FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 227 -  Marzo 2016

Radovan Karadzic in aula all’Aja

 

SOMMARIO:

1) Garland nella Corte Suprema Usa, un giudice che ci lascia sperare            2) Un vegliardo abolizionista, il giudice John Paul Stevens                          

3) Da tre mesi grandi incertezze sulla pena di morte in Florida

4) Suicida il nero Darryl Hunt, abolizionista della North Carolina

5) Giustiziare di nuovo Rommell Broom? Secondo i giudici si può

6) Hillary Clinton interrogata sulla pena capitale

7) Amnesty sul quinquennio di martirio della Siria

8) Una dichiarazione di Antonio Marchesi sul caso Regeni

9) Sconfitto Donald Myers accusatore razzista in South Carolina

10) ISIS a Bruxelles, totale disprezzo per la vita propria e altrui

11) ... e a Pasqua un attentato suicida a Lahore in Pakistan

12) L’Iran batte il record di esecuzioni degli ultimi 25 anni

13) Oggi nel mondo si può essere ancora condannati a morte per…

14) Karadzic colpevole di genocidio condannato a 40 anni di carcere

15) L’abolizionista fautore della ghigliottina

16) A strange fruit, a bitter harvest. Reflections on hangings

17) Qualche nota di Claudio Giusti sul "felony murder"

18) Trascorrere oltre metà della vita nel braccio mi ha cambiato

19) Notiziario: California, Europa, Giappone, Indonesia, Iran, Pakistan,                  Sudafrica, Tanzania

 

 

 

1) GARLAND NELLA CORTE SUPREMA USA, UN GIUDICE CHE CI LASCIA SPERARE

 

Il presidente Barack Obama ha scelto un giudice per la Corte Suprema in sostituzione dello scomparso Antonin Scalia. Si tratta di Merrick B. Garland, che ha un curricolo importante ed immacolato. Se l’ostruzionismo del partito repubblicano non impedirà la ratifica parlamentare di tale scelta, con l’ingresso di Garland la massima corte potrebbe spostarsi su una posizione abolizionista.

 

Il presidente Obama -  declinando l’invito del partito repubblicano ad astenersene nel suo ultimo anno di presidenza - il 16 marzo ha nominato come nono giudice della Corte Suprema USA in sostituzione del defunto Antonin Scalia (1) Merrick B. Garland. Garland è attualmente giudice presidente della Corte federale d’Appello del Circuito del Distretto di Columbia.

Forse non hanno particolare significato le note di cronaca che ricordano la forte radicazione ebrea della sua famiglia, le sue difficoltà economiche in gioventù, il suo iniziale intento di fare il medico, il suo arrivo nell’Università di Harvard nel 1970.

Ci interessano di più i commenti che sottolineano come Obama, dal suo punto di vista e nella sua posizione, abbia fatto la migliore scelta possibile: quella di una persona intelligente, che rifugge dal protagonismo, oculatissima nel prendere le sue decisioni, abbastanza avanzata ma non del tutto invisa ai conservatori.

Garland fu confermato da un Senato a maggioranza repubblicana nel 1997 quando fu nominato nella sua carica attuale dal presidente Clinton.

Se sarà confermato nella Corte Suprema nonostante l’annunciata opposizione dei repubblicani, la massima corte statunitense sarà composta da 5 giudici di nomina democratica e 4 giudici di nomina repubblicana, invertendo il 4 a 5 che vi era prima della morte di Scalia.

Garland, che ha solo 63 anni, potrebbe rimanere a lungo nelle massima corte e potrà vedere la messa al bando della pena di morte quale pena ‘crudele e inusuale’ e quindi proibita dall’Ottavo Emendamento della Costituzione USA.

Lo speriamo anche se non dimentichiamo che Garland, come accusatore, ottenne la condanna a morte di Timothy McVeigh, l’attentatore di Oklahoma City, cui conseguì una delle pochissime esecuzioni portate a termine a livello federale. In precedenza sostenne l’accusa per l’attentato alle Olimpiadi di Atlanta del 1986 e contro Ted Kaczynski, detto unabomber, che spedì pacchi esplosivi per 18 anni, (Kaczynski fu condannato all’ergastolo all’inizio del 1998, in seguito ad un patteggiamento).

Ma molto tempo è passato da quei famosi processi e molte cose sono accadute riguardo alla pena di morte nel paese e nelle corti. Crediamo di essere autorizzati a sperare che il giudice Garland sia confermato e che dia un decisivo contributo all’abolizione della pena di morte negli Stati Uniti.

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(1) V. n. 226

 

 

2) UN VEGLIARDO ABOLIZIONISTA, IL GIUDICE JOHN PAUL STEVENS

 

Il giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti John Paul Stevens, messosi in pensione nel 2010, ha raggiunto a 95 anni di età una grande chiarezza riguardo al problema della pena capitale.

 

L'ex giudice della Corte Suprema USA John Paul Stevens - che si mise volontariamente in pensione nel 2010 dopo 37 anni di permanenza nella massima corte - ha rilasciato un'importante intervista trasmessa il 21 febbraio in occasione del Congresso degli avvocati penalisti della California (1). Stevens si è mostrato estremamente lucido e puntuale nonostante i suoi 95 anni di età. Da moderato che era, è diventato sempre più progressista col passare degli anni. Ora si dice pentito di aver votato con la maggioranza nella sentenza Gregg v. Georgia del 1976 che consentì la ripresa delle esecuzioni negli USA.

Nell'intervista Stevens ha criticato la pena capitale, che ha definito "un'impresa sprecona", è ha chiesto agli elettori, ai parlamentari, e alle corti di occuparsi della questione. "Poche altre società evolute si impegnano in un simile sperpero di risorse che non ha alcun beneficio dimostrato per la società. I contribuenti devono por termine a questo sperpero quanto prima", ha detto. Stevens ha affermato che le spese nei processi capitali sono "particolarmente offensive per la fallacia degli argomenti di solito avanzati per giustificare la pena di morte".

Il giudice Stevens ha poi osservato che il valore deterrente della pena di morte si è ridotto quasi a zero "dopo che è stata introdotta la condanna a vita senza la possibilità di liberazione sulla parola, e la deterrenza è stata ulteriormente ridotta dalla lunghezza dell'intervallo di tempo che passa tra l'inflizione e l'esecuzione di una sentenza capitale." Se i benefici sono minimi in confronto ai potenziali danni," ha detto Stevens, "è questione di saggezza politica abbandonare la pena capitale".

Stevens ha citato l'ingiusta esecuzione in Texas di Carlos DeLuna - "un uomo che era indubbiamente innocente dell'omicidio attribuitogli" - come esempio della sempre presente possibilità di errori. "È giunto il tempo di mettere fine ad un'irrevocabile ed erronea azione dello stato come questa", ha dichiarato Stevens, "ho riflettuto ripetutamente su tale questione; più ci penso, e più mi convinco che non ha senso per la società impegnarsi in una impresa così dispendiosa quando ci sono tanti buoni argomenti che le vanno contro.”

Stevens ha sottolineato l'irreparabilità di una sentenza capitale e ha notato che "dopo che un accusato è stato messo a morte è troppo tardi per correggere ogni errore processuale, inclusi gli errori riguardo all'innocenza", aggiungendo che le 140 persone erroneamente condannate a morte che sono state scarcerate negli USA tra il 1972 e il 2012 dimostrano come "il sistema della giustizia penale non sia mai infallibile".

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(1) All'evento hanno preso parte oltre 1.200 tra avvocati penalisti e investigatori.

 

 

3) DA TRE MESI GRANDI INCERTEZZE SULLA PENA DI MORTE IN FLORIDA

 

E’ difficile per noi ma anche per gli avvocati e per i giudici statunitensi capire gli effetti pratici della sentenza Hurst che a gennaio ha messo in crisi il sistema della pena di morte della Florida.

 

Subito dopo la sentenza Hurst v. Florida del 12 gennaio che ha messo in crisi il sistema della pena di morte dello stato (1), il Parlamento e il Governatore della Florida si sono dati da fare per cambiare la normativa dei processi capitali.    

Il 7 marzo è stata firmata dal Governatore Rick Scott una legge che richiede l'unanimità della giuria nell'affermare l'esistenza di almeno un'aggravante capitale e una maggioranza di almeno 10 su 12 giurati nello scegliere la morte nella successiva fase processuale. E il giudice non può optare per la morte se la giuria non vi opta. Inoltre il giudice può optare per la vita se la giuria opta per la morte. La nuova legge precisa che venga inflitto l'ergastolo se non vi sono almeno 10 voti per la morte.

Si tratta di un indubbio miglioramento rispetto alla situazione precedente in cui la giuria poteva optare per le morte a maggioranza semplice e il giudice poteva scegliere la morte anche se la giuria sceglieva la vita (2).

La nuova legge riguarda i casi capitali ancora da processare ma ci si domanda se ha valore retroattivo per le 389 persone che si trovano già nel braccio della morte (e sono stati condannati con la normativa bocciata dalla sentenza Hurst v. Florida). Se lo ha, significa che tali persone dovranno essere riprocessate con la possibilità di essere condannate di nuovo a morte, o per loro scatterà automaticamente una condanna all'ergastolo senza possibilità di liberazione?

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(1) V. n. 226

(2) Anche se una proposta di legge che richiedeva l'unanimità pure nella seconda fase del processo non è passata.

 

 

4) SUICIDA IL NERO DARRYL HUNT, ABOLIZIONISTA DELLA NORTH CAROLINA

 

Profondo cordoglio, in North Carolina e non solo, per la tragica morte di un valoroso abolizionista.

 

Il nero Darryl Hunt è stato trovato morto nella sua auto il mattino del 13 marzo a Winston-Salem in North Carolina. Si era sparato alla testa.

Il triste fatto di cronaca ha scosso gli abolizionisti americani e non solo, che si erano affezionati ad Hunt per la sua totale dedizione alla lotta contro la pena capitale. Liberato dal carcere dopo di oltre 19 anni di detenzione, perché riconosciuto del tutto innocente dell'uccisione di una donna bianca, egli si era votato alla sua missione invece di sprofondare nel risentimento e nella depressione.

Fu arrestato nel 1984 quando aveva soltanto 19 anni, scampò per poco la pena di morte in un primo e in un secondo processo. Fu liberato il 22 dicembre 2003 dopo solo due giorni dalla confessione del vero colpevole, tale Willard Brown. Nel 2007 ricevette un indennizzo di 1,6 milioni di dollari.

Dopo la sua liberazione, divenuto un instancabile conferenziere, Hunt percorse in lungo e in largo la North Carolina mostrando il documentario intitolato "I processi di Darryl Hunt". Attraversò altri stati USA e arrivò anche in Europa. Segnato e ferito per sempre dall'ingiustizia ricevuta, parlava con dolcezza e fermezza, senza risentimento, della necessità di abolire la pena di morte e di rendere più giusto il sistema della giustizia criminale.

Il suo gesto estremo potrebbe essere collegato al fatto che egli era affetto da un tumore maligno in fase avanzata e/o al recente divorzio da April, la sua ex pen pal.

Al funerale di Darryl Hunt in una chiesa battista hanno preso parte 500 persone.

 

 

5) GIUSTIZIARE DI NUOVO ROMMELL BROOM? SECONDO I GIUDICI SI PUÒ

 

Ci auguriamo che venga posto rimedio ad una assurda decisione della Corte Suprema dell’Ohio.

 

Sono passati quasi 7 anni dal giorno in cui l’esecuzione di Romell Broom fu sospesa in Ohio dal governatore Ted Strickland perché per due ore due infermieri-boia, e persino un medico, avevano tentato invano di inserirgli gli aghi nelle vene per praticargli l’iniezione letale (1).

Allora Romell fu trafitto in molte parti del corpo per 18 volte, mentre urlava e piangeva per il dolore.    

Ora la Corte Suprema dell’Ohio, con un voto di stretta maggioranza (4 a 3), ha sentenziato che al condannato può essere inflitto nuovamente un simile calvario.

Il 16 marzo tale corte ha respinto il ricorso presentato nel 2015 dagli avvocati difensori Adele Shank e Timothy Sweeney in cui si sosteneva che un secondo tentativo di uccidere Broom avrebbe violato la Costituzione degli Stati Uniti per due motivi: 1) sarebbe stata una punizione crudele e inusuale e 2) e avrebbe costituito una doppia esecuzione.

L’accusa aveva obiettato che non si può parlare di doppia esecuzione, in quanto le sostanze letali non entrarono mai nelle vene di Broom, e ha inoltre affermato che la prima esecuzione fallita non annulla la sua condanna a morte.

La giudice Judith Ann Lazinger ha accolto la tesi dello stato affermando, a nome della maggioranza di 4 giudici: “Dal momento che Broom non rischiò mai di morire, visto che le sostanze chimiche non furono inoculate, e dal momento che lo stato si impegna ad eseguire le condanne in modo costituzionale, non crediamo che la coscienza del pubblico sarà traumatizzata se noi permetteremo allo stato di giustiziare Broom”.

La giudice Judi French  ha invece scritto nell’opinione dei tre giudici dissenzienti: “Se lo stato non è in grado di spiegare come mai l’esecuzione di Broom sia fallita, allora non può garantire che la prossima volta il risultato sarà diverso”.

Il gruppo abolizionista dell’Ohio, Ohioans to stop executions, ha criticato la decisione della Corte Suprema statale, affermando che le 18 volte in cui Broom fu trafitto mentre era legato al lettino dimostrano che l’esecuzione era iniziata.

L’accusa ha obiettato che lo stato non ha cercato deliberatamente di far soffrire Broom e che due dozzine di esecuzioni portate “brillantemente” a termine dal 2009 a oggi dimostrano che un simile incidente non può verificarsi di nuovo.

Come abbiamo scritto nel n. 172, per trovare una doppia esecuzione dobbiamo andare molto indietro nel tempo, fino al 1947 quando un diciottenne nero della Louisiana, Willie Francis, fu messo sulla sedia elettrica una seconda volta, dopo che la Corte Suprema USA sentenziò a stretta maggioranza che ciò si poteva ben fare.

Ci auguriamo che non avvenga la doppia esecuzione di Rommell Broom anche perché Broom, che ha raggiunto i 59 anni di età, è ormai una persona completamente diversa dal bruto che 32 anni fa violentò e uccise una quattordicenne.

L’esecuzione di Rommell Broom non si prospetta comunque nell’immediato. Infatti costui ha ancora un appello in sospeso a livello federale. Per di più lo stato non dispone al momento delle sostanze letali necessarie per uccidere i condannati e sono in coda prima di lui una ventina di condannati con date di esecuzione già fissate. (Grazia)         

                                                                                                          

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(1) Del drammatico evento parlammo diffusamente nel n. 172

 

 

6) HILLARY CLINTON INTERROGATA SULLA PENA CAPITALE

 

Candidata alla presidenza degli Stati Uniti, Hillary, moglie di Bill Clinton, mostra di avere una posizione moderatamente a favore della pena di morte.

 

Hillary Rodham Clinton, moglie dell’ex presidente Bill Clinton, candidata del partito democratico alla presidenza degli Stati Uniti, ha buone probabilità di vincere nelle elezioni che si terranno a novembre. Lei è per la pena capitale, il suo concorrente democratico Bernie Sanders si oppone recisamente all’uso della pena di morte in ogni circostanza.

In verità sulla pena di morte la Clinton ha scelto una linea prudente: dice che è il caso di mantenerla a livello federale per casi eccezionali.

Il 13 marzo, nel corso di una conferenza elettorale in Ohio, è stata messa in difficoltà da un astante, tale Ricky Jackson, che fu scagionato e liberato nel 2014 dopo aver speso 39 anni della sua vita in prigione, parte dei quali nel braccio della morte.

Dopo aver raccontato la propria vicenda, Jackson ha domandato alla candidata: “Come può mantenere la sua posizione sulla pena di morte dopo aver sentito ciò che le ho detto?”

Ripresasi da un primo momento di imbarazzo, Hillary Clinton ha risposto: “Questo è un problema difficilissimo […] tirerei un sospiro di sollievo se la Corte Suprema o gli stati medesimi eliminassero la pena di morte.” Poi ha ricordato la strage di Oklahoma City e gli attacchi dell’11 settembre del 2001. Le stragi “sono le eccezioni con cui mi devo confrontare”, ha detto. “Ma quello che è accaduto a lei è una tragica parodia delle giustizia.”

 

 

7) AMNESTY SUL QUINQUENNIO DI MARTIRIO DELLA SIRIA

 

Una lugubre 'primavera araba' è cominciata in Siria esattamente cinque anni fa a partire dalle proteste antigovernative che non riuscirono a rovesciare il regime di Bashar al-Assad ma solo a dar inizio ad un ininterrotto calvario per la nazione, in cui imperversano l'ISIS e non solo. Riportiamo il denso comunicato di Amnesty International sulla Siria pubblicato il 14 marzo scorso.

 

"Negli ultimi cinque anni, una terribile serie di violazioni dei diritti umani, compresi crimini di guerra e contro l'umanità, ha segnato la storia della Siria causando sofferenze umane su vasta scala. [...]

"I cinque anni trascorsi dall'inizio della rivolta sono stati contraddistinti da orrori e bagni di sangue di dimensioni colossali. Dal primo momento in cui le forze governative siriane aprirono il fuoco contro manifestanti pacifici, la brutalità e la sofferenza dei civili sono diventate il tragico emblema della crisi" - ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

"Le forze governative e i gruppi armati non statali, tra cui quello che si è denominato Stato islamico, hanno esibito una vergognosa indifferenza per i diritti umani e per le leggi di guerra ferendo e uccidendo civili, costringendoli a sfollare e, in alcune aree sotto assedio, riducendoli alla fame" - ha aggiunto Shetty.

"Le forze governative hanno commesso crimini contro l'umanità in modo sfacciato, attuando strategie terrificanti come l'uso incessante dei barili-bomba contro i centri abitati, una campagna di massa di sparizioni e l'uso sistematico e su scala industriale della tortura. Alcuni gruppi armati, soprattutto lo Stato islamico, hanno sfruttato i riflettori dei media internazionali per mostrare cinicamente i loro crimini di guerra, come i sequestri e le uccisioni sommarie di civili siriani e stranieri" - ha proseguito Shetty.

Cinque sono i momenti fondamentali attraverso i quali, negli ultimi cinque anni, la crisi siriana è andata di male in peggio.

Il 18 marzo 2011, tre giorni dopo l'inizio della rivolta, le forze governative siriane aprono il fuoco contro manifestanti pacifici nella città meridionale di Dera'a, usando proiettili veri contro chi chiedeva il rilascio di un gruppo di ragazzi arrestati e torturati per aver realizzato graffiti anti-governativi.

Nell'agosto 2013 le immagini della sofferenza dei civili colpiti da un attacco con le armi chimiche nella Ghouta orientale, a est della capitale Damasco, sconvolgono il mondo rivelando ulteriormente l'orribile e crudele natura delle violazioni in corso in Siria. Purtroppo, si tratta solo della punta dell'iceberg. In tutto il paese, i civili continuano a essere uccisi ogni giorno, spesso in gran numero, a seguito di attacchi con armi proibite (come le bombe a grappolo) o con bombe ordinarie, missili e colpi di mortaio. Tuttavia, il Consiglio di sicurezza continua a esitare e i suoi stati membri non riescono a decidersi per deferire la situazione della Siria alla procuratrice della Corte penale internazionale. In particolare, Russia e Cina bloccano col loro potere di veto varie risoluzioni sulla protezione dei civili.

Le surreali immagini della folla in coda per la distribuzione del pane, scattate nel gennaio 2014 nel campo assediato di Yarmouk, alla periferia di Damasco, mettono in luce la tragica realtà di migliaia di persone morte di fame o per assenza di medicinali nelle città assediate della Siria. Oltre a Yarmouk, l'assedio è stato usato come arma di guerra sia dalle forze governative che dai gruppi armati a Moadamiya, Madaya, al-Fouaa e nella Ghouta orientale. Attualmente oltre 400.000 persone sono sotto assedio in 15 località della Siria. Nonostante le invero limitate forniture di aiuti, ottenute nell'ambito del cessate-il-fuoco raggiunto nelle ultime settimane, queste popolazioni sono ancora a rischio di morte per fame e hanno disperatamente bisogno che gli aiuti arrivino senza ostacoli.

Nel gennaio 2014 un militare disertore fa uscire dalla Siria terribili immagini, chiamate "le foto di Cesar delle torture", che mostrano corpi torturati, affamati e bruciati. Si tratta della più evidente prova delle torture sistematiche e delle esecuzioni extragiudiziali che hanno luogo nei centri di detenzione governativi. Il mondo viene così a conoscenza delle tattiche spietate usate dal governo siriano per punire chi osa opporsi al presidente Bashar al-Assad. Decine di migliaia di persone, arrestate da uno o dall'altro dei numerosi servizi di sicurezza e d'intelligence, risultano tuttora scomparse.

Nel settembre 2015 la Russia effettua i suoi primi attacchi aerei a sostegno del governo siriano, ufficialmente contro lo Stato islamico ma prevalentemente contro aree sotto il controllo di altri gruppi armati d'opposizione. L'entrata in scena della Russia produce intensi bombardamenti aerei, soprattutto nel nord della Siria, che causano l'uccisione di centinaia di civili. In alcuni casi, questi attacchi paiono crimini di guerra. Nella più recente offensiva nella zona di Aleppo, gli aerei russi e siriani colpiscono gli ospedali, nel contesto di una strategia militare che viola clamorosamente il diritto internazionale.      

Roma, 14 marzo 2016

 

 

8) UNA DICHIARAZIONE DI ANTONIO MARCHESI SUL CASO REGENI

Alla vigilia del secondo mese dalla scomparsa al Cairo del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni, il presidente di Amnesty International Italia Antonio Marchesi ha rilasciato il 24 marzo la seguente dichiarazione, che riportiamo con una nostra postilla.

 

“La richiesta di ‘Verità per Giulio Regeni’ è stata fatta propria da tutta la società italiana, che non accetterà versioni di comodo, né permetterà che cali il silenzio sulla vicenda. E se non ci saranno al più presto progressi verso la verità, e continueranno al contrario a circolare piste improbabili, riteniamo che il Governo debba andare oltre l'iniziativa diplomatica e valutare l'uso di tutti gli altri strumenti possibili: compresi quelli previsti dall'accordo di associazione tra l'Unione europea, i suoi stati membri e l'Egitto, e dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura (di cui sia l'Italia che l'Egitto sono parti) che impone precisi obblighi internazionali di investigare fatti di tortura e di processare o estradare gli accusati di quei fatti.”

“Sul versante penale” ha aggiunto Marchesi “l'auspicio è che al termine delle indagini dei nostri investigatori, si possa procedere a incriminare anche in Italia i sospettati dell'uccisione di Giulio Regeni, utilizzando le norme del codice che permettono di processare gli autori di ‘reati politici’ commessi all'estero contro cittadini italiani. Sarebbe stato importante che tali future incriminazioni potessero qualificare le torture a cui è stato sottoposto Giulio non semplicemente come aggravanti dell'omicidio, ma per quello che sono, e cioè come ‘tortura’ secondo il codice penale. Purtroppo, vista la ben nota assenza del reato specifico di tortura nel nostro ordinamento, ciò non sarà possibile”.

Fin qui Antonio Marchesi, noi aggiungiamo che, essendo evidente il dolo del governo egiziano, molto difficilmente potrà scaturire giustizia da un caso che si è chiaramente configurato come un 'affare di stato'.

 

 

9) SCONFITTO DONALD MYERS ACCUSATORE RAZZISTA IN SOUTH CAROLINA

 

Un nero, la cui condanna capitale fu chiesta da un accusatore razzista, avrà un nuovo processo.

 

Il 16 marzo il giudice federale distrettuale Richard Mark Gergel ha annullato la condanna a morte inflitta in South Carolina a tale Johnny O'Landis Bennett per il comportamento scorretto e razzista dell'accusatore Donald V. Myers (1). In tutti i gradi di giudizio a livello statale aveva sempre perso Bennett, nero di grande corporatura che fu, tra l'altro, paragonato da Myers a King Kong.

Donald Myers, soprannominato "dottor morte", si vanta di aver ottenuto 28 condanne capitali (6 delle quali sono state a tutt'oggi eseguite). Il suo comportamento durante i processi, a dir poco istrionico, sommerge le deposizioni degli imputati e degli avvocati difensori.

Ecco che cosa un reporter scrisse sul comportamento di Myers durante un processo che si celebrò nel 2006 contro Robert Northcutt, un tale che aveva confessato di aver ucciso la sua figlioletta di 4 anni perché non smetteva di piangere:

“Meyer snobbò l'avvocato difensore mentre questi interrogava i testimoni, leggendo ostentatamente la pagina sportiva del giornale The State.

Myers piegò una bambola sul bordo di una culla per far vedere ai giurati come l'imputato aveva rotto la spina dorsale della piccola vittima.

Myers durante l'arringa finale coprì la culla con un panno nero e la fece passare davanti al banco dei giurati simulando un funerale.

Dagli atti risulta che nel corso dell'arringa finale contro Robert Northcutt Myers pianse almeno 16 volte.”

Ultimamente Donald Myers, che ha perso un po' del suo smalto ed è diventato un ubriacone, ha dichiarato che non si presenterà per essere rieletto pubblico accusatore nelle elezioni di gennaio.

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(1) Vi furono anche esternazioni razziste di un giurato.

 

 

10) ISIS A BRUXELLES, TOTALE DISPREZZO PER LA VITA PROPRIA E ALTRUI

 

Riportiamo alcuni dati essenziali riguardo agli atroci attentati di Bruxelles del 22 marzo.

 

Non abbiamo parole per commentare le stragi di Bruxelles del 22 marzo. Ci limitiamo ad esporre i dati essenziali del terribile evento rivendicato dall'ISIS, il movimento islamista capeggiato dal califfo iracheno Abu Bakr al-Baghdadi (1).

Nel giro di un'ora, tra le 8 e le 9 del mattino, sono avvenute tre potenti esplosioni. Due nell'aeroporto della città, la terza nella stazione metro di Maelbeek, facendo nell'immediato 31 vittime e 260 feriti (alcuni dei feriti sono morti in seguito). Una grande quantità di esplosivo misto a oggetti contundenti è stata portata sui luoghi delle carneficine in grandi valige dagli attentatori. Si tratta dei fratelli Khalid e Brahim El Bakraoui, e dei fratelli e Murad e Najim Laachraoui (quest'ultimo aveva partecipato agli attacchi terroristici di Parigi di novembre 2015). Tutti gli attentatori erano belgi di discendenza marocchina. Risulta che costoro - ad eccezione di Murad Laachraoui - si siano immolati facendosi saltare insieme alle loro vittime. Secondo le autorità belghe vi sarebbero anche un quinto attentatore non identificato e forse altri complici.

Aggiungiamo soltanto una domanda: che senso ha chiedere la pena di morte per gli autori di crimini del genere?

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(1) Da notare: l'ISIS mette a soqquadro città europee dopo essersi autodefinito 'Stato Islamico dell'Iraq e della Siria'.

 

 

11)  ... E A PASQUA UN  ATTENTATO SUICIDA A LAHORE IN PAKISTAN

 

L’Islam radicale ha fatto moltissime vittime tra adulti e bambini in Pakistan nel giorno di Pasqua.

 

Nel giorno di Pasqua si è verificata una tremenda esplosione in un parco giochi di Lahore. Secondo le prime informazioni l'evento ha causato la morte di almeno 69 persone, tra cui molti bambini e circa 300 feriti. Molte delle vittime erano cristiane. (1)  

Si è saputo che la catastrofe è stata prodotta da un attentatore suicida. L'attentato è stato rivendicato dalla frazione Jamaat-e-Ahrar dei Talebani, emula dell'ISIS, tramite il portavoce Ehsanullah Ehsan. Ehsan lo ha definito una punizione per i cristiani e ha detto che "è stato anche un messaggio per il governo: non ci può scoprire neanche nella sua fortezza, Lahore." (2)

Il bagno di sangue è da ricollegarsi alla difficilissima convivenza tra cristiani e musulmani nel paese e suona come una vendetta per l'esecuzione del 29 febbraio di Mumtaz Qadri, assassino del governatore cristiano Salmaan Taseer (3).

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(1) Si è trattato del terzo attentato dinamitardo in Pakistan nel mese di marzo, come gli altri ha avuto lo scopo di dimostrare che i gruppi islamisti rimangono potenti.

(2) Lahore è la città del capo del governo pakistano Nawaz Sharif, e il fratello di quest'ultimo, Shahbaz Sharif, è il presidente della provincia di Lahore.

(3) V. n. 226 e nn. ivi citati.

 

 

12) L’IRAN BATTE IL RECORD DI ESECUZIONI DEGLI ULTIMI 25 ANNI

 

Ben accolti dagli Europei per le aperture economiche e i sorrisi nei loro riguardi, i dirigenti iraniani non si sognano di contrastare l’accelerazione di una insaziabile macchina della morte.

 

Il 2015 è stato uno degli anni più oscuri della storia della pena di morte dell’Iran. Tuttavia il record spaventoso di esecuzioni e di violazioni dei diritti umani non ha determinato alcun impatto nelle relazioni tra l’Iran e l’Occidente, che anzi hanno subìto un decisivo incremento, tra i sorrisi dei politici e degli ayatollah, e la copertura delle statue ignude.

Il rapporto di Iranian Human Rights (IHR) uscito il 14 marzo denuncia una media di 2-3 persone impiccate ogni giorno, tra le quali vi sono minorenni, donne, prigionieri politici e trafficanti di droga (questi ultimi costituiscono il 66% dei giustiziati, nonostante le autorità iraniane abbiamo ammesso che la pena di morte non è mai servita a ridurre i reati di droga).

Come minimo 696 persone uccise in totale nell’anno, il massimo registrato finora, almeno degli ultimi 25 anni.

Il rapporto denuncia anche l’ingiustizia delle accuse da parte del sistema giudiziario iraniano, l’uso della tortura per costringere alla confessione e in alcuni casi la montatura di false accuse contro i prigionieri.

Dall’elezione nel giugno 2013 del presidente Hassan Rouhani, che veniva considerato un moderato, sono state messe a morte in Iran almeno 2.162 persone.

Dà un certo conforto la crescita, all’interno del paese, del numero di attivisti che si battono contro la pena di morte. Altro segnale positivo è la crescita del numero dei familiari delle vittime di omicidio che scelgono di perdonare l’assassino piuttosto che domandarne la condanna a morte.

Il 2015 è stato però anche l’anno in cui l’Iran si è affacciato sul panorama economico e politico internazionale, dopo anni di isolamento. Al momento ci sono centinaia di società europee pronte a riprendere gli affari con l’Iran.

IHR chiede alle Nazioni Unite di rinnovare il mandato di un Osservatore Speciale dei diritti umani in Iran, domanda alla comunità internazionale di esigere trasparenza procedurale e garanzia di processi equi da parte delle autorità iraniane e infine chiede ai partner europei di contribuire a ridurre l’uso della pena capitale in Iran mettendo la pena di morte in cima alla loro agenda in ogni incontro con le autorità iraniane.

Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore esecutivo di IHR, ha dichiarato: “La crescita degli abolizionisti iraniani, unita alla necessità dell’Iran di investire all’estero, forniscono all’Europa una rara opportunità di contribuire alla limitazione dell’uso della pena di morte e al miglioramento del rispetto dei diritti umani in Iran.”  (Grazia)

 

 

13) OGGI NEL MONDO SI PUÒ ESSERE ANCORA CONDANNATI A MORTE PER…

 

L’articolo del 27 marzo dell’avvocato Paul A. Samakow, che pratica in Maryland e Virginia, fa una panoramica sulla pena di morte nel mondo (1). E’ raro trovare scritti con concetti chiari e dati precisi come quello di Samakow. Riportiamo in estrema sintesi i dati contenuti in tale articolo.

 

Negli USA il reato che comporta la pena di morte è oggi essenzialmente l’omicidio ma lo è anche – in qualche stato e a livello federale - l’alto tradimento. Vi sono però paesi in cui la pena di morte viene inflitta per ragioni molto meno gravi.

Si può essere giustiziati per omosessualità in Afghanistan, Brunei, Iran, Iraq, Nigeria, Arabia Saudita, Somalia, Sudan, negli Emirati Arabi e in Yemen. Si può essere condannati a morte per spergiuro e tradimento in Algeria, Bahamas, Bangladesh, Barbados, Belarus, Botswana, Repubblica Centrafricana, Cuba, Egitto, Etiopia, Ghana, Guyana, Israele (alto tradimento), Giappone, Kenia, Laos, Libia, Nauru, North Korea, Nuova Guinea, Perù, Saint Lucia, Sierra Leone, Singapore, South Sudan, Sudan, Swaziland, Siria, Tanzania, Tonga, Trinidad e Tobago, Emirati Arabi, USA, Vietnam e Zambia. Si può subire l’esecuzione per il reato di spionaggio in Algeria, Camerun, Repubblica Centrafricana, Iran, Perù, Qatar, USA, Vietnam e Siria. La corruzione è un reato passibile di condanna a morte in Cina, Cuba e Iran. La frode lo è in Cina e Vietnam. Il furto può farti condannare a morte in Algeria, Corea del Nord, Arabia Saudita e Siria. Si riceve la pena capitale per adulterio in Brunei, Arabia Saudita, Somalia, Yemen e Siria.

Una donna e le sue due figlie sono detenute a Papua Nuova Guinea con l’accusa di stregoneria. Se condannate per tale reato potrebbero essere messe a morte.

Ha fatto scalpore la notizia dello scorso novembre che in Arabia Saudita un poeta palestinese è stato condannato alla pena capitale per apostasia avendo abbandonato la sua fede musulmana. 

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(1) Vedi: http://www.commdiginews.com/business-2/the-death-penalty-bad-in-u-s-atrocious-in-other-countries-60597/

 

 

14) KARADZIC COLPEVOLE DI GENOCIDIO CONDANNATO A 40 ANNI DI CARCERE

 

Per uno statista responsabile del massacro di migliaia di innocenti, la giustizia arriva dopo 20 anni.

 

Il 24 marzo, ad oltre 20 anni dai fatti, Radovan Karadzic, ex leader delle piccola Repubblica Serba di Bosnia, è stato condannato a 40 anni di carcere per genocidio ed altri crimini di diritto internazionale compiuti nella guerra in Bosnia Erzegovina. Karadzic, cristiano ortodosso che coniò la locuzione "pulizia etnica", infierì soprattutto sui musulmani.

Di lui abbiamo parlato più volte (1).

Ricordiamo che nel 1992 cominciò l'assedio della martoriata città di Sarajevo da parte delle forze serbo bosniache di Karadzic che durò fino a tutto il 1995 e provocò molte migliaia di morti (secondo alcuni calcoli oltre 11.000) (2)

Poi nel 1995, tra il 10 e 19 luglio, vi fu il sistematico massacro dei maschi - 6.000, forse 8.000, tra adulti e ragazzi – della città di Srebrenica da parte delle forze comandate dal generale Ratko Mladic agli ordini di Karadzic. Ciò avvenne nonostante Srebrenica fosse un'enclave protetta e (debolmente) presidiata dalle Nazioni Unite (3). Karadzic fu allora incriminato per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità.

                                                                                  Karadzic a Belgrado sotto falso nome

 

  

 

Fu arrestato solo nel 2008, mentre conduceva una vita tranquilla, sia pure sotto falso nome, a Belgrado, capitale serba. Il processo contro di lui all'Aja, presso il Tribunale penale per la ex Jugoslavia istituito dalle Nazioni Unite, procedette lentamente. Nel 2014 l'accusa chiese che Karadzic fosse condannato all'ergastolo. Il 24 marzo scorso è arrivata una condanna a 40 anni di carcere. Non si è mai pentito del proprio operato. Ricorrerà in appello.

In un articolo del 16 marzo, lo scrittore bosniaco Aleksandar Hemon, scrive amaramente (4):

“[...] Benché sia assai probabile che Karadzic finirà i suoi giorni in carcere, il fatto che non gli sia stato comminato l’ergastolo ha scatenato la rabbia di moltissimi bosniaci. Il quotidiano di Sarajevo, Oslobodenje, cita Ramiza Grudic, una madre di Srebrenica che ha perso il marito e due figli, la quale definisce il verdetto “doloroso, vergognoso e tristissimo”. Amir Kulagic, un superstite che ha perso una ventina di familiari, è altrettanto insoddisfatto: “La condanna che ha ricevuto sembra un premio per quello che ha fatto, non una punizione.” [...]

Ecco le conseguenze del genocidio: esso crea nuove realtà, eliminando le persone considerate scomode o indesiderate. Quello che Karadzic si era proposto di fare, con il pieno sostegno dello stato serbo, controllato da Slobodan Milosevic, era di creare un territorio esclusivamente serbo che un giorno sarebbe entrato a far parte della Grande Serbia. I suoi crimini non sono stati gli incresciosi effetti collaterali di una guerra selvaggia nei Balcani (un luogo assetato di sangue, dove varie tribù si massacrano con una certa regolarità), bensì lo strumento primario di un progetto militare e politico per restituire grandezza alla Serbia.

Il suo progetto nazionalistico, ben definito e altrettanto ben studiato, imponeva l’eliminazione, con qualunque mezzo necessario, della popolazione di fede musulmana da gran parte del territorio bosniaco, e a questo compito Karadzic si era dedicato con il massimo impegno.

E ci è riuscito. Circa un terzo del territorio bosniaco antecedente il conflitto, compresa Srebrenica, è stato assegnato ai serbi come parte dell’accordo di pace di Dayton, [...]

Lo spirito e il retaggio di Karadzic pertanto esercitano tuttora la loro influenza sulla Republica Srpska, uno staterello nato dalla guerra e dal genocidio da lui orchestrato. Pochi giorni prima della sentenza, la casa dello studente a Pale, cittadina dalla quale fu lanciato l’assedio di Sarajevo, è stata battezzata con il nome di Karadzic. Con tutta la pompa degna del varo di una nave, alla cerimonia ha presenziato Milorad Dodik, il presidente della Republica Srpska, come pure la moglie di Karadzic, per inviare un messaggio chiarissimo a tutti gli interessati: Radovan Karadzic è uno dei padri fondatori della Republica Srpska, dove le sue gesta sono ammantate di eroismo. E così una fantasia genocida si è trasformata in storia ufficiale. [...]”

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(1) V. n. 162, nonché nn. 119, notiziario, 131, 147, notiziario.

(2) L'assedio fu interrotto solamente per un giorno, tra l'11 e il 12 dicembre 1992, per consentire il passaggio di un gruppo di 500 pacifisti partiti dall'Italia insieme ad un vescovo leggendario: don Tonino Bello.

(3) L'ufficiale comandante del distaccamento ONU digitò sul suo computer il seguente messaggio per i superiori a Ginevra: "Urgente, urgente, urgente. I Serbi stanno entrando nella città di Srebrenica. Qualcuno fermi tutto ciò immediatamente e salvi la popolazione. In migliaia si stanno assiepando intorno all'ospedale. Vi prego aiutateci." Nessuno intervenne e i Serbi poterono eseguire la 'pulizia etnica' contro la popolazione musulmana.

(4) Vedi:

http://www.corriere.it/cultura/16_marzo_26/karadzic-genocidio-sentenza-che-non-bastera-c77aaaf8-f2bd-11e5-a7eb-750094ab5a08.shtml

 

 

15) L’ABOLIZIONISTA FAUTORE DELLA GHIGLIOTTINA

 

La macchina umanitaria proposta alla fine del settecento dal medico Joseph Ignace Guillotin ha tagliato innumerevoli teste, in Francia e non solo.

 

Joseph Ignace Guillotin, propose l’uso della ghigliottina nella speranza che l’adozione di un metodo più umano di esecuzione delle condanne capitali fosse un passo verso l’abolizione.

Si racconta che Guillotin nacque prematuramente perché la madre partorì terrorizzata dalle urla di un condannato, giustiziato a martellate dopo essere stato legato mani e piedi ad una ruota.

Prima di dedicarsi alla lotta contro la pena di morte Guillotin membro dell’Assemblea Nazionale (eletto anche grazie alla fama conquistata con un pamphlet volto a estendere la rappresentanza dei non-nobili nell’Assemblea) si era occupato della riforma del sistema sanitario.

Oppositore della pena di morte, si era però reso conto che i tempi non erano maturi per l’abolizione; pertanto si impegnò perché i metodi di esecuzione diventassero più umani e più egualitari. All’epoca infatti mentre i nobili venivano uccisi con la spada, gli altri criminali venivano impiccati o giustiziati con il barbaro uso della ruota che rompeva le ossa.

Fu il 10 ottobre 1789 che Guillotin, medico e docente universitario di anatomia, propose l’adozione di una macchina “con la quale”, come ebbe a dire all’Assemblea Nazionale in un momento di entusiasmo “vi taglierò la testa nel tempo di un battito di ciglia e non sentirete nulla”. (1)

La proposta di Guillotin fu accolta il 3 giugno 1791 dall’Assemblea Nazionale che la consacrò come unico mezzo per l’esecuzione della pena capitale.

La costruzione della prima ghigliottina fu affidata a Pier Louis Roederer, che ebbe, però, difficoltà a trovare qualcuno che lo aiutasse perché nessuno voleva associare il proprio nome a un tale strumento di morte.

La nuova macchina, prima di essere usata per fare ‘giustizia’, fu sperimentata su pecore, mucche e cadaveri umani.

Il primo ad essere ucciso con la ghigliottina fu Nicolas Jaques Pelletier nel 1792. Innumerevoli furono le teste mozzate in un batter d’occhio durante la Rivoluzione francese, da quella del re Luigi XVI a quella del rivoluzionario Maximilian de Robespierre.

 

 

L’uso della ghigliottina si sparse al di fuori della Francia in paesi lontani.

In Francia fu usata per due secoli fino all'abolizione della pena di morte nel 1981.

La leggenda che vede Guillotin ucciso dalla sua stessa creatura è priva di fondamento: pur imprigionato durante il Terrore, il dottor Joseph Ignace Guillotin morì a Parigi il 26 marzo 1814 a 75 anni di età per cause naturali.  (Pupa)

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(1) Peraltro è stato argomentato che il condannato decapitato possa rimanere cosciente per breve tempo e soffrire.

 

 

16) A STRANGE FRUIT, A BITTER HARVEST. REFLECTIONS ON HANGINGS

Uno strano frutto, un amaro raccolto. Riflessioni sulla pena di morte (*)

 

La pena capitale è come la schiavitù: nessuno ha il diritto d’imporla.

La sua scomparsa è garanzia di libertà, uguaglianza e umanità per tutti.

La pena di morte è una violazione della dignità umana, dei diritti all’eguaglianza, alla vita e alla li­bertà dalla tortura: un territorio dai confini vaghi e incerti che mutano nel tempo e nello spazio, dove arbitrio e capriccio la fanno da padroni. Privilegio dei poveri è una punizione irreversibile che uccide pazzi e innocenti. Non è deterrente né legittima difesa, non è di conforto per le vittime e brutalizzando la società dove è imposta ne accresce la violenza. La pena di morte è un assassinio rituale, una parodia di giustizia, null’altro che l’imposizione insensata e senza scopo di dolore e sof­ferenza. Una immorale, indecente, crudele, razzista e classista violazione dei diritti umani.

 

1. La pena capitale è una violazione dei principi di uguaglianza e libertà sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Viola il diritto alla vita, alla dignità e all’immunità dalla tortura e da ogni altra punizione crudele, inumana o degradante. Il rispetto di questi diritti è un chiaro obbligo per tutti i paesi del mondo e non v’è situazione in cui possano essere ignorati. Codesti diritti non di­pendono dalla bontà d’animo dei governanti o dai capricci di una maggioranza: sono diritti di cui tutti devono godere in ogni momento e in qualsiasi luogo: qualcosa che appartiene a ciascun essere umano semplicemente perché egli è tale.

 

2. Nessuno può essere privato del diritto ad avere diritti. La pena di morte, come la schiavitù e la segregazione razziale, viola il diritto all’uguaglianza perché crea un’artificiale categoria di persone cui questo diritto è negato ancor prima di quello alla vita. Una violazione dei diritti umani non può essere amministrata equamente e la pena di morte si accanisce sui deboli e gli indifesi; uccide gli innocenti, i poveri, i pazzi e gli appartenenti alle minoranze. La sua attesa è una tortura che può du­rare decenni. Non esistono pene sostitutive a quella capitale, come non ve ne sono per la tortura, perché le violazioni dei diritti umani non hanno alternative che non siano la loro scomparsa. 

 

3. Lo stato non gode del potere di vita e di morte e la pena di morte è una sua guerra contro l’individuo: un sacrificio umano, un omicidio rituale perpetrato in nome di tutti per rassicurare le paure di alcuni e rafforzare il potere di pochi. Solo gli individui possono, singolarmente o colletti­vamente, utilizzare la violenza in caso di estrema necessità per rispondere, in modo proporzionato, a una minaccia concreta e attuale ed esclusivamente per salvare vite. Il sistema giudiziario non si trova mai in questa situazione.

 

4. Che sia il prodotto della giustizia del re o del democratico linciaggio, il patibolo non permette esitazioni. Il suo rifiuto non si può limitare a un’accorta selezione dei casi e non consente la scap­patoia del bene comune. Al suo cospetto non possiamo restare neutrali.

 

5. L’imposizione della pena capitale è arbitraria come il lancio di una moneta e risente dei pregiu­dizi della società che la applica, delle necessità del potere, dello status sociale della vittima e dell’assassino; arrivando all’assurdo della differente applicazione da un aula giudiziaria all’altra. Non esiste legame coerente fra il delitto commesso e la pena che si va a scontare. Per delitti simili alcuni sono uccisi mentre altri se la cavano con poco o nulla. Più che amore verso la vittima si mo­stra un odio molto selettivo nei confronti dell’assassino. Forse Abele è sempre Abele, ma certa­mente Caino non è sempre Caino.

 

6. Due secoli di abolizionismo hanno dimostrato che la pena di morte è priva di qualsiasi utilità e giustificazione. Non è un deterrente e brutalizza la società nel suo insieme. Non è di sollievo alle vittime e produce altro dolore. La storia mostra come non sia possibile tracciare quella sottile linea che divida i delitti passibili di pena di morte da quelli che non lo sono e il concetto di chi “merita di morire” cambia nel tempo e nello spazio. La libera espressione del pensiero, anche religioso, è stata ed è attività estremamente pericolosa.

 

7. L’incarcerazione dell’innocente è un dramma comune ad ogni sistema giudiziario, ma il solo so­spetto di averlo ucciso è ragione più che sufficiente per giustificare l’abolizionismo. La moratoria delle esecuzioni è un palliativo: significa consegnare i condannati a una schiavitù in cui la vita non è più un diritto ma una concessione del potere. Le condizioni del braccio della morte sono sovente letali e l’ergastolo, se non è illuminato da una speranza di libertà, diventa una ghigliottina secca.

 

8. Non v’è dubbio che la pena capitale abbia antiche radici, ma il fatto che sia stata, come la schia­vitù, a lungo accettata e giustificata non vuol dire che lo si debba fare anche oggi. La sua abolizione è l’ammissione dell’umana fragilità e fallibilità, anche se l'abolizione da sola non significa rispettare completamente i diritti umani. L’abolizione è il riconoscimento della dignità inerente ad ogni essere umano, dei sui diritti eguali e inalienabili e l’applicazione della giustizia nel suo significato più alto. La sua scomparsa è garanzia di libertà, uguaglianza e umanità per tutti.

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(*) Scritto il 10.10.10 da Alessia Bruni, Cristiana Bruni, Claudia Caroli e Claudio Giusti. Rivisto il 25 febbraio 2016.

 

 

17) QUALCHE NOTA DI CLAUDIO GIUSTI SUL "FELONY MURDER"

 

“A killing during the course of a felony, whether accidental or intentional, equals first degree murder.”1

“There is no principled way to distinguish this case, in which the death penalty was imposed, from the many cases in which it was not” Justice Potter Stewart in Godfrey v Georgia, 19802.

Felony murder3: Omicidio commesso durante lo svolgimento di altro reato, rapina, rapimento, stupro, ecc. Qualsiasi decesso, causato anche accidentalmente, involontariamente o indirettamente come un infarto, è un delitto che non solo ha gravissime conseguenze legali per chi lo commette, ma in alcune giurisdizioni è addirittura potenzialmente capitale4 per tutti quelli coinvolti nel cri­mine5 e anche la morte di uno dei complici è considerato un felony murder.

Abbandonato dalle altre giurisdizioni di Common Law il felony murder è il crimine preferito dai procuratori americani, perché non devono dimostrare né premeditazione né niente6: basta la sem­plice narrazione del fatto. Ha ucciso una parte considerevole7 dei “giustiziati” americani e anche al­cuni complici che non avevano ucciso nessuno8. Il felony murder, nella versione law of the parties, ha mandato nel braccio della morte complici minori9 come Sandra Lockett10 e solo in Virginia c’è la triggerman rule11 che vieta esplicitamente la condanna a morte di chi non ha commesso material­mente l’omicidio. Il felony murder è utilizzato per aggravare le già pesanti condanne previste dall’intoxication manslaughter12. I guidatori che hanno commesso un omicidio colposo durante un DUI/DWI13 sono a volte perseguiti con il felony murder14, possono finire all’ergastolo e in un paio di casi si è tentato di ottenere la pena di morte15. Ad ogni modo non c’è bisogno di avere ucciso qualcuno per prendere l’ergastolo a causa di alcuni DUI16.

L’esempio classico di felony murder è la rapina finita male. Se qualcuno muore tutti i rapinatori sono colpevoli allo stesso modo e non v’è differenza fra il mandante, l’esecutore, il palo e quello che guidava la macchina, come per Sandra Lockett che era nell’auto fuori dal banco dei pegni rapi­nato17 dai suoi complici. Lockett fu l’unica del gruppo a non patteggiare, l’unica ad affrontare il processo e l’unica a finire nel braccio della morte, dove fu salvata dalla Corte Suprema con una sentenza che fece epoca. I Nine Old Men decisero, in Lockett v Ohio18 (1978), che in un caso capi­tale la difesa può presentare qualsiasi circostanza attenuante e che solo le aggravanti devono essere previste dalla legge19: ovvero la giuria doveva valutare il ruolo secondario della Lockett nell’omicidio20. In seguito, con la sentenza Enmund v Florida21 (1982), la stessa Corte decise che chi ha avuto un ruolo minore in un felony murder non può essere condannato a morte, a meno che (Tison v Arizona22, 1987) non abbia dimostrato un grave disprezzo per la vita umana. Comunque, se normalmente non possono essere condannati a morte, i complici di un felony murder possono es­sere condannati all’ergastolo normale o LWOP23, e possono esserlo anche se erano minorenni al momento del delitto24.

“[a felony murder is] a killing committed in either the perpetration of or an attempt to perpetrate robbery is murder of the first degree. This is true whether the killing is wilfull, deliberate and pre­meditated, or merely accidental or unintentional, and whether or not the killing is planned as a part of the commission of the robbery”25

Per essere accusati di un felony murder non ha importanza se il decesso avviene a causa di un malore26, come è irrilevante se il morto è uno dei rapinatori ucciso dalla polizia o dal rapinato e per­sino l’essere già stati arrestati non vi esime dalla responsabilità delle azioni dei vostri complici27. La stessa fuga dal luogo del delitto può rivelarsi fatale, sia che siate inseguiti dalla polizia e provochiate un incidente mortale o che sia la polizia a causarlo: il risultato sarà sempre l’accusa di felony murder per voi e per i vostri complici28. Da notare che quotidianamente qualcuno ci lascia la pelle in questi inseguimenti ad alta velocità29 e che fino a quando non hai raggiunto un “temporary place of safety” sei sempre a rischio di felony murder. Si chiama continuous transaction doctrine30.

I quotidiani e la letteratura scientifica31 forniscono una interessante casistica di felony murder.

Un padre si fa di cocaina e si addormenta con in braccio il figlioletto. Il poppante lecca le dita an­cora sporche di droga e muore di overdose. Il padre è condannato all’ergastolo32.

Un tizio investe un bambino con l’auto che ha rubato mesi prima e prende l’ergastolo33.

Un ragazzo affitta la propria automobile ad uno sballato che compie una rapina con omicidio e fi­nisce all’ergastolo LWOP34.

The Felony Murder Rule, as used in Florida, states that anyone involved in certain felo­nies (armed robbery, kidnapping, rape), and if in the commission of that felony, no matter their level of involvement, a death occurs, all people involved in the felony will be charged with First Degree Murder and sentenced to Life Without the Possibility of Parole, or the Death Penalty, the only two options for sentencing.35

Concludo ricordando che fra i settanta italiani nelle prigioni americane36 c’è Anthony Farina, un ritardato mentale coinvolto dal fratello in una rapina con omicidio. Al contrario del fratello, allora minorenne, e nonostante non abbia ucciso nessuno, Anthony è nel braccio della morte della Florida, uno stato che utilizza molto la pena capitale senza curarsi che sia applicata equamente e coerentemente37. Confido che gli sforzi di Reprieve, Maya Foa e Sandra Babcock lo salvino38.

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1. Birdsong, Leonard, The Felony Murder Doctrine Revisited. Ohio Northern Un. L. R., Vol. 33, 2007.

http://ssrn.com/abstract=2513609

2. http://caselaw.findlaw.com/us-supreme-court/446/420.html

3. Binder, Guyora, Making the Best of Felony Murder Boston University L. R., Vol. 91, 2011

http://ssrn.com/abstract=1898772

4. “Felony-murder- robbery, typically a crime between strangers, constitutes only 10 percent of all murders; it is the kind of crime most likely to lead to a death penalty.” Hugo Adam Bedau ed. The Death Penalty in America. Oxford, Oxford U. P. 1997 p.30

5. http://www.deathpenaltyinfo.org/those-executed-who-did-not-directly-kill-victim

6. “Felony murder is akin to strict liability crimes in that no mental element or mens rea must be proven” Birdsong, Leonard, Felony Murder: A Historical Perspective by Which to Understand Today's Modern Felony Murder Rule Statutes. Thurgood Marshall Law Review, Vol. 30, 2006. http://ssrn.com/abstract=2535539

7. “60 percent of Illinois’s death row inmates had been convicted of a felony murder. (…) It has been esti­mated that, nationwide, about 40 percent of all capital indictments are for felony murder.” Robert M. Bohm Deathquest. An Introduction to the Theory and Practice of Capital Punishment in the United States. 4th Edi­tion. Anderson Publishing, Cincinnati USA, 2012 page 87

8. “About 16 percent of homicides in 2006 occurred during felonies, according to the Federal Bureau of Investi­gation. Statistics concerning how many of those killings led to the murder prosecutions of accom­plices are not available, but legal experts say such prosecutions are relatively common in the more than 30 states that allow them. About 80 people have been sentenced to death in the last three decades for participat­ing in a felony that led to a murder though they did not kill anyone.”ADAM LIPTAK New York Times December 4, 2007

http://www.nytimes.com/2007/12/04/us/04felony.html?_r=0

9 .  http://www.deathpenaltyinfo.org/those-executed-who-did-not-directly-kill-victim

10. http://scholar.google.com/scholar_case?case=10950596576194544683&;q=lockett+v.+ohio&hl=en&as_sdt=4,60

11. http://scholarship.richmond.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1172&;context=jolpi

12. Drunk driving can be felony murder http://www.mysanantonio.com/news/local_news/article/Drunk-driv­ing-can-be-murder-4381061.php

13. Driving under the influence/while intoxicated. Guida in stato di ebbrezza.

https://en.wikipedia.org/wiki/Driving_under_the_influence

14. Tanya Dohoney “Making the charge fit the crime” Texas District & County Attorneys Association. Volume 36, Number 4, July-August 2006

http://www.tdcaa.com/sites/default/files/newsletter/JA06Prosecutor.pdf Texas Dui felony murder life. The Prosecutor, May-June 2007, Volume 37, No. 3 Felony murder charges: Once more with feeling. http://www.tdcaa.com/node/522 Occorre sapere che in Texas e in altri cinque stati è normalmente la giuria a decidere la pena anche nei casi non capitali.

15. Prosecutor Seeks Death Penalty For Drunk Driver; Death Rejected by North Carolina Jury

http://www.ndsn.org/mayjun97/dwi.html

No Death Sentence For Drunken Driver In Student Killings http://www.nytimes.com/1997/05/07/us/no-death-sentence-for-drunken-driver-in-student-killings.html

Death penalty sought in fatal Loop 101 crash

http://www.eastvalleytribune.com/news/article_5057ead0-3d2c-5d9a-ad8d-f2de81f50aad.html

16. 10th DWI gets Texas man life sentence in jail http://www.chron.com/houston/article/10th-DWI-gets-Texas-man-life-sentence-in-jail-6077640.php Dozens serving life in Texas prisons for habitual drunk driving

http://www.chron.com/news/houston-texas/article/Serving-Life-in-Texas-Prisons-for-Habitual-Drunk-6079402.php

17. “Sandra Lockett, 21, was the getaway driver for the robbery of an Ohio pawnshop. Murder was not sup­posed to be in the plan, but one of her accomplices killed the pawnshop owner anyway. She faced the death penalty as an accessory. “ Death Trip: The American Way of Execution. ROBERT SHERRILL, The Nation January 8, 2001

http://www.deathpenaltyinfo.org/node/670

18. http://scholar.google.com/scholar_case?case=10950596576194544683&;q=lockett+v.+ohio&hl=en&as_sdt=4,60

19. Lockett doctrine https://www.capdefnet.org/hat/pubmenu.aspx?menu_id=116&id=350

20. Bilionis, Louis D. “Moral Appropriateness, Capital Punishment, and the Lockett Doctrine.” Journal of Criminal Law and Criminology Vol 82, 1991

http://scholarlycommons.law.northwestern.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=6700&;context=jclc

21. https://www.law.cornell.edu/supremecourt/text/458/782

22.http://caselaw.findlaw.com/us-supreme-court/481/137.html

23. LWOP, life without parole: ergastolo senza la possibilità di un rilascio anticipato sulla parola.

24. http://www.astrangefruit.org/index.php/it/risorse/1259-hurst-montgomery-e-la-corte-suprema

25. People v Stamp https://h2o.law.harvard.edu/collages/9984

26. People v. Stamp (1969) http://law.justia.com/cases/california/court-of-appeal/3d/2/203.html

27. State v. Sophophone

http://www.casebriefs.com/blog/law/criminal-law/criminal-law-keyed-to-dressler/criminal-homicide/state-v-sophophone/

28. Chicago man guilty of murder in fatal police chase. Chicago Tribune 21 February 2015 A Chicago man was convicted of murder Saturday in connection with the death of a motorist who was killed when her car collided with a Chicago police vehicle that was chasing the man, who was suspected in a home invasion.

http://www.chicagotribune.com/news/local/breaking/chi-ct-police-chase-crash-murder-20150221-story.html Four face murder charge in fatal wreck involving Lake County deputy. A grand jury has indicted four Lake County residents on murder charges even though they were not at the scene of the victim's death, in a head-on vehicle collision with a Lake County sheriff's deputy.

http://www.pressdemocrat.com/csp/mediapool/sites/PressDemocrat/News/story.csp?cid=1855444&;sid=555&fid=181 Man Charged with Murder After Cop Wrecks his Own Car and Died While Trying to Give Him Ticket.

http://countercurrentnews.com/2015/12/man-charged-after-cop-wrecks/# Teen charged with felony murder in police chase that killed Powhatan man. http://www.richmond.com/news/local/central-virgi­nia/cumberland/article_5886dd33-e169-5a80-a595-61134178b62a.html

29. A death a day from police chases. Running red lights at 100-mph plus More than 5,000 bystanders and passengers have been killed in police car chases since 1979, and tens of thousands more were injured as of­ficers repeatedly pursued drivers at high speeds and in hazardous conditions, often for minor infractions, a USA TODAY analysis shows. http://www.usatoday.com/story/news/2015/07/30/police-pursuits-fatal-inju­ries/30187827/

30. http://www.justia.com/criminal/docs/calcrim/3100/3261.html
http://www.youmustacquit.com/?p=64

31. Binder Guyora, Felony Murder, Stanford. Stanford U.P. 2012

32. Father Gets Life for Baby's Cocaine Death http://www.chron.com/news/houston-texas/article/Houston-dad-gets-life-sentence-for-baby-s-cocaine-1760803.php

33. Seven months after stealing a car, James Colenburg, a Missouri man, was driving down a residential street when an unsupervised two-year-old suddenly darted in front of the stolen car. The toddler was struck and killed. Colenburg was convicted of felony murder predicated on theft. https://casetext.com/case/state-v-colenburg

34. Adam Liptak, Serving Life for Providing Car to Killers, N.Y. TIMES, Dec. 4, 2007,http://www.nytimes.com/2007/12/04/us/04felony.html?_r=0 Man serving life for giving his car to killers will remain in prison for now. Tampa Bay Times 10 Oct 2014 http://www.tampabay.com/news/politics/legislature/man-serving-life-for-giving-his-car-to-killers-will-re­main-in-prison-for/2209688

35. https://felonymurderflorida.wordpress.com/about/

36. http://www.esteri.it/mae/Pubblicazioni/AnnuarioStatistico/2013_Annuario_statistico.pdf

37. Executed Against the Judgment of 12 Jurors http://www.theatlantic.com/national/archive/2014/01/executed-against-the-judgment-of-12-jurors/282837/

38. http://www.reprieve.org.uk/case-study/anthony-farina/

 

 

18) TRASCORRERE OLTRE METÀ DELLA VITA NEL BRACCIO MI HA CAMBIATO

 

Il nostro grande amico Fernando Eros Caro ci scrive dal braccio della morte della California.

 

San Quentin, 18 marzo 2016

Cari amici, 

trascorrere oltre metà della vita nel braccio della morte mi ha cambiato. Essere rinchiusi per periodi di tempo prolungati cambia le persone. I cambiamenti variano a seconda di come è fatto l’individuo, ma solitamente sono di tipo migliorativo. Ci sono momenti in cui un prigioniero avverte tutto il mondo contro di sé. Prima di finire qui dentro, io facevo parte di una comunità. Adesso quel legame è stato reciso e io non ho una casa.

Le cella in cui vivo non mi è mai parsa una casa, né considero questo carcere una comunità. Lo considero piuttosto come una fogna piena di aggressività ripugnante, appena coperta dal telo dell’autocontrollo.

Nel prossimo mese di novembre ci sarà di nuovo il voto per abolire la pena di morte in California. L’argomento a sostegno dell’abolizione non è particolarmente forte: il grande disappunto causato dai continui rinvii delle esecuzioni. Perciò condannare le persone all’ergastolo anziché a morte costituirebbe un’alternativa più seria. Ovviamente, molte voci si levano contro questa proposta, per mantenere la pena di morte in vigore e per andare avanti con le esecuzioni. Stabilire in questo momento cosa potrebbe accadere a novembre è pura speculazione. Non si potrà sapere con sicurezza fino a quando i voti non saranno contati.

La tragedia di tutto questo è che intanto noi veniamo tenuti qui dentro per decenni, nell’incertezza di cosa ci porterà il domani. Non potete immaginare che cosa significhi vivere l’inizio di ogni nuovo anno, sapendo che le feste natalizie servono solo a segnare il passare del tempo! Ultimamente sembrano arrivare più veloci e ravvicinate.

Come si sopravvive ad un’esistenza in cui ci sente alienati dalla società? Dipende tutto dalla propria forza interiore. Bisogna credere nel proprio potere individuale di forgiare la vita in modo che abbia un significato e sia costruttiva. Non potendo contare molto sul riconoscimento da parte degli altri, occorre soprattutto individuare i propri valori. Quando rifletto sulle cose che per me non vanno attribuisco loro poca importanza, e apro la porta alla sopravvivenza.

Non mi soffermerò a pensare al voto di novembre. La paura ci rende vittime; per vivere bisogna essere forti!

Abbracci da Nendy

 

 

19) NOTIZIARIO

 

California. A Los Angeles la polizia spara e ammazza soprattutto malati mentali, neri e latini. A Los Angeles - che pure è una delle città più evolute negli USA - il Dipartimento di Polizia rende noto che 14 delle 38 persone che sono state colpite dal fuoco degli agenti l'anno scorso erano malate mentali. Solo 19 di esse avevano un'arma. Total number of people shot by LAPD officers 2011-2015 Nel quinquennio 2011-2015 delle 174 persone a cui la polizia di Los Angeles sparò, 25 erano di razza bianca, 89 erano latino-americane e 53 di razza nera. V. anche n. 223.

 

Europa. Rifugiati siriani in Grecia respinti in Turchia. Amnesty International in un comunicato dell’8 marzo intitolato “Colpo mortale dei leader europei e turchi al diritto di asilo” denuncia un singolare aspetto che ha preso l’egoistica chiusura della ‘fortezza Europa” agognata da migranti disperati. Nel comunicato si legge tra l’altro: “La proposta che per ogni rifugiato siriano respinto in Turchia dalla Grecia un Siriano sarà reinsediato all'interno dell'Ue presenta vizi morali e legali. Questo piano renderebbe ogni luogo di reinsediamento offerto a un Siriano nell’Ue dipendente in maniera preoccupante da un altro Siriano che rischia la propria vita in mare nel viaggio mortale verso la Grecia. ‘I leader europei e turchi sono caduti nuovamente in basso, usando efficacemente come moneta di scambio i diritti e la dignità di alcune delle persone più vulnerabili del mondo. L'idea di barattare rifugiati con altri rifugiati non è solo pericolosamente disumanizzante ma offre anche una soluzione insostenibile a lungo termine per la crisi umanitaria in atto", ha dichiarato Iverna McGowan, direttrice dell'Ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee’ ”. Il 18 marzo la proposta è stata adottata con minimi miglioramenti definiti da Amnesty ‘una foglia di fico’. Per una più ampia cognizione della drammatica situazione dei migranti in Grecia, vedi: http://www.amnesty.it/grecia-crisi-umanitaria-migranti

 

Giappone. Due esecuzioni. Il 25 marzo sono state impiccate in Giappone due persone condannate per omicidio: nel centro di detenzione di Osaka il 75enne Yasutoshi Kamata, e nel carcere di Fukuoka Junko Yoshida una donna di 56 anni: si tratta della prima donna che viene giustiziata dal 2012. Con queste due esecuzioni, le prime in Giappone nel 2016, ammontano a 16 le persone impiccate durante il governo del Primo Ministro Shinzo Abe andato in carica alla fine del 2012. Ora rimangono 124 condannati a morte in Giappone, 89 dei quali stanno tentando di ottenere un nuovo processo e 22 un provvedimento di grazia. Hiroka Shoji, ricercatrice per l’Asia Orientale di Amnesty International, ha dichiarato: “Queste indegne esecuzioni dimostrano il fallimento della leadership del primo ministro”. Il governo giapponese continua a sostenere che la pena di morte incontra il favore dell’opinione pubblica e costituisce un deterrente ai crimini peggiori. Ribadendo l’assoluta infondatezza di questa convinzione, Amnesty International ha chiesto al Giappone di introdurre immediatamente una moratoria su tutte le esecuzioni, come primo passo verso l’abolizione della pena di morte. Val la pena di ricordare che in Giappone le esecuzioni sono segrete, ai condannati ne viene data informazione solo poche ore prima, mentre i familiari, gli avvocati difensori e il pubblico apprendono la notizia solo ad esecuzione avvenuta. (V. nn.: 196; 199, Notiziario; 200, 205, e nn. ivi citati)

 

Indonesia. Personalità politiche incitano alla guerra contro i gay. In Indonesia l'omosessualità non è reato ma le dichiarazioni rilasciate a fine febbraio da due ministri e da un parlamentare ex ministro, rischiano di innescare la violenza omofoba. Prima Muhammad Nasir, Ministro della Pubblica istruzione, ha dichiarato che i servizi di consulenza offerti ai gay presso un'importante università stavano corrompendo i giovani, poi il Ministro della Difesa Ryamizard Ryacudu ha definito il movimento gay una 'guerra moderna' e un 'tentativo dell'Occidente di attentare alla sovranità nazionale', e infine un influente parlamentare, Tifatul Sembiring, ex ministro delle comunicazioni, ha addirittura incitato il pubblico, tramite Twitter, ad ammazzare ogni gay incontrato. Per di più il Vice presidente Jusuf Kalla ha chiesto di interrompere il finanziamento ad un programma delle Nazioni Unite teso alla rimozione della discriminazione e alla violenza nei riguardi degli omosessuali. V. ad es.: http://www.bbc.com/news/world-asia-35657114

 

Iran. Un sedicenne al momento del reato di nuovo condannato a morte. Il 2 marzo Amnesty International USA ha lanciato un’azione urgente in favore di Amir Amrollahi che è stato condannato a morte in Iran una seconda volta in un secondo processo dopo un decennio di detenzione. La corte ha rigettato le conclusione di un perito forense che ha affermato che egli non aveva raggiunto la maturità mentale al momento del crimine nel 2005. Vedi:

http://www.amnestyusa.org/get-involved/take-action-now/iran-commute-amir-amrollahi-s-death-sentence-ua-1508

 

Pakistan. Avanti tutta con la pena di morte. Il 22 marzo scorso il governo del Pakistan ha reso noto che nel paese sono stati impiccati 353 condannati a morte da quando - in seguito al massacro di scolari compiuto dai terroristi Talebani a Peshawar - la moratoria sulle esecuzioni è stata rimossa nel dicembre 2014 (v. n. 220). 444 richieste di grazia sono state respinte dal Presidente nel periodo che va dal dicembre 2014 al febbraio 2016. 38 sono ancora in sospeso e altre 33 vengono esaminate in questi giorni. Per molti condannati è stata chiesta la grazia sulla base del fatto che i detenuti stanno già scontando una condanna all’ergastolo e non si possono ricevere due condanne diverse per uno stesso reato. Le corti esamineranno tale questione caso per caso. Ad una richiesta da parte dell’avvocato Zafarullah Khan, Ministro per i Diritti umani, di abolire la pena di morte, il giudice Mian Sagib Nisar ha risposto: “la corte ha chiarito che il diritto alla vita e alla libertà non è assoluto in natura; una persona non può essere privata della propria vita e della propria libertà tranne quando ciò avviene secondo la legge”.

 

Sudafrica. Esumazione di impiccati durante l’apartheid. Sono cominciate in Sudafrica le esumazioni dei resti di 83 prigionieri politici che furono impiccati all’epoca dell’apartheid nel carcere centrale di Pretoria. Il 23 marzo il ministro Michael Masutha ha dichiarato che questa iniziativa è stata presa per restituire dignità alle persone giustiziate tra il 1960 e il 1990. Ha aggiunto: “La Commissione per la Verità e la Riconciliazione e numerosi governi provinciali organizzeranno la consegna dei resti alle famiglie affinché possano dare loro una dignitosa sepoltura”. I condannati a morte in quegli anni venivano trasferiti nel carcere di Pretoria per l’esecuzione e venivano poi seppelliti senza apporre alcuna lapide. Si è però conservata parziale indicazione dei luoghi di sepoltura, per cui sarà possibile esumare 69 condannati che si trovano nel cimitero di Mamelodi West e 14 seppelliti in quello di via Rebecca. La pena di morte in Sud Africa vigente dal 1960 fu abolita nel 1995, dopo una moratoria di 5 anni sulle esecuzioni indetta dal presidente Frederik Willem de Klerk.

 

Tanzania: Condannati a morte 19 uccisori di albini. Hamad Yusuf Masauni, Vice Ministro degli Interni della Tanzania, il 12 marzo ha confermato che 19 persone sono state condannate a morte per aver ucciso degli albini. I condannati fanno parte dei 133 accusati di tale reato dal 2006 al 2015. “I casi di altri aggressori e omicidi di albini si trovano in differenti stadi dell’iter giudiziario” ha aggiunto. Musavi afferma che 75 persone affette da albinismo sono state assassinate in Tanzania dal 2006 in poi, e oltre 100 sono state attaccate e mutilate. Tali aggressioni conseguono principalmente alla credenza popolare, diffusa nell’Africa orientale, che parti del corpo degli albini abbiano poteri magici che gli stregoni dicono di potere sfruttare, o ad altre credenze che considerano gli albini come creature maledette e apportatrici di disgrazie.

 

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 2 aprile 2016