FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 257  -  Marzo 2019

Il Governatore della California Newson dichiara la moratoria

SOMMARIO:

1) Moratoria della pena di morte in California!

2) Stop delle esecuzioni in Ohio

3) Murphy non ha ucciso, ma evita l'esecuzione solo perché buddista

4) Fissata per la sesta volta la data di esecuzione per Larry

5) Dopo 4 anni dall’assoluzione il Texas risarcirà Alfred Brown

6) La pena di morte statunitense in cifre

7) In India l'ergastolo sia la regola, la pena di morte l'eccezione

8) La situazione e il divenire della pena di pena di morte in Iran

9) Amnesty ci chiede di firmare per Nasrin condannata a 148 frustate

10) Quando visitiamo Gesù in prigione, un nuovo libro di Dale Recinella

11) Dale e Susan Recinella di nuovo in Italia!

12) Notiziario: Alabama, Brunei Darussalam

1) MORATORIA DELLA PENA DI MORTE IN CALIFORNIA!

 

Gavin Newsom, il nuovo energico governatore della California - utilizzando al massimo i propri poteri - ha bloccato le esecuzioni ed è deciso a porre le basi per l'abolizione della pena di morte prima che finisca il suo mandato. Si comporta come un convinto attivista sia in California che in altri stati USA. Ha ricevuto alcune critiche, tra cui quelle del Presidente Donald Trump, ma anche molte approvazioni.

 

Il 13 marzo una bellissima notizia per gli abolizionisti è stata l'annuncio della moratoria sulle esecuzioni decisa dal nuovo Governatore della California, Gavin Newsom, per tutta la durata del suo mandato.

Il Governatore Newsom ha motivato la sua decisione con l’alto costo della pena di morte (1), le ingiustizie razziali e le condanne a morte di persone innocenti: “So che la gente pensa che ci voglia un occhio per un occhio, ma noi non stupriamo uno stupratore. Penso che se qualcuno uccide, noi non dobbiamo ucciderlo. Noi siamo migliori. Non posso firmare ordini di esecuzione per centinaia e centinaia di esseri umani sapendo, e ribadisco sapendo, che tra di loro ci sono degli innocenti.”

La decisione che riguarda i 737 condannati a morte ha avuto un'enorme risonanza negli Stati Uniti e non solo. È stata per lo più accolta positivamente anche se non sono mancate critiche, a cominciare da quelle del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha scritto su Twitter: "Sfidando gli elettori, il Governatore della California bloccherà le esecuzioni di 737 assassini a sangue freddo. Gli amici e i familiari delle sempre dimenticate VITTIME del crimine non sono entusiasti della notizia, come non lo sono io!".

Checché ne dica Trump, oggi un referendum sulla pena di morte avrebbe un esito sicuramente positivo: un'indagine d'opinione effettuata tra il 10 e il 19 marzo su 1.706 californiani adulti dal PPIC (Istituto per la Politica Pubblica della California) ha rilevato che il 62% dei californiani preferisce per gli omicidi l'ergastolo senza nessuna possibilità di liberazione a fronte del 31% che opta per la pena di morte.

Ricordiamo che in California l'8 novembre 2016 aveva vinto di strettissima misura un referendum popolare per mantenere in vigore la pena di morte (2). Gli elettori erano stati fomentati dalle notizie distorte comunicate dai politici al potere, primo tra i quali il governatore Jerry Brown, un fiero sostenitore della pena capitale che si era anche impegnato per ottenere un'accelerazione delle procedure onde spedire più in fretta i condannati su lettino dell'iniezione letale.

Il Governatore Newsom ha detto di aver incontrato i familiari delle vittime del crimine, che hanno espresso opinioni appassionate e controverse sulla pena di morte, ma ha chiarito che la sua decisione deriva dalla propria coscienza.

Newsom ha sottolineato e avvalorato il suo gesto dichiarando: “Tre quarti delle nazioni del mondo sono più sagge di noi e hanno abolito la pena di morte. È tempo che la California si unisca alla schiera abolizionista”.

I sostenitori accaniti della pena capitale hanno già annunciato che intendono ricorrere contro la decisione di Gavin Newsom, ma di fatto hanno ben poche speranze di ottenere qualche risultato, in quanto i governatori della California, pur avendo potere limitato nella commutazione delle condanne hanno però il potere di sospendere le esecuzioni, e una moratoria è di fatto una sospensione in favore di tutti i condannati.

Il Governatore Newsom non si è limitato a introdurre la moratoria, ma sta cercando di far sì che le esecuzioni non riprendano dopo la fine del suo mandato, mettendo per così dire “i bastoni tra le ruote” nell’ingranaggio della macchina della morte. Ha infatti smantellato la stanza delle esecuzioni nel carcere di San Quentin, rottamando il lettino delle iniezioni letali e le sedie elettriche, ed è intenzionato a "fare a pezzetti” il protocollo dell’iniezione letale in vigore che prevede l'uso di un solo farmaco.

Rottamazione degli strumenti di morte in California

Newsom si comporta come un attivista, non solo nel proprio stato ma anche altrove. Dopo aver comunicato le sue decisioni, questo battagliero governatore è salito su un aereo volando verso la Costa Orientale degli USA dedicandosi a perorare la causa abolizionista con dichiarazioni e interviste sull’argomento rilasciate ai media nazionali. Il suo portavoce, Dan Newman, ha scritto: “Sta portando con forza questo argomento nel cuore e nella testa delle persone.”

La posizione assunta dal Governatore Gavin Newsom, nel più grande stato USA, politicamente molto importante, potrà dare un contributo significativo al movimento abolizionista in tutto il paese. (Grazia)

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(1) Da una ricerca del 2011 è risultato che la California paga 184 milioni di dollari ogni anno per mantenere in vigore la pena capitale e ha accumulato 5 miliardi di dollari di spese da quando la pena di morte fu reintrodotta nel 1978.

(2) Vedi n. 232.

(3) Vedi n. 232.

2) STOP DELLE ESECUZIONI IN OHIO

 

L'Ohio è uno stato che compie un gran numero di esecuzioni (1), ed è uno stato in cui si sono verificate molte esecuzioni 'mal riuscite'.

Il 25 gennaio nel mezzo di un dibattito sollevato dalle dichiarazioni del giudice federale Michael Merz, che ha definito il metodo di esecuzione mediante iniezione letale attualmente vigente in Ohio una combinazione di "affogamento e fuoco chimico", il nuovo governatore Mike DeWine ha concesso al condannato Warren Keith Henness - che doveva essere messo a morte il 13 febbraio u. s. - un rinvio dell'esecuzione di (almeno) sei mesi.

In seguito DeWine ha dichiarato che non consentirà la ripresa delle esecuzioni se non verrà messo a punto un nuovo protocollo dell'iniezione letale che eviti ai condannati le sofferenze prodotte dai metodi fino ad ora adottati.

In effetti negli ultimi anni ci sono state in Ohio numerose esecuzioni 'mal riuscite'. Ne citiamo alcune:

- Nel 2009 Romell Broom fu tormentato per due ore durante i tentativi di inserire stabilmente nelle sue vene un ago per somministrare le sostanze letali. Alla fine il governatore Ted Strickland intervenne per bloccare la tortura (2). Broom è tuttora vivo nel braccio della morte.

- Nel 2014 l'Ohio adottò come sostanze letali il midazolam   e l'hydromorphone, due farmaci mai usati prima nelle esecuzioni capitali. Non fu un successo: Dennis McGuire impiegò 25 minuti per morire rantolando rumorosamente mentre la sua bocca si apriva, il suo torace si alzava e il suo pugno destro si serrava (3).

- A novembre del 2017 si tentò di inserire per quattro volte gli aghi in diverse parti del corpo del 69-enne Alva Campbell mentre egli gridava per il dolore. Dopo 25 minuti di tortura il governatore John Kasich bloccò l'esecuzione. Campbell sopravvisse e morì per cause naturali 3 mesi dopo, quando aveva una nuova data di esecuzione già fissata. (4)

Il governatore DeWine dice di non sapere quando le esecuzioni potranno ricominciare nel suo stato: "Finché le cose rimarranno come sono, senza che si disponga di un protocollo di esecuzione adeguato, non avremo certamente alcuna esecuzione in Ohio.”

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(1) Tra il 2009 e il 2011 l'Ohio portò a termine ben 17 esecuzioni (solo il Texas ne fece di più), poi il ritmo delle esecuzioni è alquanto rallentato.

(2) Vedi n. 172

(3) Vedi n. 211.

(4) Vedi nn. 242, 243, 246.

3) MURPHY NON HA UCCISO, MA EVITA L'ESECUZIONE SOLO PERCHÉ BUDDISTA

 

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha lasciato uccidere Domineque Ray in Alabama ed ha salvato dall'iniezione letale, almeno per ora, Patrick Murphy in Texas. I due condannati si trovavano nella stessa condizione: assenza di un assistente spirituale autorizzato a rimanere nella camera della morte.

 

Il 28 marzo, con una decisione presa a larga maggioranza (7 a 2), la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sospeso l’esecuzione di Patrick Murphy in Texas poche ore prima del momento fatidico. Il motivo della sospensione è stato la richiesta di Murphy, che da alcuni anni si è convertito al Buddismo, della presenza durante l’esecuzione di un assistente spirituale buddista. Gli assistenti spirituali che possono presenziare all’esecuzione devono appartenere al personale carcerario, e in Texas ve ne sono solo di Cristiani e Musulmani.

La decisione della Corte Suprema in questo caso lascia sbalorditi, dal momento che la stessa Corte, solo un mese fa, aveva deciso esattamente l’opposto nel caso di Domineque Ray, musulmano, che fu ucciso in Alabama con la presenza di un imam solo all’esterno della stanza dell’esecuzione, separato da un vetro dal condannato (1)

Ricordiamo inoltre che la motivazione del rigetto della richiesta di Ray era stata il ritardo con cui il condannato aveva presentato la relativa istanza, ma ci pare che anche questa volta la richiesta da parte di Murphy non sia arrivata con grande anticipo, visto che i suoi avvocati l’hanno presentata all’inizio della settimana dell’esecuzione... quando argomenti ben più solidi in favore del condannato erano stati già rigettati; a cominciare dal fatto che Patrick Murphy era stato condannato a morte in base alla discussa Law of parties (legge sulle complicità) per aver partecipato ad una rapina in cui uno dei complici uccise un poliziotto.

Murphy faceva parte di una nota banda di criminali che era stata chiamata Texas 7. Insieme ad altri 6 uomini egli evase dal carcere è compì una serie di rapine che finì la vigilia di Natale del 2000. Quel giorno, mentre alcuni membri della banda stavano rapinando un grande magazzino di articoli sportivi, Murphy era in auto. Intravide un poliziotto avvicinarsi e avvertì i suoi complici di sbrigarsi. Quando questi uscirono, ci fu una sparatoria nel corso della quale il poliziotto fu ucciso.

Tutti i rapinatori furono condannati a morte, tranne uno dei sette che si suicidò prima di essere catturato (2). Fu condannato anche Murphy, sulla base Law of parties, anche se non aveva partecipato direttamente né alla rapina né alla sparatoria. La legge sulla complicità è molto controversa: Murphy fu considerato colpevole come chi aveva sparato, perché la giuria determinò che lui stava comunque aiutando i rapinatori e, anche se forse non aveva intenzione di uccidere, doveva prevedere che nel corso della rapina qualcuno poteva essere ucciso.

Gli avvocati difensori di Murphy, David Dow e Jeff Newberry, avevano dichiarato due giorni prima della data prevista per l’esecuzione: “E’ inconcepibile che Patrick Murphy venga giustiziato per un omicidio che non ha commesso, risultante da una rapina a cui non ha preso parte, proprio mentre i legislatori stanno considerando se chiunque sia stato incriminato sulla base Law of parties possa essere condannato a morte.”

Se però il Texas dovesse trovare presto un Buddista che assista spiritualmente Murphy, temiamo che la sua esecuzione non sarà fermata da una legge attualmente solo in fase di proposta. (Grazia)

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(1) Vedi n. 256

(2) Tre membri della banda sono stati messi a morte negli anni scorsi. Sulla vicenda e sull'esecuzione dell'ultimo dei tre, Joseph Garcia, v. n. 254.

4) FISSATA PER LA SESTA VOLTA LA DATA DI ESECUZIONE PER LARRY

 

Il 12 marzo il giudice texano J.D. Langley, ha accolto la richiesta dell'accusa di fissare la data di esecuzione per Larry Swearingen. La richiesta era stata fatta a febbraio subito dopo la conclusione dei test del DNA ottenuti dalla difesa di Larry, test che non avevano fornito alcuna indicazione né pro né contro il condannato (1).

Larry Ray Swearingen dovrà dunque subire l'iniezione letale il 21 agosto 2019, diciannove anni dopo la sua condanna a morte. Si prevede che la difesa del condannato farà il possibile per evitare ancora una volta l'esecuzione, chiesta fortemente dai familiari della diciannovenne Melissa Trotter, asserita vittima di Larry.

Larry Swearingen, che si è sempre dichiarato con forza innocente, negli anni è stato seguito dal Comitato Paul Rougeau, che ha corrisposto con lui e gli ha dato anche qualche aiuto finanziario per le spese legali (2).

L'indomito avvocato difensore di Larry, James Rytting, ha così commentato la fissazione della data dell'esecuzione: "Abbiamo provato che Larry Swearingen non ha commesso quel crimine, le prove forensi a suo favore sono state ignorate. Continuiamo ad avere gravi riserve riguardo alle prove tecniche e scientifiche usate per condannarlo."

"I dubbi rimarranno per sempre, come per Cameron Todd Willingham", ha detto Rytting (3).

Ma per Brett Ligon, accusatore distrettuale della contea di Montgomery non vi è alcun dubbio. "Siamo cautamente ottimisti riguardo al fatto che questa data di esecuzione sia quella buona" ha dichiarato Ligon il 12 marzo. "Ad ogni modo, data la natura delle schermaglie legali e degli appelli nei casi capitali, non è escluso che possa essere disposta una sospensione all'ultimo minuto".

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(1) Vedi n. 256.

(2) Vedi nn.: 165; 166; 168; 169; 174; 177; 183; 190; 191; 195, Notiziario; 196; 199; 202; 203; 204, Notiziario;

209, Notiziario; 212; 214; 215; 224; 225; 231, Notiziario; 232; 235; 240; 242.

(3) Abbiamo seguito il caso drammatico di Cameron Todd Willingham, messo a morte nel 2004, vedi ad es. n.

115.

5) DOPO 4 ANNI DALL’ASSOLUZIONE IL TEXAS RISARCIRÀ ALFRED BROWN

 

Alfred Brown, innocente dell'uccisione di un poliziotto, fu liberto nel 2015 dopo circa dieci anni trascorsi nel braccio della morte del Texas. La motivazione ufficiale della liberazione fu la scorrettezza commessa dall’accusa, non il riconoscimento del fatto che lui fosse actually innocent (effettivamente innocente). Ora l'innocenza del malcapitato è stata riconosciuta ed egli dovrebbe ricevere un indennizzo.

 

Alfred Dewayne Brown fu condannato a morte con l’accusa di aver ucciso un poliziotto di Houston, Charles Clark, durante un tentativo di rapina nel 2003. Nel 2015 la Corte d’Appello del Texas annullò la sua condanna, in quanto furono scoperte delle registrazioni telefoniche (in possesso dell’avvocato accusatore Dan Rizzo che non le aveva comunicate alla difesa né presentate al processo) che scagionavano Brown. Si trattava infatti di telefonate fatte da Brown dalla casa della sua donna mentre avveniva l'omicidio: Alfred Brown non poteva quindi trovarsi sul luogo del delitto quando fu ucciso il poliziotto.

Alfred Brown fu pertanto scarcerato, dopo circa dieci anni trascorsi nel braccio della morte. Ma la motivazione ufficiale della liberazione fu la scorrettezza commessa dell’accusa, non il riconoscimento del fatto che egli fosse actually innocent (effettivamente innocente).

Questa assurda situazione ha impedito a Brown di fruire del risarcimento economico che lo stato del Texas concede alle persone innocenti ingiustamente perseguite. Il risarcimento viene infatti concesso se la scarcerazione avviene dopo che l'accusatore rilascia una dichiarazione giurata in cui afferma “di essere convinto che l’imputato è actually innocent (effettivamente innocente) del crimine per il quale era stato condannato”.

La battaglia di Alfred Dewayne Brown per l’ottenimento di questa minima forma di giustizia ha avuto finalmente un lieto epilogo il 1° marzo scorso, quando la Procuratrice distrettuale della contea di Harris, Kim Ogg, ha annunciato in conferenza stampa che un avvocato da lei incaricato di indagare sul caso, ha acclarato l’innocenza di Brown, rendendolo così in diritto di ricevere il risarcimento (che consisterà in 80.000 dollari per ogni anno di ingiusta detenzione più un piccolo vitalizio mensile).

La richiesta presentata dall’accusa deve essere ora approvata dalla corte, ma ci si aspetta che ciò avvenga senza ulteriori difficoltà. Ovviamente Brown è felice del risultato, anche se nulla può compensare adeguatamente la perdita di dieci anni di vita libera, trascorsi per di più nelle condizioni inumane del braccio della morte del Texas. Almeno Brown avrà adesso la possibilità di invecchiare serenamente e garantire a se stesso e ai suoi cari una vita decorosa.

Aggiungiamo che non tutti hanno accolto favorevolmente la notizia della conclusione del caso di Alfred Brown: Joe Grimaldi, capo del sindacato dei poliziotti di Houston, ha dichiarato che Brown per la polizia rimane un sospetto (anche se dell’omicidio di Charles Clark sono stati incriminati altri due uomini, uno dei quali già condannato a morte per altri reati).

L'accusatrice Kim Ogg in conferenza stampa aveva previsto il malcontento del sindacato "che si manifesta ogni volta che un procuratore distrettuale in qualsiasi luogo prende una decisione di questa importanza riguardo alla vita di una persona.”

La procuratrice aveva anche aggiunto che si sarebbero svolte indagini sull’avvocato d’accusa, Dan Rizzo, che all’epoca del processo originario di Brown tenne nascoste le prove di innocenza.

Ciò poi non è stato. Anche questa, purtroppo, non è una novità. (Grazia)

6) LA PENA DI MORTE STATUNITENSE IN CIFRE (*)

 

Ecco i dati più importanti attinenti alla pena di morte negli Stati Uniti dal 1836 ad oggi. Molti di questi dati sono apparsi nel Fogli di Collegamento nel corso degli anni, ma è interessante averli tutti insieme.

 

Dati generali

 

Dall'11 Ottobre 2018 - con l'abolizione della pena di morte nello stato di Washington - la 'massima punizione' è in vigore in 30 stati su 50.

 

Nel 2018 sono state messe a morte 25 persone in 8 stati e sono state pronunciate 42 sentenze capitali. Tre persone sono state messe a morte nel 2019.

 

C’erano 2.738 persone nei bracci della morte degli USA il 1° luglio 2018 (dato più recente disponibile in merito).

 

Dal 1976, anno in cui la pena capitale fu reintrodotta dalla Corte Suprema, ad oggi 1493 persone sono state giustiziate negli Stati Uniti.

 

Dal 1973 ad oggi ci sono stati 164 proscioglimenti di condannati a morte innocenti, di cui 28 nello stato della Florida.

 

Governo federale

 

Nella giurisdizione federale vi sono 63 condannati a morte. La giustizia federale ha messo a morte 3 persone dal 1988, anno in cui la pena capitale fu ripristinata a livello federale.

 

Donne

 

Al 1° luglio 2018 c’erano 55 donne nei bracci della morte (dato più recente disponibile)

 

Minorenni

 

Tra il 1976 e il 2005 sono stati messi a morte 22 condannati che cerano minorenni al momento del crimine.

1° Marzo 2005: con la sentenza Roper v. Simmons, la Corte Suprema degli Stati Uniti, sia pure a stretta maggioranza (5 voti contro 4), ha decretato che ‘l’evoluzione degli standard di decenza’ rende la pena di morte per i minorenni ‘crudele ed inusuale’ e perciò contraria all’Ottavo emendamento della Costituzione USA.

 

Clemenza

 

Dal 1976 ad oggi 288 condannati a morte sono stati graziati. Per i detenuti nel braccio della morte federale solo il Presidente degli Stati Uniti ha il potere di concedere la grazia.

 

Dati storici

 

1834 – La Pennsylvania è il primo stato che trasferisce le esecuzioni all'interno delle carceri, mettendo fine ad esecuzioni pubbliche.

 

1846 – Il Michigan è il primo stato che abolisce la pena capitale per tutti i crimini eccetto il tradimento.

 

1890 - William Kemmler è la prima persona giustiziata sulla sedia elettrica.

 

Tra il 1907 e il 1917 – Nove stati aboliscono la pena capitale per tutti i crimini o ne limitano notevolmente l'applicazione (dal 1920 in poi cinque di quegli stati l’hanno ripristinata).

 

1924 – È introdotto l’uso del gas cianuro per compiere le esecuzioni.

 

29 Giugno 1972 – Con la sentenza Furman v. Georgia la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiara incostituzionale pena capitale.

 

1976 – Con la sentenza Gregg v. Georgia la Corte Suprema dichiara che no, la pena di morte non è incostituzionale di per sé ma solo per come veniva applicata. Gli stati riformano i loro statuti riguardanti la pena capitale.

 

17 Gennaio 1977 – Una moratoria di 10 anni sulla pena capitale termina con l’esecuzione di Gary Gilmore, volontario per l'esecuzione, fucilato nello Utah.

 

1977 – L’Oklahoma è il primo stato ad adottare l’iniezione letale come metodo di esecuzione.

7 Dicembre 1982 – Charles Brooks, condannato a morte in Texas, è la prima persona giustiziata con l'iniezione letale.

 

1984 – Velma Barfield della North Carolina è la prima donna giustiziata dopo la reintroduzione della pena capitale.

 

1986 – Con la sentenza Ford v. Wainwright la Corte Suprema proibisce l’esecuzione dei malati di mente (anche se da stato a stato e nel corso del tempo variano moltissimo i criteri per riconoscere i malati mentali).

 

1987 – La sentenza McCleskey v. Kemp consegue ad un ricorso basato sulla statistica: i neri hanno una probabilità molto maggiore dei bianchi di essere condannati a morte. La condanna a morte di Warren McCleskey viene confermata: le differenze razziali non sono riconosciute come una violazione del principio che “la legge è uguale per tutti” a meno che possa essere dimostrata una discriminazione razziale intenzionale nei riguardi di un determinato imputato.

 

1988- Thompson v. Oklahoma: Sono dichiarate incostituzionali le esecuzioni di criminali che hanno meno di 16 anni al momento del crimine.

Nel Delaware ha luogo l’ultima esecuzione per impiccagione, quella di Bill Bailey.

 

31 Gennaio 2000 – viene dichiarata dal Governatore George Ryan dell'Illinois una moratoria sulle esecuzioni. Dal 1976 l’Illinois è il primo stato a bloccare le esecuzioni.

 

2002Atkins v. Virginia: La Corte Suprema stabilisce che l’esecuzione di criminali ritardati mentali viola il divieto delle punizioni 'crudeli e inusuali' di cui all'Ottavo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.

 

Gennaio 2003 – Prima di lasciare il suo incarico, il Governatore Ryan concede la grazia a tutti i 167 condannati a morte dell’Illinois.

 

12 Giugno 2006 – La Corte Suprema stabilisce che i detenuti nel braccio della morte possono contestare l'uso dell'iniezione letale come metodo di esecuzione.

 

17 Dicembre 2007 – il Governatore del New Jersey Jon Corzine firma la legge che abolisce la pena capitale nello stato. Le condanne a morte di 8 uomini sono commutate in condanne a vita senza possibilità di rilascio.

 

16 Aprile 2008 – Con la sentenza Baze v. Rees, approvata con 7 voti a favore e 2 contrari, la Corte Suprema conferma la liceità dell’uso dell'iniezione letale.

N. B. Tra settembre 2007, quando la Corte assunse il caso, ed aprile 2008, nessuno è stato messo a morte negli USA a causa della moratoria che la Corte aveva posto sulle esecuzioni in seguito al ricorso Baze v. Rees.

 

18 marzo 2009 – Il Governatore del New Mexico Bill Richardson firma la legge che abolisce la pena di morte nel suo stato. La legge non riguarda i due prigionieri che già si trovano nel braccio della morte: Robert Fry che aveva ucciso una donna nel 2000, e Tim Allen che aveva ucciso una diciassettenne nel 1994. Non risulta comunque che i due siano stati giustiziati

 

13 Novembre 2009 – l’Ohio è il primo stato che cambia il metodo di iniezione letale usando un singolo farmaco, in luogo dei tre farmaci usati da altri stati.

 

9 Marzo 2011 – Il Governatore dell’Illinois Pat Quinn firma la legge che elimina la pena capitale nel suo stato, più di dieci anni dopo che lo stato aveva interrotto le esecuzioni

 

16 marzo 2011 - La DEA (agenzia federale che controlla i farmaci) sequestra la scorta di thiopental detenuta dallo stato della Georgia, e indaga sulla provenienza del farmaco. Il produttore statunitense Hospira ha smesso di produrre il farmaco nel 2009. I paesi che continuano a produrre il farmaco non ne consentono l'esportazione negli Stati Uniti per usarlo nelle iniezioni letali.

 

20 maggio 2011 - Il Dipartimento delle carceri della Georgia annuncia che il thiopental sarà sostituito dal pentobarbital nel procedimento di iniezione letale con tre farmaci.

 

1 luglio 2011 - La Lundbeck Inc., la società che produce pentobarbital col marchio di fabbrica 'Nembutal', annuncia che proibirà l'uso del suo prodotto nelle carceri che eseguono la pena capitale.

 

22 novembre 2011 - Il governatore John Kitzhaber dell'Oregon, per il resto del suo mandato, impone una moratoria sulle esecuzioni.

 

25 aprile 2012 - Il governatore del Connecticut Dannel Malloy firma la Legge 280 formulata dal Senato e approvata dal Parlamento. La legge sostituisce la pena di morte con il carcere a vita senza la possibilità di libertà condizionale. La legge non è retroattiva per coloro che sono già stati condannati.

 

2 maggio 2013 - Il governatore del Maryland firma un disegno di legge che abroga la pena di morte. La legge entra in vigore il ° ottobre.

 

16 gennaio 2014 - L'Ohio procede all’esecuzione del detenuto Dennis McGuire con una nuova combinazione di farmaci, a causa della indisponibilità dei farmaci fino ad allora utilizzati come il pentobarbital. Lo stato utilizza la coppia di farmaci midazolam e idromorfone, per decisione del Dipartimento delle carceri dello stato. L'esecuzione di McGuir dura 24 minuti e il condannato rimane senza fiato per 10-13 minuti, secondo il testimone Alan Johnson, un giornalista del Columbus Dispatch. Nel maggio 2014, un giudice dell'Ohio emette un ordine che sospende le esecuzioni nello stato in modo che le autorità possano studiare ulteriormente i nuovi protocolli di iniezione letale. Nel 2015, l'Ohio rende noto che sta ripristinando l'uso del thiopental, una droga che ha usato nelle esecuzioni dal 1999 al 2011.

 

11 febbraio 2014 - Il governatore dello stato di Washington, Jay Inslee, annuncia una moratoria sui casi di pena di morte durante il suo mandato.

 

22 maggio 2014 - Il Tennessee diventa il primo stato a rendere obbligatoria l’esecuzione mediante la sedia elettrica qualora i farmaci per iniezione letale non siano disponibili.

 

23 luglio 2014 - L'Arizona usa una nuova combinazione di farmaci per l'iniezione letale per giustiziare Joseph Woods. Dopo l'iniezione passano quasi due ore prima che il condannato muoia. Un comitato statale in seguito stabilisce che le esecuzioni future saranno condotte con una formula a tre farmaci o con l'iniezione di un singolo farmaco qualora lo stato possa ottenere il pentobarbital.

 

4 settembre 2014 - Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza dell'Oklahoma pubblica un rapporto sull'esecuzione pasticciata di Clayton Lockett portata a termine il 29 aprile precedente. La difficoltà di inserire un ago nelle vene del condannato ha fatto sì che l'esecuzione si prolungasse per 43 minuti.

 

31 dicembre 2014 - Il governatore del Maryland, Martin O'Malley, alla fine del suo mandato commuta le sentenze capitali degli ultimi quattro condannati a morte nel suo stato.

 

23 gennaio 2015 - La Corte Suprema USA accetta di esaminare un caso riguardante il protocollo dell'iniezione letale in Oklahoma. I condannati sostengono che il protocollo viola il divieto costituzionale delle punizioni crudeli e inusuali. Il 29 giugno successivo la Corte, a stretta maggioranza (5 voti contro 4), conferma la liceità dell'uso del farmaco midazolam nella procedura di esecuzione.

 

13 febbraio 2015 - Il governatore della Pennsylvania, Tom Wolf, blocca tutte le esecuzioni nel suo stato fino a quando una task force incaricata di esaminare la pena capitale in Pennsylvania non pubblichi il suo rapporto. Wolf cita il sistema giudiziario "incline agli errori" e con "pregiudizi intrinseci" tra le ragioni che lo hanno indotto a dichiarare la moratoria. In seguito la liceità del provvedimento di Wolf viene confermata nonostante il ricorso dell'accusatore distrettuale di Filadelfia, R. Seth Williams, ricorso in cui si sostiene che il governatore ha sconfinato dai suoi poteri. La moratoria rimane in vigore dopo la pubblicazione del rapporto da parte della task force a giugno del 2018.

 

23 marzo 2015 - Il Governatore dello Utah Gary Herbert firma una legge che autorizza l'uso del plotone di esecuzione qualora i farmaci richiesti per l'iniezione letale non siano disponibili. La fucilazione era stata utilizzata l'ultima volta nel 2010 per mettere a morte Ronnie Lee Gardner.

 

29 giugno 2015 - La Corte Suprema USA stabilisce, con una decisione 5-4, che l'uso del sedativo midazolam nelle iniezioni letali non costituisce una violazione del divieto costituzionale delle punizioni crudeli e inusuali. Il midazolam è uno dei tre farmaci che vengono utilizzati per eseguire la pena di morte in Oklahoma.

 

2 agosto 2016 - La Corte Suprema del Delaware stabilisce l’incostituzionalità della legge sulla pena di morte dello stato. L'Accusatore Generale Matt Denn annuncia che non presenterà appello contro la decisione della Corte.

 

8 novembre 2016 - election day - Gli elettori della California, del Nebraska e dell'Oklahoma votano per sceglie tre l'abolizione e il mantenimento della pena di morte. In tutti e tre i referendum le maggioranze votano a favore della pena di morte.

 

Aprile 2017 - Degli otto prigionieri che l'Arkansas aveva programmato di mettere a morte prima che scadesse la validità dei farmaci per l'iniezione letale in suo possesso, quattro sono stati messi a morte: Ledell Lee, Jack Jones, Marcel Williams e Kenneth Williams. Degli altri quattro, Jason McGehee, in seguito fu graziato e Stacey Johnson, Don Davis e Bruce Ward non sono stati comunque giustiziati.

 

20 aprile 2017 – La FDA (Food and Drug Administration) l'ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, stabilisce che le fiale di thiopental importate, ordinate dal Dipartimento della Giustizia del Texas e dal Dipartimento di Correzione dell'Arizona, devono essere distrutte o esportate entro 90 giorni. La FDA ha sequestrato lo stock acquistato nel 2015. Il thiopental non è più approvato negli Stati Uniti.

 

25 aprile 2017 - La Commissione per la revisione delle sanzioni penali dell'Oklahoma pubblica un rapporto che raccomanda il proseguimento della moratoria sulla pena di morte, citando la necessità di riforme significative.

 

25 gennaio 2019 - Il governatore dell'Ohio Mike DeWine blocca l'esecuzione di Warren Henness in attesa di una valutazione del procedimento dell'iniezione letale sospetto di causare una grande sofferenza 'non necessaria'. DeWine in seguito annuncia che lo stato non effettuerà esecuzioni fino a che non verrà chiarita la questione.

 

27 febbraio 2019 - La Corte Suprema degli Stati Uniti si pronuncia con 5 voti contro 3 a favore di Vernon Madison, condannato a morte in Alabama, rinviando il suo caso alle corti dello stato per una nuova valutazione della sua situazione mentale. Madison, che è demente, non può più ricordare il suo crimine: l'uccisione di un agente di polizia nell'aprile del 1985. (Anna Maria)

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(*) Dati tratti dal sito del Montana https://ktvq.com Dati da noi verificati, integrati e aggiornati.

7) IN INDIA L'ERGASTOLO SIA LA REGOLA, LA PENA DI MORTE L'ECCEZIONE

 

In India, un grande paese densamente popolato, non si registrano molte esecuzioni, ciò anche per merito della prudenza e della saggezza dei giudici che compongono la Corte Suprema del paese.

 

La Corte Suprema dell'India ha scritto in una sentenza che, nei casi in cui si debba scegliere tra pena di morte ed ergastolo, si deve scegliere la pena minore.

"L'ergastolo è la regola, della quale la pena di morte costituisce l'eccezione. Una sentenza di morte deve essere imposta solo quando l'ergastolo risulta essere una punizione del tutto inadeguata, tenendo conto dei fatti e delle circostanze rilevanti del crimine", si legge nella sentenza emessa il 12 marzo dalla Corte composta dai giudici N.V. Ramana, Mohan M. Shantanagoudar e Indira Banerjee.

La sentenza è conseguita al ricorso presentato da un uomo condannato a morte per lo stupro e l'omicidio di una bambina di cinque anni nello stato del Madhya Pradesh. L'uomo aveva promesso alla famiglia di lasciare a scuola la piccola vittima, la scuola in cui studiava anche sua figlia, ma la vittima non tornò a casa quel giorno. Le autorità scolastiche informarono i genitori sull'assenza della bambina il cui corpo fu poi trovato in un pozzo.

Sia al processo che negli appelli i giudici avevano concluso che il violentatore omicida, Sachin Kumar Singhraha, meritava la morte.

Nella sentenza della Corte Suprema il giudice Shantanagoudar ha scritto che l'uomo ha effettivamente commesso un crimine orribile, odioso e premeditato: si era guadagnato la fiducia della famiglia della vittima ma la sua intenzione era quella di abusare della bambina. In tal modo non solo tradì la fiducia riposta in lui ma "sfruttò l'innocenza e l'impossibilità di difendersi di una bambina di appena cinque anni".

Allo stesso tempo, il giudice Shantanagoudar ha detto che c'è la possibilità che l'uomo si ravveda considerando che non ha precedenti penali. La corte ha anche tenuto conto della sua condotta in generale.

"Per quanto riguarda l’insieme dei fatti e delle circostanze del caso, siamo del parere che il crimine in questione non possa rientrare nella categoria dei casi in cui la condanna a morte deve necessariamente essere imposta", ha dichiarato la corte.

Tuttavia, dopo aver commutato la condanna a morte, la Corte Suprema ha sancito che tenuto conto della sua età (38-40 anni) il detenuto debba scontare l'ergastolo con almeno 25 anni di carcerazione effettiva prima di un'eventuale liberazione.

Notiamo per altro che in India negli ultimi anni si è registrato un aumento delle sentenze capitali: nel 2018 ne sono state pronunciate 162. (1) (Pupa)

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(1) Vedi n. 256

8) LA SITUAZIONE E IL DIVENIRE DELLA PENA DI PENA DI MORTE IN IRAN

 

L'Iran, dopo la Cina, è il paese in cui si registrano più esecuzioni capitali. Tuttavia in questo paese negli ultimi anni è in atto una forte diminuzione delle esecuzioni, soprattutto per il decrescere delle condanne capitali inflitte per reati di droga. Lo ha documentato uno studio condotto da Iran Human Rights.

 

L'11° Rapporto annuale sulla pena di morte in Iran redatto da IHR (Iran Human Rights) e da ECPM (Ensemble Contre la Peine de Mort) è il primo rapporto uscito dopo i recenti emendamenti alla legge iraniana antinarcotici. Tale rapporto contiene anche notizie positive. (1)

Il rapporto - pubblicato il 4 marzo scorso - riferisce ampiamente sulla pena di morte nella Repubblica islamica dell'Iran, riporta il numero di esecuzioni portate a termine nel 2018 e analizza la tendenza rispetto agli anni precedenti, il quadro legislativo e le procedure, le accuse, la distribuzione geografica e temporale delle esecuzioni.

Vi si trovano anche elenchi dei condannati a morte minorenni e dei minorenni giustiziati nel 2018.

Un anno dopo l'applicazione degli emendamenti alle norme antinarcotici, vengono discussi i punti di forza e di debolezza degli emendamenti.

Questo rapporto parla anche dell'attività e delle conquiste del movimento abolizionista all'interno dell'Iran - inclusa l'attività per ottenere la grazia dei condannati a morte da parte delle famiglie delle vittime del crimine e il suo contributo alla limitazione dell'uso della pena di morte - e dà alcune informazioni sulla repressione dei difensori dei diritti umani.

Nel 2019, l'Iran sarà oggetto della terza UPR (Revisione Periodica Universale) da parte del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Sarà l'occasione per l'Iran di impegnarsi in un dialogo costruttivo sui diritti umani. Le raccomandazioni che sono state date all'Iran nella precedente UPR (solo una delle quali è stata accettata dall'Iran) sono incluse alla fine del Rapporto.

Il rapporto del 2018 è il risultato del duro lavoro fatto dai membri e dai sostenitori di IHR che hanno partecipato alla segnalazione, alla documentazione, alla raccolta, all'analisi e alla redazione dei suoi contenuti. Si ringraziano le fonti di IHR in Iran che, riferendo di esecuzioni non annunciate e segrete in 26 diverse prigioni, corrono un certo pericolo.

A causa del contesto molto difficile, della mancanza di trasparenza e dei rischi e dei limiti evidenti che i difensori dei diritti umani devono affrontare nella Repubblica islamica dell'Iran, questo rapporto non fornisce un quadro completo dell'uso della pena di morte in Iran. Ci sono casi di esecuzione riportati dai media che non sono inclusi in questo rapporto a causa della mancanza di dettagli sufficienti o dell'impossibilità di confermare i casi attraverso almeno due fonti diverse. Tuttavia, questo rapporto cerca di dare le cifre più complete e realistiche possibili nelle circostanze attuali.

ECPM ha cooperato nella stesura, nella revisione, nella pubblicazione e nella distribuzione del rapporto, convinta che i problemi relativi alla trasparenza dei dati e delle informazioni sulla pena di morte in Iran devono essere superati da forte attività di distribuzione e diffusione.

Per IHR e ECPM lo scopo del rapporto è quello di rivelare i fatti e renderli noti al fine di cambiare le opinioni nazionali e internazionali sulla situazione della pena di morte in Iran, il paese che fa più esecuzioni nel mondo.

 

DATI ESSENZIALI CONTENUTI NELLA RAPPORTO ANNUALE DEL 2018

 

• Almeno 273 persone sono state messe a morte nel 2018, con una diminuzione del 48% rispetto al 2017.

 

• 93 esecuzioni (34%) sono state annunciate da fonti ufficiali. Nel 2017 solo il 21% era stato annunciato dalle autorità.

 

• Circa il 66% di tutte le esecuzioni incluse nel rapporto 2018, cioè 180 esecuzioni, non sono state annunciate dalle autorità.

 

• Almeno 188 esecuzioni (il 69% di tutte le esecuzioni) erano per accuse di omicidio

 

• Almeno 24 persone (8,8% di tutte le esecuzioni) sono state messe a morte per accuse legate alla droga, 207 in meno rispetto al 2017.

 

• Nessuna delle esecuzioni correlate alla droga è stata annunciata da fonti ufficiali

 

• 13 esecuzioni sono state condotte in luoghi pubblici

 

• Almeno 6 minorenni sono stati messi a morte

 

• Almeno 5 donne sono state giustiziate

 

• Almeno 62 esecuzioni nel 2018, e oltre 3.526 esecuzioni dal 2010, sono conseguite a condanne a morte emesse dalle Corti rivoluzionarie

 

• Almeno 272 prigionieri del braccio della morte sono stati perdonati dalle famiglie di vittime di omicidi

 

INTRODUZIONE AL RAPPORTO

 

L'undicesima relazione annuale sulla pena di morte in Iran di Iran Human Rights (IHR) e ECPM coincide con il 40° anniversario della rivoluzione islamica del 1979. La rivoluzione islamica segna l'inizio di un'era in cui la pena di morte diventa una parte "normale" della vita quotidiana delle persone.

Le prime condanne a morte furono eseguite solo tre giorni dopo la vittoria della rivoluzione, quando quattro generali dello Scià Mohammad Reza Pahlavi furono giustiziati dal plotone d'esecuzione sul tetto della "Scuola di Rafah", che a quel tempo era il quartier generale dell'ayatollah Khomeini. Le condanne a morte sono state emesse e le esecuzioni sono avvenute nella notte del 15 febbraio 1979 dopo una sessione, di poche ore, della Corte Rivoluzionaria appena costituita, senza la presenza di un avvocato difensore in un processo senza la minima somiglianza con un processo equo. Le immagini dei generali morti coprirono le prime pagine dei principali giornali iraniani il mattino dopo.

Processi ingiusti ed esecuzioni arbitrarie si verificano anche oggi, a quattro decenni da quella notte di febbraio.

L'IHR ha documentato circa 6.000 esecuzioni nel quarto decennio di vita della Repubblica Islamica.

Questo rapporto mostra, tuttavia, che il 2018 si distingue in positivo dagli anni precedenti. Secondo il rapporto nel 2018 almeno 273 persone sono state giustiziate in Iran. Questo è il numero più basso documentato dal 2007 e rappresenta una riduzione del 47% rispetto alle esecuzioni nel 2017. Ancora più importante, la riduzione è dovuta principalmente al calo del numero di esecuzioni in per reati di droga, in seguito all'applicazione degli amendamenti alla legge che mira a limitare l'uso della pena di morte per tali reati.

Il numero delle esecuzioni per reati di droga è diminuito da 230 nel 2017 a 24 nel 2018.

Commentando la riduzione del numero di esecuzioni nel 2018, Mahmood Amiry-Moghaddam, portavoce di IHR, ha dichiarato: "Questo è probabilmente il passo più significativo verso la limitazione dell'uso della pena di morte nella storia della Repubblica islamica e probabilmente il cambiamento più significativo del 2018 riguardo alla pena di morte in tutto il mondo. Speriamo che sia il primo di molti passi che le autorità devono fare per migliorare l'oscura situazione dei diritti umani in Iran". (Pupa)

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(1) Si può consultare il Rapporto, che consta di 63 pagine, in internet al seguente indirizzo: https://iranhr.net/media/files/Rapport_iran_2019-GB-BD.pdf

9) AMNESTY CI CHIEDE DI FIRMARE PER NASRIN CONDANNATA A 148 FRUSTATE

 

Cari amici partecipate tutti al seguente appello promosso da Amnesty International in favore di una valorosa attivista iraniana! Tenendo premuto il tasto Ctrl sulla propria tastiera, basta cliccare sul pulsante FIRMA ORA evidenziato qui sotto e poi inserire i propri dati (non è necesario il n. di telefono).

Nasrin Sotoudeh, avvocatessa iraniana e coraggiosa difensora dei diritti umani, è stata condannata a 33 anni di carcere e 148 frustate. La sentenza si aggiunge alla condanna a cinque anni (per un totale di 38 anni di carcere) emessa nel settembre del 2016 al termine di un altro processo irregolare.

Si tratta della più dura condanna inflitta negli ultimi anni contro i difensori dei diritti umani in Iran.

Le accuse contro Nasrin si fondano sul suo impegno in favore dei diritti umani, incluso il suo lavoro in difesa delle donne perseguitate nel 2018 per aver protestato pacificamente contro l’obbligo di indossare il velo in Iran.

Una mobilitazione mondiale sta chiedendo che le condanne contro Nasrin siano annullate.

Unisciti anche tu!

10) QUANDO VISITIAMO GESU’ IN PRIGIONE

un nuovo libro di Dale Recinella

 

Ho letto (e successivamente tradotto) con crescente interesse questo libro. Scritto per essere un “manuale di istruzioni” per i volontari cattolici che intendono impegnarsi nell’assistenza spirituale dei carcerati, “Quando visitiamo Gesù in prigione” è in realtà molto di più. Oltre a guidare i volontari con consigli e indicazioni derivanti dalla sua ventennale esperienza, Dale ci offre una panoramica su tutti gli aspetti e le problematiche dell'ambiente carcerario. È un vero e proprio trattato, che non trascura nessuno degli argomenti di interesse per chi vuole operare in carcere, ma non solo per questa categoria di persone: è un libro di scorrevole lettura che interessa chiunque voglia entrare virtualmente in un carcere, guardando i detenuti con occhi compassionevoli.

Senza indulgere in alcuna forma di pietismo, Dale ci insegna a trovare Gesù nel corpo e nell’anima dei carcerati, anche di quelli colpevoli dei peggiori crimini, anche di quelli affetti dalle peggiori forme di pazzia. Gesù è il carcerato, ma non solo, è anche l’agente di polizia penitenziaria, il familiare del detenuto, il familiare delle sue vittime. Dale vive gli insegnamenti del Vangelo fino in fondo, non fa nessuna eccezione: tutti gli esseri umani che incontra sono l’immagine di Gesù e come tali offre loro il suo aiuto e la sua misericordia.

Lo stile brillante e al contempo professionale di Dale non si smentisce in quest’opera che alterna racconti aneddotici della sua esperienza personale (talmente belli che varrebbe la pena per chiunque possedere questo libro anche solo per leggere questi brani), a consigli e suggerimenti di comportamento, a informazioni sull’ambiente carcerario e sulle varie tipologie di detenuti: il tutto rende la lettura scorrevole e gradita. Un aspetto fondamentale che aiuta e coinvolge il lettore è il suggerimento da parte di Dale di immedesimarsi nel detenuto, in qualsiasi situazione: dal momento dell’arresto, a quando viene schedato, a quando è rinchiuso in una cella in attesa di giudizio, a quando viene processato e poi condannato, e infine trasferito in un altro carcere lontano dai suoi cari. Dale ci chiede di immedesimarci anche nei malati di mente che vengono rinchiusi nelle celle di isolamento: un’esperienza terribile che non può lasciarci indifferenti.

Alle mie parole ritengo possa essere utile, per rendere l’idea della validità di quest’opera, aggiungere qualche frase tratta dalla prefazione del libro, scritta da Mons. Guido Fiandino, Vescovo Ausiliare Emerito di Torino:

Da ogni pagina emerge la convinzione, profondamente umana e radicalmente cristiana, che il detenuto non coincide con il reato che ha commesso, che la persona non è riducibile ai gesti che compie, che di nessuno si può dire ‘Ormai…’, ma sempre ‘D’ora in poi…’.

[…] Oggi il mondo “imbarbarito” ha bisogno di questa testimonianza in controtendenza. Oggi la Chiesa “indaffarata” e “distratta” da troppe cose ha bisogno di queste prioritarie attenzioni del cuore.

[…] L’esperienza in Florida di circa 25 anni tra i carcerati di Dale Recinella, sarà di grande aiuto anche per i nostri volontari che svolgono assistenza spirituale ai detenuti. Comprenderanno meglio che la fiammella del bene e della fede è viva più che mai, anche se nascosta sotto la cenere di una… vita in cenere! Comprenderanno meglio chi siano concretamente i detenuti, le loro necessità, le necessità dei loro famigliari, degli agenti di polizia penitenziaria e del personale che si occupa di loro, delle donne in carcere, dalle detenute con figli fino ai detenuti malati di mente.”

A mio avviso questo libro non è solo utile a chi vuole andare a visitare i detenuti, ma anche, moltissimo, a tutti coloro che, animati da spirito compassionevole, intendono avvicinarsi al mondo dei carcerati, stendere una mano attraverso le sbarre per alleviare la solitudine e la tristezza dei prigionieri, pur restando all’esterno del carcere, magari corrispondendo con loro o battendosi per il rispetto dei loro diritti umani attraverso la sensibilizzazione dell''opinione pubblica, con conferenze, dibattiti...

Raccomanderei quindi senz’altro ai nostri soci e simpatizzanti di acquistare questo libro, perché rappresenta un modello e una fonte di preziosi consigli per tutte le persone che intendono arrecare sollievo alle creature troppo spesso dimenticate dalla società “libera” e “per bene”.

 

Maria Grazia Guaschino

 

QUANDO VISITIAMO GESU’ IN PRIGIONE di Dale Recinella

Editore: EDI, Marzo 2019 - Pagg. 304 - Prezzo: € 16,00 (più spese di spedizione di € 1,28).

Tutti i proventi dalla vendita del libro andranno al Comitato Paul Rougeau.

I soci del Comitato in regola con la quota associativa non dovranno pagare le spese di spedizione.

Per ordinare il libro scrivere una mail a: prougeau@tiscali.it oppure a g.guaschino@gmail.com

11) DALE E SUSAN RECINELLA DI NUOVO IN ITALIA!

 

Cari amici,

 

con grande piacere vi annunciamo che Dale Recinella, il nostro amico cappellano cattolico laico dei condannati a morte della Florida, tornerà in Italia a fine maggio e sarà ospite del Comitato Paul Rougeau per un lungo tour di conferenze (sia aperte al pubblico che in alcune carceri). Con lui quest’anno verrà anche sua moglie Susan, psicologa, che affianca il marito nella sua preziosa attività di volontariato, assistendo i familiari dei condannati a morte e i familiari delle vittime dei crimini.

 

Avremo la fortuna e il privilegio di incontrare queste due persone davvero speciali e di ascoltare la loro incredibile testimonianza in occasione dei seguenti incontri con loro aperti al pubblico.

 

Nel prossimo numero del Foglio di Collegamento ripeteremo il dettaglio delle conferenze, con l'aggiunta di ulteriori eventuali eventi.

 

· LUNEDI’ 27 MAGGIO ALLE ORE 20,45: PARROCCHIA SANTI APOSTOLI, Via Pinerolo 161, Piossasco (TO)

· MARTEDI’ 28 MAGGIO ALLE ORE 18,30: TEATRO NELL’EX CARCERE “LE NUOVE”, Via Paolo Borsellino 3, Torino

· MERCOLEDI’ 29 MAGGIO ALLE ORE 18,45: SERMIG, Piazza Borgo Dora 61, Torino

· SABATO 1° GIUGNO ALLE ORE 11: SANTA VERGINE DELLE GRAZIE, Corso Einaudi 21, ingresso oratorio, Torino

· SABATO 1° GIUGNO ALLE ORE 18: S. MESSA NELLA CHIESA DI SAN GIULIO D’ORTA, Corso Cadore 17, Torino (Dale farà l’omelia e dopo la Messa ci sarà un piccolo brindisi nei locali della parrocchia)

· MERCOLEDI’ 5 GIUGNO ALLE ORE 21: MONASTERO DOMENICANO S. MARIA DELLA NEVE E S. DOMENICO, Località San Donato 20/A, Pratovecchio (AR)

 

Vi invitiamo caldamente a partecipare almeno a uno degli incontri e ad estendere l’invito a tutti i vostri amici e conoscenti, perché ascoltare la testimonianza di Dale e Susan è davvero un’esperienza unica!

Durante ogni conferenza verrà anche presentato il nuovo libro di Dale “Quando visitiamo Gesù in prigione”, che è stato di recente tradotto in italiano e pubblicato dalla EDI (cfr. recensione qui sopra).

12) NOTIZIARIO

 

Alabama. Condannato demente forse non verrà ucciso. Il 27 febbraio la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rinviato alle corti dell'Alabama il caso di Vernon Madison la cui memoria è stata cancellata da due successivi ictus. Il condannato, che era giunto alle soglie dell'esecuzione, non ricorda più le circostanze relative all'uccisione di un agente di polizia da lui compiuta nel 1985 ed è affetto da demenza. La giudice della Corte Suprema Elena Kagan ha spiegato la decisione - presa con una maggioranza di 5 voti contro 3 - dicendo che la mancanza di memoria da sola non giustificherebbe un provedimento di clemenza ma in questo caso il condannato non solo non ricorda quello che ha fatto ma non comprende neanche perché lo stato lo abbia condannato a morte. Una situazione che renderebbe la sua esecuzione una punizione 'crudele e inusuale' proibita dall'Ottavo Emendamanto della Costituzione degli Stati Uniti.

Vernon Madison

Brunei Darussalam. Nel nuovo codice penale prevista la pena di morte per lapidazione. Una parte del nuovo codice penale dello stato del Brunei è entrata in vigore il 3 aprile. Si tratta di una parte importante che prevede la lapidazione per i rei di adulterio e di sodomia. La pena capitale è prevista anche per chi insulta il Profeta Maometto. La fustigazione pubblica punirà i rei di procurato aborto e l'amputazione i ladri. La notizia dell'approvazione del nuovo codice ha fatto grande scalpore in tutto il mondo anche se il Brunei, uno stato piccolissimo situato nell'isola del Borneo, conta meno di 500 mila abitanti. Occorre notare che nel Brunei non si compiono esecuzioni dal 1957!

 

 

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 3 aprile 2019