FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU / ELLIS(ONE) UNIT


Numero 97 - Maggio 2002

 

 

 

 

 

 

 

SOMMARIO:

 

1) L'attenzione e' tutta sul Giappone: denunciamo la pena di morte!

2) Moratoria in Maryland

3) Il Missouri guardando al futuro sospende l'esecuzione di Simmons

4) Ucciso Beazley in Texas in dispregio all'indignazione generale

5) Ucciso Martinez nonostante l'appello della madre della vittima

6) L' ultima a morire sulla sedia elettrica: Lynda Block

7) Una sospensione per Henry Dunn sostenuto da Mauro Dispenza

8) L'accusa rinuncia a perseguire le guardie che massacrarono Valdes

9) "Inviamo e-mail ai giornali americani !!!" - Aggiornamento

10) Coalizione mondiale contro la pena di morte

11) Appello in favore di Bobby Moore

12) Se solo alla gente venisse detta la verità

13) Si lavora per riorganizzare il gruppo di Roma

14) Richiesta di corrispondenza

 

 

 

1) L'ATTENZIONE E' TUTTA SUL GIAPPONE: DENUNCIAMO LA PENA DI MORTE !

 

 

 

Per il concorrere di diverse circostanze, in questi giorni l'uso della pena di morte in Giappone viene messo in risalto e sottoposto a serrate critiche. Molto opportunamente Amnesty International, lanciando la campagna "Cartellino rosso contro la pena di morte", sfrutta l'occasione del Mondiale di calcio facendo leva sulla rinnovata richiesta del Consiglio d'Europa al Giappone di fare passi concreti verso l'abolizione della pena capitale La pena capitale è un problema che in Giappone suscita poco interesse. Anche se nella nazione del sol levante non e' elevato come in altri paesi il numero delle esecuzioni effettuate, è estremamente crudele la sorte riservata ai condannati a morte. I bracci della morte situati in 7 città contengono in tutto 110 condannati, 50 con sentenza definitiva. Essi vivono per anni, assolutamente isolati dal mondo, senza sapere quando verranno uccisi.

 

Se di buon mattino due guardie si dispongono davanti alla sua cella, il condannato capisce che è giunto il suo momento: entro una o due ore finirà impiccato. (Per un'ampia informazione vedi: www.amnesty.it/primopiano/pdm-japan-forum90.rtf)

 

Si è tenuto il 27 e il 28 maggio presso la Dieta giapponese un seminario di due giorni tra parlamentari nipponici e rappresentanti del Consiglio d'Europa sull'abolizione della pena di morte. Sono intervenuti i Presidenti dei due rami del Parlamento giapponese. Il seminario consegue al passo fatto del Consiglio d'Europa il 25 giugno 2001 quando aveva ammonito sia il Giappone che gli Stati Uniti che il loro status di osservatori al Consiglio d'Europa sarebbe stato revocato in mancanza di atti concreti per arrivare all'abolizione della pena capitale entro il 1 gennaio del 2003 (v. n. 87 ). Al rinnovato ammonimento di Renate Wohlwend, vice presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, il Ministro della Giustizia giapponese Mayumi Moriyama presente al convegno ha replicato: "La maggioranza dell'opinione pubblica ritiene che la pena di morte sia inevitabile nei casi di crimini gravi e brutali. Spero che voi apprezziate la grande cautela con cui la pena di morte viene da noi utilizzata."

 

In realtà il sostegno del pubblico giapponese alla pena capitale è contraddittorio: è vero che l'80% dei cittadini crede che la pena di morte sia inevitabile ma solo il 45% ritiene che questa pena debba essere mantenuta. In Giappone opera l'organizzazione abolizionista denominata Forum 90, molto qualificata sotto il profilo giuridico anche se povera di risorse. Essa ha partecipato il 13 maggio scorso alla fondazione della Coalizione Mondiale contro la pena di morte (vedi articolo più avanti). Si ha l'impressione che in Giappone l'uso della pena di morte non abbia il deciso appoggio dei settori politicamente influenti, come avviene in Cina o negli Stati Uniti, e che il movimento abolizionista possa partire avvantaggiato e sfruttare l'effetto sorpresa. In questo momento delicato in cui gli amici giapponesi abolizionisti sono impegnati al massimo delle loro possibilità dobbiamo far giungere il nostro sostegno.

 

Possiamo farlo sottoscrivendo la petizione lanciata in Italia congiuntamente da Amnesty International e da Zapping, che riportiamo qui di seguito:

 

 

 

 

 

Prime Minister Junichiro Koizumi
2-3-1 Nagata-cho
Chiyoda-Ku
Tokyo 100-0014 (GIAPPONE)

 

 



Egregio Primo Ministro, come cittadini europei turbati dalle violazioni dei diritti umani dovunque essi vengono perpetrati, la invitiamo a fare tutto quanto in suo potere affinché il suo governo ponga fine all'applicazione arbitraria, segreta e crudele della pena di morte, dichiarando una moratoria immediata sulle esecuzioni come primo passo verso l'abolizione della pena di morte dai codici giapponesi. Le chiediamo inoltre di assicurare il miglioramento delle condizioni di detenzione nel braccio della morte.

 

Ribadiamo così le richieste già avanzate dall'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa nella risoluzione adottata il 25 giugno 2001 sulla pena di morte negli stati osservatori, che rispecchiano le garanzie già richieste agli Stati mantenitori europei che desiderano entrare a far parte dell'organizzazione. Siamo fermi nella nostra opposizione alla pena di morte in tutti i casi, in quanto violazione del diritto alla vita tutelata nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la quale dichiara: 'Ognuno ha il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della proprio persona' e la consideriamo inoltre una forma di tortura nonché una punizione disumana e degradante proibita nell'Articolo 3 della Convenzione europea sui diritti umani. E' nostra sincera speranza che il suo governo saprà rispondere in modo positivo a questa richiesta, aggregandosi al sempre maggior numero di paesi asiatici che hanno rinunciato per legge o di fatto a questa punizione estrema.

L'abolizione della pena di morte costituirebbe un passo importante nell'assicurare uno dei diritti umani fondamentali per le future generazioni in Giappone. La invitiamo ad abbracciare questa causa e di cogliere in modo positivo questa storica sfida.

 

 

Rispettosamente

 

 

Coloro che sono collegati ad Internet possono aderire alla sottoscrizione in un minuto.

L'indirizzo al quale accedere e': www.amnesty.it/appelli/cartellino_rosso.php3 Ripetendo il procedimento, si possono inoltrare VARIE adesioni dalla STESSA casella email.

Il Comitato è disponibile ad inoltrare le adesioni dei lettori che non sono in grado di collegarsi ad Internet: inviateci molto chiaramente per posta (Comitato Paul Rougeau - Casella Postale 11035 - 00141 Roma Montesacro) i dati dei sottoscrittori (Nome, Cognome, Indirizzo postale completo ed esatto, munito di CAP) con la richiesta di sottoscrivere l'appello (NON è necessario riportarne il testo).

 

 

 

2) MORATORIA IN MARYLAND

 

 

Il 9 maggio il governatore del Maryland Parris N. Glendening ha sospeso in extremis l'esecuzione di tale Wesley Baker prevista per la settimana successiva e ha compiuto un passo in più decretando uno stop per tutte le sentenze capitali dello stato.

"Dobbiamo avere una assoluta fiducia nel sistema" - ha dichiarato il governatore - "E' stata una difficile decisione. Il mio cuore va ai familiari delle vittime di questi orribili crimini.
Tuttavia devo onorare la responsabilità che ho di essere assolutamente certo della colpevolezza degli accusati e della regolarità dei processi."
Glendening ha così indetto una moratoria di fatto, agendo come fece il Governatore Ryan dell'Illinois all'inizio del 2000. La moratoria durerà almeno un anno in attesa del completamento di uno studio dell'Università del Maryland sulla correttezza del sistema della pena di morte. Lo stesso Governatore ha dato atto che vi sono fondati sospetti di un uso razzista e capriccioso della pena capitale nel suo stato. Infatti 9 dei 13 condannati a morte sono afro-americani. Tutti, salvo uno, sono stati condannati per aver ucciso un bianco (anche se l'80% di tutti gli assassinati in questo stato sono neri). Inoltre le sentenze capitali provengono quasi tutte dalla contea di Baltimora che non ha un tasso di omicidi particolarmente alto.

Le varie componenti del movimento per la moratoria della pena capitale negli USA ha esultato, in particolare 'Moratorium Now!' di Equal Justice USA.

 

Corali e pressanti erano state le richieste di una sospensione delle esecuzioni capitali avanzate al Governatore sia da tutte le organizzazioni per i diritti umani, sia da personalità della politica e della cultura, sia dalla stessa Vice governatrice Kathleen Kennedy Townsend. Come abbiamo più volte documentato, la messa sotto accusa della pena capitale negli Stati Uniti a partire dall'anno 2000 ha fatto sorgere, in quasi tutti gli stati e a livello federale, un gran numero di proposte di leggi tese ad emendare e a restringere l'uso della pena di morte. Le critiche al sistema hanno portato inoltre alla richiesta di indire moratorie delle esecuzioni. Moratorie finalizzate alla proclamazione di un periodo di riflessione sulle possibilità di emendare ovvero di abolire la pena capitale. Una energica reazione dei gruppi conservatori ha limitato l'impatto di queste leggi soprattutto su alcune questioni cruciali - come la condanna a morte dei minorenni all'epoca del delitto - e, fino ad ora, sono state respinte tutte le richieste di disporre per legge una moratoria. 'Tremendamente coraggiose' sono state definite le prese di posizione dei governatori dell'Illinois e del Maryland: divenute oggetto di un serrato dibattito non mancheranno di influire sulla politica americana e sulle elezioni di medio termine del prossimo novembre. Né Ryan né Glendening si ripresenteranno alle elezioni ma tutti i candidati nei rispettivi stati (e non solo in essi) hanno già esposto in modo articolato e vivace le proprie posizioni in merito alla pena capitale.

 

 

 

3) IL MISSOURI GUARDANDO AL FUTURO SOSPENDE L'ESECUZIONE DI SIMMONS

 

 

Dopo un breve rinvio in extremis dell'esecuzione, dal 1° maggio al 5 giugno, il 28 maggio la Corte Suprema del Missouri ha concesso una sospensione a tempo indeterminato della pena di morte per Christopher Simmons. Grande è stata la gioia del condannato e di tutti coloro che si sono impegnati in suo favore. Certamente la risonanza internazionale che ha avuto il caso ha aiutato la pressione degli abolizionisti americani e l'egregio lavoro degli avvocati di Simmons. Se tuttavia negli USA l'atteggiamento riguardo alla pena di morte inflitta ai minorenni non fosse notevolmente cambiato negli ultimi due anni difficilmente Chris sarebbe ancora vivo.

Ora la sorte di Christopher Simmons rimane legata ad una prossima sentenza della Corte Suprema federale che deciderà sul caso di Daryl Renard Atkins della Virginia, già ascoltato a febbraio, caso che verte sulla liceità costituzionale della condanna a morte dei ritardati mentali. Ricordiamo che nel 1989 la massima corte americana decretò, sul ricorso di John Paul Penry, che non erano ancora maturi i tempi per sentenziare che la pena di morte costituiva una pena crudele ed inusuale per i ritardati mentali ed era quindi incostituzionale. Ma la materia si è evoluta e la stessa corte ha deciso ora di ritornare sulla questione. Gli avvocati di Simmons (come avevano tentato di fare in Texas anche quelli di Napoleon Beazley) hanno ottenuto che la Corte Suprema del Missouri collegasse il problema della minore età a quello del ritardo mentale. Di qui la sospensione della sentenza.

Vogliamo ricordare che il nostro Comitato, con la collaborazione di Amnesty International, di alcune scuole ed associazioni giovanili, ha inviato a più riprese centinaia di richieste di clemenza per Chris alle autorità del Missouri. Si è distinto in particolare in questa campagna l'amico Piero Sammartino, esponente attivissimo di Amnesty e collaboratore del Comitato. Piero, insieme a Isabella Totaro e a diversi altri attivisti, ha raccolto oltre 510 firme in calce alla petizione per Christopher Simmons.

Alcune delle sottoscrizioni sono continuate a pervenirci anche dopo il 28 quando vi è stato lo stay dell'esecuzione: le conserviamo per inviarle alle autorità del Missouri nella malaugurata ipotesi che in futuro le cose si dovessero di nuovo mettere male per Chris.

 

 

 

4) UCCISO BEAZLEY IN TEXAS IN DISPREGIO ALL'INDIGNAZIONE GENERALE

 

 

Infine Napoleon Beazley è stato ucciso, come programmato, il 28 maggio! Il Texas ha aggiornato le sue statistiche sui condannati a morte minorenni all'epoca del crimine: quelli attualmente detenuti sono passati da 29 a 28, quelli 'giustiziati' dal 1977 ad oggi sono 11, sul totale dei 19 uccisi negli USA.

Con Amnesty International non possiamo che stupirci del fatto che in Texas Beazley sia morto la sera del 28 maggio mentre Christopher Simmons, che si trovava nelle stesse condizioni, ha avuto una sospensione poche ore prima in Missouri. La Corte Suprema del Missouri ha sospeso a tempo indeterminato la sentenza di Simmons ma il Texas si è mostrato più "duro" superando qualsiasi scrupolo di costituzionalità e ogni sentimento di compassione.

L'esecuzione di Beazley non è stata fatta a cuor leggero: decine di migliaia di richieste di clemenza erano piovute sulle autorità del Texas, da personalità della cultura e della politica, da associazioni autorevoli e da organismi internazionali, la Commissione delle Grazie si era espressa a stretta maggioranza (10 a 7) per consentire l'esecuzione del condannato, con il presidente Gerald Garrett contrario ed un membro, Paddy Burrwell, che ha addirittura dichiarato alla stampa: "Penso con autentica angoscia che questo sarà un giorno del quale ci pentiremo per lungo tempo. Mi sento come se qualcosa di veramente ingiusto sia avvenuto." Napoleon, subito pentitosi del suo crimine, si era comportato in maniera esemplare in carcere negli otto anni di prigionia. Infine aveva egregiamente perorato un provvedimento di grazia. Vedendo respingere uno dopo l'altro i suoi ultimi ricorsi, ha rinunciato alle formalità di rito come il ridicolo ultimo pasto e ha declinato di rendere un'ultima dichiarazione. Ha lasciato però una pagina scritta da conservare nella storia di questa orribile moribonda istituzione : "Il gesto che mi ha portato qui non fu soltanto atroce, fu insensato. Ma la persona che ha commesso quell'atto non è più qui, ci sono io. (…) Non sono soltanto sconvolto, sono rattristato per quello che avviene qui stanotte. Non sono soltanto rattristato ma sconcertato del fatto che un sistema che si suppone debba affermare e difendere ciò che è giusto e retto si dimostri in tutto simile a me quando commisi questo stesso vergognoso errore. (…) Stanotte diciamo al mondo che non c'è possibilità di riscatto agli occhi della giustizia. Stanotte diciamo ai nostri figli che in certi casi è giusto uccidere. (…) Ci sono molti uomini come me nel braccio della morte (…) Date a questi uomini la possibilità di fare ciò che è giusto, dategli una chance di raddrizzare i loro torti. Molti di loro vogliono sanare il disordine da cui sono partiti, ma non sanno come fare. Il problema non è tanto che la gente non li vuole aiutare a trovare una via d'uscita, ma che il sistema gli dice che non la potranno trovare in nessun caso. Nessuno vince stanotte. Nessuno trova sollievo. Nessuno se ne va vittorioso."

Come abbiamo osservato più volte (vedi ad es. n. 96), il consenso per la pena di morte ai minorenni e ai ritardati mentali si è talmente eroso nell'opinione pubblica americana che soltanto un grosso sforzo delle èlite conservatrici consente che vengano ancora portate a termine esecuzioni come quella di Napoleon Beazley. I mesi che verranno saranno cruciali, scanditi anche dalla buona fede della Corte Supreme federale. In un paese democratico, il massimo organo giudiziario dovrebbe prendere atto, senza remore politiche, della cosiddetta "evoluzione degli standard di decenza."

 

 

Ringraziamo gli amici che nell'ultimo anno si sono adoperati per raccogliere centinaia di firme in calce alle petizioni per Napoleon, da noi proposte in Internet e sul Foglio di Collegamanto n.96

 

 

 

5) UCCISO MARTINEZ NONOSTANTE L'APPELLO DELLA MADRE DELLA VITTIMA

 

 

Mai a nostra memoria il Texas Board of Pardons and Paroles, cioè la Commissione per le Grazie del Texas, si è avvicinato tanto ad una decisione favorevole per il condannato come nel caso di Johnny Martinez che è stato ucciso il 22 maggio. La domanda di commutazione della sentenza è stata respinta dal Board con soli 9 voti contro 8. Lana Norris, madre di Clay Peterson vittima di Martinez, dopo aver parlato a lungo con il condannato, aveva chiesto con fermezza la commutazione della sentenza per l'assassino di suo figlio. Concludendo una nobile lettera di sei pagine indirizzata al Board, aveva scritto: "Per favore non permettete che un'altra madre perda suo figlio ammazzato, senza che ve ne sia una necessità!" La Norris ha chiesto anche di conferire con ognuno dei membri della Commissione delle grazie. Cosa che le è stata negata. Anche il padre della vittima - interpretando la volontà di suo figlio - aveva pregato lo stato di non applicare la legge del taglione del Vecchio Testamento ma l'insegnamento di Gesù di perdonare non "sette volte, bensì settanta volte sette". Gerald Garrett, presidente della Commissione delle Grazie, ha dichiarato che sono stati valutati un complesso di motivi al di là della lettera della madre della vittima "che non ha spostato un solo voto" a favore del condannato. In effetti un grosso motivo per decidere in favore di Martinez, un motivo che avrebbe dovuto far annullare il processo originale intentato contro di lui, era certamente la ridicola difesa legale prestata dal suo avvocato d'ufficio che aveva dedicato al caso in tutto 50 ore. Anche l'avvocato assegnatogli per l'appello a livello statale non aveva nessuna nozione di come si scrive un ricorso, infatti ne scrisse uno di sole 5 pagine e mezza (usualmente per una richiesta di habeas corpus in un caso capitale i difensori preparano un 'brief' di circa 50 pagine).

Prima di morire Johnny Martinez ha fatto una lunga dichiarazione finale, chiedendo perdono ai parenti della vittima e protestando per l'inefficace difesa legale ricevuta: "Se ho un appuntamento con la morte, non l'ho in ragione dei miei misfatti. Gli avvocati che ebbi al processo, loro mi stanno uccidendo."

6) L' ULTIMA A MORIRE SULLA SEDIA ELETTRICA: LYNDA BLOCK

 

 

Negli scorsi anni avevamo riflettuto più volte sull'avvenuta saturazione dell'opinione pubblica americana per l'uso della sedia elettrica ed avevamo ipotizzato che le ultime esecuzioni con questo obsoleto strumento di tortura e di morte sarebbero state le quattro verificatesi nell'anno 2000. Purtroppo le nostre previsioni sono state smentite alla mezzanotte e 1 minuto del 10 maggio scorso quando la corrente ha cominciato a fluire attraverso il corpo di Lynda Lyon Block, che è stata dichiarata morta 9 minuti dopo. "Yellow Mama" entrata in funzione in Alabama nel 1927 ha fatto così la sua 176-esima e ultima vittima.

Di donne in Alabama non se ne 'giustiziavano' dal 1957. Il corpo di Lynda è rimasto contratto in uno spasmo spaventoso per i due minuti in cui è durato il passaggio di corrente: al primo shock a 2.050 volt di 20 secondi i suoi pugni si sono serrati e il suo corpo si è proteso in avanti mentre del fumo si sprigionava dalle spugne poste sulla testa e sulla gamba sinistra. La corrente è stata fatta poi passare per altri 100 secondi a 250 volt.

Le avevano rasato il capo e l'avevano vestita di bianco, lei aveva curato un discreto make up: mascara e un po' di rossetto. E' stata vista pregare con gli occhi socchiusi qualche minuto prima dell'esecuzione a conclusione di un digiuno religioso di tre giorni. Sulla sua testa è stato infine calato un cappuccio nero. Juanita Motley, vedova del poliziotto fu ucciso da Lynda e da suo marito, a questo punto ha ceduto chiedendo di essere condotta fuori dalla saletta dei testimoni. "Non so quale sollievo e rassegnazione potrò provare da ora in poi" ha detto.

 

 

 

7) UNA SOSPENSIONE PER HENRY DUNN SOSTENUTO DA MAURO DISPENZA

 

 

Mauro Dispenza, nostro socio ed esponente di molte organizzazioni abolizioniste, ha sponsorizzato negli ultimi mesi il caso di Henry Dunn la cui data di esecuzione era stata fissata in Texas per il 14 maggio. Mauro è miracolosamente riuscito anche a raccogliere oltre 4000 dollari in poche settimane sperando di riuscire a finanziare delle investigazioni utili al condannato. Sta di fatto che l'esecuzione di Dunn è stata sospesa in extremis il 13 maggio dalla Corte d'Appello federale del Quinto circuito. L'avvocato difensore Michael Charlton - vecchia conoscenza degli abolizionisti italiani che lo hanno più volte finanziato per seguire casi più o meno disperati - ha dato esplicitamente atto a Mauro Dispenza dell'utilità della sua mobilitazione. Grande è stata la soddisfazione di Mauro che ha voluto largamente pubblicizzare la buona notizia, cosa che facciamo volentieri anche su questo Foglio di Collegamento.

 

 

 

8) L'ACCUSA RINUNCIA A PERSEGUIRE LE GUARDIE CHE MASSACRARONO VALDES

 

 

Il 10 maggio è stato dato l'annuncio ufficiale che era nell'aria: la pubblica accusa rinuncia a perseguire le cinque rimanenti guardie indagate per il pestaggio mortale di Frank Valdes nel braccio della morte della Florida avvenuto il 17 luglio 1999. Altre quattro guardie finite sotto accusa erano state assolte in precedenza (v. n. 94). La moglie del condannato, Wanda Valdes, ha commentato: "Se Ashcroft non fa qualcosa, arriviamo al punto di consentire agli assassini di andarsene liberi. Quelle guardie non erano migliori degli uomini che sorvegliavano nel braccio della morte." Amnesty International ha protestato vivamente per l'impunità degli agenti salvati dalla compatta omertà non solo dei colleghi di lavoro ma dell'intera contea in cui si trovano le enormi carceri della Florida.

 

 

 

9) "INVIAMO E-MAIL AI GIORNALI AMERICANI !!!" - AGGIORNAMENTO

 

 

L'adesione alla proposta che abbiamo fatto nel numero scorso ha riscosso un successo insperato: da varie città italiane (Busto Arsizio, Milano, Napoli, Roma, Torino e provincia, nonché da alcune parti della Sicilia) sono stati inviati a oltre 50 giornali statunitensi messaggi diversi ma tutti di profonda disapprovazione circa le esecuzioni dei minorenni all'epoca del crimine. Riportiamo uno dei messaggi inviati, per dare un'idea del loro tono rispettoso ma al contempo deciso:
"Cari lettori americani, con grande amicizia e dolore vi domando se per caso ignorate che la vostra abitudine di giustiziare persone che erano minorenni all'epoca del crimine è un privilegio che ormai condividete solo con le seguenti nazioni: Arabia Saudita, Nigeria, Iran e Congo. Questa notizia non fa squillare un campanello d'allarme dentro di voi e non vi induce a riflettere su questo problema?

 

Vi rendete inoltre conto che tre su quattro dei minorenni che voi affidate alle mani del boia sono Afro-Americani? Questa notizia non fa squillare un altro campanello dentro di voi? Non avete mai sentito parlare dei linciaggi dello scorso secolo?"

Lo scopo primario di questa campagna è di far riflettere gli stessi 'opinion leader' americani. Un'eventuale pubblicazione delle lettere costituirebbe un prezioso 'valore aggiunto'.

Le persone che hanno inviato questi messaggi hanno riferito di aver ricevuto un gran numero di risposte automatiche di ringraziamento e conferma di ricezione, che però naturalmente non comportavano una effettiva approvazione e l'accoglimento del messaggio stesso. Alcune risposte però, hanno dato adito ad un certo ottimismo perché non si trattava di comunicazioni automatiche, ma di "porte che si aprivano".

 

Incredibile ma vero, i segnali positivi più rilevanti sono arrivati proprio dal Texas! Due giornali hanno chiesto una verifica dei dati dei corrispondenti in vista della pubblicazione dei pezzi inviati. Il segnale in assoluto più positivo e collaborativo arriva però da Mr. Bob Ray Sanders, Vicepresidente dello "Star Telegram", importante quotidiano di Fort Worth. Mr. Sanders ha personalmente risposto a Roberta che gli aveva inviato uno dei nostri messaggi, ringraziandola per l'invio e dichiarandosi del tutto d'accordo con lei. Ricordiamo che circa un anno fa una delegazione di Reggio Emilia recatasi in visita nella città 'gemellata' di Fort Worth aveva vivamente protestato contro l'uso della pena di morte in Texas! Quindi, avere l'attenzione e il sostegno di un quotidiano locale, ci dà gioia e speranza! Felici di una simile risposta, abbiamo deciso di sfruttare l'occasione. Bob Ray Sanders è stato subito ricontattato e gli è stato chiesto se sarebbe disposto a pubblicare una lettera aperta dei cittadini italiani contro la pena di morte. Egli ha dato il suo consenso, dicendo di indirizzare la lettera alla redazione del giornale e per conoscenza a lui. Ci siamo subito attivati e presto, ci auguriamo, Bob Sanders potrà mantenere la sua promessa e pubblicare una lettera che stiamo già scrivendo e ritoccando.

 

Questi fatti dimostrano quanto sia importante che noi abolizionisti continuiamo a "bussare", perché, pur trovando spesso usci sprangati, capita a volte di avere la gioia di vederne alcuni socchiudersi proprio grazie al nostro impegno. E da cosa nasce cosa! (Grazia)

 

 

 

10) COALIZIONE MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE

 

 

Il 13 maggio è nata la Coalizione Mondiale Contro La Pena Di Morte: la 'coalizione delle coalizioni' un organismo che si propone di svolgere importanti attività contro la pena capitale per conto e con il concorso di tutte le forze abolizioniste.

All'Assemblea costituente della Coalizione mondiale svoltasi presso la Comunità di Sant'Egidio ha partecipato anche il Comitato Paul Rougeau. Il Comitato è diventato così una delle 23 associazioni fondatrici che hanno collaborato a mettere a punto la sua "Carta di funzionamento" approvata all'unanimità.

La cerimonia di fondazione della Coalizione mondiale si è conclusa con i discorsi dei sindaci di Roma e di Washington e con la lettura di un forte e nobile messaggio di approvazione, sostegno e incoraggiamento di Mary Robinson, Alto commissario dell'ONU per i Diritti umani.

Nella miriade delle associazioni abolizioniste nel mondo, la maggior parte delle quali sono piccole o piccolissime, si contano un gran numero di 'coalizioni', organizzazioni ombrello che dovrebbero collegare ed organizzare lo sforzo per l'abolizione della pena di morte in tutto il mondo. Citiamo tra le più note la Coalizione canadese contro la pena di morte (CCADP) e l'americana Coalizione nazionale per l'abolizione della pena di morte (NCADP).

 

La congerie delle associazioni e delle coalizioni (alcune di queste lavorano bene ma non riescono a coordinare granché) indebolisce il mondo abolizionista le cui azioni sono molto frammentate e in genere scoordinate tra loro. Non mancano, per di più, attriti e conflitti striscianti tra abolizionisti che sottraggono preziose energie dalla lotta per la causa comune.

Ciò non deve scandalizzarci e bisogna cercare di comprendere il fenomeno. Intanto osserviamo che le forze abolizioniste si collocano quasi esclusivamente nell'area del volontariato, un settore che trae energie da due diverse esigenze psicologiche: da un lato vi è una spinta altruistica ma dall'altro anche il bisogno di affermare la propria personalità. Spesso il desiderio di protagonismo dei volontari è causa di frammentazione ed inefficienza. D'altra parte anche gli slanci di amore e solidarietà verso il prossimo risentono delle stagioni della vita di ciascuno e, con i loro alti e bassi, fanno perdere efficacia e continuità alle iniziative intraprese. C'è infine da notare che le risorse da dedicare al volontariato vengono reperite con fatica al di là di quelle da dedicare necessariamente ad un'attività lavorativa che assicuri la sussistenza.

Possiamo domandarci se la creazione di un'ulteriore coalizione, sia pure Mondiale, avesse un senso ed un'utilità nel momento presente. La risposta dovrebbe essere affermativa per tre ragioni:
a) la Coalizione Mondiale si inserisce in modo leggero e flessibile nel contesto abolizionista, rivestendo un ruolo di 'complementarità' rispetto a tutto ciò che già fanno le organizzazioni aderenti: non intende cioè limitare l'iniziativa di nessuno o tentare di forzarla alle proprie esigenze;
b) l'attività di 'segretariato' della Coalizione mondiale, i suoi compiti operativi, sono affidati all'organizzazione francese Ensemble Contre la Peine de Mort, che offre le massime garanzie per il valore e il prestigio delle personalità che la animano nonché per la capacità che ha dimostrato organizzando al massimo livello il Primo congresso mondiale contro la pena di morte svoltosi a Strasburgo tra il 21 e il 23 giugno 2001 (vedi numeri 86 e 87); c) la Coalizione mondiale - supportata da numerosi esponenti politici che vi afferiscono - è in grado di rapportarsi in modo autorevole a nome di tutti gli abolizionisti ai governi e agli organismi internazionali.

 

Tra le 23 organizzazioni fondatrici della Coalizione mondiale citiamo: Ensemble Contre la Peine de Mort, Comunità di Sant'Egidio, Amnesty International, FIDH, NCADP, Journey of Hope, Forum 90, ACAT, Fondazione Barnabei, Nessuno Tocchi Caino, Coalit, Comitato Paul Rougeau. Undici delle associazioni fondatrici, tra cui la Coalit, vengono a far parte di una specie di Consiglio direttivo (Comité de Pilotage). Il Segretariato della Coalizione è assicurato, come abbiamo detto, da Ensemble Contre la Peine de Mort.

 

L'adesione alla Coalizione Mondiale comporta anche per il nostro Comitato l'accettazione del cosiddetto 'documento di Strasburgo' che è la dichiarazione finale del Primo congresso mondiale (vedi n. 87). Riportiamo qui di seguito in una nostra traduzione i passi principali di tale documento: (...) La pena di morte sta a significare il trionfo della vendetta sulla giustizia e viola il primo dei diritti degli esseri umani, il diritto alla vita. La pena capitale non ha mai prevenuto i crimini. E' un atto di tortura ed è il trattamento più crudele, inumano e degradante. Una società che commina la pena di morte simbolicamente incoraggia la violenza. Ogni società che rispetta la dignità della sua gente deve battersi per abolire la pena di morte. (...) chiediamo che:

 

 

- gli stati ratifichino tutti i trattati e le convenzioni abolizioniste internazionali e regionali,

- i paesi che hanno sospeso le esecuzioni rimuovano la pena di morte dalle loro leggi,

 

- i paesi che condannano a morte i minorenni all'epoca del crimine pongano fine a questa aperta violazione della legge internazionale,

 

- non possano essere condannati a morte i disabili mentali,

 

- gli stati che hanno abolito o sospeso la pena di morte non estradino nessuno in paesi in cui essa viene ancora applicata, indipendentemente dalle assicurazioni che la pena di morte non verrà imposta,

 

- gli stati rendano note regolarmente ed apertamente informazioni sulle sentenze capitali, sulle condizioni di detenzione dei condannati e sulle esecuzioni. (...)

 

 

 

11) APPELLO IN FAVORE DI BOBBY MOORE

 

 

Gli oltre 3700 condannati a morte degli Stati Uniti provengono dalle fasce più povere della popolazione. E' facile immaginare quante siano le richieste di aiuto finanziario che essi avanzano ai loro pen pal (qualora riescano ad averne): hanno bisogno di un po' di soldi per comprare francobolli, alimenti, prodotti per l'igiene personale, una macchina per scrivere...

 

Enormi, praticamente al di fuori della possibilità di qualsiasi corrispondente, sono le somme necessarie per quello che sarebbe il loro bisogno primario: una difesa legale di buona qualità. Tanto è vero che Amnesty - non potendolo fare per tutti - ha deciso di non corrispondere fondi per pagare gli avvocati dei condannati a morte.

Molti detenuti si proclamano innocenti. Per alcuni di loro rincresce particolarmente di non poter fornire un aiuto per la difesa legale, specie quando si ravvisano nel caso chiari argomenti a supporto dell'innocenza o forti attenuanti.

Ora il socio Paolo Cortelli, che da parecchi anni aiuta finanziariamente i condannati a morte insieme alla moglie Gigliola ed a suo figlio (e fa arrivare con costanza al Comitato Paul Rougeau robusti contributi per il sostegno dei detenuti) ci prega di diffondere il seguente appello per un aiuto finanziario eccezionale a Bobby Moore, rinchiuso da 22 anni nel braccio della morte del Texas. L’operazione ha un fondamento anche per il fatto che Paolo non è solo: per la difesa legale di Bobby si è creata un’organizzazione internazionale.

 

E' noto che la giustizia americana è permeata di razzismo, ma quello che non tutti sanno è che negli Stati Uniti i giudici sono eletti come da noi accade per i parlamentari. In questo modo, per ragioni elettorali, la giustizia viene condizionata dalla politica. Se la maggioranza è a favore della pena di morte, basta semplicemente condannare più gente possibile e la rielezione è garantita.

Inoltre una giuria che infligge una condanna a morte è composta da cittadini qualsiasi, privi di nozioni legali, quindi il giudice che la presiede può condizionarla pesantemente.

Con questa breve premessa intendo presentare un caso degno della massima comprensione, in quanto si tratta di una persona che in 22 anni ha fatto un cammino spirituale invidiabile nel braccio della morte in Texas, con un equilibrio ammirevole, e che le guardie stesse definiscono "prigioniero modello". Bobby James Moore ha 42 anni, è afro-americano e proviene da una famiglia di 9 figli con un padre alcolizzato che abitualmente picchiava la moglie e i figli quando cercavano di difenderla. Vista l'insistenza con cui Bobby difendeva la madre, il padre lo buttò fuori di casa quando aveva solo 14 anni. Bobby divenne preda di gruppi di ragazzi di strada dediti ai furti e alla droga.

A 20 anni, nel corso di una rapina in cui aveva il compito di "palo", una donna cacciò un urlo e suo marito di accasciò per terra. Nel panico che ne seguì partì un colpo che ferì mortalmente l'uomo. Bobby sostiene che il colpo partì accidentalmente e che ciò può essere provato.

Nel corso del processo, in cui senza fondi è difficile trovare giustizia, nessuno credette che l'uccisione fosse stata accidentale e la giuria decretò la sua condanna a morte.

Durante la sua detenzione, Bobby ha imparato a leggere e a scrivere, sviluppando le sue capacità in un ambiente che gli forniva un pasto regolare, possibilità di fare ginnastica e di avere servizi sanitari, cose che prima, da libero, non poteva concedersi. Si è poi dedicato a studiare legge per potersi aiutare nel suo processo.

In 22 anni c'è stato un alternarsi di appelli in cui i giudici federali (non dipendenti da elezioni, in quanto incaricati a vita) dichiaravano che Bobby aveva diritto alla revisione del processo per come era stato condotto nel 1980, mentre i giudici statali facevano di tutto per ucciderlo, presentando alla giuria una situazione diversa dalla realtà o celando ciò che poteva indurla a scegliere il carcere a vita in luogo della pena di morte, come l'accidentalità dello sparo e il suo comportamento irreprensibile in carcere.

Inoltre un elemento utile per Bobby, cioè la pressione necessaria per far partire un colpo dalla pistola usata, non poté essere presentato in giudizio perché lo stato affermò che la pistola non c'era più!

Un nuovo processo per Bobby con un avvocato di fiducia ha un costo enorme, ma con piccoli contributi personali si possono fare miracoli. Per noi cristiani un prodigo che torna alla casa del padre ha un valore immenso, perché di fianco c'è Cristo stesso a sostenerlo, e non ci sono dubbi su questo ritorno di Bobby. Spero che siano molti a non identificarsi con l'astioso fratello maggiore, considerando anche che Bobby fuori di casa non ci è voluto andare di sua volontà (Paolo Cortelli)

 

 

 

N. B. Tra tutti gli amici di Bobby è stato costituito un fondo in Inghilterra, dove è possibile inviare il poco o il molto che si può.

Il sistema più economico dall'Italia è certamente un assegno circolare non trasferibile in euro (gratuito in banca) da inviare per posta, anche posta normale.

Alternativamente si può fare un bonifico bancario oppure un vaglia internazionale.

 

Questi sono gli estremi del conto su cui si possono versare offerte per Bobby Moore:
Codice: 30-96-52
- n. conto: 00890420
- Intestazione: Bobby Moore Legal Defence Fund
- Banca: Lloyds TSB, 1 Windsor Road, Penarth, Vale of Glamorgan, CF64 1YR, UK.

 

 

 

12) SE SOLO ALLA GENTE VENISSE DETTA LA VERITA'…

 

 

Il noto sondaggio "Harris Poll" effettuato negli USA due anni fa ha rivelato che il 66% dei cittadini americani è a favore della pena di morte. E’ risultato inoltre che tra questi il 46% è favorevole in quanto sostiene di "sentire" che la pena di morte è l'unica risposta adatta all'omicidio, il 12% lo è perché tale pena "fa risparmiare soldi ai contribuenti", l’8% cita il suo potere deterrente, il 4% dice che l’esecuzione impedisce al condannato di ripetere il crimine, il 5% trova che il condannato "se la merita", il 3% si rifà alla Bibbia (*).

 

Se togliessimo dal 66% dei favorevoli il relativo 12%, spiegando che le pena capitale costa ai contribuenti molto di più della detenzione a vita, se togliessimo l'8% spiegando che la pena di morte non ha un particolare potere deterrente, se togliessimo il 4% spiegando che l'ergastolo impedisce altrettanto efficacemente a un criminale di commettere altri omicidi (e può essere inflitto in alternativa alla pena di morte), si avrebbe una riduzione del 16% sul totale degli Americani favorevoli alla pena capitale (il calcolo per arrivare a questo risultato lo fate da soli o, come ho fatto io, ve lo fate spiegare da vostro figlio studente di scuola media). In definitiva solo il 50% della popolazione vuole la pena di morte per motivi che, per quanto assolutamente discutibili, è difficile controbattere dati alla mano. Gli altri sbagliano clamorosamente e una parte di loro dovrebbe, proprio per i motivi dichiarati, optare addirittura per l'abolizione della pena di morte.

Queste acrobazie mentali sono naturalmente inutili di fronte alla politica americana che si guarda bene dall'illuminare la popolazione sui dati reali, tuttavia mi ha fatto ugualmente piacere constatare che anche gli Americani non sono così forcaioli come vorrebbero farci credere i signori al potere.

E' tuttavia altrettanto evidente, purtroppo, che i favorevoli alla pena di morte sono in un certo senso normali assassini: dallo stesso "Harris Poll" infatti emerge un dato sorprendente, e cioè che, mediamente, sia i favorevoli che i contrari alla pena capitale sono convinti che il 10% dei condannati a morte sia… innocente (*)! No comment! (Grazia)

 

 

(*) I dati relativi al sondaggio "Harris Poll" sono stati presi dal libro "The private life of the American death penalty: The last face you'll ever see" di Ivan Solotaroff - Harper Collins Publishers - 2001, pag. 205 e pag. 232.

 

 

 

13) SI LAVORA PER RIORGANIZZARE IL GRUPPO DI ROMA

 

 

A Roma risiede un gruppo di circa 50 soci e simpatizzanti del Comitato Paul Rougeau che è il più numeroso ma anche più eterogeneo.
Di molti soci di Roma l’iscrizione risale all’epoca della fondazione del Comitato, altri soci sono corrispondenti di vecchia data di detenuti del braccio della morte del Texas, alcuni sono persone da sempre strenuamente impegnate su molti fronti e in vari modi per i diritti umani che non trascurano di aiutare di quando in quando la nostra associazione.
C’e’ infine qualche giovane pieno di energia ed intenzionato ad essere socio ‘attivo’ sia nei riguardi dei propri corrispondenti detenuti, sia nelle varie attività contro la pena capitale svolte dal Comitato.
Francesca Gemma è la socia che si è assunta il compito di rimettere in moto e di coordinare alcune attività ‘di gruppo’ nella zona di Roma.
Con molta pazienza Francesca nell’arco di un mese ha contattato per iscritto 46 soci e simpatizzanti ed è riuscita a parlare al telefono con 25 di essi. Queste persone si sono dette liete di sentire la voce del Comitato e almeno 11 hanno riconfermato la loro intenzione a collaborare, nella misura delle rispettive possibilità, con il gruppo di Roma.

Si è deciso di creare una mailing list per soci e simpatizzanti di Roma attraverso la quale scambiarsi informazioni e concordare le iniziative.

In una riunione svoltasi il 28 maggio (erano presenti Bianca Cerri, Francesca Gemma, Giuseppe e Marina Lodoli), si sono approfondite alcune possibili attività del Gruppo di Roma già discusse nei contatti dei giorni precedenti. In particolare si intendono organizzare incontri nelle parrocchie e nelle scuole in modo più sistematico ed incisivo di come si è fatto fino ad ora, anche per suscitare un profondo interesse negli uditori e reclutare qualche nuovo socio attivo. Si presterà maggiore attenzione ad una presenza qualificata del Comitato in incontri riguardanti i diritti umani e in eventi sulle tematiche sociali che si svolgono a Roma. Si è discusso in particolare il possibile rilancio della Campagna ‘Rimbalzo’ diretta ai cittadini e agli ‘opinion leader’ del Texas. Dovranno essere apportati alla campagna tutti i correttivi suggeriti dall’esperienza fatta tra la fine del 1997 e l’inizio del 1999. Si cercherà di coinvolgere grandi organizzazioni capaci di aumentare di un ordine di grandezza l’entità delle pressioni.

Tutti i soci e i simpatizzanti di Roma che non sono stati ancora contattati sono pregati di cercare Francesca Gemma (e-mail gemma.f@tiscalinet.it , cell. 349 95861029)

 

 

 

14) RICHIESTA DI CORRISPONDENZA

 

 

 

Paolo Cifariello ci segnala un condannato a morte dell’Arizona che desidera corrispondere con persone al di fuori del carcere. Ha 36 anni, è messicano ed è molto lontano dalla sua famiglia.

Scrivete a:
Trinillo Evis Ricos - ADC No.70370 - ASPC-Eyman/SMU II
- P.O. Box 3400 - Florence, AZ 85232 (U.S.A.)

 

Questo numero è stato chiuso il 31 maggio 2002