FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 293  -  Aprile 2022

6.png

Melissa Lucio

SOMMARIO:

1) Melissa Lucio è salva! Almeno per ora

2) Non costituiva un pericolo, ma il Texas lo ha ucciso lo stesso

3) Sospesa in Carolina del Sud l’esecuzione di Richard Moore

4) Negli Stati Uniti il linciaggio è divenuto un crimine federale

5) In Cina si prelevano organi da condannati a morte ancora vivi

6) Suor Helen Prejean e l’approvazione della legge abolizionista in Louisiana

7) In Idaho imposto il segreto sulla provenienza dei farmaci letali

8) Amnesty reagisce duramente alla chiusura dei suoi uffici a Mosca

1) MELISSA LUCIO È SALVA! ALMENO PER ORA

 

L’esecuzione di Melissa Lucio era stata programmata per il 27 aprile u. s. Il 25 aprile la Corte Penale d’Appello del Texas ha sospeso l’esecuzione a tempo indeterminato. L’enorme mobilitazione popolare in favore della condannata ha avuto quindi un primo successo. Speriamo che la difesa di Melissa Lucio riesca ad ottenere la commutazione della sua condanna o addirittura la sua liberazione.

 

Nella storia della pena di morte americana, sono stati pochi i casi che hanno sollevato scalpore e attirato l’attenzione e l’indignazione internazionali. Per fortuna, il caso di Melissa Lucio è tra questi. Ed è un fatto ancor più notevole se si pensa che il mondo in questo periodo è investito da altri drammi che occupano le prime pagine dei giornali.

Anche noi, come tutte le organizzazioni abolizioniste, abbiamo seguito il caso di Melissa negli ultimi mesi. Ne abbiamo ampiamente parlato nei nostri ultimi due fogli di collegamento, analizzando tutte le pecche della sua condanna a morte, inflitta con l’accusa di aver ucciso la sua bimba di due anni: dalla confessione estorta dopo ore di estenuante interrogatorio, alla forte probabilità che la figlia di Melissa fosse invece morta per una caduta accidentale, alle scorrettezze del processo capitale, alla disonestà dell’avvocato accusatore ora in carcere per corruzione.

Certo, la famiglia della Lucio aveva grandi problemi: Melissa fu cresciuta da una madre single di 6 figli, il cui compagno la aggredì sessualmente da quando aveva 6 anni. Melissa si sposò a 16 anni e prima di compiere 24 anni ebbe 5 figli.

Quando il marito la lasciò lei aveva 26 anni e si mise con un altro uomo, dal quale ebbe altri 7 figli, di cui Mariah era la più piccola. Anche questo nuovo compagno era violento e aggressivo con tutta la famiglia. Melissa fece per anni uso di cocaina, che fu trovata anche nel sangue di alcuni suoi figli, tra cui Mariah. I figli furono tolti ai genitori quando Mariah aveva due settimane. Mentre era in affidamento, si scoprì che la bimba aveva una disabilità fisica che le rendeva difficile camminare. Cadeva spesso e picchiava la testa. Dopo due anni, i test dimostrarono che Melissa si era disintossicata da tempo e i figli le furono restituiti. Tre settimane dopo Mariah morì.

La notizia di questa povera donna in attesa di finire nelle mani del boia si è sparsa ovunque, grazie al grande impegno dei suoi avvocati difensori e delle organizzazioni abolizioniste. Il nome di Melissa e la sua fotografia sono apparsi sui giornali e sui siti in tutto il mondo. Una massa di persone in costante aumento, costituita da celebrità, ambasciatori stranieri, ex giurati nei processi capitali e oltre la metà dei Parlamentari texani, ha sollecitato la Commissione per le Grazie del Texas e il Governatore Greg Abbot affinché risparmiassero la vita di Melissa.

Citiamo qui alcuni dei moltissimi interventi in favore della Lucio, nell’ordine cronologico con cui si sono verificati.

Il 5 aprile, Kim Kardashian, star di un notissimo reality show americano, ha chiesto ai suoi 72 milioni di seguaci di firmare una petizione, promossa dall’Innocence Project, per chiedere clemenza al Governatore. Kim ha dichiarato: “Sono le storie come quella della Lucio che mi inducono ad alzare la voce contro la pena di morte in generale e sul perché dovrebbe essere abolita, quando ci sono persone innocenti che ne soffrono.”

Il 6 aprile un gruppo di 83 parlamentari texani, appartenenti a entrambe le correnti politiche, guidati da Jeff Leach (repubblicano) e da Joe Moody (democratico), hanno fatto visita alla Lucio. Dopo l’incontro i parlamentari hanno scritto al Governatore chiedendogli di fermare l’esecuzione o di commutare la condanna. Leach ha dichiarato in un’intervista alla CNN: “Senza dubbio, quello di Melissa è il più inquietante e scioccante caso di pena di morte che abbia mai visto. Il sistema ha letteralmente mancato nei suoi confronti in ogni occasione.”

Alla voce dei parlamentari e delle celebrità si è aggiunta quella dei familiari di Melissa. Uno dei suoi figli, John Lucio, ha supplicato i Texani di prestare attenzione al caso di sua madre, dichiarando: “Non voglio che la mia mamma venga giustiziata. Non voglio perderla. Voglio che tu lo sappia, Mamma. Ti voglio tanto bene, farei qualunque cosa in mio potere per te.”

Anche Suor Helen Prejean, che da decenni si batte contro la pena di morte, ha scritto sui media che “la coercizione e la pressione psicologica hanno indotto la Lucio ad ammettere cose che non sono mai accadute.”

Il 12 aprile, Luis Saenz, l’attuale procuratore distrettuale che ha in carico il caso di Melissa, e che aveva fatto fissare la data di esecuzione, ha ricevuto le richieste dei parlamentari affinché un giudice annullasse il mandato di esecuzione della donna, ma all’inizio le ha respinte, affermando che non era in suo potere annullare la data e che non c’erano motivazioni legali valide, dal momento che le varie corti d’appello avevano analizzato il caso nel corso degli anni. In un secondo momento, però, pressato da critiche e commenti negativi, ha dichiarato che se una corte d’appello non fosse intervenuta a fermare l’esecuzione, allora si sarebbe attivato per posporla, in modo da consentire la revisione del caso.

Melissa Quintanilla, all’epoca presidente della giuria al processo capitale della Lucio, ha rilasciato un affidavit in cui dichiara: “Al processo fui indotta a pensare che Melissa Lucio fosse un mostro, ma adesso la vedo come un essere umano che mi sembrava malvagio perché non avevo tutte le prove necessarie per decidere. La Lucio merita un nuovo processo e una nuova giuria che ascolti queste prove”. Altri 4 giurati del processo originario hanno dichiarato di essere d’accordo con l’attuale opinione della Quintanilla.

Oltre alla richiesta di grazia, avallata da sette esperti a livello nazionale, presentata al Governatore e alla Commissione per le Grazie dagli avvocati di Melissa il 22 marzo, il 15 aprile i suoi legali hanno anche presentato un’istanza di habeas corpus di 242 pagine, chiedendo che la Corte d’Appello del Texas fermasse l’esecuzione e annullasse la sua condanna a morte.

Intanto però i giorni passavano e l’esecuzione di Melissa, fissata per il 27 aprile, incombeva.

Finalmente, il 25 aprile, quando mancavano meno di 48 ore all’esecuzione, la Corte Penale d’Appello ha ordinato la sospensione, con una sentenza di tre pagine, in cui si afferma che le obiezioni sollevate dai suoi avvocati necessitano di essere esaminate da una corte, incluso il fatto che gli accusatori possano aver utilizzato testimonianze false, che le prove scientifiche, non disponibili all’epoca del processo originario, potrebbero impedire la sua condanna e che gli accusatori avevano nascosto prove potenzialmente favorevoli alla donna. Adesso il caso torna a una corte di livello inferiore, che dovrà affrontare queste problematiche.

Melissa, appena ricevuta la notizia della sospensione, ha dichiarato tra le lacrime: “Ringrazio Dio che mi ha salvato la vita, la corte che mi ha concesso di vivere e di dimostrare la mia innocenza. Mariah è nel mio cuore oggi e sempre. Sono grata di avere ancora tempo di essere una madre per i miei figli e una nonna per i miei nipoti. Userò il mio tempo per portarli a Cristo. Sono profondamente riconoscente a tutti coloro che hanno pregato per me e levato la voce in mio favore.”

Tivon Schardl, uno degli avvocati difensori, ha commentato la notizia dicendo: “I Texani dovrebbero essere riconoscenti e orgogliosi che la Corte Penale d’Appello abbia dato al team di difensori della Lucio la possibilità di presentare le nuove prove di innocenza alla Corte Distrettuale della Contea di Cameron.”

Tutti abbiamo tirato un sospiro di sollievo, ma la vicenda di Melissa non è ancora risolta, anzi, secondo gli esperti, la battaglia sarà lunga e decisamente dura. Adesso i suoi avvocati dovranno concentrarsi per convincere un giudice a chiedere un nuovo processo. Sarà una lotta faticosa, perché, anche se riusciranno nell’intento, la Corte Penale dello Stato, che avrà l’ultima parola in merito, potrebbe non essere d’accordo e mantenere la condanna in essere.

Alcuni sono ottimisti, come Abe Bonowitz, direttore esecutivo del Death Penalty Action, una delle organizzazioni che hanno contribuito molto ad attirare l’attenzione del mondo sul caso di Melissa. Abe ha dichiarato: “Non avrà più una data di esecuzione. Sarà liberata. È solo una questione di tempo”.

Letitia Quinones, un avvocato difensore di Houston non legato al caso di Melissa, è meno ottimista. Ha detto che i suoi difensori avranno “un compito molto difficile” davanti a sé, perché è davvero raro capovolgere una condanna in Texas.

Occorre essere cauti e vigilanti e continuare a battersi per Melissa, anche perché, nonostante la data di esecuzione sia stata per ora rinviata senza scadenza, il procuratore Saenz, certo un osso duro fino alla fine, non ne ha ritirato il mandato, che resta pertanto valido. (Grazia)

2) NON COSTITUIVA UN PERICOLO, MA IL TEXAS LO HA UCCISO LO STESSO

7.png

Carl Wayne Buntion

Il 21 aprile il Texas ha messo a morte il 78-enne Carl Wayne Buntion, nel braccio della morte da 31 anni, gravemente invalido. Si tratta del condannato più vecchio messo a morte nello stato.

 

Nel 1990 Carl Wayne Buntion sparò a James Irby, un poliziotto che l’aveva fermato a un posto di blocco. Buntion, allora 46-enne, con una storia di reati violenti connessi all’uso di droga, scese dall’auto, sparò in fronte al poliziotto e lo colpì altre due volte alla schiena quando era già per terra. Mentre fuggiva dalla scena del crimine, sparò ancora contro un autista nel tentativo di rubargli l’auto, e contro un altro poliziotto, e tenne sotto tiro un ostaggio cercando di fuggire, ma fu arrestato. Nel 1991 fu condannato a morte.

Si trattava indubbiamente di un pericoloso criminale, e non ci sono dubbi sulla sua colpevolezza riguardo all’omicidio del poliziotto, ma adesso, dopo 31 anni, Buntion era molto cambiato e la sua esecuzione non può essere legittimata da alcuna delle pretestuose motivazioni che normalmente i sostenitori della pena di morte usano per giustificarla. Innanzi tutto, Buntion era ormai affetto da varie patologie che richiedevano cure specialistiche, si spostava su una sedia a rotelle, per cui non poteva certo più costituire una minaccia per la società. Inoltre, nei 31 anni trascorsi in prigione, commise solo 3 infrazioni al regolamento del carcere, l’ultima delle quali nel 1999. Si trattava pertanto di un detenuto modello e per nulla violento.

“Essendo vissuto per oltre tre decenni con una condanna a morte sulle spalle, in uno stato che tiene i suoi condannati alla pena capitale in isolamento, Buntion è stato punito ad un livello che supera ogni punizione inflitta ai criminali”, hanno dichiarato i suoi avvocati David Dow e Jeff Newberry.

A tutto questo c’è da aggiungere che Buntion ebbe un’infanzia terribile. Quando era un bambino, suo padre uccise un uomo davanti a suo fratello, colpì la madre sul volto rompendole alcuni denti, provocò varie fratture ai figli, e una sera, rientrando ubriaco, costrinse tutta la famiglia a lasciare la casa, perché l’aveva persa giocando a carte. Il fratello gemello di Buntion fu ucciso dalla polizia a vent’anni e un altro fratello trascorse 20 anni in carcere. Questi eventi avrebbero dovuto costituire serie circostanze attenuanti al processo, ma non furono ben presentate alla giuria. I giurati inoltre non furono propriamente istruiti di tenerne conto nel decidere la condanna. Per questa ragione, nel 2009 la Corte d’Appello Criminale del Texas aveva annullato la sentenza e ordinato che Buntion fosse sottoposto a un nuovo processo in merito alla punizione, ma nel 2012 la giuria lo condannò nuovamente a morte, con la motivazione che l’omicidio da lui commesso era stato intenzionale, che egli avrebbe ancora potuto costituire un pericolo per la società e che i fattori mitiganti presentati non bastavano a concedergli una pena meno grave.

In un ultimo tentativo di ottenere clemenza, i suoi avvocati hanno presentato all’inizio di aprile un appello federale, dichiarando che “La giuria che condannò Buntion nel 1991 e l’altra, che ripeté la condanna nel 2012, ritenevano che egli sarebbe stato un pericolo se non fosse stato giustiziato. Il tempo ha però dimostrato che questa opinione era falsa”. Purtroppo, già nel 2020, 3 giudici della Corte d’Appello del 5° Circuito avevano scritto: “Il fatto che Buntion si sia comportato pacificamente durante la sua prigionia non sbugiarda il calcolo delle probabilità future da parte della giuria.”

E quindi, nonostante tutti i fattori che farebbero ritenere assurda l’esecuzione di un 78-enne malato e ormai innocuo, Buntion è stato ucciso il 21 aprile con una dose di pentobarbital. L’esecuzione è iniziata alle 18:26’ e il condannato è stato dichiarato morto alle 18:39’.

Prima di morire, Buntion si è rivolto ai familiari del poliziotto assassinato e ai suoi cari. “Desidero che i familiari di Irby sappiano una cosa: provo davvero rimorso per ciò che ho fatto. Prego Dio che i familiari trovino conforto per il dolore da me causato… Ai miei amici che mi sono rimasti accanto in tutti questi anni, non dico addio ma solo arrivederci. Sono pronto ad andarmene.”

Quella di Buntion è stata la prima esecuzione compiuta in Texas quest’anno e la quarta in tutti gli Stati Uniti. (Grazia)

3) SOSPESA IN CAROLINA DEL SUD L’ESECUZIONE DI RICHARD BERNARD MOORE

 

In Carolina del Sud non si compiono esecuzioni capitali da 2011. In quell’anno fu messo a morte Jeffrey Motts, un ‘volontario per l’esecuzione’. Quest’anno era stata programmata la fucilazione di Richard Bernard Moore per il 29 aprile u. s. Ma il condannato è ancora vivo.

 

La Corte Suprema della Carolina del Sud mercoledì 20 aprile ha sospeso l’esecuzione del 57-enne Richard Bernard Moore che doveva essere fucilato il 29 aprile.

Richard Moore fu condannato a morte per aver ucciso nel 1999 il commesso James Mahoney a Spartanburg.

Gli avvocati di Moore avevano chiesto la sospensione riferendosi ad un processo in corso in un’altra corte in cui si contesta la costituzionalità dei metodi di esecuzione della Carolina del Sud, tra i quali vi è anche la sedia elettrica. I difensori di Moore volevano altresì guadagnare tempo per chiedere alla Corte Suprema degli Stati Uniti di decidere se la sentenza di Moore fosse proporzionata al suo crimine.

Il cancelliere della Corte Suprema di Stato aveva fissato per il 29 aprile l’esecuzione di Richard Bernard Moore che ha trascorso più di due decenni nel braccio della morte dopo essere stato condannato per aver ucciso James Mahoney, commesso di un minimarket a Spartanburg.

Moore potrebbe trovarsi di fronte a una scelta tra la sedia elettrica e il plotone di esecuzione, due opzioni disponibili per i condannati a morte, dopo la modifica legge sulla pena capitale apportata l'anno scorso, nel tentativo di por termine alla pausa decennale nelle esecuzioni, dovuta alla incapacità delle carceri di procurarsi i farmaci per l'iniezione letale.

La nuova legge ha reso la sedia elettrica il principale mezzo di esecuzione, dando ai prigionieri la possibilità di scegliere la fucilazione o l’iniezione letale, nel caso tali metodi siano disponibili.

L’amministrazione carceraria ha dichiarato di aver terminato lo sviluppo di protocolli per le fucilazioni, e di aver completato lavori per 53.600 dollari per la ristrutturazione della camera della morte, con l’installazione di una sedia di metallo con freni che fronteggia un muro con un'apertura rettangolare, distante 15 piedi (4,6 metri).

In caso di esecuzione tramite plotone di esecuzione, tre tiratori volontari - tutti dipendenti del Reparto penitenziario - avranno fucili carichi puntati al cuore del detenuto. Verrà messo un cappuccio sulla testa del condannato a morte, al quale sarà data l'opportunità di fare un'ultima dichiarazione.

La Carolina del Sud è uno degli 8 stati che prevedono ancora la sedia elettrica e uno dei 4 a consentire il plotone di esecuzione.

Vi sono 35 uomini nel braccio della morte della Carolina del Sud.

Lo stato aveva programmato nel 2020 l’esecuzione di Moore, successivamente rimandata dopo che i funzionari della prigione avevano dichiarato di non poter ottenere i farmaci per l’iniezione letale.

Durante il processo a Moore del 2001, i pubblici ministeri affermarono che Moore, entrato in un negozio in cerca di denaro per sostenere la sua dipendenza dalla cocaina, aveva avuto una disputa con Mahoney, il quale aveva estratto una pistola strappatagli via da Moore.

Mahoney aveva quindi estratto una seconda pistola e ne era seguito uno scontro a fuoco. Mahoney colpì Moore al braccio e Moore a sua volta colpì Mahoney al petto.

All’epoca Moore aveva affermato di aver agito per legittima difesa dopo che Mahoney aveva estratto la pistola.

I sostenitori di Moore hanno argomentato che il suo crimine non raggiunge un livello di atrocità comparabile ad altri casi di pena di morte. I suoi avvocati d'appello hanno affermato che poiché Moore non aveva portato una pistola in negozio, non era intenzionato a uccidere.

Gli avvocati hanno inoltre affermato che Moore non dovrebbe essere giustiziato fino a quando i giudici non saranno in grado di determinare se l’uno o l’altro dei metodi di esecuzione costituisca una punizione crudele o insolita e quindi proibita dalla costituzione degli Stati Uniti.

L'ultima esecuzione nella Carolina del Sud risale al 2011, quando Jeffrey Motts, nel braccio della morte per aver strangolato un compagno di cella mentre stava scontando l'ergastolo per un altro omicidio, rinunciò ai suoi appelli.

4) NEGLI STATI UNITI IL LINCIAGGIO È DIVENUTO UN CRIMINE FEDERALE

8.png

Dopo oltre un secolo da quando fu proposta per la prima volta, il presidente Biden ha firmato la storica legge che rende il linciaggio un crimine federale.

Dopo più di un secolo di sforzi da parte degli attivisti per diritti civili per rendere il linciaggio un crimine federale, il 29 marzo 2022 il presidente Joe Biden ha firmato una legge contro il linciaggio.

Affiancato dagli sponsor del disegno di legge, dal vicepresidente Kamala Harris, e dai familiari dei defunti Ida B. Wells ed Emmett Till in una cerimonia sul prato della Casa Bianca, Biden ha firmato l'Emmett Till Antilynching Act, rendendo il linciaggio un crimine d’odio federale. La legge consente che reati - come rapimenti, abusi sessuali aggravati o tentativi di omicidio - siano perseguiti come linciaggi in un tribunale federale quando una cospirazione per commettere un crimine d'odio provoca la morte o gravi lesioni personali. Gli individui condannati per linciaggio rischiano una pena detentiva fino a 30 anni.

"Il linciaggio era puro terrore volto a rafforzare la menzogna che non tutti appartengono all’America, non tutti sono creati uguali", ha detto Biden dopo aver firmato il disegno di legge. Citando recenti gravi episodi di violenza razzista, ha avvertito che il razzismo rimane "un problema persistente" negli Stati Uniti.

Dalle pallottole nella schiena di Ahmaud Arbery a molti altri atti di violenza - innumerevoli vittime note e sconosciute - lo stesso odio razziale che ha spinto la folla ad appendere un cappio ha portato quella folla con le torce fuori dai campi di Charlottesville solo pochi anni fa", ha detto Biden. "L'odio razziale non è un vecchio problema; è un problema persistente. Un problema persistente. E so che molti dei leader per i diritti civili qui presenti lo sanno, e mi avete sentito ripeterlo un centinaio di volte: L'odio non va mai via, si nasconde soltanto. Si nasconde sotto le rocce. E se gli si dà un po' di ossigeno, torna a ruggire, urlando. Ma ciò che lo ferma siamo tutti noi, non pochi. Tutti noi dobbiamo fermarlo".

La legge prende il nome da Emmitt Till, un adolescente di Chicago che fu linciato in Mississippi nel 1955. Till, che all'epoca aveva 14 anni, stava visitando dei parenti quando una donna bianca lo accusò di averle fischiato contro. Fu rapito, picchiato e brutalmente ucciso. I suoi assalitori gettarono il suo corpo in un fiume, appesantito da un ventilatore di metallo legato al collo. Due uomini furono accusati del suo omicidio, ma furono assolti da una giuria composta da soli uomini bianchi. Al funerale di Till, sua madre, Mami Till, chiese che la bara rimanesse aperta per far vedere al pubblico la violenza inflitta a suo figlio.

I sostenitori del disegno di legge anti-linciaggio affermano che da quando nel 1900 il deputato della Carolina del Nord George Henry White presentò una proposta simile non sono state sufficienti 200 riproposizioni della legge per farla approvare. A quel tempo, White era l'unico membro nero del Congresso. 122 anni dopo, il parlamentare Bobby Rush (Illinois) ha presentato l'ultima legge anti-linciaggio alla Camera degli Stati Uniti, mentre i senatori Cory Booker (New Jersey) e Tim Scott (South Carolina) hanno presentato una legge simile al Senato. La Camera ha approvato la legge il 7 marzo u. s. con una schiacciante maggioranza di 422 voti contro 3: la legge è poi passata al Senato con unanime consenso. I tre repubblicani che alla Camera hanno votato contro la legge sono stati: Andrew Clyde (della Georgia), Thomas Massie (del Kentucky) e Chip Roy (del Texas).

La legge è arrivata dopo "una lunga attesa", ha detto il reverendo Wheeler Parker, un cugino di Emmitt Till che assistette al suo rapimento. Parker era sul palco con il Presidente durante la firma, insieme a Michelle Duster, pronipote della giornalista Ida B. Wells, il cui impavido impegno ha portato l’attenzione nazionale sul problema del linciaggio.

. "Attraverso i suoi scritti e discorsi, la Wells denunciò verità scomode che hanno sconvolto lo status quo", ha detto Michelle Duster. "La verità è che il linciaggio veniva usato come scusa per terrorizzare la comunità nera al fine di mantenere una gerarchia sociale ed economica basata sulla razza. E per questo la sua vita fu minacciata. La sua tipografia fu distrutta. E fu esiliata dal sud. Ma nonostante avesse perso tutto, continuò a parlare... della violenza e del terrore del linciaggio”.

In un'intervista con l'Associated Press dopo la cerimonia, il reverendo Wheeler Parker ha attribuito alle proteste seguite all'omicidio di George Floyd da parte della polizia e ad altri crimini di odio razziale il merito di aver creato l'atmosfera in cui la legge è potuta finalmente passare.

La famiglia allargata di Till ha a lungo sostenuto una legislazione federale anti-linciaggio. In un'intervista con l'Atlanta Black Star prima del voto del Senato, Ollie Gordon, un cugino di Emmitt Till, ha espresso un cauto ottimismo sul fatto che la legge sarebbe finalmente passata.

Alla cerimonia della firma, la vicepresidente Harris, che ha co-sponsorizzato la legge anti-linciaggio quando era senatrice degli Stati Uniti, ha descritto il passaggio della legge come una questione di "affari non conclusi".

"Oggi siamo riuniti per fare un lavoro incompiuto, per riconoscerne l'orrore e questa parte della nostra storia, per affermare in modo inequivocabile che il linciaggio è ed è sempre stato un crimine d'odio e per rendere chiaro che il governo federale può ora perseguire questi crimini in quanto tali", ha detto la Harris. "Il linciaggio non è una reliquia del passato. Atti di terrore razziale si verificano ancora nella nostra nazione, e quando accadono, dobbiamo tutti avere il coraggio di parlarne e di chiederne conto ai responsabili".

In un paio di rapporti sul linciaggio in America, l'Equal Justice Initiative ha documentato più di 6.500 episodi di linciaggio su base razziale negli Stati Uniti tra il 1865 e il 1950. Il rapporto del Death Penalty Information Center del novembre 2020, Enduring Injustice: the Persistence of Racial Discrimination in the U.S. Death Penalty, mette in relazione i linciaggi con la pena di morte negli Stati Uniti.

Durante la schiavitù, la pena capitale fu usata come strumento per controllare le popolazioni nere e frenare le ribellioni. Dopo l'emancipazione, i linciaggi proliferarono. Per scoraggiare i linciaggi, i funzionari pubblici promisero esecuzioni legali, spesso dopo processi fasulli. Mentre i linciaggi diminuivano all'inizio del XX secolo, le esecuzioni cominciarono a prendere il loro posto in circostanze che prima avrebbero attirato una folla di linciatori. In tutto il Sud, uomini e ragazzi afroamericani furono condannati e giustiziati per il presunto stupro o tentato stupro di donne bianche. Nessun uomo bianco fu giustiziato per aver stuprato una donna nera. (Pupa)

5) IN CINA SI PRELEVANO ORGANI DA CONDANNATI A MORTE ANCORA VIVI

 

Il mestiere del boia è antitetico rispetto a quello del medico. Eppure, da un importante studio apprendiamo che tra il 1980 e il 2015 il personale sanitario cinese ha partecipato al trapianto di organi prelevati da condannati a morte ancora vivi. La Cina ha messo fuori legge tale pratica nel 2015 ma si ritiene che, nonostante ciò, essa non sia cessata.

 

Da uno studio pubblicato dall’American Journal of Transplantation apprendiamo che ad almeno 71 detenuti nel braccio della morte in Cina hanno sono stati rimossi gli organi vitali, da utilizzare per i trapianti, prima che fossero dichiarati ufficialmente morti.

“Abbiamo scoperto che i medici sono diventati i boia per conto dello stato, e che il metodo di esecuzione è l’espianto del cuore”, ha dichiarato ad Al Jazeera uno degli autori dello studio, Matthew P. Robertson.

Per decenni i chirurghi cinesi hanno infranto la regola cruciale per trapianti: Non rimuovere organi da un corpo vivo.

Gli autori dello studio, il ricercatore dell'Australian National University Matthew P. Robertson e il cardiochirurgo Jacob Lavee, hanno esaminato 2.838 casi determinando che 348 “chirurghi, infermieri, anestesisti e altri lavoratori medici o ricercatori” che hanno partecipato alle esecuzioni di detenuti tra il 1980 e il 2015 hanno espiantato gli organi dei condannati a morte prima della “determinazione della morte cerebrale”.

La World Medical Association, che stabilisce le linee guida etiche per i medici in più di 100 paesi, specifica che la rimozione degli organi non deve essere la causa della morte dei donatori nei trapianti.

“La regola del donatore morto è fondamentale per l'etica dei trapianti” dice la World Medical Association. "La regola afferma che il prelievo di organi non deve iniziare prima che il donatore sia morto e formalmente dichiarato tale, e che il prelievo di organi non deve causare la morte del donatore”.

I medici non hanno controllato accuratamente che i detenuti fossero morti cerebralmente - incapaci di essere riportati indietro con la ventilazione o altri mezzi. Gli autori dello studio sono stati in grado di determinare questo risultato esaminando 310 documenti che contengono la parola “donatore”.

“Se i rapporti che esaminiamo sono accurati, essi indicano che l’espianto di cuore e polmoni da parte del chirurgo è stata la causa immediata della morte del prigioniero, coinvolgendo così direttamente il chirurgo nell'esecuzione", si legge nello studio.

“Questa è stata una delle prove più forti del mancato rispetto della regola del donatore morto, perché la ventilazione tramite intubazione è un passo fondamentale per poter diagnosticare la morte cerebrale", ha detto Jacob Lavee in una dichiarazione a Newsweek.

“C'erano diversi altri aspetti problematici in questi casi clinici. Per esempio, i donatori non avevano linee endovenose stabilite fino a pochi istanti prima dell'intervento, e diversi documenti si riferivano alla morte cerebrale acuta. Questa prova suggerisce che gli organi dei donatori sono stati prelevati prima che potessero essere correttamente diagnosticati come morti cerebrali", ha aggiunto Lavee.

Durante questo periodo, non c'era nessuna prassi per la donazione volontaria di organi in Cina, e i detenuti del braccio della morte fornivano tutti gli organi trapiantati.

Il dottor Frank Montgomery, presidente del Consiglio della WMA, ha detto che "è sempre stato denunciato il prelievo di organi dai prigionieri giustiziati come non etico", aggiungendo che questi interventi hanno indotto la Cina a mettere fuori legge il prelievo di organi dai detenuti nel 2015.

“Siamo ora in attesa di un chiaro impegno da parte del membro cinese della nostra organizzazione che questa pratica immorale non verrà più attuata in Cina”, ha aggiunto Montgomery.

Anche Yaqiu Wang, ricercatore senior in Cina presso Humans Right Watch, è in modo simile scettico sul fatto che il paese abbia cessato la pratica.

“Le autorità cinesi hanno una storia di affermazioni dubbie riguardo al trapianto di organi: Hanno detto di aver preso organi da prigionieri giustiziati, ma hanno insistito che i prigionieri avevano sempre acconsentito, nonostante le prove del contrario", ha detto Wang.

“Le autorità hanno anche affermato di aver messo fine alla pratica di usare gli organi dei prigionieri giustiziati, ma mancano le prove su questo. Anche il registro delle donazioni di organi del governo cinese manca di trasparenza e sono state segnalate discrepanze nei dati”, ha aggiunto Wang.

La Cina è il paese in cui si compiono più esecuzioni capitali, ricorda Amnesty International. Il braccio della morte cinese è avvolto nella segretezza. La Cina mantiene il segreto sulle esecuzioni, ma Amnesty International stima che siano stati giustiziati migliaia di prigionieri dal 2016 al 2020.

“I risultati sono inquietanti, e il governo cinese dovrebbe rispondere a queste nuove accuse”, ha detto Yaqiu Wang. (Pupa)

6) SUOR ELEN PREJEAN E L’APPROVAZIONE DELLA LEGGE ABOLIZIONISTA IN LOUISIANA

9.png

Suor Helen Preiean

Il 19 aprile è stato presentato al Senato della Louisiana un disegno di legge riguardante l’abolizione della pena di morte. Suor Helen Prejean, la famosa abolizionista autrice del libro autobiografico Dead Man Walking (1), ha affermato che è arrivato il momento per compiere tale passo anche perché non sono state portate a termine esecuzioni da anni: “Non la stiamo usando e spendiamo un sacco di soldi – milioni di dollari all’anno – per mantenere in vita il sistema della pena di morte”.

Nel 2010 Gerald Bordelon fu l’ultimo uomo giustiziato in Louisiana dopo che aveva rinunciato agli appelli e aveva chiesto di essere messo a morte. Il disegno di legge della senatrice democratica Katrina Jackson vuole semplicemente legalizzare la situazione. La Prejean ha sottolineato che l’opinione pubblica riguardo alla pena di mote è cambiata e continua a cambiare.

“La maggioranza dei pubblici accusatori non pensa più alla pena di morte”, ha aggiunto la Prejean.

Il disegno di legge abolizionista richiede inoltre che i dollari risparmiati con l’abolizione della pena capitale siano utilizzati per l’educazione dei bambini e per programmi di alfabetizzazione. I sostenitori della pena di morte dicono che la condanna a morte mette fine al dolore dei paranti delle vittime del crimine. La Prejean non è d’accordo: “Vi sono in media 17 anni e mezzo di attesa tra l’emissione di una condanna a morte e l’esecuzione.”

Se verrà approvato, il disegno di legge della senatrice Katrina Jackson salverà dalla morte tutti coloro che verranno condannati per omicidio, violenza carnale o tradimento dopo il 1° agosto 2022.

_________________

 

(1) Da Dead Man Walking (Uomo morto che cammina), fu ricavato il film interpretato da Susan Sarandon.

7) IN IDAHO IMPOSTO IL SEGRETO SULLA PROVENIENZA DEI FARMACI LETALI

Il 25 marzo u. s. il governatore dell’Idaho Brad Little ha firmato una legge che impone il segreto sulle informazioni riguardanti la produzione e la vendita dei farmaci da utilizzare nelle esecuzioni capitali. La nuova legge aumenta drasticamente la segretezza riguardo all’acquisizione dei farmaci da usare nelle iniezioni letali, proibendo ai funzionari dello stato di rivelare la provenienza di tali farmaci. La nuova legge nasconde l’identità di “ogni persona o ente che sintetizza, testa, vende, fornisce, produce, immagazzina, trasporta, acquista, dispensa o prescrive le sostanze da utilizzare in un'esecuzione o che fornisce le attrezzature mediche per l’esecuzione”. Inoltre, tali informazioni “non devono essere ammissibili come prova o individuabili in qualsiasi procedimento dinanzi a qualsiasi corte, tribunale, consiglio, agenzia o persona”. I proponenti della nuova legge hanno argomentato che lo stato non potrebbe ottenere i farmaci letali se non nascondesse l’identità dei fornitori.

8) AMNESTY REAGISCE DURAMENTE ALLA CHIUSURA DEI SUOI UFFICI A MOSCA

 

Con queste parole la Segretaria generale Agnes Callamard ha commentato la chiusura, da parte delle autorità russe, degli uffici di Amnesty International a Mosca avvenuta venerdì 8 aprile:

“In uno stato dove attivisti e dissidenti vengono imprigionati, uccisi o esiliati, dove il giornalismo indipendente è calunniato, sospeso o costretto all’autocensura e dove i gruppi della società civile sono messi fuorilegge o liquidati, se il Cremlino cerca di chiuderti vuol dire che stai facendo la cosa giusta".

“Le autorità si sbagliano profondamente se pensano che, chiudendo il nostro ufficio di Mosca, fermeranno le nostre ricerche e le nostre denunce sulle violazioni dei diritti umani. Continueremo senza sosta a chiedere il rispetto dei diritti umani della popolazione russa. Raddoppieremo i nostri sforzi per denunciare le gravi violazioni dei diritti umani commesse dalla Russia sia in casa che all’estero”.

“Non cesseremo mai di chiedere la liberazione dei prigionieri di coscienza ingiustamente in carcere per aver difeso i diritti umani. Continueremo a difendere il diritto del giornalismo indipendente di denunciare i fatti e ad assicurare che i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, che siano commesse in Russia in Ucraina o in Siria, siano chiamati a rispondere delle loro azioni. Detto più semplicemente, non ci arrenderemo”.

Emanuele Russo, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, aggiunge: “Ora, più che mai, non possiamo fermarci! Dobbiamo agire affinché i colpevoli vengano processati per i crimini commessi, i civili vengano protetti e i diritti di tutte le persone siano rispettati, in Russia come altrove”.

 

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 30 aprile 2022