FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero  212 – Febbraio 2014

Suzanne Basso # 999329 del braccio della morte del Texas

SOMMARIO:

1) Esecuzione di una donna in Texas                                                      

2) Giustizia tempestiva: ucciso in Florida Juan Carlos Chavez             

3) Giustizia tempestiva: Paul Howell è sopravvissuto un anno              

4) Grave sconfitta legale per Larry Swearingen                                     

5) Dibattito sui  risultati dei test del DNA per Hank Skinner                

6) La Corte Suprema farà fare un piccolo passo di civiltà agli Usa?

7) Moratoria della pena di morte nello stato di Washington                 

8) Anche quest’anno un altro stato abolizionista negli Usa?                 

9) Diritti Umani: uscito il rapporto del Dipartimento di Stato Usa                   

10) L’attimo in cui le mura e le sbarre scompaiono di Fernando E. Caro        

11) Notiziario:  Alabama, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, India, Iran,                 Texas, Virginia e Wyoming                                                            

 

 

1) ESECUZIONE DI  UNA DONNA IN TEXAS

 

La 14-esima donna ad essere messa a morte negli Stati Uniti, a fronte di 1.400 uomini ‘giustiziati’,  è stata Suzanne Basso, divenuta disabile, che ha ricevuto l’iniezione letale in Texas il 5 febbraio..

 

Il 5 febbraio è stata uccisa in Texas con un’iniezione letale la 59-enne Suzanne Basso, condannata  a morte per aver partecipato alla crudele uccisione di un disabile del New Jersey che lei aveva portato  in Texas promettendogli di sposarlo.

Trasferendosi nei pressi di Houston, la Basso in realtà aveva il solo scopo di incassare la pensione e le polizze assicurative di Louis "Buddy" Musso. Accusate dell’omicidio di Louis Musso - il cui corpo massacrato, con segni tortura, fu ritrovato in un fosso nel 1998 - furono sei persone, tra le quali il figlio della Basso. Fu condannata a morte solo Suzanne in qualità di capo banda e ispiratrice del misfatto.

Il difensore di Suzanne Basso, Winston Cochran Jr., aveva tentato invano di far valere le attenuanti che avrebbero potuto evitare l’esecuzione della sua cliente, a cominciare dal suo stato mentale a dir poco compromesso. La Basso viveva di paranoie. Ad esempio secondo lei era stato introdotto in prigione un serpente allo scopo di ucciderla.

La condannata è stata spinta verso la camera della morte su una sedia a rotelle perché da tempo non poteva più camminare a causa di una malattia degenerativa.

Prima di essere uccisa, Suzanne Basso ha risposto al capo delle guardie che le chiedeva se avesse una dichiarazione finale da fare: “No, signore.”  È sembrato che cercasse di frenare le lacrime. Ha poi sorriso e pronunciato qualcosa all’indirizzo di due amici che assistevano di là dal vetro.

Dopo un po’ ha cominciato a russare profondamente. Il russare si è man mano affievolito ed è cessato dopo 11 minuti dall’inizio dell’iniezione letale.

Il tempo che Suzanne Basso ha impiegato a morire è il tempo minimo tra quelli registrati in Texas  dopo il cambiamento dell’iniezione letale (ora al posto delle tre sostanze tradizionali si inietta il solo pentobarbitale).  Gli altri tempi di sopravvivenza all’iniezione di pentobarbitale vanno da un minimo di 12 minuti a un massimo di 30. Delle 27 esecuzioni compiute con tale farmaco, 10 sono durate 25 o più minuti.

Suzanne Basso è stata la 14-esima donna ad essere messa a morte negli USA dopo la reintroduzione della pena capitale, a fronte di quasi 1.400 uomini ‘giustiziati’ nel medesimo periodo (1). Prima della Basso, l’ultima donna ‘giustiziata’ è stata Kimberly McCarthy lo scorso 26 giugno (2).

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(1) Tra coloro che vengono arrestati  per omicidio negli USA, le donne sono il 10% del totale, ma sono soltanto il 2,1%  di coloro che ricevono la condanna a morte. Inoltre le sentenze capitali delle donne vengono raramente eseguite negli USA.

(2) V. n. 206

 

 

2) GIUSTIZIA TEMPESTIVA: UCCISO IN FLORIDA JUAN CARLOS CHAVEZ

 

Continua la serie di esecuzioni ravvicinate in Florida: il 12 febbraio scorso è stato ucciso Juan Carlos Chavez assistito spiritualmente dal nostro amico cappellano laico Dale Recinella.

 

Il Governatore Rick Scott sembra rispettare coscienziosamente l’impegno di accelerare il ritmo delle esecuzioni in Florida, impegno preso in sintonia con la “Legge per una giustizia tempestiva” approvata lo scorso anno e da lui firmata il 14 giugno 2013 (v. n. 206).

Il nostro amico Dale Recinella - da oltre vent’anni assistente spirituale laico dei condannati alla pena capitale in Florida - negli ultimi mesi ha dovuto confortare diversi uomini durante le loro ultime settimane di vita e, infine, assistere alle loro esecuzioni. Il 12 febbraio scorso, ha visto morire il 46-enne Juan Carlos Chavez.

L’esecuzione di Chavez è avvenuta nonostante i ricorsi in extremis dei suoi avvocati, che contestavano il metodo di esecuzione e le sostanze usate nell’iniezione letale. Queste, secondo la testimonianza di un eminente anestesista presentata dagli avvocati il giorno prima, non sono in grado di garantire una morte indolore e possono infliggere pertanto una “punizione crudele e inusuale”, come tale contraria alla Costituzione degli Stati Uniti.. Questi ricorsi sono serviti soltanto a ritardare la morte di Chavez di due ore. L’esecuzione, iniziata alle 20 e 03’, è terminata alle 20 e 17’ “senza complicazioni”, almeno secondo le dichiarazioni ufficiali.

Il caso di Chavez aveva suscitato grande scalpore in Florida. Egli l’11 settembre del 1995, sequestrò Jimmy Ryce, un ragazzino di 9 anni, figlio di due avvocati, nel momento in cui era sceso dallo scuolabus vicino a casa.

Minacciandolo con una pistola, Chavez fece salire Jimmy sul suo furgone e lo portò nella sua roulotte dove lo violentò. Poi, quando questi tentò di fuggire, gli sparò un colpo fatale. Nel febbrile tentativo di nascondere il delitto, fece a pezzi il corpo del ragazzino e cementò le sue membra in alcuni vasi per piante, che poi seppellì in un campo di avocado non lontano dalla casa dei Ryce (egli lavorava come bracciante in un ranch adiacente l’abitazione dei Ryce).

La sparizione del bimbo scatenò una ricerca frenetica, che non portò a nessun risultato.

I genitori furono aiutati dai vicini, da volontari, dai parrocchiani della loro chiesa, dall’FBI, dalla polizia di Miami e da altri corpi di polizia. Offrirono una ricompensa da 25.000 a 100.000 dollari a chi avesse fornito notizie sul loro figlio. Furono distribuiti cartelloni e volantini in tutto il Sud della Florida. I genitori parteciparono anche al talk show condotto dalla celebre presentatrice Oprah Winifrey. Tutto invano.

Solo tre mesi dopo, casualmente, la padrona del ranch in cui lavorava Chavez, frugando nella roulotte di quest’ultimo perché lo sospettava di aver rubato dei gioielli da casa sua, trovò uno zainetto scolastico che corrispondeva alla descrizione di quello di Jimmy Ryce e che conteneva i suoi quaderni.

L’interrogatorio di Chavez - un trattamento equivalente a tortura - durò più di 50 ore. La polizia indusse il sospettato ad agire contro se stesso facendolo rinunciare due volte ai “diritti Miranda” (gli arrestati hanno il diritto di non autoincriminarsi e di chiedere l’intervento di un avvocato). Juan Carlos Chavez continuò a negare il suo coinvolgimento nel rapimento di Jimmy Rice fino al momento in cui crollò rilasciando una confessione di ben 61 pagine.

Nella prima fase del processo che ebbe luogo nel 1998, Chavez fu riconosciuto colpevole di rapimento, stupro e omicidio. Poi, nella fase processuale in cui si decise la punizione, la giuria chiese all’unanimità per Chevez la condanna a morte.

Chavez ha rinunciato a fare un’ultima dichiarazione sul lettino dell’iniezione letale. In precedenza aveva scritto una lettera densa di riferimenti religiosi: “L’inesauribile amore sia su di noi, su di me, su coloro che ora tolgono la vita da questo corpo, ed anche su coloro che nella loro cecità o nel loro dolore desiderano la mia morte. Dio ci benedica tutti.”

Il padre di Jimmy Ryce ha assistito all’esecuzione, insieme a suo figlio Ted. La madre era morta quattro anni fa.

Nessuno, al di fuori dell’assistente spirituale Dale Recinella, era venuto a far visita al condannato nel giorno dell’esecuzione (l’unico giorno in cui un condannato a morte può essere toccato e abbracciato dai suoi cari).

Il 70-enne Don Ryce, padre di Jimmy, subito dopo aver assistito alla morte di Chavez, ha dichiarato di sperare che la sua esecuzione mandi un forte segnale ad altri potenziali molestatori e rapitori di bambini: “Non ammazzare un bambino. Perché, se lo fai, la gente non lo dimenticherà, e non ti perdonerà. Ti daremo la caccia e ti metteremo a morte.”

I genitori di Jimmy Ryce, anziché abbandonarsi alla disperazione, decisero di reagire. Fondarono l’organizzazione no-profit Jimmy Ryce Center for Victims of Predatory Abduction, (Centro Jimmy Ryce per le Vittime del Rapimento Predatorio), una delle tipiche associazioni statunitensi che si battono, a modo loro, contro il crimine e – ovviamente – enfatizzano la pena di morte.       

L’associazione Jimmy Ryce, oltre a inculcare nell’opinione pubblica il terrore dei maniaci sessuali, fornisce assistenza legale ai genitori dei bambini vittime di stupri. L’organizzazione ha donato oltre 400 cani di razza bloodhound (segugi noti per il loro potentissimo olfatto) a numerosi dipartimenti di polizia. Si è anche impegnata per far approvare nel 1998 la legge denominata “Jimmy Ryce Act”. Secondo questa legge della Florida - che poi è stata adottata in forma simile in molti altri stati - i maniaci sessuali (detti “predatori”) possono essere detenuti anche dopo che abbiano scontato la pena alla quale erano stati condannati e possono essere rilasciati se e solo se hanno dimostrato la loro riabilitazione. (Grazia)

 

 

3) GIUSTIZIA TEMPESTIVA: PAUL HOWELL È SOPRAVVISSUTO UN ANNO

 

Un anno fa lo stato della Florida non era riuscito ad ammazzare Paul Howell perché il suo caso non era mai stato rivisto a livello federale. La revisione è stata rapida e inutile: Howell è stato ucciso il 26 febbraio nonostante il grande impegno dei suoi attuali avvocati difensori.

 

Quella somministrata a Paul Howell il 26 febbraio scorso è stata la 14-a iniezione letale in Florida da quando il Governatore Rick Scott è in carica, con questa Scott ha conseguito il primato fra i governatori della Florida alla prima nomina. Poiché intende essere rieletto a novembre, probabilmente vuol rendere il suo record imbattibile, firmando prima di allora altri ordini di esecuzione.

Anche Paul Howell, 48-enne di origine giamaicana, è stato assistito spiritualmente da Dale Recinella, prima e durante la sua esecuzione (1).

Howell ha avuto un’infanzia difficilissima in Giamaica e poi in Florida dove arrivò a 12 anni di età. Era un delinquente di professione ma anche un malato mentale: per anni è stato curato con psicofarmaci. Fu condannato a morte (2) per aver ucciso accidentalmente un poliziotto nel febbraio del 1992. In realtà egli voleva uccidere una donna e il convivente, che temeva avrebbero potuto con­netterlo ad un omicidio legato al traffico di droga… facendo recapitare loro un pacco regalo conte­nente una bomba nascosta in un forno a microonde. Lester Watson, l’incaricato del recapito, era stato però fermato dalla polizia per eccesso di velocità ed arrestato insieme ad un compagno di viaggio. La polizia contattò Howell per sapere se avesse effettivamente incaricato Watson di guidare il veicolo da lui noleggiato. Paul Howell disse di sì ma non accennò alla bomba. Durante la perquisizione dell’auto, il poliziotto Jimmy Fulford aveva aperto il forno a microonde rimanendo ucciso da una violentissima esplosione che scavò anche una buca nella strada.

Howell, che doveva essere messo a morte il 26 febbraio dello scorso anno, era stato salvato all’ultimo momento dalla Corte federale d’Appello dell’Undicesimo Circuito (1). Allora si poteva sperare che egli avrebbe potuto sopravvivere a lungo, per merito dei suoi nuovi validi avvocati e perché il suo caso non era stato mai rivisto prima di allora da una corte federale per la negligenza dei suoi precedenti difensori d’ufficio. La sua vita si è prolungata esattamente di un anno: a novembre la Corte federale d’Appello ha annullato la sospensione da essa stessa decretata e il Governatore Scott ha fissato una nuova data di esecuzione per il 26 febbraio scorso.

Gli ultimi avvocati di Paul Howell hanno fatto del loro meglio, contestando il nuovo farmaco utilizzato per l’iniezione letale. Hanno chiesto una sospensione dell’esecuzione affermando che il midazolam, il sedativo attualmente usato in Florida come prima sostanza per l’iniezione letale, non avrebbe reso Howell incosciente (3).

L’avvocato difensore Sonya Rudenstine ha sostenuto che: “Il midazolam non impedirà ad Howell di essere sveglio quando gli verranno iniettate la seconda e la terza sostanza previste dal protocollo, anche se apparirà incosciente dopo che il midazolam gli sarà stato somministrato. Il risultato sarà  un dolore fortissimo e tormentoso che, come nessuna corte ha mai negato, violerebbe l’Ottavo Emendamento della Costituzione.”

Su tale questione, l’8 febbraio la Corte Suprema della Florida ha ordinato un’udienza probatoria, che si è tenuta il mercoledì successivo davanti alla giudice distrettuale Angela Dempsey.

La Dempsey alla fine ha però respinto la richiesta di sospensione, sentenziando che gli avvocati di Howell non erano stati in grado di raggiungere l’elevato standard richiesto, cioè di dimostrare, ad un livello di certezza o di alta probabilità, l’inefficacia della prima delle tre sostanze usate per le iniezioni letali. A favorire il respingimento dell’appello ha contribuito la testimonianza di Timothy Cannon, funzionario del Dipartimento di Correzione della Florida, nonché capo della squadra addetta alle esecuzioni.   

Cannon ha dichiarato che, dopo l’esecuzione problematica di William Happ in ottobre (4), il Dipartimento ha aggiunto, alle due già in vigore, un’ulteriore verifica dello stato di incoscienza dei condannati dopo la somministrazione del midazolam. Dopo l’iniezione del midazolam, il capo della squadra di esecuzione deve ora accertare lo stato di incoscienza in tre modi: 1) scuotendo vigorosamente una spalla del condannato e chiamandolo ad alta voce per nome, 2) toccando le sue palpe­bre e le sue ciglia e 3) pizzicandogli il muscolo trapezio situato tra il collo e la spalla (questa la nuova verifica introdotta). Solo se il condannato non reagisce a nessuno dei tre stimoli, il capo della squadra di esecuzione segnala ai colleghi nell’altra stanza che si può procedere iniettando la seconda e terza sostanza.

E così, respinto ogni appello, Howell è stato ucciso il 26 febbraio scorso. I testimoni dell’esecuzione non hanno riferito di particolari segni di sofferenza da parte del condannato.

Lester Watson, l’uomo che fu incaricato di consegnare il pacco-bomba per un compenso di 200 dollari, aveva a suo tempo dichiarato di non essere al corrente della presenza di una bomba nel pacco che doveva consegnare. Fu incriminato di omicidio di secondo grado e sta attualmente scontando una condanna a 40 anni di carcere, mentre il fratello di Paul Howell, Patrick, che lo aveva aiutato a costruire la bomba, è stato incriminato di omicidio di primo grado e condannato all’ergastolo. (Grazia)

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(1) V. n. 204,  “Sospesa l’esecuzione….”

(2) La giuria votò con la maggioranza minima di 10 voti contro 2. Negli Stati Uniti, nei casi capitali è richiesta l’unanimità della giuria solo nella fase processuale in cui si afferma la colpevolezza dell’imputato, non nella successiva fase in cui si sceglie tra pena di morte ed ergastolo senza possibilità di liberazione.

(3) V. nel n. 211 tre articoli riguardanti le difficoltà inerenti il reperimento e l’uso dei farmaci letali.

(4) Happ fu il primo condannato a ricevere la nuova combinazione di 3 farmaci letali. Il reporter dell’Associated Press che ha assistito alla sua esecuzione ha scritto che William Happ ha reagito differentemente da coloro che lo hanno preceduto sul lettino dell’esecuzione, sia perché è rimasto sicuramente cosciente più a lungo, sia perché quando era ritenuto incosciente ha continuato a muovere le membra.

 

 

4) GRAVE SCONFITTA LEGALE PER LARRY SWEARINGEN

 

Larry Swearingen aveva ottenuto di far eseguire una nuova serie di test del DNA che potevano scagionarlo, però l’accusa è ricorsa alla Corte d’Appello del Texas che ha annullato la decisione del giudice di contea. L’avvocato Rytting sostiene comunque che la battaglia per Larry non è persa.

 

Il 7 febbraio abbiamo appreso che la Corte Criminale d’Appello del Texas, su richiesta dell’accusa, ha rovesciato la sentenza del giudice di contea Kelly Case che aveva consentito l’effettuazione di una nuova serie di test del DNA in grado di scagionare Larry Swearingen, uno dei due condannati a morte del Texas che il Comitato Paul Rougeau cerca di aiutare.

In sostanza, la nefasta TCCA, rimandando il caso al giudice Case, dice che non si devono consentire i test perché ‘gli avvocati non hanno dimostrato [a priori] che [sugli indumenti delle vittima ecc.] esiste del materiale da sottoporre a test OPPURE che i risultati dei test [ammesso che il materiale ci sia] possano portare ad un annullamento della sua condanna’. Ovviamente si tratta di una sentenza di lana caprina ricavata dal fatto che le leggi vigenti obbligano a consentire i test sia qua­lora ci sia del materiale da testare, sia qualora i risultati dei test possano essere utili all’accertamento dell’innocenza. Con tutta probabilità la risposta della TCCA è proprio la tesi dell’accusa che, come avviene spesso, è stata ricopiata pari pari.  

Nel frattempo Larry ha allarmato al massimo i suoi corrispondenti con una lettera circolare in cui dice che l’accusa ha chiesto la sua esecuzione per il 24 aprile. Però il fatto che l’accusa abbia chiesto la data non significa che la data sia stata FISSATA. Anzi riteniamo che il giudice Kelly Case, se la dovrà mai fissare, lo farà il più tardi possibile dopo la conclusione dell’iter giudiziario.

L’avvocato James Rytting, difensore di Larry, da noi subito interpellato, ci ha in parte tranquillizzato dicendosi fiducioso che il caso di Larry si possa riaprire presso il giudice Case il quale ha dimostrato di essere un’ottima persona. Nella peggiore delle ipotesi la data di esecuzione per Larry Swearingen non verrà fissata prima di qualche mese. Al contrario noi abbiamo solide speranze che sia infine dimostrata l’innocenza del nostro assistito e che egli, dopo tanti travagli, venga posto in libertà.

 

 

5) DIBATTITO SUI  RISULTATI DEI TEST DEL DNA PER HANK SKINNER

 

In un’udienza davanti al giudice Steven Emmert il 3 e il 4 febbraio si sono confrontati, e scontrati, riguardo ai risultati dei test del DNA per Hank Skinner, esperti e avvocati della difesa e dell’accusa.

 

Henry “Hank” Skinner, uno dei più famosi condannati a morte del Texas, ancor vivo per miracolo,  fu condannato alla pena capitale due anni dopo che la sua convivente Twila J. Busby e i due figli adulti di costei, ritardati mentali, Elwin Caler e Randy Busby, furono uccisi a Pampa nel Texas la notte dell’ultimo giorno del 1993. La strage avvenne nella casa in cui tutti e quattro abitavano, e in cui era presente anche Robert Donnell, uno zio della Busby sessualmente interessato a lei e, a quanto pare, nettamente respinto.

Una lunga e aspra battaglia legale per ottenere dei test del DNA in grado di scagionare Skinner e di accusare lo zio della Busby è stata vinta dalla difesa del condannato soltanto due anni fa (1).

I risultati dei test su decine di reperti sono stati presentati e dibattuti il 3 e il 4 febbraio davanti al giudice Steven Emmert. Ora, dopo aver ricevuto dalle parti delle memorie scritte, il giudice dovrà decidere in un lasso di tempo da lui stesso stabilito, di durata imprevedibile. Se le cose andranno bene per il condannato, la sua condanna a morte potrebbe essere annullata.

Per la difesa di Skinner ottenere l’udienza del 3-4 febbraio è stata già una vittoria: l’accusa ha sempre sostenuto che la colpevolezza del condannato è provata in maniera sovrabbondante ed è inutile arrovellarsi sui test.

I test alla fine sono stai fatti ma, come era prevedibile, i loro risultati sono stati interpretati in maniera diametralmente opposta dalla difesa e dall’accusa.

La difesa afferma che dai test emergono dubbi troppo pesanti per consentire di mandare a morte Skinner anche se le analisi del DNA sono state difficili e i risultati carenti perché i reperti prelevati sulla scena del crimine furono conservati in maniera disordinata e impropria.

Tra numerosi esperti che sono intervenuti nel corso dell’udienza davanti al giudice Emmert, vi era la dottoressa Julie Heinig di un laboratorio privato dell’Ohio assunta dalla difesa di Skinner. La Heinig ha testimoniato che i campioni biologici provenienti dalla casa degli omicidi sono oggi in cattivo stato. Ella ha affermato che le prove effettuate sui campioni conservati in buste di plastica in ambienti non refrigerati se non sono più in grado di esonerare il condannato non possono neanche mandarlo nella camera della morte.

Una grave conseguenza dell’incuria con cui sono stati conservati i reperti è lo smarrimento di una giacca a vento macchiata di sangue trovata sulla scena del delitto, della quale esistono ancora 12 fotografie, che la difesa sostiene appartenesse a Robert Donnell, nel frattempo deceduto.

A far propendere per la colpevolezza dello zio della Busby, c’è anche il fatto, rilevato dagli avvocati di Skinner, che Donnell due giorni dopo il delitto fu visto “pulire affannosamente la sua auto”.

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(1)  V. nn. 206; 207; 211, Notiziario; e nn. in essi citati

 

 

6) LA CORTE SUPREMA FARÀ FARE UN PICCOLO PASSO DI CIVILTÀ AGLI USA?

 

Vi è la possibilità che la Corte Suprema USA emetta entro giugno una sentenza che potrebbe proteggere i disabili mentali dalla pena di morte meglio di quanto lo faccia una sentenza del 2002.

 

Il 3 marzo, tenendo udienza sul caso di Freddie Hall, condannato a morte in Florida, la Corte Suprema degli Stati Uniti prenderà nuovamente in considerazione la questione del ritardo mentale quale condizione che esenta dalla pena di morte. Il suo precedente intervento in merito, riguardante il caso Atkins v. Virginia, risale al 2002.

La massima corte nel 2002 sentenziò a stretta maggioranza che i ‘ritardati mentali’ - cioè i portatori di un significativo deficit intellettivo e di difficoltà adattive insorti prima dei 18 anni di età - non possono essere messi a morte. Si tratta di una sentenza che obbliga tassativamente tutti gli stati. Un’analoga sentenza seguì nel 2005 riguardo ai minorenni all’epoca del delitto loro contestato.

Però, se la sentenza del 2005 è stata applicata subito senza incertezze (infatti è chiaro che cosa significa essere minorenne) la sentenza del 2002 ha avuto applicazioni diverse da stato a stato. Ciò anche per il fatto che la nozione di ‘ritardo mentale’ ciascuno stato mantenitore della pena di morte l’ha tradotta in legge a modo suo. 

Sul ritardo mentale – ora chiamato in modo più elegante ‘disabilità mentale’ – si è discusso per molti casi capitali, parecchi dei quali sono finiti con l’esecuzione dell’asserito disabile (1)

Le leggi della Florida sono coerenti con la definizione clinica di disabilità mentale sulla quale si basa la sentenza Atkins, tuttavia la Corte Suprema di questo stato nel 2007 ha complicato le cose affermando che la disabilità mentale può essere affermata soltanto se i test del Quoziente Intellettuale danno per il condannato un risultato inferiore ai 70 punti (2).

Siccome alcuni test somministrati ad Hall dopo la richiesta del riconoscimento della sua disabilità mentale - avanzata già nel corso degli anni Novanta - hanno dato risultati leggermente superiori ai 70 punti, la Florida impedisce ora alla difesa del condannato di presentare una quantità di informazioni in merito.

Subito dopo la sua nascita nel 1945, la famiglia di Freddie Hall si accorse dei suoi deficit: il bimbo si  rivelò lento nell’apprendere, nel parlare e nel camminare. Non riusciva a farsi capire dai suoi familiari quando parlava. Sedicesimo di 17 figli crebbe in ambiente molto povero, sottoposto ad abusi. Ebbe grandi difficoltà a scuola e fu promosso per “ragioni sociali”.  Arrivato analfabeta e privo di qualsiasi abilità matematica in età adulta, attualmente secondo il parere degli psicologi ha capacità comparabili con quelle di un bambino che frequenta la prima elementare. 

Dopo il delitto che lo ha portato in carcere (nel 1978 uccise una ventunenne incita al settimo mese), Freddie Hall fu incapace di collaborare con i suoi difensori: lo affermano due avvocati in dichiarazioni giurate. Un avvocato sostiene che quando parla non riesce a farsi capire da Hall.

Lo psichiatra Marc Tassé (3) sul Los Angeles Times del 25 febbraio si pone la domanda: Come è possibile che uno come Hall, con una storia di disabilità mentale lunga una vita, possa essere ancora rinchiuso nel braccio della morte?

Questa domanda ce la facciamo anche noi. E speriamo se la facciano almeno 7 dei sussiegosi 12 giudici che compongono la Corte Suprema degli Stati Uniti.

Già il fatto che tale corte abbia voluto affrontare la questione è un ottimo segno: se deciderà in favore di Freddie Hall stabilirà dei criteri di  valore generale, facendo fare un altro piccolo passo verso la civiltà al sistema penale degli Stati Uniti. Probabilmente  per sapere come andrà dovremo aspettare fino a giugno.

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(1) V. n. 199, “Uccidere un ritardato mentale: non si può ma il Texas lo fa”

(2) Leggi basati sul Q. I. sono in vigore, oltre che in Florida, in alcuni altri stati.

(3) Marc J. Tassé è professore di Psicologia e Psichiatria e Direttore del CentroNisonger dell’Università statale dell’Ohio (Ohio State University Nisonger Center), è stato presidente dell’Associazione Nazionale Americana per le Disabilità  Intellettuali e dello Sviluppo

 

 

7) MORATORIA DELLA PENA DI MORTE NELLO STATO DI WASHINGTON

 

Le motivazioni, il modo e il coraggio con cui il governatore dello stato di Washington, Jay Inslee, ha imposto la moratoria sulle esecuzioni capitali sono esemplari e da noi del tutto condivisibili.

 

L’11 febbraio, con un articolato discorso, il governatore dello stato di Washington (1), Jay Robert Inslee, ha annunciato una moratoria della pena di morte che durerà almeno finché lui sarà governatore, perché non firmerà più ordini di esecuzione. La sua decisione gli ha procurato il plauso degli abolizionisti e della gerarchia cattolica locale, ma anche l’astioso risentimento dei politici attaccati alla lugubre istituzione del passato che ora viene messa in crisi (2). Alcuni di essi hanno anche tentato di invalidare la decisione del Governatore, senza peraltro riuscirci.

Riportiamo alcuni paragrafi del discorso dell’On. Jay Inslee da cui si capisce che egli non ha agito a cuor leggero:

“Durante lo scorso anno, il mio staff ed io abbiamo accuratamente esaminato lo stato della pena capitale di Washington. Abbiamo parlato con la gente in favore e con quella che si oppone fortemente a tale questione complessa e di intenso contenuto emotivo. Abbiamo parlato con gli appartenenti alle forze dell’ordine, gli accusatori, l’ex Direttore del Dipartimento di Correzione, e i familiari di vittime di omicidi.

Abbiamo diligentemente studiato i casi che hanno fatto condannare nove uomini a morte. Recentemente ho visitato il penitenziario di Walla Walla e parlato con gli uomini e le donne che lavorano lì. Ho visto il braccio della morte e la camera di esecuzione dove vengono somministrate le iniezioni letali ed hanno luogo le impiccagioni.

Dopo questo studio e in accordo con le leggi dello stato, ho deciso di imporre una moratoria delle esecuzioni finché sarò Governatore di Washington. L’eguaglianza nell’imposizione della giustizia nel rispetto della legge dello stato è la mia responsabilità primaria. Nei casi capitali, non sono convinto che l’uguaglianza sia rispettata.”  […]

“In passato ho sostenuto la pena di morte. E non metto in questione il duro lavoro e le scelte degli accusatori che portano avanti i casi capitali e i giudizi dei giudici che sentenziano su di essi. Ma lo studio della legislazione riguardante la pena di morte nello stato di Washington e le mie responsabilità di Governatore mi hanno portato a rivedere la mia posizione.”

Il Governatore si è fatto un augurio: “Con la mia decisione di oggi mi aspetto che lo stato di Washington si aggiunga al crescente dibattito nazionale sulla pena capitale. Me lo auguro e ho fiducia che i nostri concittadini si appassionino a questo dibattito veramente importante.”

L’On. Jay Inslee ha finito il suo discorso con l’elenco di cinque classici motivi con cui ci si oppone alla pena di morte negli Stati Uniti, che sono alla base della sua decisione riguardo alla moratoria: poche esecuzioni e molte commutazioni delle sentenze capitali, costo delle pena di morte, lentezza dell’iter giudiziario e sofferenza delle vittime del crimine le quali non possono trovare la “chiusura” del loro dolore, limitato potere deterrente della pena capitale, la pena capitale non è sempre applicata ai peggiori criminali.

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(1) Lo stato di Washington, con capitale Seattle, non deve confondersi con Washington, capitale degli Stati Uniti d’America, compresa nel Distretto federale di Columbia.

(2) La decisione di Inslee è stata criticata anche da fuori del suo stato. Il governatore del Texas Rick Perry ha dichiarato in conferenza stampa: “Abitanti dello stato di Washington […] venite in Texas. Qui la pena di morte è viva e vegeta!”

 

 

8) ANCHE QUEST’ANNO UN ALTRO STATO ABOLIZIONISTA NEGLI USA?

 

Nella sessione legislativa che si tiene in questo periodo iniziale dell’anno, i parlamenti di cinque stati USA presentano proposte di legge riguardanti la pena di morte. Qui esaminiamo la situazione stato per stato, sperando vivamente che almeno in uno di questi stati la pena di morte possa essere abolita. Dopotutto negli ultimi 6 anni 6 stati USA hanno abolito la pena capitale! 

 

New Hampshire. L’11 febbraio la Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti del New Hampshire ha approvato con 14 voti contro 3 la discussione in aula dalla legge 1170 che abolisce la pena di morte. Ci si attende una agevole approvazione della legge in questo ramo del parlamento in cui la grande maggioranza dei deputati, sia democratici che repubblicani, sono contro la pena capitale. Molti deputati sono stati convinti, a cambiare atteggiamento sulla pena di morte e ad approvare la legge, dal deputato Robert Renny Cushing, un abolizionista storico, figlio di una vittima del crimine. Sebbene la battaglia sia ancora lunga e debba passare attraverso molteplici difficoltà, inclusa una difficile votazione al Senato composto da membri tradizionalisti e conservatori (nel 2009 una legge abolizionista fu fermata dal Senato), vogliamo sperare che si possa festeggiare nel giro di 2 o 3 mesi l’abolizione della pena capitale in New Hampshire. Ricordiamo che nel 2000 la legge abolizionista approvata dai due rami del parlamento cadde per colpa della governatrice di allora, Jeanne Shaheen, che oppose il suo veto, rifiutando di firmarla (v. n. 78). L’attuale governatrice, Maggie Hassan, è favorevole all’abolizione e firmerà la legge in proposito una volta che arriverà sulla sua scrivania.

Delaware. Il Delaware, uno dei più piccoli stati USA, compie un notevole numero di esecuzioni in relazione alla numerosità della popolazione residente: è il terzo stato per esecuzioni pro capite (dopo Oklahoma e Texas). L’anno scorso però gli abolizionisti del Delaware sono riusciti a far passare al Senato una legge abolizionista (poi la legge si è arenata, v. n. 205). Quest’anno 28 agguerrite organizzazioni abolizioniste, sostenute anche dalla leggendaria suora Helen Prejean e da settori della stampa, stanno lavorando per ottenere che anche la Camera dei Rappresentanti approvi la legge.

Kansas. In Kansas, uno stato che non ha fatto alcuna esecuzione dopo il ripristino della pena capitale e che ha solo 9 condannati a morte, c’è un forte movimento abolizionista. Quest’anno la Commissione Giustizia del Senato ha tenuto una approfondita audizione sulla proposta di legge abolizionista n.126, con numerose testimonianze di esperti. Si spera che tale proposta di legge possa avanzare senza intoppi anche se nel frattempo è passata in Senato una legge di tutt’altro tenore, ten­dente ad accelerare le esecuzioni – come è successo in Florida, con il Timely Justice Act, e in altri stati.

Kentucky. Una proposta di legge abolizionista è stata avviata dal deputato repubblicano David Floyd il quale ritiene che l’abolizione della pena di morte sia compatibile con una filosofia di ‘destra’, sia perché comporta un risparmio economico per lo stato, sia perché diminuisce la presenza dello stato nella società. Una conferenza stampa di parlamentari e di un ex condannato a morte esonerato si è tenuta sull’argomento il 12 febbraio.

South Dakota. Una legge abolizionista è fallita per poco il 21 febbraio in Comitato Affari di Stato della Camera di Rappresentanti, che l’ha respinta con una votazione 7 a 6. Il risultato, comunque relativamente soddisfacente, è dovuto al grande impegno delle forze abolizioniste laiche e religiose del South Dakota, soprattutto cattoliche. 

 

 

9) DIRITTI UMANI: USCITO IL RAPPORTO DEL DIPARTIMENTO DI STATO USA

 

Ogni anno il Dipartimento di Stato USA redige un ampio e impegnativo rapporto sullo stato dei diritti umani nel mondo. Il rapporto è molto interessante anche se viziato da una visione di parte.

 

Ancor prima dell’uscita del Rapporto annuale sui Diritti Umani di Amnesty International, il 27 febbraio è stato presentato a Washington il Rapporto sui Diritti Umani del 2013 redatto dal Dipartimento di Stato USA (1). Tale rapporto riguarda praticamente tutti i paesi del mondo – eccetto gli Stati Uniti - e riporta una grande quantità di fatti e di giudizi. E facile ricavarne l’impressione che in esso siano state particolarmente enfatizzate le violazioni del diritti umani compiute nei paesi antagonisti degli USA. (2)

In ogni caso, ciò che scrive il Dipartimento diretto da John Forbes Kerry è certamente di grande intereresse per tutti, anche per chi lo trova politicamente sbilanciato. Certo, un altrettanto voluminoso rapporto servirebbe per descrivere le violazioni dei diritti umani commesse, soprattutto dopo l’11 settembre 2001, dal paese che per primo li proclamò due secoli fa.

Siccome nel mondo gli Stati Uniti continuano a dare ancora una grande importanza ai diritti umani, non è possibile definire del tutto ipocrite le seguenti nobili parole che leggiamo nel sito del Dipartimento di Stato (3):

“La protezione dei diritti umani fondamentali è una pietra delle fondamenta su cui furono costruiti gli  Stati Uniti oltre 200 anni fa. Da allora, uno scopo centrale della politica estera degli USA è stato la promozione e il rispetto dei diritti umani, come descritti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Gli Stati Uniti comprendono che l’esistenza dei diritti umani aiuta ad assicurare la pace, scoraggia l’aggressione, promuove la legalità, combatte il crimine e la corruzione, rafforza le demo­crazie e previene le crisi umanitarie.  

“Dal momento che la promozione dei  diritti umani costituisce un importante interesse nazionale, gli Stati Uniti si impegnano a: chiedere conto ai governi del rispetto degli obblighi universali e degli strumenti internazionali sui diritti umani; promuovere il più grande rispetto dei diritti umani [...]; promuovere l’osservanza delle leggi […]; aiutare gli sforzi di riforma e di rafforzamento […] dell’Ufficio dell’Alto Commissario ONU per  i Diritti Umani e della Commissione Europea per i Diritti Umani e a coordinare le attività riguardanti i diritti umani con alleati importanti, inclusa l’Unione Europea, e le organizzazioni regionali.”

In occasione dell’uscita del Rapporto annuale, il 27 febbraio rivolgendosi al Segretario di Stato John Kerry, presente in sala, la sua assistente Uzra Zeya, ha affermato, per cominciare: “Si può ben dire che l’anno 2013 sarà memorabile per alcune delle più gravi atrocità della storia recente. Tra queste gli eventi in Siria, dove l’estate scorsa un singolo attacco con armi chimiche ha fatto in un sol giorno più di 1.000 vittime civili. E nella Corea del Nord dove le crescenti sparizioni, detenzioni e torture sono così deplorevoli che proprio la settimana scorsa la Commissione di inchiesta dell’Onu ha comparato le azioni del regime coreano a quelle della Germania nazista o dei gulag stalinisti.”

Nel Rapporto sono descritte e documentate le situazioni dei diritti umani in 200 paesi e territori.

All’Italia sono riservate una ventina di pagine non tutte onorevoli, che trattano anche della persecuzione degli zingari, dell’affollamento carcerario e degli eccessi commessi dalle forze di polizia, come ad esempio il sospetto omicidio di Giuseppe Uva avvenuto nel 2008 e non ancora risolto a livello giudiziario. Il rapporto dedica qualche paragrafo alla violenza di genere ma non parla di ‘femminicidio’ come forse farà quello di Amnesty.

Sia nella dichiarazione della signora Uzra Zeya che nelle pagine nel Rapporto, troviamo numerosi riferimenti alle violazioni dei diritti umani delle persone con sessualità particolari (LGBT).

Il Rapporto descrivere la situazione disastrosa creata dalla guerra in Siria (denunciate più di 125.835 vittime civili in tre anni), condannando soprattutto le azioni belliche promosse dal governo di Bashar al-Assad: “Il regime di Assad continua ad usare la forza letale in modo indiscriminato per reprimere le proteste e portare attacchi militari dal cielo e da terra sulle città, le aree residenziali e le infrastrutture civili, inclusi le scuole e gli ospedali in tutto il paese.”

Il Rapporto cita violazioni dei diritti umaniparticolarmente gravi in: Corea del Nord, Sud Sudan, Sri Lanka, Cuba, Egitto, Ucraina, Turchia, Ecuador, Venezuela, Arabia Saudita, Russia, Cina, Bangladesh…

La descrizione della situazione dell’Iran è a dir poco orripilante [anche a noi non sembra che la situazione sia migliorata dopo l’elezione del nuovo presidente laico moderato Hassan Rouhani]: profonde violazioni di ogni tipo di libertà, anche in Internet, torture, esecuzioni capitali in crescendo (624 nel 2013) spesso conseguenti a processi iniqui.

___________________________

 (1) V.: Country Reports on Human Rights Practices for 2013 all’indirizzo:

      http://www.state.gov/j/drl/rls/hrrpt/humanrightsreport/index.htm#wrapper

Il Dipartimento di Stato può essere considerato come il Ministero degli Esteri degli USA. E il Segretario di Stato come il Ministro degli Esteri statunitense.

(2)  La Cina, perfino l’Iran, denunciano di tanto in tanto le violazioni dei diritti umani compiute in altri paesi.

(3)  V.:  http://www.state.gov/j/drl/hr

 

 

10) L’ATTIMO IN CUI LE MURA E LE SBARRE SCOMPAIONO di Fernando E. Caro

 

Una grande saggezza e la capacità di cogliere l’attimo fuggente possono aiutare gli esseri umani a sopravvivere in ogni momento, e in ogni luogo, compreso il braccio della morte.

 

Oggi è il giorno di san Valentino, un giorno importante per quelli che festeggiano il loro amore e la loro dedizione al proprio partner! J Tantissimi fiori, tantissimi dolciumi, tempo trascorso insieme a parlare e soprattutto ad ascoltarsi reciprocamente. Vivendo l’attimo!

Vivere l’attimo? Per quanto mi riguarda, vivere l’attimo è esattamente ciò che riesco a fare, attimo dopo attimo. Si dice che la mente riesce a concentrarsi solo su una cosa alla volta. Più spesso, la mente si concentra su una cosa per un attimo, poi vaga via verso qualche altro pensiero. J

In una prigione, specialmente qui nel braccio della morte, c’è così tanto tempo. Il problema è tenere la mente occupata! Questo vale almeno per quanto riguarda me. Se non sto facendo qualcosa, ho la sensazione di sprecare il tempo inoperoso. In realtà ci sono dei detenuti qui che stanno benone facendo niente! Si limitano a guardare la televisione, ad ascoltare musica e a camminare avanti e indietro. Può darsi che abbiano delle ambizioni, ma gli manca la determinazione. Si potrebbe immaginare che si tratti di una sorta di fatalismo. Perché fare qualcosa se sono destinati a finire giustiziati? L’auto-motivazione potrebbe essere stata sostituita da una sorta di menefreghismo. Perché cercare di ottenere qualche successo se non servirà a niente?

Io non provo più a incoraggiare queste persone a darsi da fare impegnando la mente e le mani. L’ho fatto per un po’ circa 25 anni fa, col solo risultato di sentirmi dire di farmi i fatti miei. Non si può discutere con un condannato a morte! Così adesso mi faccio i fatti miei e bado che gli altri si facciano i loro.

Non fraintendetemi, ci sono molti detenuti qui che hanno seguito dei corsi per migliorare la loro mente e le loro capacità. Alcuni hanno conseguito diplomi di scuole superiori, altri sono diventati famosi per il loro talento artistico. Alcuni creano opere d’arte, altri suonano strumenti musicali, altri lavorano all’uncinetto facendo coperte, vestiario e animaletti imbottiti.

Ancora, alcuni si sfidano con giochi da tavolo, e altri li guardano. Alcuni si limitano solo a parlare, parlare, parlare. Non c’è niente di sbagliato nel parlare! Occupa la mente e cattura l’attenzione degli altri. Queste persone vogliono dimostrare di sapere cose importanti, e vogliono comunicarle! Ciononostante, a volte, non sanno di che cosa stanno parlando! J

Poi mi domando, “Se non fossi vissuto così a lungo che mi sarei perso?” Non avrei visto il progresso che il mondo ha fatto nel campo della tecnologia e le conseguenze che ciò ha avuto sul clima. Non avrei visto i conflitti religiosi, tribali, di casta ed economici! Molti cambiamenti positivi nel mondo avvengono a seguito di sacrifici, spesso di persone che muoiono per una causa! E le cause giuste non finiscono mai.

Morire giustiziati potrebbe essere considerato una causa giusta per porre fine alla pena di morte. Alcuni dicono che non si può neppure confrontare un’esecuzione con il sacrificio volontario di una persona libera! Se i bracci della morte e le esecuzioni non ci fossero, non ci sarebbero organizzazioni come il Comitato Paul Rougeau, dedite all’abolizionismo! Ammiro la loro dedizione!

Questo mi riporta al giorno di San Valentino. Ho ricevuto molti biglietti di auguri per questa occasione! E per questo gesto gentile non è stato necessario che qualcuno si sacrificasse! J Per oggi questi biglietti mi hanno permesso di “vivere l’attimo”, un attimo in cui i muri e le sbarre d’acciaio sono scomparse!

Abbracci a tutti voi  

Fernando dal braccio della morte di San Quentin il 14 febbraio 2014

 

 

11) NOTIZIARIO

 

Alabama. Guai a sparare dentro una casa o da un’auto. In Alabama uccidere qualcuno sparandogli in mezzo alla strada non è un crimine capitale, ma lo diventa se gli portate via il portafoglio. Uccidete qualcuno sparandogli da un’auto (che sia o meno in corsa) e commettete un crimine capitale noto come drive-by-shooting. Scendete dall’auto e il vostro crimine non lo sarà più (sempre che non abbiate parcheggiato l’auto in doppia fila). Sparate a qualcuno che si trova dentro una casa o un’auto e rischiate la forca: entrate e tutto cambia. O meglio cambiava fino a vent’anni fa quando, accortisi della contraddizione, i legislatori dell’Alabama hanno provveduto a rendere crimine capitale qualsiasi omicidio commesso con un’arma letale che sia usata da un’auto, dentro un’auto o da fuori in un’auto. Curiosamente il rapporto fra abitazione e pena di morte non è cambiato. Potete sparare a qualcuno stando comodamente seduto nel salotto di casa vostra e, sia che la vittima sia dentro o fuori, non correte rischi capitali: a meno che non andiate in giardino e lo ammazziate sparandogli da fuori casa. (Claudio Giusti)

 

Arabia Saudita. Molto caro ‘il prezzo del sangue’. Joselito Zapanta, un lavoratore filippino immigrato in Arabia Saudita, è stato condannato a morte per aver ucciso il suo datore di lavoro sudanese, Imam Ibrahim, nel 2009. Anche a Zapanta, secondo il codice religioso, è stato concesso di riscattate la libertà versando alla famiglia della sua vittima un somma che viene chiamata il “prezzo del sangue”. Per Zapanta tale prezzo è stato quantificato in 4 milioni di ryals sauditi (che corrispondono circa a un milione di dollari). La scadenza del pagamento doveva essere inizialmente  il 12 novembre 2012, ma è stata prorogata dapprima fino al 12 marzo 2013, poi ancora fino al 3 novembre dell’anno scorso. Il presidente delle Filippine Benigno Quino III ha già versato  il 21 gennaio un sostanzioso acconto del prezzo del sangue, cercando di trattare. Il 13 febbraio si è appreso che le autorità dell’Arabia Saudita hanno dato ancora un mese di tempo al condannato per raggiungere la cifra richiesta dalla famiglia della vittima, senza fissare la data dell’esecuzione.

 

Emirati Arabi Uniti. Istituita una moratoria della pena capitale. Negli stati arabi di religione mussulmana l’uso della pena di morte è frequente ed ovunque esteso. In tale contesto, il 29 gennaio l’indizione di una moratoria delle esecuzioni capitali negli Emirati Arabi Uniti è stata una sorpresa salutata con soddisfazione dai paesi abolizionisti e dalle organizzazioni per i diritti umani. Il 7 febbraio si è appreso che l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Sicurezza, signora Catherine Ashton, ha accolto con grande piacere la notizia che il presidente degli Emirati Arabi Uniti (UAE), Sheikh Khalifa bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, ha ordinato la morato­ria di tutte le esecuzioni. La Ashton ha dichiarato: “Spero che questo passo sia il primo verso la decretazione di una moratoria definitiva dell’uso della pena di morte negli Emirati Arabi Uniti”. E ha aggiunto di sperare che “questo sviluppo costituisca un esempio positivo che induca l’intera regione ad adottare misure analoghe che spianeranno la via all’abolizione della pena di morte”.

 

India. Sacrificio umano a sfondo religioso. Nel gennaio 2012 Lakshmi Kanta Sarkar, seguace della religione Tantra, un misto di esasperata sessualità e di spiritualità, decapitò un neonato e ne bevve il sangue. La popolazione del suo villaggio nel distretto di BanKura nel Bengala Occidentale, che lo colse sul fatto, lo catturò, lo malmenò e infine lo consegnò alla polizia. Nonostante le attenuanti costitute dalle sue credenze religiose e dal suo evidente cattivo stato di salute mentale, il 4 febbraio scorso egli è stato condannato a morte in un processo di brevissima durata.

 

Iran. Alireza M. sopravvissuto all’impiccagione lenta, è stato condannato all’ergastolo. Lo scorso 17 ottobre il 37-enne noto come Alireza M., fu impiccato in Iran dopo essere stato condannato a morte per reati di droga. Sottoposto alla pratica crudele dell’impiccagione lenta per 12 minuti, riuscì miracolosamente a sopravvivere (v. n. 209). Quando le figlie si recarono il giorno successivo a ritirare il suo cadavere, scoprirono che Alireza era ancora vivo. Ricoverato in ospedale, molti pensavano che non avrebbe superato la crisi. Invece Alireza si è completamente ripreso. Dopo diversi comunicati contraddittori delle autorità, si credeva che egli sarebbe stato graziato. Invece il 5 febbraio si è saputo che Alireza M. è stato condannato all’ergastolo. L’ayatollah Sadeq Larijani, capo del potere giudiziario, ha tenuto a precisare che, secondo i precetti religiosi, la condanna a morte di Alireza avrebbe dovuto comunque essere completata, e che, solo a causa dello scalpore su­scitato dalla vicenda, la pena capitale è stata commutata in carcere a vita.

 

Texas. Nel Codice Penale elencati quasi 2.400 crimini. Claudio Giusti ci ricorda che nel codice penale del Texas sono contemplati 2.383 crimini diversi di cui 11, che non prevedono l’iscrizione al registro dei sex offenders, possono essere commessi… con le ostriche.

Vedi:  .http://gritsforbreakfast.blogspot.it/2007/08/oyster-related-crime-and-its-absurdist.html

 

Texas. Ammazzarono il Carlos sbagliato. James Liebman, famoso professore della facoltà di Giurisprudenza della Columbia University di New York, ha scritto un libro che verrà pubblicato nel mese di Luglio, per la Columbia University Press, intitolato “The Wrong Carlos: Anatomy of a Wrongful Execution” (Il Carlos sbagliato: anatomia di un’esecuzione ingiusta). In questo libro Liebman sintetizza le indagini svolte, da lui e da alcuni suoi studenti, sul caso di Carlos DeLuna, condannato a morte per omicidio e ucciso dallo stato del Texas nel 1989 (v. n. 198). Gli abolizionisti hanno sempre indicato, tra gli esempi di condannati a morte innocenti il caso DeLuna. Ora le indagini svolte da Liebman hanno portato in luce le magagne nelle indagini e nell’iter giudiziario del caso DeLuna, tra cui erronee testimonianze oculari e l’omissione della polizia di indagare su un altro sospettato dell’omicidio attribuito a DeLuna. Questi sostenne sempre la sua innocenza e disse che un altro uomo, Carlos Hernandez, aveva commesso il crimine a lui attribuito. Tra l’altro Hernandez e DeLuna si somigliavano a tal punto che persino i loro familiari confondevano le rispettive fotografie. Hernandez aveva precedenti analoghi al delitto per il quale DeLuna fu giustiziato (v. n. 198).

 

Virginia e Wyoming. Tornano i vecchi metodi di esecuzione. Anzi no. A causa della difficile reperibilità dei farmaci utilizzabili per le iniezioni letali, molti stati americani stanno affannosamente cercando soluzioni alternative per mantenere in azione la macchina della morte (v. n. 211). Parliamo qui di Virginia e Wyoming, due stati in cui si sono discusse in Senato proposte di legge per introdurre metodi di esecuzione alternativi. In Virginia si è tentato di ritornare all’uso della sedia elettrica come secondo metodo di esecuzione. Il sostenitore della relativa proposta di legge, il Repubblicano Bill Carrico, dimostrando che la pena di morte per i suoi più accesi sostenitori è solo una forma di vendetta, ha dichiarato: “Che mi dite dei familiari delle vittime del crimine? Che mi dite della punizione crudele ed inusuale che ha avuto luogo nei loro riguardi? C’è almeno qualcuno che prova a pensare a questo?”. Ma la proposta di Carrico si è arenata in Senato il 7 febbraio (forse se ne riparlerà tra un anno). La senatrice democratica Barbara Favola ha dichiarato: “E’ un metodo assolutamente inumano, la Virginia rischierebbe di divenire l’unico stato in cui un condannato a morte potrebbe essere costretto a morire per elettrocuzione”. In Wyoming la nuova proposta di legge prevedeva di mettere a morte i condannati con la fucilazione, qualora divenisse impraticabile l’iniezione letale. Ora nello stato la possibile alternativa, sulla carta, è la camera a gas. Dal momento però che non c’è una camera a gas in Wyoming e che quindi occorrerebbe costruirla, il senatore repubblicano Bruce Burns, proponendo la fucilazione, ha affermato che il costo della sua costruzione sarebbe eccessivo per effettuare rare esecuzioni. Anche in questo caso, però, l’11 febbraio scorso, la proposta di legge di introdurre la fucilazione non è passata in Senato, seppure per pochi voti, non avendo raggiunto la prescritta maggioranza dei due terzi. Da notare che i condannati a morte in Wyoming ammontano in totale a…1! L’unico condannato è  Dale Wayne Eaton, condannato alla pena capitale nel 2004, il cui caso è al momento in fase di appello. (Grazia)

 

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 28 febbraio 2014