FOGLIO DI COLLEGAMENTO  INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero  203 - Gennaio 2013

Il giudice  Kelly  Case

SOMMARIO:

1) Sospesa l’esecuzione di larry swearingen

2) Sospesa per due mesi l’esecuzione di kimberly mccarthy

3) Una prima esecuzione negli usa: con la sedia elettrica in virginia

4) Decapitata in arabia saudita la giovanissima rizana nafeek

5) Cronaca di una duplice esecuzione a tehran

6) Continue violazioni dei diritti umani nelle carceri afgane

7) Torna libero l’ex ‘governatore abolizionista’ george ryan

8) Modesto indennizzo dei contractors ai torturati di abu ghraib

9) Aggravanti capitali in pennsylvania

10) Fernando eros caro ci scrive

11) Notiziario: California, Guatemala, Iran, Iraq, Maryland, New York, Usa

 

 

1) SOSPESA L’ESECUZIONE DI LARRY SWEARINGEN

 

L’esecuzione di Larry Swearingen è stata sospesa a tempo indeterminato dal nuovo giudice Kelly Case per far eseguire importanti test del DNA che potrebbero scagionare Larry.

 

Quando a fine dicembre è stata fissata in Texas la data di esecuzione del nostro amico Larry Swearingen, abbiamo subito chiesto al suo avvocato James Rytting quali residue opzioni rimanessero alla difesa per evitare l’uccisione di Larry. Rytting  ci ha risposto che le opzioni ormai erano poche, accennando ad un ricorso di habeas corpus alla Corte Suprema degli Stati Uniti (v. n. 202).

Sapendo che la Corte Suprema esamina e accetta una minima parte dei ricorsi che le vengono sottoposti, ci rincuorava soltanto la speranza che la complessità del caso di Larry spingesse la Corte ad esaminare il ricorso bloccando l’esecuzione fissata per il 27 febbraio.

Alcuni giorni dopo abbiamo appreso che James Rytting, affiancato dagli avvocati dell'Innocence Project di New York, stava preparando altre opzioni difensive anche a livello statale.

Sapevamo che il giudice Fred Edwards della contea di Montgomery in Texas, lo stesso che aveva pronunciato la condanna a morte di Larry Swearingen nel 2000, si è sempre dimostrato ostile e prevenuto nei riguardi di Larry. Con le conclusioni da lui tratte dalla complessa 'udienza sulle prove' tenutasi tra febbraio e marzo 2012 (v. nn. 196, 199), conclusioni del tutto coincidenti con quelle dell'accusa, egli aveva praticamente sigillato il caso di Larry a livello statale. Le conclusioni di Edward, adottate dalla Corte Criminale d’Appello del Texas il 14 dicembre scorso, avevano permesso allo stesso Edward di fissare la data di esecuzione del condannato tre giorni dopo, con un minimo anticipo, per il 27 febbraio (v. n. 202).

Sennonché i giudici di contea in Texas sono elettivi… E, con le ultime elezioni tenutesi a novembre, il giudice Edwards era stato sostituto dal giudice Kelly W. Case, il quale - appena entrato in carica a gennaio – si è occupato di Larry Swearingen.

Il 30 gennaio il giudice Case ha ascoltato per quasi due ore i legali di Larry che chiedevano la sospensione dell'esecuzione, in modo da far eseguire dei test del DNA su diversi reperti, tra cui il mezzo collant trovato avvolto al collo di Melissa Trotter, la presunta vittima di Larry, l’altra metà dell’indumento rinvenuta parecchie settimane dopo, tracce di sangue sotto le unghie della ragazza uccisa, i vestiti della ragazza e alcuni mozziconi di sigaretta. Tali test potrebbero infatti confermare l'innocenza di Larry Swearingen e implicare un’altra persona nell'omicidio a lui attribuito.

L’accesso ai test, che l’accusa aveva sempre bloccato, è stato facilitato da una legge promossa dal senatore progressista Rodney Ellis andata in vigore in Texas a settembre del 2011.

L’accusa, non potendo più opporsi frontalmente all’effettuazione dei test per Larry Swearingen, ha chiesto che essi si concludessero nel giro di dieci giorni in modo da lasciare in vigore la data di esecuzione del 27 febbraio.

Al termine dell’udienza il giudice Kelly Case ha invece annullato la data di esecuzione per consentire l'effettuazione dei test del DNA con il dovuto approfondimento. Non solo, si è anche rifiutato di fissare una nuova data di esecuzione a distanza di mesi come richiesto dall'accusa. Pertanto - potendosi escludere che l’accusa faccia ricorso entro il termine di 60 giorni contro la decisione di Case e, soprattutto, che un ricorso del genere possa avere successo - prevediamo diversi mesi di tranquillità per Larry, e non troppo improbabili importanti, forse decisive, svolte del suo caso.

Lo speriamo proprio! Come ci hanno scritto decine di lettori dopo l’annullamento della data di esecuzione per Larry: abbiamo molto bisogno di buone notizie.

 

 

2) SOSPESA PER DUE MESI L’ESECUZIONE DI KIMBERLY MC CARTHY

 

Kimberly McCarthy ha saputo in extremis che le sarebbero stati concessi almeno altri 2 mesi di vita.

 

Il 7 gennaio alla nera Kimberly McCarthy, dopo il rifiuto della Corte Suprema degli Stati Uniti di esaminare un suo ultimo ricorso, rimanevano poche speranze di scampare l’iniezione letale  programmata per lei in Texas per il giorno 29 (v. n. 202, Notiziario).

Era stata condannata a morte per l’omicidio di una donna bianca compiuto nel 1997: non vi erano dubbi che Kimberly avesse massacrato la 71-enne Dorothy Booth nel corso di una maldestra rapina ed avesse poi speso un magro bottino per comprarsi del crack.

Kimberly McCarthy, che ora ha 51 anni, aveva ricevuto la pena di morte in due distinti processi, il primo dei quali annullato per irregolarità procedurali, l’ultimo celebrato nel 2002.

Il caso di Kimberly McCarthy ha avuto particolare risonanza anche perché negli USA le donne che uccidono sono assai meno dei maschi omicidi (1 donna omicida contro di 10 uomini omicidi) e anche per il fatto che le donne di solito ricevono dal potere giudiziario un trattamento assai più mite di quello che riservano agli uomini (1 donna messa a morte ogni 100 uomini ‘giustiziati’)

Nell’opinione pubblica a suo favore giocava il fatto che in 15 anni di detenzione si era profondamente pentita e ravveduta, nonché il fatto che avesse ucciso una volta divenuta completamente schiava della droga, a sfavore pesava il sospetto che avesse compiuto due omicidi analoghi nel 1988.

I suoi ottimi avvocati non si sono arresi ed hanno tentato di tutto fino all’ultimo per sottrarre la loro assistita alla morte, compresa una domanda di grazia al potere esecutivo. 

Il giorno 29 Kimberly McCarthy, a cinque ore dall’orario stabilito per l’iniezione letale, si trovava già ristretta nella cella adiacente la camera della morte, quando le è stato comunicato che la sua esecuzione era stata differita di due mesi e fissata per il 3 aprile.

Gli avvocati difensori avevano chiesto ed ottenuto in extremis dal giudice Larry Mitchell lo spostamento dell’esecuzione per avere il tempo di preparare un ricorso basato sulla discriminazione razziale, discriminazione insita nel processo in cui lei, donna di colore, era stata condannata a morte per l’uccisione di una donna bianca. Infatti nel processo del 2002 l’accusa era riuscita a far escludere nella composizione della giuria composta di 12 membri, senza adeguata motivazione, tutti i potenziali giurati di colore meno uno.

Contro la sospensione, l’accusa non si è appellata. Anzi il procuratore distrettuale Craig Watkins - noto per il suo equilibrio e per la poca simpatia che ha nei riguardi della pena capitale - ha dichiarato che la proroga di 60 giorni è “appropriata,” aggiungendo: “vogliamo che tutto sia fatto correttamente”.

Invece i parenti di Dorothy Booth, giunti al carcere di Huntsville per assistere all’esecuzione di Kimberly McCarthy, sono andati su tutte le furie. 

Randall Browning, nipote della signora Booth, ha dichiarato alla stampa: “Siamo scioccati, costernati, amareggiati, furiosi e investiti da una quantità di emozioni”. E ancora: “Tutto ciò è offensivo. Nessuno mostra considerazione per le ferite prodotte da questa decisione… Abbiamo aspettato pazientemente per 15 anni la giustizia promessaci dopo che costei era stata giudicata colpevole e condannata a morte la prima volta. E lo stato del Texas fino ad ora ha mancato di fare giustizia per la mia famiglia.”

“Nessuno prende in considerazione le vittime. Ho sentito dire che la sospensione è un diritto di Kimberly… Ma i diritti della mia famiglia?” ha detto Browning. “Dopo 15 anni non abbiamo ancora nessuna chiusura del nostro dolore.”

In seguito la stesso Browning ha criticato “gli avvocati e i giudici che fanno politica” mentre i familiari e gli amici della vittima di Kimberly McCarthy “patiscono indicibili sofferenze”.

 

 

3) UNA PRIMA ESECUZIONE NEGLI USA: CON LA SEDIA ELETTRICA IN VIRGINIA

 

Robert Gleason, pluriomicida con una personalità paradossale, ha insistito per essere messo a morte, e per essere ucciso sulla sedia elettrica della Virginia. E’ stato accontentato il 16 gennaio.

 

Gli stati USA intenzionati a portare avanti il più possibile la follia della pena di morte, hanno capito che era opportuno sostituire gradualmente i metodi più cruenti per uccidere - come l’impiccagione, la fucilazione e l’elettrocuzione – con la  meno appariscente iniezione letale.

In particolare le minuziose descrizioni giornalistiche delle esecuzioni, a volte ‘mal riuscite’, con la sedia elettrica, rischiavano di generare nel pubblico una ripulsa verso la pena di morte in sé e per sé.

Pertanto a partire dagli anni Novanta le esecuzioni con metodi diversi dall’iniezione letale sono diventate sempre più rare. Oggi sono riservate ai condannati che le scelgono esplicitamente.

Nel 2010 vi sono state una fucilazione nello Utah e un’elettrocuzione in Virginia. Nel 2011 e nel 2012 solo iniezioni letali.

Quest’anno Robert Gleason, pluriomicida condannato alla pena capitale nel 2010 in Virginia, ha chiesto di essere messo a morte al più presto e con la sedia elettrica, minacciando di continuare ad uccidere se non fosse stato accontentato. Inutilmente alcuni dei suoi avvocati d’ufficio hanno argomentato che non ci stava con la testa. L’ha vinta lui ed è stato ucciso il 16 gennaio, divenendo il primo ‘giustiziato’ statunitense del 2013.

Ricevuto l’ergastolo senza possibilità di liberazione per omicidio nel 2007, nel 2009 e nel 2010 era riuscito, usando forza ed astuzia, a strangolare due prigionieri. Ad uno dei due aveva introdotto una spugna imbevuta d’orina in bocca dopo avergli legato le mani simulando ‘l’inizio di un piano di evasione’. Nonostante fosse ormai detenuto in isolamento, ad un altro aveva messo al collo un laccio ‘religioso’ attraverso una grata per poi strozzarlo.

Il governatore della Virginia, Bob McDonnell, pur non avendo ricevuto nessuna domanda di grazia, ha sentito il bisogno di farsi sentire nell’imminenza dell’esecuzione: “Gleason [ha ucciso tre volte brutalmente e] non ha espresso rimorso per tali orribili omicidi. Non si è appellato contro le condanne che ha avuto e non ha presentato domanda di grazia. Ha continuamente rifiutato ogni tipo di assistenza legale. Gleason ha chiesto che l’esecuzione del 16 gennaio proceda come deve. è stato trovato sano di mente dalle corti e in grado di prendere tutte queste decisioni. […]  Di conseguenza, mi rifiuto di intervenire.”

La giornalista Dena Potter, diventata corrispondente e quasi amica di Bobby Gleason, ha descritto in un articolo dell’ Huffington Post del 20 gennaio il carattere paradossale del condannato: generoso ed egoista, gentile e scostante, pietoso e sadico. Nonché la ‘recita’ delle sue ultime dichiarazioni immediatamente prima che la sua testa venisse coperta dall’elmetto collegato ad un grosso elettrodo.

Il discorso finale era stato accuratamente preparato da Robert Gleason e provato per anni. Recentemente Gleason l’aveva accorciato per paura di impappinarsi all’ultimo momento. Comprendeva riferimenti a film e canzoni, una bestemmia in gaelico e un “Dio ci benedica”. Il discorso ha canzonato i boia completamente vestiti di nero nella camera della morte e disorientato i  testimoni che assistevano al di là del vetro.

Robert Gleason ha salutato alzando un pollice ed ha ricevuto la prima scarica elettrica a 1800 volt.

 

 

4) DECAPITATA IN ARABIA SAUDITA LA GIOVANISSIMA RIZANA NAFEEK

 

Rizana Nafeek, minorenne all’epoca del delitto contestatole, è stata decapitata in Arabia Saudita. 

 

Il 9 gennaio il Parlamento dello Sri Lanka ha osservato un minuto di silenzio per onorare la concittadina Rizana Nafeek, uccisa di spada in Arabia Saudita.

Si era appena conclusa con la pubblica decapitazione in un centro vicino a Ryiadh, la settennale vicenda di Rizana, giovanissima immigrata, nella ricca monarchia saudita, dallo Sri Lanka.

Accusata di aver ucciso nel 2005 un bimbo di quattro mesi affidatole due settimane dopo il suo arrivo in Arabia Saudita, Rizana Nafeek aveva ‘confessato’ il suo crimine sotto tortura e senza l’assistenza di avvocati difensori.

Aveva poi ritrattato affermando che il piccolo era rimasto soffocato dall’acqua andatagli di traverso mentre beveva da una bottiglia (evenienza ignorata dalle autorità che non disposero un’autopsia sul piccolo deceduto).

La polemica sul caso di Rizana Nafeek si è intensificata ed ha assunto un respiro internazionale nel 2010 dopo che la sua condanna a morte è diventata definitiva (1).

Pensavamo che l’Arabia Saudita non sarebbe arrivata ad uccidere Rizana Nafeek, ma ci siamo sbagliati. Fallito un tentativo di riscatto di Rizana con un compenso monetario ai genitori della bimba deceduta (offerto dal governo dello Sri Lanka), ignorati molteplici appelli del Presidente Mahinda Rajapaksa e del Parlamento dello Sri Lanka, nonché gli interventi delle organizzazioni per i diritti umani - da Amnesty International ad Human Rights Watch -  di organi delle Nazioni Unite - come il Relatore Speciale sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie e arbitrarie, e l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani - il Ministro dell’Interno saudita, principe Mohammed bin Nayef bin Abdul Aziz, ha emesso un ordine di esecuzione che è stato immediatamente eseguito.

Per circostanze sfortunate, Risana Nafeek è stata messa a morte nonostante il fatto che fosse minorenne al momento del crimine contestatole.

L’esportazione di lavoratori in Arabica Saudita viene fatta da operatori senza scrupoli che all’occorrenza falsificano i passaporti per far risultare maggiorenni gli emigranti. Nel 2005 il passaporto di Rizana Nafeek riportava un’età di 23 anni ma il suo atto di nascita parla chiaro: al momento dell’ingresso in Arabia Saudita e dell’omicidio che le fu attribuito, Rizana aveva 17 anni. Tanto è vero che l’Alta Corte dello Sri Lanka ha condannato a due anni di reclusione due esportatori di mano d’opera che avevano falsificato i documenti di viaggio di Rizana Nafeek.

L’Arabia Saudita fa parte della Convenzione internazionale sui Diritti dell’Infanzia che proibisce la pena di morte per i minorenni. Però più di una volta i giudici sauditi hanno interpretato la Convenzione a modo loro, definendo maggiorenni gli accusati indipendentemente dalla loro data di nascita (2).

“Rizana era essa stessa una fanciulla al momento della morte del bimbo, non ebbe un avvocato che la difendesse, né un interprete competente durante gli interrogatori e il processo”, ha dichiarato Nisha Varia di Human Rights Watch. “L’Arabia Saudita deve riconoscere, come il resto del mondo ha fatto da tempo, che i minorenni non devono essere messi a morte.”

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(1) Il caso di Rizana Nafeek era stato segnalato già nel 2010 dal socio Ettore Zerbino.

(2) Secondo Human Rights Watch, negli ultimi 5 anni solo tre paesi hanno messo a morte prigionieri che erano minorenni all’epoca del delitto loro contestato. Oltre che all’Arabia Saudita, riteniamo che HRW si riferisca all’Iran e allo Yemen (v. anche n. 202).

 

 

5) CRONACA DI UNA DUPLICE ESECUZIONE A TEHRAN

Dettagliata cronaca di una duplice impiccagione in Iran, il paese che usa di più la pena di morte.

 

Dall’Iran, il paese che usa di più la pena di morte in proporzione alla popolazione residente, si origina uno stillicidio di notizie, ognuna riguardante l’esecuzione di un piccolo gruppo di condannati. Quasi sempre si tratta di brevi, secchi, comunicati (v. Notiziario).

In pochi casi –  quasi sempre nei media stranieri – compaiono esaurienti cronache delle crudeli ‘impiccagioni lente’ che vengono eseguite sulla pubblica piazza, nonché tentativi di analizzare la situazione. Ci sembra interessante un ampio articolo in proposito pubblicato sul New York Times il 20 gennaio (1), di cui traduciamo qui di seguito alcuni passi particolarmente significativi.

“Domenica, poco prima del sorgere del sole, mentre un oscuro spaventoso silenzio riempiva l’aria, circa 300 persone si erano radunate in un parco di Tehran aspettando l’arrivo di due giovani che dovevano morire.

“I condannati stavano in piedi spalla a spalla, immobili, di fronte a due autocarri della polizia con due nodi scorsoi pendenti dalle gru estensibili, alte circa 5 metri. Boia mascherati vestiti di nero provavano i comandi che sarebbero serviti per impiccare i due giovani, entrambi sui vent’anni, che erano stati condannati per aver ferito con un coltello un uomo a novembre portandogli  via la borsa e l’equivalente di 20 dollari. (2)

“Dietro un specie di recinto che limitava il patibolo, la gente cercava di prendere la posizione migliore. “Andiamo dall’altra parte,” uno spettatore bisbigliava alla moglie, indicando il luogo in cui la televisione di stato aveva posizionato le telecamere. “Penso che da lì si veda meglio.”  […]

“Le esecuzioni di domenica nel Parco degli Artisti, vicino al posto dove era avvenuto il crimine, fanno parte di una pesante offensiva lanciata dalle autorità iraniane con l’intento di evitare che l’aumento della criminalità diventi incontrollabile, dando dei robusti esempi. Nel ultime settimane le esecuzioni pubbliche sono aumentate, e in molte grandi città la polizia ha fatto retate di ‘criminali e teppisti’.

“Gli ufficiali di polizia  ed altre autorità individuano nella cattiva conduzione dell’economia da parte del governo – che a loro avviso ha causato disoccupazione ed inflazione – la causa dell’aumento del crimine. Le sanzioni economiche internazionali hanno aggravato i problemi, dicono molti, portando ad una divaricazione record dei redditi tra ricchi e poveri. […]

“Domenica i due condannati, Alireza Mafiha, 23-enne e Mohammad Ali Sarvari, 20-enne, stavano in piedi davanti agli spettatori, molti dei quali dicevano di essere loro  amici o parenti.

“Un giovane, che afferma di conoscere entrambi, indica Mafiha: “Gli hanno tagliato i capelli,” dice. Sarvari, ad occhi spalancati, fissa la folla.

“Durante il processo, Mafiha aveva detto che gli serviva del denaro per pagare un’operazione alla madre. Il loro avvocato aveva fatto presente che sia lui che Sarvari avevano perso il padre da piccoli. “Avevamo bisogno di soldi a causa della povertà; sono desolato,” aveva dichiarato Mafiha secondo quanto riportato dall’Agenzia degli Studenti Iraniani a dicembre.

“Domenica, mentre il sole si levava lentamente su Tehran est, i boia conducevano Mafiha e Sarvari alle gru. Tre ragazze nelle folla gridavano chiedendo pietà, quando un rappresentante del potere giudiziario si è avanzato e ha letto la sentenza.

“Mafiha in lacrime posa il capo sulla spalla di uno dei boia, che lo circonda con la sue braccia. Dopo che i cappi sono stati accomodati intorno al collo, i due uomini vengono sollevati dalle gru. Muoiono silenti mentre nella folla alcuni protestano ed altri si danno da fare con i telefonini per riprendere la scena. […]

Tre giorni dopo l’uscita dell’articolo, l’ayatollah Sadegh Larijani, capo del potere giudiziario iraniano, ha sentito il bisogno di dichiarare che “la sicurezza è una delle necessità basilari di una società civile, e non bisogna in alcun modo farsi sopraffare dai sentimenti riguardo a ciò. E’ chiaro che il potere giudiziario è addolorato per le esecuzioni, ma quando è in gioco la sicurezza pubblica, non si possono chiudere gli occhi davanti a quello che accade.

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(1) www.nytimes.com/2013/01/21/world/middleeast/iran-resorts-to-hangings-in-public-to-cut-crime.html?_r=0

(2) I reati attribuiti ai condannati, secondo il codice iraniano, sono stati: l’“impossessamento con la forza”, l’“entrare in guerra contro Dio” e la “corruzione in terra”. N. d. t.

 

 

6) CONTINUE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI NELLE CARCERI AFGANE

 

Continuano le estese gravissime  violazioni dei diritti umani nelle carceri dell’Afghanistan, paese ‘alleato’ degli Stati Uniti e dell’Italia, già denunciate dalle Nazioni Unite nel 2011.

 

Il 16 gennaio la Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza in Afghanistan (ISAF), comandata dagli Americani, cui partecipano anche gli Italiani, ha fatto sapere che il trasferimento di prigionieri in alcune carceri afgane è stato sospeso per il sospetto che in esse si verifichino continuamente abusi dei diritti umani, in particolare torture, da parte del personale locale addestrato e formato dagli Americani. Tutto ciò nonostante gli impegni assunti dal presidente Karzai nel summit con il presidente Obama svoltosi un mese prima a Washington. Contemporaneamente alla sospensione dei trasferimenti, l’ISAF ha chiesto al governo Karzai di investigare sulle torture.

Il trasferimento di prigionieri era stato ripristinato in tutte le strutture carcerarie afgane l’anno scorso dopo le sospensioni conseguite all’allucinante rapporto delle Nazioni Unite sulle carceri afgane reso noto nell’ottobre del 2011 (v. nn. 192, Notiziario; 193).

L’attuale decisione dell’ISAF sembra essere stata presa nell’imminenza della pubblicazione di un secondo rapporto delle Nazioni Unite sulle carceri afgane.

Le autorità afgane almeno per ora fanno orecchie da mercante. “Smentisco tutte le accuse di tortura e di maltrattamento dei prigionieri nelle prigioni dell’Afghanistan” ha dichiarato Amir Mohammad Jamshidi Direttore generale del Dipartimento carcerario afgano. “Non mi è stato detto niente dagli Americani riguardo al blocco o alla riduzione sia del loro sostegno che del trasferimento di prigionieri all’Afghanistan”.

Jamie Graybeal, portavoce dell’ISAF, ha assicurato che “nei rimanenti 23 mesi di durata della missione continueremo a sostenere il governo afgano nello sforzo di risolvere i problemi identificati.”

Le dichiarazioni di Americani ed Afgani ci lasciano assolutamente scettici sulla reale volontà di migliorare l’orripilante situazione carceraria (della quale in quanto cittadini di un paese impegnato in maniera massiccia in Afghanistan siamo corresponsabili). Tra l’altro il Pentagono ha precisato che il trasferimento di detenuti nel grande e assai malfamato centro di detenzione di Bagram non è stato sospeso.

Vedremo se avrà qualche effetto la cosiddetta “legge Leahy”, cioè l’insieme di norme fatte approvare dal senatore statunitense Patrick Leahy che proibiscono ogni finanziamento del governo USA alle agenzie estere che pratichino la tortura o altre violazioni dei diritti umani e non ne puniscano i responsabili. Ci sono infatti in ballo i miliardi di dollari sborsati dagli Americani per pagare la polizia dell’Afghanistan ora e nei decenni futuri.

Il portavoce del comando NATO per le operazioni speciali in Afghanistan, colonnello Tom Bryant, fa intendere che non vi sarà alcun taglio dei finanziamenti. “Ci sono stati alcuni comportamenti errati da parte della polizia afgana, ci sono stati suoi membri che hanno violato le leggi dell’Afghanistan e che fanno cose che non dovrebbero. Ma mostratemi un solo servizio di polizia al mondo che sia perfetto”.

7) TORNA LIBERO L’EX ‘GOVERNATORE ABOLIZIONISTA’ GEORGE RYAN

 

George Ryan quando era governatore dell’Illinois con un gesto coraggioso svuotò il braccio della morte del suo stato che conteneva 171 prigionieri. Fu proposto per il Premio Nobel per la Pace. In seguito, travolto da uno scandalo, fu incarcerato per corruzione. Ora torna libero all’età di 79 anni.

 

George Ryan, ex governatore dell’Illinois, giudicato colpevole di corruzione nell’esercizio delle sue funzioni da una corte federale nel 2006, dopo quasi 6 anni di detenzione si è incamminato verso la libertà.

Sarà completamente libero soltanto a luglio allo scadere della sentenza, ma il 30 gennaio è potuto uscire dal penitenziario federale di Terre Haute nell’Indiana, e recarsi in una casa di accoglienza dell’Esercito della Salvezza a Chicago.

John Maki, esponente dell’associazione John Howard che assiste i carcerati, si è reso disponibile ad aiutare Ryan nel suo difficile rientro nella società: l’ex governatore è ormai 79-enne ed è solo dopo aver perso la moglie Lura Lynn, morta a 55 anni mentre lui era in prigione. Maki spera che Ryan possa dare nuovo senso alla sua vita aiutando i detenuti: dopo tutto è nota la sua compassione per i condannati a morte!

Ryan nel 2000 ordinò una moratoria di tutte le esecuzioni in Illinois e nel gennaio 2003, alla fine del suo mandato governatoriale, fece liberare 4 condannati a morte innocenti e commutò tutte le altre 167 condanne capitali pendenti nel suo stato (avviando il  processo che portò all’abolizione della pena capitale in Illinois nel 2011) (1). Per il suo coraggiosissimo gesto, fu candidato più volte al Premio Nobel per la Pace da Francis Boyle, professore di Diritto Internazionale nell’Università dell’Illinois, noto attivista per i diritti umani.

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(1) V. nn. 103; 202, “Breve gioia…”

 

 

8) MODESTO INDENNIZZO DEI CONTRACTORS AI TORTURATI DI ABU GHRAIB

 

I civili che, al seguito dei militari americani, parteciparono alle torture e ai maltrattamenti inflitti ai prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib, hanno pagato un modesto indennizzo a 71 persone.

 

è noto che alcune delle peggiori violazioni dei diritti umani compiute durante le guerre scatenate dagli Stati Uniti in risposta agli attentati apocalittici sul suolo americano dell’11 settembre 2001, sono state compiute dai contractors, operatori privati pagati dal governo USA, che in gran numero si aggiunsero ai militari nei paesi occupati svolgendo i servizi più svariati inclusi servizi carcerari e ‘lavori sporchi’.

E’ stata riportata dalla stampa l’8 gennaio la notizia, trapelata oltre due mesi fa, che una delle compagnie cha fornivano personale agli Americani in Iraq tra il 2003 e il 2007, la ditta L-3 Services Inc., facente parte del gruppo Engility Holdings Inc. di Chantilly in Virginia, ha posto termine ad una causa intentata contro di lei offrendo un risarcimento di 5.280.000 di dollari a 71 ex detenuti maltrattati o torturati per lo più reduci dal tristemente famoso carcere di Abu Ghraib (1).

Gli ex detenuti avevano iniziato una causa contro la L-3 Services in una corte federale del Maryland nel 2008. Anche la ditta CACI International Inc. di Arlington in Virginia, coinvolta in una causa simile, potrebbe presto togliersi dagli impicci offrendo un modesto risarcimento.

Si tratta comunque di trascurabili perdite per ditte che fatturarono somme enormi all’epoca. Ad esempio si sa che la L-3 Services fornì ben 6.000 ‘traduttori’ agli Americani in Iraq con una remunerazione di 460 milioni di dollari all’anno.

Non risulta che si sia mai parlato di risarcimenti da parte del governo americano per le malefatte dei militati USA. Peraltro una decina militari responsabili delle torture di Abu Ghraib furono perseguiti penalmente, e condannati a pene tutto sommato miti, solo dopo che le foto sconvolgenti delle torture di Abu Ghraib furono messe in rete e scandalizzarono il mondo intero. (2)

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(1) V. ad es. www.huffingtonpost.com/2013/01/08/abu-ghraib-settlement-defense-contractor-pays_n_2435226.html

(2) V. ad es. n. 125, “La condanna ‘esemplare’ di Charles Graner”

 

 

9) AGGRAVANTI CAPITALI IN PENNSYLVANIA

 

Per capire la pena di morte negli Usa dobbiamo sapere in quali casi essa può essere inflitta

 

Negli Stati Uniti, nel chiedere la pena di morte per un omicidio intenzionale l’accusa deve contestare determinate circostanze aggravanti. Tali aggravanti, pur essendo simili, variano da stato a  stato. Nel n. 200 abbiamo elencato le aggravanti previste in Ohio, ora citiamo (in modo semplificato ed approssimativo) alcune di quelle caratteristiche della Pennsylvania:

- l’accusato “commise un omicidio mentre stava compiendo un crimine di felony [cioè uno dei più gravi crimini, come la rapina a mano armata e l’incendio doloso]”;

- durante la perpetrazione del delitto, l’accusato “coscientemente creò un grave rischio di morte per un’altra persona o per altre persone in aggiunta alla vittima;”

- l’accusato ha “una storia significativa di condanne per felony comportanti l’uso, o la minaccia, di violenza nei riguardi delle persona;”

- l’accusato commise un omicidio o fu complice di un omicidio mentre era coinvolto in attività connesse al traffico di droga”.

 

 

10) FERNANDO EROS CARO CI SCRIVE

                                                                                                                                

San Quentin 30/1/2013 

Carissima Grazia, cari tutti del Comitato, ho qui la lettera speditami il 4 gennaio, la posta impiega un po’ più di tempo per arrivare fino a noi. Temo che tutti miei biglietti natalizi con la mia fotografia non siano stati consegnati in Italia prima di Natale. Io li ho spediti con largo anticipo, ma pare che il vostro servizio postale sia molto lento L. Sono però contento che tu abbia ricevuto il pezzo della scatola di biscotti che ho mangiato durante le feste natalizie. Penso che questi biscotti e altri dolci delle feste (e la cioccolata calda) abbiano contribuito a farmi prendere un po’ di peso che adesso sto cercando di perdere. J Sto facendo esercizi extra di ginnastica durante le uscite in cortile. Mi è però piaciuto tanto mangiare quei dolci, quindi non mi lamento troppo. J

Grazie della copia del bollettino del Comitato Paul Rougeau. Ho visto che avete tradotto e inserito due lettere, quella che scrissi prima del voto di novembre e quella che scrissi subito dopo. Ben fatto, davvero!!  Il nuovo anno è iniziato e non si parla di pena capitale. Tranne del fatto che ci sono stati altri condannati a morte qui in California. Dovremo aspettare altri due anni perché il voto per l’abolizione della pena capitale in California venga riproposto.

Riceverò presto una grossa scatola di cibarie. J Ogni tre mesi ci è permesso di ricevere una scatola di cibi, che vengono ordinati da noi ad un venditore approvato dalla direzione carceraria. Il denaro inviatomi dal Comitato è servito a pagare questa scatola con tutto il cibo che contiene. Quindi, ancora grazie! J Ovviamente, non ho ordinato solo dolciumi e biscotti! J

Seguo ogni giorno i notiziari del mattino, e vedo che ci sono sempre più conflitti e atti di terrorismo. So che i paesi arabi non vogliono la democrazia, e nonostante gli sforzi degli Stati Uniti per convertirli alla democrazia, quei paesi torneranno sempre a ripristinare il tipo di governo precedente. E’ un’illusione pensare di poter eliminare ovunque il terrorismo. Non accadrà mai. Ci sono troppe persone malvage nel mondo.

Chiudo qui per ora. Saluta tutti per me. Oh, dimenticavo: potrei riscrivere a quell’avvocato che mi avevate segnalato? C’è qualcosa di molto ingiusto nel dover aspettare 12 anni un nuovo processo. Ho già il presentimento che ci sarà un altro rinvio!

Ti abbraccio forte e mando a te e tutti voi la mia amicizia     

Fernando

 

 

11) NOTIZIARIO

 

California. Incaprettata donna incinta che usa il cellulare in macchina. Se non credete che nel paese più civile del mondo la polizia possa comportarsi in maniera incivile guardatevi pazientemente il filmato di 8 minuti girato dalla polizia di Los Angeles e pubblicato il 17 gennaio nell’articolo di cui al link sotto riportato: sei poliziotti assaltano pistola in pugno e incaprettano strettamente a pancia in giù Tamara Gaglione, una donna incinta scesa a mani libere dalla propria auto. La colpa della signora? Uso del telefono cellulare alla guida. Almeno in questo caso la polizia è stata condannata in una causa civile a risarcire la vittima con 250 mila dollari.

www.latimes.com/news/local/la-me-chp-pregnant-woman-20130118,0,7103279.story?track=lat-email-topofthetimes

 

Guatemala. Processo per genocidio e crimini contro l’umanità. Il 28 gennaio il giudice guatemalteco Miguel Angel Gálvez ha citato l’ex dittatore Efraín Rios Montt e l’ex capo dei servizi segreti José Mauricio Rodríguez Sánchez a comparire in giudizio per genocidio e crimini contro l’umanità commessi nell’arco di 17 mesi tra il 1982 e il 1983, nel periodo più sanguinoso della lunga guerra civile combattuta in Guatemala. I due sono ritenuti responsabili dell’uccisione di 1.771 persone nella regione Mayan-Ixil quando fecero terra bruciata per eliminare i guerriglieri di sinistra. Si tratta di una iniziativa molto coraggiosa nel Guatemala di oggi in cui il governo è condizionato dal potere occulto dei militari. Tanto per cominciare il presidente Otto Pérez Molina, un ex generale, ha dichiarato di non ritenere che si trattasse di genocidio. Una commissione per la verità e la giustizia delle Nazioni Unite ha però accertato che i militari compirono “atti di genocidio”, inclusi quelli contro i guerriglieri e gli aborigeni dei villaggi della regione di Mayan-Ixil, che fecero 200 mila morti.

 

Iran. Impiccagioni quotidiane. Nonostante l’impegno preso dell’Iran di fronte alla comunità internazionale di limitare al massimo le pubbliche esecuzioni, queste continuano ad esserci ed anzi sono in crescendo. Riportiamo, a titolo di esempio, una delle tipiche notizie in merito che ci giungono pressoché quotidianamente. “Due fratelli impiccati in pubblico oggi nell’Iran occidentale. I media iraniani ufficiali riferiscono che due prigionieri sono stati impiccati in pubblico nella città di Shahr-e-Kord stamattina presto. Secondo l’agenzia statale Mehrnews i prigionieri erano fratelli ed erano stati condannati per sodomia, avendo rapito e violentato un ragazzo di 17 anni. Di nessuno dei due prigionieri è stato comunicato il nome o l’età. La pubblica esecuzione è avvenuta nel mercato di Shahr-e-Kord.” (Iran Human Rights, 5 gennaio)

 

Iran. Impiccato un minorenne al momento del crimine. L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) ha emesso un comunicato di dura condanna dell’Iran per l’esecuzione del 21-enne Ali Naderi, impiccato il 16 gennaio. Naderi era accusato di aver preso parte all’omicidio di una donna quando aveva 17 anni. “I trattati internazionali sui diritti umani – in particolare la Convenzione sui Diritti del Fanciullo e il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici – di entrambi i quali la Repubblica Islamica dell’Iran è parte – impongono il bando assoluto delle sentenze capitali nei riguardi di persone che avevano meno di 18 anni di età al momento del crimine da loro commesso” ha dichiarato Cecile Pouilly, portavoce dell’OHCHR.

 

Iraq. Tarek Aziz chiede di essere messo a morte. Tareq Aziz, ex Ministro degli Esteri e Vice Primo Ministro, figura moderata nell’Iraq di Saddam Hussein, condannato a morte il 26 novembre del 2010 per crimini contro l’umanità dal Tribunale Speciale iracheno (v. nn. 184, 185, 186, 187, Notiziario), ha deciso di chiedere l’intervento del Papa a sostegno della sua richiesta di essere messo a morte al più presto. Anziano, depresso, malato di cuore e diabetico: “Preferisco essere messo a morte che vivere in queste condizioni,” ha dichiarato. Dopo la caduta del regime di Saddam nel 2003, Aziz, cristiano caldeo, ha chiesto più volte aiuto al Vaticano per ottenere clemenza e un trattamento umano. Ma ora è da escludersi che papa Benedetto – dopo essersi espresso più volte contro la pena capitale come il suo predecessore – voglia esaudirlo.

 

Maryland. Sempre più probabile l’abolizione della pena capitale. Il crescente supporto che il governatore del Maryland Martin O'Malley sta dando all’iniziativa per abolire la pena di morte nel suo stato, fa sperare che la relativa legge venga approvata entro l’attuale fase dei lavori parlamentari che terminerà ad aprile (v. n. 202).  O'Malley il 15 gennaio ha annunciato in una conferenza stampa che presenterà egli stesso la legge abolizionista. “La pena di morte costa e non serve,” ha dichiarato. “E penso che per questa sola ragione si debba eliminare.” Il governatore ha osservato che occorre invece impegnarsi per adottare misure in grado di combattere efficacemente la criminalità, come il dispiego strategico delle forze di polizia, la raccolta e l’uso di prove del DNA, l’uso di moderne tecnologie investigative. Egli ha aggiunto che l’abolizione della pena di morte è un imperativo morale, ricordando che gli USA sono in cattiva compagnia come sesto paese per quanto riguarda la frequenza dell’uso della pena di morte: Iran, Cina, Iraq, Corea del Nord, Arabia Saudita, Yemen e Stati Uniti.

 

New York. La polizia arresta, ammanetta ed interroga per ore un bambino nero di 7 anni. Tre giornalisti del New York Post, firmatari di un articolo pubblicato il 30 gennaio, hanno voluto verificare a fondo la seguente notizia per noi incredibile: Wilson Reyes un ragazzino nero di sette anni, arrestato davanti alla sua scuola il 4 dicembre e trasferito alla stazione di polizia, è stato ammanettato e torchiato per ore per aver ‘rapinato’ una banconota da 5 dollari. La polizia in un comunicato ha affermato che la notizia è stata esagerata e che il trattamento riservato al piccolo è stato perfettamente regolare e conforme alle norme vigenti. (Alla fine, tra l’altro, si è scoperto che la banconota in questione, caduta in terra, era stata raccolta da un altro bambino).

www.nypost.com/p/news/local/cops_are_cuff_guys_with_kid_eaRQ39892kXQndMJkDgY9J#ixzz2Km9aQ6CF

 

Usa. Ridotti i tempi per gli appelli federali per i condannati a morte malati di mente. Con una decisione all’unanimità resa nota all’inizio dell’anno, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ridotto i tempi di appello a livello federale per i condannati a morte malati di mente. Ha infatti sentenziato che i giudici federali non devono rimandare indefinitamente gli appelli contro le decisioni delle corti statali avanzati dai condannati malati di mente in attesa che questi diventino abbastanza sani da collaborare con i propri avvocati. Notando che gli appelli di solito sono basati soltanto sulle carte processuali, il giudice Clarence Thomas ha scritto: “Gli avvocati possono generalmente fornire una adeguata difesa indipendentemente dalla collaborazione del ricorrente,” aggiungendo che: “gli avvocati sono del tutto in grado di rivedere le trascrizioni degli atti delle corti statali, individuare errori legali e selezionare gli argomenti rilevanti anche senza l’assistenza dei propri clienti.”

 

USA. Obama propone notevoli e problematiche novità nella nuova amministrazione. Spetta al Presidente degli Stati Uniti proporre le massime cariche del governo federale e al Senato la ratifica delle scelte da lui fatte. Barack Obama, che ha vinto le ultime elezioni presidenziali di novembre, ha proposto – fra gli altri - come nuovo Segretario di Stato (Ministro degli Esteri) il Senatore democratico del Massachusetts John Kerry, come nuovo Segretario alla Difesa (Ministro della Difesa) l’ex senatore repubblicano Chuck Hagel, come nuovo direttore della CIA, il repubblicano  John Brennan, fino ad ora suo Consigliere per la Sicurezza Nazionale. La scelta di Kerry è gia stata ratificata dal Senato quasi all’unanimità il 29 gennaio. Se anche le altre scelte di Obama verranno ratificate, ci saranno notevoli ed anche problematiche novità nell’amministrazione americana. In particolare preoccupa la nomina di John Brennan che nel 2008 aveva dovuto rinunciare al comando della CIA, cui aspirava, per la cattiva fama che si era fatto sotto l’amministrazione Bush, egli era infatti un assertore delle famigerate  ‘tecniche di interrogazione’ equivalenti a tortura e della pratica dell’extraordinary rendition, che allora andavano molto di moda. Come consigliere di Obama, John Brennan ha promosso l’impiego sempre più massiccio dei ‘droni’ con i quali si compiono ‘omicidi mirati’ in varie parti del mondo (cioè si uccidono esseri umani designati quali ‘sospetti terroristi’ dell’esecutivo americano - insieme a ‘vittime collaterali’).

 

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 31 gennaio 2013