FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 115  -  Febbraio 2004

SOMMARIO:

1)  Kenneth ci spiega la seconda fase di un processo capitale 

2)  Cerchiamo di salvare la giovane Mandana in Iran       

3)  La Corte Suprema discuterà sulla pena di morte per i minorenni

4)  La campagna di Amnesty contro la pena di morte per i minorenni     

5)  L’ultimo saluto a Cameron Todd Willingham

6)  I federali vogliono un’esecuzione nel civile New Hampshire  

7)  Intenso dibattito sul caso di Kevin Cooper in California

8)  Il destino di Philip Workman è ancora incerto

9)  Lezione di rettitudine da una fonte inattesa     

10) Cina: prigione per gli attivisti in Internet         

11) Notiziario: Florida, Illinois, Texas, Usa

 

 

1) KENNETH CI SPIEGA LA SECONDA FASE DI UN PROCESSO CAPITALE

 

Il nostro corrispondente dal braccio della morte del Texas questa volta ci fa capire come si arriva ad una sentenza di morte. E’ interessante notare come le istruzioni date per iscritto ai giurati facciano una gran confusione nel definire i cosiddetti “ragionevoli dubbi”, nel tentativo di evitare che eccessivi scrupoli di coscienza possano salvare la vita dell’imputato. 

 

Cari amici italiani, ho voluto preparare qualcosa di molto diverso per questo numero.  Pensando alle cose di cui parliamo riguardo alla pena di morte, mi sono reso conto che la maggioranza delle persone non conosce la procedura secondo la quale una giuria condanna a morte un uomo. Oggi trascriverò per voi l’intero documento che viene preso in considerazione da una giuria quando deve decidere se mandare un uomo nel braccio della morte. Questo articolo costituirà la prima di due o tre puntate, potrete poi fare riferimento a questo articolo per capire i discorsi successivi. Ciao, Kenneth

Ci sono due parti in un processo capitale – la fase in cui si decide la colpevolezza o l’innocenza e poi la fase in cui si stabilisce la punizione. Durante la seconda fase l’accusa cerca di presentare prove che dimostrino che non puoi essere riabilitato e queste prove possono includere le malefatte commesse da quando avevi cinque anni fino alla tua età attuale. La difesa cercherà di presentare prove “mitiganti” (cioè fattori che inducano a non scegliere di mandarti a morte). Per svolgere il suo compito secondo le norme vigenti la giuria è tenuta a informarsi leggendo il seguente documento.

 

ISTRUZIONI DELLA CORTE RIGUARDO ALLA PUNIZIONE

 

Con il verdetto che avete reso in questo caso, avete riconosciuto l’imputato colpevole di reato capitale, come richiesto dall’accusa.

Vi informiamo che la colpevolezza per reato capitale comporta obbligatoriamente una sentenza alla massima pena detentiva o una sentenza di morte.

E’ adesso vostro compito considerare tutte le prove di questo caso e rispondere alle domande che vi vengono poste. Tali domande verranno definite “questioni” in questo documento, dovrete rispondere ad esse con un “Sì” o con un “No”; la punizione da infliggere all’imputato dipenderà dalle vostre risposte alle questioni. Dovrete considerare solo la condotta e lo stato mentale dell’imputato nel determinare le vostre risposte a queste Questioni speciali.

Vi rendiamo edotti che  l’accusa deve dimostrare la veridicità della prima e della seconda questione al di là di ogni ragionevole dubbio. Non è obbligatorio che l’accusa dimostri la prima e la seconda questione al di là di qualsiasi dubbio, è necessario altresì che le prove portate dell’accusa escludano tutti i “ragionevoli dubbi” riguardo alla prima e alla seconda questione.

Un “ragionevole dubbio” è un dubbio originato dalla ragione e dal senso comune a seguito di attento e imparziale esame di tutte le prove inerenti al caso. E’ quel genere di dubbio che farebbe esitare una persona ragionevole ad agire negli affari più importanti che la riguardano.

Prove al di là di ogni ragionevole dubbio devono essere, quindi, prove con un carattere di convincimento tale da indurvi a fare affidamento su di esse e ad agire in base ad esse senza esitazione nei più importanti affari che vi riguardano.

Nel decidere riguardo alla prima questione dovete considerare tutte le prove ammesse nella fase di colpevolezza od innocenza e nella fase di punizione, comprendendo le prove relative al passato dell’imputato o al suo carattere o alle circostanze in cui è stato commesso il reato che depongano pro o contro l’irrogazione di una sentenza di morte.

La giuria non potrà rispondere “Sì” alla prima questione a meno che non ci sia unanimità di decisione da parte dei singoli giurati.

La giuria non potrà rispondere “No” a tale questione se almeno dieci giurati non concorderanno sulla risposta; però i dieci giurati non devono necessariamente concordare su quali prove abbiano determinato la risposta negativa alla questione.

La prima questione è la seguente:

Voi ritenete sulla base delle prove al di là di ogni ragionevole dubbio che esista una probabilità che l’imputato potrebbe commettere atti criminosi di violenza che costituirebbero una continua minaccia alla società?

Se avrete risposto “Sì” alla suddetta questione, allora rispondete alla seguente questione. Se avrete risposto “No” alla prima questione, o se non siete in grado di rispondere alla prima questione, allora non rispondete alla seguente.

La seconda questione è la seguente:

Ritenete sulla base delle prove al di là di ogni ragionevole dubbio che l’imputato abbia provocato la morte della persona deceduta, o che intendesse uccidere la persona deceduta o un’altra persona, o che prevedesse che una vita umana sarebbe stata tolta?

Risponderete a questa questione speciale “Sì” o “No”.

Non potete rispondere “No” a meno che non vi sia accordo totale da parte dei giurati e non potete rispondere “Sì” se almeno dieci giurati non concordano con la risposta affermativa. La giuria però non deve necessariamente concordare su quali siano le particolari prove che determinano la risposta affermativa.

Se avete riposto “Sì” alla precedente questione, allora dovete rispondere alla questione n. 3 qui di seguito riportata.

La terza questione è la seguente:

Dichiarate se, prendendo in esame tutte le prove, incluse le circostanze del reato, il carattere dell’imputato e il suo passato e la colpevolezza morale personale dell’imputato, c’è una sufficiente  circostanza mitigante o ci sono sufficienti  circostanze mitiganti da permettere che venga emessa una condanna alla massima pena detentiva piuttosto che una sentenza di morte.

Rispondendo a questa terza questione la giuria dovrà esprimersi con “Sì” o con “No”. Tale questione non potrà avere risposta negativa a meno che tutti i giurati non concordino unanimemente, e non potrà avere risposta affermativa se almeno dieci giurati non concordano in tal senso, anche se non occorre che i dieci giurati concordino su quali particolari prove abbiano determinato la risposta affermativa.

Vi istruiamo, nel rispondere a questa terza questione, di considerare “fattori mitiganti” tutte quelle prove che inducano un giurato a considerare l’imputato meno degno di riprovazione morale o di morte.

Vi informiamo che se la giuria fornirà risposte affermative alla prima e seconda questione e negative alla terza, questa Corte condannerà a morte l’imputato. Se la giuria darà risposte negative in merito alla prima o seconda questione o una risposta affermativa riguardo alla terza, la Corte condannerà l’imputato alla reclusione a vita nella Divisione Istituzionale del Dipartimento di Giustizia Criminale del Texas.

Riguardo alla legge dell’uscita sulla parola, vi informiamo che un prigioniero condannato a morte non può ricevere la liberazione sulla parola. Un prigioniero che sia stato condannato a vita a seguito di un reato capitale non potrà essere rilasciato sulla parola fino a quando non sarà trascorso un effettivo periodo di carcerazione di 40 anni di calendario, indipendentemente dalla buona condotta. Non dovete considerare la legge sulla possibilità di uscita sulla parola o la maniera in cui verrebbe applicata a questo specifico imputato nel rispondere alle questioni speciali.

Vi informiamo che l’imputato può testimoniare in suo proprio favore se sceglierà di farlo, ma se deciderà di non farlo, questo fatto non dovrà essere da voi considerato come una circostanza contro di lui né dovrà pregiudicarlo in alcun modo.

Voi siete i giudici esclusivi dei fatti provati, della credibilità dei testimoni e del peso da attribuirsi alle testimonianze, ma siete tenuti a ricevere la legge dalla Corte, cosa che avviene tramite il presente documento, e ad essere governati dalla medesima.

 

 

2) CERCHIAMO DI SALVARE LA GIOVANE MANDANA IN IRAN

 

Mandana Nik-Khou Monfared, 25 anni, cittadina iraniana, è stata condannata a morte per l’assassinio dell’uomo che aveva intenzione di sposare dopo il perfezionamento del divorzio dal primo marito.

Nelle mani della polizia che l’aveva arrestata, senza alcuna assistenza legale, Mandana ha confessato il crimine, ma poi ha ritrattato, sostenendo che era terrorizzata e che non si è resa conto delle sue affermazioni. Ha inoltre sostenuto che è stato il suo ex-marito a commettere l’omicidio. Anche il testimone che all’inizio aveva accusato Mandana, ha successivamente ritrattato.

Nonostante questo, la Corte Suprema ha confermato la condanna a morte di Mandana, che potrebbe essere eseguita in qualsiasi momento. Ci sono solo due possibilità di salvezza per la giovane iraniana: che i familiari della vittima scelgano il “risarcimento in denaro al posto del sangue”; oppure che il capo del potere giudiziario, Ayatollah Shahrudi, decida di utilizzare la facoltà di revocare un verdetto definitivo, se lo ritiene ingiusto, e di assegnare il caso ad un’altra corte.

Sappiamo che il padre di Mandana sta appellandosi a tutte le autorità per ottenere un nuovo processo della figlia, e che il figlio di nove anni della donna ha scritto una lettera (pubblicata anche da un giornale locale ) in cui dichiara che lui e i suoi fratellini piangono ogni sera. Non hanno il padre e chiedono che venga loro restituita la mamma, in quanto innocente.

Amnesty International ha chiesto di mobilitarsi nel tentativo di salvare la vita di Mandana e noi aderiamo volentieri al suo invito.

Siete pertanto pregati di inviare fax, e-mail e/o lettere alle autorità iraniane competenti. La petizione va mandata, possibilmente, a tre destinatari, ricopiando il testo che vi proponiamo qui di seguito (o creandone uno vostro) e corredandolo dei vostri dati.

I destinatari a cui spedire gli appelli sono i seguenti. L’affrancatura per posta prioritaria è di euro 0,80 (fino a 20 grammi). Per semplicità potete indicare il destinatario solo sulla busta usando la stessa lettera per tutti. Ricordate di scrivere il vostro indirizzo postale completo ed esatto. Possibilmente fate firmare la petizione da altre due o tre persone, oltre voi.

 

His Excellency Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahrudi

Ministry of Justice

Park-e Shahr

TEHRAN

Islamic Republic of Iran

Fax:  0098 21 879 6671 ( indicare il destinatario)

 

His Excellency Ayatollah Sayed 'Ali Khamenei

The Presidency

Palestine Avenue

Azerbaijan Intersection

TEHRAN

Islamic Republic of Iran

E-mail: webmaster@wilayah.org (sulla riga dell’oggetto scrivete: For the attention of the office of His Excellency, Ayatollah al Udhma Khamenei, Qom)

 

His Excellency Hojjatoleslam val Moslemin Sayed Mohammad Khatami

The Presidency

Palestine Avenue

Azerbaijan Intersection

TEHRAN

Islamic Republic of Iran

E-mail: khatami@president.ir (provate a spedire più volte il messaggio, se non passa la prima volta)

 

Copia del messaggio può essere utilmente inviata a :

 

Mr Mohammad Hassan Zia'i-Far

Secretary of Islamic Human Rights Commission

PO Box 13165-137

TEHRAN

Islamic Republic of Iran

Fax:  0098 21 204 0541 (indicare il destinatario)

 

 

You Excellency

 

Mandana Nik-khou Monfared has been condemned to death and she could be executed soon.

We are aware of your right and responsibility to bring to justice those suspected of criminal offences, but we strongly oppose the death penalty. In Mandana Nik-khou Monfared’s particular case, there are moreover serious doubts about her guilt. Actually, even the original witness against her has retracted the statement incriminating her.

Please consider that, as guaranteed by Article 14 of the International Covenant on Civil and Political Rights (ICCPR), to which Iran is a state party, Mandana Nik-khou Monfared is entitled of all fair trial guarantees and legal counsel.

We beg you to ensure that the victim's family is made aware of its right, under Islamic law, to pardon the condemned.

We therefore heartily ask you to use all your power so that clemency may be granted to Mandana Nik-khou Monfared and her death sentence may be cancelled.

 

Respectfully

 

Traduzione: Mandana Nik-khou Monfared è stata condannata a morte e potrebbe essere presto giustiziata. Ci rendiamo conto del diritto e della responsabilità da parte sua di assicurare alla giustizia coloro che sono sospettati di atti criminosi, ma siamo fermamente contrari alla pena di morte. Nel caso particolare di Mandana Nik-khou Monfared sussistono inoltre seri dubbi sulla colpevolezza. Infatti, anche l’originario testimone ha ritrattato la dichiarazione che la incriminava. Per favore consideri che, come previsto dall’articolo 14 della ICCPR (Convenzione Internazionale dei Diritti Civili e Politici) della quale fa parte l’Iran, Mandana Nik-khou Monfared ha diritto a tutte le garanzie per un processo giusto e all’assistenza legale. La preghiamo di assicurarsi che i familiari della vittima siano al corrente della possibilità, in base alla legge islamica, di perdonare la condannata. La preghiamo pertanto caldamente di usare tutto il suo potere perché venga concessa clemenza a Mandana Nik-khou Monfared  e perché la sua condanna a morte venga annullata. Rispettosamente

 

 

3) LA CORTE SUPREMA DISCUTERA’ SULLA PENA DI MORTE PER I MINORENNI

 

Il 26 gennaio la Corte Suprema degli Stati Uniti ha fatto sapere che metterà sotto esame l’ammissibilità costituzionale della pena di morte per i minorenni. La più recente giurisprudenza della massima corte risale al 1989 e lascia la possibilità di condannare a morte persone che avevano 16 o 17 anni al momento dei delitti loro contestati (senza aver detto una parola definitiva ed assoluta sulla possibilità di condannare a morte criminali ancora più giovani).

La Corte Suprema federale ha stabilito di discutere un ricorso avanzato dal Ministro della Giustizia del Missouri Jeremiah W. Nixon contro una decisione della Corte Suprema del proprio stato. Tale corte, a stretta maggioranza, il 26 agosto scorso aveva infatti annullato la sentenza capitale per Christopher Simmons diciassettenne all’epoca del crimine e dichiarato incostituzionale la pena di morte per i minorenni. La Corte suprema del Missouri si era riferita dell’evoluzione dei cosiddetti ‘standard di decenza’ verificatasi dal 1989 in poi, reputando che “…la Corte Suprema federale oggi sentenzierebbe che tali esecuzioni sono proibite” (v. n. 110).     

Sappiamo per certo che la massima Corte, nettamente divisa la suo interno, negli ultimi tempi si è più volte rifiutata di prendere in esame la questione (vedi ad es. nn. 101 e 102) dimostrando di non essersi ancora decisa ad emettere una storica sentenza in materia. Ora il ricorso del Ministro della Giustizia del Missouri l’ha in qualche modo costretta a prendere posizione. Speriamo che sia la posizione giusta.

Il ‘pericolo’ che possa essere messa fuori legge la pena di morte per i minorenni ha allarmato soltanto i gruppi più conservatori. “E’ un disastroso sviluppo per le vittime del crimine e per gli innocenti assassinati” ha detto la signora Dianne Clements, leader dell’associazione texana Justice for All schierata per la pena di morte.

La stampa statunitense – concordemente favorevole ad una proibizione della pena capitale per i minori – ha analizzato in dettaglio la posizione dei vari giudici della Corte Suprema federale e la situazione nel paese per azzardare previsioni sulla decisione che verrà resa nota nell’estate del 2005.

Si sa che 4 giudici su 9, quelli meno conservatori (John Paul Stevens, David H. Souter, Ruth Bader Ginsburg, Stephen Breyer), sono da tempo favorevoli ad una sentenza innovativa. Tra i 5 giudici ultra  conservatori (William H. Rehnquist, Antonin Scalia, Anthony M. Kennedy, Sandra Day O.Connor, Clarence Thomas), sono due, la O’Connor e Kennedy, coloro che potrebbero fare un passo in avanti. Questi due hanno votato nel 2002 contro la pena capitale per i ritardati mentali e la O’Connor ha espresso di recente, in occasioni non ufficiali, critiche nei riguardi dell’uso attuale della pena di morte.

Nel 2002, quando è stata proibita la pena di morte per i ritardati mentali, 30 stati su 50 avevano già rinunciato a ‘giustiziare’ tali persone. Oggi gli stati che hanno abolito la pena di morte per i minorenni sono 29 e in altri 6 stati (Arizona, Kentucky, New Hampshire, South Dakota, Virginia, Wyoming) si stanno discutendo leggi che vanno in tal senso. Almeno in tre stati queste leggi potranno essere approvate facilmente e diventare operative nel giro di qualche mese. Anche il pubblico – messo di fronte alla scelta tra il carcere a vita e la pena di morte per i minorenni all’epoca del crimine – si oppone ormai per il 70% all’uso della pena capitale.

Appare pertanto che vi sia nel paese un ampio consenso per la messa al bando della pena di morte per i minorenni a dimostrazione che gli ‘standard di decenza’ si sono effettivamente evoluti. Purtroppo non è del tutto scontato che i nove anziani giudici paludati di nero che compongono la Corte Suprema federale siano in grado di capirlo. Tra l’altro, nel giro di un anno potrebbe verificarsi un ricambio di uno o due giudici e il presidente Bush non è certo incline a nominare giudici progressisti.

 

 

4) LA CAMPAGNA DI AMNESTY CONTRO LA PENA DI MORTE PER I MINORENNI

 

Il 21 gennaio Amnesty International ha lanciato contemporaneamente in tutto il mondo una impegnativa Campagna biennale per porre fine alle esecuzioni dei minorenni all’epoca del crimine. Obiettivo ambizioso ma realistico della Campagna è quello di ottenere che questa pratica particolarmente barbara e spietata venga messa fuori legge in tutto il mondo entro il 2005.

In un rapporto diffuso da Amnesty all’inizio della Campagna sono documentate 34 esecuzioni di minorenni all’epoca del reato avvenute dal 1990 in poi in otto paesi, 19 delle quali portate a termine negli Stati Uniti, le rimanenti 15 distribuite tra Cina, Pakistan, Repubblica democratica del Congo, Iran, Nigeria, Arabia Saudita e Yemen. A differenza degli Stati Uniti, tutti gli altri paesi nel frattempo hanno proibito o interrotto la pratica di mettere a morte i minorenni all’epoca del crimine. Si ritiene comunque che nei bracci della morte delle Filippine e del Sudan vi siano ancora dei minorenni, in contrasto con la legislazione vigente, mentre in alcune regioni del Pakistan – nonostante l’impegno del presidente Musharraf nei riguardi di Amnesty International - si potrebbero ancora verificare condanne capitali ed esecuzioni di minori.

L’ostacolo più grande da superare è certamente la resistenza dei ceti più conservatori degli Stati Uniti che proprio in questo momento rafforzano la loro posizione con la conferma in Virginia della pena di morte per Shermaine Ali Johnson, sedicenne all’epoca del crimine, e con la programmata esecuzione in Texas di quattro diciassettenni all’epoca del crimine tra il 30 marzo e il 24 giugno.

Di enorme aiuto alla Campagna sarebbe un pronunciamento della Corte Suprema degli Stati Uniti sull’inammissibilità costituzionale della pena di morte per i minorenni che potrebbe avvenire nel 2005 (vedi articolo precedente). Pur essendoci tutte le condizioni per una sentenza in tal senso, non si può certamente dare per scontato il comportamento dei giudici. La Campagna, a sua volta, potrebbe favorire una storica decisione innovativa della Corte Suprema.

 

 

5) L’ULTIMO SALUTO A CAMERON TODD WILLINGHAM

 

DIARIO DAL BRACCIO  di Fabrizio De Rosso

Cameron Todd Willingham nacque il 9 gennaio 1968 ad Ardmore, Oklahoma. Il 23 dicembre 1991, a seguito di un incendio sviluppatosi nella sua casa di Corsicana, Texas, le sue tre figlie Amber (30 mesi) e Karmen e Kameron (12 mesi) persero la vita. Todd fu accusato di aver volontariamente causato l'incendio – fatto da lui sempre negato – e, dopo un breve processo, condannato a morte dallo stato del Texas. Nel 1993 iniziai con lui una corrispondenza che è proseguita fino alla sua esecuzione, il 17 febbraio 2004.

Quella che segue è la cronaca del mio viaggio, avvenuto dall'11 al 16 febbraio, e del nostro incontro presso la Allan B. Polunsky Unit, il Braccio della Morte di Livingston, Texas.

[…]Sul modulo che ho compilato ci sono domande del tipo: lei è venuto negli Usa con l'intenzione di commettere un crimine o avviare un'attività delittuosa o immorale? E' stato mai coinvolto in attività di spionaggio e sabotaggio? Tra il 1933 e il 1945 è stato coinvolto in persecuzioni associate alla Germania nazista? (giuro, non ho bevuto che acqua, c'è scritto così) Ha mai trattenuto presso di sé unbambino la cui custodia era stata affidata a un cittadino statunitense?

[…] L'aereo tocca e si sente, eccome. Grosso e pesante, ci mette prima di fermarsi.

Sono in Texas. Dopo un bel po’ di giri ci fermiamo. Guardo l'orologio, sono le 15.30. Scendiamo e ci avviamo all'immigrazione. Il poliziotto mi guarda, apre il passaporto e mi chiede perché sono negli USA. I suoi bicipiti mi sconsigliano dal rispondergli che sono cazzi miei.

Sono qui per un amico. Da quanto siete amici? Da 12 anni. Quando vi siete conosciuti? Non ci siamo mai incontrati, ci scriviamo. Come hai fatto a sapere di lui? Su un giornale. E perché gli hai scritto? OK, ne ho abbastanza. E' nel braccio della morte. Tra quattro giorni lo uccidono.

Mi guarda senza dire una parola per un pò. Mi fa mostrare il biglietto di ritorno, poi mi fa cenno di andare. Il tizio alla dogana si fa dare l'altro modulo, sogghigna mentre mi chiede se sono sicuro delle risposte che ho dato. Poi mi fa cenno di proseguire.

[…] Il pick-up si ferma davanti ad una specie di fortezza in mattoni rossi. […] the Walls come la chiamano i detenuti, dove anche Todd verrà portato per morire.

Fuori, all'imbocco del viale d'accesso, due poliziotti impediscono di avvicinarsi. Dall'altro lato, un drappello di persone con in mano candele e poster. No death penalty.

Realizzo che è una veglia per qualche condannato. Anche Christa tira fuori una grossa candela profumata alla vaniglia e l'accende, ma il vento la spegne. E' costretta ad accenderla più volte, invano. Sono le 17.50. Alle 18.00 un condannato verrà ucciso. Il cognome è Lagrone. I minuti scorrono, un fotografo ci chiede il permesso di fotografarci: Christa dice di sì. Sono colto di sorpresa, non mi aspettavo una cosa del genere così di brutto. Rimaniamo in silenzio, osserviamo il silenzio per Lagrone.

[…] A Livingston, ci fermiamo un attimo alla Polunsky Unit, il carcere dove si trova Todd. Sono qui, brother. Una serie interminabile di luci fa intuire quanto grande è questa prigione.  Mi indicano il portone principale. Oltre a qualche centinaio di condannati a morte, la prigione ospita circa tremila detenuti comuni. […]

 

12 febbraio

Day 2: otto ore nel braccio. OK, ci siamo. Todd sono qui.

[…] Alle 8.10 varco la soglia del parlatorio, la visitation room. A destra le macchinette del cibo e delle bevande, a sinistra una fila di postazioni – una trentina – con due telefoni ciascuna. Separate da uno spesso vetro, altrettante gabbie metalliche, ognuna con la sua porta d'ingresso. Quella di Todd è la 28. […] Lo intravedo, è seduto e piegato in avanti, le mani protese all'indietro per farsi togliere le manette, operazione compiuta attraverso una finestrella della porta apribile a mezza altezza. Mi giro dall'altra parte perché non vorrei metterlo a disagio – la sensazione che proverei io in quella gabbia metallica. I genitori mi invitano a sedere per primo. Ho paura, mi siedo e solo ora alzo lo sguardo. Scoppio a piangere davanti a questo ragazzo. Mi sembra molto più giovane dei suoi 36 anni, gli occhi mobili e vispi, il viso sbarbato e un sorriso che non mi aspettavo. Piango e lui parla. Non capisco niente. Il tono è tranquillo. La madre mi passa una salvietta di carta. Quando riesco a smettere, cominciamo a parlare. La divisa del detenuto è una sorta di tuta con le maniche corte sopra una T-shirt, entrambe bianche.  Sulla schiena le iniziali in nero DR (Death Row). Per parlare con lui ci diamo il turno, a volte da soli a volte in coppia. Nel frattempo la sala si popola di persone, una fila di schiene al telefono. Non ho il coraggio di guardare i detenuti passeggiando lungo il centro del parlatorio. C'è una famiglia di colore con tanto di bambini che fanno confusione, giocano e si divertono.

Todd mi chiede di Anna, di Lydia, Lorenzo e Alberto, del viaggio, mi parla dei suoi genitori, delle altre persone che vedrò oggi e domani, delle sue corrispondenti, della Parmalat, della MV Agusta, del braccio e dei detenuti suoi amici. Ha tanta voglia di parlare e mette a dura prova i suoi genitori, suo padre Gene soprattutto, e anche me […]

Todd vuole fare l'americano, credo sia la sua maschera, racconta barzellette, fa battute, disquisisce di storia della chiesa e di storia europea, crociate e papi. La madre lo guarda e dice: Whatever.... come dire: io non ne so nulla, fate un pò voi.

Questo stare sopra le righe di Todd mi mette un pò a disagio, ma lascio che sia come vuole lui. Se a lui sta bene così. […]

In apparenza, sembrerebbe impossibile lo so, il braccio ha una sua normalità, le persone fanno quello che devono fare; i guardiani il loro lavoro, i parenti fanno  le loro visite, i detenuti le ricevono. Ci sono persino i bambini. E le macchinette della Pepsi. Come può un posto del genere essere intrinsecamente malvagio ? Io parlo con la guardia; quanto dura il turno, dove abita, dice che è contenta perché lunedì è vacanza.... . Solo quando una giovane donna dal fondo del parlatorio si alza e sostenuta da un'altra donna si avvia verso l'uscita gemendo e dicendo ad alta voce HAVE MERCY mi rendo conto che non è poi così normale, che un'altra vita sarà spezzata stasera.

[…] La guardia riempie sacchetti di patatine, dolci, panini e bibite offerti da amici e familiari ai rispettivi detenuti.

Le due anziane signore entrate con me alle 8, Kathy e Irene, continuano a parlare con i loro detenuti. Sono volontarie e vengono qui ogni giorno. Irene ha 77 anni, ne dimostra almeno 10 di meno.

[…] Non ho capito molto bene le varie ramificazioni dei Willingham. L'unica cosa che ho capito è che Todd ha un fratellastro che si chiama Davy Crockett (lo giuro, è vero) che è in galera pure lui, ad Huntsville, reo confesso dell'uccisione di quattro persone in tre stati diversi. Todd mi chiede il permesso di passargli il mio indirizzo perché mi possa scrivere. Io gli dico di sì, naturalmente.  […]

 

13 febbraio

[…]  All'entrata parlo con Kathy, una delle volontarie. Mi inchioda per venti minuti buoni. Mi dice che fa questo da trent'anni e che ha assistito a trentasette esecuzioni. Mi sento come colui che disse: non sono degno di scioglierti i legacci dei sandali.[…]

Todd è spavaldo come ieri, come ieri smista il traffico alla postazione con sicurezza e tempistica da professionista. Io però non voglio rubare tempo agli altri e mi concedo un lungo colloquio più tardi quando la famiglia, ad eccezione di Coletha, esce  per pranzare. Sarà un colloquio a tre, io Coletha e Todd. Ma andiamo con ordine.

[…] Arriva l'ora di pranzo. Todd, io e lei. La gioventù di Todd, ribelle attaccabrighe, bevitore, uno che se gli dicevi di fare A faceva B, che non aveva paura di niente  e di nessuno. Si guadagnava qualche dollaro con dei lavoretti, tipo tagliare l'erba nel giardino del vicino, poi spendeva tutto. Racconta di quella volta che era stato arrestato per assault and battling ( rissa, ma lui dice che aveva difeso una ragazza da un molestatore ) di quell'altra per feloniously pointing a firearm ( minaccia di persone a mano armata, con una pistola giocattolo dice lui ), dei suoi furti d'auto e di come questi fatti siano stati usati contro di lui al processo. Di come il Dr Grigson, il famigerato psichiatra soprannominato Doctor Death per il centinaio di condanne a morte cui ha attivamente contribuito, lo avesse dipinto come un pericoloso criminale. Di come il suo avvocato difensore, nominato d'ufficio, lo avesse persuaso a non far deporre i suoi testimoni a discarico, talmente inconsistenti erano a suo avviso le prove in mano all'accusa. Di come il perito dei vigili del fuoco avesse sostenuto che il fuoco fosse stato appiccato all'interno della casa e che Todd se l'era  poi svignata dalla porta principale, facendo così morire le tre bambine. Todd afferma che no, non era possibile che lui fosse scappato da quella porta perché le foto mostravano i cardini fusi dal calore in posizione ripiegata e non aperta. La giuria, la fase guilt/innocence (colpevole/innocente) durata un giorno e mezzo, la fase life sentence/death penalty sentence (condanna all'ergastolo/alla pena di morte), un altro giorno e mezzo.

Poi si parla delle tre figlie, Amber ( 30 mesi ) e le twins, Kameron e Karmen  ( 12 mesi ), della moglie Stacy. Stacy che dice: You have fucked up my life, mi hai completamente rovinato la vita. Stacy che non vuole saperne di stare con le bambine, prendersi cura di loro. Todd che ammette: I was mean to her, sono stato meschino con lei. Lui e le  bambine, lui che cambia i pannolini, lui che, in prigione al tempo della nascita di Amber, giura a se stesso di cambiare vita, di smetterla con le cazzate, lui che insegna ad Amber a dare il cinque. Amber che pronuncia la prima parola: TATTOO (Todd ha un grosso tatuaggio sul braccio sinistro). Poi lui che le insegna HEY MAN e glielo fa ripetere davanti al nonno, Gene, che odiava quell'espressione  che il figlio usava sempre. Amber che vuole per sé l'attenzione dei presenti, Amber who was the cutest girl I've ever seen, la bimba più in gamba che abbia mai visto. Amber che muore soffocata dal fumo, Karmen e Kameron che muoiono bruciate vive. Amber che sveglia il padre urlando: HOT, DADDY, HOT. Lui che sfonda il vetro della finestra, i testimoni che dicono che all'esterno non c'era fuoco, solo all'interno. Todd con i capelli e le sopracciglia bruciate, ustioni alle mani. I periti che dicono che se l' è procurate accendendo il liquido infiammabile.

La madre: è stata la solita storia. La Peyton Place locale che se la prende con l'outsider di turno, con precedenti penali. Dagli all'outsider. La famiglia di Stacy che, sotto i riflettori della polizia, sospinge le indagini su Todd per farne il capro espiatorio. Il colpevole perfetto. L'accusa che mostra alla giuria i capi di imputazione per i quali Todd era stato arrestato – ma non quelli per i quali era stato poi prosciolto. Todd che dice: riconosco di avere trattato male Stacy. La madre: don't be too hard on yourself, non essere troppo duro con te stesso, hai fatto quello che qualunque altro uomo al tuo posto avrebbe fatto. Parole di una donna che ha avuto quattro matrimoni.

[…] Coletha ha due figli in galera. Domani va da Davy. Todd non lo tocca da 12 anni, ma con Davy è diverso, può toccarlo e stare solo con lui. Gli occhi le si inumidiscono. Provo pietà per questa donna che deve soffrire. Dice: è duro per una madre dover vivere vedendo due suoi figli in prigione. […] Coletha mi chiede del mio lavoro. Lei fa la radiologa in ospedale e dice che le piace molto. Parliamo ancora e alla fine ci scambiamo indirizzi e cose del genere. Torna da Todd e quando rientra alla base gli occhi sono lucidi. Todd inizia la fase dei saluti e anche i suoi occhi perdono l'aria spavalda e si inumidiscono. Quando arriva il mio turno fa fatica a trattenere le lacrime. Mi ringrazia della mia presenza, gli dico che sono contento di avere incontrato la sua famiglia, è stato un onore per me. Adesso non ci sono più filtri, la sua fragilità me lo rende vicino, mi sento più a mio agio ora nonostante il dolore. Mi congedo da lui per lasciare agli altri il tempo di un ultimo rapido saluto. Il momento è doloroso, per tutti.

Usciamo e Coletha mi chiede come sto. […] Quando mi abbraccia e mi dice che è riconoscente per tutto quello che ho fatto mi viene da piangere. Mi riprendo e dico che non ho fatto niente. Lei replica che no, che sono stato vicino a Todd per tutti questi anni. Poi sale in macchina. […]

 

14 febbraio

Cautiously hopeful: cautamente ottimistico. Avant'ieri così si era espresso l'avvocato con Todd al telefono riguardo alla possibilità di ottenere una stay, sospensione, dell'esecuzione. […]

Todd è già lì. Mi siedo e cominciamo a parlare. Mi chiede della giornata di ieri, della sua famiglia. Io gli racconto della guest-house, del fatto che ho fatto partire l'allarme anti incendio con il tostapane, delle mie impressioni sui texani. Lui mi dice che sono gente ottusa, ditch-diggers ( scavafossi ) li chiama lui. Dice che l'unica cosa che conta per loro è sé stessi – leave me alone ( lasciami in pace ). Dico che forse potrei comprare ad Alberto un cappello da texano. Poi aggiungo che però ci sono persone come Irene e Kathy che con il loro lavoro riscattano tutto il resto. Chiedo se ci sono novità sul fronte legale. Mi risponde di no. Mi chiede che libri ho letto di recente. “The Corrections”, ho appena cominciato “David Copperfield”. Lui racconta delle sue letture bibliche, di come sia riuscito a mettere in difficoltà dei detenuti cattolici, lui che cattolico non è. Mi spiega come i simboli religiosi cristiani possano essere letti in altro modo. Si diffonde in una lecture sui quattro elementi e su come il quinto, lo spirito di Dio, insufflando gli altri abbia reso possibile la creazione dell'uomo. Ci tiene a fare bella figura con me e io lo lascio parlare anche perché non sempre riesco  a seguirlo. Poi arriva il suo turno di ordinare del cibo e glielo offro: submarine sandwich e soda (una Pepsi).

Quando riprendiamo gli dico che mi sento un pò stupido perché la sabbia nella clessidra scende e penso che dovremmo stare parlando del senso della vita e invece...

Ah, vuoi parlare dei Monty Python? E improvvisa un paio di scene madri da “ Monty Python e il Sacro Graal”. E' molto bravo negli sketch, imita alla perfezione Cleese e compagnia – abbandonando il texano e abbracciando il vecchio caro British English – e ridiamo come due idioti, piegati io sulla sedia e lui sullo sgabello.

Racconta delle figlie, di quella volta che Stacy si era rifiutata di festeggiare il Thanksgiving con tutta la famiglia e lui aveva preso le figlie e la cena – comprata da Wal-Mart – e aveva raggiunto i suoi in Oklahoma. C'era la neve là però e quando aveva fatto scendere Amber lei si era messa a piangere: My feet daddy! - i suoi piedi erano affondati nella neve e lei credeva di averli persi! Poi avevano cenato tutti insieme e, mentre lui cambiava il panno alle gemelle, Coletha e Eugenia si erano complimentate con lui per la sua abilità.

Ma io facevo quello che c'era da fare, nulla di più. What's so special about that? No big deal! Ho pensato alle mie figlie ogni giorno della mia vita.

Todd, come fai ad essere così tranquillo? Tra tre giorni ti uccidono.

Ho vissuto la mia vita in pieno, non ho rimpianti, anzi uno ne ho, non ho trattato Stacy come avrei dovuto. Ho avuto te, Isabella, i miei familiari e altre persone. Sono riuscito a stare qui dentro per questi anni senza impazzire grazie a voi. Mi dispiace di aver tentato di fare del male a quell'uomo (Todd qualche tempo fa aveva aggredito con un'arma di fortuna un detenuto che aveva sostenuto la sua colpevolezza per la morte delle figlie), ma dovevo farlo, capisci, o mi avrebbero picchiato o violentato o altro ...

[…] Ma non hai paura di morire? Non è una maschera quella che porti?

No, non credo che avrò una stay, ma sono pronto. Ho fatto i conti con la mia coscienza e sono pronto.

Non provi odio, desiderio di vendetta per il fatto che ti mandano a morire anche se sei innocente?

No, non mi consegnerò di mia spontanea volontà ma non farò del male a nessuno intenzionalmente. Mio fratello Davy mi ha scritto: non rovinare con la violenza la tua uscita di scena. Ho deciso che aveva ragione. Non farò del male a nessuno.

Dio, Todd, non so se ce la farei a fare come te. Sono un teacher ma sei tu che mi stai dando una lezione.

Beh, è giusto che ogni tanto gli insegnanti ricevano delle lezioni, o no?

Vuoi che qualcuno assista?

No, non voglio nessuno. Solo Irene. Non voglio che i miei familiari mi vedano. Voglio essere cremato e sepolto vicino alle bambine.

Il tempo è finito, dice la guardia.

Grazie, Fab, di quello che mi hai dato, di avere condiviso le tue paure, le tue debolezze, di avere avuto il coraggio di venire qui. Mi sei stato di grande aiuto.

Anche tu Todd, mi hai aiutato ad essere un padre un pò migliore.

No, Fab, non ti ho aiutato io. Erano le parole che tu scrivevi che ti aiutavano nel momento in cui tu lo facevi. Non sono stato io. Tu sei già un buon padre. Ci sei già arrivato.

La mano è contro la sua, il vetro in mezzo. Mi alzo con un velo negli occhi. Il tempo di un ultimo sguardo.

Fuori fa freddo, le luci gialle della prigione si riflettono sulla rete di recinzione, sui reticolati.

Ciao Todd. Ciao amico mio.

 

Cameron Todd Willingham è stato ucciso il 17 febbraio alle 18 […] Quando sono andati a prenderlo per portarlo a “the Walls”, il luogo dell'esecuzione, Todd si è rifiutato di camminare sulle sue gambe e si è steso a terra. E' stato portato via su una barella.

6) I FEDERALI VOGLIONO UN’ESECUZIONE NEL CIVILE NEW HAMPSHIRE

 

E’ stata l’ostinazione del Ministro della Giustizia degli Stati Uniti John Ashcroft che ha portato ad una condanna a morte federale in Massachusetts, uno stato che ha abolito per legge la pena capitale (v. n. 114, notiziario). Il giudice presidente Mark Wolf ha proseguito il lavoro di Ashcroft decretando che la condanna a morte di Gery Lee Sampson venga eseguita nel New Hampshire, uno stato che ha abolito di fatto la pena capitale. In tutta la storia del New Hamshire è noto un totale di 12 esecuzioni, l’ultima delle quali effettuata nel luglio del 1939. Nel 2000 il Parlamento aveva anche  approvato una legge per abolire la pena di morte bloccata in extremis dal veto della governatrice di allora Jeanne Shaheen.

Molti attivisti ed esponenti politici del New Hampshire hanno protestato vivacemente contro la decisione del giudice Wolf tesa ad allargare il più possibile la cappa della pena capitale in un momento in cui la lugubre istituzione comincia chiaramente a perdere colpi.

Il 1° febbraio, nel corso di un lungo discorso diretto all’imputato, il giudice Wolf ha tratteggiato l’ideologia della pena di morte più conservatrice dicendo tra l’altro:

“[…] Io qui ordino che tu sia giustiziato in New Hampshire nei modi previsti in New Hampshire, con l’iniezione letale o, se non praticabile, per impiccagione.

La morte, naturalmente, è la più severa punizione. I tuoi crimini sono spregevoli, inesplicabili e non scusabili. […]Sono inesplicabili. Sei cresciuto in un suburbio, non in un ghetto. Avevi due genitori. Eri molto più avvantaggiato di altre persone che ho sentenziato. I tuoi crimini sono certamente non scusabili. Puoi essere dislessico. Puoi essere o puoi non essere affetto da psicosi bipolare. Tu usavi del crack. Tuttavia i nostri rifugi per barboni e le nostre carceri sono pieni di gente con problemi mentali e disabilità di apprendimento che hanno abusato di droghe. Ma loro non sono crudeli pluriomicidi. […].

Ho fatto del mio meglio per darti un giusto processo. Ciò ha richiesto decisioni risultate dolorose per le famiglie delle vittime ma che erano legalmente necessarie ed opportune. […] Dopo aver considerato tutte le prove la giuria ha deciso che la morte era la pena più appropriata nel tuo caso. Ci sarà, quindi, un’altra uccisione. Comunque c’è differenza tra omicidio ed esecuzione. La differenza consiste nel giusto processo nel corso del quale una giuria di cittadini di questa comunità ha deciso che la tua morte è giustificata. […]

Questa sentenza non ha lo scopo di proteggere la società da un qualsiasi pericolo che tu possa rappresentare in futuro. La giuria non riteneva che tu avresti costituito un pericolo qualora sentenziato per il carcere a vita senza possibilità di liberazione. La sentenza non ha ovviamente lo scopo di riabilitarti né di dissuaderti dal commettere crimini in futuro. E non c’è un ragionamento o una prova che le esecuzioni costituiscano un deterrente per potenziali assassini. Non ho mai incontrato una prova che la pena di morte possa servire a questo scopo. Infatti l’irrazionalità dei tuoi delitti dimostra che la pena di morte difficilmente può scoraggiare i criminali potenzialmente violenti. […Il motivo per cui] la pena di morte è appropriata nel tuo caso […] la legge lo chiama ‘retribuzione’. Come spiega il Dizionario di legge di Oxford: “La retribuzione è uno degli scopi della pena, che soddisfa gli istinti di rivalsa e vendetta, che naturalmente nascono in una vittima, ma anche in una parte considerevole della società in generale. La vendetta richiesta dalla società ha bisogno di essere regolarizzata e controllata.” Così la sentenza di morte che ti impongo è realmente tesa soltanto allo scopo della retribuzione, che significa rivalsa e vendetta.

[…]Tuttavia io impongo questa sentenza con una certa tristezza dal momento che noi viviamo in una nazione di persone per bene che, dalla Dichiarazione di Indipendenza in poi, hanno avuto storicamente un ideale di rispetto per la vita. Commettendo crimini orrendi che hanno costretto gli onesti membri di questa comunità a condannarti a morte, tu hai diminuito la nostra dignità, se non degradato tutti noi.[…]

 

 

7) INTENSO DIBATTITO SUL CASO DI KEVIN COOPER IN CALIFORNIA

 

L’esecuzione in California di Kevin Cooper, nero di 45 anni, era stata fissata per il 10 febbraio.   

Condannato a morte nel 1985 per un omicidio a colpi d’ascia e di coltello di quattro membri di una famiglia bianca e per il ferimento del quinto, avvenuti due anni prima, Kevin si dichiara innocente.

Una ‘azione urgente’ emessa da Amnesty International il 16 gennaio denunciava il clima di pregiudizio e di odio razziale in cui si svolse il processo a Kevin e sottolineava le molteplici incongruenze nella tesi dell’accusa pur suffragata da prove oggettive.

Gli attuali efficientissimi avvocati di Kevin sono riusciti ad ottenere una sospensione dell’esecuzione da parte della competente Corte d’Appello federale (quella del Nono Circuito) con 8 ore di anticipo sull’ora fissata. In precedenza le altre corti, la Commissione per le Grazie e il Governatore Arnold Schwarzenegger si erano rifiutati di intervenire. La conferma definitiva della sospensione da parte della Corte Suprema federale ha riscosso fragorosi applausi tra gli oltre 300 sostenitori di Kevin Cooper radunati davanti al carcere di San Quentin.

La Corte che ha sospeso l’esecuzione di Kevin ha dichiarato che intende controllare se le argomentazioni della difesa a sostegno dell’innocenza del condannato hanno un fondamento: “Nessuno sarà giustiziato se ci sono dubbi sulla sua colpevolezza…”. Verranno con tutta probabilità eseguiti test di laboratorio supplementari e la sospensione della sentenza potrebbe durare a lungo, forse anche due anni.

Se Kevin Cooper non è ancora morto, ciò è dovuto con tutta probabilità alla prudenza con cui si amministra la pena di morte in California, un grande stato avanzato - non soltanto dal punto di vista tecnologico. Con una popolazione superiore a quella del Texas, la California ha portato a termine 10 esecuzioni dal 1997 in poi (da confrontare con le 320 compiute in Texas nello stesso periodo).

Il ‘fuoco di sbarramento’ degli abolizionisti, tra cui figurano Jesse Jackson e molti divi di Hollywood, in favore di Kevin Cooper, ha riempito i media e reso di pubblico dominio i particolari del suo caso.

Per sostenere l’innocenza del condannato, la difesa – oltre a porre in evidenza vistose incongruenze nella ricostruzione dei fatti operata dall’accusa - ha dovuto avanzare l’ipotesi che la polizia abbia intenzionalmente incastrato Kevin Cooper con prove artefatte, in particolare portando in un’auto rubata dei mozziconi di sigaretta di Kevin prelevati dalla sua abitazione e sporcando intenzionalmente, con un campione di sangue del sospettato conservato in laboratorio, una maglietta fatta trovare sul luogo del delitto.

E’ appena il caso di osservare che una simile strategia di difesa può reggere solo se sostenuta da una forte pressione dell’opinione pubblica.

 

 

8) IL DESTINO DI PHILIP WORKMAN E’ ANCORA INCERTO

 

Nel gennaio del 2001 l’ultima richiesta di clemenza di Philip Workman fu respinta all’unanimità dalla Commissione per le Grazie del Tennessee, anche in base alla testimonianza di un certo dott. Smith, medico legale presentato dall’accusa, il quale aveva dichiarato che, sulla base delle radiografie e degli accertamenti sul corpo sulla vittima, vi erano motivi sovrabbondanti per sostenere la colpevolezza di Philip.

Il dott. O. C. Smith fu poi protagonista di uno strano episodio: lo trovarono per strada, vicino al suo studio, legato con filo spinato e imbavagliato, con una bomba artigianale appesa al collo. Egli dichiarò agli inquirenti di essere stato picchiato e aggredito con una sostanza caustica. In precedenza egli aveva affermato di essere stato minacciato da persone che lo avevano incolpato per la testimonianza contro Workman. Il governatore del Tennessee  sospese nel settembre scorso l’esecuzione di Workman in attesa di un chiarimento su questo strano evento (la ragione della sospensione è stata resa nota solo in seguito). (Vedi n. 110).

Le indagini federali che sono state svolte suggeriscono che il dottor Smith abbia inscenato l’aggressione e abbia mentito sulle minacce. Il 10 febbraio egli è stato incriminato per falso e detenzione abusiva di una bomba e il giorno dopo è dovuto comparire in tribunale.

Quanto questo sviluppo influirà sulla sorte di Philip non è ancora chiaro. E’ comunque incoraggiante il fatto che il Governatore Bredesen abbia chiesto in questi giorni ad un altro esperto una perizia sulle prove balistiche e mediche relative al caso Workman, per verificare l’attendibilità delladeposizione del dott. Smith davanti alla Commissione per le Grazie. Deposizione che ha certamente influito sul rifiuto di concedere clemenza.

Addirittura si stanno mettendo in dubbio non soltanto la testimonianza del dott. Smith nel caso Workman, ma anche le altre sue testimonianze riguardanti casi capitali. Su tutte è stata richiesta un’indagine.

La sospensione dell’esecuzione di Philip dovrebbe cessare a metà aprile. Per adesso non ci resta che sperare nella competenza e nell’onestà del nuovo esperto e nella buona volontà del governatore.

Ovviamente terremo informati i nostri lettori degli sviluppi di questa drammatica vicenda. (Grazia)

 

 

9) LEZIONE DI RETTITUDINE DA UNA FONTE INATTESA

 

Come promesso ai lettori nell’articolo “Le esonerazioni evidenziano i crimini del sistema giudiziario” - pubblicato sul numero precedente di questo Foglio di Collegamento - abbiamo seguito le ultime vicende giudiziarie di Darryl Hunt, un nero detenuto per 19 anni in North Carolina per lo stupro e l’uccisione di una donna bianca, delitto che non ha commesso. Egli fu scagionato dal test del DNA dieci anni fa ma è uscito di prigione solo adesso, al termine di una strenua lotta contro la cattiveria e l’ottusità di giudici e accusatori che nel corso di un decennio hanno tentato in tutti i modi di “rimpastare” il suo caso per continuare a perseguirlo nonostante le prove di innocenza.

Infine giustizia (quella vera) è stata fatta e il 6 febbraio Darryl Hunt stato definitivamente esonerato.

Questi i fatti nella loro essenzialità. Ma su di essi ci sono alcune considerazioni da fare, specialmente dopo aver letto gli articoli che sono stati pubblicati in occasione dell’udienza conclusiva cui hanno partecipato oltre 150 amici e sostenitori di Darryl.

Dalle dichiarazioni riportate dalla stampa si viene a sapere che il comportamento dei vari protagonisti dell’allucinante vicenda è pressoché capovolto rispetto a quello che ci si attenderebbe. Cercherò di spiegarmi meglio ponendo alcune domande.

Quando si libera un uomo con almeno 10 anni di ritardo (i primi 9 anni di prigionia erano ingiusti, ma i successivi furono addirittura scandalosi), che cosa ci aspetteremmo da parte dell’accusa e dei giudici?   

Delle scuse, naturalmente! Bene, nel caso di Darryl non è stata spesa neppure una parola in questo senso. “Ammetto che si è trattato di un errore” ha detto il Giudice Anderson Cromer che lo ha esonerato. Nessuno si è sentito in dovere di chiedere perdono per aver rubato ad un uomo metà della sua vita, men che meno la pubblica accusa.

Quando viene dimostrata senza ombra di dubbio la colpevolezza di un altro uomo, che oltre tutto ha poi confessato, che cosa ci si aspetterebbe dai familiari della vittima? Solidarietà per l’innocente ingiustamente condannato e soddisfazione per la scoperta del vero colpevole. Naturalmente! 

Bene, nel caso di Darryl i familiari della vittima hanno supplicato il giudice di non liberare colui che era stato oggetto di un enorme errore giudiziario!

Quando un uomo è stato defraudato di quasi vent’anni della sua vita, subendo ogni sorta di umiliazioni e angherie fisiche e mentali, che cosa ci si aspetterebbe di sentirgli dire al momento della liberazione? Forse insulti e contumelie verso i giudici, verso gli accusatori e, perché no?, anche verso i familiari della vittima che lo volevano morto ad ogni costo! Darryl, alzatosi in piedi alla fine dell’udienza, ha invece detto di capire che cosa provano i familiari della vittima per essere stato vittima anche lui, ha esortato tutti a pregare per loro come già sta facendo lui ed ha semplicemente ringraziato Dio, fra le lacrime, per averlo esaudito dopo 20 anni di sforzi per dimostrare la propria innocenza.

Certo, le diverse reazioni, apparentemente assurde e “capovolte”, hanno motivazioni psicologiche, politiche e umane: per esempio giudici e accusatori elettivi non vogliono ammettere le loro colpe clamorose per tema di perdere il consenso elettorale, costoro non cedono neanche di fronte all’evidenza di errori commessi per la fretta di condannare chiunque pur di dimostrarsi duri con il crimine e rapidi nell’inchiodare i colpevoli; i familiari della vittima, dopo che per anni hanno covato il loro rancore e la loro sete di vendetta, sfogando in un modo distorto ma comunque comprensibile il dolore, si trovano di colpo spossessati di colui che hanno eletto a capro espiatorio.

Al di là di ogni meschinità spicca però la figura di Darryl, che ha saputo elevarsi sul marciume che ha cercato di soffocarlo per dare a tutti una grandiosa lezione morale. (Grazia)

 

 

10) CINA: PRIGIONE PER GLI ATTIVISTI IN INTERNET

 

L’enorme sviluppo dell’uso di Internet in Cina, che è aumentato del 35% nell’ultimo anno raggiungendo 80 milioni di utenti, è fonte di gravi preoccupazioni per la autorità del grande paese asiatico. Dal 2002 il Governo e il Partito controllano, censurano e reprimono l’accesso alla rete a fini politici (v. “La cyber-guerra è già cominciata, in Cina” nel n. 102). Pesanti pene detentive e perfino la pena di morte sono previste per chi si rende responsabile di ‘reati di opinione’ nella rete. Ne hanno fatto le spese anche numerosi attivisti per i diritti umani.  Nonostante ciò l’uso di Internet per comunicare liberamente il proprio pensiero e le informazioni ‘proibite’ si sta sviluppando a macchia d’olio.

Un rapporto di Amnesty International del 28 gennaio rileva che almeno 54 persone sono detenute attualmente in Cina per reati di opinione connessi con l’uso di Internet (con condanne che arrivano a 12 anni di carcere), senza contare un numero imprecisato di persone imprigionate per aver diffuso nella rete notizie sulla Sars. (vedi:  http://web.amnesty.org/library/index/engasa170012004 )

Emblematico è il caso di Liu Di, studentessa di psicologia di Pechino rilasciata in novembre, dopo un anno di detenzione – senza poter comunicare con la famiglia - per aver criticato il governo ‘chattando’ e aver chiesto la liberazione di un altro utente di Internet, tale Huang Qi. A favore della ragazza, nota con lo pseudonimo di  “mouse d’acciaio”, erano intervenuti 3000 utenti di Internet, in gran parte cinesi. La campagna per la liberazione di Liu ha però portato in carcere ad altre cinque persone, tuttora detenute.

Amnesty critica alcune multinazionali – tra le quali Microsoft e Cisco Systems – che fornirebbero le tecnologie informatiche utilizzate dalle autorità cinesi per spiare e censurare l’uso di Internet (con la collaborazione degli ISP e dei ‘café Internet’).

 

 

11) NOTIZIARIO

 

Florida. Ucciso Robinson assistito Dale Recinella. Il 4 febbraio, dopo una sospensione di 60 minuti disposta alle 17 e 45’, è ripresa in Florida la procedura di esecuzione di Johnny L. Robinson che si sarebbe dovuta concludere alle ore 18. Il prigioniero, un nero reo confesso di un maldestro omicidio, è morto ‘regolarmente’ alle ore 19 e 34’. Nell’ultimo penoso mese di vita è ha avuto come assistente spirituale il nostro amico Dale Recinella.

 

Florida. Un  ricorso contro il caldo terribile che soffrono i condannati a morte. In uno dei bracci della morte della Florida, quello di Reiford, la temperatura in estate raggiunge i 40 gradi con un tasso di umidità elevatissimo. Opponendosi ad un ricorso dei detenuti, il Ministero della Giustizia ha definito il problema di “ampiezza non costituzionale.” Il ricorso, già respinto da una corte inferiore nel 2003, è ora pendente davanti ad una corte di appello. Si spera che la sentenza arrivi prima dell’autunno.

 

Illinois. Approvazione definitiva della legge che riforma la pena di morte. La seconda delle due leggi che tendono ad emendare profondamente il sistema della pena di morte in Illinois (vedi n.113) è stata firmata dal governatore Rod Blagojevich il 20 gennaio.

 

Illinois. Confermata l’integrale validità dello storico provvedimento di Ryan. La Corte Suprema dell’Illinois il 23 gennaio ha sentenziato che l’ex governatore George Ryan aveva la facoltà di commutare le sentenze di tutti i 167 condannati a morte il 10 gennaio dello scorso anno. Il Ministero della Giustizia aveva fatto ricorso contro la commutazione delle sentenze in 32 casi. In 21 dei quali gli interessati non avevano avanzato una domanda di clemenza e in 14 dei quali la sentenza di morte non era in vigore al momento perché si erano appellati. Tre detenuti facevano parte di entrambe le categorie.

 

Texas. Interviene un giudice federale per fermare l’esecuzione di un folle. Scott Panetti era un malato mentale grave quando uccise i suoceri nel 1992, lo era durante il processo in cui si difese da solo, vestito da cow boy, chiamando a testimoniare John Kennedy e Gesù Cristo, e lo era alla vigilia della sua esecuzione il 4 febbraio scorso. Nonostante la sdegno di Amnesty International e dell’Unione Europea, riverberato dai media, le autorità del Texas si erano rifiutate di fermare l’esecuzione di Panetti. E’ intervenuto un giudice federale che ha concesso una sospensione di 60 giorni per consentire una perizia che stabilisca se attualmente il prigioniero è abbastanza lucido per essere giustiziato.

 

Usa. Ancora irrisa la Corte Internazionale dell’Aia.  L’ordine del Tribunale internazionale dell’Aia di sospendere le esecuzioni di tre cittadini stranieri cui erano stati negati i diritti consolari previsti dal Trattato di Vienna del 1963 (v. ed es. n. 114) ha ricevuto un irrispettoso commento in Texas dalla autorità che si prefiggono di ‘giustiziare’ comunque i messicani Cesar Fierro Reyna e Roberto Moreno Ramos. Dal canto suo il Governatore dell’Oklahoma Brad Henry ha rifiutato di concedere clemenza al terzo di questi condannati, il vietnamita Hung Thanh Le. Per quest’ultimo – che verrà ucciso il 26 febbraio -  la Commissione per le Grazie aveva avanzato all’unanimità una proposta di clemenza.

 

 

Questo numero è stato chiuso il 17 febbraio 2004