FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 117  -  Aprile 2004

SOMMARIO:

1)  Convocazione dell’Assemblea ordinaria dei Soci

2)  Kenneth ci offre alcune massime preziose         

3)  Esecuzione ‘mirata’ di Yassin: monca la protesta internazionale  

4)  La Corte Internazionale condanna di nuovo gli Stati Uniti    

5)  Affermati i diritti del concepito aumentando le pene    

6)  Chiesta una data di esecuzione per Philip Workman 

7)  Florida e New Hampshire aboliscono la pena di morte minorile ?  

8)  La battaglia di Amnesty contro la pena di morte per i minorenni  

9)  Dopo un anno dalla dimostrazione della sua innocenza…      

10) Il Governatore tergiversa sulla grazia a Joe Guy        

11) Dubbi sulla prova del DNA a carico di Gary junior    

12) Desmond Tutu visita Dominique Green

13) Kentucky: pena di morte per decessi accidentali ?     

14) Testimonianze contro la pena di morte in Illinois        

15) Myanmar: pena di morte per nove sindacalisti  

16) Esecuzioni extragiudiziali: ammazzate i ladri nel vostro campo ! 

17) Esecuzioni e condanne capitali nello scorso anno   

18) Il nostro sito si è completamente rinnovato      

19) Norme per corrispondere con i detenuti in Texas

20) Di nuovo alla “Pier Lombardo” di Novara           

21) Richiesta di corrispondenza    

22) Notiziario: Oklahoma, Texas, Vietnam

 

 

1) CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA ORDINARIA DEI SOCI

 

L'Assemblea ordinaria dei Soci del Comitato Paul Rougeau è convocata per domenica 23 maggio 2004 alle ore 10:00. L'Assemblea si terrà in Firenze presso l'abitazione di Loredana Giannini, Via Francesco Crispi, 14.  L'ordine del giorno è il seguente:

 

1.     Relazione sulle attività svolte dopo l'Assemblea dell'8 giugno 2003;

2.     relazione sulla mostra tenuta a Torino con i lavori di Kenneth Foster e          Tony Ford nel dicembre 2003;

3.     situazione iscritti al Comitato;

4.     illustrazione ed approvazione del bilancio per il 2003;

5.     eventuali dimissioni dalle cariche sociali ed eventuale rinnovo del                  Consiglio direttivo;

6.     pubblicazione del libro di Gary Graham, questioni editoriali e lancio del          libro;

7.     rapporti con le altre associazioni/gruppi ed eventuali interventi di                  Ospiti dell'Assemblea esterni al Comitato Paul Rougeau;

8.     iniziative e proposte per il prosieguo delle attività (rapporti con i                    detenuti, attività editoriali, telematiche, interventi nelle scuole,                        campagne abolizioniste ...)

9.     progetto "Non uccidere";

10.   varie ed eventuali.

 

Firmato: Loredana Giannini, Presidente del Comitato Paul Rougeau

 

AVVERTENZE: La fine dei lavori è prevista per le ore 17 circa. Il luogo dell'Assemblea è raggiungibile dalla Stazione di Santa Maria Novella anche a piedi in 20 minuti.  Percorso consigliato: Stazione, Via Nazionale, P.zza Indipendenza, Via S. Caterina d'Alessandria. Arrivati all'incrocio col Viale S. Lavagnini lo si attraversa al semaforo e si prosegue lungo Via A. Poliziano che si percorre interamente, fino a sboccare in Viale Milton, in corrispondenza con un ponte sul Mugnone. Lo si attraversa e si giunge in Via XX Settembre;  si gira a sn costeggiando il Mugnone fino ad incrociare,

sulla ds, Via Crispi. Si gira dunque a ds e si percorre Via Crispi fino ad arrivare al n°14.

Per chi preferisse l'autobus, dalla stazione  le linee utili sono: 4   (direzione Poggetto, scendere in Via dello Statuto, parallela alla vicina Via Crispi ); 13 (dir. Piazzale Michelangelo, scendere in Via XX Settembre); 28 (dir. Sesto), scendere in Via dello Statuto.

Tutti fermano vicino all'uscita della stazione, lato sinistro, lato dove si trova la farmacia della stazione.

Pernottamento: Chi pensa di arrivare a Firenze sabato 22 è necessario che informi QUANTO PRIMA della propria venuta in maniera da riservare per tempo le camere necessarie.

Per una migliore organizzazione, è bene preavvertire della propria partecipazione anche se non si intende pernottare a Firenze.

Per tutte le informazioni organizzative e per prenotare il pernottamento a Firenze contattare subito Loredana Giannini: tel. 055 485059 - email: paulrou@tin.it 

 

 

2) KENNETH CI OFFRE ALCUNE MASSIME PREZIOSE

 

Cari amici italiani, […] “un’ingiustizia commessa in un luogo qualsiasi costituisce una minaccia alla giustizia ovunque”. Martin Luther King Jr. pronunciò questa frase ed essa suona vera in tutte le società. Per confermarvi che si tratta di una questione universale, ho riunito alcune citazioni celebri e importanti. Queste citazioni riguardano la pena di morte e sono pronunciate da persone di razze, religioni e percorsi di vita completamente diversi tra loro. Spero che voi le mediterete una ad una, perché tutte dicono cose molto profonde, ciascuna a suo modo. Solo se lottiamo insieme e con continuità possiamo ottenere una vittoria per tutto il genere umano.

 

“Fino a quando non mi proverete l’infallibilità del giudizio umano, continuerò a domandare l’abolizione della pena di morte” – Marchese di Lafayette

 

“E’ l’azione che ha significato, non il nome con cui la chiamiamo. Assassinio e pena capitale non sono opposti che si eliminano l’un l’altro, ma affini che riproducono la loro natura” – George Bernard Shaw

 

“La pena capitale non fa nulla a beneficio delle vittime dei crimini. Se c’è qualcosa che ho potuto imparare dall’assassinio di mia figlia, è questo.” – Dorris Mote

 

“E’ un argomento fasullo. Fingere che la pena di morte possa metter fine alla criminalità negli Stati Uniti, significa prendere in giro la gente, promuovere l’ignoranza” – Rudolph W. Giuliani (ex sindaco di New York)

 

“In nessun modo posso concludere che quanto noi facciamo abbia un senso. Sono addivenuto alla conclusione che, infatti, noi applichiamo la pena di morte in modo massimamente arbitrario” – William G. Broaddus (Ministro della Giustizia della Virginia, 1985-86)

 

“La pena capitale è il più premeditato dei delitti, al quale nessuna azione criminale, per quanto calcolata, può essere confrontata. Affinché potesse esistere un’equivalenza, la pena di morte dovrebbe punire un criminale che avesse avvertito la sua vittima della data in cui le avrebbe inflitto una morte orribile e che, da quel momento in poi, l’avesse rinchiusa alla sua mercé per mesi. Un simile mostro non si incontra trai privati.” – Albert Camus

 

“La pena di morte marcia trionfalmente per le strade d’America come se fosse abbigliata dei migliori abiti della giustizia criminale. La maggior parte dei politici applaude gli abiti di gala; altri osservano in silenzio, troppo timidi per proclamare che l’imperatore è nudo. Invece di affrontare i problemi economici gemellati con la violenza, i politici offrono la pena di morte come se fosse una soluzione significativa del crimine. Nel contempo vengono sacrificati servizi sociali  più efficaci e vitali. Si dovrebbe dire la verità agli elettori riguardo alla pena di morte. Dovrebbero capire che ci sono programmi per ridurre la criminalità che funzionano davvero, ma che le risorse che potrebbero essere utilizzate per questi programmi vengono dirottate per effettuare clamorose esecuzioni. Essere sensibili alla criminalità non significa essere acquiescenti nei riguardi dei criminali. La posta in gioco è troppo alta per consentire la manipolazione politica mirante a nascondere la verità sulla pena di morte in America” –  Richard Dieter

 

“Sottomettere e distruggere il corpo di un uomo non è un gesto valoroso, sia che questo avvenga in guerra o in una lotta mortale. Invece, salvare un corpo, che è il tempio dell’anima, è il gesto e di colui che compie la volontà di Dio” – Anonimo

 

Giustizia, Pace e Amore a voi. Kenneth

 

 

3) ESECUZIONE ‘MIRATA’ DI YASSIN: MONCA LA PROTESTA INTERNAZIONALE

 

Le esecuzioni extragiudiziali compiute dagli Israeliani ai danni di esponenti palestinesi - accusati di promuovere uno stillicidio di attentati dinamitardi ai danni di militari e di civili nello stato di Israele - vengono chiamate eufemisticamente ‘esecuzioni mirate’ ma costituiscono una gravissima violazione dei diritti umani nonché un pernicioso allontanamento dalla via della pace. 

Per questa ragione sul governo israeliano si riversano di quando in quando vibrate proteste da parte degli altri governi, delle agenzie internazionali e dalle organizzazioni che proteggono i diritti umani. Purtroppo tali proteste risultano inefficaci per l’assenza di pochi ma importanti soggetti, tra cui gli USA.

Il 22 marzo il popolarissimo leader di Hamas, l’anziano sceicco Ahmad Yassin, cieco e paralizzato,  è stato ucciso da un missile lanciato da un elicottero dell'esercito israeliano all'uscita di una moschea di Gaza City. Con lui sono morte altre 7 persone e decine di innocenti sono stati feriti.

Da diversi anni Israele ricorre alle esecuzioni extragiudiziali, peggiori delle esecuzioni che conseguono ad un regolare processo perché avvengono senza la formulazione di precise accuse, senza la presentazione di prove a carico e senza rispettare il diritto alla difesa legale. Inoltre, sparando nel mucchio, nella maggior parte dei casi gli elicotteri con la stella di Davide fanno gran numero di vittime ‘collaterali’. Amnesty International rende noto che “negli ultimi tre anni e mezzo sono stati circa 200 i palestinesi assassinati dall'esercito israeliano, a seguito di attacchi nei quali sono state uccise oltre 100 persone che si trovavano sul posto, comprese decine di bambini.” Secondo Amnesty International "l'assassinio dello sceicco Yassin rischia di provocare un'escalation della spirale di violenza che ha causato la morte di circa 2500 Palestinesi e 900 Israeliani, in gran parte civili, negli ultimi tre anni e mezzo".

Data l’eccezionale risonanza e la temerarietà dell’esecuzione compiuta dagli Israeliani il 22 aprile, quasi tutti i paesi civili – compreso il nostro -  hanno sentito la necessità di palesare immediatamente la loro riprovazione. Anche il Consiglio di Sicurezza dell’ONU –  massima autorità internazionale -  ha preparato una risoluzione di netta condanna. Hanno votato a favore della risoluzione 11 membri del Consiglio su 15, tre si sono astenuti e gli Stati Uniti d’America hanno opposto il loro veto vanificando l’iniziativa del Consiglio di Sicurezza.

Non c’è da meravigliarsi del comportamento del Governo degli Stati Uniti il quale – oltre a rimanere un alleato pressoché acritico del Governo israeliano – in questo momento di grave crisi del diritti umani sta seguendo la stessa strada. Abbiamo ricordato diverse volte l’Ordine emanato da George Bush il 28 ottobre 2001 - in qualità di Capo supremo delle forze armate statunitensi – che abilita i servizi segreti americani a compiere esecuzioni extragiudiziali decise dal Governo nell’ambito della cosiddetta ‘guerra al terrore’ (vedi ad es. nel n. 102: “Sei ciniche esecuzioni extragiudiziarie portate a termine dalla CIA”).

 

 

4)  LA CORTE INTERNAZIONALE CONDANNA DI NUOVO GLI STATI UNITI

 

Il 31 marzo la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia, accogliendo un ricorso del Messico, ha affermato che gli Stati Uniti hanno violato i diritti di 51 Messicani attualmente detenuti nei bracci della morte di Arizona, Arkansas, California,Texas, Nevada, Ohio, Oklahoma e Oregon. La Corte ha ordinatoche le condanne e le sentenze di costoro siano riviste secondo modalità scelte dagli stessi Stati Uniti. 

La Corte Internazionale dell’Aia è il massimo organo giudiziario delle Nazioni Unite attualmente operativo. Ad essa è demandato il compito di dirimere le controversie che sorgono tra gli stati. Il suo prestigio è limitato dal fatto che essa non possiede gli strumenti per costringere le nazioni a rispettare le proprie sentenze (potrebbe forse intervenire il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ma questo è un discorso puramente teorico) ed anche dalle ingiuste critiche provenienti da alcuni stati che hanno perso importanti cause davanti ad essa, in primis dagli Stati Uniti, titolari di un record non invidiabile di condanne.

Le più recenti censure degli USA da parte della Corte Internazionale riguardano il mancato rispetto degli obblighi derivanti dal Trattato di Vienna sulle Relazioni consolari del 1963. Questo trattato prevede infatti che, in occasione dell’arresto di uno straniero, debba essere immediatamente avvisato il relativo consolato affinché questo possa assistere il detenuto. E’ evidente come ciò sia importante, ad esempio, per coloro che non sono padroni della lingua e delle norme penali del paese ospitante.

La sistematica omissione di rispettare tale norma da parte della polizia negli Stati Uniti è stata rilevata solamente nei casi più gravi, quelli in cui all’arresto sono seguiti un processo e una condanna a morte.   

Gli avvocati difensori di detenuti a rischio di esecuzione hanno più volte tentato di ottenere un nuovo processo per i loro assistiti cui furono negati i diritti consolari. Sia i singoli stati che il Governo federale, ed anche le corti di giustizia americane, hanno fino ad ora respinto tali richieste. I condannati sono stati ‘regolarmente’ giustiziati anche in violazione di specifiche ingiunzioni del tribunale dell’Aia come è avvenuto nel caso dei due fratelli tedeschi La Grand (v. ad es. nn. 81, 87, 88).

Rispondendo al ricorso presentato dal Messico (che chiedeva nuovi processi), gli Stati Uniti hanno ripetuto, come nelle occasioni precedenti, che l’accoglimento del ricorso da parte della Corte Internazionale avrebbe costituito una “radicale intrusione” nel sistema di giustizia degli USA, “in contraddizione con le leggi e i costumi di ogni città e stato della nazione”. Una simile filosofia è anche, in sostanza, condivisa dalla Corte Suprema federale. Il Giudice ultra conservatore Antonin Scalia va al di là riconoscendo una sovranità assoluta agli Stati Uniti come ha ribadito pubblicamente in un convegno tenutosi il 2 aprile in una università di giurisprudenza.

In base ai precedenti, era chiaro che gli USA avrebbero perso la causa. Quando è arrivata l’ulteriore condanna, il governo federale ha mostrato indifferenza mentre gli stati interessati - in particolare il Texas e l’Oklahoma  prossimi a ‘giustiziare’ tre Messicani condannati a morte - hanno dichiarato con sussiego di non sentirsi in nessun modo condizionati dalla sentenza. La data di esecuzione di Osbaldo Aguilera Torres, già programmata in Oklahoma, rimane fissata per il 18 maggio. Il presidente del Messico Vincente Fox, un cattolico decisamente contrario alla pena di morte, ha dichiarato di aspettarsi che gli Stati Uniti rispettino la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia. Se avverranno delle esecuzioni è possibile che si verifichi un incidente diplomatico con il Messico (come avvenne nell’agosto del 2002 dopo dell’esecuzione di Javier Suarez-Medina in Texas, v. n. 99).

 

 

5) AFFERMATI I DIRITTI DEL CONCEPITO AUMENTANDO LE PENE

 

I delicatissimi problemi etici riguardanti la vita umana, richiederebbero un approccio razionale ed amorevole. Molto spesso su di essi ci si scontra invece in maniera viscerale e violenta, mettendo in gioco interessi e contese politiche del tutto estranei. Negli Stati Uniti d’America ha innescato roventi polemiche  l’approvazione della legge denominata “Atto per le Vittime della Violenza Non nate” una legge federale che tende a proteggere dalla violenza – con la previsione di apposite pene - gli esseri umani concepiti e non ancora nati. Leggi analoghe già comparivano nei codici di 29 stati su 50.

I gruppi abortisti vedono l’introduzione dell’Atto come parte di un disegno tendente ad intaccare il ‘diritto di scelta’ sancito dalla famosa sentenza della Corte Suprema federale “Roe contro Wade”. I conservatori, ritenendo politicamente pericoloso in questo momento discutere dell’aborto, hanno fatto approvare l’Atto giurando che attiene soltanto alla sfera penale.

In base a questa legge controversa, che ha impiegato cinque anni per compiere il suo iter al Congresso, chi provoca lesioni ad un feto nel corso di un crimine previsto dal codice federale verrà punito con una pena separata, aggiuntiva rispetto a quella inflitta per aver ferito o ucciso la madre.

I progressisti hanno avanzato il timore che la nuova legge possa aumentare la probabilità dell’inflizione di sentenze capitali anche se l’Atto dice esplicitamente che la pena di morte non è applicabile per sanzionare le offese al feto.

Il presidente Bush ha firmato la nuova legge nel corso di una cerimonia tenutasi il 1° aprile al Rose Garden. Durante la cerimonia ha reso la sua testimonianza la famiglia di Laci Peterson, una donna incinta che fu uccisa l’anno scorso in California. In quello stato, in cui vigeva già una legge analoga all’Atto ora approvato a livello federale, il marito di Laci è stato incriminato di due omicidi. Sharon Rocha, madre di Laci, che si era attivata per far approvare la legge federale, ha dichiarato “Ci furono due persone affogate in mare, una è Laci, l’altra è suo figlio Conner.” E il presidente Bush ha aggiunto: “Tutti quelli che conoscevano Laci hanno pianto la morte di due persone, non sarebbe stato giusto che la legge se ne disinteressasse e punisse una sola morte.”

Sia i favorevoli che i contrari alla nuova legge federale hanno considerato la battaglia che si è svolta intorno ad essa come una lotta tra progressisti e conservatori che avrà delle conseguenze anche nelle prossime elezioni presidenziali. L’antagonista di Bush, il senatore democratico John Kerry, si è opposto frontalmente all’Atto per le Vittime della Violenza Non nate, ed ha votato contro di esso.

 

   

6) CHIESTA UNA DATA DI ESECUZIONE PER PHILIP WORKMAN

 

Philip Workman – il condannato a morte del Tennessee seguito dal nostro Comitato fin dall’inizio del 2000 - è di nuovo a rischio di imminente esecuzione. A metà aprile, conclusasi negativamente per lui una nuova perizia eseguita, per conto del Governatore Phil Bredesen, dal dott. Bruce Levy, perito dello stato, la pubblica accusa ha immediatamente chiesto di fissare la data di esecuzione. Se Workman verrà ‘giustiziato’ si tratterà della seconda esecuzione compiuta in Tennessee dal 1960 in poi.

L’esecuzione di Workman era stata sospesa sette mesi fa quando il perito dello stato dott. O. C. Smith  - che aveva testimoniato contro di lui nell’udienza per la concessione della grazia - era finito sotto processo per aver simulato una strana aggressione (v. nn. 110 e 115). Per verificare il lavoro di Smith il Governatore aveva poi chiesto la consulenza del dott. Levy.

Il 15 aprile Bredesen ha dichiarato che il rapporto di Levy fa “un’analisi accurata”. In esso si afferma “con un ragionevole grado di certezza medica” che “il tenente Ronald Oliver fu ucciso da un singolo colpo di arma da fuoco al torace sparato da Philip Workman”. Lo stesso giorno il Governatore ha dichiarato che non intendeva prolungare la sospensione da lui ordinata nel settembre scorso. L’indomani Paul Summers, Ministro della Giustizia del Tennessee, ha chiesto alla Corte Suprema di fissare una data di esecuzione: “Sebbene la sospensione dell’esecuzione sia stata stabilita nel settembre 2003 nell’interesse della giustizia,” ha scritto Summers, “ per le stesse ragioni di giustizia, essendo scaduta la sospensione, lo stato del Tennessee rispettosamente si attiva affinché sia stabilita una nuova data per l’esecuzione della sentenza di Workman.”

Il rapporto del dott. Levy, coincidente con quello dell’inaffidabile dott. O. C. Smith,  riporta il caso al processo del 1982 in cui fu presentata una prima perizia dell’accusa secondo la quale il colpo che uccise l’agente Oliver fu sparato da Workman.

Negli ultimi anni però i difensori di Philip hanno scoperto delle prove - in particolare una radiografia autoptica - che dimostrerebbero invece che il proiettile mortale non era del tipo di quelli sparati dalla sua pistola. Inoltre un importante testimone d’accusa ha ritrattato. Rimangono pertanto fondati dubbi sulla colpevolezza di Philip e i suoi avvocati tenteranno ulteriori ricorsi presso le corti di giustizia. Potrebbe anche darsi che la Corte Suprema del Tennessee non intenda fissare una data di esecuzione prima dell’esaurimento di questi ricorsi. In ogni caso dobbiamo essere pronti a mobilitarci in breve tempo per Philip Workman cercando di impedire che, uccidendo lui, il meccanismo della pena di morte ricominci a funzionare a pieno regime  nello stato del Tennessee.

Possiamo immaginare come si senta Philip in questo memento. Era già sfinito nel settembre scorso, dopo la sospensione della procedura di esecuzione disposta con nove giorni di anticipo sulla data fissata (v. n. 111). Si trattava della quarta sospensione in tre anni.  La volta precedente era arrivato a 42 minuti dall’iniezione letale.

 

 

7) FLORIDA E NEW HAMPSHIRE ABOLISCONO LA PENA DI MORTE MINORILE ?

 

Mentre si sviluppa la campagna di Amnesty International contro la pena di morte per i minorenni, negli Stati Uniti non mancano segnali negativi. Ad esempio il 16 aprile a New Orleans in Louisiana l’accusa ha preannunciato la richiesta della pena di morte per un sedicenne e per un diciassettenne coinvolti in una sparatoria tra bande giovanili che ha lasciato sul terreno un passante. Sembra tuttavia che si stia delineando lo scenario adatto ad un pronunciamento storico della Corte Suprema federale in materia. 

Dopo l’abolizione della pena di morte per i minori di 18 anni in South Dakota e nel Wyoming all’inizio di marzo (v. n. 116), è probabile che si arrivi ad un pari risultato in Florida e nel New Hampshire entro aprile. In Florida, la relativa legge è passata in commissione al Senato e non dovrebbe incontrare grossi ostacoli in aula nonostante l’opposizione dello ‘speaker’ (presidente) della Camera Johnnie Byrd. Nel New Hampshire la legge senatoriale 513 che recita “In nessun caso è consentito che una persona che aveva meno di 18 anni all’epoca del crimine sia incolpata di omicidio capitale” verrà sicuramente approvata con larga maggioranza dai due rami del Parlamento anche se vi è un rischio residuale che il governatore Craig Benson, attivo sostenitore della pena capitale, opponga il suo veto.

Con La Florida e il New Hampshire, gli stati esenti dalla pena di morte per i minorenni arriverebbero a 33 (su un totale di 50). Decisamente di più dei 30 stati che avevano abolito la pena capitale per i ritardati mentali nel 2002, quando la Corte Suprema riconobbe che gli ‘standard di decenza’ si erano abbastanza evoluti negli USA da rendere incostituzionale l’inflizione della pena di morte a coloro che soffrono di ritardo intellettuale.

8) LA BATTAGLIA DI AMNESTY CONTRO LA PENA DI MORTE PER I MINORENNI

 

Come preannunciato, pubblichiamo una valutazione delle firme da noi raccolte in calce alle petizioni di Amnesty International che chiedono agli Stati Uniti e al Pakistan di abolire la pena di morte per i minorenni. Dal Coordinamento Pena di Morte di Amnesty ci comunicano che le firme non sono state ancora consegnate alle rispettive ambasciate e non è stata fatta una valutazione complessiva di questa fase dalla Campagna Minorenni. Riporteremo la valutazione di Amnesty nel prossimo numero.

Il seguente nostro rendiconto è limitato ai soci e ai simpatizzanti che ci hanno comunicato la propria partecipazione e/o il numero di firme raccolte, senza tentare una valutazione più ampia che potrebbe essere arbitraria.

Hanno partecipato 36 persone o gruppi. Di tali soggetti, 27 ci hanno comunicato il numero di firme raccolte e inviate alla Sede nazionale di Amnesty. Tra coloro che si sono attivamente impegnati, vogliamo segnalare: Anna, Anna Maria C., Anna Maria E., Christian, Giuseppe, Grazia, Graziella, Isabella, Laura, Marina, Piero, Gennaro, Pio, Roberto, Rosanna, Secondo, Simone, Stefania, Stefano.

Ci risultano 1355  firme per gli USA e  1282  firme per il Pakistan.  Possiamo ritenerci soddisfatti del nostro contributo.

 

 

9) DOPO UN ANNO DALLA DIMOSTRAZIONE DELLA SUA INNOCENZA…

 

Abbiamo già raccontato la storia allucinante di Ryan Matthews, un ragazzo nero condannato a morte in Louisiana, in base a inconsistenti testimonianze oculari, per un omicidio avvenuto nel corso di una tentata rapina nel 1997 (v. n.107, “Testimonianze oculari e pena di morte”). In un’udienza tenutasi in marzo, dopo un anno dalla chiara dimostrazione della sua innocenza e dall’individuazione del vero colpevole, pur riconoscendo che i suoi avvocati hanno reso il suo caso “stringente” e “persuasivo”, l’accusa si è ostinatamente opposta alla scarcerazione di Ryan.

Dobbiamo arrivare al 14 aprile, alla vigilia di altre due udienze in cui sarebbe stata vagliata l’etica professionale dell’accusa, per vedere il Procuratore distrettuale Paul D. Connick gettare la spugna.    

Connick non ha tuttavia chiesto la liberazione di Ryan ma soltanto la ripetizione del processo. Il giorno seguente il Giudice Henry Sullivan ha finalmente annullato il processo iniziale lasciando all’accusa la facoltà di liberare il malcapitato o processarlo di nuovo.

Ryan Matthews, nero ed emarginato, con un quoziente intellettivo al limite del ritardo mentale, minorenne all’epoca dell’arresto, dopo sette anni di detenzione nel braccio della morte soffre di disturbi nervosi. Una volta scarcerato non sarà in grado di tenere conferenze contro la pena capitale né di denunciare il comportamento dello stato nei suoi confronti. Forse è per la sua estrema debolezza – nonostante si sia attivata una campagna di stampa in suo favore – che non ci si vergogna di tenerlo ancora in carcere.

Notiamo che il caso del giovanissimo Travis Hayes, preteso complice di Ryan, del pari innocente e condannato ‘soltanto’ all’ergastolo, è ancora tutto da rivedere …

 

 

10) IL GOVERNATORE TERGIVERSA SULLA GRAZIA A JOE GUY

 

Il 25 marzo 1993, Joe Lee Guy partecipò disarmato ad una rapina in un supermercato in cui i suoi complici Ronald Springer e Thomas Howard spararono a due persone, una delle quali morì. Guy, che si era limitato a fare il ‘palo’, fu il primo ad essere processato e fu condannato a morte. Springer e Howard ricevettero invece la massima pena detentiva (un minimo di 40 anni di carcere prima di una possibile uscita sulla parola).

La domanda di grazia per Guy, presentata al Governatore del Texas Rick Perry nel mese di gennaio, afferma che l’imputato fu difeso da un avvocato incompetente con problemi di droga e che l’investigatore privo di licenza utilizzato dalla difesa era legato a French Howell, l’uomo ucciso nel corso della rapina. Di qui un conflitto di interessi. 

Sia il giudice Ed Self, che processò Guy, sia i pubblici accusatori, sia i poliziotti che indagarono sul crimine, hanno appoggiato la domanda di commutazione della pena di morte in carcere a vita senza possibilità di uscita sulla parola. La domanda ha prodotto la raccomandazione unanime della Commissione per le Grazie di commutare la sentenza di Guy. Fatto del tutto eccezionale (su centinaia di domande di clemenza esaminate dalla Commissione dal 1982 ad oggi, questa è la terza ad avere un esito positivo) che lasciava intendere che il Governatore volesse effettivamente concedere clemenza.

Tuttavia, dopo aver taciuto per tre mesi, il Governatore ha comunicato il suo diniego ad intervenire ritenendo che l’iter processuale del condannato non sia terminato. Gli avvocati difensori non nascondono il loro sconcerto. Gli esperti fanno confronti tra il caso di Guy e quello del ritardato mentale Robert Smith in cui sia le autorità che parteciparono al processo capitale, sia la Commissione per le Grazie si espressero concordemente per la commutazione della sentenza di morte. E Perry dispose la commutazione l’11 marzo scorso (v. n. 116). Quello che fu il primo e unico provvedimento di clemenza di Rick Perry dovrebbe, a rigor di logica, essere seguito da un analogo passo per Guy. Alcuni pensano che le incertezze di Rick Perry derivino dalla sua difficoltà ad ammettere che il sistema della pena di morte abbia funzionato male ancora una volta. O forse aspetta che si concluda il periodo elettorale?

 

 

11) DUBBI SULLA PROVA DEL DNA A CARICO DI GARY JUNIOR

 

Mentre proseguono le polemiche e le controversie legali conseguite allo scandalo che investì alla fine del 2002 il laboratorio ‘scientifico’ della Polizia di Houston, il cui lavoro si rivelò tutt’alto che scientifico ed accurato (v. ad es. n.106), torna alla ribalta il caso di Gary Lee Hawkins, il figlio di Gary Graham – riconosciuto colpevole di omicidio - che sta scontando la massima pena detentiva prevista in Texas.

E’ ancora in corso la ripetizione dei test del DNA che furono eseguiti nel laboratorio della polizia in decine di casi. A volte la ripetizione di un test non dà risultati né pro né contro l’accusato. Di questi test ‘inconclusivi’ se ne contano finora 14, tra questi 3 riguardano casi capitali. L’ufficio del Procuratore Distrettuale per bocca dell’Assistente Marie Munier ha detto che non si faranno test addizionali a meno che non venga dimostrata la loro necessità dagli avvocati difensori di un condannato, beninteso se è ancora disponibile del materiale su cui farli.

Gary Hawkins scampò di un soffio la pena di morte nella seconda fase del processo capitale cui fu sottoposto con l’accusa di aver ucciso a scopo di rapina l’amico Melvin Ray Pope nel marzo del 2000. Una delle prove a suo carico fu il risultato di un test del DNA su alcune tracce di sangue trovate nell’auto in cui fu freddato Pope. La ripetizione del test eseguita un mese fa ha dato risultati ‘inconclusivi’. Il 19 marzo Mark Vinson, che sostenne l’accusa contro Gary Jr., si è affrettato a dichiarare che: “ Il DNA non ha un ruolo di assoluta importanza in questo caso come in molti altri.” Aggiungendo: “la storia del padre Graham non c’entra assolutamente nulla. Ci fu un certo numero di sostenitori del padre che si attivarono in supporto a Gary Hawkins e costoro se ne andarono soddisfatti perché costui ebbe un giusto processo.” Noi sappiano che in realtà Joanne Gavin e altri sostenitori di Gary Graham furono tutt’altro che soddisfatti dell’andamento del processo contro Gary Jr.

La Munier, bontà sua, ha detto che il Dipartimento di Polizia di Houston sta cercando altro materiale per ripetere il test nel caso Hawkins. Terremo i lettori al corrente degli sviluppi di questa storia.

 

 

12) DESMOND TUTU VISITA DOMINIQUE GREEN

 

Desmond Tutu, arcivescovo anglicano del Sud Africa, che fu insignito del premio Nobel per la pace nel 1984, il 24 marzo ha visitato Dominique Green nel braccio della morte del Texas. Subito dopo ha tenuto una conferenza stampa in cui ha definito la pena di morte ‘una cosa oscena che brutalizza la società’. Fiero oppositore della pena capitale anche per i peggiori criminali, Tutu ha ricordato che “Abbiamo un Dio che non si arrende davanti a nessuno”.

“Non affermo che sia innocente,” ha detto di Green l’arcivescovo Tutu, “ma è cambiato. E’ una bella persona che non possiamo permetterci di perdere.” L’iniziativa del leggendario premio Nobel ha lasciato di stucco la pubblica accusa del Texas. “Noi non andiamo da questi detenuti ogni anno a vedere se sono cambiati” ha affermato Renne Maggee, pubblico accusatore della Contea di Harris. “Ciò che diciamo alla giuria è che questi individui sono colpevoli di odiosi crimini e meritano la pena di morte. In questo caso, la giuria è stata d’accordo, dopo aver esaminato tutte le prove.”

La stampa, l’accusa e le autorità del Texas si sono domandate perché mai un famoso personaggio come Tutu si sia scomodato per un caso ‘di basso profilo’ come quello di Dominique, arrivando a stento a capire che personalità del calibro di Jesse Jackson si siano mosse per detenuti nel braccio della morte di grande notorietà, come Karla Faye Tucker o Gary Graham.

Ricordiamo che Dominique Green – un nero che nel 1992, a 18 anni di età, partecipò ad una rapina in cui fu ucciso un uomo - è seguito affettuosamente dalla Comunità di Sant’Egidio che raccoglie offerte in denaro per la sua difesa legale. 

 

 

13) KENTUCKY: PENA DI MORTE PER DECESSI ACCIDENTALI ?

 

Il Senato del Kentucky ha adottato in marzo una proposta di legge che, se venisse definitivamente approvata dalla Camera, farebbe diventare ancora più criminale, arbitraria e ingiusta la comminazione della pena di morte. Con 33 voti contro 4, il Senato ha deciso di creare una nuova specie di delitto definita “felony murder”. In pratica, un imputato potrebbe essere riconosciuto colpevole di omicidio e condannato a morte se, durante un qualsiasi reato che sta commettendo, muore una persona in qualche modo coinvolta.

Per chiarire meglio il concetto, se, per esempio, una signora debole di cuore muore per infarto durante una rapina nella banca in cui si trova, il rapinatore, anche se disarmato, potrebbe essere condannato a morte.

E’ ovvio che una simile legge, nel caso venisse approvata, costituirebbe un passo indietro per la civiltà giuridica, verso i tempi in cui la pena di morte veniva comminata anche per reati minori e di scarsa importanza.

Leggi simili sono ancora presenti in alcuni stati, ad esempio in Texas, ma vi è la tendenza a eliminare la possibilità di infliggere la pena di morte a chi non sia direttamente responsabile di un delitto gravissimo. E’ particolarmente preoccupante che in Kentucky ci si sforzi ad andare in controtendenza.

Secondo la legge in gestazione, verrebbero trattati con la medesima durezza rapinatori disarmati o ladruncoli intenzionati a commettere piccoli furti, rispetto a pericolosi criminali che aggrediscono con l’intenzione di uccidere, o quanto meno sono pronti a farlo. E’ semplicemente pazzesco, eppure la maggioranza ha approvato la proposta, con commenti del tipo: “Potenziali criminali sarebbero indotti a pensarci due volte, prima di commettere un reato”.

Ricordo che Nathaniel Jones, un Afro-Americano di 41 anni, con gravi problemi di obesità e di cuore, è morto il 30 novembre scorso a Cincinnati in Ohio dopo aver subito un violentissimo pestaggio da parte della polizia. Sei poliziotti intervennero perché l’uomo, sotto l’effetto di droghe, dava in escandescenze in un fast food. Chiaramente i poliziotti intendevano fargli male, eppure sono stati completamente prosciolti il 23 marzo, perché, si è detto, i colpi ricevuti dall’uomo non hanno raggiunto zone vitali ed egli è morto per una crisi cardiaca in quanto già sofferente di cuore.

Per illustrare la famosa frase “due pesi e due misure” non potrebbe venire in mente un esempio migliore di questo paradosso: vengono completamente assolti poliziotti violenti e inutilmente brutali e potrebbero venir condannati a morte dei ragazzini che… rubano mele dall’albero di un agricoltore cardiopatico. (Grazia)

 

 

14) TESTIMONIANZE CONTRO LA PENA DI MORTE IN ILLINOIS

 

Parlare alla gente senza stancarsi, offrire testimonianze forti per scuotere le coscienze, così gli abolizionisti americani cercano di cambiare l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei riguardi della pena capitale.

Le conferenze di ex condannati a morte, esonerati perché riconosciuti innocenti, sorprendono e commuovono il pubblico ed hanno immancabili eco nei media. Inoltre i racconti di parenti delle vittime del crimine diventati attivi oppositori della pena di morte hanno lo scopo di indurre il pubblico ad una profonda riflessione. Occorre infatti rimuovere la certezza che l’esecuzione degli assassini sia un ‘diritto’ da pretendere e una condizione indispensabile per ottenere la pace del cuore. A questo scopo è stata fondata l’associazione Murder Victims Families for Reconciliation (vedi n. 77, “A Firenze testimonianza storica di Bill Pelke”).

Risultano particolarmente efficaci gli eventi – come la manifestazione itinerante “Journey of Hope” (Viaggio della speranza) – che alternano alle testimonianze di ex condannati a morte quelle dei parenti delle vittime del crimine che si oppongono all’esecuzione degli assassini dei propri cari.

Vogliamo qui accennare ad un giro di conferenze - tenute da ex condannati a morte e da familiari di vittime di crimini tra marzo e aprile in 11 università - che hanno lo scopo di indurre l’opinione pubblica a chiedere l’abolizione delle pena capitale in Illinois, uno stato che più di ogni altro ha vissuto avvenimenti sconvolgenti in materia, come l’esonerazione di 13 condannati a morte negli ultimi anni.

Il programma si chiama “Road Trip for Justice” ed è sponsorizzato dalla sezione USA di Amnesty International e dalla Illinois Coalition Against the Death Penalty.

Fra gli oratori vi è Gary Gauger, che trascorse 4 anni nel braccio della morte, condannato per l’assassinio dei suoi genitori, prima di essere dichiarato innocente. Gaugher racconta come la sua condanna sia conseguita soprattutto ad un devastante interrogatorio di 18 ore da parte della polizia e da prove falsificate dagli stessi agenti. Descrive l’angoscia provata sentendosi incolpare del delitto da parte degli avvocati accusatori, angoscia che ovviamente si aggiungeva alla sofferenza per la tragica perdita dei genitori. Egli è stato scagionato grazie al lavoro di alcuni studenti di giurisprudenza e alle iniziative dei familiari che hanno portato infine alla scoperta dei veri responsabili del crimine.

Una testimonianza ancora più forte è  resa da Jennifer Bishop, che nel 1990 perse il cognato, la sorella e il nipotino non nato per un orrendo crimine commesso da uno studente liceale che aveva fatto irruzione nell’abitazione delle vittime. Questo caso aveva portato al tentativo di introdurre la pena di morte per i minorenni nello stato dell’Illinois. La signora Bishop si batté contro questo tentativo per amore di sua sorella, rendendosi conto che l’esecuzione del colpevole non avrebbe alleviato il dolore dei familiari. “Gli esseri umani non devono uccidersi fra loro, specialmente nel nome delle vittime”, ha dichiarato la signora Bishop.

Speriamo che questi interventi, uniti alle iniziative istituzionali avviate dall’ex governatore Ryan, servano ad aggiungere l’Illinois alla lista degli stati che negli USA non prevedono la pena capitale. Ogni stato che si aggiunge alla lista aumenta fortemente la probabilità di ottenere l’abolizione della pena di morte a livello nazionale. (Grazia)

 

 

15) MYANMAR: PENA DI MORTE PER NOVE SINDACALISTI

 

I militari che detengono arbitrariamente il potere in Myanmar (ex Birmania) si sono distinti per gli atti di intimidazione e di aggressione nei riguardi di pacifici oppositori. Da quasi un ventennio è nota la sistematica ed estesa violazione dei diritti civili ed umani operata dal regime che ha impedito con la forza l’insediamento di un governo democratico nel 1990. In quell’anno si verificò infatti una schiacciante vittoria elettorale della Lega Nazionale per la Democrazia guidata dalla signora Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace del 1991.

Torture, sparizioni, esecuzioni extragiudiziali in Myanmar vengono regolarmente denunciate nei rapporti di Amnesty International. Tuttavia appare incredibile la condanna a morte di nove sindacalisti accusati di alto tradimento pronunciata il 28 novembre scorso a Rangun, capitale dello stato asiatico.

Tra le ‘prove’ presentate contro i sindacalisti figurano i contatti con l’Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite e il possesso di un Rapporto dell’ONU sui  Lavori Forzati in Myanmar.

Il 19 marzo la Confederazione dei Sindacati della Nuova Zelanda ha inviato una vibrata protesta al Governo del Myanmar, nelle persone del Ministro del lavoro Tin Winn e del Presidente, Generale Than Shwe, chiedendo che i nove sindacalisti vengano immediatamente rilasciati. Il Segretario Generale Philip Jennings stigmatizza il fatto che la collaborazione con un ufficio delle Nazioni Unite venga considerata ‘terrorismo’ e si dice scettico sulla sincerità dell’impegno delle autorità birmane di sradicare il sistematico uso dei lavori forzati nel loro paese.

 

 

16) ESECUZIONI EXTRAGIUDIZIALI: AMMAZZATE I LADRI NEL VOSTRO CAMPO !

 

Jorge Simoni, sindaco di Villarino, una cittadina nel sud dell’Argentina, è così stanco dei furti che avvengono nel suo comune, che ha detto ai proprietari terrieri di sparare ed uccidere i ladri sorpresi a rubare sulle loro terre. “Vi incoraggio ad uccidere i criminali che si trovano sul vostro terreno”, ha detto Simoni. “La vita delle persone che si alzano alle cinque del mattino per produrre, per lavorare, viene prima”, ha dichiarato in un’intervista televisiva. “Ci sarà un migliaio di ragioni per cui una persona ruba, ma io non la giustifico”.

I crimini e i furti hanno subito un drastico aumento in Argentina dopo la crisi economica del 2002. Si stima che metà della popolazione viva al disotto del livello di povertà.

In questo stato di miseria è ovvio che molte persone siano costrette a rubare per cercare di sfamare se stesse e le proprie famiglie. I ladri che rubano cibo nelle campagne non sono certo ‘professionisti’ armati pronti ad uccidere.

Ora, se è comprensibile una reazione aggressiva e violenta “a caldo” da parte di un coltivatore nel momento in cui si vede derubare del frutto di grandi fatiche, non è ammissibile che un sindaco incentivi e incoraggi dal suo piedistallo e a freddo comportamenti di sproporzionata ‘giustizia’ sommaria. Egli, in quanto rappresentante del potere, avrebbe invece il compito di attivarsi alla prevenzione dei crimini, attraverso il miglioramento delle condizioni di vita per i più poveri. Dovrebbe caso mai sensibilizzare i proprietari terrieri verso i problemi dei meno abbienti, affinché vengano messi a disposizione della gente aiuti e posti di lavoro, riducendo così i furti causati dalla fame.

Incoraggiare la giustizia sommaria rappresenta un tragico regresso verso le oscure epoche dei linciaggi che innesca pericolose spirali di violenza. (Grazia).

17) ESECUZIONI E CONDANNE CAPITALI NELLO SCORSO ANNO

 

Il 6 aprile Amnesty International, rendendo noti i dati sulla pena di morte relativi al 2003, ha rilevato che in Cina, Iran, USA e Vietnam si è verificato l’84% delle 1.146 esecuzioni accertate nell’anno.

Dalle informazioni disponibili, certamente incomplete, risulta che in Cina sono state eseguite almeno 726 sentenze di morte. Questo dato è sensibilmente inferire a quello degli anni passati, tuttavia il dato reale  potrebbe essere assai più elevato. Secondo Chen Zhouglin, membro del Congresso nazionale del Popolo e professore universitario di legge e politica, le esecuzioni nel grande paese asiatico sarebbero addirittura dell’ordine delle 10 mila ogni anno. Nel 2003 almeno 108 esecuzioni sono avvenute in Iran, almeno 64 in Vietnam e 65 negli USA.

Nel 2003 sono state inflitte almeno 2.756 condanne a morte in 63 paesi.

I paesi che avevano abolito la pena di morte per tutti i reati alla fine del 2003 erano 77. Inoltre altri 15 paesi conservavano la pena capitale solo per reati eccezionali, come quelli che avvengono in tempo di guerra, mentre erano da considerarsi abolizionisti ‘di fatto’ altri 25 paesi che non compiono più alcuna esecuzione da oltre 10 anni. Le esecuzioni note nel 2003 sono avvenute solo in 28 paesi tra i 78 che conservano la pena di morte.

 

 

18) IL NOSTRO SITO SI E’ COMPLETAMENTE RINNOVATO

 

Giovandosi della generosa collaborazione di Haug, che è una specie di genio dell’informatica, e della consulenza del nostro bravissimo “webmaster” Francesco, Grazia è riuscita a realizzare una nuova edizione del nostro sito.

Vi esortiamo caldamente a visitare subito http://www.paulrougeau.org e a dirci che ve ne sembra della rinnovata veste del sito.

Notate le tabelle di riferimento di semplice consultazione e la presenza di cornici (frames) in ogni pagina di lettura. Nel sito compaiono nuovi articoli oltre naturalmente all’ultimo Foglio di collegamento e ai precedenti. Come prima, ci sono anche lo scopo e la storia del Comitato, la descrizione delle attività, l’offerta delle t-shirt e la pagina dedicata agli ospiti. Molti dei contenuti del sito si possono leggere anche in inglese, nell’apposita versione raggiungibile con un semplice clic.

Estendete l’invito a visitare il sito ad amici e conoscenti (chissà che non ne nasca qualche nuovo socio per il Comitato!).

Fateci avere i vostri commenti e i vostri consigli per migliorare sempre di più il sito.

Potete inviare suggerimenti e proposte all’indirizzo prougeau@tiscali.it oppure a guygre@libero.it

Un speciale ringraziamento va a Grazia, a Francesco e ad Haug che ci consentono di disporre di uno dei più ricchi ed aggiornati siti sulla pena di morte in lingua italiana.

 

 

 

19) NORME PER CORRISPONDERE CON I DETENUTI IN TEXAS

 

Molti si chiedono se la corrispondenza che noi scambiamo con i detenuti in Texas viene letta dalle guardie. Possiamo rispondere a questa ed altre domande consultando le nuove regole per la corrispondenza emanate dall’amministrazione carceraria texana il 4 aprile, dopo 21 anni dal precedente aggiornamento. 

La posta in entrata deve essere ‘perquisita’ per evitare che passino oggetti di ‘contrabbando’ (cioè proibiti, ad esempio lame, droga o tabacco). Ciò non significa che tale corrispondenza debba essere letta, anzi non dovrebbe essere letta a meno che non vi siano particolari motivi di sicurezza. E’ pensabile, in ogni caso –  anche per il sovraccarico di lavoro delle guardie che si occupano della posta – che sia molto bassa la probabilità che una missiva venga letta dal personale. La corrispondenza legale, quella proveniente dalle autorità e quella inviata dai media può essere perquisita dalle guardie solo in presenza dei destinatari.

La posta in uscita non viene letta né perquisita (si presume che i prigionieri non posseggano materiale di contrabbando e non abbiano comunque interesse a spedirlo a terzi). Fanno eccezione gli invii ‘speciali’, cioè i plichi diretti ad autorità od enti istituzionali, e quelli diretti ai media. Questi possono essere perquisiti - ed evidentemente letti - in presenza dei mittenti, per evitare che i detenuti possano offendere, danneggiare o intimidire in qualche modo gli interlocutori (si parla esplicitamente di ‘hoax all’antrace’…). E proibito ai detenuti scrivere alle vittime di crimini.

Le lettere devono essere consegnate ai detenuti entro 24 ore dal loro arrivo, i pacchetti entro 48 ore. I giorni di fine settimana e le festività non sono inclusi in questi termini.

Le pubblicazioni pornografiche e le lettere con riferimenti sessuali espliciti (che cosa si intenda con ciò, viene minuziosamente descritto) sono da ora proibite. Il nuovo regolamento, per questo aspetto, entrerà in vigore con un anno di ritardo per ‘consentire agli abbonamenti già in corso di arrivare alla loro scadenza.’ Questa disposizione ha lo scopo di ‘promuovere un ambiente riabilitativo e di scoraggiare le aggressioni sessuali al personale’

L’amministrazione carceraria fa sapere che per i 148 mila detenuti del Texas in sei mesi (da marzo ad agosto) sono stati smistati, da 537 addetti,  9.787.751 invii postali in uscita e 9.989.414 in entrata.

(Ripetiamo che le regole sopra descritte valgono soltanto per il Texas. Per gli altri stati è bene informarsi dai propri corrispondenti).

  

 

20) DI NUOVO ALLA “PIER LOMBARDO” DI NOVARA

 

Grazie al grande impegno di Anna Maria Esposito che, anche quest’anno, ha proposto,  preparato e organizzato con cura l’evento, il 29 marzo ho potuto nuovamente recarmi all’Istituto “Pier Lombardo” di Novara, per affrontare l’argomento “pena di morte” con gli allievi delle sei sezioni di terza media. Come nelle due occasioni precedenti, sono stata accolta cordialmente dal preside, prof. Pasciuti, da tutte le insegnanti che hanno accompagnato le classi e, naturalmente, da Anna Maria, che si è ancora una volta prodigata per la buona riuscita dell’iniziativa.

I ragazzi mi hanno seguito per oltre un’ora in entrambi i turni, riflettendo sulle pecche dei processi capitali, visitando la cella del braccio della morte, vivendo la giornata “tipo” di un detenuto, ascoltando le parole del mio corrispondente Raymond indirizzate alle classi alle quali vado a parlare, e condividendo le ultime ore di vita di un condannato. Poi è cominciato il dibattito: nonostante la presenza di qualche alunno un po’ turbolento e poco interessato, la grande maggioranza dei giovanissimi ha ancora una volta dimostrato sensibilità all’argomento, attenzione alle problematiche e capacità di esprimere le proprie idee sia condividendo che contestando le mie.

La domanda di un ragazzino mi ha colpita: “Credo di parlare a nome di tutti”, ha detto, “ponendole questa domanda: se questa è la giustizia, come sono le ingiustizie? Come si fa ad essere davvero giusti?” Difficile spiegare a un ragazzino concetti complessi anche per un adulto: la giustizia assoluta non è dell’uomo, c’è comunque sempre una possibilità di errore, anche nella perfetta buona fede, quindi la cosa giusta da fare è in ogni caso astenersi dall’infliggere punizioni irreversibili, in modo da avere sempre la possibilità di fare “marcia indietro” quando ci si accorge di un grave errore commesso.   

La domanda di un’altra ragazzina, “Sì, ma noi che cosa possiamo fare?”, ha permesso ad Anna Maria di parlare delle petizioni di Amnesty International alle Ambasciate del Pakistan e degli Stati Uniti al fine di chiedere l’abolizione della pena di morte per i minorenni all’epoca del crimine.

Anna Maria ha letto le frasi dell’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani e ha spiegato che anche i minorenni potevano firmare queste petizioni. Abbiamo raccolto un centinaio di firme. Sorprendentemente, ho notato che hanno firmato anche ragazzi che durante il dibattito si erano dichiarati favorevoli alla pena di morte, difendendo la loro causa con motivazioni ragionate. La cosa mi ha fatto piacere, perché ritengo che le nostre spiegazioni siano valse a far cambiare loro idea, o quanto meno che questi ragazzi abbiano realizzato che la pena di morte è davvero crudele e sconsiderata almeno quando si tratta di giovanissimi come loro.

Al termine delle due serie di incontri alcuni ragazzi si sono fatti avanti per chiedermi indirizzi di condannati a cui scrivere. Anna Maria si è assunta l’incarico di fare fotocopie dall’opuscolo del Comitato per fornire qualche nominativo.

Direi che, come ogni altra volta, i semi che abbiamo gettato siano caduti su un terreno fertile e prego che il futuro nelle mani di questi ragazzi, possa essere, anche grazie alla loro presa di coscienza, migliore. (Grazia)

 

 

21) RICHIESTA DI CORRISPONDENZA

 

Saluti a tutti. Dal mio amico Eugene Broxton, chiuso nella cella della morte della Polunsky Unit a Livingston, ho ricevuto la richiesta di un carcerato (fortunatamente NON condannato a morte) che chiede di entrare in corrispondenza con qualcuno. E' solo, chiuso in carcere ormai da 15 anni e ne deve scontare ancora 3. Vi chiedo, se possibile, di pubblicare i suoi dati. Grazie e saluti. Giorgio Nobili

Jerry Harvey # 558323

Polunsky Unit

3872 FW 350 South

Livingston, Texas 77351-8580     USA

 

 

22) NOTIZIARIO

 

Oklahoma. Inutile la proposta di grazia per Hung Thanh Le.  La Commissione per le Grazie aveva avanzato all’unanimità una proposta di clemenza per il rifugiato vietnamita Hung Thanh Le, accusato di aver ucciso un connazionale nel 1992. Nonostante gli appelli giunti da tutto il mondo in suo favore, tra cui quello di Desmond Tutu, Il Governatore dell’Oklahoma Brad Henry non ha voluto concedere la grazia al condannato che è stato ucciso il 23 marzo. L’esecuzione, inizialmente fissata a gennaio, era stata spostata al 26 febbraio per consentire ad Henry di studiare le carte processuali. Il 26 febbraio, con sette minuti di anticipo sull’ora stabilita, l’esecuzione era stata di nuovo rinviata per dar modo al Consolato Vietnamita di esaminare il caso. I diplomatici del Vietnam non hanno però compiuto alcun passo in favore di Lee presso le autorità dell’Oklahoma. A partire dal 2001, sono sette i casi in cui la Commissione per le Grazie dell’Oklahoma ha raccomandato clemenza, in uno solo di essi il Governatore ha commutato la sentenza di morte.

 

Texas. Folle gesto di autolesionismo. Andre L. Thomas, un ragazzo di 21 anni, è detenuto a Sherman nel Texas perché accusato di reato capitale in per aver ucciso il figlio, la moglie separata e la figlia di lei, e di averne strappato i cuori. Il 2 aprile, dopo essersi cavato un occhio con le proprie mani, Thomas ha citato il versetto 9,47 del Vangelo di Marco: “Se un occhio ti scandalizza cavalo. E’ meglio per te entrare nel regno dei cieli con un occhio che precipitare nell’inferno con due.” L’occhio è stato messo nel ghiaccio e il detenuto è stato portato in ospedale. Ma non c’è stato niente da fare. Dal carcere hanno fatto sapere che Andre Thomas viene ora tenuto legato. Un giudice ha finalmente ordinato una perizia psichiatrica.

 

Texas. Smentita la ‘futura pericolosità’ affermata dai periti dell’accusa. Affinché si possa emettere una condanna a morte in Texas, è necessario che la giuria affermi che vi è la probabilità che l’imputato commetta ‘atti criminosi di violenza che costituirebbero una continua minaccia per la società’ (v. n. 115). Da uno studio compiuto dal Texas Defender Service su 155 prigionieri detenuti da lungo tempo nel braccio della morte contro i quali testimoniò uno psichiatra, risulta che soltanto il 5 % di essi ha compiuto gravi atti di violenza nei riguardi degli altri detenuti o delle guardie. Dunque gli psichiatri che attestano alla giuria la futura pericolosità dell’imputato attestano il falso nel 95% dei casi. Dianne Clements di Justice for All ha obiettato che  il basso numero di atti violenti rilevato consegue dal fatto che le persone osservate si trovano in prigione, nel sistema “designato a prevenire e proibire questo genere di comportamento violento.” Andrea Keling, vice direttore del TDS, ha risposto che gli imputati di reati capitali che non ricevono la pena di morte finiscono per l’appunto in prigione.

 

Vietnam. ‘Giustiziata’ una donna trafficante di droga. Il Vietnam è uno dei paesi che portano a termine il più gran numero di esecuzioni capitali: quest’anno ne ha già effettuate almeno 19. A Pasqua Nguyen Thi Ha di 48 anni è stata bendata, legata ad un palo nella prigione della Città di Ho Chi Minh e fucilata per aver tentato di trasportare 337 grammi di eroina da Hanoi alla Città di Ho Chi Minh nel ‘98. Nel Vietnam è prevista la pena di morte per chi è trovato in possesso di 300 o più grammi di eroina.

 

Questo numero è stato chiuso il 18 aprile 2004