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FOGLIO DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 197  - Aprile 2012

Duch condannato all’ergastolo

SOMMARIO:

1) Beunka ucciso dallo stato del Texas, come programmato       

2) L’abolizione passa per l’ergastolo, il caso del Connecticut

3) L’abolizione sarà oggetto di un referendum in California

4) “L’ergastolo irrevocabile è un’idea terribile”, dice David Dow

5) Negli Usa la pena di morte ha un potere deterrente? Non si può dire

6) Metti alla porta la pena di morte di Jimmy Carter

7) L’abolizione è un processo graduale: l’esempio inglese

8) Ken Richey non riesce a rimanere fuori dai guai

9) Ancora esecuzioni a Gaza

10) Condannato per crimini di guerra l’ex presidente liberiano Taylor

11) Notiziario: Cambogia, Italia, Usa

 

 

1) BEUNKA UCCISO DALLO STATO DEL TEXAS, COME PROGRAMMATO

 

Beunka Adams, per il quale molti di noi hanno sottoscritto una petizione in extremis, è stato ucciso dallo stato del Texas nel momento stabilito. La sua esecuzione era stata sospesa tre giorni prima da un giudice federale distrettuale, ma la sospensione è stata annullata dalla superiore Corte d’Appello del Quinto Circuito il giorno precedente a quello fissato per l’esecuzione della sentenza capitale.

 

Il 26 aprile alle ore 18, come programmato, è stato ucciso con un’iniezione letale Beunka Adams, condannato a morte in Texas, per il quale decine di nostri lettori avevano sottoscritto in extremis una petizione tendente ad ottenere la grazia (v. n. 196).

Immediatamente prima di morire Beunka Adams ha avuto parole di amore per i familiari ed ha chiesto perdono alle sue vittime che presenziavano all’esecuzione, tra i quali la donna che lui violentò e ferì nel 2002 e i parenti dell’uomo che allora fu ucciso. “Tutto ciò che accadde quella sera fu male,” ha detto Adams. “Se potessi tornare indietro, lo farei. Non è passato giorno senza che io desiderassi di tornare indietro… ho fatto un disastro e non posso tornare indietro.” Ha quindi invitato i presenti a non farsi “divorare dall’odio.”

Ricordiamo che nel 2002 Beunka Adams, 19-enne nero, e Richard Cobb, 18-enne bianco, dopo una rapina in un negozio sequestrarono un commesso e due donne presenti. In aperta campagna una delle donne fu violentata e fu sparato ai tre ostaggi. Le donne sopravvissero e portarono all’immediato arresto dei rapinatori. Cobb ed Adams subirono due distinti processi. Nei processi non si è chiarito fino in fondo chi abbia sparato e a chi. È stata tuttavia applicata la famosa e discussa legge sulle complicità (law of parties) per condannare a morte tutti e due i giovani delinquenti per l’uccisione del commesso Kenneth Vandever.

Negli ultimi giorni di vita si sono susseguiti momenti di speranza e di amara delusione per Beunka Adams, come spesso accade quando gli avvocati difensori di un condannato a morte non demordono e si battono fino all’ultimo.

Lunedì 23 il giudice federale distrettuale Michael ha sospeso l’esecuzione di Adams per consentire alla corti di verificare se il condannato aveva ricevuto una difesa legale scadente nel primo periodo dei suoi appelli. Tuttavia l’accusa ha impugnato la decisione di Schneider presso la Corte federale d’Appello del Quinto Circuito, la quale, mercoledì 25 aprile, ha ripristinato l’ordine di esecuzione per il giorno seguente.

Le speranze di sopravvivenza del condannato sono svanite definitivamente tre ore prima del momento fissato per l’iniezione letale, quando è arrivato il diniego della Corte Suprema degli Stati Uniti di entrare in merito alla decisione della Corte del Quinto Circuito. 

 

 

2) L’ABOLIZIONE PASSA PER L’ERGASTOLO, IL CASO DEL CONNECTICUT

 

L’abolizione della pena di morte in Connecticut è stata salutata on grande soddisfazione dagli abolizionisti. In quello stato al posto della pena capitale vi sarà l’ergastolo senza possibilità di liberazione, una pena terribile contro la quale da ora in poi dovranno battersi i difensori dei diritti umani.

 

L’11 aprile, dopo 9 ore di dibattito, la Camera del Connecticut ha approvato con 86 voti contro 62 la legge che abolisce la pena di morte per i futuri crimini e la sostituisce con l’ergastolo senza possibilità di liberazione. Sono state respinte ben 13 proposte di emendamento di parlamentari favorevoli alla pena capitale mentre venivano ricordate storie di crimini violenti e venivano tirati in ballo pensatori illustri del passato, sostenitori della pena capitale, quali Immanuel Kant e Thomas More.

Già approvata al Senato (v. n. 196, Notiziario), per andare in vigore la legge necessitava soltanto della firma del governatore Dannel P. Malloy. Quest’ultimo ha subito ribadito la sua intenzione di firmarla con il seguente comunicato:

“Sono contento che la Camera abbia approvato la legge, quando arriverà sulla mia scrivania la firmerò. Voglio essere molto attento nel calibrare il tono delle mie osservazioni, sia per rispetto della gravità della questione che affrontiamo, sia per rispetto delle persone che si pongono da lati contrapposti rispetto ad essa. Quando firmerò la legge, il Connecticut si aggiungerà agli altri 16 stati e a quasi tutte le nazioni industrializzate che si sono mosse verso una politica migliore. Per decenni non abbiamo avuto una pena di morte funzionante. Solo una persona è stata messa a morte negli ultimi 52 anni, e si trattava di un volontario per l’esecuzione. D’ora in poi avremo un sistema che ci permetterà di allontanare certa gente per tutta la vita, in condizioni che nessuno di noi vorrebbe sperimentare. Buttiamo via la chiave e lasciamo che costoro spendano il resto della loro naturale esistenza in prigione.” (1)

La firma del governatore Malloy è stata apposta il 25 aprile e contestualmente il Connecticut è diventato il 17-esimo stato abolizionista negli USA (2). Il governatore ha accompagnato la sua firma con una impegnativa dichiarazione da cui traspare la preoccupazione di rispettare tutte le parti in causa evitando accuratamente toni celebrativi e retorici:

“Molti di noi che hanno sostenuto questa posizione negli anni affermano che c’è una componente morale nella nostra opposizione alla pena di morte. Per me è certamente così. Ma ciò non significa – non deve significare - che si metta in questione la moralità di coloro che sono favorevoli alla pena di morte. Io certamente non lo farò. Conosco molta gente che rispetto profondamente, inclusi parenti ed amici, che ritengono che la pena di morte sia giusta. In effetti la questione non ha confini né di partito politico, né di genere, età, razza o di altro tipo. È, al contempo, una delle più stringenti e laceranti questioni del nostro tempo.

“La mia posizione sulla presenza della pena di morte del nostro sistema di giustizia penale si è evoluta in un lungo arco di tempo. Da giovane, ero un sostenitore della pena capitale. Poi sono stato per anni un pubblico accusatore che ha perseguito pericolosi criminali, inclusi gli omicidi. Nelle trincee dei tribunali ho sperimentato, toccandola con mano, la grande imperfezione del nostro sistema giudiziario. […] Ho visto gente malamente assistita dai propri avvocati. Ho visto gente oggetto di false accuse o di errate identificazioni. Ho assistito a discriminazioni. Di fronte a tutto ciò sono pervenuto alla convinzione che abbandonare la pena di morte era il solo modo di assicurare che non fosse ingiustamente imposta.” […]

“Mentre il nostro stato passa aldilà di questo dibattito che ci ha diviso, spero che noi tutti possiamo raddoppiare i nostri sforzi e il nostro comune lavoro per migliorare l’equità e l’integrità del nostro sistema di giustizia penale, riducendone al minimo la fallibilità.”

Troviamo molto giusto l’impegno del Governatore per uno sforzo comune verso un più giusto sistema giudiziario nel Connecticut, anche se non ci sarà più la pena di morte, specie in un sistema che prevederà l’ergastolo irrevocabile.

Da parte nostra aggiungiamo esplicitamente l’impegno a batterci da ora in poi per l’abolizione dell’ergastolo irrevocabile in qualsiasi paese, anche se il passaggio per tale pena può essere tollerabile quando costituisca una condicio sine qua non per l’abolizione della pena di morte.

L’introduzione dell’ergastolo senza possibilità di liberazione sulla parola è vista con favore da quasi tutti gli abolizionisti americani. Ciò perfino negli stati in cui permane la pena di morte. Si sostiene che tale alternativa diminuisca sensibilmente il numero delle sentenze capitali. A tale proposto si cita l’esempio in Texas in cui, dopo l’introduzione dell’ergastolo irrevocabile, avvenuta nel 2005, il numero di sentenze capitali è diminuito man mano negli anni sino a ridursi ad un terzo del dato iniziale (3).

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(1) La nuova legge non si applica agli attuali 11 condannati a morte del Connecticut che, in teoria, potrebbero ancora ricevere l’iniezione letale. La massima punizione per i peggiori assassini sarà costituita dall’ergastolo senza possibilità di liberazione. La legge stabilisce un trattamento durissimo per tali criminali: essi passeranno 22 ore al giorno in isolamento in una piccola cella, saranno soggetti a frequenti perquisizioni intime e non potranno ricevere visite a contatto.

(2) L’abolizione della pena di morte in Connecticut era fallita di un soffio nel 2009 e nel 2011 (v. nn. 170, 190)

(3) Tale drastica riduzione può essere, in parte, attribuita anche ad altri fattori.

 

 

3) L’ABOLIZIONE SARA' oggetto di UN REFERENDUM IN CALIFORNIA

 

L’abolizione del pena capitale in seguito ad un referendum che si terrà a novembre in California, uno stato con oltre 700 condannati a morte, sarebbe un evento eccezionale. Infatti tale passo di civiltà non si è mai verificato per iniziativa popolare ma per decisione dei parlamenti o delle assemblee costituenti.

 

L’abolizione nel piccolo stato del Connecticut potrebbe essere presto seguita dall’abolizione nel grande stato della California, il più popoloso e tra i più importanti dal punto di vista economico, politico e culturale di tutti gli Stati Uniti d’America. In seguito ad una poderosa mobilitazione, è stato infatti indetto un referendum sull’abolizione della pena capitale che si terrà in California nel prossimo mese di novembre in concomitanza con la elezioni presidenziali (1).

Sono state raccolte e certificate agevolmente oltre 800 mila firme di cittadini in calce alla richiesta del referendum. La campagna referendaria si è basata soprattutto sui costi enormi del sistema della pena di morte e sul rischio di mettere a morte degli innocenti

Se il referendum avrà successo avranno salva la vita gli oltre 700 condannati a morte della California (14 dei quali hanno esaurito gli appelli). La loro sentenza di morte verrà commutata nell’ergastolo senza possibilità di liberazione e, salvo eccezioni, verranno tolti dall’isolamento e trasferiti in un carcere normale.

L’abolizione in seguito a referendum propositivo sarebbe un avvenimento assolutamente eccezionale. Non ci risulta infatti che si sia mai verificata nel mondo un’abolizione per iniziativa popolare ma solo per iniziativa dei parlamenti o delle assemblee costituenti. (2).

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(1) V. anche art. seguente.

(2) Invitiamo i lettori a citare eventuali eccezioni a questa affermazione (n. b.: non ci riferiamo a referendum confermativi; ad es. in Svizzera il nuovo codice penale che prevedeva l’abolizione ebbe bisogno di un referendum confermativo nel 1938).

 

 

4) “L’ERGASTOLO IRREVOCABILE È UN’IDEA TERRIBILE”, DICE DAVID DOW

 

Nel momento in cui è in atto in diversi stati nordamericani un grande sforzo per sostituire la pena di morte con l’ergastolo senza possibilità di liberazione sulla parola, il professor David Dow, brillante avvocato penalista texano, noto per aver sostenuto la difesa in più di 100 casi capitali, si è sentito in dovere di ricordare in modo forte e chiaro che anche l’ergastolo irrevocabile è una pena inumana.

 

David R. Dow è famoso in Texas e molto amato dagli abolizionisti. Professore universitario e avvocato penalista, ha difeso nell’arco di 20 anni oltre 100 condannati a morte. È il promotore del Texas Innocence Network, un’organizzazione che, con l’aiuto di studenti universitari, difende gratuitamente detenuti che avanzano proteste di innocenza.

Nel momento in cui è in atto in diversi stati un grande sforzo per sostituire la pena di morte con l’ergastolo senza possibilità di liberazione sulla parola (Life sentence Without the Option of Parole - LWOP), Dow si è sentito in dovere di riaffermare che anche l’ergastolo è una pena inaccettabile. Lo ha fatto scrivendo un articolo ‘fuori dal coro’ intitolato “La condanna a vita senza possibilità di liberazione è un’idea terribile”, pubblicato online sul The Daily Beast il 27 aprile (1), di cui traduciamo i passaggi più significativi:

“Se la California seppellirà la pena di morte a novembre, gli abolizionisti probabilmente danzeranno nelle strade. Ma essi non dovrebbero farlo perché in tal caso lo stato abbandonerebbe una terribile idea solo per rimpiazzarla con un’altra altrettanto terribile.

La proposta legge per il Risparmio, la Responsabilità e la Piena Affermazione della legalità (SAFE), intende eliminare la pena capitale sostituendola con la condanna a vita senza possibilità di liberazione sulla parola  (2). Gli oppositori della pena di morte hanno agevolmente raccolto più di mezzo milione di firme per ottenere il referendum sulla SAFE. Se il referendum passerà, le vite dei 725 detenuti attualmente in attesa di esecuzione saranno salve. In luogo di morire sul lettino dell’iniezione letale, essi moriranno in prigione per cause naturali (o forse a causa di violenza).

Il motivo che spinge in avanti la SAFE è in gran parte economico. La California infatti ha speso più di 4 milioni di dollari per la pena capitale in un periodo in cui ha compiuto 13 esecuzioni. […]

Ma il costo non è l’unico fattore. Gli oppositori della pena di morte hanno sponsorizzato con grande passione la LWOP (così tale alternativa viene affettuosamente denominata) perché indubbiamente salva delle vite. Nel 2005 il Texas, lo stato che mette a morte il maggior numero di detenuti, dette alle giurie la possibilità di imporre la LWOP invece di una sentenza di morte. Le condanne a morte sono precipitate dalle 30 o 40 l’anno di allora a poco più di una dozzina.

La proposta di legge sulla LWOP si rivolge, ovviamente, anche agli elettori che sono preoccupati della possibile esecuzione di innocenti. […]

Indipendentemente dal perché preferiranno la LWOP, se gli elettori approveranno la SAFE, la California diverrà il sesto stato in cinque anni ad abbandonare la pena di morte. Ma con una popolazione del braccio della morte circa 15 volte più numerosa dei quella degli altri  5 stati messi assieme, la decisione della California surclasserà quella degli altri stati per importanza. 

Ciononostante, gli oppositori della pena di morte non dovrebbero precipitarsi a festeggiare. La LWOP è disumana come la morte medesima, e per qualche verso è ancora peggiore.

Sì la LWOP ha il vantaggio di salvare delle vite. Ma di aspetti positivi non ne ha altri. Da tutti gli altri punti di vista è un incubo: segna la resa nei riguardi di coloro che hanno sbagliato, indipendentemente dal fatto che alcuni di essi mostrino capacità di evolvere e di cambiare; ruba alla gente la speranza; esagera il rischio che deriva per la società dal mettere in libertà degli omicidi; e trasforma le prigioni in gerontocomi, con detenuti che portano maschere per l’ossigeno sulle sedie a rotelle comprate con i soldi dei contribuenti.

Il criterio per adottare  la LWOP si basa su due false premesse. Primo, molti ritengono che dobbiamo rinchiudere per sempre gli omicidi per tenere la società al sicuro. Ma è un mito la credenza che gli omicidi uccideranno ancora e ancora, e i dati lo dimostrano. […]

E arriviamo alla seconda premessa: a volte vogliamo punire la gente per il semplice fatto di volerla punire, per esprimere lo sdegno della società per gli atti abominevoli compiuti. La società ha veramente buone ragioni per punire la gente che si comporta male. Ma è proprio questo il messaggio che vogliamo dare alla società? Che un atto orribile ti rende permanentemente irrecuperabile, indipendentemente da quello che fai o da quanto puoi cambiare nel resto della tua vita?

È un fatto innegabile che anche individui che fanno cose terribili cambiano. […]

Ovviamente ci sono certi degenerati che non cambieranno mai, […] ed io non vorrei avere Charles Manson come vicino. […]

La maggior parte di coloro che hanno ucciso, comunque, non sono così infami e depravati. Sono persone che hanno commesso qualcosa di orribile. […] Ma alcuni di essi si pentono sinceramente e cambiano. Alcuni ricevono addirittura il perdono dai parenti delle loro vittime. […]

Inoltre, ovviamente, i prigionieri che possono essere liberati sulla parola non hanno la garanzia del rilascio. La decisione in merito è demandata ai membri delle apposite commissioni che tengono conto di che cosa ha fatto il detenuto e di come è diventato. […]

Il difetto essenziale della LWOP è che impedisce anche ai detenuti riabilitati di chiedere la liberazione. Un società che adotta la LWOP è una società che ha gettato la spugna anzitempo.”

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(1) V. http://www.thedailybeast.com/articles/2012/04/27/life-without-parole-is-a-terrible-idea.html

(2) C’è da notare, tuttavia, che l’abolizione della pena di morte in California NON comporterebbe la contestuale introduzione della LWOP dal momento che in questo stato la LWOP è già prevista.

5) NEGLI USA LA PENA DI MORTE HA UN POTERE DETERRENTE? NON SI PUO' DIRE

 

Gli studi eterogenei e spesso contraddittori sul particolare potere deterrente che avrebbe la pena di morte, compiuti negli USA dal 1976 in poi, se esaminati nel loro complesso, non permettono di affermare che la pena capitale abbia un effetto deterrente, neutro o incentivante nei riguardi degli omicidi

 

Il 18 aprile sono stati resi noti i risultati di una impegnativa ricerca sul supposto ‘potere deterrente’ della pena di morte (1). La ricerca è stata fatta su decine di studi in merito – spesso contraddittori -  compiuti a partire dal 1974, anno in cui la Corte Suprema federale permise la reintroduzione della pena capitale negli Stati Uniti, ed è stata condotta presso il National Research Council (Consiglio Nazionale delle Ricerche USA) da un gruppo coordinato dal prof. Daniel S. Nagin dell’Università Carnegie Mellon di Pittsburgh.

Il gruppo di Nagin conclude che non vi sono prove di un particolare effetto deterrente della pena di morte negli USA. Ciò a causa della parzialità e dei difetti delle ricerche che sono state fatte in merito. Una delle maggiori carenze delle ricerche sulla deterrenza degli ultimi 35 anni è rappresentata dalle misurazioni ‘incomplete o poco plausibili’ di come i potenziali omicidi percepiscono il rischio dell’esecuzione quale possibile conseguenza delle loro azioni. Un altro difetto è la mancata valutazione dell’impatto di altre pene, come la condanna all’ergastolo senza possibilità di liberazione sulla parola.

Come era prevedibile, l’affermazione del gruppo operante presso la National Research Council è stata contesta da accademici come Isaac Ehrlich i quali, usando metodi statistici assi opinabili, avevano sostenuto anni fa un apprezzabile effetto deterrente della pena di morte (v. ad es. n. 134, “Il ragionamento si basa…” ).

“Riconosciamo che le conclusioni da noi trovate possano non andar bene a qualcuno,” ha osservato il prof. Nagin, “ma non gioverà a nessuno utilizzare affermazioni poco fondate sull’effetto della pena di morte, indipendentemente dal fatto che si voglia sostenere che la pena capitale scoraggi gli omicidi, non abbia alcun impatto o incentivi gli omicidi.”

Gli studi fatti non devono pertanto essere utilizzati in politica, in un senso o nell’altro, per affermare un effetto della pena di morte sul tasso di omicidi. In effetti, come osserva Richard Dieter, direttore del Death Penalty Information Center, l’argomento della deterrenza perde via via importanza e sta sparendo dalle discussioni sulla pena di morte.

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(1) V. http://www.nap.edu/catalog.php?record_id=13363

 

 

6) METTI ALLA PORTA LA PENA DI MORTE di Jimmy Carter (*)

 

L’ex presidente degli Stati Uniti ed ex governatore e della Georgia, Jimmy Carter, si schiera in maniera molto netta ed argomentata per l’abolizione del pena di morte, con l’articolo che traduciamo qui sotto.

 

Per molte ragioni, è giunto il momento per la Georgia e per altri stati di abolire la pena capitale. Un recente sondaggio ha dimostrato che il 61% degli Americani sceglierebbe una punizione per gli omicidi diversa dalla pena di morte (1).

Inoltre, solo il 5% dei capi di polizia ritengono che la pena di morte riduca il crimine violento. Questo cambiamento nell’opinione pubblica sta costantemente erodendo la pena capitale, riflettendosi nei parlamenti degli stati così come nelle corti federali.

In qualità di governatore della Georgia, gareggiai con altri governatori nel ridurre la popolazione carceraria. Classificavamo tutti i nuovi reclusi per prepararli ad un periodo produttivo in carcere,  seguito da programmi per il rilascio a breve con avviamento al lavoro. Reclutavamo volontari che agivano da supervisori della messa in libertà in prova, i quali “adottavano” il detenuto in uscita dal carcere trovandogli un’occupazione.

Allora, negli anni ’70, soltanto 1 su 1000 Americani era in prigione. Ora purtroppo la nazione è concentrata sulla punizione, anziché sulla riabilitazione. Benché i crimini violenti non siano aumentati, gli Stati Uniti hanno il più alto tasso di carcerazione nel mondo, con più del 7,43 per mille di adulti incarcerati alla fine del 2010. Il nostro Paese è affascinato in modo singolare dalla pena capitale. Il 90% di tutte le esecuzioni avvengono in Cina, Iran, Arabia Saudita e Stati Uniti.

Un argomento a favore della pena di morte è che sarebbe un forte deterrente per l’omicidio e altri crimini violenti. In realtà, le prove mostrano proprio il contrario. Il tasso di omicidi è almeno cinque volte maggiore negli Stati Uniti che in un qualsiasi paese dell’Europa Occidentale, tutti senza la pena capitale.

Gli stati del Sud effettuano più dell’80 % delle esecuzioni ma hanno una percentuale di omicidi più alta di qualsiasi altra regione. Il Texas registra di gran lunga il maggior numero di esecuzioni, ma il suo tasso di omicidi è due volte quello del Wisconsin, il primo stato che ha abolito la pena capitale. Guardate stati simili adiacenti: ci sono più crimini capitali nel Sud Dakota, Connecticut e Virginia (con la pena di morte) che nei vicini North Dakota, Massachusetts e West Virginia (senza pena capitale).

Inoltre, non c’è mai stata alcuna prova che la pena di morte riduca i crimini più gravi o che i crimini aumentino quando le esecuzioni cessano.

E avvengono tragici errori giudiziari. Esami del DNA e altre prove hanno fatto sì che 138 sentenze capitali fossero annullate dopo che ho lasciato la carica di governatore.

Il costo per l’esecuzione della pena capitale è astronomico. Dal 1973 la California ha speso circa 4 miliardi di dollari in casi capitali che hanno portato a sole 13 esecuzioni, con un quoziente di 307 milioni di dollari per ciascuna.

Alcuni devoti Cristiani sono tra coloro che invocano la pena capitale, contraddicendo l’insegnamento di Cristo e fraintendendo le Sacre Scritture con i numerosi esempi di perdono. Ricordiamo il perdono di Dio per Caino che uccise Abele, e dell’adultero re Davide, che fece morire il marito di Betsabea. Gesù perdona la donna adultera condannata alla lapidazione e chiarisce il comandamento dell’ ‘occhio per occhio’ della Scrittura.

C’è una notevole differenza tra i credenti protestanti e cattolici. Molti leader protestanti sono tra i primi a chiedere la massima punizione. La linea cattolica ufficiale condanna la pena di morte.

Forse il più forte argomento contro la pena di morte è l’estremo pregiudizio contro i poveri, le minoranze o i malati mentali. Sebbene le vittime degli omicidi di razza nera siano 6 volte più di quelle di razza bianca, il 77% dei casi di pena capitale riguardano vittime bianche. Ancora, è difficile immaginare che una ricca persona bianca entri nella camera della morte se difesa da avvocati molto ben pagati. Ciò dimostra che si attribuisce un valore più alto alla vita degli Americani bianchi.

E’ chiaro che ci sono motivi etici, finanziari e religiosi schiaccianti per abolire la pena capitale.

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(*) Traduzione, a cura di Anna Maria Esposito, dell’articolo scritto in Georgia il 25 aprile 2012 da Jimmy Carter, ex presidente degli Stati Uniti.

(1) Il dato fornito da Carter è troppo ottimistico. In realtà – tra due alternative - i sondaggi danno il 50% degli Americani a favore dell’ergastolo senza possibilità di liberazione sulla parola e il 48% a favore dalla pena di morte. V. http://politicalticker.blogs.cnn.com/2011/10/12/cnn-poll-number-who-prefer-death-penalty-on-decline/

 

 

7) L’ABOLIZIONE E' UN PROCESSO GRADUALE: L’ESEMPIO INGLESE

 

Un classico esempio della gradualità che risulta essere caratteristica di quasi tutti processi abolizionisti.

 

Anche se i principali motivi per abolire la pena di morte valgono da subito e in qualsiasi caso, nei fatti il processo abolizionista è graduale. In quasi tutti i paesi esso passa per la progressiva restrizione delle fattispecie di reato capitale, delle categorie di persone alle quali può essere inflitta, della propensione dei giudici ad infliggerla a parità di reato. Ciò che è avvenuto nel Regno Unito è un tipico e chiaro esempio dello svolgersi del processo abolizionista, ne ricordiamo le tappe più importanti.

1832: è  abolita la pena di morte per reati di taccheggio con refurtiva di valore inferiore o uguale a  5 sterline.

1841: è  abolita la pena di morte per stupro, rimane solo per l’omicidio e per i più gravi delitti contro lo stato.

1868: Vengono proibite le esecuzioni in pubblico.

1908: è  abolita la pena di morte per i minori di 16 anni all’epoca del delitto.

1932: è  abolita la pena di morte per i minori di 18 anni all’epoca del delitto.

1964: Nel dopoguerra le esecuzioni diventano sempre più rare. L’ultima esecuzione avviene nel 1964.

1965: La pena di morte per i crimini ordinari (omicidi) viene sospesa.

1969: La pena di morte per i crimini ordinari viene abolita in tutto il paese ad eccezione dell’Irlanda del Nord.

1973: La pena di morte viene abolita per i crimini ordinari rimanendo solo per crimini eccezionali come l’alto tradimento.

1998: La pena di morte è abolita per qualsiasi crimine.

 

 

8) KEN RICHEY NON RIESCE A RIMANERE FUORI DAI GUAI

 

La terribile esperienza del braccio della morte ha rovinato il carattere e la vita di Ken Richey. Tornato in libertà nel 2008 dopo 21 anni di carcerazione in Ohio, Ken si è scontrato di nuovo con la ‘giustizia’.

 

Negli Stati Uniti chi emerge – per un qualche miracolo - dall’incubo del braccio della morte difficilmente riesce a condurre una vita normale. Dopo aver subito per anni o decenni un trattamento disumano, pochi sono in grado di assumere un ruolo attivo, magari diventando valorosi conferenzieri contro la pena capitale. Molti si ammalano, danno di testa, finiscono in miseria o di nuovo in prigione, spesso coinvolgendo nel loro disagio le fidanzate o le mogli che avevano acquisito negli anni passati nel braccio della morte. 

Tipico è il caso di Kenneth T. Richey, lo ‘scozzese nel braccio della morte’, che difficilmente si sarebbe salvato dall’iniezione letale in Ohio se non ci fosse stata un’incredibile mobilitazione in suo favore (1).

Kenneth, detto “Kenny” o Ken”, Richey, che si è sempre dichiarato con forza innocente, fu accusato di incendio doloso: secondo l’accusa avrebbe appiccato il fuoco nell’intento di uccidere la sua ex e il suo nuovo boy friend, causando invece la morte di una bimba di 2 anni.

A dare grande risalto al caso di Richey sia negli USA che in Europa fu soprattutto la sua fidanzata di un tempo, Karen Torley. In favore di Ken Richey, dotato di doppia cittadinanza, statunitense e britannica,  si espressero, tra gli altri, 150 parlamentari inglesi, il primo ministro Tony Blair e il papa Giovanni Paolo II.

Assistito da ottimi avvocati procurati dai suoi sostenitori, aveva ottenuto l’annullamento del suo processo e della sua condanna capitale.

Nel 2008 l’accusa aveva rinunciato ad un nuovo processo capitale e si era accontentata di chiudere il caso con un patteggiamento: Richey accettava una condanna per omicidio preterintenzionale e tornava in libertà tenendo conto che aveva già scontato 21 anni di carcere.

Essendogli stato ordinato di non risedere nel nord est dell’Ohio e di stare lontano da chiunque si fosse occupato del suo caso, in un primo tempo si era trasferito in Scozia.

Rottosi il legame sentimentale con la Torley, Ken, che soffriva un profondo disagio ed era divorato dal risentimento per quanto aveva subito, un anno dopo ritornò negli USA e finì nei guai con la giustizia nel Minnesota picchiando suo figlio ventiquattrenne.

Ma non gli è bastato: l’ultimo giorno dello scorso anno dalla sua abitazione di Tupedo nel Mississippi ha telefonato al giudice Randall Basinger, che aveva partecipato al processo capitale contro di lui, lasciando in segreteria telefonica un messaggio minaccioso.

Estradato in Ohio, Kenny Richey il 13 aprile ha evitato un nuovo processo con un patteggiamento: si è dichiarato colpevole di minacce, disponendosi a scontare tre anni di carcere, in cambio del ritiro dell’accusa di aver violato la proibizione di stare alla larga da chiunque si fosse occupato del suo caso capitale.

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(1) V. nn. 125, Notiziario, 133, “Bush nomina…”, 134, Notiziario, 152, Notiziario.

 

 

9) ANCORA ESECUZIONI A GAZA

 

Perseverando nell’uso della pena di morte, irrogata in processi iniqui da tribunali militari, il regime di Hamas, che detiene “di fatto” il potere nella Striscia di Gaza, oltre a violare i diritti umani intralcia il tentativo in atto da parte dei Palestinesi di conquistarsi dignità e un seggo alle Nazioni Unite.

 

Il regime di Hamas, che detiene “di fatto” il potere nella Striscia di Gaza dal 2007 dopo essersi ribellato all’Autorità Palestinese, ha messo a morte tre uomini il 7 aprile: due omicidi e un collaborazionista con Israele.

Il  Ministro dell’interno del regime ha precisato che, in ottemperanza alla legge islamica, i due omicidi sono stati impiccati dopo che le famiglie delle loro vittime avevano rifiutato di perdonarli.

Dal 2007 nella Striscia di Gaza si sono registrate almeno 11 esecuzioni e 30 condanne a morte da parte di corti militari (1).

L’Autorità Palestinese ha protestato per le esecuzioni, definite ‘inumane’ e in violazione della legalità internazionale. Il ministro Fathi Abu Moghli ha ricordato che solo il presidente Mahmoud Abbas ha l’autorità di ratificare le condanne a morte in Palestina ed ha sottolineato come il comportamento di Hamas pregiudichi gli sforzi dello stato palestinese di ottenere un seggio alle Nazioni Unite “cercando di dimostrare al mondo che il nostro è uno stato civile, moderno, umano e democratico”.

Abu Moghli ha lodato il presidente Abbas per non aver consentito alcuna esecuzione capitale dopo essere entrato in carica nel 2005 e gli ha rinnovato l’invito a sospendere per decreto la pena di morte in ottemperanza alle risoluzioni per la moratoria adottate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a partire dal 2007.

In una conferenza stampa tenuta a Ginevra il 20 aprile, Rupert Colville, portavoce dell’Ufficio dell’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani (OHCHR), ha stigmatizzato il ricorso alla pena di morte da parte del regime di Hamas: “Respingiamo l’uso dei tribunali militari per processare civili a Gaza, una pratica che compromette gravemente le garanzie di un giusto processo.”

Secondo informazioni raccolte dall’OHCHR, a Gaza gli accusati di norma non hanno accesso ai loro avvocati e le corti militari spesso si basano su confessioni estorte con la violenza e/o con la tortura.

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(1)  V. Notiziari nei nn. 180, 190, 191.

 

 

10) CONDANNATO PER CRIMINI DI GUERRA L’EX PRESIDENTE LIBERIANO TAYLOR

 

L’ex presidente della Liberia, Charles G. Taylor, è stato condannato da una corte internazionale sotto l’egida delle Nazioni Unite per complicità negli atroci crimini di guerra commessi dal Frante Unito Rivoluzionario in Sierra Leone tra il 1991 e il 2002. Tuttavia egli, almeno per ora, rimane impunito per gli orrendi e assi più estesi crimini da lui direttamente commessi in patria tra il 1989 e il 1998.  

 

Il 26 aprile il Tribunale speciale delle Nazioni Unite per la Sierra Leone con sede all’Aia ha giudicato colpevole l’ex presidente della Liberia, Charles G. Taylor, accusato di complicità in crimini di guerra verificatisi in Sierra Leone tra il 1991 e il 2002: uccisioni di massa, stupri, schiavitù sessuale, mutilazioni, uso di bambini soldato resi orfani e marchiati con lettere incise sulla schiena. La relativa pena – probabilmente l’ergastolo - verrà inflitta al colpevole in una separata udienza il 30 maggio.

Le milizie di Taylor imperversarono nella guerra civile liberiana tra il 1989 e il 1998, nella quale si ritiene furono uccise circa 200 mila persone, ma l’attuale condanna riguarda solo le responsabilità di Charles Taylor per aver favorito i crimini commessi in Sierra Leone dal Fronte Unito Rivoluzionario. Tale organizzazione rivoluzionaria, fortemente supportata da Taylor in cambio di diamanti, combatté in Sierra Leone, Guinea e Costa d’Avorio tra il 1991 e il 2002, con un bilancio di circa 50 mila morti.

Durante il processo sono stati ascoltati 94 testimoni a carico tra cui l’attrice Mia Farrow e la top model Naomi Campbell. Quest’ultima ricevette da Taylor diamanti grezzi in regalo al termine di una cena nel 1997.

Charles Taylor si dimise da presidente della Liberia e cessò di nuocere nel 2003, quando si rifugiò in Nigeria contando di farla franca. Alcuni mesi dopo subì l’incriminazione da parte del tribunale delle Nazioni Unite. Fu estradato all’Aia nel 2006 dal presidente nigeriano Olusegun Obasanjo (che ha ricevuto critiche da varie parti per aver tradito un tacito accordo di impunità con il ricercato).

Il Tribunale speciale delle Nazioni Unite per la Sierra Leone, in essere da un decennio, finora, oltre a Taylor, ha condannato altre otto persone per crimini di guerra, tra cui tre esponenti del Fronte Unito Rivoluzionario.

 

 

11) NOTIZIARIO

 

Cambogia. Aggravata in appello la condanna per “Duch”. E’ stata tramutata in ergastolo la  condanna a 35 anni di carcere inflitta in primo grado dall’apposito tribunale dell’ONU (v. n. 154) all’ex esponente dei Khmer Rossi Kaing Guek Eav, soprannominato Duch, per aver diretto il centro di detenzione S-21 di Tuol Sleng nel quale tra il 1975 e il 1979 furono torturati ed uccisi migliaia di oppositori del regime comunista della Kampuchea Democratica (v. nn. 168, Notiziario, 182). La sentenza all’ergastolo per Duch, riconosciuto colpevole di crimini contro l’umanità, è stata emessa il 3 febbraio. Non si sa se il tribunale dell’ONU avrà la possibilità e i finanziamenti necessari per portare a termine i processi contro altri quattro esponenti khmer rinviati a giudizio il 15 settembre 2010. Ricordiamo che sotto il regime presieduto da Pol Pot, la Cambogia vide uno dei peggiori genocidi del secolo passato in cui, secondo alcune stime, furono sterminate 1,7 milioni di persone.

 

Italia. ‘Clandestini’ in aereo, ammanettati e con lo scotch sulla bocca. Il regista Francesco Sperandeo ha denunciato su Facebook di aver visto su un aereo di linea diretto a Tunisi il 17 aprile due ‘clandestini’ ammanettati con fascette di plastica, con la bocca sigillata da nastro adesivo per pacchi e con mascherine sul mento, scortati da quattro uomini in borghese. Il regista ha osservato: “Questa è la civiltà e la democrazia europea. Ma la cosa più grave è stata che tutto è accaduto nella totale indifferenza dei passeggeri e alla mia accesa richiesta di trattare in modo umano i due mi è stato intimato in modo arrogante di tornare al mio posto perché si trattava di una normale operazione di polizia.” Secondo noi è ancora più grave che alle prime dichiarazioni della autorità italiane che promettevano indagini sull’episodio, dilagato in rete e poi in Parlamento, siano seguite delle precisazioni del tipo: i clandestini erano agitati, le mascherine in tali casi sono regolamentari.

 

Usa. Perquisizioni intime per qualsiasi arrestato. Il 2 aprile la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sentenziato a stretta maggioranza che la polizia può sottoporre a perquisizione intima a nudo qualsiasi arrestato per qualsiasi motivo. Ciò anche quando non vi è ragione di ritenere che l’arrestato, sia pure minorenne, nasconda qualcosa. L’impatto di tale sentenza lesiva della dignità della persona umana si può valutare considerando che negli USA ogni anno vengono arrestate ben 13 milioni di persone (sic). Ad un livello di civiltà più elevato di quello della Corte Suprema si situano 10 stati e l’amministrazione federale che proibiscono tale gratuita ed umiliante procedura.

 

Usa. Per Khalid Sheikh Mohammed si apre per la seconda volta il processo capitale, a Cuba. Comincerà il 5 maggio davanti ad una ‘commissione militare’ a Guantanamo nell’isola di Cuba il processo capitale per 5 prigionieri di ‘alto valore’ che il presidente Obama aveva tentato di far processare da una normale corte civile a Manhattan (v. n. 174), dopo una primo avvio del procedimento a Guantanamo sotto l’amministrazione Bush. Il processo a carico di Khalid Sheikh Mohammed, sospetto organizzatore degli attentati dell’11 settembre 2001, e di altri 4 coimputati, che furono torturati e detenuti in incommunicado per anni dagli Americani, verrà ripreso con una TV a circuito chiuso e trasmesso in 8 località degli Stati Uniti orientali. Il giudice militare colonnello James Pohl ha così disposto per venire incontro alle esigenze della stampa e alle richieste di numerosi parenti delle vittime degli attentati compiuti dai 19 piloti suicidi nel 2001.

 

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 30 aprile 2012

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