SOMMARIO:

 

 

1) "Dobbiamo conservare la fiducia. Dobbiamo andare avanti"

2) Un assassino che ha scosso l'America

3) Una testimonianza inconsistente

4) Buon sangue non mente

5) Gli uccidono tutti? La data per Richard Jones fissata per il 22 Agosto

6) Il meccanismo infernale ha qualche incrinatura

7) "Un sistema a pezzi: il tasso di errori nei casi capitali"

8) Aggiornamento: New Hampshire

9) La Spezia sempre al centro di eventi abolizionisti

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1) "DOBBIAMO CONSERVARE LA FIDUCIA. DOBBIAMO ANDARE AVANTI"

 

 

 

Nonostante l'eroico impegno degli avvocati difensori e la grande mobilitazione in suo favore, il nostro amico Gary Graham è stato ucciso il 22 giugno, come programmato.

 

La risposta negativa riguardo alla concessione di una qualche forma di clemenza a Gary era arrivata dal Texas Board of Pardons and Paroles all'ultimo momento: quattro ore prima dell'orario fissato per l'esecuzione. Il Board - che è solito rifiutare clemenza per tempo e all'unanimità - ha discusso come non mai il caso di Gary, alla fine il suo verdetto è stato: NO alla sospensione dell'esecuzione (14 contro 3), NO alla commutazione della sentenza in ergastolo (12 a 5), NO al perdono (17 a 0).

 

Subito dopo la risposta negativa del Board l'avvocato Burr ha presentato un ricorso alla Corte Criminale d'Appello del Texas e alla Corte Suprema federale per tentare di bloccare l'esecuzione argomentando che Gary era stato condannato sulla base di una sola testimonianza e con una inadeguata difesa legale. Il rigetto del ricorso della Corte Suprema è stato deciso a strettissima maggioranza (5 contro 4): hanno votato contro Gary Graham i cinque giudici più conservatori accaniti sostenitori della pena di morte. Ancora una volta, e per l'ultima volta, la partita per vita di Gary è stata persa PER UN SOLO PUNTO!

 

Si era già in ritardo di un'ora e mezza sull'orario dell'esecuzione e altro appello (un 'civil suit') è stato presentato ad un giudice federale dall'avvocato Zimmermann per contestare l'incostituzionalità del procedimento adottato dal Board per decidere in merito alla clemenza. Questo appello ha avuto il solo effetto di ritardare ulteriormente l'uccisione del prigioniero che è stato ammazzato con quasi tre ore di ritardo. E' stato dichiarato morto alle 20:49' locali (in Italia erano le 3:49' del 23 giugno).

 

Gary Graham, ribattezzatosi orgogliosamente Shaka Sankofa, ha mantenuto la promessa di vendere cara la pelle, di non assoggettarsi passivamente al rituale dell'esecuzione, di lottare come una furia.

 

Nel suo ultimo calvario, Shaka si è scontrato fisicamente con i suoi aguzzini tutte le volte che gli veniva imposto di fare un passo verso la morte. Il 4 maggio quando gli hanno ordinato di spostarsi nella cella di osservazione finale, nel primo pomeriggio del 22 giugno quando è stato costretto a lasciare la Terrell Unit alla volta della Death House in Huntsville e infine, quattro ore dopo, quando le guardie si sono presentate in assetto antisommossa per metterlo in croce e praticargli la flebo letale.

 

Malconcio e dolorante, prostrato dal digiuno che si era imposto negli ultimi due giorni, legato con cinghie supplementari al lettino dell'esecuzione, testa compresa, e coperto da un lenzuolo bianco destinato a nascondere i segni delle percosse, Shaka Sankofa ha trovato la forza di fare una lunga e vibrante dichiarazione finale. Ha parlato e gridato per sei lunghi minuti, finché la sua voce è stata spezzata dall'effetto del veleno.

 

La dichiarazione finale di Shaka e' stata registrata e trascritta dai boia (come prevede il regolamento). Poi e' stata pubblicata in un apposito campo nel sito web dell'Amministrazione carceraria texana. Riportiamo i passi salienti della dichiarazione.

 

" … E' un linciaggio quello che viene compiuto stanotte in America. Vi sono schiaccianti e irresistibili prove in mia difesa che non sono mai state ascoltate in tribunale. Per ogni paese civile ciò che sta avvenendo qui è un oltraggio, per tutti coloro che ci guardano da ogni parte del mondo è un errore.

Ringrazio tutta la gente che è venuta in mio soccorso. Essa si è levata per difendermi. Ringrazio coloro che assistono alla mia fine.

Dico alla famiglia del Signor Lambert che non ho ucciso Bobby Lambert. Voi state chiedendo l'esecuzione di un uomo innocente.

Ringrazio sinceramente tutti voi. Dobbiamo continuare ad andare avanti e a fare tutto ciò che è in nostro potere per mettere fuori legge il linciaggio legalizzato in America. Dobbiamo continuare ad essere forti in tutto il mondo e il popolo si deve unire per fermare il sistematico assassinio degli uomini di colore poveri ed innocenti. Dobbiamo continuare a restare uniti e a domandare la moratoria di tutte le esecuzioni. Fratelli, fate in modo che l'assassinio che avviene stanotte non venga dimenticato. Ponetelo di fronte alla nazione. Dobbiamo conservare la fiducia. Dobbiamo andare avanti.

(…) Essi continueranno nel linciaggio per altri cento anni se non opporrete (…) resistenza.

Vinceremo.

Possiamo perdere questa battaglia ma vinceremo la guerra. Questa morte, questo linciaggio sarà vendicato. Sarà vendicato, deve essere vendicato. Il popolo deve vendicare questo assassinio. Perciò fratelli miei siate forti, continuate ad andare avanti.

Sappiate che vi amo tutti. Amo il popolo, vi amo per le benedizioni, per la forza, per il vostro coraggio, per la vostra dignità, per il modo in cui siete accorsi stanotte, per come avete protestato e per come avete tenuto la nazione unita. Mettetevi in marcia, fratelli. Gli schiavisti non ci possono fermare. Il linciaggio non ci può fermare nel Sud. Il linciaggio di stanotte non ci ferma. Andremo avanti. Il nostro destino in questo paese è la libertà e la liberazione. Raggiungeremo la libertà e la liberazione con ogni mezzo necessario. Con ogni mezzo necessario, cominciamo a marciare.

Ti amo Reverendo Jackson. Bianca, assicurati che lo stato non abbia il mio corpo. Assicurati che il mio nome sia Shaka Sankofa. Il mio nome non è Gary Graham. Assicurati che sia correttamente scritto sulla mia tomba: Shaka Sankofa.

Caddi lottando per ciò in cui credevo. Caddi lottando per ciò che è giusto e per ciò che è retto.

 

Non uccisi Bobby Lambert, e la verità verrà fuori. Sarà apertamente mostrata.

(…) Ministro Robert Mohammed e tutti voi, voglio che insieme alla mia famiglia presentiate una denuncia alla corte internazionale. Entrate in possesso di tutti i video relativi ai pestaggi. Mi hanno colpito nella schiena. Mi hanno colpito dalla Unit fino a qui. Procuratevi tutti i video tape che possano supportare la denuncia. Esponete al pubblico il genocidio che avviene in questo mondo brutale, fate in modo che tutti sappiano quello che avviene dietro queste porte chiuse. (…)

Dovete continuare a chiedere una moratoria di tutte le esecuzioni. (…)

Ashanti Chimurenga, ti amo per essere stata al mio fianco, sorella. Sei una forte regina guerriera. Continuerai ad essere forte in ogni cosa che farai. Credi in te stessa, puoi tenere la testa alta, nello spirito di Winnie Mandela, nello spirito di Nelson Mandela. Vi dovete muovere. Noi fermeremo questo linciaggio.

Reverendo Al Sharpton, ti amo fratello mio.

Bianca Jagger, vi amo tutti. Assicuratevi che tutti si rimanga insieme.

Reverendo Jesse Jackson, sappi che questo assassinio, questo linciaggio non sarà dimenticato. Ti amo fratello mio. C'è un genocidio in America. Questo è ciò che accade ai neri quando si levano e protestano per ciò che è retto e giusto. Noi rifiutiamo il compromesso; rifiutiamo di cedere la dignità di ciò che riteniamo giusto. Ci muoveremo, siamo stati forti nel passato, continueremo ad essere forti come popolo. Potete uccidere un rivoluzionario ma non potete fermare la rivoluzione. La rivoluzione andrà avanti. Il popolo porterà avanti la rivoluzione. Voi siete il popolo che deve portare avanti la rivoluzione per liberare i nostri figli dal genocidio e da ciò che sta succedendo in America stanotte. (…) Questo è parte del genocidio (…) che il popolo nero ha subito in America. Ma prevarremo, (…) raggiungeremo la nostra libertà e la nostra liberazione con ogni mezzo necessario. Siate forti. Non ci possono uccidere. Avanzeremo.

 

A mio figlio, a mia figlia, a tutti voi: vi amo. Siete stati meravigliosi. Tenete la testa alta. Incominciate ad avanzare. Siate uniti. Mantenete l'amore e la concordia nella comunità.

Sappiate che la vittoria è assicurata. La vittoria per il popolo e' assicurata. (…)

Marciate. (…) Portate il messaggio al popolo. Predicate la moratoria di tutte le esecuzioni. Stiamo per ottenere che finisca, stiamo per porre termine alla pena di morte in questo paese. La aboliremo in tutto il mondo. Popolo, vai avanti convinto di essere nel giusto (…)

Loro sanno che sono innocente. Hanno avuto le prove di ciò. Ma essi non possono riconoscere la mia innocenza, perché farlo sarebbe ammettere pubblicamente la loro colpa. Questo popolo razzista non lo farà mai. Dovete ricordare, fratelli, che proprio ciò dobbiamo fronteggiare. Voi dovete proseguire lo sforzo. Dovete essere forti. Dovete continuare a tenere la testa alta, ed essere presenti.

Ti amo, te lo dico di nuovo, fratello mio. Amo tutti quelli che si stringono a me in solidarietà.

Vinceremo.

Cominciamo a marciare.

Marcia popolo nero. Potere nero!

Marcia popolo nero. Potere nero!

Marcia popolo nero.

Marcia popolo nero.

Mi stanno uccidendo stanotte.

Mi stanno assassinando stanotte. "

 

"Dobbiamo conservare la fiducia. Dobbiamo andare avanti". Queste, tra le ultime parole del nostro amico, le prendiamo per noi e le conserveremo per sempre nella memoria. La sua corrispondenza si è interrotta misteriosamente cinque mesi fa senza più riprendere ma Bianca Cerri ha visitato brevemente Shaka all'inizio di giugno portandogli il nostro affetto e ricevendo il suo incoraggiamento: "Sì lotteremo, e certamente vinceremo!"

 

 

 

2) UN ASSASSINIO CHE HA SCOSSO L'AMERICA

 

 

 

Dal 4 maggio, giorno in cui è stata fissata la data dell'esecuzione al 22 giugno, giorno in cui è stata eseguita la condanna a morte, Gary Graham, i suoi avvocati e i suoi sostenitori hanno opposto una fortissima resistenza che ha scosso la fiducia degli americani nella pena di morte ed ha certamente contribuito ad accelerare la corsa verso l'abolizione dell'omicidio di stato. Purtroppo Gary Graham è stato sacrificato. Egli, morendo, ci ha lasciato l'incarico di continuare la lotta, la stessa lotta da lui combattuta con forza sovrumana nel corso degli anni e fino all'ultimo istante di vita.

 

Se Gary Graham si fosse salvato, e non era troppo lontano dalla salvezza, il movimento abolizionista avrebbe potuto rallegrarsi di aver vinto una battaglia storica. A questo punto dobbiamo domandarci che cosa si sarebbe potuto fare in più di quello che è stato fatto. Certamente è mancata la voce forte e chiara dei governi dei paesi abolizionisti, in particolare di quelli europei, è mancato un intervento eccezionale di Amnesty International, sono mancati fondi adeguati per le investigazioni in favore del condannato nell'ultimo anno… e forse ciascuno di noi può trovare nel suo cuore un motivo di rimpianto per ciò che poteva esser fatto.

 

Ripercorriamo rapidamente la mobilitazione che si e' avuta negli ultimi cinquanta giorni di vita di Gary Graham. Come avevamo osservato nel precedente numero di questo bollettino, le azioni che rimanevano ai sostenitori di Gary per cercare di scongiurare l'esecuzione erano soprattutto la sensibilizzazione dei media e dell'opinione pubblica sul suo caso e le pressioni sulle autorità del Texas per indurle a concedere la grazia. Ma il ruolo piu' importante se lo è riservato lo stesso Gary insieme al suo splendido team di difesa, ai suoi amici di sempre, i pochi che gli erano rimasti fedeli nel corso degli anni.

 

Con le sue numerose interviste, con la sua resistenza fisica nei riguardi dei boia, con l'intelligente mobilitazione dei propri sostenitori Gary Graham ha avuto un ruolo primario nel provocare l'esplosione del suo caso nei media statunitensi. La vicenda di Shaka Sankofa ha avuto negli Stati Uniti - e non solo - una 'copertura' senza precedenti! Le TV, le radio e i giornali USA hanno come mai prima d'ora posto sotto una stringente critica l'uso della pena di morte e pubblicizzato ampiamente il caso di Gary. I massimi giornali degli Stati Uniti, in primis il New York Times, ne hanno parlato sempre di più, in maniera sempre più meditata e in modo sempre più favorevole per il condannato e sempre più critico nei riguardi delle autorità del Texas. Tant'è vero che il Governatore Bush si è sentito in grande difficoltà, come non avveniva dai tempi dell'esecuzione di Karla Faye Tucker, e, come fece il 2 febbraio 1998 quando fu uccisa la Tucker, ha voluto giustificare la propria posizione in una solenne e compunta dichiarazione alla stampa (durante la quale non ha mancato di affidare a Dio il morituro).

 

Si sono mosse in favore di Shaka note personalità statunitensi. Il Reverendo Jesse Jackson ,erede politico di Martin Luther King, si è esposto senza riserve per ottenere un provvedimento di clemenza ed ha infine presenziato all'esecuzione. Il Senatore Feingold ha svolto una vibrata orazione nel Senato degli Stati Uniti nel giorno in cui doveva essere ucciso Shaka.

La Segreteria di Stato del Vaticano ha reso noto un intervento di Sua Santità Giovanni Paolo II in favore di Gary Graham tramite il Nunzio Apostolico negli USA, Arcivescovo Gabriel Montalvo. Si e' trattato della quarta richiesta di clemenza nei suoi riguardi fatta del Papa a partire dal 1993.

 

Forte ed esplicito l'intervento della Francia in favore di Gary. Cosi' come quello dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani, Mary Robinson, la quale si è appellata direttamente alle autorità del Texas per ottenere la grazia ed ha condannato senza mezzi termini l'esecuzione.

La meschina campagna denigratoria di controinformazione - meticolosamente programmata - messa in atto dalle massime autorità del sistema penale texano e dai gruppi che sostengono visceralmente la pena di morte, è stata progressivamente messa in ombra dalle contromosse degli avvocati di Gary e dagli argomenti degli esperti. Le dichiarazioni dell'Attorney General Cornyin (una specie di ministro della giustizia) che rassicurava i cittadini del Texas sull'assoluta certezza della reità del condannato sono state accolte con grande scetticismo dai cittadini piu' intelligenti. La conferenza stampa della 'testimone oculare', una signora patetica apparsa in TV accuratamente truccata, la stessa che inchiodò al suo assurdo destino il nostro amico, ha avuto il contrappunto degli esperti, concordi nel giudicare irrilevante una (e una sola) testimonianza accusatoria di tal genere. Perfino tre membri della giuria che condannò a morte Gary nel 1981 hanno dichiarato che se avessero potuto disporre di tutte le informazioni sul caso e delle testimonianze a favore ora disponibili, non avrebbero votato per la condanna.

 

In Italia si sono mosse diverse associazioni in favore di Gary Graham. Debole in questo frangente e' stato l'intervento delle massime autorita' italiane e assente il nostro Governo. A questo proposito dobbiamo notare che purtroppo il grosso lavoro delle forze sociali e delle istituzioni italiane contro la pena di morte viene spesso, troppo spesso, messo in crisi da un atteggiamento subalterno del nostro Esecutivo nei momenti e nei luoghi di importanza strategica (vedi, ad esempio, il contributo italiano al fallimento della Risoluzione delle Nazioni Unite per la Moratoria delle esecuzioni). Soltanto il Senato ha avuto a cuore il caso di Gary, ne ha compreso la rilevanza sul piano umano e strategico ed ha agito di conseguenza. Non eccezionale, secondo alcuni meramente di routine, la mobilitazione della Sezione Italiana di A.I. in favore di Gary. Peraltro lo stesso Segretariato Internazionale di Amnesty non è stato in grado di valutare l'eccezionalità del caso di Gary e di agire di conseguenza. Da Londra, salvo errori, abbiamo visto uscire soltanto un'azione urgente e due o tre comunicati stampa.

 

L'azione del Comitato Paul Rougeau, con la valida collaborazione del Coordinamento Non uccidere, e' stata caratterizzata dalla promozione della nuova petizione popolare (v. numero 77), dalla larghissima diffusione delle informazioni sul caso di Gary Graham a singoli cittadini, a gruppi e associazioni, alla stampa sia italiana che estera, dalle pressioni sulle autorità del Texas e su quelle nostro paese e dei paesi occidentali.

Le adesioni alla petizione da noi stessi inoltrate in Texas e quelle notificateci da altre associazioni e da persone singole assommano a 3908. Un altro migliaio di firme era stato inviato in precedenza alla autorità texane. Il numero complessivo delle adesioni di cittadini italiani è certamente molto maggiore di 5000 ed e' da considerarsi senz'altro rilevante specie se rapportato al breve periodo di tempo in cui la petizione e' stata diffusa, sottoscritta e spedita. Prima firmataria della petizione è stata la Vice Presidente del Senato Sen. Ersilia Salvato. Hanno partecipato all’appello: i segretari generali delle confederazioni sindacali CGIL, CISL, UIL, Sergio Cofferati, Sergio D’Antoni e Pietro Larizza, i due presidenti dell’Agesci Edoardo Patriarca e Grazia Bellini, la Presidente dell’Azione Cattolica Italiana Paola Bignardi, il Presidente Nazionale delle ACLI Luigi Bobba, il Presidente dell’Arci Tom Benetollo, il Presidente della Comunità di Sant’Egidio Alessandro Zuccari, numerosi Senatori e Deputati, il Ministro per le Politiche comunitarie Gianni Mattioli.

 

Il Comitato Paul Rougeau, il Coordinamento Non uccidere e molti cittadini italiani si sono anche mobilitati per scrivere lettere alle autorita' dei paesi europei, pregandole di intervenire presso l'Amministrazione del Texas per chiedere la grazia per Gary Graham. Le nostre autorita' di governo e i capi di governo di 12 paesi europei sono stati ripetutamente contattati. La stampa italiana e statunitense (e non solo) è stata tenuta sotto pressione. Il Comitato, in particolare, ha diffuso capillarmente due comunicati stampa che tratteggiavano il caso di Gary e promuovevano la mobilitazione in suo favore. Siamo inoltre intervenuti nella discussione sul valore delle testimonianze oculari con i risultati di una nostra ricerca in proposito (vedi l'articolo che segue).

Avendone avuto la delega da Gary Graham, vogliamo ringraziare per l'intensa partecipazione alla campagna, fra gli altri: Christian De Dampierre Raimondi, Massimo Vitti, Rossella Masi, Teresa Bonaccorsi, Antonio Landino, Mario Rossi, Rosanna Ceroni, Carlo Molinari, Simona Vasta, Eri Garuti e Daniela Romani di A.I., Ettore e Renata Zerbino, Lorenza Giangregorio, Luciano Benini, Giancarlo Zilio, Piero Sammartino, Ersilia Salvato… per non parlare di Roberta e di Grazia e degli altri componenti dello staff del Comitato Paul Rougeau. Con ciò abbiamo certamente omesso di citare molti che si sono impegnati altrettanto e che trovano il ringraziamento di Gary nel loro cuore.

 

 

 

3) UNA TESTIMONIANZA INCONSISTENTE

 

 

 

Il 22 giugno è stato portato a termine l'omicidio legalizzato e premeditato di Gary Graham dopo che per quasi vent'anni gli erano state inflitte torture fisiche e psicologiche. Tutto il mondo civile è rimasto inorridito di fronte a tanta barbarie e, per la prima volta, anche i media degli Stati Uniti hanno manifestato diffuse perplessità ed esplicite condanne riguardo alla pratica della pena di morte in Texas.

 

La drammatica storia della vita di Gary avrebbe dovuto commuovere anche i cuori meno sensibili, ma non è stato così: il Governatore George Bush e i membri del Texas Board of Pardons and Paroles sono stati irremovibili nella loro determinazione di distruggere la vita di Gary.

 

Il caso di Gary è ormai noto a tutti perché se ne è parlato diffusamente nei media, nelle petizioni e negli appelli che hanno fatto il giro del mondo.

I due particolari sul caso che maggiormente hanno suscitato indignazione sono il fatto che il presunto crimine fosse stato commesso da Gary quando aveva solo 17 anni, ed era quindi ancora minorenne, e il fatto che l'incriminazione e la conseguente condanna a morte siano state fondate esclusivamente (NON VI ERA ALCUNA ALTRA PROVA) sulla base di un'unica testimonianza oculare. Al processo tenutosi 19 anni fa una signora affermò infatti di avere riconosciuto in Gary Graham il rapinatore killer da lei visto per meno di due minuti - e in faccia solo per uno o due secondi - di notte, dall'abitacolo della propria auto, da una distanza di circa 12 metri.

 

Il fatto di condannare a morte un minorenne è un'indegnità che si commenta da sé, ma per far comprendere appieno l'orrore di questa condanna a morte occorre fare una riflessione più approfondita sull'unica 'prova' testimoniale esibita dall'accusa.

Le testimonianze oculari, per quanto a persone profane delle questioni penali (come sono i membri di una giuria popolare) possano sembrare tra le prove più sicure, hanno in realtà un valore quanto mai scarso e sono inaffidabili per molte ragioni (scarsa memoria del testimone, somiglianza tra il vero colpevole e il presunto tale, confusione sul luogo in cui si può essere impresso nella memoria l'aspetto di una persona, ecc.).

 

In Italia nel 1992, proprio nel periodo in cui si conobbe la vicenda di Gary Graham, si concluse un clamoroso caso giudiziario che aiutò molti di noi a riflettere sull'assurdità della sua condanna. Nell'ultimo mese di vita di Gary Graham abbiamo approfondito questo caso italiano e lo abbiamo utilizzato per contestare, presso la stampa americana e presso le autorità del Texas, il valore di quell'unica unica testimonianza oculare che aveva inchiodato Gary Graham al suo destino. Vale la pena di ricordare questo caso per i nostri lettori. Tutto cominciò nel 1988 a Torino e dintorni quando quattro ragazze denunciarono di aver subito violenze carnali da un maniaco che, dopo averle spiate per qualche giorno, le bloccava di sera tardi mentre stavano scendendo dalla propria macchina, le costringeva con un coltello a risalire sull'auto, si metteva alla guida, le conduceva in un posto isolato, poi, sempre con la minaccia del coltello, le obbligava a subire le sue attenzioni sessuali. Vennero svolte poche sbrigative indagini e fu arrestato quello che aveva tutte le caratteristiche giuste per essere il colpevole: un certo Giovanni G., figlio di una prostituta e sospettato di aver compiuto atti sessuali con la sorella minorenne. Le ragazze violentate, a cui il sig. G. G. fu mostrato in un confronto all'americana, non ebbero dubbi: era lui il colpevole! Nel frattempo, altre tre ragazze subirono violenze dello stesso tipo, per cui il giudice istruttore chiese il proscioglimento di G. G.; la Procura Generale, per motivi poco chiari (ma questa è un'altra storia…), impugnò la richiesta e pertanto il procedimento andò avanti. Tuttavia la madre di G. G. sosteneva a spada tratta l'innocenza del figlio e asseriva l'esistenza di un suo sosia. Il processo fu allora interrotto con un pretesto (la vera ragione non fu dichiarata) e si iniziò la "caccia al sosia".

 

Il "sosia" fu trovato, e così nel 1991 il Sig. Luigi L. G. finì a sua volta nelle maglie della giustizia. Intanto il numero delle ragazze violentate era salito a 13; durante il solito confronto (in cui furono tra l'altro presentati insieme sia G.G, che L. L. G.) dieci delle tredici vittime riconobbero nel signor L. G. il loro violentatore! Questo ragazzo non aveva alcun precedente penale e soffrì non poco della penosa situazione in cui venne a trovarsi. Intanto G. G. venne liberato (anche lui dichiarò di aver trascorso notti di terrore durante il periodo di detenzione, durato oltre un anno).

Le violenze, però, continuarono. Il caso fu riaperto e le indagini divennero molto più accurate. Fu così che, finalmente, si arrivò a scoprire il vero colpevole. Fu catturato grazie ad un'imboscata tesagli da una delle donne violentate. Dopo qualche reticenza, il colpevole confessò. Inoltre a casa sua furono trovati i ritagli di tutti gli articoli di giornale relativi al suo caso. A suo carico c'erano anche le impronte digitali che aveva lasciato sul luogo di una delle violenze.

Inutile dire che le ragazze violentate furono tutte concordi (ancora una volta!) nel riconoscere in lui il loro aggressore, ma che, questa volta, la loro testimonianza non costituì la base dell'incriminazione! Così L. L. G. fu prosciolto, con tante scuse e un risarcimento di 100 milioni, e il caso venne chiuso.

Claudio Cerasuolo, giornalista del quotidiano "La Stampa" e responsabile della cronaca giudiziaria cittadina, aveva seguito tutto il caso e ci ha fornito molti dettagli della storia. Nella presentazione del libro intitolato 'Il sosia' scritto da Cerasuolo si legge: "… la macchina giudiziaria è lenta, imperfetta, ma è capace di stritolare tutto ciò che trova sulla sua strada…" E' esattamente ciò che è successo a Gary, che però è stato stritolato a morte e, se pure un giorno verrà riabilitato agli occhi di tutti, non potrà tornare a vivere tra le persone libere!

 

Tornando al processo di Gary Graham, pensiamo, alla luce di quanto abbiamo riportato, a quanto valore potesse avere l'unica 'prova di colpevolezza' costituita dalla testimonianza della signora Bernardine Skillern.

 

La Skillern il 15 giugno in una conferenza stampa - evidentemente predisposta dalle autorita' texane - ha riaffermato la sua adamantina convinzione nella colpevolezza di Graham. La testimone ha dichiarato di aver assistito ad un omicidio mentre era seduta in macchina nel parcheggio di un supermercato. Il fatto duro' uno o due minuti. Era sera inoltrata. La Skinner ha suonato il clacson della sua vettura al ché l'assassino si e' voltato per qualche secondo e lei lo ha fotografato nella memoria. Ella afferma di averlo visto bene perche' lo illumino' con i fari dell'auto...

Pur volendo prescindere dalle numerose altre testimonianze che la smentiscono, come si e' potuta condannare A MORTE una persona sulla base di questa sola prova testimoniale?

La conferenza stampa della Skinner fa parte di una articolata campagna di 'controinformazione' - (una vera e propria campagna denigratoria) destinata a tacitare i dubbi sulla colpevolezza di Gary che potevano sorgere nei cittadini meno sprovveduti. Lo stesso Attorney General John Cornyn, massimo esponente della giustizia del Texas (una specie di Guardasigilli con compiti giudiziari, vedi anche n. 76) il 14 giugno ha strombazzato la sua farisaica 'verità' affermando tra l'altro: "Il popolo del Texas può essere sicuro che Gary Graham è colpevole di omicidio capitale e che ha ricevuto il giusto processo che il nostro sistema Americano garantisce (…) L'incredibile ferocia e la brutale violenza di Gary Graham ritornerà per sempre nella memoria dei texani".

 

Giustamente gli avvocati di Gary Graham il 12 giugno avevano organizzato una loro conferenza stampa in cui hanno parlato undici persone che furono condannate per gravissimi reati sulla base di testimonianze oculari e in seguito scagionate. Ha parlato anche Jennifer Thompson, una signora bianca della North Carolina che fu violentata nel 1984 e non esitò a inchiodare con la sua testimonianza oculare, in due distinti processi, tale Ronald Cotton ad una condanna all'ergastolo. In un articolo fatto pubblicare sul New York Times essa afferma di essere stata assolutamente sicura, di non aver avuto la minima esitazione, nel far condannare il giovane di colore di cui si era sforzata di ricordare ogni particolare dell'aspetto fisico. Per di più la stessa testimone aveva scagionato, sempre con assoluta sicurezza, tale Bobby Poole, un carcerato che si era vantato di aver compiuto la violenza.

 

Undici anni dopo la condanna del Cotton, un test del DNA attribuì con certezza la violenza a Poole (che confessò) e consentì il proscioglimento del Cotton. La signora Thompson, sconvolta dal fatto di aver rovinato, seppure in buona fede, la vita di Ronald Cotton, ha ottenuto il perdono di quest'ultimo e ha stretto amicizia con lui. Ella non ha esitato a rendere pubblica la propria penosa storia e ha chiesto con tutta sé stessa la grazia per Gary Graham: "So che c'è una testimone oculare che è assolutamente sicura di aver visto Gary Graham commettere un omicidio. Me lei non può essere più sicura di quanto non lo fossi io nei riguardi di Ronald Cotton".

 

 

 

4) BUON SANGUE NON MENTE

 

 

 

Mentre in Texas il Governatore George W. Bush si mette in luce di fronte al mondo per la sua insensibilità e durezza d'animo, suo fratello Jeb, Governatore della Florida, come sempre si sforza per esserne all'altezza.

 

Tanto per cominciare, visto che i suoi tentativi di accelerare le esecuzioni capitali sono stati frustrati dalla Corte Suprema dello stato (e visto che neppure l'idea brillantissima sorta in Florida di utilizzare i corpi dei giustiziati per l'espianto di organi ha trovato consenso) ha deciso di rendere il più possibile grama l'esistenza ai detenuti nel braccio della morte, consentendo vari raffinati tormenti. L'Amministrazione carceraria ha fatto sequestrare, con la scusa che erano pericolose per la sicurezza, tutte le matite colorate, i pennelli a le altre attrezzature per praticare qualche piccolo hobby; ha fatto sequestrare tutte le radio (disturbavano i vicini) sostituendole con la vendita di radioline tipo "walkman" a batteria (solo per coloro che possono permettersi di pagarle 25 dollari). Il capolavoro di perfidia è stato però raggiunto proibendo ai detenuti nel braccio della morte le visite a contatto (prima essi potevano abbracciare i loro cari, mentre con le nuove disposizioni i parenti devono essere visti attraverso un vetro e le comunicazioni devono avvenire tramite citofono). La motivazione ufficiale è che queste visite potevano mettere a repentaglio la sicurezza dei familiari e delle guardie (in realtà, non è mai stato registrato un solo caso in cui si siano create situazioni pericolose durante le visite dei familiari).

 

Nel settore "esecuzioni", poi, la capacità di Jeb Bush di imitare il suo brillante fratello George sta migliorando sensibilmente. In questo ultimo mese sono state portate a termine in Florida due esecuzioni, la cui descrizione farebbe felice Dario Argento e gli fornirebbe ottimi spunti per uno dei suoi film del genere "horror".

 

Nel primo caso, agli inizi di giugno, Bennie Demps ha ricevuto l'iniezione letale dopo che il personale addetto ha lavorato per un'ora all'inserzione degli aghi per la flebo arrivando anche ad incidere la cute del braccio destro nel tentativo (infruttuoso) di trovare una vena adatta a ricevere la seconda cannula. Il commento finale di Bennie è stato: "Mi hanno macellato…perdevo sangue in grande quantità…" Naturalmente, l'amministrazione carceraria ha smentito queste affermazioni, ha dichiarato che il lavoro era stato fatto 'in maniera altamente professionale' ed ha affermato che quanto era accaduto si verifica spesso anche negli ospedali nel caso di flebo curative…no comment! Ne è tuttavia scaturito l'ennesimo scontro legale al quale ha posto termine il 18 giugno una sentenza della Corte della Contea di Orange. La sentenza descrive con freddezza agghiacciante e con pignoleria nazista i particolari dell'esecuzione di Demps e stabilisce che "l'esecuzione fu condotta in modo professionale e rispettoso". Evidentemente l'establishment floridiano dopo essere stato costretto, suo malgrado, ad abbandonare l'uso della sedia elettrica ha reagito con grande determinazione al tentativo di far dichiarare l'iniezione letale 'punizione crudele ed inusuale'.

 

Il secondo caso è ancora più macabro e grottesco del primo: al Sig. Provenzano, affetto da gravissime turbe psichiche (era convinto di essere Gesù) è stata fatta provare per due volte l'ebbrezza di sentire sul collo l'alito gelido della morte! Era infatti già stato legato al lettino e gli erano già state inserite nelle braccia le due cannule per l'endovena, quando una telefonata ha fatto interrompere l'esecuzione, in attesa di accertamenti per verificare se le condizioni psichiche del detenuto erano tali da consentirgli di capire chiaramente ciò che stava avvenendo e perché. Dunque, tutto bene fin qui; peccato che il giorno dopo (IL GIORNO DOPO!) un'altra telefonata abbia smentito la precedente, per cui l'esecuzione è stata riavviata e portata a termine a distanza di 24 ore dal primo tentativo. Delle torture inflitte al povero Provenzano (che doveva essere ucciso sulla vecchia sedia elettrica quando ha cominciato ad usufruire di una serie di rinvii) abbiamo parlato parecchie volte in questo bollettino. Dal momento che egli si credeva Gesù Cristo, in una riunione ufficiale si era addirittura proposto di crocifiggerlo! (vedi n.72). Il condannato era sicuramente già malato di mente ("ha il cervello di un bimbo di 7 anni", ha dichiarato lo psichiatra del carcere), ma crediamo che chiunque potrebbe impazzire per un simile trattamento.

Non un moto di pietà per questo disgraziato da parte di Jeb Bush e dei Capi della Florida. Insomma, i fratelli Bush si contendono davvero il primato dell'efferatezza e dell'insensibilità. Che splendida famigliola!

 

 

 

5) LI UCCIDONO TUTTI ? LA DATA PER RICHARD JONES FISSATA PER IL 22 AGOSTO

 

 

 

Paul Rougeau, Jerry Lee Hogue, Joseph O'Dell, Joe Cannon, Scotty Moore, Gary Graham e tanti altri condannati a morte divenuti amici degli italiani sono stati inesorabilmente uccisi. Nella maggior parte dei casi, dopo l'invio di fondi per sostenere la loro difesa legale, si era nutrita la speranza, forse l'illusione, che il procedimento giudiziario potesse avere una svolta positiva.

Molti casi capitali sono stati raffreddati per anni ed anni ma, fino ad ora, la conclusione è stata sempre la stessa. Ogni volta il rigetto dell'ultimo ricorso e la fissazione della data di esecuzione del detenuto, anche se razionalmente prevedibili, hanno lascito sbigottiti e increduli i sostenitori di ciascun condannato.

Dopo il rigetto dell'ultimo ricorso abbiamo caparbiamente continuato a sperare: contavamo sulla grazia, sulla mitica 'clemenza esecutiva'. Infatti avevamo conosciuto le terribili esperienze di vita dei condannati e ne avevano apprezzato le doti positive. Sapevamo dell'esistenza di forti attenuanti, delle gravi irregolarità processuali, dei dubbi sulla colpevolezza di alcuni. Speravamo che la minore età all'epoca del crimine preclude la pena di morte in tutto il mondo civile...

 

Dopo numerose sconfitte è lecito domandarsi se ha ancora senso continuare a battersi per gli altri detenuti sostenuti dagli italiani. Ma dopo appena un attimo di riflessione la risposta non può essere che una: "Dobbiamo mantenere la fiducia. Dobbiamo andare avanti" come ci ha detto Shaka, come ci ha detto Paul, come ci hanno detto Scotty e tanti altri nei loro testamenti spirituali. E questo non soltanto per una fedeltà romantica ai propri ideali e alla memoria degli amici caduti ma anche per considerazioni perfettamente razionali.

 

Combattere per un detenuto è combattere contro la pena di morte. Le sconfitte - sia pure dolorose e irreversibili - nella singole battaglie non precludono la vittoria finale nella guerra contro la pena di morte. E c'è un altro fattore che ci incoraggia a perseverare: ogni caso fa storia a sé e si colloca un diverso periodo della storia dell'abolizione della pena di morte. Più passa il tempo e più larghe sono le brecce aperte nella coscienza degli americani. C'è da aspettarsi che all'improvviso vi sia una evoluzione positiva, un grosso cambiamento. Ciò può verificarsi per qualche singolo caso ed estendersi successivamente a tutto il sistema.

Ora la data di esecuzione è stata fissata per Richard Jones, un detenuto che ha avuto un forte sostegno morale e finanziario dall'Italia negli ultimi anni. Vogliono uccidere Richard il 22 agosto (il 22 del mese è giorno fatidico per molti condannati sostenuti dagli italiani). Arianna Ballotta ci chiede di partecipare alla petizione in favore di Richard. Sia lei che tutti noi abbiamo fiducia che la Commissione delle Grazie del Texas, già fortemente scossa dal caso di Shaka Sankofa, possa decidere in modo più giusto ed umano che in passato. Per Richard Jones le investigazioni portate avanti con il contributo determinante del Comitato italiano hanno rafforzato sempre più i dubbi sulla colpevolezza del condannato. Non è da escludersi quindi un intervento del Board o del Governatore George W. Bush (al quale il vestito di 'executioner' comincia ad andare stretto).

 

Arianna ci invita a raccogliere sottoscrizioni alla petizione in favore di Richard che troverete IN FONDO questo fascicolo. L’avvocato presenterà le firme all’inizio di agosto al Board of Pardons and Paroles unitamente alla richiesta di clemenza, mentre Arianna stessa le invierà al Governatore a tempo debito.

 

Attenzione!! Le firme raccolte NON DEVONO ESSERE SPEDITE NEGLI USA, ma inviate ad Arianna Ballotta – Via Del Pescatore, 10 – 48020 Punta Marina Terme (RA) entro e non oltre il 20 luglio. Se desiderate altre informazioni, non esitate a contattare Arianna (anche via email: arianna@linknet.it).

 

 

 

6) IL MECCANISMO INFERNALE HA QUALCHE INCRINATURA

 

 

 

L'esecuzione di Shaka Sankofa è stata le cinquantesima negli USA nel corso del 2000 e si prefigura il superamento del record di 98 esecuzioni in un anno stabilito nel 1999. Delle 50 esecuzioni capitali portate a termine negli Stati Uniti fino al 22 giugno, ben 23 riguardano il Texas ed è molto probabile che venga battuto il precedente record texano di 37 esecuzioni risalente al 1998: sono state infatti già programmate altre 14 esecuzioni nei prossimi mesi.

Il dato di 50 esecuzioni deve essere confrontato con le 9 esecuzioni dell'Oklahoma e con le 4 avvenute nella Florida di Jeb Bush nello stesso periodo. Delle 222 esecuzioni portate a termine in Texas dalla ripresa delle esecuzioni ad oggi (sul totale USA di 648), 135 sono state 'presiedute' da George W. Bush, che ha pertanto un 'vantaggio' abissale nei riguardi di tutti gli altri governatori. Quest'uomo cinico e testardo si prepara a diventare l'uomo piu' potente del mondo, scalando a passi decisi la presidenza USA.

Cominciano però a prendere corpo dubbi e preoccupazioni nei riguardi della personalità di Bush - non soltanto all'estero ma anche negli USA - ed egli è costretto a prenderne atto.

Una prima reazione alle critiche contro Bush è stata la grossolana campagna di controinformazione sulla pena capitale messa in atto dall'establishment texano (vedi n. 76). Ma ciò evidentemente non è bastato e lo stesso Bush ha adottato, il primo giugno, un provvedimento per lui del tutto eccezionale: ha concesso una sospensione di 30 giorni nell'esecuzione di tale Ricky McGinn (20 minuti prima che fosse legato al lettino per la flebo letale). In tal modo è stato permesso al condannato di sottoporsi ad un test del DNA che potrebbe scagionalo dall'aver violentato la sua figliastra di 12 anni prima di ucciderla. Nel caso di esito favorevole del test, per McGinn si potrebbe aprire la strada verso l'ergastolo ed egli avrebbe salva la vita. Il gesto di Bush ha fatto grande scalpore e subito una parte della stampa lo definito 'una mossa politica' destinata ad attenuare la sua immagine di 'executioner'.

Il Governatore ha risposto che la politica non ha nulla a che fare con questo provvedimento e noi vorremmo crederci. Certo, ben altri passi sarebbero necessari per compensare i danni subiti dall'immagine del Governatore e dal perfetto meccanismo di morte del Texas con l'esecuzione di Gary Graham.

 

 

 

7) "UN SISTEMA A PEZZI: IL TASSO DI ERRORI NEI CASI CAPITALI"

 

 

 

Il titolo di uno studio pubblicato all'inizio di giugno dal prof. James S. Liebman della Scuola di legge dell'Università di Columbia non lascia più alcuna illusione sulla correttezza del 'sistema della pena di morte' negli USA, smentendo clamorosamente le altezzose e sempre più frequenti dichiarazioni 'ottimistiche' sull'infallibilità della macchina assassina rilasciate dalle autorità americane.

 

Questo grosso studio ha esaminato TUTTE le condanne a morte negli Stati Uniti e i conseguenti appelli tra il 1973 e il 1995. Ne è risultato che nel 68% delle condanne a morte le corti hanno rilevato in seguito gravi errori reversibili, infatti dopo che le corti statali hanno annullato il 47% delle sentenze di morte a causa di errori gravi, le corti federali hanno trovato errori gravi nel 40% delle rimanenti sentenze. Inoltre alti tassi di errore persistono nel tempo ed alti tassi di errore si verificano tutto il paese mentre occorre una media di 9 anni per correggere un errore. Gli errori più frequentemente riscontrati sono: l'incompetenza degli avvocati difensori, la soppressione di prove (a discarico) da parte della polizia o dell'accusa, le erronee istruzioni fornite alle giurie.

 

Il rapporto nota come l'altissima frequenza di errori venga pagata a caro prezzo dalle famiglie delle vittime del crimine, dagli innocenti accusati, dai contribuenti e dal sistema giudiziario nel suo complesso.

 

Aggiungiamo noi che, data l'elevata frequenza di errori gravi, vi è un'alta probabilità che un buon numero di errori giudiziari non vengano corretti con la conseguente esecuzione di persone innocenti. La stessa amara considerazione si può ricavare anche dai risultati di altre ricerche in materia.

 

 

 

8) AGGIORNAMENTO

 

 

 

* New Hampshire. Il 18 maggio il Senato ha votato 14 contro 10 per l'abolizione della pena di morte. L'abolizione era stata già approvata dalla Camera dei Rappresentanti. Come preannunciato, la Governatrice Jeanne Shaheen ha posto il veto alla promulgazione della legge approvata dal Senato. Essendo il movimento abolizionista ben radicato in quello stato che non esegue condanne capitali dal 1939, è probabile che il tentativo di far abolire la pena di morte verrà ripetuto non appena si potrà contare sulla maggioranza dei due terzi sia alla Camera che al Senato in modo da rendere inefficace il veto governatoriale.

 

 

 

9) LA SPEZIA SEMPRE AL CENTRO DI EVENTI ABOLIZIONISTI

 

 

 

IL 3 giugno si è tenuta a Manarola la commemorazione di Scotty Moore nel secondo anniversario dell'esecuzione. Moltissimi e importanti gli interventi durante la manifestazione organizzata egregiamente da Mauro Dispenza. Rosanna Ceroni ha racconto commossa la sua amicizia con 'Scott', poi sono intervenuti Sergio D'Elia di Nessuno Tocchi Caino e la Comunita' di Sant'Egidio con un'analisi dei segnali della crescente ripugnanza che si registra negli Stati Uniti per i metodi di esecuzione. Karen Hooper, Responsabile del Coordinamento pena di morte della Sezione Italiana di A. I., ha descritto le grossolane violazioni dei diritti umani e le numerose orrende esecuzioni che si verificano in Arabia Saudita. Arianna Ballotta ha illustrato le attività della Coalit. Robert del Comitato Mumia ha parlato dei prigionieri 'di guerra' negli USA, riferendosi in particolare ai casi di Mumia Abu Jamal e di Shaka Sankofa. Infine Giuseppe Lodoli è tornato sul caso di Shaka Sankofa, Il compleso degli interventi è stato molto interessante ed è servito a rinsaldare il frammentato movimento abolizionista. Da non trascurare la natura stupenda e… la cena a base di pesce offerta dal Sindaco.

 

Il giorno dopo alla Spezia si è svolta l'ASSEMBLEA DELLA COALIT. Erano presenti una quindicina di persone con una delegazione del Movimento umanista. Hanno parlato fra gli altri Giuseppe Barravecchia che sta scrivendo un libro 'non ottimistico e non a lieto fine' sulla pena di morte: il libro sarà pubblicato con l'aiuto della Coalit in Internet. E' intervenuta Chiara Silva attivissima nelle traduzioni per il sito web della Coalit. Giuseppe Lodoli ha parlato del Comitato Paul Rougeau, delle azioni abolizioniste comuni alle varie associazioni, in particolare del Digiuno a catena della Campagna 'Rimbalzo'. Si è stabilito che della delegazione che andrà in Texas alla fine di ottobre farà parte anche un membro del Comitato Paul Rougeau. La presidenza della Coalit ha molto insistito perché dopo la risoluzione del caso Graham (22 giugno) e del caso Jones (22 agosto) sia il Comitato pro Richard Jones che il nostro Comitato confluiscano nella Coalit.

Karen Hooper ha descritto in dettaglio le attività del Coordinamento pdm della Sezione Italiana di A.I., poi ha prefigurato una grande iniziativa in Roma nel giugno del 2001 in concomitanza, e in contatto video in tempo reale, con il digiuno contro la pena di morte che avviene in ogni anno in Usa davanti alla Corte Suprema (22 giugno-2 luglio), vorrebbe che Amnesty si impegnasse al massimo su questo, che il Sindaco patrocinasse, che il Colosseo proseguisse con l'illuminazione e che tutte le associazioni partecipassero.

Karen Hooper ha poi chiesto aiuto per rendere note in Italia molte azioni urgenti che arrivano da Londra e rimangono attualmente lettera morta. La Coalit si è detta disposta a tradurre ed a pubblicare nel proprio sito web fino a tre azioni urgenti alla settimana.

 

 

 

VIENI A LAVORARE CON NOI

 

 

 

A.A. Abbiamo bisogno di te! Cerchiamo amici con cui lavorare per il nostro sito Web, per le traduzioni. Occorre qualcuno che si incarichi di tenere i rapporti con i soci, di mandare avanti i libri in corso di pubblicazione, di produrre magliette e materiale promozionale, di organizzare campagne e azioni urgenti, di occuparsi della raccolta fondi ecc. ecc.

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Il Comitato Paul Rougeau riesce ad organizzare iniziative e a raccogliere fondi solo grazie all'azione dei suoi aderenti. Le spese del comitato vengono pagate con le adesioni di ciascuno di noi. Per continuare a lavorare servono quindi NUOVI ADERENTI.

 

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Per contattarci potete scrivere a: Comitato Paul Rougeau C.P. 11035, 00141 Roma Montesacro.

 

Dalla redazione: il Foglio di collegamento di norma viene spedito il 20 di ogni mese e viene compilato nei giorni fra il 10 e il 19. Pertanto chi vuole far pubblicare appelli, notizie, comu-nicati, iniziative, lettere o riflessioni personali deve far pervenire i testi in tempo utile a un membro del Consiglio Direttivo o, preferibilmente, inviare un mail a prougeau@tin.it

Questo numero è stato chiuso il 29 giugno 2000

 

(segue Petizione pro Richard Jones, qui omessa)

FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU / ELLIS(ONE) UNIT


Numero 78 - Maggio / Giugno 2000