FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU / ELLIS(ONE) UNIT


Numero 105 - Marzo 2003

 

 

 

 

 

 

 

 

SOMMARIO:

 

1) Attraverso la guerra 'infinita'

2) Del tutto arbitraria la detenzione a Guantanamo

3) Tortura: l'America ritorna nella preistoria dei diritti umani

4) Atto patriottico: II parte

5) La 'guerra infinita' rafforza moderatamente la pena di morte

6) Kenneth intervista Tony Ford nel braccio della morte

7) Debole impatto della sentenza riguardante giudici e giurie

8) Ennesima sospensione per Banks da 22 anni nel braccio della morte

9) Ucciso Amos King da 26 anni nel braccio della morte della Florida

10) Possibile connotazione razzista della condanna di Thomas Miller

11) In Iran continua il braccio di ferro sul caso Aghajari

12) Rimane fissata per il 3 aprile la data di esecuzione per Scott Hain

13) Curato per essere ucciso

14) Discusso l'appello di Chris Simmons

15) Chiesta la riapertura del caso di Tommy Zeigler in Florida

16) Inaffidabili i test del DNA nel laboratorio della polizia in Texas

17) Bocciato in Arizona e in Pennsylvania il sistema della pena capitale

18) La morte recapitata a domicilio

19) Un pubblico giovanissimo discute sulla pena di morte

20) Grandi iniziative del comitato: Dale Recinella torna in Italia!

21) Richieste di corrispondenza

22) Notiziario: Arabia Saudita, Illinois, Kenya, Mississippi, Texas, U.S.A, Virginia

 

 

 

1) ATTRAVERSO LA GUERRA 'INFINITA'

 

 

 

Questo Foglio di Collegamento si chiude mentre il mondo sembra precipitare inesorabilmente in quella fase atroce della 'guerra infinita' costituita dall'attacco anglo-americano all'Iraq di Saddam Hussein (v. n. 99). Coloro che lottano per i diritti umani devono tenere alta la testa e mantenere intatta la loro capacità di mobilitazione qualunque cosa accada.
Durante e dopo le ostilità dovremo probabilmente annotare gravi conseguenze negative per i diritti umani, in aggiunta a quanto è già avvenuto a partire dall'11 settembre 2001 - data dello scatenamento di quella guerra 'infinita' che era stata preparata con largo anticipo. La tristezza per la cecità del potere - e la compassione per coloro che patiranno indicibili sofferenze - non dovranno toglierci la serenità e la lucidità necessarie per proseguire e, se possibile, intensificare il nostro impegno.

 

 

 

2) DEL TUTTO ARBITRARIA LA DETENZIONE A GUANTANAMO

 

 

 

Oltre 600 uomini sono detenuti dagli Stati Uniti senza accusa e senza processo nella base cubana di Guantanamo Bay, in condizioni disumanizzanti (mentre in Afghanistan migliaia di prigionieri degli Americani e dei loro 'alleati' languiscono in condizioni ancora peggiori, del tutto confrontabili - secondo osservatori internazionali - con quelle dei campi di concentramento nazisti). Tutti sono passibili di condanna capitale ma a nessuno è lasciato il diritto di essere giudicato da un tribunale regolare.
L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Sergio Vieira de Mello, il 13 marzo ha accusato gli U. S. A. di mantenere "in un buco nero legale" a Guantanamo 650 sospetti combattenti talebani o membri di Al Qaeda. La protesta di Vieira de Mello era diretta contro la decisione di una corte federale la quale ha ritenuto che tali prigionieri, essendo stranieri detenuti al di fuori del territorio nazionale, non abbiano diritto ad essere giudicati dalle corti degli Stati Uniti. L'11 marzo una Commissione di tre giudici della Corte federale d'appello del Distretto di Columbia aveva confermato all'unanimità la decisione di una corte inferiore che negava a dodici cittadini Kuwaitiani, due Inglesi e tre Australiani detenuti a Guantanamo il diritto di essere giudicati delle corti degli Stati Uniti (per loro, e per gli altri, rimane la possibilità di scontare una pena indefinita senza processo o di essere giudicati dai 'tribunali canguro' militari).
Dopo un incontro, evidentemente infruttuoso, con il Presidente Bush, l'Alto Commissario ha dichiarato: "Si possono avanzare tutti i cavilli legali di questo mondo ma chi controlla un territorio, ha un dispositivo militare e un centro di detenzione in quel territorio e vi imprigiona 650 persone, non può affermare che le leggi della nazione che controlla il territorio non si devono applicare".
Il Ministro della Giustizia John Ashcroft ha invece salutato la decisione come "un'importante vittoria nella guerra al terrorismo" ed ha aggiunto: "In tempo di guerra, il presidente deve avere la facoltà di proteggere la nostra nazione contro i nemici che cercano di fare del male agli Americani innocenti".

 

 

3) TORTURA: L'AMERICA RITORNA NELLA PREISTORIA DEI DIRITTI UMANI

 

 

 

Alan Dershowitz (uno dei più famosi e più pagati avvocati difensori d'America) ha dichiarato, nel corso di una trasmissione della CNN, che "se Khalid Shaikh Mohammad non parlerà, i nostri ragazzi dovranno violare la Convenzione di Ginevra e piantargli un ago sterilizzato sotto le unghie". Sterilizzato, naturalmente, perché non vogliamo che si becchi un'infezione. E per quanto riguarda gli accordi di Ginevra "I paesi di tutto il mondo li violano", quindi dov'è il problema?
Il problema, spaventoso, è che la CNN abbia divulgato la dichiarazione di questo notissimo personaggio, cui hanno fatto seguito altre dello stesso tenore. Se ad una persona viene permesso di sostenere simili idee in pubblico e nessuno si oppone, è ovvio che ci si preoccupi ancor meno quando i giornali e la stessa CNN parlano apertamente dei trattamenti già messi in pratica per ottenere informazioni dai presunti o reali terroristi.
Ci sembrano già lontani i giorni in cui fu chiarito dagli Stati Uniti che i militari americani non sarebbero mai stai sottoposti al giudizio del Tribunale Penale Internazionale per i Crimini contro l'umanità (strana decisione, se avessero avuto la coscienza pulita!) o i giorni in cui furono diffuse le immagini dei prigionieri talebani incappucciati, ammanettati e in ginocchio per ore alla base di Guantanamo, ma probabilmente si trattava (no, mi correggo, si tratta ancora, perché pochissimi di quei prigionieri sono stati liberati) di un albergo di lusso, rispetto alle sedi riservate ai Talebani rinchiusi in Afghanistan e custoditi dall'Alleanza del Nord (con la benedizione degli Americani) in campi definiti, da chi li vide, del tutto simili a quelli di Auschwitz.
Quelli erano i primi tentativi di un governo dittatoriale (chiamiamo infine le cose con il loro nome) che adesso, fattosi più sicuro, sta abituando il pubblico a considerare la tortura e i maltrattamenti inumani come forme "blande e accettabilissime" di pressione per proteggere la nazione.
Qualche settimana fa nientemeno che il New York Times ha candidamente pubblicato un articolo in cui si parla di Khalid Shaikh Mohammad, e si dice testualmente: "Fonti di alto livello nell'amministrazione americana assicurano che nei (suoi) riguardi non verrà usata alcuna forma di tortura fisica, ma tecniche di pressione considerate accettabili, quali la privazione della luce e del sonno, la sospensione temporanea di cibo, acqua, libera uscita e cure mediche".
Penso che simili dichiarazioni si commentino da sole, ma vorrei ricordare a queste pregevolissime "fonti di alto livello dell'amministrazione americana" che lo stomaco, la bocca, gli occhi, la pelle e il cervello fanno parte del fisico umano, e che quindi non si può pensare che far soffrire la fame e la sete, privare del sonno o tenere al buio una persona non costituisca una vera e propria tortura.
Il colmo dell'ipocrisia dell'amministrazione americana consiste nel trasferire rapidamente le persone da interrogare con i metodi più spietati (che vanno al di là delle cosiddette 'pressioni accettabili') in territori che si trovano al di fuori della giurisdizione americana (pur dipendendo in toto dalla sua volontà e dalla "longa manus" della CIA), in particolare in paesi nei quali la tortura è praticata abitualmente, quali Siria, Giordania, Egitto e Marocco. Nello stesso articolo sopra citato, si riporta che una fonte dell'intelligence marocchina ha dichiarato: "Possiamo utilizzare tutti i mezzi a nostra disposizione. Occorre piegare la resistenza dei prigionieri a tutti i livelli e dimostrare loro che hanno torto, che la loro ideologia è sbagliata e che non ha nulla a che vedere con la religione. Noi sappiamo come piegare la loro resistenza".
Alcuni prigionieri poi liberati hanno rivelato di aver sofferto pene inumane, di essere stati costretti a restare in piedi nella cella legati ad una catena che pendeva dal soffitto fissata al loro collo, mentre i piedi erano tenuti nei ceppi. Un altro prigioniero è stato tenuto per tre mesi con pochissimo cibo, è stato privato della luce e del sonno e la temperatura della stanza in cui era rinchiuso è stata fatta oscillare dai 38 gradi ai 12 gradi sotto zero.
In Pakistan ad Abu Zubaida - sospetto dirigente di Al Qaeda - fu sparato ai testicoli, poi gli furono sospese le 'cure mediche', cioè la somministrazione della morfina, nella fasi in cui egli si rifiutava di 'collaborare'.
Non so se davvero la maggioranza dell'opinione pubblica americana condivide l'ottimistica e assolutamente improbabile convinzione che tutto questo servirà a ridurre i rischi di futuri attentati terroristici al popolo americano, ma mi auguro che anche in America sempre più persone (e in effetti sta accadendo per quanto riguarda l'opposizione alla guerra all'Iraq) prendano coscienza del regime dittatoriale che pian piano si sta instaurando in casa loro e dei tremendi rischi di vendette e di odio, ai quali questo regime sta esponendo l'America, da parte di un numero sempre maggiore di persone nel mondo.

 

(Grazia)

 

 

 

4) ATTO PATRIOTTICO: II PARTE

 

 

 

Nella seconda metà di febbraio si è appreso che l'amministrazione americana sta preparando segretamente un 'pacchetto di leggi' destinato ad integrare l' "Atto patriottico" approvato dal Congresso il 25 ottobre del 2001 subito dopo gli attentati alle Torri gemelle. Già l'Atto patriottico limita fortemente i diritti civili e le libertà individuali di cittadini statunitensi e soprattutto stranieri con lo scopo dichiarato di dare al Governo americano le più ampie possibilità di azione nel 'combattere il terrorismo' (v. nn. 90, 91 e 92). Nella bozza del nuovo pacchetto - denominato "Atto per l'incremento della sicurezza interna del 2003" - si delinea un attacco ai diritti civili anche al di fuori delle esigenze di prevenzione del terrorismo. Il progetto governativo, che ha suscitato l'allarme dell'ACLU (Unione Americana per le Libertà Civili), intende rimuovere gran parte delle limitazioni del potere governativo nei riguardi degli individui - soprattutto per quanto riguarda la facoltà di intromettersi nella privacy delle persone qualsiasi. Per esempio sarebbe prevista la schedatura estensiva del DNA delle persone senza il permesso dell'autorità giudiziaria e senza il consenso dei cittadini. Notiamo che l'11 marzo si è diffusa la notizia che il Ministro Ashcroft intenderebbe spendere la cifra iperbolica di un miliardo di dollari in cinque anni per ampliare la banca nazionale del DNA che ora contiene soltanto le informazioni genetiche di 1,3 milioni di persone coinvolte in questioni penali.

 

 

 

5) LA 'GUERRA INFINITA' RAFFORZA MODERATAMENTE LA PENA DI MORTE

 

 

 

L'allarme indotto nell'opinione pubblica dai fatti dell'11 settembre 2001 e dalla "guerra infinita" ha fatto aumentare di due o tre punti percentuali il favore dei cittadini statunitensi per la pena capitale. Secondo l'ultimo sondaggio Gallup attualmente coloro che si dichiarano a favore della pena di morte sono il 70% degli abitanti degli States. Anche il numero delle esecuzioni capitali, in declino negli ultimi anni, potrebbe registrare un apprezzabile aumento nel corso del 2003; dall'inizio dell'anno al 13 marzo negli Stati Uniti sono state eseguite 16 sentenze capitali, di cui 10 in Texas. Questo dato corrisponderebbe a 82 esecuzioni in un anno (in tutto il 2002 ve ne sono state 71).

 

 

 

6) KENNETH INTERVISTA TONY FORD NEL BRACCIO DELLA MORTE

 

 

 

Cari amici italiani, quest'oggi desidero realizzare un articolo molto particolare. Sono convinto (e spero che questa mia idea sia condivisa nell'ambito del movimento abolizionista) che la pena di morte non possa essere sconfitta focalizzando l'attenzione su situazioni individuali. Credo fermamente nell'unità e che solo attraverso gli sforzi comuni potremo creare una forza che sconfiggerà questo orrendo sistema. Non c'è alcun dubbio che vi siano uomini innocenti nei bracci della morte in America e, mentre il Texas cerca di accelerare la sua macchina omicida, la necessità di ascoltare le voci di uomini innocenti è adesso più urgente che mai. Oggi ne intervisto uno. Spero che a questa intervista ne seguano altre in futuro. Oggi realizzo un'intervista con Tony Ford, di 29 anni. Tony si trova nel braccio della morte dal 1993. Adesso è sul punto di dimostrare [in appello] il comportamento scorretto della polizia [nei suoi confronti], che potrebbe scagionarlo del tutto. Ho scelto Tony per questo motivo e pure perché ha delle attività che vengono proposte anche in Italia, che credo meritino attenzione. Tony porta avanti la sua lotta attraverso l'arte. Qui sotto è riprodotto un disegno di Tony. Il suo talento è fenomenale ed egli ha scelto di condividerlo con il mondo. Questo disegno in particolare (intitolato "Ode ad un Martire") fa davvero accapponare la pelle. In esso è catturata la disperazione, il dolore e la pressione che noi avvertiamo qui dentro. Se potesse farlo, questo è ciò che il sistema vorrebbe tenere nascosto agli occhi della società. Queste atrocità costituiscono la realtà quotidiana per noi qui, perciò per favore ascoltate il messaggio di Tony e auguriamoci che la nostra partecipazione questa battaglia incoraggi ed ispiri altri ad aiutarci a produrre un cambiamento straordinario nella società. Kenneth.

 

 

Kenneth: Tony, ci consociamo dal 1997 e siamo diventati amici legandoci l'un l'altro sotto molti aspetti. Intraprendiamo azioni comuni nella nostra battaglia politica. Che cosa ha influenzato la tua lotta qui nel braccio della morte e ti ispira a mantenerti così forte e concentrato?

 

 

Tony: Più importante di tutto è la semplice necessità di lottare. Non sono mai stato uno che accettava volentieri le punizioni. Ma, in questo caso, si tratta di una punizione ingiusta. Non potrei mai accettare l'idea di permettere a qualcuno di punirmi ingiustamente, ma in particolare ciò che mi induce a combattere è la consapevolezza che se io non mi batto per me stesso non posso aspettarmi che nessun altro si batta per me. Spesso questa battaglia per la giustizia appare molto solitaria, ma con fratelli come te, con l'amore e il sostegno della famiglia e degli amici, la lotta è più facile perché so che ci sono persone al mio fianco in una causa comune. La vita è preziosa, è un dono da curare. Non combattere per la vita a me sembra un insulto. La vita stessa è l'ultima ispirazione per combattere - per vivere!

 

 

Kenneth: Tre domande: puoi definire alcuni degli stereotipi più usuali appioppati ai condannati a morte, puoi spiegare perché essi si formano agli occhi della società e come possiamo cambiarli?

 

 

Tony: Il primo stereotipo è che il braccio della morte sia pieno di serial killer. La maggior parte delle persone nel braccio della morte sono poveri, drogati, che hanno commesso dei crimini (per lo più rapine) per procurarsi il denaro per la droga. Altri sono qui solo perché l'accusa ha ritenuto di poter vincere la causa contro di loro. I media aiutano a promuovere lo stereotipo che i condannati a morte sono mostri attraverso servizi sensazionalistici. Il delitto è orrendo, non dovrebbe essere amplificato dai media. Fino a che la società e coloro che governano la società non impareranno che tutte le vite sono preziose, molte persone continueranno a volere la morte come punizione per la perdita dei propri cari. Noi nel braccio della morte possiamo solo dimostrare alla società che non siamo mostri. Molti di coloro che sono qui hanno solo commesso un errore, che sfortunatamente è costato la vita di una persona. Un dramma con il quale essi devono convivere per il resto della loro esistenza.

 

 

Kenneth: Ho letto la storia del tuo caso in cui vi sono grossolane e flagranti ingiustizie. Essendo anch'io un uomo ingiustamente incriminato, so come le bugie e le prove costruite ad hoc possano far incriminare un uomo. Perché pensi che tanti innocenti vengano condannati?

 

 

Tony: Prima di tutto perché i diritti delle persone non sono rispettati da parte di coloro che dovrebbero tutelarli. Inoltre a scuola non riceviamo adeguata istruzione sulla legge e sui nostri diritti in dipendenza della legge. Un persona può imparare a conoscere la legge in due modi: o seguendo corsi di legge al college, o facendosi arrestare. Nel secondo modo, è spesso troppo tardi. In America si dà grande importanza ai diritti, ma nel sistema criminale sono solo quelli che possono pagare che riescono a proteggere i loro diritti. La gente deve capire che gli avvocati dell'accusa fabbricano un caso per ottenere una condanna, non per scoprire la verità. La polizia raccoglie prove per contribuire ad aumentare i sospetti su una persona che ritiene abbia commesso un crimine, non per scoprire la verità. Spesso, si lascia che le prove siano aperte a varie possibili interpretazioni. In altre parole, l'accusa costruisce una teoria su come un crimine potrebbe aver avuto luogo, basandosi su queste prove. La maggior parte delle persone vengono incriminate non su prove della loro colpevolezza, ma su una storia credibile che viene creduta da una giuria. Ora, la maggioranza dei giurati pensa che un poliziotto o un avvocato dell'accusa non mentano o distorcano i fatti per ottenere una condanna. Li considerano portatori di verità e molte persone vengono incriminate, condannate a morte e assassinate dallo stato, a causa della fiducia cieca dei giurati nella polizia e negli avvocati dell'accusa. Infine vi sono giurati che condannano le persone per ragioni emotive, pensando al crimine che è stato commesso, non sulla base dei fatti che provano che una persona ha davvero commesso un crimine. Queste ultimi tipi sono i peggiori di tutti, perché non tengono i fatti in alcun conto.

 

 

Kenneth: Tu consacri la tua arte al tuo desiderio di giustizia. Parlaci dei motivi e degli scopi che per cui realizzi tutto ciò.

 

 

Tony: I miei quadri, come le tue poesie, sono un mezzo di espressione. Molte persone sono sensibili a ciò che vedono, riescono a capire meglio le cose che vedono, capiscono i quadri. Quindi la mia arte è la mia voce, è il modo con cui io parlo alla gente, e lascio che la gente veda attraverso i miei occhi, attraverso i miei disegni; la bellezza, la gioia, la bruttezza e il dolore della vita. La vita non viene vissuta da nessuno in un unico modo, quindi io cerco di rifletterne tutti gli aspetti. Spero che le persone possano avvertire la mia arte a un livello profondo e sentirsi quasi costrette ad unirsi nella lotta per la giustizia per porre fine a questa macchina assassina - alla pena di morte.

 

 

Kenneth: Quali manifestazioni sono state tenute per te in Italia? E dove progetti di realizzare questo genere di manifestazioni in futuro?

 

 

Tony: La maggior parte delle manifestazioni in Italia sono state effettuate per mostrare i mie lavori e soprattutto per sottolineare la mia lotta per salvarmi. Molte persone e organizzazioni hanno collaborato affinché questo fosse possibile. Gabriella Giuliani è tra quelli che maggiormente mi stanno aiutando ad educare la gente e a costruire sostegno alla mia lotta. ... Molte organizzazioni hanno collaborato a preparare ed ospitare delle mostre per me. Spero di realizzare altre mostre quest'anno, di costruire maggiore sostegno e di condividere la mia arte e la mia poesia (che verrà raccolta in un libro, che spero di completare quest'anno). Con questi progetti continuo a costruire opposizione alla pena di morte. Non è un diritto dei governanti uccidere i loro cittadini nel nome della giustizia. Non possiamo permetterglielo. Spero che queste mostre contribuiscano ad accrescere l'opposizione alla pena di morte.

 

 

Kenneth: Come ci si può informare sul tuo caso e sulle mostre che farai?

 

 

Tony: Si può sapere di più della mia lotta personale per la libertà, delle mostre future e del mio caso visitando il mio sito Internet e leggendo la storia ed i fatti relativi al mio caso che vi sono riportati. Le persone possono anche scrivermi delle e-mail e pormi domande o scrivermi direttamente e io risponderò a tutte le domande che mi porranno.

Indirizzo:

Tony Ford # 999075 - Polunsky Unit
- 3872 FM 350 South
- Livingston, TX 77351
U.S.A.

 

Il mio sito è:

http://digilander.libero.it/tonyford

 

La mia e-mail: mailto:tony_ford@libero.it

 

 

Kenneth: Per concludere, dicci una delle tue frasi filosofiche preferite e qualsiasi altra cosa desideri aggiungere.

 

 

Tony: Non ho un motto filosofico personale. Tutto ciò che è positivo mi piace e credo che la maggior parte della gente possa trovare qualche frase intorno a sé da cui trarre ispirazione. Una delle frasi che io aggiungo spesso alla fine delle mie lettere è "In forza e in spirito". Quindi, ecco: in forza e in spirito. Combatto e vado avanti, ma principalmente in forza e in spirito è il modo in cui vivo. E cerco di trasmettere questa visione positiva a coloro che conosco e a quelli che si mettono in contatto con me.

7) DEBOLE IMPATTO DELLA SENTENZA RIGUARDANTE GIUDICI E GIURIE

 

 

Il 26 febbraio la Corte suprema dell'Arizona, con una decisione presa all'unanimità, ha deciso di ignorare - per gli imputati già condannati - la sentenza della Corte suprema federale del 24 giugno scorso che assegnava alle giurie e non ai giudici la facoltà di affermare i fattori aggravanti di un crimine che portano alla pena capitale. Il Parlamento dell'Arizona ha nel frattempo emendato la normativa ma rimane il problema di coloro che sono stati condannati a morte sotto un regime dichiarato incostituzionale. E' scontato che gli interessati ricorrano ora alla medesima Corte suprema federale.
In maniera forse troppo ottimistica alcuni avvocati avevano prospettato a giugno l'annullamento di circa 800 condanne a morte in 9 stati (v. n. 98). Per ora nessuna condanna è stata annullata e anzi gli stati si sono rifiutati, per quanto possibile, di modificare le proprie leggi (particolarmente grave è il rifiuto della Florida).

 

 

 

8) ENNESIMA SOSPENSIONE PER BANKS DA 22 ANNI NEL BRACCIO DELLA MORTE

 

 

 

Nonostante i gravissimi dubbi che rimangono sulla sua colpevolezza, nonostante l'intervento di eminenti personalità dell'ambiente giudiziario in suo favore, l'afro-americano Delma Banks stava per essere ucciso dallo stato del Texas il 12 marzo quando è intervenuta la Corte suprema federale.
L'ordine di sospensione emanato dalla massima corte statunitense è giunto alle autorità del Texas 10 minuti prima che iniziasse la procedura dell'iniezione letale. In precedenza la Corte di Appello federale del Quinto circuito si era rifiutata di intervenire e la Commissione per le Grazie aveva ignorato la domanda di clemenza del condannato perché presentata in ritardo.
La critica sferzante della stampa contro la volontà di procedere ad ogni costo all'esecuzione di Banks si era aggiunta ad un appello inviato alle corti federali da quatto eminenti personalità del mondo giudiziario, tutte favorevoli alla pena capitale. L'ex giudice federale William Session, dirigente dell'FBI, insieme a due altri ex giudici federali e ad un ex accusatore governativo ha scritto in un ricorso: "Le questioni presentate nella petizione del Sig. Banks riguardano direttamente la correttezza dell'amministrazione della pena di morte in questa nazione". In effetti, in mancanza di qualsiasi prova fisica che legasse l'accusato alla scena dell'omicidio di un sedicenne avvenuto nel 1980, la pubblica accusa aveva ammorbidito, istruito e poi presentato come testimoni due criminali, uno dei quali pagato dalla polizia, che poi ritrattarono le loro deposizioni. L'accusa inoltre nascose ai difensori di Banks alcuni documenti che avrebbero minato l'impianto accusatorio.
Anche se Delma Banks, con tutta probabilità innocente, alla fine sarà prosciolto - cosa per nulla scontata - come potrà essere compensato per sedici date di esecuzione e altrettante sospensioni in 22 anni di inferno passati nel braccio della morte del Texas ?

 

 

 

9) UCCISO AMOS KING DA 26 ANNI NEL BRACCIO DELLA MORTE DELLA FLORIDA

 

 

 

Gli avvocati di Amos Lee King hanno presentato fino all'ultimo una grande quantità di appelli per strapparlo alla morte, ma Amos, sulla cui colpevolezza rimangono dubbi, è stato ucciso dallo stato della Florida, come programmato, il 26 febbraio. L'anno scorso furono fissate tre date di esecuzione per lui. Il 2 dicembre il condannato si vide sospendere l'esecuzione 90 minuti prima dell'ora fissata: intervenne il Governatore Jeb Bush per consentire alcuni test del DNA, che non dettero però risultati significativi. King ha sempre protestato la sua totale estraneità al delitto per il quale fu condannato a morte 26 anni fa ed ha riaffermato la propria innocenza sul lettino dell'iniezione letale.
Due settimane prima dell'esecuzione era stato concesso al condannato una ulteriore serie di test del DNA che non aveva dimostrato la sua innocenza ma neanche dissipato i dubbi sulla sua colpevolezza.

 

 

 

10) POSSIBILE CONNOTAZIONE RAZZISTA DELLA CONDANNA DI THOMAS MILLER

 

 

 

L'esecuzione della condanna capitale dell'afro-americano Thomas Miller-El, che doveva avvenire in Texas il 21 febbraio del 2002, fu sospesa sei giorni prima per intervento della Corte Suprema degli Stati Uniti (v. nn. 93, 94). Il 25 febbraio scorso la massima corte, con la schiacciante maggioranza di 8 a 1, ha accolto il ricorso degli avvocati di Thomas che contestavano alla Corte di Appello federale del Quinto circuito di non aver voluto considerare le prove di un esplicito comportamento razzista dei pubblici accusatori al tempo in cui egli fu condannato a morte. A quel tempo - tra le altre cose - veniva distribuito ai nuovi accusatori un manuale in cui si consigliava di escludere dalle giurie membri appartenenti a minoranze razziali "perché essi parteggiano per gli accusati". Miller fu condannato a morte nel 1986, sulla base di un'unica testimonianza oculare, per l'uccisione di un impiegato di un albergo nel corso di una rapina. Una altro dipendente, che sopravvisse all'aggressione pur rimanendo paralizzato, riconobbe in Thomas Miller l'assassino e fu il testimone chiave dell'accusa. Miller si è sempre dichiarato innocente del delitto.
La Corte Suprema ha ora imposto alla Corte federale d'Appello del Quinto Circuito - che finora si era rifiutata di considerare gli appelli di Miller - di esaminare le prove di una possibile discriminazione razziale avvenuta ai suoi danni. Ciò non significa che il condannato abbia già ottenuto l'annullamento della sua condanna capitale. La Corte Suprema non ha valutato il peso delle prove ma ha sentenziato che: "Indipendentemente dal fatto che le prove addotte siano abbastanza forti da dimostrare una sistematica esclusione degli Afro-Americani dalle giurie, esse rivelano che la cultura degli uffici dei pubblici accusatori nel passato fu inquinata da pregiudizio nell'escludere gli Afro-Americani nella formazione delle giurie."

 

 

 

11) IN IRAN CONTINUA IL BRACCIO DI FERRO SUL CASO AGHAJARI

 

 

 

Il 17 febbraio il nuovo portavoce del potere giudiziario iraniano, Gholamhussein Elham, ha annunciato che il professor Hashem Aghajari - esonerato dalla Corte suprema tre giorni prima (v. n. 104) - potrebbe essere di nuovo processato dalla Corte di Hamedan che lo condannò a morte in novembre per aver offeso il Profeta Maometto. Secondo questo portavoce - subentrato a Hussein Sadeghi dimessosi per protesta contro la condanna di Aghajari - tale corte ha la facoltà di irrogare un'altra condanna a morte. L'annullamento della condanna capitale lascia inoltre in piedi le pene accessorie che potrebbero essere inflitte all'intellettuale iraniano: si tratta di 74 frustate, dell'interdizione dall'insegnamento per 10 anni e del confino in tre città remote per 8 anni.

 

 

 

12) RIMANE FISSATA PER IL 3 APRILE LA DATA DI ESECUZIONE PER SCOTT HAIN

 

 

 

Al momento di chiudere questo numero non vi è alcuna novità positiva riguardo al caso di Scott Allen Hain, minorenne all'epoca del delitto, la cui esecuzione in Oklahoma è stata fissata per il 3 aprile. Invitiamo i lettori che non lo hanno già fatto a inviare subito l'appello da noi suggerito (v. n. 104) per sollecitare la clemenza esecutiva per Scott. Ricordiamo di premettere ai numeri di fax il prefisso internazionale 001.

 

 

 

13) CURATO PER ESSERE UCCISO

 

 

 

Una recente decisione della Corte federale di Appello dell'Ottavo circuito, presa a maggioranza di 6 contro 5, consente allo stato dell'Arkansas di procedere alla cura forzata di Charles Leverne Singleton, malato mentale grave, per metterlo in grado di capire che verrà messo a morte e per quale motivo, condizione indispensabile per poter procedere ad un'esecuzione capitale negli Stati Uniti. Il giudice Gerald W. Heaney, dissentendo rispetto alla maggioranza, ha scritto: "Credo che procedere all'esecuzione di un individuo che è fuori di sé a meno di una specifica medicazione, ed è probabilmente incapace anche sotto trattamento, sia il colmo di quella che il [famoso] Giudice Marshall chiamò la 'barbarie di esigere una vendetta insensata' "

 

 

 

14) DISCUSSO L'APPELLO DI CHRIS SIMMONS

 

 

 

Il 5 marzo si è svolta un'udienza davanti alla Corte suprema del Missouri per Christopher Simmons, minorenne all'epoca del crimine per cui fu condannato a morte. Gli avvocati di Simmons hanno contestato la liceità della pena di morte per i minorenni e messo in rilievo il fatto che non fu prospettata alla giuria l'attenuante costituita dalla giovane età dell'imputato.
Chris Simmons doveva essere 'giustiziato' in Missouri il 5 giugno 2002 e il nostro Comitato partecipò alla campagna internazionale in suo favore (v. nn. 96 e 97). Il 28 maggio intervenne la Corte suprema del Missouri sospendendo l'esecuzione in attesa che si chiarisse a livello nazionale il problema della liceità della pena di morte inflitta ai minori di 18 anni. L'attenzione era puntata soprattutto su un possibile pronunciamento della Corte suprema federale in materia. Purtroppo la massima corte statunitense, divisa nettamente al suo interno, fino ad ora si è rifiutata di esaminare l'ammissibilità costituzionale della pena di morte per i minorenni (v. n. 99).

 

 

 

15) CHIESTA LA RIAPERTURA DEL CASO DI TOMMY ZEIGLER IN FLORIDA

 

 

 

L'intensa campagna in favore di William "Tommy" Zeigler Jr. - condannato a morte in Florida - alla quale il Comitato Paul Rougeau ha partecipato a partire dal mese di febbraio del 2001 (v. n. 83) - sta dando i suoi frutti. Il 7 marzo gli avvocati di Zeigler hanno discusso presso la competente Corte di Contea la richiesta di riaprire il caso.
Come sappiamo il condannato ha ottenuto il permesso di far eseguire dei test del DNA sui reperti imbrattati di sangue relativi alla strage avvenuta la vigilia di Natale del 1975 nella cittadina di Winter Garden in cui furono uccise quattro persone: la moglie e i suoceri di Zeigler e un uomo del posto, tale Charlie Mays (v. n. 98).
Secondo l'accusa fu Tommy Zeigler a uccidere tutte e quattro le vittime nel proprio negozio e a 'simulare' successivamente una rapina sparandosi in pancia con una pistola di grosso calibro. Zeigler avrebbe lottato corpo a corpo con il suocero prima di averne ragione. Il condannato invece ha sempre sostenuto di essere entrato al buio nel negozio e di essere stato assaltato dal Mays con il quale lottò strenuamente riuscendo infine a sparargli; secondo la sua versione, a compiere tre omicidi sarebbero stati Charlie Mays e un complice che poi lo accusò nel corso del processo.
I test del DNA recentemente effettuati hanno dato dei risultati compatibili con la versione del condannano e non con quella dell'accusa. In particolare il sangue che inonda la maglia allora indossata da Zeigler è risultato appartenere a Charlie Mays e non al suocero Perry Edwards.
L'avvocato difensore John Houston Pope il 7 marzo ha sostenuto oralmente che se la giuria avesse avuto le informazioni oggi disponibili non avrebbe potuto credere alla ricostruzione fatta dall'accusa e giudicare l'imputato colpevole (la giuria propose il carcere a vita e un giudice impose invece la pena di morte a Tommy Zeigler).

 

 

 

16) INAFFIDABILI I TEST DEL DNA NEL LABORATORIO DELLA POLIZIA IN TEXAS

 

 

 

Un'indagine approfondita compiuta tra dicembre e gennaio nel laboratorio della polizia di Houston nel Texas ha messo in rilievo gravissime carenze che mettono in forse l'attendibilità dei test del DNA compiuti in tale laboratorio in migliaia di indagini giudiziarie. Tra di esse vi sono quelle relative a circa 200 casi capitali, in 68 dei quali la sentenza di morte è già stata eseguita. Le deficienze del laboratorio erano note da anni ma la pubblica accusa continuava a farvi eseguire i test.
A fine febbraio si è deciso di ripetere i test del DNA almeno nei casi più controversi e, come si può immaginare, si è generata una grande confusione tra accusatori e difensori degli imputati. Per il momento è stato ordinato di ripetere i test in 22 casi, 7 dei quali riguardano condannati a morte. Il 6 marzo davanti ad una Commissione parlamentare il Capo della Polizia di Houston, C. O. Bradford, ha affermato che per questi 7 condannati non devono essere fissate date di esecuzione.
Altre centinaia di verifiche potrebbero essere ordinate in tempi brevi. Il primo detenuto a giovarsi della ripetizione dei test è stato Josiah Sutton che è stato liberato il 12 marzo dopo aver scontato 4 anni e mezzo di una condanna a 25 anni per violenza sessuale inflittagli nel 1999 quando aveva 17 anni.

 

 

 

17) BOCCIATO IN ARIZONA E IN PENNSYLVANIA IL SISTEMA DELLA PENA CAPITALE

 

 

 

Sia in Arizona che in Pennsylvania, commissioni di studio ad alto livello hanno suggerito drastici provvedimenti per correggere il sistema della pena di morte pervaso da gravi deficienze ed ingiustizie.
Il 18 febbraio una commissione, che fu nominata dal Ministro della Giustizia Janet Napolitano nel 2000, ha suggerito oltre 20 correttivi riguardanti l'applicazione della pena di morte. Tra di essi figurano la creazione di un ufficio statale di pubblici difensori per gli accusati di reato capitale e il bando della pena di morte per i minorenni. Una parte dei membri della commissione sarebbe favorevole ad una immediata sospensione delle esecuzioni se non all'abolizione totale della pena di morte. Janet Napolitano, che ora è governatrice dell'Arizona, non ritiene vi sia necessità di imporre una moratoria.
In Pennsylvania una commissione nominata dalla Corte suprema ha concluso il suo lavoro il 4 marzo trovando gravissime ingiustizie nel sistema della pena capitale dello stato, a cominciare da una marcata discriminazione razziale. Anche se i neri compongono solo il 10% della popolazione, costituiscono i due terzi dei 245 ospiti del braccio della morte. Nella relazione finale di 549 pagine, la commissione - che fu costituita nel 1999 - ha raccomandato al Parlamento e al Governatore di indire immediatamente una moratoria delle esecuzioni ed ha suggerito diversi provvedimenti che potrebbero rendere più equo il sistema della pena capitale. Il nuovo Governatore della Pennsylvania Ed Rendell, un ex pubblico ministero, non ritiene vi sia la necessità di indire la moratoria. Rendell, in campagna elettorale, aveva tra l'altro promesso di adoperarsi per il ripristino della condanna a morte del giornalista nero Mumia Abu Jamal attualmente congelata a causa delle irregolarità che si verificarono nel suo caso.

 

 

 

18) LA MORTE RECAPITATA A DOMICILIO

 

 

 

Molte volte abbiamo parlato degli sforzi delle autorità cinesi di sostituire l'iniezione letale alla fucilazione alla nuca quale metodo innovativo di esecuzione delle sentenze di morte (v. ed es. nn. 89 e 91). Sul nuovo metodo è stata fatta una 'sperimentazione scientifica' con condannati 'volontari'che è durata quattro anni. Le sostanze utilizzate per l'iniezione letale non sono state rese note e sono considerate un segreto di stato. Ora in Cina è stato prodotto in piccola serie un "veicolo mobile per le esecuzioni" che facilita lo smaltimento delle condanne a morte con il nuovo metodo.
Diciotto furgoni, ognuno del valore di 500.000 yen (circa 60.000 euro), attrezzati per somministrare l'iniezione letale, sono stati distribuiti alle 17 corti intermedie della provincia di Yunnan, per favorire l'abitudine cinese di eseguire subito le sentenze di morte.
Secondo quanto riferito da un giornale locale, già due detenuti "hanno beneficiato dell'ultimissimo ritrovato del sistema giudiziario" il 20 febbraio. Si tratta di due giovani condannati per traffico di eroina, di 21 e 25 anni.
Il presidente della Corte Suprema della provincia di Yunnan ha dichiarato alla stampa che "l'uso dell'iniezione letale dimostra come la pena di morte in Cina stia diventando più civile ed umana". Di fatto diventa anche più economica: per un'iniezione letale occorrono solo quattro uomini, mentre per la fucilazione all'aria aperta occorrono molte guardie per sorvegliare la zona in cui avviene l'esecuzione. Il professor Chen Xingliang, che insegna legge all'Università di Pechino, ha osservato: "Uccidiamo migliaia di persone ogni anno... Il fatto che un numero così grande di persone venga giustiziato resta la considerazione principale da fare, e sarebbe ipocrita sostenere che (l'iniezione letale) costituisca un progresso meraviglioso".
La Cina "giustizia" più criminali ogni anno di tutto il resto del mondo messo insieme, e il numero di esecuzioni resta un segreto dello stato. Alcuni governi, Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani hanno accusato la Cina del traffico degli organi espiantati dai prigionieri appena uccisi. La provincia di Yunnan è all'avanguardia per l'impiego dell'iniezione letale e dal marzo 1997 sarebbero stati uccisi in questo modo 112 condannati. (Grazia)

 

 

 

19) UN PUBBLICO GIOVANISSIMO DISCUTE SULLA PENA DI MORTE

 

 

 

Alle otto del mattino del 10 marzo scendo dal treno a Novara e trovo Anna Maria che mi porta a rifocillarmi, preoccupata che io sia ben nutrita e dissetata dopo il viaggio (come se avessi dovuto attraversare il deserto per arrivare da lei). Arrivate alla scuola Pier Lombardi allestiamo subito nell'aula magna la nostra "cella virtuale" e, dopo poco, arriva il primo gruppo di ragazzi: sono due classi di terza media, che mi ascolteranno dalle 9 alle 10:30' circa. Dopo una mezz'oretta di intervallo l'intervento verrà ripetuto su tre classi di terza media. In totale partecipano circa 120 studenti di età tra i 13 e i 15 anni. Anna Maria ha coinvolto le loro insegnanti di lettere o di matematica (le materie di cui hanno più ore) e ha fatto preparare il terreno per la conferenza: ai ragazzi è stata mostrata la videocassetta "Difesa a oltranza", poi sono stati letti nelle classi i testi tradotti di alcune lettere di condannati a morte e si è ripercorsa la storia dell'abolizionismo.
Ripeto in entrambi i turni il mio discorso: partendo da considerazioni di carattere generale sulla pena di morte nel mondo, mi soffermo sulla situazione in Cina e in America e descrivo le varie pecche del sistema giudiziario capitale, citando casi famosi: Paula Cooper, Joe Cannon, Jesse Jacobs, Gary Graham. I ragazzi sono attenti. La visita della cella virtuale riscuote il solito successo, e la lettura dell'orario delle varie attività che scandisce le giornate di un condannato li stupisce: "Ma quando dormono, se le guardie ogni ora li disturbano?" "Puittosto che vivere in una cella così angusta non è meglio morire?". Racconto anche di Dale Recinella e della sua esperienza come cappellano del braccio della morte. Descrivo brevemente l'iter di un'esecuzione cercando però di non rattristare troppo i ragazzi. Alla fine faccio girare l'originale di una lettera che il mio corrispondente in Florida ha scritto indirizzando il messaggio alla classe. Parlo del valore che può avere per i condannati l'amicizia, sia pure a distanza, offerta loro dai pen-pal. Anna Maria mi sostiene, interagisce con i ragazzi ponendo domande o mantenendo l'ordine, mi ricorda con molta discrezione alcuni argomenti da trattare che ogni tanto mi sfuggono, insomma è decisamente il mio braccio destro (e anche sinistro). Le domande da parte dei ragazzi arrivano, prima lentamente poi con maggiore coraggio. La maggior parte dei presenti sembra convinta che abbiamo ragione a batterci contro la pena di morte, ma alcuni sostengono la convinzione opposta: "Le vittime non risuscitano, quindi è giusto uccidere il colpevole!" "L'esecuzione insegna agli altri a non uccidere". Ci sono poi richieste di ulteriori informazioni: "Ma una donna incinta può subire l'esecuzione in America? E in Cina?" "Qual è l'esecuzione più indolore?" Alla fine del primo turno, una ragazzina, rinunciando al meritatissimo intervallo si avvicina e mi chiede l'indirizzo. Io immediatamente le scrivo il mio, lei mi guarda un po' perplessa e mi dice: "Non il suo, signora, quello del condannato in Florida che ha scritto quella lettera!".
Al termine dei due turni ho la voce di due toni più bassa ma sono estremamente soddisfatta. Anna Maria, instancabile, sta già pensando con la colleghe alla fase successiva, quella in cui i ragazzi faranno una relazione scritta sulla conferenza e sulle loro opinioni. Questo sarà il momento della verità specie per coloro che in pubblico non hanno osato esprimere il proprio punto di vista. Spero che nasca qualche germoglio tra questi giovanissimi che rappresentano il futuro della nostra società.

(Grazia)

 

 

 

20) GRANDI INIZIATIVE DEL COMITATO: DALE RECINELLA TORNA IN ITALIA!

 

 

 

L'avvocato Dale Recinella, che svolge attività di volontariato come cappellano laico e assistente spirituale dei condannati a morte in Florida, tornerà a trovarci in aprile e terrà un nuovo ciclo di conferenze sulla pena di morte e sulla sua esperienza con i detenuti. Era già stato ospite del Comitato Paul Rougeau a Roma e a Torino nel mese di gennaio dello scorso anno (v. n. 93). Quest'anno ritornerà soprattutto per merito di Francesca Giorgetti, ricercatrice nell'Università di Udine, di Stefano Zanini consigliere del Comitato ad Udine, e del Gruppo di Torino del Comitato Paul Rougeau.
Le conferenze di Dale sono coinvolgenti e interessantissime, innanzitutto perché Dale riferisce storie da lui vissute direttamente "sulla pelle", e poi perché (forse anche grazie alla sua professione di avvocato) egli è davvero un abile oratore.
Quest'anno Dale Recinella si recherà prima in Friuli e poi in Piemonte, dove terrà dibattiti e conferenze aperti al pubblico o riservati a studenti delle scuole superiori e dell'università.
Riportiamo qui il calendario dei suoi interventi pubblici, affinché i soci e i simpatizzanti del Comitato possano partecipare alle conferenze. Raccomandiamo a tutti coloro che ne hanno la possibilità di non perdere questa occasione eccezionale, portando con sé amici e conoscenti, soprattutto le persone da sensibilizzare sulla necessità di abolire la pena di morte nel mondo.

(Grazia)

 

 

 

FRIULI (Università di Udine, Amnesty International, Comunità di Sant'Egido, Comitato Paul Rougeau, Istituto d'Arte Statale di Udine)

 

 

Venerdì 4/4 - ore 20,30 - Udine, Sala Aiace, Piazza Libertà
Sabato 5/4 - ore 20,30 - Gemona (UD), Centro Sociale SALCONS
Martedì 8/4 - ore 20,30 - Udine, Istituto Tomadini, Via Martignacco, con Amnesty International
Venerdì 11/4 - ore 20,30 - Pordenone, Chiesa Battista

 

 

Per ulteriori informazioni sugli incontri in Friuli potete contattare Francesca Giorgetti, dell'Università di Udine, all'indirizzo e-mail francesca.giorgetti@cego.uniud.it

 

 

PIEMONTE (Amnesty International, Comune di Collegno, Comunità di Sant'Egido, Comitato Paul Rougeau)

 

 

Domenica 13/4, ore 17,00 - Torino: Chiesa di S.Teresa, via S.Teresa, con la Comunità di Sant'Egidio: Preghiera, lettura della Passione e Commento con discorso sulla pena di morte
Lunedì 14/4, ore 21,00 - Torino: Parrocchia di S.Giulio d'Orta, Corso Cadore
Martedì 15/4, ore 18,00 - Collegno (TO) - Sala dei Popoli, Corso Francia, 275
Giovedì 17/4, ore 20,30 - Torino:Centro Servizi Volontariato, Via Toselli 1, con Amnesty International

 

 

Grazia Guaschino, responsabile del Gruppo di Torino, introdurrà i dibattiti e fungerà da interprete di Dale. Agli incontri dei giorni 14,15 e 17 aprile parteciperà Giuseppe Lodoli, consigliere del Comitato.

 

 

Per ulteriori informazioni relativi agli incontri in Piemonte rivolgetevi a Grazia Guaschino, tel. 011 8991482, e-mail mailto:%20guygre@libero.it

 

 

 

 

21) RICHIESTE DI CORRISPONDENZA

 

 

Arizona (USA).

Michael Pedersen - N.83747 - ASPC Winslow - Kaibab 3-B-124 - 2100 S. Highway 87 - WINSLOW, AZ 86047 (USA). E' bianco, di circa 30 anni, e si interessa di musica classica, politica e filosofia (soprattutto storia della filosofia). E' condannato ad una pena detentiva lunga. Come altri detenuti dell'Arizona, ha scritto al nostro Comitato di cui ha sentito parlare dagli altri carcerati.

 

 

 

Arizona (USA).

VICTOR Mckaney - No.128492 - ASPC Lewis, B 3200 - Barchey/Blue Yard Unit - BUCKEYE, AZ 85326 (USA). Condannato ad una pena detentiva. Non dice molto di sè ma dal suo modo di scrivere e di esprimersi risulta abbastanza chiaramente che ha frequentato poco la scuola. Dice che è molto solo, non avendo più la famiglia di origine. Gli argomenti di cui parla con i compagni non sono quelli che leniscono la solitudine.

 

 

 

Georgia (USA).

"Cari amici, per molti anni sono rimasto nel braccio della morte senza vedere familiari e conoscenti. Ho lavorato diligentemente al mio caso che ora ha raggiunto un punto critico. Cerco degli amici che vogliano corrispondere con me portando un raggio di luce nella mia vita. Mi piace leggere e dipingere. Se ritenete che ci dobbiamo sostenere l'un l'altro con una assistenza spirituale mandatemi un cenno." William Gulley - EF-389718-G-4-103 - P.O.Box 3877 - Jackson, GA 30233 (USA)

 

 

 

Zambia.

"Saluti dallo Zambia! Sono nel braccio della morte da 21 anni, ci sono entrato quando ero minorenne, accusato, senza prove, di una rapina. Non ho ucciso nessuno. Sto attraversando una vera e propria tribolazione. Credevo di essere il più anziano 'minorenne' nel braccio della morte quando udii l'incredibile storia di Gary Graham. Scrivetemi in inglese o in francese e sostenetemi nello sforzo che sto facendo per ottenere un nuovo processo. In questo inferno ho bisogno di amici come di un avvocato, ma anche di cose che a voi sembrerebbero di poco conto: saponette, dentifricio, spazzolino e rasoio. Aspetto che qualcuno mi scriva. Dio apra le porte del paradiso e faccia piovere la sua benedizione su di voi. Peter Cassam Kunda - Maximum Security Prison - P.O. Box 80915 - Kabwe (Zambia)"

 

 

 

22) NOTIZIARIO

 

 

Arabia Saudita. Confidenze di un boia.

Ahmad Rezkallah, diventato boia in Arabia Saudita all'età di 20 anni, ha decapitato più di 300 persone incluse 70 donne. A causa della sua giovinezza non si credeva che egli avrebbe avuto successo. "Ma affrontai la sfida, - ha dichiarato. - Il filo della sciabola e la forza fisica sono i fattori più importanti. Inoltre il boia deve avere del fegato per fare il suo lavoro e deve credere in esso." Rezkalla ha confidato ad un giornalista: "La gente ha l'impressione che le donne siano molli e deboli. Invece al momento dell'esecuzione molti uomini svengono. Quando un uomo viene risparmiato all'ultimo minuto può rimanere paralizzato o divenire pazzo. Le donne invece hanno in genere nervi d'acciaio." Egli ha raccontato che un giorno una donna era inginocchiata davanti a lui pronta a morire quando si udì che la famiglia della vittima le aveva perdonato. La donna venne riportata nell'auto della polizia. Si seppe poi che il padre della vittima avrebbe perdonato a condizione che fosse d'accordo anche sua moglie. Così la donna fu di nuovo fatta inginocchiare per l'esecuzione. La gente andò dalla madre della vittima e riuscì a convincerla a perdonare. La donna ritornò nell'auto della polizia camminando normalmente cosa che un uomo non sarebbe stato capace di fare. Il boia ha detto di aver intercesso personalmente in molte occasioni per ottenere il perdono dei familiari delle vittime del crimine e di essere riuscito più volte nell'intento: "Le scene di gioia erano indescrivibili."

 

 

 

Illinois. Primo ospite nel braccio della morte svuotato da George Ryan.

Il 26 febbraio è stato condannato a morte Anthony Mertz che per ora è l'unico ospite del braccio della morte dell'Illinois. Per Mertz è stata anche fissata la data di esecuzione, del tutto fittizia, del 5 maggio, egli dovrà passare infatti per il processo di appello e, se di nuovo condannato, avrà la possibilità di adire alle corti statali e federali. Il nuovo governatore dell'Illinois Blagojevich ha deciso di mantenere la moratoria delle esecuzioni stabilita dal suo predecessore George Ryan ed intende lavorare con il Parlamento per una riforma del sistema della pena di morte prima di lasciare che riprendano le esecuzioni. Noi speriamo che in Illinois le esecuzioni non riprendano fino alla definitiva abolizione della pena di morte (v. n. 103).

 

 

 

Kenya. Svuotato il braccio della morte.

Il presidente del Kenya Mwai Kibaki il 24 febbraio ha ordinato il rilascio di 28 condannati alla pena capitale - tra cui alcune persone detenute da 15 o 21 anni - ed ha commutato in carcere a vita le sentenze degli altri 195 ospiti del braccio della morte. Una delegazione dell'Unione Europea si è congratulata con il presidente Kibaki al quale ha avanzato una pressante richiesta di abolire la pena di morte in Kenya.

 

 

 

Mississippi. Il Governatore mantiene sospesa l'esecuzione di Ronald Foster.

Come abbiamo detto nel numero precedente, il ricorso di Ronald Chris Foster, minorenne all'epoca del crimine, presso la Corte suprema dello stato del Mississippi è stato respinto, inoltre la Corte suprema federale si è rifiutata di prendere in considerazione la liceità della pena di morte per i minorenni (caso di Scott Hain in Oklahoma). Nonostante ciò il Governatore Musgrove ha deciso di tenere ancora sospesa l'esecuzione di Foster fino al completo chiarimento del caso (v. n. 103).

 

 

 

Texas. Morte accidentale dell'accusatore di Johnny Penry.

Il 20 febbraio è morto nel rogo della sua auto schiantatasi nella notte contro un palo, Joe Price, accusatore delle contee di Polk, San Jacinto e Trinity, noto in tutti gli Stati Uniti per aver ottenuto tre volte una sentenza di morte per John Paul Penry (nel 1980, nel 1990 e nel 2002, v. n. 99).

 

 

 

USA. L'accusa deposita presso la corte documenti segreti contro Moussaoui.

Il Ministero della Giustizia ha compiuto un passo inusuale inoltrando documenti segreti alla Corte federale di Appello del Quarto circuito che si dovrà occupare del caso di Zacarias Moussaoui, unico imputato per gli attentati dell'11 settembre. Il motivo della segretezza risiede nella natura del tutto eccezionale delle accuse mosse contro Moussaoui e si confà all'aura di mistero di cui l'Amministrazione ammanta le vicende che riguardano in qualche modo la "guerra la terrorismo."

 

 

 

Virginia. Il Governatore potrebbe autorizzare il test del DNA nel caso Coleman.

Con il diniego della Corte suprema della Virginia si è chiuso il 1° novembre il lungo contenzioso legale aperto dalle organizzazioni che hanno chiesto il test del DNA che potrebbe dimostrare in modo postumo l'innocenza di Roger Coleman ucciso sulla sedia elettrica nel 1992 (v. n. 101). Ora le medesime associazioni e le testate giornalistiche che hanno perso la causa legale chiedono al Governatore Mark Warner di ordinare il test. E' l'ultima possibilità di prevenire la distruzione dei reperti forensi.

 

 

 

Virginia. L'accusa orientata per la pena di morte nei confronti di Lee Malvo.

Il 24 febbraio l'accusatore della Contea di Fairfax in Virginia, Robert. F. Horan Jr., ha depositato alcuni documenti presso la Corte che giudicherà il cecchino minorenne Lee Boyd Malvo (v. nn. 101, 103, 104). In queste carte egli dichiara la volontà di provare che i crimini di Malvo dimostrano una depravazione della mente che li rende meritevoli della pena capitale. Horan ha però avvisato che non ha ancora deciso se chiedere la pena di morte; intende farlo non appena sarà in possesso delle prove sufficienti per ottenere dalla giuria una condanna capitale.

 

Questo numero è stato chiuso il 15 marzo 2003