FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 292  -  Marzo 2022

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La plurimamma Melissa Lucio

SOMMARIO:

 

1) Assurdità e palesi ingiustizie nel caso di Melissa Lucio

2) Addio al valoroso abolizionista Robert Reynolds Cushing

3) Arabia Saudita: messe a morte 81 persone in un solo giorno

4) Impiccati in Nord Corea per aver diffuso video sudcoreani

5) Condannati a morte trasferiti da San Quintino in altre prigioni

6) Da comunicato di Amnesty International sulla guerra in Ucraina

7) La Scozia chiede perdono per la persecuzione delle streghe

8) Può un biglietto d’auguri avere conseguenze eterne?

1) ASSURDITÀ E PALESI INGIUSTIZIE NEL CASO DI MELISSA LUCIO

 

Accusata di aver ucciso la sua figlioletta Mariah di 2 anni nel 2007, e condannata a morte in Texas in un processo ingiusto, Melissa Lucio riceverà l’iniezione letale il 27 aprile p. v. se la grande mobilitazione sorta in suo favore non avrà successo.

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Melissa Lucio oggi

Dopo 14 anni, passati in isolamento, se nulla interverrà a fermare l’esecuzione, il 27 aprile Melissa Lucio, accusata di aver ucciso la sua figlioletta di 2 anni, sarà messa a morte in Texas (1).

Nel 2007, Melissa Lucio e la sua grande famiglia (un marito e 12 figli), stavano preparandosi a traslocare. La figlia più piccola, di due anni, cadde tragicamente dalle scale. Nel corso di 2 giorni divenne letargica, mangiò a malapena. Alla fine, non ebbe più alcuna reazione e fu dichiarata morta in ospedale.

Entro tre ore dalla morte della figlia, la polizia arrestò Melissa Lucio. Durante un lunghissimo interrogatorio, la Lucio, che era incinta di due gemelli, continuò a sostenere la propria innocenza, ma, alla fine, esausta, disse: "Non so cosa volete che dica... credo di averlo fatto. Credo di averlo fatto".

Al processo nella contea di Cameron, la donna fu difesa dall’avvocato Peter Gilman, che trascurò di mettere in luce alcune cose importanti, incluso il fatto che Melissa aveva confessato sotto costrizione.

Lo Stato aveva intervistato in video gli altri figli della Lucio; tutti dissero che la loro mamma non li aveva mai maltrattati e uno dei bambini disse perfino di aver visto la loro sorellina cadere dalle scale. Gilman non portò mai i ragazzi sul banco dei testimoni né fece vedere il video.

Quando un medico legale testimoniò che i lividi della bimba erano dovuti a violenze, Gilman non fece presente che potevano esserci altre cause, inclusa la caduta. Né chiamò a testimoniare un patologo per spiegare che ciò che può sembrare una prova scientifica è spesso soggettivo. Ad esempio, il medico legale disse che un segno sulla bimba era sicuramente quello di un morso di un adulto, e doveva essere stato molto doloroso. “Questo è così pregiudizievole e completamente privo di basi scientifiche”, ha detto Vanessa Potkin, direttrice del contenzioso speciale presso l’Innocence Project.

Il problema con molte dichiarazioni apparentemente scientifiche su cose come lividi, morsi, incendi dolosi e analisi balistiche è che “spesso non ci sono protocolli standard che regolano la pratica forense in una determinata disciplina”, ha scritto la National Academy of Sciences in un rapporto del 2009. “E anche quando i protocolli sono in atto”, ha aggiunto nel rapporto, “sono spesso vaghi e non applicati”.

Il rapporto concludeva: “La semplice realtà è che l'interpretazione delle prove forensi non si basa sempre su studi scientifici per determinarne la validità. Questo è un problema serio”.

La Lucio ricorse in appello e perse. Il caso passò poi a una giuria di tre giudici della Corte d'Appello del Quinto Circuito. All'unanimità, essi stabilirono che alla Lucio era stato effettivamente impedito di presentare una difesa completa e significativa e ordinarono un nuovo processo.

A quel punto, lo stato del Texas chiese che l'intera Corte d'Appello - 17 giudici - ascoltasse il caso. La maggioranza fu d'accordo sul fatto che la Lucio avrebbe avuto diritto a un nuovo processo. Ma, e questa è una vera assurdità, stabilì anche che, in quanto tribunale federale, doveva mostrare deferenza al tribunale statale in questa particolare questione, quindi doveva confermare la condanna. Mi chiedo a questo punto a cosa servano i ricorsi presso le Corti d’Appello federali…

Ci sono poi altre magagne inquietanti nel caso. In primo luogo, dopo il processo, l'avvocato della Lucio, Peter Gilman, fu assunto dal procuratore distrettuale, Armando Villalobos. Ciò significa che Gilman ora aveva una "doppia lealtà", sia verso la difesa che verso l’accusa. Il dovere di Gilman nei confronti dell'ufficio del procuratore distrettuale nega alla Lucio il giusto processo, impedendole di ottenere una collaborazione non conflittuale da Gilman mentre indaga se il procuratore distrettuale Villalobos ha trascurato prove a discarico o attenuanti durante il processo.

La seconda pecca è che la moglie di Peter Gilman, Irma Gilman, sua assistente legale durante il processo Lucio, è stata ora assunta dalla contea di Cameron. Adesso è l'amministratrice del tribunale della giudice Gabriela Garcia, che presiede il caso della Lucio e che aveva firmato la sua condanna a morte. Se la Garcia si ricusasse, come hanno richiesto gli avvocati della Lucio, anche la sua condanna a morte sarebbe revocata. Su tale questione, l'attuale procuratore distrettuale, Luis Saenz, ha promesso una “risposta tempestiva”, ma finora ha taciuto ed ha declinato ogni commento.

Vediamo infine cosa è successo all’ex procuratore distrettuale, Armando Villalobos, che fece condannare Melissa: quest’uomo sta scontando una condanna a 13 anni in una prigione federale per corruzione ed estorsione. Ha preso 100.000 dollari da avvocati difensori per garantire un esito favorevole nei loro casi.

Rimangono inoltre alcune altre domande aperte. Un documentario sul caso ha sollevato la possibilità che la bambina di 2 anni fosse stata maltrattata da un'altra delle figlie della Lucio e che forse Melissa si sia addossata la colpa per salvare lei. Nel frattempo, va notato che Melissa, che era incinta di due mesi quando fu arrestata, diede alla luce due gemelli in carcere in attesa del processo. Poiché suo marito stava scontando quattro anni per aver messo in pericolo una bambina - quella di 2 anni che è morta - i gemelli sono stati immediatamente dati in adozione.

Quindi 13 bambini sono cresciuti senza la madre, che è dietro le sbarre, condannata in un processo vinto da un uomo ora dietro le sbarre, e difesa da un uomo assunto dall'uomo ora dietro le sbarre. Una situazione atroce e paradossale.

Gli avvocati di Melissa Lucio hanno presentato una domanda di grazia per lei il 27 marzo chiedendo la commutazione della condanna capitale in pena detentiva o, almeno, un rinvio di 120 giorni dell’esecuzione.

Resta il fatto, che, se nulla cambierà, Melissa Lucio riceverà l’iniezione letale il 27 aprile. (Grazia)

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(1) Abbiamo già parlato del caso di Melissa Lucio nei numeri 287 e 291

2) ADDIO AL VALOROSO ABOLIZIONISTA ROBERT REYNOLDS CUSHING

 

È deceduto il parlamentare del New Hampshire Robert Reynolds Cushing, il cui padre e il cui cognato morirono assassinati, che il 30 maggio 2019 ha vinto la battaglia per l’abolizione della pena di morte nel proprio stato.

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Robert “Renny” Cushing

Il parlamentare del New Hampshire Robert Reynolds Cushing, detto “Renny”, un sostenitore delle vittime del crimine che ha guidato la battaglia per l’abolizione della pena capitale nel proprio stato, è morto il 7 marzo 2022 dopo una battaglia pluriennale contro il cancro alla prostata.

Per più di due decenni, Cushing, il cui padre e il cui cognato sono stati assassinati in crimini a distanza di anni, è stato il volto dell'abolizione della pena di morte nel New Hampshire e uno dei principali sostenitori del movimento per porre fine alla pena di morte a livello nazionale.

La maggioranza bipartisan del parlamento del New Hampshire votò tre volte - nel 2000, nel 2018 e nel 2019 - per abolire la pena di morte nello stato solo per vedere i governatori porre il veto alla legge abolizionista.

Nel 2019, il lavoro di Cushing ha avuto successo quando il Parlamento ha annullato il veto del Governatore Chris Sununu ed ha abolito la pena di morte. Il 30 maggio 2019 il New Hampshire è divenuto il 21° stato Usa senza la pena di morte.

Cushing era un oppositore della pena di morte già prima che suo padre fosse ucciso a colpi di arma da fuoco nella sua casa di famiglia. Quella tragedia lo fece riflettere sui propri valori. Nella trasmissione Discussions With DPIC (*) del luglio 2019, Cushing ha detto “se avessi cambiato opinione avrei solo concesso più potere agli assassini, dando più valore all’omicidio, perché non solo avrei perso mio padre ma mi sarebbero stati tolti i miei valori … mi importa molto della pena di morte, come sopravvissuto, di quali valori assumeremo come società, perché se noi lasciassimo che la gente che ha ucciso ci faccia diventare degli assassini sarebbe il trionfo del male”.

Cushing era profondamente consapevole di quello che ha descritto come il "peso" aggiuntivo di essere al tempo stesso un sopravvissuto di una vittima di omicidio e un oppositore alla pena di morte. "Penso che la cosa più importante che aiuto a fare, e che i sopravvissuti di altre vittime possono aiutare a fare", ha detto, "sia cambiare il clima politico, in modo che le persone possano rendersi conto che si può essere allo stesso tempo a favore delle vittime e contrari alla pena di morte. Ed è davvero

importante avere un dibattito ponderato sulla politica pubblica nei parlamenti statali e nei tribunali, in questo paese".

Cushing ha continuato il suo lavoro in parlamento per molto tempo dopo che nel 2019 gli è stato diagnosticato un cancro, essendo stato elevato dai suoi colleghi nel 2020 alla carica di Leader democratico della Camera del New Hampshire. È rimasto in quella posizione fino a quando non è stato ricoverato e ha preso un congedo appena 5 giorni prima della sua morte. I colleghi di Cushing nel Parlamento hanno offerto testimonianze del suo impegno per la giustizia sociale e il servizio pubblico.

"Renny non ha mai messo sé stesso al primo posto e questo non è mai stato più ovvio che nella sua valorosa lotta contro il cancro. Quando chiunque altro avrebbe messo da parte tutto tranne le preoccupazioni personali, Renny non si è mai ritirato dal perseguimento delle cause progressiste che erano state la sua linfa vitale, o dal suo servizio al popolo del New Hampshire e all'istituzione della Camera", ha dichiarato il leader democratico ad interim della Camera, David Cote. "Era cittadino del New Hampshire, ma anche cittadino del mondo, che amava l'umanità sia individualmente che in astratto. Non portava rancore ma non faceva concessioni. Viveva secondo gli ideali di Giustizia e Misericordia. Non può essere sostituito."

La vice leader democratica ad interim Mary Jane Wallner ha dichiarato: "Nei decenni in cui ho conosciuto Renny Cushing, sono stata ispirata dalla sua incredibile passione per il servizio pubblico. Da vero servitore dello stato ha dedicato tutta la sua vita a migliorare le condizioni degli altri. Il suo spirito vivrà attraverso la politica compassionevole che ha creato per proteggere tutti gli abitanti del New Hampshire e la gentilezza incondizionata che ha instillato in ognuno di noi, i suoi amici.”

“Renny Cushing è sempre stato un sostenitore e un alleato per i giovani e le comunità di colore", ha affermato Manny Espitia, leader dei deputati democratici della Camera. "Non ha mai evitato una lotta e ha lavorato instancabilmente per le nostre comunità più vulnerabili. Sono grato per aver potuto trascorrere così tanto tempo con Renny e ringrazio la sua famiglia per aver condiviso una persona così straordinaria con il Parlamento. Come mi diceva sempre, “Siempe Pa'lante”(sempre avanti).

Il lavoro di Cushing per abolire la pena di morte è stato plasmato dall'omicidio di suo padre e di suo cognato. Ha fondato l’organizzazione “Famiglie delle vittime di omicidio per i diritti umani”, viaggiando per il paese per parlare contro la pena di morte. "Se lasciamo che coloro che uccidono ci trasformino in assassini, allora il male trionfa e perdiamo tutti. Questo non riporta indietro i nostri cari. Tutto ciò che fa è allargare il cerchio della violenza", ha detto il 7 marzo 2019, quando il disegno di legge sull'abrogazione della pena di morte è passato alla Camera.

Nella sua intervista a Discussions with DPIC (*), ha detto: "Essere il sopravvissuto di una vittima di omicidio è un dolore per il quale non ci sono parole. ... Ma riempire un'altra bara non fa nulla per portare indietro i nostri cari, allarga semplicemente il cerchio del dolore. C'è una grande differenza tra giustizia e vendetta". (Pupa)

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(*) Discussions with DPIC = Dibattiti con il Centro di Informazione sulla Pena di Morte

3) ARABIA SAUDITA: MESSE A MORTE 81 PERSONE IN UN SOLO GIORNO

 

L’Arabia Saudita ha battuto un triste record con un’esecuzione di massa portata a termine il 12 marzo.

 

Sabato 12 marzo u. s. l’Arabia Saudita ha giustiziato 81 persone accusate di reati di terrorismo (1). Lo riferiscono i media locali. L’agenzia di stampa ufficiale saudita, Saudi Press Agency, precisa che i condannati “appartenevano allo Stato islamico, ad Al- Qaeda, agli Huthi e ad altre organizzazioni terroristiche”, aggiungendo che stavano pianificando attacchi in luoghi vitali e contrabbandando armi nel Paese. Delle 81 persone messe a morte, 73 erano saudite, 7 erano yemenite e una siriana. L’agenzia ha affermato che tutti i giustiziati sono stati processati nei tribunali sauditi sotto la supervisione di 13 giudici e in tre fasi separate per ciascun individuo. L'agenzia di stampa saudita ha affermato che gli accusati hanno avuto un avvocato e sono stati garantiti i loro pieni diritti secondo la legge saudita durante il processo che li ha trovati “colpevoli di aver commesso molteplici crimini efferati che hanno lasciato un gran numero di civili e agenti delle forze dell’ordine morti”.

L'ultima esecuzione di massa del regno saudita era avvenuta nel gennaio 2016, quando furono giustiziate 47 persone, tra cui un importante chierico sciita dell'opposizione che aveva promosso manifestazioni.

Nel 2019, l’Arabia Saudita ha decapitato 37 sauditi, la maggior parte dei quali sciiti di minoranza dopo averli accusati di crimini di terrorismo.

L’Arabia Saudita ha uno dei tassi di esecuzione più alti al mondo.

Le esecuzioni del 12 marzo 2022 sono più delle esecuzioni portate a termine in tutto il 2021 (69).

Le 81 esecuzioni hanno superato anche il bilancio di un’esecuzione di massa del gennaio 1980 per i 63 militanti condannati per l’assalto alla Grande Moschea della Mecca nel 1979, il peggiore attacco che abbia mai colpito il regno e il luogo più sacro dell’Islam.

Non è stato chiaro perché sia stato scelto il sabato per le esecuzioni. Il numero di esecuzioni era diminuito durante la pandemia di coronavirus, anche se l’Arabia Saudita ha continuato a decapitare i condannati sotto il re Salman e suo figlio, il principe ereditario Mohammed bin Salman.

Un annuncio della televisione di stato saudita ha descritto i giustiziati come se avessero “seguito le orme di Satan” nel compiere i loro crimini.

Dal marzo 2015, l'Arabia Saudita e un certo numero di suoi alleati regionali - compresi gli Emirati Arabi Uniti (UAE) - hanno lanciato una guerra brutale contro lo Yemen.

La guerra aveva lo scopo di eliminare il movimento popolare Houthi Ansarullah dello Yemen e reinstallare un vecchio regime. Il conflitto, accompagnato da uno stretto assedio, non ha raggiunto i suoi obiettivi ma ha tolto la vita a centinaia di migliaia di yemeniti.

L’Arabia Saudita è nel mirino degli attivisti per i diritti umani e degli alleati occidentali dalla barbara uccisione del giornalista Jamal Khashoggi, autorizzata secondo i servizi Usa dal principe ereditario Mohammad bin Salman. Ricordiamo che Mohammad bin Salman ospitò Matteo Renzi durante l’evento organizzato a Riyad nel 2021 nel corso del quale l’ex premier lodò la monarchia del Golfo descrivendola come la culla di un neo Rinascimento. (Pupa)

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(1) Nel momento di chiudere questo articolo apprendiamo che dopo le 81 esecuzioni del 12 marzo sono state portate a termine in Arabia Saudita altre 16 esecuzioni.

4) IMPICCATI IN NORD COREA PER AVER DIFFUSO VIDEO SUDCOREANI

 

Sembra impossibile ma nella Corea del Nord, governata dal folle dittatore Kim Jong Un, si può essere condannati a morte per la vendita di prodotti sudcoreani. Due giovani sono stati impiccati in pubblico a metà gennaio per aver importato e distribuito video sudcoreani.

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Il leader nordcoreano Kim Jong Un

Apprendiamo dal giornale sudcoreano Daily NK che una donna di circa 20 anni, identificata come “A”, e il suo ragazzo “B”, sono stati uccisi in pubblico a metà gennaio nella provincia del Pyongan meridionale, per aver visto e distribuito film, soap opera e programmi di intrattenimento sudcoreani.

La donna era la figlia di un funzionario di alto rango, capo del dipartimento politico della sezione del Ministero della Sicurezza dello Stato (MSS) per la provincia del Pyongan meridionale. Laureata all'Università dell’Industria Leggera, aveva lavorato nella produzione di generi alimentari. Di recente, tuttavia, era sostanzialmente disoccupata, essendo tornata nella sua città natale di Pyongsong. Era impiegata in una base di produzione del MSS, datore di lavoro di suo padre. Tuttavia, stava effettuando pagamenti mensili per evitare di presentarsi in ufficio, una pratica accettata in Corea del Nord.

Il suo ragazzo - secondo quanto riferito, figlio di un operaio - era un tecnico informatico.

Sembra che la coppia abbia cominciato col seguire i video gastronomici sudcoreani. Successivamente, i due giovani iniziarono a guardare altri tipi di video sudcoreani e a guadagnare denaro copiandoli e distribuendoli.

Secondo la sentenza emessa nel loro processo pubblico, la coppia aveva importato un computer dalla Cina per copiare i video. I due giovani stavano anche elaborando un piano per impegnarsi in attività di distribuzione copiando video e materiali stampati dall’estero, mentre gestivano, come attività di copertura, uno studio fotografico con attrezzature per il fotoritocco e la stampa.

La normativa nordcoreana prevede condanne da 5 a 15 anni al lavoro forzato per le persone sorprese a guardare, ascoltare o detenere “film, registrazioni, pubblicazioni, libri, canzoni, disegni o foto provenienti dalla Corea del Sud” e condanne all’ergastolo o addirittura a morte per le persone che importano e distribuiscono tali materiali.

Le autorità nordcoreane ritengono che la coppia abbia potuto evitare di registrare il computer importato e sia riuscita a copiare illegalmente i video perché protetta dal padre di A, che era originariamente un quadro amministrativo, ma è stato promosso al MSS in base alla sua reputazione di eliminare individui e dissidenti “reazionari”.

Alla fine, A e B sono stati messi a morte. Il padre di A e altri familiari sono stati risparmiati, ma sono stati mandati in un campo di prigionia politico.

Una ventina di persone accusate di aver preso parte alla distribuzione dei video hanno avuto posti in prima fila per assistere all’esecuzione. Immediatamente dopo la fucilazione, questi spettatori sono stati arrestati per aver partecipato alla distribuzione illegale dei video o non averla denunciata.

Circa 300 persone provenienti da istituzioni statali sono state costrette dalle autorità nordcoreane ad assistere all'esecuzione.

Continuano in Corea del Nord le attività per sradicare l'importazione e la distribuzione di video stranieri e sebbene ciò sia in parte per reprimere il “comportamento antisocialista e non socialista”, le autorità stanno anche sfruttando l’opportunità per tenere sotto controllo il malcontento.

Non è la prima volta che il leader nordcoreano ordina simili atrocità. Il 2 marzo 2021 tre uomini e una donna sono stati fucilati in pubblico a Pyongyang dopo essere stati condannati a morte per aver distribuito filmati illegali (1). Alla fine di aprile del 2021 Kim Jong Un aveva fatto fucilare un uomo con le medesime accuse, sotto gli occhi della moglie e dei due figli, costretti ad assistere in prima fila all’esecuzione e subito dopo arrestati e inviati in un campo di lavoro e “di rieducazione” (2). (Grazia)

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(1) Vedi n. 281

(2) Vedi n. 283

5) CONDANNATI A MORTE TRASFERITI DA SAN QUINTINO IN ALTRE PRIGIONI

 

L’attuale governatore della California Gavin Newsom, fortemente contrario alla pena di morte, ha bloccato le esecuzioni e sta smantellando lo storico braccio della morte nel carcere di San Quintino.

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Il carcere di San Quintino

I condannati a morte della California vengono man mano trasferiti dallo storico carcere di San Quintino (San Quentin) in altre otto prigioni di massima sicurezza.

Il trasferimento è una delle conseguenze del blocco delle esecuzioni ordinato dal governatore Gavin Newsom (1). Il governatore ha anche promesso di ristrutturare il braccio della morte di San Quintino dove le esecuzioni sono state portate a termine per oltre un secolo.

“Noi parliamo di giustizia, noi predichiamo la giustizia, ma non pratichiamo la giustizia nel braccio della morte”, ha dichiarato recentemente Gavin Newsom.

La prima esecuzione nel carcere di San Quintino avvenne tramite impiccagione nel 1893. L’ultima esecuzione avvenne il 17 gennaio 2006 quando fu somministrata l’iniezione letale al nostro amico Clarence Ray Allen, “Orso che corre” (2).

Fino ad ora 116 dei 673 uomini condannati a morte sono stati trasferiti da San Quintino ad altre prigioni.

Le 21 donne condannate morte che si trovano nel carcere della città di Chowchilla rimarranno in tale carcere che verrà comunque rimodernato.

Non è stata mai utilizzata la nuova camera di esecuzione costruita durante l’amministrazione del governatore Schwarzenegger nel carcere di San Quintino e costata 853.000 dollari. Per ora le autorità non hanno deciso di rimuoverla o di ristrutturarla.

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(1) Vedi n. 257

(2) Vedi n. 135

6) DA UN COMUNICATO DI AMNESTY INTERNATIONAL SULLA GUERRA IN UCRAINA

 

Qual è la situazione in Ucraina?

In questo momento, la popolazione ucraina sta affrontando una catastrofica crisi dei diritti umani. Le persone muoiono, compresi i bambini, e molte migliaia di vite sono a rischio.

Possiamo confermare, grazie a immagini riprese da un drone, che la mattina del 25 febbraio un razzo contenente bombe a grappolo ha colpito un asilo nella città di Okhtyrka, nell’Ucraina nordorientale.

Attaccare scuole e ospedali, usare armi vietate e poco precise come le bombe a grappolo. Queste sono solo alcune delle numerose violazioni dei diritti a cui stiamo assistendo ogni giorno. I civili stanno morendo e le truppe russe stanno già commettendo potenziali crimini di guerra.

 

Qual è la situazione in Russia?

I civili in Russia non possono informarsi in modo indipendente. Infatti, dal 24 febbraio l’organismo di controllo sui media Roskomnadzor ha ordinato a tutti gli organi d’informazione di riferire sull’invasione dell’Ucraina utilizzando solo le fonti ufficiali dello stato. Chi viola quest’ordine rischia moltissimo. Qualche giorno dopo, infatti, il Procuratore generale ha minacciato che avrebbe incriminato per “alto tradimento” chiunque fornirà qualsiasi tipo di “assistenza a uno stato estero”.

Manifestare è quasi impossibile. Nei primi quattro giorni di invasione, la polizia russa ha regolarmente usato la forza per disperdere le proteste contro la guerra. Secondo l’organizzazione non governativa per i diritti umani Ovd-Info, sono stati arrestati oltre 5900 manifestanti in 67 città.

Tutte le parti nel conflitto devono rispettare il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale dei diritti umani. Questo significa proteggere le vite dei civili, le loro abitazioni e infrastrutture, e smettere di lanciare attacchi indiscriminati contro persone innocenti.

Diverse aree civili e strutture protette come gli ospedali sono state già attaccate e distrutte. Lo ha verificato il Crisis Evidence Lab di Amnesty International, che si occupa di analizzare, confrontare e raccogliere prove delle violazioni dei diritti umani.

7) LA SCOZIA CHIEDE PERDONO PER LA PERSECUZIONE DELLE STREGHE

A differenza di quanto avvenuto in altri paesi, prima d’ora la Scozia non aveva mai chiesto scusa per la persecuzione delle streghe: lo ha fatto l’8 marzo scorso (Giornata Internazionale della Donna) per bocca della signora Nicola Sturgeon, primo ministro della Scozia.

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La signora Nicola Sturgeon (nella foto), primo ministro della Scozia, si è scusata a nome del governo per l'uccisione e la diffamazione di migliaia di persone accusate di stregoneria tra il XVI e il XVIII secolo. La persecuzione iniziò nel 1500 e durò quasi 2 secoli. Circa 4.000 persone furono accusate di stregoneria, la stragrande maggioranza delle quali donne. Furono arrestate, brutalmente torturate e costrette a false confessioni. Secondo gli storici, due terzi degli accusati furono messi a morte.

A differenza degli Stati Uniti, la cui vergognosa storia di processi alle streghe a Salem in Massachusetts ha portato a discolpe ufficiali e a memoriali delle vittime, il governo scozzese non si era mai scusato per le atrocità commesse contro i propri cittadini.

Le cose sono cambiate l’8 marzo u. s., quando Nicola Sturgeon rivolgendosi al Parlamento si è scusata per la persecuzione.

“È stata un'ingiustizia colossale", ha detto la signora Sturgeon, che ha rilasciato la dichiarazione in occasione della Giornata Internazionale della Donna, in un discorso in cui ha altresì invitato i leader scozzesi e il pubblico a combattere la misoginia moderna.

“In un tempo in cui alle donne non era nemmeno permesso parlare come testimoni in un'aula di tribunale, esse erano accusate e uccise perché povere, diverse, vulnerabili o in molti casi solo perché erano donne”, ha detto.

“In qualità di primo ministro, a nome del governo scozzese”, ha proseguito, “scelgo di riconoscere quell'oltraggiosa, storica ingiustizia ed estendere le scuse formali e postume a tutte coloro che furono accusate, condannate, diffamate o giustiziate ai sensi del Witchcraft Act del 1563”.

Il Witchcraft Act, che fu approvato dal parlamento scozzese e rese la stregoneria o il consulto delle streghe un reato capitale, consentì l’esecuzione di circa 2.500 persone, secondo Witches of Scotland, un'organizzazione che ha fatto pressioni sul Parlamento perché si scusasse per le atrocità, perdonasse coloro che furono accusate e condannate e istituisse un memoriale per commemorare le vittime.

Il Witchcraft Act rifletteva la superstizione e il panico per il soprannaturale che si era diffuso attraverso d'Europa e nelle colonie americane.

In Massachusetts, 14 donne e sei uomini furono giustiziati dopo essere stati accusati di stregoneria, e centinaia di persone furono giustiziate in Inghilterra che approvò una legge sulla stregoneria simile a quella scozzese nel 1542. La persecuzione delle persone accusate di stregoneria in Scozia fu particolarmente brutale. Oltre l'80% delle circa 3.800 persone accusate di stregoneria erano donne, secondo Witches of Scotland. Molte di loro furono torturate con privazione del sonno, con aghi infilati nella pelle e altri mezzi violenti. Spesso le torture venivano fatte in pubblico.

In Scozia, i processi alle streghe erano particolarmente politicizzati, incoraggiati dal clero protestante e condotti a livello locale, dove si poteva usare la tortura più facilmente ed estorcere più confessioni, ha dichiarato Michelle Brock, docente associata alla Washington and Lee University in Virginia, che insegna Storia del soprannaturale.

“Era un ambiente con elevata inquietudine religiosa”. Il clero, i magistrati locali e la monarchia “collaborarono al progetto di costruire uno stato divino", ha affermato la professoressa Brock.

“E uno stato divino non può tollerare le streghe". Le donne erano particolarmente vulnerabili alle accuse di stregoneria, in parte perché erano considerate più suscettibili ai patti col diavolo, ha detto la professoressa Brock.

"Chi ha maggiori probabilità di essere vulnerabile al diavolo, chi è più probabile che faccia un patto per dare la propria anima in cambio di beni e potere?", ha detto. "La gente immaginava che fossero le donne perché non avevano lo stesso potere nella società".

Nel suo discorso, Nicola Sturgeon ha affermato che la "profonda misoginia" che motivò il Witchcraft Act non fu consegnata alla storia. “Rimane ancor oggi", ha detto.

La Sturgeon ha detto che le scuse facevano parte di un continuo riconoscimento della storia scozzese di emarginazione delle persone vulnerabili. Ha osservato che il Parlamento si era scusato per il trattamento dei gay da parte del governo e per aver forzato l'adozione di bambini nati da donne non sposate. “Alcuni chiederanno perché questa generazione dovrebbe chiedere scusa per qualcosa accaduta secoli fa", ha detto la signora Sturgeon. "Ma in realtà potrebbe essere più pertinente chiedersi perché ci è voluto così tanto tempo".

Claire Mitchell, un’avvocatessa scozzese che iniziò a far campagna per le scuse nel 2020 con Zoe Venditozzi, una scrittrice, ha detto che sono entrambe "contente" del discorso.

"Oggi è successa la cosa più incredibile", ha detto la Mitchell nel podcast che ospita con la Venditozzi."

"Sono passati centinaia di anni da quando queste persone sono morte", ha continuato. "Nessuno ha mai risposto formalmente per quello che è successo a queste persone. Nessuno si è mai scusato formalmente".

Ha aggiunto che la campagna non si fermerà fino a quando la Scozia non avrà formalmente graziato le vittime e eretto loro un monumento.

"Vogliamo che ci sia un monumento nazionale statale che rimarchi quello che è successo", ha detto Zoe Venditozzi, "che faccia sapere cosa accadde a chi verrà nel nostro Paese, e serva a ricordare questo terribile errore giudiziario per molti, molti, molti anni a venire".

La professoressa Michelle Brock ha notato che le scuse di Nicola Sturgeon dovrebbero servire a ricordare che pratiche ampiamente accettate oggi, come la pena capitale, potranno essere viste come barbare in futuro.

(Anna Maria)

8) PUÒ UN BIGLIETTO D’AUGURI AVERE CONSEGUENZE ETERNE?

 

Riportiamo un articolo scritto dal nostro amico Dale Recinella, cappellano cattolico laico dei condannati a morte in Florida. Articolo pubblicato su “L’Osservatore Romano” del 24 marzo u. s.

 

A partire dal 1999, tra i miei rituali di ogni anno ci sono i pellegrinaggi, in febbraio, aprile e maggio, nei grandi discount sparsi nella campagna centro-settentrionale della Florida. Ogni anno mi occorrono circa 1.400 biglietti augurali di San Valentino, circa 900 biglietti per la Festa della Mamma e circa 700 per la Festa del Papà. Devo darli tutti ai condannati a morte quando vado a visitarli di cella in cella.

Il regolamento carcerario è rigidissimo riguardo ai biglietti augurali che i detenuti sono autorizzati a spedire. Niente materiale luccicante. Niente nastrini o altri ornamenti frivoli. Niente inserti pop-up tridimensionali o incollati. Niente plastica. Niente metallo. Niente stagnola. Niente legno. E nessun tipo di busta che non sia bianca, giallina o celestina. Il timbro a inchiostro rosso, che il Dipartimento Correzionale della Florida imprime su ogni busta che lascia il carcere per posta, deve essere molto ben visibile. Nessun biglietto a contenuto sguaiato o allusivo al sesso. Nessuna illustrazione di bevande alcoliche o allusive all’alcolismo. Nessun biglietto con immagini di bambini piccoli. Nessun biglietto troppo romantico.

Ogni anno diventa sempre più difficile trovare biglietti che rispondano alle limitazioni del carcere, persino per la Festa della Mamma. E quindi, ogni anno, vado avidamente a caccia di centinaia di biglietti augurali da mezzo dollaro nei cestoni dei supermercati economici, lungo le strade meno trafficate nelle campagne settentrionali della Florida.

Tutto sta nel tempismo. Se ci si presenta solo un giorno o due dopo che i biglietti sono stati messi in vendita sugli scaffali di un particolare grande magazzino, è possibile trovarne anche otto o dodici o persino ventiquattro dello stesso tipo. Sia come sia, nulla eguaglia l’esperienza di arrivare alla cassa di un supermercato di campagna con centinaia di biglietti di auguri.

“Quante madri ha?” è tra i commenti più gentili che ho ricevuto da cassieri contrariati, che devono scannerizzare il codice a barre sul retro di ciascun biglietto da mezzo dollaro.

Immancabilmente, colgo questa occasione per dire che i biglietti sono per i condannati a morte della Florida, che così possono spedirli ai loro cari. Di sicuro, questo interrompe la conversazione per qualche secondo. Poi la faccenda si fa proprio interessante, e molti dei clienti abituali del supermercato si avvicinano per ascoltare.

“Quindi lei è contro le vittime e a favore dei criminali!”

“No.” Guardo sempre il mio interlocutore negli occhi e parlo gentilmente. “Di fatto, mi sono reso conto che tra le vittime invisibili di questi crimini orrendi ci sono spesso i familiari di chi li ha commessi. I biglietti augurali sono quindi per loro: i figli, le madri, i padri, i fratelli e le sorelle, le mogli. La maggior parte di queste persone non ha fatto niente di male.”

“In che senso sono vittime?”

“Nessuno arriva in carcere da solo. Tutti portano sempre con sé i loro familiari. E quando un uomo viene condannato alla pena capitale, porta i suoi familiari nel braccio della morte”.

“Però la vittima del suo crimine non potrà mandare biglietti d’auguri alla sua mamma o al suo bambino o a suo marito! Che mi dice di questo?”

“Ha ragione. E non posso porvi rimedio. Quindi, faccio il poco che posso cercando di alleviare le sofferenze delle altre vittime innocenti, quelle della famiglia del condannato.”

Alcuni dipendenti mostrano indifferenza. Altri dicono semplicemente che non approvano ciò che faccio, ma che devono ugualmente accettare il mio pagamento perché hanno bisogno di lavorare. Qualche commessa mi ha gettato addosso i biglietti e si è rifiutata di farmi uscire con gli acquisti. Una volta una dipendente lasciò la cassa, dopo aver detto al direttore che o io me ne andavo subito o se ne andava lei. Non ho dubbi che reazioni emotive così forti affondino le radici nell’orrenda perdita di una persona cara a causa di un crimine violento. La nostra società non ci prova nemmeno, a imparare come confortare coloro che hanno subito una perdita così terribile.

Ci sono dipendenti che si stupiscono all’idea che i condannati a morte abbiano dei familiari e delle persone care. Sembrano scossi da questa idea, e poi accettano di buon grado di scannerizzare i biglietti di auguri.

Molte volte, mentre esco dal supermercato trasportando le mie borse fino al parcheggio, qualcuno mi si avvicina alle spalle. Un uomo, una signora anziana, una coppia di coniugi. Parlano sempre a voce bassa e con cautela, come se far uscire le parole costasse loro un grande sforzo.

Nostro figlio è in prigione… Il mio papà è in prigione… Mio fratello è in prigione… Mio nonno è in prigione… Mia madre è in prigione… Nostra figlia è in prigione… Nostro nipote è in prigione… segue un sospiro che viene dal cuore: “Grazie”.

Dal febbraio 1999 in Florida è permesso, ai volontari che assistono i detenuti, distribuire ai condannati a morte i biglietti per San Valentino, per la Festa della Mamma e per la Festa del Papà.

Tra i miei compiti, in qualità di Cappellano Cattolico nel braccio della morte, c’è quello di rendermi disponibile per incontri pastorali individuali con i condannati. Non sono mai io ad avviare questi incontri. Solitamente iniziano su richiesta del detenuto. In casi rari, può anche essere richiesto dalle guardie e dal personale che cercano onestamente di migliorare le condizioni di un particolare detenuto.

In un caso le guardie sono molto preoccupate per un prigioniero che ha sofferto da poco la morte di alcuni cari amici e di alcuni familiari. Il personale teme che possa essere depresso al punto di tentare il suicidio. Le guardie hanno l’incarico di stare alla sua porta (definizione carceraria per indicare la sorveglianza anti-suicidio). Ad ogni cambio di turno del personale, la nuova guardia incaricata siede al posto della precedente su una sedia pieghevole davanti alla cella. Mi chiedono di avere con lui un incontro pastorale. Accetto, a condizione che il detenuto venga di sua volontà. Lui è d’accordo.

Le guardie lo scortano, in catene e ammanettato, dalla cella fino alla stanza dei colloqui e lì ci rinchiudono insieme. Il detenuto e io stiamo seduti tranquillamente ai lati opposti del tavolo. Il detenuto mi conosce perché faccio il giro davanti a tutte le celle e sa che da anni gli porto i biglietti augurali da inviare a sua mamma e a sua sorella.

“Grazie per tutti i biglietti natalizi e per San Valentino e per la Festa della Mamma che mi hai portato in questi anni.”

“Non c’è di che. Spero che abbiano procurato un sorriso a tua mamma e a tua sorella.”

Lui liquida la mia risposta formale e va al sodo. “Guarda che non sono uno del tuo gregge!”, il suo tono è irritato e sdegnoso.

“Lo so.” Annuisco sorridendo.

“E allora cosa cavolo vuoi da me?”

“Ci sono molte persone qui che si preoccupano per te. Mi hanno chiesto di incontrarti.”

“Ok, questo è il motivo per cui facciamo questo incontro, ma tu non hai risposto alla mia domanda. Cosa vuoi tu da me?”

“Voglio convincerti che la tua vita è un dono di Dio, e che persino qui dentro la tua vita è un dono di grande valore.”

“Cosa?” mi lancia un’occhiataccia roteando gli occhi. “Scu-u-u-u-u-sa? Credevo che fossi un Cristiano, ma devo essermi sbagliato!”

“No, nessun errore. Sono un Cristiano Cattolico.”

“Voi Cristiani siete quelli che vogliono uccidermi!” Le manette producono un tonfo mentre le sue mani colpiscono il tavolo, per puntualizzare le sue parole. “Voi Cristiani siete quelli che insistono a volere la pena di morte! E tu hai il coraggio di venire qui a dirmi che la mia vita è un dono? Che genere di ipocrita cristiano sei?”

“Tocca a me adesso?” gli chiedo dopo aver lasciato sbollire la carica di energia negativa della sua tirata.

“Dai, sentiamo”, sbuffa sprezzante. “Sono proprio curioso!”

“Non tutti i Cristiani sono favorevoli alla pena di morte. Di fatto la stragrande maggioranza non lo è. Ma siamo in un paese, e in una particolare area del paese, dove molti Cristiani credono erroneamente che questa pratica sia voluta da Dio.”

“Questo sarebbe lo stesso Dio di cui tu vorresti parlarmi?”, dice, mentre finge di allungare lo sguardo verso il corridoio, come se volesse che le guardie pongano fine a questo incontro inutile. “Questo Dio di cui vuoi parlarmi pensa che la mia vita sia un dono?”

“Non posso parlare per gli altri”. Scrollo le spalle cercando di mostrare tutta l’innocenza che posso, considerate le circostanze. “Posso solo parlarti del Dio che io conosco. E il Dio che io conosco è compassionevole all’ennesima potenza. Lui considera la tua vita preziosa, e non vuole la morte di un peccatore.”

“Ah, allora adesso sono un peccatore, vero?” Non riesco a capire se la sua irritazione è reale o simulata. Finge di nuovo di cercare liberazione e salvezza dalle guardie nel corridoio, ma questa volta sta sorridendo, certo per provocarmi un po’.

“Non preoccuparti”, mi metto a ridere. “Benvenuto nel club. Anch’io sono un peccatore.”

“E allora, Cappellano Peccatore, taglia corto e parla chiaro. Cosa vuoi tu da me?”

“Voglio convincerti che la tua vita è un dono di Dio, e che persino qui dentro la tua vita è un dono di grande valore.”

Scrolla il capo e lo abbassa sul piano del tavolo come se fosse disperato, come se stessimo sprecando il tempo. “Quindi questa è la tua storia e non ti ci smuovi, eh?”

“Di fatto, questa è la storia di Dio, e Lui non la cambia.”

“Di questo Dio che tu conosci.” La sua enfasi è molto sarcastica.

“Sì, del Dio che io conosco.”

“Beh, non sperarci troppo. Non intendo pregare con te, e non intendo leggere il tuo stupido libro che tutti voi Cristiani citate per uccidermi.”

“Vuoi dire che ‘alcuni Cristiani’ citano per ucciderti, vero?”

“Certo, se lo dici tu.”

“Quindi questo significa che ti piacerebbe incontrarmi con regolarità?”

“Non direi che mi piacerebbe. Ma va bene.”

Nel corso dei tre anni successivi, quest’uomo è stato battezzato (io e mia moglie siamo stati suoi padrino e madrina), e ha ricevuto la Comunione regolarmente. È morto da poco per cause naturali nell’ospedale del carcere, dopo aver ricevuto l’unzione degli infermi dal sacerdote che assiste i condannati a morte.

 

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 31 marzo 2022