FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 247  -  Marzo 2018

Per Rosendo Rodriguez ordinaria esecuzione in Texas

 

SOMMARIO:

 

 

1) Una normale esecuzione: messo a morte in Texas Rosendo Rodriguez

2) Il Governatore dell’Ohio concede una grazia!

3) Doyle Lee Hamm chiede di non ripetere la sua esecuzione

4) La mennonita Lindecrantz testimonierà, per non danneggiare Ray

5) Calvert contesta l’uso della cintura elettrica

6) Il Texas intende accelerare il ritmo delle esecuzioni capitali

7) Trump vuole la pena di morte per reati di droga

8) “Ricordatevi delle vittime del crimine e uccidete con l’azoto!”

9) Provate a respirare in un sacchetto di plastica

10) Per Asia Bibi ‘confortevole ospitalità’ nel braccio della morte

11) Il presidente dello Zimbabwe è un abolizionista convinto

12) Il papa lava i piedi ai detenuti e parla contro la pena di morte

13) Nel 1953 furono messi a morte i coniugi Rosenberg per spionaggio

14) Notiziario: Arabia Saudita, Filippine, Iraq, Missouri, Ohio, Pakistan, USA,        Unione uropea

1) UNA NORMALE ESECUZIONE: MESSO A MORTE IN TEXAS ROSENDO RODRIGUEZ

 

Per lo stato del Texas è stato facile mettere a morte Rosendo Rodriguez III il 27 marzo, nessuno degli appelli avanzati in extremis dai sui avvocati difensori ha avuto una minima possibilità di essere accolto. Men che meno la richiesta di grazia rivolta al governatore forcaiolo Greg Abbott.

 

La quarta esecuzione capitale compiuta in Texas nella prigione di Huntsville nel 2018 è stata quella di Rosendo Rodriguez III ucciso con un'iniezione letale il 27 marzo (1)

Le speranze del condannato di sopravvivere oltre quella data erano pressoché svanite il giorno 23 quando la Corte federale d'Appello del Quinto Circuito aveva respinto un suo ricorso.

Il Governatore del Texas Greg Abbott, che volendo avrebbe potuto concedergli clemenza, aveva ricevuto il parere contrario della Commissione per le Grazie, con 6 voti a 0 e un'astensione.

In precedenza erano risultate vane altre iniziative dei suoi avvocati difensori, tendenti a ottenere almeno un rinvio dell'esecuzione.

Rodriguez era stato condannato a morte nel 2008 per aver ucciso a Lubbok nel 2005 una prostituta 29-enne incinta, Summer Baldwin, già madre di quatto bimbi. Il corpo della donna era stato da lui chiuso in una valigia poi smaltita in una discarica.

Il 25-enne Rodriguez, riservista della Marina, si trovava allora a Lubbok per ricevere un addestramento militare comprendente le arti marziali.

La polizia era risalita a Rodriguez leggendo il codice a barre sulla valigia ritrovata nella discarica, che risultò acquistata il giorno prima, con una carta di debito a lui intestata, nei grandi magazzini Walmart. Anche filmati della video sorveglianza confermarono l'acquisto della valigia da parte di Rosendo Rodriguez. L'omicida fu arrestato qualche giorno dopo a casa dei suoi genitori a San Antonio.

Rodriguez aveva poi confessato di aver ucciso in precedenza una sedicenne sbarazzandosi del corpo di costei in modo simile. Era stato ritenuto responsabile di almeno 5 violenze sessuali.

Rosendo Rodriguez, legato al lettino dell'iniezione letale ha proferito la sua dichiarazione finale, durata 7 minuti, senza mai rivolgersi ai parenti della sua ultima vittima che assistevano dietro ad un vetro.

"Lo stato può prendere il mio corpo ma non avrà mai la mia anima", ha detto il condannato che ha esortato al boicottaggio economico del Texas per fare pressione al fine di ottenere l'abolizione della pena di morte.

"Ho combattuto la buona battaglia, ho corso per la giusta causa!" ha concluso. "Direttore, sono pronto a raggiungere mio padre".

Rodriguez, che aveva compiuto 38 anni il giorno prima, è stato dichiarato morto alle 18:46' del 27 marzo, 20 minuti dopo l'inizio dell'iniezione letale.

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(1) Si può vedere un interrogatorio di Rosendo Rodriguez nel filmato: https://www.bing.com/videos/search?q=rosendo+rodriguez+iii&view=detail&mid=57CECF11942B732E12E557CECF11942B732E12E5&FORM=VIRE

2) IL GOVERNATORE DELL’OHIO CONCEDE UNA GRAZIA!

 

È molto difficile che negli Stati Uniti un condannato a morte venga salvato in extremis dalla grazia concessa dal Governatore del proprio stato. Ma l’Ohio di John Kasich non è il Texas di Greg Abbott.

 

Il Governatore dell’Ohio John Kasich ha concesso la grazia al 52-enne William Montgomery, un condannato a morte la cui esecuzione era programmata per l’11 aprile. Kasich si è espresso il 26 marzo con due settimane di anticipo rispetto alla data di esecuzione e 10 giorni dopo aver ricevuto il

parere di usare clemenza dalla Commissione per le Grazie dell’Ohio, che si è espressa in favore di Montgomery a stetta maggioranza, con 6 voti contro 4.

La clemenza è stata motivata da alcune incongruenze nelle testimonianze a carico che non erano state portate a conoscenza della difesa di Montgomery e dai dubbi che rimanevano sul fatto che la giuria avesse optato per la pena di morte basandosi su solide considerazioni.

L’accusatrice Julia Bates aveva invece chiesto alla Commissione per le Grazie di respingere la richiesta di clemenza del condannato.

La grazia concessa da John Kasich comporta la commutazione della pena di morte nell’ergastolo senza possibilità di liberzione.

William Montgomery fu arrestato nel 1986 e fu condannato a morte per l’omicidio di tale Deborah Ogle commesso nel corso di una rapina. Egli aveva anche ucciso la coinquilina della Olge, Cynthia Tincher.

Da notare la differenza con quanto avvenuto in Texas un mese prima quando il Governatore Gregg Abbott aspettò fino all’ultimo momento prima di concedere la grazia, più unica che rara, a Thomas Whitaker (1)

Al documento, di foggia per noi singolare, firmato da John Kasich il 26 marzo, si può accedere tramite il link: https://deathpenaltyinfo.org/files/pdf/WilliamMontgomery_Commutation_3.26.18.pdf

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(1) V. n. 246

3) DOYLE LEE HAMM CHIEDE DI NON RIPETERE LA SUA ESECUZIONE

 

Doyle Lee Hamm è sopravvissuto all’iniezione letale in Alabama il 22 febbraio perché i boia non sono riusciti a inserire gli aghi nelle sue vene in 2 ore e mezza. I suoi avvocati sostengono che ripetere tale procedura su di lui costituirebbe una “punizione crudele ed inusuale” proibita dalla Costituzione.

 

Lo scorso 22 febbraio avvenne il Alabama il triste, macabro e inutile tentativo di uccidere il 61-enne Doyle Lee Hamm con un'iniezione letale (1). Dopo due ore e mezza di tentativi, l’esecuzione fu sospesa perché il personale del carcere non riuscì a trovare una vena adatta in cui inserire l’ago per l'introduzione dei farmaci letali. Durante quel tempo interminabile il condannato rimase legato al lettino mentre gli inserivano aghi nelle gambe, nei piedi e nell’inguine.

Il portavoce del Dipartimento carcerario dell’Alabama, Jeff Dunn, definì l’episodio non problematico, dichiarando che “L’unica indicazione [avuta dagli addetti presenti] è che, in base al loro parere, si è trattato soprattutto di un problema di tempo, a causa dell’ora tarda”. Infatti, non essendo riusciti entro le 23:30' a iniziare la somministrazione dei veleni, non vi era la certezza di portare a termine l’esecuzione entro la mezzanotte, come previsto dalla normativa riguardante le esecuzioni capitali in Alabama.

L’episodio, considerato non problematico dall’amministrazione carceraria, è stato invece un vero e proprio atto di tortura. Hamm, tramite i suoi avvocati, ha presentato un ricorso alla competente corte federale in cui si richiede l’annullamento della sua condanna a morte “a seguito di tortura fisica e psicologia, che ha provocato gravi perdite di sangue e grande sofferenza.” Nel documento si dichiara per esempio che “a un certo punto un membro del personale inserì un ago nella gamba di Doyle Hamm e lo tenne dentro la gamba per alcuni minuti continuando a farlo ruotare nel tentativo futile e doloroso di penetrare una vena”. In un altro punto si legge che cercarono di inserire un ago nell’inguine destro di Hamm e provocarono un’emorragia: “Il personale mise uno spesso tampone sull’inguine per assorbire il sangue e dovette sostituirlo durante la procedura quando esso fu completamente intriso di sangue.” Nel ricorso si afferma che ripetere l'esecuzione costituirebbe un trattamento 'crudele ed inusuale' contrario all'Ottavo Emendamento della Costituzione USA e inoltre violerebbe il Quinto Emendamento della Costituzione USA, che afferma che una persona non può essere punita due volte per lo stesso reato.

Un giudice federale ha ordinato che un medico imparziale esaminasse il condannato per verificare le lesioni subite. Il dott. Mark Heath, anestesista, ha effettuato tale indagine il 7 marzo. La sua relazione, corredata anche da fotografie, è agghiacciante. Egli ha rilevato 11 ferite da perforazione sul corpo di Hamm, alcune delle quali in parte sovrapposte, nonché lividi diffusi sui piedi, sulle gambe e nell’inguine. Il dott. Heath ha anche documentato la presenza a livello inguinale di un grosso ematoma “probabilmente provocato da un’emorragia eccezionalmente abbondante della vena femorale.” Ha anche certificato che il dolore avvertito da Hamm nel basso ventre “potrebbe essere correlato a danni provocati alla vescica o ad altri visceri”. Le fotografie allegate a questo documento sono state definite “inquietanti” da Robert Dunham, direttore esecutivo del Death Penalty Information Center, che ha dichiarato: “Definire questa un’esecuzione fallita significa minimizzare la cosa. Quest’uomo è stato legato a un lettino per due ore e mezza e durante quel tempo hanno letteralmente scavato dei buchi nel suo corpo”.

Hamm, nel braccio della morte da oltre un trentennio, soffre da anni di un diffuso tumore ai linfonodi, e già da mesi i suoi avvocati avevano lottato perché non gli venisse praticata l’iniezione letale, affermando che si sarebbe trattato di una punizione 'crudele e inusuale' proibita dalla Costituzione, a causa degli ingrossamenti linfatici e delle vene rovinate dall’uso prolungato di droghe. Avevano chiesto che ad Hamm venisse somministrata una “iniezione letale orale” (ossia che il condannato ingerisse il veleno, anziché iniettarglielo), ma la corte aveva negato il consenso a questa procedura, anche perché non è un tipo di esecuzione contemplato dalla normativa vigente. (Grazia)

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(1) V. ampio articolo sull'esecuzione fallita nel n. 246

4) LA MENNONITA LINDECRANTZ TESTIMONIERÀ, PER NON DANNEGGIARE RAY

 

Opporsi alla pena di morte per i cristiani mennoniti è un dovere morale da osservare anche se comporta la carcerazione. Dopo 15 giorni di detenzione, l’investigatrice Greta Lindecrantz ha accettato di testimoniare nel processo di appello di Robert Ray, condannato a morte in Colorado, solo dopo che gli avvocati difensori le hanno le hanno detto che non testimoniando avrebbe in qualche modo danneggiato il loro assistito.

 

La 67-enne Greta Lindecrantz, investigatrice di fede cristiana protestante mennonita, fu incarcerata nel febbraio scorso per essersi rifiutata di rispondere alle domande dell’accusa durante il processo di appello di Robert Ray, condannato a morte in Colorado oltre dieci anni fa (1). La Lindecrantz, che a suo tempo aveva collaborato nelle indagini per la difesa di Ray, si è rifiutata di testimoniare a causa della propria obiezione di coscienza alla pena di morte. I mennoniti infatti rifiutano tutte forme di violenza, dalla guerra alla pena di morte.

L’avvocatessa Mari Newman, che ha assunto la difesa della Lindecrantz, dichiarò: “È abominevole il fatto che la Corte la tenga in carcere per spezzare la sua forza di volontà, indurla ad abbandonare il suo credo religioso e il suo rifiuto a prendere parte ad un’uccisione decisa dallo stato”.

La donna rischiava di restare in prigione per sei mesi.

Anche i vescovi cattolici del Colorado si mobilitarono in favore della Lindecrantz, rilasciando una dichiarazione in cui si legge, fra l’altro: “La libertà religiosa garantisce a tutti la libertà di credere e di agire in conformità con la propria fede; è un diritto fondamentale protetto dalla Costituzione degli Stati Uniti. Questo diritto include la possibilità di praticare la propria fede apertamente, senza interferenze del governo o di altri. La signora Lindecrantz non dovrebbe essere punita per le sue credenze religiose e per le sue convinzioni sulla pena di morte. […] Auspichiamo che il diritto alla libertà religiosa della Lindecrantz sia rispettato e garantito e che lei non debba continuare a subire coercizioni per farle fare cose contrarie alla sua fede o per farle accettare un’ideologia che è in conflitto con il suo credo religioso”.

Secondo quanto riportato dal Washington Post, la Lindecrantz aveva detto al giudice durante l’udienza: “Mi sento come se mi fosse stata messa in mano una pistola e mi si chiedesse di puntarla contro Ray. La pistola potrebbe essere carica o non esserlo, ma io dovrei comunque premere il grilletto. Non posso sparare. Non posso. […] Mi sento come se dovessi scegliere fra lei, signor giudice, e Gesù”. Il giudice considerò questa affermazione un oltraggio alla corte e fece arrestare la donna.

Il 10 marzo scorso però, al quindicesimo giorno di carcerazione, gli avvocati della Lindecrantz hanno rilasciato una dichiarazione in cui si dice che la donna testimonierà. Ciò dopo la ricezione di un messaggio dagli avvocati difensori di Robert Ray, in cui si comunica che “il mancato ottenimento della testimonianza influenzerà in modo negativo la probabilità che il signor Ray ottenga un rimedio legale che gli risparmi la vita”. Nella dichiarazione si afferma che le idee della donna non sono mutate, ma che tutto cambia se il suo rifiuto mette a rischio la vita di Ray.

Inoltre, dal momento che la Lindecrantz sta continuando a lavorare dall’interno del carcere per la difesa di altri detenuti, la sua assenza potrebbe compromettere la sua possibilità di preparare i loro casi.

L' accusatrice distrettuale che sta perseguendo Robert Ray non ha battuto ciglio e ha dichiarato alla NBC News: “Farà ciò che tutti devono fare quando ricevono un invito a testimoniare, e lo apprezzo.” (Grazia)

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(1) V. n. 246, Notiziario

5) CALVERT CONTESTA L’USO DELLA CINTURA ELETTRICA

 

James Calvert, un uomo condannato a morte in Texas per l’assassinio dell’ex moglie, afferma in appello che lo shock elettrico da lui subìto durante il processo ha violato i suoi diritti costituzionali.

 

Abbiamo parlato nel n. 224 dell’uso della cintura elettrica in Texas nel processo capitale a James Calvert un uomo che è stato poi condannato a morte per aver ucciso nell’ottobre 2012 l’ex moglie Jelena Sriraman e aver rapito il loro figlio.

Come tutti i condannati a morte del Texas, Calvert ha avuto diritto di presentare un primo appello – detto ‘appello automatico’ – alla TCCA (Corte Criminale d’Appello del Texas).

Nell’appello Calvert in primo luogo afferma che l’uso della cintura elettrica durante il processo ha violato i suoi diritti fondamentali e in secondo luogo contesta che il giudice non ha dichiarato il mistrial, cioè non ha bloccato e annullato il processo, dopo la somministrazione dell’elettroshock.

Nell’appello si afferma che “la Corte aveva alternative meno gravi e che consentire ad un commesso di usare lo strumento che somministra una scossa elettrica da 50.000 volt ha scioccato le coscienze e ha contribuito alla violazione del diritto di Calvert di avere un giusto processo”.

Le registrazioni mostrano che la scarica fu somministrata a Calvert dopo che questi aveva rifiutato di alzarsi in piedi mentre parlava. Nel corso di una concitata discussione un commesso somministrò una scarica elettrica a Calvert attraverso la cintura da lui indossata. L’accusato, secondo un testimone, urlò per circa 5 secondi.

Il tribunale della Contea di Smith è uno fra i tanti in Texas che usano dispositivi di shock elettrico quali strumenti per controllare il comportamento degli imputati (1). Ma l’uso di questo strumento durante il processo di Calvert ha fatto notizia.

La contestazione della cintura elettrica ha buone probabilità di avere successo dopo una decisione presa dall’Ottava Corte d’Appello di El Paso nel mese di febbraio (2). Tale corte ha sentenziato che i giudici non possono fare uso di cinture elettriche per punire gli imputati che non rispondono alle domande o perché l’imputato non rispetta le regole della buona educazione in tribunale.

All’ufficio del Procuratore distrettuale della Contea di Smith è stata concessa una proroga dei termini per rispondere all’appello di Calvert: dovrà farlo entro il 28 maggio p. v. (Pupa)

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(1) Il Texas non è il solo stato che usa cinture elettriche, lo fa anche uno stato ‘avanzato’ come la California, v. n. 213, Notiziario; lo fa la Georgia, v. n. 244… In proposito v. il filmato pubblicitario citato nel n. 244: https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=Lt7v0J2HkIs

(2) L’Ottava Corte d’Appello di El Paso ha giurisdizione su questioni civili e penali che sorgono nella contea di El Paso e in altre 16 contee del Texas.

6) IL TEXAS INTENDE ACCELERARE IL RITMO DELLE ESECUZIONI CAPITALI

 

Il Texas vuole accelerare il ritmo delle esecuzioni capitali. Potrebbe riuscirci nel clima creatosi negli Stati Uniti dopo l’avvento del presidente Donald Trump.

 

Il Texas ha chiesto di venire a far parte di una legge federale che gli permetterebbe di accelerare il ritmo con cui compie le esecuzioni capitali.

Secondo l’Attorney General del Texas Ken Paxton il cambiamento è teso a limitare i “ rinvii stressanti” delle esecuzioni e a diminuire “i costi eccessivi” che deve sostenere lo stato al fine di uccidere. Dal canto loro gli avvocati difensori temono che ciò porti ad una forte accelerazione delle esecuzioni, e all’esecuzione di innocenti.

“L’entrata del Texas nella legge federale presuppone l’esistenza di una situazione ottimale in cui vi sia un’eccellente e ben retribuita difesa legale a tutti i livelli per ogni persona nel braccio della morte, ma nei fatti non è così,” ha dichiarato l’avvocatessa Kathryn Kase, direttrice del Texas Defender Services, una nota associazione senza fine di lucro che difende condannati a morte.

Anche se la possibilità di entrare in tale legge federale esiste da un ventennio, il Dipartimento di Giustizia federale fino ad ora non vi ha fatto entrare alcuno stato. Tuttavia il clima è ora cambiato per la politica forcaiola di Donald Trump.

Lo stesso Attorney General degli Stati Uniti Jeff Sessions nel novembre scorso ha consultato il Texas e l’Arizona, i due stati che in precedenza avevano manifestato interesse in materia, per sapere se sono ancora interessati alla cosa.

Dal momento che il Texas aveva richiesto la certificazione fin dal 1995 può darsi che tale stato venga autorizzato ad applicare retroattivamente la legge ai condannati che stanno ora presentando appelli a livello federale.

La legge è tesa a limitare:

- la possibilità dei giudici federali di concedere sospensioni delle esecuzioni,

- il tempo a disposizione per le corti federali per produrre le proprie decisioni,

- il tipo di contestazioni che i condannati possono sollevare durante i procedimenti federali e

- il tempo concesso agli avvocati difensori per presentare i propri appelli a livello federale.

Invece di un anno di tempo gli avvocati difensori avrebbero solo 6 mesi per sentire i testimoni, assumere investigatori e conoscere un iter processuale pregresso a volte dipanatosi per oltre un decennio, al fine di scoprire ogni possibile errore fatto in passato o prove di effettiva innocenza immerse in scatole e scatole di scartoffie.

“Fare tutto ciò in un anno risulta già molto difficile, ogni ulteriore limitazione avrà come risultato solamente quello di aggravare i problemi già esistenti.” Ha dichiarato Emily Olson-Gault direttrice dalla Sezione Pena di Morte dell’Ordine degli Avvocati Americani. “Sappiamo che di errori ne vengono compiuti nei casi capitali… Tanto più il tempo a disposizione per prepararsi verrà limitato, tanto più grande sarà il rischio che gravi errori non vengano coretti.”

L’avvocato difensore Patrick McCann di Houston osserva che condannati a morte disabili mentali come Bobby Moore (1) o condannati a morte innocenti come Anthony Graves (2) sarebbero morti se fossero stati adottati in passato gli standard che si vogliono ora adottare.

McCann ritiene che il cambiamento prospettato - che renderebbe il Governatore del Texas Greg Abbott fiero di avere in Texas “una corsia preferenziale verso la morte”- abbia motivazioni politiche.

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(1) V. n. 236

(2) V. nn. 173, 184 ed anche nn. 189; 190; 222, Notiziario

7) TRUMP VUOLE LA PENA DI MORTE PER REATI DI DROGA

 

Sembrava impossibile ma ora l’amministrazione Trump potrebbe riuscire a far condannare a morte negli Stati Uniti i rei di gravi reati di droga non omicidi.

 

Le leggi che consentono di condannare a morte per reati di droga, incluse nella legislazione federale degli Stati Uniti, non sono mai state applicate. Fino ad ora sono state accolte con scetticismo e quasi con umorismo le uscite di Donald Trump in proposito. Sembrava che lo stesso Trump considerasse impossibile mettere in atto un simile proposito (1) L’amministrazione Trump a fine marzo si è mostrata invece determinata ad imporre un’inversione di rotta. E potrebbe anche riuscirci.

Il 21 marzo scorso, l'Attorney General degli Stati Uniti (2) Jeff Sessions ha inviato agli accusatori statunitensi un memorandum ricordando i casi in cui la pena di morte può essere inflitta per reati di droga. Sessions ha invitato gli accusatori ad utilizzare le leggi che prevedono la pena di morte, sia in casi di violenza sia in casi non violenti che accadono nel mondo della droga, precisando che la pena capitale è prevista in casi “che hanno a che fare con grandissime quantità di droga”, cioè per quantità pari ad almeno 600 volte la dose punibile con la detenzione da 5 a 40 anni.

Sessions ha scritto, tra le altre cose: “Incoraggio vivamente gli accusatori federali ad utilizzare queste leggi, quando appropriato, per contribuire alla nostra costante lotta contro il traffico di droga e la distruzione che essa provoca nella nostra nazione”.

Nel memorandum si propone di nominare un coordinatore in ogni distretto americano, che utilizzi gli strumenti di analisi dati dell’Opioid Fraud and Abuse Detection Unit (Unità di Individuazione degli Abusi e delle Frodi in materia di Oppiacei).

Appare ormai chiaro che il tentativo di far condannare a morte persone legate al traffico della droga sia promosso e caldeggiato dal presidente Trump. Questi due giorni prima, il 19 marzo, aveva dichiarato, in un discorso tenuto nel New Hampshire: “Possiamo avere comitati di alto livello finché ci pare, ma se non diventiamo duri con gli spacciatori di droga sprechiamo il nostro tempo. E questa durezza include la pena di morte.” Ed aveva aggiunto: “Se non diventeremo duri con gli spacciatori, essi uccideranno migliaia di persone e distruggeranno la vita di tanta gente. Stiamo facendo le cose in modo sbagliato. Dobbiamo diventare duri. Non si tratta più di essere carini e gentili… si tratta di risolvere un problema molto, molto difficile. Se non diventiamo duri con questi spacciatori, non ce la faremo, gente.”

Sessions ha ricordato che il problema della droga è molto grave ed esteso facendo presente che i morti per overdose negli USA sono stati oltre 64.000 nel 2016 e che l’abuso di stupefacenti è la prima causa di morte degli Americani sotto i 50 anni.

Come sempre, però, non è certo invocando la pena di morte che si possono risolvere i problemi. Krisanne Murphy, direttrice esecutiva del Catholic Mobilizing Network, un’organizzazione che si batte contro la pena di morte e promuove la giustizia riparativa, ha dichiarato: “Suggerire l’utilizzo della pena di morte come metodo per affrontare la diffusione delle droghe, nasconde ciò che noi sappiamo essere la verità: la pena di morte è un sistema di giustizia guasto e fallimentare. La diffusione delle droghe è una disfunzione della sanità pubblica e come tale deve essere affrontata. Suggerire la pena di morte come soluzione alla diffusione delle droghe significa soltanto distogliere le energie dal vero problema”. La Murphy ha detto che sarebbe molto meglio utilizzare il denaro invece che per condannare a morte i trafficanti, per pagare i sanitari che potrebbero fornire sostegno e cure agli individui dediti dall’uso delle droghe: “I drogati, i loro familiari e le loro comunità hanno bisogno di cure e di riscatto… La soluzione deve essere di tipo riparativo e tendere al benessere di tutti. Dobbiamo cercare risorse per la prevenzione, la riabilitazione e la cura – non per la vendetta.”

Robert Dunham, direttore esecutivo del Death Penalty Information Center, ha dichiarato alla CNA: “La Corte Suprema degli Stati Uniti sostiene recisamente che la pena di morte è incostituzionale nei riguardi di individui che commettano crimini diversi dell’omicidio. Questa affermazione è inequivocabile. […] Gli avvocati dell’accusa dovranno guardare alla legge, che è la stessa di sempre, e proporsi di ottenere la pena di morte solo quando sarà appropriato farlo.”

Dunham ha inoltre sottolineato che il traffico di grosse quantità di droga avviene tipicamente a livello internazionale, e la maggior parte dei trattati e delle leggi internazionali vieta di estradare individui in paesi come gli USA dove potrebbero essere condannati a morte: “La pena di morte è chiaramente incostituzionale nei confronti di piccoli spacciatori, ed è inefficace nei confronti dei trafficanti di droga internazionali, perché nessun paese consegnerebbe un trafficante di droga agli Stati Uniti, dove potrebbe essere condannato a morte”.

Per di più da un sondaggio condotto a livello nazionale dalla Quinnipiac University, che ha interrogato telefonicamente 1.300 elettori americani tra il 16 e il 20 marzo, è emerso che la maggioranza dei cittadini è contraria all’applicazione della pena di morte per crimini di droga: 7 persone su 10 hanno risposto che non la vogliono. In particolare il 58% dei Repubblicani, l’87% dei democratici e il 69% degli indipendenti non è favorevole. Tim Malloy, vice direttore dell’organizzazione per i sondaggi della Quinnipac University, ha detto: “Nonostante ciò che afferma il presidente Donald Trump, né i Democratici né i Repubblicani hanno voglia di mettere a morte gli spacciatori”. (Grazia)

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(1) V. n. 246

(2) Così si chiama il Ministro della Giustizia degli Stati Uniti

8) “RICORDATEVI DELLE VITTIME DEL CRIMINE E UCCIDETE CON L’AZOTO !”

 

Riportiamo, in una nostra traduzione, l’articolo scritto il 23 marzo da Mike Hunter, Attorney General (Ministro della Giustizia) dell’Oklahoma. L’articolo è intitolato Remember the victims in the execution debate (Ricordatevi delle vittime quando discutete della pena di morte). L’articolo enfatizza il metodo di esecuzione tramite azoto scelto dal medesimo Attorney General.

 

Nel dibattito sulla pena di morte per lo più si dimenticano le vittime del crimine e i loro cari sopravvissuti. C’è gente che in molti casi ha dovuto esporsi in pubblico nel corso dei processi e di una lunga serie di appelli aspettando per decenni giustizia dopo aver perso un congiunto o un amico.

La loro vittimizzazione è continua, nel tormento che arreca ogni giorno la certezza di non poter vedere più i propri cari, mente gli individui responsabili di aver sottratto una vita continuano a vivere, a mangiare, a dormire, a guardare la TV e a ricevere la visita dei propri familiari e dei propri amici. Tutto ciò a spese dello stato.

Nel giorno in cui abbiamo esposto il progetto dello stato di andare avanti con la pena di morte in Oklahoma utilizzando l’Inalazione di Gas Inerte (IGI) io ho organizzato una conferenza telefonica con i parenti e gli amici delle vittime di 16 condannati che hanno esaurito l’iter degli appelli. La telefonata, carica di emozione con loro, è stata probabilmente la più difficile e straziante che io abbia mai fatto negli anni del mio servizio.

Le persone chiamate mi hanno confidato la pena, la disperazione e l’angoscia che provano nell’incertezza di ricevere giustizia per i propri cari, i cari che hanno perso a causa di un atto malvagio: l’omicidio di primo grado. Giustamente, loro sono apparsi frustrati dal fatto che lo stato ha impiegato tanto tempo per preparare il nuovo piano per uccidere, però alla fine delle telefonate [loro] sostenevano e apprezzavano la mia decisione.

Gli oppositori della pena di morte hanno fatto un’efficace campagna contro la pena capitale. A causa dei loro sforzi per intimidire e boicottare i fornitori di farmaci letali, gli stati si sforzano per trovare i farmaci adatti per le esecuzioni tramite iniezione letale. Tale procedimento, un tempo

affidabile e efficace, è stato sabotato e la ricerca di personale sanitario che voglia effettuare le esecuzioni è diventata sempre più problematica.

Il Giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti Samuel Alito ha detto bene nel 2015, durante la discussione dell’appello Glossip v. Gross, che gli oppositori della pena capitale combattono “una guerriglia contro la pena di morte”, il cui obiettivo è di rendere impossibile agli stati di ottenere i farmaci per le esecuzioni.

Pur rispettando le opinioni degli oppositori alla pena di morte, dissento categoricamente con la loro posizione e con le loro tattiche e credo fermamente che la pena di morte sia una sanzione proporzionata al crimine, efficace come deterrente, e assolutamente necessaria per ottenere giustizia.

I cittadini dell’Oklahoma, in particolare, sono in grande maggioranza a favore della pena di morte. Nel 2016, circa i 2/3 dell’elettorato ha votato un emendamento della Costituzione che assicura allo stato la potestà di imporre la pena capitale.

Nella nostra conferenza stampa del 14 marzo, il Direttore del Dipartimento di Correzione [Dipartimento delle Carceri] Joe M. Allbaugh ha detto che fin dal suo arrivo al Dipartimento si è impegnato instancabilmente per reperire i farmaci letali, inviando richieste in tutto il mondo per ottenerli: inutilmente. Di conseguenza io gli ho notificato che è arrivato il momento di usare il metodo dell’Inalazione di Gas Inerte, cioè l’IGI, come metodo primario per le esecuzioni, nel rispetto della legge del 2015 secondo la quale tale metodo deve essere adottato nel caso in cui il metodo dell’iniezione letale venga dichiarato incostituzionale o i farmaci letali risultino irreperibili.

A conclusione della nostra ricerca, abbiamo trovato un solido e persuasivo fondamento per sostenere l’uso della IGI come metodo di esecuzione sicuro ed efficace. È facile da applicare e l’azoto necessario non costa ed è facilmente disponibile.

Il Dipartimento di Correzione sta cercando ed assumendo esperti nell’uso dell’azoto. Il Direttore Allbaugh è impegnato nello sviluppo delle conoscenze, delle apparecchiature e delle cautele necessarie per l’adozione del protocollo di esecuzione tramite IGI. L’uso dell’IGI negli stati e nei paesi in cui è legale il suicidio assistito (1) ci fornisce un efficace e ben documentato insieme di studi di casi su cui noi possiamo basarci per mettere a punto tale metodo di esecuzione.

Le esecuzioni costituiscono il più avanzato esercizio del potere dello stato. In qualità di funzionari di uno stato che permette la pena capitale è nostro dovere di mettere in atto tale compito in modo efficace ed umano per rispettare l’Ottavo Emendamento della Costituzione che proibisce le punizioni crudeli e inusuali.

Le sofferenze che le vittime del crimine e i sopravvissuti devono sopportare sono qualcosa che la maggioranza di noi non può neanche immaginare. La settimana scorsa, durante la mia conferenza telefonica, una madre mi disse che sta aspettando da più di 25 anni la chiusura del suo dolore, dopo l’assassinio della figlia. Mi chiese quanto ancora doveva aspettare per avere giustizia. Le ho dato la migliore risposta per me possibile, anche se per lei del tutto insufficiente, “Spero molto poco”.

Da quando abbiamo cominciato a lavorare accuratamente per mettere a punto il protocollo IGI e per farlo approvare dalle corti di giustizia, la mia promessa a quella madre è di tenere a mente ogni giorno l’urgenza di portare tale processo a conclusione. Questo perché credo fermamente che la giustizia rimandata sia una giustizia negata.

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(1) Peccato che nei suicidi assistiti si utilizzino i farmaci anestetici adoperati nell’iniezione letale, n. d. t.

9) PROVATE A RESPIRARE IN UN SACCHETTO DI PLASTICA

 

Fate un semplice esperimento per comprendere la crudeltà del metodo di esecuzione capitale scelto dal Ministro della Giustizia dell’Oklahoma di cui la precedente articolo.

 

L’aria che respiriamo è costituita per l’80 % di azoto – un gas inerte – e per il 20% di ossigeno. Nei polmoni l’ossigeno passa nel sangue che poi nutre tutto il corpo. Al posto dell’ossigeno viene espirata

anidride carbonica. Se vi è mancanza di ossigeno siamo soggetti ad una angosciosa sensazione di asfissia. Per capire che cosa possono provare i condannati a morte costretti a respirare azoto senza ossigeno, potete fare il seguente esperimento: procuratevi un sacchetto di plastica senza buchi che abbia la capacita di qualche litro, mettete la bocca alla sua apertura e cominciare a respirare e ad espirare solo l’aria del sacchetto… Non è proprio la stessa cosa della respirazione di azoto puro, per la presenza di anidride carbonica, ma dato che quest’ultima è inerte, non ne differisce granché.

10) PER ASIA BIBI ‘CONFORTEVOLE OSPITALITÀ’ NEL BRACCIO DELLA MORTE

 

Il Pakistan nove anni fa ha incarcerato la cristiana Asia Bibi condannandola a morte nel 2010 per blasfemia. In attesa della decisione della Corte Suprema del Pakistan sul suo caso, Asia subisce una confortevole detenzione in un carcere servito da personale esclusivamente femminile.

 

L’avvocato Saif-ul-Malook, difensore della cristiana Asia Bibi (1) arrestata nel 2009 e condannata a morte nel 2010 in Pakistan per blasfemia (2), all’inizio di marzo ha dichiarato all’emittente tedesca DW di non contare più di tanto nella grazia presidenziale per la propria assistita (3). Ciò anche se nel 2016 il marito della condannata, Ashiq Masih, si è rivolto al Presidente del Pakistan, Mamnoon Hussain, sollecitando la grazia per lei (4)

L’avvocato Saif-ul-Malook ha detto che Asia Bibi sta bene: "Posso assicurarvi che è trattata bene. La vado spesso a trovare. Non ha nessuna lamentela nei riguardi del personale della prigione, costituito solo da donne." Ha aggiunto di avere fiducia in una prossima fissazione di un’udienza del suo caso presso la Corte Suprema del Pakistan.

La condannata comparve davanti alla Corte Suprema del Pakistan nell’ottobre del 2016, ma l'udienza fu allora sospesa e rinviata dal momento che uno dei giudici, Iqbal Hameed-ur-Rehman, si ritirò per andare a far parte della giuria nel processo di Mumtaz Qadri, uccisore di Salman Taseer, correlato al caso di Asia Bibi.

A questo proposito ricordiamo che la vicenda di Asia Bibi si è intrecciata con quella del Governatore del Punjab, Salman Taseer, che fu ucciso nel 2011 dopo aver preso le sue difese, e dell'assassino di Taseer, Mumtaz Qadri, messo a morte nonostante le proteste popolari il 29 febbraio del 2016. Ed anche con quella del cattolico Shahbaz Bhatti, Ministro per le minoranze, assassinato poco dopo Taseer per essersi espresso contro la condanna di Asia,

Per quanto riguarda la possibilità di una grazia presidenziale per la propria cliente l’avvocato Saif-ul-Malook ha detto: "Non credo. L’opposizione di un'ampia parte della società pakistana è così forte che non penso che la Bibi possa ottenere una grazia presidenziale. La Costituzione del paese prevede che il Presidente agisca sulla base del parere del Primo Ministro e non credo che in Pakistan nessun premier possa permettersi di formulare una tale richiesta al Presidente."

Ha aggiunto che la pressione internazionale non ha avuto alcun impatto sul caso, ma il sostegno della comunità internazionale incoraggia Asia Bibi. "Ti senti forte quando il tuo lavoro è apprezzato e sostenuto. Quando dico alla Bibi che tantissimi paesi vorrebbero concederle la cittadinanza, ciò le dà coraggio e le fa dimenticare di essere incarcerata da nove lunghi anni", ha detto l’avvocato alla DW. (Pupa)

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(1) Si tratta di Aasia Noreen, detta Aasia Bibi o semplicemente Asia Bibi.

(2) Sul caso di Asia Bibi e sui casi ad esso correlati v. nn. 185, 187, 188, 208, 214, 217, 220, 223, 224, 226. (3) Si può ascoltare l’intervista attivando un link nell’articolo: http://www.dw.com/en/lawyer-presidential-pardon-for-pakistans-asia-bibi-unlikely/a-42846365

(4) Il marito di Asia Bibi - madre di 5 figli che ha compiuto in carcere 53 anni - si batte con tutte le sue forze per la salvezza di Asia.

Emmerson Dambudzo Mnangagwa

 

 

 

11) IL PRESIDENTE DELLO ZIMBABWE È UN ABOLIZIONISTA CONVINTO

 

Emmerson Dambudzo Mnangagwa è stato eletto presidente dello Zimbabwe 4 mesi fa. Mnangagwa, che fu condannato a morte dagli Inglesi nel secolo scorso, ha commutato decine di condanne a morte. Ora Amnesty International gli chiede di attivarsi per l’abolizione della pena capitale nel suo paese.

 

Emmerson Dambudzo Mnangagwa è diventato presidente dello Zimbabwe il 24 novembre dello scorso anno. In precedenza era stato vice presidente per 4 anni.

 

Mnangagwa, che scampò per poco l’impiccagione durante la lotta per la liberazione del suo paese (che si chiamava Rhodesia) dalla dominazione coloniale britannica, ha adottato nella seconda metà di marzo un ampio provvedimento di clemenza che consentirà a 3.000 prigionieri di tornare in libertà.

Mnangagwa – dichiaratamente abolizionista - ha inoltre disposto la commutazione in ergastolo delle condanne a morte inflitte prima del 2008. Si tratta di decine di casi. Prima del provvedimento, nei bracci della morte dello Zimbabwe si trovavano 98 uomini e una donna. Ricordiamo che l’ultima esecuzione nello Zimbabwe risale al 2005. L’anno dopo il boia andò in pensione e non è stato più sostituito (1).

Amnesty International si congratula e chiede al presidente Mnangagwa di commutare tutte le condanne a morte e di cancellare la pena capitale dalla legislazione del suo paese.

Il 22 marzo Muleya Mwananyanda, esponente regionale di Amnesty per l’Africa del Sud, ha dichiarato: “Il presidente Emmerson Mnangagwa ha compiuto un passo veramente progressista decidendo di risparmiare ai prigionieri il cappio dell’impiccagione. Il suo agire è lodevole ma egli deve andare avanti in questo momento positivo assicurando che lo Zimbabwe abolisca la pena di morte completamente. I paesi nel mondo, inclusi quelli dell’Africa subsahariana, si stanno allontanando dalla pena di morte. Non ci sono prove credibili che la pena di morte costituisca un deterrente per il crimine maggiore della carcerazione. Chiediamo al presidente Mnangagwa di muoversi lestamente per istituire una moratoria ufficiale delle esecuzioni come primo passo verso l’abolizione totale di questa pena crudele e disumana”.

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(1) V. n. 242, Notiziario

12) IL PAPA LAVA I PIEDI AI DETENUTI E PARLA CONTRO LA PENA DI MORTE

 

Papa Francesco ha celebrato nel carcere romano di Regina Coeli la liturgia del Giovedì Santo, in quella occasione, parlando ai detenuti, ha riaffermato la sua assoluta condanna della pena di morte.

 

Il 29 marzo papa Francesco si è recato nel carcere romano di Regina Coeli dove ha celebrato la liturgia del Giovedì Santo e ha lavato i piedi di 12 detenuti provenienti dall’Italia, dal Marocco, dalla Moldavia, dalla Colombia e dalla Sierra Leone. Tra di essi vi erano un cristiano ortodosso, un musulmano e un buddista.

Nell’omelia il papa ha parlato del servizio nei riguardi del prossimo osservando che molte guerre sarebbero state risparmiate all’unanimità se i leader si fossero considerati servi della gente piuttosto che comandanti.

Prima di lasciare Regina Coeli ha parlato della pena di morte. “Una pena che non si apre alla speranza ed è non cristiana e non umana […] Ogni pena deve essere aperta all’orizzonte della speranza, pertanto la pena di morte è non umana e non cristiana,” ha detto.

Sin dalla sua elezione nel 2013 Francesco si è pronunciato più volte - in varie forme e a vari livelli - per l’abolizione universale della pena di morte, procurandosi anche alcune critiche da parte degli ambienti cattolici più conservatori soprattutto statunitensi. Egli ha anche chiesto scusa per la pena di morte applicata in passato nello stato pontificio e ha proposto di correggere il Catechismo della Chiesa Cattolica per introdurvi la proibizione chiara ed assoluta della pena capitale (v. ad es. nn. v. ad es. nn. 217; 220; 221, Notiziario; 224; 226; 242)

Ethel e Julius Rosenberg

 

 

 

13) NEL 1953 FURONO MESSI A MORTE I CONIUGI ROSENBERG PER SPIONAGGIO

 

La tragica vicenda di Ethel e Julius Rosenberg, accusati di spionaggio nucleare all’inizio degli anni Cinquanta nel clima della ‘guerra fredda’ si concluse sulla sedia elettrica il 16 giugno del 1953.

 

La Cina, l'Iran e la Corea del Nord continuano a mettere a morte persone accusate di spionaggio, non così gli Stati Uniti che - pur conservando la pena di morte per i più gravi reati contro la sicurezza nazionale – la applicarono per spionaggio l’ultima volta nel 1953: il 16 giugno di quell'anno furono messi sulla sedia elettrica i coniugi Ethel e Julius Rosenberg accusati di spionaggio nucleare.

Per comprendere la vicenda dei Rosenberg occorre ricordare il clima della 'guerra fredda' creatosi nell'immediato dopoguerra quando divenne spasmodica l'attività dell'Unione Sovietica per dotarsi

dell'arma più potente mai realizzata, l'arma con cui gli Stati Uniti avevano posto fine alla seconda guerra mondiale provocando la resa del Giappone.

L'URSS riuscì a dotarsi dell'arma nucleare con qualche anno di anticipo rispetto alle previsioni americane e divenne chiaro che i segreti atomici americani erano passati ai russi. Ciò perché, quando la Russia costruì e fece esplodere la sua prima bomba nucleare, questa era una replica di quella degli Stati Uniti.

In quel periodo si svolse il processo capitale a carico dei coniugi Julius ed Ethel Rosenberg accusati di 'Complicità nel commettere spionaggio' a favore dell'URSS. I coniugi erano stati arrestati dopo l'intercettazione di cablogrammi cifrati scambiati tra il Consolato russo e i servizi segreti sovietici. Il processo iniziò il 6 marzo 1951 a New York

Contro i coniugi Rosenberg testimoniarono il fratello di Ethel, David Greenglass, e la moglie di costui, Ruth, a loro volta accusati di spionaggio. In cambio della testimonianza David Greenglass ricevette una condanna a soli 15 anni di carcere e Ruth non fu neanche messa in prigione.

Nel corso del processo durato 3 settimane, Ethel e Julius Rosenberg negarono tutte le accuse, rifiutandosi di rispondere quando fu chiesto loro ripetutamente di parlare delle proprie idee politiche. Per alcuni il rifiuto di parlare fu la prova della loro simpatie comuniste, e della loro vicinanza all'Unione Sovietica.

Durante l'attesa nel braccio della morte, ci fu un intenso dibattito sul loro caso. La giustizia era stata forzata a causa dell'atmosfera di paura che circondava la Russia e il comunismo?

Il 19 giugno 1953, 2 anni dopo il processo e dopo 9 inutili appelli alla Corte Suprema degli Stati Uniti la coppia fu uccisa sulla sedia elettrica.

Julius Rosenberg fu il primo ad essere messo a morte alle 20 del 19 giugno 1953. Subito dopo che il corpo del marito fu tolto dalla sedia elettrica, fu legata alla medesima sedia Ethel Rosenberg. Costei fu dichiarata morta alle 20:16'. I loro figlioletti avevano 10 e 6 anni.

In seguito divenne sempre più evidente che il ruolo giocato dai Rosenberg fu minimo e che i due furono vittime di un sistema giudiziario prevenuto nei loro confronti.

14) NOTIZIARIO

 

Arabia Saudita. Condanne a morte di lavoratori indonesiani, anche per stregoneria. Il 21 marzo Lalu Muhammad Iqbal, funzionario del Ministero degli Esteri dell'Indonesia, ha reso noto che ci sono almeno 20 indonesiani condannati a morte in Arabia Saudita. Cinque di essi sono stati condannati per atti di magia in osservanza della legge sulla stregoneria vigente in Arabia Saudita. Il Ministro del Lavoro, Hanif Dhakiri, ha detto che il governo dell'Indonesia ha fatto diversi passi nei confronti del governo saudita nel tentativo di liberare i lavoratori indonesiani che sono attualmente nel braccio della morte dell'Arabia Saudita.

 

Filippine. Il presidente Duterte in rotta col Tribunale penale internazionale. Da un comunicato di Amnesty International del 14 marzo apprendiamo quanto segue. “Replicando alle dichiarazioni del presidente delle Filippine Rodrigo Duterte circa la volontà di ritirare il paese dal Tribunale penale internazionale, James Gomez, direttore di Amnesty International per l’Asia sudorientale e il Pacifico ha commentato: “Si tratta di un passo mal concepito e profondamente riprovevole e dell’ennesimo segnale che chi ha posizioni di potere nelle Filippine è più interessato a nascondere le sue responsabilità nelle uccisioni che ad assicurare giustizia per le numerose vittime della brutale ‘guerra alla droga’”. “Fortunatamente per queste vittime, l’annuncio del presidente Duterte arriva troppo tardi per fermare le indagini preliminari avviate dal Tribunale e per eludere gli obblighi delle Filippine nei confronti della giustizia internazionale”. “Duterte non può fermare l’accertamento internazionale delle responsabilità delle Filippine togliendo la firma allo Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale”. “Se le Filippine ritengono veramente che il Tribunale non abbia

competenza sui crimini commessi nel paese, allora lancino la sfida dove va lanciata, all’interno del Tribunale stesso, invece di cercare vigliaccamente di evadere la giustizia”.

 

Iraq. Migliaia di ex appartenenti allo Stato Islamico condannati a morte. Commentando un rapporto dell’Associated Press che denuncia la detenzione in Iraq di almeno 19.000 persone accusate di aver militato nell’ISIS o in altre organizzazioni terroristiche, più di 3.000 delle quali condannate a morte, Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche per il Medio Oriente di Amnesty International, ha dichiarato: “Siamo fortemente preoccupati da questo rapporto, dall’uso di massa della pena di morte da parte delle autorità irachene e dal fatto che le corti si basino su “confessioni” ottenute con la tortura. Amnesty International ha documentato il fallace screening cui sono sottoposti gli uomini e i ragazzi che provengono dalle zone di conflitto. Migliaia di essi sono stati arbitrariamente arrestati, fatti sparire e sottoposti di routine a tortura e a terribili condizioni di detenzione. É di importanza vitale quindi che tutti questi prigionieri siano detenuti in strutture carcerarie ufficialmente riconosciute e controllate. Le autorità irachene devono immediatamente correggere le gravi falle del sistema giudiziario e istituire efficaci salvaguardie contro la tortura e le sparizioni forzate nonché assicurare che gli accusati siano sottoposti a giusti processi, con il riconoscimento del diritto alla difesa legale. Occorre implementare immediatamente una moratoria delle esecuzioni come primo passo verso l’abolizione della pena di morte.” Sullo sterminio di appartenenti all’ISIS in Iraq v. n. 246.

 

Missouri. La Corte Suprema USA sospende l’esecuzione di Russell Bucklew affetto da tumore. Lo Corte Suprema degli Stati Uniti - a stretta maggioranza con il voto contrario dei 4 giudici più conservatori (John Roberts, Clarence Thomas, Samuel Alito e Neil Gorsuch) - ha sospeso in extremis l’esecuzione di Russell Bucklew che doveva ricevere l’iniezione letale in Missouri il 20 marzo. È la seconda volta che l’esecuzione di questo condannato ora 49-enne, affetto da emangiona cavernoso, viene sospesa all’ultimo momento. Nel 2014 la Corte Suprema Usa lo salvò dall’iniezione letale solo un’ora prima della somministrazione della stessa.

 

Ohio. I Repubblicani vogliono la pena di morte per punire l’aborto. Il disegno di legge HB 565 presentato dal Partito Repubblicano e in discussione alla Camera dei Rappresentanti dell’Ohio considera il procurato aborto un omicidio punibile con l’ergastolo senza possibilità di liberazione o con la pena di morte.

 

Pakistan. Una donna che ha ucciso i tre figli chiede di essere impiccata in pubblico. Nell’ultima decade di marzo sono stati arrestati a Lahore una donna, Aneeqa, e il suo convivente, dopo il recupero dei corpi dei tre figli di lei - Zainul Abedin di 9 anni, Kaneez Fatima di 6 anni e Ibrahim di 4 anni - nell’appartamento occupato dai due. “Sono un’assassina, voglio essere messa a morte in pubblico, quei tre erano innocenti, martiri,” ha detto Aneeqa alla polizia. Aneeqa, separatasi dal marito sei anni fa, aveva avuto un acceso diverbio con il convivente: questi voleva che lei si separasse dai bambini affidandoli al marito.

 

 

Usa. Donald Trump nomina a capo della CIA una sostenitrice della tortura. Qui di seguito riportiamo no comment parte di un articolo diffuso in rete il 13 marzo scorso da TGCOM24.

“[...] La Cia ha un nuovo numero uno: Gina Haspel, la prima donna a capo dell'agenzia d'intelligence statunitense. Nel corso della sua lunga carriera in qualità di agente, la 61enne si è distinta soprattutto come protagonista di diversi episodi di tortura. Nel 2002, infatti, aveva guidato diverse sessioni in cui due sospetti terroristi erano stati torturati all'interno di una prigione segreta in Thailandia. Le registrazioni degli

interrogatori relativi a quegli episodi, avvenuti fra il 2002 e il 2005, sono state distrutte su ordine della stessa Haspel. Nel gennaio dell'anno scorso, però, la decisione del presidente Donald Trump di scegliere Haspel come vice della Cia (e ora come capo) è stato un segnale molto chiaro. Dopo gli anni di Barack Obama e il tentativo di chiudere con il periodo delle torture dell'amministrazione Bush post 11 settembre, Trump ha chiarito che la sua intenzione è fare il contrario. [...] La Haspel è stata a capo del primo centro di detenzione all'estero della Cia, quello in Thailandia, dove nei primi mesi dopo gli attentati alle Torri Gemelle venivano portati i sospetti catturati in Medio Oriente e in Asia. Entrata nella Cia nel 1985, negli ultimi 30 anni si è occupata di controterrorismo sia all'estero che nella sede centrale di Washington. Adesso la sua nomina dovrà essere approvata dal Senato e di certo alcuni senatori potrebbero avere dei dubbi sulla sua conferma. [...]”

 

Unione Europea. Da due anni a questa parte respinti in Turchia migliaia di richiedenti asilo. Alla vigilia del secondo anniversario dell’accordo del 18 marzo 2016 tra Unione Europea e Turchia per rinviare in questo paese i richiedenti asilo e i migranti arrivati sulle isole della Grecia, Amnesty International ha stigmatizzato senza mezzi termini tale accordo. Anche Medici Senza Frontiere in un comunicato del 16 marzo ha denunciato la chiusura dell’Europa nei riguardi dei richiedenti asilo provenienti da paesi come la Siria, l’Iraq e l’Afghanistan, scrivendo tra l’altro: “[…] Due anni fa l’Unione Europea e i suoi Stati membri hanno deciso di respingere migliaia di persone e di compromettere il concetto stesso di asilo con il blocco in Turchia di richiedenti asilo in cerca di sicurezza in Europa. Per questo Medici Senza Frontiere (MSF) invita le autorità greche ed europee a porre fine alla politica di contenimento che mette in pericolo la vita delle persone vulnerabili. MSF chiede anche di continuare a intensificare i trasferimenti dei migranti e richiedenti asilo nella parte continentale della Grecia, dove è indispensabile aumentare la capacità di accoglienza, e di riattivare la loro ricollocazione negli Stati UE. Ogni giorno le équipe di MSF sulle isole greche trattano le cicatrici, sia mentali sia fisiche, create o peggiorate da queste politiche disumane. Intere famiglie scappate da guerra, violenze, povertà estrema e disperazione, in cerca di condizioni sicure e migliori in Europa, si ritrovano intrappolate spesso in condizioni di vita pessime e con una comprensione minima di quello che gli succederà. Questo circolo vizioso insopportabile è la storia di successo che l’UE continua a celebrare? […]”

 

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 4 aprile 2018