FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU / ELLIS(ONE) UNIT


Numero 114 - Gennaio 2003

SOMMARIO:

 

1) Kenneth intervista Max Soffar nel braccio della morte

2) Fissata per il 17 l'esecuzione del nostro amico Cameron Willingham

3) Gli Stati Uniti sotto accusa per le violazioni del Trattato di Vienna

4) Ancora discussioni sulla sorte di Saddam e sui tribunali in Iraq

5) Amnesty denuncia l'ideologia letale di George W. Bush

6) Non è morte per il giovane cecchino, almeno per ora

7) Fissate in Texas tre esecuzioni di minorenni all'epoca del reato

8) Le obiezioni contro l'iniezione letale non salvano i condannati

9) Straziante esecuzione di Lewis Williams in Ohio

10) Infine ucciso Charles Singleton, malato mentale curato a forza

11) Le esonerazioni evidenziano i crimini del sistema giudiziario

12) Penosa uscita di scena di Grinsom, dottore della morte

13) Sondaggi e statistiche di fine anno

14) Notiziario: Israele, Illinois, Massachusetts, New York, Tennessee, Texas, Turchia, Washington

 

 

 

 

 

 

1) KENNETH INTERVISTA MAX SOFFAR NEL BRACCIO DELLA MORTE

 

 

 

Cari amici italiani, spero che le vostre vacanze natalizie siano state benedette da Dio. Mentre qui le condizioni di vita sono state dure, sono riuscito a trovare in me lo Spirito di queste festività e sono anche riuscito a trovare per voi questa storia incredibile e tragica. Come tutti voi sapete, scrivo su molti argomenti e mentre mi allontano dagli orrori del braccio della morte cerco di non allontanarmi mai dalla realtà di questo Sistema di Ingiustizia. Ho cercato con grande impegno persone che qui soffrono per le ingiustizie, in particolare coloro che so essere innocenti. Finora ho rintracciato tre persone così. Oggi, lo farò di nuovo. Con l'accrescersi del numero di persone innocenti che vengono scoperte e liberate dal braccio della morte in tutta la nazione, diventa importantissimo portare alla nostra attenzione questi casi, soprattutto perché capiate che il vostro sostegno alla nostra battaglia non è infruttuoso e perché vi rendiate conto che abbiamo bisogno di persone come voi che si battano al nostro fianco.
Oggi vi racconto le vicende di un uomo che si chiama Max Soffar. Max è nel braccio della morte dal 1981 e leggendo il suo caso credo davvero che egli sia Innocente. Max ha confessato l'omicidio di tre persone in una sala di bowling, ma questo è solo l'inizio di una storia molto complicata. La vera tragedia è che Max era entrato e uscito più volte da Istituti per Malattie Mentali e da Riformatori da quando aveva 11 anni. Essendo dedito all'uso di stupefacenti, confessò i tre omicidi dopo che la polizia lo aveva minacciato di far del male alla sua famiglia, per cui ha confessato in una condizione mentale molto compromessa. Per oltre 20 anni Max ha proclamato la sua innocenza. Finché, nel 1997, un uomo emerse dal nulla e disse di sapere chi effettivamente aveva commesso i crimini: un ospite del braccio della morte in un altro stato, che era stato condannato per aver ucciso sette dei suoi dipendenti in un fast-food. C'erano delle somiglianze tra quei crimini e quelli avvenuti nella sala da bowling. La persona che si era fatta avanti e che aveva firmato una dichiarazione giurata in merito non era una persona qualsiasi, ma un uomo presente sulla scena e che aveva anche partecipato al crimine. Solo per grazia di Dio la coscienza di quest'uomo fu toccata. Questi sono i fatti e oltre 20 anni dopo Max è ancora nel braccio della morte dopo una lunga battaglia accanita che in realtà sembra essere appena iniziata. Ho intervistato Max e queste sono le sue parole.

 

Kenneth: Max, sei nel braccio della morte da oltre 20 anni, come hai potuto sopravvivere e non solo evolverti dal tuo vecchio stile di vita, ma anche diventare un devoto seguace delle leggi ebraiche e un esperto di legge?

Max: Sono sopravvissuto per grazia di Dio e per merito dei grandi avvocati che hanno seguito il mio caso. Lo stato sta ritardando la giustizia, non noi. Hanno cercato di arrangiare le cose in modo da uccidere un innocente, ecco perché stiamo impiegando tutto questo tempo. Stanno ancora provandoci nonostante sappiamo chi ha commesso il crimine ed abbiamo un testimone. Ma occorre avere un nuovo processo e portare alla luce le affermazioni che mi scagionano. Questo è ciò che cerchiamo di fare adesso. Ho fiducia che tutto divenga di dominio pubblico presto. Quanto all'essere un Ebreo devoto, questo è molto duro qui dentro. Non rispettano la religione qui dentro. La maggior parte di loro non ha neppure una fede religiosa. Come possono lavorare in un sistema brutale come questo che uccide e disumanizza i prigionieri? Non rispettano neppure i Cristiani qui dentro. Tutto ciò che si può fare è cercare di essere superiori ed avere amici tra gli altri detenuti e loro questo non possono togliercelo.

Kenneth: La gente chiederà - perché hai confessato se sei innocente? Puoi dare alle persone una piccola idea di come era la tua vita allora?

Max: NON HO CONFESSATO in condizioni di libertà. Fu esercitata su di me un'estrema pressione per tre giorni di seguito. A causa della mia condizione mentale io ero nel panico. I medici mi stavano curando per controllare i miei problemi e la polizia non si scomodò per telefonare ai miei genitori e farsi dare le medicine che dovevo prendere. Decisero di utilizzare questo fatto come strumento per spezzarmi dal punto di vista mentale. Iniziai a dire qualsiasi cosa volevano sentire pur di ottenere una telefonata e pur di andarmene da quel luogo. E' stato un lunghissimo incubo iniziato il 5 agosto 1980.

Kenneth: Conosci casi in cui un uomo ha confessato pur essendo innocente, sia stato condannato, ma poi liberato?

Max: Sì. Ci sono MOLTI casi. L'anno scorso un uomo è stato liberato in Virginia per questa ragione. Il test del DNA lo ha scagionato DOPO che egli aveva confessato 15 anni prima. Quando gli chiesero "Perché?", disse semplicemente "Ero stato costretto". Questo si spiega da sé.

Kenneth: Perché il sistema non ti libera adesso che le prove della tua innocenza sono così evidenti?

Max: Non possono riconoscere che il sistema ha fallito così grossolanamente. Continuano ad uccidere persone in Texas e se una persona dimostra la sua innocenza ciò mette a repentaglio i loro crimini sui lettini di esecuzione.

Kenneth: Max, tu ti sei sposato. Spiegami come ciò sia potuto avvenire e come alcune persone possono superare le barriere del carcere.

Max: Ricevetti una lettera straordinaria da una signora. Non stava cercando di fare altro che di essere amica di qualcuno qui dentro. In quel momento scoprii cosa voleva dire avere amici e lei mi fece ridere ed essere felice. Stava scritto che doveva succedere e ce ne rendemmo subito conto. Avevo un cuore duro finché questa signora non mi cambiò! Decisi di dare fiducia a questi sentimenti dentro di me e di assecondarli, così entrambi ci rendemmo conto di provare gli stessi sentimenti e decidemmo di sposarci. Il nostro profondo amore e devozione ci permetterà di uscire insieme da tutto questo.

Kenneth: Se qualcuno volesse sapere di più su situazioni come la tua, avere informazioni riguardo al sistema o conoscere meglio il tuo caso, come potrebbe documentarsi?

Max: Il mio caso è descritto nel sito: http://www.geocities.com/maxsoffar/index.html
Oppure si può scrivere a questi indirizzi: mailto:aidwyc@yahoo.como mailto:Scotto@ffhsj.com

Max: Il sistema è gravemente corrotto. Se un uomo può essere tenuto in carcere in condizioni brutali come quelle che vi sono alla Polunsky Unit, questa non è giustizia, è morte da vivi. Aspettare di morire mentre guardiamo morire quelli che sono intorno a noi senza possibilità di alcuna distrazione, rappresenta una crudeltà al di là dell'immaginabile. Ho visto oltre 300 persone morire in Texas sul lettino di esecuzione senza che alcuno sia stato salvato dal test del DNA. Questo mi dice qualcosa e dovrebbe dire qualcosa a chiunque. E cioè che il Texas si preoccupa di mantenere il record di esecuzioni, NON di far trionfare la Giustizia. Non hanno intenzione di garantire neppure un anno di moratoria delle esecuzioni per verificare quanti uomini qui potrebbero essere davvero Innocenti. Ho perso centinaia di amici nei miei 24 anni qui. Ne ho conosciuti molti che erano completamente innocenti. Ci sono molti casi e molti nuovi prigionieri di cui non si conoscono bene le storie. Una moratoria è l'UNICA risposta. Continuare ad uccidere chiunque, anche in caso di dubbio, NON è giustizia, è ASSASSINIO; conoscevo il primo uomo che fu ucciso con l'iniezione letale ed eravamo amici. Conoscevo l'ultimo che è morto ed eravamo intimi amici. Mi chiedo quando questo finirà. E' crudele come i campi di concentramento in cui i miei fratelli e sorelle ebrei morirono in Germania. Questo sistema non sta migliorando, sta peggiorando, proprio come peggiorò il sistema di Hitler.

 

 

 

2) FISSATA PER IL 17 L'ESECUZIONE DEL NOSTRO AMICO CAMERON WILLINGHAM

 

 

 

Risale al 1992 la conoscenza tra Cameron Todd Willingham e alcuni cittadini italiani. Una lettera scritta da Cameron in quell'anno, subito dopo la sua condanna a morte in Texas, alla Sezione Italiana di Amnesty International fu girata al nostro Comitato. Da questa lettera scaturì una corrispondenza e un'amicizia. Il socio Fabrizio De Rosso, che è rimasto sempre in contatto con Cameron per i 12 anni che sono trascorsi da allora, è stato particolarmente colpito dalla fissazione della data di esecuzione del condannato per il 17 febbraio e ha deciso di fare di tutto per andare a trovarlo nel braccio della morte per un'ultima visita. Il caso di Cameron Willingham è particolarmente sconvolgente: è accusato di aver dato fuoco alla sua casa per uccidere le sue tre figliolette, tutte di età inferiore ai tre anni. Egli sostiene di essersi svegliato con la casa già in fiamme riuscendo a salvarsi a stento.
Non conosciamo i dettagli della vicenda giudiziaria di Cameron per poter valutare la sua affermazione di innocenza o il grado di colpevolezza, avendolo conosciuto siamo però certi che questo amico non è un mostro e merita quanto meno la nostra umana solidarietà nel momento in cui viene messo a morte. Non ci risulta che per Cameron Willingham sia stata fatta domanda di grazia. Il governatore del Texas Rick Perry ha comunque la facoltà di bloccare l'esecuzione prima del 17 gennaio.
I lettori provvisti di collegamento ad Internet possono trovare alla pagina:
http://capwiz.com/ncadp/issues/alert/?alertid=4710066
le indicazioni per formulare, e inviare via computer, un messaggio all'Hon. Perry in favore di Cameron.
In alternativa si possono spedire brevi messaggi (ad es.: Dear Governor, please stop the execution of Cameron Todd Willingham) anche in italiano, per posta o per fax, all'indirizzo:
The Hon. Rick Perry - Governor of Texas
- State Capitol - P.O. Box 12428
- Austin, TX 78711 USA
Fax : 001 512 463 1849

 

Un messaggio di solidarietà a Cameron può essere spedito all'indirizzo:

Mr. Cameron Todd Willingham # 999041
Polunsky Unit
3872 FM 350 South
Livingston, TX 77351 - USA

 

 

 

3) GLI STATI UNITI SOTTO ACCUSA PER LE VIOLAZIONI DEL TRATTATO DI VIENNA

 

 

 

Il 16 dicembre gli Stati Uniti hanno chiesto alla Corte Internazionale dell'Aia di non interferire nei loro affari interni e di rigettare il ricorso presentato dal Messico riguardo alla violazione dei diritti consolari di 52 cittadini messicani condannati a morte ( v. n. 104 ). Il giorno prima il Messico aveva sostenuto presso la stessa Corte che i processi dei 52 devono essere annullati e fatti ripartire da zero assicurando a tutti l'assistenza consolare. Il Trattato di Vienna del 1963, di cui fanno parte anche gli USA, prevede infatti che ai cittadini stranieri arrestati sia assicurata immediata assistenza da parte del consolato del proprio paese.
Gli Stati Uniti violano sistematicamente il Trattato di Vienna e ciò è particolarmente grave nel casi capitali; sono già stati condannati dalla Corte Internazionale nel 2001 per il caso dei fratelli LaGrand, due cittadini tedeschi che furono privati dei diritti consolari e "giustiziati" in Arizona ignorando una specifica ingiunzione della stessa Corte per Walter LaGrand (v. ad es. nn. (81 ,( 87 , ( 88 ). Nel 2001, nel tentativo di evitare la condanna, gli Stati Uniti ammisero di aver sbagliato e promisero di comportarsi meglio in futuro. La promessa è rimasta lettera morta.

 

4) ANCORA DISCUSSIONI SULLA SORTE DI SADDAM E SUI TRIBUNALI IN IRAQ

 

 

 

La discussione sul processo da intentare a Saddam Hussein e sulla pena da preparare per lui, cominciata subito dopo la cattura dell'ex presidente iracheno il 13 dicembre ( v. n. 113 ), è proseguita intensamente tra le autorità sia dei paesi che occupano l'Iraq che di altre nazioni e, con decine e decine di articoli e di servizi, nei media. Le considerazioni fatte per Saddam si allargano in parte ai suoi collaboratori.
Si va da un estremo all'altro. Grandi e piccoli, tutti si sono voluti esprimere. Il Vaticano, ad esempio, si è espresso contro la pena di morte per Saddam per il quale ha mostrato compassione ('lo hanno trattato come un capo di bestiame' ha detto il cardinale Martino riferendosi al famoso e disonorevole filmato che mostra la testa di Saddam manipolata da un sanitario che calza guanti di lattice). Nella posizione diametralmente opposta, troviamo un piccolo deputato del Texas, Ralph Hall. Questi ha chiesto a mezzo stampa una veloce esecuzione dell'ex dittatore da parte degli Israeliani.
L'Iran è favorevole ad una condanna esemplare di Saddam, reo di aver scatenato una guerra sanguinosissima contro il paese degli ayatollah negli anni ottanta. Tuttavia, dimostrando grande civiltà, il presidente progressista Mohammad Khatami si è detto contrario ad una sentenza capitale: "Non amo la pena di morte. Se vi fosse un caso in cui sia giusta un'esecuzione, quello sarebbe il caso di Saddam. Ma non auspicherò mai questo. Se c'è un modo per far scampare ad un criminale la pena capitale, non chiederò la sua esecuzione. Spero che egli abbia un giusto processo e che ci sia un giusto verdetto."
Il ministro della difesa americano Rumsfeld, nel frattempo, ricorda che Saddam prima ancora di essere processato deve fornire informazioni sulle armi di distruzione di massa e sui posti in cui si nascondono i suoi collaboratori, non ancora catturati dagli Americani, sospettati di organizzare la guerriglia.
La situazione di Saddam Hussein, sotto interrogatorio da parte della CIA in incommunicado e senza avvocati difensori, costituisce una violazione della Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra. Tra l'altro la condizione di prigioniero di guerra per l'ex presidente, comandante in capo delle forze armate irachene, è stata affermata esplicitamente anche dal Governo americano l'8 gennaio.
Le organizzazioni per i diritti umani sono in grande maggioranza schierate per ottenere un processo davanti ad un tribunale internazionale che non preveda la pena di morte ed abbia le caratteristiche del Tribunale Penale Internazionale creato con lo statuto di Roma del 1998. Dal momento che quest'ultimo tribunale è abilitato a perseguire solo delitti commessi dopo il 1° luglio 2002, occorrerebbe creare un tribunale 'ad hoc' come è avvenuto per la ex Iugoslavia, il Ruanda o la Sierra Leone. Un tribunale internazionale potrebbe processare Saddam Hussein anche per reati compiuti fuori dell'Iraq e a danno di altri stati. Ma è quasi scontato che gli USA impediranno la creazione di un tribunale penale internazione realmente indipendente e sprovvisto della pena di morte. D'altra parte è pressoché sicuro che, avendo la possibilità di difendersi liberamente e a tutto campo, Saddam contrattaccherebbe esponendo le complicità dell'Occidente in molti dei suoi misfatti antecedenti al 1991. Potrebbe chiamare a testimoniare presidenti e ministri di vari governi.
In ogni caso, la pena di morte per Saddam Hussein, invocata da George Bush e dal Consiglio di Governo iracheno, non può sortire da un processo equo davanti ad un tribunale internazionale che assicuri le dovute garanzie di correttezza, imparzialità ed efficienza. Infatti sia i paesi occidentali che le Nazioni Unite si sono dichiarati indisponibili a partecipare a tribunali per i crimini contro l'umanità e per i crimini di guerra sotto il passato regime, che prevedano la pena di morte. Tribunali composti esclusivamente da Iracheni ed Americani non potrebbero dar luogo ad un giusto processo.
Per quanto riguarda il Regno Unito occorre rilevare la posizione contraddittoria del Primo ministro Tony Blair, che - dopo aver detto di non opporsi ad una condanna a morte del 'rais' ad opera degli iracheni - ha dichiarato ai Comuni: "Dobbiamo essere sicuri che ci sia un appropriato, indipendente e giusto processo. Ma sono certo che gli Iracheni hanno la capacità di far questo - e noi e gli altri paesi dobbiamo lavorare con loro per assicurarci che sia corretto." Più chiaro di Blair è stato il suo rappresentante in Iraq, Sir Jeremy Greenstock, il quale ha affermato che l'Inghilterra non intende in alcun modo collaborare ad un giudizio che possa sfociare nella pena capitale.
Vi è infine un rilevante aspetto finanziario. Un tribunale internazionale indipendente, equilibrato e qualificato, che processi non solo Saddam ma tutti gli Iracheni sospetti di gravi reati, sarebbe molto costoso. Lo fanno prevedere le esperienze, sia pure assai carenti ed imperfette, della ex Iugoslavia e del Ruanda. La comunità internazionale, molto avara nel concedere qualsiasi tipo di aiuto che non abbia in futuro un più che probabile vantaggioso ritorno economico, sarà disposta a stanziare ingenti risorse per il solo e puro scopo di fare giustizia?

 

 

 

5) AMNESTY DENUNCIA L'IDEOLOGIA LETALE DI GEORGE W. BUSH

 

 

 

Tra i più attivi promotori dell'ideologia di morte che caratterizza l'attuale amministrazione americana troviamo il ministro della giustizia John Ashcroft e il presidente George W. Bush. L'operato attuale di questi due personaggi è del tutto coerente con il loro comportamento negli anni passati in qualità di governatori. "La morte e il Presidente" è il titolo di una nota diffusa da Amnesty International il 22 dicembre per denunciare la pervicace propensione per la pena di morte dimostrata da George Bush fin da quando era governatore del Texas. Riportiamo una nostra sintesi di tale documento.

 

In netto contrasto con la tendenza abolizionista globale, il presidente degli USA George W. Bush è ancora schierato per la pena di morte mentre si approssima la novecentesima esecuzione dal 1977, anno in cui fu ripristinata la pena capitale negli Stati Uniti d'America.
I record di George Bush in questa politica crudele e brutalizzante sono ben noti. Anche se ha detenuto il potere di concedere le grazie solo per nove anni nell'ultimo quarto di secolo, come governatore del Texas e poi come presidente degli USA, i fascicoli relativi ad un quinto delle esecuzioni avvenute in questo periodo sono passati sulla sua scrivania. Oggi il suo favore per la pena di morte è di nuovo alla ribalta dopo che ha preconizzato l'esecuzione dell'ex presidente dell'Iraq Saddam Hussein. Il 16 dicembre, tre giorni dopo la cattura di Saddam, Bush ha dichiarato che costui è "un tiranno disgustoso" che "deve ricevere la punizione suprema."
Il giorno precedente, a dire il vero, nel corso di una conferenza stampa, il presidente americano aveva assicurato che Saddam Hussein non verrà giudicato da un "tribunale canguro" bensì in un processo trasparente ed aperto "nel quale il popolo possa vedere esattamente che cosa accade."
Ciò è più di quanto George Bush offre a centinaia di stranieri imprigionati a Guantanamo Bay e in altri campi di detenzione sparsi nel mondo, una parte imprecisata dei quali è minacciata di esecuzione capitale. Lo stesso Bush ha dettato le regole dei processi davanti alle 'commissioni militari' che possono comminare la pena di morte. E' lui che ha designato i primi sei individui da processare in tal modo. Ed è lui, infine, che si è riservato il diritto di decidere fra la vita e la morte per coloro che verranno condannati.
Indipendentemente dalla qualità del processo che il presidente USA prefigura per Saddam Hussein, i processi da lui programmati a Guantanamo sono indifendibili di fronte alle proteste provenienti da tutto il mondo. Le commissioni militari giudicanti, parte integrante dell'esecutivo e non corti imparziali ed indipendenti, pongono gravi limitazioni alla difesa legale degli imputati cui viene negata la facoltà di appellarsi ad una qualsiasi altra corte nel mondo. La giustizia non potrà essere fatta e non potrà essere controllata. Le preoccupazioni internazionali in proposito sono molto diffuse. Per esempio lord Johan Steyn, giudice nella più alta corte di giustizia britannica, ha qualificato le corti militari statunitensi come "tribunali canguro" ed ha affermato che qualsiasi processo davanti ad esse sarà "una macchia nella giustizia degli Stati Uniti."
Relativamente alle sentenze capitali emesse dalle commissioni istituite col suo Ordine Militare dell'ottobre 2001, il curriculum di George W. Bush, che in vita sua ha sistematicamente negato le grazie, desta le più gravi preoccupazioni.
Documenti portati in luce da una recente inchiesta giornalistica provano che le decisioni del governatore Bush riguardanti un eventuale intervento per fermare le esecuzioni capitali avvenute in Texas erano basate su informazioni sbrigative e totalmente sbilanciate sulle tesi dell'accusa [v. n. ] Molte delle esecuzioni che Bush si è rifiutato di fermare in quegli anni hanno rappresentato delle violazioni delle salvaguardie e delle leggi internazionali, tra le quali quelle che vietano l'esecuzione di minorenni, di malati mentali, di imputati privati di un'adeguata difesa legale, di accusati la cui colpevolezza rimane dubbia, di stranieri privati dei loro diritti consolari.
Il disinteresse di Bush per gli standard internazionali è continuato. Nel 2001, quale presidente degli Stati Uniti si è rifiutato di fermare l'esecuzione del prigioniero federale Raul Garza ignorando una richiesta di clemenza della Commissione Interamericana per i Diritti umani che aveva rilevato come i diritti processuali di Garza erano stati violati e che l'esecuzione sarebbe stata "una deliberate e gravissima rottura" delle obbligazioni internazionali degli USA. Anche una qualsiasi esecuzione conseguente ad un giudizio emesso dalle 'commissioni militari' di Guantanamo istituite da Bush costituirebbe una violazione delle obbligazioni internazionali degli Stati Uniti.
Il presidente Bush e il suo consigliere legale Alberto Gonzales hanno continuato a ignorare gli obblighi internazionali degli USA in occasione dell'esecuzione di Gerald Mitchell, portata a termine in Texas nel 2001, e successivamente di altre quattro esecuzioni, tutte di prigionieri che erano minorenni all'epoca dei delitti loro contestati.
Eppure nel suo discorso inaugurale il presidente George W. Bush aveva promesso di "spendersi per una maggiore giustizia e compassione."

 

 

 

6) NON E' MORTE PER IL GIOVANE CECCHINO, ALMENO PER ORA

 

 

 

E' carcere a vita per Lee Boyd Malvo per la partecipazione al 'tiro a segno' che fece dieci morti in tre stati nordamericani nell'ottobre del 2002. A differenza di quanto è avvenuto per il suo complice John Allen Muhammad (v. nn. 112 e 113 ), la sentenza di morte 'già scritta' non è stata adottata dalla giuria che ha concluso le sue deliberazioni il 23 dicembre.
Non possiamo dirci soddisfatti della condanna all'ergastolo di un minorenne, in violazione dei trattati internazionali che proteggono i diritti umani, ma il fatto che non sia arrivata la prevista sentenza di morte è certamente da considerarsi un successo del movimento abolizionista.
Il procuratore della Virginia Robert F. Horan Jr. ha detto che Malvo è stato "molto fortunato a dimostrare un aspetto più giovane della sua età" in un processo conclusosi nell'antivigilia di Natale. "Quando ero un accusatore esordiente, valeva il principio 'fai qualunque cosa ma evita di perseguire qualcuno nella settimana di Natale'," ha aggiunto Horan.
Al di là delle stizzite affermazioni di Robert Horan, occorre rilevare il positivo intervento del fattore umano: la giuria non è riuscita a raggiungere l'unanimità su un verdetto di morte. Il lavoro della giuria è stato difficile e sofferto. Già in chiusura della prima fase del processo, quella per l'affermazione della colpevolezza, la discussione si era protratta per 13 ore in due giorni. Alla fine, il 18 dicembre, Malvo era stato riconosciuto colpevole dei due capi di imputazione capitali: 'omicidio continuato nell'arco di tre anni' e 'omicidio a scopo di terrorismo' e i parenti delle vittime si erano scambiati pacche sulle spalle manifestando alla stampa la loro grande soddisfazione.
La dichiarazione di colpevolezza comportava come minimo il carcere a vita. Nella successiva fase processuale, cominciata il giorno successivo, la giuria doveva decidere se ricorrevano le aggravanti necessarie per l'inflizione di una sentenza di morte.
Alcuni giurati hanno pianto udendo la testimonianza della figlia ventiquattrenne della signora Linda Franklin freddata con un colpo di fucile da Malvo il 14 ottobre. Il forte coinvolgimento emotivo dei giurati era un obiettivo primario dell'accusa, tuttavia, almeno in alcuni membri della giuria, hanno prevalso la riflessione e i problemi di coscienza. Peraltro l'accusa aveva vibratamente contrastato la tesi difensiva del plagio del diciassettenne Malvo ad opera del quarantaduenne Muhammad. Tesi plausibile, suffragata da testimonianze di esperti ( v. n. 113 ).
In nove ore di camera di consiglio i giurati non sono riusciti a raggiungere l'unanimità per la condanna a morte ed hanno optato per l'ergastolo. Ha senz'altro contribuito a rendere meno dura la sentenza la composizione della giuria: 8 donne e 4 uomini, 8 bianchi e 4 neri; un giurato pastore battista, 4 membri della giuria impiegati nel campo dell'educazione.
Concluso il processo, per loro molto stressante, i giurati non si sono fatti pregare per rivelare i particolari della loro esperienza. La deliberazione sulla sorte di Malvo è passata per sette votazioni non conclusive. "Il nostro scopo principale era di rendere giustizia alle vittime," ha detto Allison W. Fridel, una giurata di 38 anni. "Non so se una decisione o l'altra le avrebbe soddisfatte ma loro sono state sempre al centro delle nostre preoccupazioni."
I membri della giuria si sono veemente scontrati, a volte piangendo, difendendo appassionatamente le rispettive tesi ed anche cambiando posizione di votazione in votazione. Il pastore battista James Wolfcale ha sintetizzato: "Le scorse sei settimane sono state un viaggio difficile per ognuno di noi; una sfida mentale emotivamente sfibrante." In seguito ha dichiarato: "In alcuni momenti ci sembrava di avviarci a decidere per la morte, in altri appariva probabile una decisone per la vita." In realtà il fermo atteggiamento di alcuni giurati coerenti nell'opporsi ad una sentenza di morte ha finito per scoraggiare quei membri della giuria che volevano condannare Malvo all'iniezione letale.
"Il mio cuore è spezzato per quelle famiglie," ha detto Susan Schreiver, un'infermiera di 46 anni, "avrebbero meritato che costui conseguisse la massima punizione. Spero che le famiglie si rendano conto che ci sono stati alcuni che hanno combattuto per una diversa sentenza. So che non c'è consolazione per loro. Voglio solo che sappiano che alcuni si sono battuti appassionatamente."
Diversi esperti affermano che la sentenza per Malvo costituisce un concreto passo verso l'abolizione della pena di morte per i minorenni. I recenti dinieghi della Corte Suprema federale di intervenire in materia possono significare che la massima corte non volesse togliere dalle mani della giuria il caso di Malvo. Ora può darsi che - risoltosi positivamente questo caso di grande rilievo - si aprano le porte per una nuova storica decisione che vada al di là della sentenza del 1989 che lasciò spazio alla condanna a morte dei sedicenni e dei diciassettenni all'epoca del crimine ( v. ad es. n. 102 , "Strenua...").
D'altra parte l'opinione pubblica statunitense, ancora nettamente favorevole alla pena di morte per gli adulti, in maggioranza si oppone alla pena capitale per i minorenni. Secondo un sondaggio di ABC News, il 62% degli Americani preferisce il carcere a vita in luogo della pena di morte per i minorenni (mentre il 21% opta per una sentenza di morte). In particolare, dal sondaggio fatto poco prima dell'irrogazione della pena per Malvo, è risultato che il 52% degli Americani preferiva il carcere a vita per il giovane cecchino mentre il 37% preferiva una sentenza di morte (l'accentuato favore per l'esecuzione di Malvo riflette la notorietà del caso e la natura dei crimini da lui commessi).
La sentenza formale per Lee Boyd Malvo da parte della giudice Jane Marum Roush è attesa per il 10 marzo. Non potrà che essere la riconferma del carcere a vita proposto dalla giuria. Tuttavia la vicenda giudiziaria di Malvo potrebbe non finire quel giorno. Infatti sia in Virginia che in altri stati gli accusatori sono in fermento per processare ulteriormente i due cecchini (finora giudicati solo per alcuni dei delitti loro attribuiti).
Mentre il governatore della Virginia Mark Warner si prepara a pronunciarsi su un eventuale nuovo processo ai due cecchini in Virginia, gli accusatori dell'Alabama e della Louisiana hanno avviato passi concreti onde mettere sotto processo Malvo e Muhammad nei rispettivi stati per alcuni omicidi che avrebbero commesso antecedentemente alla loro folle impresa dell'ottobre 2002 in Virginia, Maryland e Washington D.C. In Maryland, stato in cui si sono avuti la maggioranza degli omicidi (sei), sia il governatore democratico Robert L. Ehrlich Jr. che i pubblici accusatori sembrano poco propensi a processare i due cecchini.
Ellen Brooks, procuratrice distrettuale della contea di Montgomery in Alabama, paventando il 'rischio' che Muhammad possa scampare alla pena capitale nel corso degli appelli in Virginia ritiene più prudente assicurargli un'altra condanna a morte nel suo stato. La Brooks ha scritto al governatore Warner per chiedergli l'estradizione di Muhammad e di Malvo onde processarli con l'accusa di aver commesso un omicidio a scopo di rapina. Ha assicurato che in Alabama la pena capitale per entrambi gli assassini sarebbe garantita: "Tutti e due i partecipanti al delitto sono ugualmente perseguibili per la legge dell'Alabama. Non c'è distinzione tra attore principale e secondario. L'accusa non è costretta a identificare chi ha sparato. La pena di morte può essere inflitta, ed è stata inflitta, a chi non ha sparato partecipando ad una rapina mortale." L'Alabama presenta anche altri vantaggi rispetto alla Virginia, ha notato Ellen Brooks. Le giurie non devono raggiungere l'unanimità per condannare a morte una persona, bastano 10 voti su 12. Inoltre i giudici hanno la facoltà di andare oltre alle indicazioni delle giurie e imporre la pena di morte nel caso di una condanna all'ergastolo. Tutte queste possibilità non esistono in Virginia.
Il sistema penale nordamericano, che non prevede l'obbligatorietà dell'azione penale, per consuetudine non persegue più di una volta i sospetti di numerosi reati. Processi multipli per i due cecchini sarebbero dunque una eccezione alla regola (eccezione che è stata fatta per Terry Nichols accusato di complicità con Timothy McVeigh nell'attentato dinamitardo di Oklahoma City, v. n. 107 ).

 

 

 

7) FISSATE IN TEXAS TRE ESECUZIONI DI MINORENNI ALL'EPOCA DEL REATO

 

 

 

Mentre in tutti gli Stati Uniti si discute dell'abolizione delle pena capitale per i minorenni e il giovane pluriomicida Lee Malvo scampa la pena di morte, il Texas programma non una ma tre esecuzioni di minorenni all'epoca del reato. Per il 30 marzo è prevista l'iniezione letale per Edward Capetillo, per il 23 e il 24 giugno sono state fissate rispettivamente le uccisioni di Efraim Perez e di Raul Villarreal. Di Perez e Villarreal abbiamo parlato nei nn. 112 e 113 (notiziario) notando come il giudice abbia intenzionalmente fissato le date di esecuzione nell'anniversario dei crimini loro contestati. Perez si dichiara innocente. Tutti e tre sono ispanici.
I morituri sono accusati di crimini balordi e insensati - che dimostrano immaturità ed emarginazione sociale - compiuti all'interno di bande giovanili sotto la pulsione dell'istinto del branco. Perez e Villarreal sono accusati di aver partecipato allo stupro 'iniziatico' e alla soppressione di due ragazze, Capetillo di aver partecipato all'assassinio di due persone che si erano rifiutate di acquistare una bilancia ed una pistola offerte a domicilio dalla banda. La brutalità dei crimini commessi dai giovanissimi dovrebbe far interrogare la società del Texas sulle cause di tanta violenza e sui possibili rimedi sociali. Invece di riflettere e di correre ai ripari, ci si limita a rispondere alla violenza insensata con la violenza programmata. 8) LE OBIEZIONI CONTRO L'INIEZIONE LETALE NON SALVANO I CONDANNATI Nel precedente n. 113 avevamo parlato delle sospensioni di alcune esecuzioni capitali a fine anno in attesa che le corti si esprimessero sulla liceità del metodo dell'iniezione letale, sospettato di essere 'crudele ed inusuale' soprattutto a motivo del bromuro di pancuronio, uno dei tre farmaci impiegati per ammazzare i detenuti (v. anche n. 112). Le sospensioni hanno resistito poco, assai meno del previsto, e di fatto le esecuzioni sono ricominciate regolarmente, con una eccezione, all'inizio di quest'anno.
Già il 15 dicembre la Corte Suprema federale, con una votazione 5 a 4, ha annullato lo stay concesso a Kevin Lee Zimmerman cinque giorni prima, consentendo al Texas di fissare immediatamente l'esecuzione per il 21 gennaio. Sempre in Texas è stata inoltre riprogrammata per il 28 gennaio l'uccisione di Billy Vickers.
In North Carolina il 7 gennaio il giudice federale Terrence Boyle ha sospeso quatto esecuzioni ma il giorno dopo la Corte Suprema dello stato ha annullato la sospensione. Il 9 gennaio è stato ucciso il primo dei quattro condannati, tale Raymond Dayle Rowsey.
Il 13 gennaio la Corte Suprema federale ha annullato (ancora con una votazione di 5 contro 4) la sospensione per Tyrone Peter Darks in Oklahoma che è stato ucciso lo stesso giorno.
Il 13 gennaio due commissioni di tre giudici hanno rifiutato di sospendere per detto motivo due esecuzioni in Ohio, il giorno successivo è stato ucciso un primo condannato, Lewis Williams (v. articolo seguente).
Il 14 gennaio è stato infine 'giustiziato' in Texas Kenneth Eugene Bruce i cui legali si erano inutilmente battuti per ottenere una sospensione contestando la costituzionalità dell'iniezione letale. Il 18 dicembre la Corte Suprema federale aveva invece confermato la sospensione per James Edward Reid in Virginia, accettando di legare il suo caso a quello di David Nelson dell'Alabama che la massima corte aveva già deciso di discutere entro il prossimo mese di giugno. Per Nelson, la cui pregressa dedizione alla droga impedisce un normale accesso alle vene per l'inserzione degli aghi, si è obiettato che l'iniezione letale richiederebbe un procedimento chirurgico in sé 'crudele e inusuale.

9) STRAZIANTE ESECUZIONE DI LEWIS WILLIAMS IN OHIO

 

 

 

Dopo aver passato 21 anni nel braccio della morte per l'uccisione di una anziana signora nel corso di una rapina, Lewis Williams Jr. è stato ucciso dallo stato dell'Ohio il 14 gennaio. Non è trattato di normale amministrazione. Lewis non voleva lasciarsi uccidere a nessun costo: ha combattuto strenuamente con 12 guardie, ha pianto, ha implorato pietà, si è proclamato innocente, ha scongiurato un intervento divino. La procedura è durata dalle 9 e 51', quando è cominciata la lotta per l'inserzione degli aghi nelle braccia del condannato, alle 10 e 15' quando è stato dichiarato morto. Tra i testimoni, la madre piangente di Lewis.
Dopo l'esecuzione, le autorità del Dipartimento di Riabilitazione e Correzione dell'Ohio si sono domandate se non occorra cambiare qualcosa nel protocollo di esecuzione per evitare in futuro spettacoli sconvolgenti ai testimoni e alla stampa.

 

 

 

10) INFINE UCCISO CHARLES SINGLETON, MALATO MENTALE CURATO A FORZA

 

 

 

Alla settima 'data', il 6 gennaio in quattro minuti è stata completata in Arkansas l'esecuzione di Charles Singleton, malato mentale grave, dopo 23 anni di detenzione nel braccio della morte. Gli avvocati di Singleton si erano opposti alla sua esecuzione in quanto solo con una cura forzata egli aveva riacquistato il minimo di consapevolezza necessario per essere 'giustiziato'. Il ricorso, in un primo tempo accolto da una commissione di tre giudici, era stato successivamente respinto di stretta misura dalla Corte federale d'Appello dell'Ottavo circuito al completo (v. nn. 105 , 111, 112 ).
Con la testa rasata bloccata da una pesante cinghia supplementare - incapace di fare una dichiarazione finale - il prigioniero ha accennato ad una dichiarazione scritta che è stata consegnata ai giornalisti dopo la sua morte: una serie di frasi senza senso a sfondo biblico.
Il Governatore dell'Arkansas Mike Huckabee si era rifiutato di concedere la grazia sollecitata, fra gli altri, da Amnesty International e dall'Unione Europea.
Charles Singleton, nero, era stato condannato a morte, per l'uccisione di una donna bianca nel corso di una rapina, da una giuria composta da 12 bianchi. In Arkansas la grande maggioranza dei condannati a morte sono neri.
Il Giudice della Corte federale d'Appello dell'Ottavo circuito Gerald W. Heaney, dissentendo sull'esecuzione di Singleton, scrisse: "Credo che mettere a morte un individuo che è fuori di sé a meno di una specifica medicazione, ed è probabilmente incapace anche sotto trattamento, sia il colmo di quella che il [famoso] Giudice Marshall chiamò la 'barbarie di esigere una vendetta insensata' "

 

 

 

11) LE ESONERAZIONI EVIDENZIANO I CRIMINI DEL SISTEMA GIUDIZIARIO

 

 

 

Il 16 gennaio, in Pennsylvania, Nicholas Yarris, di cui abbiamo già parlato in due precedenti numeri, ha finalmente ottenuto quella libertà che gli è stata ingiustamente negata per oltre vent'anni. Il test del DNA lo aveva scagionato già dall'estate scorsa del crimine per il quale egli era stato condannato a morte nel 1983, ma l'accusa, restia come sempre a mollare la presa, aveva deciso di trattenere ancora ad oltranza Nicholas, calcolando tutte le condanne che gli erano state comminate in seguito ad un'evasione commessa durante la fase di appello del suo caso capitale. Egli era infatti fuggito durante un trasferimento di carcere, ed aveva vissuto come latitante per qualche settimana, commettendo in quel periodo numerosi reati, tra i quali una rapina. L'accusa, visto che non poteva più trattenere Nicholas per il reato di omicidio, ha "meditato" se non fosse il caso di rinchiuderlo in carcere per una trentina d'anni in totale, poiché la somma delle possibili condanne per i reati da lui commessi avrebbe raggiunto quel numero di anni. La cosa però non reggeva, in quanto, come ha giustamente fatto notare Peter Goldberger, avvocato difensore di Nicholas, trent'anni sarebbero dovuti per reati di quel genere se commessi durante una condanna "giusta" per reato capitale, mentre se commessi da un uomo innocente di altri crimini, il massimo possibile della pena da scontare ammonterebbe a sette anni. E Nicholas ha trascorso ben più di sette anni in prigione! Per fortuna la vergogna, o, molto più probabilmente, la certezza di uno smacco, hanno prevalso, ed il 13 gennaio l'accusa ha deciso di non richiedere per Yarris ulteriori periodi di detenzione, consentendogli finalmente di tornare a casa sua in famiglia.
Il caso di Nicholas non costituisce un dramma isolato e neppure uno della peggior specie. In questi giorni un altro uomo è stato liberato dal carcere in North Carolina: si tratta di Darryl Hunt. Egli non era stato condannato a morte, ma all'ergastolo. Il suo caso merita comunque di essere raccontato, perché le ingiustizie e le clamorose falsità che lo hanno caratterizzato sono comuni a molti casi capitali e fu solo perché la giuria non fu convinta al cento per cento della sua colpevolezza che non accettò la richiesta dell'accusa di condannare Darryl a morte.
Nel 1984 Deborah Sykes, una bella ragazza bianca, fu barbaramente stuprata e uccisa. Un ex appartenente alla setta del Ku Klux Klan affermò di aver visto un nero accompagnarsi alla donna poco prima del crimine. Si scatenò immediatamente una caccia all'uomo. Fin dall'inizio non sembrò molto importante chi fosse davvero il colpevole, l'importante era che fosse nero. Il primo sospettato fu quasi subito scagionato perché al momento del delitto si trovava già in carcere. Subito dopo di lui, i sospetti caddero su Darryl. Egli non combaciava affatto con la descrizione fatta in prima istanza dal testimone oculare, e non vi era nessuna prova fisica che lo legasse alla scena del crimine o alla vittima. Però era nero e giovane (aveva allora 19 anni) e tanto bastò. L'accusa si scatenò contro di lui chiedendo la pena di morte e lo stesso testimone che prima aveva garantito di aver riconosciuto nel precedente accusato l'autore del crimine, non esitò a dire, con altrettanta certezza, che in effetti Darryl era l'uomo giusto. La giuria ebbe delle esitazioni, così egli nel 1985 fu condannato all'ergastolo invece che alla pena di morte. La difesa ottenne un secondo processo nel 1990, sfruttando alcuni errori commessi dall'accusa nel primo. Questa volta l'accusa cambiò la ricostruzione dei fatti: furono citati su due piedi un paio di complici del delitto, che però, stranamente, non furono mai processati. Darryl invece fu nuovamente condannato all'ergastolo.
Nei primi anni '90 cominciò ad essere possibile effettuare test del DNA affidabili. Con grande disappunto dell'accusa che si era opposta a questo test, un giudice ordinò un'analisi del DNA dello sperma trovato sul corpo della vittima. Ebbene, come era prevedibile, visto che Darryl è innocente, il test del DNA di allora dimostrò che lo sperma non apparteneva a lui, e neppure ai presunti due complici. Sembrerebbe logico a questo punto pensare che, con mille scuse, lo stato si sarebbe precipitato a liberare Darryl. Non esattamente. Infatti, il giudice rifiutò di concedere un nuovo processo e, con grande fantasia, inventò subito l'esistenza di un altro criminale coinvolto nel delitto, un fantomatico quarto uomo che avrebbe lasciato il suo sperma nella vittima. Secondo un ulteriore tocco di fantasia da parte di un nuovo giudice incaricato di rivedere il caso - perché questi giudici non scrivono trame per film gialli, invece di massacrare la giustizia? - si sarebbe addirittura trattato di un maniaco sessuale che depositò lo sperma quando già la vittima era stata assassinata.
Solo poco prima dello scorso Natale, in seguito ad approfondite ricerche da parte della difesa, che effettuò abbinamenti del DNA con persone già schedate dalla polizia, è stato arrestato il vero autore del crimine, un certo Willard Brown. Il test del DNA ha confermato che lui è il colpevole, ed inoltre Brown ha confessato. La cosa incredibile è che Willard Brown, pochi mesi dopo aver ammazzato la giovane Deborah Sykes, stuprò e uccise un'altra donna in una zona della città vicinissima al luogo del primo crimine. La sua seconda vittima sopravvisse abbastanza da identificare Brown come autore del delitto. Eppure egli non fu mai incriminato.
Anche dopo che la verità aveva finalmente trionfato in modo assolutamente inconfutabile, l'accusa è stata restia a liberare Darryl. Solo quando la voce di importanti uomini bianchi si è sollevata gridando allo scandalo, un giudice si è deciso a rilasciare Darryl. A quest'ultimo hanno forse dato del denaro in cambio dei 20 anni di vita ? NO! Al contrario! Il rilascio è avvenuto dietro cauzione di 250.000 dollari, con l'ordine di ripresentarsi in febbraio per un'udienza! Adesso gli avvocati di Darryl sperano che l'accusa decida finalmente di revocare l'incriminazione di omicidio a suo carico, ma, viste le premesse, non si può esserne poi così sicuri. Di certo noi seguiremo il caso e terremo informati i nostri lettori sulla conclusione della vicenda.
Credo che se leggessimo una simile storia in un libro firmato da Rex Stout (padre del celebre investigatore Nero Wolfe) o da altri famosi scrittori americani di libri gialli, potremmo osservare che l'autore ha un po' esagerato nel dare sfogo alla fantasia. Invece, è tutto spaventosamente vero. (Grazia)

 

 

 

12) PENOSA USCITA DI SCENA DI GRINSOM, DOTTORE DELLA MORTE

 

 

 

Un vecchio dottore nell'Italia degli anni trenta dichiarava la morte dei suoi clienti dopo averne toccato il cadavere con la punta del suo bastone. Lo psichiatra texano James Grinsom per 40 anni ha testimoniato in qualità di esperto sulla 'futura pericolosità' degli imputati capitali (condizione necessaria per l'irrogazione delle sentenze di morte) spesso senza neanche sentire il bisogno di toccarli con un bastone, non diciamo di intervistarli o almeno di vederli prima del processo. Per la sua antiscientifica propensione per il pollice verso, è stato radiato nel 1995 dall'albo degli psichiatri e si è guadagnato il nomignolo di 'dottore della morte'. Ciò non toglie che le oltre cento sentenze capitali ottenute dall'accusa con il suo aiuto siano rimaste in piedi e in buona parte siano state eseguite. Ricordiamo tra le sue vittime il nostro amico Joe Cannon.
Doug Mulder, un ex accusatore che contava molto sull'aiuto di Grinsom, lo definisce "un fantastico comunicatore. Molto logico e ragionevole. Un uomo che parlava ai giurati in modo tale che essi potessero comprendere a fondo quale era la sua opinione".
L'attivista di Amnesty Rick Halperin invece non lo ammira affatto. Halperin ha ricordato, come esempio, il caso di Randall Adams che fu condannato a morte nel 1977 con il contributo del dottor Grinsom il quale lo definì un 'sociopatico e un degenerato' anche se costui in precedenza non aveva avuto il minimo problema con la giustizia. Bene, Adams fu esonerato nel 1989 perché riconosciuto - fortunosamente - del tutto innocente.
L'avvocatessa Andrea Keilen ha ricordato che in dozzine di casi capitali in cui le sentenze furono in seguito ridotte a pene detentive, non vi sono stati problemi con i detenuti anche se il dottor Grinsom aveva attestato che costoro - se non fossero stati messi a morte - avrebbero ucciso di nuovo. Tale osservazione è corroborata da una ricerca fatta da un accusatore nel 1988 su 11 casi. In un ricorso preparato da Halperin nell'interesse di altri prigionieri si legge: "A dispetto delle sua pressoché identica predizione che ogni detenuto avrebbe commesso 'al di là di ogni dubbio', 'assolutamente', e 'senza alcuna esitazione' atti offensivi in futuro, quella ricerca prova che Grinsom non fu attendibile."
All'età di 71 anni, affetto da un cancro ai polmoni, James Grinsom si è messo a riposo. Oltre 150 persone importanti hanno partecipato ad una sontuosa festa di commiato in suo onore prima di Natale. "Ho dei buoni dottori. Sta andando bene" ha detto in quella occasione confidando nel fatto che la che-mioterapia può avere dei successi in casi come il suo. Speriamo si tratti di dottori più competenti di lui.

 

 

 

13) SONDAGGI E STATISTICHE DI FINE ANNO

 

 

 

L'imposizione di sentenze di morte negli Stati Uniti è in continua diminuzione dalla metà degli anni novanta. Si è passati gradualmente dalle 315 sentenze di morte del 1995 alle 140 del 2003. La diminuzione si è fatta particolarmente rapida negli ultimi anni e dal 1998 (304 sentenze) al 2003 il numero di sentenze capitali si è dimezzato.
Anche le esecuzioni hanno cominciato a diminuire dopo aver raggiunto il picco di 98 nel 1999. Ve ne sono state 85 nel 2000, 66 nel 2002, 71 nel 2002 e 65 nel 2003. Inoltre accade che le esecuzioni si concentrino sempre più in certe zone. Nel 2002, il 65% delle esecuzioni si sono verificate in 3 soli stati: Texas, Oklahoma e Missouri. Nel 2003 i 3 stati in testa alla classifica - Texas (che ha ucciso 24 persone), Oklahoma (14) e North Carolina (7) - nel loro insieme hanno eseguito il 69% delle sentenze. Solo 11 stati - insieme al governo federale - hanno portato a termine delle esecuzioni nel 2003, sui 38 che prevedono la pena capitale, il numero più basso dal 1993. In altre parole, sebbene la quantità di esecuzioni diminuisca poco, sempre meno stati usano effettivamente la pena di morte.
Come abbiamo notato nel n.113, anche l'opinione pubblica sta diventando sempre meno attaccata alla pena di morte. Dopo un'inversione di tendenza in concomitanza con gli eventi dell'11 settembre 2001, la percentuale dei favorevoli alla pena capitale ha ricominciato a discendere nel 2003 raggiungendo il 64%, valore più basso dal 1978. (Per completezza aggiungiamo che un sondaggio della Harris Poll reso noto il 7 gennaio dà una cifra più altra di quella fornita dagli altri sondaggi: 69% di favorevoli). C'è da notare inoltre il decremento delle percentuali di coloro che credono al potere deterrente della pena capitale e dei favorevoli all'esecuzione dei minorenni. Mentre aumenta il numero di coloro che ritengono che vengano messi a morte alcuni innocenti (siamo ora al 95%).
La minore incidenza della pena di morte può essere spiegato, ma solo in parte, con la notevole diminuzione del numero di omicidi che si è avuto in anni precedenti: dai 20.273 del 1990 ai 12.943 del 2000 (in seguito vi è stato un moderato aumento fino ad arrivare ai 14.054 omicidi del 2002) e con le sensazionali esonerazioni di condannati a morte (112 dal 1977) che hanno dimostrato la possibilità di mettere a morte degli innocenti. Possiamo perciò concludere che le cifre dimostrano un progressivo rigetto della pena capitale sentita come incompatibile col grado di civiltà raggiunto. Un cambiamento apprezzabile ma lento. Troppo lento.

 

 

 

14) NOTIZIARIO

 

 

Filippine. La presidente decisa a consentire almeno due esecuzioni.

Dopo aver revocato la moratoria delle esecuzioni per motivi elettorali (v. n. 113) la presidente delle Filippine Gloria Macapagal Arroyo sembra decisa a negare la grazia a due prigionieri. Negrense Roberto Lara e Roderick Licayan furono condannati a morte per rapimento allo scopo di ottenere un riscatto. Anche se rimangono alcuni dubbi sulla colpevolezza del primo dei due, l'iniezione letale per entrambi è prevista per il 30 gennaio. La stessa presidente ha sospeso l'esecuzione di altri sette detenuti condannati a morte per violenza carnale.

 

 

Israele. Fu tentata l'esecuzione extragiudiziale di Saddam Hussein.

Tre giorni dopo la cattura di Saddam Hussein, è trapelata la notizia che nel 1992 i servizi segreti israeliani avviarono un piano per uccidere Saddam Hussein e arrivarono ad un passo dall'attuarlo con un razzo teleguidato durante i funerali di un suo zio. L'esecuzione extragiudiziale sarebbe stata una rappresaglia per i 39 missili Scud lanciati su Israele dagli iracheni nel 1991 nel corso della prima guerra del golfo. Dopo che cinque commando perirono e sei rimasero feriti nell'ultima esercitazione preparatoria nel deserto del Negev il 5 novembre 1992, il piano fu accantonato.

 

 

Illinois. Ryan incriminato per corruzione e di nuovo candidato per il Nobel.

Nell'ambito di un'inchiesta che dura da oltre 5 anni e che ha portato all'incriminazione di 66 persone, il 17 dicembre George Ryan, ex governatore dell'Illinois, è stato imputato, con 22 capi d'accusa, per reati di corruzione che avrebbe commesso o lasciato commettere nell'arco di 10 anni in qualità di Segretario di stato e poi di Governatore dell'Illinois. Il capo degli accusatori Patrick M. Collins, ha dichiarato: "Questa investigazione continuerà aggressivamente, appassionatamente e giustamente. Andremo dovunque ci porteranno le prove." L'avvocato di Ryan Dan K. Webb ha detto di confidare che il suo cliente "verrà esonerato e una giuria lo troverà non colpevole di tutte le accuse." Nonostante questa incriminazione - da tempo preannunciata - George Ryan sarà di nuovo candidato per il premio Nobel per la pace a motivo del coraggioso gesto compiuto un anno fa quando vuotò il braccio della morte del suo stato, concedendo 167 commutazioni e 4 esonerazioni per riconosciuta innocenza. A candidarlo sarà Francis Boyle, professore di Diritto internazionale e noto abolizionista. Boyle ha affermato che nell'ultimo anno Ryan ha lavorato contro la pena di morte più e meglio di tutto il resto degli abolizionisti americani.

 

 

Illinois. Chiesti risarcimenti da condannati a morte esonerati.

I quattro condannati a morte liberati un anno fa dal Governatore Ryan perché ritenuti innocenti, hanno intentato delle cause di risarcimento danni. Le ingiuste condanne ricevute conseguivano anche dalle loro 'confessioni' estorte sotto tortura. Per ultimo, Leroy Orange il 9 gennaio ha contestato alla polizia di averlo sottoposto a scariche elettriche per 12 ore e di averlo incappucciato con un sacchetto impermeabile che gli impediva di respirare. Ricorsi simili sono stati in precedenza presentati da Aaron Patterson, Madison Hobley e Stanley Howard. Il 15 dicembre la municipalità di Chicago era stata condannata a pagare un risarcimento di 2.200.000 dollari a Ronald Jones, 'reo confesso' esonerato da Ryan nel 2000 dopo aver passato 14 anni nel braccio della morte.

 

 

Massachusetts. Una sentenza di morte gradita da Ashcroft.

Gary Sampson, uno sbandato che uccise due persone nel 2001 per rubare le loro auto, ha ricevuto una condanna morte da una corte federale nel Massachusetts, stato che ha abolito la pena capitale nel 1984. Nel caso di omicidi per furto d'auto vi è la possibilità di un'incriminazione federale. Per volere del Ministro della Giustizia John Ashcroft gli accusatori federali chiedono la pena di morte - a volte forzando le consuetudini - con particolare insistenza negli stati che non prevedono la pena capitale (v. nn. 104 e 108). Se la sentenza per Sampson verrà eseguita, si tratterà del primo cittadino del Massachusetts "giustiziato" nell'arco di 50 anni.

 

 

New York. Bruciante sconfitta per Ashcroft: per la terza volta niente pena di morte.

Il ministro Ashcroft aveva personalmente annullato la richiesta di una pena detentiva fatta dall'accusa in un caso di New York imponendo agli accusatori federali di chiedere la morte per tale Emile Dixon, imputato di due omicidi per ragioni di droga. Gli accusatori hanno fatto del loro meglio ma Dixon il 21 dicembre è stato condannato all'ergastolo invece che alla pena capitale. E' la terza volta che il tentativo di Ashcroft di conseguire una sentenza di morte federale nello stato di New York viene frustrato.

 

 

Tennessee. Prolungata di altri tre mesi la sospensione per Workman.

Il caso di Philip Workman è particolarmente seguito dal Comitato che si tiene pronto ad esercitare ulteriori pressioni sulle autorità del Tennessee in suo favore nel caso venga fissata una nuova data di esecuzione. Per ora le notizie al riguardo sono favorevoli: non si è ancora conclusa l'inchiesta federale sul dottor O. C. Smith, esperto dell'accusa, che partecipò al processo capitale contro Philip (v. nn. 110 e 111) e il nuovo prudente governatore Phil Bredesen, in prossimità della scadenza del 15 gennaio, ha prolungato di altri tre mesi lo 'stay' dell'esecuzione del condannato.

 

 

Turchia. Passo verso l'abolizione totale della pena di morte.

La Turchia si è avvicinata all'ingresso nell'Unione Europea il 9 gennaio firmando - nell'imminenza della visita di Romano Prodi - il Protocollo 13 della Convenzione Europea dei Diritti umani che prevede l'abolizione della pena di morte in ogni circostanza, anche in tempo di guerra. Nel paese è in atto una moratoria delle esecuzioni dal 1984. La pena di morte per i reati ordinari è stata abolita nel 2002.

 

 

Washington. Serial killer evita la pena di morte.

Gli accusatori dello stato di Washington si sono messi d'accordo con i difensori di Gary Ridgway, un serial killer che ha ammesso 48 orribili omicidi, per una condanna a vita in luogo della pena di morte. Alcuni commentatori americani considerano questo caso come una conferma del fatto la pena di morte non sia necessaria né giusta: se non è stata data a Ridgway, considerato il peggiore dei criminali, non deve essere data a nessuno.

 

 


 

Questo numero è stato chiuso il 16 gennaio 2004