FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU / ELLIS(ONE) UNIT


Numero 103 - Gennaio 2003

 

 

 

 

 

 

 

 

SOMMARIO:

 

 

1) Il governatore Ryan svuota il braccio della morte dell’Illinois

2) Possono ravvedersi anche i conservatori come George Ryan

3) Funziona cosi’ il sistema della pena di morte: il caso di Girvies Davis

4) Se ne va il governatore Keating fedele servitore della morte

5) Peggiora la situazione in Maryland: possibili 7 esecuzioni nell’anno

6) I conservatori ostacolano il declino della pena capitale

7) Sospesa l’esecuzione di Ronald Foster in Mississippi

8) Appello per la salvezza di Gregory Van Alstyne

9) Togliamo due tibetani dalle mani del boia cinese

10) Petizione in favore Walanzo Shabaka

11) Grave sconfitta legale per Philip Workman

12) Bloccato l’attacco dell’Arizona contro i pen pal

13) Chiudiamo il dibattito su Escriva’ de Balaguer

14) Notiziario: Alabama, Congo, Iran, Pennsylvania, Texas, Usa, Virginia,              Yemen

 

1) IL GOVERNATORE RYAN SVUOTA IL BRACCIO DELLA MORTE DELL’ILLINOIS

 

 

 

Il Governatore dell’Illinois George H. Ryan ha svuotato il braccio della morte del suo stato che conteneva 171 persone dando un duro colpo al sistema della pena di morte negli USA. La storica decisione di Ryan è giunta al termine di un periodo triennale di intensa riflessione sul sistema della pena capitale che ha portato gradualmente un ‘puro conservatore’, naturalmente fiducioso nella pena di morte, a diventare, di fatto, un abolizionista.
Ciò che è avvenuto in Illinois dovrebbe avvenire in altri stati in cui il sistema della pena capitale è almeno altrettanto corrotto: Texas, Florida, Missouri, Oklahoma, Alabama, North Carolina, South Carolina, Virginia, solo per citarne alcuni.
Ryan ha passato le consegne al suo successore il 13 gennaio. Quattro detenuti innocenti, che furono torturati dalla polizia, sono stati da lui graziati il 10 gennaio. Il giorno dopo è stata resa nota la commutazione delle condanne capitali di 163 uomini e 4 donne. Per tre detenuti Ryan ha decretato il carcere con possibilità di uscita sulla parola. Per gli altri la condanna capitale è stata commutata in ergastolo, senza pregiudizio per gli interessati di dimostrare in seguito la propria innocenza o di far valere eventuali attenuanti che comporterebbero una riduzione della pena.
Nel primo anno del suo incarico Ryan era stato colpito dal fatto che ben 13 condannati a morte fossero stati esonerati - spesso in maniera fortunosa - perché ritenuti non colpevoli, a fronte delle 12 esecuzioni portate a termine nell’Illinois nell’ultimo quarto di secolo. Nel gennaio del 2000 aveva pertanto imposto una moratoria rifiutandosi di firmare gli ordini di esecuzione. Nel contempo aveva istituito una Commissione di studio con l’incarico di individuare dei correttivi per emendare il sistema ed evitare che venissero condannati degli innocenti. “Fino a che non avrò la sicurezza che chiunque venga condannato a morte in Illinois è certamente colpevole, fino a che non avrò la certezza morale che mai un uomo o una donna innocente rischi l’iniezione letale, nessuno si troverà in tale condizione.”
Negli ultimi tre anni si è accresciuta la consapevolezza del Governatore negli errori, nelle disfunzioni e nelle colpe insite nell’amministrazione della pena capitale mentre emergevano molti casi di confessione sotto tortura, l’inefficacia della difesa d’ufficio, l’uso di prove e testimonianze altamente inquinate per ottenere le condanne a morte, il comportamento aleatorio dei pubblici accusatori, motivati politicamente, nel decidere se chiedere o meno la pena di morte, la discriminazione nei riguardi dei poveri, degli emarginati e delle minoranze razziali.
Ad aprile scorso la Commissione istituita da Ryan ha concluso i lavori suggerendo 85 drastici correttivi da apportare al sistema della pena di morte per renderlo meno ingiusto. Si tratta di restrizioni che - se applicate - renderebbero assai difficile arrivare ad una condanna a morte. Si comincia col suggerire una forte riduzione dei crimini passibili di pena capitale, si chiede di esentare i minorati mentali, si toglie il valore di prova determinante alla deposizione di un complice, di un informatore detenuto, di un singolo testimone oculare, si propone di video-registrare gli interrogatori e le confessioni che avvengono presso gli uffici della polizia e dei pubblici accusatori....
La forte resistenza del Parlamento dell’Illinois a tradurre in leggi le indicazioni della Commissione ha indotto George Ryan a compiere un gesto di grande risonanza per attirare l’attenzione sul problema della pena di morte. Come abbiamo riferito nei mesi scorsi (v. in particolare i nn. 100 e 101), Ryan ha fissato delle audizioni davanti Commissione per le Grazie per gli oltre 140 condannati a morte che avevano chiesto clemenza, riservandosi di commutare alcune o tutte le condanne capitali. Le udienze si sono svolte, con fasi drammatiche, nel mese di ottobre. Ricevuto il parere segreto della Commissione per le Grazie, Ryan ha poi cominciato una revisione personale dei casi, che si è conclusa solo alla fine del 2002, occupandosi anche di una ventina di detenuti che non avevano avanzato domanda di clemenza. Sembra che la Commissione per le Grazie avesse proposto la commutazione solo per una decina di condannati, ma Ryan si è riservato di adottare un provvedimento ‘a tappeto’.
George Ryan è rimasto fino all’ultimo in una situazione di macerante incertezza sulla portata del provvedimento da prendere, tuttavia non ha mancato di denunciare a chiare lettere gli orrori e l’ingiustizia della pena di morte in Illinois. Il suo discorso del 19 dicembre presso la Facoltà di Legge nella Northwestern University è stato così esplicito e forte da indurre Francis Boyle, professore di Diritto internazionale nella medesima università, a proporre George Ryan per il premio Nobel. La campagna per ottenere l’inclusione di Ryan nella rosa dei candidati è stata annunciata ufficialmente il 31 dicembre, essa ha certamente sostenuto il Governatore. (Il 1° febbraio si conoscerà l’elenco dei ‘nominati’ per il premio Nobel che verrà conferito il 15 novembre.)
Alcune forti iniziative degli abolizionisti hanno appoggiato da tutto il mondo George Ryan nel periodo conclusivo delle sua riflessione. Oltre quattrocento professori di legge americani gli hanno scritto una lettera aperta confermando il suo diritto ad ordinare una commutazione ‘a tappeto’ di tutte le condanne capitali. Decine di ex condannati a morte, liberati dopo il riconoscimento della loro innocenza in numerosi stati, hanno manifestato in sostegno al Governatore dell’Illinois.
Profilandosi l’eventualità di una commutazione di tutte le condanne capitali, si sono levate veementi proteste di pubblici accusatori e di parenti delle vittime del crimine, che non hanno esitato ad offendere, deridere e insultare il governatore. Anche sulla stampa sono comparsi articoli taglienti che accusavano Ryan del tentativo di mascherare con la sua iniziativa sulla pena di morte gli scandali che lo hanno coinvolto fin dal 1998, alla vigilia della sua elezione a governatore. A Ryan, che era Segretario di Stato dell’Illinois, fu infatti contestato di non aver vigilato sugli uffici statali che ‘vendevano’ patenti di guida e, candidatosi alla carica di governatore, di aver utilizzato per la propaganda elettorale fondi e personale dello stato.
Ha fatto immediatamente il giro del mondo il fatidico annuncio fatto da Ryan nel corso di una conferenza tenuta sabato 11 gennaio alla Northwestern University: “Il nostro sistema capitale è infestato dal demone dell’errore, errore nel determinare la colpevolezza ed errore nel determinare chi tra i colpevoli merita di morire. Per queste ragioni oggi io commuto la pena di tutti i condannati a morte.”
Alla fine del suo applauditissimo intervento Ryan si è augurato che: “Il nostro nuovo Parlamento e il nostro nuovo Governatore possano agire per togliere dal nostro stato la vergogna di minacciare gli innocenti con la morte e i colpevoli con l’ingiustizia”
La grande maggioranza dei commenti nel mondo hanno esaltato la coraggiosa mossa di George Ryan. Quali che possano essere le effettive colpe di Ryan - colpe delle quali peraltro non è stato formalmente incriminato - rimane il fatto che la sua strenua lotta contro il sistema della pena di morte può essere spiegata solo con il desiderio di ubbidire alla propria coscienza nonostante la fatica e la sofferenza di ‘remare contro corrente’.
Negli Stati Uniti durissime reazioni al colpo inferto al sistema della pena di morte da George Ryan sono venute dagli ambienti più conservatori. Le autorità degli stati che eseguono un elevato numero di sentenze capitali, ed hanno un sistema penale altrettanto disastrato di quello dell’Illinois, si sono affrettate a stigmatizzare il gesto di George Ryan.
In Illinois, non solo proteste, insulti e derisione veicolati dai media ma anche azioni legali. Il 14 gennaio Richard Devine, pubblico accusatore della contea di Cook (che da solo ha perseguito la metà dei casi capitali in Illinois), ha presentato un ricorso alla Corte Suprema dello stato per la revoca della commutazione delle condanne capitali di 10 detenuti. Costoro, allorquando fu emesso il provvedimento di Ryan, erano in procinto di affrontare una nuova udienza per l’inflizione della pena essendo stata annullata la loro sentenza di morte (ricordiamo che negli USA un processo capitale si svolge in due fasi, nella prima vi è l’affermazione della colpevolezza, nella seconda l’inflizione della pena). E’ difficile che il rancoroso tentativo di Devine riesca perché il Governatore dell’Illinois ha la facoltà di annullare le ‘condanne capitali’ anche prima che si tenga l’udienza per l’inflizione della pena ma non è escluso che vengano attuate altre contromosse contro l’iniziativa di George Ryan.
Che cosa avverrà della pena capitale in Illinois è difficile prevedere. Alcune autorità dello stato hanno già detto che faranno di tutto per riempire di nuovo il braccio della morte. Tuttavia il successo totale nelle elezioni di novembre dei democratici (che hanno conquistato la maggioranza nelle due camere e, dopo 26 anni, il governatorato) favorisce la moderazione. Il nuovo Governatore Rod Blagojevich pur disapprovando nettamente il gesto di Ryan si è impegnato a mantenere in vigore la moratoria delle esecuzioni e certamente passeranno alcune riforme. L’augurio degli abolizionisti è che le esecuzioni non riprendano in Illinois fino al momento in cui verrà abolita la pena di morte.

 

 

 

 

2) POSSONO RAVVEDERSI ANCHE I CONSERVATORI COME GEORGE RYAN

 

 

 

Il coraggio e la determinazione mostrati da George Ryan nel corso degli ultimi tre anni sono pari alla sua capacità di critica e di autocritica che lo ha portato a cambiare radicalmente i propri atteggiamenti ultra conservatori. Da sostenitore dichiarato della pena capitale, George Ryan è diventato un abolizionista: lo possiamo desumere chiaramente dal lungo e appassionato discorso da lui tenuto per annunciare la decisione di svuotare il braccio della morte.
George Ryan l’11 gennaio ha infatti detto tra l’altro: “Vi voglio spiegare il mio disagio e la mia profonda preoccupazione sia per il modo in cui è amministrata sia per la pena di morte in sé (…) Oggi gli Stati Uniti non sono in sintonia con la maggioranza dei loro alleati: Europa, Canada, Messico, la maggior parte dell’America meridionale e centrale. Questi paesi rigettano la pena di morte. Siamo invece partner nella pena di morte con parecchi paesi del terzo mondo. Anche la Russia ha istituito una moratoria. (…) Il reverendo Desmond Tutu mi ha scritto: ‘prendere una vita quando è stata tolta una vita è vendetta, non giustizia.’ Egli dice: ‘la giustizia comporta misericordia, clemenza e compassione. Queste virtù non sono debolezza’ (…) In realtà la vera debolezza risiede nel fatto che, per quanto la pena di morte possa sembrare in teoria efficiente e giusta, nella pratica essa viene inflitta in primo luogo ai deboli, ai poveri, agli ignoranti e alle minoranze razziali. (…) Come disse il governatore Brown, (…) essa non ha né protetto l’innocente né scoraggiato gli assassini. L’omicidio legalizzato ha avvilito la vita e la dignità umana senza la grazia redentrice che proviene dalla giustizia amministrata in modo rapido, imparziale, umano. (…) Se il sistema fa così tanti errori nel determinare in prima istanza la colpevolezza, quanto equo e accurato sarà nel distinguere chi sia meritevole di morte? Quale effetto ha la razza? Quale la povertà? (…) Sono stato colpito dalla collera delle famiglie delle vittime del crimine. A queste famiglie parlano di ‘chiusura’. Mi chiedono di consentire allo stato di uccidere un detenuto per dare ad una famiglia la ‘chiusura’. Ma è questo il compito della pena di morte? Di placare le famiglie? (…) Che tipo di soccorso diamo alle famiglie delle vittime? Dobbiamo raccogliere tutte le risorse per tendere a questo tipo di ‘chiusura’con un’esecuzione invece di venire incontro ai bisogni personali e sociali delle famiglie delle vittime? Che tipo di valori noi istilliamo in queste famiglie e nei giovani ? Come diceva Gandhi, occhio per occhio fa il mondo cieco. (…) E’ più facile e confortevole per i politici mostrarsi duri contro il crimine e sostenere la pena di morte. Fa ottenere voti. (…) Quest’estate un giudice federale distrettuale ha sostenuto che la pena di morte federale è incostituzionale e, basandosi sulle numerose esonerazioni rese possibili dalle nuove tecnologie del DNA, ha affermato che abbiamo certamente ‘giustiziato’ degli innocenti prima che si rendessero disponibili tali tecniche. (…) Oggigiorno stiamo combattendo quella che assume i connotati di una delle più grandi battaglie per i diritti civili (…) Il giudice Blackmun (…) scrisse nel 1994: ‘Da oggi in poi non voglio più armeggiare con la macchina della morte’ (…) Mi rendo conto di attirare il ridicolo, lo scorno e la rabbia da parte di molti di coloro che si oppongono alla mia decisione. (…) Anche se l’esercizio del mio potere è diventato un pesante carico per me, voglio portare questo carico. (…) Voglio dormire bene sapendo che ho preso la decisione giusta. (…) Prego che nei giorni futuri potremo aprire i nostri cuori e sapremo dare alle famiglie delle vittime qualcos’altro dalla speranza della vendetta.”

 

 

 

 

3) FUNZIONA COSI’ IL SISTEMA DELLA PENA DI MORTE: IL CASO DI GIRVIES DAVIS

 

 

 

Il Governatore Ryan, nel motivare la sua storica decisione di commutare tutte le condanne a morte pendenti nel suo stato, ha citato tra gli altri il caso di Girvies Davis, un afro-americano che fu “giustiziato” in Illinois nel 1995.
Queste le parole di Ryan: “Il giudice Simon scrisse che Girvies Davis fu giustiziato a causa di un aspetto incostituzionale della legge dell’Illinois - l’ampia discrezionalità che ha ogni procuratore dell’Illinois nel determinare quali casi siano passibili di pena di morte. Un Procuratore Distrettuale aveva rinunciato alla richiesta della pena di morte nella seconda udienza per l’irrogazione della pena cui fu sottoposto Girvies Davis dopo l’annullamento della prima. Il procuratore voleva ottenere una pena detentiva. Nel frattempo, però, questi fu sostituito da un nuovo procuratore che fu di diverso avviso. Egli cercò nuovamente di ottenere, ed ottenne, una condanna a morte. Davis fu giustiziato. Cosa c’è di giusto in tutto ciò?”
La storia di Girvies Davis è penosa e colma di lacune giudiziarie: nel suo caso sono stati violati certamente in più occasioni vari punti della costituzione e i più basilari diritti umani.
Girvies, nato in una famiglia miserabile di alcolizzati in una delle città più povere degli Stati Uniti, St. Louis, divenne presto un ragazzo spostato e dedito alla micro-criminalità. A otto anni fu arrestato per la prima volta e quando smise di andare a scuola a 12 anni non sapeva né leggere né scrivere.
Subì numerosi processi per vari crimini e due volte fu anche accusato di omicidio, ma non fu condannato perché poté dimostrare la sua innocenza. Divenne così il potenziale sospetto per ogni crimine irrisolto nella sua zona di residenza. Fu infine condannato a morte per l’omicidio di un 89enne avvenuto durante una rapina nella casa di quest’ultimo. Fu incriminato di quell’omicidio dopo che era stato arrestato per un’altra rapina, durante la quale un impiegano di 21 anni perse la vita. Davis ammise di aver preso parte a questa seconda rapina, pur sostenendo di non essere stato l’autore dell’omicidio. Sostenne sempre invece di essere del tutto estraneo all’assassinio del vecchio.
La prova che lo fece condannare fu una confessione firmata da Davis stesso, che fu letta alla giuria nel corso del processo. Ciò che la giuria non seppe, fu che Davis aveva firmato quella confessione, nonché la confessione di altri 20 delitti, sotto minaccia di morte da parte della polizia. Secondo quanto risultò da un’indagine compiuta da studenti di giornalismo, una notte lo avevano portato in una strada isolata, dicendogli di scegliere tra un tentativo di fuga, che sarebbe immediatamente finito con la sua uccisione, e la firma della confessione di una serie di delitti, tra cui l’omicidio del vecchio.
Ciò che pure non fu detto alla giuria fu che Davis non sapeva leggere e scrivere e che la confessione non gli era neppure stata letta prima di estorcergli la firma. E la giuria non seppe neanche che tre dei crimini “confessati” da Davis si rivelarono commessi da altre persone. Anzi, la lettura della confessione degli altri crimini fu determinante per la condanna a morte. Va anche ricordato che la giuria era stata accuratamente selezionata dal Procuratore Distrettuale ricusando, senza fornire alcuna motivazione, qualsiasi potenziale giurato di colore, un tipo di comportamento che in seguito la Corte Suprema degli Stati Uniti giudicò incostituzionale, ma purtroppo non con effetto retroattivo.
Durante la sua permanenza in carcere, Davis migliorò incredibilmente dal punto di vista intellettivo e spirituale. Un suo compagno di prigionia gli insegnò a leggere e scrivere e successivamente egli riuscì perfino a diplomarsi. Approfondì anche la sua fede religiosa fino ad essere ordinato Ministro protestante. Fu lui stesso a fornire assistenza spirituale ad altri condannati a morte.
Nonostante la sua storia e il suo ravvedimento, gli fu negata clemenza dal Governatore Jim Edgar.
Il caso di Davis, come quelli di moltissimi altri condannati, costituisce un chiaro esempio del modo spietato, ingiusto ed aleatorio con cui viene comminata la pena di morte. (Grazia)

 

 

 

 

4) SE NE VA IL GOVERNATORE KEATING FEDELE SERVITORE DELLA MORTE

 

 

 

Dopo aver rigettato tre proposte di grazia, avanzategli nell’ultimo anno dall’apposita Commissione (Board of Pardons and Paroles), il Governatore dell’Oklahoma può concludere dopo otto anni il suo incarico vantando un record di ben 52 esecuzioni capitali. Se ne va, passando al suo successore, senza intervenire, un altro caso in cui il Board ha proposto la concessione della clemenza esecutiva.
Frank Keating era un agente dell’FBI prima di intraprendere una folgorante carriera politico-giudiziaria che lo ha portato ad essere pubblico accusatore, parlamentare, poi Avvocato degli Stati Uniti con compiti di supervisione sui procedimenti federali di accusa e sulle agenzie del Ministero della Giustizia. Dopo aver ricoperto alti incarichi in vari settori governativi sotto la presidenza di George Bush senior, nelle elezioni del novembre 1994, a 50 anni di età, divenne Governatore dell’Oklahoma. Nel 1998 fu rieletto in tale carica, primo repubblicano ad ottenere la riconferma del mandato.
Purissimo conservatore legato alla dinastia Bush, non meno che cattolico osservante in una famiglia progressivamente convertitasi al cattolicesimo, non ha esitato ad entrare in polemica dottrinaria con il Pontefice e con i vescovi dell’Oklahoma per il suo totale e incondizionato sostegno alla pena di morte.
Sotto la sua amministrazione è progressivamente aumentato il numero delle esecuzioni capitali: nel piccolo stato dell’Oklahoma il tasso di esecuzioni ha infine superato quello del Texas ed è comparabile soltanto con quello della Cina.
Come Bush, Keating ha concesso una sola grazia (v. n. 85). Occorre ricordare che all’inizio del 1999 Frank Keating ha lasciato uccidere Sean Sellers, unico sedicenne all’epoca del crimine ad essere ‘giustiziato’ negli USA dalla ripresa delle esecuzioni nel 1977. Si è compiaciuto per il rigetto della domanda di grazia del condannato da parte del Board of Pardons and Paroles e ha detto in TV che ‘il Papa si sbaglia’ a proposito della dottrina cattolica sulla pena di morte. Giovanni Paolo II gli aveva infatti appena chiesto un gesto di pietà in favore di Sellers.
Nel giugno scorso Keating ha annullato con il suo veto una legge approvata dal Parlamento che esentava dalla pena capitale i ritardati mentali. Pochi giorni dopo la Corte Suprema federale ha dichiarato incostituzionale la previsione della pena di morte per tale categoria di persone.
Meno di un anno fa, in un famoso convegno a sfondo religioso sulla pena di morte, tenutosi il 25 gennaio 2002 nel clima alterato della “guerra al terrorismo” (vedi n. 93, pag. 4), ha svolto con successo un vivace intervento nel quale ha riaffermato: “Credo che la posizione del Papa sulla pena di morte sia una cosa; la posizione della chiesa è tutta un’altra cosa, credo che il catechismo e l’insegnamento storico della chiesa siano stati a sostegno della pena capitale.” Lo ‘speech’ - interrotto in continuazione da risate ed applausi - fu costellato da arguzie e battute… agghiaccianti.
Fino all’ultimo Keating ha ostinatamente controbattuto l’unanime richiesta di grazia per Ernest Marvin Carter - sulla cui colpevolezza erano sorti forti dubbi - avanzata in novembre dal Board of Pardons and Paroles. Ha fatto sapere la sua decisione finale di domenica, due giorni prima dell’esecuzione avvenuta il 17 dicembre. Ha negato la grazia dichiarando alla stampa: “Il mio staff ed io abbiamo controllato questo caso accuratamente. Mi sono incontrato con gli accusatori e i difensori, ho letto gli atti del processo e ho controllato le prove. Ho anche disposto di reinterrogare un testimone chiave. Sono convinto che Carter ha commesso questo omicidio e che la raccomandazione che fece a suo tempo la giuria di metterlo a morte debba essere attuata.”
Proprio allo scadere del suo mandato, Keating è stato messo in crisi da un’ulteriore proposta di grazia avanzata dal Board il 6 gennaio, questa volta per Bobby Joe Fields la cui esecuzione era stata fissata per il 14 gennaio. Il mandato di Keating finiva a mezzogiorno del 13 ed egli ha dovuto gettare la spugna: ha sospeso l’esecuzione ed ha passato la ‘patata bollente’ al suo successore Brad Henry. La nuova data di esecuzione è stata fissata per il 13 febbraio. Vedremo che cosa farà Henry. Il Ministro della Giustizia, Drew Edmondson, che ha sempre lavorato in perfetta sintonia con Keating, ha già detto che chiederà al nuovo governatore di respingere la proposta di clemenza per Fields.

 

 

 

 

5) PEGGIORA LA SITUAZIONE IN MARYLAND: POSSIBILI 7 ESECUZIONI NELL’ANNO

 

 

 

Lo studio sulla pena di morte commissionato nel 2000 da Parris N. Glendening, governatore democratico del Maryland, costato all’erario 225 mila dollari, rischia di essere accantonato, dopo una frettolosa lettura, dal nuovo governatore repubblicano. Robert L. Ehrlich Jr. ‘crede’ nella pena di morte e vuole onorare la promessa fatta in campagna elettorale di annullare la moratoria istituita nel maggio scorso dal suo predecessore e far riprendere le esecuzioni capitali.
I risultati dello studio, resi noti il 7 gennaio, mostrano ciò che appare chiaramente anche da un rapido sguardo ai dati già noti: coloro che uccidono bianchi hanno molte più probabilità di essere condannati a morte di chi uccide un nero, inoltre la probabilità di ricevere una sentenza capitale varia notevolmente a seconda delle contee in cui vengono commessi i delitti e dei pubblici accusatori che vi lavorano. Degli attuali 12 ospiti del braccio della morte del Maryland, 8 sono neri, 4 sono bianchi e tutti sono stati condannati a morte per aver ucciso bianchi. Ciò anche se circa l’80% degli assassinati sono neri. Lo studio mostra che vi è un enorme disparità nella dislocazione geografica delle condanne a morte: i tre quarti delle condanne capitali sono state comminate nella sola Contea di Baltimora (che comprende parte della periferia della città di Baltimora) anche se in questa contea avviene solo il 7% degli omicidi.
Ehrlich ha fatto sapere che, pur essendo intenzionato a porre una speciale attenzione al fattore razziale nel rivedere le condanne a morte, ritiene che il sistema della pena capitale del Maryland non sia stato compromesso dalla discriminazione razziale.
L’8 gennaio gruppi di parlamentari hanno introdotto sia alla Camera che al Senato del Maryland proposte di legge di emergenza per mantenere la moratoria fino al completamento dell’esame dello studio commissionato da Glendening. E’ difficile che questi provvedimenti tampone vengano rapidamente approvati e, in caso di approvazione, si profila il veto del Governatore Ehrlich.
Il 9 gennaio il criminologo Raymond Paternoster, che ha diretto la ricerca, ha illustrato alle Commissioni Giustizia della Camera e del Senato i risultati dello studio mettendo in rilievo che coloro che uccidono bianchi hanno una probabilità 2 o 3 volte maggiore di essere condannati a morte di chi uccide un nero. Chi commette un omicidio nella Contea di Baltimora ha da 14 a 23 volte la probabilità di essere condannato a morte rispetto a coloro che compiono omicidi in altre contee.
La senatrice repubblicana Nancy Jacobs ha affermato: “Mi sembra giusto che se abbiamo la pena di morte dobbiamo applicarla.” La medesima ha inoltre preannunciato che, per superare le disparità geografiche, vuole introdurre una legge che obblighi i pubblici accusatori a chiedere la pena di morte in ogni caso in cui sia possibile farlo. La Fondazione Legale per la Giustizia Criminale, un’associazione per i diritti delle vittime del crimine, ha dichiarato: “Uno studio molto atteso… mostra che la pena di morte non è usata a sufficienza in Maryland”
Sono numerosi i condannati che hanno esaurito l’iter processuale in Maryland e vi è la prospettiva di un gran numero di esecuzioni nel corso dell’anno. Nel 1943 vi furono 6 esecuzioni e quest’anno ve ne potrebbero essere addirittura 7. Una tale prospettiva spinge lo stesso Governatore Ehrlich ad assicurare che affronterà con prudenza il delicato problema della pena di morte. Egli ha promesso che esaminerà con attenzione i casi capitali. Ci domandiamo che cosa di positivo potrà scaturire da questo esame.

 

 

 

 

6) I CONSERVATORI OSTACOLANO IL DECLINO DELLA PENA CAPITALE

 

 

 

A fine anno in America si fa il bilancio sulla pena di morte. Leggiamo alcuni dati: se non fosse per l’attiva contrapposizione degli stati, delle classi e degli individui più conservatori, la pena di morte negli USA sarebbe in forte declino.
Nel 2002 sono avvenute 71 esecuzioni capitali negli Stati Uniti (di cui 33 in Texas e 7 in Oklahoma), numero da confrontare con le 66 esecuzioni del 2001 (di cui 18 in Oklahoma e 17 in Texas) e con le 85 esecuzioni del 2000 (di cui 40 in Texas e 11 in Oklahoma) e le 98 del 1999 (di cui 35 in Texas e 6 in Oklahoma). Se togliamo le esecuzioni avvenute in Texas e in Oklahoma, stati ultra conservatori per quanto riguarda l’applicazione della pena capitale, notiamo una netta diminuzione rispetto al picco di 57 esecuzioni del 1999: ne abbiamo infatti 34 nel 2000 e 31 in ciascuno degli ultimi due anni.
Una ancora più vistosa diminuzione si è verificata nel numero di condanne a morte inflitte negli Stati Uniti: dalle 304 del 1998, alle 282 del 1999, 229 del 2000, 155 del 2001 (ultimo anno di cui si è calcolato il dato complessivo). Ciò dimostra una maggiore cautela dell’accusa nel chiedere la pena di morte e una maggiore resistenza delle giurie nell’infliggerla.
Nella pubblica opinione americana, i favorevoli alla pena di morte sono scesi da oltre l’80% di 10 anni fa a meno del 68% di oggi. La totale fiducia degli americani nella correttezza del sistema della pena di morte è stata profondamente scossa negli ultimi anni: ormai la maggioranza dei cittadini è convinta che vengano ‘giustiziati’ un certo numero di innocenti. In contrasto con la pratica degli stati più retrivi, e dell’impasse della Corte Suprema federale bloccata dai cinque giudici più conservatori, il 70% dei cittadini americani vorrebbe che fosse proibita l’inflizione della pena capitale ai minorenni.
La vittoria dei candidati repubblicani più conservatori alla cariche politiche, amministrative e giudiziarie nelle elezioni del 5 novembre è suscettibile di frenare il processo abolizionista la cui tendenza di fondo sembra comunque chiara ed inarrestabile.

7) SOSPESA L’ESECUZIONE DI RONALD FOSTER IN MISSISSIPPI

 

 

 

Ronald Chris Foster, un afro-americano minorenne all’epoca del crimine da lui commesso, affetto da ritardo mentale, vittima di eventi traumatici durante l’infanzia, sprovvisto di una difesa legale decente nel periodo in cui fu inquisito e condannato a morte, doveva essere ‘giustiziato’ in Mississippi l’8 gennaio (v. n. 102). Tuttavia il Governatore Musgrove, fatto oggetto di messaggi e raccomandazioni provenienti da tutto il mondo, ha ritenuto di dover intervenire e il 6 gennaio ha sospeso l’esecuzione. Da più di un secolo in Mississippi non si verificava l’intervento del Governatore in un caso capitale e l’iniziativa di Ronnie Musgrove è stata definita ‘coraggiosa e impopolare’.
Musgrove ha dichiarato di voler attendere che la Corte Suprema federale e la Corte Suprema dello stato si pronuncino di nuovo sull’ammissibilità della pena di morte per i minorenni e valutino l’entità del ritardo mentale di Foster. In particolare la Corte Suprema federale deve decidere se intervenire nel caso di Scott Hain dell’Oklahoma che aveva 17 anni al momento del crimine. Ricordiamo che in dicembre la stessa corte si era rifiutata di esaminare il ricorso di Foster anch’esso basato sull’ammissibilità della pena capitale per i minorenni.
La sorella di Ronald ha urlato: “Grazie, Gesù!” e “Alleluia” quando ha appreso la decisione del Governatore. “Sono felice - ha aggiunto - le parole non possono esprimerlo.” La madre ha rivolto un ringraziamento a tutti quelli che lo hanno aiutato. Anche se rimane una grande incertezza sulla sorte di questo afro-americano, che potrebbe essere l’ultimo minorenne all’epoca del crimine ad essere ‘giustiziato’ negli USA, possiamo rallegrarci che i nostri appelli abbiano fermato l’esecuzione e posto di nuovo il problema dell’inflizione della pena di morte ai minorenni. Grazie ai lettori del bollettino che hanno firmato la petizione in favore di Ronald!

 

 

 

 

8) APPELLO PER LA SALVEZZA DI GREGORY VAN ALSTYNE

 

 

 

La data programmata per l’esecuzione capitale in Texas di Gregory Van Alstyne, un afro-americano di 36 anni, è il 18 febbraio prossimo. Gregory ha degli amici in Italia. Questi amici si stanno mobilitando per cercare di strapparlo dalle mani del boia. Quest’uomo suscita compassione e una sorta di tenerezza che deriva dalla sua quasi totale incapacità di difendersi e dalla sua ingenuità. La storia di Gregory ricalca tristemente quella di tanti altri esseri umani provenienti dai ghetti neri e dagli ambienti più poveri degli stati del Sud: nell’infanzia subì continui abusi sessuali da parte del padre, fu travolto da un’auto e poco tempo dopo colpito da un fulmine mentre giocava sotto la pioggia con altri bambini. Tutti questi traumi lesero inesorabilmente le sue capacità mentali: Greg non riuscì neppure a terminare il ciclo delle scuole medie.
Nel 1990 Gregory Van Alstyne compì, insieme a un altro giovane, Ricky Dale Allen, un delitto insensato: i due uccisero un fattorino che consegnava pizze a domicilio. Gli rubarono circa 16 dollari.
Durante il processo il suo complice si accordò con l’accusa e testimoniò contro Greg, sostenendo che fu lui e lui solo a commettere l’omicidio. In cambio Allen ottenne l’ergastolo anziché la pena di morte. Greg sostiene che le cose andarono esattamente al contrario.
In ogni caso la difesa omise di far presenti le attenuanti costituite dall’infelice infanzia di Gregory e dalle sue ridotte facoltà mentali. Alla madre di Gregory non fu permesso di testimoniare in aula e di far conoscere alla giuria la triste storia dell’infanzia di suo figlio.
Il delitto imputato a Greg è certamente gravissimo e insensato, ma ciò non toglie che la sua vita sia stata tragica e che il susseguirsi di sofferenze e umiliazioni che ha segnato la sua infanzia abbia influito sul suo comportamento. Greg ha ucciso per ignoranza e stoltezza, lo stato del Texas ora lo vuole uccidere per freddo calcolo, interesse politico e lucida vendetta.
Dalle lettere di Gregory traspare la paura di un bambino di fronte ad una oscura minaccia e il tentativo affannoso di aggrapparsi al filo di speranza rappresentato dal sostegno dei suoi amici lontani.
Preghiamo i lettori di riprodurre la seguente petizione in due copie, di completarla con nome, cognome e indirizzo postale completo e inviarla, possibilmente, ai due destinatari, per posta prioritaria (affrancatura € 0,77) o via fax. Per il solo Governatore è possibile l’invio dell’appello tramite sito Web. Scegliete in tal caso come stato il Texas, aggiungendo al nome della città ‘- Italy’; ZIP=CAP. Compilate dunque i campi al seguente indirizzo (che deve essere scritto tutto di seguito su una riga):

 

www.governor.state.tx.us/contact%20%20information/email/email_the_governor.htm

 

 

(Traduzione della petizione: Caro Governatore, Cari Membri della Commissione per le Grazie, Gregory Van Alstyne dovrà essere giustiziato il 18 febbraio. Il crimine per il quale fu condannato a morte è orribile e insen­sato, ma Gregory ha sempre sostenuto che a commetterlo sia stato il suo complice Ricky Dale Allen, che testimoniò contro di lui al processo e ottenne l’ergastolo anziché la condanna a morte. Inoltre la vita di Gregory è stata sempre triste e umiliante: suo padre abusò di lui fin dalla più tenera età e durante tutta la sua infanzia, egli fu poi travolto da un’auto e poco dopo colpito da un fulmine. Tutte queste tremende esperienze influirono pesantemente sul suo sviluppo mentale: Gregory non riuscì neppure a terminare la scuola media e dovette lasciare gli studi per la sua incapacità di apprendere. Al suo processo capitale ricevette inadeguata difesa legale e la giuria non fu informata del suo ritardo mentale. A sua madre fu proibito di testimoniare in aula presentando i fattori mitiganti della sua infanzia abusata.Il crimine di Gregory è stato commesso per ignoranza e ritardo mentale, lo stato del Texas ora vuole ucciderlo in modo lucido e freddo. Proviamo profonda pietà per quest’uomo sprovveduto e indifeso e vi supplichiamo pertanto, in nome della compassione umana, di avere pietà di lui e di concedergli clemenza commutando la condanna a morte in ergastolo. Rispettosamente.) (Grazia)

 

 

 

 

Governor Rick Perry
Attn: Office of General Counsel
P.O. Box 12428
Austin, Texas 78711 - 2428
Fax: 001 512 463-1849

 

 

Texas Board of Pardons and Paroles
Attn: Executive Clemency Section
8610 Shoal Creek Blvd
Austin, Texas 78757
Fax: 001 512 463-8120

 

 

 

Dear Governor, Dear Members of the Board of Pardons and Paroles:

Mr. Gregory Van Alstyne is scheduled to be executed on February 18. The crime for which he has been condemned to death is horrible and senseless, but Gregory has always maintained that the true perpetrator was his co-defendant Ricky Dale Allen, who testified at the trial against him and got life in prison instead of the death penalty. Gregory’s life has been sad and humiliating: his father abused of him since when he was a baby and throughout his whole childhood. When he was very young he was run over by a car and soon after he was struck by a lightning. All these terrible experiences heavily influenced his mental growth: Gregory could neither end secondary school and had to stop studying because of his incapability of apprehending.
At his capital trial he got poor defence counsel and the jury never knew of his mental retardation. His mother was forbidden to testify in court introducing the mitigating factors of his abused childhood.
Gregory’s crime has been carried out because of ignorance and of mental retardation; the state of Texas now wants to kill him in a lucid and cold manner.
We feel deep pity for this unwary and defenceless man and we therefore heartily beg you, in the name of human compassion, to have mercy of him and to grant clemency, by commuting his death sentence.
Respectfully
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9) TOGLIAMO DUE TIBETANI DALLE MANI DEL BOIA CINESE

 

 

 

Il 2 dicembre 2002 sono stati condannati a morte, da una Corte Popolare Intermedia cinese, un monaco buddista e un suo allievo. Si tratta rispettivamente di Tenzin Deleg Rinpoche (al secolo Ngawang Tashi, nell’atto d’accusa chiamato A’an Zhaxi) e di Lobsang Dondhup (nell’atto d’accusa chiamato Luo Rang Deng Zhu), entrambi Tibetani. I due sono stati accusati di aver fatto esplodere una bomba nella piazza principale del capoluogo della provincia di Sichuan in Tibet orientale. Il monaco ha ricevuto la condanna a morte con sospensione di due anni dell’esecuzione, mentre il suo allievo è stato condannato a morte con esecuzione immediata della sentenza (che per fortuna non ha ancora avuto luogo in quanto c’è stato un ricorso in appello e un’immediata reazione in ambito internazionale).
A quanto ci è dato di sapere, essi sono stati incriminati e condannati praticamente senza alcuna prova. Sembra infatti che qualcuno abbia soltanto visto Lobsang Dondhup lasciare velocemente la piazza prima dell’esplosione.
Si afferma inoltre che entrambi i condannati abbiano partecipato ad altri attacchi in due province cinesi in Tibet, ma nessuna vera testimonianza o prova materiale li lega a tutti questi episodi. Ciò che invece si sa per certo è che il monaco Tenzin Deleg Rinpoche è da molti anni un fautore della rinascita spirituale del suo paese, e gli viene ora fatta scontare, in questo modo crudele, la sua immensa popolarità e la sua incrollabile fedeltà al Dalai Lama, apertamente confessata in molte occasioni. Da anni egli è tenuto d’occhio dalla polizia cinese per il suo rifiuto di riconoscere il falso Panchem Lama voluto da Pechino e per essersi sempre prodigato in favore della popolazione locale. Egli aveva già subito minacce di arresto in precedenza, e sembra, a quanto affermato anche dai giornali locali, che la sua colpevolezza fosse già implicita prima del processo. Nella contea dove avrebbe avuto luogo il processo, la prefettura ha lanciato una campagna affinché fosse chiaro a tutti che chiunque avesse pronunciato una parola in favore del monaco, sarebbe stato a sua volta trattato come un criminale.
Da quando è cominciata la cosiddetta “guerra al terrorismo”, i dirigenti cinesi, come hanno fatto molti altri governi, hanno cercato di approfittare della situazione per identificare, agli occhi dell’opinione pubblica, il “separatismo etnico” con il “terrorismo”, facilitando misure di oppressione ancora più gravose ai danni delle minoranze e delle popolazioni soggiogate.
Questa duplice condanna a morte non deve essere lasciata passare inosservata. Tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani, indipendentemente da motivazioni politiche, religiose o razziali, devono levare la loro voce per sollecitare un’immediata revisione del caso e l’annullamento delle sentenze capitali.
Ci sono molti modi per aiutare queste persone. Nel sitohttp://www.italiatibet.org/ si possono trovare diversi appelli da indirizzare alle autorità cinesi, oppure al Presidente Bush, o all’Unione Europea.
Qui appresso vi proponiamo un appello diretto al Governatore della provincia in cui si è svolto il processo ed è stata comminata la condanna. Riproducete il seguente testo e inviatelo, debitamente completato con i vostri nomi, cognomi e indirizzi postali completi, all’Ambasciata Cinese in Italia.

 

 

 

(Tradizione della petizione: Caro Governatore e Autorità, siamo molto preoccupati per i recenti articoli che riguardano due prigionieri politici tibetani: Luo Rang Deng Zhu, condannato a morte immediata, e A’an Zhaxi, condannato a morte con sospensione dell’esecuzione per due anni. Si afferma che entrambi abbiano responsabilità nell’esplosione di una bomba che ebbe luogo il 3 aprile 2002, nella piazza centrale di Chengdu, nonostante fonti interpellate presenti nell’area non siano state in grado di confermare la loro responsabilità. Insistiamo rispettosamente perché il Governo Cinese riconsideri la sua politica riguardo alla pena di morte e, in questo caso particolare, perché si accerti che le informazioni su questo crimine specifico non fossero contaminate. La comunità internazionale (e in particolare l’Europa) considera la Cina come una grande nazione che può avere rapporti profondi con il mondo occidentale. Dobbiamo avere fiducia nella disponibilità, da parte del governo cinese, al dialogo e alla democrazia. Questo testo sarà inviato a tutte le Autorità del mondo che possano collaborare per aprire al dialogo sul problema che sorge riguardo alla pena di morte, non soltanto nel caso specifico della Cina. Sinceramente.) (Grazia)

 

 

 

 

S. E. l’Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese
Via Bruxelles, 56 - 00198 Roma
Fax: 06 85352891

 

 

Please forward this message to the: Acting Governor of the Sichuan Provincial People's Government - Zhang Zhongwei Daishengzhang - Sichuansheng Renmin Zhengfu - Duyuanjie - Chengdushi -Sichuansheng

 

 

 

Dear Governor, Dear Authorities
We are deeply concerned by recent reports regarding two Tibetan political prisoners: Luo Rang Deng Zhu, who was sentenced to immediate death, and A'an Zhaxi, who was sentenced to death with suspension of two years.
Both were allegedly involved in a bomb blast that took place on April 3, 2002, in the Chengdu city square, however sources in the area were not able to confirm who was responsible.
We respectfully urge the Chinese Government to reconsider its policy about death punishment and, in this particular case, to make sure the information about the specific crime were not tainted.
The international community (and Europe specifically) looks at China as a great nation which can have deep relations with the Western world. We need to have faith in the will of China government towards dialogue and democracy.
This text will be sent to all Authorities around the world which can collaborate in opening a dialogue about all the issues which arise around death penalty, not only in China specific case.
Sincerely
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10) PETIZIONE IN FAVORE WALANZO SHABAKA

 

 

 

La socia Rosanna Ceroni ci ha inviato il seguente appello in favore di Walanzo Robinson, un afro-americano condannato a morte in Oklahoma nel 1990. Walanzo nel braccio della morte ha percorso un impegnativo percorso di riabilitazione. Ha ritrovato una dignità umana, sociale e politica, ha assunto il nome “Shabaka” ed è diventato “ministro” laico della religione islamica. (Vedi in Internet il sito ccadp.org/walanzoshabaka.htm ). Conclusosi l’iter giudiziario, si approssima il momento in cui verrà fissata la data della sua esecuzione. Le residue speranze di Walanzo di sfuggire all’iniezione letale sono riposte in un provvedimento di clemenza del Governatore dell’Oklahoma.
Preghiamo pertanto i lettori di riprodurre, firmare e far firmare la petizione ed inviarla a Paddy, un sostenitore scozzese di Walanzo Shabaka: Mr. Paddy Carstairs - 18 Lothian Terrace - Newtongrange - MIDLOTHIAN, EH 224OL. Scotland U.K. Raccomandiamo ai firmatari di indicare chiaramente i propri dati: nome, cognome e indirizzo postale completo. (L’affrancatura per posta prioritaria per l’Inghilterra è uguale a quella per l’Italia.)

 

 

(Traduzione della petizione: Caro Governatore Henry, noi sottoscritti la preghiamo con forza di verificare le dichiarazioni di innocenza del Min. Walanzo Shabaka e di fermare la sua esecuzione. Crediamo che questo sia necessario per le seguenti ragioni: Il Min. Shabaka fu condannato senza prove fisiche o reperti forensi. La maggior parte delle testimonianze al suo processo furono contraddittorie e fortemente inaffidabili. La difesa legale che egli ricevette nel processo e nei successivi appelli non fu competente. Un avvocato con esperienza significativa nei casi capitali ha esaminato gli atti processuali ed ha giurato in una dichiarazione scritta che l’opera dell’avvocato d’ufficio durante il processo fu professionalmente irragionevole e legalmente inefficace. Per queste ragioni la preghiamo di fermare l’esecuzione di Walanzo Shabaka, di verificare le sue dichiarazioni di innocenza e di prevenire l’esecuzione di un uomo innocente. Rispettosamente.)

 

 

The Hon. Brad Henry
Governor of Oklahoma
Oklahoma City - USA

 

 

Dear Governor Henry
We, the undersigned, strongly urge you to halt the execution of Min. Walanzo Shabaka (formerly Robinson) and investigate his claims of innocence. We believe such action is necessary for the following reasons:
- Min. Shabaka was convicted without any physical or forensic evidence.
- Much of the witness testimony at his trial was contradictory and highly unreliable.
- The legal representation he received at his trial and post conviction appeals was not competent. An attorney with significant experience of capital cases and appeals has examined the transcripts of the trial of Walanzo Shabaka, and stated in affidavit that the performance of Walanzo’s court appointed trial counsel was professionally unreasonable and legally ineffective.
For these reasons we urge you to halt the execution of Walanzo Shabaka, to investigate his claim of innocence, and to stop an innocent man from going to the Execution Chamber.
Respectfully

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11) GRAVE SCONFITTA LEGALE PER PHILIP WORKMAN

 

 

 

Il 30 dicembre la Corte criminale di Appello del Tennessee ha confermato la decisione del Giudice John Colton della Contea di Shelby di negare un nuovo processo a Philip Workman. L’Ufficio della Procura generale dello stato continua a premere per ottenere l’esecuzione del condannato ma l’avvocato difensore Robert Hutton intende ancora appellarsi alla Corte Suprema del Tennessee.
Ricordiamo che il Comitato Paul Rougeau si è impegnato intensamente nella campagna per salvare Philip Workman dall’iniezione letale fin dal 2000. A quell’epoca non erano ancora riprese le esecuzioni in Tennessee e si sperava di evitare che ricominciassero. Poi il 16 aprile del 2000 fu ‘giustiziato’ Robert Coe, il cui caso era per così dire sfuggito all’attenzione degli abolizionisti.
Workman, che ammette di aver sparato durante una rapina nel 1981, nega di aver esploso il colpo che uccise il poliziotto Ronald Oliver. Recenti investigazioni hanno portato alla scoperta di un esame radiografico che escluderebbe che il colpo che ha ucciso Oliver sia stato sparato dall’arma del condannato, inoltre un testimone che accusò Workman nel corso del processo ha nel frattempo ritrattato.
Nel gennaio 2001 Workman ricevette uno ‘stay’ quattro giorni prima della data fissata per l’esecuzione. Il 30 marzo dello stesso anno egli giunse a 43 minuti dall’iniezione letale quando la Corte Suprema del Tennessee ordinò l’esame delle nuove prove a discarico (v. n. 85). Philip Workman dichiarò che la fissazione delle date di esecuzione e le successive sospensioni costituivano una ‘punizione crudele ed inusuale’. Le udienze per la discussione delle nuove prove si tennero tra agosto e novembre del 2001. Nel gennaio 2002 il Giudice John Colton sentenziò che le argomentazioni presentate non si potevano considerare ‘nuove prove’ e negò a Workman un nuovo processo (v. n. 94).

 

 

 

 

12) BLOCCATO L’ATTACCO DELL’ARIZONA CONTRO I PEN PAL

 

 

 

All’inizio del 2000, su richiesta di alcuni parenti delle vittime del crimine, il Parlamento dell’Arizona approvò rapidamente la legge 2376 che proibiva ai detenuti qualsiasi contatto indiretto con Internet. Si voleva, in sostanza, che scomparissero dai siti abolizionisti le pagine dedicate ai condannati a morte e le loro richieste di avere dei corrispondenti dal mondo esterno (v. n. 74). Le difficoltà pratiche di tradurre in pratica la legge così come la sensazione che la legge fosse intrinsecamente incostituzionale hanno fatto in modo che nulla accadesse nell’immediato e fino a maggio dell’anno scorso quando una speciale squadra investigativa dell’Amministrazione carceraria ha cominciato ad esplorare i siti Web per rilevare i nomi dei detenuti dell’Arizona che vi erano in qualche modo citati. Sono poi partite delle comunicazioni perentorie ai carcerati in cui si ingiungeva - dettando anche la formula giuridicamente più opportuna - di scrivere ai titolari dei siti per ottenere l’immediata rimozione delle informazioni ‘on line’ che li riguardavano. Se le informazioni non fossero state rimosse dai gestori dei siti, pesanti conseguenze disciplinari e penali sarebbero ricadute non sui gestori ma sui detenuti (v. n. 98).
La Coalizione Canadese Contro la Pena di Morte (CCADP) che svolge un colossale lavoro in Internet in favore dei condannati a morte (non solo americani) ha prontamente reagito alleandosi con due associazioni abolizioniste statunitensi e con l’autorevole Unione Americana per le Libertà Civili (ACLU). Queste associazioni, dopo aver inutilmente messo in mora l’Amministrazione carceraria, nel mese di luglio l’hanno citata in giudizio davanti ad una corte federale.
Il 16 dicembre il Giudice distrettuale Earl Carroll ha ordinato all’Arizona di sospendere la legge 2376 e, di conseguenza, le punizioni nei confronti dei detenuti inadempienti. L’Amministrazione carceraria ha reagito all’ordinanza del giudice Carroll dichiarando che, in attesa della decisione finale sulla questione, essa non avrebbe distrutto i fascicoli di accusa redatti per 53 detenuti che hanno violato la legge 2376. Il Capo staff delle Prigioni Gary Phelps ha fatto presente che la legge 2376 è necessaria poiché i detenuti usano Internet per frodare il pubblico, contattare minorenni o addirittura pianificare evasioni (!). “I prigionieri non possono essere puniti per il fatto di rendere pubbliche le loro proteste di innocenza.” Dichiara Abe Bonowitz, direttore di una delle associazioni abolizioniste ricorrenti. “La decisione di oggi è una grandissima vittoria per i diritti civili e per la libertà di parola. E non solo per i prigionieri. Essa è un bene per tutti.” I critici del provvedimento di Earl Carroll lo hanno definito un dono natalizio anticipato per i peggiori delinquenti rinchiusi nelle prigioni dell’Arizona.

 

 

 

 

13) CHIUDIAMO IL DIBATTITO SU ESCRIVA’ DE BALAGUER

 

 

 

La pubblicazione dell’articolo di Christian “Preoccupazioni di un apolitico riguardo ad una canonizzazione” nel numero 102 ha suscitato, dopo quella di Mila, anche la netta protesta di Candida Berti, da anni nostra fedele socia. In alcune telefonate e in una nota scritta, Candida in sostanza rileva nel pezzo scritto da Christian una ben precisa impostazione ideologica che ha portato “all’eliminazione del dissenso, a costo della vita, di una moltitudine di persone.” Secondo Candida l’articolo travalica i limiti posti dallo scopo statutario del Comitato e può portare ad un turbamento delle coscienze dei cattolici che fanno parte della nostra associazione: “Io, nel dichiararmi cristiana, non ho che da accettare ciò che la somma autorità del Papa ha determinato.”
Dopo aver reso nota anche l’opinione di Candida, chiudiamo qui la discussione. Come suggerisce l’amica Mila, riproponiamo ai lettori che vogliono sentire ‘l’altra campana’ di leggere il libro di Vittorio Messori citato da Christian: “Opus Dei: un’indagine” - Ed. Mondadori.

 

 

 

 

14) NOTIZIARIO

 

 

Alabama. Prima ingiusta esecuzione con l’iniezione letale.

Il 13 dicembre è stato ucciso in Alabama, con il nuovo metodo dell’iniezione letale, Anthony Keith Johnson. Il 10 maggio lo aveva preceduto nella camera della morte Lynda Block che finì sulla sedia elettrica. Nel 1984 Johnson aveva partecipato ad una rapina in cui fu ucciso un gioielliere. Non fu lui a sparare al gioielliere ed anzi fu ferito da quest’ultimo. La giuria aveva chiesto il carcere a vita per Johnson ma il giudice aveva imposto la pena di morte. Alcuni dei partecipanti alla rapina non furono neanche processati.

 

 

 

Congo. Trenta condanne a morte comminate da un tribunale speciale.

Delle 135 persone processate in Congo in dicembre dalla Corte speciale militare istituita dopo l’uccisione del presidente Laurent-Desiré Kabila, senza le garanzie minime di difesa legale e di pubblicità delle udienze, trenta sono state condannate a morte e, secondo attendibili testimonianze, 15 sarebbero state ‘giustiziate’ il 6 gennaio. Le esecuzioni interrompono una moratoria che era stata istituita nel 1997 su richiesta dell’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani. Le autorità dicono di non saper nulla delle esecuzioni.

 

 

 

Iran. Abolita la lapidazione?

Secondo notizie di stampa del 26 dicembre il metodo della lapidazione per eseguire le condanne a morte sarebbe stato almeno temporaneamente messo da parte in Iran per venire incontro alle preoccupazioni dell’Unione Europea in vista di un accordo commerciale.

 

 

 

Pennsylvania. Processato due volte finisce condannato a morte.

Con 5 voti contro 4 la Corte Suprema federale il 14 gennaio ha confermato la condanna a morte di David Sattazahn che, ricorrendo contro una condanna al carcere a vita, ottenuto un nuovo processo, si è visto condannare a morte.

 

 

 

Texas. Nuovo sforzo per riformare il sistema della pena capitale.

I parlamentari più evoluti del Texas hanno dichiarato il 6 gennaio di voler riprendere nella prossima sessione legislativa il processo di riforma del sistema della pena di morte che cominciò nel 1998, subito dopo la dipartita del governatore George Bush. Le riforme furono inizialmente appoggiate dal nuovo governatore Rick Perry che presto cambiò atteggiamento rassomigliando sempre di più al suo illustre predecessore. Le riforme annunciate includono la possibilità di condannare all’ergastolo come alternativa alla pena di morte, la proibizione di condannare a morte i ritardati mentali e i minorenni, il miglioramento della difesa legale d’ufficio. Le proposte di riforma hanno già suscitato una rabbiosa reazione negli ambienti più conservatori.

 

 

 

Texas. In pericolo i conti correnti dei condannati a morte.

I parenti del poliziotto Barrett Hill, che fu ucciso da Robert Gene Will II, ora detenuto nel braccio della morte del Texas, hanno chiesto in dicembre un indennizzo di 10 milioni di dollari all’assassino del loro congiunto e ottenuto un blocco provvisorio del conto di Will presso l’Amministrazione carceraria. In attesa della definizione della causa, gli avvocati del condannato hanno ottenuto lo sblocco del conto il 3 gennaio. I parenti dell’assassinato hanno protestato in lacrime contro la decisione della giudice Tony Lindsay la quale ha osservato che sbloccare 25 o 50 dollari non poteva arrecare un apprezzabile danno ai ricorrenti. In una conferenza stampa la vedova di Barrett Hill, volendo impedire al condannato di comprare allo spaccio del carcere beni di conforto come canditi o crema da barba, ha dichiarato: “Siamo stufi che a loro venga riconosciuto ogni diritto e niente a noi famiglie delle vittime.” Sono pendenti altri casi del genere.

 

 

 

Usa. Si profilano pericolose sostituzioni nella Corte Suprema federale.

Secondo un articolo del Washington Post del 26 dicembre, i collaboratori del presidente Bush starebbero già vagliando attentamente le possibili sostituzioni di uno o più giudici della Corte Suprema federale che potrebbero ritirarsi entro l’anno. Si prevede il ritiro di almeno un giudice entro giugno. I giudici della Corte Suprema USA vengono nominati a vita dal Presidente e la loro nomina deve essere ratificata dal Senato. Ora che Bush è riuscito nell’intento di assicurarsi una maggioranza favorevole al Senato nelle elezioni del 5 novembre, si teme che possano essere scelti esponenti ultra conservatori fedeli alla Casa Bianca, con il rischio di una ulteriore involuzione delle libertà civili e dei diritti umani negli Stati Uniti.

 

 

 

Virginia. Si vuole arrivare all’esecuzione di entrambi i cecchini.

Sono imprigionati in Virginia i due cecchini che - nel clima alterato della “guerra al terrorismo” - imperversarono in tre stati USA nel mese di ottobre uccidendo a caso chi aveva la sfortuna di capitargli a tiro. In Virginia le leggi riguardanti la pena di morte sono le più severe e consentono di condannare all’iniezione letale anche il diciassettenne John Lee Malvo. Il processo capitale per l’adulto John Muhammad comincerà il 14 ottobre 2003 e durerà 8 settimane. Il giudice Leroy Millette ha molto opportunamente accolto la richiesta fatta sia dall’accusa che dalla difesa di vietare la trasmissione in diretta TV del processo. Il 14 gennaio si è tenuta l’udienza preliminare per Malvo in cui si è deciso che egli potrà essere processato ‘come un adulto’ e condannato a morte.

 

 

 

Yemen. Condanna alla lapidazione per un’adultera.

Amnesty International ha reso noto in un’azione urgente il 19 dicembre che una coppia di adulteri è stata condannata nello Yemen e che le condanne sono state confermate in appello il 22 settembre 2001. Le sentenze pendono ora presso la Corte Suprema. Mentre l’uomo, Naji Hizam 'Abdullah, è stato condannato a 100 frustate, Layla Radman 'A'esh è stata condannata a morte per lapidazione.

 

Questo numero è stato chiuso il 15 gennaio 2003