarato, bontà sua, di voler 'riflettere seriamente' sulle nuove prove portate dall'avvocato Sothern. Chi invece ha reagito secondo il solito copione, è il figlio del negoziante ucciso, che si ostina a voler morto Matthews. Egli sostiene che un passamontagna, come gli altri capi di abbigliamento, prima di essere acquistato, viene provato da molte persone e che quindi le tracce di saliva e di pelle di Love non significano affatto che questi sia il vero colpevole, ma solo che anche lui può aver indossato quel passamontagna in precedenza. E' forse il caso di sottolineare la totale idiozia di quest'uomo e della mentalità da lui condivisa.
Per quanto riguarda l'attendibilità delle testimonianze oculari vogliamo solo accennare ad un caso riportato dal Chicago Tribune il 14 maggio. In Virginia una donna che era stata violentata per ore identificò il suo aggressore scegliendolo tra cinque persone in un riconoscimento 'all'americana'. Di conseguenza fu condannato per stupro un certo Marvin Anderson. Costui fu imprigionato per 15 anni finché un test del DNA non rivelò che il violentatore era un altro uomo... anch'esso facente parte del gruppo di cinque persone mostrato alla vittima per l'identificazione. Per la cronaca: il vero colpevole è stato processato all'inizio di quest'anno, vent'anni dopo il delitto.

(Grazia)

 

 

 

12) QUANTI ALTRI SCOTT HAIN PRODURRA' L'OKLAHOMA?

 

 

 

Nella stampa degli Stati Uniti sono sempre più frequenti gli articoli fortemente critici verso gli aspetti più ingiusti ed efferati del sistema della pena di morte ma è abbastanza eccezionale che ciò avvenga in Oklahoma, uno degli stati più arretrati nel cammino abolizionista. Perciò riteniamo interessante riportare i contenuti essenziali di un editoriale apparso sul Tulsa World l'11 maggio.

(Grazia)

 

Sharon Jackson, un'impiegata nel settore della prevenzione degli abusi sui minori a Tulsa in Oklahoma, ricorda bene quella giornata: "Vidi un bambino arruffato e ovviamente trascurato. I suoi vestiti erano logori, i suoi capelli sottili erano troppo lunghi e sporchi, il suo viso era pallido e non particolarmente attraente, i suoi occhi inespressivi e molto tristi non mostravano alcuna paura". Sharon scrive che il ragazzino sembrava "gravemente ferito", era stato bocciato e quindi era più grande degli altri bambini. Il suo incontro con lui avvenne in un cortile della scuola: "Dopo essere intervenuta per farlo smettere di picchiare un bambino più piccolo, sentii per la prima volta il suo nome. Egli mi assalì saltandomi sulla schiena. Un altro genitore mi aiutò e lo portammo nell'ufficio del Direttore".
Il nome di questo ragazzino era Scott Allen Hain.
Sharon ha scritto al giornale Tulsa World protestando per l'esecuzione di Hain avvenuta il 3 aprile scorso per un crimine da lui commesso quando aveva 17 anni (v. n. 106). Nella sua lettera la Jackson contesta il fatto che Hain aveva alle spalle una storia di abusi e di trascuratezze tali da renderlo "incapace di adattarsi al mondo che vedeva intorno a sé".
Ormai la ricerca in campo psicologico e comportamentale ha dimostrato ampiamente che un bambino è aiutato a divenire un adulto normale e produttivo se l'ambiente che lo circonda fin dalla prima infanzia gli fornisce adeguate cure e attenzioni.
La tragica storia di Scott è drammatica e ovviamente ci rattrista molto di per sé. Ciò che però ci angoscia ancora maggiormente è che la situazione di Scott non è un caso isolato in Oklahoma: da una recente relazione del Children's Defense Fund effettuata sulle condizioni dei bambini nei 50 stati americani, si rileva una gravissima situazione dei più giovani in Oklahoma.
Appare infatti che l'Oklahoma si trovi agli ultimi posti per quanto riguarda la povertà dei bambini: uno su cinque sono poveri. Il numero dei bambini dati in adozione ha raggiunto il livello di 8.400 (circa il 10 per cento della popolazione infantile dello stato), una tragica pietra miliare derivante dall'abuso e dall'abbandono. Inoltre, pare che più di 39.000 nonni allevino i loro nipoti, al posto dei genitori che, per vari motivi, li trascurano, a volte totalmente. L'ulteriore tragica scoperta relativa alla gravissima situazione in Oklahoma riguarda è il dato che questo stato spende molto di più per la gestione delle carceri che per i bambini in difficoltà.
I programmi di taglio dei costi stanno erodendo i piccoli progressi che erano stati fatti negli ultimi anni per aiutare a migliorare la situazione dei più poveri in questo stato. Attualmente non c'è alcun aiuto per le famiglie ad alto rischio, affinché possano apprendere tecniche vitali che potrebbero prevenire l'abuso e l'abbandono dei figli. I programmi in essere riguardano solo le famiglie a rischio basso o moderato e anche per questi programmi c'è la probabilità di tagli sui costi.
Sharon Jackson, nella sua lettera di protesta, invita i lettori a visitare la sua agenzia (adesso lei lavora al centro assistenziale "Parent Child Center" di Tulsa) per rendersi conto della enorme quantità di famiglie poverissime e di bambini che subiscono abusi nella città di Tulsa. Sostiene che questi bambini hanno dovuto affrontare situazioni che la maggior parte degli adulti non ha mai dovuto affrontare. Conclude dicendo: "Possiamo vivere temendo questi bambini o possiamo divenire determinati a ridurre il numero di bambini che finiranno nel braccio della morte. Qualcuno quel giorno nell'ufficio del Direttore della scuola, osservò che un giorno avremmo letto il nome di Scott sui giornali. A quell'epoca non ci feci caso. Non posso non pensare adesso a come sarebbe andata a finire se tutti noi quel giorno ci fossimo chiesti 'Come posso essere d'aiuto' ".

 

 

 

13) ESONERAZIONI 'INUTILI' ED ESECUZIONI VOLONTARIE

 

 

 

Aumentano i casi dei condannati a morte esonerati. Il 21 aprile in Alabama è stato riconosciuto innocente - nel terzo processo capitale a cui è stato sottoposto - Wesley Quick che ha passato sei anni nel braccio della morte. Il 30 aprile la Corte suprema del Missouri ha riconosciuto l'innocenza di Joseph Amrine che ha passato 17 anni nel braccio della morte. La sua condanna era risultata dalla testimonianza di tre criminali che successivamente hanno ammesso di aver mentito per le pressioni (minacce e offerte di alleggerimento della pena) fatte su di loro dall'accusa. A fine aprile in North Carolina un giudice ha annullato la pena di morte di Jerry Lee Hamilton che fu condannato per lo stupro e l'omicidio di una ragazza avvenuto nel 1994: l'accusa aveva deliberatamente nascosto alla difesa una prova di innocenza. Gli avvocati di Hamilton sostengono inoltre che anche recenti test del DNA scagionano il loro assistito.
Purtroppo, come mostra un'inchiesta di Frontline resa nota il 1 maggio, accade che i condannati a morte liberati perché riconosciuti innocenti, dopo un primo momento di euforia, nonappena l'interesse nei loro riguardi si esaurisce, mancando di un appropriato supporto, si inoltrano in un camino di progressivo deterioramento sociale e mentale. Ciò accade anche nei (pochi) casi in cui gli ex detenuti riescono ad ottenere un indennizzo in denaro per l'ingiusta condanna.
Tale deterioramento non è dissimile a quello che subiscono coloro che rimangono nel braccio della morte i quali molto spesso - soprattutto per il peggioramento delle condizioni mentali - chiedono di bloccare gli appelli e di essere uccisi. L'11% delle quasi 900 esecuzioni effettuate negli USA dal 1977 in poi sono state perciò definite 'volontarie'.

 

 

 

14) NOTIZIARIO

 

 

 

Georgia. Ucciso dopo 29 anni, tre mesi e 18 giorni passati nel braccio della morte.

Due giudici della Corte suprema avrebbero fermato l'esecuzione del condannato con più anzianità nel braccio della morte ma altri sette hanno ritenuto che una così lunga attesa non costituisse un trattamento crudele e inusuale, contrario alla Costituzione. Così, poco dopo la notifica della decisione della massima corte, Carl Isaacs è stato 'giustiziato' in Georgia per aver ucciso nel 1973 una intera famiglia. A questo delitto, che incrementò la vendita di armi personali in Georgia, si ispirò il film intitolato "Murder One". I parenti delle vittime in tutti questi anni hanno continuato a chiedere l'esecuzione di Isaacs. Tre di questi hanno presenziato all'esecuzione. E' la prima volta che tale 'privilegio' viene concesso in Georgia. Isaacs, diventato un giovane violento dopo un'infanzia abusata, era stato condannato a morire sulla sedia elettrica. Il prolungarsi degli appelli gli ha consentito di 'usufruire' dell'iniezione letale.

 

 

Illinois. Il nuovo governatore mantiene la moratoria istituita da George Ryan.

Mentre il parlamento è impegnato in una approfondita riforma del sistema della pena di morte, approvando tra l'altro una legge che obbliga la ripresa video degli interrogatori e delle confessioni nei casi di omicidio, il nuovo governatore democratico Rod Blagojevich ha deciso di mantenere a lungo la moratoria delle esecuzioni istituita all'inizio del 2000 dal suo predecessore George Ryan (che il 10 gennaio scorso, al momento di lasciare il suo incarico, ha svuotato il braccio della morte). Nel frattempo sono sotto inchiesta l'ex Capo della polizia di Chicago Jon Burge (in pensione dal 1993) e i poliziotti che in una sessantina di casi, estorsero con la tortura confessioni usate anche per ottenere sentenze capitali. George Ryan è diventato un attivista contro la pena di morte, tiene conferenze in America e in Europa. E' venuto a Roma in maggio, per lui il sindaco Veltroni ha fatto illuminare il Colosseo.

 

 

Oklahoma. Cercansi spettatori per esecuzione.

Il famoso Ministro delle Giustizia dell'Oklahoma Drew Edmonson, non essendo riuscito a trovare parenti delle vittime degli omicidi commessi da Kenneth Chad Charm e da Bryan Anthony Toles, che verranno presto giustiziati, il 26 aprile ha fatto pubblicare un annuncio sul giornale. Non vuole privare gli aventi diritto dallo spettacolo della misera fine di questi assassini. Le famiglie devono contattare urgentemente suo ufficio.

 

 

Texas. La Corte suprema federale esaminerà il caso di Delma Banks.

Il 12 marzo scorso Delma Banks fu salvato da una sospensione ordinata dalla massima corte 10 minuti prima dell'iniezione letale. E' un nero che si dichiara innocente ed è nel braccio della morte del Texas da 23 anni. Contro la sua esecuzione si sono espressi illustri personaggi del mondo giudiziario, sia pure conservatori e favorevoli alla pena di morte, e autorevoli organi di stampa. Infatti Banks fu condannato a morte senza che alcuna prova o testimonianza diretta lo legasse al delitto, per la condotta scorretta dell'accusa, per il pessimo lavoro dei suoi difensori d'ufficio e per la discriminazione operata nella formazione della giuria, che fu composta solo di bianchi. Il 21 aprile la Corte suprema ha annunciato che esaminerà il caso di Banks.

 

 

Texas. Conclusa la protesta contro le condizioni di detenzione a Polunsky.

Il 26 aprile si è tenuta l'ultima della quattro manifestazioni presso la Polunsky Unit per protestare contro le pessime condizioni di detenzione nel braccio della morte (v. n. 106). La presenza di 23 attivisti, con Sabine Hauer che veniva dall'Austria, è stata giudicata soddisfacente da Nancy Bailey e dagli altri organizzatori.

 

Questo numero è stato chiuso il 15 Maggio 2003