FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero  206 – Maggio / Giugno 2013

La firma di Martin O’Malley

SOMMARIO:

 

1) Definitiva l’abolizione della pena di morte in Maryland

2) Ucciso in Florida anche Van Poyck, il complice di Valdes

3) Accelera la macchina delle esecuzioni in Florida

4) Cancellata la ‘Legge per la Giustizia Razziale’ in North Carolina

5) Kimberly McCarthy non era solo il numero 500

6) Paula Cooper uscita dal carcere… alla chetichella

7) Hank Skinner sempre sull’orlo del baratro

8) Per il diciannovenne Dzhokhar gli Americani vogliono la morte

9) In Texas ai minorenni “soltanto” 40 anni di carcere

10) Inserita nel nuovo codice iraniano la pena della lapidazione

11) A Madrid il Congresso Mondiale Contro la Pena di Morte

12) Invalidata dopo 10 giorni la pesante condanna a Rios Montt

13) Condanne definitive per le violenze di Bolzaneto del 2001

14) Da Fernando Eros Caro, carcere di San Quentin, California

15) Dal verbale dell’Assemblea di Firenze del 2/6/2013

16) Notiziario: California, Iran, Kentucky, Ohio, Siria, Tailandia

           

 

1) DEFINITIVA L’ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE IN MARYLAND

 

La firma della legge che abolisce la pena di morte in Maryland è stata apposta dal Governatore il 2 giugno. Non riuscito il tentativo di indire un referendum per abrogare la legge abolizionista.

 

Il 2 maggio il governatore del Maryland ha firmato la legge che abolisce la pena di morte nel suo stato, legge da lui fortemente voluta negli ultimi 6 anni (1).

Per l’occasione è stata organizzata una pubblica cerimonia con un folto pubblico e molti abolizionisti festanti.

“Non so esattamente con quale ritmo avverrà l’abolizione, ma penso che nel lungo arco della storia vedrete sempre più stati abolire la pena di morte,” ha detto O’Malley in un breve discorso dopo aver apposto la sua firma. “E’ uno spreco, non serve, non funziona per ridurre il crimine violento.”

Vi sono leggi importanti tra quelle firmate da Martin O'Malley  nella sessione legislativa appena conclusasi. Ma è stata l’abolizione della pena di morte a dare notorietà al governatore, con la cancellazione delle lugubre pena rimasta nei codici per 300 anni.

L’Arcidiocesi di Baltimora si è congratulata con il cattolico O’Malley ed ha annunciato un’illuminazione straordinaria della basilica dell’Assunzione per una notte.

Brian Evans, di Amnesty International USA, direttore delle campagna per l’abolizione della pena di morte ha dichiarato: “Il Maryland ha abbandonato una forma di punizione che non ha posto in una società che promuove il rispetto della dignità umana, e che negli USA è connotata da discriminazione ed errori”.

Amnesty International raccomanda ora al Governatore di commutare le 5 condanne capitali pendenti nello stato, cui non si applica la nuova legge che avrà effetto dal 1° ottobre p. v. “per evitare la crudele prospettiva che lo stato applichi una pena che ha giustamente abolito.”

La reazione a dir poco acida dei sostenitori della pena di morte aveva fatto temere un referendum abrogativo della legge abolizionista (2) ma, per fortuna, l’organizzazione MDpetitions.com impegnata a raccogliere le firme per indire il referendum ha dovuto gettare la spugna a fine maggio: probabilmente i cittadini del Maryland sono stufi di sentir parlare di pena di morte (compresi i molti che si dicono ad essa favorevoli) !

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(1) Vedi lungo articolo sull’abolizione in Maryland nel numero 204

(2) Vedi n. 205

 

 

2) UCCISO IN FLORIDA ANCHE VAN POYCK, IL COMPLICE DI VALDES

 

La seconda di tre esecuzioni di fila ordinate dal governatore Rick Scott è avvenuta il 12 giugno.

 

In Florida il 58enne William Van Poyck è stato ucciso con un’iniezione letale la sera del 12 giugno. La sua esecuzione segue di pochi giorni quella di Elmer Leon Carroll, ucciso il 29 maggio, e, con tutta probabilità, precede di poco quella di Marshall Lee Gore. Queste tre esecuzioni di fila sono uno dei segnali della situazione che si sta creando in Florida, stato in cui il governatore Rick Scott appare intenzionato ad aumentare drasticamente il ritmo delle esecuzioni d’accordo col suo consigliere legale e braccio destro Peter Antonacci.

Per salvare la vita di William Van Poyck nelle settimane precedenti l’esecuzione si sono rovesciati sul governatore appelli e azioni urgenti, ma è stato tutto inutile. D’altra parte le speranze di ottenere la grazia da Rick Scott erano poche, se si pensa al reato per cui William era stato condannato a morte: l’uccisione di una guardia.

Nel 1987, insieme a tale Frank Valdes, William tese un’imboscata ad un furgone della polizia, nel tentativo di far evadere il detenuto James O'Brien. Il poliziotto Fred Griffis lanciò le chiavi del furgone in un cespuglio per impedire l’evasione. Fu ucciso da due colpi di fucile.

William e Frank furono inseguiti e subito arrestati. Furono entrambi condannati a morte, ma Valdes non arrivò mai al lettino dell’esecuzione perché, nel 1999, fu massacrato di botte in prigione.

L’accusa riuscì, con grande fatica, a implicare otto guardie nell’uccisione di Frank Valdes, ma alla fine ebbe il sopravvento la lobby delle prigioni e le guardie furono tutte prosciolte (1).

Del caso di Valdes ci siamo occupati con numerosi articoli (2). 

La morte di Valdes viene anche ricordata nel libro “Nel braccio della morte” del nostro amico Dale Recinella. Dale all’epoca era agli inizi della sua attività di cappellano volontario laico dei condannati a morte ed era il consigliere spirituale di Valdes, cui portava la Comunione ogni due settimane. Di ritorno da una vacanza di un mese, non trovò più il suo assistito, ma arrivato nei pressi della sua cella, poté osservare “macchie di sangue ovunque, sul pavimento, sui muri, sulla porta.” (3)

William van Poyck, per la sua sicurezza, fu trasferito in un carcere della Virginia dove rimase fino al 2008. Lì con l’aiuto di sua sorella scrisse tre libri e tenne un blog. Cercò di dimostrare il suo rimorso per i tragici eventi del 1987 e la sua innocenza riguardo all’omicidio del poliziotto Fred Griffis.

Nei suoi appelli, Van Poyck affermò che a sparare al poliziotto era stato Valdes e che nessuno dei due malviventi intendeva uccidere nel corso della rapina (ciò anche se mentre erano in fuga lui sparò e colpì le auto della polizia che li inseguivano).

La notizia dell’esecuzione di William Van Poyck è stata accolta con particolare preoccupazione dal mondo abolizionista, sconcertato della feroce tendenza forcaiola che si sta manifestando in questo periodo in Florida. (Grazia)

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(1) Vedi:

www.amnesty.org/en/library/asset/AMR51/076/2002/en/3d71637c-faf7-11dd-9fca-0d1f97c98a21/amr510762002en.pdf

(2) Vedi ad es. nn.: 83 Notiziario, 85 N., 89 N., 90 N., 91 N., 92 N., 93,  94,  97

(3)  Vedi:  “Nel braccio della morte” di D. S. Recinella, Ed. San Paolo, 2012, pagg. 286-288. [Se volete acquistare una copia di questo libro, chiedetecela per e-mail].

 

 

3) ACCELERA LA MACCHINA DELLE ESECUZIONI IN FLORIDA

 

Operativa da luglio la Legge per la Giustizia Tempestiva firmata dal governatore Rick Scott il 14 giugno che fa  temere un forte incremento delle esecuzioni e l’uccisione di innocenti in Florida.

 

Il 14 giugno scorso Rick Scott, governatore della Florida, ha firmato, rendendola  operativa a far tempo da luglio, la legge chiamata “Timely Justice Act” (letteralmente: “Atto per la Giustizia Tempestiva”). Tale legge è stata però soprannominata dagli abolizionisti “Kill Bill Fast Track” (ossia “Scorciatoia per uccidere”). Sicuramente la seconda definizione è più azzeccata: si tratta infatti di una legge che 1) obbligherà i governatori a firmare l’ordine di esecuzione dei condannati entro 30 giorni dalla conferma della condanna da parte della Corte Suprema della Florida (e una revisione del caso da parte della Commissione per le Grazie), e 2) obbligherà i boia ad eseguire la condanna entro 180 giorni dalla firma dell’ordine stesso (1). La legge pone inoltre limiti temporali agli appelli a livello statale e… punizioni per gli avvocati difensori negligenti che ritardano l’iter giudiziario.

Tutto questo nonostante la Florida guidi la nazione riguardo al numero di persone che, dopo essere state condannate alla pena capitale, si sono salvate perché è emersa la loro innocenza dopo anni di permanenza nel braccio della morte. Sono ben 24 i condannati a morte in Florida che dal 1976 hanno riguadagnato la libertà.

Diversi esperti prevedono che la  Florida, oltre ad  uccidere le persone più velocemente dalla data della loro condanna, ucciderà di più e con una maggiore probabilità di ammazzare innocenti.

Ciò non ha creato nessuna problema  per il governatore Scott. La proposta di legge è stata redatta con i suggerimenti e la supervisione del suo consigliere legale Peter Antonacci, ex accusatore. Questo signore, di origine italiana e cattolico, era stato per anni membro del Partito Democratico, per poi passare repentinamente al quello Repubblicano. Ha dichiarato che il suo pensiero riguardo all’amministrazione della giustizia e alla pena di morte in particolare, meglio si adatta al punto di vista dei Repubblicani…

Il governatore Rick Scott, invece, è un metodista e anche la sua religione (come del resto quella cattolica) si oppone alla pena di morte. Questo non gli ha impedito di firmare, trasformandola in legge, la proposta di scorciatoia verso il lettino del boia. Oltre a ciò, ancor prima della firma della legge, il governatore aveva già dimostrato le sue tendenze forcaiole firmando ogni quindici giorni un nuovo ordine di esecuzione. Come già accennato nell’articolo precedente, ben tre persone hanno ricevuto la data di esecuzione nel giro di un mese. Continuando di questo passo (13 uomini sono già passibili di esecuzione secondo la nuova legge) addirittura una novantina di condannati potrebbero essere ammazzati in Florida entro la fine del prossimo anno, quando il governatore si ricandiderà alle elezioni per ottenere il rinnovo del mandato. Che il desiderio di mostrarsi “duro con la criminalità” e l’ambizione ad essere rieletto siano connessi tra loro? Senza dubbio.

Eppure, quando firmò il suo primo ordine di esecuzione, nel 2011, Scott dichiarò: “ E’ molto duro per me far ciò. Non avevo mai fatto nulla del genere”. Aggiungendo: “Anche se non mi piace questo aspetto del mio lavoro, fa parte dei compiti di un governatore. Ho accettato di rispettare le leggi del paese. Non è una cosa che mi piace fare, ma è la legge del paese”. Strano davvero che solo due anni dopo lui abbia invece promosso una legge forcaiola, che addirittura accelera e incrementa ciò che, a suo dire, non gli piaceva fare!

Prima di firmare la nuova legge, Scott aveva chiesto l’opinione del pubblico. Come dichiarato ai media, ha ricevuto 447 telefonate, di cui 437 che gli chiedevano di non firmare, 14 lettere, di cui 13 contrarie alla firma e 14.571 e-mail, di cui 14.565 contrarie. Si vede che si sono mossi solo gli abolizionisti mentre la maggioranza silenziosa, assuefatta alla pena di morte, si è disinteressata del problema.

Subito dopo la firma del Timely Justice Act, Rick Scott ha ritenuto opportuno rispondere individualmente alle migliaia di persone che lo avevano esortato a non firmare, assicurando che la nuova legge  non mira ad accelerare le esecuzioni, né mette a rischio persone innocenti.

In quello stesso momento, il deputato Matt Gaetz, principale sostenitore della legge, ringraziava soddisfatto il Governatore scrivendo su Twitter: “Molti condannati a morte devono cominciare a scegliere il menu del loro ultimo pasto” e il New York Times titolava un editoriale: Grotesque Speed for Florida Capital Cases (Grottesca accelerazione per i casi capitali in Florida).  (Grazia)

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(1) A quel punto il condannato verrà sicuramente ucciso a meno che non ottenga la sospensione dell’esecuzione da una corte federale.

 

4) CANCELLATA LA LEGGE PER LA GIUSTIZIA RAZZIALE IN NORTH CAROLINA

 

Una legge della North Carolina che tendeva a diminuire le esecuzioni dei prigionieri oggetto di discriminazione razziale, in vigore dal 2009,  è stata abrogata da una nuova legge retrograda.

 

Il Governatore della North Carolina Pat McCrory ha firmato rendendola operativa la legge che cancella la precedente legge del 2009 che dava ai condannati a morte l’opportunità di perseguire la riduzione della sentenza se essi erano in grado di dimostrare che la Corte aveva operato una discriminazione razziale nel condannarli alla pena di morte.

In North Carolina nessuno è stato messo a morte a partire dal 2006. Non vi è stata nessuna sentenza capitale nel 2012. Un sondaggio effettuato quest’anno ha mostrato che la maggioranza dei cittadini è favorevole alla sostituzione della pena di morte con il carcere a vita senza possibilità di liberazione. La legge ora cancellata aveva portato all’uscita di quattro detenuti dal braccio della morte la cui sentenza era stata commutata nelle pena dell’ergastolo senza possibilità di liberazione.

Il Governatore ha dichiarato che sono stati rimossi i “blocchi stradali” che hanno impedito allo stato di giustiziare i 152 condannati a morte: “Gli accusatori sono quasi unanimi nella loro conclusione bipartisan che la Legge per la Giustizia Razziale creava un giro vizioso giudiziario che evitava la pena di morte e chiudeva la strada alla giustizia.”

L’Unione Americana per la Libertà civili ha invece stigmatizzato la nuova legge invitando i legislatori ad ammettere che il processo attraverso il quale si emettono le sentenze capitali colpisce ingiustamente le minoranze.

Noi aggiungiamo che il Governatore e il Parlamento della North Carolina non si sono accorti che il loro stato si era molto avvantaggiato – loro malgrado - nel percorrere la strada della civiltà.

 

 

5) KIMBERLY McCARTHY NON ERA SOLO IL NUMERO 500

 

Il dramma umano che si compiva è stato in parte oscurato dal fatto che l’esecuzione della nera Kimberly McCarthy avvenuta in Texas il 26 u. s. era la 500-esima dal ripristino della pena di morte.

 

Poco dopo le 18 del 26 giugno, strettamente legata al lettino dell’esecuzione da una mezza dozzina di cinghie, la nera Kimberly McCarthy ha rilasciato la sua ultima dichiarazione, qualche istante prima che entrasse nelle sue vene la sostanza letale impiegata per ucciderla, il pentobarbitale.

“Questa non è una sconfitta. È una vittoria. Sapete dove sto andando. Sto andando a casa per stare con Gesù. Conservate la fede. Vi amo tutti. Grazie Cappellano,” ha detto rivolta ad uno scomparto della camera dei testimoni in cui sedevano le persone che, tra coloro che assistevano, erano a suo favore: la sua avvocatessa Maurie Levin, il suo consigliere spirituale e il suo ex marito, fondatore delle Nuove Pantere Nere, Aaron Michaels.

Sì, nel braccio della morte del Texas la 52-enne Kimberly era diventata molto religiosa e si era profondamente pentita di ciò che aveva fatto una volta diventata schiava della droga. Nella sua vita non era stata sempre una criminale, prima di perdersi si guadagnava onestamente da vivere lavorando come terapista occupazionale.

L’esecuzione di Kimberly McCarthy inizialmente fissata per il 29 gennaio era stata rinviata al 3 aprile e poi al 26 giugno (v. n. 203). Il più forte argomento utilizzato dalla difesa (e probabilmente condiviso anche dall’accusatore Craig Watkins) era quello della discriminazione razziale. Lei nera, giudicata per l’omicidio di una donna bianca, era stata condannata a morte da una giuria composta di 11 bianchi e un solo giurato di colore. Gli ultimi ricorsi dell’avvocatessa  Maurie Levin erano però falliti in quanto tale argomento non era stato sollevato al momento giusto nell’iter giudiziario (e non è stata ancora approvata in Texas una legge per la ‘giustizia razziale” promossa da diversi parlamentari).

Si trattava di un evento speciale nello stato che compie il maggior numero di esecuzioni capitali negli Usa: Kimberly McCarthy era la 500-esima persona ad essere giustiziata in Texas dopo la reintroduzione della pena di morte. E si trattava della quarta donna ad essere messa a morte contro 496 uomini, dopo Karla Faye Tucker nel 1998, Betty Lou Beets nel 2000 e Frances Newton nel 2005.  Fuori del carcere The Walls, una multicolore e vociante manifestazione contro l’esecuzione di Kimberly McCarthy veniva controllata da un schieramento di polizia. Insieme all’intrepida ottantaduenne Joanne Gavin, si sono contate 50-60 persone, dunque si è trattato di una ‘grande’ manifestazione (di solito contro le esecuzioni manifestano una decina di persone). Ad una certa distanza dalla prima manifestazione se ne svolgeva un’altra, altrettanto  appassiona ma assai meno numerosa: quella dei sostenitori della pena di morte favorevoli all’esecuzione.

Quando il farmaco ha cominciato a fare effetto, Kimberly ha detto: “Dio è grande” e ha chiuso gli occhi. Ha cominciato a respirare raucamente e rumorosamente per un po’ poi si è acquietata. Il suo petto ha continuato a muoversi su e giù per un altro minuto. Alle 18 e 37’, 20 minuti dopo l’inizio dell’iniezione letale, Kimberly McCarty è stata dichiarata morta.

I parenti della vittima di Kimberly hanno rilasciato le solite dichiarazioni dicendosi appagati per la ‘giustizia compiuta’ contro l’assassina dell’anziana Dorothy Booth, definita ‘una persona incredibile portata via anzitempo”.  Ma né  loro, né i parenti di Kimberly, né il personale carcerario hanno detto ai giornalisti che li incalzavano, di rendersi conto che si trattava della 500-esima esecuzione compiuta in Texas dalla reintroduzione della pena di morte.

“Abbiamo semplicemente eseguito l’ordine della Corte”, ha precisato il portavoce del dipartimento carcerario, Jason Clark.

A  noi il rispetto e la compassione impediscono di etichettare con un numero un essere umano.

 

 

6) PAULA COOPER USCITA DAL CARCERE… ALLA CHETICHELLA

La condanna a morte di Paula Cooper, omicida quindicenne dell’Indiana, fu commutata nel 1989 in pena detentiva. Ora Paula è stata liberata e, aiutata da amici sinceri, potrà reinserirsi nella vita civile

 

Poco prima delle 10 di mattina del 17 giugno è uscita di prigione Paula Cooper che vi era entrata all’età di 15 anni, arrestata subito dopo aver partecipato ad un insensato omicidio per rapina nella cittadina di Gary nell’Indiana. Inizialmente condannata a morte, aveva scontato 28 anni di detenzione.

Nessuno l’ha vista riassaporare la libertà varcando la soglia del  carcere femminile di Rockville. Il fatto, di cui si vociferava da circa un anno, si è saputo dal portavoce del Dipartimento Carcerario, Doug Garrison, che, per l’occasione, ha diffuso una dichiarazione ufficiale. Garrison ha precisato che Paula ha ricevuto dallo stato 75 dollari da spendere per i suoi immediati bisogni.

Sappiamo che comunque Paula Cooper non è poverissima perché ha fatto saggiamente qualche risparmio sulla paghetta di ‘cuoca per lo staff’ che le davano in prigione. E sappiamo che ha avuto la fortuna di ricevere assistenza e un buon indirizzo iniziale da un’associazione cattolica italiana che si occupa di poveri, di detenuti e che ha assunto una esplicita posizione abolizionista. Nelle sue ultime interviste lei aveva detto di essere ormai pronta a ritornare nel mondo, pur non essendolo fino ad alcuni anni fa. La sua famiglia è tutta in crisi, i sui amici di una volta dimenticati. Ha dichiarato di essere disposta a fare qualsiasi lavoro onesto per guadagnarsi la vita e che vuole aggiungere al lavoro il volontariato per aiutare i ragazzi a non cadere nei suoi stessi errori giovanili.

Come abbiamo raccontato esaurientemente nel numero 199 (cui rimandiamo), il caso di Paula Cooper dette inizio al movimento abolizionista di massa in Italia nel 1986. Si mobilitarono in favore di Paula milioni di Italiani e alla fine fu coinvolto nella petizione in favore di Paula lo stesso papa. Giovanni Paolo II chiese la grazia per Paula Cooper e iniziò una profonda riscrittura della dottrina della Chiesa sulla pena di morte (fino ad allora accettata senza obiezioni sulla base del pensiero tomista).

Probabilmente fu proprio la grande mobilitazione in favore di Paula Cooper che indusse il Parlamento dell’Indiana a innalzare a 16 anni l’età minima per essere condannati a morte. Dopo la promulgazione della legge, nel 1989, la sentenza di Paula fu commutata in 60 anni di carcere riducibili a un po’ meno della metà per buona condotta.

 

 

7) HANK SKINNER SEMPRE SULL’ORLO DEL BARATRO

Hank Skinner, dotato di grandi capacità personali e di ottimi avvocati, fino ad ora è riuscito a scampare miracolosamente l’esecuzione in Texas, ma rimane sull’orlo del baratro.

 

Colpevole o innocente, in Texas un condannato a morte “qualsiasi”, sarebbe già stato ucciso da tempo. Invece Henry Watkins Skinner, detto “Hank”, è ancora vivo dopo 18 anni passati nel braccio della morte del Texas e tre ordini di esecuzione. Come abbiamo più volte notato, la sopravvivenza di Hank è dovuta a diversi motivi: 1) la sua intelligenza e la sua capacità di lottare, 2) l’incredibile impegno in suo favore di soggetti straordinari: Sandrine Ageorges, l’abolizionista francese che ha conosciuto e sposato Hank negli anni Novanta, il famoso professore di giornalismo David Protess e i suoi studenti, gli attuali avvocati difensori, a cominciare da Robert C. Owen, 3) una serie di circostanze del tutto fortuite (come ad esempio l’errata scrittura di un ordine di esecuzione)  (1).

Un anno fa, Hank Skinner ottenne finalmente di poter far eseguire dei test del DNA su alcuni reperti dalla scena del triplice omicidio a lui attribuito, test da lui richiesti inutilmente per 10 anni. Prima della sua condanna erano stati infatti testati solo reperti su richiesta dell’accusa.    

I risultati dei test arrivati ad ottobre dello scorso anno non produssero risultati a favore del condannato e l’accusa affermò addirittura che implicavano ulteriormente Skinner.  

Dopo di ciò è stata disposta una seconda serie di test che è stata completata a febbraio di quest’anno. L’accusa ha affermato che tali test di nuovo “non hanno prodotto prove favorevoli” a Skinner ma all’inizio di aprile ha acconsento a far eseguire ulteriori raffinati esami attualmente in corso.

La difesa insiste molto sul fatto che un reperto fondamentale, una giacca macchiata di sangue che Skinner sostiene appartenere al vero assassino, dato fino ad ora per smarrito, deve essere assolutamente trovato e testato.

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(1)  Vedi articoli nei nn. 194, 198, nonché   nn. 171, 175, 177, 178, 179, Notiziario, 180, 184, 188, 191, Notiziario, 192.

 

 

8) PER IL DICIANNOVENNE DZHOKHAR GLI AMERICANI VOGLIONO LA MORTE

 

Il 19-enne dinamitardo islamico di origine cecena Dzhokhar Tsarnaev ritiene di aver obbedito ad un imperativo morale, ma gli Americano lo vogliono morto.

 

Il Massachusetts non ha la pena di morte. Ma un sondaggio condotto a fine aprile dal Washington Post e da ABC News rivela che il 70% degli Americani vorrebbe un processo federale di fronte ad una corte militare e l’applicazione della pena di morte per il 19-enne Dzhokhar Tsarnaev, rimasto in vita – sia pure seriamente ferito – dopo aver partecipato all’attentato dinamitardo al traguardo della Maratona di Boston il 15 aprile scorso. Quel giorno la deflagrazione di due pentole a pressione, imbottite di esplosivo e spezzoni metallici, provocò la morte di 3 persone e la mutilazione o il ferimento di altre 260.

Sembra che gli ideatori e gli autori dell’attentato siano stati solo due: i fratelli Dzhokhar e Tamerlan Tsarnaev. Tamerlan di 26-anni è morto alcune ore dopo l’attentato in uno scontro a fuoco con la polizia. Contro il fratello minore Dzhokhar, catturato dopo una caccia all’uomo in cui è stata uccisa una guardia del MIT (1), sono stati formulati 30 capi d’accusa tra cui quello dell’“uso di armi di distruzione di massa per uccidere”.

Nel corso di quattro giorni, mentre si nascondeva in un barcone in secca, il giovane Dzhokhar, immigrato ceceno affascinato dall’ideologia di al-Qaeda, aveva scritto sulle pareti e sulle travi del suo rifugio frasi che equivalgono ad una vera  propria “confessione”. Ad esempio: “Non mi piace uccidere persone innocenti” ma “il governo Usa sta uccidendo i nostri concittadini innocenti […] Non posso sopportate che questo male rimanga impunito.”  “Noi musulmani siamo un sol corpo, se ne colpisci uno fai male a tutti.” “Sì non mi piace uccidere innocenti, è proibito dall’Islam ma in certe occasioni [?] bisogna dire che è permesso.” “Smettetela di uccidere innocenti e ci fermeremo.”

Dzhokhar Tamerlan ha rifiutato di collaborare con gli investigatori da quando gli sono stati letti i suoi diritti. La sua decisione ha suscitato le proteste dell’accusa, che potrebbe farlo classificare come “nemico combattente” limitando molto le sue possibilità di difesa. (Grazia)

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(1) MIT = Massachusetts Institute of Technology. Dell’uccisione della guardia è stato incriminato lo stesso Dzhokhar Tsarnaev

 

 

9) IN TEXAS AI MINORENNI “SOLTANTO” 40 ANNI DI CARCERE

Per effetto di una sentenza della Corte Suprema Usa del 2012, il Texas si sente costretto ad approvare una legge che permetterà agli omicidi 17-enni di uscire ‘sulla parola’ dopo 40 anni di cercere.

Lo scorso marzo il Senato del Texas ha approvato la proposta di legge n. 187 (1), che permetterà agli omicidi diciassettenni al momento del crimine, condannati all’ergastolo, di poter uscire “sulla parola” dopo 40 anni di detenzione, a condizione, ovviamente, che la loro condotta in carcere in tutti quegli anni sia stata ineccepibile.

Gli avvocati accusatori hanno dichiarato di aver bisogno di una legge del genere perché il codice penale texano fino ad ora per gli omicidi capitali dei diciassettenni prevede solo l’ergastolo senza possibilità di uscita sulla parola (2). Ma la condanna automatica (mandatory) dei minorenni all’ergastolo non è più possibile in quanto la Corte Suprema federale nel 2012 ha proibito di condannare automaticamente coloro che hanno meno di 18 anni a trascorrere l’intera esistenza in carcere senza prendere in considerazione i singoli aspetti di ogni caso.

Ricordiamo che tale decisione è stata presa dalla Corte Suprema federale a partire dal caso del quattordicenne omicida Evan Miller dell’Alabama. Prima di infliggere a Evan l’ergastolo irrevocabile, la corte statale non considerò l’età dell’imputato e lo stato di abbandono e gli abusi da lui sofferti nel corso della vita, che gli fecero tentare il suicidio più volte, la prima volta all’età di 7 anni (v. n. 198). Scrivendo le motivazioni della sentenza Miller v. Alabama, emessa a stretta maggioranza, la giudice Elena Kagan, aveva spiegato che i minorenni non sono da ritenere responsabili come gli adulti dei loro crimini, per gravi che siano.

Tra gli oppositori alla decisione che dà la possibilità di uscita sulla parola ai criminali minorenni  soltanto dopo 40 anni di detenzione vi è Lauren Rose, analista delle politiche giudiziarie dell’asso-ciazione “Texans Care for Children” (“I Texani si preoccupano dei Bambini”) che ha dichiarato che i giudici dovrebbero considerare la sentenza della Corte Suprema federale nel caso Miller solo come divieto ad ogni condanna automatica per i criminali minorenni. “I giudici”, ha detto, “devono tener conto di tutti i diversi fattori. Il cervello non si sviluppa completamente fino all’età di 25 anni. Il meccanismo che fa dire al ragazzino ‘oh, non dovrei fare questo’ non è sempre presente”.

La senatrice Joan Huffman, autrice della proposta di legge 187, ha ribattuto che la Corte Suprema non si era mai preoccupata del problema di condanne che prevedano l’uscita sulla parola dopo 40 anni per 14-enni o 16-enni, condanne che al momento sono già previste dal codice penale texano per ragazzini di quelle età.

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(1) La legge è stata poi approvata da una Commissione della Camera il 13 maggio e dovrà essere approvata in aula prima della firma del Governatore.

(2)  Negli Usa per i minorenni vi era anche la possibilità della pena di morte che fu definita contraria alla Costituzione il 1° marzo 2005. La pena dell’ergastolo irrevocabile per i minorenni non omicidi fu dichiarata incostituzionale negli Usa il 17 maggio 2010, v. n. 180

 

 

10 ) INSERITA NEL NUOVO CODICE IRANIANO LA PENA DELLA LAPIDAZIONE

 

La pena della lapidazione, mai abolita in Iran,è stata inserita esplicitamente nel nuovo codice penale

 

A fine aprile il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, composto da 12 giuristi religiosi, ha inserito esplicitamente, nel codice penale iraniano in fieri, la pena della lapidazione per adulterio. Nella bozza precedente, la lapidazione, pur non essendo esclusa, non era prescritta (v. n. 195, “Illusoria moderazione…”).

Si ritiene che in Iran siano imprigionate almeno 10 persone accusate di adulterio a rischio di lapidazione. Almeno 70 persone sono state lapidate in Iran a partire dal 1980. L’ultima lapidazione certa si è verificata nel 2009. Probabilmente quattro donne sono state lapidate a novembre del 2012.

Sarah Leah Whitson, direttrice di Human Rights Watch per il Medioriente, ha commentato (1): “La lapidazione è una punizione abominevole che non trova posto nel codice penale di nessuna nazione. Insistendo nel mantenere la lapidazione nel codice penale, le autorità iraniane dimostrano di amministrare un sistema di giustizia basato sulla paura, sulla tortura e sull’ingiustizia”.

Il nuovo codice prevede inoltre che, nel caso gli imputati di adulterio vengano condannati sulla base della “competenza del giudice” con deboli prove, la pena possa essere di 100 frustate in luogo della lapidazione. La punizione prevista per le persone condannate per fornicazione, o per rapporti sessuali con persone non sposate è di 100 colpi di frusta.

Nel codice penale rivisto ci sono anche molte altre previsioni di pene che violano i diritti umani, come il mantenimento della pena di morte per i minorenni, anche per crimini considerati non gravi nella legislazione internazionale, per condotte morali o religiose che non dovrebbero essere considerate affatto crimini. Vi sono inoltre articoli discriminanti contro le donne e le minoranze religiose.

Tutto ciò anche se, da alcuni anni, l’elaborazione del nuovo codice penale viene propagandata all’estero dalle autorità iraniane come un  significativo passo avanti sulla strada dei diritti umani!

La Whitson ha concluso: “Indipendentemente da quanto affermano le autorità iraniane, il nuovo codice penale sarà un disastro totale per i diritti umani. La dice lunga il fatto che una delle questioni principali discusse tra i giuristi e le autorità iraniane è se le persone condannate per il ‘crimine’ di adulterio debbano essere lapidate o impiccate”.  (Grazia)

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(1)  V.  http://www.hrw.org/news/2013/06/03/iran-proposed-penal-code-retains-stoning

 

11) A MADRID IL CONGRESSO MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE

(dal nostro inviato Andy De Paoli)

Dal 12 al 15 giugno a Madrid il grande incontro delle organizzazioni abolizioniste di tutto il mondo

 

1. Assemblea della Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte

Al mattino del 12 giugno, prima dell'avvio del Congresso, si è tenuta l'Assemblea Generale della Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte, composta da 150 organizzazioni abolizioniste di tutto il mondo, tra le quali il Comitato Paul Rougeau, rappresentato dal sottoscritto.

È stato eletto il nuovo Direttivo, i cui membri rimarranno in carica 2 anni; fra loro sono stati eletti i 5 membri del Consiglio di Amministrazione. Durante l'assemblea sono stati anche approvati i bilanci e il rapporto delle attività del 2012, il budget e il rapporto di orientamento per il 2013.

 

2. Quinto Congresso Mondiale Contro la Pena di Morte

Nel pomeriggio del 12 giugno è iniziato il 5° Congresso Mondiale Contro la Pena di Morte, che  è durato quattro giorni, pieno di attività ed incontri.

Il Congresso è stato organizzato dal Ensemble Contre la Peine de Mort ed  è stato sponsorizzato da 4 paesi, Spagna, Norvegia, Francia e Svizzera, e dalla Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte.

Nei quattro giorni si sono riassunti gli ultimi sviluppi nella lotta per l’abolizione e si è discusso sulle strategie da adottare.

Il Congresso ha riunito esperti internazionali, attivisti e figure di alto profilo, come ministri, diplomatici e alte cariche governative di molti paesi, oltre ai rappresentanti di centinaia di organizzazioni abolizioniste.

Numerosissimi gli avvocati di tutto il mondo che si battono contro la pena di morte, molti dei quali provenienti da paesi ritenzionisti, come la Cina e l’Iran, che si trovano spesso a lavorare in condizioni difficili, ostili, e talvolta anche con grande rischio per la propria carriera, se non addirittura per la propria vita.

Inoltre ci sono state molte testimonianze: di ex carcerati, di prigionieri esonerati, di personale carcerario (pentito) e di familiari delle vittime.

Hanno anche partecipato alcuni premi Nobel per la Pace, come Josè Manuel Ramos-Horta,  e anche Desmond Tutu con un messaggio video (1)

I due giorni successivi sono stati fitti di lavori con tre sessioni (di workshop) e tavole rotonde.    C’erano tantissimi temi, come “Iran e la pena di morte”, “Insegnare l’abolizionismo”, “I minori e la pena di morte”, “Europa, Strategie future”, “Pena di morte e tortura”. Purtroppo, vi erano tre workshop e tavole rotonde simultaneamente ad ogni sessione. Impossibile quindi partecipare a tutte.

È stato prodotto molto materiale, troppo per poterlo riassumere in due o tre pagine (2)

Le sere si concludevano con attività culturali. La serata del 14 Giugno è stata la più suggestiva e commuovente, al Circulo de Bellas Artes, da cui si può vedere tutta Madrid.

 

Tante le testimonianze, come quella di  Jerry Givens, che ha giustiziato 62 persone e ora è un attivo abolizionista, oppure quella di Kirk Bloodsworth, che fu il primo esonerato con una prova del DNA nel Maryland. Ha parlato anche la Nobel per la Pace, Shirin Ebadi.

L’ultimo giorno c’ è stata la cerimonia di chiusura.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha sottolineato in teleconferenza come - seppure vi siano paesi che hanno abolito la pena capitale in tutte le regioni del mondo, in tutti i sistemi legali, in tutte la tradizioni e le fedi religiose, ci sono ancora alcuni stati che continuano ad applicare la pena di morte contro migliaia di persone ogni anno, spesso in violazione di standard internazionali di rispetto dei diritti umani.

Nella risoluzione finale è stato chiesto a tutte le organizzazioni governative ed internazionali di continuare ed intensificare la cooperazione con tutti gli stati e le società civili per promuovere l’abolizione della pena di morte.

È stata ribadita la richiesta a tutti i paesi ritenzionisti di imboccare la strada giusta, cominciando col ridurre i crimini per cui si applica la pena di morte, togliendo, per esempio, in Kenya la pena di morte per traffico di droga. Ribadita anche la richiesta di aderire alla Convenzione Internazionale sui Diritti dei Minori e eliminare l’esecuzione dei minori.

Si  è chiesto di tenere il prossimo Congresso in un paese che ancora pratica la pena di morte per dargli maggior risonanza, e invitare a partecipare anche giudici dai paesi ritenzionisti. Una associazione indiana di avvocati ha invitato a tenere il prossimo congresso in India; per organizzare il prossimo Congresso si è anche offerta una delegazione di Jamaica.

Si è chiesto ai paesi abolizionisti di usare azioni diplomatiche per fare la massima pressione sui paesi dove si pratica la pena di morte.

Dopo la cerimonia di chiusura si è svolta una manifestazione per le strade di Madrid, con tanto di musica e ritmi di tamburo.

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(1)  V. http://vimeo.com/68902999

(2)  Cercate su Facebook e, con un motore di ricerca: “World Coalition Against the Death Penalty”, e "ECPM - 5e Congrès Mondial / 5th World Congress / 5o Congreso Mundial”

 

 

12) INVALIDATA DOPO 10 GIORNI  LA PESANTE  CONDANNA A RIOS MONTT

 

Con grande impegno, tra grandi difficoltà, l’accusa era riuscita a far condannare l’ex dittatore del Guatemala Rios Montt per genocidio e crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati 30 anni fa. La sentenza di condanna emessa il 10 maggio è stata invalidata dieci giorni dopo dalla massima corte guatemalteca. Non si sa come e dove il processo a Montt potrà essere ripreso e portato a termine.

 

L’ex dittatore guatemalteco Rios Montt, alla fine un processo con molti sussulti, carico di passioni e di pressioni, è stato condannato a 80 anni di carcere per le stragi compiute dai militari ai suoi ordini nell’arco di 17 mesi tra il 1982 e il 1983 nell’ambito della lunga guerriglia anticomunista (1). Il 10 maggio gli sono stati inflitti 50 anni di detenzione per genocidio e ad altri 30 anni per crimini di guerra e contro l'umanità. Si è trattato della prima condanna per genocidio inflitta a un capo di stato sudamericano dalla giustizia del proprio paese. Rios Montt, che ha 86 anni, dopo la sentenza è stato portato subito in carcere e di qui trasferito in un ospedale militare per essere sottoposto ad accertamenti  medici.

Il coimputato Jose Mauricio Rodriguez Sanchez, ex capo dell’intelligence, è stato assolto e liberato.

La Corte Costituzionale del Guatemala, massimo organo giudiziario del paese, ha però invalidato la condanna contro Montt il 20 maggio, esattamente 10 giorni dopo la sua inflizione. Per effetto della decisione presa dalla maggioranza minima di tre giudici contro due, Montt è così potuto tornare agli arresti domiciliari (dove si trovava dal gennaio del 2012) in attesa che si chiarisca e proceda la sua complessa e caotica vicenda giudiziaria.

La massima corte non ha invalidato l’intero processo contro Montt cominciato il 19 marzo, ma tutto ciò che è successo a partire dal 19 aprile quando lo stupefacente intervento della giudice Carol Patricia Flores di un’altra corte causò l’interruzione del processo (v. n. 205). Gli atti precedenti a tale data sono considerati ancora validi (interventi dell’accusa e gran parte degli interventi della difesa). Si ritiene però che la parte del processo ora mancante non si potrà ripetere presso la corte originale.

Contemporaneamente all’annullamento della condanna di Montt è stata annullata anche l’assoluzione del coimputato Jose Mauricio Rodriguez Sanchez.

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(1) V. articoli nel n. 203 (Notiziario), n. 204 (n. b. In alcune edizioni di tale articolo compare la frase erronea “Il processo è stato aggiornato al 14 agosto p. v.” che dev’essere cassata), 205.

 

 

13) CONDANNE DEFINITIVE PER LE VIOLENZE DI BOLZANETO DEL 2001

 

Con pene sia pur miti, ora definitive, viene sanzionata la condotta delle ‘forze dell’ordine’ nel 2001

 

Il 14 giugno la Quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato in buona parte le condanne inflitte dalla Corte d’Appello di Genova il 5 marzo 2010 per le violenze perpetrate dalle “forze dell’ordine” nella caserma di Bolzaneto, in occasione del G8 di Genova del 2001. Vi sono state 7 condanne definitive, 33 prescrizioni del reato, 4 assoluzioni. Le condanne a poliziotti e agenti penitenziari vanno da un minimo di un anno a tre anni e mezzo di reclusione.

Riportiamo il commento in merito di Amnesty International con cui concordiamo pienamente:

“La Corte di Cassazione ha emesso oggi il verdetto definitivo sui maltrattamenti subiti nel luglio 2001, durante il G8 di Genova, da oltre 200 persone trasferite nel carcere provvisorio di Bolzaneto, dove furono costrette a rimanere per ore in posizioni dolorose, picchiate, minacciate di subire violenze e stupri e sottoposte a perquisizioni corporali eseguite in modo volutamente degradante e a ulteriori umiliazioni. 

“La Corte ha ribadito in modo definitivo che a Bolzaneto furono commesse gravi violazioni dei diritti umani. Il verdetto odierno conferma le responsabilità della maggior parte degli imputati, ma la prescrizione comporta la sostanziale impunità per molti di loro. 

“Amnesty International Italia rileva come la mancanza del reato di tortura nel codice penale italiano abbia impedito ai giudici di punire i responsabili in modo proporzionato alla gravità della condotta loro attribuita. 

“La sentenza di oggi chiude il lungo, tormentato e complesso percorso giudiziario per arrivare a verità e giustizia per le vittime delle violenze del G8 di Genova che, a distanza di oltre 12 anni, resta una ferita aperta. Le responsabilità accertate nei procedimenti giudiziari coinvolgono un numero molto piccolo di coloro che parteciparono alle ingiustificabili violenze di massa poste in essere dalle forze di polizia, seguite da un’impunità che perdura per centinaia degli agenti coinvolti. 

“Vi e’ stata, in questi anni, una vergognosa mancanza di assunzione di responsabilità per i fallimenti politici e sistemici che hanno reso possibili le violenze. Non sono mai state fornite scuse alle vittime, né risultano a oggi aperti procedimenti disciplinari.  

“L’organizzazione per i diritti umani ritiene urgente e necessario che l’Italia si doti di strumenti adeguati a prevenire maltrattamenti e tortura da parte delle forze di polizia e ad investigarli in maniera efficace […]

Rimandiamo al n. 199 in cui si parla della conclusione del parallelo processo ai responsabili intermedi delle violenze compiute in occasione del G8 del 2001 da polizia e carabinieri nella scuola Diaz di Genova e si denunciano le complicità e l’ipocrisia dei maggiori responsabili dei fatti: i vertici delle ‘forze dell’ordine’ sottrattisi alla giustizia e premiati dalle istituzioni.

 

 

14) DA FERNANDO EROS CARO, CARCERE DI SAN QUENTIN, CALIFORNIA

Grazie per la vostra lettera del 13 maggio. E per le parole appassionate riguardo alle persone che qui dentro hanno perso la speranza.

Sì, è vero, la maggioranza dei condannati a morte preferisce vivere. Aspettare, sperare di ricevere una sentenza favorevole in appello. Poi ci sono uomini che sono stati qui dentro così a lungo che finiscono col morire per cause naturali. Non si potrà mai sapere che cosa sarebbe loro accaduto se fossero vissuti ancora.

La parola “speranza” viene usata spesso in occasione di situazioni dure, traumatiche ed emotivamente dolorose. Essa però descrive al meglio il nostro unico appiglio per riconquistare un livello di normalità. Per liberarci dalla sofferenza, e dai cambiamenti negativi repentini della nostra esistenza! Quando ti viene tolta improvvisamente la libertà, e vieni gettato in un luogo nel quale non hai alcun controllo della tua vita, si tratta di un’esperienza traumatica! Aggiungi a ciò una condanna a morte, e non sorprenderà che la tua mente possa sconvolgersi!

Cominciamo col cercare una luce alla fine del tunnel. Poi cominciamo a sperare di raggiungerla!

La cosa triste è che ci vogliono anni trascorsi nel buio prima di intravvedere la luce. Poi devono trascorrere molti altri anni prima di poterla raggiungere, se mai ci si riesce!

Un giorno alla volta, amici. Un giorno alla volta

30 maggio 2013      

Fernando

 

 

15) DAL VERBALE DELL’ASSEMBLEA DI FIRENZE DEL 2/6/2013

 

L’Assemblea ordinaria dei Soci del Comitato Paul Rougeau/Ellis One Unit si è riunita il 2 giugno 2013 […] L'ordine del giorno è il seguente: 1. Relazioni sulle attività svolte dal Comitato Paul Rougeau dopo l’Assemblea del 27 maggio 2012; 2. situazione iscritti al Comitato Paul Rougeau, gestione dei soci; 3. illustrazione ed approvazione del bilancio per il 2012; 4. ratifica di eventuali dimissioni dal Consiglio direttivo; elezione di membri del Consiglio direttivo. Breve sospensione dei lavori dell’Assemblea per consentire una riunione del nuovo Consiglio direttivo con il rinnovo delle cariche sociali. 5. Prosieguo dell’impegno anche finanziario del Comitato Paul Rougeau a sostegno di Larry Swearingen e di Gerald Marshall condannati a morte in Texas; 6. discussione delle strategie abolizioniste; 7. discussione, programmazione e approvazione del prosieguo delle attività in corso; proposte di nuove attività da parte dei soci, programmazione ed approvazione delle stesse; 8. raccolta fondi e allargamento della base associativa; 9 ricerca di adesioni ideali di personalità al Comitato Paul Rougeau; 10. varie ed eventuali. In apertura di seduta si affronta il punto 1. all’o. d. g. ricordando le principali attività svolte dal Comitato dopo l’Assemblea del 27 maggio 2012. […] Grazia relaziona sul tour [… di Dale e Susan] Recinella in Italia, tenutosi dal 15 ottobre al 2 novembre, con la partecipazione anche finanziaria di diversi soggetti (gruppi locali di Amnesty, Gesuiti, Edizioni San Paolo), […]; 19 conferenze dei Recinella si sono tenute in varie città del centro-nord d’Italia; la maggior parte di tali conferenze sono state aperte al pubblico, alcune si sono tenute nelle scuole. Gli ascoltatori sono stati complessivamente circa 1.500. Nel corso del tour sono state vendute circa 100 copie del libro “Nel braccio della morte” di Dale Recinella (senza contare le copie vendute direttamente dalle Edizioni San Paolo nelle conferenze da loro organizzate). Particolarmente significativa la conferenza tenuta all’interno del Carcere di Regina Coeli a Roma, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio. […]  Paolo Cifariello in occasione della Giornata Mondiale contro la pena di morte ha parlato in un liceo classico di Piacenza con circa 200 ragazzi presenti; è seguito un interessante vivace dibattito. Tutto ciò a fronte delle 11 partecipazioni attive dell’anno precedente. Grazia ha continuato l’intenso e costante scambio epistolare con Fernando Eros Caro, condannato a morte in California, corrispondente privilegiato del Comitato, i cui ottimi articoli compaiono spesso nel nostro Foglio di Collegamento. […] Dell’Opuscolo del Comitato, completamente aggiornato al settembre 2013, è uscita una nuova edizione (dopo la precedente che risaliva al 2009). […] Per quanto riguarda il Foglio di Collegamento: ne sono usciti nell’ultimo anno8 numeri, di cui 4 doppi (gennaio/febbraio, maggio/giugno, luglio/agosto, ottobre/novembre) in luogo degli 11 previsti nel periodo, per un totale di 119 pagine (contro le 112, 145 pagine degli anni precedenti). […] Rapporti al vertice con organizzazioni abolizioniste (Sezione Italiana di Amnesty International, Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte, Comunità di Sant’Egidio): al minimo e di routine, per lo più via e-mail. Rapporti intensi con gruppi locali di Amnesty […] durante il tour di Dale Recinella E’ stata data assistenza, in termini di incoraggiamento e consulenza, ad una decina tra corrispondenti singoli e piccoli gruppi di corrispondenti con detenuti del braccio della morte per lo più segnalatici negli ultimi anni da Amnesty Italia. Sono stati ricevuti dal Comitato circa 13.000 messaggi e-mail e spediti circa 1500 messaggi e-mail (circa 2500 nell’anno precedente). La mailing list per l’invio mensile del Foglio di Collegamento e di proposte di mobilitazione comprende ora circa 370 destinatari (circa 300 nei quattro anni precedenti). L’incremento è da attribuirsi alla pubblicità fatta al Comitato […] durante il tour di Dale Recinella. Si passa al punto 2 all’o. d. g. e Grazia riferisce sulla situazione del soci. Rimangono nell’elenco dei soci 110 persone, di cui 47 in regola con il pagamento della quota associativa, molte delle quali si sono messe in regola dopo il sollecito inviato da Grazia a marzo di quest’anno. Punto 3 all’o. d. g.:Paolo Cifariello distribuisce e illustra il rendiconto economico del Comitato per l’anno solare 2012 […]. Le somme più rilevanti in entrata e in uscita riguardano il tour dei coniugi Recinella e la distribuzione del libro “Nel braccio della morte” di Dale Recinella. A Fernando Eros Caro nel 2012 sono stati mandati 400 dollari da parte nostra e trasferiti 780 dollari dati da Marco Cinque (nell’anno precedente mandammo a Fernando 1085 dollari in gran parte donati da Marco Cinque). […] Il bilancio per il 2012 è approvato all’unanimità. Punto 4. all’o. d. g.: tutti i membri del Consiglio Direttivo si presentano dimissionari  […] Si eleggono all’unanimità: Giuseppe Lodoli a Presidente, Maria Grazia Guaschino a Vice Presidente, mentre Paolo Cifariello viene eletto Tesoriere. […] punto 5. all’o. d. g. Giuseppe riassume la situazione giudiziaria dei due detenuti adottati dal Comitato, Larry Swearingen e Gerald Marshall. Il 20 dicembre 2012 ci ha gelato una notizia arrivata dal Texas: la fissazione della data di esecuzione per Larry Swearingen, con un preavviso brevissimo, per il 27 febbraio. Ci siamo messi a disposizione dell’avvocato difensore James Rytting per eventuali aiuti. Il 30 gennaio 2013, il bravissimo Rytting è riuscito ad ottenere dal nuovo giudice Kelly Case la sospensione dell’esecuzione per far eseguire importanti test del DNA che potrebbero scagionare Larry. Ciò ha assicurato, quanto meno, diversi mesi di vita a Larry. La situazione di Gerald Marshall non è invece cambiata rispetto ad un anno fa. Il suo caso è ancora a livello statale ed egli si difende con ricorsi pro se, consigliato dalla sua amica tedesca Andrea Bachmann la quale ha creato la Coalizione Europea per i Diritti Umani allo scopo di sostenere Gerald. Andrea non ha risorse finanziarie e vorrebbe gestire […] i soldi offerti per Gerald. Noi abbiamo deciso oltre un anno fa di aiutare Gerald indipendentemente da Andrea cercando un difensore che, dietro un modesto compenso, si possa affiancare all’avvocato d’ufficio James Godinich. Infatti Godinich, per quanto sfiduciato da Gerald, non può essere sostituito se non con costi insostenibili. L’avvocato difensore potrà cambiare solo quando il caso arriverà a livello federale. […] Siccome crediamo che il caso di Gerald Marshall sia un caso forte sul quale vale la pena di investire, sono stati raccolti quasi 8000 euro […] per la sua difesa legale. Si decide di chiedere al grande avvocato texano David Dow un parere sul da farsi per Gerald ed eventualmente di ricercare un buon avvocato che possa aggiungersi a Godinich disponendo di 10.000 dollari. […] Punto 6 all’o. d. g.: si decide di saltarlo. Punto 7: Andy illustra la situazione del sito del Comitato, sito estremamente ampio ma in molte parti da aggiornare, da correggere e da completare. Si discutono i principali aggiornamenti e le modifiche da fare. […] Andy si dichiara disponibile a partecipare a nome del Comitato al Congresso della Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte che si terrà a Madrid dal 12 al 15 giugno. […] Si decide di concentrare particolarmente l’attività del Comitato sulla situazione della Florida, preoccupante per quanto riguarda l’aumento delle esecuzioni e il taglio dei tempi e delle possibilità di appello che produrrà il Timely Justice Act appena approvato dal parlamento floridiano. Punto 8: Per quanto riguarda la raccolta fondi ci si riserva di contattare tutta la mailing list nei momenti di necessità. Per l’allargamento della base associativa, il nuovo socio Guido Grenni propone di scrivere un appello ai principali media italiani chiedendo alla gente di aderire al nostro Comitato. […] Si propone di aumentare dal 2014 la quota associativa ferma a 30 euro da cinque anni. […]

 

 

16) NOTIZIARIO

 

California. Si prolunga la moratoria delle esecuzioni. Anche se il referendum per abolire la pena di morte in California non ha avuto successo, la moratoria delle esecuzioni in essere dal 2006 è destinata a prolungarsi. La moratoria conseguì al sospetto che il metodo dell’iniezione letale allora utilizzato fosse una punizione “crudele e inusuale” e quindi proibito dalla Costituzione americana (v. ad es. nn. 136, 145, 176, 183). La Corte d’Appello distrettuale del Primo circuito ha confermato a fine maggio la decisione di un giudice che ha bloccato la nuova procedura dell’iniezione letale per una serie di motivi, a cominciare dal fatto che non è stata sufficientemente spiegata e motivata al pubblico. La Corte ha confermato che l’amministrazione carceraria non ha fornito adeguata giustificazione pubblica e sufficiente documentazione per la scelta delle tre sostanze letali da iniettare in successione. Molti altri stati hanno deciso di utilizzare una sola sostanza letale: il pentobarbitale, un sedativo che ad alto dosaggio provoca la morte nel giro di 20 minuti. Il portavoce dell’amministrazione carceraria californiana ha dichiarato che è in corso lo studio per il passaggio alla mono-sostanza letale, ma che le ulteriori metodologie da applicare sono ancora tutte da discutere. Al momento ci sono oltre 725 condannati alla pena capitale in California, tra cui alcuni che hanno esaurito i loro appelli e potrebbero quindi essere messi a morte. La decisione della Corte d’Appello ritarderà come minimo di oltre un anno la possibilità di rimettere in funzione il lettino del boia. Inutile dire che noi speriamo che ciò non avvenga mai!

 

Iran. Eletto Rowhani un presidente moderato. Il 13 giugno a sorpresa è stato eletto presidente dell’Iran il religioso Hassan Rowhani. L’elezione di Rowhani con un larghissimo suffragio ha indispettito il regime conservatore ma fa ben sperare per un miglioramento della disastrosa situazione dei diritti umani in Iran e dei rapporti internazionali dell’Iran. L’elezione di un religioso dopo il laico Ahmadinejad d’altro canto ha abbastanza rassicurato il leader supremo ayatollah Ali Khamenei, detentore del massimo potere. Hassan Rowhani promuove il rispetto delle libertà individuali, va incontro ai giovani colpiti dalla crescente disoccupazione, non ha mai minacciato di distruggere Israele ed anzi ha collaborato anni fa con il precedente presidente moderato Mohammad Khatami nei negoziati col paese avversario. Durante la campagna elettorale Rowhani ha sostenuto che “non ci sono altre opzioni al di fuori della moderazione”. Ha criticato la polizia che arresta le donne che non portano veli e vestiti appropriati . Ha chiesto di togliere le limitazioni ad Internet e ha sostenuto che “d’accordo con le autorità” i prigionieri politici devono essere liberati. Non si sa quale margine di autonomia e di potere potrà raggiungere il nuovo presidente nei riguardi del regine degli ayatollah, speriamo comunque che riesca a incidere sulla conseguenza più deleterie delle politiche iraniane a inclusa la situazione delle prigioni e… della pena capitale.

 

Iran. Perdonato subito dopo esser stato impiccato. Stava cominciando a soffocare, dopo che la botola si era aperta sotto di lui, l’Iraniano Vahid Zahe. Era stato condannato all’impiccagione nella città di Mashad per aver ucciso un giovane durante il servizio militare. Ha ricevuto il perdono dai familiari della vittima l’8 maggio scorso, ad esecuzione iniziata. Appena i membri della famiglia hanno confermato alle guardie l’intenzione di perdonare il colpevole, l’uomo è stato tirato giù dalla forca e trasportato in ospedale per essere curato.

 

Kentucky. Normale per i bimbi sparare con un fucile calibro 22. Riportiamo alcuni passi di un articolo del 3 maggio di Marcello Campo, giornalista dell'ANSA. Per quanto stupefacente, quello che leggete è tutto vero o almeno coincidente con quanto riportato dalla stampa americana. "Entrambi biondi, con gli occhi azzurri. Il più grande Kristian Starks, di appena 5 anni, abbraccia sorridente la sorellina, di due anni, Caroline. E' la foto che in queste ore gira sul web. […]  Burkesville, questo piccolo centro del Kentucky, 1800 anime, e ancora sotto shock per l'uccisione di questa splendida bimba con la codina, per mano del fratellino, che due giorni fa le ha sparato un colpo in pieno petto con il suo fucile calibro 22 ricevuto in regalo per il compleanno. […] L'arma della tragedia è il Crickett, un fucile dalle dimensioni e dal peso ridotti, progettato apposta per i bambini e prodotto in vari colori: c'è anche il rosa per le bambine. Un regalo ricevuto l'anno scorso e conservato in un angolo di una stanza. […] My first rifle, (Il mio primo fucile), è lo slogan della Keystone Sporting Arm, la casa produttrice dell'arma. […] Ogni anno di fuciletti simili al Crickett se ne vendono circa 60 mila. Come dire che solo negli ultimi 12 mesi, circa 60 mila bambini in America hanno cominciato a 'giocare' con un'arma. […]” Aggiungiamo che - a parte la perdita della bambina - forse la famiglia Sparks non subirà altre conseguenze dall’incidente. “Si tratta di un comportamento normale, non solo del Kentucky rurale, cacciare e sparare e praticare pesca sportiva. Si comincia nella prima infanzia,” ha dichiarato il locale giudice di contea John Phelps. “Probabilmente non c’è casa in questo paese in cui manchi un’arma da fuoco.”

 

Ohio. Omicida che si spara due volte alla testa rischia la pena di morte. Il 27 marzo scorso Randall Ross fece irruzione in casa della cognata, sparò a sua moglie, dalla quale era separato, uccidendola, e subito dopo tentò di suicidarsi sparandosi per due volte alla testa. Non si sa come, sopravvisse alle ferite, fu trasportato in ospedale, dove si trova attualmente, e da allora è piantonato dalla polizia. Il tentativo di suicidio non ha impietosito l’accusa, che ha già dichiarato l’intenzione di ottenere una condanna a morte per Ross.

 

Siria. Insensata immensa strage. Navi Pillay, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha dichiarato l’11 giugno che i civili portano il maggior peso della guerra in Siria con 92.901 uccisioni documentate fino a tutto aprile, un numero che può indurre a sottovalutare la violenza che ha devastato città e villaggi attraverso il paese per 25 mesi. "Ci sono casi ben documentati di bambini torturati e giustiziati, e di intere famiglie, neonati inclusi, massacrate", ha detto Pillay. Tutti noi, e soprattutto chi ha il potere di prendere decisioni politiche,  portiamo la responsabilità di questo sterminio senza fine che ha già ucciso più persone di quante ne uccise la bomba atomica sganciata su Nagasaki nel 1945.

 

Tailandia. I condannati a morte non saranno più incatenati giorno e notte. Il 12 maggio scorso, durante una cerimonia ufficiale alla quale è stato invitato anche il Primo Ministro tailandese Yingluck Shinawatra, sono state rimosse le catene dai piedi di 500 condannati a morte nel carcere di Bang Kwang. L’evento consegue ad una nuova legge che ha abolito l’uso continuo di catene per i condannati a morte. I condannati le dovranno portare solo durante i trasferimenti dal carcere in altri luoghi.

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 30 giugno 2013