FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO

 

DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

 

Numero 226 - Gennaio / Febbraio 2016

Antonin Scalia, 11 marzo 1936 - 13 febbraio 2016

 

SOMMARIO:

 

1) È morto il giudice Scalia epico sostenitore della pena capitale

2) In questo momento in Florida non esiste la pena di morte?

3) La Georgia uccide Brandon Jones, a 38 anni dalla condanna

4) Forse il presidente Obama vuole veramente chiudere Guantánamo

5) Obama cerca di limitare la diffusione delle armi personali

6) Si saprà mai la verità sulla morte in Texas di Sandra Bland?

7) Il Pakistan impicca Mumtaz Qadri, considerato da molti un martire

8) Decine di migliaia di uccisi in Cina per l'espianto di organi?

9) Nessuna condanna a morte nell'Anno Santo della Misericordia!

10) Si è tenuto alla Camera il IX Congresso dei Ministri della Giustizia

11) "Diritti in pericolo, assalto globale alle libertà"

12) Giulio Regeni: dichiarazione di Amnesty International Italia

13) Il Comitato partecipa ad un'interessante trasmissione di Radio 3

14) Un importante riconoscimento al nostro amico Dale Recinella

15) Fernando ci scrive

16) Notiziario: Afghanistan, Arabia Saudita, California, Corea del Nord, Iran,        Iraq, Italia, Pakistan, Palestina, Siria, Texas, Vietnam.

 

 

1) È MORTO IL GIUDICE SCALIA EPICO SOSTENITORE DELLA PENA CAPITALE

 

È deceduto all'improvviso Antonin Scalia, giudice della Corte Suprema statunitense. Le conseguenze della morte del giudice ultraconservatore potrebbero essere notevoli, anche riguardo alla pena capitale.

"Il giudice Antonin Scalia, il più anziano giudice della Corte Suprema e la sua più forte voce conservatrice, è morto durante un viaggio di caccia in Texas, secondo quanto dichiara il Governatore del Texas Greg Abbott. Aveva 79 anni.

"Scalia, entrato nella corte nel 1986, ha usato una grande intelligenza, grande acume ed entusiasmo nelle sue battaglie verbali per combattere contro la corrente del moderno liberalismo."

Con queste parole il Los Angeles Times il 13 febbraio ha annunciato la morte di uno dei più singolari personaggi statunitensi.

Sì, Scalia era molto intelligente e spiritoso. Famose sono le sue battute taglienti e brillanti. Mostrava la sua verve anche nello scrivere sentenze della massima corte. Anche quando una sentenza mandava qualcuno a morire.

Antonin Scalia, che aveva raggiunto i 79 anni in discreta salute, è morto all'improvviso nella notte tra il 12 e il 13 febbraio u. s. in un resort di lusso situato in una zona semidesertica del Texas in cui si era recato per una battuta di caccia alla quaglia, partendo dalla sua residenza in Virginia. La sera prima aveva detto di sentirsi stanco e si era ritirato alle 21 nella propria camera con l'intento di fare una lunga dormita.

Figlio di un immigrante siciliano, Antonin Scalia era un cattolico praticante. Andava tutte le domeniche a sentire la Messa (in latino). Era sposato, sempre con la stessa moglie, Maureen, e aveva 9 figli.

Laureatosi brillantemente in giurisprudenza, aveva per un po' lavorato come avvocato per poi insegnare all'università e quindi dedicarsi alla politica: divenne amico di personaggi come Dick Cheney e Donald Rumsfeld. Quando Jimmy Carter fu eletto presidente nel 1977, lasciò la politica e ritornò ad insegnare legge nell'Università di Chicago. Diventato presidente Ronald Reagan, fu nominato giudice nella Corte federale d'Appello del Distretto di Columbia nel 1982. Nel 1986 fu infine nominato dallo stesso Reagan nella Corte Suprema. La sua nomina fu ratificata dal Senato all'unanimità.

Antonin Scalia concepiva la Costituzione in modo rigidamente "originalista": secondo lui la Costituzione USA si doveva leggere ancor oggi come la si intendeva ai tempi in cui fu scritta. Si è sempre opposto ad una lettura evolutiva della Costituzione, subendo diverse sconfitte. Ha contestato fortissimamente nuove leggi e sentenze che consentono l'aborto, che proibiscono la recita di preghiere nelle scuole pubbliche, che richiedono alla polizia di avvertire gli arrestati dei loro diritti, che hanno messo in mora la pena di morte per 7 mesi tra il 2007 e il 2008. Antonin Scalia aveva una netta avversione per i rapporti omosessuali per i quali voleva fossero previste delle pene. Anche su tale questione è stato sconfitto dalla modernità.

Scalia, amante delle armi, era uno stenuo assertore del secondo Emendamento della Costituzione che stabilisce il diritto dei cittadini ad essere armati.

Il suo voto è stato determinante per l'approvazione, o il respingimento, di sentenze controverse votate con la maggioranza minima di 5 a 4. Egli ha votato quasi sempre nel modo più conservatore, e per la pena di morte.

Nei suoi rapporti con la politica è stato a favore dei Repubblicani. Sostenne fortemente l'opinione con cui la Corte Suprema approvò a stretta maggioranza la discussa elezione di George W. Bush ai danni di Al Gore nel 2000, impedendo la riconta dei voti.

Scalia riteneva che, siccome gli artefici della Costituzione alla fine del '700 erano ben coscienti del fatto che la pena di morte era legale ovunque, la proibizione delle pene "crudeli e inusuali" di cui all'Ottavo Emendamento, non poteva riguardare la pena capitale.

Egli sosteneva e quasi amava la pena di morte. Ripeteva che la pena capitale negli USA funziona e non vengono messi a morte innocenti. Famoso è un suo passo del 2006, scritto contro l'opinione dei giudici dissenzienti in minoranza, nella sentenza che affermava la costituzionalità della pena di morte nel caso Kansas v. Marsh:

"Vi è in alcune parti del mondo un'ipocrita critica della pena di morte in America, come di un qualcosa non confacente ad una società civile. (Dico ipocrita, perché coloro che fanno no con il dito contro di noi appartengono a paesi che per la maggior parte avevano la pena di morte fino a tempi molto recenti - e molti paesi avrebbero ancora la pena capitale se la volontà popolare potesse prevalere democraticamente). Sicuramente l'opinione di quasi la metà dei membri della Corte Suprema [nella sentenza Kansas v. Marsh] che il nostro sistema condanna a morte molti imputati innocenti sarà strombazzata all'estero come giustificazione di questa critica. Per tale ragione mi assumo il carico di affermare che l'opinione dei dissenzienti non ha alcun fondamento. Per cominciare occorre notare che i dissenzienti non hanno portato alcun caso “ alcuno -  in cui sia chiaro che una persona sia stata giustiziata per un crimine che non ha commesso. Se un evento di tal tipo fosse accaduto negli ultimi anni, non dovremmo affaticarci per cercarlo. Verrebbe urlato ai quattro venti dalla lobby abolizionista. [..]"

Alla notizia della morte di Antonin Scalia tutti i politici negli Stati Uniti si sono immediatamente allarmati ed attivati. A cominciare dal presidente Obama, il quale, dopo aver espresso le sue condoglianze, si è posto il problema della nomina del successore del giudice scomparso. La Corte infatti, finché rimane composta da soli 8 membri, risulta sterile nel prendere le decisioni più difficili e controverse, ciò perché con una votazione 4 a 4 non si può né approvare né respingere.

I Repubblicani hanno subito chiesto che una nomina fatta da Obama nell'ultimo anno del suo mandato non venga ratificata dal Senato (1). Se il nuovo giudice entrerà in carica col prossimo presidente, è più probabile che sia a favore della pena di morte rispetto ad un giudice nominato da Obama.

Speriamo bene: come ha riconosciuto molto recentemente lo stesso Antonin Scalia, la Corte Suprema potrebbe presto por fine alla pena di morte negli Stati Uniti.

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(1) Si dà per certo che la nomina del successore di Scalia non verrà ratificata dal Senato all'unanimità come avvenne per il medesimo Scalia nel 1986.

 

2) IN QUESTO MOMENTO IN FLORIDA NON ESISTE LA PENA DI MORTE?

 

Il sistema della pena di morte della Florida è singolare e anticostituzionale per due motivi. Uno dei quali consiste nel fatto che in tale stato è in pratica il giudice e non la giuria a decidere se un condannato deve essere giustiziato o mandato all'ergastolo. Una sentenza in merito della Corte Suprema federale del 12 gennaio, ha riconosciuto questa singolarità e messo in mora la pena capitale.

 

La sentenza Hurst v. Florida emessa dalla Corte Suprema USA (SCOTUS) il 12 gennaio, con 8 voti (1) contro 1, ha messo in crisi il sistema della pena di morte della Florida. Alcuni giudici di contea hanno affermato esplicitamente che in quello stato, fino ad una radicale riforma del sistema, non potranno essere emesse nuove sentenze capitali perché attualmente "non esiste la pena di morte in Florida".

Del sistema finora vigente, fallace per vari aspetti (2), la massima corte ha contestato il fatto che sia il giudice, e non la giuria, a decidere in sostanza se esistono le aggravanti capitali, cioè se un condannato debba essere 'giustiziato' oppure mandato all'ergastolo. Scrivendo la sentenza sul caso di Timoty Hurst la giudice della SCOTUS Sonia Sotomayor ha affermato che "la mera raccomandazione fatta dalla giuria al giudice non è abbastanza". Il "Sesto Emendamento [della Costituzione] impone che sia una giuria, non un giudice, a stabilire l'esistenza dei fatti necessari a imporre una sentenza di morte."

È dunque assodato che attualmente in Florida la pena di morte non esiste per coloro che non hanno esaurito l'iter giudiziario. Per quelli che sono stati già condannati a morte si discute sulla retroattività della sentenza della Corte Suprema. Se la sentenza non fosse retroattiva, alcuni dei 390 condannati potrebbero esser 'giustiziati' in attesa che venga aggiornato e si chiarisca il quadro legislativo: sono in discussione due proposte di legge, una al Senato e una alla Camera dei Rappresentanti per adeguare la legislazione della Florida alla sentenza della SCOTUS.

Naturalmente la pubblica accusa preme perché si eseguano le sentenze capitali definitive già emesse. Il primo a ricevere l'iniezione letale doveva essere tale Cary Michael Lambrix, l'11 febbraio. Ma il giorno 2 dello stesso mese la Corte Suprema della Florida ha sospeso a tempo indeterminato la sua esecuzione, riservandosi di esprimersi in merito. Ciò lascia sperare che tale corte possa ritenere retroattiva la sentenza Hurst v. Florida, annullando le quasi 400 condanne a morte in essere.

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(1) Tra cui quello del defunto Antonin Scalia.

(2) La Florida è il solo stato, tra i 31 stati USA che mantengono la pena di morte, che consente alle giurie di votare per la pena di morte con la maggioranza semplice di 7 voti contro 5.

 

 

3) LA GEORGIA UCCIDE BRANDON JONES, A 38 ANNI DALLA CONDANNA

 

All'inizio di febbraio è stata infine eseguita una condanna a morte in Georgia: una condanna a morte per un delitto avvenuto nel lontano 1979!

 

Brandon Astor Jones fu condannato a morte in Georgia nel 1979 insieme a tale Roosvelt Salomon per l'omicidio di Roger Tackett, un insegnante che arrotondava le entrate facendo di sera il commesso in un piccolo supermercato, in un sobborgo di Atlanta.

Mentre Solomon è estato messo a morte nel 1985, Brandon Aston Jones è rimasto nel braccio della morte per 38 anni: 38 anni aspettando di essere ucciso.

A prolungare a dismisura la vita-non-vita di Jones ha contribuito anche l'annullamento, nel 1989, della seconda fase del suo processo, per il motivo che i giurati durante le deliberazioni consultavano una Bibbia (!). La ripetizione di tale fase del processo nel 1997 si concluse di nuovo con una condanna a morte.

Oltre alla detenzione, anche l'esecuzione di Brandon Jones si è prolungata crudelmente: egli doveva morire alle 7 di sera del 2 febbraio ma l'iniezione letale gli è stata somministrata alle ore 0 e 47' del giorno 3 (in attesa che si concludessero le ultime schermaglie legali originate dalla segretezza della provenienza dei farmaci utilizzati per ucciderlo).

In merito a quanto accaduto in Georgia, ci sembrano importanti le riflessioni della professoressa Jessica Henry docente di legge nell'Università statale di Montclair nel New Jersey.

La Henry osserva che la pena capitale è applicata per:

- Impedire che il condannato possa di nuovo far male a qualcuno. Ma come poteva far male a qualcuno un 72- enne in cattive condizioni di salute richiuso in carcere?

- Per dissuadere altri dal commettere lo stesso crimine. Ma quale potere dissuasivo può avere una pena somministrata con 38 anni di ritardo? Senza contare che gli studi dimostrano che la pena di morte non ha un particolare potere deterrente.

- Per punire una persona. Ma che senso ha punire una persona completamente diversa da quella che commise il crimine 38 anni fa? Troppo tempo è passato.

Jessica Henry ricorda che quello del "troppo tempo passato nel braccio della morte" è un problema ripetutamente discusso nelle corti statunitensi senza mai arrivare ad una soluzione. Nel 2009 i giudici della Corte Suprema Stevens e Breyer provarono a far annullare la sentenza di un condannato che attendeva la morte da 32 anni ma non ci riuscirono.

 

 

4) FORSE IL PRESIDENTE OBAMA VUOLE VERAMENTE CHIUDERE GUANTÁNAMO

 

Il presidente Barack Obama non ha mai visto di buon occhio il famigerato centro di detenzione per 'terroristi' di Guantánamo Bay nell'isola di Cuba. Ora che il centro si è ridotto ai minimi termini, sembra che egli abbia la volontà di ottenerne la chiusura.

 

Il centro di detenzione di Guantánamo Bay nell'isola di Cuba rimarrà nella storia come emblema delle violazioni dei diritti umani commesse dagli Stati Uniti in risposta agli attacchi dell'11 settembre 2001.

Fu inaugurato l'11 gennaio 2002.

Voluto con convinzione dal presidente George W. Bush, è stato finora sopportato, con un certo fastidio, da Barack Obama che ha anche fatto qualche passo per chiuderlo, sempre contrastato dal Congresso.

Ha ospitato per lo più Afgani e Sauditi.

Ormai ridotto ai minimi termini per quanto riguarda la popolazione ivi detenuta, è probabile che venga chiuso entro il corrente anno, prima della fine del mandato dell'attuale presidente USA.

Il 14 gennaio il Pentagono ha trasferito 10 detenuti di "basso livello [di pericolosità]" nello Yemen, precisando che a Guantánamo rimangono 91 detenuti. È così salito a 680 il totale dei detenuti usciti dal campo. Dal 2002, 9 detenuti sono morti, in parte suicidi. Dei 91 che rimangono tuttora a Guantánamo, 15 prigionieri sono considerati di "alto livello" di pericolosità.

In occasione del quattordicesimo anniversario dell'apertura di Guantánamo, Amnesty International ha dichiarato che gli ostacoli posti dal Congresso alla chiusura del centro di detenzione rischiano di porre gli Usa tra i paesi che continuano stabilmente a violare gli 'standard internazionali condivisi in materia di giustizia e diritti umani'.

"Guantánamo è diventato il simbolo internazionale della tortura, delle rendition e della detenzione a tempo indeterminato senza accusa né processo. Chiudere il centro non significa semplicemente spostare i prigionieri altrove, bensì porre fine a tutte quelle pratiche e assumere le responsabilità per le violazioni dei diritti umani che vi hanno avuto luogo" - ha dichiarato Naureen Shah di Amnesty International USA. "Il presidente Obama ha appena un altro anno per tradurre in realtà il suo impegno a chiudere Guantánamo. Sono in gioco il suo lascito in tema di diritti umani, così come quello degli Usa. Non sarà facile, ma il presidente Obama può e deve riuscirci".

 

5) OBAMA CERCA DI LIMITARE LA DIFFUSIONE DELLE ARMI PERSONALI

Il lodevole impegno di Barack Obama per ridurre la vendita delle armi personali è stato frustrato dal Congresso. Ora il Presidente degli Stati Uniti ha deciso di agire in tal senso con lo strumento dell'executive order, una norma emanata direttamente dal Presidente.

 

Poche settimane dopo l'insensata strage compiuta da un ventenne in una scuola elementare del Cunnecticut, che ebbe luogo nel dicembre 2012 e causò 26 morti (20 dei quali bambini) (1), Barack Obama cercò di far approvare dal Congresso nuove leggi che richiedessero accurate verifiche su coloro che intendevano acquistare armi da fuoco e che avrebbero potuto ridurre la vendita delle armi negli Stati Uniti. Purtroppo il suo tentativo fallì nel giro di alcuni mesi, per l'ostruzionismo del Congresso, condizionato dall'ideologia del Secondo Emendamento e dagli interessi economici inerenti il fiorente mercato delle armi.

Il presidente degli Stati Uniti allora aveva sgridato i parlamentari, definendo la sua sconfitta "un giorno vergognoso per Washington". Negli anni successivi Obama aveva rinunciato ai tentativi di far approvare nuove leggi contro il dilagare delle armi personali, fino all'ottobre scorso, quando la sparatoria in un liceo dell'Oregon (2) lo indusse a battere una strada diversa per arginare la violenza: quella degli executive order, norme emanate direttamente dal Presidente senza passare per il Congresso.

Le stragi terroristiche di matrice islamica verificatesi a Parigi e in California nei mesi successivi, aumentarono la determinazione di Obama. Ciò anche se per molti Americani gli attentati islamici sono un incentivo ad armarsi maggiormente e la vendita di armi subì in incremento notevole dopo l'attentato in California.

Il 4 gennaio scorso il presidente americano ha incontrato l'Attorney General (3) Loretta E. Lynch per concordare con lei il da farsi. Poi ha annunciato le sue intenzioni. Obama, fra le varie cose, vuole aumentare le risorse umane delle agenzie per il controllo delle armi in circolazione, ordinare ricerche più accurate delle armi perdute o rubate, rendere più semplice ed immediato l'ottenimento delle informazioni sulla sanità mentale di chi intende acquistare armi, incentivare la messa sotto accusa dei responsabili di violenza domestica.

Una delle disposizioni più importanti impone a tutti i venditori di armi di avere l'apposita licenza federale. Decine di migliaia di commercianti del settore sono già in regola, ma la quantità di armi vendute senza licenza ad individui potenzialmente pericolosi è enorme, secondo quanto dimostrato da uno studio condotto da "Ogni Città per la Sicurezza", un'associazione che si oppone alla diffusione delle armi (4). Per ovvie ragioni, i venditori senza licenza che operano preferibilmente online si rivolgono gli individui più pericolosi e a coloro che cercano di sfuggire alla giustizia.

Obama ha dichiarato: "In tutta l'America i sopravvissuti alle sparatorie, e coloro che hanno perso un figlio, un genitore, un coniuge uccisi con le armi da fuoco, sono costretti a ricordare un evento atroce ogni giorno. E tuttavia il Congresso non ha ancora fatto nulla per evitare che ciò che è successo a loro accada ad altre famiglie".

Purtroppo, considerati i limiti che hanno gli executive order, Obama può far fare agli Stati Uniti passi in avanti molto più modesti rispetto ai cambiamenti su vasta scala che aveva cercato di ottenere in passato attraverso il Congresso. Inoltre, sebbene egli abbia precisato che la sua azione rimarrà ben dentro i limiti della sua autorità, la famigerata potentissima National Rifle Association (Associazione Nazionale per le Armi da Fuoco) ha immediatamente messo in moto i proprio legali per capire se è possibile contrastarla.

Anche i candidati alla presidenza del Partito Repubblicano si sono sollevati e hanno iniziato a protestare ancor prima di conoscere i dettagli delle decisioni di Obama. Jeb Bush ha dichiarato a un giornale che "Il primo impulso di Obama è quello di privare dei loro diritti i cittadini rispettosi della legge". Donald Trump ha dichiarato ad un intervistatore: "Non mi piace niente di ciò che modifica il nostro Secondo Emendamento". Il governatore Chris Christie del New Jersey ha respinto le disposizioni dichiarandole "illegali" e ha definito Obama un "bambino petulante", un "monarca" e un "dittatore".

Dal canto suo Hillary Clinton, candidata tra i Democratici, ha 'postato' un "grazie" nei riguardi di Obama per aver fatto un passo della massima importanza riguardo alla violenza delle armi." (Grazia)

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(1) V. http://edition.cnn.com/2012/12/14/us/connecticut-school-shooting/index.html

(2) V. http://www.cbsnews.com/news/oregon-community-college-shooting-umpqua-community-college-roseburg/

(3) L'Attorney General ha le funzioni del Ministro della Giustizia e del Pubblico Ministero federale.

(4) Sono circa 11 milioni le armi personali vendute nel 2014 dai commercianti registrati, si pensa che un altro 40% di armi sia stato venduto da altri commercianti.

 

 

6) SI SAPRA' MAI LA VERITA' SULLA MORTE IN TEXAS DI SANDRA BLAND?

 

La nera Sandra Bland commise una piccola infrazione del codice stradale in Texas. Tre giorni dopo morì, in carcere. Il poliziotto che la malmenò e l'arrestò non rischia più di un anno di prigione.

 

Nel numero 223 abbiamo scritto della vicenda accaduta a partire dal 10 luglio 2015 a Sandra Bland, che faceva parte del movimento "Black lives matter" per i diritti dei Neri. Sandra, un'afroamericana di Chicago, era appena arrivata in macchina nella Contea di Waller in Texas per prendere servizio nella Prairie View A&M University dove aveva studiato. Fermata dal poliziotto Brian T. Encinia per non aver messo la freccia cambiando corsia per lasciar passare una macchina che la seguiva da vicino, venne arrestata dopo una violenta colluttazione. Dopo 3 giorni la poveretta fu trovata impiccata nella sua cella.

Ora, dopo circa 6 mesi dai fatti, il poliziotto Brian T. Encinia è stato sospeso dal servizio e accusato di falsa testimonianza ma non di violenza. Rischia fino a un anno di prigione e una ammenda in denaro. Il movimento Black lives matter ha associato la morte della Bland ad altre morti sospette come quelle di Michael Brown a Ferguson in Missouri e Freddie Gray a Baltimora.

Ricordiamo che un video ripreso dalla telecamera collocata sulla macchina della polizia ha mostrato, in un crescendo di espressioni violente, come la semplice contestazione di una multa sia evoluta nell'aggressione fisica e nell'arresto di Sandra Bland (1).

Esperti e politici che hanno visionato il filmato il 21 luglio 2015, poco prima che fosse reso di pubblico dominio, hanno stigmatizzato il comportamento del poliziotto che ha violato le procedure previste in caso di arresto. Il senatore democratico di Dallas Royce West ha dichiarato che non si sarebbe mai dovuto arrestare la donna. Hellen Giddings, una deputata democratica di De Soto, ha affermato: "Questa giovane donna oggi dovrebbe essere viva. "

La morte della Bland in prigione è stata classificata come suicidio, ma i suoi sostenitori e alcuni parlamentari democratici texani hanno richiesto un'indagine da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

Secondo l'Ufficio dello Sceriffo della Contea di Waller la Bland appariva in buone condizioni quando è stata registrata e rinchiusa nella cella n. 95. Poco dopo le 9 del mattino del 13 luglio una guardia carceraria l'ha trovata impiccata nella sua cella. E' stata trovata in posizione semisdraiata, impiccata con una busta di plastica attaccata ad un gancio di metallo.

Molti sostenitori e amici dei familiari della Bland sostengono che è inconcepibile pensare che lei si possa essere suicidata in un periodo particolarmente positivo della sua vita.

Secondo altri, invece, la Bland, sarebbe stata depressa: in un post su Facebook aveva qualche tempo prima dichiarato di essere un po' depressa. Anche la mancanza dei $500 per pagare la cauzione, la richiesta inutile di ottenerli dalla famiglia, l'aver mancato il suo primo giorno di lavoro, avrebbero contribuito a deprimerla ulteriormente. (Pupa)

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(1) Il video mostra il poliziotto Encinia spingere fuori della macchina la donna dopo che quest'ultima si era rifiutata di gettare la sigaretta, in un crescendo di aggressività verbale e fisica fino a spaventarla con una pistola taser: "ti faccio accendere" (né la questione della sigaretta né la pistola elettrica, erano state menzionate nel rapporto sull'incidente). Poco dopo, la Bland, minacciata dalla pistola, era fuori dalla macchina urlando insulti e oscenità al poliziotto che l'aveva ammanettata. Fuori campo si sentono urla e la ragazza che grida "Mi hai fatto cadere e mi hai fatto sbattere la testa. Io ho l'epilessia". Il poliziotto Encinia risponde: "Bene".

 

 

7) IL PAKISTAN IMPICCA MUMTAZ QADRI, CONSIDERATO DA MOLTI UN MARTIRE

 

Nonostante il fortissimo sostegno popolare di cui godeva, è stato impiccato in Pakistan Mumtaz Qadri, la guardia del corpo musulmana che uccise il governatore del Punjab, Salman Taseer. Agli occhi di Qadri, Taseer meritava la morte per aver preso le difese di Asia Bibi, cristiana condannata a morte per blasfemia.

 

Il 29 febbraio è stato impiccato a Rawalpindi Mumtaz Qadri.

Qadri era una delle guardie del corpo di Salman Taseer, governatore del Punjab pakistano, eppure il 4 gennaio 2011 uccise il suo protetto con decine di colpi di arma da fuoco.

In tal modo – ben cosciente di offrire la propria vita, Mumtaz Qadri intese punire Taseer che, secondo lui e moltissimi concittadini, si era reso colpevole di blasfemia, un reato capitale.

Agli occhi di Quadri, Salman Taseer si era meritato la morte esprimendo la sua solidarietà ad Asia Bibi, condannata a morte per blasfemia, andando addirittura a visitare la giovane donna cristiana in carcere (1).

Il Pakistan era riuscito a fatica a far condannare a morte Qadri nell'ottobre del 2011, facendolo giudicare da una corte antiterrorismo, più vicina al governo e più efficace di una corte ordinaria.

La potente organizzazione politico religiosa Jamaat-i-Islami, per bocca del suo leader prof. Mohammad Ibrahim Khan, aveva chiesto invano che Qadri fosse rimesso in libertà con onore.

Il presidente del Pakistan, Mamnoon Hussain, ha dovuto fare una difficilissima scelta a proposito della domanda di grazia presentata per Qadri – unica fonte di sostentamento per la sua famiglia. Alla fine ha deciso di lasciar uccidere il condannato mostrando coerenza con la difficile posizione assunta dal governo sul caso.

 

 

Qadri è morto con grande dignità, rilasciando una serena ultima dichiarazione per la sua famiglia.

I suoi funerali, con la partecipazione di decine di migliaia di persone, si sono svolti tra imponenti misure di sicurezza (2). Il corteo funebre ha percorso 20 chilometri fino al paese natale di Qadri.

Manifestazioni con grande affluenza di partecipanti si sono svolte il altre città pakistane.

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(1) Su Aasia Bibi, Salman Taseer e Mumtaz Qadri v. nn. 208, 214, 217, 220, 223, 224 e nn. ivi citati.

(2) V. http://www.bbc.com/news/world-asia-35693767

 

 

8) DECINE DI MIGLIAIA DI CINESI UCCISI DAL 2006 PER L'ESPIANTO DI ORGANI ?

 

Secondo un'inchiesta dell' Epoch Times, decine di migliaia di cinesi innocenti appartenenti alla setta del Falun Gong sarebbero stati uccisi negli ultimi 10 anni allo scopo di prelevare i loro organi.

 

Un impegnativo reportage di una ventina di pagine - pieno di nomi, di dati e di valutazioni - che parla di espianto di organi da dissidenti appositamente uccisi in Cina, è stato diffuso in tutto il mondo il 4 febbraio da Epoch Times (1).

Epoch Times, basato negli USA, promosso da oppositori cinesi, vuole essere una spina nel fianco del regime comunista cinese. Sembra essere un mezzo di informazione serio, anche se fin troppo schierato contro il regime di Pechino. Riportiamo per i nostri lettori l'essenziale del rapporto in questione.

Il famoso chirurgo cinese Shen Zhongyang ha effettuato, a partire dal 2006, oltre 1600 trapianti di fegato nell'Ospedale Centrale della città di Tianjin. I successi dei metodi sempre più perfezionati da lui utilizzati hanno tenuto in penombra un inquietante interrogativo: da dove/da chi provengono gli organi trapiantati? La tesi ufficiale è che provengono da condannati a morte regolarmente 'giustiziati'. Però, come nota l'Epoch Times, i conti non tornano. Se nella città di Tianjin avvengono più o meno 40 esecuzioni l'anno, la grande maggioranza degli organi trapiantati deve avere una diversa origine.

Epoch Times argomenta che gli organi trapiantati nell'ospedale di Tianjin - e in genere nei maggiori ospedali della nazione - non provengano dalle esecuzioni di criminali. E neanche da donatori volontari, dato che il sistema delle donazioni volontarie funziona da poco, riguarda un piccolo numero di casi ed è in rodaggio.

L'ipotesi avanzata da Epoch Times (e non solo) è che la grande maggioranza di organi da trapiantare in Cina sia estratti da prigionieri di coscienza appartenenti al Falun Gong, una corrente spirituale fortemente avversata dalle autorità cinesi.

Epoch Times dice che un'ipotesi del genere è stata sempre schivata dai luminari dalla comunità medica internazionale ma che l'uso dei corpi dei prigionieri di coscienza, anche a scopo di profitto, continua crescere.

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(1) V. http://www.theepochtimes.com/n3/1958171-china-hospital-built-for-murder/

 

 

9) NESSUNA CONDANNA A MORTE NELL'ANNO SANTO DELLA MISERICORDIA!

 

Il 21 febbraio papa Francesco si è di nuovo espresso contro la pena di morte. Lo ha fatto dal balcone di San Pietro in occasione della recita dell'Angelus domenicale. Le parole del papa, accuratamente scelte e inequivocabili, sono state diffuse in tutto il mondo suscitando speranze e consensi (ma anche critiche da parte di alcune confessioni protestanti). Il papa ha sottolineato l'impegno abolizionista della Comunità di Sant'Egidio, auspicando il successo al simposio sulla pena di morte che si sarebbe tenuto il giorno seguente a Roma organizzato dalla Comunità di Trastevere.

 

"Domani - ha detto papa Francesco dopo aver recitato l'Angelus dallo studio su piazza San Pietro - avrà luogo a Roma un convegno internazionale dal titolo 'Per un mondo senza la pena di morte', promosso dalla Comunità di Sant'Egidio. Auspico - ha aggiunto - che il simposio possa dare un rinnovato impulso all'impegno per l'abolizione della pena capitale. Un segno di speranza è costituito dallo sviluppo, nell'opinione pubblica, di una sempre più diffusa contrarietà alla pena di morte anche solo come strumento di legittima difesa sociale. In effetti, le società moderne hanno la possibilità di reprimere efficacemente il crimine senza togliere definitivamente a colui che l'ha commesso la possibilità di redimersi. Il problema va inquadrato nell'ottica di una giustizia penale che sia sempre più conforme alla dignità dell'uomo e al disegno di Dio sull'uomo e la società, e anche a una giustizia penale aperta alla speranza del reinserirsi nella società. Il comandamento 'non uccidere' ha valore assoluto e riguarda sia l'innocente che il colpevole". "Il Giubileo straordinario della Misericordia - ha suggerito papa Francesco - è un'occasione propizia per promuovere nel mondo forme sempre più mature di rispetto della vita e della dignità di ogni persona. Anche il criminale mantiene l'inviolabile diritto alla vita, dono di Dio. Faccio appello alla coscienza dei governanti, affinché si giunga ad un consenso internazionale per l'abolizione della pena di morte. E propongo - ha affermato Bergoglio - a quanti tra loro sono cattolici di compiere un gesto coraggioso ed esemplare: che nessuna condanna venga eseguita in questo Anno Santo della Misericordia". "Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà - ha spiegato - sono chiamati oggi ad operare non solo per l'abolizione della pena di morte, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà".

L'appello del Papa contro la pena di morte è stato accolto da un applauso in piazza.

 

 

10) SI È TENUTO ALLA CAMERA IL IX CONGRESSO DEI MINISTRI DELLA GIUSTIZIA

 

Presso la Camera dei Deputati si è svolta un'importante iniziativa internazionale contro la pena di morte, promossa dalla Comunità di Sant'Egidio ed apprezzata da papa Francesco.

 

Nella mattinata del 22 febbraio si è tenuto presso la Camera dei Deputati il IX Congresso internazionale dei Ministri della Giustizia "Per un mondo senza la pena di morte" organizzato dalla Cominità di Sant'Egidio. Come alla precedente VIII edizione che si svolse il 29 novembre 2013 (1), vi hanno preso parte una trentina fra ministri e politici dei più svariati paesi del mondo - soprattutto paesi poveri - che la Comunità di Trastevere ha il grande merito di convocare, incoraggiare e valorizzare, inducendoli ad agire per l'abolizione della pena di morte nei loro paesi.

Oltre ad autorità italiane e europee, tra cui il Gurdasigilli Orlando e l'on. Mario Marazziti, hanno preso la parola nell'ambito del Convegno i ministri della giustizia del Sudafrica, della Cambogia, della Sierra Leone, dello Zimbabwe, dello Sri Lanka.

Molto deciso è stato l'intervento introduttivo del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco.

Papa Francesco aveva annunziato il Congresso il giorno precedente parlando dal balcone di San Pietro (2) dandogli particolare risalto. Il Presidente Mattarella ha ricevuto i congressisti al Quirinale nel pomeriggio del giorno 22 incoraggiandoli e esprimendosi con forza contro la pena di morte.

Riportiamo qui appresso i link che premettono di rivivere il Congresso:

Video della prima parte: https://www.youtube.com/watch?v=N41vMi6ptLc

Video della seconda parte: https://www.youtube.com/watch?v=Ikle5PqYWkY

Testi degli interventi (in varie lingue):

http://www.santegidio.org/pageID/3/langID/it/itemID/15508/I-TESTI-degli-interventi.html

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(1) A tale edizione parteciparono anche Dale Recinella e la nostra Maria Grazia Guaschino, v. i primi due articoli del n. 210.

(2) V. articolo precedente.

 

 

11) "DIRITTI IN PERICOLO, ASSALTO GLOBALE ALLE LIBERTÀ"

E uscito il rapporto 2015-2016 di Amnesty International sui Diritti Umani (1)

 

Il segretario internazionale di Amnesty International, Salil Shetty, il 24 febbraio ha usato di nuovo termini aspri e allarmanti, quasi apocalittici, nell'annunciare l'uscita dell'ultimo Rapporto annuale sui Diritti Umani redatto dalla sua organizzazione. Sì, è vero, le violazioni dei diritti umani denunciate nel massiccio Rapporto di 600 pagine sono tante e nell'immediato ingravescenti, ma non possiamo negare il costante sia pur lento progresso dell'umanità verso un'era di rispetto dei diritti di tutti i popoli e di ciascun individuo, né perdere la speranza. Riportiamo il comunicato di Amnesty International diffuso in tutto il mondo il 24 febbraio, basato sulle dichiarazioni di Salil Shetty.

 

In evidenza

Molti governi hanno sfacciatamente violato il diritto internazionale e stanno volutamente indebolendo le istituzioni che dovrebbero proteggere i diritti delle persone.

Salil Shetty, segretario del movimento globale, mette in guardia: "Non sono solo i nostri diritti a essere minacciati, lo sono anche le leggi e il sistema che li proteggono".

In occasione del lancio del suo Rapporto 2015-2016, Amnesty International ha ammonito che la protezione internazionale dei diritti umani rischia di essere compromessa a causa di interessi egoistici nazionali di corto respiro e dell'adozione di misure draconiane di sicurezza, che hanno dato vita a un assalto complessivo ai diritti e alle libertà fondamentali.

"I diritti sono in pericolo, considerati con profondo disprezzo da molti governi del mondo" - ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

"Milioni di persone stanno patendo enormi sofferenze nelle mani degli stati e dei gruppi armati, mentre i governi non si vergognano di descrivere la protezione dei diritti umani come una minaccia alla sicurezza, alla legge e all'ordine e ai 'valori nazionali'" - ha aggiunto Shetty.

 

Una minaccia globale ai diritti umani

Secondo Amnesty International, un'insidiosa e strisciante tendenza sta mettendo in pericolo i diritti umani: i governi attaccano di proposito le istituzioni che hanno creato per proteggere i diritti di tutti, riducono i finanziamenti a esse destinati o le ignorano.

"Non sono solo i nostri diritti a essere minacciati, lo sono anche le leggi e il sistema che li proteggono. Oltre 70 anni di duro lavoro e di progresso umano sono a rischio" - ha sottolineato Shetty.

Gli organismi sui diritti umani delle Nazioni Unite, il Tribunale penale internazionale e meccanismi regionali come il Consiglio d'Europa e il sistema interamericano dei diritti umani sono minacciati da governi che cercano di sfuggire ai controlli sulla situazione interna dei loro paesi.

 

Diritti minacciati a livello nazionale

Nel 2015 molti governi hanno violato in modo sfacciato il diritto internazionale nel loro contesto interno: oltre 122 stati hanno praticato maltrattamenti o torture e 30 paesi, se non di più, hanno rimandato illegalmente rifugiati verso paesi in cui sarebbero stati in pericolo. In almeno 19 paesi, governi o gruppi armati hanno commesso crimini di guerra o altre violazioni delle "leggi di guerra".

Amnesty International mette in guardia anche da una preoccupante abitudine dei governi, che attaccano e prendono sempre più di mira attivisti, avvocati e altre persone che difendono i diritti umani.

"Invece di riconoscere il ruolo cruciale che queste persone hanno nella società, molti governi sono intenti a ridurre al silenzio le critiche e zittire i loro cittadini in violazione delle stesse leggi nazionali" - ha lamentato Shetty.

In parte, spiega Amnesty International, si tratta della reazione di molti governi alle minacce alla sicurezza cresciute nel 2015.

"La malconcepita reazione di molti governi alle minacce alla sicurezza nazionale si è tradotta in un attacco alla società civile, al diritto alla riservatezza e a quello alla libertà di parola. Siamo di fronte al palese tentativo di rendere i diritti umani parole sporche, di contrapporli alla sicurezza nazionale, alla legge e all'ordine, ai 'valori nazionali'. Per far questo, i governi hanno persino violato le loro stesse leggi" - ha proseguito Shetty.

 

Un disperato bisogno di rinvigorire le Nazioni Unite

Nel 2015, le Nazioni Unite e i loro uffici che si occupano di protezione dei diritti umani e dei rifugiati hanno sofferto gravemente a causa dell'ostilità e del rifiuto di cooperare da parte dei governi.

"Le Nazioni Unite erano state istituite per 'salvare le future generazioni dal flagello della guerra' e 'riaffermare la fiducia nei diritti umani fondamentali', ma sono più che mai in difficoltà di fronte alle enormi sfide attuali" - ha commentato Shetty.

Molti governi hanno ostinatamente bloccato le iniziative delle Nazioni Unite per impedire atrocità di massa o chiamare i responsabili a rispondere delle loro azioni, respingendo o screditando le raccomandazioni per migliorare la situazione dei diritti umani a livello nazionale.

Il conflitto della Siria è uno degli orribili esempi delle catastrofiche conseguenze, per i diritti umani, del sistematico fallimento delle Nazioni Unite nel tener fede al loro ruolo vitale nel rafforzamento dei diritti umani e del diritto internazionale e nel chiamare a rispondere i responsabili delle violazioni.

Il prossimo segretario generale, che verrà eletto durante il 2016 ed entrerà in carica nel gennaio 2017, erediterà un'organizzazione che ha raggiunto molti risultati ma che ha disperato bisogno di un nuovo vigore. Amnesty International chiede agli stati membri e al Consiglio di sicurezza di mostrare coraggio nel pensare a nuove riforme, a partire proprio dal modo in cui sarà eletto il nuovo segretario generale.

"Gli stati membri delle Nazioni Unite hanno quest'anno la storica opportunità di rinvigorire l'organizzazione, sostenendo un forte candidato al ruolo di segretario generale che abbia la volontà, la forza personale e la visione necessarie per respingere i tentativi degli stati di minacciare i diritti umani a livello nazionale e internazionale" - ha sottolineato Shetty.

Da questo punto di vista, secondo Amnesty International, il meccanismo di elezione dovrà essere equo e trasparente e assicurare che le opinioni dei candidati sulle più grandi sfide ai diritti umani che le Nazioni Unite si trovano ad affrontare siano conosciute e comprese.

 

Un appello ad agire

"Oggi il mondo sta affrontando molteplici sfide, create o prolungate nel tempo da governi che si perdono in giochi politici a spese delle vite umane. Milioni di rifugiati soffrono a causa della proliferazione dei conflitti e i gruppi armati attaccano deliberatamente le popolazioni civili e commettono altri gravi abusi" - ha dichiarato Shetty.

"I leader mondiali hanno il potere di impedire che queste crisi finiscano ulteriormente fuori controllo. I governi devono porre fine al loro assalto ai nostri diritti e rafforzare le difese che il mondo si è dato per proteggerli. I diritti umani sono una necessità, non un optional. Le sfide per l'umanità non sono mai state così grandi" - ha concluso Shetty.

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(1) Potete accedere al Rapporto con uno dei seguenti link. Vi troverete anche 4 pagine che riguardano l'Italia:

http://www.rapportoannuale.amnesty.it/2015-2016/aree http://rapportoannuale.amnesty.it/

 

 

12) GIULIO REGENI: DICHIARAZIONE DI AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA

 

A seguito della notizia del ritrovamento, al Cairo, del corpo del ricercatore italiano Giulio Regeni con segni di tortura, il direttore generale di Amnesty International Italia Gianni Rufini ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Amnesty International Italia esprime profonda solidarietà ai familiari di Giulio Regeni. La Farnesina deve sollecitare il governo egiziano a chiarire al più presto le modalità di questo drammatico episodio. Ci aspettiamo da parte delle autorità egiziane un'inchiesta approfondita, rapida e indipendente. La tortura in Egitto è un fatto comune e ordinario e Regeni era scomparso in un giorno di particolare tensione, il 25 gennaio, quinto anniversario della caduta di Hosni Mubarak." Roma, 4 febbraio 2016

 

 

13) IL COMITATO PARTECIPA AD UN'INTERESSANTE TRASMISSIONE DI RADIO 3

 

Maria Grazia Guaschino del Comitato Paul Rougeau ha partecipato ad una trasmissione radiofonica della serie "Uomini e profeti" diffusa da Radio 3.

 

Il 6 febbraio, alle 9:30', nell'ambito della rubrica radiofonica "Uomini e Profeti" (RAI - Radio 3), l'abile conduttore della trasmissione, Brunetto Salvarani, ha affrontato il tema della pena di morte, sulla scia delle tragiche esecuzioni compiute in Arabia Saudita poche settimane prima.

Ospiti della trasmissione sono stati Enrico Peyretti, scrittore e umanista, e Maria Grazia Guaschino in rappresentanza del Comitato Paul Rougeau. E' stata anche mandata in onda una impegnativa intervista a Suor Helen Prejean effettuata dalla Comunità di Sant'Egidio.

Sono stati forniti dati sulla della pena capitale nel mondo, ma essenzialmente la trasmissione ha trattato le problematiche di tipo umano, religioso ed etico legate alla pena di morte. Si è anche discusso il coinvolgimento dell'Italia nella battaglia abolizionista, ribadendo la necessità di sensibilizzare le giovani generazioni su questo tema scottante. L'intero evento è durato circa 45 minuti. Ne è risultata una gradevole trasmissione, che pare abbia avuto successo (già poco dopo il termine, Brunetto Salvarani ha ricevuto decine di telefonate in merito).

Invitiamo i nostri amici lettori ad ascoltare la trasmissione. Per farlo è sufficiente cliccare sul seguente link (si può anche lasciare un commento).

http://www.uominieprofeti.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-7a567f41-a660-47d9-81e4-b7d83c3139f6.html

 

 

14) UN IMPORTANTE RICONOSCIMENTO AL NOSTRO AMICO DALE RECINELLA

Dale Recinella ha ricevuto tramite i vescovi della Florida la più alta onorificenza pontificia conferibile ad un laico, per il suo servizio di cappellano nelle carceri e nel braccio della morte della Florida.

 

Dale Recinella, cappellano cattolico laico dei condannati a morte in Florida, grande amico del Comitato, il 24 febbraio ha inviato a noi e ad altri amici il seguente messaggio:

"Cari amici e sostenitori della nostra causa,

desidero dirvi che mercoledì scorso sono stato molto sorpreso di essere chiamato all'altare alla fine della Messa Episcopale celebrata nella Cattedrale di San Thomas More di Tallahassee.

A quel punto, con mio totale sbalordimento, il Vescovo Parkes e l'Arcivescovo Wenski hanno letto una dichiarazione e mi hanno consegnato una medaglia di riconoscimento per il mio volontariato.

Erano presenti anche il nostro caro Vescovo Estevaz e tutti gli altri Vescovi della Florida, nonché il Governatore della Florida Rick Scott, seduto in prima fila.

Quando sono tornato al mio banco, mia moglie Susan, raggiante di gioia, mi ha chiesto che cosa ne pensassi. Le ho risposto: "Penso sia meglio portare a casa la medaglia e nasconderla prima che decidano di togliermela!"

Ho scoperto in seguito che Susan sapeva tutto da oltre due mesi e aveva ricevuto l'incarico di assicurarsi della mia presenza a quella Messa, cosa non facile un mercoledì sera a Tallahassee, dal momento che il mercoledì di solito presto servizio nell' "altra" diocesi [Dale si riferisce al carcere].

Il vostro amore e il vostro sostegno sono fondamentali per rendere possibile il nostro servizio ai più piccoli dei nostri fratelli e sorelle. Spero pertanto che, come noi, vorrete considerare questo come un riconoscimento alla vostra dedizione al Regno di Dio attraverso il sostegno al nostro lavoro, e quanto sia importante per la Chiesa il vostro sforzo, attraverso di noi, di prendersi cura dei più indesiderati e disprezzati.

Grazie per il vostro costante amore e sostegno

Fratello Dale"

 

Al suo messaggio Dale ha allegato la seguente motivazione.

Dale Recinella, Cappellano Cattolico dei condannati a morte, riceve la Santa Croce Pro Ecclesia et Pontifice: onorificenza pontificia consegnata dal Vescovo Gregory Parkes di Pensacola e dall'Arcivescovo Thomas Wenski di Miami durante la Messa dei Vescovi della Florida, Cattedrale di St.Thomas More, Tallahassee, il 17 febbraio 2016.

"Dale Recinella ha dimostrato grande zelo per la Fede Cattolica e per le opere della Chiesa, in particolare durante i suoi diciassette anni di assistenza assidua ai detenuti e alle loro famiglie, nonché ai famigliari delle vittime. E' una persona conosciuta e stimata nel carcere statale della Florida dove sono rinchiusi i condannati a morte. Inoltre, ha dimostrato obbedienza agli insegnamenti della Chiesa e devozione nei confronti del Santo Padre. Su richiesta dei Vescovi della Florida, Papa Francesco ha pertanto conferito al Sig. Recinella l'onorificenza pontificia della Croce Pro Ecclesia et Pontifice. La Santa Croce Pro Ecclesia et Pontifice viene assegnata per servizi di particolare distinzione alla Chiesa, ed è la più alta onorificenza pontificia che un laico possa ricevere dalla Chiesa Cattolica."

Riteniamo che Dale abbia più che meritato questo onore e partecipiamo con Susan alla sua gioia. La cosa che ci fa anche molto piacere è che il governatore della Florida, Rick Scott, che non ha mai concesso una grazia durante tutto il suo mandato ed ha anzi cercato di accelerare le esecuzioni, fosse presente e seduto in prima fila.

 

 

15) FERNANDO CI SCRIVE

 

Questi pensieri di Fernando, in arrivo dal braccio della morte della California, non sono allegri. Come spesso avviene con lui un'ultima sua frase staccata dal resto esprime l'ottimismo della volontà

 

San Quentin, 18 febbraio 2016

Cari amici, a causa dell'atmosfera contaminata dalla violenza, nelle carceri in generale e nel braccio della morte in particolare, è facile ripiegare la propria attenzione su se stessi nel tentativo di rendere la vita meno spiacevole.

Spesso passando di pensiero in pensiero rifletto su quanto si possa diventare egocentrici. Su quanto uno possa diventare meschino e insignificante quando viene tenuto lontano dai contatti quotidiani con la società normale.

Provate a immaginare ciò che si sta provando, la sofferenza e la frustrazione, quando si è ingabbiati e immobilizzati ogni giorno della propria vita! Ecco un pensiero che mi disturba. Non ha alcun senso che una persona in tali condizioni si aspetti di poter mantenere le relazioni con la società in modo normale, come faceva prima. Come può uno rivelare il contenuto della sua anima, quando non può esternare gentilezza e sincerità? In prigione non si possono superare certi limiti!

So perfettamente che solo condividendo i nostri sentimenti possiamo costruire le relazioni umane, e che non possiamo farlo da soli. A volte è difficile non giudicare gli altri, specialmente qui dentro. Ma ci si può riuscire! Ciò è possibile rendendoci conto dei nostri difetti, e accettando il fatto che nessuno è perfetto.

Colui che sa come vivere, non ha rimpianti! Fernando Eros Caro

 

 

16) NOTIZIARIO

 

Afghanistan. Messi a morte adulteri ed adultere. Nei primi giorni di gennaio i Talebani hanno giustiziato in pubblico, sparandogli, Abdul Ahad, un uomo accusato di adulterio nella provincia di Badghis. Il terribile episodio è stato confermato dalle autorità centrali. Sempre in Afghanistan, il 7 febbraio scorso militanti Talebani hanno giustiziato un'adultera nella provincia di Ghor. Pare che l'uomo accusato di aver intrattenuto una relazione immorale con lei sia a sua volta detenuto dai Talebani e in attesa di una condanna. I Talebani, che amministrano la giustizia nelle zone da loro controllate, uccidono ogni anno decine di persone sulla base di accuse di adulterio.

 

Afghanistan. 'Giustiziato' un soldatino di 10 anni. Il governo afgano aveva dichiarato Wasil Ahmad di 10 anni eroe nazionale per aver combattuto valorosamente per rompere un assedio posto dai Talebani. Il piccolo era stato esibito ai media vestito con un'uniforme troppo grande per lui. Il 1° febbraio i Talebani hanno annunciato di aver ucciso il bimbo presso la sua abitazione nella città di Tirin Kot con due colpi di pistola alla testa.

 

Arabia Saudita. Per il poeta palestinese 800 frustate e 8 anni di detenzione invece della spada. Una corte di giustizia saudita ha commutato la sentenza capitale inflitta a Ashraf Fayadh, noto poeta palestinese reo di apostasia. L'apostata sconterà 8 anni di carcere e riceverà 800 frustate. Per giunta egli dovrà dichiarare il suo pentimento attraverso i media e rinunciare a scrivere. Le frustate verranno somministrate divise in 16 rate di 50 frustate ciascuna.

 

California. Impuniti i poliziotti che sparano e ammazzano. Il 22 febbraio il Los Angeles Times ha inviato ai suoi lettori, tra le "top stories", un articolo il cui abstract traduciamo qui di seguito:

'A seguito delle oltre 2.000 uccisioni da parte della polizia nel sud della California avvenute a partire dal 2004, solo un poliziotto è stato imputato di reato – ed è stato poi assolto dalla giuria. Nonostante le proteste a livello nazionale contro le sparatorie della polizia, i giurati sono poco inclini a dichiarare colpevole un poliziotto che spara durante lo svolgimento del suo lavoro. "Che vi piaccia o no, la legge fornisce ampia protezione ai poliziotti in questi casi", ha dichiarato l'ex Procuratore Distrettuale di Los Angeles, Steve Cooley. Numerosi familiari si rivolgono ai tribunali civili per ottenere indennizzi, in essi occorrono molto meno prove per avere giustizia'

 

Corea del nord. Il dittatorello Kim Jong Un continua a far uccidere i suoi più stretti collaboratori. “Secondo la stampa sudcoreana il 10 febbraio è stato giustiziato in Corea del Nord il capo dell'esercito Ri Yong Gil. La notizia è giunta nel mezzo delle tensioni internazionali prodotte dalle attività prebelliche del paese, tra le quali il lancio di un razzo a lunga gittata e 4 esperimenti nucleari. Pare che Ri sia stato condannato a morte con l'accusa di corruzione e di cospirazione. La notizia è stata fornita da fonte anonima che non ha aggiunto particolari. Nel maggio dell'anno scorso la Corea del Nord aveva giustiziato il ministro della Difesa. Il vertice militare della Corea del Nord è stato sottoposto a numerosi cambiamenti da quando il giovane Kim Jong Un assunse il potere dopo la morte di suo padre nel 2011. Numerosi personaggi di alto rango non compaiono in pubblico per lunghi periodi di tempo, sollevando il sospetto che possano essere stati sottoposti a una "rieducazione", o giustiziati o rimossi dall'incarico. Alcuni però ricompaiono all'improvviso, vivi e vegeti. (V. nn. 210; 211; 214, Notiziario).

 

Florida. Un detenuto, chiuso dentro la doccia per due ore, muore. Tutto regolare. Leggiamo sul Miami Herald del 22 gennaio, riguardo ad un caso apertosi nel 2012: "La morte di Darren Rainey, un detenuto malato mentale, gettato sotto una doccia nel Centro Correzionale di Dade, che ha dato origine ad un caso che ha sollevato critiche sulle condizioni di detenzione in Florida, è stata archiviata come 'accidentale'. [...] Rainey è morto per le complicazioni della schizofrenia, della cardiopatia, e del confinamento nella doccia. [...] Le fonti dicono che gli agenti carcerari non avevano l'intenzione di far male a Rainey quando lo tennero sotto la doccia forse per due ore."

 

Iran. Funzionario ONU denuncia esecuzioni di pedofili e di minorenni, anche di bambine di 9 anni. Il regime iraniano ha messo a morte, tra il 2014 e il 2015, diverse persone condannate per pedofilia. Ahmed Shaheed, Relatore speciale delle Nazioni Unite sui Diritti Umani in Iran, ha affermato che nel 2015 sono state documentate almeno tre esecuzioni di pedofili, e altri 160 sono in attesa dello stesso destino nei bracci della morte. Per non parlare dei minorenni condannati alla pena capitale. Ahmed Shaheed ha dichiarato: "I giudici iraniani possono oggi, e lo fanno, condannare a morte per impiccagione bambine di 9 anni e bambini di 15, in palese violazione di uno dei diritti più fondamentali e sacrosanti riconosciuti dalla legge internazionale". Ci sono state oltre 2000 esecuzioni in Iran nei due anni in cui il 'moderato' Hassan Rouhani è stato al potere, più che in qualsiasi biennio degli ultimi 25 anni.

 

Iran, Italia. Dietro 'la faccia sorridente dei mullah' centinaia di esecuzioni. In occasione della visita in Italia del presidente iraniano Hassan Rouhani, Nessuno Tocchi Caino (come ha fatto anche Amnesty International, v. n. 225) ha esposto l'orrendo record dell'Iran per quanto riguarda le esecuzioni capitali. In un ampio rapporto intitolato "La faccia sorridente dei mullah" uscito il 22 gennaio, l'organizzazione umanitaria radicale ha ricordato le esecuzioni compiute in Iran nel 2015 e nelle prime due settimane del 2016 ed ha illustrato il problema della pena di morte sotto la presidenza di Rouhani. Ciò per ricordare alle nostre altrettanto sorridenti massime autorità con chi avevano a che fare ed esortarle a sollevare il problema della pena di morte e dei diritti umani nei colloqui con l'illustre ospite in viaggio d'affari. (Altroché coprire le antiche statue...)

 

Iraq. L'ISIS decapita un ragazzino reo di aver ascoltato musica pop. Il 19 febbraio l'ISIS ha decapitato Ayham Hussein un ragazzo di 15 anni perché aveva ascoltato musica pop. Ayham Hussein fu sorpreso ad ascoltare musica con un lettore di CD, fu trascinato davanti a un tribunale islamico e condannato ad essere decapitato in pubblico. Il suo corpo è stato restituito alla famiglia. L'esecuzione ha indignato la popolazione, anche perché non c'è alcuna norma della sharia che vieti la musica occidentale. Come sappiamo l'ISIS ha però istituito nuove regole e punizioni medievali. Con una dichiarazione di due anni fa l'ISIS ha vietato 'la musica e i canti in automobile, alle feste, nei negozi e in pubblico', giustificando questi divieti col fatto che 'i canti e la musica sono vietati nell'Islam in quanto impediscono di pensare a Dio e al Corano e sono una tentazione e una corruzione del cuore.'

 

Italia. L'associazione Antigone compie 25 anni. Il 18 febbraio 1991 nasceva Antigone, rimasta per 25 anni dalla parte dei diritti e delle garanzie per i carcerati. "Sono onorato, grato, orgoglioso di essere Presidente di Antigone", ha dichiarato l'amico Patrizio Gonnella. "Da 25 anni lottiamo per una giustizia mite, ragionevole, razionale, umana. Da 25 anni visitiamo le carceri e raccontiamo le iniquità di una giustizia criminale selettiva. Siamo contro la tortura. Siamo per i diritti umani su scala universale. Centinaia di persone ci aiutano". V. http://www.associazioneantigone.it/

 

Pakistan. Al terzo posto tra i paesi che fanno più esecuzioni. Nel 2015 il Pakistan ha impiccato 324 persone, piazzandosi così al terzo posto nel mondo per numero di esecuzioni, dopo la Cina e l'Iran. Come sappiamo, alla fine del 2014 il Pakistan interruppe una moratoria di 6 anni, giustificando tale decisione come una misura di deterrenza contro il terrorismo (v. nn. 220, 221, 225). Delle 351 esecuzioni compiute dopo quella data, tuttavia, soltanto 39, ossia una su dieci, ha riguardato terroristi o persone appartenenti a gruppi terroristici, come è stato sottolineato in un rapporto compilato da Reprieve e dal Justice Project Pakistan. Tra i "giustiziati" ci sono minorenni, malati di mente, e prigionieri che erano stati torturati o non avevano ricevuto un processo giusto.

 

Palestina. Pena di morte ed esecuzioni sommarie. Il 13 gennaio un tribunale militare nella Striscia di Gaza ha condannato a morte quattro palestinesi accusati di spionaggio a favore di Israele. Si tratta di un 23-enne di cui non è stato reso noto il nome e di altri tre uomini condannati in contumacia. È stato riferito all'Agence France-Press che i 4 sono stati condannati per "spionaggio a favore degli occupanti", comprendente la sorveglianza e la fornitura di informazioni riguardanti auto e case per aiutare gli Israeliani negli assassini mirati. Il Centro Palestinese per i Diritti Umani precisa che in precedenza 167 persone sono state condannate a morte, in parte nella Striscia di Gaza da Hamas e in parte nella Samaria dall'Autorità Palestinese. Molti altri sono stati messi a morte sommariamente da squadroni della morte senza processo. Ricordiamo che Hamas si impadronì della Striscia di Gaza nel 2007 strappandola all'Autorità Palestinese. Dopo tale data sono state emesse da Hamas 80 condanne a morte.

 

Siria. Enorme numero di esecuzioni da parte dell'ISIS. Le esecuzioni compiute dall'ISIS (Stato Islamico dell'Iraq e della Siria) non vengono conteggiate tra quelle compiute dagli stati: se lo fossero, l'ISIS sarebbe al primo posto nel mondo per quanto riguarda il numero di esecuzioni. Secondo quanto denunciato a Londra il 29 gennaio dal Syrian Observatory for Human Rights (SOHR), in 19 mesi, da quando si costituì nel giugno 2014, l'ISIS ha "giustiziato" 3985 persone, di cui 2114 civili. La CNN ha diffuso tali dati pur avvertendo di non aver potuto verificare indipendentemente le affermazioni del SOHR. Dei 2114 civili uccisi, 78 erano bambini e 116 erano donne. Queste persone sono state decapitate, fucilate, lapidate, gettate giù da edifici, o arse vive. L'ISIS ha ucciso anche 422 dei suoi stessi membri per reati come il tentativo di diserzione, lo spionaggio a favore di paesi stranieri, o atti di "estremismo" contro l'Islam, come l'attribuzione di caratteristiche divine a immagini islamiche o a una persona. Ricordiamo che il capo dell'ISIS è Ibrahim Awwad Ibrahim Ali al-Badri al Samarrai, più comunemente noto col nome Abu Bakr al-Baghdadi. Diversi servizi segreti gli danno la caccia per ucciderlo ma finora non ci sono riusciti.

 

Texas. Facce nel braccio nella morte. Il Texas Tribune ha pubblicato i ritratti di tutti i 252 attuali ospiti del braccio della morte del Texas. Si tratta per lo più di mugshot (foto segnaletiche) di per­sone rinchiuse in media da 13 anni e 11 mesi nella Polunsky Unit. Aprite il seguente link: è impres­sionante! Noterete, fra l'altro, che mentre in Texas soltanto il 12% degli abitanti sono afroamericani, quasi la metà delle facce nel braccio della morte sono nere: http://apps.texastribune.org/death-row/

N. B. I dati forniti dal Texas Tribune vengono immediatamente aggiornati dopo ogni esecuzione.

 

Vietnam. Condannata a morte si insemina per evitare l'esecuzione. il 16 febbraio scorso, in Vietnam, 4 guardie carcerarie sono state sospese per negligenza, in seguito alla scoperta che una detenuta condannata a morte è stata messa incinta, riuscendo così ad evitare l'esecuzione. Un quotidiano vietnamita ha riportato che la 42enne Nguyen Thi Hue, condannata a morte per traffico di droga, aveva dato l'equivalente di 2.300 dollari a un detenuto 27-enne perché la mettesse incinta. Per due volte il giovane ha messo il suo sperma in un sacchetto di plastica con una siringa e lo ha nascosto in un luogo convenuto. La donna si è praticata l'inseminazione ed è riuscita a restare incinta. Tra un mese dovrebbe avere luogo il parto. In base alla legge vietnamita la condanna a morte di Hue verrà commutata in ergastolo perché la pena capitale non può essere inflitta alle madri di bambini di età inferiore a 3 anni.

 

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 1° marzo 2016