FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 198  -  Maggio / Giugno 2012

Remotely piloted unmanned aerial vehicle (drone)

SOMMARIO:

 

1) Cominciato il primo processo capitale di Guantanamo

2) Nella guerra indeterminata non si fanno più prigionieri

3) Hank Skinner ha ottenuto il via libera per i test del DNA

4) Impiccato in Iraq il segretario personale di Saddam Hussein

5) Si è aperto all'Aia il processo contro Ratko Mladic

6) Il Senato Usa contro la tortura della detenzione in isolamento

7) Per le condizioni di detenzione citato il governatore del Texas

8) Ergastolo non obbligatorio per i minorenni omicidi negli Usa

9) Carlos DeLuna come Gary Graham

10) Fernando si sforza di conservare la sanità mentale

11) Dal verbale dell'Assemblea di Firenze del 27/5/2012

12) Notiziario: Arkansas, Egitto, Globale, Sierra Leone, Texas, Usa

1) COMINCIATO IL PRIMO PROCESSO CAPITALE DI GUANTANAMO

 

 

Soltanto ora, dopo un decennio dall'arresto degli imputati, dopo le torture e le detenzioni per anni in incommunicado, gli Stati Uniti sono riusciti a far partire il primo processo capitale a Guantanamo. Gli imputati sarebbero, oltre ad Osama bin Laden, alcuni tra i principali responsabili degli attentati apocalittici dell'11 settembre 2001 che fecero 3000 morti in suolo americano. La partenza non è stata facile.

 

Il 5 maggio si è tenuta presso una Commissione Militare di Guantanamo un'udienza preliminare di incriminazione di Khalid Sheik Mohammed, sospetto ideatore degli attacchi dell'11 settembre 2001, e di altri 4 prigionieri 'di alto valore' tutti a rischio di pena di morte.

Oltre a Khalid Sheik Mohammed, 46-enne, pakistano, vengono processati Walid bin Attash, 33-enne, yemenita, Ramzi bin al Shibh, 40-enne, yemenita, Ammar al Baluchi, 34-enne, pakistano (un nipote di Mohammed identificato come Ali Abdul Aziz Ali nelle carte processuali), Mustafa al Hawsawi, 43-enne, saudita.

L'assoluta indisponibilità dei prigionieri a partecipare all'udienza si è accompagnata ad azioni di disturbo e di sfida nei riguardi della corte. Nonostante ciò il giudice presidente, colonnello James L. Pohl, ha mostrato un'enorme pazienza facendo sì che in qualche modo i lavori programmati si concludessero, sia pure dopo 13 ore dall'inizio.

Probabilmente lo scopo di Pohl è quello di dare una parvenza di regolarità ad un processo compromesso in partenza per molti motivi, a cominciare dal fatto che i cinque imputati furono torturati e detenuti a lungo in incommunicado. (1)

Mohammed si lisciava la barba in silenzio mentre il giudice gli chiedeva invano se comprendeva ciò che si andava dicendo e se accettava di essere difeso dagli avvocati d'ufficio assegnatigli. Dal canto suo Ramzi bin al Shibh si alzava, si inginocchiava e cominciava pregare. In seguito lo stesso bin al Shibh ha cominciato ad urlare al giudice le sue rimostranze per le condizioni di detenzione: "probabilmente non ci vedrete di nuovo". "Probabilmente verremo uccisi e si dirà che ci siamo suicidati" ha aggiunto.

Un altro degli imputati, Walid bin Attash, è stato portato in tribunale legato ad una sedia di contenzione per ragioni che non sono state rese note.

Gli imputati hanno rifiutato le cuffie che trasmettevano una traduzione simultanea del dibattito. E così il giudice ha ordinato di ripetere in arabo attraverso una altoparlante ogni frase che veniva pronunciata in inglese.

Tutti e cinque gli imputati si sono rifiutati di dichiararsi innocenti o colpevoli.

Il giudice Pohl ha comunque voluto far avanzare il procedimento mantenendolo nei binari di una certa regolarità formale. Quando David Nevin, avvocato di Mohammed, ha spiegato che il suo assistito si rifiutava di rispondere sull'accettazione o meno dei suoi difensori d'ufficio, Pohl ha risposto di interpretare il silenzio nel senso che non ci sono obiezioni riguardo alla rappresentanza da parte dei difensori d'ufficio. "Ha la possibilità di rimanere in silenzio" ha detto, ma "non può impedire che la Commissione proceda."

La messa in stato d'accusa avviene dopo circa un decennio dalla cattura degli imputati che furono detenuti in prigioni segrete della CIA, sottoposti a trattamenti che equivalgono a tortura e comparvero a Guantanamo solo nel 2006. Nel 2008 per la prima volta furono visti dal pubblico quando vennero presentati ad una Commissione Militare (2).

Le fasi preliminari dell'attuale procedimento dovrebbero prolungarsi per diversi mesi e il processo vero e proprio non dovrebbe cominciare prima del 2013.

La sala dell'udienza, definita un locale di alta sicurezza, il 5 maggio era accuratamente chiusa e ogni parola che si diceva era considerata in linea di principio segreta; ad un certo punto gli altoparlanti sono stati spenti quando un avvocato difensore ha detto che il suo cliente era stato torturato.

L'avvocatessa Cheryl Bormann assegnata alla difesa di Walid bin Attash ha chiesto alla corte di ordinare che la prossima volta i detenuti non siano estratti con la forza dalle loro celle per essere portati in tribunale, asserendo che il proprio cliente aveva delle abrasioni sulle braccia. Al che l'imputato si è tolto la maglia, subito ammonito dal giudice.

Il team di difesa di Khalid Shaikh Mohammed ha astiosamente definito il processo un 'regime politico' messo a punto per il solo scopo di mandare a morte gli imputati. L'avvocato Nevin, ha lamentato che le regole processuali imposte dall'amministrazione Obama impedissero agli avvocati di parlare con i clienti delle torture loro inflitte. "Stiamo lavorando sotto un regime qui," ha detto David Nevin, "ci viene proibito di parlare con i nostri clienti di questioni molto importanti". "Ed ora il governo vuole uccidere Mohammed. Si vuole eliminare l'ultimo testimone in modo che egli non

possa mai più parlare delle torture subite. Vogliono una copertura politica per condannarlo e metterlo a morte." In effetti è ormai noto e accettato da tutti il fatto che Mohammed fu sottoposto 183 volte alla tortura dell'annegamento interrotto, prima di essere spedito a Guantanamo.

Dal canto suo il generale Mark Martins, accusatore capo, ha detto che il pubblico deve ricordare l'11 settembre 2001. Il giorno in cui furono uccise 2976 persone a New York, al Pentagono e in campo in Pennsylvania.

Martin ha sostenuto vigorosamente la regolarità del processo. "Comunque sia lungo il viaggio - l'incriminazione costituisce solo la partenza di un processo che può durare molti mesi - gli Stati Uniti sono intenzionati a chiedere il conto a coloro che attaccarono e uccisero persone innocenti."

Martin ha detto che gli avvocati difensori possono parlare con i loro clienti ma non rivelare documenti segreti che riguardano i trattamenti loro inflitti. Comunque, egli ha ricordato, "possono parlare liberamente con i loro clienti di qualsiasi altra cosa."

Martin ha precisato che anche se vi fu qualche forma di tortura questa non è tale da inquinare l'intero caso. "Il rimedio non è quello di lasciar cadere ogni accusa" ha detto. "Non significa che tutti se ne debbano andar liberi, che tutti siano assolti da qualsiasi responsabilità solo perché qualcun altro ha fatto qualcosa di sbagliato [la tortura]."

Piuttosto, secondo Martin, è importante che il processo vada avanti e che il pubblico giudichi della sua regolarità.

James Connell, avvocato civile (3) di Ammar al Baluchi, ha fatto presente che i cinque imputati hanno effettuato una concorde protesta durante l'udienza rifiutando di rispondere alle domande del giudice. Secondo lui, all'infuori di un breve scoppio d'ira, il loro comportamento è stato corretto e del tutto differente da quello messo in atto quattro anni fa, quando si tentò per la prima volta di processarli a Guantanamo: allora urlavano che le loro esecuzioni sarebbero state il loro martirio.

Connell ha affermato che la questione della tortura e del trattamento crudele degli imputati deve essere dibattuta prima che il caso vada avanti. "Questo procedimento può rivelarsi l'unica occasione per un esame aperto al pubblico degli anni della tortura."

Molte delle polemiche che si svolgono ai margini e dentro al processo riguardano i vestiti degli imputati e degli avvocati. Le autorità carcerarie hanno vietato agli imputati di indossare sia uniformi militari, sia capi di abbigliamento di foggia islamica, sia le umilianti tute arancione di Guantanamo.

Soltanto la signora Cheryl Bormann, avvocato civile di Walid bin Attash, ha potuto sfoggiare un abaya, un abito nero integrale portato dalle donne musulmane più conservatrici, completato da una sciarpa che le lasciava scoperto solo il viso (lo ha fatto per non indurre in tentazione gli imputati). Altre donne avvocato portavano le loro normali divise militari.

Il comandante del centro di detenzione di Guantanamo, contrammiraglio David B. Woods, in un documento legale ha addotto ragioni di sicurezza per le sue proibizioni di "abbigliamenti eccessivi". Egli sostiene che gli abiti fuori ordinanza potrebbero permettere di nascondere oggetti 'di contrabbando' (cioè non ammessi) e rendere più difficile per le guardie riportare l'ordine in caso di necessità.

Woods inoltre sostiene che la prigione proibisce "il vestiario incompatibile con il decoro e la dignità di un processo che si svolga sia negli Stati Uniti che in Medio Oriente, o che può compromettere il buon ordine e la disciplina".

Con Wood concorda l'accusa, preoccupata che gli imputati utilizzino il processo per "fare propaganda". La difesa dal canto suo ricorda che agli imputati di Norimberga e di Tokio fu consentito di indossare le loro divise militari durante i processi svoltisi nel dopoguerra.

La questione comunque non è chiusa e in agosto la corte si riunirà per decidere in merito.

Gli Stati Uniti, dunque, non riescono a dare una parvenza di serietà ad un processo che dovrebbe portare all'esecuzione esemplare (con un metodo ancora da definire) di quelli che, dopo Osama bin Laden, sono ritenuti i maggiori responsabili delle orrende apocalittiche stragi dell'11 settembre 2001.

Ma come potrebbe essere ritenuto serio un procedimento che ha origine nella tortura e nella detenzione in incommunicado degli imputati, un processo che viene celebrato davanti ad una corte speciale e che ha come esito pressoché scontato la pena di morte?

Dobbiamo ritenere che a Guantanamo più che un processo si stia svolgendo un grottesco e spietato 'scontro di civiltà', tra esponenti di due culture del tutto incapaci di comprendersi e di comunicare fra loro.

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(1) V. ad es. nn. 122, "Negato..."; 137, "Alla fine..."; 143, "Firmato..."; 148, "Confessioni..."; 157; 160; 162, Notiziario; 166, "Diritti umani...; 174; 189.

(2) Il procedimento davanti alla Commissione Militare fu poi interrotto dall'Amministrazione Obama che tentò di ottenere un processo presso una corte ordinaria nello stato di New York per poi rinunciarvi (v. nn. 166, "Diritti...",174, 189).

(3) Gran parte dei giudici e degli avvocati dell'accusa e della difesa è costituita da militari.

2) NELLA GUERRA INDETERMINATA NON SI FANNO PIÙ PRIGIONIERI

 

Sotto la presidenza di Barack Obama, gli 'omicidi mirati', effettuati soprattutto con aerei senza pilota comandati a distanza, hanno sostituito la pratica della rendition, ciò della cattura da parte di agenti degli Stati Uniti in ogni paese del mondo di "sospetti terroristi" che costituiscono una "minaccia per gli USA".

 

È triste constatare l'evoluzione di Barack Obama, che ascese alla presidenza degli Stati Uniti promettendo di correggere le gravi sistematiche violazioni dei diritti umani che caratterizzavano la 'guerra al terrore' dichiarata a tempo indeterminato dal predecessore George W. Bush dopo l'11 settembre 2001. In effetti Obama ha poi tacitamente approvato ed utilizzato le peggiori caratteristiche di tale 'guerra': la pratica della rendition (1), le commissioni militari di Guantanamo e la detenzione illimitata senza processo. Peggio, ha di fatto sostituito la pratica della rendition con quella molto più semplice degli omicidi mirati: nella guerra al terrorismo non si fanno più prigionieri.

Circa una volta alla settimana un centinaio di funzionari governativi che si occupano di sicurezza si collegano in videoteleconferenza con la Casa Bianca, per presentare al presidente Obama casi di sospetti terroristi e indicare le persone che devono essere ammazzate in vari paesi, alcuni dei quali si trovano in guerra, altri no. Si é saputo che viene compilata, e continuamente aggiornata, una lista di persone da uccidere ('kill list'), comprendente nome, cognome, curricolo e foto di ciascun morituro (2).

In parallelo sono in crescendo gli attacchi letali degli USA con gli aerei senza pilota comandati a distanza (droni) in Afghanistan, Iraq, Pakistan, Somalia e Yemen.

Inoltre la CIA utilizza i droni in Pakistan per i cosiddetti "signature strikes". Si tratta di attacchi letali contro istallazioni e gruppi di persone di volta in volta designati - anche soltanto in base alla loro configurazione, atteggiamento o abbigliamento - come 'una minaccia per gli USA', senza bisogno di identificarli.

Si tratta in sostanza dell'eliminazione extragiudiziaria di qualsiasi essere umano del mondo che venga giudicato, segretamente e insindacabilmente, dall'esecutivo USA, un pericolo per la sicurezza nazionale. Eliminazione che comporta un inevitabile corredo di 'vittime collaterali'.

Questa pratica voluta fortemente dal presidente Barack Obama è andata avanti in segreto per anni ma alla fine, quest'anno, i media e le organizzazioni per i diritti umani hanno costretto l'Amministrazione USA, se non a renderne conto, almeno a tentare di giustificarne le basi.

Facendo seguito alle conferenze del consigliere generale del Pentagono Jeh Johnson e dell'Attorney General Eric H. Holder Jr. (v. n. 196, Notiziario), il 30 aprile, in un discorso, forbito ma ancora reticente, tenuto presso il Centro Woodrow Wilson, davanti ad un uditorio di autorevoli 'teste d'uovo', il principale consigliere di Obama per l'antiterrorismo, John O. Brennan, ha decisamente ribadito la liceità degli omicidi mirati assicurando che la pericolosità di ciascuna persona da uccidere viene accuratamente accertata.

Brenann, vecchia volpe della CIA che gode della totale fiducia di Obama, è lo stesso personaggio che sotto l'amministrazione Bush ricevette aspre critiche riguardo alla pratica della tortura codificata nei famosi 'memorandum' di allora. Egli fu costretto a rinunciare alla candidatura di capo della CIA ma divenne il consigliere di Obama per l'antiterrorismo.

"É pericoloso conferire al presidente l'autorità di ordinare uccisioni extragiudiziarie di qualsiasi persona, incluso qualsiasi Americano, che egli ritiene essere un terrorista," ha ribattuto Hina Shamsi direttore del Progetto nazionale dell'ACLU (Unione Americana per le Libertà Civili) sulla Sicurezza. "L'Amministrazione insiste che il programma è accuratamente supervisionato, ma affermare che una deliberazione segreta presa interamente nell'ambito del potere esecutivo costituisca un giusto processo significa spogliare il Quinto Emendamento della Costituzione [sul giusto processo] del suo significato essenziale."

Il 18 giugno, Christof Heyns, relatore speciale delle Nazioni Unite per le esecuzioni estragiudiziali, sommarie ed arbitrarie, ha interpellato il governo statunitense in merito alla pratica delle esecuzioni mirate presentando un rapporto di 28 pagine: "Il governo (USA) deve chiarificare le procedure in essere per assicurare che ogni omicidio mirato sia in accordo con la legge umanitaria internazionale e i diritti umani e indicare le misure o le strategie applicate per prevenire vittime collaterali, così come le misure in essere per fornire una pronta, accurata, indipendente ed efficace investigazione pubblica sulle sospette violazioni."

Citando la Commissione per i Diritti Umani del Pakistan, Heyns ha detto che i droni solo nel 2010 uccisero 957 persone in Pakistan e che migliaia di individui sono stati uccisi in 300 attacchi con i droni a partire dal 2004, il 20% dei quali 'ritenuti dei civili.'

"Sebbene le cifre varino largamente a seconda delle fonti, tutti gli studi concordano su un punto: c'è stato un drammatico incremento degli attacchi con i droni negli ultimi tre anni."

"Mentre questi attacchi sono portati contro individui ritenuti leader o membri attivi di al Qaeda o Talebani nel contesto di un conflitto armato (p. es. in Afghanistan), in altre occasioni i civili periscono in attacchi in regioni in cui non è chiaro se vi sia un conflitto armato (per es. Pakistan)", ha dichiarato Heyns.

"La legislazione sui diritti umani richiede che venga fatto ogni sforzo per arrestare un sospetto [invece di ucciderlo], in linea con i principi di necessità e di proporzionalità dell'uso della forza", ha aggiunto.

Nel corso di una conferenza organizzata nei giorni successivi a Ginevra dall'ACLU, lo stesso Heyns ha accentuato le proprie critiche osservando che in certi casi gli omicidi mirati possono assumere la caratteristica di crimini di guerra: alcuni stati "trovano gli omicidi mirati molto attrattivi. Altri lo potranno fare in futuro[...]. L'attuale pratica degli omicidi mirati indebolisce lo stato di diritto. Le uccisioni possono essere legittime in un conflitto armato ma molti omicidi mirati hanno luogo lontano dalle aree in cui vi sono conflitti armati riconosciuti." (3)

"Se è vero che si verificano attacchi secondari con i droni nei riguardi di coloro che vengono in soccorso dei feriti dopo un attacco iniziale, gli ulteriori attacchi costituiscono un crimine di guerra."

Heyns ha infine ridicolizzato la pretesa degli USA che gli attacchi con i droni del 2012 siano una risposta agli attacchi di al Qaeda dell'11 settembre 2001.

Dal canto suo Zamir Akram, ambasciatore del Pakistan a Ginevra ha dichiarato che il proprio paese considera gli attacchi con i droni illegali e una violazione della sovranità nazionale, "senza contare che sono controproducenti",

Gli USA sostengono che gli attacchi con i droni costituiscono una legittima difesa contro al Qaeda e il 20 giugno l'amministrazione Obama ha seccamente rifiutato di fornire in sede giudiziaria dettagli all'ACLU di ciò che, sostiene, deve rimanere segreto.

Al che Hina Shamsi ha osservato: " Ciò che è materia di discussione nei corridoi e nei comitati delle Nazioni Unite secondo il governo sembra non possa essere detto in una corte di giustizia."

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(1) La pratica della rendition consiste nel rapimento da parte di agenti USA di 'sospetti terroristi' in qualsiasi parte del mondo. Costoro vengono poi detenuti ed interrogati in segreto ed infine, dopo anni, processati oppure destinati alla detenzione a tempo indeterminato a Guantanamo o altrove.

(2)V. ad es. : www.nytimes.com/2012/05/29/world/obamas-leadership-in-war-on-al-qaeda.html?pagewanted=all

(3) L'ACLU stima che in Pakistan, Yemen e Somalia siano state uccise 4000 persone negli attacchi con i droni a partire dal 2002, e afferma che i dati si sono impennati notevolmente con l'avvento alla presidenza di Obama.

3) HANK SKINNER HA OTTENUTO IL VIA LIBERA PER TEST DEL DNA

 

Saranno effettuati i test del DNA che potrebbero scagionare Hank Skinner, condannato a morte in Texas

 

Una notevole vittoria legale lascia ad Henry "Hank" Skinner, condannato a morte in Texas, se non altro, diversi mesi da vivere: il 20 giugno la Corte Criminale d'Appello del Texas ha dato il via libera all'effettuazione di test del DNA su numerosi reperti che furono prelevati dalla scena di un triplice omicidio commesso a Pampa l'ultimo giorno dell'anno 1993. Omicidio per il quale Skinner è stato condannato a morte ed è arrivato già tre volte sull'orlo dell'esecuzione.

I test chiesti dalla difesa potrebbero scagionare Skinner attribuendo il delitto ad un uomo nel frattempo deceduto. L'accusa, dopo essersi opposta in tutti i modi per anni, alla fine, il 12 giugno, ha raggiunto un accordo con la difesa riguardo all'effettuazione dei test.

Ricordiamo che la Corte Criminale d'Appello del Texas sospese l'esecuzione di Hank Skinner con due giorni d'anticipo sulla data dell'iniezione letale fissata per il 9 novembre 2011, dopo che si era rifiutata di farlo la competente corte distrettuale. Ora dovrà essere la medesima corte distrettuale ad autorizzare formalmente i test (1).

L'avvocato difensore Rob Owen ha salutato con soddisfazione la decisione riguardo ai test ma ha lamentato che nel frattempo sia andato perso un importante elemento da testare, che poteva rivelarsi cruciale: una giacca a vento con tracce biologiche.

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(1) V. art. nel n. 194, che contiene anche una sintesi dell'importante e notissimo caso di Hank Skinner e i rimandi a numerosi altri articoli comparsi in questo F. d. C.

4) IMPICCATO IN IRAQ IL SEGRETARIO PERSONALE DI SADDAM HUSSEIN

 

In Iraq, un paese che fa largo uso della pena di morte, è stato impiccato uno stretto collaboratore di Saddam Hussein. Si teme per la vita di altri due noti personaggi, tra cui l'ex Ministro degli Esteri Aziz.

 

Il 7 giugno è stato impiccato in Iraq Abid Hamid Mahmoud, anche noto come Abed Hamoud, ex segretario personale e guardia del corpo di Saddam Hussein.

Mahmoud era stato condannato a morte il 26 ottobre 2010 dal tribunale speciale iracheno denominato "Tribunale Criminale Supremo dell'Iraq" (SICT) (1), con l'accusa di repressione violenta degli attivisti politici che si opponevano al regime di Saddam. Nello stesso processo furono condannati a morte anche Tareq Aziz, ex Ministro degli Esteri ed ex Vice Primo Ministro, e Sadoun Shakir, Ministro degli Interni, entrambi in carica nel governo di Saddam. Si teme che queste due persone possano subire entro breve tempo la stessa sorte di Abed Hamoud, anche se motivi umanitari e soprattutto di politica internazionale si oppongono all'esecuzione di Tareq Aziz, (2).

Le istituzioni internazionali e Amnesty International hanno da sempre criticato il SICT come un organismo, non immune da pressioni politiche, designato a fare giustizia sommaria ed 'esemplare'.

Hassiba Hadj Sahraoui, Vice Direttore di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nordafrica, ha dichiarato: "L'uccisione di Habed Hamoud fa parte di una escalation preoccupante di esecuzioni in Iraq e temiamo che altri possano presto subire la stessa sorte. Il governo di Saddam Hussein fu sinonimo di uccisioni extragiudiziarie, di torture e di altre gravi violazioni dei diritti umani, e coloro che commisero questi crimini devono rispondere alla giustizia, ma la pena di morte, che è la negazione massima dei diritti umani, non dovrebbe mai essere utilizzata, neppure per punire i peggiori reati. Invece, l'attuale governo iracheno dovrebbe dimostrare una netta rottura con il passato e seguire la tendenza globale che si allontana dall'uso della pena di morte."

Dalla reintroduzione della pena capitale in Iraq nel 2004, centinaia di persone sono state condannate a morte, spesso in seguito a processi ingiusti, e moltissime giustiziate. Almeno 70 esecuzioni si sono verificate nella prima metà dell'anno in Iraq.

Come è noto, gli Stati Uniti non hanno fatto nulla per impedire il ripristino della pena di morte in Iraq, che era stata sospesa al momento dell'invasione americana del paese, essendo loro stessi favorevolissimi e tra i principali utenti della pena capitale. (Grazia)

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(1) V. n.184

(2) V. n. 185

5) SI É APERTO ALL'AIA IL PROCESSO CONTRO RATKO MLADIC

 

Ratko Mladic, ex comandante in capo dell'esercito serbo, responsabile dell'atroce 'pulizia etnica' di Srebrenica del 1995, ha affrontato in maniera spavalda il processo che si celebra contro di lui all'Aia, presso il Tribunale Penale Internazionale ad hoc per la ex Jugoslavia delle Nazioni Unite.

 

Ratko Mladic, ex comandante in capo dell'esercito serbo bosniaco, che negli anni Novanta condusse la campagna militare più sanguinosa mai combattuta dopo la seconda guerra mondiale, il 16 maggio ha affrontato all'Aia per la prima volta i giudici del Tribunale Penale Internazionale ad hoc per la ex Jugoslavia delle Nazioni Unite. Arrestato dopo oltre 16 anni di latitanza, era stato trasferito all'Aia un anno fa (1)

Mladic, ora 70-enne e minato nella salute da due infarti subiti negli anni passati, non sembra più il baldanzoso ufficiale di vent'anni fa, ma, nonostante ciò, ha sfoggiato durante l'udienza un atteggiamento provocatorio e borioso. Mentre l'accusa proiettava le immagini raccapriccianti delle stragi di civili da lui ordinate a Sarajevo e in altre località dell'ex Jugoslavia, durante la 'pulizia etnica' attentamente pianificata dai politici serbi ai danni dei cittadini jugoslavi non serbi, Mladic annuiva in segno di approvazione e, in seguito a grida di protesta provenienti dall'affollata galleria riservata al pubblico, si è girato e ha sollevato i pollici in aria in segno di vittoria. Una donna gli ha gridato "Avvoltoio!" e, mentre un'altra ha levato le mani incrociate imitando una persona ammanettata, lui ha portato una mano alla gola con il gesto di chi viene sgozzato. Il giudice lo ha richiamato all'ordine, ingiungendogli di evitare "interazioni inappropriate".

Una donna venuta da Srebrenica ha dichiarato ai giornalisti: "Lui ha ordinato l'uccisione di mio marito, di mio figlio, dei miei due fratelli e di mio cognato. Adesso che lo guardo in faccia, sto così male. Voglio vendetta."

Mladic, che fu arrestato nel maggio 2011 in un villaggio serbo, dove aveva trovato protezione presso amici compiacenti, deve rispondere di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e due accuse di genocidio, una per la campagna di pulizia etnica e la seconda per il massacro compiuto al culmine della guerra, quando le forze armate di Mladic prevalsero su un piccolo contingente delle forze di pace ONU a Srebrenica, tra 10 e il 19 luglio del 1995. Allora migliaia, forse 8000, tra uomini e ragazzi musulmani, furono passati per le armi a freddo (Mladic avrebbe detto ai suoi uomini che si trattava della vendetta per il massacro dei Serbi compiuto 190 anni prima in quella zona dai Turchi Ottomani).

Ratko Mladic non ha voluto presentare una richiesta di clemenza formale, ma ha dichiarato di non essere colpevole perché la sua missione era di "difendere i Serbi".

L'accusa ha molte prove contro Mladic, tra le quali il materiale scoperto all'interno di una parete nella sua abitazione a Belgrado. Sono state trovate registrazioni di Mladic mentre parla al telefono nel corso di riunioni e i suoi diari del tempo di guerra. (Grazia)

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(1) v. n. 190 e nn. ivi citati

6) IL SENATO USA CONTRO LA TORTURA DELLA DETENZIONE IN ISOLAMENTO

 

La detenzione prolungata in isolamento, ormai estesa ad oltre 80.000 prigionieri negli Stati Uniti, costituisce una forma di tortura, foriera di malattie mentali e di suicidi. Il senatore federale Richard Durbin si detto intenzionato a portare avanti una radicale riforma di tale allucinante istituzione.

 

Il 19 giugno il sottocomitato del Senato federale degli Stati Uniti che si occupa di Costituzione, Diritti Umani e Civili ha tenuto un'audizione sulle condizioni di detenzione in isolamento nelle prigioni ed in particolare nei bracci della morte.

Si tratta della prima volta che un'iniziativa parlamentare segnala la presa di coscienza a livello nazionale di una violazione gravissima dei diritti umani estesasi nel corso degli anni, della quale il Texas del governatore George Bush fu antesignano. Alla fine degli anni Novanta, dopo un tentativo di evasione peraltro fallito, Bush fece trasferire tutti i detenuti del braccio della morte in isolamento nel nuovo carcere di Livingston. Doveva trattasi di un provvedimento temporaneo ma dura tutt'ora.

Davanti alla sottocommissione del Senato l'ex condannato a morte del Texas Anthony Graves (v. nn. 184, 190 ) ha descritto la sua detenzione in una gabbia di meno di 9 metri quadrati senza contatti umani. Il vitto gli veniva passato attraverso una fessura come si fa con gli animali in gabbia. Graves ha definito gli anni passati nel braccio della morte del Texas "una tortura fisica, emotiva, e psicologica." Ed ha aggiunto: "Ho visto uomini che smettevano gli appelli a causa delle loro intollerabili condizioni. Prima dell'esecuzione un detenuto mi disse che preferiva morire piuttosto che continuare a vivere in quello stato inumano. Ho visto ragazzi entrare in prigione sani di mente e lasciare quel mondo pazzi, proferendo parole senza senso sul lettino dell'esecuzione. Uno di loro soffrì alcuni degli ultimi suoi giorni imbrattandosi di feci, nudo sul pavimento della stanza della ricreazione e urinando su se stesso."

Il senatore Richard Durbin dell'Illinois, presidente della sottocommissione, intenzionato a promuovere una riforma radicale del sistema dell'isolamento (1), ha detto: "Possiamo avere una società giusta, e possiamo essere umani nell'ottenerla. Possiamo punire i malfattori. E punirli in conformità al nostro sistema di giustizia. Ma non dobbiamo sorpassare questa linea."

L'iniziativa senatoriale ha avuto un'eco sulla grande stampa. Il New York Times scrive in un editoriale del 20 giugno (2): "La detenzione in isolamento in questa nazione si è tramutata, da una punizione di breve durata comminata raramente per violazione delle regole carcerarie, in una pratica di routine nella gestione delle prigioni. Oggi decine di migliaia di prigionieri nelle prigioni locali, statali e federali sono tenuti in un prolungato illegale isolamento - in piccole celle senza finestre fino a 23 ore al giorno [...] Più di 80.000 dei 2,3 milioni di detenuti sono in isolamento, ha notato Richard Durbin, presidente del sottocomitato senatoriale. Mentre i sostenitori dell'isolamento sostengono che esso è necessario per mettere sotto controllo i prigionieri più violenti, è noto che l'isolamento prolungato induce sofferenza e malattia mentale. Circa una metà dei suicidi in prigione ha luogo nelle unità di isolamento."

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(1) A cominciare dalla proibizione dell'isolamento per i minorenni e per i malati mentali. (2) V. http://www.nytimes.com/2012/06/21/opinion/the-abuse-of-solitary-confinement.html

7) PER LE CONDIZIONI DI DETENZIONE CITATO IL GOVERNATORE DEL TEXAS

 

Una causa civile intentata da una condannato a morte contro le autorità del Texas per contestare le orrende condizioni di detenzione nel braccio della morte potrebbe avere successo in una corte federale.

 

Thomas Whitaker, un condannato a morte del Texas particolarmente coraggioso, ha intentato una causa civile (class action) contro il governatore del Texas Rick Perry, il senatore John Whitmire supervisore delle carceri, e l'Amministrazione penitenziaria, per "le condizioni inumane e incostituzionali" nelle quali i condannati a morte sono costretti a vivere. Nel ricorso si contestano tra l'altro: la privazione di sedie a rotelle per i detenuti non in grado di camminare; la negazione di cure fisiche e psichiatriche; la detenzione in isolamento per oltre 10 anni senza nessuna giustificazione disciplinare; condizioni di vita pericolosamente insicure; nutrizione inadeguata; inadeguato esercizio fisico; negazione di un adeguato accesso alle comunicazioni telefoniche; distruzione e smarrimento di documenti legali; negazione della libertà religiosa; ritardo nella consegna della corrispondenza, inclusa quella contenente documentazione legale. L'accoglimento da parte di una corte federale di un ricorso (Ruiz v. Estelle) che contestava le condizioni di detenzione nell'intero sistema penitenziario del Texas, consente a Whitaker di sperare che il suo ricorso riguardante in particolare il braccio della morte possa avere successo.

8) ERGASTOLO NON OBBLIGATORIO PER I MINORENNI OMICIDI NEGLI USA

 

Da ora in poi negli Stati Uniti d'America i minorenni omicidi processati come adulti non verranno più condannati automaticamente all'ergastolo senza possibilità di liberazione. Il giudice dovrà prendere in considerazione l'età ed eventuali attenuanti della loro condotta prima di emettere la sentenza.

 

Un altro piccolo importante passo verso la civiltà è stato compiuto dagli USA con la sentenza Miller v. Alabama (1) emessa a stretta maggioranza dalla Corte Suprema federale il 25 giugno.

Secondo la massima corte, una legislazione che preveda la pena obbligatoria (mandatory) dell'ergastolo senza possibilità di liberazione per i minorenni omicidi è da considerarsi una punizione crudele ed inusuale e perciò proibita dall'Ottavo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.

La sentenza Miller non esclude che i minorenni possano essere condannati all'ergastolo irrevocabile bensì afferma che il giudice deve poter prendere in considerazione l'età e le circostanze attenuanti prima di decidere la pena per un minore di 18 anni (2).

Evan Miller aveva 14 anni quando, sotto l'effetto di droga e di alcool avuti da un adulto, insieme ad un ragazzo più grande ebbe un alterco con lo spacciatore. Quest'ultimo fu picchiato con una mazza da baseball e in seguito morì soffocato dal fumo sprigionatosi dalla sua casa mobile data alle fiamme dai ragazzi. Evan fu processato come un adulto, riconosciuto colpevole di omicidio capitale e condannato all'ergastolo senza possibilità di liberazione. La corte non considerò l'età dell'imputato e lo stato di abbandono e gli abusi da lui sofferti nel corso della vita, che gli fecero tentare il suicidio più volte, la prima volta all'età di 7 anni.

La sentenza attuale estende la portata della precedente sentenza Graham v. Florida, del 2010 (v. n. 180) che proibì l'ergastolo irrevocabile per i minorenni non omicidi. La consideriamo un passo in avanti che dovrebbe preludere alla proibizione tout court dell'ergastolo irrevocabile per i minorenni (e poi per qualsiasi criminale, anche maggiorenne).

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(1) La sentenza consegue anche da un altro caso, il caso Jackson v. Hobbs.

(2) La sentenza Miller è potenzialmente applicabile al caso del piccolo Cristian Fernandez (v. n. 194)

9) CARLOS DeLUNA COME GARY GRAHAM

 

Ha avuto grande risonanza negli Stati Uniti un approfondito studio condotto dal prof. Liebman della Columbia School of Law e dai suoi studenti sul caso di Carlos DeLuna messo a morte in Texas nel 1989 dopo essere stato condannato alla pena capitale per un omicidio commesso da un altro uomo.

 

Gli esperti di criminologia sanno bene che le testimonianze oculari sono assolutamente inattendibili, perché, quand'anche i testimoni siano in buona fede, una quantità di circostanze e di cause può determinare l'errato riconoscimento di una persona. Ciò soprattutto quando si tratta di una persona non conosciuta in precedenza dal testimone che la accusa (v. ad es. n. 164, Notiziario, 166, Notiziario)

E' stato pubblicato il 15 maggio un rapporto di centinaia di pagine, redatto a seguito delle ricerche svolte dal prof. James Liebman e da cinque suoi studenti della Columbia School of Law (Facoltà di Giurisprudenza), sul caso di Carlos DeLuna, messo a morte nel 1989 dallo stato del Texas. In questo rapporto viene analizzata la sciagurata catena di errori, di omissioni e di abusi che condussero alla sua esecuzione, sebbene Carlos fosse innocente. (V. http://www3.law.columbia.edu/hrlr/ltc/ )

Il ventisettenne Carlos DeLuna fu giudicato colpevole dell'omicidio commesso nel 1983, durante una rapina, ai danni di una benzinaia, Wanda Lopez. Carlos protestò sempre la sua innocenza, dal momento dell'arresto all'esecuzione. Ma alcune sfortunate coincidenze lo legarono fatalmente all'omicidio: innanzitutto si trovava nella zona in cui avvenne. Poi c'era una somiglianza fisica notevole tra lui e tale Carlos Hernandez, uomo violento e che girava spesso armato di coltello, che lui conosceva.

Proprio perché conosceva Hernandez, però, ed essendo già noto alla polizia per episodi di furto e di ubriachezza molesta, quando DeLuna si rese conto di ciò che stava accadendo nella stazione di servizio, e udì le sirene della polizia, fuggì per paura di essere coinvolto. La polizia, chiamata dalla stessa vittima mentre stava subendo l'aggressione, frustrata dall'essere arrivata in ritardo per salvarle la vita, si precipitò ad arrestare il primo possibile colpevole, senza andare troppo per il sottile.

Carlos DeLuna fu riconosciuto come il presunto omicida da alcuni testimoni oculari che avevano visto un ispanico fuggire, armato di coltello, dalla scena del crimine. Le testimonianze non coincidevano tra loro e non combaciavano neppure bene con DeLuna (lui era vestito in modo diverso, non era sporco di sangue, era diretto verso est, e non verso nord, come era stato visto dirigersi l'assassino, non era armato e non aveva mai avuto precedenti per aggressione a mano armata), ma la polizia prima e gli avvocati difensori dopo non fecero approfondimenti in merito per scagionarlo.

Hernandez, invece, aveva già aggredito altre donne con il suo coltello, e fu poi in seguito arrestato con l'accusa di omicidio ai danni di un'altra donna (omicidio commesso con il medesimo coltello). Morì di cirrosi epatica mentre era in carcere, dopo aver affermato più volte di essere stato lui l'assassino della Lopez.

Nonostante ciò, la fretta di concludere il caso con una condanna, che desse soddisfazione ai familiari della vittima e soprattutto al pubblico texano assetato di vendetta, portò alla sentenza di morte per DeLuna. A peggiorare ulteriormente la sua situazione, contribuì anche il suo rifiuto di rivelare il nome del vero assassino. Il giovane aveva paura di Hernandez e quindi non volle accusarlo del crimine. Quando finalmente si decise a farlo, non fu più creduto, anzi fu accusato di essersi inventato un personaggio inesistente.

Il caso di DeLuna, così ben analizzato dalla squadra del prof. Liebman, ci ricorda penosamente due casi molto famosi. Intanto quello del nostro sfortunato amico Gary Graham, ucciso nel 2000 dallo stato del Texas sulla base di un'unica inconsistente testimonianza oculare. Nulla valse a smuovere l'ottusa caparbietà del governatore George W. Bush che, dopo alcuni tentennamenti, si rifiutò di sospendere l'esecuzione di Gary. Poi il caso di Troy Davis messo a morte dallo stato della Georgia il 21 settembre 2011 solo sulla base di testimonianze oculari

Possiamo solo augurarci che lo studio approfondito del caso DeLuna, che, come ha giustamente fatto rilevare il prof. Liebman, descrive e seziona un errore giudiziario molto comune, più volte ripetutosi nel corso degli anni ai danni di altri condannati a morte, possa smuovere qualche coscienza, anche se negli Stati Uniti d'America sarà probabilmente il costo economico della pena capitale ad influire maggiormente sul processo abolizionista. (Grazia)

10) FERNANDO SI SFORZA DI CONSERVARE LA SANITÀ MENTALE

 

Da parecchi mesi la nostra corrispondenza con Fernando Eros Caro subisce intralci ed interruzioni a causa di disservizi verificatisi nello smistamento della posta nel braccio della morte della California. Nonostante ciò ci sono pervenute queste sue due lettere che meritano di essere tradotte e pubblicate. (Le traduzioni sono di Grazia che corrisponde con Fernando anche a nome del Comitato).

 

24 maggio 2012

Questa mattina mi sono alzato piuttosto stanco. Non mi sarei neppure tirato fuori dalla branda, e tanto meno avrei voluto fare colazione. Durante la notte sono stato svegliato tre volte da una guardia, che mi spediva la luce della torcia sul viso fino a quando non mi svegliavo.

Questo maltrattamento è praticato su ognuno di noi nel mio corridoio ogni notte da mesi. La scusa è che un detenuto fu trovato morto nella sua cella qualche mesi fa, ma lo fanno per il puro piacere di disturbarci. La considero una deliberata privazione del sonno. Alcuni prigionieri riescono a riaddormentarsi velocemente. Per quanto mi riguarda, ci sono state notti in cui sono stato svegliato a mezzanotte e non sono riuscito più a riprendere sonno. Non sono stato svegliato tre volte, ma solo una volta (la prima). Dopo ero già sveglio. E' un trattamento che diventa causa di stress!

C'è molta tensione in carcere. Bisogna adattarcisi, altrimenti si invecchia prima del tempo. Per questo, quando mi alzo già stanchissimo, devo cercare di non soccombere alla frustrazione, consapevole che questo sistema ha studiato un modo di farmi soffrire ulteriormente, non potendo ancora ammazzarmi.

A volte non è davvero facile calmare la rabbia dentro di me. Tuttavia, ci provo e spesso mi riesce se cerco di trovare qualche motivo per ridere! Il giorno in cui perderò il mio senso dell'umorismo, perderò anche la sanità mentale!

Per tanto che il luogo in cui ci troviamo sia cupo, per tanto che ci sentiamo soli, o che la situazione ci paia disperata, c'è sempre ancora il battito del nostro cuore da ascoltare. Il nostro cuore, che batte ritmato e calmo. Come potrebbe pulsare il mio, il vostro cuore, se perdessimo il senso dell'umorismo? Quel silenzio senza il riso non diverrebbe forse una voragine aperta nel sentiero della nostra vita?

Non è sbagliato essere seri ma solo "ogni tanto". Ci saranno sempre dei problemi da risolvere. La compassione, però, l'amore e in particolare il riso riescono a tenere insieme il nostro mondo. La gioia, l'umorismo e il riso sono valori che rafforzano lo spirito nella lotta contro la disperazione.

Bisogna accettare il fatto che il riso è necessario per impedirci di perdere la compassione verso noi e verso il prossimo. Bisogna rendersi conto che tutti abbiamo bisogno di ridere. Nessuno "vuole" essere triste! Riempite le vostre giornate di luce, e ascoltate il canto degli uccellini! Vostro Fernando

 

21 giugno 2012

Spero la mia lettera vi trovi bene. Quella spedita da Grazia il 7 giugno è arrivata e mi fa sempre piacere avere notizie.

Per ora sto bene. Continuano a svegliarci tre volte per notte: secondo l'amministrazione del carcere, è la politica abituale. Abbiamo presentato numerose lamentele, ma non è cambiato nulla. Bisognerebbe intentare una causa legale. Adesso hanno ripreso a consegnarci la posta, ma con ritardi da 3 settimane a un mese. Spero solo che non venga respinta come accadeva prima. La mia preoccupazione era che, quando le lettere venivano respinte, i miei amici potessero pensare che non volevo più corrispondere con loro.

I miei avvocati difensori vogliono venire a parlare con me per vedere se possiamo raggiungere un'identità di vedute. Sanno che non mi fido molto di loro, per cui vedremo un po' cosa capiterà.

Ho sentito che in Arkansas è stata abolita la pena di morte. Forse la California sarà il prossimo stato a farlo.

Sì, ho sentito dei formaggi e dell'aceto balsamico che arriva/viene importato in America da quella regione italiana che è stata colpita dal terremoto. Li vedo usare in molte ricette durante le trasmissioni che parlano di alta cucina alla televisione. A noi prigionieri piace guardare la preparazione di tutti quei piatti deliziosi. E' vero, noi non possiamo mangiarli mai, ma è divertente guardare.

A proposito, mi hanno di nuovo trasferito! Sono stato spostato dalla cella n.26 alla numero 1. Quindi, quando mi scriverete, per favore usate il numero NS-1. La cella numero 1 è quella in cui rinchiudono i condannati a morte nei cinque giorni che precedono l'esecuzione. Dal momento che non ci sono esecuzioni da anni, adesso ci vivo io. Se mai dovesse essere programmata una nuova esecuzione, sarei tolto da questa cella per cinque giorni, per lasciare il posto al condannato. Poi sarei riportato qui di nuovo. Ma potrebbero non esserci più esecuzioni, per cui questa sarà la mia nuova casa. Non mi importa se qui dentro dovessero esserci gli spiriti degli uomini uccisi, purché non mi rubino il cibo! J

Un po' di umorismo fa sempre bene! Presto mi arriverà un pacco di buone cibarie. Ho ordinato cinque dozzine di ciambelle e una confezione di frutta secca assortita. No, non temete, non ingrasserò! J Di solito regalo una parte di queste cose ai detenuti che non possono ordinarle per sé.

Chiudo qui per adesso. Saluta tutti con un abbraccio. Fernando

Per chi volesse scrivermi, riporto il mio nuovo indirizzo:

Fernando E. Caro C-40800 NS-1

San Quentin State Prison

San Quentin

California 94974 U.S.A.

11) DAL VERBALE DELL'ASSEMBLEA DI FIRENZE DEL 27/5/2012

 

L'Assemblea ordinaria dei Soci del Comitato Paul Rougeau/Ellis One Unit si è riunita il 27 maggio 2012 [...]. L'ordine del giorno è il seguente: 1. Relazioni sulle attività svolte dal Comitato Paul Rougeau dopo l'Assemblea del 22 maggio 2011; 2. situazione iscritti al Comitato Paul Rougeau, gestione dei soci; 3. illustrazione ed approvazione del bilancio per il 2011; 4. ratifica di eventuali dimissioni dal Consiglio direttivo; elezione di membri del Consiglio direttivo. Eventuale breve sospensione dei lavori dell'Assemblea per consentire una riunione del nuovo Consiglio direttivo con il rinnovo delle cariche sociali. 5. Prosieguo dell'impegno del Comitato Paul Rougeau a supporto del caso legale di Larry Swearingen condannato a morte in Texas, nonché eventuale impegno nei confronti di Gerald Marshall condannato a morte in Texas; 6. programmazione di un eventuale tour in Italia di Dale e Susan Recinella per una serie di conferenze; 7. redazione del Foglio di collegamento, anche alla luce dei risultati del sondaggio effettuato; 8. gestione e alimentazione del sito del Comitato; 9. discussione delle strategie abolizioniste; 10. discussione, programmazione e approvazione del prosieguo delle attività in corso; proposte di nuove attività da parte dei soci, programmazione ed approvazione delle stesse; 11. proposte rivolte ai soci che non fanno parte dello staff del Comitato di collaborare attivamente in iniziative consone alle loro rispettive possibilità ed esperienze; 12. raccolta fondi e allargamento della base associativa; 13. ricerca di adesioni ideali di personalità al Comitato Paul Rougeau; 14. varie ed eventuali. In apertura di seduta si affronta il punto 1. all'o. d. g. ricordando le principali attività svolte dal Comitato dopo l'Assemblea del 22 maggio 2011. Vi sono state 11 presenze attive del Comitato in eventi abolizionisti/culturali /formativi, [...] Tutto ciò a fronte delle 10 partecipazioni attive dell'anno precedente. (Negli anni precedenti: 7, 5, 10, 12, 20 partecipazioni.) Grazia ha avuto uno scambio epistolare costante con Fernando Eros Caro, condannato a morte in California, corrispondente privilegiato del Comitato. [...]. Per quanto riguarda

il Foglio di Collegamento: ne sono usciti nell'ultimo anno8 numeri, di cui 4 doppi (maggio/giugno, luglio/agosto, novembre/dicembre, gennaio/febbraio) in luogo degli 11 previsti nel periodo. Per un totale di 112 pagine (contro le 145, 152 pagg. degli anni precedenti). Sono state raccolte, consultate e indicizzate circa 1000 pagine di documentazione per la preparazione del bollettino. Rapporti con organizzazioni abolizioniste (Sezione Italiana di Amnesty International, Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte, Comunità di Sant'Egidio): al minimo e di routine. E' stata data assistenza ad una mezza dozzina di corrispondenti con detenuti del braccio della morte segnalateci da Amnesty Italia. Sono stati ricevuti migliaia di messaggi e-mail e spediti circa 2500 messaggi e-mail. La mailing list per l'invio del Foglio di Collegamento e di proposte di mobilitazione si è stabilizzata sui 300 indirizzi come nei tre anni precedenti (con alcune entrate ed altrettante uscite). Il F. d. C. su carta viene inviato ormai solo a 25 persone [...]; nell'anno precedente i destinatari si erano ridotti a 32. Complessivamente ricevono il F. d. C. circa 320 persone come nei due anni precedenti. Si passa al punto 2. all'o. d. g. e Grazia riferisce sulla situazione del soci. Rimangono nell'elenco dei soci 107 persone, di cui 53 hanno pagato la quota associativa una o due volte dal 2010. Passando al punto 3. all'o. d. g. Paolo Cifariello distribuisce e illustra il rendiconto economico relativo al 2011 [...]. Tra le entrate nell'anno solare 2011, si è avuto un leggero aumento delle quote associative rispetto all'anno precedente [...]. Tra le offerte al Comitato, inaspettate e particolarmente gradite quelle inviate come regalo di nozze [...] per un totale di 600 euro. Sono stati trasferiti a Fernando Eros Caro 750 euro offerti dai suoi amici [...]; solo 100 dollari sono stati inviati a Fernando dal Comitato. Tra le spese, soprattutto in conseguenza della diminuzione dei lettori del cartaceo, sono diminuite quelle per la produzione e la spedizione del Foglio di Collegamento su carta (500 euro contro gli oltre 800 dell'anno precedente). 2.000 dollari sono stati inviati all'avvocato James Rytting per le necessità della difesa legale di Larry Swearingen, condannato a morte in Texas. Sono ormai trascurabili le rimesse ai condannati a morte per conto terzi (solo 2 rimesse nell'anno). Il rendiconto economico per il 2010 è approvato all'unanimità. Punto 4. all'o. d. g.: tutti i membri del Consiglio Direttivo si presentano dimissionari. [...] Si eleggono all'unanimità: Giuseppe Lodoli a Presidente, Maria Grazia Guaschino a Vice Presidente, mentre Paolo Cifariello viene eletto Tesoriere. [...] punto 5. all'o. d. g. Giuseppe relaziona sulle situazioni giudiziarie di Larry Swearingen e di Gerald Marshall, condannati a morte in Texas, e sugli aiuti economici effettivi e potenziali del Comitato a tali detenuti. Per Larry si è tenuta un'udienza particolarmente delicata e complessa a partire dal 27 febbraio u. s. il cui esito si avrà probabilmente tra diversi mesi. Come detto in precedenza, il Comitato ha inviato a James Rytting, avvocato difensore di Larry, 2000 dollari un mese prima di tale udienza. Stefania e Andy relazionano sulla situazione di Gerald Marshall e sugli eventuali aiuti del Comitato a questo detenuto. Gerald - il cui caso si trova dopo sette anni ancora a livello statale - non si fida del proprio avvocato [...], fa dei ricorsi 'pro se' [...] Noi [...] abbiamo [...] deciso di chiedere consigli sul da farsi ad avvocati texani nostri amici. Finora hanno risposto a Stefania gli avvocati James Rytting, Robin Norris e David Dow dicendo in primo luogo che - dati gli alti costi di una difesa di fiducia - è praticamente impossibile per Gerald ricusare il suo [...] avvocato attuale e assumerne uno di fiducia. Semmai al momento del passaggio del caso al livello federale si potrebbe ottenere dalla corte la nomina di un buon avvocato difensore [...]. Andy cercherà di parlare per telefono con l'avvocato Dow [...] Si affronta il punto 6. Grazia ricorda la storia di Dale Recinella, cappellano laico nel braccio della morte della Florida, e parla dell'ultimo libro da lui scritto che è stato appena pubblicato in italiano dalle Edizioni San Paolo con il titolo "Nel braccio della morte". Grazia propone di programmare un tour in Italia di Dale Recinella e della moglie Susan - psicologa e sua collaboratrice in occasione delle esecuzioni - tra metà ottobre e i primi di novembre pp. vv. Presentando il nuovo libro in una serie di conferenze i coniugi floridiani porrebbero in maniera molto efficace il problema della pena di morte. I padri Gesuiti si sono detti interessati ad una presenza dei Recinella nelle loro scuole [...]. Il costo totale degli spostamenti per i due è stato stimato da Grazia tra i 2000 e i 3000 euro. Il Comitato potrebbe contribuire al finanziamento del viaggio dei coniugi Recinella con una somma di 1500 euro, massimo 2000 euro, pari alla metà del costo totale. L'assemblea approva la realizzazione del tour dei Recinella a condizione che sia confermata la partecipazione dei Gesuiti al finanziamento del tour nei termini

ipotizzati. [...] Le edizioni San Paolo sono disposte a darci in deposito un certo numero di copie del libro di Dale da vendere in occasione delle conferenze; rimarrebbe per il Comitato un margine del 30% del prezzo di copertina[...] Si valuta che si potrebbero chiedere alle Edizioni San Paolo 200 copie in conto vendita. [...]. Punto 7. Giuseppe riferisce che il sondaggio tra i lettori del Foglio di Collegamento, cui hanno riposto 52 persone, ha confermato che il nostro bollettino tutto sommato va bene così com'è: è apprezzato dai lettori che lo ritengono autorevole e adeguatamente approfondito. Alcuni lettori vorrebbero un bollettino più agile e vivace, abbellito da illustrazioni. [...] Punto 8. Si discute del sito del Comitato, molto ampio, addirittura sovraccarico, ma in molte parti obsoleto. Occorrerebbe aggiornare ed integrare almeno la parte del sito in inglese [...]Andy, il nostro webmaster, si propone di migliorare il funzionamento tecnico del sito ed anche di inserirvi un motore di ricerca interno, come richiesto dai presenti. [...]. Punto 9. Stefania relaziona sulla campagna per denunciare le condizioni di detenzione nel braccio della morte del Texas. Nell'ultimo annosi è continuato a raccogliere documentazione sulle pessime condizioni di detenzione dei condannati a morte texani ma non si sono fatti ulteriori appelli alle autorità. [...] Essendosi in precedenza esaurito il punto 10 all'o. d. g., si affrontano i punti 11 e 12. [...] Anche per corrispondere almeno in parte alle numerose richieste di partecipazione ad azioni urgenti che provengono dall'esterno del Comitato Paul Rougeau, è stata ribadita la necessità di costituire una nostra 'rete azioni urgenti' composta da alcune decine di soci e simpatizzanti del Comitato che si impegnino ad aderire sistematicamente ad un numero limitato di azioni urgenti (petizioni in primo luogo) selezionate, semplificate ed approvate all'unanimità da un gruppo ristretto [...].Punto 13. Giuliana ha acquisito l'adesione ideale al Comitato della vedova del giudice Antonino Caponnetto; tale adesione ideale, insieme a quella di Andrea Camilleri acquisita in precedenza, sarà pubblicizzata nella nuova edizione dell'opuscolo del Comitato. Rosanna comunica che il noto blogger Roberto Aldo Mangiaterra, di Reset Italia, simpatizzante del Comitato, è disposto a diffondere nel web nostri articoli ed appelli. [...].

12) NOTIZIARIO

 

Arkansas. Incostituzionali le norme per le esecuzioni capitali. Con una decisione presa di stretta maggioranza, il 22 giugno la Corte Suprema dell'Arkansas ha dichiarato incostituzionali le norme riguardo alle esecuzioni capitali vigenti nello stato. E' stata così accolta la richiesta di dieci condannati a morte che sostengono, sulla base della costituzione dell'Arkansas, che solo il Parlamento può definire le procedure per l'esecuzione. Nel 2009 il Parlamento aveva approvato una legge che autorizzava il direttore del Dipartimento carcerario a scegliere le sostanze chimiche da utilizzare per l'iniezione letale. Questa legge è stata contestata nel 2010 da Jack Harold Jones Jr., condannato a morte. A lui si sono poi aggiunti altri 9 condannati. E' dal 2005 che l'Arkansas non compie più esecuzioni. Adesso ci si domanda se il Parlamento deciderà di ritornare alla vecchio statuto del 1983 sull'iniezione letale, oppure entrare direttamente nel merito della materia. Noi ci auguriamo che, saggiamente, i parlamentari dell'Arkansas decidano di lasciare le cose come stanno decretando di fatto l'abolizione della pena di morte. (Grazia)

 

Egitto. Condannato all'ergastolo l'ex presidente Hosni Mubarak. L'ex presidente dell'Egitto Hosni Mubarak è stato condannato all'ergastolo il 2 giugno per complicità nell'uccisione di circa 850 manifestanti nel corso delle rivolte che portarono alle sue dimissioni un anno fa. Ha scampato la pena capitale anche perché, a quanto sembra, ha ancora alcuni appoggi sia in patria che all'estero, suscitando la rabbia di coloro che lo volevano morto, soprattutto dei parenti delle sue vittime. Nel medesimo processo è stato condannato alla stessa pena per i medesimi reati l'ex Ministro degli Interni, Habib el-Adly, mentre sono stati assolti due figli di Mubarak e altri due imputati dalle accuse di corruzione. Alcuni ipotizzano che Mubarak, 84-enne e gravemente malato di cuore, possa scontare la sentenza agli arresti domiciliari. La sua condanna è appellabile.

 

Globale. Si è tenuta in Giordania l'Assemblea della Coalizione Mondiale. Si è tenuta il 17 giugno ad Amman in Giordania la decima Assemblea Generale annuale della Coalizione Mondiale Contro la Pena di morte di cui fanno ormai parte 132 organizzazioni grandi o piccole di 45 paesi. Hanno partecipato all'Assemblea esperti provenienti da Giordania, Francia, Regno Unito, Perù, Iran, Uganda, Libano, Costa D'Avorio, Tanzania, Mauritania, Marocco, Porto Rico e Usa. Si è parlato soprattutto degli sforzi per ottenere l'abolizione della pena capitale in Giordania, a Taiwan e in Tunisia. In quest'ultimo paese un forte ostacolo all'abolizione viene dagli islamisti che hanno una maggioranza dei 2/3 in Parlamento anche se l'attuale Presidente è per l'abolizione. In Giordania vige una moratoria dal 2006 e dal 2004 non ci sono state più esecuzioni ma il movimento abolizionista ha rivolto un forte appello alle autorità del paese ospitante perché si arrivi all'abolizione per legge evitando il pericolo di un ritorno al passato.

 

Sierra Leone. Taylor, ex presidente della Liberia, condannato a 50 anni di carcere. È arrivata puntualmente il 30 maggio all'Aia la sentenza per Charles G. Taylor, l'ex presidente liberiano che il 26 aprile era stato giudicato colpevole di complicità negli atroci crimini di guerra e contro l'umanità compiuti in Sierra Leone dal Frante Unito Rivoluzionario tra il 1991 e il 2002 (v. 197). Il giudice del Tribunale speciale delle Nazioni Unite per la Sierra Leone Richard Lussick ha presieduto l'udienza di inflizione della pena. Egli ha dichiarato che la pesante condanna sottolinea che "chi detiene il potere deve dare l'esempio, deve perseguire i crimini, non commettere crimini". "La sentenza di oggi non ripristina le membra amputate, non riporta in vita i morti," ha dichiarato dal canto suo l'accusatrice Brenda Hollis in una conferenza stampa largamente diffusa dalla televisione nell'Africa occidentale. "Non lenisce le ferite di coloro che sono stati stuprati e costretti alla schiavitù sessuale." Lo speciale tribunale delle Nazioni Unite non aveva il potere ad infliggere formalmente l'ergastolo o la pena di morte; l'accusa aveva chiesto 80 anni di carcere per il 64-enne Taylor. Due comandanti ribelli processati in precedenza dal medesimo tribunale avevano ricevuto condanne a 50 e a 52 anni di prigione e, secondo l'accusa, la responsabilità di Taylor era maggiore della loro. Sia la difesa che l'accusa hanno preannunciato appello. Taylor ha scelto di scontare una sua eventuale condanna definitiva in un carcere inglese, per ora è detenuto nel carcere relativamente confortevole gestito dalle Nazioni Unite all'Aia. Il Tribunale speciale delle Nazioni Unite per la Sierra Leone sta per essere sciolto con la conseguente impunità di altre persone che lo stesso tribunale avrebbe dovuto processare.

 

Texas. Rick Halperin manifesta contro la pena di morte dopo il rapporto sul caso DeLuna. Il 18 maggio, dopo l'uscita del rapporto sul caso di Carlos DeLuna, ingiustamente condannato a morte e 'giustiziato' nel 1989 (v. articolo qui sopra), una dozzina di manifestanti capeggiati dal professor Rick Halperin si sono radunati davanti alla Corte criminale di Dallas. I manifestanti hanno chiesto che il Procuratore Distrettuale Craig Watkins si opponga immediatamente alla pena capitale. Halperin ha definito Watkins 'un ipocrita'perché, pur avendo dichiarato di essersi schierato contro la pena di morte, continua a chiedere la pena capitale in alcuni processi. Il Procuratore Distrettuale non si è fatto vedere e in seguito, tramite un portavoce, ha rifiutato di rilasciare commenti.

 

Usa. Quarant'anni fa la storica sentenza Furman v. Georgia. Il 29 giugno del 1972, Thurgood Marshall, il primo giudice afroamericano della Corte Suprema degli Stati Uniti, insieme ad altri 4 giudici, deliberando sul caso Furman v. Georgia, dichiarava incostituzionale la pena di morte per come veniva applicata negli USA e commutava tutte le condanne capitali in essere nella nazione. Egli scrisse: "Riconoscendo l'umanità dei nostri simili, diamo a noi stessi il più alto tributo. Ci uniamo alle circa 70 [ora sono 141] altre giurisdizioni del mondo che celebrano il loro rispetto nei confronti della civiltà e dell'umanità rifuggendo dalla pena di morte". Purtroppo queste nobili considerazioni non impedirono il ripristino della pena di morte quattro anni più tardi, e nel 1977, dopo 10 anni di moratoria, gli Stati Uniti ripresero le esecuzioni. Thurgood Marshall era un cittadino del Maryland. Adesso gli abolizionisti di quello stato, dopo 35 anni e 1300 esecuzioni negli USA, si augurano che il governatore Martin O'Malley voglia seguire le orme del suo illustre predecessore. O'Malley, che

sin dalla sua nomina nel 2007 si è sempre dichiarato contrario alla pena di morte, potrebbe accogliere le richieste avanzate da molti concittadini, e promuovere l'abolizione della pena capitale nel suo stato. (Grazia)

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 30 giugno 2012