FOGLIO  DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 290  -  Gennaio 2022

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Charlotte Bryant

SOMMARIO:
 

1) Messo a morte in Oklahoma Donald Anthony Grant

2) Reeves messo a morte violando ogni suo diritto

3) La sua esecuzione è stata programmata più volte in Idaho, la scamperà?

4) È morto Desmond Tutu “Appassionatamente contrario alla pena capitale”

5) Rivoluzionari americani di ieri e di oggi, quanta differenza!

6) Come ci si sente sulla sedia elettrica?

7) La sedia elettrica della Virginia è finita in un museo

8) La tragica storia d’amore di Charlotte Bryant

9) Notiziario: Iran, Oklahoma

1) MESSO A MORTE IN OKLAHOMA DONALD ANTHONY GRANT

 

“Giustiziare qualcuno malato di mente e con danni al cervello come Donald Grant non è al passo con l’evolversi degli standard di decenza”, hanno detto gli avvocati difensori all’Oklahoma Pardon and Parole Board nella loro fallita richiesta di clemenza.

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Donald Anthony Grant

Il 27 gennaio è stato messo a morte in Oklahoma un omicida reo confesso che era stato più volte diagnosticato come schizofrenico. Donald Anthony Grant, di 46 anni, è stato dichiarato morto alle 10:16’ nell’Oklahoma State Penitentiary a McAlester.

È stata la prima esecuzione negli Stati Uniti di quest’anno, e la terza in Oklahoma da quando la pena capitale è ripresa lo scorso autunno dopo una pausa di oltre 5 anni.

Gli oppositori della pena di morte si sono impegnati affinché essa non venga comminata a coloro che sono gravemente malati di mente come già avviene per i minorenni e le persone con disabilità intellettiva.

“Giustiziare qualcuno malato di mente e con danni al cervello come Donald Grant non è al passo con l’evolversi degli standard di decenza”, hanno detto gli avvocati difensori all’Oklahoma Pardon and Parole Board nella loro fallita richiesta di clemenza.

Gli accusatori dissero che la giuria non accettò la diagnosi di schizofrenia e che, in ogni caso, essa non mitigava i crimini commessi da Grant. Nel processo del 2005 testimoni presentati dall’accusa dichiararono che egli fingeva i sintomi della malattia mentale.

Grant fu giudicato colpevole dell’omicidio di due lavoranti de LaQuinta Inn a Del City durante una rapina commessa il 18 luglio 2001.

Egli confessò di aver commesso la rapina per pagare la cauzione per far uscire la sua ragazza dalla prigione. Ammise di aver ucciso la manager Brenda McElyea e l’impiegata della reception Suzette Smith in modo che non potessero identificarlo.

La 29-enne Brenda McElyea ricevette un colpo di pistola nella testa. Alla 42-enne Suzette Smith fu sparato 3 volte, fu colpita con un coltello, fu picchiata sulla testa e le fu torto il collo. “Era come un qualcosa uscito da un film di Stephen King”, disse un investigatore sulla scena del crimine.

Grant dichiarò di aver ricavato 1.500 dollari dalla rapina e di aver usato 200 dollari per pagare la cauzione per far uscire la sua ragazza dalla prigione. In seguito, la ragazza testimoniò contro di lui affermando che lui era orgoglioso di ciò che aveva fatto. "Non aveva alcun rimorso", disse.

Uno psicologo che lo esaminò nel 2001 riferì che Grant "cadeva in divagazioni paranoiche riguardo al Presidente, alla CIA, all'FBI, al Congresso e, cosa più significativa, riteneva che le Nazioni Unite siano del diavolo e vadano contro il movimento dei neri, i 'veri credenti' ".

Uno psicologo che lo esaminò nel 2002 riferì che Grant credeva che sarebbe tornato in Oklahoma 16 anni dopo la sua esecuzione per iniziare l'Armageddon.

Il 26 gennaio la Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto la richiesta di sospendere l’esecuzione di Donald Grant dopo che i suoi avvocati si erano lamentati del fatto che la procedura di iniezione letale dell’Oklahoma lo avrebbe esposto ad atroci dolori in violazione del divieto costituzionale contro punizioni crudeli e insolite (1). (Anna Maria)

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(1) Sulle esecuzioni ‘fallite’ in Oklahoma, vedi n. 287

2) REEVES MESSO A MORTE VIOLANDO OGNI SUO DIRITTO

 

Matthew Reeves, malato mentale grave, è stato “giustiziato” in Alabama il 27 gennaio. Se avesse avuto un’adeguata assistenza legale avrebbe potuto evitare l’esecuzione o almeno rimandarla di alcuni mesi.

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Matthew Reeves

Nel 2018, l’Alabama ha approvato una legge che adotta l’esecuzione per ipossia da azoto come alternativa nel caso in cui i farmaci per iniezione letale non siano disponibili o siano dichiarati incostituzionali. Oltre all’Alabama, solo il Mississippi e l'Oklahoma hanno autorizzato le esecuzioni mediante l’uso di gas azoto puro. Negli Stati Uniti non sono state però portate a termine finora esecuzioni di questo tipo. La nuova legge dell’Alabama ha concesso ai condannati a morte 30 giorni per scegliere tra i due tipi di esecuzione. I detenuti sufficientemente intelligenti hanno scelto il nuovo metodo, perché hanno capito (o sono stati opportunamente informati dai loro avvocati) che in questo modo avrebbero ritardato di molto tempo la loro morte, dal momento che l’Alabama non ha ancora completato un protocollo per le esecuzioni mediante ipossia da azoto e non si prevede che sia pronto almeno fino ad aprile 2022.

Solo due condannati, entrambi gravemente minorati mentali, non compresero come compilare il modulo, e lo restituirono in bianco, consentendo così ai pubblici ministeri di chiedere rapidamente la loro esecuzione mediante iniezione letale. Uno dei due, Willie B. Smith III, fu messo a morte nell'ottobre 2021. Un tribunale distrettuale federale negò la sua affermazione secondo cui i suoi diritti ai sensi dell'ADA (Americans with Disabilities Act) erano stati violati perché lo stato non gli aveva concesso aiuti ragionevoli per comprendere il modulo di selezione dell'ipossia da azoto.

Fino a pochi giorni fa, Matthew Reeves, l’altro condannato mentalmente disabile (43-enne ma con un QI compreso tra 60 e 70, come quello di un bambino di 4 anni), era stato più fortunato: il 7 gennaio, il giudice R. Austin Huffaker del tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto centrale dell'Alabama, aveva emesso un'ingiunzione preliminare che impediva all'Alabama di giustiziare Reeves (la sua data di esecuzione era fissata per il 27 gennaio), “con qualsiasi metodo diverso dall'ipossia da azoto”. Huffaker aveva in questo modo ammesso la possibilità che Reeves avesse ragione nell’affermare che lo stato aveva violato l’ADA, quando le guardie della prigione non gli offrirono assistenza per comprendere il modulo in cui gli si chiedeva di scegliere il metodo di esecuzione.

L'ADA richiede agli stati di predisporre “accomodamenti ragionevoli” per le disabilità di un prigioniero. Nel concedere l'ingiunzione, il giudice Huffaker aveva affermato che Reeves aveva denunciato una serie di lacune del Dipartimento di correzione dell'Alabama, incluso che il personale avrebbe potuto, tra le altre cose, leggergli il modulo, dargli più tempo per capirlo, eseguire un controllo di comprensione o utilizzare tecnologie di assistenza. La corte aveva ritenuto che “Reeves ha quindi stabilito il suo diritto a un'ingiunzione preliminare che impedisca all'Amministrazione del carcere di giustiziarlo con qualsiasi metodo diverso dall'ipossia da azoto prima che la sua richiesta possa essere decisa nel merito”.

Matthew Reeves fu condannato a morte per aver ucciso Willie Johnson Jr., un autista che gli aveva dato un passaggio nel 1996. Le prove mostrarono che Reeves, allora 18-enne, andò a una festa poco dopo, con i 360 dollari rubati all’uomo morente, e festeggiò l’omicidio con le mani ancora sporche del sangue della vittima.

Nel 2006, i tribunali dell’Alabama negarono che Reeves fosse intellettualmente disabile e quindi non passibile di pena di morte ai sensi della decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti del 2002 in Atkins v. Virginia. La Corte d’Appello degli Stati Uniti per l’Undicesimo Circuito annullò però la condanna a morte di Reeves, ritenendo che il suo avvocato del processo non avesse indagato e presentato prove attenuanti significative relative al suo background e al suo funzionamento intellettuale compromesso. Nel luglio 2021, la Corte Suprema degli Stati Uniti annullò però tale sentenza, aprendo la strada all’esecuzione di Reeves. La controversa decisione 6-3 della Corte Suprema di ripristinare la condanna a morte di Reeves fu pronunciata secondo linee partigiane senza discussione orale. La giudice Sonia Sotomayor aveva dissentito, scrivendo: “La decisione odierna continua una tendenza preoccupante: questa Corte si sforza di annullare sommariamente qualsiasi concessione di soccorso a coloro che rischiano l’esecuzione. ... In sostanza, la Corte trasforma la ‘deferenza’ [alle sentenze dei tribunali statali] in una regola secondo cui il sollievo federale dall’habeas non è mai disponibile per coloro che devono affrontare l'esecuzione ".

La decisione del giudice Huffaker costituiva pertanto un barlume di giustizia nei confronti di un uomo che mai avrebbe dovuto essere condannato a morte. Ma neppure questo barlume è stato rispettato. La sera del 27 gennaio (data fissata per l’esecuzione di Reeves) la Corte Suprema ha respinto una decisione dell'11-ma Corte d'Appello del Circuito degli Stati Uniti, che aveva confermato la decisione del giudice Huffaker. E così anche Reeves, un uomo con le capacità intellettive di un bimbo, è stato messo a morte. Non ha voluto pronunciare un’ultima dichiarazione, e, dopo essersi guardato intorno un paio di volte, ha fatto una smorfia e ha fissato lo sguardo sul suo braccio sinistro. Con gli occhi chiusi e la bocca leggermente aperta, i testimoni hanno visto il torace di Reeves alzarsi e abbassarsi ripetutamente prima di diventare immobile. È stato dichiarato morto alle 21:24.

Il governatore Kay Ivey, in una dichiarazione, ha detto che la vittima di Reeves era “un buon samaritano che aiutava [il prossimo]” e che fu brutalmente assassinato. La condanna a morte di Reeves “è giusta, e stasera la giustizia è stata giustamente servita”, ha aggiunto. ‘Giusta’, ‘giustizia’ e ‘giustamente’: tre parole in una frase brevissima, usate tutte a sproposito, quasi a voler mascherare in modo plateale l’autentica ‘ingiustizia’ di questa esecuzione!

Stavros Lambrinidis, l’ambasciatore dell'Unione Europea negli Stati Uniti, aveva inviato una lettera condannando l'uccisione di Johnson, ma chiedendo al governatore Ivey di bloccare l'esecuzione. Ovviamente, anche questa richiesta non è stata accolta.

Gli avvocati di Reeves hanno criticato l'incapacità della Corte Suprema di spiegare la sua decisione di lasciare che l’esecuzione procedesse. “L'immensa autorità della Corte Suprema dovrebbe essere usata per proteggere i suoi cittadini, non per privarli dei loro diritti senza spiegazioni”, hanno detto.

I funzionari della prigione hanno reso noto che alcuni membri della famiglia di Johnson hanno assistito all'esecuzione e, in una dichiarazione scritta, hanno affermato: "Dopo 26 anni la giustizia (è) finalmente stata servita. La nostra famiglia ora può avere un po' di chiusura". Poveretti, illusi che una morte possa cancellare la sofferenza per un’altra morte!

A questo punto, una mia considerazione personale è inevitabile: stiamo parlando di una nazione ‘civile’, e in questo Paese innanzi tutto i minorati mentali continuano a essere condannati a morte e ammazzati. Inoltre, visto che i metodi di esecuzione sono decisi con sadica fantasia, viene poi chiesto ai detenuti di decidere come ‘preferiscono’ morire, mettendoli comunque di fronte a una scelta atroce! Se poi, in più, non sono neppure sufficientemente intelligenti da capire cosa devono scegliere, li si mette a morte nel minor tempo possibile, violando doppiamente i loro diritti umani. Ma stiamo davvero parlando degli Stati Uniti, e siamo davvero nel ventunesimo secolo? (Grazia)

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Il lettino dell’iniezione letale in Alabama

3) LA SUA ESECUZIONE È STATA PROGRAMMATA PIÙ VOLTE IN IDAHO, LA SCAMPERÀ?

 

 

Gerald Pizzuto, Jr., malato terminale, è ancora vivo in Idaho nonostante i ripetuti sforzi fatti dal Governatore Brad Little per farlo giustiziare.

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Gerald Pizzuto, Jr.

Gerald Pizzuto, Jr., condannato a morte in Idaho nel 1986 per l’uccisione di due cercatori d'oro, soffre di cancro avanzato alla vescica, malattie cardiache e coronariche croniche, broncopneumopatia coronarica ostruttiva (BPCO) e diabete di tipo 2 con danni ai nervi delle gambe e dei piedi. È ricoverato all’ospedale per malati terminali dal 2019; allora i medici stimarono inferiore ad un anno la sua aspettativa di vita.

Il 30 dicembre 2021, la Commissione per le Grazie dell’Idaho votò per raccomandare che la condanna a morte di Pizzuto fosse commutata in ergastolo senza possibilità di liberazione. “Questa raccomandazione è un atto di misericordia a causa delle attuali condizioni di salute del signor Pizzuto e dell’evidenza della sua ridotta capacità intellettuale”, ha scritto la maggioranza. “Pizzuto ha scontato 35 anni in carcere e le sue condizioni fisiche, oltre al fatto che non verrà mai rilasciato dal carcere, lo rendono una trascurabile minaccia per gli altri”.

Il Governatore Brad Little ha immediatamente respinto la raccomandazione, aprendo la strada per l’emissione di un quarto mandato di esecuzione di Gerald Pizzuto.

Il 3 gennaio u. s. gli avvocati difensori di Pizzuto hanno chiesto di non emettere un nuovo ordine di esecuzione, affermando che la raccomandazione della Commissione per le Grazie dell’Idaho costituiva una decisione finale ai sensi della Costituzione dello stato.

“L'articolo IV, sezione 7, della Costituzione dell’Idaho pone il potere di commutare le sentenze esclusivamente nelle mani della Commissione”, ha scritto l’avvocato, e limita l’autorità del governatore a decisioni che implicano dilazioni o sospensioni della pena (“respites or reprieves”). Nei casi di pena di morte - sostiene la mozione - tale potere è limitato a “una funzione ristretta: rinviare un’esecuzione”. “Le sentenze relative al signor Pizzuto sono state commutate per diritto costituzionale non appena la maggioranza della Commissione ha preso la decisione di trasformarle in ergastolo. La Costituzione dell'Idaho non dà voce al governatore in materia".

 

Il procedimento di clemenza

 

Il 9 aprile 2021, gli avvocati di Pizzuto avevano presentato una richiesta di clemenza allegando prove che descrivono la sua infanzia orribile, la sua condizione medica terminale, e il fatto che potrebbe essere considerato mentalmente disabile. La sua condanna e la sentenza di morte sono state anche inficiate da un accordo segreto tra il suo accusatore, il giudice e l'avvocato del coimputato in cui il coimputato ha testimoniato contro Pizzuto in cambio di una sentenza clemente. Secondo la legge dell'Idaho all'epoca del processo, il giudice ha emesso la sentenza e, senza rivelare il suo coinvolgimento nell'accordo, ha condannato Pizzuto a morte.

Il 6 maggio 2021, mentre la petizione era in corso di valutazione, l'Idaho ha emesso un ordine di esecuzione programmando l'esecuzione di Pizzuto per il 2 giugno 2021. Tuttavia, il tribunale ha sospeso l'esecuzione il 18 maggio 2021, dopo che la Commissione per le grazie ha concesso a Pizzuto un'udienza da tenere durante il suo periodo di attività a novembre del 2021. Con questa decisione la Commissione ha accettato per la seconda volta di tenere un'udienza di clemenza in un caso di pena di morte da quando l'Idaho ha ripristinato la pena capitale nel 1977.

All'udienza del 30 novembre 2021, la Commissione ha ascoltato le testimonianze relative ai numerosi problemi medici di Pizzuto, alla sua ridotta funzionalità mentale e agli orribili abusi che ha subìto da bambino. Il suo avvocato ha sostenuto che dovrebbe essergli permesso di "morire nel tempo di Dio". Un mese dopo, la Commissione ha emesso con quattro voti contro tre la sua raccomandazione che la sentenza di Pizzuto fosse commutata in ergastolo senza possibilità di liberazione.

Nel respingere la raccomandazione, il Governatore Little ha scritto che "la gravità della brutale, insensata e indiscriminata serie di omicidi commessi da Pizzuto fa propendere fortemente contro la commutazione". Il governatore "ha respinto rispettosamente la raccomandazione della commissione in modo che le sentenze legittime e giuste per gli omicidi di Berta e Del (Herndon) possano essere pienamente eseguite come ordinato dalla corte".

Il difensore federale Deborah Czuba ha rilasciato una dichiarazione per il team di difesa di Pizzuto rispondendo alla decisione del governatore: "Siamo devastati e con il cuore spezzato dal fatto che il governatore, senza mostrare alcuna pietà, abbia respinto così disinvoltamente e rapidamente la raccomandazione ben ragionata e ponderata della Commissione secondo cui il Pizzuto merita clemenza. Avevamo sperato che il governatore seguisse l'esempio dei commissari e impegnasse l'Idaho per un ideale più alto, risparmiando a Pizzuto un'esecuzione non necessaria, alla luce della sua imminente morte naturale per una malattia terminale e del deterioramento della sua mente". Ha continuato dicendo: "Il team del signor Pizzuto continuerà a perseguire tutte le strade per prevenire l’esecuzione, puramente vendicativa e dispendiosa, di un vecchio malato terminale".

 

La questione legale

 

L’avvocato di Pizzuto ha presentato il 3 gennaio 2022 una mozione per precludere l’emissione di un nuovo ordine di esecuzione, almeno fino a quando non sia stata chiarita la questione della facoltà del Governatore di “porre il veto” rispetto a una decisione della Commissione. L'avvocato ha notato che sia i Commissari, nell’inquadrare la loro decisione come una “raccomandazione”, sia il Governatore nel negarla, hanno basato le loro azioni sullo statuto dell'Idaho che prevede che, nei casi capitali, la determinazione di clemenza della Commissione “costituirà solo una raccomandazione soggetta ad approvazione o disapprovazione da parte del governatore”.

Notando che “uno statuto non può stare in piedi se contraddice la costituzione dello stato”, gli avvocati di Pizzuto sostengono che “dare al Governatore il potere di veto sul giudizio della Commissione in una commutazione ... va contro l'articolo IV, sezione 7, ed è quindi costituzionalmente invalido. Il veto del governatore in questo caso era di conseguenza illegale, e non ha alcun effetto sulla decisione della Commissione, che ha commutato le condanne a morte di Pizzuto".

L'Idaho ha portato a termine solo tre esecuzioni dal 1976. Se Pizzuto venisse giustiziato, sarebbe la prima persona messa a morte dopo che Richard Leavitt ricevette l’iniezione letale il 12 giugno 2012.

Pizzuto è il secondo condannato a morte dell'Idaho a ricevere una raccomandazione di clemenza nell’era moderna della pena di morte. L’altra persona che ha ricevuto tale raccomandazione è stato Donald Paradis, che fu successivamente scagionato.

L'ufficio del Procuratore Generale dell’Idaho finora non ha commentato la petizione presentata dalla difesa di Gerald Pizzuto, Jr. (Pupa)

4) È MORTO DESMOND TUTU

 

“APPASSIONATAMENTE CONTRARIO ALLA PENA CAPITALE”

 

L'Arcivescovo anglicano Desmond Tutu, premio Nobel per la pace che si definì “appassionatamente contrario alla pena capitale”, è morto a Città del Capo, in Sud Africa, il 26 dicembre 2021.

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Desmond Tutu

Nel giorno di Santo Stefano è morto a 90 anni di età Desmond Tutu, Arcivescovo Anglicano di Città del Capo. Desmond Tutu contribuì ad attivare la coscienza del mondo contro le politiche di apartheid dei suprematisti bianchi che opprimevano la sua patria. Fu incaricato dal Presidente Nelson Mandela di presiedere la Commissione per la Verità e la Riconciliazione della nazione. Inesorabile nella sua opposizione all’apartheid, è sempre rimasto una voce della non-violenza.

“La scomparsa dell'Arcivescovo Emerito Desmond Tutu è un altro capitolo di lutto, dell’addio della nostra nazione a una generazione di eccezionali sudafricani che ci hanno lasciato in eredità un Sudafrica liberato", ha dichiarato l’attuale Presidente sudafricano Cyril Ramaphosa.

Durante il suo discorso di accettazione del Premio Nobel per la Pace nel 1984, Tutu condannò la violenza sia da parte delle forze di sicurezza del governo sia da parte di coloro che lottavano per la liberazione della maggioranza Nera della nazione: “Dobbiamo essere in grado, alla fine della giornata, di camminare a testa alta. La libertà deve arrivare, ma la libertà deve arrivare nel modo giusto”.

Desmond Tutu orientò la sua bussola morale contro la pena di morte. “Per un cristiano il cui sistema di credenze è radicato nel perdono, la pena di morte è inaccettabile”, disse. “Togliere una vita quando una vita è stata tolta è vendetta, non giustizia.”

Nel 2007, Tutu scrisse in una rubrica di opinioni sul The Guardian:

“È giunto il momento di abolire la pena di morte in tutto il mondo. La causa per l’abolizione diventa ogni anno più convincente. Ovunque l'esperienza ci mostra che le esecuzioni brutalizzano sia le persone coinvolte nel processo che la società che le esegue. Da nessuna parte è stato dimostrato che la pena di morte riduca la criminalità o la violenza politica. Paese dopo Paese, essa viene utilizzata in modo sproporzionato contro i poveri o contro le minoranze razziali ed etniche. Viene spesso utilizzata come strumento di repressione politica. È imposta e inflitta arbitrariamente. È una punizione irrevocabile, che sfocia inevitabilmente nell’esecuzione di persone innocenti di qualsiasi reato. È una violazione dei diritti umani fondamentali”.

Osservando il declino della pena capitale nel mondo, Tutu commentava: “L'abolizione della pena di morte ci sta rendendo una società civile. Dimostra che in realtà facciamo sul serio quando diciamo che abbiamo rispetto per la vita”.

Ciò che disse sugli Stati Uniti fu rimarchevole: “Non voglio una moratoria sulla pena di morte", rimarcava Tutu. “Voglio l'abolizione. Non riesco a capire perché un Paese così impegnato per i diritti umani non consideri la pena di morte un’oscenità”. (Anna Maria)

5) RIVOLUZIONARI AMERICANI DI IERI E DI OGGI, QUANTA DIFFERENZA!

 

Una volta i valorosi rivoluzionari venivano condannati a morte negli Stati Uniti. Oggi chi compie interessati atti di insurrezione, come Donald Trump, la scampa alla grande.

 

Da bambina ricordo che a scuola ci insegnarono una canzone che parlava di John Brown: si può ascoltarla nella versione italiana al link: https://www.youtube.com/watch?v=CEchgjAXSXM . Credo che molti ragazzini della mia generazione l’avessero cantata, immaginando con ammirazione questa figura di rivoluzionario americano, che si era ribellato alle leggi dell’epoca per un alto ideale: abolire la schiavitù nel suo Paese.

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L’esecuzione di John Brown in una antica incisione

Vediamo un po’ in dettaglio chi fu e che cosa fece John Brown.

Brown, nato nel Connecticut nel 1800, divenne militante per la prima volta a metà degli anni Cinquanta dell'Ottocento, quando come leader delle forze del Free State in Kansas combatté i coloni pro-schiavitù nel territorio degli Stati Uniti nettamente diviso. Raggiungendo solo un discreto successo nella sua lotta contro la schiavitù alla frontiera del Kansas e commettendo anche alcuni crimini, Brown decise un piano più ambizioso nel 1859.

Con un gruppo di seguaci neri e bianchi, tra i quali anche tre suoi figli, Brown partì per Harpers Ferry nell'attuale West Virginia, con l'intenzione di impadronirsi dell'arsenale federale di armi e ritirarsi sugli Appalachi del Maryland e della Virginia, dove avrebbero stabilito una repubblica abolizionista di schiavi liberati e bianchi abolizionisti. La loro repubblica sperava di formare un esercito di guerriglia per combattere i proprietari di schiavi e innescare rivolte, e la sua popolazione sarebbe cresciuta esponenzialmente con l'afflusso di schiavi liberati e fuggitivi.

Ad Harpers Ferry il 16 ottobre, l'unità ben addestrata di Brown ebbe inizialmente successo, catturando punti chiave della città, ma i piani di Brown iniziarono a deteriorarsi dopo che il suo commando fermò un treno diretto a Baltimora e poi gli permise di passare. La notizia del raid si diffuse rapidamente e il giorno successivo arrivarono compagnie della milizia del Maryland e della Virginia, che uccisero o catturarono diversi membri del commando. Il 18 ottobre, i Marines americani comandati dal colonnello Robert E. Lee e dal tenente J.E.B. Stuart riconquistarono l'arsenale, catturando John Brown e molti altri suoi seguaci.

Non è senza una certa ironia che l'uomo a capo delle truppe federali, che represse l'insurrezione di Brown, avrebbe commesso, poco più di un anno dopo, un tradimento egli stesso, facendo una guerra contro gli Stati Uniti che avrebbe portato alla morte di 500.000 persone, tra soldati e civili. Eppure, quell’uomo, il generale confederato Robert E. Lee, riuscì, inspiegabilmente, a sfuggire alla forca e a vivere libero per il resto dei suoi giorni.

Il 2 novembre John Brown fu invece condannato a morte per impiccagione con l'accusa di tradimento, omicidio e insurrezione, e il 2 dicembre 1859, a meno di due mesi dalla cattura, la sentenza fu eseguita.

Il giorno della sua morte, 16 mesi prima dello scoppio della guerra civile, John Brown scrisse profeticamente: “I crimini di questa terra colpevole non saranno mai eliminati se non con il sangue”.

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Un’altra raffigurazione dell’esecuzione di John Brown

E ora veniamo ai giorni nostri. È stato recentemente ricordato l’anniversario dell’assalto al Campidoglio avvenuto il 6 gennaio 2021, che indiscutibilmente fu un atto di insurrezione, di tradimento della Costituzione degli Stati Uniti e di terrorismo interno. Fu incitato da un presidente due volte messo sotto accusa, che fece impazzire la folla, dicendo ai suoi seguaci di andare al Campidoglio e “combattere come l'inferno” e che sarebbe stato lì per guidarli quando fossero arrivati.

Durante le violenze che ne seguirono, una persona fu uccisa e più di 100 poliziotti federali furono aggrediti, molti dei quali gravemente feriti. Lo scopo dichiarato dell’insurrezione era rovesciare il governo legittimamente eletto degli Stati Uniti, rapire e/o uccidere il presidente della Camera e impiccare il vicepresidente.

Il contrasto tra i due eventi, quello della ribellione di John Brown oltre 150 anni fa e la recente ribellione di una folla rabbiosa, non potrebbe essere più netto.

John Brown, sia pure con metodi violenti, agiva motivato da un alto scopo morale: porre fine all’idea brutale e irragionevole che un essere umano debba possedere e avere il dominio completo su un altro. Nessuno scopo così nobile stimolò gli insorti del 6 gennaio 2021 né il principale responsabile che li spinse all'azione.

Al contrario, i ribelli del 6 gennaio erano intenzionati a distruggere uno dei capisaldi della democrazia: il trasferimento pacifico e legittimo del potere da un presidente a un altro debitamente eletto. Le loro azioni furono alimentate dalla più infida delle bugie, che sosteneva l’illegittimità dell’elezione. Inoltre, la folla fu incitata dall’ex presidente degli Stati Uniti, un uomo la cui perfidia fu raramente vista sul palcoscenico della politica americana.

A un anno dall'insurrezione del 6 gennaio, e sebbene più di 700 insorti siano stati accusati e diverse decine condannati, la risposta ritardata e le condanne pronunciate sono state nella migliore delle ipotesi anemiche, visti i crimini commessi. E, soprattutto, nulla è stato fatto per impedire a Donald Trump di tornare alla carica e cercare ancora e ancora, con rabbia e calunnie, di riprendere il potere.

Si dice spesso che la giustizia ritardata è giustizia negata. Ci sono, e ci sono state, prove più che sufficienti per incriminare Donald Trump, e la sua cerchia ristretta di cospiratori, per tradimento, insurrezione, omicidio e una serie di altri reati federali. I loro atti criminali sono stati commessi in

pieno giorno e catturati per i posteri da ogni angolazione immaginabile in centinaia di video e registrazioni audio.

Poiché è evidente che queste condanne non arriveranno, aumenta il rischio che la democrazia fallisca, perché coloro che desiderano distruggerla la percepiranno come debole e inefficace, alimentando così ulteriormente la loro determinazione a riprendere iniziative come quelle del raid del 6 gennaio 2021.

 

(Grazia)

6) COME CI SI SENTE SULLA SEDIA ELETTRICA?

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La sedia elettrica viene ancora adoperata, sia pure raramente, per uccidere i condannati a morte.

La sedia elettrica è stata usata in Tennessee due volte nel 2019 e una volta nel 2020.

Tra i metodi di esecuzione, la sedia elettrica è uno dei più terrificanti. La sedia elettrica è stata sviluppata come alternativa all'impiccagione e usata per la prima volta nel 1890. Tuttavia, man mano ci si è resi conto che la sedia elettrica non è migliore di altri strumenti per uccidere come il cappio o il fucile. Oggi solo alcuni stati ne permettono l’uso.

Ci si chiede come ci si sente sulla sedia elettrica, come avviene la morte per elettrocuzione e quanto può essere dolorosa. Per rispondere a queste domande, ecco alcune cose da tener presenti.

Il corpo cuoce. Quando l'elettricità passa attraverso una persona genera calore. Ci sono stati casi in cui i corpi dei prigionieri hanno preso fuoco sulla sedia elettrica.

Causa della morte. Prima si credeva che la morte sulla sedia elettrica fosse causata da un danno cerebrale esteso. Tuttavia, studi successivi hanno indicato che la morte era probabilmente dovuta all'arresto cardiaco preceduto dalla fibrillazione ventricolare. In realtà ciò che causa esattamente la morte sulla sedia elettrica è ancora in discussione.

Può essere necessaria più di una scarica di elettricità - Ci sono stati casi in cui i prigionieri sono sopravvissuti alla prima scossa elettrica. Possono aver perso conoscenza, ma il loro cuore era ancora in grado di battere. Tali casi hanno richiesto più scariche per completare l’esecuzione.

I bulbi oculari fuoriescono. A causa del calore estremo, i bulbi oculari possono sciogliersi o saltare fuori dalla testa. Questo è il motivo per cui i prigionieri in alcuni casi venivano strettamente bendati prima dell’esecuzione sulla sedia elettrica.

Periodo di raffreddamento. I coroner devono aspettare che il corpo si raffreddi prima di poter eseguire un'autopsia. Questo perché il corpo si riscalda considerevolmente dopo l'esecuzione sulla sedia elettrica. Le parti interne del corpo possono essere abbastanza calde da causare vesciche a chiunque le tocchi.

Convulsioni. Un individuo sulla sedia elettrica sperimenta convulsioni incontrollabili. Queste sono così forti che possono causare fratture e lussazioni. Questo è il motivo per cui i prigionieri sono legati stretti sulla sedia elettrica prima dell'esecuzione.

Rilascio involontario dall'intestino. Una serie di funzioni involontarie può essere innescata come la minzione e la defecazione. Alcune persone possono anche vomitare sangue. (Pupa)

7) LA SEDIA ELETTRICA DELLA VIRGINIA È FINITA IN UN MUSEO

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La sedia elettrica del Commonwealth della Virginia e altri strumenti di esecuzione sono stati donati ad un museo di Richmond per essere conservati per scopi educativi.

“Questa azione chiude l’era delle esecuzioni in Virginia”, ha detto il governatore Ralph Northam. “Il Commonwealth ha chiesto al museo di accettare questi oggetti. […] La storia del Commonwealth nell’uso della pena capitale è una parte importante della storia, e il museo racconta la storia completa e vera della Virginia per le generazioni future”.

La sedia elettrica di quercia (nella foto) fu acquistata dalla Virginia 114 anni fa. È stata usata per mettere a morte 267 persone. Fu installata nel penitenziario di stato vicino al centro di Richmond nel 1908. In seguito fu spostata al Greensville Correctional Center.

Quando la Virginia passò alle esecuzioni tramite iniezione letale la sedia elettrica rimase al suo posto.

Northam ha firmato nel marzo 2021 la legge che abolisce la pena capitale, rendendo la Virginia il primo stato abolizionista del sud. La Virginia ha giustiziato più di 1.300 persone nel corso della sua storia - più di qualsiasi altro stato.

N. B. Anche la barella sulla quale si somministravano le iniezioni letali è stata donata al museo, insieme ad altri strumenti utilizzati per eseguire le esecuzioni, comprese le cinghie di cuoio.

8) LA TRAGICA STORIA D’AMORE DI CHARLOTTE BRYANT

Charlotte Bryant fu accusata di aver ucciso con il veleno suo marito in modo da poter vivere con i suoi figli piccoli insieme all’amante. In un processo durato solo quattro giorni fu condannata a morte. Fu impiccata il 15 luglio del 1936 ad Exeter in Inghilterra. Fino all’ultimo proclamò la propria innocenza.

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La Briant con uno dei suoi figli

Il 15 luglio 1936 Charlotte Bryant fu posta sul patibolo nella prigione di Exeter.

Solo poche persone videro il famoso boia Tom Pierrepoint che impiccava la donna. Nel 1936, le esecuzioni non erano più spettacoli pubblici.

La trentatreenne Charlotte Bryant, madre di 5 figli piccoli, era stata condannata a morte per aver ucciso suo marito con il veleno.

Fino alla fine, la condannata ha proclamato la propria innocenza. Poi ha affrontato la morte con calma dopo aver ricevuto i sacramenti da un prete cattolico.

L’esecuzione di Charlotte Bryant solleva interrogativi su come la legge ha trattato le donne della classe operaia.

Charlotte Bryant fu accusata di aver ucciso il coniuge per poter stare con il suo amante.

Lei non ha mai ammesso l’omicidio. Nelle lettere che ha inviato a sua madre ha sempre dichiarato la propria innocenza e la preoccupazione per il futuro dei suoi figli.

Charlotte Bryant crebbe a Derry, nell’Irlanda del Nord, e nel 1922 incontrò suo marito Frederick, un soldato inglese che era stato inviato nella provincia.

Frederick era un membro venticinquenne della polizia militare del Reggimento Dorset, lei era una 19-enne dai capelli scuri, analfabeta.

Frederick la riportò nel Westcountry e si sposarono in ottobre, stabilendosi insieme a Over Compton, vicino a Sherborne nel Dorset.

L’uomo trovò lavoro come bracciante agricolo e gli sposi allargarono presto la famiglia. Un figlio nacque nell’inverno del 1923, seguito da una figlia e altri 3 figli nei successivi 11 anni.

In un rapporto si legge che Charlotte Bryant a corto di soldi e annoiata, fece ricorso alla prostituzione per aiutare la famiglia a sbarcare il lunario, e che suo marito chiuse un occhio.

Il rapporto dice: "Charlotte era avida di sesso e presto si annoiò della vita nel villaggio, rispetto all'eccitazione della vita intorno alla caserma di Londonderry, con un sacco di soldati attenti e liberi e una buona vita sessuale […]. Era conosciuta come Black Bess o Killarney Kate dagli abitanti del villaggio ed era considerata una prostituta ubriacona.”

Sorprendentemente, il marito Frederick sembrava indifferente a questi “avvenimenti”. Come disse ad una vicina: “Non mi interessa quello che fa. Quattro sterline a settimana sono meglio di una sterlina e mezzo a settimana che guadagnavo come allevatore di bestiame.”

Ma questo ritratto del comportamento di una giovane madre in un villaggio rurale è messo in discussione dalla storica Nell Darby, che scrive: “Questo corrisponde ad una tesi in voga nei primi anni del ventesimo secolo secondo la quale qualsiasi comportamento criminale delle donne è dovuto a una sessualità eccessiva e quindi pericolosa.”

“C'è anche chiaramente un doppio standard; molti uomini dell’epoca praticavano sesso - anzi erano incoraggiati a farlo prima di sposarsi - ma le donne venivano castigate per qualsiasi comportamento del genere, spesso usato per dimostrare i primi segni di criminalità o devianza.”

I soldi erano pochi e la famiglia aveva degli inquilini. Charlotte incontrò Leonard Parsons, uno zingaro mercante di cavalli, che divenne il loro inquilino, e il suo amante.

Il triangolo relazionale era tempestoso, con gli amanti che si trasferivano di tanto in tanto, solo per poi tornare nella casa di famiglia.

Si dice che l’amante Parsons abbia avuto una moglie altrove, con 4 figli, e sia rimasto nel Dorset solo part-time.

A maggio e dicembre del 1935, Frederick, il marito di Charlotte Bryant, ebbe terribili dolori allo stomaco. Il 22 dicembre, fu ricoverato in ospedale a Sherborne, dove morì il giorno successivo.

I medici sospettosi denunciarono la sua morte alla polizia.

La polizia svolse un’indagine in seguito alla quale Charlotte fu arrestata e accusata di uxoricidio il 10 febbraio 1936.

La polizia aveva trovato tracce di arsenico nella loro casa, anche in una scatola bruciata di diserbante che un negoziante di prodotti chimici ricordava di aver venduto ad una donna che firmava con una X.

Il processo iniziò il 27 maggio 1936 nella Corte di Assise di Dorchester e durò solo quattro giorni. La tesi dell’accusa era semplice: Charlotte aveva ucciso suo marito per toglierlo di mezzo, in modo da poter stare con il suo amante.

Lucy Ostler, un’amica di Charlotte che si era trasferita nella casa di famiglia, testimoniò contro di lei. Disse che Charlotte odiava suo marito e che era rimasta con lui solo a causa dei bambini. Disse di aver trovato vestiti bruciati e i resti della scatola di diserbante, di cui Charlotte le aveva detto che avrebbe dovuto sbarazzarsi.

Charlotte negò di possedere un diserbante o di conoscere i veleni. La giuria si ritirò solo per un'ora prima di tornare con un verdetto di condanna. Charlotte negò nuovamente la sua colpevolezza. Scoppiò in singhiozzi e fu portata via.

La difesa presentò un appello, ma l’appello fu respinto e una campagna per un nuovo processo fallì. Charlotte fu impiccata a Exeter 6 settimane dopo. Fu sepolta nel terreno della prigione, come era consuetudine.

Un sacerdote suo visitatore abituale disse che lei aveva sempre sostenuto la propria innocenza.

Nel sito web Capital Punishment UK leggiamo: “Purtroppo, nel 1936 quella della Gran Bretagna era una società dominata dalla struttura gerarchica delle classi sociali e Charlotte era praticamente in fondo alla scala sociale – considerata una troia analfabeta e immorale. Persone come lei erano semplicemente sacrificabili e le loro esecuzioni ben pubblicizzate considerate una buona lezione per le altre donne a non allontanarsi dai percorsi ‘dritti e stretti’ della moralità, come percepiti da una società dominata dagli uomini”.

Ma la storica Nell Darby contesta l’opinione che Charlotte sia stata ritratta in tribunale come sessualmente deviante.

La Darby scrive: “Sebbene la relazione di Charlotte sia stata portata in tribunale, non è stato fatto così per dipingerla come una troia, o come una donna malvagia. […] Charlotte aveva una relazione con Parsons, si era innamorata di lui, e voleva sposarlo, era motivata a uccidere suo marito”.

La storica dice che Charlotte era chiaramente una donna intelligente, che imparò rapidamente a leggere e scrivere durante la sua breve permanenza in carcere prima della sua esecuzione. La Darby dice che la giuria non ascoltò le accuse di prostituzione e non la condannò perché immorale, ma a causa delle prove “schiaccianti” contro di lei.

“La mia conclusione è che Charlotte uccise effettivamente suo marito; non le piaceva il marito ed era innamorata di Parsons - ma non poteva darsi alla fuga con il suo amante perché non voleva lasciare i suoi figli.

“Se suo marito fosse vissuto, avrebbe tenuto i figli. Così dovette morire, affinché lei avesse sia l’amante che i figli amati.

“Il caso di Charlotte mi frustra, perché sembra che, come si è scritto negli ultimi tempi, si concentri su voci o speculazioni sulla sua vita sessuale e si diano per scontati pregiudizi da parte dei suoi contemporanei nei confronti della sua sessualità.

“In effetti, guardando la copertura della stampa sembra che la sua vita potrebbe non essere stata così salace come alcune fonti potrebbero suggerire, o almeno non era qualcosa che è stato sollevato in tribunale o usato per condannarla per omicidio.

“Era una relazione specifica su cui ci si concentrava, al fine di costruire un motivo convincente sul perché avrebbe potuto uccidere.

“Quindi mi sembra che alcuni dei pregiudizi contro le donne assassine come Charlotte non siano necessariamente del loro tempo, ma del nostro; noi supponiamo che i nostri antenati debbano aver dimostrato pregiudizi contro certi stili di vita, e assumiamo che quelli condannati debbano essere più interessanti di quanto, forse, lo fossero.

“Charlotte potrebbe essere stata una donna della classe operaia che ha intrapreso un'azione drastica e mal pensata perché riteneva di essere innamorata; ma questo non l’ha resa una troia o una prostituta”.

9) NOTIZIARIO

Iran. Un condannato a morte per stupro è stato giustiziato il 30 dicembre 2021. Seyed Ali Malek-Hosseini - pubblico accusatore nella città di Yasuj - ha dichiarato: “L'anno scorso è stata presentata una denuncia per lo stupro di una donna. Dopo aver identificato l'indagato e aver eseguito il procedimento legale e giudiziario, è stata emessa nel più breve tempo possibile una sentenza di morte”. Non è stata rivelata l’identità del condannato. Si sa che almeno 12 persone sono state giustiziate in Iran dopo essere state accusate di stupro nel 2020, 16 nel 2019 e 23 nel 2018.

 

Iran. Quattro impiccagioni nell’ultimo giorno dell’anno. Quattro prigionieri curdi, Hossein Abbaszadeh, Moghadam Alizadeh, Faizollah Ghorbani e Hamdollah Alemi, sono stati impiccati nella prigione centrale di Urmia il 31 dicembre 2021. Le esecuzioni effettuate in Iran nel 2021 sono state almeno 100 in più di quelle portate a termine nel 2020.

 

Iran. Mohammad Salarzehi giustiziato per reati di droga. Il baluch Mohammad Salarzehi è stato giustiziato nella prigione centrale di Shiraz il 2 gennaio. L’esecuzione non è stata resa nota dai media nazionali e dai funzionari iraniani. Dal Rapporto Annuale sui Diritti Umani in Iran risulta che almeno 25 persone sono state giustiziate in Iran con accuse di droga nel 2020.

 

Iran: Otto esecuzioni potate a termine il 12 gennaio. Le autorità iraniane hanno giustiziato 8 prigionieri all’alba di mercoledì 12 gennaio. Le esecuzioni sono state effettuate nella prigione di Raja'i Shahr nella città di Karaj, vicino alla capitale Teheran. Due dei giustiziati, Mehran Naqdi e Jahanbakhsh Abbasi, erano stati accusati di aver dato fuoco a una stazione di servizio nel quartiere Darreh Garm di Khorramabad nel febbraio 2017. L’incendio aveva causato la morte di 2 agenti di polizia. Inoltre, 6 condannati per omicidio sono stati giustiziati il 12 gennaio sempre nella prigione di Rajai'Shahr. Al momento dell'esecuzione non erano presenti testimoni, ma solo i boia.

 

Oklahoma. L’ottima remunerazione del medico boia. Lo stato dell’Oklahoma remunera ogni volta con 15.000 dollari un medico che presenzia alle esecuzioni per iniezione letale. Il medico, la cui identità non è stata resa nota, non somministra i 3 farmaci usati per uccidere il condannato ma si limita a verificare la correttezza dei farmaci e ad inserire gli aghi nelle vene. Il medico riceve inoltre un compenso di 1.000 dollari ogni volta che partecipa ad una seduta di addestramento della squadra di esecuzione. Questa situazione è stata resa nota su richiesta degli avvocati di Donald A. Grant (poi messo a morte il 27 gennaio, vedi articolo qui sopra) e di Gilbert Ray Postelle per il quale l’iniezione letale è stata programmata per il 17 febbraio p. v.

 

 

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 31 gennaio 2022